Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano
5.7K views | +12 today
Follow
 
Rescooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it from Stop ansia, panico, fobie e psico-curiosità
onto Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano
Scoop.it!

Come affrontare ansia e depressione nell’anziano

Come affrontare ansia e depressione nell’anziano | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it
Quando ansia e depressione si presentano nell’anziano assumono specifiche caratteristiche! Possiamo aiutare l'anziano nell'affrontare tali disturbi!


A cura del Dott Federico Baranzini

Psicogeriatra a Milano


Via Simona Lauri - www.milano-psicologa.it/
more...
Simona Lauri - www.milano-psicologa.it/'s curator insight, October 4, 2013 11:07 AM

Ansia e depressione nell'anziano: come gestirle?

 

Iscriviti alla mia newsletter
http://www.milano-psicologa.it/newsletter-psicologia.html ;

 

 

Per ulteriori approfondimenti segui il video http://www.youtube.com/watch?v=K2DC3rdA-Ik

 

Iscriviti al mio canale You Tube  http://www.youtube.com/channel/UChbNUtYd21e8g4q884zK-BQ ;

 

Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano
La psichiatria al confronto con la terza età e l'invecchiamento neurologico cerebrale. Le malattie degenerative e la diagnosi differenziale con le pseudodemenze e la depressione nell'anziano. Le scoperte della ricerca e le cure della psicogeriatria. Info: www.federicobaranzini.it/category/domande-e-risposte/depressione-nel-anziano/
Your new post is loading...
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Ricordi: invecchiando il meccanismo di creazione “si inceppa”

Ricordi: invecchiando il meccanismo di creazione “si inceppa” | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Diversi sono stati gli studi che negli anni si sono occupati di dare una spiegazione a quelle che possono essere considerate le dimenticanze in persone di età avanzata.

Tra i tanti è stato condotto uno studio che ha previsto la partecipazione di 21 persone di diversa fascia di età alle quali sono stati fatti vedere dei volti su uno schermo analizzandone, nel frattempo, i movimenti oculari e le scansioni cerebrali.

Sono stati presi in considerazione i movimenti oculari in quanto, secondo una delle autrici dello studio, J. Ryan: "I movimenti oculari sono importanti per raccogliere informazioni dal mondo e il centro della memoria del cervello, l'ippocampo, è importante a sua volta per legare insieme questi dati e formare un ricordo di ciò che i nostri occhi vedono".

 

Dai dati emersi è stato riscontrato che gli anziani mostravano maggiori movimenti oculari, ma non vi era un modello corrispondente nell'attività cerebrale. Secondo l'autrice: "L'aspetto di collegamento che crea un ricordo sembra essere rotto. Quando la memoria non viene creata, un oggetto continua a non essere familiare, anche quando la persona che lo guarda l'ha visto più volte".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Alzheimer: perché quelle placche nel cervello non sono sempre collegate a demenza

Alzheimer: perché quelle placche nel cervello non sono sempre collegate a demenza | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Alcuni studiosi statunitensi si sono occupati di capire perchè non tutti i pazienti che, a livello cerebrale, mostrano agglomerati patologici di proteina beta amiloide e di proteina tau, classici meccanismi caratteristici della malattia di Alzheimer, presentano sintomi di demenza e pertanto di declino cognitivo.

 

Gli studiosi occupandosi delle sinapsi, punti di contatto tra le cellule nervose, hanno riscontrato che le sinapsi di chi mostrava un accumulo di proteine, ma non i sintomi della demenza, sembravano avere una "firma" caratteristica, ovvero un insieme di quindici proteine che potrebbe proteggere le sinapsi dai danni delle due proteine.

 

Secondo gli studiosi i dati emersi potrebbero fornire nuove strade relative alla ricerca sulla malattia.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Herpes e Alzheimer: si rafforza l'ipotesi di un legame

Herpes e Alzheimer: si rafforza l'ipotesi di un legame | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Già in passato si era parlato di un ipotetico legame tra l'Herpes e l'Alzheimer, rispolverato e analizzato da una revisione di ricerche sul tema effettuata dall'Università di Oxford, grazie alla quale sono stati aggiunti ulteriori dati.

 

Alcuni studi passati hanno dimostrato che l'Herpes simplex virus 1 è presente nel cervello delle persone anziane conferendo maggiore rischio di Alzheimer nel momento in cui infetta persone con la variante genetica chiamata APOE4. Altre ricerche hanno mostrato che il virus genera una produzione incontrollata delle proteine caratteristiche dell'Alzheimer, la proteina beta-amiloide e quella tau.

 

Dall'Università di Oxford arrivano altri studi i quali hanno preso in considerazione oltre 8000 pazienti over 50 con diagnosi di Herpes simplex e 25000 pazienti con la stessa età ma senza infezione. Nei 10 anni successivi, i soggetti del primo gruppo hanno mostrato una probabilità di sviluppare demenze 2,5 volte più alta rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, i pazienti la cui infezione è stata trattata, hanno diminuito di 10 volte il rischio di incorrere in Alzheimer rispetto ai pazienti non trattati.

 

I dati ottenuti però non bastano a cofnermare la relazione tra infezione e neurodegenerazione.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Molti casi di demenza potrebbero derivare da errori spontanei nel DNA

Molti casi di demenza potrebbero derivare da errori spontanei nel DNA | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Quanto una storia familiare di Parkinson o di Alzheimer può indurre l'ereditarietà di queste patologie? E si tratta solo di ereditarietà o vi sono altri meccanismi e possibili cause?

 

A porsi questi quesiti sono stati gli scienziati dell'Università di Cambridge. Dallo studio condotto è emersa un'ulteriore spiegazione relativa all'eziologia di queste patologie neurodegenerative, ovvero la presenza di errori spontanei nel DNA che si verificano ancor prima della nascita, durante i processi di divisione cellulare nella fase di sviluppo embrionale.

 Queste mutazioni spontanee e non ereditarie potrebbero portare, in età avanzata, alla produzione di proteine mal ripiegate.

 

La presenza e l'identificazione di questi errori spontanei nel DNA potrebbero spiegare perchè demenze come il Parkinson o l'Alzheimer si presentino in persone che non hanno una storia familiare di demenza e dove non è pertanto possibile rintracciare una forma di ereditarietà.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Alzheimer: subdolo, inesorabile, progressivo. Ecco come si manifesta

Alzheimer: subdolo, inesorabile, progressivo. Ecco come si manifesta | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

La malattia di Alzheimer rappresenta una forma di demenza che colpisce 50 milioni di persone in tutto il mondo, dato quantitativo che, secondo l'OMS, tenderà a triplicarsi entro il 2050. In Italia questa patologia assume un carattere importante in quanto sono 2 milioni le persone con demenza, di cui 600.000 colpite da Alzheimer.

 

Il Prof. P. M. Rossini, Direttore dell'Area Neuroscienze del Policlinico Gemelli, chiarendone le caratteristiche, la sintomatologia e la modalità, ha affermato: "I sintomi sono gli stessi di un invecchiamento fisiologico: amnesie ricorrenti, difficoltà a reperire i termini e i nomi, difficoltà a sviluppare un discorso, difficoltà a programmare un'azione, irritabilità, cambiamenti della personalità e tono dell'umore. Queste cose, se reiterate nel tempo, se con andamento progressivo, se con una storia familiare alle spalle, devono costituire altrettanti campanelli d'allarme. Spesso il problema viene sottovalutato e ci si arriva con ritardo, questo deriva purtroppo da scarsa cultura e sensibilità non solo nella popolazione generale e nelle organizzazioni sanitarie ma anche negli addetti ai lavori".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Demenza: un algoritmo può predire il rischio a 10 anni

Demenza: un algoritmo può predire il rischio a 10 anni | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Uno studio condotto all'Università di Copenaghen ha posto l'attenzione sulla prevenzione della demenza attraverso l'analisi di alcuni fattori come ad esempio età, sesso, valore dell'apolipoproteina E (Apoe) coinvolta nella malattia di Alzheimer e, più in generale, nella demenza.

 

L'autrice principale dello studio, R. Frikke- Schmidt, ha affermato: "Combinando in un algoritmo alcuni fattori semplici come età e sesso e alcuni geni comuni riusciamo a individuale le persone con il più alto rischio di sviluppare la malattia. Grazie a queste informazioni possiamo quindi indirizzare meglio la prevenzione, coinvolgendo chi potrà avere i maggiori risultati da un intervento precoce".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Declino cognitivo: 1 caso su 3 evitabile in 7 mosse

Declino cognitivo: 1 caso su 3 evitabile in 7 mosse | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Dall'analisi dei risultati ottenuti all'interno di alcuni studi, è emerso che è possibile evitare il declino cognitivo in un caso su tre attraverso una gestione alternativa della propria vita basata sulla modificazione di alcune abitudini.

 

E' importante tenere sottocontrollo il proprio peso in quanto è stato riscontrato che obesità e diabete possono correlare con la demenza, così come eliminare le sigarette in quanto è stato notato che le persone di mezza età che fumavano più di due pacchetti di sigarette al giorno avevano un rischio di demenza più che doppio in età avanzata. E' importante svolgere attività fisica. A tal proposito alcuni studi hanno scoperto che le persone anziane che avevano iniziato un regolare programma di esercizi, avevano una migliore funzione cognitiva. Inoltre è importante tenere la mente allenata, svolgere attività collettive evitando l'isolamento, avere una sana alimentazione e dormire il giusto quantitativo di ore in quanto si presuppone che l'insonnia cronica può essere collegata ad un aumento del declino cognitivo in età avanzata.

 

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Memoria: per quella a lungo termine c’è la stimolazione transcranica a corrente alternata

Un gruppo di scienziati di Malibu, in California, ha analizzato gli effetti della stimolazione transcranica a corrente alternata sulla memoria ed in particolar modo sulla memoria a lungo termine.

 

I ricercatori hanno analizzato questa forma di stimolazione per indirizzare le oscillazioni dell'onda lenta endogena durante il sonno e hanno studiato se l'aumento di queste oscillazioni influenzava le prestazioni della memoria durante la notte su 16 volontari sani.

 

E' stato notato che il consolidamento della memoria a lungo termine è migliorato dopo la stimolazione transcranica a corrente alternata.

Secondo i ricercatori: "Il metodo potrebbe essere utile ai pazienti che soffrono di deficit di sonno e che mostrano disturbi concomitanti nell'apprendimento e nella memoria".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Alzheimer: basse dosi di aspirina per ridurre placche amiloidi

Alzheimer: basse dosi di aspirina per ridurre placche amiloidi | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Cosa suggeriscono la ricerca e la scienza in riferimento all'assunzione di aspirina nei casi di malattie neurodegenerative come ad esempio la malattia di Alzheimer?

 

Una revisione sistematica della letteratura pubblicata sulla rivista Stroke nel 2010 aveva messo in guarda dall'utilizzo della molecola in soggetti con questa malattia poichè, a causa dell'effetto di antiaggregante piastrinico, può indurre un incremento del rischio di emorragia cerebrale e quindi la sua assunzione e prima ancora la sua prescrizione sono sconsigliate se non è presente un'indicazione cardiovascolare e sempre sotto valutazioni di chi è competente in materia.

 

Uno studio statunitense ha notato che, somministrando basse dosi di acido acetilsalicilico in un campione di topi con Alzheimer, le placche amiloidi caratteristiche della malattia sono diminuite grazie agli effetti della proteina TFEB, proteina che favorisce la produzione di vescicole importanti per l'eliminazione dei rifiuti delle cellule.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.psichiatra-a-milano.it

 

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Parkinson: ancora un’evidenza per la stimolazione cerebrale profonda

Parkinson: ancora un’evidenza per la stimolazione cerebrale profonda | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Quanto può essere efficace la stimolazione cerebrale profonda nel trattamento dei sintomi motori del Parkinson?

Uno studio americano ha analizzato i dati ottenuti da un precedente studio effettuato su pazienti con Parkinson in fase iniziale ai quali è stata somministrata una scala di valutazione della malattia e di cui 14 sono stati sottoposti solo a terapia farmacologica e 13  sia terapia farmacologica e sia stimolazione cerebrale profonda.

 

E' emerso che il gruppo con la terapia combinata aveva una media dei punteggi motori migliore rispetto al gruppo con sola terapia farmacologica. Inoltre, dall'inizio fino ai successivi 24 mesi, i punteggi di tremore a riposo sono stati peggiori tra chi riceveva solo i farmaci rispetto agli altri soggetti. E' emerso anche che sette pazienti trattati con farmaci e stimolazione non hanno mostrato tremore a riposo in nessuno degli arti precedentemente non interessati dal tremore, e in un caso il tremore è scomparso in tutti gli arti colpiti.

 

Secondo A. Mogilner del Center for Neuromodulation al NYU Langone Medical Center di New York: "Tradizionalmente, negli ultimi 25 anni, si è sempre pensato che la chirurgia fosse l'ultima risorsa per i pazienti con malattia di Parkinson in fase avanzata. La chirurgia migliora la qualità di vita e i sintomi e ci sono crescenti evidenze che l'intervento chirurgico dovrebbe essere fatto prima. Questo studio sembra confermarlo".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Demenza: al via in GB progetto basato su realtà virtuale

Demenza: al via in GB progetto basato su realtà virtuale | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Proviene dalla Gran Bretagna una nuova proposta per stimolare la memoria di persone con demenza attraverso la tecnologia.

In cosa consiste?

Utilizzando la realtà virtuale si prova a far rivivere eventi del passato, visitare luoghi che possono scaturire ricordi ed emozioni. Questa nuova forma di terapia dei ricordi, migliora la funzionalità cognitiva e riduce i sintomi depressivi nelle persone con demenza.

 

Questa nuova modalità è già in uso e nei prossimi mesi verrà vagliata la potenza benefica dell'uso regolare della tecnologia.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Parkinson: rallentare la malattia con vitamina B3

Parkinson: rallentare la malattia con vitamina B3 | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Uno studio tedesco, i cui risultati sono stati pubblicati su Cell Reports, si è cimentato nella sperimentazione della somministrazione della vitamina B3 su cellule di pazienti e su animali. Dopo aver utilizzato cellule di pazienti con malattia di Parkinson e, dopo averle trasformate in neuroni, nello studio le cellule sono state nutrite attraverso la vitamina B3.

 

E' stato notato che questa vitamina riesce a prevenirne la morte, ma non solo, è stato notato che, in seguito alla somministrazione della vitamina, la malattia progredisce più lentamente negli insetti i quali riescono ad avere un controllo sui movimenti.

 

Questi risultati sono molto importanti. Adesso si attende l'inizio della sperimentazione sui pazienti affetti da Parkinson.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Parkinson: chi ha una IBD ha un rischio maggiore di svilupparlo

Parkinson: chi ha una IBD ha un rischio maggiore di svilupparlo | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

E si ritorna a parlare di relazione tra intestino e cervello, nello specifico della relazione tra ambiente intestinale e funzionalità del sistema nervoso centrale.

 

Uno studio danese ha messo a confronto soggetti con diagnosi di malattia infiammatoria intestinale con soggetti, aventi stesso sesso ed età, ma senza diagnosi di malattia intestinale.

 

Dal confronto e dalla valutazione a distanza di tempo è emerso che i pazienti con malattia infiammatoria intestinale avevano il 22% in più di probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson.

Sono risultati più a rischio i soggetti con colite ulcerosa mentre differenze significative non sono state rintracciate in coloro che soffrivano di malattia di Crohn.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Il cervello femminile è più attivo: lo conferma uno studio

Il cervello femminile è più attivo: lo conferma uno studio | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Uno studio condotto in California si è occupato di quantificare le differenze tra cervello femminile e maschile per mezzo dell'analisi del flusso sanguigno.

Il campione, sottoposto ad esami di imaging a riposo o durante l'esecuzione di alcuni compiti cognitivi, includeva anche soggetti che presentavano una varietà di condizioni psichiatriche.

 

E' emerso che il cervello femminile era più attivo in molte aree rispetto a quello maschile ed in particolar modo per quanto riguarda la corteccia prefrontale, implicata anche nel controllo degli impulsi e le aree limbiche o emotive legate all'umore e all'ansia.

 

Secondo il capo del giornale nel quale è stato pubblicato lo studio: "Definire con precisione le basi fisiologiche e strutturali delle differenze di genere nella funzione cerebrale ci aiuterà a saperne di più sull'Alzheimer".

E' già noto, infatti, che i disturbi cerebrali influenzano in modo diverso uomini e donne. In quest'ultime si mostra una maggiore presenza di casi di malattia di  Alzheimer, di depressione e di ansia, mentre negli uomini sono più presenti disturbi quali ADHD e problemi della condotta.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Come cambia la percezione della paura negli anziani

Come cambia la percezione della paura negli anziani | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Alcuni studiosi dell'Università di Bologna si sono interessati di comprendere il motivo per il quale negli anziani cambia il normale meccanismo di reazione e di percezione della paura e come avviene. Sembra infatti che gli anziani tendono ad avere paura anche in contesti e situazioni in cui altre persone, invece, non sperimentano quest'emozione. Per lo studio sono stati coinvolti 48 volontari tra giovani, persone di mezza età e anziani, i quali sono stati sottoposti ad alcuni test.

 

Partendo dai risultati ottenuti e per comprendere anche meglio il ruolo dei ricordi emotivi, G. Pellegrino, conduttore dello studio, ha affermato: "I ricordi di esperienze traumatiche non vengono mai rimossi definitivamente dal nostro cervello. Stimoli ed eventi collegati a situazioni di pericolo vissute in passato possono, in alcune circostanze, attivare allarmi e paure. L'invecchiamento può avere un impatto negativo sulla capacità di utilizzare le informazioni contestuali per modulare in modo flessibile il recupero dei ricordi emotivi. La responsabilità potrebbe essere dei cambiamenti che avvengono con l'età in alcune aree del cervello come l'ippocampo e le cortecce prefrontali, particolarmente soggette agli effetti dell'invecchiamento".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Alzheimer: con analisi liquido cerebrospinale, diagnosi più sicure

Alzheimer: con analisi liquido cerebrospinale, diagnosi più sicure | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Un gruppo dell'Alzheimer's Association ha rintracciato e resa nota una modalità diagnostica che potrebbe portare a diagnosi maggiormente sicure di malattia di Alzheimer per mezzo dell'analisi del liquido cerebrospinale. Lo stesso gruppo ha evidenziato l'impiego della presente metodica in casi specifici. Ad esempio, la procedura può essere indicata per persone con declino cognitivo con alto rischio di malattia che mostrano persistente declino della memoria, insorgenza dei sintomi dopo i 60 anni ed esordio negli ultimi cinque anni, persone che hanno un decadimento cognitivo lieve persistente e progressivo o persone che per esempio hanno come sintomo dominante un inspiegabile cambiamento di comportamento.

 

Oltre a menzionare alcuni dei  casi in cui sarebbe possibile applicare la puntura, vengono elencati alcuni casi in cui quest'utilizzo non è appropriato come ad esempio persone che non mostrano problemi cognitivi, che non sono ad alto rischio di Alzheimer o che hanno sintomi che convergono verso altre tipologie di demenze.

 

Per il coordinatore del gruppo, J. Hendrix: "Questo tipo di test potrebbe aiutare nella diagnosi precoce per far entrare prima i pazienti, per esempio, in studi clinici su farmaci che vorrebbero ridurre la progressione della malattia alle prime fasi. Inoltre, con una diagnosi più precisa, si eviterebbe di somministrare farmaci inutili".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Anziani: i social media “spezzano” il legame tra dolore e depressione

Anziani: i social media “spezzano” il legame tra dolore e depressione | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Partendo dal presupposto che chi soffre di dolore cronico è più a rischio di sviluppare depressione, uno studio condotto da alcuni esponenti dell'Università del Michigan e dell'Università della Pennsylvania si è interessato di indagare il rapporto tra la depressione e l'utilizzo dei social media negli anziani con dolore.

 

Su 3.401 persone di oltre 67 anni, il 54% ha dichiarato di aver sofferto di dolore nel mese precedente l'indagine ed il 17% ha dichiarato di aver utilizzato i social network. Tra le persone con dolore, il tasso di depressione si è rivelato inferiore quando queste usavano i social media. Il 6% delle persone attive sui social hanno riferito anche minori sintomi di depressione, contro il 15% di coloro che non usavano i social.

 

Uno degli autori dello studio, commentando i risultati ha affermato: "Usare i social per mantenere i contatti con familiari e amici è un buon modo per compensare la limitazione delle proprie attività sociali a causa del dolore, anche se non sostituisce i benefici il fatto di un'interazione reale".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Il fumo aumenta il rischio di sviluppare demenza

Il fumo aumenta il rischio di sviluppare demenza | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Uno studio sudcoreano si è interessato di valutare se il fumo ha un ruolo nello sviluppo della demenza. Sono stati presi in considerazione 46 mila uomini con un'età superiore a 60 anni, suddivisi in fumatori attuali, coloro che avevano smesso da poco, coloro che, invece, avevano smesso da più tempo e coloro che non avevano mai fumato. Del campione, dal 2002 al 2013, 1.644 persone avevano ricevuto diagnosi di demenza.

 

E' emerso che, coloro che avevano smesso da più tempo e coloro che non avevano mai fumato, mostravano un rischio più basso di sviluppare demenza ed, in particolare, una probabilità ed un rischio inferiore di sviluppare demenza vascolare e malattia di Alzheimer.

 

Pertanto, smettere di fumare riduce il rischio del 14% mentre, per chi non ha mai fumato, il rischio è inferiore del 19% rispetto ai fumatori.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Demenza: con ictus rischio più che raddoppiato

Demenza: con ictus rischio più che raddoppiato | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Uno studio inglese si è occupato di ipotizzare ed analizzare la relazione che intercorre tra ictus e demenza, sulla base dell'analisi dei risultati di precedenti 48 studi.

 

E' emerso che, coloro che avevano avuto un ictus di recente, mostravano una probabilità di 2,2 volte maggiore di sviluppare demenza rispetto a coloro che non avevano mai avuto un ictus.

 

Secondo gli autori dello studio: "L'ictus è un fattore di rischio forte, indipendente e potenzialmente modificabile per tutte le cause di demenza".  Inoltre, bisognerebbe: "Smettere di fumare, seguire la dieta mediterranea, fare attività fisica e bere poco alcool".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Invecchiamento del cervello: ansia e depressione lo velocizzano

Invecchiamento del cervello: ansia e depressione lo velocizzano | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Uno studio ha preso in considerazione l'analisi della relazione ipotetica tra invecchiamento del cervello, inteso come processo di deterioramento dello stato cognitivo in età adulta avanzata, e problematiche quali la depressione e l'ansia.

 

E' stato notato che, se pur non è possibile quantificare la velocità, la depressione e l'ansia, nelle persone anziane, accelerano il decadimento di funzioni quali quelle mnemoniche, incidendo negativamente anche sulla capacità decisionale e sulla velocità di elaborazione delle informazioni.

 

Risulterebbe pertanto importante non trascurare la presenza e la cura di un disturbo depressivo e prima ancora di una tristezza che può sfociare in depressione, facendo attenzione a tutti quelli che possono essere i cambiamenti ad esempio nel sonno, nell'appetito.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la Cura della Depressione a Milano

Se vuoi rimanere aggiornato, seguimi su Facebook o Twitter

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Parkinson: attaccare un enzima per arrestare la malattia

Parkinson: attaccare un enzima per arrestare la malattia | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

La fondazione Ri.MED, insieme all'Università di Pittsburgh e UPMC, ha analizzato all'interno di uno studio, l'attività dell'enzima LLRK2, già precedentemente noto per il suo ruolo in alcune forme ereditarie di Parkinson e adesso anche nelle forme più comuni.

 

E' stata scoperta un'attività anomala dell'enzima nelle forme non ereditarie ed è stato scoperto che l'enzima favorisce l'accumulo dell'alfa- sinucleina (molecola coinvolta nella malattia) cosa che non accade in roditori trattati con un farmaco in fase di sviluppo, mirato a bloccare l'attività dell'enzima, impedendo l'accumulo di forme tossiche dell'alfa- sinucleina.

 

Si attendono nuovi studi per poter vedere se,  bloccando questo processo, si può fermare o almeno rallentare la neurodegenerazione tipica della malattia.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Malattie neurodegenerative: nessuna protezione dalla vitamina D

Malattie neurodegenerative: nessuna protezione dalla vitamina D | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Ci sono evidenze sul fatto che la vitamina D possa avere un ruolo all'interno delle malattie neurodegenerative e che quindi un aumento di quest'ultima possa aiutare?

 

K. Iacopetta, una delle principali autrici della ricerca a cui fa riferimento l'articolo, ha affermato: "Studi precedenti avevano scoperto che i pazienti con una malattia neurodegenerativa tendevano ad avere bassi livelli di vitamina D rispetto a persone sane. Ciò ha portato all'ipotesi che l'aumento dei livelli di vitamina D potrebbe potenzialmente avere un impatto positivo. Una convinzione diffusa è che ciò potrebbe ridurre il rischio di sviluppare disturbi correlati o limitare la loro progressione. I risultati della nostra revisione approfondita e un'analisi di tutta la letteratura scientifica, tuttavia, indicano che non è così e che non ci sono prove convincenti a sostegno della vitamina D come agente protettivo per il cervello".

 

A cura del Dtto Federico Baranzini

www.psichiatra-a-milano.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Caregiver: l’intensità dell’assistenza può peggiorare la salute

Caregiver: l’intensità dell’assistenza può peggiorare la salute | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Non è semplice prendersi cura di una persona a noi vicina che ha bisogno di aiuto. Esistono delle conseguenze sia a livello emotivo che fisico. A prendere in considerazione questi aspetti è stato uno studio cinese.

 

Lo studio si è concentrato su 1866 persone over 60 che non erano caregivers all'inizio dello studio nel 2011. All'inizio del lavoro e nel 2013 e 2015 è stato chiesto loro di descrivere il loro stato di salute e il loro stato di caregivers. Inoltre, quasi la metà di caregivers ha iniziato l'osservazione senza malattie croniche oppure con una sola tra cui artrite, cancro o malattie polmonari, gastriche o cardiovascolari, il 45% di persone con due o più malattie croniche e il 15% alle quali sono state diagnosticate una o più condizioni di questo tipo dopo aver iniziato ad assistere il coniuge.

 

E' stato notato che le persone con problemi emergenti sono state quelle che hanno subito durante lo studio un maggiore calo di salute.

Secondo H. Liu, coautrice dello studio: "I caregivers con una storia pregressa di malattie croniche multiple possono aver accumulato esperienza con queste condizioni, sviluppando quindi una migliore comprensione dei bisogni dei loro partner e una maggiore capacità di recupero. Queste condizioni potrebbero averli protetti dai risultati negativi per la salute derivanti dalla transizione all'assistenza".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Alzheimer: possibile correlazione con herpes virus

Alzheimer: possibile correlazione con herpes virus | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Da una squadra di ricercatori che lavorano presso l'Ospedale Mount Sinai di New York è stata proposta un'ipotesi di correlazione tra la malattia di Alzheimer e l'herpes virus. Nello specifico, di cosa si tratta?

 

I ricercatori hanno effettuato un'analisi post-mortem sui cervelli di quasi 1000 persone sia sane che malate, rintracciando l'herpes virus, ed in particolare 2 ceppi di quest'ultimo, in quantità doppia nei cervelli dei soggetti malati. Sono state notate abbondanti quantità di questi ceppi e, analizzando l'influenza di ogni virus su determinati geni e proteine, è stato rintracciato un legame tra i virus e le placche amiloidi, ad oggi indicative di probabile malattia di Alzheimer.

 

Per J. Dudley, a capo del gruppo: "Abbiamo visto come i virus interagiscono direttamente o insieme ai geni dell'Alzheimer. Non possiamo ancora dire se l'herpes virus sia una causa primaria di questa demenza, ma è chiaro che modifica e partecipa al meccanismo che genera la malattia".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.
Scooped by Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
Scoop.it!

Demenza frontotemporale, RM per 'leggere' le forme genetiche

Demenza frontotemporale, RM per 'leggere' le forme genetiche | Psicogeriatria. Demenza e Depressione nell'anziano | Scoop.it

Oggi assistiamo a diverse possibilità applicative della risonanza magnetica sia come strumento diagnostico, ma ad oggi, anche come strumento di prevenzione.

Un esempio ci è dato da uno studio italiano all'interno di un progetto multicentrico internazionale.

Lo studio si è prefissato l'obiettivo di studiare soggetti con mutazione in uno dei tre geni principali implicati nello sviluppo della demenza frontotemporale, prima ancora di sviluppare i sintomi della malattia.

 

Attraverso l'utilizzo della risonanza magnetica è stato possibile dimostrare un profilo tipico di atrofia cerebrale per ogni mutazione genetica associata alla malattia ed è stato notato un ampliamento dei solchi cerebrali nelle zone dei lobi temporali mediali in soggetti con la mutazione di un particolare gene, prima di sviluppare i sintomi della malattia.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

www.federicobaranzini.it

 

more...
No comment yet.