Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
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Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
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Attacchi di panico e caldo: ecco l'effetto (pericoloso) che fa al nostro cervello - NeuroNews24.it

Attacchi di panico e caldo: ecco l'effetto (pericoloso) che fa al nostro cervello - NeuroNews24.it | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Durante la stagione calda gli attacchi di panico possono presentarsi con maggiore frequenza, complici le alte temperature e il clima afoso: ecco l’effetto pericoloso che il caldo produce sul nostro cervello.

 

Fonte: NeuroNews24.it

 

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Realtà virtuale come aiuto contro l'ansia sociale

Quanto ed in che modo l'impiego della tecnologia ed, in particolare, della realtà virtuale può apportare dei benefici nel trattamento di alcuni disturbi come ad esempio il disturbo d'ansia sociale?

 

E' stato condotto uno studio che ha coinvolto pazienti con diagnosi di disturbo d'ansia sociale all'interno del quale è stato introdotto l'utilizzo della realtà virtuale nel trattamento cognitivo comportamentale del disturbo, con l'obiettivo di esporre virtualmente i pazienti ad ogni singola situazione temuta. Sono stati predisposti diversi setting come strade, autobus, caffè, supermercati, modificando, per mezzo dell'uso del computer, la quantità di folla presente in ogni ambiente virtuale.

Il trattamento ha previsto, inoltre, fasi di psicoeducazione e di ristrutturazione cognitiva delle credenze disfunzionali.

 

I soggetti sottoposti a quest'intervento hanno mostrato una riduzione dell'ansia sociale, risultato che si è mantenuto anche a distanza di 3 mesi dalla conclusione del trattamento.

Questo genere di intervento potrebbe essere auspicabile laddove il paziente mostra difficoltà o reticenza nell'esposizione in vivo alla situazione ansiogena, intervenendo sull'evitamento.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Ansia sociale: la correlazione con il rischio di sviluppare dipendenza da alcol

Vi è correlazione tra l'ansia provata e l'uso o abuso di alcol? L'assunzione di alcol può essere considerata una risposta alle situazioni ansiogene? Tra i diversi disturbi d'ansia quale sarebbe quello che maggiormente correla con una dipendenza da alcol?

 

E' stato condotto uno studio dal Norwegian Institute of Public Health in cui sono stati intervistati 2.801 gemelli adulti per valutare la correlazione tra i diversi disturbi d'ansia e l'assunzione di alcol.

 

Tra le diverse tipologie di disturbi d'ansia, il disturbo d'ansia sociale si è mostrato come il disturbo con una più forte correlazione con l'alcolismo, ovvero questo disturbo è risultato essere correlato ad un più alto rischio di sviluppare successivamente una dipendenza da alcol, dato non rilevato per gli altri disturbi d'ansia.

 

Sulla base di questi risultati, si denota l'importanza della progettazione di piani di prevenzione e trattamento sia per il disturbo d'ansia sociale in sè, ma anche per gli effetti benefici che questi ultimi potrebbero avere nella prevenzione dell'alcolismo.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Fobie: cosa sono e come si curano

Fobie: cosa sono e come si curano | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso il termine fobia viene utilizzato in modo inappropriato incentivando un abuso dello stesso. Quante volte abbiamo sentito dire o abbiamo detto: "Ho la fobia di...?".

E' importante sapere che la fobia rappresenta un problema ed un disturbo che, per essere diagnosticato, necessita del soddisfacimento di specifici criteri e della presenza di una specifica sintomatologia.

 

Con il termine fobia si fa riferimento ad una paura marcata, persistente e sproporzionata verso oggetti e situazioni che, se sono chiari, ben specificati e riguardano elementi specifici, possono dar luogo alle fobie specifiche. La persona con questo disturbo prova ansia non solo se si trova in una specifica situazione o davanti ad un oggetto specifico, ma anche quando si aspetta di affrontare l'oggetto o la situazione fobica.

 

Se l'ansia provata è eccessiva, sproporzionata, persistente e altera il normale funzionamento, sarebbe opportuno consultare uno specialista che permetta di intraprendere un percorso di psicoterapia nel quale poter esporsi, secondo specifiche tecniche, alla situazione o all'oggetto fobico.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Ansia patologica e ansia adattiva: quali differenze?

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In cosa si distinguono l'ansia patologica dall'ansia adattiva?

 

Si parla di ansia patologica, non funzionale, quando quest'ultima ha un effetto disorganizzante a tal punto da implicare una serie di difficoltà nell'affrontare le situazioni in modo efficace e lucido. Di contro, quando si parla di ansia adattiva si fa riferimento all'ansia funzionale che ci permette di essere in guardia rispetto a segnali di pericolo e che ci aiuta a concentrarci su difficoltà e compiti importanti senza enficiare la nostra capacità di pensare e di prendere decisioni.

 

Un esempio può essere fornito dal fronteggiamento di un esame. Un giusto quantitativo di ansia permette di essere attivi a livello psichico e quindi permette di restare concentrati sul compito e dare priorità allo studio. Rifacendoci allo stesso esempio ma prendendo in considerazione l'ansia patologica, quest'ultima potrebbe indurre difficoltà di concentrazione o di memoria al momento dell'esame.

 

E' proprio l'ansia che, diventando patologica, ovvero superando alcuni livelli e confini, può strutturarsi e dar vita a dei disturbi per i quali sarebbe opportuno un intervento basato sulla psicoterapia.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Ansia e attacchi di panico in aumento in Italia

Ansia e attacchi di panico in aumento in Italia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Un sondaggio online condotto dall'Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, ha cercato di far luce su tematiche quali ansia e attacchi di panico e su quanto queste problematiche vadano ad enficiare la sfera psicologica.

Al sondaggio hanno partecipato 700 persone con un'età compresa tra 19 e 60 anni.

 

Sulla base dei risultati emersi per cui ansia e attacchi di panico sono in notevole aumento, il Presidente dell'Eurodap, P. Vinciguerra, ha affermato: "I dati snocciolati descrivono uno scenario molto complesso, preoccupante e spesso sottovalutato soprattutto dai più giovani. Episodi di ansia non sono da minimizzare poichè, se ignorati, potrebbero generare a loro volta attacchi di panico. E' importante innanzitutto imparare a respirare per rilassarsi e poi essere presenti nei qui ed ora, cercando di tenere presente anche durante un attacco di panico che esso ha una fine; ciò può infatti essere utile per riacquisire la calma perduta".

 

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Disturbo ossessivo-compulsivo: tipologie, terapia e decorso

Disturbo ossessivo-compulsivo: tipologie, terapia e decorso | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Il Disturbo ossessivo compulsivo, categorizzato all'interno dei disturbi d'ansia, si distingue per la presenza di pensieri intrusivi, irrazionali, sgradevoli chiamati ossessioni e di atti e rituali, quindi comportamenti ripetitivi, chiamati compulsioni che vengono messi in atto per placare l'ansia prodotta dai pensieri.

 

Esistono diverse tipologie di DOC, ognuna delle quali riguarda ossessioni e compulsioni diverse. Ad esempio esiste il DOC da contaminazione, il DOC relativo al controllo, alla simmetria, all'ordine e all'accumulo.

 

Esistono delle ipotesi relative alle cause alla base del DOC. Un'ipotesi in riferimento ai pensieri intrusivi è stata effettuata da Salkovskis il quale ha preso in considerazione il concetto di responsabilità riguardante l'avere il pensiero e la responsabilità verso le conseguenze del pensiero. Le compulsioni, secondo alcune teorie, invece, vengono spiegate per mezzo dei processi di apprendimento e di condizionamento. Ulteriori e diversi possono anche essere i fattori predittivi di esito positivo.

 

Attualmente l'approccio psicoterapico risultato essere maggiormente efficace, per questo disturbo, anche se vi sono altri approcci che se ne occupano, è l'approccio cognitivo comportamentale. In alcuni casi è opportuno ricorrere alla farmacoterapia o ad un intervento combinato.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la Cura del Disturbo Ossessivo a Milano

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Biomarker metabolici e diagnosi di ansia e depressione

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Alcune volte l'ansia e la depressione tendono a sovrapporsi e a presentarsi in comorbilità. Nella pratica clinica è importante differenziare i due disturbi e quindi diagnosticarli in modo corretto così come rintracciare la comorbilità in quanto quest'ultima aumenta la persistenza e la durata nel tempo della psicopatologia rispetto al disturbo preso singolarmente aumentando il rischio di cronicità della malattia e di resistenza al trattamento.

 

Uno studio cinese si è occupato di sperimentare un modo che, accompagnato ai classici self-report, potrebbe permettere una corretta differenziazione dei due disturbi. I ricercatori hanno cercato di identificare i differenti metaboliti presenti nelle urine ed usarli come marker specifici per la presenza di ansia e depressione in un gruppo di 32 pazienti affetti da disturbi ansiosi e disturbi depressivi, per poi confrontare i dati con il gruppo di controllo. Sono stati notati 4 metaboliti urinari che distinguevano i 2 gruppi ovvero l'N-metilnicotinamide, l'acido amino malonico, l'acido azelaico e l'acido ippurico.

 

Per confermare ciò che è emerso e per approfondire l'impiego di metodi diagnostici oggettivi basati su test di laboratorio per differenziare ansia e depressione serviranno comunque ulteriori studi.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Ansia e paura per metà degli italiani per il nuovo anno

Ansia e paura per metà degli italiani per il nuovo anno | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L'EURODAP, Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico, ha condotto un sondaggio che ha previsto la partecipazione e la risposta di 834 persone con età tra i 18 ed i 67 anni, alle quali sono state formulate delle domande relative all'ansia e alle paure per il nuovo anno.

 

Il 42% ha riferito di non avere superato la stanchezza accumulata precedentemente, il 33% di avere paura che la crisi economica possa aumentare, il 42% di essere preoccupato per il futuro ed il 68% di avere paura di perdere il lavoro.

 

Secondo il Presidente dell'EURODAP, P. Vinciguerra, per fronteggiare l'ansia e le paure emerse sarebbe opportuno avere grandi obiettivi ma pur sempre realistici in quanto aspettative troppo alte possono creare frustrazione, sottoporci a stimoli nuovi ed apprezzare ciò che siamo e ciò che abbiamo ottenuto senza svalutarci. Inoltre, sarebbe opportuno non cercare approvazione negli altri.

"Cosa voglio fare?, Chi voglio essere? Cosa voglio avere?", sono queste le domande a cui dobbiamo sottoporci secondo il Vicepresidente dell'EURODAP, E. Iacobelli.

 

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Tensione muscolare da ansia: cosa fare?

Tensione muscolare da ansia: cosa fare? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Una condizione di ansia e di stress emotivo può condurre e provocare un aumento della tensione muscolare.

Qual è il meccanismo alla base?

Quando si attiva una reazione da stress acuta, il sistema nervoso simpatico attiva dei circuiti che stimolano ghiandole, organi e una serie di reazioni fisiologiche che portano i muscoli a contrarsi. E quando si è stressati per un lungo periodo di tempo, i muscoli non lasciano mai la fase di contrazione.

 

Per ovviare al dolore e alla tensione muscolare è possibile mettere in atto delle pratiche che allevino il dolore come massaggi, stretching e yoga, anche se ci sono delle condizioni in cui tali tensioni, derivanti da uno stato ansioso e da un'alterazione emotiva, permangono.

Pertanto, sarebbe opportuno rivolgersi ad uno specialista, in genere uno psicologo o uno psicoterapeuta, formato ad hoc per la risoluzione del disturbo d'ansia.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Benzodiazepine: ne parliamo con il neuropsicologo

Benzodiazepine: ne parliamo con il neuropsicologo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Secondo l'Agenzia italiana del farmaco nel 2017 si è assistito ad un incremento dei casi di assunzione di benzodiazepine, classe di psicofarmaci utilizzata nel trattamento di alcune patologie. Ma a cosa è dovuto questo aumento e quali sono le caratteristiche, le modalità di somministrazione ed i casi in cui è possibile ricorrere alle benzodiazepine?

 

Secondo il Neuropsicologo e Psicoterapeuta A. Rossitto: "Le benzodiazepine agiscono per lo più su un tipo recettoriale denominato recettore delle benzodiazepine, che modula l'attività del GABA e hanno un'azione più ansiolitica o sedativa. Le benzodiazepine vengono utilizzate di norma in tre situazioni ovvero, stati d'ansia e attacchi di panico, problemi del sonno e nel trattamento dell'epilessia. Nella maggior parte dei casi il trattamento dovrebbe durare poche settimane per evitare problemi di dipendenza. I ritmi troppo frenetici di questa vita ci sottopongono a agenti stressanti continui. Le persone cercano nei farmaci delle soluzioni veloci ai loro disagi. Il farmaco può essere un aiuto per superare la fase acuta di un disturbo ma non è risolutivo. Molte ricerche oggi dimostrano che, per molti disturbi è possibile intervenire con la psicoterapia senza l'uso di farmaci ma non il contrario. Da strumento di cura il farmaco è divenuto uno strumento al servizio dell'evitamento fobico della sofferenza. Si possono verificare molti effetti collaterali. Se la terapia farmacologica è corretta e supervisionata da uno specialista, i rischi di contrarre questi sintomi sono molto più bassi".

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la Cura degli Attacchi di Panico a Milano

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Ansia: piscoterapia funziona anche in videoconferenza

Ansia: piscoterapia funziona anche in videoconferenza | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

I ricercatori dell'Università dell'Alabama si sono occupati di revisionare alcuni studi precedentemente condotti i quali valutavano l'efficacia della consulenza psicologica per l'ansia effettuata per mezzo di una videoconferenza.

 

Dei 21 studi, di cui 6 hanno messo proprio a confronto la terapia tradizionale e quella tramite video, 14 hanno evidenziato miglioramenti statisticamente significativi ed 11 di essi hanno evidenziato miglioramenti clinicamente significativi. Non solo, 4 dei 6 studi hanno evidenziato un miglioramento significativo con la terapia video e 5 dei 6 hanno sottolineato miglioramenti clinici importanti.

 

Sulla base di questa revisione, il coordinatore B. Berryhill ha affermato: "La telemedicina è un campo in espansione per la terapia delle malattie mentali".

 

Questa revisione potrebbe rappresentare un buon punto di partenza ed una possibilità per coloro che non hanno modo di poter raggiungere ad esempio i luoghi che offrono questi servizi o gli specialisti stessi.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Identificati nuovi geni connessi all'intelligenza (e a due tipi di ansia)

Identificati nuovi geni connessi all'intelligenza (e a due tipi di ansia) | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Che ruolo hanno i geni all'interno della nostra intelligenza e della nostra ansia?

Per quanto riguarda l'intelligenza, uno studio condotto all'Università di Amsterdam ha identificato 939 nuovi geni associati all'intelligenza e nuove associazioni tra una predisposizione al ragionamento brillante e certe caratteristiche che riguardano la salute. In particolar modo una maggiore intelligenza è stata rintracciata nei soggetti più longevi e non affetti nè da Alzheimer, nè da schizofrenia nè da deficit di iperattività.

 

Invece, per quanto riguarda l'ansia, grazie ad un altro studio, è stato possibile rintracciare oltre 500 geni implicati possibilmente nello sviluppo di ansia e depressione. E' stato riscontrato che, le persone che si preoccupano molto del giudizio degli altri e che sono maggiormente ansiose, probabilmente hanno ereditato geni diversi da chi è tendenzialmente più depresso e soggetto a sbalzi d'umore.

 

E' importante sottolineare che i due studi in questione non danno per scontata nè garantita l'associazione tra DNA e tratti di personalità.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Disturbi infiammatori: l'esordio precoce incide su ansia e depressione

Disturbi infiammatori: l'esordio precoce incide su ansia e depressione | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

E' stato condotto uno studio che ha preso in considerazione disturbi infiammatori cronici e disturbi quali ansia e depressione per comprendere se questi ultimi siano una risposta allo stress psicologico dovuto al vivere un'infiammazione cronica oppure una risposta derivante da un'alterazione funzionale e/o strutturale del cervello.

 

Dai risultati ottenuti per mezzo dello studio condotto da A. Dregan insieme ad altri colleghi, è emerso che il rischio di soffrire di ansia e depressione nei soggetti con disturbi infiammatori cronici è del 16% rispetto ai soggetti appartenenti al gruppo di controllo. E' stato notato anche che quando il disturbo infiammatorio è collocabile prima dei 40 anni, il tasso di comrbilità sale al 71%.

 

Per quanto lo studio in questione non permette di definire il nesso di causalità tra le due classi di disturbi presi in considerazione, introduce l'importanza dell'attenzione da rivolgere alle due categorie di disturbi.

 

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Senso di responsabilità: se è troppo genera ansia

Senso di responsabilità: se è troppo genera ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quali implicazioni sulla salute mentale può avere un eccessivo senso di responsabilità? E quest'ultimo a cosa può predisporre?

 

Due ricercatori, uno dell'University of Hiroshima e l'altro dell'University of Central Florida di Orlando hanno condotto uno studio per valutare se vi è correlazione tra il senso di responsabilità e la probabilità di sviluppare problematiche legate all'ansia come il Disturbo ossessivo compulsivo ed il Disturbo d'ansia generalizzato.

Per lo studio sono stati somministrati questionari online ad un gruppo esiguo, non rappresentativo della popolazione generale, di studenti universitari americani per misurare il loro senso di responsabilità ed, in seguito, il loro grado di suscettibilità alle due problematiche legate all'ansia.

 

Sono stati identificati tre tipi di responsabilità eccessiva ovvero la volontà di prevenire o evitare pericoli e danni, la responsabilità personale ed il senso di colpa per i risultati negativi, la tendenza a continuare a rimuginare sui problemi.

L'analisi delle risposte degli studenti ha evidenziato che, coloro che avevano ottenuto punteggi più alti nelle domande che testavano i livelli di responsabilità, avevano maggiore probabilità di mostrare comportamenti simili a quelli dei pazienti affetti da Disturbo ossessivo compulsivo o Disturbo d'ansia generalizzato. Il legame più forte è stato rilevato tra questi disturbi e i tipi 2 e 3 di responsabilità eccessiva.

 

Lo studio è stato considerato dai ricercatori come uno studio preliminare dal quale trarre spunto per effettuare indagini più approfondite.

 

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Eventi catastrofici sui media e stress, un circuito che si autoalimenta

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Quanto incide sullo sviluppo di sintomi da stress post-traumatico il sottoporsi ad informazioni per mezzo dei media relative ad eventi violenti, disastri e catastrofi? In altre parole, le persone che non direttamente hanno subito uno specifico trauma ma che seguono queste vicende hanno probabilità di sviluppare questi sintomi?

 

E' stato condotto uno studio dall'Università della California nel quale sono stati esaminati più di 4.000 adulti americani che non erano stati coinvolti negli eventi come ad esempio l'attentato alla maratona di Boston del 2013 e la sparatoria all'interno di un night club di Orlando nel 2016, ma che avevano seguito con attenzione le notizie sui mass media. Il campione è stato intervistato poco dopo gli attentati, dopo sei mesi, dopo un anno e dopo tre.

 

In riferimento a ciò che è emerso, l'autrice principale dello studio, Roxane Cohen Silver, ha affermato:"Abbiamo scoperto che le persone che nel periodo immediatamente successivo all'attentato di Boston hanno seguito con maggiore frequenza le notizie sui mass media hanno avuto maggiore probabilità di mostrare sintomi da stress post-traumatico e timori di futuri eventi negativi nel tempo. Quelle stesse persone sono state più attente a seguire l'evoluzione degli eventi sui media dopo il massacro di Orlando, tre anni dopo. L'esposizione mediatica legata a un trauma perpetua un circolo vizioso di maggiore stress e maggiore utilizzo del media nel tempo".

 

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Disturbo d'ansia da separazione: cos'è?

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L'ansia da separazione, considerata una forma di ansia mostrata quando il bambino lascia casa o si separa dalle figure di riferimento, può per alcuni aspetti rappresentare un fenomeno che fa parte del normale sviluppo e delle sue diverse fasi. Quest'ansia, però, può diventare disfunzionale dando origine ad un disturbo vero e proprio nel momento in cui diventa eccessiva ed invalidante alterando il normale svolgimento delle attività quotidiane.

 

Le cause che possono dare origine al disturbo d'ansia da separazione possono essere diverse e possono riguardare specifici eventi stressanti quali un evento luttuoso come la morte di un genitore che richiama un processo di separazione, una malattia, un divorzio, un cambio di scuola.

 

E' opportuno, dopo aver identificato la presenza di un problema, di sintomi fisici, cognitivi e comportamentali, rivolgersi ad uno specialista il quale permetta di educare all'ansia e permetta il fronteggiamento delle situazioni ansiogene, che in questo caso riguardano la sfera della separazione.

 

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L'ansia è ereditaria: arriva dai genitori ansiosi

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Esiste una relazione tra l'ansia dei genitori e quella prodotta dai figli? In altre parole, quanto incide la componente ereditaria sullo sviluppo dell'ansia?

A porsi questi quesiti è stato uno studio condotto dall'Università del Wisconsin che ha visto come protagoniste famiglie di scimmie Rhesus.

 

Per mezzo della risonanza magnetica funzionale è stato notato che sia i genitori ansiosi che i propri figli erano caratterizzati dalla condivisione nel loro cervello di alcune connessioni, implicate nella generazione di una risposta di paura e di preoccupazione. I primati ansiosi avevano lo stesso tipo di iperconnettività tra le regioni del loro cervello presenti nei loro genitori.

 

Il dottor Fox, uno dei fautori dello studio, ha affermato: "Il nostro studio dimostra in modo abbastanza sicuro che questo particolare circuito svolge un ruolo significativo nello sviluppo delle ansie della prima infanzia. Ciò potrebbe aiutarci a sviluppare nuove strategie per aiutare le persone a superare le ansie, intervenendo prima nella vita, prima che i bambini sviluppino simili disturbi".

 

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Amigdala: il suo ruolo nell'ansia e nella paura

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Quali sono le aree cerebrali implicate nella modulazione dell'ansia?

E' possibile menzionare il talamo, l'amigdala, una via afferente che implica la processazione dello stimolo da parte della corteccia e le vie efferenti del circuito ansia-paura che innescano una risposta automatica che coinvolge il sistema simpatico e parasimpatico e che portano al manifestarsi di sintomi somatici quali aumento della pressione arteriosa, aumento della frequenza cardiaca, sudorazione ed altri.

Esistono anche alcuni neurotrasmettitori che hanno un ruolo centrale nella modulazione dell'ansia come ad esempio il GABA, la noradrenalina e la serotonina.

Inoltre, è stata ipotizzata l'esistenza di un circuito della paura che ha come centro l'amigdala, implicata anche nella regolazione delle risposte automatiche e comportamentali legate alla paura. Questa via cerebrale svolge la funzione di attribuzione di significato emotivo ad uno stimolo esterno e di sviluppo della memoria correlata ad un'emozione. La corteccia prefrontale mediale invia importanti informazioni all'amigdala in grado di attenuare le risposte di ansia e paura e di estinguere le risposte emotigene derivate da uno stimolo e avvisa l'amigdala quando la minaccia o il rischio sono terminati.

 

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Effetti sulla salute fisica causati da ansia e depressione

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Quanto e in che modo mente e corpo sono connessi?

E' stato condotto uno studio presso l'Università di San Francisco che ha cercato di individuare ed analizzare possibili effetti sulla salute fisica di alcune condizioni psichiatriche come ad esempio ansia e depressione. Lo studio ha previsto la valutazione  delle condizioni mediche di un campione composto da oltre 15.418 persone con un'età media di 68 anni. I partecipanti hanno risposto ad interviste e questionari riguardanti le proprie condizioni mediche e sono stati sottoposti a visite ospedaliere.

 

Dall'analisi dei risultati è emerso che coloro che presentavano alti livelli di ansia e depressione avevano il 65% di probabilità in più di sviluppare una patologia cardiologica, il 65% in più di probabilità di incorrere in un ictus, il 50% di probabilità di avere un'alta pressione sanguigna e l'87% di loro era più incline a sviluppare l'artrite rispetto a coloro che non mostravano alti livelli di ansia e depressione.

 

Questo studio ha permesso di dimostrare o comunque di confermare ciò che rappresenta un dato ormai comprovato ovvero che lo stato della salute mentale incide in modo significativo sull'insorgenza di diverse malattie mediche e di dimostrare l'importanza che ha la focalizzazione dell'attenzione non solo su variabili come fumo e obesità, ma anche su sintomi appartenenti  ad un quadro ansioso e depressivo.

 

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Crisi di panico: quando l'ansia diventa incontrollabile

Crisi di panico: quando l'ansia diventa incontrollabile | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Gli attacchi di panico vengono considerati come episodi d'ansia corredati da una sintomatologia fisiologica che può comprendere dispnea, vertigini, sudorazione, tremore, tachicardia e da altri sintomi quali sensazione di morire, di perdere il controllo o di impazzire.

Possono essere generati da situazioni di vita che risultano essere stressanti e possono invalidare il normale svolgimento delle azioni quotidiane. Inoltre, gli attacchi di panico possono strutturarsi dando il via allo sviluppo di un disturbo da attacchi di panico oppure possono presentarsi in comorbidità ovvero insieme ad altri disturbi psicologici.

 

Qualora dovessero presentarsi per diverso tempo i sintomi caratteristici degli attacchi di panico, dovessero presentarsi preoccupazioni persistenti a causa del pensiero relativo all'insorgenza di altre crisi e la propria vita dovesse subire un'alterazione, sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta che permetta di fronteggiare la problematica e di trovarne le cause. Si è mostrata molto efficace, al pari del trattamento farmacologico, la terapia cognitivo comportamentale.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la Cura degli Attacchi di Panico a Milano

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Partner ansioso, come gestire la sua ansia?

Partner ansioso, come gestire la sua ansia? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Non è affatto semplice avere accanto un partner che mostra problemi di ansia. Alcune volte ci si può sentire impotenti, spiazzati e in difficoltà nella gestione della situazione.

 

Secondo lo Psichiatra J. L Ducher, chi si trova a dover fare i conti con un partner ansioso dovrebbe innanzitutto capire se l'ansia provata è un'ansia patologica che si trasforma in tale "quando diventa invasiva e dolorosa da sopportare". In questi casi sarebbe opportuno farlo notare al partner utilizzando tatto e delicatezza. Inoltre, sarebbe opportuno far capire al partner che quelli che sono i propri pensieri negativi, le proprie ipotesi peggiori, sono solo alcune delle ipotesi che potrebbero verificarsi e non le uniche, ma soprattutto ciò che è necessario evitare è che in alcun modo è possibile sostituirsi ad uno specialista che possa aiutare, invece, il proprio partner a fronteggiare i problemi legati all'ansia.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Ansia da prestazione: quando è patologica?

Ansia da prestazione: quando è patologica? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quanti di noi, messi di fronte ad una prova o trovandosi in situazioni in cui il nostro comportamento viene valutato rispetto alle nostre capacità, impegno e al risultato ottenuto, hanno sviluppato ansia da prestazione? In altre parole, sono stati caratterizzati da manifestazioni sia fisiche che psicologiche?

 

La letteratura suggerisce che l'ansia da prestazione non è di per sè negativa. E' uno stato di attivazione fisiologica e comportamentale, chiamato in termine tecnico arousal, che ci permette di affrontare le situazioni e che, se si mantiene entro livelli moderati, in quanto livelli di ansia troppo intensi influiscono negativamente sulla prestazione, ci induce a prepararci al compito, impegnarci, essere attenti, concentrati, vigili. Allo stesso modo, livelli di ansia troppo bassi possono influire negativamente sulla prestazione portandoci ad impegnarci meno, sottovalutando il compito e attribuendo poca importanza alla prestazione.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Ansia e depressione: nuove modalità di diagnosi differenziale

Ansia e depressione: nuove modalità di diagnosi differenziale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Alle volte non è semplice differenziare l'ansia dalla depressione e viceversa a causa del fatto che possono presentarsi in concomitanza e alle volte la presenza di sintomi depressivi può mascherare la presenza di quelli ansiosi o la presenza di sintomi ansiosi può mascherare quella di sintomi depressivi.

Una corretta identificazione permetterebbe di intervenire tempestivamente e in modo efficace riducendo il rischio di cronicità della malattia così come un peggioramento del funzionamento psicosociale ed un miglioramento della qualità di vita.

 

Oltre a ciò che il paziente può portare e dal quale possono essere tratte informazioni importanti, secondo uno studio cinese potrebbe rappresentare un ottimo aiuto l'individuazione di marker specifici da rintracciare ad esempio nei diversi metaboliti presenti nelle urine.

 

Dalle analisi effettuate sui due gruppi presi in considerazione (gruppo sperimentale affetto da disturbi ansiosi e depressivi e gruppo di controllo), sono stati rintracciati quattro metaboliti urinari che, in modo significativo, distinguevano i due gruppi: N-metilnicotinamide, l'acido amino malonico, l'acido azelaico e l'acido ippurico.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Fobofobia: la paura della paura

Fobofobia: la paura della paura | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Alla stregua della paura provata verso alcune cose, alcune situazioni, vi è la fobofobia, più comunemente detta paura della paura.

Da dove nasce la paura della paura e che implicazioni può avere all'interno della propria vita?

 

L'origine della fobofobia può essere ricondotta ad un attacco di panico, il quale spesso può risolversi diventando un caso isolato, ma alle volte può indurre ad un vero e proprio Disturbo da attacchi di panico e ad un'ossessione per il mantenimento del controllo, con conseguente evitamento della situazione temuta. Ciò può indurre ad evitare il pericolo, ma in realtà, non permette di eliminare il ricordo di quest'ultimo che viene considerato come la principale fonte d'alimentazione della fobofobia.

 

Molto utile nel trattamento della paura della paura è la psicoterapia, ovvero un percorso che permetta di razionalizzare la paura, di fare i conti con essa e di esporsi a ciò che più si teme.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la Cura degli Attacchi di Panico a Milano

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Stress da lavoro correlato, sintomi e trattamento

Stress da lavoro correlato, sintomi e trattamento | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Da un'intervista effettuata al Dottor A. Zammitti, psicologo, docente universitario ed esperto nei servizi di job placement, è possibile avere maggiori informazioni su quello che viene considerato lo stress da lavoro correlato.

 

Secondo il Dottore: "Con stress da lavoro correlato si intende un processo che coinvolge la persona nel suo rapporto on l'ambiente di lavoro e che si manifesta in presenza di uno squilibrio tra le richieste che provengono dall'organizzazione e le capacità o le risorse dell'individuo, il quale si sente incapace di rispondere a tali richieste".

In riferimento ai sintomi ha affermato: "A livello fisico, lo stress da lavoro può causare delle alterazioni a carico di vari apparati. Sul piano psicologico si individuano depressione, ansia, rabbia, insicurezza, irritabilità e insonnia, problemi cognitivi quali disturbi dell'attenzione con riduzione della concentrazione, della memoria a breve termine e lo sviluppo di pensieri negativi o azioni sociali negative".

Invece, per quanto riguarda i sintomi legati ai comportamenti organizzativi: "Comprendono lo sviluppo di un distacco emotivo, l'assenteismo, un elevato turnover, l'avvio verso una scarsa resa di qualità sul lavoro, l'innalzamento del livello e della frequenza di conflittualità, una scadente collaborazione e una scarsa percezione di soddisfazione lavorativa".

In riferimento alla prevenzione ha affermato che esistono tre tipi di intervento: "Quello primario a livello organizzativo il cui scopo è quello di contenere il più possibile gli stressor. Gli interventi di tipo secondario e terziario sono, invece, più specificatamente rivolti all'individuo".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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