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Fico, forfait su Facebook ma ci rimette la stampa

Fico, forfait su Facebook ma ci rimette la stampa | Politikè | Scoop.it

da: ilGiornale.it - Fabrizio Boschi

Politikè's insight:

Alla faccia della trasparenza. Morali su morali per denunciare i sotterfugi della politica e le trame sottobanco dei politici, ipocrisia via streaming e poi sono loro i primi a chiudere le porte in faccia ai giornalisti. I grillini ci sono ricascati ad Aosta. Macchine fotografiche, videocamere e registratori banditi nella sala in cui il presidente della commissione di vigilanza della Rai Roberto Fico (nella foto) venerdì avrebbe dovuto tenere un dibattito dal titolo «Chi uccide il Tg3-VdA? E chi ha distrutto l'informazione politica Rai in Valle d'Aosta?». A comunicare il divieto erano stati i consiglieri regionali del Movimento Cinque Stelle Stefano Ferrero e Roberto Cognetta. Avrebbe, perché alla fine il grillino ha fatto retromarcia. Fico dà forfait su Facebook definendo «assurdo» il divieto di far entrare le telecamere. «Sarò lieto di partecipare a un confronto nella piena apertura», si smarca dai suoi. A far divampare la polemica era stata proprio la sua presenza definita «intollerabile» dai giornalisti del Tgr. Franco Siddi, segretario nazionale Fnsi, e Vittorio di Trapani, segretario nazionale Usigrai, si erano scagliati contro Fico e il M5S: «Oscurità, spirito e metodi complottardi. Altro che democrazia, trasparenza e apertura ai cittadini! Il “partito dello streaming” impone le porte chiuse», la nota di Siddi e Trapani. Ma tutto è andato come al solito in casa Grillo: un passo in avanti e uno indietro.

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Sansonetti: Renzi contro l’amnistia? Mossa elettorale. L’indulto rovinò Mastella - blizquotidiano

Sansonetti: Renzi contro l’amnistia? Mossa elettorale. L’indulto rovinò Mastella - blizquotidiano | Politikè | Scoop.it
L’amnistia fa perdere voti, per questo Matteo Renzi ora si dice contrario.
Politikè's insight:

ROMA – L’amnistia fa perdere voti, per questo Matteo Renzi ora si dice contrario. E l’indulto rovinò l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, che dopo aver approvato il condono di tre anni delle pene dei carcerati per reati minori, fu perseguitato dalla magistratura. Lo ha detto a Pietro Vernizzi di Italia Oggi Piero Sansonetti, ex direttore di Liberazione, una vita all’Unità, ora direttore de Gli Altri:

«La presa di posizione di Matteo Renzi contro l’amnistia non nasce da un ragionamento politico, ma da una pura e semplice ricerca del consenso. Il sindaco di Firenze non ha nulla a che fare con il giustizialismo di sinistra, a lui importa soltanto vincere la corsa per la segreteria del partito».

Sansonetti ricorda che dopo aver approvato l’indulto nel 2006, l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, fu oggetto di una «bastonatura squadrista» da parte dell’inchiesta «Why Not» di De Magistris, che «ha portato a centinaia di assoluzioni di persone che nel frattempo hanno avuto la vita rovinata e la carriera troncata».

Sansonetti attacca Renzi a testa bassa:

“Fare l’amnistia è una mossa da statisti, oggi di statisti ce ne sono pochini e Renzi sicuramente non è tra loro. Il vero timone della politica oggi sono i sondaggi, e nessuno mai potrebbe fare un’amnistia, sondaggi alla mano. Notoriamente si tratta di una misura impopolare, Renzi si limita a prenderne atto e a cercare di trasformare questa sua posizione in voti”.

“Sicuramente Napolitano è un garantista e Grillo un forcaiolo, Renzi, da questo punto di vista,invece non è nulla. Ritengo che Renzi non sia né giustizialista né garantista, ma punti semplicemente ad avere il maggior numero di consensi possibili. Il sindaco di Firenze è più una macchina del consenso che un dirigente politico. Anche la sua stessa scelta di partecipare alla maratona è semplicemente un sistema per catturare consensi, tanto è vero che l’ultimo che fece qualcosa del genere fu Mussolini. Il Duce faceva l’atleta, andava a cavallo, nuotava, costringeva i gerarchi come Starace a saltare il fuoco a torso nudo. Mostrava cioè la sua possanza fisica come dote politica. Renzi compie un’operazione simile. Non mi immaginerei mai Moro, Fanfani e Berlinguer che fanno la maratona, ma nemmeno Prodi (che pure è un discreto ciclista) o Berlusconi. L’ultimo è stato appunto Mussolini. Renzi ha dichiarato che il partito non è un fine ma un mezzo. Pensare che un organismo collettivo quale è un partito, ricco di persone e di pluralismo possa essere trasformato da organismo politico in strumento di una persona, cioè di Renzi stesso, è sì un’idea politica ma di natura autoritaria. In gran parte si tratta di un pensiero figlio del berlusconismo, ma del quale il sindaco di Firenze ha preso la parte peggiore. Renzi infatti non ha ereditato l’unico aspetto positivo del Cavaliere che è il suo liberalismo”.

Per Sansonetti l’aver approvato l’indulto, invece, fu la condanna di Mastella. La legge del 2006 e le successive inchieste contro il politico di Ceppaloni sono legate, secondo l’ex direttore di Liberazione:

“Mastella pagò duramente il suo garantismo, e tra l’altro è interessante che a farglielo pagare fu l’allora pm De Magistris, oggi sindaco di Napoli. A fare cadere il governo Prodi fu appunto l’inchiesta «Why Not», una vicenda giudiziaria che si è conclusa con centinaia di assoluzioni nei confronti di persone che hanno avuto comunque la vita rovinata e la carriera troncata. Il paradosso è che De Magistris non sia stato chiamato a pagare in nessun modo per il suo clamoroso errore giudiziario. Anzi l’ex toga è stata promossa dal popolo in un plebiscito a sindaco di Napoli, mentre la stessa vicenda ha segnato la fine di Mastella. Dopo la bastonatura squadrista di cui fu oggetto l’allora ministro della Giustizia, oggi più nessuno può avere il coraggio di firmare un indulto. [...]

Ai magistrati indulto e amnistia non piacciono perché tolgono loro una fetta consistente di potere. Attraverso indulto e amnistia la politica si assume alcuni poteri della magistratura. Mentre noi viviamo in un periodo in cui la magistratura assume costantemente molti poteri della politica. Amnistia e indulto sono la risposta della politica all’invasione di campo della magistratura con una controinvasione di campo”.

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De Magistris sindaco meno amato d'Italia: “Bisogna risolvere i problemi” -

De Magistris sindaco meno amato d'Italia: “Bisogna risolvere i problemi” - | Politikè | Scoop.it
"Ho tutto il rispetto per le indagini, ma a me interessa avere il rispetto dei cittadini e governare una città in un momento di crisi così difficile. Questa è la mia statistica"
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napolitoday - 

In merito alla graduatoria sui sindaci delle città metropolitane più amati d’Italia, che ha visto sprofondare de Magistris al nono e ultimo posto nel gradimento dei cittadini, ecco la risposta del primo cittadino partenopeo: “I sondaggi non li ho mai commentati, non mi sono mai scoraggiato - per esempio quando in campagna elettorale mi davano ultimo - né esaltato.

Per i politici i sondaggi sono le elezioni, quando si cercano le preferenze mettendoci la faccia: io l'ho fatto due volte, alle Europee presi mezzo milione di voti, e come sindaco il 70%. Ho tutto il rispetto per le indagini, ma a me interessa risolvere i problemi dei cittadini, avere il loro rispetto e governare una città in un momento di crisi cosi difficile. Guardare negli occhi le persone e capire cosa non va, questa è la mia statistica", conclude. (Ansa)



Potrebbe interessarti:http://www.napolitoday.it/politica/de-magistris-sindaco-meno-amato.html
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La cura che vorrei - healthdesk.it

La cura che vorrei - healthdesk.it | Politikè | Scoop.it
Monitorare il decorso della malattia con nuove tecnologie (88%), velocizzare la diagnosi (77%), fare in modo che un solo farmaco sia in grado di curare più patologie (34%) e aumentare il numero e la v...
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Monitorare il decorso della malattia con nuove tecnologie (88%), velocizzare la diagnosi (77%), fare in modo che un solo farmaco sia in grado di curare più patologie (34%) e aumentare il numero e la varietà dei farmaci disponibili (80%).

Questo è quello che si aspettano (che vorrebbero) gli italiani dalla medicina del futuro.

E questo, almeno, è quanto risulta della ricerca quali-quantitativa di Doxa dal titolo I percorsi di cura del futuro, presentata martedì 15 ottobre a Milano.

Particolare attenzione l’indagine l’ha rivolta al farmaco equivalente (d’altronde il lavoro è stato commissionato da Teva Italia, azienda che li produce e commercializza): la conoscenza dei generici porta il 68% dei cittadini ad affermare che «i farmaci generici hanno reso accessibili cure e terapie che prima non tutti si potevano permettere». Inoltre, tra coloro che hanno già provato un farmaco equivalente e ne hanno avuto un’esperienza positiva (77%), il 73% è propenso all’uso dei medicinali generici e il 70% è favorevole alla loro diffusione. Tuttavia resta ancora un po’ di confusione nei confronti di questi farmaci, sia per quanto riguarda la tollerabilità a seconda degli eccipienti che contiene, sia per l’errata convinzione che «vadano bene per i disturbi banali, ma siano meno adatti alle malattie importanti». Si capisce pertanto il ruolo fondamentale di consiglio e di informazione che viene attribuito al medico e al farmacista. Il primo perché garantisce attenzione e ascolto fornendo una prima risposta ai bisogni di salute dell’assistito, mentre il secondo molto spesso è chiamato a fornire ulteriori informazioni sul farmaco prescritto dal medico (per esempio su posologia o modalità di assunzione) ed è tenuto a proporre l’alternativa “generica”.

« L’opinione pubblica da una parte e i professionisti della salute dall’altra – ha commentato Massimo Sumberesi, managing director di Doxa marketing advice - hanno rivelato una predisposizione positiva che si traduce in una richiesta di risposte concrete da parte degli attori della filiera. I temi della salute sono cari e sensibili a tutti noi, ma in questo caso e nonostante la situazione contingente di mercato, è emersa una visione moderna ed è stato dato un importante e significativo contributo creativo e fattivo».

Le aziende farmaceutiche, secondo gli intervistati, dovrebbero contribuire ad aumentare l’informazione sul generico, attraverso la promozione di campagne di comunicazione sulle caratteristiche dei farmaci equivalenti (secondo il 56%) e la diffusione di dati e informazioni per provare la reale efficacia di questi medicinali. Un altro 56% concorda sul fatto che l’utilizzo più diffuso dei farmaci generici permetterebbe di ridurre la spesa sanitaria per l’acquisto dei farmaci, liberando risorse da investire in nuovi percorsi di cura.

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Pannella ringrazia Roberto Fico: “Hai un solo predecessore, il fascista Storace” -Radicali.it

Pannella ringrazia Roberto Fico: “Hai un solo predecessore, il fascista Storace” -Radicali.it | Politikè | Scoop.it
Buongiorno, sono nella stazione di Potenza, sono salito sul treno, tra quattro ore arrivo a Roma e stasera parto per Bruxelles.
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Buongiorno, sono nella stazione di Potenza, sono salito sul treno, tra quattro ore arrivo a Roma e stasera parto per Bruxelles.

Ciò detto, volevo dare un annuncio: questa notte - beate le notti di Radio Radicale - anzi poco prima dell'alba, dalle quattro, ho udito la registrazione di un dibattito del 12 ottobre, che rappresenta un evento e spero un avvento.

Quella trasmissione, torno a dire, evento storico e spero anche avvento, annuncio di quello che può accadere, è una registrazione che mostra come, non Grillo e quell'altro, ma come ho sempre detto i grillini possono essere l'elemento che storicamente si congiunge, credo, a quelle nostre storie umane di conquista della capacità di essere alterità prima che alternativa.

Allora vorrei chiedere alla direzione di Radio Radicale di preannunciare, ma in modo che si crei l'ascolto-evento per quel che riguarda la trasmissione, in monopolio di fatto, da parte di Radio Radicale, di quella trasmissione del 12 ottobre.

Non era stata data né in diretta, né la sera, né l'indomani mattina, non un preannuncio e, per fortuna, da Potenza, io ho potuto questa mattina credo dopo le quattro ascoltarla.

È un evento-avvento. In quel momento praticamente è stato possibile al presidente Fico, ma per me, da parte mia, a nome di tutte e tutti i radicali, del Partito Radicale, della galassia, della storia e mi permetto di dire, anche dei nostri antenati, Spinelli, Rossi, quelli delle carceri fasciste, profeti antropologici della battaglia per il diritto e la libertà.

Ecco valga il grazie di cuore di coloro che ..., Fico hai un solo precedente che a mio avviso si iscrive, e così saranno i cretini che mugugneranno: quando un tuo predecessore, il fascista Storace, da presidente disse: da questo posto, quello che mi pare di potere scorgere, avvertire e quindi ci avvertiva tutti, noi, soprattutto i non radicali, il fascista eh, contro il fascismo sostanziale della partitocrazia detta antifascista, c'è il genocidio culturale, politico dei radicali.

Allora abbiamo una eredità anche diversa, quella del fascismo o dell'antifascismo liberali, onesti intellettualmente e frutto della resistenza antropologica di tipo religioso, nella religiosità, della responsabilità e della libertà.

Ecco quindi grazie, grazie Fico, sei proprio un bel Fico. Grazie, grazie, forse non lo sapete ancora, quanto siate nella storia, che è quella che, in cinese, tradotta in cinese, noi stiamo come Partito proponendo all'attenzione delle Cine, per gli Stati Uniti delle Cine, gli Stati Uniti dell'Estremo Oriente. E così facciamo la stessa opera per l'Italia e l'Europa.

Andatelo tutti a sentire, tutti! Fico un abbraccio. Grazie. Ciao.

E, Beppe, ti supplico, sai che te l'ho scritto, non so se un decennio o cinque anni fa, stai attento di non mandare a sbattere, nella tua inconsapevole necrofilia, tutti sono morti, son morti che camminano e via dicendo, di non contribuire a mandare a sbattere i grillini. I grillini sono quello che nella intuizione di Storace, oltre che nostra, nella intuizione di Storace doveva rappresentare il modo per continuare e durare anche antropologicamente, la grande storia di libertà, quella della religione Crociana della responsabilità e della libertà. Grazie, grazie, grazie a Radio Radicale, adesso che ci sia un'alba, perché ripeto, quell'evento è avvento. Lo dobbiamo difendere noi, l'avvento è l'annuncio fatto a Maria, e l'annuncio è del nuovo.

Diamogli sole, oltre a come abbiamo fatto adesso, la notte scorsa, in modo quasi clandestino, inconsapevole e via dicendo. Ridiamo questa roba, intanto mettiamola, pubblicizziamola e invito anche Beppe a rendersi conto che è l'ora e che se non vuole rischiare questa volta di restarci, di farci restare solo quelli che si sono affidati a lui per fiducia ed amicizia, questa volta rischieresti di restarci anche tu. Buondì Radio Radicale. Viva i radicali. Viva il Partito Radicale  

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Rai: Brunetta incalza Fico, chiarire contratto e compensi Crozza

Rai: Brunetta incalza Fico, chiarire contratto e compensi Crozza | Politikè | Scoop.it
(AGI) - Roma, 15 ott. - Il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Renato Brunetta, ha presentato un'interrogazione al presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Roberto Fico,...
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(AGI) - Roma, 15 ott. - Il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Renato Brunetta, ha presentato un'interrogazione al presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Roberto Fico, per sapere se corrispondono al vero le indiscrezioni apparse sugli organi di stampa, secondo le quali il Cda Rai esaminera', il prossimo 17 ottobre, il contratto che legherebbe il comico Maurizio Crozza alla Rai fino al 2016. Il presidente dei deputati del Pdl chiede ai vertici di Viale Mazzini quali siano i dettagli di questo accordo che sembrerebbe prevedere per la Rai l'acquisto di un'intera produzione esterna da parte della Itc2000 (societa' che fa capo a Beppe Caschetto, manager del comico genovese, si legge in una nota.- "Secondo notizie di stampa - scrive Brunetta nell'interrogazione - giovedi' prossimo il Cda della Rai esaminera' il cospicuo contratto che avrebbe ad oggetto la realizzazione di 53 puntate di un nuovo programma di Rai Uno, da realizzarsi a partire dalla primavera 2014 fino al 2016. Si parla di un costo unitario per puntata pari a 475mila euro, per un costo totale di 25 milioni e 517mila euro, dei quali 5 milioni verrebbero percepiti direttamente da Maurizio Crozza".
  "Il costo a puntata - sottolinea l'ex ministro - appare decisamente esorbitante, a maggior ragione se si confronta la sua durata con quella della maggior parte delle trasmissioni del prime time di Rai Uno". (AGI) .

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I timori della vigilia. Così si uccide la sanità pubblica

I timori della vigilia. Così si uccide la sanità pubblica | Politikè | Scoop.it
«Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio » recita un popolarissimo proverbio.
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«Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio » recita un popolarissimo proverbio. Cosicchè a poco sono valse le raccomandazioni del presidente del Consiglio Enrico Letta, ad aspettare di vedere il testo definitivo della Legge di stabilità prima di lamentarsi di ipotetici tagli. Alla sanità nella fattispecie.

SANITÀ SCOMPARSA DALL’AGENDA POLITICA - Ecco allora che, alla vigilia del Consiglio dei ministri che dovrebbe varare la legge, il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise, dà per certo che le notizie circolate sui media siano veritiere e commenta: «Sono state inutili le richieste e le proteste dell’intero mondo sanitario, di Regioni, di associazioni di cittadini e perfino di Cardinali: notizie di stampa annunciano che il Governo si prepara ad attingere per l’ennesima volta al bancomat della Sanità con ulteriori tagli per circa 5 miliardi di euro. Malgrado il ministro della Salute, risvegliatosi bruscamente dal sogno ad occhi aperti nel quale distribuiva risorse aggiuntive al Fondo sanitario nazionale, dichiari di volersi battere come una “leonessa”, arricchendo il bestiario della politica di oggi, e le Regioni, messe di fronte alla possibilità di un inasprimento locale di tagli, tasse e ticket, lancino l’allarme rosso sulla tenuta del sistema, ministri e viceministri proseguono indifferenti in un disegno di smantellamento della sanità pubblica che ormai non richiede nemmeno più di essere esplicitato». Per il segretario nazionale del sindacato, «la verità è che la Sanità è scomparsa dall’agenda della politica, dalle dichiarazioni e dai pensieri dei segretari nazionali dei partiti e degli aspiranti tali, rottamata, declinata solo nell’accezione di malasanità. Come il Sud, inerme capro espiatorio di fronte a lobbies forti ed alle ragioni dell’economia che vogliono farci credere che uno stato sociale non possiamo permettercelo, ma armi come se fossimo in guerra sì. E quei partiti pronti a minacciare la crisi di governo sui 4 miliardi di Imu rimangono muti di fronte ai 5 miliardi sottratti ai cittadini con i tagli alla sanità. Forse – conclude Troise - al mondo della Sanità toccherà farsi partito per difendere i cittadini e se stesso ed intanto appellarsi alla disobbedienza civile di deputati e senatori contro un colpo forse mortale inferto ai diritti di cittadinanza ed alla tutela pubblica della salute».

SPERIAMO IN UNA SMENTITA - Non meno preoccupato è il presidente della Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, Valerio Fabio Alberti, secondo il quale «infliggere l'ennesimo taglio alla sanità in questo momento significherebbe porre Asl e ospedali di fronte alla scelta tra garantire livelli essenziali di assistenza o pagare gli stipendi ai dipendenti che già facciamo fatica ad onorare alla fine di ciascun mese». Commentando le ipotesi circolate in questi giorni sul taglio alla sanità, Alberti precisa che «l'ipotesi di non finanziare 2 miliardi di mancato gettito dall'aumento dei ticket motivato con i maggiori risparmi conseguiti dalle Regioni, appare sinceramente un gioco delle tre carte perché quei risparmi non sono nelle disponibilità delle Regioni e tantomeno delle Asl in quanto calcolati su una spesa presunta e non sui finanziamenti effettivamente erogati. La speranza – conclude il presidente della Fiaso - è che le voci vengano domani smentite dai fatti in coerenza con quanto definito dallo stesso Def approvato dal Governo, che parla di una spesa sanitaria a legislazione vigente sotto controllo e addirittura in discesa rispetto al Pil a partire dal 2016».

SIAMO AL LIMITE DELLA SUSSISTENZA - Anche la Cgil auspica che il Governo «smentisca con i fatti la riduzione del finanziamento al sistema sanitario nazionale». Cecilia Taranto, segretaria nazionale Fp-Cgil, e Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici, sostengono che «un taglio dall'attuale spesa, dal 7,1% del Pil al 6,7% nel 2017, sarebbe devastante per la tenuta dei servizi ai cittadini e per la qualità del lavoro di medici e operatori sanitari. Siamo all'allarme rosso, al limite della sussistenza».

«Sarebbe una scelta scellerata – aggiungono i due sindacalisti - visto che il nostro è uno dei sistemi pubblici più sostenibili dell'area Ocse, meno costoso di quello tedesco (8,4% del Pil), francese (8,7%) e olandese (9,5%), e persino del tanto citato esempio statunitense (8,3%), che registra il livello più alto di spesa sanitaria complessiva, pari al 17,7% del Pil tra spesa pubblica e privata, contro il nostro virtuosissimo 9,2%».

Medici e operatori, avvertono Taranto e Cozza, «sono allo stremo. Mentre le strutture sanitarie sono state “asciugate” con la riduzione dei posti letto e dei finanziamenti, nulla si è fatto sui servizi di prossimità. Invece di portare la sanità tra i cittadini, con presidi territoriali, in questo modo la si ridimensionerebbe in modo drammatico. Con il taglio degli sprechi si giustifichi un insopportabile colpo all'universalità del nostro sistema. La spesa va semmai efficientata – concludono Taranto e Cozza – ma vista la sua entità non può ulteriormente essere ridotta».

SI CONTINUA A SBAGLIARE - Non manca nemmeno la voce degli industriali del farmaco, ormai allo stremo, almeno a sentire il loro presidente, Massimo Scaccabarozzi: «Se fossero confermate le sorprendenti indiscrezioni, a cui vorremmo non credere, che circolano in questi giorni su ulteriori tagli alla farmaceutica, il Governo approverebbe, nei fatti, un piano tragicamente efficace: Destinazione Estero. L’esatto opposto del Piano “Destinazione Italia».

Secondo il presidente di Farmindustria, se le “voci” venissero confermate «l’attuale coalizione – che dovrebbe avere i numeri e il coraggio per fare scelte forti anche in materia di sanità, tagliando le spese improduttive e le inefficienze e puntando sull’appropriatezza della spesa di tutti gli altri comparti – continuerebbe invece sulla strada dei precedenti Governi di sinistra e di destra». 

Con nuovi tagli a penalizzare il settore farmaceutico «le aziende a capitale estero sarebbero costrette a disinvestire – avverte Scaccabarozzi - e quelle a capitale italiano ad abbandonare i confini dell’Italia o addirittura a cessare le attività, con gravi danni all’occupazione e all’export.

Ancora una volta - aggiunge la scure ricadrebbe pesantemente sui farmaci, unica voce controllabile e tracciabile della spesa pubblica in sanità, non più in grado di sopportare il seppur minimo taglio. Ancora una volta l’industria farmaceutica sarebbe usata come un bancomat».

Dopo aver ricordato che negli ultimi sei anni i diversi Governi succedutisi alla guida del Paese hanno adottato ben undici le undici misure sulla farmaceutica per quindici miliardi di euro, il presidente di Farmindustra si chiede se ci fosse bisogno di un Governo di coalizione e di larghe intese «per affossare definitivamente e dare il colpo di grazia al settore a maggiore presenza produttiva nella sanità, che può rappresentare una delle poche leve di crescita per l’Italia? Chi risponderebbe dei costi economici e sociali per il Paese e delle conseguenze sull’occupazione e lo sviluppo?».

INSOSTENIBILI - «Ulteriori tagli alla sanità non sarebbero assolutamente sostenibili – avverte dal canto suo Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni - si prospetterebbe un rischio default per tutto il Servizio sanitario nazionale, che si tradurrebbe in una riduzione drastica dei servizi ai cittadini». Errani ricorda che le Regioni partono da un taglio del 43%, dal 2010 al 2013, delle risorse di competenza e sulla sanità, c’è un taglio che, nell’ultimo quadriennio, pesa per oltre 31 miliardi. «Le Regioni – spiega Errani - sono pronte ad affrontare da subito e in tempi contenuti il nuovo “Patto per la salute”, ma questo significa avere chiarezza sul complessivo quadro finanziario, considerando anche i necessari investimenti nel settore. C’è bisogno, ad esempio, di chiarezza definitiva rispetto all’impegno, assunto dal Governo, di garantire i 2 miliardi necessari per la copertura ticket del 2013, considerando questi 2 miliardi come aggiuntivi rispetto al previsto fondo sanitario, a partire dal 2014, in un quadro certo di programmazione quadriennale. Su questo tema – conclude Errani - il Governo si era ufficialmente impegnato e tutto ciò dovrebbe trovare riscontro nei provvedimenti finanziari che l'Esecutivo sta predisponendo».

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Censis: per gli italiani la Campania è bellissima - Regione Campania -

Censis: per gli italiani la Campania è bellissima -  Regione Campania - | Politikè | Scoop.it
Per l'81,6% degli italiani la Campania è una "regione bellissima e da visitare", e questo nonostante sia forte la percezione di insicurezza e illegalità (75%).
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Per l'81,6% degli italiani la Campania è una "regione bellissima e da visitare", e questo nonostante sia forte la percezione di insicurezza e illegalità (75%).

 

E’ quanto emerge da un'indagine svolta dal Censis nel 2013 su "Immagini, identità  e valori della Campania". Se all'esterno dei confini regionali, l'immagine che la Campania trasmette è positiva, chi ci vive si dice disposto a fare qualcosa per contribuire allo sviluppo del territorio ma si sente circondato dal disinteresse.

 

Indipendentemente dall'averla visitata oppure no, la Campania resta, nell'immaginario collettivo una terra che merita di essere visitata. Chi l'ha visitata, nel 44,2% dei casi ha trovato la Campania "migliore" di come descritta di solito. Solo il 4,4% l'ha trovata peggio delle descrizioni che di solito si fanno.

 

Oltre il 70% del campione ha giudicato positivamente la forza delle tradizioni campane; il 65% ha dato un giudizio favorevole del patrimonio naturalistico, addirittura superiore all'apprezzamento per quello culturale (60%). L'indagine ha interessato anche cittadini campani. Il 76% farebbe qualcosa per aiutare chi è ¨ in difficoltà , il 69,2%  è disposto a fare qualcosa per il territorio. Però solo il 15,2% ritiene che esista in Campania una forte coesione sociale; il 16% ritiene che vi sia onestà  tra i cittadini; l'11,6% crede che esista il senso delle regole.

 

"Dobbiamo trasformare questa idea che si ha della regione in atti - ha detto l'assessore regionale al Turismo, Pasquale Sommese - lo facciamo attraverso azioni di marketing con la consapevolezza della grande bellezza di questa terra". 

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Ecco il figlio à la carte

Ecco il figlio à la carte | Politikè | Scoop.it
«Come li volete, gli occhi? Verdi? Benissimo! E i capelli? Biondi? Non c’è problema. L’altezza? Quella giusta, certo! Tra gli optional abbiamo anche una selezione di malattie che si possono evitare…».
Politikè's insight:

«Come li volete, gli occhi? Verdi? Benissimo! E i capelli? Biondi? Non c’è problema. L’altezza? Quella giusta, certo! Tra gli optional abbiamo anche una selezione di malattie che si possono evitare…».

Il colloquio è immaginario, naturalmente. Ma per niente fantascientifico.

La 23andme, azienda biotecnologica americana che propone online, tra l’altro, test del dna, ha infatti ottenuto il brevetto per una tecnica che permette di selezionare i tratti fisici del proprio figlio e anche l’eventuale predisposizione a qualche malattia.

L’azienda assicura che non la utilizzerà per questo scopo e la offre come uno degli strumenti per vedere che tipo di tratti il bambino potrebbe ereditare dalla coppia, un «modo divertente» per sapere di che colore avrà gli occhi, se sarà in grado di percepire il gusto amaro o se sarà intollerante al lattosio.

A quanto pare, la richiesta di brevetto, presentata nel 2008, è corredata anche da un esemplare di modulo prestampato da compilare, in cui basta barrare le caselle prescelte. Staremo a vedere. Quel che pare, certo, comunque, è che ormai, al di là delle remore etiche, la tecnica ormai lo permette: il figlio à la carte.

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A NAPOLI Mezza giunta indagata ma De Magistris tace

A NAPOLI Mezza giunta indagata ma De Magistris tace | Politikè | Scoop.it
Politikè's insight:

L'ultima grana di Luigi de Magistris si chiama Pina Tommasielli, indagata dalla Procura con l'accusa di avere fatto annullare 7 multe elevate dai vigili urbani a due suoi fratelli. Prima ha rimesso la delega allo Sport nelle mani dell'ex pm poi ha annunciato in conferenza stampa che sarebbe restata al suo posto. Senza deleghe. Gigino tace, come un altro indagato della Giunta arancione, il potente vicesindaco Tommaso Sodano (Rifondazione comunista) finito sotto inchiesta per un incarico concesso alla sua amica Cristina Roscia, per un progetto da 50 mila euro. La Tommasielli invece parla e se la prende con «la macchina del fango azionata da soggetti politici compiacenti alle lobby».

 
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De Magistris, il giustizialista con la giunta piena di indagati

De Magistris, il giustizialista con la giunta piena di indagati | Politikè | Scoop.it

Carmine Spadafora - - ilgiornale.it

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Napoli - Gli ultimi due (la settimana scorsa) a finire sul «taccuino» dei pm (iscrizione nel registro degli indagati) sono stati il potente vicesindaco, Tommaso Sodano, uomo forte della giunta capeggiata da Luigi de Magistris e l'assessora, senza deleghe (ha rimesso quella allo Sport), Pina Tommasielli, l'unica reduce - con il rifondaiolo Sodano - della prima giunta di Giggino.

Tutti gli altri arancioni della prima ora, una dozzina, fatti fuori o dimessisi non senza polemiche. Anzi, in qualche caso, con molti strali inviati all'ex pm d'assalto.
Tommaso e Pina non sono gli unici due esponenti della giunta orange ad essere finiti in due distinti fascicoli aperti dalla Procura di Napoli. Ce ne sono altri. Il senatore Pdl Augusto Minzolini, già direttore del Tg1, lo ha rilevato e twittato. «Comune di Napoli in giunta 10 indagati su 12. Il metodo de Magistris applicato a de Magistris. Chi di spada ferisce di spada perisce». Come dire: faceva il giustizialista, chiedeva la testa di ogni politico indagato, ne ha fatto un cavallo di battaglia in campagna elettorale e ora che fa? Giggino resta al suo posto. Non solo. Qualche osservatore fa notare: perché la Tommasielli ha rimesso la delega allo Sport (ma che farà a Palazzo San Giacomo se non ha incarichi?), mentre Sodano - indagato per alcune consulenze sospette - è restato al suo posto, con tutte le sue belle deleghe, come se niente fosse accaduto? Il partito del vicesindaco invoca sempre le dimissioni degli indagati degli altri partiti, ma quando a esserne colpito è uno dei suoi, fa finta di nulla. Per la sua twittata, datata 29 luglio, Minzolini si è preso un bel po' di insulti e commenti acidi: «Sono indagati, non rinviati a giudizio». Difatti l'ex direttore del Tg1 lo ha precisato: «Ci sono degli indagati in giunta». Non ha parlato di imputati.
Vale la pena ricordare che la giunta capeggiata da Giggino in appena due anni e due mesi di governo della città, è stata finora oggetto di ben cinque indagini: Coppa America, strade «scassate», pista ciclabile, le 7 multe della Tommasielli, recapitate a familiari ma, sembra, secondo la Procura, cancellate con un colpo di spugna e l'indagine per abuso d'ufficio su Sodano per un incarico concesso alla sua amica Cristina Roscia per un progetto da 50mila euro nell'ambito della campagna «Bollino blu». Giggino l'Immacolato, che da magistrato e da europarlamentare chiedeva un passo indietro a tutti i pubblici amministratori coinvolti in inchieste e incitava gli ex colleghi magistrati a colpire duramente i presunti fedigrafi è sotto inchiesta per la Coppa America e le buche. E poi c'è il suo capo di Gabinetto, l'ex colonnello Attilio Auricchio indagato per la Coppa America. De Magistris non ha mai traballato, non è mai stato sfiorato dall'idea di rimettere il suo mandato.
Il fratello di Giggino, Claudio, che senza deleghe lavora gratis a favore della giunta, è finito nel mirino della Procura per la vicenda legata alla Coppa America. Pochi benefici per la città, molto lavoro per i pm, alle prese con una indagine che vede coinvolti una mezza dozzina di potenti di Napoli, tra cui, il presidente dell'Unione industriali e il presidente della Camera di commercio, Maurizio Maddaloni. E poi, c'è l'ex assessora alla Mobilità, Anna Donati, oggi consulente dell'amministrazione arancione. Insomma, Tommasielli e Donati, due quote rosa per le quali è stato adottato il sistema dei due pesi e delle due misure. I maschietti, sindaco e vice sindaco, pure indagati, sono rimasti al loro posto. 
E, intanto, Affaritaliani.it rivela che per pochi minuti sull'account Twitter di de Magistris, è comparso un tweet con le percentuali dei suoi follower suddivisi per nazionalità, ricerca basata su uno studio effettuato sul sito Twocation.com. Singolarmente è emerso che i follower italiani sarebbero solo il 57%. Dunque, poiché de Magistris non è un leader politico mondiale, sorge spontanea la domanda: da dove salterebbero fuori circa 80mila follower da Europa, Nord America e resto del mondo? Si tratta infatti di una percentuale di follower provenienti da paesi stranieri superiore anche a quella di Barack Obama. Il tweet dopo pochi istanti è stato rimosso. Alimentando ulteriori dubbi.
carminespadafora@gmail.com

 
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Napoli: Gasparri, crollate le promesse della 'rivoluzione arancione' - - Libero Quotidiano

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Roma, 30 lug. (Adnkronos) - "Il Comune di Napoli, con un ex pm sindaco, ha raggiunto il punto piu' basso in quanto a legalita' e trasparenza. In due anni di amministrazione sono cambiati nove assessori su dodici e tutti quelli che furono i protagonisti della cosiddetta rivoluzione arancione hanno abbandonato de Magistris". Lo dichiara Maurizio Gasparri (Pdl), vice presidente del Senato.

"Il recente caso -aggiunge- del vicesindaco e dell'assessore allo Sport indagati, senza dimenticare l'assurda vicenda del fratello del sindaco, anch'egli indagato e che si aggira a Palazzo San Giacomo non si capisce bene a che titolo e con quali ruoli, rendono evidente il deficit di credibilita' ed affidabilita' amministrativa che si registra nel capoluogo campano. A tutto cio' vanno sommate le difficolta' finanziarie dell'Ente, il cui rating e' stato declassato a livello spazzatura e le sempre presenti emergenze rifiuti e criminalita'".

"Insomma, la situazione -prosegue Gasparri- e' davvero drammatica e fa bene l'opposizione di centrodestra in consiglio comunale a richiedere un intervento del governo per evitare conseguenze ben piu' drammatiche per i napoletani. La stagione delle false promesse -conclude- e' crollata sotto le macerie di una conclamata incapacita' amministrativa. Occorre voltare pagina prima che sia troppo tardi".

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Lettieri attacca de Magistris: "Ha fatto peggio della Iervolino" - vesuvius.it

Lettieri attacca de Magistris: "Ha fatto peggio della Iervolino" - vesuvius.it | Politikè | Scoop.it
Gianni Lettieri critica apertamente l'operato del sindaco di Napoli Luigi de Magistris che, a suo dire, svuota di potere il consiglio comunale
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Gianni Lettieri va all’attacco del sindaco de Magistris: il capo dell’opposizione a Palazzo San Giacomo lancia una dura invettiva contro il primo cittadino. In una nota, lo sfidante dell’ex magistrato nelle ultime elezioni amministrative usa parole al veleno: “De Magistris ha svuotato il consiglio comunale delle sue prerogative – l’affondo di Lettieri -, ritenendolo un organo consultivo non obbligatorio”.

Il capo dell’opposizione in consiglio comunale rinfaccia al sindaco le assenze in aula: “Consiglierei – continua nella sua nota Lettieri – di non addentrarsi nel tema presenze/assenze in consiglio poiché verrebbe fuori, per la prima volta, un sindaco che diserta numerose sedute, spesso su argomenti di estremo interesse per la città. Anche su questo è riuscito a fare peggio della Iervolino che aveva rispetto istituzionale per il consiglio comunale, al quale prendeva parte costantemente, ascoltando ed interagendo con i consiglieri.”

“Oggi – prosegue ancora Lettieri – solo perché in difficoltà parla di dialogo, ma è lui a non aver mai preso in considerazione le nostre proposte per la città fatte in consiglio. Se vuole cominciare a dialogare, è lui a dover far i compiti arretrati e a dare risposte“.

La risposta de Magistris la dà a stretto giro di posta, ma non è certo quella attesa dal capo dell’opposizione: “Lettieri non riesce ad accettare che ha perso le elezioni, faccia un’opposizione seria visto che non viene mai in Consiglio. È comprensibile l’astio che nutre, ma si rassegni: le elezioni le ha perse. Noi abbiamo salvato la città tra mille difficoltà e adesso Napoli è una città viva. Noi andiamo avanti”.

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L’inquinamento causa il cancro. Basta discussioni

L’inquinamento causa il cancro. Basta discussioni | Politikè | Scoop.it
Cancro e inquinamento dell’aria vanno a braccetto.
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Cancro e inquinamento dell’aria vanno a braccetto. Qualora ci fosse ancora qualcuno scettico su questa relazione, arriva ora il giudizio della International Agency for Research on Cancer (Iarc), la Cassazione degli studi sugli agenti cancerogeni.

Per lo Iarc, che ha appena pubblicato una monografia dedicata all’argomento, l’inquinamento atmosferico esterno è cancerogeno per l'uomo.

Non che sia la prima volta che l’agenzia si esprime sulla cancerogenicità di alcune sostanze che compongono il classico smog. Il fatto è che ora l’intero inquinamento atmosferico esterno viene etichettato come cancerogeno. 

Una decisione che non deve essere stata facile per gli estensori della monografia. Ma l’enorme messe di dati raccolti non sembra lasciare spazio a dubbi: l'esposizione all'inquinamento protratto nel tempo aumenta la probabilità di sviluppare un tumore. In particolare quello del polmone e della vescica.

L’impatto esatto non è noto. Ma, un pezzetto per volta si sta ricostruendo lo scenario. L’Organizzazione mondiale della sanità, per esempio, stima in circa 250 mila i decessi dovuti soltanto alle polvere sottili PM2.5.

Non c’è da sorprendersi: secondo la monografia Iarc, il 90-95% della popolazione urbana in Europa è esposto a livelli di PM2.5 superiori a quanto stabilito dalle linee guida dell'Oms sulla qualità dell'aria. Oltre l'8o% a eccessivi livelli di PM10, più del 97% a eccessive concentrazioni di ozono, il 94% a eccessive concentrazioni di Benzo(a)pirene. 

Nè basta ripararsi in casa: molti dei composti infatti entra nei luoghi chiusi dove, per giunta, persiste nel tempo.

«Classificare l'inquinamento outdoor come cancerogeno umano è un passo importante per spingere all'azione senza ulteriori perdite di tempo, visto che la pericolosità dell'inquinamento è proporzionale alle concentrazioni in atmosfera e molto si può fare per abbassarle», ha commentato spiegato nella conferenza di presentazione dei dati il direttore dello Iarc Christopher Wild.

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Come il federalismo ha smontato il servizio sanitario nazionale

Come il federalismo ha smontato il servizio sanitario nazionale | Politikè | Scoop.it
A volte è necessario guardare alle origini per capire cosa siamo diventati.
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A volte è necessario guardare alle origini per capire cosa siamo diventati. E per guardare alle origini del servizio sanitario nazionale italiano bisogna arrivare al 1978 e a una legge (la 833) epocale. La norma definiva il funzionamento del sistema della tutela della salute italiano, ma soprattutto, nelle prime righe, i principi fondamentali. 

Primo: «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale».

Secondo: «la tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana». 

Terzo: «il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio».

Qualcosa, tuttavia, negli ultimi anni sembra essersi rotto. E, soprattutto sul fronte dell’eguaglianza dei cittadini, gli obiettivi a cui il nostro servizio sanitario avrebbe dovuto tendere sembrano tutt’altro che realizzati. 

Anzi sembra essere in atto un processo di progressiva differenziazione dei cittadini italiani in campo sanitario. Dovuta soprattutto al progressivo trasferimento di competenze dallo Stato centrale alle Regioni.

Del tema si occupa ora un libro (Sanità a 21 velocità, curato da Lorenzo Cuocolo, Davide Integlia e Stefano da Empoli) che prova a raccontare il fenomeno della divaricazione tra le sanità regionali attraverso i numeri. 

Un fenomeno che comincia prima di quanto ci si aspetti. 

Così, se si va a guardare quanto spendono le regioni per la salute dei propri cittadini ci si accorge che se negli anni Novanta la forbice tra quelle che spendevano di più e quelle che spendevano di meno era di circa 25 euro a cittadino, nel 2004 si è arrivati a 200 per poi stabilizzarsi poco sopra i 150 euro. Sembra un’inezia, ma non è così «se consideriamo che la spesa media annuale del Servizio sanitario nazionale per ogni cittadino italiano è intorno ai 1.800 euro», spiegano gli autori.

Molto simile è ciò che avviene con i farmaci. La forbice tra chi spende di più e chi spende di meno ha raggiunto il picco di 40 euro pro-capite nel 2006 per poi stabilizzarsi intorno ai 30 euro pro-capite negli ultimi due anni. Una differenza che per gli autori del libro non è «giustificabile», in quanto sia l’autorizzazione all’immissione in commercio sia i prezzi dei farmaci sono decisi dall’Agenzia del farmaco, a livello nazionale. 

Dove andare a cercare, dunque, le origini di questo fenomeno?

Nella riforma federalista, secondo I-Com (Istituto per la competitività), think tank indipendente a cui fanno capo i curatori del libro,  che ha di fatto determinato una «distorsione» nella governance della politica sanitaria tra Stato e Regioni. Queste ultime hanno acquisito competenze sulla determinazione del prezzo dei farmaci e ampliato il potere decisionale dei Prontuari, che hanno oggi l’ultima parola rispetto all’effettiva introduzione di nuovi medicinali sul territorio. Questa distorsione del ruolo dei Prontuari si traduce per le Regioni nella possibilità di ridurre la spesa farmaceutica, mentre per i cittadini «il risultato è un’assoluta disomogeneità di accesso alle terapie, per cui lo stesso farmaco potrà essere disponibile in alcune Asl del territorio nazionale e non in altre».

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Con l'amnistia Mastella finì male - PRIMO PIANO - Italiaoggi

Con l'amnistia Mastella finì male - PRIMO PIANO - Italiaoggi | Politikè | Scoop.it
«La presa di posizione di Matteo Renzi contro l'amnistia non nasce da un ragionamento politico, ...
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«La presa di posizione di Matteo Renzi contro l'amnistia non nasce da un ragionamento politico, ma da una pura e semplice ricerca del consenso. Il sindaco di Firenze non ha nulla a che fare con il giustizialismo di sinistra, a lui importa soltanto vincere la corsa per la segreteria del partito». Lo afferma Piero Sansonetti, direttore de Gli Altri ed ex direttore di Liberazione, dopo che il sindaco di Firenze ha polemizzato con il presidente Napolitano. Sansonetti ricorda che dopo aver approvato l'indulto nel 2006, l'allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, fu oggetto di una «bastonatura squadrista» da parte dell'inchiesta «Why Not» di De Magistris, che «ha portato a centinaia di assoluzioni di persone che nel frattempo hanno avuto la vita rovinata e la carriera troncata».

Domanda. Sansonetti, da dove nasce la netta presa di posizione di Renzi contro l'amnistia?

Risposta. Renzi è uscito con queste dichiarazioni perché pensa che gli possano fruttare dei consensi nella lotta per la segreteria del Pd. Fare l'amnistia è una mossa da statisti, oggi di statisti ce ne sono pochini e Renzi sicuramente non è tra loro. Il vero timone della politica oggi sono i sondaggi, e nessuno mai potrebbe fare un'amnistia, sondaggi alla mano. Notoriamente si tratta di una misura impopolare, Renzi si limita a prenderne atto e a cercare di trasformare questa sua posizione in voti.

D. Dietro a questa volontà c'è anche un disegno politico?

R. Sicuramente Napolitano è un garantista e Grillo un forcaiolo, Renzi, da questo punto di vista, invece non è nulla. Ritengo che Renzi non sia né giustizialista né garantista, ma punti semplicemente ad avere il maggior numero di consensi possibili. Il sindaco di Firenze è più una macchina del consenso che un dirigente politico. Anche la sua stessa scelta di partecipare alla maratona è semplicemente un sistema per catturare consensi, tanto è vero che l'ultimo che fece qualcosa del genere fu Mussolini. Il Duce faceva l'atleta, andava a cavallo, nuotava, costringeva i gerarchi come Starace a saltare il fuoco a torso nudo. Mostrava cioè la sua possanza fisica come dote politica. Renzi compie un'operazione simile. Non mi immaginerei mai Moro, Fanfani e Berlinguer che fanno la maratona, ma nemmeno Prodi (che pure è un discreto ciclista) o Berlusconi. L'ultimo è stato appunto Mussolini. Renzi ha dichiarato che il partito non è un fine ma un mezzo. Pensare che un organismo collettivo quale è un partito, ricco di persone e di pluralismo possa essere trasformato da organismo politico in strumento di una persona, cioè di Renzi stesso, è sì un'idea politica ma di natura autoritaria. In gran parte si tratta di un pensiero figlio del berlusconismo, ma del quale il sindaco di Firenze ha preso la parte peggiore. Renzi infatti non ha ereditato l'unico aspetto positivo del Cavaliere che è il suo liberalismo.

D. Nel 2006 l'allora ministro Mastella approvò l'indulto e nel giro di alcuni mesi ricevette un avviso di garanzia. Fu una coincidenza casuale?

R. No, non fu un caso. Mastella pagò duramente il suo garantismo, e tra l'altro è interessante che a farglielo pagare fu l'allora pm De Magistris, oggi sindaco di Napoli. A fare cadere il governo Prodi fu appunto l'inchiesta «Why Not», una vicenda giudiziaria che si è conclusa con centinaia di assoluzioni nei confronti di persone che hanno avuto comunque la vita rovinata e la carriera troncata. Il paradosso è che De Magistris non sia stato chiamato a pagare in nessun modo per il suo clamoroso errore giudiziario. Anzi l'ex toga è stata promossa dal popolo in un plebiscito a sindaco di Napoli, mentre la stessa vicenda ha segnato la fine di Mastella. Dopo la bastonatura squadrista di cui fu oggetto l'allora ministro della Giustizia, oggi più nessuno può avere il coraggio di firmare un indulto.

D. De Magistris è un caso isolato, o alle Procure indulto e amnistia non piacciono?

R. Ai magistrati indulto e amnistia non piacciono perché tolgono loro una fetta consistente di potere. Attraverso indulto e amnistia la politica si assume alcuni poteri della magistratura. Mentre noi viviamo in un periodo in cui la magistratura assume costantemente molti poteri della politica. Amnistia e indulto sono la risposta della politica all'invasione di campo della magistratura con una controinvasione di campo.

D. È per questo che le Procure non la vedono di buon occhio?

R. Sì, è impensabile che la magistratura possa essere favorevole, anche se è del tutto evidente che l'amnistia, che a differenza dell'indulto sospende gli stessi processi, è decisamente a favore dei giudici. Dà infatti una risposta all'intasamento dei tribunali, che oggi sono paralizzati da decine di migliaia di provvedimenti che non possono andare avanti perché non ci sono il tempo e lo spazio. L'amnistia ne farebbe cadere decine di migliaia, permettendo ai giudici di riprendere normalmente il loro lavoro.

 
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La giungla dei farmaci hi-tech - healthdesk.it

La giungla dei farmaci hi-tech - healthdesk.it | Politikè | Scoop.it
Nemmeno a dirlo, anche nel settore dei farmaci biologici e biosimilari le Aziende sanitarie ospedaliere o territoriali, quando si tratta di bandire le gare d’acquisto, privilegiano i criteri economici...
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Nemmeno a dirlo, anche nel settore dei farmaci biologici e biosimilari le Aziende sanitarie ospedaliere o territoriali, quando si tratta di bandire le gare d’acquisto, privilegiano i criteri economicistici piuttosto che quelli orientati alla salute. Cosicché questo diventa «un settore dell’assistenza farmaceutica regolato di fatto dai Tar, caratterizzato da normative regionali difformi tra loro, che mettono al centro prevalentemente l’esigenza del contenimento della spesa e non anche il diritto alla continuità terapeutica e il diritto alla personalizzazione del trattamento dei pazienti». 

È questo il quadro che emerge dal primo Rapporto del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva sui farmaci biologici e biosimilari, presentato martedì 14 ottobre a Roma.

Nonostante l’Aifa, la nostra Agenzia del farmaco, con un suo Position paper di maggio 2013 abbia ribadito che il farmaco biosimilare è – appunto - simile, ma non uguale al farmaco biologico di riferimento e stabilito che la scelta prescrittiva del medicinale debba essere comunque affidata al medico e valutata caso per caso, l’indirizzo prevalente delle Regioni è invece quello di standardizzare di fatto l’assistenza, anche fornendo precise indicazioni rispetto ai volumi di consumo. «Il principio della continuità terapeutica – sostiene quindi il Tdm - pur essendo previsto formalmente nelle Delibere regionali, nella realtà viene smentito dalle modalità di costruzione delle gare di acquisto».

Nella maggior parte dei casi esaminati, sottolinea il Rapporto, è stato posto in gara un solo principio attivo, senza differenziare il farmaco originatore, il cui brevetto era scaduto, rispetto al farmaco biosimilare, e quindi prevedendo l’aggiudicazione del lotto in favore del principio attivo biologico che presenta il prezzo più basso, con la previsione che il farmaco sia prescritto diffusamente ai pazienti naive (cioè quelli non ancora in terapia). A questo proposito il Tdm sostiene che la tendenza giurisprudenziale, pur favorendo l’apertura concorrenziale, richiama alle necessarie garanzie di continuità terapeutica e alla necessità di supportare le decisioni di gara con solide basi scientifiche. Nonostante ciò, prosegue, il Tdm, l’approccio economicistico è predominante. In alcuni casi (come Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto) vengono indicati specifici obiettivi di consumo (in Veneto, per esempio, si stabilisce che la percentuale di confezioni di farmaci biosimilari distribuite deve essere uguale o superiore al 60%). E in Campania, l’obiettivo di utilizzare sempre nei pazienti naive il farmaco biosimilare, per tutte le indicazioni terapeutiche, diventa un criterio per la conferma o chiusura del centro prescrittore. 

Dall’indagine, inoltre,è emerso che ben l’86,5% delle gare si concentra sull’aggregazione dei farmaci e solo il 14% è stato finalizzato alla centralizzazione di altri beni e servizi, e «la trasparenza delle procedure di gara è carente».

«Chiediamo l’adozione di un provvedimento di carattere nazionale, vincolante su tutto il territorio – ha dichiarato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tdm-Cittadinanzattiva - in grado di fare definitivamente chiarezza sulla materia e di tutelare uniformemente i diritti dei cittadini alla personalizzazione e alla sicurezza del trattamento, nonché alla continuità terapeutica. In un momento dove le risorse disponibili sono sempre più limitate è necessario garantire il perfetto equilibrio tra l’esigenza di contenimento della spesa, e in tal senso i farmaci biosimilari rappresentano un’importante opportunità da valorizzare, e la massima tutela dei diritti dei pazienti».

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Luigi De Magistris è il sindaco meno amato dagli italiani - Giornalettismo

Luigi De Magistris è il sindaco meno amato dagli italiani - Giornalettismo | Politikè | Scoop.it
Mentre il sindaco di Bari Michele Emiliano è il primo cittadino delle nove aree metropolitane più apprezzato
Politikè's insight:

Il sindaco di Bari Michele Emiliano è il primo cittadino delle nove aree metropolitane (Reggio Calabria non è presente in quanto commissariata) più apprezzato dagli italiani (59,2%) nel terzo trimestre del 2013: è seguito in seconda posizione da quello di Genova Marco Doria (58,6%) e in terza dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia (58,5%).

LUIGI DE MAGISTRIS ULTIMO IN CLASSIFICA – In fondo alla classifica il sindaco di Bologna Virginio Merola (53%) in settima posizione, Giorgio Orsoni (Venezia, 52,8%) ottavo e ultimo Luigi De Magistris (apprezzato dal 49,5% dei napoletani). È quanto emerge dall’indagine trimestrale Monitorcittà Aree Metropolitane dell’istituto di ricerca Datamedia sulla soddisfazione dei cittadini sull’operato dei sindaci per il terzo trimestre del 2013. La quarta piazza è per il sindaco di Firenze Matteo Renzi (56,5%), mentre Piero Fassino, sindaco di Torino, si trova in quinta posizione (55,3%) e il neo sindaco di Roma Ignazio Marino fa il suo debutto in classifica in sesta (53,6% di apprezzamento da parte dei romani).

IL CROLLO DI DE MAGISTRIS - Rispetto al secondo trimestre 2013 la variazione nel gradimento dei sindaci delle aree metropolitane è lieve per tutti (in crescita Emiliano, Renzi e Merola), tranne che per De Magistris che perde il 3,7%. Rispetto al dicembre 2010 De Magistris ha perso circa 10 punti, quattro Fassino, tre Pisapia e due Doria; in crescita solo Emiliano (+1,2%). I nove sindaci presenti in classifica sono otto di centrosinistra e uno ex Idv ora Movimento Arancione (Luigi De Magistris). Degli otto di centrosinistra sei sono del Pd e due di Sel. Red/Sav 150745 ott 13

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200 mila disoccupati per dolore. Costano quanto l'Imu

200 mila disoccupati per dolore. Costano quanto l'Imu | Politikè | Scoop.it
Sono 200 mila i “disoccupati per dolore” da malattia reumatica che, loro malgrado, devono rinunciare ogni anno a oltre 23 milioni di giornate di lavoro.
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Sono 200 mila i “disoccupati per dolore” da malattia reumatica che, loro malgrado, devono rinunciare ogni anno a oltre 23 milioni di giornate di lavoro. Che "costano" 2,8 miliardi di perdita di produttività, ai quali si aggiungono 1.200 milioni per disoccupazione, trattamento della malattia, assegni di inabilità e di invalidità (che crescono al ritmo di 4 mila nuove richieste all'anno e sono inferiori solo a quelli erogati per neoplasie e malattie cardiocircolatorie). Per un totale, quindi, che equivale a una rata della famigerata imposta: 4 miliardi l'anno.

Gli italiani costretti ad abbandonare il lavoro o che non trovano più un'occupazione perché affetti da patologie reumatiche invalidanti sono colpiti principalmente da artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante. Persone che nell'arco di cinque anni dalla diagnosi, in quattro casi su dieci si ritrovano senza impiego perché per colpa del dolore non possono più svolgere le loro abituali mansioni di impiegati, commercianti, artigiani, operai.

L'allarme arriva dal convegno di Fit for Work Italia, un progetto che nell'ambito di Fit for Work Europa ha l'obiettivo di aumentare la sensibilità di Istituzioni e opinione pubblica per una corretta gestione delle patologie muscolo-scheletriche, così da ridurre i costi diretti e indiretti correlati.

«La maggioranza dei pazienti affetti dalle patologie reumatiche più invalidanti ha un’età compresa fra i 35 e i 55 anni – spiega Giovanni Minisola, chairman del tavolo clinico Fit for Work e primario della Divisione di Reumatologia dell’ospedale San Camillo di Roma – è cioè nel pieno della vita lavorativa attiva. Il dolore, il sintomo principale di queste malattie, peggiora la qualità della vita e compromette la capacità lavorativa e produttiva. Le malattie reumatiche sono oggi la prima causa di assenze dal lavoro e di invalidità per malattie cronico-degenerative; sono altresì la causa della metà delle assenze superiori ai tre giorni, del 60% dei casi di inabilità al lavoro e di più del 25% delle pensioni di invalidità erogate dallo Stato».

Garantire a chi ne ha bisogno l'accesso tempestivo alle terapie più innovative porterebbe una drastica riduzione del numero di giornate di lavoro perse, come «è stato confermato da una recentissima indagine -aggiunge Minisola - che ha evidenziato come l’introduzione dei farmaci biologici nella terapia determina nei soggetti trattati una significativa diminuzione dei giorni di assenza dal lavoro significativamente maggiore rispetto ai casi in cui tali farmaci non vengono impiegati». Se fosse possibile impiegare i farmaci secondo i criteri previsti dalle più accreditate linee-guida nazionali e internazionali per la gestione delle malattie reumatiche e si consentisse l'accesso alle terapie più innovative a tutti i 150 mila malati reumatici italiani che ne hanno bisogno, sottolinea ancora lo specialista, si potrebbe risparmiare un miliardo di euro di costi indiretti legati alla perdita di produttività lavorativa, liberando risorse economiche da reinvestire altrove. 

La proposta di Fit for Work Italia alle Istituzioni, alle associazioni, alle Società scientifiche e alle parti sociali prevede la riorganizzazione dei servizi reumatologici in una rete assistenziale nazionale e l'organizzazione di servizi per il recupero delle capacità lavorative del paziente.

Per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema, il 12 ottobre in piazza San Silvestro a Roma saranno possibili visite gratuite e un percorso informativo su sclerodermia, osteoporosi, artrite e artrosi. Dal 14 al 18 ottobre “ambulatori aperti” presso i più importanti Centri reumatologici di tutte le Regioni (informazioni al numero verde 800-91-06-25).

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Game Over. Nessuna sperimentazione sul metodo Stamina

Game Over. Nessuna sperimentazione sul metodo Stamina | Politikè | Scoop.it
«Questa è una conferenza stampa che non avrei mai voluto fare, perché sarei stata invece felice che questa vicenda avesse avuto un epilogo diverso soprattutto per dare risposte a tantissime famiglie c...
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«Questa è una conferenza stampa che non avrei mai voluto fare, perché sarei stata invece felice che questa vicenda avesse avuto un epilogo diverso soprattutto per dare risposte a tantissime famiglie che si sono aggrappate alla possibilità di avere una cura che, purtroppo, non c’è . Non possiamo prendere decisioni spinti da istinto e compassione ma in modo contrario al metodo scientifico».

Finisce così, con le parole del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, la storia della sperimentazione sul metodo Stamina, voluta dal precedente Governo per incanalare negli argini della medicina “regolare” la tecnica del team di Davide Vannoni.

Una sperimentazione che non verrà mai fatta, nonostante a essa siano già destinati 3 milioni di euro, perché il metodo è stato bocciato fin dalle fondamenta dal gruppo di esperti nominato per realizzare una valutazione preliminare.

«Il metodo è pericoloso per la salute del paziente», ha detto oggi senza mezzi termini il ministro, che ha spiegato il lungo silenzio che è intercorso tra la pronuncia dei saggi, a inizio settembre, e la conferenza stampa di oggi. «Dopo il parere del Comitato scientifico abbiamo voluto prendere tempo senza farci tirare per la giacca da nessuno», ha raccontato. «Abbiamo chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, la quale il 26 settembre ha stabilito che la sperimentazione non può essere proseguita perché non vengono garantiti i livelli minimi di sicurezza in base alla normativa vigente».

Vicenda chiusa, quindi. 

O forse no. Davide Vannoni ci ha messo poco a rispondere alle dichiarazioni del ministro.

«Eccoci di fronte ad un copione già scritto», scrive sulla sua pagina Facebook. «Sinceramente, e qui me ne rammarico, credevo meglio. Purtroppo il copione Lorenzin e dei suoi esperti farlocchi è scritto con i piedi. Ben venga: meglio una bocciatura disonesta a priori che non il prosieguo di una sperimentazione altrettanto disonesta, almeno non faranno danni ai pazienti», aggiunge il fondatore di Stamina che passa in rassegna il documento inviato alla fondazione dal ministero. «Esattamente 15 minuti prima della conferenza stampa (tanto per evitare domande precise dei giornalisti sulla base delle nostre indicazioni)», lamenta Vannoni che promette battaglia.

«A breve consegneremo i risultati ottenuti dai pazienti di Brescia, quei risultati che a lei [il ministro della salute n.d.r.] non interessano, risultati di quei fantasmi che, purtroppo per lei, sono ancora vivi, migliorano e non hanno effetti collaterali».

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Ecco la classifica degli ospedali migliori e peggiori d'Italia

Ecco la classifica degli ospedali migliori e peggiori d'Italia | Politikè | Scoop.it
Il Sole 24 Ore ha elaborato i dati del «Programma nazionale esiti 2012» appena calcolati dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari tracciando un quadro impietoso e capillare delle condizioni di salute degli ospedali italiani...
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Cancro. Dalla quantità alla qualità

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«Come oncologo, quando visito pazienti per discutere l’avvio di un nuovo trattamento chemioterapico, le loro prime domande sono “Come mi farà sentire?
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«Come oncologo, quando visito pazienti per discutere l’avvio di un nuovo trattamento chemioterapico, le loro prime domande sono “Come mi farà sentire?” e “Come si sono sentiti i pazienti come me con questo trattamento?”».

Comincia così, sulle pagine del New England Journal of Medicine, una lunga riflessione di Ethan Basch, membro del Patient-Centered Outcomes Research Institute, un ente finanziato direttamente dal Governo americano per svolgere un solo compito: condurre ricerche cliniche dal punto di vista dei pazienti. Tanto per fare un esempio, valutare non semplicemente quanto un farmaco è efficace, ma in che modo impatta sulla qualità di vita del malato. 

Un nuovo punto di vista - di grande importanza, specie nei trattamenti contro i tumori in grado di travolgere la qualità di vita - che fino a pochi anni fa la ricerca non aveva tenuto in debito conto.

A riprova di ciò, continua Basch, queste informazioni che tanto interessano ai malati (“Come mi farà sentire il trattamento?”) «in genere in Usa non sono contenute nei foglietti illustrativi dei farmaci né pubblicati nei dossier dei trial clinici».

Qualcosa sta cambiando: da qualche anno la Food and Drug Administration, l’ente americano preposto all’approvazione e al controllo dei farmaci, invita le aziende farmaceutiche a includere la prospettiva del paziente (attraverso quelli che vengono definiti Patient Reported Outcomes) nel processo di sviluppo dei farmaci, fornendo linee guida e strumenti per orientare in questa direzione le sperimentazioni cliniche. 

Ma l’approccio fatica ad affermarsi: «La verità - continua Basch - è che, nel processo di sviluppo di un farmaco, sia le agenzie regolatorie sia le aziende continuano a dare priorità a risultati basati sulla sopravvivenza piuttosto che a quelli basati sull’esperienza del paziente».

Certo, l’efficacia clinica non è elemento che possa essere ignorato né messo in secondo piano. Ma diversi fatti obbligano a un cambiamento di prospettiva.

Innanzitutto, con l’allungamento della vita media dei pazienti con cancro il tema della qualità di vita, e quindi il rapporto tra efficacia e tossicità del farmaco, balza prepotentemente in primo piano. Inoltre, precisa il medico, dal momento che «i nuovi farmaci continuano a dare soltanto piccoli benefici in termini di sopravvivenza (spesso misurati in settimane), i pazienti vogliono sapere che impatto ha avuto il trattamento sulle persone come loro».

Danni collaterali - Non è un caso che il tema della qualità di vita sia emerso con forza nel campo delle terapie oncologiche. Da anni medici e pazienti sperimentano in prima persona il paradosso per cui la cura rischia di essere, sul fronte del benessere complessivo del malato, quasi peggiore della malattia.

La chemioterapia e i suoi effetti sono diventati nell’immaginario collettivo il paradigma di questo paradosso. E non a torto.

I pazienti in trattamento chemioterapico possono sperimentare un’enorme quantità di effetti collaterali. La cosiddetta fatigue, tanto per cominciare, una sensazione di debolezza già sufficiente a far calare drasticamente la qualità di vita. Ma non è che il primo male inflitto dal trattamento. La chemioterapia spesso causa disturbi digestivi (nausea, vomito, perdita di appetito, diarrea o stipsi, alterazione del gusto, dolore o ulcere in bocca), infezioni, anemia, sanguinamenti, caduta dei capelli, disturbi alla pelle e alle unghie, alterazioni del sistema nervoso (la cosiddetta neuropatia periferica, fino ad alterazioni dell’udito), danni ad altri organi (cuore, fegato, reni e polmoni), compromissione della fertilità.

Molti tra i farmaci di ultima generazione hanno contribuito a ridurre questi effetti collaterali. Ma la chemioterapia rimane il cardine del trattamento dei tumori. Ed è come in guerra: i danni collaterali sono il prezzo da pagare per spuntarla sul nemico.

Ne vale la pena? - Tuttavia, in molti cominciano a chiedersi se ne valga la pena. Le domande dei pazienti sulla Rete scorrono a fiumi. Più spesso quelle dei loro familiari.

«Come persona che ha perso entrambi i genitori per il cancro, la prima lezione che ho imparato dai tanti anni di trattamento è che per loro “tanto accanimento non valeva i benefici prodotti”», racconta un blogger americano. «Mia madre, specialmente, mi diceva che quello che le importava non era tanto quanto sarebbe sopravvissuta, ma quanto sarebbe sopravvissuta con la stessa qualità di vita che aveva prima che questa orribile malattia cambiasse la sua vita». Priorità condivisa dalla gran parte dei pazienti oncologici.

Certo, non è che la qualità di vita sia stata ignorata finora dalla ricerca. 

Tutt’altro. Fin dalla fine del secolo scorso l’impatto degli effetti collaterali dei farmaci sulla vita dei malati è al centro di studi, anche molto dettagliati. Il “QoL” (acronimo di Quality of Life, qualità di vita) è diventato un indicatore di grande importanza nell’analisi dei farmaci.

Un nuovo paradigma - Ciò che si auspica ora, però, è altro. Che la qualità di vita dei malati, il loro punto di vista, entri di diritto nel lungo processo di sviluppo e approvazione di un farmaco.

Ma per farlo, sostiene Ethan Basch, «è necessario un deciso cambiamento culturale delle aziende e delle agenzie regolatorie. L’esperienza dei pazienti con una terapia deve essere considerata un’informazione essenziale sulle proprietà del farmaco senza la quale la nostra comprensione del profilo rischi-benefici risulta incompleta». Insomma, conclude Basch, «quando i rappresentanti di un’azienda farmaceutica e le agenzie regolatorie si siedono intorno a un tavolo per definire il programma di sviluppo di un medicinale, dovrebbero porsi la stessa domanda che i miei pazienti fanno a me: “Come mi farà sentire questo farmaco?”».

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Interrogazione urgente sindaco de Magistris -julienews

Interrogazione urgente sindaco de Magistris -julienews | Politikè | Scoop.it
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Spett. Le Sindaco di Napoli  Luigi de Magistris
Oggetto: interrogazione urgente con risposta scritta

Gentile Sindaco Luigi de Magistris,
Le scrivo a seguito di una serie di lamentele relative ai trasposti pubblici su gomma, giunte da parte di numerosi cittadini. Il disagio, purtroppo di notevole entità, diventa addirittura insopportabile con la calura afosa dell’estate, poiché i ritardi accumulati dei pulman causano spesso attese alle fermate che superano i 60 minuti. Per questa ragione ho deciso il giorno 30 luglio di monitorare personalmente alcuni stazionamenti tecnici in particolare quelli di Pianura e di Via Giustiniano. Ho avuto modo di verificare che in quello di Pianura dalle ore 9.50 alle ore 11.10 (i pulman identificati con le serie B624, B767, T104, B776 e 056) in media partivano a distanza di circa 30-35 minuti (allego griglia con matricole numeri di linea e orari di partenza). Il bus identificato con il numero di matricola B 624 rinvenuto già fermo dopo aver sostato un’ ora e venti, ovvero dalle ore 9.50 alle ore 11.10 allo stazionamento di Pianura è ripartito con la scritta “Fuori servizio” per rientrare al deposito di Cavalleggeri alle ore 11.32 come verificato personalmente. Non si capisce per quale motivo non è possibile prendere l’autobus in questi stazionamenti definiti “attestamenti di linea senza accoglienza passeggeri” e perchè in questi non sia previsto una informativa sugli orari di partenza dei bus.
Nel secondo sopralluogo effettuato nello stazionamento tecnico di Via Giustiniano sempre il giorno 30 luglio dalle ore 11.50 alle ore 12.30 dove anche qui i cittadini non possono accedere ho verificato che il C18 modello B774 già fermo nei lasso dei 40 minuti di mia verifica non è partito mentre l’altro C18 matricola B615 è partito con la dicitura “Fuori servizio” per avviarsi al deposito, quindi nell’arco temporale verificato il c18 non ha effettuato servizio. Degli altri tre C32 che hanno transitato solo il T124 è partito per svolgere il servizio gli altri due T102 e T111 sono partiti anch’essi fuori servizio rispettivamente alle ore 12.27 e 12.00 per avviarsi anche loro al deposito. In conclusione a Via Giustiniano nei 40 minuti di mia osservazione su cinque bus solo un pulman ha effettuato il servizio viaggiatori gli altri 3 sono rientrati al deposito l’altro non si è mosso. Successivamente intorno alle ore 12.45 ho cercato di chiedere spiegazioni ai responsabili dell’ ANM telefonando al centralino 081-7631111 dove mi è stato indicato che per spiegazioni potevo rivolgermi al dott. Cicala che però era in congedo e che il suo sostituto era l’ing. Paribelli anche Lui in congedo e di provare a telefonare all’ing. Chirilli ma purtroppo al numero indicato non ha risposto nessuno. Pertanto a seguito di quanto esposto e tenuto conto che la situazione peggiora drasticamente nella fascia oraria pomeridiana Le chiedo di poter rispondere per iscritto a questa mia interrogazione, sulla regolarità di queste attività monitorate e se sono corrispondenti a quanto predisposto dai dirigenti dell’ANM nel piano di servizio, gradirei sapere inoltre il motivo dell’esistenza delle fermate definite “attestamenti di linea senza accoglienza passeggeri” situate a Pianura, Giustiniano, Scampia e Ponticelli, il perché dell’assenza di un informativa dove siano specificati gli orari di partenza dagli stazionamenti e conoscere quali siano i tempi di sosta dei bus negli stazionamenti e soprattutto quali sono le percentuali di pulman che quotidianamente rientrano al deposito senza avere effettuato il servizio per guati e motivi vari.
In attesa di un Suo riscontro la saluto e Le auguro buon lavoro.

Il Presidente Commissione Diritti e Sicurezza
Cons. Arch. Gaetano Troncone

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Il consumatori schierati con Miss Italia. l'Eleganza del Lazio è Laura Grassi - Affaritaliani.it

Il consumatori schierati con Miss Italia. l'Eleganza del Lazio è Laura Grassi - Affaritaliani.it | Politikè | Scoop.it
Notte di stelle e stilisti a Villa Tuscolana. Originaria di Carrara ma ormai romanizzata l'ultima “fasciata” in ordine di tempo è una bionda, occhi verdi, alta 1,75, al secondo...
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Nel fantastico scenario di “Villa Tuscolana”, dimora storica eretta sulle vestigia dell’antica casa di Marco Tullio Cicerone detto “Il Tuscolano”, si è svolta a Frascati l’elezione di “Miss Eleganza Silvian Heach Lazio 2013”,fascia di grande importanza storica per il concorso, creata nell’edizione di Miss Italia del 1950 per premiare Sofia Loren (allora ancora Scicolone), allora battuta da Anna Maria Bugliari.
Una folta presenza di pubblico e un’atmosfera di grande eleganza  - è il caso di dirlo -  ha fatto da cornice ad un evento davvero di alto livello, testimoniato anche dalla presenza della patron del concorso Patrizia Mirigliani e di ben sei noti stilisti che hanno vestito le 37 concorrenti con le loro preziosissime creazioni: Giada Curti, Nino Lettieri, Franco Ciambella, Gianni Sapone, La Maison Blanche ed Erasmo Fiorentini.
“Le ragazze di Miss Italia non sono né mute né nude – ha sottolineato la Mirigliani – anzi sanno parlare molto bene ed esprimere concetti molto interessanti. La figura della donna oggi viene strumentalizzata per fini che non hanno nulla a che fare con essa, mentre il nostro concorso vuole rivendicare la libertà della donna di decidere del proprio futuro, tanto più in un momento storico ed economico come questo dove c’è tanto bisogno di lavoro”. Libertà e lavoro i due temi caldi toccati giustamente dalla Mirigliani, dopo giorni di assurde polemiche seguite all’esclusione delle dirette tv di Miss Italia dal palinsesto RAI.


Confermando la sua continua azione sociale a favore del mondo femminile, il concorso ha aderito all’iniziativa “TALKING STALKING” (“Parlando di stalking”) promossa dal Codacons, l’Associazione a difesa dei consumatori, per l’istituzione di uno ‘sportello’ (telefonico 800199641 e via mail sportello.stalking@codacons.info <sportello.stalking@codacons.info> ) a cui può ricorrere chi è vittima di condotte persecutorie. “Codacons è da tempo in prima fila contro lo stalking e ringrazio Patrizia Mirigliani per la sua adesione – ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, presente ieri sera alla kermesse – Quello che stupisce è che spesso le donne sono vittima di stalking da parte delle donne stesse.”
La finale regionale organizzata dalla Delta Events, concessionaria esclusiva di Miss Italia per il Lazio, e presentata da Stefano Raucci  e dalla splendida Margherita Praticò (vestita da Sapone e Lettieri) ha determinato la seguente graduatoria:
1a classificata, Miss Eleganza Silvian Heach Lazio 2013, LAURA GRASSI, 21 anni, nata a Carrara ma residente a Torrevecchia, bionda, occhi verdi, alta 175 cm., al secondo anno di Biologia. Ama il trucco e le fotografie (farle e farsele fare), pratica danza, nuoto e fitness e sogna di diventare una brava attrice.
2a classificata, CATERINA CRISTOPHER, 19enne romana di Largo Preneste, mora, occhi marroni, alta 177 cm., diplomata allo scientifico e al secondo anno di giurisprudenza. Ama fare yoga e sfilare, sogna una brillante carriera come modella.
3a classificata, GIORGIA FORMISANO, 18enne di Velletri (RM), castana, occhi marroni, alta 180 cm., diplomata al liceo artistico, pratica pallavolo, ama recitare e sfilare in passerella e sogna di diventare top model.
4a classificata, BEATRICE SIMMI, 20enne di Cerveteri (RM), alta 1.76, capelli castani, occhi marroni, studia giornalismo alla LUMSA di Roma, pratica danza, ama fare shopping e il suo sogno è quello di diventare una brava giornalista sportiva.
In giuria, presieduta dal presidente del Codacons, Carlo Rienzi, erano presenti gli stilisti che hanno vestito le miss Nino Lettieri, Gianni Sapone ed Erasmo Fiorentino, il sindaco di Frascati Stefano Di Tommaso, la fotografa Tiziana Luxardo, le modelle di Valentino Carla Barrucci e Camilla Zecca, la Miss Sorriso Fiat 2013 Chiara Carlini, finalista nazionale dello scorso anno, la lookmaker delle dive Daniela Mariotti , il talent scout Riccardo Gubiani, lo chef internazionale Bruno Brunori, il personal trainer dei vip Tommaso Capezzone e il proprietario di Villa Tuscolana Pietro Gabrielli.
Applauditissimi Eros Antonetti e Francesca Di Giulio, coppia di ballerini della FIDS (Federazione Italiana Danza Sportiva) classificatisi ottavi alla Coppa del Mondo in Israele e terzi agli ultimi campionati italiani professionisti “10 balli”, che si sono esibiti in danze standard e latino-americane.  
Hanno avuto una loro personale passerella anche le bellissime Jessica Pesa e Camilla Terenzi, rispettivamente “Miss Sportiva Lazio 2013” e “Miss Deborah Milano Lazio 2013”, le prime due vincitrici delle finali laziali, alle quali ora si aggiunge appunto Laura Grassi. Le ritroveremo tutte il 7 settembre a S. Felice Circeo per le elezioni di Miss Lazio 2013, dove potranno anch’esse gareggiare per staccare il passaporto diretto per la finalissima, senza dover disputare così le prefinali nazionali.
Ma c’è ancora speranza anche per tante altre ragazze. Fino alla fine di agosto, infatti, le candidate miss potranno iscriversi sul sito www.missitalia.it, in tempo per partecipare agli ultimi casting e ad allinearsi alla partenza della 74a edizione.
Ecco il calendario delle prossime finali laziali:
4 Agosto: Miss Bellezza Rocchetta - Antrodoco (RI) - Palazzo Municipale, Via Roma - Ore 21,30
6 Agosto: Miss Ragazza Ingambissima Luciano Barachini - Roma Vintage c/o Porta S.Sebastiano, 2 - Ore 21,00
30 Agosto: Miss Wella Professional Lazio - Marino (RM) – G. Hotel Helio Cabala - Via Spinabella, 13 - Ore 21,30
2 Settembre: Miss Cinema Planter’s Lazio - Roma - Isola del Cinema c/o Isola Tiberina - Ore 21,30
4 Settembre: Miss Miluna Lazio - Frascati (RM) - Parco dell’Ombrellino - Ore 21,30
7 Settembre: Miss Lazio 2013 - San Felice Circeo (LT) - Porto Turistico - Ore 22,00
 

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De Magistris risponde a Lettieri: "Si rassegni, le elezioni le ha perse"

De Magistris risponde a Lettieri: "Si rassegni, le elezioni le ha perse" | Politikè | Scoop.it

napolitoday.it

Politikè's insight:

Il sindaco, a margine di un Consiglio comunale, ha risposto alle accuse del capo dell'opposizione Gianni Lettieri. "Abbiamo salvato la città tra mille difficoltà, andremo avanti"

 

"Lettieri si rassegni, le elezioni le ha perse''. Non si fa attendere la replica del sindaco Luigi de Magistris alle parole del capo dell'opposizione Gianni Lettieri, che lo ha accusato di non rispettare il Consiglio comunale e di "aver fatto sprofondare la città". ''Lettieri - ha detto il sindaco, a margine del Consiglio comunale - non riesce ad accettare che ha perso le elezioni, faccia un'opposizione seria visto che non viene mai in Consiglio e fa solo interviste ai giornali e invettive''.

 

De Magistris ha sottolineato come la sua amministrazione dialoghi ''con tutta l'opposizione''. ''Capisco - ha concluso il sindaco - che ha dell'astio ma si rassegni, le elezioni le ha perse. Noi stiamo lavorando, abbiamo salvato la città tra mille difficoltà e adesso Napoli è una città viva. Noi - ha concluso de Magistris - andiamo avanti''.

 

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