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Confindustria: con la crisi bruciati 200 miliardi di euro. Come uscirne? "Subito riforme strutturali"

Confindustria: con la crisi bruciati 200 miliardi di euro. Come uscirne? "Subito riforme strutturali" | News Economiche | Scoop.it
Dati diffusi dal Centro studi Confindustria. Almeno 5 anni per recuperare il terreno perduto. Come? "Subito riforme strutturali"
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Imu, stangata senza fine Record a Milano: 200 euro

Imu, stangata senza fine Record a Milano: 200 euro | News Economiche | Scoop.it

Roma - La mini-Imu sarà un po' meno «mini». Soprattutto nelle grandi città del Nord guidate (un caso?) dal centrosinistra.

Nei 48 capoluoghi dove, in virtù dell'aliquota superiore al 4 per mille, i proprietari di immobili dovranno mettere mano al portafogli entro il 24 gennaio, il conto più salato è a Milano, Genova e Torino, con Siena al quarto posto, Foggia al quinto e Napoli al sesto. Nel capoluogo lombardo, che ha fissato l'aliquota al valore massimo (pari al 6 per mille), il costo della mini-Imu per un immobile di tipologia A2 sarà, in media, pari a 200 euro. La cifra decisamente più alta del Paese, che scende a 158 euro a Genova, 152 a Torino, 150 a Siena e 144 a Foggia. Va meglio agli abitanti della Capitale, che si piazza al ventesimo posto della classifica: a Roma l'esborso medio per un appartamento della stessa tipologia catastale scende a 78 euro. Decisamente «mini» infine l'Imu per i grossetani, che con un'aliquota pari al 4,40 per mille (la più bassa in assoluto tra i 48 comuni che hanno deciso di fissare l'aliquota a un valore superiore al 4 per mille) pagheranno intorno ai 16 euro. A stilare la classifica del costo dell'imposta (che riguarda oltre dieci milioni di italiani) nelle varie città, al netto della detrazione di 200 euro prevista per i proprietari di prima casa, è stata la Cgia di Mestre. L'Associazione artigiani e piccole imprese della città veneta ha elaborato i dati basandosi sulle aliquote e sulle rendite catastali dei vari comuni per le due principali categorie catastali, la A2 (abitazioni di tipo civile) e la A3 (abitazioni di tipo economico), che in Italia comprendono oltre il 70 per cento delle prime case interessate dall'imposta. Anche per le abitazioni A3 al primo posto c'è Milano, ma la mini-Imu per questa categoria scende in media a 87 euro, contro gli 84 di Siena e gli 83 di Genova. A Roma, undicesima in questa classifica, per una prima casa A3 si pagheranno, in media, 59 euro. Anche per le abitazioni economiche la classifica si chiude con Grosseto, in coabitazione con Teramo, dove bastano 13 euro per pagare l'imposta. Se Grosseto ha tenuto la mano leggera (con altre cinque città la cui aliquota è rimasta inferiore al 5 per mille), sono 23 - quasi la metà del totale - i comuni che dal Nord al Sud hanno invece deciso di alzare l'asticella al valore massimo, il 6 per mille. Tra questi, oltre alle già citate Milano e Siena, troviamo anche Napoli, Catania, Cremona, Parma, Perugia, Caserta, Brescia, Rovigo, Alessandria, Ancona, Catanzaro, Caltanissetta e Messina. Ed è proprio sulla differenza tra l'aliquota base fissata dal governo al 4 per mille e quella stabilita dal proprio comune che i contribuenti devono calcolare l'ammontare dell'imposta, che è pari al 40 per cento della forbice. Ma a influire, come detto, sono anche i valori delle rendite catastali nelle varie città. I comuni interessati dall'imposta, compresi quelli non capoluogo, sono 3.377, circa un terzo del totale. Critico il commento sulla mini-Imu del segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, che osserva come i proprietari di immobili in Italia, soprattutto dopo anni nei quali il valore del mattone ha segnato una decisa flessione, abbiano ormai «la percezione che la prima casa non costituisca più quel bene rifugio che da sempre ha caratterizzato la principale modalità di risparmio di moltissime famiglie italiane».

Anzi la casa, secondo Bortolussi, è diventata per molti italiani soprattutto una fonte di preoccupazione e di esborsi, trasformandosi «addirittura in un incubo - conclude il segretario dell'associazione mestrina - perché tra Imu, Tasi, Tares e maggiorazioni varie si è chiamati a pagare sempre di più senza avere nulla in cambio».

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Crisi, ora Cipro spaventa le Borse

Crisi, ora Cipro spaventa le Borse | News Economiche | Scoop.it
Cipro riporta il panico su tutti i mercati del Vecchio Continente. Piazza Affari cede il 2,5%. Lo spread Btp-Bund sale

I mercati del Vecchio Continente chiudono provando a smorzare leggermente le perdite. Dopo che la settimana si è aperta con i nervi a fior di pelle per gli investitori di tutto il mondo, a seguito del prelievo forzoso imposto sui conti bancari di Cipro dal piano di salvataggio concordato con l’Unione europea, il panico ha contagiato le principali piazze finanziarie dell'Eurozona.

"Per L’Italia - ha assicurato il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, a margine dell’assemblea annuale Aifi a Milano - non c’è nessun  pericolo, nessuna preoccupazione di contagio".

Tuttavia, secondo gli analisti di Mooy's, il prelievo forzoso potrebbe avere conseguenze negative per i rating delle banche europee.

Le Borse europee chiudono negative ma recuperano parte delle perdite accumulate nel corso della seduta, una tendenza seguita anche da Wall Street. A spaventare i listini sono stati i termini del piano di salvataggio per Cipro, spingendoli a vendere i titoli del settore. Le possibilità, sollevata da Parigi e Berlino, di una parziale marcia indietro che risparmi almeno i piccoli correntisti potrebbe quindi aver ridotto la preoccupazione dei mercati. Il Dax di Francoforte cede lo 0,4% a 8.010,64 punti, il Cac 40 di Parigi perde lo 0,45% a 3.826,87 punti, l’Ftse 100 di Londra arretra dello 0,36% a 6.466,55 punti e l’Ibex di Madrid segna -1,29% a 8.507,8 punti. A Piazza Affari l’Ftse Mib arretra dello 0,85% a 15.924,13 punti dopo essere arrivato a perdere, in avvio di seduta, il 2,8%. Secondo Vegas, "l’Italia è un Paese manifatturiero, Cipro è un Paese finanziario, alcuni lo indicano anche come un paradiso fiscale. L’unico avvertimento per i risparmiatori allora è di tenere i soldi a casa e non portarli in paradiso". "L’Italia - ha concluso - non corre nessun pericolo e non c’è nessuna preoccupazione per i nostri risparmiatori".

Domani il Parlamento cipriota dovrà votare sul piano di salvataggio Ue che oltre ad aver messo sul chi vice gli investitori internazionali ha anche provocato forte malcontento nell’isola. Prevede una maxi tassa una tantum del 6,75% sui conti bancari inferiori a 100mila euro, balzello che lievita al 9,9% oltre questa soglia. Questo dovrebbe fruttare 5,8 miliardi in cambio di un salvataggio da 10 miliardi da parte dei paesi europei. La questione ha però innescato rinnovati timori tra gli investitori, portando a pesanti contrazioni scattare in Asia, anche sulla scia di primi segnali di ribasso venerdì a Wall Street dopo una prolungata fase di crescita. Tokyo ha chiuso in picchiata del 2,71%. Tuttavia va anche rilevato che al momento a Cipro vige un regime fiscale di piuttosto accomodante, e che era problematico per i partner europei varare un salvataggio che si ritiene andrà indirettamente anche a favore di coloro che usano le banche dell’isola come sede di riciclaggio di danaro sporco.

In un rapporto pubblicato oggi, gli analisti di Moody's hanno spiegato che il piano dell'Ue avrà "pesanti conseguenze" per i risparmiatori non solo a cipro ma anche per i creditori di banche in altri paesi europei, aumentando nel contempo i rischi di una fuga di capitali da altri paesi in difficoltà dell’Eurozona. "La decisione sul prelievo forzoso - ha continuato l’agenzia di valutazione del merito di credito - si distingue nettamente come un caso unico nei confronti di precedenti piani di salvataggio". Le conseguenze dirette del prelievo forzoso dovrebbero restare limitate, ma si tratta di un punto di svolta a livello di politiche europee: "Con la decisione si è avviato un passo importante per limitare, o addirittura eliminare, la tutela sistemica dei creditori bancari in tutta europa". In questo modo, i responsabili politici europei dimostrano di "essere disponibili a rischiare turbolenze più consistenti sui mercati finanziari, nel perseguimento di obiettivi politici".


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Corruzione, Paola Severino: "Siamo di fronte a un'altra Tangentopoli"

Corruzione, Paola Severino: "Siamo di fronte a un'altra Tangentopoli" | News Economiche | Scoop.it
Il Guardasigilli in ansia per la corruzione dilagante, parla di un secondo grande scandalo, paragonabile con le dovute differenze a quello del 1992...

 

"Questa è una seconda Tangentopoli".

I toni del ministro della Giustizia, Paola Severino, che a Sky Tg24 parla dello scandalo corruzione che sta interessando molte regioni d'Italia, sono drammatici, ma commisurati alla "quantità di casi che stiamo verificando e che sono sotto i nostri occhi".

Il Guardasigilli conosce bene le differenze che intercorrono tra quanto accaduto nel 1992 e quando sta succedendo ora, vent'anni dopo, parla di "una serie di casi estremamente gravi ed estremamente diffusi di corruzione che si innestano in un quadro di grande debolezza politica e in un quadro anche di grandi bisogni del paese".

La preoccupazione del ministro non si limita agli scandali regionali, ma va più a fondo, ricordando anche lo scioglimento del comune di Reggio Calabria, primo capoluogo di provincia italiana ad essere "conquistato da una famiglia mafiosa", interessato da "una grande pervasività del fenomeno criminale". E parla in ogni caso di "un fenomeno dilagante e dannosissimo per l’economia e per l’immagine del paese".

Conflitto Procura di Palermo - Quirinale

"Sto dalla parte della Costituzione", commenta il ministro sulla vicenda che vede contrapposti il Presidente della Repubblica e la Procura nell'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, sottolineando che Napolitano "è immune per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, un'immunità completamente diversa dalla monarchia".

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Confcommercio: "Con l'aumento dell'Iva consumi giù per 7 miliardi"

Confcommercio: "Con l'aumento dell'Iva consumi giù per 7 miliardi" | News Economiche | Scoop.it
La denuncia di Confcommercio: "Con l'aumento dell'Iva i consumi scenderanno di 7 miliardi"...

 

L'Iva si mangia il taglio dell'Irpef e pure un pezzo dei nostri soldi.

La denuncia arriva dal centro studi di Confcommercio. Calcolatore alla mano, la sforbiciata all'Imposta sul reddito delle persone fisiche è di 5 miliardi di euro. Un mucchio di soldi che però viene "largamente mangiato" - spiega l'associazione dei commercianti - dall'aumento dell'imposta sui consumi. Un incremento che, sempre secondo gli esperti di Sangalli -, ci costerà su basa annua sette miliardi di euro. Ben due miliardi in più rispetto ai vantaggi apportatid al taglio dell'Irpef. Non solo. L'aumento di un punto percentuale dell'Iva contribuirà ad affossare ancora di più i consumi già depressi: "Nel 2014 la perdita dei consumi correnti dovrebbe collocarsi tra 5 e 7 miliardi di euro rispetto al già depresso scenario di base", spiega Confcommercio. "La riduzione delle aliquote Irpef dal 23% al 22% per il primo scaglione e dal 27% al 26% per il secondo scaglione determinerebbe - prosegue l'associazione - maggiori risorse per le famiglie pari a 1,5 miliardi di euro circa per il 2013 e minori risorse per le famiglie pari a 2 miliardi per il 2014".

Secondo Confcommercio, il provvedimento "è iniquo rispetto all’attuale situazione in quanto circa 10 milioni di contribuenti incapienti - che non pagano l’Irpef - non avranno alcun giovamento dalla riduzione delle aliquote e poi pagheranno prezzi più alti con riduzione del potere d’acquisto. Poichè tra questi incapienti ci sono verosimilmente le famiglie in cui vivono i 3,4 milioni di cittadini italiani poveri in senso assoluto, (che, secondo l’Istat, non sono in grado di acquistare un paniere minimo di beni e servizi di sussistenza) è certo che l’area della povertà crescerà rapidamente. Ciò è socialmente svantaggioso per l’intera collettività".

Quindi, per l’organizzazione, la riduzione delle aliquote Irpef "non giova ai più poveri e produce gli stessi vantaggi monetari per tutti i contribuenti che hanno un reddito superiore a 28.000 euro; anche chi guadagna 100 milioni di euro all’anno avrà minori imposte per 280 euro all’anno a partire dal 2013 (circa 23 euro al mese in più)". Una mazzata per gli italiani, ma anche per i turisti: "Il Governo - sottolinea Confcommercio - non ha considerato che i turisti stranieri non godono della riduzione delle nostre aliquote Irpef mentre dovranno pagare di più per i prezzi interni che cresceranno perchè l’Iva aumenta dal 10% all’11%".

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Chiesa, il Consiglio di Stato boccia l'Imu

Chiesa, il Consiglio di Stato boccia l'Imu | News Economiche | Scoop.it
Per il Consiglio di Stato, il ministero dell’Economia è andato oltre i poteri regolamentari che gli erano conferiti espressamente dalla legge...

 

Consiglio di Stato ha bocciato il decreto del Tesoro per l’applicazione dell’Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa.

Secondo Palazzo Spada, il decreto in molte parti "esula" dalle competenze che erano state affidate dalla legge.

Nella sentenza si legge che "non è demandato al Ministero di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell’esenzione Imu per gli immobili degli enti non commerciali".Insomma, il ministero dell’Economia, con il decreto sull’Imu per la Chiesa, è praticamente andato oltre i poteri regolamentari che gli erano conferiti espressamente dalla legge: questa in sintesi la critica del Consiglio di Stato nel suo parere. Adesso il Tesoro dovrà rispondere entro fine anno dal momento che la legge prevede il via alla applicazione dell’imposta dal primo gennaio 2013. "Trattandosi di un decreto ministeriale, il potere regolamentare deve essere espressamenteconferito dalla legge e, di conseguenza, il contenuto del regolamento deve essere limitato a quanto demandato", si legge nel testo. Che poi continua: "L’amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall’oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività".

Il Consiglio di Stato critica anche l’"eterogeneità" dei criteri utilizzati per le convenzioni con lo Stato per le attività erogate dalle onlus in campo sanitario, culturale o sportivo.

"Incompetenza o malafede? In entrambi i casi il governo dei tecnici ha fatto un altro pasticcio con il decreto per applicare l'Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa. La bocciatura da parte del Consiglio di Stato è una prova ulteriore di inadeguatezza: l'esecutivo è sempre molto attento quando si tratta di colpire i più deboli, ma è invece timido e impacciato quando deve applicare misure di equità anche ai poteri che contano", ha tuonato il capogruppo dell'Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario.

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Per Monti 32 mila euro al mese di stipendio

Per Monti 32 mila euro al mese di stipendio | News Economiche | Scoop.it
Il presidente del Consiglio rassicura: "Non escludiamo un intervento di riduzione del carico fiscale". Intanto però incassa uno stipendio da nababbo.

 

Più volte ha chiesto sacrifici agli italiani.

Lui ha perfino rinunciato al compenso da presidente del Consiglio (nonostante i contributi pensionistici il Prof li continui) e da ministro dell'Economia (incarico quest'ultimo ricoperto adesso da Grilli). Il tutto in nome della sobrietà e dei conti ordine, ché i tempi non sono floridi.

Peccato però che Mario Monti, in termini di sobrietà e austerità, non sia proprio un asso. Infatti, secondo i conti in tasca al premier fatti da Dagospia, il bocconiano incassa uno stipendio mensile di 32mila euro. Per arrivare alla cifra complessiva, si deve partire dalla remunerazione di Commissario europeo (iniziò a lavorare a Bruxelles nel 1995): 9mila euro lordi mensili. Senza considerare che le pensioni e le indennità degli ex commissari sono fissati da Consiglio d'Europa e che gli ex commissari godono di un regime fiscale meno pressante e punitivo del nostro.

Dopo Bruxelles, c'è l'incarico di Senatore a Vita. Diecimila euro a cui vanno sommati la "diaria" ridotta (sic) a 3.500 euro mensili dal primo gennaio 2011, il rimborso spese per l'esercizio del mandato (altri 2.090 euro), un rimborso forfettario per "spese generali" di 1.650 euro, biglietti gratuiti per aerei, treni e navi, esenzione dal pedaggio autostradale e "l'assegno di fine mandato". Il tutto per più di 20.000 euro al mese, scrive il ragioniere Dago. Insomma, aggiungendo poi la pensione di professore universitario, Monti incasserà all'incirca 32mila euro al mese. Alla faccia della sobrietà.

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Evasione fiscale, buco di 52 miliardi nel 2013

Evasione fiscale, buco di 52 miliardi nel 2013 | News Economiche | Scoop.it
L'evasione fiscale italiana del 2013, secondo dati d'agenzia, è pari a 51,9 miliardi di euro
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I dati disastrosi di ieri fanno crollare il titolo di Nintendo in borsa

I dati disastrosi di ieri fanno crollare il titolo di Nintendo in borsa | News Economiche | Scoop.it
-17% nel venerdì nero (17 anche quello, peraltro) di Nintendo. Com'era logico attendersi, il netto taglio sulle previsioni di vendita dell'anno fiscale di Nintendo hanno avuto influssi negativi in...
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Unicredit, la superpulizia salva l'utile

Unicredit, la superpulizia salva l'utile | News Economiche | Scoop.it

Unicredit sceglie la strada della prudenza ma ritorna comunque al dividendo. La sintesi dei conti 2012 è sostanzialmente questa.

Il gruppo guidato da Federico Ghizzoni ha chiuso l'esercizio terminato il 31 dicembre con un utile netto di 865 milioni. Il 2011 aveva registrato una maxiperdita di 9,2 miliardi legata alla svalutazione del goodwill, mentre gli analisti si attendevano per l'anno appena terminato profitti per 1,24 miliardi.
Le intemperie della finanza, inoltre, determineranno la revisione del piano industriale al 2015. «Gli obiettivi sono posposti non cancellati - ha spiegato Ghizzoni - ma decideremo quando i mercati si saranno stabilizzati». 
Se lo scenario macroeconomico fosse normale, la Borsa avrebbe bocciato il bilancio. E invece Unicredit ha chiuso con un modesto rialzo dello 0,58% a 3,828 euro in quanto gli operatori hanno apprezzato la scelta controcorrente dell'amministratore delegato e soprattutto la cedola di 9 centesimi (6 cent le stime del mercato) estrapolata dale riserve. Piazza Cordusio ha infatti deciso di aumentare del 67,7% gli accantonamenti su crediti a 9,6 miliardi (2,1 miliardi relativi all'Italia). Il tasso di copertura dei non performing loans è salito al 44,8% e in Italia al 43,4% risultando il più elevato del settore. «È stata una scelta manageriale e non imposta da Bankitalia», ha specificato Ghizzoni ricordando che il controllo effettuato da Via Nazionale (non con ispezione ma con l'analisi di un portafoglio di 550 clienti) ha richiesto solo un «incremento di coperture per 60 milioni».
Il 2012 di Unicredit sconta l'eurocrisi. I ricavi sono rimasti stabili a 25 miliardi grazie al trading più che raddoppiato a 2,3 miliardi mentre il margine di interesse ha segnato il passo (-6,3% a 15,2 miliardi tra bassi tassi e stagnazione del credito). Il contenimento dei costi a 15 miliardi (-3%) ha portato il mol a 10,1 miliardi (+10,1%), mentre la scelta di affrancare il goodwill ha portato 2 miliardi che hanno consentito di all'utile di raggiungere una dimensione più che dignitosa. La Germania è andata molto bene: Unicredit Bank Ag distribuirà dividendi alla capogruppo per 2,5 miliardi (il 100% dell'utile di 1,5 miliardi e uno straordinario di 1 miliardo) mantenendo un Core Tier 1 del 17,4 per cento (quello di gruppo è salito al 10,84% dal 10,67% di settembre).
In Italia, invece, la musica è diversa: gli accantonamenti hanno portato l'utile prima delle imposte a -2,6 miliardi. Continuerà il deleveraging e la riduzione dei costi. Anche se non ci sarà solo austerity. «Vogliamo tornare ad assumere e quest'anno entreranno 500 giovani». Poi, dipenderà anche dalla politica. «C'è troppa incertezza che frena gli investimenti, il Paese sarebbe anche pronto a ripartire ma ci vuole chiarezza», ha detto il top banker sottolineando che anche per questo motivo si rinvierà il rimborso dei 26,1 miliardi presi con l'Ltro (che peraltro è possibile in qualunque momento») a tempi migliori.
Ecco perché Unicredit userà la leva dell'ottimizzazione del capitale uscendo dal Kazakhstan: Atf (onere straordinario di 260 milioni nel quarto trimestre) sarà ceduta al magnate di Astana Yessenov.

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Consulta: "Niente tagli a stipendi di giudici e manager pubblici"

Consulta: "Niente tagli a stipendi di giudici e manager pubblici" | News Economiche | Scoop.it
Vietato toccare i privilegi della magistratura e gli stipendi dei manager della pubblica amministrazione.

 

Guai a toccare gli stipendi dei dipendenti pubblici.

Non possono essere sforbiciati nemmeno di un centesimo. Mentre la crisi economica fa schizzare alle stelle il numero dei disoccupati e l'Unione europea chiede, contestualmente, al nostro governo sempre maggiori sacrifici che vanno a pesare sui portafogli dei contribuenti, la Corte costituzionale ha stabilito che le retribuzioni dei magistrati non possono essere abbassate. Non solo. La Consulta si è anche opposta anche alla riduzione dei dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 90mila euro lordi all'anno. "Il Parlamento decide in modo sacrosanto dimettere dei limiti a stipendi fuori da ogni logica - tuona la Lega Nord - e la vera casta si difende".

Altro che la casta dei politici. In parlamento, per lo meno, qualche taglio di facciata lo stanno facendo. Nei tribunali e nella pubblica amministrazione, invece non si può. A difendere i privilegi dei giudici e i maxi stipendi dei manager pubblici ci ha pensato la Consulta con due sentenze che legano le mani al governo in tema di spending review e che sono destinate a far sicuramente discutere. "I tagli sulla retribuzione dei magistrati previsti dal decreto legge sulla manovra economica 2011-2012 sono incostituzionali", ha spiegato la Corte stabilendo, appuntoo l’illegittimità del decreto nella parte in cui dispone che ai magistrati non vengano erogati gli acconti per il triennio tra il 2011 e il 2013 e il conguaglio del triennio tra il 2010 e il 2012 e nella parte in cui dispone tagli all’indennità speciale negli anni 2011 (15%), 2012 (25%) e 2013 (32%). Non solo. La Consulta ha, poi, azzerato i tagli per i dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 90mila euro lordi all'anno (-5% per la parte eccedente questo importo) e 150mila euro (-10%) dal momento che, come già sostenuto dal Tar, la norma introdurebbe "un vero e proprio prelievo tributario a carico dei soli dipendenti pubblici". Per la Consulta un’imposta speciale prevista nei confronti dei soli dipendenti pubblici"viola il principio della parità di prelievo a parità di presupposto d’imposta" dal momento che "il prelievo è ingiustificatamente limitato ai soli dipendenti pubblici". Morale? La Consulta arriva addirittura a proporre al legislatore rimodulare i tagli con "un universale intervento impositivo", andando quindi a colpire tutti i cittadini.

Contro la Consulta si è subito levata una selva di critiche da parte della politica. Ad attaccare duramente i giudici della Corte costituzionale sono stati soprattutto i parlamentari leghisti secondo i quali "non è possibile che si voglia trasformare la nostra Repubblica in una regime governato" dalle toghe. Ilresponsabile del Dipartimento Fisco, Finanze ed Enti Locali, Massimo Garavaglia, ha chiesto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire per "eliminare questa vergogna". "Non si può chiedere alla gente di andare in pensione a settant'anni e di vedere aumentare disoccupazione e crisi per rispetto dei vincoli europei - ha concluso l'esponente del Carroccio - quando poi i cosiddetti dirigenti dello Stato, veri e propri burocrati nel senso peggiore del termine, continuano ad avere privilegi ingiustificati".

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Legge stabilità, Grilli: interventi per 10 miliardi

Legge stabilità, Grilli: interventi per 10 miliardi | News Economiche | Scoop.it

Con la legge di stabilità "sono previste entrate complessive tra i 10 e i 12 miliardi di euro". Lo ha detto il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, alle parti sociali nel corso dell’incontro sul ddl stabilità. Poi mette le mani avanti: "E' un ddl, può essere corretto in parlamento". Tra gli obiettivi della legge c’è quello di creare un fondo ad hoc per gli esodati. Raddoppiano i tagli lineari alle Regioni

 

Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli tiene a precisare che non ci sarà alcuna manovra aggiuntiva da parte del governo.

Poi snocciola le cifre dei provvedimenti che, a conti fatti, frutteranno 10-12 miliardi. Misure che servono, in parte, a coprire il mancato aumento delle aliquote Iva (6,5 miliardi). Quello che avanzerà sarà utilizzato per dare stimolo all'economia. Illustrando alle parti sociali la legge di stabilità Grilli ha precisato: "Non avrà il carattere della manovra".

Poi ha messo le mani avanti: la legge di stabilità "è un ddl, può essere corretto" in parlamento. Prevista una riduzione di 1,5 miliardi di euro dal 2013 del fabbisogno del servizio sanitario nazionale (il ministro Balduzzi ieri aveva detto che la sanità ha già dato) e l'aumento di 1 miliardo (passano da 1 a 2 miliardi) dei tagli lineari previsti dalla prima spending review per le Regioni a statuto speciale.

Fondo esodati, Tobin tax e taglio agevolazioni

Tra gli altri obiettivi del governo "incentivare il miglioramento del sistema economico in linea con il tavolo sulla produttività, assicurare un fondo ad hoc per gli esodati; vendita dei beni demaniali attraverso fondi immobiliari; interventi a sostegno del lavoro, tipo lavori socialmente utili". Per quanto riguarda le fonti di finanziamento, Grilli ha parlato di "una fase due della spending review; una quota della tassa su transazioni finanziarie a livello europeo; e revisioni delle detrazioni e deduzioni fiscali". Una parte delle risorse necessarie a finanziare la legge di stabilità arriverà dalla cancellazione del finanziamento di leggi bocciate dall'Unione europea.

Nella bozza del ddl si legge che "per la proroga nel periodo dal 1 gennaio al 31 dicembre 2013 di misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro, è introdotta una speciale agevolazione". Questa, spiega il testo, trova applicazione nel limite massimo di 1,2 miliardi nel 2013 e 400 milioni nell’anno 2014".

Pagamento debito imprese

Grilli ha annunciato agli enti locali di prevedere il recepimento della direttiva europea sui pagamenti con la previsione per le pubbliche amministrazioni di pagare i debiti con le imprese a 30 giorni. Lo ha annunciato Antonio Rosati, assessore al bilancio della Provincia di Roma e coordinatore assessori al bilancio dell’Upi, che si è detto contrariato per la decisione.

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La Cgia smaschera Monti: "Ci sono 5,5 miliardi di tasse in più"

La Cgia smaschera Monti: "Ci sono 5,5 miliardi di tasse in più" | News Economiche | Scoop.it
È negativo il confronto tra gli aggravi fiscali e i contributi alle imprese.

 

A sostenerlo sono gli artigiani della Cgia di Mestre che, attraverso l’ufficio studi hanno calcolato il "peso" del fisco sulle aziende (leggi qui lo studio).

Gli analisti della Cgia di Mestre hanno messo a confronto gli effetti economici che andranno ad aggravare il carico fiscale e contributivo delle imprese con quelli, invece, che ne alleggeriranno il peso. A questo risultato, spiega l’associazione degli artigiani, si giunge sottraendo dai 19 miliardi di tasse e contributi introdotti dal governo Monti, i circa 13,6 miliardi di euro di alleggerimento fiscale che l’esecutivo praticherà nel triennio considerato. "Le più penalizzate dal pacchetto di misure introdotte dal governo Monti - ha dichiarato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - saranno le micro imprese: in particolar modo quelle senza dipendenti che non potranno avvalersi degli sgravi Irap previsti per i dipendenti e dell’Aiuto alla crescita economica (Ace), visto che le aziende in contabilità semplificata non potranno applicare quest’ultima misura". Se si considera che il 75% degli imprenditori individuali lavora da solo, si può affermare che gli artigiani e i commercianti che non hanno dipendenti subiranno dei forti aumenti di tassazione non ammortizzati dagli sgravi previsti dal decreto "salva Italia". I tecnici della Cgia hanno analizzato vantaggi e svantaggi contributivi introdotti dal governo in carica. Il 2012, infatti, è l’anno dell’Imu: rispetto all’ Ici, il prelievo medio per i negozi e i laboratori risulta mediamente raddoppiato, mentre per i capannoni (categoria catastale D1) si registrano incrementi di imposta che superano il 60%. Inoltre quest’anno sono aumentate dell’1,3% le aliquote contributive Inps a carico degli artigiani e dei commercianti. Nel 2013, entrambi i prelievi appena descritti subiranno ulteriori aumenti.

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Monti ora fa il politico: "Non escludiamo di ridurre le tasse"

Monti ora fa il politico: "Non escludiamo di ridurre le tasse" | News Economiche | Scoop.it
La pressione fiscale superare il 55%, ma Monti rassicura: "Individueremo un percorso per ridurre il carico fiscale"...

 

La pressione fiscale ha superato il 55%, le tasse, vecchie e nuove, continuano a pesare sul bilancio delle famiglie e delle imprese italiane, e il premier Mario Monti rassicura tutti. Il capo del governo lancia un barlume di speranza. Che al momento però è solo un annuncio politico. Nulla di più.Perché non è ancora chiaro se la riduzione della pressione fiscale sia veramente possibile e attuabile.

Più volte lo stesso presidente del Consiglio, insieme con alcuni ministri (Passera in primis) aveva spiegato come un abbassamento delle tasse non fosse percorribile, vuoi per l'instabilità dei mercati che non lo consentono, vuoi perché la priorità è quella del rigore e dell'equilibrio dei conti.

Adesso, rispondendo alla domanda di Enrico La Loggia durante l’incontro con l’Intergruppo parlamentare per l’Agenda urbana, il professore bocconiano rassicura, più che annuncia. Quel "non escludo che si possa individuare un percorso, anche soltanto per una prima tappa, di riduzione del carico fiscale" è una frase che non dice nulla, se non è accompagnata dai fatti. Soprattutto se fatti e dichiarazioni di altri esponenti del governo non collimano con questa frase.

Infatti, proprio ieri il ministro dell'Economica Vittorio Grilli ha ammesso che la crescita economica "non è una parola magica" e che il governo "non ha la bacchetta magica". Spiegando che il "Pil tornerà a crescere soltanto nel 2015", Grilli ha poi annunciato che "nel programma del governo sono presenti interventi specifici per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita, finalizzati a dare maggiore certezza al sistema tributario, limitando i fenomeni di erosione fiscale e proseguendo nell’azione di contrasto all’evasione e all’elusione".

In aggiunta a tutto ciò, l'esecutivo "punta a una riforma fiscale, un nuovo patto tra fisco e contribuenti che potrebbero creare le condizioni per evitare l’aumento delle aliquote Iva, già previsto dalla legislazione vigente, a partire dal secondo semestre del 2013". Potrebbero. L'azione del governo è basato sul condizionale. E se non è certo che venga scongiurato l'aumento dell'Iva, credere che vengano abbassate le tasse e ridotto il carico fiscale è impresa per eterni ottimisti. Al momento, la dichiarazione di Monti sembra più un proclama politico che una intenzione reale. Un ballon d'essai per percepire umori e reazioni, in vista delle prossime elezioni.

E la conferma è arrivata direttamente da Palazzo Chigi che con una nota ha precisato: "Nulla ha detto il presidente Monti su misure fiscali da adottarsi entro la fine della legislatura". Secondo la nota del governo, il premier ha soltanto detto, rispondendo alla domanda di La Loggia, che "individuare un percorso, per anche soltanto una prima tappa...Non lo escludo". Come non detto, insomma. Altro che riduzione fiscale.

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