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Open Data, Open Government, Democracy 4.0
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Update Politics

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Caminar para el fin del software político propietario. Imagina el sistema político brasileño como el sistema operativo de una computadora (Windows o Mac, por ejemplo). Nosotros, los ciudadanos, somos los usuarios de ese sistema.

Autor: Caio Tendolini [1]
Imagina el sistema político brasile�
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Open Government. 10 ideas para hacer tu Ayuntamiento abierto

Open Government. 10 ideas para hacer tu Ayuntamiento abierto


Via daniel ayala serrano
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Texas Transparency

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Texas Transparency - Open government is accountable government: a clear look at your tax dollars at work in Texas.
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Docracy - Free Legal Documents

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Docracy is a social repository of legal documents. Our mission is to make useful legal documents freely available to the public.


Via Comandante Tom
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Definicion de una licencia Open Data única en la UE - Jordi Torres

Definicion de una licencia Open Data única en la UE  - Jordi Torres | Open Gov | Scoop.it
Blog de Jordi Torres donde trata temas vinculados al Cloud Computing y la Internet Global y que aparecen en su libro "Empresas en la nube".
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Open Data Sites - Data.gov

The purpose of Data.gov is to increase public access to high value, machine readable datasets generated by the executive branch of the federal government.
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Programa del Encuentro Open Data España (Madrid, 9 de junio) | OGov

Programa del Encuentro Open Data España (Madrid, 9 de junio) | OGov | Open Gov | Scoop.it
El 'Encuentro de Iniciativas Open Data en España: Retos y Soluciones' es un foro de discusión y diálogo abierto a todas las personas interesadas en la reutilización de la información del sector público, desde profesionales, gestores públicos,...
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EEUU y Brasil proponen una organización mundial de Open Government | OGov

EEUU y Brasil proponen una organización mundial de Open Government | OGov | Open Gov | Scoop.it
El próximo 20 de septiembre, coincidiendo con la 66 comisión general de la ONU en Nueva York, se presentará The Open Government Partnership (OGP).
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Reabrir la cuestión revolucionaria (lectura del Comité Invisible)

Reabrir la cuestión revolucionaria (lectura del Comité Invisible) | Open Gov | Scoop.it
Siete años después de ese paradójico best-seller subversivo que fue La insurrección que viene, el colectivo Comité Invisible publica A nuestros amigos, donde apuestan por volver a hablar de revolución y pensar cómo salir del capitalismo.Se trata de un texto largo que puedes leer más cómodamente en PDF aquí. 
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"Innovación en la Gestión Publica y Open Government (gobierno abierto): Una vieja nueva idea" (*nueva versión*) por Álvaro V. Ramírez Alujas

La innovación en la gestión pública ha sido reconocida como el eje de los nuevos esfuerzos por reactivar y potenciar el papel de los Gobiernos y las Administraciones Públicas frente a la complejidad y nuevos escenarios que impone el siglo XXI. El artículo discute la relación entre innovación y el cada vez más obsoleto paradigma de la Nueva Gestión Pública (NGP) para luego, intentar debatir acerca de las supuestas ventajas y potencialidades del concepto de Gobierno Abierto, como nuevo enfoque de cambio y reforma en el sector público. Como resultado de la revisión de los casos y experiencias analizadas, concluimos en la necesidad de avanzar en el diseño de plataformas de emprendimiento y aprendizaje colaborativo tanto al interior de los gobiernos como en su relación con otros actores de la sociedad civil y el sector privado, reconstruyendo los valores que sustentan el espacio democrático.


Gestión pública, innovación, Gobierno Abierto, gobierno, administración pública

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Online il portale del Repertorio nazionale dei dati territoriali

Online il portale del Repertorio nazionale dei dati territoriali | Open Gov | Scoop.it

Dal 5 aprile 2012 è disponibile online il portale del Repertorio nazionale dei dati territoriali istituito con l’articolo 59 del CAD per "agevolare la pubblicità dei dati di interesse generale, disponibili presso le pubbliche amministrazioni a livello nazionale, regionale e locale". Il Portale avvia la realizzazione di quanto previsto dal decreto ministeriale 10 novembre 2011 (GU n. 48 del 27 febbraio 2012 – S.O. n. 37) del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Attraverso il portale del Repertorio, raggiungibile all’indirizzo www.rndt.gov.it , le Amministrazioni competenti possono procedere all’alimentazione del catalogo ufficiale dei metadati riguardanti i dati territoriali e i servizi a essi relativi, sulla base delle specifiche predisposte dal Comitato per le regole tecniche sui dati territoriali delle pubbliche amministrazioni e adottate con il citato DM del 10 novembre scorso. Il rispetto di tali regole tecniche in aderenza agli standard ISO di riferimento assicura la contestuale conformità, senza ulteriori adempimenti, al regolamento (CE) n. 1205/2008 recante attuazione della direttiva INSPIRE per quanto riguarda i metadati.
Il Repertorio contiene alcuni set di metadati disponibili per la consultazione, essendo già avviato il processo di popolamento sulla base di una partecipazione volontaria da parte di alcune amministrazioni. Ora, dopo l’adozione del relativo regolamento, viene dato l’avvio ufficiale in esercizio alla prima versione del Repertorio nazionale dei dati territoriali, in attesa di procedere al suo inserimento nell’ambito delle infrastrutture condivise SPC e completare l’implementazione delle funzionalità previste.
Come disposto dal DM 10 novembre 2011, le modalità di comunicazione e alimentazione del Repertorio richiedono il preventivo accreditamento delle amministrazioni, oltre che l’iscrizione all’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA). Il primo adempimento è quindi rappresentato dall’esecuzione della procedura di accreditamento sulla base delle indicazioni riportate nell’apposita guida operativa, disponibile nella sezione “documentazione” della pagina di approfondimento, oltre che sul portale RNDT.

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Open: El retorno de la inversión las iniciativas públicas de apertura de datos

Open: El retorno de la inversión las iniciativas públicas de apertura de datos | Open Gov | Scoop.it
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Spaghetti open data: la vera storia di una rivoluzione chiamata democrazia

Spaghetti open data: la vera storia di una rivoluzione chiamata democrazia | Open Gov | Scoop.it
Raw data now!In un appassionato intervento a TED 2009, l’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee aveva incoraggiato tutti noi a pretendere il rilascio dei dati che le amministrazioni pubbliche raccolgono per svolgere le loro funzioni. Il ragionamento è semplice: seminascosti nei sistemi informativi dei governi vi sono enormi basi dati sull’ambiente, sulla salute, sulle opere pubbliche, sull’ubicazione degli esercizi commerciali e dei musei. Se venissero rilasciate, i cittadini potrebbero usarle per migliorare il controllo democratico sull’operato dei governanti, o per creare nuovi servizi online. Siccome quei dati sono nostri e li abbiamo già pagati, non c’è davvero ragione per non metterli in circolazione.

Sir Tim stava esprimendo la posizione di un manipolo di appassionati, il movimento per gli open data. Il primo obiettivo di queste persone è stato sviluppare gli strumenti informatici necessari per gestire in sicurezza una politica di dati aperti. Per essere davvero riutilizzabili, i dati devono essere rilasciati in formato grezzo e con licenze molto permissive, in modo che li si possa scaricare e combinare magari con dati di altre fonti per produrre informazione più complessa. Un esempio classico: la concentrazione degli agenti inquinanti nell’atmosfera rilevata dalle centraline apposita può venire combinata con un database geografico come Openstreetmap per produrre una mappa della qualità dell’aria. Questa, a sua volta può essere sovrapposta a una mappa delle piste ciclabili per permettere ai ciclisti di scegliere un itinerario non troppo velenoso.

Nonostante una direttiva europea del 2003 che incoraggia il riutilizzo dell’informazione prodotta dal settore pubblico, all’inizio del 2009 i dati rilasciati in formato aperto in Europa erano davvero pochi; i pochi aggregatori esistenti (soprattutto il meta-database CKAN della Open Knowledge Foundation) erano mantenuti dalla società civile. Le istituzioni erano assenti dal quadro. Alla fine del 2011 la situazione è completamente cambiata. Molti paesi hanno lanciato portali nazionali (solo in Europa: Austria, Belgio, Estonia, Francia, Italia, Moldavia, Norvegia, Olanda, Spagna, Regno Unito), e le iniziative a livello regionale, locale o di singola istituzione sono innumerevoli, davvero troppe per darne conto. Anche l’Unione Europea spinge il tema con convinzione: è una vera primavera dei dati aperti.

Cosa è successo in questi tre anni? Cose diverse in paesi diversi. Le strade percorse, dal mio punto di osservazione, sono state due.

Una è la strada “top-down” di un leader lungimirante che il proprio potere e prestigio per spingere l’amministrazione lungo un cammino che essa non sente come prioritario. L’esempio più chiaro in questo senso è quello del presidente americano Barack Obama, che ha firmato un memorandum per un governo aperto e trasparente, open data compresi, tre ore dopo essersi insediato nell’ufficio ovale. Il messaggio alla macchina federale americana era chiarissimo: da oggi si fa così perché lo ha deciso il presidente. Adeguatevi. In Europa, soluzioni top-down sono state adottate da paesi come il Regno Unito, il primo paese europeo a muoversi sulla scia dei cugini americani, la Francia, l’Estonia. In questi paesi è lo stato centrale a indicare la strada, lanciando iniziative open data tecnicamente avanzate e ben finanziate.

La seconda strada verso gli open data è quella bottom-up di una società civile appassionata al tema e tecnicamente preparata che convince i decisori pubblici che i dati aperti sono una buona cosa. L’Italia è l’esempio più chiaro di questa seconda strategia, ma vi sono segnali che cose simili accadano altrove, per esempio in Spagna e in Polonia. In questi paesi le iniziative open data partono non dallo stato centrale, ma dalla periferia; amministrazioni regionali o cittadine che, si alleano con esponenti della società civile per esplorare lo spazio dei dati aperti. Solo in seguito, visti i buoni risultati politici incassati dagli innovatori e il pressing della società civile in rete, il governo centrale si lascia convincere a investire.

La cosa straordinaria di questo secondo scenario è che una persona normale come me o voi, che non rappresenta nessuno, non ha potere e nemmeno competenze tecniche, è in grado di fare una piccola differenza individuale rispetto all’avanzamento delle politiche pubbliche di dati aperti. Il mio (modesto) impegno nel movimento italiano per gli open data mi ha dato la grandissima soddisfazione di farmi sentire partecipe alle scelte di governo del mio paese, e ha contribuito non poco al mio senso di cittadinanza.

Mi sono avvicinato al movimento open data nel settembre del 2010. Passavo da Roma, e ho deciso di impulso di organizzare un aperitivo a cui invitare alcuni amici che non si conoscevano tra loro e che, secondo me, avrebbero trovato interessante frequentarsi un po’. Circa metà erano funzionari pubblici che stimo: competenti, onestissimi, idealisti. L’altra metà era costituita da bloggers, hackers civici, smanettoni di varia estrazione. I due gruppi si sono piaciuti: abbiamo finito per passare diverse ore al Mokarabia di Piazza Fiume, e qualcuno del gruppo degli hackers ha osservato che non si riusciva a capire per quale motivo i dati pubblici non fossero aperti sempre e comunque. Ci sono già, si tratta solo di metterli su un web server, no? In realtà, no: i civil servants hanno cominciato a spiegare i vincoli a queste iniziative che le regole interne di funzionamento di un’amministrazione. Però hanno fatto diversi esempi di basi dati già scaricabili, alcune di grande pregio: alcuni pezzi di stato stavano già facendo open data, ma senza saperlo. Il potenziale per una collaborazione era evidente.

Il giorno dopo ho creato una mailing list e invitato i partecipanti all’aperitivo del Mokarabia e alcuni altri: questa discussione era troppo interessante per non proseguirla. La mailing list esiste ancora: si chiama Spaghetti Open Data, ed è uno dei luoghi di discussione più vivaci del movimento italiano per i dati aperti. A oggi conta duecento iscritti, circa quattrocento discussioni e migliaia di messaggi postati. Vi vige un clima collaborativo: la narrativa non è mai “società civile sana contro governo inefficiente e corrotto” ma “civil servants onesti e motivati insieme alla società civile per liberare i dati”. Dalla mailing list sono partite alcune iniziative importanti (il portale “fai da te” di Spaghetti Open Data, lanciato a novembre 2010 nell’attesa di dati.gov.it; l’operazione OpenSpending Italy, in collaborazione con Open Knowledge Foundation e il Datablog del Guardian); oggi l’uso prevalente è quello di condividere informazioni e competenze.

Come si fa a rilasciare in formato aperto i dati grezzi di una ricerca sociologica? Ho bisogno di dati aperti sugli abbandoni scolastici per tipo di scuola, dove li trovo? Avete visto il nuovo portale dell’amministrazione X, come si potrebbe migliorare? Collaborativo, però, non vuol dire servile, anzi. Se le istituzioni si fermano, la società civile va avanti da sola: scrive scrapers, programmi per scaricare i dati non accessibili in formato aperto dai web server pubblici; o crea propri servizi, come il portale di Spaghetti, il cui senso era “il governo non lo fa? Lo facciamo noi”. Se il tema vi interessa, anche se non ne sapete niente, andate alla pagina web della mailing list richiedete un’iscrizione e cominciate a fare domande: vi assicuro che sarete accolti benissimo.

Non voglio esagerare il ruolo della società civile nel cammino italiano verso gli open data. Il ruolo di decisori politici coraggiosi va riconosciuto e onorato. Eppure è un fatto che, nei primi diciotto mesi di vita di Spaghetti Open Data, il panorama italiano sia cambiato tanto: abbiamo un portale nazionale, tre portali regionali (Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia), vari progetti di leggi regionali anche molto avanzate (quella della Basilicata, per esempio), innumerevoli progetti di amministrazioni provinciali e cittadine. ISTAT ha investito molto, proponendo il proprio data warehouse come infrastruttura nazionale open data e lanciando l’idea di una scuola di data based journalism. Il governo sta lanciando segnali convincenti di interesse, per cui ci aspettiamo un’accelelerazione nei prossimi mesi.

L’Unione Europea ha adottato una strategia di apertura radicale dei propri dati, e incoraggia gli stati membri a fare lo stesso. Sono convinto che, almeno in Italia, questo non sarebbe stato possibile senza il serbatoio di competenze della società civile. Seguendo le conversazioni su Spaghetti Open Data è chiaro che gli attivisti svolgono un ruolo essenziale, fornendo a politici e funzionari curiosi argomenti e casi di successo per convincere le loro istituzioni a liberare i dati.

Mi chiedo se, nel suo piccolo, il movimento open data non possa essere un modello. Conversazioni rispettose e rigorose tra società civile e istituzioni su come rendere il modo in cui ci governiamo più efficiente e trasparente: non è questo che dovrebbe essere la democrazia?

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OpenData Regione Lombardia

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Regione Lombardia, con la DGR 2585 del 30-11-2011, si è dotata della Agenda Digitale Lombarda

Scopo generale dell’Agenda Digitale Lombarda è ottenere vantaggi socioeconomici sostenibili sulla base di nuove modalità di interazione e collaborazione tra cittadini, imprese e PA che definiscono e attuano insieme azioni concrete utilizzando tutte le potenzialità offerte dalla tecnologia.

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euroXpress :: Barcelona lanza el concurso europeo Open Cities App Challenge

euroXpress :: Barcelona lanza el concurso europeo Open Cities App Challenge | Open Gov | Scoop.it
euroXpress, portal de noticias e información independiente de la Unión Europea en español...
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Civic Commons | Sharing Technology for the Public Good

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From the beginning, Civic Commons has been a dynamic community initiative. What began in January 2010 as a simple wiki of open government policies and practices (originally called “OpenMuni”, domains for which were simultaneously and independently obtained by Code for America and OpenPlans), grew into a partnership between the two organizations to support the growing open government technology

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Helsingin Sanomat - International Edition - Home

Helsingin Sanomat - International Edition - Home | Open Gov | Scoop.it
Helsingin Sanomien Verkkoliite. Tuoreimmat uutiset aamusta iltaan sekä Helsingin Sanomat -verkkoliitteessä kaikki paperilehden kirjoitukset, kuvat ja grafiikat. Sähköisessä arkistossa yli miljoona kirjoitusta vuodesta 1990 alkaen.
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Data Visualization with Weave

Data Visualization with Weave | Open Gov | Scoop.it

"Weave (BETA 1.0) is a new web-based visualization platform designed to enable visualization of any available data by anyone for any purpose.

 

Weave is an application development platform supporting multiple levels of user proficiency — novice to advanced — as well as the ability to integrate, disseminate and visualize data at "nested" levels of geography."

 

Source code also available on GitHub

 

More info: http://flowingdata.com/2012/02/07/weave-for-visualization-development/ 


Via Robin Good
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