Psicologia a 360°
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Psicologia a 360°
La psicologia a 360 gradi tra salute mentale e disagio emotivo! A cura di www.federicobaranzini.it
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Sindrome Premestruale e Disturbo Disforico – Cause, Sintomi e Terapie

Sindrome Premestruale e Disturbo Disforico – Cause, Sintomi e Terapie | Psicologia a 360° | Scoop.it

Cos'è la Sindrome Premestruale e cosa la distingue dal Disturbo Disforico Premestruale? Quali sintomi e quanti giorni prima del ciclo compare? Le risposte in questo mio articolo.

 

La Sindrome Premestruale (SPM) esiste da sempre ma solo negli ultimi anni ha ricevuto maggiore attenzione clinica. Sono molte le donne che lamentano una serie di malesseri e sintomi collegati al ciclo mestruale ma sono ancora da chiarire le cause, la sintomatologia e la conseguente terapia da applicare. Lo studio scientifico del fenomeno mestruale e i disturbi ad esso collegati contrasta con una radicata tradizione culturale che ha fatto delle mestruazioni oggetto di credenze religiose e mistiche.

 

A cura del Dott Federico Baranzini - Psichiatra a Milano

 

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Insonnia: scoperti geni responsabili

Insonnia: scoperti geni responsabili | Psicologia a 360° | Scoop.it

Sono stati condotti due studi per far luce sull'eziologia dell'insonnia e sui meccanismi biologici che sottendono questo disturbo.

 

Grazie al primo studio condotto dal Massachusetts General Hospital e dall'Università di Exeter sono stati rintracciati 57 geni associati ai sintomi dell'insonnia ed è stata rilevata la relazione tra l'insonnia e alcuni disturbi così come affermato da S. Jones, uno degli autori dello studio: "Sappiamo da tempo che c'è una correlazione tra insonnia e disturbi cronici. Ora abbiamo la prova che il rischio di depressione e malattie del cuore aumenta a causa di questo disturbo".

 

Grazie al secondo studio condotto dalla Libera Università di Amsterdam, sono state identificate 956 regioni del DNA che contribuiscono all'insonnia, regioni non coinvolte nei circuiti cerebrali che regolano il sonno, ma in quelli che regolano emozioni, stress e tensione.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Ossitocina: l'ormone dell'amore è più sofisticato di quanto si creda

Ossitocina: l'ormone dell'amore è più sofisticato di quanto si creda | Psicologia a 360° | Scoop.it

Diverse sono le funzioni che negli anni sono state associate all'ossitocina, ormone prodotto naturalmente dal nostro corpo. Esso ad esempio rappresenta un ormone importante per dare inizio al travaglio e stimolare la produzione di latte nelle neomamme.

 

Inoltre, così come emerso da uno studio condotto da D. Quintana, esperto in basi biologiche della psichiatria all'Università di Oslo, il quale ha previsto un'analisi ed una mappatura dei recettori dell'ossitocina nel cervello, l'ormone preso in considerazione è attivo nelle regioni cerebrali coinvolte nella regolazione dell'appetito, nell'esperienza della ricompensa, nell'anticipazione e nelle relazioni sociali.

E' emerso anche che l'ossitocina sembra avere un ruolo nel regolare l'omeostasi dell'organismo, ipotizzando anche un suo coinvolgimento all'interno delle relazioni. Infatti, secondo l'esperto, l'ormone dirige la nostra attenzione sulle interazioni sociali, senza necessariamente controllare le emozioni all'interno di esse.

 

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Cervello: quello delle donne invecchia più lentamente

Cervello: quello delle donne invecchia più lentamente | Psicologia a 360° | Scoop.it

E' stato condotto uno studio dall'Università di Washington a St. Louis su 205 persone tra i 20 anni e gli 82 anni con l'obiettivo di valutare il cervello ed il suo comportamento sia negli uomini che nelle donne e per comprendere, così come ha affermato il coordinatore dello studio, M. Goyal: " Come fattori legati al sesso influenzano l'invecchiamento del cervello e la vulnerabilità alle malattia neurodegenerative".

 

I partecipanti alla ricerca sono stati sottoposti alla PET che ha permesso di misurare il flusso di ossigeno e di glucosio nel cervello. Un sistema di intelligenza artificiale, che ha messo in relazione l'età anagrafica con quella metabolica, ha indicato che il cervello delle donne è in media 3,8 anni più giovane rispetto a quello maschile, rilevando questa differenza già a partire da 20 anni.

 

Il ricercatore ha affermato: "Non sappiamo ancora il significato di questa scoperta anche perchè non è il cervello degli uomini a invecchiare più velocemente, ma penso che potrebbe essere il motivo per cui le donne sono meno suscettibili al declino cognitivo in età avanzata: il loro cervello è effettivamente più giovane".

 

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Infezioni e disturbi mentali in infanzia e adolescenza

Infezioni e disturbi mentali in infanzia e adolescenza | Psicologia a 360° | Scoop.it

Esiste una relazione tra infezioni contratte durante il periodo dell'infanzia e lo sviluppo o comunque l'aumento del rischio di sviluppare disturbi mentali durante l'infanzia e l'adolescenza?

 

Alcuni ricercatori in Danimarca hanno effettuato delle analisi su dati provenienti da un campione di oltre 1.098.930 persone.

E' emerso che i bambini che erano stati ospedalizzati in seguito ad infezioni mostravano negli anni successivi una probabilità dell'84% di poter soffrire di un disturbo mentale e del 42% di poter assumere farmaci per il trattamento di disturbi mentali. Inoltre, il rischio associato era di 5.66 volte maggiore nei primi 3 mesi dopo essere stati ospedalizzati a causa di un'infezione, ed era di 2 volte maggiore entro il primo anno dopo l'ospedalizzazione.

 

Questi risultati potrebbero supportare in primis la multifattorialità riscontrabile nelle cause dei disturbi mentali, il contributo che la reazione infiammatoria conseguente ad un'infezione può dare all'aumento del rischio di sviluppare disturbi mentali e la stretta connessione che può esserci tra corpo e mente.

 

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Regali di Natale: cosa rivelano di noi?

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Siamo quasi alle porte del periodo dell'anno in cui tutti diventiamo più buoni, in cui tutti pensiamo a donare qualcosa agli altri. Ma, tutti proprio tutti?

A definire il modo con il quale ci approcciamo ad un pensiero, un regalo da fare a qualcuno, sono stati psicologi, economisti ed antropologi. Sulla base delle loro ricerche sono stati selezionati 10 profili di donatori. 

 

Esistono ad esempio l'egocentrico ovvero colui che attribuisce agli altri i propri gusti; il genio, colui che risulta empatico e che riesce a trovare il regalo giusto per tutti; il volenteroso ovvero colui che in tutti i modi si sforza di trovare un regalo pensato e perfetto; il comunitario il quale cerca aiuto negli altri per fare un regalo adattandosi all'obbligo sociale; il disinteressato il quale non si apprega più di tanto facendo regali alla cieca; il last-minute ovvero colui che procrastina sempre l'acquisto dei regali ma che comunque riesce sempre a farcela; il riciclatore, colui che riceve regali e al contempo li reindirizza; l'anticipatore ovvero colui che con largo anticipo progetta la propria missione relativa ai regali; l'esibizionista che dispensa regali molto generosi e megalomani ed infine vi è il grinch ovvero colui che si dispensa, invece, dal fare regali definendosi anticonsumista o affermando che non può.

 

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Autodiagnosi online: quali pericoli si corrono?

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Quante volte ci capita di consultare internet per avere dei chiarimenti, per fugare dubbi e perplessità?

Se internet può rappresentare un ottimo strumento per tutta una serie di ricerche, consultare siti che non rimandano ad una fonte attendibile, soprattutto se la ricerca è relativa a campi come la salute, può diventare rischioso.

Anche il rispondere a questionari e test relativi al proprio stato di salute, sviluppando una pseudo autodiagnosi online, può avere delle conseguenze molto gravi.

Ad esempio può indurre stati di ipocondria, di panico e di paura di essere affetti da qualche patologia. Può indurre ad un grave ritardo nella diagnosi di patologie in corso.

 

Ad essere più inclini all'autodiagnosi online sono i giovani, le neo mamme, i genitori e le persone con disturbi d'ansia o ipocondria.

 

E' importante consultare portali medici attendibili, portali che indichino i nominativi dei medici e degli specialisti e i loro contatti. Ciò che è importante comunque tenere a mente è che l'utilizzo dei motori di ricerca e dei social network non deve in alcun modo sostituire il consulto di uno specialista.

 

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Perché è difficile parlare con qualcuno guardandolo negli occhi?

Perché è difficile parlare con qualcuno guardandolo negli occhi? | Psicologia a 360° | Scoop.it

Spesso, quando parliamo con qualcuno che non ci guarda negli occhi o viceversa, quando qualcuno parla con noi e noi non lo guardiamo negli occhi, tendiamo a pensare: "Sarà timido" oppure "Sono timido".

Una ricerca giapponese ha messo da parte la timidezza per dare una spiegazione scientifica a ciò che capita quando il contatto oculare non viene sostenuto.

 

Secondo lo studioso S. Kajimura, dell'Università di Kyoto, il non mantenere il contatto oculare durante una conversazione deriverebbe dal fatto che sia la conversazione che il contatto visivo attingono alle stesse risorse cognitive, costringendo così il cervello a scegliere tra una cosa e un'altra.

 

I volontari che hanno partecipato allo studio avevano il compito di associare alcune parole ad altri termini mentre guardavano volti generati dal computer o distoglievano lo sguardo dagli stessi.

 

E' emerso che le maggiori difficoltà nell'associare le parole si verificavano durante il contatto visivo diretto. Ciò ha condotto lo studioso ad affermare: "Abbiamo dedotto che il cervello stesse maneggiando troppe informazioni nello stesso momento".

 

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Depressione post partum, cos'è e come riconoscerla

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Diventare genitori rappresenta un processo che richiede del tempo per adattarsi ad esso. Può accadere che alcune mamme, nell'anno successivo al parto, mostrino difficoltà, nello specifico una donna su dieci.

Possono sentirsi caratterizzate e sopraffatte da un'alterazione del tono dell'umore, tristezza, possono sentirsi giù, possono perdere piacere ed interesse nello svolgimento di attività quotidiane che prima venivano svolte senza problemi, possono sentirsi poco energiche, possono mostrare disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, possono mostrare riduzione delle relazioni sociali ed essere caratterizzate da pensieri spaventosi ricorrenti.

 

Se questi sintomi permangono per non più di due settimane, gli esperti definiscono questa fase baby blues considerata come un normale adattamento alla nuova condizione. Ma, se i sintomi dovessero permanere per più tempo, sarebbe probabilmente più opportuno parlare di depressione post partum e pertanto chiedere aiuto al proprio medico di base o ad uno specialista.

 

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Il dialogo adulto-bambino e lo sviluppo cerebrale

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Quali sono i fattori ambientali che influenzano lo sviluppo neurocerebrale dei bambini?

Uno studio inglese pubblicato su "Journal of Neuroscience" ha preso in considerazione il ruolo che il dialogo tra adulti e bambini ha nello sviluppo neurocerebrale, analizzando la densità di connessioni neurali nelle diverse regioni cerebrali e registrando le  conversazioni che i bambini, nello specifico 40 bambini con un'età tra i 4 ed i 6 anni, avevano in famiglia con i loro genitori.

 

E' stato notato che le aree cerebrali adibite al linguaggio mostravano una maggiore connettività nei bambini più esposti al dialogo con i genitori.

 

Secondo i ricercatori, programmi di intervento pedagogico focalizzati sull'esposizione al linguaggio nelle fasi precoci dello sviluppo neurobiologico, possono compensare almeno in parte i deficit del linguaggio.

Un altro fattore preso in considerazione in passato è stato lo status socioeconomico familiare, anche se le ragioni profonde della connessione con lo sviluppo neurocerebrale del bambino rimangono ancora oscure.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Aborto e depressione sono correlati?

Aborto e depressione sono correlati? | Psicologia a 360° | Scoop.it

Quanto incide l'aborto sulla salute mentale della donna e che correlazione c'è tra quest'ultimo e l'aumento del rischio di depressione?

 

Questa relazione è stata indagata all'interno di uno studio che ha previsto l'analisi dei dati di donne danesi nate tra il 1980 e il 1984, ed in particolare dati riguardanti gli aborti, le nascite, le prescrizioni di antidepressivi.

 

E' emerso che, tra l'anno precedente all'aborto e quello successivo, non risultano esserci differenze nell'assunzione di antidepressivi. Inoltre, in seguito all'aborto, sembrerebbe che ci sia una diminuzione nell'uso di antidepressivi. La presenza di un maggiore rischio di depressione per le donne che hanno abortito rispetto alle donne che non l'hanno avuto è contestato dalla Dott. ssa Steinberg, una delle dottoresse implicate nello studio, la quale sostiene che il rischio è lo stesso sia prima che dopo l'aborto ed il maggiore utilizzo di antidepressivi non è dovuto all'aborto, ma a problemi di salute mentale preesistenti o ad altre esperienze avverse.

 

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Gravidanza: rischio di malformazioni bimbo e cure depressione

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Il trattamento farmacologico della depressione in gravidanza, ed in particolare l'assunzione di litio, quali conseguenze può avere sul bambino?

 

Uno studio americano, prendendo in considerazione il rischio di malformazioni congenite come difetti cardiaci e complicanze della gravidanza, ha analizzato i dati relativi a 727 donne che in gravidanza sono state esposte al litio e 21.397 donne che in gravidanza pur avendo un disturbo dell'umore non sono state esposte alla sostanza.

 

Cosa è emerso? E' emerso che il numero di bambini esposti al litio durante il primo trimestre ha presentato malformazioni una volta e mezzo più di frequente rispetto al gruppo non esposto. Inoltre, il rischio di riammissione dei neonati in ospedale entro 28 giorni dalla nascita era quasi raddoppiato nei neonati esposti al litio rispetto al gruppo non esposto. Non è stata invece notata l'associazione tra l'esposizione e complicazioni della gravidanza o del parto come ad esempio parto pretermine, diabete gestazionale o basso peso alla nascita.

 

Alla luce di questi dati, V. Bergink, uno degli autori dello studio, ha affermato: "Per arginare il rischio di malformazioni nel bambino, si potrebbe considerare, nelle mamme che presentano il problema, di continuare la terapia in una dose più bassa durante il primo trimestre o di interromperla e riavviarla dopo il primo trimestre di gestazione o direttamente dopo il parto".

 

 

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Fumare in gravidanza: tutte le conseguenze per il nascituro

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Smettere di fumare non è facile ma è importante non solo per chi è dipendente dalla sigaretta, ma anche per coloro che subiscono il fumo passivo. Anche un bambino che ancora deve nascere subisce gli effetti del fumo della mamma in gravidanza.

 

Tra gli effetti in gravidanza è possibile riscontrare la riduzione dell'ossigeno nei tessuti fetali, un aumento della frequenza cardiaca del feto, l'aumento della mortalità, la diminuzione dei mezzi di difesa contro le infezioni batteriche e virali durante la gravidanza. Inoltre, secondo alcuni ricercatori dell'Università di Monaco e del Karolinska Institutet di Stoccolma, l'esposizione del feto al fumo materno nel primo trimestre di gravidanza costituisce un fattore di rischio di obesità infantile, mentre dopo il quarto mese di gravidanza, la nicotina provoca nel nascituro una riduzione dell'altezza, deficit mentali e comportamentali e, a lungo termine, il rischio di cancro.

 

Pertanto, per quanto smettere di fumare crea un'alterazione a livello emotivo e psicofisico, è importante sia per se stessi, per chi sta accanto ad un fumatore e per chi ancora deve nascere.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Perfezionismo: come è cambiato nella società moderna

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Il perfezionismo, inteso come tendenza alla perfezione e all'impeccabilità, è stato oggetto di diversi studi in quanto fenomeno sempre più in evoluzione che ha preso il controllo sulle vite di molti.

In particolare, è possibile menzionare uno studio condotto dalla Dalhousie University e dalla York St John University il quale ha previsto una meta-analisi comprendente 77 ricerche precedentemente effettuate su 25.000 persone in totale.

 

Dai dati ottenuti è emerso che i giovani di oggi hanno una tendenza maggiore al perfezionismo rispetto alle generazioni passate. Secondo gli autori ciò sarebbe imputabile al modello competitivo caratteristico del mondo in cui viviamo dove posizione e performance hanno un valore primario. Oltremodo giocano un ruolo cruciale anche i social media attraverso i quali vengono propinate vite perfette.

Inoltre, dallo studio è emerso che più tempo si passa senza ridurre o trattare questa tendenza e più il perfezionismo appare radicato, irremovibile e invalidante e che il perfezionismo non è un fenomeno sottoposto a differenze di genere.

 

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Disturbi mentali e comorbilità: quale relazione tra prima e seconda diagnosi

Disturbi mentali e comorbilità: quale relazione tra prima e seconda diagnosi | Psicologia a 360° | Scoop.it

Che probabilità ha una persona alla quale è stato diagnosticato un disturbo mentale, di svilupparne un altro e quindi di ricevere una seconda diagnosi?

A tal proposito è stato condotto uno studio dal Queensland Brain Institute di UQ e dalla Aarhus University che ha preso in considerazione il concetto di comorbilità.

Esaminando i dati sanitari di un campione di 5,9 milioni di persone danesi, è stato notato che il rischio di una seconda diagnosi di un disturbo mentale rimane alto anche a distanza di quindici anni dalla prima diagnosi.

 

Così come affermato dal professore J. McGrath, che ha condotto lo studio: "Nei primi sei mesi dalla diagnosi iniziale, il rischio di una seconda diagnosi è molto alto. Dopo il primo anno questo rischio diminuisce in modo sostanziale, ma poi si stabilizza e rimane 2 o 3 volte più alto di quelli senza un precedente disturbo, anche quindici anni dopo la diagnosi iniziale".

 

Lo studio, che ha preso in considerazione alcune coppie di disturbi, ha gettato le basi per la formulazione di ulteriori studi con l'obiettivo di indagare la comorbilità tra i disturbi mentali e la successiva insorgenza di condizioni mediche generali come l'epilessia, l'emicrania, gli attacchi cardiaci ed il diabete.

 

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Coscienza di sé a rischio con il web

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Si è svolto da poco a Roma il convegno "Exploring the Self" che ha previsto la partecipazione di psicoanalisti ed esperti in neuroscienze. Durante il convegno è stata analizzata la relazione tra realtà virtuale ed il "Sè", da cui è emerso che il comportamento di stare costantemente online sarebbe connesso ad un aumento di alcune patologie che rientrano, a diverso livello, nell'ambito del narcisismo portandoci a focalizzarci su noi stessi senza esprimere interesse verso il mondo esterno.

 

Ciò viene supportato anche da C. Spadazzi, psicoanalista della Società psicoanalitica italiana, la quale ha affermato: "Laddove il Sè è meno strutturato il pericolo è maggiore. Ci sono studi che hanno correlato le patologie narcisistiche all'uso dei selfie, che hanno messo in relazione persone portate a farne molti o il tipo di utilizzo dei social con patologie narcisistiche: un modo per comunicare esisto, guardatemi, per procurarsi un like, ma in un totale disinteresse verso il mondo esterno".

 

Mentre G. Northoff dell'Università di Ottawa, ha affermato: "Abbiamo scoperto che non reagiscono correttamente agli stimoli esterni, in una particolare area del cervello che è molto importante per integrare iformazioni esterne e interne. Nell'attività spontanea, continua del cervello, soo inoltre molto lenti. Quando sei troppo lento fatichi a seguire. Sei frustrato e quindi come reazione compensatoria fai crescere il tuo Ego".

 

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Psicologia dell’ambiente, gli esperti: "Autostima e ottimismo dipendono dall’ufficio"

Psicologia dell’ambiente, gli esperti: "Autostima e ottimismo dipendono dall’ufficio" | Psicologia a 360° | Scoop.it

Addentrandoci nell'ambito della psicologia ambientale, spesso ci si chiede quanto uno spazio di lavoro malsano, non confortevole, non accogliente o non dotato dei comfort necessari, possa influenzare e ripercuotersi sulla sfera cognitiva, affettiva, comportamentale e lavorativa di un individuo.

 

E' stata condotta da Sanità Informazione un'intervista a M. Bonaiuto, direttore del Centro Inter-Universitario di Ricerca in Psicologia Ambientale e a D. Bellini, docente presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Cagliari. Insieme i due professionisti hanno affermato: "Sul piano cognitivo l'ambiente di lavoro può ad esempio facilitare o ostacolare la percezione, l'attenzione, la concentrazione. Sul piano affettivo gli effetti del luogo di lavoro possono ripercuotersi ad esempio sulla gestione dello stress o sul controllo di sè. Sul piano comportamentale gli effetti dell'ambiente lavorativo possono riscontrarsi a carico sia di vari aspetti quantitativi e qualitativi della prestazione, delle relazioni sociali, sia di dimensioni inerenti benessere e salute personali. Anche nei luoghi lavorativi la presenza di elementi e aree naturali produce effetti positivi di vario tipo. Innumerevoli ricerche hanno dimostrato come siano proprio gli elementi e le aree naturali (invece che edificate), anche se solo fruite visivamente, a consentire un migliore ripristino della concentrazione. Questi elementi devono essere associati a pause, utili a consentire il ripristino di funzioni cognitive".

 

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Social e alcol: la dipendenza è la stessa

Social e alcol: la dipendenza è la stessa | Psicologia a 360° | Scoop.it

Quali sono le somiglianze e le differenze, ad esempio nei fattori di rischio, tra le forme di dipendenza?

E' stato condotto uno studio su 143 giovani per analizzare somiglianze e differenze ad esempio tra la dipendenza da social network e la dipendenza da alcol.

 

Dai risultati emersi, i ricercatori hanno notato che entrambi i caratteri delle persone che soffrono o dell'una o dell'altra dipendenza, sono legati ad aspetti narcisistici, impulsivi e alessitimici. Inoltre, è stato evidenziato che, agire sull'impulsività delle azioni, può essere utile per tutte e due le dipendenze, mentre ridurre il narcisismo può essere particolarmente utile per la dipendenza da social.

 

Occorrono però ulteriori studi per far luce sulle differenze e somiglianze tra dipendenze.

 

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Mood food: come il cibo ci aiuta contro lo stress

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Esistono diverse risposte relative allo stress e legate al cibo. Alcune persone sotto stress tendono a perdere l'appetito e mangiano meno, mentre vi sono persone  che, esposte a stress e ad un'alterazione emotiva, trovano nel cibo la propria fonte di consolazione. Ciò dipende anche, così come afferma la psicologa P. Medde: "dalle proprietà degli alimenti che consumiamo e dal loro effetto sul nostro umore".

 

Lo stress di per sè, la vita frenetica, non aiutano a mangiare in modo corretto e ci inducono spesso a scegliere piatti facili, rapidi e non molto sani. Esiste il "mood food" un insieme di alimenti ricchi di nutrienti indispensabili per reagire in maniera ottimale ai momenti di pressione.

 

Secondo il gastroenterologo e nutrizionista dell'Università Campus Biomedico di Roma, L. Piretta: "Le carni in generale, le uova, i legumi, le verdure garantiscono il giusto apporto di vitamina B12 e di acido folico che favoriscono la formazione cellulare, frutta e verdura garantiscono l'apporto di vitamina A e tra la carne è particolarmente consigliata come mood food quella bianca grazie anche all'ampia disponibilità di amminoacidi e tritofano che aiutano il corpo a rilasciare la serotonina, che contribuisce a farci sentire più calmi e felici".

 

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Cancro, quando la diagnosi aumenta il rischio di suicidio

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Uno studio inglese, condotto dall'University College of London, si è occupato di analizzare la relazione tra la comunicazione di una diagnosi di cancro ed il suicidio. In particolare, sono stati analizzati i dati relativi a oltre 4,7 milioni di pazienti che tra il 1995 ed il 2015 hanno ricevuto la diagnosi di cancro.

 

Cosa è stato notato? Il rischio di suicidio si è mostrato essere più alto del 10% nel campione rispetto alla popolazione sana ovvero quasi 2.500 pazienti con tumore si sono suicidati.

 

A disquisire sui dati emersi è stata A. Pitman, colei che ha guidato lo studio e che, a tal proposito, ha affermato: "Abbiamo scoperto che il rischio di suicidio raggiunge il picco nei primi sei mesi dopo la diagnosi e abbiamo anche identificato quattro tumori che spiccano in termini di maggior rischio. Mesotelioma, seguono i pazienti con tumore del pancreas, quelli con tumore dell'esofago, tumore del polmone. E' particolarmente importante monitorare l'umore, con un buon controllo clinico del dolore e un supporto psicologico del quale necessitano anche i caregivers".

 

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Suicidio: scoperte 4 varianti genetiche collegate

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Uno studio condotto dallo Utah Health di Salt Lake City si è occupato di andare oltre ai fattori ambientali che potrebbero aumentare il rischio di suicidio, focalizzando l'attenzione sulle componenti genetiche in modo da capire se anche queste ultime hanno un ruolo e di cosa si tratti.

 

Analizzando il genoma dei membri di 43 famiglie che avevano un parente che si era tolto la vita ed, esaminando complessivamente le varianti genetiche di oltre 1.300 campioni di DNA di persone che si erano tolte la vita in Utah, i ricercatori hanno rilevato variazioni specifiche in quattro geni che possono aumentare il rischio di suicidio: SP110,AGBL2, SUCLA2 e APH1B.  Sono stati individuati, inoltre, 207 geni sui quali è opportuno condurre ulteriori analisi.

 

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Malattia mentale e gravidanza, rischio recidiva più elevato nel trimestre dopo il parto

Malattia mentale e gravidanza, rischio recidiva più elevato nel trimestre dopo il parto | Psicologia a 360° | Scoop.it

Uno studio inglese, basandosi su dati forniti da un operatore del servizio sanitario nazionale che si occupa di assistenza sanitaria mentale e di assistenza perinatale, ha cercato di analizzare il rischio di recidiva per alcune malattie mentali dopo il parto come ad esempio il disturbo affettivo bipolare, la depressione psicotica, la schizofrenia.

 

396 donne con una storia di gravi malattie mentali hanno avuto 452 gravidanze tra il 2007 ed il 2011. Il 28,3% ha avuto recidive nei primi tre mesi dopo il parto e circa due terzi nel primo mese. Inoltre, 89 donne sono state ammesse a cure psichiatriche durante la gravidanza e 42 di queste ne hanno fatto ricorso anche dopo il parto.

 

Per C. Taylor, autrice principale dello studio: "Il rischio è significativamente maggiore nelle donne che hanno avuto una recidiva durante la gravidanza o con più di due ricadute  nei due anni precedenti. La prevenzione delle recidive è di grande importanza. Un attento monitoraggio delle donne con una storia di gravi malattie mentali può aiutare a rilevare i primi segni di recidiva e misure come la correzione della terapia farmacologica e il giusto sostegno possono prevenire i ricoveri e le conseguenze più gravi".

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la Cura della Disturbo Bipolare a Milano

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Il neurotrasmettitore delle cure materne

Il neurotrasmettitore delle cure materne | Psicologia a 360° | Scoop.it

Uno studio americano si è interessato di indagare gli effetti a lungo termine che la presenza della madre ha sullo sviluppo cerebrale dei propri figli ed il ruolo che la serotonina ha nella mediazione di questi effetti.

 

Per lo studio è stata valutata l'attività cerebrale di piccoli di topo appena nati i quali sono stati divisi in due gruppi: un gruppo sottoposto alle cure materne e l'altro, invece, deprivato di esse.

 

Dall'analisi dei dati è emerso che la presenza della madre nel nido ha determinato un incremento dell'attività della corteccia prefrontale dei cuccioli, area che contiene molti recettori per la serotonina, ma quest'incremento non si è riscontrato, invece, nei neonati deprivati di cure materne. Nel momento in cui sono stati bloccati i recettori per la serotonina, è stato notato che l'effetto della vicinanza materna era scomparso, il che ha portato ad ipotizzare che l'azione delle cure materne fosse mediata da questo neurotrasmettitore. Inoltre, è stato notato che, trattando i piccoli precedentemente deprivati delle cure materne con fluoxetina, appartenente alla classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina, quindi molecola che incrementa i livelli di serotonina, i piccoli senza cure hanno sviluppato un'attività nella corteccia prefrontale simile a quella osservata nei cuccioli sottoposti alle cure.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Psiche: i figli “ereditano” le esperienze negative dei genitori

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Che impatto hanno sulla vita dei figli le esperienze traumatiche o stressanti dell'infanzia vissute dai genitori?

 

Una ricerca statunitense ha analizzato i dati raccolti dai genitori di 2529 bambini per valutare se e con che frequenza le esperienze stressanti eventualmente vissute dai genitori durante l'infanzia potessero avere un ruolo nello sviluppo nei bambini di problemi emotivi, comportamentali o di attenzione.

 

E' stato registrato che i bambini, figli di genitori che avevano avuto esperienze traumatiche nell'infanzia, avevano il 44% di probabilità in più di soffrire di iperattività e il 56% in più di probabilità di avere problemi di salute emotiva o mentale, percentuali in aumento se le esperienze stressanti vissute dai genitori erano quattro o più.

Inoltre, è stato registrato che le esperienze delle madri sembravano avere un impatto maggiore sulla salute dei bambini rispetto a quelle vissute dai padri.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Gravidanza e depressione. Il binomio delle mamme di oggi

Gravidanza e depressione. Il binomio delle mamme di oggi | Psicologia a 360° | Scoop.it

Secondo uno studio inglese, nel quale è stata presa in considerazione la relazione tra gravidanza e depressione, le mamme di oggi mostrano un rischio più elevato di sviluppare depressione rispetto alle mamme delle generazioni precedenti. Infatti, in riferimento al campione preso in considerazione, il 17% delle donne della generazione più anziana ha ottenuto punteggi elevati nel test di screening rispetto al 25% della generazione attuale. Inoltre, le figlie di donne che avevano avuto depressione durante la gravidanza, presentavano un rischio tre volte più elevato di sviluppare depressione prenatale rispetto alle donne le cui madri non avevano sofferto di depressione durante la gravidanza.

 

Secondo la coordinatrice dello studio, R. Pearson, in riferimento alle cause di questo maggiore rischio per le mamme di oggi, si possono rintracciare: "Il lavoro, che esercita pressioni sulle giovani donne per destreggiarsi tra famiglia e carriera, social media e internet, che aumentano il confronto sociale e il sovraccarico di informazioni, le pressioni finanziarie".

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la Cura della Depressione a Milano

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Tiroide, carenza iodio in gravidanza può causare depressione post-partum

Tiroide, carenza iodio in gravidanza può causare depressione post-partum | Psicologia a 360° | Scoop.it

In onore della settimana mondiale della tiroide, che si svolge dal 21 al 27 Maggio, è stato chiesto al Presidente dell'Associazione Medici Endocrinologi V. Toscano, quali possono essere tra le tante le conseguenze dell'alterazione del funzionamento di un'importante ghiandola del nostro corpo ovvero la tiroide, sia sul feto che nella donna.

 

Il Dott Toscano ha affermato: "In caso di gravidanza controllare la tiroide permette di evitare danni al feto soprattutto nelle prime venti settimane quando non si è ancora sviluppata la ghiandola nel bambino permettendo il regolare sviluppo del SNC. La tiroide durante la gravidanza subisce un aumento come tutte le ghiandole endocrine, perchè deve sopperire alla funzione ancora mancante delle ghiandole endocrine del feto. Durante la gravidanza la tiroide sviluppa spesso processi infiammatori e si può instaurare una condizione di ipotiroidismo. Questa alterazione può causare o peggiorare lo stato d'animo depressivo post- partum o produrre serie problematiche per quanto riguarda lo sviluppo della simbiosi madre- bambino".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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