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cronache dalla terza isola d'Italia
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FORZA ISTANBUL! RESISTI!

FORZA ISTANBUL! RESISTI! | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Quattro giorni fa un gruppo di persone, la maggior parte dei quali non appartengono ad alcuna organizzazione o ideologia specifica si sono riuniti in Gezi Park di Istanbul. Tra di loro vi erano mol...
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Parte la lotta all'insetto che uccide il castagno dell'Elba - domenica 2 giugno 2013 - Tirreno Elba News

Parte la lotta all'insetto che uccide il castagno dell'Elba - domenica 2 giugno 2013 - Tirreno Elba News | Gazzetta Elbana | Scoop.it
"Intensificheremo la lotta al cinipide del castagno anche all’Elba, così come abbiamo fatto già da alcuni anni in molte altre zone della Toscana.
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ERA ORA

speriamo non sia tardi

 

Isola Etica dopo due anni di appelli accoglie con soddisfazione la notizia che rompe un assordante silenzio istituzionale

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Racconti Onirici di Angelo M.D.P.

Racconti Onirici di Angelo M.D.P. | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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LA BASE DI TUTTO

 

Forse non avrebbero dovuto bere così tanto e mischiare, soprattutto mischiare. Questo era quello che probabilmente entrambi pensavano della sera prima passata in discoteca. Il sole era già alto e non sarebbero bastate tutte le caffettiere moka del mondo a svegliarli come si deve. Lei si chiedeva fra sé e sé guidando non tanto dove ma da cosa stavano scappando. Lui taceva e si rannicchiava in pose convulse da copilota distratto, dal paesaggio, dal mare e dalle macchie nere che l'alcool gli aveva lasciato nella mente.

L'auto scivolava sola come guidata da un pilota automatico. La notte passata era ormai quasi alle spalle, come alle spalle era Taormina, il vulcano, il colore rosso della lava, il blu affumicato del suo cielo. Lei portava una minigonna pazza. Lui si perdeva in quel taglio lungo di coscia. Un erotismo blando, educato, razionale. Messina si avvicinava e le cose rimanevano le stesse. Il mare comunque sempre lì a destra con tutta la sua poesia. Col mare bisogna combattere e riflettere, come fa il sole.

Una specie di pizzico che non deformava le curve era la sua prima carezza nel sottocoscia. Il silenzio si mischiava alle vibrazioni meccaniche che il vento fa sull'auto. Puoddarsi che in sottofondo dagli altoparlanti uscisse una musica, forse Lou Rawls, Somebody have a mercy. E gli sguardi di lui sottolineavano come videotrack le parole del pezzo Tell me what is wrong with me. Il blues è un colore, una musica, uno stato d'animo, e non dei migliori. Loro il blues lo avevano dentro.

Una rincorsa verso la differenza. Un viaggio che li avrebbe prima o poi portati a casa, se ancora ce l'avevano, una casa. Una fuga dal presente, verso la metafisica dell'assenza. Trascendevano mentre risalivano la costa orientale dell'isola grande. Passando da messina dove saggiamente avrebbero evitato incontri scomodi con familiari grezzi. La sublimazione del road movie. Lui così ex-americano, lei così profondamente mediterranea. Lui così softly new age, lei così postmodern retrò.

La mano di lui continuava ad esplorare la superficie liscia della gamba di lei. Quasi un'ora di macchina era trascorsa da quel caffè di Taormina. Nemmeno una parola. Il silenzio li aveva accompagnati insieme ai pensieri ipnopompici di un risveglio impossibile. Fu allora che lei si voltò verso di lui e con uno sguardo improprio disse: La base di tutto è la carezza. E lì mi svegliai.

 

Angelo Mazzei Di Poggio

27 maggio del 2013

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Ratificato il No al Comune Unico dell'Elba: Parere negativo della Commissione affari istituzionali

Ratificato il No al Comune Unico dell'Elba: Parere negativo della Commissione affari istituzionali | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Elbareport - Quotidiano di informazione online dall'Isola d'Elba La commissione Affari istituzionali, presieduta da Marco Manneschi (IdV), prende atto del risultato referendario sulla proposta di legge d’iniziativa popolare per l'istituzione del...
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Un'altra gravissima minaccia per l’Elba: sei zingari girano incontrollati chiedendo l’elemosina. di G. Muti

Un'altra gravissima minaccia per l’Elba: sei zingari girano incontrollati chiedendo l’elemosina. di G. Muti | Gazzetta Elbana | Scoop.it
ELBA NOTIZIE nasce con l'intento di approfondire e dibattere temi d'attualità, in piena libertà, senza pastoie ideologiche.
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Luci e ombre del "modello Islanda"

Luci e ombre del "modello Islanda" | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Alla fine del 2008 l’Islanda è stata travolta dalla crisi finanziaria internazionale e la sua economia ha perso più del 6,5 per cento del pil. Un paio di anni dopo però era già tornata a crescere e...
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"

Se paragoniamo quanto accaduto in Islanda e quanto invece sta accadendo a Cipro o in Grecia, è facile concludere che il modello nordico sia molto meno doloroso e preferibile a «spietate» politiche deflazionistiche volte al tentativo di ripagare debiti. Tali politiche, è davanti agli occhi di tutti, sono sempre destinate a fallire. Il motivo è semplice: come insegna la teoria keynesiana, ma possiamo dire anche il buon senso, non è possibile ripagare i debiti se diminuiscono i redditi. Quando l’Europa impone l’austerità ai debitori, in realtà danneggia anche i creditori. L’incipiente recessione in Germania, che sta vedendo calare la sua produzione industriale nonostante tassi di interesse molto vantaggiosi, dimostra come le politiche sinora seguire in Europa siano intrinsecamente contraddittorie e controproducenti.
Tuttavia dalla lezione islandese non si devono trarre conclusioni semplicistiche. In primo luogo non è vero, come si legge spesso in rete, che l’Islanda abbia detto «no» al Fondo monetario internazionale, che al contrario è stato protagonista nel salvataggio del paese. In secondo luogo, l’Islanda non ha precisamente lasciato fallire le banche, ma le ha nazionalizzate, cosa che in Italia, ad esempio, sembra stranamente ancora tabù. Ma ciò che è davvero rilevante comprendere è altro.

Il problema islandese è stato un problema di debito estero, così come lo è quello dei paesi meridionali dell’Eurozona. Non è stato ovviamente l’euro la causa del suo disastro, ma essere fuori dall’euro ha sicuramente favorito la sua soluzione. Il che può apparire paradossale, se si pensa che la maggioranza degli islandesi ha dato il suo voto ai progressisti che volevano l’ingresso nella moneta unica europea. Se guardiamo i dati, vediamo che la svalutazione della corona ha aiutato la soluzione della crisi evitando un’austerità ancor più dura. Non bisogna tuttavia nutrire eccessiva fiducia in questa soluzione. La frase spesso abusata «o si svaluta la moneta o si svaluta il salario» non va intesa come un’alternativa secca. L’Islanda è un esempio, poiché i salari reali sono calati del 13 per cento dal gennaio 2008 al maggio 2010, secondo i dati della Banca centrale. Ancora oggi non hanno recuperato il potere d’acquisto di 5 anni fa. E l’Italia stessa, nel 1992, sperimentò entrambe le «soluzioni», contemporaneamente.
È pur vero che l’Islanda si è rifiutata di pagare (in parte) i debiti delle banche verso l’estero. Lo ha fatto sull’onda di proteste popolari e non per una volontà politica chiara. Ma qui occorrono precisazioni di cruciale importanza. La prima è che, per quanto il debito del sistema creditizio fosse di dimensioni enormi rispetto al pil, esso era in cifra assoluta molto piccolo. L’intero debito estero netto islandese calcolato a fine 2012 è pari a 6,2 volte il pil, vale a dire più di 85 miliardi di dollari, circa 65 miliardi di euro al cambio attuale. Per fare un paragone, la Spagna ha un debito estero netto intorno al 90 per cento del pil ma in cifra assoluta risulta all’incirca di 1.340 miliardi di euro, cioè venti volte quello islandese. Anche se l’Islanda non ripagasse mai il suo debito, e in parte potrà farlo grazie alla sentenza su ricordata, difficilmente ciò avrebbe conseguenze sistemiche, tant’è che i paesi creditori hanno già salvaguardato i propri cittadini con risorse proprie. Inoltre la sentenza dell’Efta nel marzo 2013 ha stabilito la correttezza delle decisioni islandesi secondo le regole in vigore allora. Il limite di garanzia dei depositi è infatti oggi a 100 mila euro, mentre Icesave applicava la norma olandese che garantiva solo 40 mila euro.

Le dimensioni, quindi, contano. Va adeguatamente distinto il caso di un piccolo paese (Islanda, Cipro, Grecia) i cui problemi sono sempre facilmente risolvibili, se vi è volontà politica internazionale, da quelli di grandi e medi paesi fortemente indebitati con l’estero. Questo però rafforza la critica verso la strategia suicida sinora perseguita nell’Eurozona. I casi greco, cipriota e irlandese sarebbero stati facilmente gestibili e un’accurata manovra «federale» avrebbe evitato il panico sui mercati con i riflessi che conosciamo su Spagna e Italia.
La lezione islandese ci dice però anche altro. Le crisi finanziarie richiedono una gestione globale e regionale in cui i creditori si accollino parte dell’onere del risanamento. L’Islanda vi è riuscita per «via giudiziaria», ma questo deve diventare un punto fermo per le istituzioni internazionali e i singoli paesi. È una lezione tipicamente keynesiana: fu infatti proprio Keynes, a Bretton Woods, a proporre un sistema monetario internazionale basato su un’unità di conto, il bancor, in cui i paesi eccessivamente creditori venivano «puniti» al pari di quelli eccessivamente debitori. E questo vale soprattutto quando il debito accumulato è in parte rilevante denominato in una valuta estera. L’Islanda ci dice infatti che non è vero che un paese a moneta sovrana non può fallire. Può accadere se i suoi cittadini e le sue banche non hanno fiducia nella moneta dello Stato e preferiscono la stabilità di quelle di altri paesi. La ridenominazione del debito in valuta locale ha spostato l’onere sui creditori, ma qui valgono le considerazioni dimensionali fatte in precedenza.

Infine, il problema da affrontare con urgenza rimane la regolazione dei movimenti di capitale e delle merci a livello globale. Qui torna utile la proposta di Keynes a Bretton Woods testé citata. Anche se quell’idea non fu mai attuata, si stabilì la legittimità di dazi e controlli sui movimenti di capitale. Ciò, insieme alla cosiddetta «repressione» dei mercati finanziari attuata con le leggi bancarie nate dopo la crisi del 1929, assicurò al mondo trent’anni di stabilità e crescita. [...] Chi dice che le ricette keynesiane non sono più attuali a causa della «finanziarizzazione» dovrebbe ricordare che il capitalismo è sempre stato «finanziarizzato» sin dalle sue origini e che l’unico periodo nell’intera sua storia in cui ha mostrato una stabilità significativa è stato proprio il periodo «keynesiano» che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Settanta.
In conclusione, sebbene l’Islanda non costituisca un modello «generale» che possa essere applicato ovunque, alcune lezioni sono utili. Ma sarebbe ancor più utile una presa di coscienza che faccia tornare il mondo «indietro» alle regole abbandonate negli ultimi quattro decenni perché il capitalismo del laissez-faire nato dalla rivoluzione liberista non è solo ingiusto: è insostenibile."

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IUS LINGUAE e non soli

IUS LINGUAE e non soli | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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Diritto di cittadinanza?

Indipendentemente dall'essere nati in Italia o meno, da genitori italiani o meno, dall'essere residenti in Italia o meno - secondo Isola Etica dovrebbe godere del diritto di cittadinanza chiunque abbia padronanza della lingua italiana scritta e/o parlata.

 

Questa la provocatoria proposta dell'Associazione Culturale Toscana che si dedica non solo all'economia della cultura, ma anche alle battaglie civiche per la giustizia e i diritti umani.

 

"Pensateci bene, il carattere distintivo che ci fa dire che qualcuno è italiano, anche se vive in Australia dalla nascita o è ebreo, musulmano, nero, giallo, ma vive in Italia, è uno solo: deve parlare e cantare in italiano". - così, in modo un po' provocatorio, Angelo Mazzei, segretario di Isola Etica, lancia la proposta shock della lingua. "Esiste già qualcosa di simile ad un esame di lingua per certificarne la conoscenza presso gli stranieri, è il CLIQ – Certificazione Lingua Italiana di Qualità - se ne potrebbe agilmente studiare una forma piu' pratica e meno accademica per tutti quelli stranieri che volessero concorrere alla cittadinanza del nostro paese", e a proposito dei neonati in terra italiana specifica: "dovrebbero godere di tutti i diritti di cui gode un bambino di genitori italiani almeno fino all'età di 11 anni, quando l'esame di V elementare ne certificherà l'italianità a tutti gli effetti per sempre".


Si dibatte molto in questi giorni della questione dello IUS SOLI contro lo IUS SANGUINIS. Probabilmente non si è riflettutto sull'importanza che la cultura riveste anche in questo caso: se sei capace di stare in Italia in mezzo agli italiani senza grossi limiti di comunicazione DEVI ESSERE ITALIANO se lo vuoi. Non può essere in ultima istanza l'odore di un pezzo di terra o il DNA del tuo sangue a certificare la tua intima italianità.


#iussoli #cittadinanza #letta #grillo #kyenge #lingua #iuslinguae

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"No alla chiusura di Daverio!"

"No alla chiusura di Daverio!" | Gazzetta Elbana | Scoop.it

http://www.passepartout.rai.it/

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L'IMBECILLITA' DILAGA
L'Italia non ha speranza

 

Tra ieri e oggi mi ritrovo facebook pieno di gente che piange la chiusura del programma televisivo Passepartout di Philippe Daverio. Alcuni ripostano un articolo di Aldo Grasso scritto per l'occasione. Molti commentano "Noooo, non è possibile!", altri "Li fermeremo! Passepartout non deve chiudere!".

In tutto questo bailamme mi sono sentito come Jim Carrey nel Truman Show. Vittima di una realtà che era finzione... o una finzione che era realtà.

 

Il segno della immensa superficialità della gente accresciuta esponenzialmente da facebook è tutto qui:

Il programma Passepartout è andato in onda per 10 anni, l'ultima puntata è andata in onda il 9 gennaio 2011. La RAI continua tuttavia a mandare in onda le repliche su raitre e rai5.

 

Ci rendiamo conto di quanta ignoranza generi questa superficialità? Sarebbe come se pubblicassi un articolo del 2005 "calcioscommesse la Juve rischia la B" e nessuno si preoccupa di verificarne la data ma tutti lo scambiassero per attualità.

 

Viene voglia di mollare e ritirarsi a scrivere libri da soli con Word, lasciando per sempre il nichilismo negativo e l'imbecillità dilagante che riempiono facebook come la merda riempie le fogne.

 

Angelo Mazzei

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Elba isola di poeti e narratori: Essere e Mente di Angelo Mazzei di Poggio

Elba isola di poeti e narratori: Essere e Mente di Angelo Mazzei di Poggio | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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METAFISICA DELL’ASSENZA*

 

 

 

Quando

 

Allargherò le braccia e tu mi cadrai dentro

 

Lasciamolo essere arte.

 



 

Quando

 

Camminando nel bosco

 

Calpesteremo luoghi che vorremmo essere i nostri

 

Lasciamolo essere vero

 

 

 

E poi se essendo vecchi

 

I nostri odori si faranno forti

 

E le nostre pelli superfici di ricordi

 

Lasciamolo essere tempo

 

 



 

 

Ma oggi

 

Che il tuo nome non si lascia pronunciare

 

Che il tuo tocco è solo il dolore di un atto mancato

 

E la tua voce il riflesso interno del silenzio

 

 

 

Oggi

 

Che già pure esisti – da qualche parte

 

Che non ti trovo al dì – là fuori

 

Che pure sei un corpo che è già la mia metà mancante

 

 

 

Oggi

 

Che ancora sei solo un pensiero nel mio corpo

 

E solo un corpo nel mio pensiero

 

 

 

Oggi

 

Lasciamolo essere niente
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Caro Romano, come Tozzi trasudi anche tu "superiorità continentale" - mercoledì 1 maggio 2013 - Tirreno Elba News

Caro Romano, come Tozzi trasudi anche tu "superiorità continentale" - mercoledì 1 maggio 2013 - Tirreno Elba News | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Caro Romano*, eviscerata dai ghirigogoli e dalle devianze elucubratorie, la tua analisi dice sostanzialmente questo: "Gli elbani non capiscono cosa è meglio...
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REDDITO MINIMO ANTIPOVERTA'

REDDITO MINIMO ANTIPOVERTA' | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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L’esperienza del reddito di garanzia nella provincia di Trento dimostra che anche nel nostro paese si possono avviare serie misure contro la povertà, basate sul criterio dell’universalismo selettivo, senza far saltare i bilanci pubblici. A patto però di rispettare alcune condizioni.

 

LE MOLTE OMBRE DELLE ESPERIENZE ITALIANE

 

Nel dibattito politico si riaffaccia il tema del reddito minimo (garantito, di inserimento, di solidarietà attiva, di inclusione, o come lo si voglia chiamare). Di recente Tito Boeri e Roberto Perotti (LINK) hanno riaperto con lucidità la discussione.
L’arretratezza della situazione italiana risalta vistosamente dal confronto con i paesi dell’Unione Europea. (1) Ma emerge altrettanto crudamente se si guarda a gran parte delle esperienze italiane di contrasto della povertà che si sono succedute negli ultimi quindici anni, a partire dal reddito minimo di inserimento (Rmi), e dallo stesso modo confuso con cui l’argomento è affrontato nel discorso pubblico.
Nel 1998 il Rmi era decollato in maniera promettente, come sperimentazione su piccola scala – in una quarantina di comuni – orientata ad “apprendere dall’esperienza” in vista di una auspicabile generalizzazione del programma alla scala nazionale.
Ma le cose sono procedute in maniera contraddittoria e confusa, a causa di due cesure, dovute rispettivamente al ciclo politico e al riassetto in chiave “federalista” introdotto dalla riforma costituzionale del 2001.
Al ciclo politico si devono la chiusura dell’esperienza del Rmi, sostituito con la Legge finanziariaper il 2004 da un fantomatico “reddito di ultima istanza”, mai attuato. Ancora più solerte, poi, è l’abrogazione, dopo una manciata di mesi, nel maggio 2008, del reddito di base del Friuli Venezia Giulia, decollato nel settembre 2007. In entrambi i casi, ciò avviene col subentro di un’amministrazione di centrodestra a una di centrosinistra. E non si tratta soltanto di chiusure di specifiche esperienze, ma di cambiamenti di rotta, che accantonano la prospettiva stessa di un’organica politica di contrasto della povertà in favore di molteplici interventi che poggiano sul tradizionale impianto categoriale del welfare italiano, su maggiori margini di discrezionalità, su un sovraccarico di compiti affidati agli enti locali, per di più accompagnato da trasferimenti di risorse magri quando non decurtati.
La riforma costituzionale del 2001 comporta l’ulteriore spostamento delle competenze in tema di assistenza sociale dallo Stato alle Regioni. Stimola sì l’iniziativa delle Regioni, ma è un’iniziativa tanto vivace quanto segnata da inadeguatezze. Esemplari, in proposito, sono le carenze, quando non le incongruenze, del reddito di cittadinanza (!) della Campania e del reddito minimo garantito delLazio. Due le evidenze salienti, e preoccupanti.
La prima è che si parla di «sperimentazione», ma in sostanza si afferma che i programmi sonoprovvisori, di breve durata, segnati dalle ristrettezze del bilancio.
La seconda è che si imbocca l’illusoria strada dei pronunciamenti enfatici (il titolo della legge campana è rivelatore), affiancati da programmi che li contraddicono: nelle due Regioni l’intervento consiste, di fatto, nel solo trasferimento monetario, per di più in cifra fissa quindi neppure correlato ai fabbisogni delle famiglie povere (nel Lazio addirittura è su base categoriale e personale); vi è un forte razionamento, sicché la percentuale di beneficiari rispetto ai richiedenti ammissibili è decisamente bassa.
In sostanza, non si sono venuti consolidando strumenti in grado di dare attuazione a un coerente, progressivo impegno sul versante della lotta alla povertà. E c’è da interrogarsi se ci sia, nelle classi dirigenti, così come nell’opinione pubblica, adeguata consapevolezza dei termini del problema. Ne sono una spia la sciatta disinvoltura con cui in appelli pubblici si parla, vagamente, di “reddito di cittadinanza”; o tout court il fatto che lo si nomini a sproposito, quanto si avanza una proposta (dal Movimento 5 Stelle, se ben capiamo) che nulla c’entra: quella di un reddito minimo a termine, di tre anni, per i senza lavoro .

 

IL CASO DELLA PROVINCIA DI TRENTO

 

Ma un serio, sostenibile, reddito minimo si può cominciare a realizzare. A breve, Acli e Caritas lanceranno un “patto aperto contro la povertà”, che poggerà su una circostanziata proposta di introduzione progressiva del “reddito di inclusione sociale”. (2)
Inoltre, qualcuna delle esperienze in atto si iscrive fra le virtuose. Il caso più recente è quello del reddito di garanzia (Rg) della provincia autonoma di Trento: un trasferimento monetario che porta a6.500 euro annui il reddito disponibile equivalente (in base all’Icef, l’indicatore della situazione economica familiare trentino, una versione affinata dell’indicatore nazionale), accompagnato da azioni di integrazione sociale e di attivazione al lavoro.
I lineamenti amministrativi e finanziari del Rg sono stati recentemente illustrati su questo sito da Gianfranco Cerea. Qui ci soffermiamo su analisi della sua equità ed efficacia, che l’Istituto per la ricerca valutativa sulle politiche pubbliche (Irvapp) ha iniziato a condurre dal momento in cui il programma è stata disegnato.
Un primo indicatore del grado di equità di una politica di sostegno al reddito (e l’unico che qui considereremo) è costituito dal fatto che sia molto alta la proporzione dei beneficiari che hanno davvero titolo per riceverla, che non ci siano cioè “falsi positivi”. Nel corso del primo anno di applicazione della misura (2010), gli uffici della provincia di Trento – attraverso accurati controlli – hanno accertato che circa il 7 per cento delle famiglie inizialmente ammesse alla misura non rispettavano le condizioni di ammissibilità. I controlli sono stati poi rafforzati affiancando all’Icef un “controllo dei consumi” e attraverso interventi della Guardia di finanza. La numerosità dei falsi positivi si è sensibilmente ridotta e si può ragionevolmente assumere che oggi la loro presenza sia pressoché nulla.
La questione più importante che pone un programma quale il Rg trentino riguarda, però, la sua capacità di migliorare le condizioni di vita delle famiglie beneficiarie. Su questo argomento, Irvapp ha svolto una rigorosa valutazione degli effetti secondo l’approccio controfattuale. Sono state condotte due rilevazioni, a distanza di due anni l’una dall’altra (2009 e 2011), su un campione di 600 famiglie che hanno avuto accesso al Rg e su un campione di oltre 900 famiglie con reddito disponibile equivalente superiore, ma non troppo, alla soglia dei 6.500 euro annui e si sono misurate le variazioni nelle condizioni di vita rispettivamente registrate dai due campioni, nel biennio. Si è quindi calcolata la differenza fra queste variazioni – la cosiddetta differenza nelle differenze: nella ragionevole ipotesi che in assenza del Rg sarebbero state le stesse nei due gruppi, questa differenza fornisce una credibile stima degli effetti del programma. I risultati principali sono riassunti nella tavola che segue. Essa riporta la media dei miglioramenti (o peggioramenti) in alcuni significativi ambiti delle condizioni di vita conosciuti dalle famiglie trattate e imputabili causalmente al Rg.

Ha effetti più marcati tra gli immigrati che tra i nativi, per la buona ragione che tra le famiglie che hanno accesso al Rg, le condizioni di vita dei primi sono mediamente peggiori;produce una riduzione dei rischi di trovarsi in condizioni di severa deprivazione materiale e lo fa in misura davvero incisiva nel caso delle famiglie immigrate;aumenta significativamente le capacità di spesa mensile per alimentari degli immigrati, ma non per i nativi (per i quali rimane sostanzialmente invariata), perché questi ultimi appartengono molto più spesso dei primi a famiglie di dimensioni assai ridotte, composte da soggetti anziani e con minori bisogni di carattere alimentare;consente significativi incrementi della spesa mensile in beni durevoli, e lo consente più per i nativi che per gli immigrati proprio perché i primi devono sostenere minori spese alimentari.le misure di attivazione previste dal Rg non producono effetti incisivi sull’occupazione (si noti che le variazioni nel tasso di partecipazione alla forza lavoro e nel tasso di disoccupazione sono dello stesso segno, peraltro negativo per i nativi e positivo per gli immigrati). Naturalmente, quest’ultimo risultato va giudicato alla luce della generale contrazione dell’occupazione indotta dalla crisi economica e tenendo conto che, in ogni caso, il Rg non genera alcun disincentivo alla partecipazione al mercato del lavoro.

 

GLI INSEGNAMENTI DELL’ESPERIENZA TRENTINA

 

L’esperienza del Rg trentino in atto, ormai, da tre anni e mezzo, dimostra che è possibile dar vita, anche nel nostro paese, a serie misure contro la povertà basate sul criterio dell’universalismo selettivo, senza per questo far saltare i bilanci pubblici.
In particolare, il Rg trentino prova che quegli obiettivi possono essere raggiunti a condizione: (i) di modulare l’ammontare e la durata delle erogazioni in rapporto alla consistenza dei reali bisogni dei beneficiari, (ii) di controllare sistematicamente il rigoroso rispetto delle condizioni di ammissibilità alla misura e iii) di accompagnare il sostegno monetario con interventi di attivazione rispetto al mercato del lavoro. In effetti, il costo medio annuo della misura trentina è stimabile in 16 milioni di euro, pari a meno di 3 euro al mese per residente.
L’esperienza del Rg dimostra, infine, che le misure di reddito minimo richiedono un attento, quasi quotidiano, governo del loro funzionamento al fine di renderle via via più efficienti, eque ed efficaci. Questi risultati possono essere raggiunti solo se al disegno “politico” e “amministrativo” della misura si accompagna, fin dall’inizio, il disegno “tecnico” della sua valutazione; se quest’ultima si configura anche come rigorosa valutazione degli effetti, improntata alla logica controfattuale, e non solo come generico monitoraggio di carattere amministrativo e contabile;  infine, se gli esiti della valutazione di impatto sono presi in seria considerazione da quanti rivestono le responsabilità politiche e amministrative.
(1) Vedi recentemente Perazzoli G., “Reddito minimo garantito: ce lo chiede l’Europa”, Micromega, 3, 2013, pp. 175-187.
(2) Buona parte delle valutazioni sull’esperienza italiana vengono da Spano P., U. Trivellato e N. Zanini, “Le esperienze italiane di misure di contrasto della povertà: che cosa possiamo imparare?”; Quaderno tecnico n 1, 2013, che sarà presto disponibile nei siti di Acli e Caritas.

 

[articolo di A. Schizzerotto e U. Trivellato da lavoce.info]

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Isola d'Elba: il museo che c'è e non c'è

Isola d'Elba: il museo che c'è e non c'è | Gazzetta Elbana | Scoop.it
L'Isola d'Elba è un'altra delle mie mete preferite (ne ho parecchie, lo ammetto!) e quando leggo di eventi in zona, finisco sempre per approfondire. E' il caso del Festival del Camminare 2013, la c...
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La Mano Mozza | Spirito di Appartenenza

La Mano Mozza | Spirito di Appartenenza | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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Essere una comunità. Significa che uno sente come "sua" quella comunità, e che quest'ultima sente a sua volta quell'uno come "suo".

La condizione di alienazione dell'individuo del mondo occidentale inizia storicamente nell'epoca del tramonto della repubblica greca, in seguito al venir meno di quell'armonioso rapporto individuo-comunità che costituiva la caratteristica fondamentale dell'etica greca.

La repubblica era un tutto armonico, coeso e compatto, in cui gli individui non facevano valere le loro volontà e i loro interessi particolari, ma agivano e si sacrificavano per la cosa pubblica, per l'interesse generale o comune.

Era questo spirito di appartenenza in cui si alienavano positivamente gli individui il motore della comunità nella repubblica greca.

"La forza dell'intero, che rimette insieme le parti (an-)negantesi nell'Uno, dando loro il sentimento della loro dipendenza essa le mantiene nella consapevolezza che la loro vita abbia senso soltanto in quanto parti dell'intero" [Hegel, F.d.S.]

E qualche pagina dopo Hegel ribadisce quanto il dominio dell'etica sussista in quanto "mondo smacchiato da ogni divisione interna".

Essere una comunità. Quindi rinunciare felicemente a se stessi per essere con gli altri se stessi. Questo tipo di alienazione positiva tipico della repubblica greca - secondo Hegel - si perde nel corso della storia, quando il mondo sociale si contrappone come una 'fiction' alla coscienza individuale, impedendone l'immedesimazione.

Una scissione invivibile è quella tra Stato e Ricchezza: mentre il primo nega l'interesse individuale in favore di quello generale, la seconda fa il contrario; diventa difficile per l'individuo solidale riconoscersi nella Ricchezza smithiana, e altrettanto difficile per l'interesse individuale riconoscersi in uno Stato che ne limita l'azione.

Oggi, con il compimento del capitalismo assoluto la Ricchezza ha cancellato lo Stato, e l'individuo trova la propria identità solo nel proprio interesse personale. Si è realizzato un percorso che ha portato l'etica dal suo dominio nel mondo greco alla sua sparizione nel mondo del dominio assoluto della Ricchezza.

L'ennesimo tributo alla grandezza di Hegel contro le pseudofilosofie americane che si ispirano ad Adam Smith.

Mozziamo la mano invisibile.


Angelo Mazzei


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Officina Enoica - Vino in Veritas

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Officina Enoica promuove la viniviticoltura attraverso l’impegno reciproco di produttore e consumatore, al fine di sviluppare e rafforzare le piccole economie locali mediante un sistema di produzione che coinvolga attivamente il consumatore.
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ESSERE DONNA in Italia Oggi

ESSERE DONNA in Italia Oggi | Gazzetta Elbana | Scoop.it

Emilia Pignatelli - Scenografa e autrice del pezzo

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BASTA!
Credo di non fare cosa sgradita se parlo a nome del genere femminile di questo paese che da troppo tempo viene privato della dignità e del rispetto che merita.Da giorni, mesi e anni in Italia l'immagine della donna sui media non corrisponde alla realtà, si racconta solo una piccolissima parte del nostro paese, quella minima rappresentanza che agevolata dal sistema di potere organizzato e ben ramificato ha sostituito con le ville e le sedi di partito i luoghi storicamente riconosciuti dove le escort venivano chiamate con il loro vero nome: “Puttane” e dove gli atti di libidine venivano consumati e riconosciuti come tali. Il tutto si svolgeva lungo i marciapiedi di strade di periferia, nei bordelli, negli appartamenti privati, e spesso anche tra le mura domestiche con i matrimoni d'interesse.Tutto ciò però non ha mai fatto pensare che le donne fossero tutte Puttane, o che alla base del pensiero femminile vendere il proprio corpo rappresenta l'unico modo per realizzarsi nella carriera e nella vita privata, mai fino ad ora.La visione distorta, perversa, priva di valori e morale che viviamo oggi in Italia grazie al minuzioso lavoro svolto con operazioni di marketing studiate nei minimi dettagli da chi dovrebbe pensare al bene del nostro paese e invece si preoccupa solo di legittimare comportamenti miserabili e squallidi, fa si che per una rappresentanza importante di cittadini italiani ciò che viene raccontato e mistificato rappresenti la normalità.Questa però non è la normalità e non rappresenta la vita di tutti noi. Le Puttane sono sempre esistite e sempre esisteranno, i magnaccia sono sempre esistiti e sempre esisteranno, le persone che non sono in grado di instaurare rapporti autentici e hanno bisogno dei soldi per mettersi in relazione con gli altri, e non solo per ricevere piacere fisico, sono sempre esistiti e sempre esisteranno.Quindi basta con le interviste a esseri insulsi, che faccio fatica a definire donne, che si permettono di dire, agevolate da programmi televisivi seguiti da milioni di persone, che il vero problema del nostro paese è la morale, che le persone perbene sono dei perdenti, che chi vive nel rispetto degli altri deve essere emarginato e abbandonato dal sistema, lo stesso sistema che legittima corruzione e sfruttamento.BASTA!!!!! Lancio un appello al giornalismo che merita di essere definito tale, cominciate a proporre modelli positivi e parliamo del paese reale, diamo spazio a pensieri e parole di significato, dimostriamo al mondo che in Italia il nostro Presidente del Consiglio e la sua corte sono un'anomalia, fate in modo che “Se non ora quando” diventi un manifesto culturale anche se le donne non scendono in piazza tutti i giorni dell'anno!

 

Emilia Pignatelli

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FRANCESISMI - Le "mème" et le "même"

FRANCESISMI - Le "mème" et le "même" | Gazzetta Elbana | Scoop.it

Roland Barthes e il suo sigaro

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(leggi cos'è un MEME su https://it.wikipedia.org/wiki/Meme)

 

QUESTIONE DI ACCENTI Leggendo "Il Gene Egoista" di Richard Dawkins, testo del 1976 di ispirazione neodarwiniana, ci si imbatte in un interessante capitolo XI dal titolo "I meme, nuovi replicanti". Al di là del contenuto specifico del capitolo di Dawkins, queste pagine sono interessanti perché sono all'origine del concetto di MEME oggi tanto di moda tra esperti internet e social media analyst. Il MEME altro non è se non una EIDOS di platoniana memoria, o un SEMEIOS di De Saussure o Eco; un segno, una TRACE alla Derrida, ma ancora di piu' in Roland Barthes dove il soggetto è la moda e il suo sistema di funzionamento, "una struttura i cui elementi, di per sé privi di valore, risultano significanti solo in quanto legati da un insieme di norme collettive." [Il Sistema della Moda (scritti dal 1955-67) pag. 65]. Il MEME - in breve - è un'idea, sia essa una vignetta, un video divertente, una battuta in stile spinoza.it, che ha il potere di diffondersi attraverso il web. Si fa un gran discutere del valore culturale di questo fenomeno, arrivando in certi casi a sostenere che la cultura oggi si forma in buona parte grazie ai MEME. In realtà i MEME sfondano solo porte aperte. Quando un'immagine o una frase diventano social winner e s'impongono dilagando, queste non stanno CREANDO nuova cultura, ma sono semplicemente vincenti in quanto RICALCANO (il nome MEME deriva da MIMESIS=ricalcare) forme di elementi già acquisiti. In alternativa al MEME proponiamo il POIENE, questo sì che è una vera metafora del GENE. Il POIENE (da POIESIS, creare modellando, in opposizione a GENESIS, creare dal nulla) sarebbe un'entità che a differenza del MEME passa inosservata. Apparentemente inosservata, in quanto, non ricalcando schemi mentali prefissati, il POIENE "scardina" la consuetudine, "spalanca" porte chiuse... Il POIENE sarebbe quindi un'idea che esprime "rottura" di paradigma e "cambio" di frame; che non può imporsi di primo acchito, ma ha bisogno, proprio come un SEME (SEMEIOS) di essere piantata per nascere e crescere, e... in ultima istanza diventare un MEME (roba dozzinale). Lo stesso che accade nella Moda: ci sono elementi borderline, soggetti ex margine, che creano (POIESIS) e poi, soltanto dopo che il tempo ha permesso una metabolizzazione, le loro creazioni vengono imitate (MIMESIS).

 

Angelo Mazzei

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PISTE CICLABILI "PURE" O "IMPURE"

PISTE CICLABILI "PURE" O "IMPURE" | Gazzetta Elbana | Scoop.it
PISTE CICLABILI - PROBLEMI DA RISOLVERE
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Quando si parla di piste ciclabili immediatamente ci si orienta verso un atteggiamento positivo, perché la nostra percezione pregiudiziale fa prevalere il gusto della novità a discapito degli aspetti negativi che questa può avere.

Se infatti è vero che dedicare ai ciclisti una viabilità riservata sia una buona cosa, è anche vero che a volte le cose si complicano ulteriormente. In quasi tutti i paesi occidentali, i cosiddetti paesi "civili", le piste ciclabili sono "pure" e spesso con due carreggiate per i due sensi di marcia, onde evitare scontri. In Italia invece sta dilagando un'altra forma tutta nostra di realizzare piste ciclabili, che spesso sono "impure", ossia sono in realtà percorsi ciclo-pedonali, dove poco saggiamente si mischiano ciclisti e pedoni creando inevitabili disagi e spesso incidenti.

 

Nell'articolo che potete leggere cliccando sul titolo troverete uno studio abbastanza dettagliato che potrà esservi molto utile dal liberarvi dal pregiudizio che una pista ciclabile sia sempre e comunque meglio che nulla.

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I perché della decrescita felice: intervista a Maurizio Pallante

I perché della decrescita felice: intervista a Maurizio Pallante | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Cosa vuol dire decrescita, e perché decrescere è desiderabile. Come è possibile farlo. Ce lo spiega in questa intervista Maurizio Pallante del Movimento per la decrescita felice
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Nasce il monastero del Terzo Millennio

Nasce il monastero del Terzo Millennio | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Il primo monastero del Terzo Millennio sta sorgendo su un colle della Maremma, a sud ovest di Cinigiano, tra Lazio e Toscana. Lo stanno costruendo, pietra su pietra, sette monaci e due novizi.
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Dio e Dirac

Dio e Dirac | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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quello che hai appena descritto è l'entanglement (il ginepraio) - quando una particella separata da un'altra continua a reagire alle sollecitazioni subite dalla prima, anche se ormai lontanissima da questa - si chiama ginepraio perché è un casino, ma non per le particelle, per il fisico quantistico che tenta di spiegare il fenomeno - inspiegabile per uno scienziato tradizionale - secondo la teoria di un Grande Filosofo invece questo si spiegherebbe con l'anima - infatti, ogni corpuscolo sarebbe dotato di un'anima e conseguentemente di una mente - la sua coscienza comunica con un'altra coscienza simile attraverso canali spirituali che sono ultraspaziali ed ultratemporali - una coscienza per così dire telepatica - quello che volgarmente noi chiamiamo amore

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Art into the park, quando l'Arte sussurra la natura ascolta...

Art into the park, quando l'Arte sussurra la natura ascolta... | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Quando, nel settembre dello scorso anno, ho deciso di accettare l'invito del capo a partecipare a #Elba4kids, un articolato e particolare blogtour per promuovere e far conoscere le meraviglie della...
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Trasparenza dei siti internet, pagelle scarse per i nostri enti

Trasparenza dei siti internet, pagelle scarse per i nostri enti | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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LUNEDÌ, 29 APRILE 2013 TIRRENO

la VERIFICA in rete

di Stefano Taglione

 

PORTOFERRAIO - I siti internet dei Comuni elbani non rispettano le regole sulla trasparenza istituzionale. A dirlo è uno strumento messo a punto della pubblica amministrazione, disponibile su http://www.magellanopa.it/bussola/ ,

che consente ai cittadini di analizzare e monitorare i vari portali degli enti pubblici. Per classificare gli spazi web governativi (nel database di Magellano ci sono gli indirizzi di Comuni, Province, Regioni, Camere di Commercio e altri enti) il ministero per la Pubblica amministrazione e la semplificazione si basa su delle linee guida stilate nel 2011 da una legge dello Stato. La “bussola della trasparenza” dei siti web, questo il nome del portale, tiene in considerazione 42 indicatori. Fra i tanti ci sono la presenza dell’indirizzo della posta elettronica certificata, il link al programma triennale per la trasparenza e il collegamento alla pagina per visualizzare i curricula e le retribuzioni di coloro che rivestono incarichi di indirizzo politico e amministrativo. Nessun sito elbano supera la soglia di 6 punti su 42. Un disastro, insomma. La maglia nera Rio nell’Elba, con solo 5 indicatori soddisfatti. Il portale del Comune riese si salva in corner per la presenza della Sezione trasparenza, valutazione e merito, per la pubblicità legale e, solo in parte, per le pubblicazioni di messaggi di informazione e comunicazione, per l’esistenza dell’indirizzo istituzionale di posta elettronica certificata a cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta e per il link al programma triennale per la trasparenza e l’integrità ed il relativo stato di attuazione. Ma se per Rio Elba il bottino è magro, i siti dei Comuni di Campo, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Porto Azzurro e Portoferraio non vanno così tanto meglio, visto che raggiungono appena 6 punti su 42. Risultato non particolarmente positivo, simile per tutti in quanto la struttura dei portali amministrativi elbani è la stessa per ogni amministrazione municipale, eccezion fatta per Rio Marina. Proprio il Comune piaggese, prossimo alle elezioni, merita un capitolo a parte. La Bussola della trasparenza dei siti web, per analizzarlo, ha preso in considerazione la pagina iniziale, diversa dal sito istituzionale oggetto di valutazione. In pratica all’indirizzo http://www.comuneriomarina.li.it/, quello monitorato in maniera automatica dallo strumento ministeriale, non c’è il portale amministrativo, ma una schermata iniziale con quattro link che aprono rispettivamente la pagina istituzionale, quella del porto turistico, il portale del proloco e il sito del Parco minerario. Per questo motivo la “Bussola” ha affibbiato al sito piaggese un severo 0 su 42, che lo collocherebbe all’ultimo posto in Italia insieme ad altre amministrazioni comunali poco virtuose. In realtà l’analisi e il monitoraggio avrebbero dovuto essere fatte sulla pagina http://www.comuneriomarina.li.it/index.php, che è effettivamente il sito di istituzionale del Comune.

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