Psicologia del Web
731 views | +0 today
Follow
Your new post is loading...
Your new post is loading...
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Psicologia del Web: Perché rischiamo così tanto comunicando in rete senza autocontrollo?

Psicologia del Web: Perché rischiamo così tanto comunicando in rete senza autocontrollo? | Psicologia del Web | Scoop.it

Psicologia del Web: il rischio della mancanza di autocontrollo comunicativo

L'utilizzo dei Social network è ormai divenuto parte integrante della quotidianità di molte persone.
I dati relativi all'impiego delle nuove tecnologie in generale e di internet in particolare rivela come la tendenza all'impiego del web tramite pc fissi, portatili, tablet o smartphone sia in costante aumento anche in Italia dove l'Istat ha stimato, ad esempio, che nel 2012 circa l'84% delle famiglie con un minorenne ha dichiarato di possedere un pc e di accedere ad internet (80%).

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

L'uso frequente di Facebook può rendere depressi

L'uso frequente di Facebook può rendere depressi | Psicologia del Web | Scoop.it

In un mondo in cui tutti siamo interconnessi e con la possibilità di interagire con chiunque in qualsiasi momento, l’infelicità non solo non ci ha abbandonato ma rischia di trovare nuove ed insidiose strade per insinuarsi nelle vite di molti: ad esempio, attraverso Facebook che con il suo miliardo di utenti attivi costituisce il primo servizio di rete sociale per numero di iscritti. Considerata l’importanza che i social network rivestono nella quotidianità di tanti e soprattutto dei giovani, un’importanza che continua a crescere a gran velocità e che è divenuta sempre più invasiva da quando i dispositivi mobili consentono una connessione praticamente costante ed incessante, diventa indispensabile agli occhi della scienza cominciare a valutare quali potrebbero essere gli effetti di questi nella vita reale degli individui: perché se è evidente come mantenere i contatti con le persone anche lontane sia un aspetto decisamente positivo, meno chiare appaiono le potenziali conseguenze in termini di felicità e soddisfazione personale derivanti dal’uso di questo strumento, tutto sommato di recente invenzione.

«Anziché incrementare il benessere, abbiamo riscontrato come l’uso di Facebook provochi il risultato opposto, minandolo fortemente» sostiene Ethan Kross, l’autore principale di uno studio recentemente reso noto da un articolo pubblicato dalla rivista PLOS ONE che è stato curato dai ricercatori del dipartimento di psicologia dell’università del Michigan presso Ann Arbor. Il lavoro degli psicologi ha analizzato il rapporto di 82 giovani volontari iscritti a Facebook ed in possesso di uno smartphone con l’obiettivo di valutare l’impatto del social network sull’umore dei singoli individui nel momento in cui ricorrevano ad esso. Per fare ciò, nel corso di due settimane è stato misurato il grado di benessere di ciascuno attraverso delle semplici domande poste prima o dopo aver visualizzato aggiornamenti e novità su Facebook: «Come ti senti?», «Ti senti solo?», «Quanto hai usato Facebook rispetto all’ultima volta in cui abbiamo parlato?», «Quanto hai interagito?», «Con quante persone sei stato in contatto direttamente?». Ogni sera, insomma, dovevano rispondere ad un piccolo questionario. inolte, ai soggetti è stato chiesto di esprimere un voto sul loro grado di soddisfazione, all’inizio e alla fine del periodo di osservazione. I maggiori fruitori di Facebook hanno dato maggiormente risposte negative; al contrario, i rapporti sociali diretti facevano aumentare le risposte positive.

 

I ricercatori hanno quindi avuto modo di rilevare una connessione tra l’incremento nell’utilizzo di Facebook e il decremento nella serenità individuale: escludendo, grazie al ricorso alle domande, che i partecipanti accedessero al social network esclusivamente quando si sentivano soli, è emerso come, sostanzialmente, passare del tempo dinanzi a notifiche e foto altrui abbia il potere di rendere assai più tristi. Inoltre, è stato sottolineato come nessuna prova sarebbe stata riscontrata, durante il test, del fatto che interagire direttamente con altre persone, faccia a faccia o attraverso l’uso del telefono, influenzi negativamente l’umore generale; in verità, anzi, si è visto come le interazioni dirette con altri individui portassero positivi effetti sul benessere dei volontari. Come già rilevato da precedenti ricerche ed osservazioni, anche su campioni più ampi, il rapporto passivo con quello che accade ad “altri”, spesso dei semplici conoscenti, può causare uno stress emotivo frustrante, capace di far diminuire la propria autostima: in particolare una ricerca condotta dalle università tedesche Humboldt e Darmstadt su 584 giovani utilizzatori di Facebook ha riscontrato come il sentimento che viene maggiormente alimentato dal social network è l’invidia, naturalmente scaturita dalla possibilità di assistere ai successi e ai trionfi altru



continua su: http://scienze.fanpage.it/l-uso-frequente-di-facebook-puo-rendere-depressi/#ixzz2cbpyoUDS ;
http://scienze.fanpage.it

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

PSICOLOGIA DEL WEB, CYBER-BULLISMO: 6 ragazzi su 10 testimoni di atti di bullismo online

PSICOLOGIA DEL WEB, CYBER-BULLISMO: 6 ragazzi su 10 testimoni di atti di bullismo online | Psicologia del Web | Scoop.it
 

Il fenomeno del Cyber-bullismo è emerso in questi giorni in modo piuttosto dirompente a seguito del Decreto Legge del Governo sul tema della violenza di genere. In sintesi, viene ritenuto comeaggravante del fenomeno di Stalking, anche se, ad oggi, non sembra così semplice reperire informazioni precise in merito alle misure specifiche attuate da questo punto di vista.


Dr Fabio Ciuffini's insight:

Segue nel link:

http://psicologoalavoro.blogspot.it/2013/08/psicologia-del-web-cyberbullismo-6.html

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Le teorie della linguistica applicate alla psicologia del colore

Le teorie della linguistica applicate alla psicologia del colore | Psicologia del Web | Scoop.it

Facciamo comunicazione ogni volta che un nostro messaggio, in qualsiasi forma esso si presenti, arriva all’altro.

Esistono dunque moltissime forme di comunicazione: diretta o indiretta, implicita o esplicita, involontaria o intenzionale, verbale non verbale e scritta, intra ed interpersonale, pubblica, mediatica, conscia ed inconscia, e potremmo continuare fino a compilare una lunga lista.

La comunicazione presuppone l’invio di una molteplicità di informazioni e segnali che vengono colti ed elaborati solo in minima parte a livello cosciente.

La comunicazione è composta da un’ampia varietà di linguaggi diversi che si intersecano, si compenetrano e si fondono per dare vita ad un messaggio che viene ricevuto ed elaborato dal nostro sistema percettivo, cognitivo ed emotivo.

Ciascun linguaggio, sia esso verbale o non verbale, è costituito da un nucleo fondamentale entro cui si intrecciano due concetti tra loro interdipendenti: il significante ed il significato.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Minacce dal web per Laura Boldrini: perché si perseguita via internet?

Minacce dal web per Laura Boldrini: perché si perseguita via internet? | Psicologia del Web | Scoop.it

PERCHE' SI PERSEGUITA VIA INTERNET
Lo persecuzione attuata da un soggetto ai danni di un altro (designato come origine del suo disagio) avviene come una sorta di dipendenza (craving) che spinge lo stalker a mantenere contatti di controllo ossessivo e di minaccia sulla vittima al fine di indebolirla e renderla assoggettabile e confusa a causa della grande paura che questi comportamenti causano alla persona offesa. L'Osservatorio Nazionale Stalking ha risocializzato 250 stalker che, grazie al percorso seguito al Centro Presunti Autori, sono riusciti a smettere di perseguitare la vittima (45% dei casi). [approfondimento nelle prossime pagine]
Esamineremo alcuni casi internazionali di persecuzione via internet che hanno portato alla disperazione le vittime, tanto che hanno deciso di togliersi la vita. L'aleatoria politica in tema di privacy di alcuni social network permette a qualsiasi utente di sentirsi in una “botte di ferro” e poter utilizzare il mezzo, coperto dall'anonimato, per offendere, diffamare e umiliare la vittima. Perché l'utente si sente “in una botte di ferro”?
Pensiamo a Facebook: lo stesso team di Mark Zuckerberg, fondatore del popolare social network, ammette che circa il 9% dei profili degli utenti Facebook sono falsi. Si tratta di 83 milioni di fake users! Tra questi nomi falsi, molte sono delle sostituzioni di persona: profili creati a nome di personaggi famosi: questi profili vengono spesso utilizzati per indurre in errore le fan giornalisti: basti pensare al caso del “falso Gramellini”: una persona che si spacciava per il noto giornalista su Facebook dando appuntamento agli ignari utenti che lo contattavano persone comuni: il numero di casi di stalking virtuale sono tantissimi, e spesso si tratta di ex fidanzati che vogliono “farla pagare” alla persona che li ha lasciati. Creare un profilo con l'identità della vittima può servire a diffondere sue foto intime e mostrarle ai suoi amici oppure diffondere notizie false utilizzando le stesse generalità della vittima.

E' sostituzione di persona!
Altri profili vengono creati con nomi di fantasia per offendere le persone che vogliono “colpire” protetti dall'anonimato.
Creare un profilo con un nome di fantasia è consentito e legittimo, finché non viene creato con generalità di altre persone. Il diritto all'anonimato è da difendere, ma non la libertà di diffamare o offendere perché le conseguenze possono essere gravissime, e la giustizia non sempre è rapida, ed arriva quando il danno psicologico è già troppo grande.
Sui social network non è previsto alcun tipo di controllo delle identità (su Twitter per le persone “famose” è concesso di verificare il profilo, che viene contraddistinto da una spunta “di veridicità”, in modo da segnalare ai fan quale sia il profilo autentico e quali, invece, i fake), e in Inghilterra ben tre quarti delle vittime sono perseguitate via internet. 


Dalla sua nascita ad oggi, il popolare Facebook ha collezionato una lunga serie di “presenze” nelle vicende di stalking, compresi casi finiti in tragedia, come l’omicidio di Putignano (Ba), in cui una ragazza di 22 anni, Antonella Riontino, ha perso la vita in seguito ad una feroce persecuzione agita dal fidanzatino 18enne anche e soprattutto a mezzo Facebook, nel quale possedeva più profili, anche con pseudonimi, per terrorizzare la ragazza con minacce notturne. Purtroppo si legge sempre più spesso di persone (ex partner, conoscenti, colleghi di lavoro, spasimanti rifiutati) piene di risentimento che creano profili con le generalità della vittima per diffamarla, diffondere fotografie scattate nell’intimità o confondere gli amici della stessa al fine di ottenere informazioni riservate.


La polizia postale lavora bene e costantemente su casi di cyber-stalking, furti d'identità e minacce via internet. E' naturale domandarsi perché gli amministratori di questi siti non chiedano una verifica del profilo a seguito di diverse segnalazioni d’abuso da parte degli altri utenti del social (o di una lamentela da parte del soggetto a cui l’identità è stata “clonata”). Con questo si risolverebbe parte dei casi di cyber-stalking, in quanto i “profili falsi” utilizzati per offendere, diffamare e le clonazioni di profili/identità verrebbero sospesi e resi inoffensivi. Ed è raro che qualcuno si prenda su internet la responsabilità delle proprie offese utilizzando la sua vera identità, data la facilità di utilizzare nomi di fantasia o sostituzioni di persona. 
Il social network ormai è un mondo assimilabile alla realtà ma non dovrebbe essere una grande rogna per chi vuole tutelare la propria identità e la propria persona. Spesso le persone che intendono offendere e minacciare utilizzando false generalità e si nascondono dietro pseudonimi, che non vengono verificati/sospesi in attesa di controllo nemmeno a seguito di segnalazioni al portale; è necessario rivolgersi alla polizia postale che è subissata da richieste di questo tipo e fa il possibile per agire il più velocemente possibile, anche se a volte purtroppo le conseguenze psicologiche sulle vittime sono così gravi che la morte arriva prima della giustizia.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

INFO 3.0: Investigating Today's Technology For Tomorrow's World: Internet Addiction Proved to be Physically Harmful

INFO 3.0: Investigating Today's Technology For Tomorrow's World: Internet Addiction Proved to be Physically Harmful | Psicologia del Web | Scoop.it

Internet Addiction Proved to be Physically Harmful
Internet addiction, a controversial issue many health professionals have studied, has been linked to negative behaviors that, experts say, trouble certain youth.

Internet Addiction Alters Brain Structure

According to trained professionals in psychology and addiction, teens from this generation are predominantly the victims of thi classified…’impulse control disorder.’” Initially intended for entertainment purposes, the internet, as a study in China concluded, has been the cause of aggressive and anti-social behaviors. The study conducted “found evidence of disruption to "white matter" nerve fibers” which are crucial for cognitive developments; also seen in alcohol and drug addictions. This brain disruption is physically harmful and, as the study proves, can damage brain formation.

What The Next Step Should Be

Although internet addiction has yet to in the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-V) (a book of mental illnesses published by the American Psychiatric Association) it still has undergone extensive research. Experts say that the best remedy for any addicted teen is therapy; outpatient therapy has proved to be the most effective.

As more cases of this impulsive behavior is exposed, within the next few years we’ll be witnessing an influx of information that will improve our understanding of what it truly means to be a teen addicted to the internet.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Così vive un internet dipendente

Così vive un internet dipendente | Psicologia del Web | Scoop.it

Le Matin lancia l’allarme sulla dipendenza dal web: solo in Svizzera i casi denunciati sono 70 mila. Ecco la storia di Alex, che ha impiegato dieci anni per vincere la sua battaglia contro lo schermo.
LEGGI ANCHE: Si può vivere senza cellulare?
IL CASO – “In Svizzera il 74,5% degli adolescenti fa un uso quotidiano della rete”, il dato risale al 2010 ma la percentuale è salita anche se è difficile da stimare ma la cifra che spaventa è quella del 2006 che dichiarava un numero di 70 mila persone dipendenti dalla rete: un dato destinato a salire fino a 110 mila. Alex, il nome è di fantasia, ha 34 anni e ha lottato per dieci anni contro la dipendenza dalla rete.


DIPENDENZA - “Adesso mi sento meglio – ha detto il ragazzo a Le Matin, vincitore di una lunga guerra – Ho iniziato ad utilizzare il computer di mio padre, giocavo in rete e così è iniziata la mia dipendenza da internet. Soffro d’ansia e internet è un luogo rassicurante perché l’ambiente è limitato e si conoscono limiti e regole”. Alex ha iniziato quasi per caso, come tutti, voleva solo distrarsi un po’ ma la situazione gli è sfuggita di mano.


IL RACCONTO – “Trascorrevo tutto il tempo libero al pc e andavo a lavorare per pagare la connessione, non vedevo più né i miei amici né la mia famiglia. Internet era come un rifugio e io facevo lo struzzo, mi nascondevo per non pensare ai miei problemi. Sono stato super dipendente per sette o otto anni, anche se la fase acuta è durata quattro anni”. Oggi Alex ha cambiato vita e racconta: “Dopo la cura, utilizzo internet per lavorare e a casa ne faccio un uso comune come tutti, cerco gli orari del cinema, dei mezzi, biglietti per i concerti. Ho imparato a guarire dalla mia dipendenza”.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Facebook supera il miliardo di utenti tra tante contraddizioni

Facebook supera il miliardo di utenti tra tante contraddizioni | Psicologia del Web | Scoop.it
Facebook raggiunge l’ambito traguardo di 1 miliardo di utenti, dimostrando la più rapida crescita nella storia dei siti web, anche se gli ultimi 50 milioni sono giunti dopo ben 3 mesi.
more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Vodafone News - Vodafone Lab - Sexting e pornografia online preoccupano i pediatri

Vodafone News - Vodafone Lab -   Sexting e pornografia online preoccupano i pediatri | Psicologia del Web | Scoop.it
I pediatri italiani sono preoccupati per la diffusione del sexting e della crescente fruizione di contenuti pornografici online. “Il 74% degli adolescenti maschi e il 37% delle femmine ricorre al web per fare sesso, vedere sesso, sapere tutto sul sesso o cercare un partner – ha dichiarato Maurizio Bini, direttore del Centro riproduzione e del Centro dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig) dell’ospedale Niguarda di Milano – Un dato che colpisce e che molto spesso i genitori sottovalutano”.

 

In occasione del prossimo Congresso nazionale del Sindacato medici pediatri di famiglia, previsto per il 21 e il 22 settembre a Baveno, si farà il punto (fra le altre cose) sui fronti digitali più preoccupanti. La diffusione di foto intime tramite smartphone o web, chiamata appunto sexting, sembra essere diventata una pratica diffusa. In Italia si stima che il 20% degli adolescenti abbia inviato immagini di questo tipo e il 40% le abbia ricevute. Gli psicologici parlano di rischi per lo sviluppo dell’identità sessuale del giovane, ma anche della possibilità di incontri pericolosi. Spesso le foto vengono spedite a più persone, e non solo al partner.

 

“Esistono circa 2 miliardi di siti pornografici - ha aggiunto il sessuologo – Una possibilità di scelta infinita di immagini, che può provocare nel giovane evidenti ripercussioni sulla sessualità e in particolare sul rapporto di fedeltà al partner. Infatti, proprio per questa ampia disponibilità, diversamente da quanto avveniva ai nostri tempi, si crea un rapporto con le immagini e l’immaginazione instabile: non si è fedeli al partner fantasma e si sarà probabilmente meno anche con il partner reale”.

 

Infine si sta ponendo il problema dei rapporti sessuali precoci. “Se fino a poco tempo fa si stimava nel 60% la percentuale di giovani che praticavano la prima sessualità di coppia in età adolescenziale, questo valore ha subito significativi incrementi. Inoltre la rivoluzione informatica ha complicato le cose perché ha consentito nuovi percorsi, spesso incomprensibili per le generazioni precedenti, per la soddisfazione sessuale individuale” ha concluso il dottor Bini.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Cosa fanno donne e uomini su Internet?

Cosa fanno donne e uomini su Internet? | Psicologia del Web | Scoop.it

Dalla notte dei tempi al 2012, la storia si ripete. Donne e uomini hanno modi diversi di comunicare, divertirsi e trascorrere il tempo libero. E al giorno d’oggi, questo avviene non solo nella vita reale, ma anche in rete.


Da quanto emerge infatti da uno studio di psicologia sociale dell’Università di Bath, nel Regno Unito, condotto su un campione di 500 matricole universitarie, le donne preferiscono la parte ‘social’ del web – Facebook, Twitter e via dicendo – mentre gli uomini cercano svago soprattutto su siti di giochi e di download di musica. Su Internet il gentil sesso ama soprattutto chattare, pubblicare foto o commentare i post degli amici, mentre mariti, compagni e fidanzati si divertono a scaricare le proprie canzoni preferite, magari per concentrarsi prima di giocare a texas hold’em in uno dei tanti casinò virtuali.


Dunque, se fino a qualche tempo fa i classici luoghi d’incontro erano i “salotti delle amiche” per le donne e i bar per gli uomini, ora ci si ritrova molto di più su Internet. Ma null’altro è cambiato: uomini e donne, anche in rete, continuano a coltivare interessi e hobby differenti.
Anzi, l’uso di Internet sembra non solo riflettere ma talvolta rafforzare le differenze di genere e alcuni stereotipi. Quelli per esempio della donna chiacchierona e vanitosa e dell’uomo giocatore e più dedito al divertimento: infatti il social network è soprattutto “donna”, mentre a navigare tra i siti di giochi per puntare un numero alla roulette o per trovare il miglior poker online e organizzare così una mano virtuale a carte con gli amici sono, in stragrande maggioranza, gli uomini.


Come ha sottolineato il Dr. Richard Joiner, a capo dell’equipe di psicologi che ha condotto lo studio, «è importante continuare a studiare nel tempo le tendenze del web attraverso ricerche di questo tipo, proprio per l’importanza che Internet ha in ogni aspetto della vita quotidiana, non solo virtuale. Sempre di più il web è lo specchio di quello che accade nel mondo reale».


Una ricerca analoga a quella attuale è stata condotta dieci anni fa dalla stessa Università: lo studio più recente dimostra che da allora molto è cambiato nell’uso di Internet soprattutto dopo il boom dei social network. Chissà cosa potranno dirci tra dieci anni i ricercatori con una nuova analisi delle abitudini e dei comportamenti di uomini e donne in rete. Siamo pronti a scommettere sullo sviluppo di nuove tendenze virtuali ma anche sul fatto che le differenze tra i sessi supereranno ancora le somiglianze.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

"Mi hanno rubato l'identità sul web"

"Mi hanno rubato l'identità sul web" | Psicologia del Web | Scoop.it
"Mi hanno rubato l'identità sul web"
Giovedì, 20 settembre 2012 - 12:27:00
Sottomesse. Sottovalutate. Sottoposte a violenze. Sottoimpiegate. Nella vita privata come nel lavoro, sono sempre più numerose le denunce di donne che subiscono violenza fisica o psicologica. A loro si rivolge la rubrica di Affaritaliani.it "Donne sotto". L'autrice è Valentina Cristalli, avvocato penalista e collaboratrice dell'associazione no profit "SOS Stalking". (Per scriverle, manda una mail a donnesotto@affaritaliani.it)

 

LA LETTERA

Qualche giorno fa, un’amica mi ha informata che qualcuno aveva aperto sul sito facebook un profilo falso usando il mio nome e parecchie mie fotografie spacciandole per proprie. Dopo aver verificato, mi sono resa conto che questa persona ha rubato, forse dalla mia vera pagina facebook, mie foto personali, anche con mio figlio, i miei amici e i miei parenti.
Sono rimasta un po’ scossa…questa persona ha rubato la mia identità e ha violato la mia privacy. Come posso tutelarmi?

 

LA RISPOSTA

Il c.d. “furto d’identità” è un fenomeno che, putroppo, negli ultimi anni ha avuto una costante crescita: e ciò, probabilmente anche a causa della massiccia diffusione di social network, come facebook e twitter, che facilitano lo scambio di informazioni ed immagini relative alla vita personale di ciascuno di noi.
Tuttavia, l'utilizzo del nome e delle fotografie altrui con l’intento di sostituire la propria persona a quella di altri – tutt'altro che lecito - integra gli estremi del reato di “sostituzione di persona” di cui all'art. 494 c.p.
Tale norma, infatti, prevede che “chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno”.
In casi come quello descritto, inoltre, potrebbero essere ravvisabili gli estremi del reato di “trattamento illecito di dati personali” di cui all'art. 167, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196. In effetti, una siffatta condotta viola, senza alcun dubbio, le norme poste a tutela della privacy.
Le consiglio, pertanto, di sporgere querela nei confronti di ignoti, eventualmente rivolgendosi alla Polizia Postale e delle Comunicazioni che è altamente specializzata nella prevenzione e nel contrasto di questo tipo di reati.

Avv. Valentina Cristalli

 

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Vuole morire per la playstation Come sono fragili i nostri figli

Vuole morire per la playstation Come sono fragili i nostri figli | Psicologia del Web | Scoop.it
Tredicenne si getta dal balcone perché papà gli rompe il videogioco. Colpa di una vita virtuale che li rende indifesi davanti agli ostacoli
more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

PSICOLOGIA DEL WEB: Psicoterapia online, uno studio ne dimostrerebbe l'efficacia.

PSICOLOGIA DEL WEB: Psicoterapia online, uno studio ne dimostrerebbe l'efficacia. | Psicologia del Web | Scoop.it
La consulenza online e la sua efficacia sono da molto tempo oggetto di discussione ed indagine nel mondo della Psicologia. L'aumento delle tecniche e lo sviluppo della tecnologia sono certamente in grado di colmare con il tempo alcune delle tipiche lacune proprie di un dialogo a distanza con un professionista, anche se evidentemente, non potranno mai sostituire la qualità e la complessa natura della relazione di un incontro reale, in cui la dinamica Terapeuta-Paziente che si instaura si arricchisce di una serie di elementi chiaramente non presenti in un dialogo a distanza tramite un pc od un'applicazione per smartphone (anch'esse in netta diffusione).Sta di fatto che oltre alle consulenze psicologiche a distanza (via mail skype, Facebook etc..), in alcuni Paesi viene consentita regolarmente anche laPsicoterapia on line tramite Webcam, verso la quale molti professionisti italiani hanno ancora un certa diffidenza, legata sia alla tipologia di relazione che si instaura (priva di alcuni aspetti comunicativi non verbali importanti durante una terapia) sia per l'instabilità tecnologica cui viene sottoposta una seduta a distanza, specie in Italia dove da questo punto di vista la qualità del segnale è ancora sostanzialmente un problema.Va da sé che un crollo immediato di linea o un problema al pc possainterrompere bruscamente una seduta a distanza, con evidenti rischi nella relazione tra terapeuta e paziente.La ricerca tuttavia prosegue senza sosta e appena qualche settimana fa è emersa questa notizia passata un po' inosservata ma non per questo irrilevante, ossia uno studio effettuato sulla Psicoterapia a distanza realizzata dall'Università di Zurigo che avrebbe dimostrato una evidente efficacia della terapia online, assimilabile per i buoni esiti alla Psicoterapia di persona.Ritengo personalmente che internet sia uno strumento fantastico di diffusione della Psicologia e che la tecnologia possa aiutare moltissimo ad avvicinarsi sempre più alla persona raggiungendo anche utenze lontane e creandopossibilità di contatto altrimenti impossibili di persona. Tuttavia, nonostante ciò, sia lo Psicologo che lo Psicologo-Psicoterapeuta devono a mio avviso approcciarsi ai nuovi strumenti comunicativi con grande prudenzavalutando caso per caso l'applicabilità della comunicazione a distanza e le possibili conseguenze negative che possono impattare anche molto violentemente sull'efficacia della relazione.In Italia non siamo ancora arrivati alla Psicoterapia online e la Consulenza psicologica a distanza ha trovato spazio, seppur da un punto vista ancorainformativo e divulgativo, soltanto recentemente. 
Ma molta strada è già stata fatta e ritengo che non passi molto tempo prima che l'argomento trovi vie ufficiali di utilizzo, prima o poi. Con tutti i rischi del caso.
Non è affatto strano che, proprio per questo motivo, le normative degli Ordini Professionali si stiano sempre più modificando ed adattando a questo possibile (ma ancora non certissimo) scenario.
Dr Fabio Ciuffini's insight:

http://www.psicologoalavoro.blogspot.it/2013/08/psicologia-del-web-psicoterapia-online.html

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Captologia. La persuasione nella progettazione del web

Captologia. La persuasione nella progettazione del web | Psicologia del Web | Scoop.it

Captologia è lo studio della capacità delle interfacce informatiche di persuadere. L’ha fondata nel 1996B.J. Fogg, direttore del Laboratorio di ricerca in Persuasive Technology alla Stanford University.

La captologia e` una nuova area di ricerca nell`ambito della interazione uomo macchina e si occupa di studiare le influenze profonde che le tecnologie interattive esercitano nel nostro ormai quotidiano e pervasivo rapporto con esse. La captologia, in quanto ambito di investigazione risulta dalla sovrapposizione di teorie e tecniche provenienti da due aree disciplinari apparentemente diverse ma interrelate e incorporate nei mezzi interattivi, l’area della psicologia della persuasione e quella della computer science.

Fogg è il direttore del laboratorio di ricerca in Persuasive Technology della Stanford University, in cui si studiano i computer come strumenti, come media e come attori sociali, approfondendo il tema della credibilità degli artefatti informatici, in particolare dei siti web. Ultima frontiera della sua ricerca è la psicologia di Facebook.
“Facebook e Twitter” hanno introdotto la persuasione interpersonale di massa. Secondo Fogg, il processo di persuasione sui social media funziona bene perché le richieste arrivano da persone amiche, motivo per cui godono di una certa credibilità.
E proprio gli strumenti del web 2.0 hanno esteso enormemente le capacità di persuasione da pochi a molti. Per Fogg questo non è un problema, partendo dal presupposto che l’uomo è buono;  possiamo sicuramente affermare che un controllo distribuito su molti anziché su pochi è potenzialmente un valore, soprattutto partendo da un’idea di persuasione fondata sulla credibilità o, potremmo dire, sull’autorevolezza della fonte da cui proviene.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Vivere un anno senza internet, è davvero possibile?

Vivere un anno senza internet, è davvero possibile? | Psicologia del Web | Scoop.it

A detta di medici e scienziati di alta preparazione in psicologia, nell'era dell'informatica e di internet la razza umana tende a involversi e a isolarsi proprio a causa di quella "bestia nera" che è il web, che ci catapulta in un batter d'occhio in altri mondi mai prima d'ora accessibili ai ceti meno abbienti.

Internet ci fa fare amicizie virtuali sui social network, apre spunti di ricerca alle varie discipline dello scibile umano con diversi tools di ricerca e rende aggiornati gli utenti sui fatti che accadono in tutto il mondo. L'isolamento da tutto quello che ci circonda è stato lo spunto che ha fatto sì che un giornalista americano staccasse la spina da internet e computers vari per un anno, per ritrovare le vere emozioni della vita reale.

Precisamente a mezzanotte del 30 aprile 2012, Paul Miller ha deciso di non toccare per un anno computers, cellulari, IPad, XBox e quant'altro che lo potessero mettere in contatto con il mondo virtuale e si è ritrovato a vivere bene solo per i primi tre mesi dell'esperimento, riuscendo in questo lasso di tempo a ritrovare vecchi amici che aveva accantonato da tempo, leggere qualche buon libro e avere scontri – incontri con i propri familiari.

La prima cosa che ha fatto, a suo dire, è stata rispolverare la vecchia bicicletta rimasta nel garage dai tempi della fanciullezza e con questa fare salutari passeggiate al parco. Ma dopo i primi tre mesi di euforica libertà era ritornato a una vita piatta e monotona, senza escludere che lui, essendo giornalista, non riusciva più ad essere sulla notizia in tempo reale, perché aveva perduto i contatti che gli occorrevano allo scopo. Non potendo più pagare i suoi conti on line era costretto a delle file interminabili ai vari sportelli competenti, così si costrinse a terminare l'anno di esperimento sperando che non fosse proprio lungo dodici mesi. Come Dio volle l'anno terminò e Paul Miller ha dovuto fare l'amara asserzione che il mondo vero non lo soddisfa più di quanto lo faccia quello virtuale. "La vera vita è nel virtuale", afferma un po' abbattuto dalla scoperta, ma che dire che ogni tanto sarebbe auspicabile staccare la spina e dedicarsi alla socializzazione? Quello che è veramente auspicabile è riuscire a poter dosare l'una e l'altra senza far prevaricazioni di sorta.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Grafica web e psicologia del colore: come i colori comunicano con l’inconscio

Grafica web e psicologia del colore: come i colori comunicano con l’inconscio | Psicologia del Web | Scoop.it

La scienza ci insegna che il colore non è altro che un’elaborazione visiva generata dai segnali nervosi che i fotorecettori della retina inviano al cervello. La percezione visiva è quindi creata a tutti gli effetti dal nostro cervello e, come tale, è capace di provocare risposte emotive ed atteggiamenti psicologici diversi. Lo studio di questo fenomeno, che ha molto a che vedere con la neurofisiologia, prende il nome di“psicologia del colore”.

Cosa dice, in sintesi, la psicologia del colore?

Il colore è una sensazione che viene recepita dal cervello e che ha effetti sul nostro organismo e soprattutto sul nostro atteggiamento psicologico.

La nostra “tavolozza cromatica personale” dipende dal modo in cui percepiamo i colori esterni e da quali concetti emozionali gli associamo inconsciamente, sia sulla base del nostro vissuto personale, sia sulla base del contesto culturale in cui viviamo che ci influenza più o meno direttamente.

In linea di massima, i colori caldi (giallo,arancione, rosso) sono stimolanti e positivi, ma anche irruenti e decisi. I colori tenui, come le tonalità pastello, sono rassicuranti e ispirano fiducia. Stessa cosa per i colori freddi, come il verde e l’azzurro.

Su questi concetti si basa anche la cromoterapia, disciplina interessante quanto controversa che poggia le sue fondamenta su principi analoghi a quelli che condizionano l’individuo nella scelta del colore degli abiti da indossare sulla base di un determinato stato d’animo. Secondo la cromoterapia, i colori aiuterebbero il corpo e la psiche a ritrovare un loro equilibrio, e avrebbero effetti fisici e psichici in grado di stimolare il corpo e di guarirlo addirittura da alcune patologie.

Appurato che le emozioni hanno molto a che vedere con la vendita di un prodotto, è indiscusso che è possibile indirizzare, attraverso l’uso di elementi visivi, la volontà di acquisto di un cliente verso un certo prodotto piuttosto che un altro.

Per esempio, il rosso e l’arancione sono conosciuti come intensi colori emozionali, che stimolano l’aumento del battito cardiaco e del respiro. Inoltre – questa forse non è cosa molto nota- questi colori, applicati nel settore alimentare, incoraggiano i consumatori a mangiare di più e più velocemente. Ecco perché molti leader del settore della ristorazione (uno su tutti la catena McDonald’s) scelgono come colore aziendale proprio il rosso, e fanno uso di questo colore anche per determinati particolari dell’arredo, come tovaglie e tende.

Vediamo nel dettaglio qual è il significato intrinseco dei colori che utilizziamo più spesso, e in che modo questi possono influenzare – negativamente o positivamente – i nostri potenziali clienti.

Il significato nascosto dei coloriRosso

Il rosso è il colore più vibrante e stimolante dello spettro, ed esprime numerose sensazioni positive  e vitali (non a caso stiamo parlando del colore dell’amore, della passione, dell’emozione). E’ il primo colore che notiamo, ed è il colore che più di tutti è capace di attirare la nostra attenzione e di provocare in noi una qualsiasi reazione emotiva.

Il rosso è il colore dell’audacia, della grinta, e stimola un senso di urgenza e di immediatezza. Il messaggio è: devo farlo, e devo farlo subito. Alcuni studi hanno dimostrato che in presenza del colore rosso un consumatore medio tende a spendere di più, e ad acquistare più in fretta, quasi in modo irrazionale. Come abbiamo premesso, questo colore genera una vera e propria risposta fisiologica nell’individuo, che in presenza di elementi rossi sarà stimolato a mangiare di più e più velocemente.

E’ quindi un colore molto dinamico, con un potenziale decisamente forte. Ma, proprio per questo, può rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Il rosso è infatti anche il colore del pericolo, ed è spesso accostato a situazioni spiacevoli (rosso come il sangue, rosso come un segnale di emergenza, rosso come il debito). Stanca gli occhi, provoca insonnia, aumenta la circolazione sanguigna: un colore da utilizzare con moderazione e consapevolezza.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

La comunicazione che diventa un’ossessione: sesso e giochi online sono i cyber-disturbi più diffusi

La comunicazione che diventa un’ossessione: sesso e giochi online sono i cyber-disturbi più diffusi | Psicologia del Web | Scoop.it
Si chiamano “Internet Addiction Disorders”, identificati con l’acronimo IAD, e sono molto più diffusi di quanto non si pensi. Perfino chi crede di esserne immune sarà colpito da alcuni banali disturbi; questo è quanto asserito dallo psicologo californiano Larry Rosen attraverso un libro che in America è già un bestseller. Sta infatti per sbarcare in Italia iDisorder: Understanding our obsession with technology and overcoming its hold on us, opera prima di Rosen. Lo psicologo si premette infatti di fornire un’adeguata descrizione delle dipendenze che conseguono dall’uso sfrenato della tecnologia in cui la vita di oggi ci trascina. Non per ultime, le assuefazioni riguardanti i social network; ma nessuno, neanche chi non utilizza questi mezzi di comunicazione, si salva.

Le più famose sono anche le più temute, sono quei disturbi che già vengono riconosciuti come malattie dall’utente medio di Internet. Si parla di cybersexual addiction per indicare la categoria di individui dipendenti dal sesso virtuale: essi sono generalmente dediti allo scaricamento e all’utilizzo di materiale pornografico, oltre che al coinvolgimento in chat room erotiche. Fortemente legata a questa è la cosiddetta dipendenza cyber-relazionale, che porta chi ne soffre ad instaurare legami solo con persone virtuali, attraverso social network e relazioni online. In questa categoria rientrano anche il compulsive gambling (ossia il gioco d’azzardo in rete) e lo shopping patologico, che portano diverse persone a perdere grandi quantità di denaro. Se si è d’accordo nel riconoscere queste come vere e proprie malattie, che necessitano di cure mediche e psicologiche, molto più comuni e sottovalutati sono i disturbi che seguono.

Spaventa il “sovraccarico cognitivo”, anche conosciuto come information overload: davanti all’enorme quantità di informazioni fornite dai motori di ricerca come Google o Yahoo!, il cervello non è più in grado di focalizzarsi su un singolo argomento e prendere una decisione. E questo non avviene a livello conscio: chi soffre di questo disturbo passa da una pagina web all’altra, senza ricordare ciò che ha visto o letto, ma anche senza soffermarsi su un evento in particolare. Tutto, a livello cognitivo, viene percepito come “rumore”, e per questo il sovraccarico informativo viene archiviato e messo da parte senza che sia stata presa una decisione soddisfacente. Con l’avvento dei social network (prima di MySpace, poi di Facebook) è aumentata la dipendenza dai giochi online, anche nota come net-gaming: la differenza con la malattia del gioco d’azzardo compulsivo di cui sopra è che non si tratta di applicazioni a pagamento, bensì assolutamente gratuite. L’utente, dopo qualche partita, non è più in grado di mantenere le “scadenze” imposte dalla rete, nè di controllare il proprio naturale istinto a vincere: tutto questo è fonte di stress, insonnia e narcisismo. Attenzione: è classificato come disturbo patologico anche il goldbricking, ossia il fingere di lavorare mentre si usa Internet per scopi personali. Esso porta a una diminuzione del rendimento professionale e ad una vera e propria alienazione del soggetto sul luogo di lavoro, una volta fonte di ricchi rapporti sociali. E’ proprio dedicato al motore di ricerca più utilizzato il Google effect, simile all’information overload ma con un concetto differente: è una malattia anche l’ascoltare con superficialità e incapacità di ricordare qualsiasi informazione, pensando: «Tanto poi lo cerco su Google». E per finire, nonostante la lista sia ancora lunga, il disturbo più eclatante, di cui soffre anche chi usa poco il computer: la phantom vibration syndrome, ossia la sensazione che il proprio cellulare stia vibrando quando in realtà non è così.

La copertina del bestseller di Larry Rosen
Queste malattie hanno effetti anche sulla vita lontana dallo schermo di un pc: sentimenti di onnipotenza, perdita del contatto con la realtà, insonnia, stress accumulato che non viene mai scaricato, isolamento sociale.

L’elenco di piccoli e grandi disturbi è lungo, e purtroppo non è così difficile ritrovarsi in uno o più descrizioni dei sintomi connessi ad ogni addiction disorder. Gli stadi di cura sono differenti: mentre per le patologie meno gravi può ancora bastare l’auto-limitazione, per quelle più problematiche è prevista addirittura la psicoterapia. Internet ha decisamente rivoluzionato l’ambito della comunicazione, velocizzando gli scambi e portando con sè tanti vantaggi. Una caratteristica che forse è determinante nel desolante scenario degli IAD è questa: la rete non pone alcun controllo sugli impulsi dell’uomo. Anzi, il web odierno è per molti versi in grado di sfruttarli; Internet offre tutto a portata di mano, con pochi click si raggiunge l’oggetto del proprio desiderio nel più assoluto anonimato. Non tutti, però, sono in grado di usare bene questo strumento: dopo le prime ricerche, l’impulso diventa ossessione. Rientra in questo anche l’eccessiva necessità di comunicare, attraverso Facebook e Twitter, in ogni istante della giornata, le proprie riflessioni. C’è quindi bisogno di un vero e proprio ripensamento di Internet e della sua funzione comunicativa: fino a che punto è giusto assecondare i propri istinti, e quando è opportuno, per l’uomo e per la sua salvezza, rialzare (anche solo in parte) quelle barriere che il web aveva contribuito a distruggere?

 

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Professione Web Designer: il significato psicologico del colore nella realizzazione di siti web | Web e siti interessanti

Professione Web Designer: il significato psicologico del colore nella realizzazione di siti web | Web e siti interessanti | Psicologia del Web | Scoop.it
Scegliere in modo opportuno il colore dominante del tema di un sito web è fondamentale: ecco il significato psicologico dei colori

Qual è il compito di un web designer? Non solo realizzare siti web. Un buon web designer deve fare molte cose contemporaneamente: dall’assicurare una navigazione semplice e chiara, all’attirare gli utenti il più a lungo possibile, fino a condurli lungo il canale della conversione, invitando l’utente a fare le azioni prestabilite.

Dato che i web designer devono tendere ad avere una vera e propria influenza sul comportamento degli utenti, molti si stanno avvicinando alla psicologia del colore per sfruttarlo come strumento di progettazione web: si possono utilizzare veri e propri riferimenti culturali per suggerire fiducia, urgenza o mistero.

 

Il rosso

Il rosso è un colore stimolante associato con la passione, la potenza ed a volte con la rabbia. Nella progettazione di un sito il rosso può essere utilizzato per gli avvisi o per i pericoli, ma nello stesso tempo suggerisce forza, determinazione e coraggio.

Rossi più scuri, come il mattone, suggerisce agli utenti forza e conforto, ottimo per quei siti che intendono suggerire qualità e durevolezza come i muri. I rossi brillanti, come il rosso pomodoro, sono i colori ideali per siti giovani che vogliono suggerire energia e desiderio.

 

Il rosa

Il rosa è fortemente associato con la femminilità giovanile: è giocoso e richiama la gomma da masticare e l’innocenza. È l’ideale per siti web che rimandano a tempi antichi o che sono dedicati ad un pubblico prettamente femminile.

 

L’arancione

L’arancione è un colore più equilibrato e meno sconvolgente del rosso: vibrante, energico, accogliente e invitante, è l’ideale per i siti che hanno bisogno di movimento e vitalità.

I web designer attenti alla creatività prediligono spesso l’arancione perché è un colore unico ed emozionante, pur rimanendo confortevole e caldo.

 

Il giallo

Il giallo è spesso considerato il colore più energizzante: gli antichi impararono ad associare il giallo con il sole, rendendolo così il vero e proprio colore della felicità. Questo sue essere luminoso, lo rende perfetto per siti dedicati a bambini.

Sottili sfumature del giallo possono creare associazioni assai più complesse: tonalità più scure possono suggerire antichità ricordando la pergamena ingiallita. A causa di questa sua peculiarità tale sfumatura può essere associata alla saggezza e alla curiosità: è quindi ideale per i siti che intendono dimostrare un certo senso di autorità e intelligenza.

 

Il verde

Il verde è fortemente associato alle foglie delle piante e contengono un sacco di associazioni positive. È possibile trasmettere agli utenti sentimenti di calma, ringiovinimento, benessere e ottimismo utilizzando un unico colore.

Le tonalità più scure sono più legate al denaro, ottimo per siti che vogliono suggerire benessere, crescita e stabilità. Tonalità più chiare, invece, sono maggiormente associate con la molla e la crescita per quei siti che intendono trasmettere relax, freschezza e onestà.

 

Il blu

Il blu richiama alla mente l’affidabilità e la sicurezza, ha anche un estrema energia positiva che induce alla calma e alla spiritualità.

La maggior parte dei siti web aziendali e commerciali utilizzano il blu scuro per richiamare alla mente la loro esperienza, il successo e l’affidabilità.

 

Il nero, bianco e grigio

Nero, bianco e grigio sono solitamente i colori di sfondo, che permettono ai colori più brillanti di rendere l’effetto reale. Il nero suggerisce potenza, modestà e raffinatezza mentre il bianco suggerisce pulizia, la semplicità e l’innocenza.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

La dipendenza da web rientra tra i disordini mentali | News e commenti

La dipendenza da web rientra tra i disordini mentali | News e commenti | Psicologia del Web | Scoop.it

La dipendenza da Internet sarà inclusa nel Dsm-IV, il manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali, a partire da maggio del prossimo anno. A chiedere la nuova classificazione è stata la Australian Psychological Society, che ha anche richiesto l’inclusione della dipendenza dai giochi d’azzardo on-line e dai videogame.
La diagnosi di quello che a tutti gli effetti diventerà un disordine mentale includerà le persone che sono dipendenti dai loro smartphone, così come i tablet. Secondo gli esperti, già a partire dai 12 anni i ragazzi stanno mostrando i primi segni di una crescente dipendenza da Internet e dai videogame. «I primi, più diffusi sintomi di questo disturbo sono stress, frustrazione e irritabilità quando non possono giocare o connettersi a Internet» ha spiegato lo psicologo Emil Hodzic, che dirige una clinica per il trattamento della dipendenza da videogame a Sidney.
Lo studioso aggiunge che il 70% dei suoi pazienti è costituito da bambini e teenager: «Molti di questi ragazzi hanno difficoltà a tollerare lo stress quando si trovano in luoghi in cui non possono connettersi né giocare» ha spiegato.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

I-disorder, tecno-patologie che creano dipendenza - Stili di vita - Salute e Benessere - ANSA.it

I-disorder, tecno-patologie che creano dipendenza - Stili di vita - Salute e Benessere - ANSA.it | Psicologia del Web | Scoop.it

(ANSA) - ROMA, 19 SET - Si chiamano 'I-Disorder', dal titolo dell'ultimo manuale (IDisorder - Understanding Our Obsession With Technology and Overcoming Its Hold on Us, ed. Palgrave MacMillan) dello psicologo californiano Larry Rosen, che è diventato un bestseller e indicano le tecno-patologie, un mix di disagi a cui si va incontro stando inchiodati tutto il giorno alla scrivania, ventiquattr'ore su ventiquattro tra pc, smartphone e tablet, spesso usati in contemporanea. Lo psicologo, che insegna alla California State University, analizza le piu' comuni, a cominciare dalla phantom vibration syndrome;, la vibrazione fantasma, in cui si ha l'errata percezione che il cellulare nella tasca stia vibrando, persino se è appoggiato sul tavolo. Il 'Google effect', invece, consiste nella crescente incapacità di memorizzare nuove informazioni (ma anche indirizzi, numeri di telefono) nell'illusione di poterli facilmente recuperare su Google o sui contatti del cellulare. La cosiddetta deviazione del 'meformer' e' tipica di chi passa tutto il tempo su Twitter cercando informazioni su se stesso, mentre la Facebook depression; coglie sempre più spesso gli utenti dei social network. E crea una vera e propria dipendenza, come quella dalle sigarette, dando origine a dei disagi fisici, come insonnia, ansia e danni alla vista. Tant'e' vero che Rosen consiglia di smettere gradualmente, dandosi un tempo massimo al giorno per consultare Facebook. Ancora, usare di più gli sms o il telefono per sentire gli amici e, al limite, la posta elettronica: questi sono piccoli passi che, con costanza e determinazione, possono aiutare a guarire dalla dipendenza. Secondo uno studio condotto dall'Università di Bonn e pubblicato sul Journal of Addiction Medicine pare che siano le donne più inclini a soffrire di i-Disorder'; rispetto agli uomini e la ragione non sarebbe solo psicologica ma genetica. L'indagine tedesca ha coinvolto 843 persone di entrambi i sessi per valutare la loro inclinazione a utilizzare il web e quanto questo influisse sulla loro vita. In questo gruppo i ricercatori hanno contato 132 persone con una spiccata dipendenza da Internet. Le loro caratteristiche sono state confrontate con un gruppo di persone 'sane' e ;analisi ha mostrato che chi era dipendente era prevalentemente di sesso femminile e aveva una probabile predisposizione genetica. I ricercatori, nonostante siano soddisfatti dei risultati conseguiti, sostengono che sono necessari ulteriori studi prima di decretare che ci sia davvero una matrice genetica e soprattutto femminile; assodato, tuttavia, che le donne sono davvero tra le maggiori utilizzatrici assidue dei servizi presenti su internet, primo tra tutti lo shopping on line.

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Da mesi senza web, il giudice: «Danno da stress»

Da mesi senza web, il giudice: «Danno da stress» | Psicologia del Web | Scoop.it
Trieste. Quasi 5 mesi senza internet, da metà agosto al 2 dicembre 2009. E un mese e mezzo senza neanche il telefono di casa. Una casalinga triestina, mamma di tre figli, tutti studenti bisognosi della rete, ha vissuto mesi di calvario per il lungo disservizio causato dalla compagnia telefonica con cui aveva stipulato un contratto nel 2008.

 

Ora, a distanza di alcuni anni dai fatti, dopo un tentativo di conciliazione non andato a buon fine davanti al Corecom Fvg, si è vista riconoscere un danno quantificato dal giudice di pace di Trieste, Stefania Bernieri di Lucca, in 2.400 euro: 1.600 di danno patrimoniale, altri 800 di danno esistenziale. Il legale della donna, l’avvocato udinese Giuseppe Turco, aveva invocato una condizione di oggettiva «disuguaglianza digitale» causata dal mancato funzionamento del servizio, che aveva comportato un ostacolo all’esercizio del diritto della donna a istruire i propri figli e una violazione al diritto allo studio, tutelati dagli articoli 30 e 34 della Costituzione.

 

Il giudice di pace ha accolto l’impostazione, considerando il danno causato «particolarmente grave in un’epoca in cui la comunicazione è fondamentale in ogni aspetto della vita quotidiana». Nel motivare il danno esistenziale subito, il giudice riconosce anche che la signora ha subito «un’apprensione angosciosa - si legge nella motivazione della sentenza - prodotta dalla situazione creatasi nel corso dell’annosa questione».

«È stato un incubo - testimonia la donna - mia figlia usava internet per studio. Ho una mamma e altri parenti anziani che necessitano di chiamarmi spesso. Ero in ansia anche per questo. È stato un disagio psicologico enorme». sagio psicologico enorme».

more...
No comment yet.
Scooped by Dr Fabio Ciuffini
Scoop.it!

Una nuova tendenza spopola tra i giovani: la web dipendenza

Una nuova tendenza spopola tra i giovani: la web dipendenza | Psicologia del Web | Scoop.it
Una nuova tendenza sta spopolando tra i giovani legata al mondo del web: sempre più persone fanno uso di chat erotiche, appuntamenti virtuali con amici e con sconosciuti. La conseguenza? La porno dipendenza. A dare l’allarme è stato il Sindacato medici pediatri di famiglia (Simpef) poco prima del Congresso nazionale tenutosi a Baverno tra il 21 e il 22 settembre.

Le cifre parlano chiaro Il 74% dei giovani maschi e il 37% delle femmine decide di servirsi del web per fare sesso, per conoscere un probabile partner o per reperire qualsiasi aspetto verso tale realtà. Quindi più della metà dei giovani ricorre al web ma non solo per cercare un’eventuale “preda” ma anche per esibirsi in pose ammiccanti e per migliorare così le proprie arti seduttive.

Il sessuologo Maurizio Bini, direttore dell’ospedale Niguarda di Milano, davanti a tali dati ha affermato: “Il vero dato allarmante è che i genitori non si rendono conto delle potenzialità del web. I ragazzi rimangono chiusi nelle loro stanze e i genitori non hanno percezione del problema, perché probabilmente non sanno nemmeno cosa i figli stanno facendo. Non molto tempo fa si contava che circa il 60% di adolescenti aveva modo di conoscere la prima sessualità di coppia subito dopo l’età puerile, tale valore è cambiato notevolmente diminuendo l’età. Per di più – commenta Bini – l’ingresso del mondo informatico nella realtà di tutti i giorni ha oscurato alcuni aspetti perché possono essere percorsi in modo diverso. Le moderne soluzioni adottate hanno poi determinato tracce indelebili sui giovani”. Tracce indelebili? Si perché ogni esperienza segna reale o irreale che sia.

La situazione viene spiegata dalla psicologa dell’età evolutiva e insegnante presso l’università La Sapienza Roma, Anna Oliverio Ferraris, che così chiarisce: “Il problema è che il fenomeno va ad aumentare perché tutti possono accedere con grande facilità ai siti porno. I giovani poi pensano che inoltrarsi, rifugiarsi in queste realtà sia del tutto normale, perché è un modello che, in fondo, viene creato dagli adulti, sono loro a presentarci tali modelli su internet, quindi non riescano a trovare nulla di sbagliato seguono d’altronde soltanto ciò che viene proposto dai più “maturi”. Non riescono a capire che è un errore, uno sbaglio e continuano così per la loro strada”.

Dall’ultima indagine Eurispes-Telefono Azzurro è emerso che circa il 6,7% dei giovani italiani manda messaggi o video porno dal proprio telefonino e almeno il 10% hanno ricevuto tali immagini. Prima i tempi erano diversi si ricorreva ai giornaletti, ora è molto più semplice e veloce accedervi tramite computer e cellulari, basta un click.

Ma quali sono i rischi che un giovane può incontrare avventurandosi nel web? A spiegarlo è Oliverio Ferraris : “Attualmente può succedere che un pre adolescente, o ancora peggio, un bambino possa imbattersi, non volendo, in siti porno e ne rimanga affascinato e stuzzicato. Tale situazione può ripetersi di giorno in giorno fino a diventare abitudine e poi dipendenza dalla pornografia. I giovani poi sono convinti che bisogna avere più partner e che un rapporto costante con la stessa persona sia poco eccitante. Da un’analisi recente è stato dimostrato che con poche settimane su questi siti il ragazzino subisce, ovviamente, delle serie conseguenze. I giovani tendono ad associare il rapporto sessuale alla violenza, sono restii ad un insegnamento riguardante l’educazione sessuale e ridimensionino lo stupro”.

Ecco alcuni consigli per cercare di attutire tale fenomeno: “ I genitori non posso seguire costantemente i propri figli per l’intera giornata, ne tantomeno sedersi accanto a loro mentre navigano. Allora l’unico modo è correggere tale deviazione prima del tempo. C’è un periodo in cui il ragazzo è più sensibile agli impulsi sessuali, se in questo arco di tempo si riesce ad educarlo, difficilmente, presenterà un percorso deviante. Bisogna educarli prima non correggerli dopo. In questo modo anche gli stessi genitori saranno più tutelati e meno preoccupati anche perché spesso il proprio figlio inserisce foto sue o di suoi intimi amici sul web, violando così la privacy, anche perché si tratta di immagini poco consone alla morale civile”.

Viene chiamata the Second life ed è effettivamente così: i giovani non sono più capaci di staccarsi dal web, ne sono totalmente immersi e non riescono più a distinguere l’irreale dal reale. Volendo stilare una lista di ciò che i giovani sono più portati a cercare oltre la pornografia ci sono chat a sfondo sessuale e l’azzardo.

Ma la dipendenza da tali contesti è diventata una vera e propria malattia, non a caso l’ospedale le Molinette di Torino e il policlinico Gemelli curano i ragazzi che presentano tali deviazioni. Se prima c’era la dipendenza da droga ed alcool, oggi si vuole aiutare gli adolescenti eccessivamente vincolati al computer. Purtroppo il fenomeno sta dilagando tanto che le cifre stimate sono solo approssimative, ogni giorno le cifre aumentano.

Nel 2002 il fenomeno era già emerso chiaramente all’occhio critico dello psichiatra M. D. Griffiths che ha parlato di “dipendenze sommerse”. Si tratta cioè di ossessioni non dettate da stimoli esterni come può essere l’alcool o la droga, ma da impulsi interni e l’anima ne è completamente dilaniata, perché la nostra mente è tormentata da un unico pensiero. Il problema è proprio questo che l’ossessione nasce da fattori interni che quindi non emergono chiaramente e che comporta per ogni paziente una cura a sé. Difficile stabile poi l’entità del problema perché non è chiaramente visibile ai nostri occhi. Dalla parte del paziente non troviamo nemmeno quella sincerità nel sentire e nell’esporre il problema perché non lo sentono tale.

Philip Rosedal, colui che ha fondato nel 2003 la società Linden Lab, è stato lui a dar vita in qualche misura alla Second Life, creando una community di oltre ventidue milioni. Lui è diventato ultra- milionario ma i giovani hanno poi riscontrato seri problemi ad interagire nella realtà. Trovano più soddisfacente i rapporti virtuali e non hanno voglia più di trascorrere il loro tempo in contesti veri. La realtà scompare, svanisce e subentra un nuovo mondo, soprattutto, a causa di avatar che sono immagini che vanno a rappresentare virtualmente i giovani.
Per lo studioso Giorgio Schiappacasse, che occupa in un importante ruolo nel Sert Ponente, Genovese sostiene che: “L’importante è che la famiglia sappia gestire il fenomeno. Spesso il giovane non riesce a staccarsi nemmeno per pranzare, sono attaccati al pc e se i genitori tentano di farli ragionare la situazione che ne scaturisce è triste e angosciante, si arriva quasi al dramma familiare. Ma i genitori devono insistere sono loro che decidono e devono sapersi imporre anche se la situazione è difficile. Se non ne sono capaci ricorrere ad un esperto è consigliabile se non addirittura indispensabile”. Attualmente al sert ligure sono giunte oltre quaranta richieste di assistenza: prima erano molto rare.

Ma chi sono le vittime di questo nuovo fenomeno? In realtà non c’è una reale fascia d’età, comprende tutte le età e coinvolge sia donne che uomini. A fare una distinzione delle vittime del web è Federico Tonioni, responsabile delle dipendenze da internet del Policlinico Gemelli di Roma, ha visitato in tre anni circa trecento individui, perciò ha avuto modo di capire a fondo il problema: “Per un giovane che soffre di solitudine, Facebook o le altre community costituiscono un modo per interagire con gli altri, simili ai giochi di ruolo, lì dove il tempo e lo spazio dedicati sono vissuti in modo diverso allora subentra la dipendenza. Bisogna saper distinguere: se parliamo di un vuoto che può essere colmato tramite chat o se la nostra vita diventa la chat. Il tempo a cui dedichiamo, in quest’ultimo caso, diventa infinitamente maggiore. Conseguenze: seri problemi a relazionarsi e si sentono vincenti solo nel mondo virtuale. Tonioni, autore del famoso libro Quando internet diventa una droga, termina osservando: “Non bisogna trascurare il contesto in cui si inserisce il fenomeno perché stiamo parlando di incontri ammalianti, di un’orgia di rapporti. È sbagliato parlare di dipendenza il termine più appropriato è, infatti, abuso. È dall’abuso che nasce la dipendenza, fenomeni di regressione e gravi problemi psicologici. Dobbiamo capire i giovani non semplicemente imporci perché sentiamo naturalmente di averne il diritto- dovere. I professionisti del settore devono capire che gli adolescenti ricorrono al mondo virtuale perché infelici e pieni di dolore e tentano di trovare una propria nicchia, una propria stabilità. Una stabilità che non trovano anzi in questo modo peggiorano ed entrano in crisi”.

Perciò per aiutarsi a vicenda sono nati unioni di auto aiuto, come gli Alcolisti anonimi: ormai sono presenti in tutta la penisola. Esso è un fenomeno positivo perché porta al confronto e arrivano alla consapevolezza di non essere soli ma che c’è qualcuno pronto ad aiutarli.

Fonte foto

Lucia Picardo

more...
No comment yet.