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La politica al servizio del politico...
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So.cl, il social network di Microsoft!

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Uno strumento a servizio della formazione e dell'apprendimento, senza entrare in competizone con Facebook o Google+.
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Matteo Tori: "La casta? Sta anche ad Altopascio ed ecco quanto costa" - La Gazzetta di Lucca

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La Gazzetta di LuccaMatteo Tori: "La casta?
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M.Pisacane (PID): “30mila euro al mese? Sono troppo pochi!” (La ...

Mi sento penalizzato con questo stipendio, io faccio una vita da cani, vado avanti, vado indietro, per portare a casa che cosa, per essere additato alla Casta?! La vera Casta è quella che ci governa in questo momento e ha ...

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I privilegi e guadagni della casta dei generali delle Forze Armate ...

I privilegi e guadagni della casta dei generali delle Forze Armate ... | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it
Ci scagliamo contro i privilegi della casta politica, dimenticando che intorno e dietro a loro, ci sono tanti altri poteri, forse molto più forti. Uno dei tanti, è .... STIPENDIO EURO 19.150,00 AL MESE STIPENDIO BASE CIRCA [...].
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Costi politica: interessante proposta sul modello Emilia Romagna

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I costi della politica in Italia sono disomogenei, variano sensibilmente da Regione a Regione ma senza motivo reale. Pertanto possono essere tenuti sotto controllo seguendo le "best practice" sul territorio. Così secondo il presidente dell'Assemblea legislativa regionale, Matteo Richetti, che rilancia il 'parametro 8 euro', ovvero il 'modello Emilia-Romagna' - intesa dunque come best practice italiana - per contenere i costi della politica.

Ospite di Radio24, Richetto ha spiegato che "per il suo funzionamento l'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna costa 35 milioni di l'anno, ovvero 8 euro a cittadino. Non si capisce perché in altre regioni i Consigli debbano costare 100 euro a cittadino, o anche 'solo' il triplo, il quadruplo".

"Non c'é omogeneità - ribadisce -. Le voci in ballo sono il numero di consiglieri (la Puglia ne ha 70, noi 50), i loro emolumenti, i vitalizi", che l'Emilia-Romagna ha già abolito a partire dalla prossima legislatura. La proposta di Richetti, per superare la 'casta' e "non lasciare questi temi all'antipolitica", è quella di stabilire un 'costo standard' e fissare "che le assemblee legislative debbano costare dagli 8 ai 10 euro a cittadino. In fondo, commenta, fanno tutte la stessa cosa: le leggi".

COSTI ALTRE REGIONI. Riprendendo la proposta di Richetti, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno calcolato che il Consiglio regionale della Lombardia costa 7,77 euro a cittadino, ma quello della Valle d'Aosta poco più di 124; volano i costi nel Lazio (18,15 euro pro capite), in Campania (15,47), Calabria (38,80) e Basilicata (40,45). In Sicilia, l'Assemblea regionale costa 175 milioni l'anno.

 

 

Fonte: http://www.bolognatoday.it/politica/costi-politica-richetti-emilia-romagna-8-euro.html

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La Casta politica campana e i rifiuti: doppio stipendio ai commissari

Sui costi dello smaltimento dei rifiuti in Campania spunta un altro cavillo che riguarda i commissari di nomina regionale: doppio stipendio e, in un paio di casi, persino triplo. La legge prevede che i prefetti e gli esperti invididuati dal presidente della Regione lavorino gratis, ma l’avvocatura dello Stato stabilisce che un compenso a titolo di indennità deve essere pagato. Lo stipendio, o indennità che dir si voglia, deve essere finalizzato non solo al pubblico interesse ma anche «al decoro della funzione». Un decoro che sarà assicurato con emolumenti mensili che vanno dal 70 al 95 per cento della retribuzione del «personale dirigenziale apicale della Regione» che guadagna, secondo quanto scritto del decreto, 4.468,42 euro lordi al mese. Ai quali vanno aggiunti i rimborsi di tutte le spese «di vitto e di trasporto documentate e correlate all’espletamento dell’incarico».

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La Casta non e' solo italiana: l’ex ministro tedesco fa causa per la super pensione

La Casta non e' solo italiana: l’ex ministro tedesco fa causa per la super pensione | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

Chi si accontenta gode, è un motto sempre valido. In questi tempi di crisi però chi guadagna molto forse dovrebbe ricordarsi queste parole, specie se ha avuto incarichi pubblici di grande rilevanza. E’ il caso di Hans Eichel, ministro presidente dell’Assia e titolare del dicastero delle Finanze nei governi Schroeder, che ha fatto causa per avere una pensione da 14 mila euro. Quella da quasi 9 mila non gli bastava.

 

LA SUPER PENSIONE DELL’EX MINISTRO – In questo momento Hans Eichel percepisce un assegno previdenziale di circa ottomila e duecento euro. Una lauta pensione, che deriva dalla somma delle indennità di parlamentare e di ministro. Eichel è stato un membro del Bundestag dal 2002 al 2009, e in precedenza era stato ministro delle Finanze dal 1999 al 2005, durante i governi rosso-verdi. Eichel ha fatto causa allo Stato tedesco perché nel suo assegno previdenziale non gli sono stati conteggiati gli anni da funzionario pubblico – era un insegnante di liceo – e da sindaco della città di Kassel, della quale è stato primo cittadino per una quindicina d’anni.

 

Il caso Eichel ha però provocato più di una reazione di stupore, se non di vera e propria rabbia. Andrea Nahles, coordinatrice organizzativa della Spd, ha rimarcato come l’ex ministro non abbia concordato la sua azione legale con il partito, però ha evidenziato l’errore della sua scelta. “Sta dando un’impressione pessima all’opinione pubblica”, ha commentato con imbarazzo la donna di maggior peso dell’establishment socialdemocratico. Il presidente dell’associazione dei contribuenti tedeschi ha definito le richieste di Eichel un vero scandalo.

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La casta politica di Treviso: in Provincia mantiene i privilegi

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«Vergogna: la casta di centrodestra del Sant’Artemio non rinuncia a nessuno dei suoi privilegi». Sinistra e Libertà e Pd gridano allo scandalo: mercoledì in consiglio provinciale si sono visti bocciare gli ordini del giorno con cui i due gruppi di opposizione chiedevano alla maggioranza, formata da Lega e Pdl, di approvare una serie di provvedimenti urgenti per alleggerire i costi dell’ente: vendita della quota di partecipazione (458.944 azioni) della Save, pari a 3.450.000 euro, ma soprattutto: eliminazione della figura del capo di gabinetto, «per un risparmio annuo di 128.264 euro»; riduzione del 50% dello staff di Muraro «per un risparmio annuo di 121.500 euro»; l’abbassamento della indennità di tre assessori provinciali che sono anche sindaci, «pari a un risparmio annuo di 166.250 euro»; riduzione del 30 per cento dell’indennità del presidente del consiglio provinciale, «risparmio annuo di 27.708 euro». E ancora: taglio di tutte le sponsorizzazioni sportive e stop alle campagne di comunicazione e alle consulenze esterne. Ma Lega e Pdl hanno fatto muro, approvando solo «un generico ordine del giorno all’acqua di rose dell’azzurro De Mitri sulla necessità di risparmiare: una presa in giro».
La casta del Sant’Artemio si blinda, tuona l’opposizione, anche se da mesi annunciava provvedimenti per tagliare i costi della politica. «Poteva essere l’avvio di un lavoro da parte dell’intero consiglio per una gestione più rigorosa delle risorse – dice Franco Zanata del Pd – in sintonia con le difficoltà che vivono i nostri cittadini. Niente di tutto ciò: i tre “ribelli” del gruppo Pdl guidati da De Mitri, rinnegando il loro precedente ordine del giorno, hanno tirato fuori in consiglio un nuovo documento frutto di un accordo all’interno della maggioranza che sanciva la ricomposizione interna». «Una sceneggiata grottesca e inaccettabile, dice Daniela Marzullo, altro consigliere del Pd.
Indignato anche Luigi Amendola di Sinistra Ecologia e Libertà: «In consiglio è andata in onda la retromarcia del trio dei “rematori” Pdl: coloro i quali minacciavano di remare contro la giunta, con squilli di tromba e annunci di tagli alla casta, si sono alfine accordati e accodati con il resto della maggioranza e hanno innestato la retromarcia. Un indietro tutta che hanno cercato di mascherare con un escamotage ridicolo, presentando come emendamento migliorativo all'ordine del giorno di De Mitri la sua totale sostituzione con un altro ordine del giorno, che non prevede alcuna riduzione di spesa. Ovviamente i falsi fautori della riduzione delle spese hanno votato contro il nostro ordine del giorno e bocciato quello del Pd».

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Tagliare i costi alla Camera? Magari dopo il 2014

Tagliare i costi alla Camera? Magari dopo il 2014 | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

La situazione - diceva Flaiano - è grave, ma non è seria. L'Italia è in crisi, il governo potrebbe a breve passare la mano, ma la Camera vuole, fino al 2014, gli stessi soldi di oggi. Alla faccia dei tagli sbandierati. Ne parlano Rizzo e Stella sul Corsera, citando una lettera dell'ufficio di presidenza della Camera al ministro Tremonti.

E il famoso taglio dei parlamentari? Tutti lo volevano, da Berlusconi, al Pd per bocca di Franceschini, al presidente della Camera Fini, al ministro Calderoli che annunciava "il cavallo magro corre più forte". Per ora, nessuna dieta. A meno che i parlamentari vengano sì dimezzati, ma a quel punto i loro costi sarebbero il doppio, perché appunto i soldi son gli stessi.

Rizzo e Stella fanno un raffronto (impietoso) con la britannica House of Commons, che di deputati ne ha 650, venti più dei nostri, ma ha un livello di spese correnti di meno di 500 milioni di euro, la metà delle nostre. Inoltre, "entro l'anno fiscale 31 marzo 2014 - 31 marzo 2015 la Camera bassa britannica vuole ridurre i propri costi di un altro 17%. Una scelta seria, "in linea con il resto del settore pubblico". I tempi sono così bui da obbligare a tagliare la scuola o la sanità? I tagli alla "Casta" britannica devono essere uguali. Così che nessuno possa parlare di privilegi e privilegiati".

Dulcis in fundo, l'ufficio di presidenza della Camera sta discutendo un incentivo per i deputati sempre presenti in aula, come a dire che chi in Parlamento ci va davvero, sarà premiato. Chiosa amara di Rizzo e Stella: "Possiamo sommessamente ricordare che un ritocco così piacerebbe anche ai maestri (più soldi se vanno a scuola), agli autisti d'autobus (più soldi se si mettono al volante), ai centralinisti (più soldi se rispondono al centralino) e così via? Diranno: ma non ci sono soldi! Appunto".

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La Casta dei baby pensionati costa 9 miliardi

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renta, quaranta, anche cinquant’anni di vita da pensionato. Paradossi di un Paese, l’Italia, che oggi deve tirare la cinghia. Ma che negli anni Settanta era molto, molto generosa. Mentre si discute se ritoccare per l’ennesima volta l’età pensionabile (ieri la richiesta è e stata reiterata dai giovani imprenditori di Confindustria nel tradizionale meeting autunnale di Capri), di quanti hanno la fortuna di avere un impiego, spulciare i dati dei 535.752 baby pensionati fa salire la pressione e incoraggia una riflessione.

Oggi il nostro sistema previdenziale deve sostenere un esborso notevole (9,45 miliardi l’anno) per retribuire un esercito di oltre mezzo milione di (ex) giovani pensionati. E non si tratta di poca cosa, considerando che nel 2010 la spesa pensionistica complessiva, secondo i dati della Ragioneria generale, è arrivata a sfondare quota 193,4 miliardi, pari al 15,3% del Prodotto interno lordo. Insomma, oltre il 5% della spesa per assegni pensionistici serve a coprire l’esborso vero signori e signore che negli anni successivi al 1973 (decreto 1092 varato dal governo Rumor) riuscirono ad andare in pensione con una manciata di anni di lavoro. All’epoca bastavano alle impiegate pubbliche con figli appena 14 anni, sei mesi e un giorno per andare in pensione.
E indifferentemente dal sesso tutti i dipendenti statali potevano ambire alla pensione dopo 19 anni, sei mesi e un giorno. Un po’ più sacrificati i dipendenti degli enti locali che potevano ritirarsi con 25 anni di contributi. Vista con gli occhi di oggi - e con la prospettiva di dover lavorare fino ai 70 anni come in Germania - un Eldorado previdenziale. Se a questo regalino previdenziale sommiamo poi l’allungamento dell’aspettativa di vita degli italiani (arrivata a 79,1 anni per gli uomini e 84,3 anni per le signore), ne viene fuori un salasso che rischia di protrarsi per altri 20/30 anni.

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Zapping - Campagna "Sforbiciamo i costi della politica"

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Radio1 - Campagna "Sforbiciamo i costi della politica"

 

Votiamo Votiamo Votiamo!

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Casta politica locale: supportiamo l'abolizione delle province

Casta politica locale: supportiamo l'abolizione delle province | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

Le 400mila firme consegnate in Parlamento da Antonio Di Pietro nei giorni scorsi sono a posto, l’iter del ddl sull’abrogazione delle Province può partire.

 

Una guerra quella contro le Province che si può e si deve vincere, con impegno e determinazione, perché rientra in un disegno più ampio per combattere gli sprechi, i privilegi, il malcostume ai quali ci ha abituato una classe politica irresponsabile e accattona.

 

Una guerra che stiamo combattendo da tempo, con l'obiettivo di riportare il nostro Paese ad una gestione della cosa pubblica più rispettosa dei sacrifici che i cittadini stanno sostenendo a causa di una crisi che, invece, si vorrebbe far pagare esclusivamente a loro.

 

Mentre la casta, vera responsabile dello sfascio che abbiamo di fronte, lascia inalterati i suoi benefici.

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Sulla casta la mannaia della Consulta: "Basta ai sindaci-onorevoli"...ecco chi sono

Sulla casta la mannaia della Consulta: "Basta ai sindaci-onorevoli"...ecco chi sono | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

La casta politica prende una mazzata: la Consulta ha deciso, niente più sindaci (o rappresentanti di amministrazioni) e parlamentari allo stesso tempo. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, numero 60, nella parte in cui non prevedono l'incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune o rappresentante di un'amministrazione con popolazione superiore ai 20mila abitanti.

 

La Corte Costituzionale ha deciso sulla base di un ricorso di un cittadino-elettore (Salvatore Battaglia) contro il doppio incarico di Raffaele Stancanelli, senatore Pdl e sindaco di Catania.

 

LA LISTA DEI 22 CHE DOVRANNO SCEGLIERE TRA I DUE INCARICHI. 

Non è singolare che siano tutti Pdl o Lega!?

 

Maria Teresa Armosino (Pdl): deputato e presidente della provincia di Asti
Antonio Azzollini (Pdl): senatore e sindaco del comune di Molfetta
Daniele Bosone (Pd): senatore e presidente della provincia di Pavia
Luigi Cesaro (Pdl): deputato e presidente della provincia di Napoli
Edmondo Cirielli (Pdl): deputato e presidente della provincia di Salerno
Nicolò Cristaldi (Pdl): deputato e sindaco di Mazara del Vallo
Luciano Dussin (Lega): deputato e sindaco del comune di Castelfranco Veneto
Antonello Iannarilli (Pdl): deputato e presidente della provincia di Frosinone
Giulio Marini (Pdl): deputato e sindaco del comune di Viterbo
Daniele Molgora (Lega): deputato e presidente della provincia di Brescia
Vincenzo Nespoli (Pdl): senatore e sindaco del comune di Afragola
Adriano Paroli (Pdl): deputato e sindaco del comune di Brescia
Antonio Pepe (Pdl): deputato e presidente della provincia di Foggia
Ettore Pirovano (Lega): deputato e presidente della provincia di Bergamo
Fedele Snaciu (Pdl): senatore e presidente della provincia di Olbia-Tempio
Cosimo Sibilia (Pdl): senatore e presidente della provincia di Avellino
Roberto Simonetti (Lega): deputato e presidente della provincia di Biella
Raffaele Stancanelli (Pdl): senatore e sindaco del comune di Catania
Michele Traversa (Pdl): deputato e sindaco del comune di Catanzaro
Gianvittore Vaccari (Lega): senatore e sindaco del comune di Feltre
Marco Zacchera (Pdl): deputato e sindaco del comune di Verbania
Domenico Zinzi (Udc): deputato e presidente della provincia di Caserta

 

 

Fonte Libero News

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Operaio a Castelli: Non mi rompere i coglioni!

A servizio pubblico il senatore della lega castelli se ne va dopo lo sfogo di un operaio sardo. (RT @SGM_a_5Stelle: Ecco come dobbiamo rispondere a questa casta di politici nullafacenti e corrotti!
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La casta rinuncia al vitalizio. Ma dal 2015 - Lo spiffero, quello che gli altri non dicono

La casta rinuncia al vitalizio. Ma dal 2015 - Lo spiffero, quello che gli altri non dicono | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it
La scure a partire dalla prossima legislatura e intanto un paio di norme aggiunte all'ultimo fanno lievitare i costi di Palazzo Lascaris.
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La Casta: Immagine Shock da Ballarò

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La Casta: Immagine Shock da Ballarò: http://t.co/PWqNxMNk via @AddThis...
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ALTRITALIA: Sanità in Campania

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La Sanità in Campania è allo stremo. Ovunque chiudono ospedali e ambulatori, le condizioni igieniche e l'affollamento sono spaventosi, lunghissime le liste d'attesa. Ormai è chiaro che a ripianare il debito e a pagare la crisi ...
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La casta dei governatori: vediamo i loro stipendi da top manager!

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Sarà pure un lavoro scelto per essere al servizio dei cittadini, ma i governatori delle regioni italiane si fanno pagare quanto i top manager di grosse società per gestire la cosa pubblica. Ad andar male, il presidente di una giunta regionale intasca poco più di 7mila euro al mese, - netti, s'intende - ma la cifra può anche andare oltre i 14mila euro. E non c'è distinzione che tenga: a destra, a sinistra, al centro, al Sud come al Nord, si parla sempre e comunque di cifre decisamente consistenti.

Il primo governatore più pagato sembra essere Ugo Cappellacci, alla guida della giunta sarda dal febbraio 2009 a cui spettano 14.644,42 euro tra stipendio base (7.289 euro) e il rimborso minimo delle spese fortettizzate (7.355 euro), esenti dal pagamento dell’Irpef .
In tutti i calcoli, inoltre, non rientrano i cosiddetti rimborsi “a piè di li sta”, cioè quelli versati per spese effettivamente sostenute e documentate.
In seconda posizione troviamo il governatore della Puglia, Nichi Vendola, di Sinistra ecologia libertà (Sel). È al secondo mandato (guida la regione dal 2005) e si propone da tempo come alternativa alla politica della casta e dei burocrati. Eppure è tra i più strapagati. Calcolatrice alla mano, il totale può arrivare a 14.565,73 euro: poco meno di 5mila euro di stipendio base mensile, più un rimborso forfettario che può andare da 7.744 a oltre 9.600 euro. Come minimo, dunque, ogni mese può incassare 12.715,65 euro.
In terza posizione si collaca Raffaele Lombardo, a capo dell’esecutivo siciliano dall’aprile 2008 ed eletto con il Movimento per l’autonomia (Mpa), che oggi governa la regione con il centrosinistra (mentre si muove al centro a livello nazionale).
Lombardo può aspirare a 14.193,25 euro, con la solita suddivisione tra retribuzione base (10.293,77 euro) e una forbice di rimborsi compresa tra 3.841 e 3.900 euro.
Al quarto posto si classifica Roberto Cota, neopresidente del Piemonte (dal 9 aprile scorso). Leghista della prima ora, anche Cota può vivere senza patemi: anche questo mese può aspirare a mettersi in tasca 13.049,73 euro. La cifra di partenza, invece, è di poco inferiore agli 8mila euro (5.506 di stipendio e 2.422 di rimborsi forfettari minimi, che possono però arrivare fino a 7.543 euro).
Al quinto segue Renata Polverini (Lazio), altra neoeletta del centrodestra (per la precisione, l’ex sindacalista dell’Ugl ha raccolto voti con la Lista Polverini Presidente). La governatrice può contare su uno degli stipendi base più alti d’Italia (secondo solo a quello di Lombardo), pari a 8.250 euro netti. E a fine mese può riscuotere complessivamente 11.753,11 euro (il rimborso fortettario minimo coincide con quello massimo, pari a 3.503,11 euro).
In sesta posizione troviamo invece uno dei governatori più “longevi” d’Italia, Roberto Formigoni, che guida la ricca Lombardia da più di tre lustri (è stato eletto nel 1995). Il politico del Pdl non se la passa niente male con 11.739,74 euro mensili, ripartiti tra un importo base netto di quasi 6mila euro e un forfait che in ogni caso è pari ad altri 5.800 euro circa.
Al settimo posto sfonda il tetto degli 11mila euro anche Stefano Caldoro (Pdl), governatore della Campania da poco più di un anno e mezzo. Per la precisione, la busta paga di Caldoro è composta da 5.247,11 euro come cifra base e da altri 6.085,89 euro come rimborso fortettizzato, per un ammontare complessivo di 11.333 euro tondi tondi.
Gli ultimi due capi di regione a non scendere sotto gli 11mila euro netti sono Angelo Michele Iorio (Molise) e Giuseppe Scopelliti (Calabria). Tutti e due sostenuti dal centrodestra (Iorio nel 2001, Scopelliti l’anno scorso), incassano rispettivamente 11.124,9 e 11.109,77 euro mensili netti. Anche nel loro caso, l’importo minimo e quello massimo di rimborsi forfettari, quelli non soggetti a Irpef, coincidono (4.558 euro Iorio, 5.788 euro Scopelliti).

A chiudere la top 10 è Claudio Burlando (Pd), governatore della Liguria dal 2005. Burlando può aspirare a incassare fino a 10.841,25 euro, ma la cifra di partenza, ipotizzando il rimborso minimo, è di “soli” 9.085,7 euro.
Sarà la vicinanza geografica, ma in Valle d’Aosta le cifre sono molto simili. Qui dal luglio del 2008 il governatore è Augusto Rollandin (Union Valdôtaine). Il valore massimo a cui può ambire Rollandin è di 10.667,27 euro, mentre quello minimo è di poco superiore ai 10mila euro. Lo stipendio base, escludendo qualunque rimborso, è di 7.357,69 euro.
Un discorso a parte, invece, merita il Trentino Alto Adige, formato dalle due province autonome di Trento e Bolzano. A capo della regione, a rotazione ogni due anni e mezzo, sono gli stessi presidenti delle province. Quella di Bolzano è guidata da moltissimo tempo da Luis Durnwalder (Südtiroler Volkspartei), che ha iniziato la sua esperienza nel lontano 1989 ed è ormai al suo quinto mandato consecutivo. Per la guida della provincia può contare su uno stipendio mensile netto di 4.344 euro. Poco meno, per la precisione 4.252,38 euro, spetta al suo vicino, il presidente della provincia di Trento, Lorenzo Dallai (Unione per il Trentino, centrosinistra), insediatosi nel 1998 e attualmente al terzo mandato. Al titolare della presidenza regionale in carica, però, spettano ben altre cifre: lo stipendio base è di 6.566,08 euro, mentre il rimborso forfettario va da zero a 3.497,05 euro. In tutto, quindi, il governatore potrebbe incassare anche più di 10mila euro.
Il primo tra i capi-regione a restare sotto quota 10mila è il leghista Luca Zaia, che dopo aver guidato il ministero dell’Agricoltura è arrivato al vertice del Veneto lo scorso aprile. A Zaia spettano 9.891,93 euro, di cui 5.500 circa come stipendio base o quasi 4.400 come rimborso.
Un po’ più navigato, invece, è Vito De Filippo, del Pd, al suo secondo mandato come governatore della Basilicata, posto che ricopre dal maggio 2005. Con De Filippo ci muoviamo verso la parte bassa della classifica, anche se siamo ancora su livelli retributivi non proprio ordinari: 9.221,07 euro la cifra massima che può essere incassata mensilmente dal governatore, 8.747 euro quella minima.
Tra gli 8 e i 9mila euro massimi troviamo i governatori di Marche, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia. Gian Mario Spacca (Unione per le Marche, centrosinistra), capo della giunta dal 2005, oscilla tra 7.787 e 8.661 euro compresi i rimborsi a forfait. Giovanni Chiodi del Pdl, alla guida dell’Abruzzo dal gennaio 2009, dopo le travagliate vicende giudiziarie del suo predecessore, Ottaviano Del Turco, può contare su 8.450 euro. E a seguire si piazza Renzo Tondo (Pdl, presidente del Friuli-Venezia Giulia dal 2008), che può vantare uno stipendio base di 7.327,88 euro, ma solo 735 euro di rimborsi forfettari.
La classifica è chiusa dalle tre regioni storicamente “rosse”, come sono spesso chiamate Emilia Romagna, Toscana e Umbria a causa della guida politica stabilmente in mano al centrosinistra. Vasco Errani (Pd, Emilia-Romagna), è al suo terzo mandato, iniziato nel 2000. Il governatore incassa 7.768,16 euro al mese, cifra composta da uno stipendio base di quasi 5.500 euro e da una quota fissa di rimborsi forfettari di poco inferiore ai 2.300 euro.
In penultima posizione si trova Enrico Rossi (Pd), eletto il 28-29 marzo 2010 alla presidenza della Toscana. Anche nel suo caso stiamo sotto gli 8mila euro mensili. Nel dettaglio, il governatore può riscuotere tra i 7.604 e i 7.756,19 euro mensili tra importo netto base e rimborsi spese non soggetti a Irpef (esclusi sempre quelli “a piè di lista”).
A chiudere la classifica è Catiuscia Marini (Pd), anche lei eletta nel 2010. La governatrice umbra si deve “accontentare” di 7.603,52 euro al mese (3.718 euro circa di stipendio base netto e 3.885 euro di rimborsi spese a forfait).

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Santoro ritorna con Servizio Pubblico: giovedì 21 ci sarà "Scassa la Casta"

Santoro ritorna con Servizio Pubblico: giovedì 21 ci sarà "Scassa la Casta" | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

Il tema della puntata di Servizio Pubblico che esordirà giovedi alle 21 sarà “Scassa la Casta”. E Santoro per scassare la Casta ha deciso di invitare il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l’imprenditore Diego Della Valle “a rappresentare punti di vista diversi su come uscire dalla crisi”. Ad aprire la puntata, ci penserà Vauro con “una sorpresa” ha assicurato Santoro, Poi sarà la volta di Marco Travaglio che “racconterà la balla della settimana”. Novità del programma, il contatto del pubblico attraverso Facebook.

E il pubblico sarà sicuramente nomeroso dato che, come ha annunciato lo stesso presentatore: “sono già più di 93 mila le persone che si sono messe in fila per versare 10 euro”. La sottoscrizione è quindi “vicina al milione di euro” ha detto Cinzia Monteverde, presidente di Zero studios, la società editrice di ‘Servizio pubblico’. Sul web si potrà vedere in streaming dal sito serviziopubblico.it, da ilfattoquotidiano.it, da repubblica.it e da corriere.it In TV andrà in onda su Sky nei canali 100, 500 e 504 e sul digitale terrestre verrà trasmesso da una rete di televisioni.

Ma quali sono i canali del digitale che trasmetterano Servizio Pubblico?

Piemonte e Valle d’Aosta: Telecupole e Videogruppo
Liguria: Primocanale
Lombardia: Telelombardia
Veneto: Telenuovo e Antenna 3 NordEst
Trentino Alto Adige: RTTR
Friuli Venezia Giulia: Free
Emilia Romagna: Telesanterno, Telereggio, Trc Telemodena, Nuova Rete, DI.TV
Toscana: Rtv 38
Umbria: Umbria Tv
Marche: Tv Centro Marche
Lazio: T9 Tv, Extra Tv e Teleroma 56
Abruzzo: Rete 8
Puglia, Molise e Basilicata: Telenorba
Campania: Telecapri
Calabria: Videocalabria
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La Casta politica ci costa...eccome! Nove miliardi di euro l'anno, in media 350 euro per ogni famiglia

La Casta politica ci costa...eccome!  Nove miliardi di euro l'anno, in media 350 euro per ogni famiglia | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

La manovra economica approvata in tempi ultrarapidi dal Parlamento quest’estate ha, da subito, fatto scattare i rincari del bollo sul deposito titoli, la stretta sulle stock option, il ticket di 10 euro sulle ricette per le prestazioni di specialistica ambulatoriale e di 25 euro per i codici bianchi in pronto soccorso. Inoltre ha reintrodotto il superbollo per le auto di lusso sopra i 225 kw, l'aumento dell'irap per le concessionarie dello Stato. La manovra costerà cara causando un esborso di circa 1200 euro all'anno a famiglia entro la fine dell’anno. Nel testo definitivo della manovra finanziaria non c'è traccia invece dei tagli ai privilegi della politica promessi a gran voce dall'esecutivo. Dalle indennità ai vitalizi, per la Casta cambia davvero poco.

Invece, sottolinea l’analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio, sarebbe auspicabile, una possibile azione di contenimento della spesa pubblica che potrebbe partire dai costi della rappresentanza politica, ovvero quelli che i cittadini complessivamente sostengono per eleggere e far funzionare l'insieme degli organismi legislativi nazionali e decentrati - che, nel nostro Paese, ammontano ad oltre 9 miliardi di euro l'anno, corrispondenti a poco più di 350 euro per nucleo familiare, circa 150 euro a testa. Applicando ai circa 154 mila rappresentanti politici dei vari organi collegiali nazionali e locali l'ipotesi, più volte ventilata e condivisa da più parti, della riduzione di poco più di un terzo del numero dei parlamentari si avrebbe, infatti, un risparmio di spesa di oltre 3,3 miliardi all'anno.

Cifra sufficiente ad attuare una riduzione permanente di circa 8 decimi di punto della prima aliquota Irpef a beneficio di oltre 30 milioni di contribuenti o, in alternativa, ad ottenere permanentemente una somma di 2.900 euro all'anno da destinare a tutte le famiglie in condizioni di povertà assoluta. In entrambi i casi, si tratterebbe della più grande ed efficace operazione di redistribuzione mai effettuata nel nostro Paese.

Da molti anni la spesa pubblica nel nostro Paese si mantiene stabilmente al di sopra del 50% del Pil. È un dato comune alle principali economie europee, anche esse ispirate al modello che intende contemperare esigenze del mercato e coesione sociale, ma che presenta, nel caso dell'Italia, connotazioni anomale, prime fra tutte la scarsa efficienza dell'apparato pubblico e la modesta capacità delle politiche redistributive di attenuare/ridurre le disuguaglianze dal lato dei redditi.

Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” ciò è possibile solo attraverso una graduale riqualificazione e progressiva riduzione della spesa pubblica.

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Casta lombarda: tagliati i vitalizi...ma pacchia ancora per 5 anni

Casta lombarda: tagliati i vitalizi...ma pacchia ancora per 5 anni | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

Stop ai vitalizi anche da questa tornata elettorale, graduale riduzione per quelli percepiti dai circa 204 ex consiglieri regionali e innalzamento dell’età per ricevere il vitalizio da 60 a 65 anni. Davide Boni, presidente del Consiglio regionale, avanza le sue proposte per la riduzione dei costi della politica ma provoca lo scontro istituzionale con il Comitato ristretto dello stesso Consiglio regionale che si sta occupando di scrivere una legge bipartisan sulle spese e vitalizi.
Tutto è accaduto ieri pomeriggio. Mentre Boni illustrava la sua proposta (che ha sottolineato nasce da un accordo uscito nella Conferenza dei presidenti delle Assemblee italiane, di cui Boni è presidente e rilanciate nella veste di presidente dell’aula lombarda con l’obiettivo di risparmiare una decinadi milioni di euro all’anno), il Comitato ristretto era riunito a lavorare sugli stessi temi. Ossia ad un sintesi dei tre progetti di legge depositati da Pd, Pdl e Lega sulla riduzione dei costi della politica.

Sono piovute fortissime critiche da parte di tutte le forze politiche. È andato giù pesante il capogruppo della Lega, Stefano Galli, che ha bollato l’iniziativa di Boni come «improvvida e fuori luogo nonchè irrispettosa del lavoro della Commissione». Un’invasione di campo e una delegittimazione del lavoro dei consiglieri che non è tollerabile, ha aggiunto il capogruppo dell’Idv Stefano Zamponi che ha proposto la sospensione dei lavori in segno di protesta.
«Ci sono dei ruoli da rispettare - interviene nella polemica il presidente del Comitato ristretto Sante Zuffada (Pdl) -. C’è già tanta confusione e non si sente il bisogno di ulteriori conflitti istituzionali. Se Boni vuole presentare altri progetti lo faccia seguondo l’iter previsto». Anche Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale, ha sottolineato che «tutte le proposte di riduzione dei costi della politica, sia relative ai consiglieri regionali che ai componenti dell’ufficio di presidenza devono essere discusse seriamente, in tempi rapidi, in maniera organica, nelle sedi appropriate. In Lombardia questo compito spetta al comitato ristretto, che si sta già occupando di stilare un provvedimento in merito».

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta sul taglio delle auto blu in Regione Lombardia. «Scaricare sul Comitato questo problema è scorretto», tuona Stefano Zamponi. Proprio su questo tema, le scorse settimane, era stata bocciata in Consiglio regionale una mozione a firma Idv in cui si invitava l’Ufficio di Presidenza a rivedere le attuali disposizioni e, di fatto, a tagliare il budget per gli spostamenti.
«La delibera che regolamenta la materia è stata fatta dall’Ufficio di presidenza - ha spiegato Zamponi alla fine dei lavori del Comitato ristretto - ed è lo stesso Udp che deve intervenire per modificarla. Boni ha tentato di scaricare la patata bollente al Comitato». Su questo Boni, rincara la dose Zuffada, «potrebbe decidere anche domani». Fra i componenti dell’Ufficio di presidenza, Valmaggi, Ponzoni e Nicoli Cristiani usano l’auto blu, Boni e Spreafico usufruiscono dei rimborsi (lauti, pur sempre) per aver rinunciato.

 

 

Fonte: Il Giorno

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Casta locale in Sicilia: ecco i nuovi baby pensionati - basta lavorare 20 anni

Casta locale in Sicilia: ecco i nuovi baby pensionati - basta lavorare 20 anni | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

Errare è umano, ma perseverare... E certo perché l’esercito dei 500 mila e passa baby pensionati che ci costano più di nove miliardi all’anno l’abbiamo creato nel passato con una legge che non c’è più e adesso grava sulle generazioni a venire. Ma se arriviamo in Sicilia e spulciamo nel libro mastro della Casta vediamo che questa pletora di “mantenuti” continua, giorno dopo giorno, a rimpinguarsi. Sull’isola, infatti, nel 2003 hanno recepito una norma dello Stato, la 104 del 1992, inserendovi però un piccolo cavillo. Che recita così: i dipendenti della Regione possono andare a riposo con 20 anni di contributi per le donne o 25 anni per gli uomini se dimostrano che hanno un parente da accudire. E chi non ha un genitore, un figlio o un coniuge a cui rendere le proprie cure? E così dal 2004 al 2007, in media, se ne sono andati prima in pensione un centinaio di siciliani all’anno. Mentre negli anni a seguire (2008-2010) ci hanno preso gusto fino a toccare quota 680. Tirando le somme: ci ritroviamo sul groppone altri mille e passa baby pensionati in più rispetto a quelli che già ci toccavano. Che, considerando un vitalizio medio di 1.500 euro al mese (ma i dirigenti guadagnano molto di più), significano almeno 20 milioni di spesa pubblica aggiuntiva. E lo Stato non ne sentiva il bisogno.

Anche perché una parte consistente di questo bottino andrà ad arricchire le tasche di Pietro Carmelo Russo, ex segretario dell’Assemblea regionale. Russo ha smesso di lavorare a 47 anni con 6200 euro netti al mese per accudire il papà malato. Peccato che poche settimane dopo sia stato nominato assessore. E il papà? Poco importa, conta che oggi può sommare le due entrate. Lui dice di devolvere lo stipendio in beneficenza, ma non è questo il punto. Il punto è che si tratta di una prassi ormai consueta. Perché il caso di Russo non è affatto isolato. Anzi. Non si contano gli esempi di chi è scivolato in anticipo dalla Regione col cavillo per poi rientravi come consulente, capo delle strutture tecniche o assessore.

Fatta la legge, poi, i siciliani si sono sbizzarriti. È il caso di una signora di 50 anni, dipendente da 20 in Regione, che si è fatta adottare da un’anziana non autosufficiente. E poi se n’è andata in pensione. Con la 104, ovviamente. Oppure quello di Totò Barbitta, capo ispettore dei forestali, che ha smesso di lavorare con poco meno di 17 anni di servizio. Ma non erano 25? Certo, solo che Totò aveva un po’ di riscatti da far valere e un lavoro usurante (per i forestali c’è lo sconto di un anno ogni 5 di servizio). Ora pare lavori in un ristorante in Germania. Ma il suo non è un record, perché quello spetta Giovannella Scifo, ex dipendente del collocamento di Modica che nel 2008 ha detto stop. Alla veneranda età di 40 anni.
Ebbene sì, la Sicilia è terra di primati. Tra questi c’era la possibilità di sommare il vitalizio regionale all’indennità parlamentare. Caso unico in Italia. È sembrato troppo anche al consiglio di presidenza dell’assemblea presieduta dal pidiellino Cascio che ha deciso di revocare l’assegno previdenziale ai suoi. Erano una quindicina che ne potevano usufruire perché si erano seduti su entrambi gli scranni, ma almeno in sei hanno fatto ricorso. “Ci toccano un diritto acquisto”, tuonavano. Tra questi: Salvo Fleres, Giuseppe Firrarello e Alessandro Pagano (Pdl), Vladimiro Crisafulli (Pd), l’ex ministro Mannino e Sebastiano Burgaretta.

Del resto i siciliani hanno fretta. Di smettere di lavorare, si intende. E così hanno trovato anche un modo per bypassare quella brutta legge che li costringe, se hanno fatto una sola legislatura, ad arrivare fino a 55 anni prima di staccare gli assegni previdenziali. Basta farsi dichiarare invalidi civili, prima era consuetudine, ora pare sia più difficile. Occhio, però, perché qualcosa si sta muovendo. La giunta ha presentato una legge per abrogare le storture della “104 all’isolana”. Era ora. Peccato che l’assemblea debba ancora approvarla. Mentre i ritardatari cercano di correre ai ripari.

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La casta politica e i privilegi, vitalizi e pensioni: assegni record!

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Sacrifici sì, ma non per tutti. Soprattutto dalle parti di Camera e Senato. Mentre a Palazzo Chigi - spintonati dall’Unione europea - si studia come tagliare baby pensioni, trattamenti anticipati di anzianità e di reversibilità, in Parlamento si lima qualcosa ai vitalizi dei signori onorevoli. Ma poco più. Al 65esimo anno di età (a 60 se si ha più di una legislatura) si può fare domanda e incassare un vitalizio che varia: dai 2.486 euro per chi ha 5 anni di mandato lievita a 4.973 per 10 anni, fino a sfiorare i 7.460 euro (per fortuna lordi) come tetto massimo. Non male considerando che nel raffronto con Francia, Germania e Gran Bretagna riusciamo a staccare l’assegno più consistente di tutti. È pur vero che i nostri parlamentari versano al Fondo vitalizi del ramo parlamentare di appartenenza un contributo mensile (deducibile dal reddito) di ben 1.006 euro al mese. Tanto, poco? È tutto da vedere, considerando che un parlamentare francese al termine del primo mandato (ma a 62 anni) incassa un assegno di 780 euro, un quarto di un italiano. Un tedesco 961 euro (un terzo), mentre un inglese porta a casa solo 530 euro.

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La casta politica va coccolata e rassicurata: Rotondi dice no ai tagli dei privilegi

La casta politica va coccolata e rassicurata: Rotondi dice no ai tagli dei privilegi | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

“Dobbiamo coccolare i parlamentari; se un giorno gli si dice che vanno dimezzati, il giorno dopo che gli si taglia lo stipendio, quello successivo l’auto blu, significa voler proprio far cadere il governo”. Il ministro Gianfranco Rotondi è contrario ai tagli dei privilegi a deputati e senatori. Anzi. I privilegi, dice, vanno tutelati. “Tanto, più impopolari di così”.

Il ministro per l’Attuazione del programma si arruola nell’esercito nemico di Giulio Tremonti. “Le misure contro i privilegi della politica le considero un insulto alla sua intelligenza”, dice. E suggerisce una ricetta tutta sua. “Forte del fatto che nessuno, neanche all’opposizione, vuole andare al voto, Berlusconi deve avere un’unica preoccupazione: coltivare i rapporti con Camera e Senato”. Come? “Teniamoci buoni i mille parlamentari”, dice Rotondi in un’intervista a Libero. “Non possiamo dargli l’aumento, ma almeno coccoliamoli, rassicuriamoli, non rompiamogli le palle se vogliamo arrivare al termine della legislatura. E nel frattempo cerchiamo di farci dimenticare. Perché, inutile negarlo, la gente ormai ci detesta”.

Secondo Rotondi, dunque, cosi il governo può arrivare alla sua scadenza naturale del 2013. Altrimenti rischia. “Se uno un giorno dice a deputati e senatori che vanno dimezzati, il giorno dopo che taglia loro gli stipendi, quello successivo che gli toglie l’auto blu, allora è un kamikaze, significa che vuole proprio farlo cadere questo governo”.

Una difesa della Casta. “Più impopolari di così. Il deputato oggi è uno sputtanato che va per la pagnotta, questo è il giudizio che ci siamo cuciti addosso, per merito dei comici, delle trasmissioni tv”, secondo Rotondi. Non per merito dei parlamentari. “Un tempo si accusava i politici di rubare, oggi gli si rimprovera solo di avere dei privilegi previsti dalla legge. Ma attenzione. Questa furia antipolitica finisce per essere antiparlamentare. e il Parlamento è come la salute: ti rendi conto che è importante solo quando non ce l’hai più”, dice Rotondi.

E speriamo che presto questo parlamento a breve non esista più!!!

 

Fonte: Il fatto quotidiano

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La casta e la settimana corta, anzi cortissima: statistiche sulla produttività

La casta e la settimana corta, anzi cortissima: statistiche sulla produttività | Politikitch - www.politikitch.info | Scoop.it

La scena si ripete ogni giovedì (qualche volta anche mercoledì). L’anticamera del ristorante riservato ai deputati, dove si trova il servizio guardaroba fatto da due commessi, si riempie di trolley. Blu, neri, rossi, marroni. Ma ci sono anche porta-abiti, valigette, buste varie. Poi, a fine mattina o nel primo pomeriggio, a seconda che il deputato opti per il pranzo o no, gli onorevoli ritirano il bagaglio. E guadagnano, veloci veloci, l’uscita. Si torna a casa. La settimana (cortissima) per loro è finita. Quattro giorni lavorativi, spesso tre, quando non si vota il lunedì (cioè quasi mai), e inizia il riposo del week-end. Diciamolo subito: la pigrizia c’entra fino a un certo punto. È vero che i lavori d’Aula o di commissione non dovrebbero esaurire il lavoro di un parlamentare, generosamente pagato dal contribuente. E non si può escludere che, una volta tornati a casa, gli onorevoli non dedichino altre ore a ciò per cui il solito contribuente (cioè noi) li paga. Ma resta il fatto che il monitoraggio sui lavori parlamentari e su quello che producono è drammatico.

Dall’inizio dell’anno a oggi l’Aula della Camera dei Deputati si è riunita per 614 ore e 15 minuti. Per una media di circa 64 ore al mese, 16 per settimana. Ipotizzando che il mese di lavoro dei deputati fosse come quello di un lavoratore dipendente, 22 giorni, è come se un deputato lavorasse tre ore al giorno. Poi, certo, ci sono le commissioni. Ma anche tenendo conto di queste, la produttività è sotto ogni media. Dall’inizio dell’anno a oggi le commissioni hanno lavorato per 1631 ore e 15 minuti, per una media di circa 171 ore al mese, 42 per settimana. La statistica, però, è inevitabilmente riduttiva. Guardando commissione per commissione, si scoprono fatti curiosi. Se la Commissione di Vigilanza Rai si è riunita, da gennaio a oggi, 60 volte per un ammontare di 49 ore e 20 minuti, quella per la semplificazione ha messo in pratica la sua intestazione, auto-semplificandosi il lavoro: 15 sedute in oltre nove mesi per un totale di 6 ore e 30 minuti. Subito dopo, nella classifica delle commissioni più “sfaticate”, troviamo il comitato di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen e vigilanza in materia di immigrazione: 18 sedute, da gennaio a oggi, per un totale di 12 ore e 40 minuti.

La situazione è ancora più deprimente se si guarda a cosa effettivamente il Parlamento ha prodotto. Limitandoci alla Camera dei Deputati, da gennaio a oggi Montecitorio ha approvato solo 24 progetti di legge di iniziativa parlamentare e 3 di iniziativa mista. La parte del leone (si fa per dire perché la produzione è scarsa anche qui) la fa il governo. Dall’inizio dell’anno a oggi, su 69 provvedimenti approvati dalla Camera dei deputati, 29 sono stati disegni di legge di iniziativa governativa e 13 decreti-legge. Se Montecitorio fosse un’azienda avrebbe dichiarato fallimento da mesi. Colpa del governo che blocca i disegni di legge, accusano i parlamentari. Colpa del Parlamento che rallenta ogni iniziativa, dicono i ministri. Colpa della crisi per cui, mancando le coperture necessarie, le leggi non arrivano in Aula. Colpa dei regolamenti, colpa del bicameralismo. Ma il risultato è questo.

E dire che, a parole, tutti sono perché si cambi musica. Se non altro per dare un segnale al Paese. Visto che le indennità non si possono (o non si vogliono) ridurre e diminuire il numero dei parlamentari sembra un miraggio, almeno si faccia lavorare chi c’è ed è pagato. Gianfranco Fini, quando si è insediato alla presidenza della Camera, aveva fatto propositi rivoluzionari: si lavorerà dal lunedì al venerdì, aveva detto. L’anno scorso, a maggio, ammetteva che «la settimana cortissima è un problema serio» e parlava di situazione «intollerabile». La scorsa settimana, bloccato dalle “Iene” che hanno filmato la “fuga” dei trolley parlamentari in un ordinario giovedì, ha risposto: «Evidentemente non mi hanno dato retta». Evidentemente qualcosa non va.

 

Fonte: Elisa Calessi (Libero news)

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