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Riforme, Berlusconi carica gli azzurri: "Pronti a tutto per non rimaner delusi"

Riforme, Berlusconi carica gli azzurri: "Pronti a tutto per non rimaner delusi" | News Attualità | Scoop.it
Il Cav alla convention di Forza Italia: "Non sono le riforme di Renzi ma le nostre". E incalza: "Ora andiamo avanti"
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Ora il Cav smaschera Bersani: "Conta sul M5S per governare"

Ora il Cav smaschera Bersani: "Conta sul M5S per governare" | News Attualità | Scoop.it
La sinistra occupa tutte le poltrone grazie ai voti dei grillini. Berlusconi suona la carica ai suoi: "Consideriamoci già in campagna elettorale"

Dopo aver portato a casa le presidenze di Camera e Senato, adesso il segretario democratico punta a occupare anche Palazzo Chigi e il Quirinale. Con l'aiuto dei Cinque Stelle che, come il Cavaliere aveva denunciato in piena campagna elettorale, sono tutti esponenti vicini all'estrema sinistra. "Se la sinistra sceglierà anche il presidente della Repubblica - avrebbe annunciato il leader del Pdl - allora daremo battaglia nelle piazze e nel parlamento".

"Dopo che in campagna elettorale Bersani ha sempre detto che, anche col 51% si sarebbe comportato come se avesse il 49%, si è smentito e si è già preso tutto", è il ragionamento del leader del Pdl ai deputati azzurri rifrancandoli con i sondaggi che danno il centrodestra in continuo recupero sull'asse Pd-Sel. I numeri che ha in mano il Cavaliere dicono, infatti, che ad oggi il Pdl è sopra di 2,5 punti rispetto al Pd. Una netta rimonta che, dopo le elezioni e l'occupazione delle poltrone, avrebbe ulteriormente penalizzato la coalizione guidata da Bersani. Il legame, che è andato a crearsi sotto banco, tra grillini e democratici sembra, infatti, spaventare l'elettorato moderato che si sta ricompattando con il Pdl. "Con il voto di sabato per l’elezione del presidente del Senato - avrebbe spiegato Berlusconi ai neo eletti a Montecitorio - il Movimento 5 Stelle ha confermato, come dicevamo noi, di essere di estrema sinistra". Proprio per denunciare questo patto che rischia di affondare il Paese, Berlusconi sarebbe anche disposto a fare un intervento al giorno in parlamento, nelle piazze e dovunque sia necessario per riuscire a cambiare i metodi che non funzionano da settant'anni a oggi."La sinistra ha già le due Camere con due nomi che preoccupano", ha spiegato Berlusconi facendo presente che l'elezione di Pietro Grasso al Senato (grazie ad almeno quindici voti grillini) va contro al sentire del 37,7% dei cittadini che sono invece preoccupati per quella che il Cavaliere definisce una "magistratocrazia".

Prima che la situazione precipiti, il centrodestra vuole tentare ancora una volta a ricucire con il centrosinistra. L'elezione del nuovo capo dello Stato è un passaggio cruciale per la tenuta del futuro governo. Ieri, ai microfoni di In mezz'ora, il segretario del Pdl Angelino Alfano ha lanciato una proposta distensiva: appoggio all'esecutivo Bersani purché si parli di come affrontare la situazione economica e al Quirinale vada un esponente del centrodestra. Proposta che oggi è stata pienamente rilanciata anche da Berlusconi che, tuttavia, non nasconde di credere poco nei buoni propositi della sinistra. Da qui l'avvertimento ai suoi: "Consideriamoci già in campagna elettorale, torniamo tra la gente e nelle piazze". Una campagna elettorale che propone "un grande sogno complessivo per far
ripartire il Paese" da opporre alla "pochezza della protesta dei grillini".

 
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Il Movimento 5 stelle si spacca. L'ira di Grillo: "Chi ha mentito tragga le dovute conseguenze"

Il Movimento 5 stelle si spacca. L'ira di Grillo: "Chi ha mentito tragga le dovute conseguenze" | News Attualità | Scoop.it

"La prima vera prova di democrazia manda in tilt il M5S. Il gruppo decide di astenersi nel ballottaggio, ma alcuni senatori votano per Grasso."

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Schiaffo della Lega a Formigoni: "Si voti ad aprile insieme alle politiche"

Schiaffo della Lega a Formigoni: "Si voti ad aprile insieme alle politiche" | News Attualità | Scoop.it
Il Consiglio federale lombardo ha deciso: la nuova giunta della Regione Lombardia resterà in carica solo per qualche mese. Il tempo di cambiare la legge elettorale e quella di bilancio.

 

La presidenza della Regione Lomardia ha le ore contate, almeno stando a quanto ha deciso il Carroccio.

Roberto Formigoni non si è dimesso, nonostante lo scandalo che ha colpito il Pirellone, ma la nuova giunta che sarà annunciata nei prossimi giorni avrà vita breve. Il Consiglio federale della Lega Nord, riunitosi oggi in via Bellerio, vuole che il voto della Regione Lombardia si tenga ad aprile insieme alle elezioni politiche, come già chiesto da Matteo Salvini. Giusto in tempo, cioè, per cambiare la legge elettorale regionale e quella di bilancio, uniche priorità della Lega. Da via Bellerio, poi, parte un diktat per i propri consiglieri regionali.

Quelli che sono stati (o saranno) rinviati a giudizio devono dimettersi "immediatamente".

A nulla sono valse le promesse del governatore, sicuro di finire il mandato nel 2015: il Carroccio Lombardo, esaminata la vicenda, ha dato mandato a Roberto Maroni, di "gestire la questione sia per quanto riguarda il nuovo assetto regionale che per la durata della legislatura regionale". Un bello smacco per il predesidente della Regione. Già ieri Umberto Bossi aveva detto che si sarebbe votato tra qualche mese, ma Formigoni aveva ribattuto che "la Lega è Maroni e Maroni durante l'incontro con il Pdl non ha chiesto il voto anticipato". Oggi Formigoni aveva ribadito la sua contrarietà a una giunta "a tempo" e a un eventuale appoggio esterno della Lega.

"Votare domani mattina, non si può, occorrono 90 giorni, per legge. Dopo 15 anni di Regione Lombardia, però, Formigoni può lasciare il testimone", ha detto il segretario lombardo, Matteo Salvini, "Farebbe bene a rendersene conto anche lui perchè sarebbe utile essere ricordato per le cose buone fatte e non per le schermaglie delle ultime settimane". In ogni caso l'ultima parola viene lasciata alla base: "La decisione di oggi verrà sottoposta a referendum il 20 e il 21 ottobre: 1500 gazebo nelle piazze lombarde per chiedere ai cittadini se condividono scelta di votare in aprile e chi vorrebbero come governatore della Lombardia". Roberto Maroni, incalzato dai giornalisti, ribadisce: "La nostra linea è chiara". Ma le polemiche non si spegnono e Ignazio La Russa attacca: "La decisione odierna della Lega mi stupisce: arriva due giorni dopo l’incontro tra Maroni, Formigoni e Alfano in cui si era escluso, per evitare di penalizzare la Lombardia, di anticipare la fine anticipata della Giunta. Mi viene da domandare a Maroni: cosa è cambiato?"

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Scandalo Regioni, una su due è nel mirino

Scandalo Regioni, una su due è nel mirino | News Attualità | Scoop.it
Viaggio nelle Regioni che sono finite sotto la lente di ingrandimento della Finanza...

 

Le ostriche divorate dall'ex capogruppo del Pdl in Regione Lazio, Franco "Batman" Fiorito, a spese dei cittadini hanno fatto saltare il tappo e segnato un punto di non ritorno. Nelle ultime settimane una Regione su due è stata "visitata" dagli uomini della Guardia di Finanza che adesso vogliono vederci chiaro su come ogni anno vengono spese centinaia di milioni di euro di fondi pubblici.

Solo oggi i militari delle Fiamme Gialle si sono presentati nelle sedi di Marche e Lombardia e sono tornati in quella del Lazio.

Piovono avvisi di garanzia. E scattano le manette. Scoperchiato il vaso di pandora, la politica dà il peggio di sé. Dalle lauree nell'Università di Tirana ai diamanti africani, dalle villone acquistate coi rimborsi elettorali alla jeep comprata durante una nevicata epocale. E ancora: conti in Tanzania e a Cipro, immobili in Italia e all'estero, paghette mensili per figli, mogli e amanti, bonifici su conti off shore, automobili di grossa cilindrata. C'è un po' di tutte negli sprechi e nelle spese folli della politica che stanno destando scalpore e sdegno nell'opinione pubblica. Dai palazzi romani alle sedi dei partiti, per poi arrivare ai Consigli regionali. Il primo a essere "pizzicato" è stato sul finire del gennaio del 2012 Luigi Lusi, ex tesoriere di un partito che non esisteva nemmeno più: la Margherita. Insieme alla moglie, ha sottratto al partito circa 70 milioni di euro oltre a qualche immobile nel Belpaese e in Canada. Qualche settimana dopo, tocca a Francesco Belsito, ex tesoriere dellla Lega Nord a guida Umberto Bossi. Era lui a smistare le "paghette" di svariate migliaia di euro al mese per i figli del Senatùr, acquistare auto di grossa cilindrata e garantire una buona istruzione in Albania. Sempre a Belsito si deve lo spostamento dei finanziamenti pubblici del Carroccio su conti in Tanzania e a Cipro.

Prima che scoppiasse lo scandalo della Regione Lazio l'opinione pubblica puntava il dito contro i rimborsi ai partiti. Troppi, eccessivi, esagerati. Poi è toccato alla Pisana. E l'opinione pubblica ha scoperto quanto ci costano i gruppi consigliari. Una paccata di euro che vengono bruciati ogni giorno. La gestione ballerina di Batman, il toga party di Carlo De Romanis, le spese pazze del gruppo del Pdl hanno portato il governatore Renata Polverini a fare un passo indietro. Purtroppo, le Fiamme Gialle stanno scoprendo che quanto avveniva nel Lazio è una brutta usanza che si trova in quasi tutte le Regioni italiane tanto che una su due è finita nel mirino della Finanza.

Piemonte

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha acquisito la documentazione relativa alle spese di tutti i gruppi a partire dal 2008. L’inchiesta dei pm Andrea Beconi e Enrica Gabetta, è stata innescata da una "rivelazione" fatta dal deputato del Pdl Roberto Rosso a Telelombardia: la settimana bianca di un consigliere venne rimborsata dalla Regione. Il lavoro dei magistrati mira a verificare se ci sono casi di malversazione dei fondi o di irregolarità nella rendicontazione di spese e nelle richieste di rimborso, o di percezione irregolare di benefit. Si parla, addirittura di chilometri gratis e di gettoni di presenza a Palazzo chiuso (leggi l'articolo).

Lombardia

I militari delle Fiamme Gialle hanno chiesto i rendiconti completi delle spese sostenute dai gruppi del Pdl e della Lega Nord dal 2008 al 2012. In particolare l’interesse Š incentrato sulle spese effettuate da tre consiglieri: l'ex presidente del Consiglio regionale lombardo, il leghista Davide Boni, l’ex assessore all'Ambiente Franco Nicoli Cristiani (Pdl) e il consigliere del Pdl Massimo Buscemi che adesso risultano indagati per peculato e truffa aggravata (leggi l'articolo). E proprio mentre la Finanza acquisiva i documenti, i carabinieri hanno arrestato l’assessore alla Casa Domenico Zambetti con l’accusa di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa. Con l’arresto dell'assessore alla Casa, in Regione Lombardia sale a 13 il numero di esponenti politici - fra Giunta e Consiglio - indagati dal 2010, inizio della legislatura al Pirellone. La scorsa settimana è stato chiesto il rinvio a giudizio per varie ipotesi di reato, fra cui corruzione, per l’ex vice presidente dell’Aula, Filippo Penati, ex braccio destro del leader del Pd Pier Luigi Bersani.

Emilia Romagna

Viaggi in auto blu con l’autista sotto casa, missioni per l’assemblea, ma messe in conto al gruppo del Pd e soprattutto non det­tagliate. In Emilia Romagna l’inchiesta è coassegnata ai pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari che hanno iniziato ad analizzare gli oltre 400 faldoni di carte prelevati in Regione riguardanti le spese dei gruppi consiliari in questa e nella precedente legislatura. I primi controlli verranno effettuati sulle spese di rappresentanza e su tutte quelle voci che non fanno prettamente riferimento ad attività istituzionali. Tuttavia, nella "rossa" Emilia Romagna le indagini vanno al rallentatore, anche se negli ultimi giorni è stata tirata in ballo pure la presi­denza del gruppo assembleare.

Marche

Il procuratore Elisabetta Melotti ha chiesto ai gruppi l’esibizione di documenti relativi alle spese a partire dal 2008. "L’indagine - ha detto - serve ad assicurare un controllo esteso all’attivit… di tutti i gruppi consiliari, anche per evitare possibili strumentalizzazioni".

Lazio

L’inchiesta su Franco Fioritodetto, dai più Er Turco (per le fattezze fisiche) e Er Batman da alcuni (per via di un "capitombolo" da una motocicletta ferma), prende il via dalle segnalazioni fatte dall’allora capogruppo del Pdl Francesco Battistoni. L’accusa ha accertato che sui conti di Fiorito sarebbero stati dirottati almeno 1,3 milioni appartenenti al gruppo, ma le indagini non hanno ancora accertato la reale destinazione di assegni per oltre 800mila euro e di bonifici per circa 600mila euro. Non solo. Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge che "frammenti di fatture destinate al gruppo consiliare del Pdl sono stati ritrovati nel tritacarte e nella pattumiera dell'abitazione" di Fiorito. Ma lo scandalo alla Pisana non finisce certo qui. Una seconda inchiesta riguarda, infatti, il capogruppo dell’Idv in Regione Lazio: Vincenzo Salvatore Maruccio, anche lui indagato per peculato (leggi l'articolo). I pm gli contestano assegni, prelievi in contanti e bonifici dai conti del gruppo in suo favore senza motivazioni o con motivazioni generiche, per un totale di oltre 700mila euro.

Molise

Ad aprire un’indagine conoscitiva è stato il pm Nicola D’Angelo, che ha chiesto alla Guardia di Finanza di acquisire le spese dei gruppi - che costano 2 milioni all’anno - dal 2009 al 2012.

Campania

Le indagini interessano il periodo 2008-2012. Negli scorsi giorni, le Fiamme Gialle hanno acquisito i bilanci del quinquennio su mandato del procuratore aggiunto Francesco Greco e del pm Giancarlo Novelli che ipotizzano il reato di peculato per eventuali sprechi addebitabili agli attuali consiglieri ma anche per l’attività degli esponenti della precedente assemblea. L’unico indagato, al momento, è l'esponente dell'Udeur Ugo De Flaviis, per un presunto episodio illecito emerso nell’ambito di una diversa inchiesta. Dal 2008, hanno calcolato i pm, i consiglieri hanno ricevuto oltre 17 milioni di euro.

Basilicata

L’indagine sulle spese dei consiglieri della legislatura precedente fu aperta nel 2009 e riguarda rimborsi chilometrici. Quattro gli indagati rinviati a giudizio con le accuse di falso e truffa: il presidente dell’assemblea Prospero De Franchi (Federazione popolari di centro), i due vicepresidenti Franco Mattia (Pdl) e Giacomo Nardiello (Pdci), e Franco Mollica (Centro popolare). Secondo l'accusa, i quattro avrebbero percepito i rimborsi indebitamente perché, in realtà, risiedevano a Potenza e non nei comuni dichiarati. Mollica, con l’Mpa, e Mattia, con il Pdl, sono stati poi rieletti nel 2010.

Sicilia

A coordinare l’inchiesta sull’utilizzo dei fondi da parte dell’Assemblea regionale siciliana (Ars), al momento solo un’indagine conoscitiva, è il procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Quest’anno l’Ars ha versato ai gruppi 12,65 milioni di euro: la fetta più consistente è andata al Partito democratico, che avrebbe incassato circa 2,5 milioni; circa 1,9 milioni il Pdl, 700mila euro i futuristi di Gianfranco Fini e Grande Sud, qualcosa in più l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Una seconda indagine è, invece, stata aperta dalla procura di Catania e riguarda le spese dei gruppi della Provincia, in particolare i rimborsi chilometrici e quelli per le assenze.

Sardegna

In Sardegna rischiano di andare a processo venti consiglieri per le spese del Misto nella legislatura tra il 2004 e il 2008. A 17 di loro (il Gup deciderà il 24 ottobre prossimo) è contestato il peculato. Parte del denaro sarebbe stato, infatti, utilizzato per spese personali: auto e vestiti, bollette, viaggi e cene. Per altri due consiglieri il gup deciderà il 15 novembre prossimo, mentre per l’ex assessore (ora senatore Pdl) Silvestro Ladu il processo si terrà il 5 novembre. Con i soldi del gruppo, quest'ultimo avrebbe fatto riparare l’automobile della moglie. In totale gli contestano spese illegittime per 253mila euro.

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Bossi: "Monti? Un fallimento". Maroni contro il governo: "La rivoluzione parte dal Nord"

Bossi: "Monti? Un fallimento". Maroni contro il governo: "La rivoluzione parte dal Nord" | News Attualità | Scoop.it
Camicie verdi riunite a Venezia per la Festa dei Popoli padani.

 

Alla tradizionale festa dei Popoli padani, Umberto Bossi torna ad arringare i suoi. E lo fa prendendosela col governo: "Il federalismo non è venuto, la devoluzione neppure e la riduzione dei parlamentari neanche ma erano nostre proposte. Dicono che non abbiamo le leggi, ma Monti ha gettato tutto nel cestino e se fallimento c’è stato questo è suo". Un premier, sostiene, scelto per fare "un favore alle banche specie straniere, e regalando soldi a quelle francesi e tedesche". Il Senatùr spara a zero su tutti, anche sul Quirinale: "Per questo bisogna guardare al Nord e non a Roma. Sappiamo bene cosa succede lì con un presidente della Repubblica che certo non ci dà una mano".

Poi Bossi parla anche di Europa, quell'Europa a cui piace tanto Monti: "Se le banche non danno soldi alle imprese è lo Stato che lo deve fare anche se ci scontriamo con le regole dell’Unione europea. Con l’Europa ci si può anche scontrare perché agli stati generali di Torino gli imprenditori ci hanno chiesto meno tasse per poter vivere. Se i soldi non ci sono io sono più drastico e li chiedo allo Stato". La proposta della Lega è quella di creare una macroregione che vada oltre i confini nazionali: "Veneto, Piemonte e Lombardia hanno sottoscritto accordi con regioni e Paesi limitrofe esterne all’Italia perché occorre una euroregione del nord".

Il segretario del Carroccio, Roberto Maroni, annuncia battaglia: "In Veneto, da qui, lanceremo l’azione di protesta da parte dei sindaci: contro il patto di stabilità, contro l’Imu, contro la rapina della tesoreria". La Lega promette così una manifestazione al mese contro il governo: "Disobbedienza civile, federalismo fiscale, via Equitalia dal nord per affermare il nostro programma rivoluzionario. In Sicilia hanno usato i forconi, il movimento dei forconi, dobbiamo fare qualcosa di simile con i nostri sindaci, lo dico anche ai nostri governatori: non solo protestare, ma passare ad azioni concrete".

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Renzi, 2 ore di colloquio con Berlusconi. "Riforme, sintonia con Forza Italia" -VIDEO. Cav: "Patto per consolidare i grandi partiti" - Quotidiano Net

Renzi, 2 ore di colloquio con Berlusconi. "Riforme, sintonia con Forza Italia" -VIDEO. Cav: "Patto per consolidare i grandi partiti" - Quotidiano Net | News Attualità | Scoop.it
Incontro sulla legge elettorale tra Renzi e Berlusconi nella sede del Pd a Roma
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Il primo Angelus di Papa Francesco: "La misericordia cambia il mondo"

Il primo Angelus di Papa Francesco: "La misericordia cambia il mondo" | News Attualità | Scoop.it
Il Pontefice dice messa nella piccola chiesa di S.Anna. Martedì l'intronizzazione. Sabato il pranzo con il Papa emerito

L'intronizzazione di papa Francesco non arriverà fino a martedì. Ma oggi, dopo l'elezione del Pontefice argentino e i primi momenti previsti dalla liturgia, si celebra quella che può essere considerata come la prima messa non più da cardinale di Buenos Aires, ma da vescovo di Roma.

Se per martedì Roma aspetta circa un milione di fedeli da tutto il mondo, circa centomila sono arrivate già oggi nella Capitale, per seguire le parole del Pontefice che, dopo aver celebrato la messa nella parrocchia di Sant'Anna, in una piccola chiesetta vaticana, per la prima volta si è affacciato al balcone per il consueto Angelus domenicale.

Sabato pranzerà con il Papa emerito, il dimissionario Benedetto XVI.

Durante l'omelia papa Francesco ha ricordato che "il messaggio più forte del Signore è la misericordia", commenta un passo del Vangelo proposto dalla liturgia, ma che ben sembra adattarsi alla figura di un Pontefice lontano dal cerimoniale, che finita la celebrazione si è fermato a salutare tutti i fedeli presenti a S. Anna, in un gesto non certo previsto dal cerimoniale. "Anche noi credo che siamo questo popolo che da un parte vuol sentire Gesù ma dall’altra ci piace bastonare e condannare gli altri", ha detto, ricordando la capacità di perdonare che viene chiesta alla Chiesa. Tra i fedeli anche Pietro Orlandi, fratello di Manuela, che vive non lontano.

"Fratelli e sorelle, buon giorno".

Con queste parole il Papa ha dato l'inizio al suo Angelus, ricordando l'importanza della domenica nella concezione cristiana. "È bello per i cristiani - ha detto - parlarci e salutarci di domenica e oggi lo facciamo in una piazza che grazie ai media ha le dimensioni del mondo". Ha poi ribadito le parole della sua omelia, ribadendo l'importanza della misericordia: "Dio mai si stanca di perdonarci. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono".

Nel saluto dopo l'Angelus di nuovo il richiamo al perché della scelta del suo nome da Pontefice, quel riferirsi a Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, che "rafforza il legame" con il nostro paese, da cui la famiglia del Papa proviene. Con un "buona domenica e buon pranzo" si è concluso il discorso del Papa, che ha salutato i fedeli soltanto in italiano, a differenza di quanto accadeva con Benedetto XVI.

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Schiaffo della Lega a Formigoni: "Si voti ad aprile insieme alle politiche". Il governatore: "Accordi diversi"

Schiaffo della Lega a Formigoni: "Si voti ad aprile insieme alle politiche". Il governatore: "Accordi diversi" | News Attualità | Scoop.it
Il Consiglio federale lombardo ha deciso: la nuova giunta della Regione Lombardia resterà in carica solo per qualche mese. Il tempo di cambiare la legge elettorale e quella di bilancio.

 

La presidenza della Regione Lombardia ha i mesi contati, almeno stando a quanto ha deciso il Carroccio che in mattinata ha fatto sapere che ad aprile si voterà per le politiche e anche per il Pirellone.

Ma Roberto Formigoni non è d'accordo e dopo una giornata di polemiche lo dice chiaramente: "L’accordo firmato giovedì con Alfano e Maroni è diverso da quanto è emerso oggi". La polemica è aperta.Questa mattina il Consiglio federale della Lega Nord, dopo un vertice nella storica sede di via Bellerio, ha deciso di staccare la spina entro aprile. Giusto in tempo, cioè, per cambiare la legge elettorale regionale e quella di bilancio, uniche priorità della Lega. Da via Bellerio, poi, parte un diktat per i propri consiglieri regionali. Quelli che sono stati (o saranno) rinviati a giudizio devono dimettersi "immediatamente".

Il Carroccio lombardo, esaminata la vicenda, ha dato mandato a Roberto Maroni, di "gestire la questione sia per quanto riguarda il nuovo assetto regionale che per la durata della legislatura regionale". Uno smacco per il predesidente della Regione. Già ieri Umberto Bossi aveva detto che si sarebbe votato tra qualche mese, ma Formigoni aveva ribattuto che "la Lega è Maroni e Maroni durante l'incontro con il Pdl non ha chiesto il voto anticipato". Oggi Formigoni aveva ribadito la sua contrarietà a una giunta "a tempo" e a un eventuale appoggio esterno della Lega. Oggi è scoppiato il caso.

Durissima la replica del presidente della regione: "L’accordo che abbiamo firmato giovedì con Alfano e Maroni è diverso da quello che è emerso oggi. Io - ha osservato il governatore della Lombardia - ritengo che se la Lega ha cambiato posizione, ce ne spiegherà le ragioni, ci dirà il perché e ragioneremo insieme. Certamente questo è il momento in cui ognuno deve essere chiaro. Il Popolo della libertà è pronto ad assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte e anche io come presidente farò le mie scelte. Però ritengo che la Lega ci farà sapere con chiarezza le sue posizioni". E poi una bordata sull'ipotesi del voto ad aprile: "Ritengo veramente difficile e sconveniente infliggere alla Lombardia un lungo periodo di attesa. Questo lo riterrei assolutamente sbagliato".

A stretto giro di posta arriva la replica del segretario della Lega Roberto Maroni: "L’intesa raggiunta a Roma con il segretario del Pdl Angelino Alfano riguardava esclusivamente l’azzeramento della giunta regionale della Lombardia e la realizzazione di una nuova legge elettorale regionale, mentre non conteneva alcun riferimento alla durata della legislatura". Ma il governatore non ci sta e continua il botta e risposta: "Come riconosce lo stesso Maroni giovedì non abbiamo mai parlato di fine della legislatura. Parlarne oggi è tentare di cambiare l’accordo".

"Votare domani mattina, non si può, occorrono 90 giorni, per legge. Dopo 15 anni di Regione Lombardia, però, Formigoni può lasciare il testimone", ha detto il segretario lombardo, Matteo Salvini, "Farebbe bene a rendersene conto anche lui perchè sarebbe utile essere ricordato per le cose buone fatte e non per le schermaglie delle ultime settimane". In ogni caso l'ultima parola viene lasciata alla base: "La decisione di oggi verrà sottoposta a referendum il 20 e il 21 ottobre: 1500 gazebo nelle piazze lombarde per chiedere ai cittadini se condividono scelta di votare in aprile e chi vorrebbero come governatore della Lombardia". Roberto Maroni, incalzato dai giornalisti, ribadisce: "La nostra linea è chiara". Ma le polemiche non si spegnono e Ignazio La Russa attacca: "La decisione odierna della Lega mi stupisce: arriva due giorni dopo l’incontro tra Maroni, Formigoni e Alfano in cui si era escluso, per evitare di penalizzare la Lombardia, di anticipare la fine anticipata della Giunta. Mi viene da domandare a Maroni: cosa è cambiato? Piuttosto si vada a votare subito. Non c’è bisogno di aspettare marzo o aprile ".

Stupore anceh da parte di Maurizio Gasparri: "Non ho partecipato alla riunione tra Alfano, Maroni e Formigoni ma ero lì nella sede del partito e li ho visti al termine della riunione. Confermo che avevano raggiunto un’intesa per una profonda revisione della situazione. Non si possono prendere impegni e poi tradirli un secondo dopo, non posso credere che si possa cancellare un accordo preso 48 ore fa senza spiegazioni» e anticipa che «servirà un chiarimento con la Lega. Mi auguro che Maroni abbia un telefono a portata di mano, parli con Alfano o Berlusconi e chiarisca"

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Formigoni non si dimette "Farò un rimpasto di Giunta Nessun atto della Regione è sotto indagine" - Il Giorno - Milano

Formigoni non si dimette "Farò un rimpasto di Giunta Nessun atto della Regione è sotto indagine" - Il Giorno - Milano | News Attualità | Scoop.it
Il governatore lombardo risponde alla Lega e rilancia: "C'è un patto tra i partiiti. Se cado io, cadono anche Piemonte e Veneto. I lombardi hanno eletto il governatore, gli altri quasi non sanno chi sono. Nessun atto della Regione è sotto indagine.

 

Il governatore lombardo risponde alla Lega e rilancia: "C'è un patto tra i partiiti. Se cado io, cadono anche Piemonte e Veneto. I lombardi hanno eletto il governatore, gli altri quasi non sanno chi sono. Nessun atto della Regione è sotto indagine. Zambetti è uno spergiuro". La replica della Lega: "Guardi in casa sua: Veneto e Piemonte non hanno bisogno di padrini"

Milano, 11 ottobre 2012 - Formigoni non si dimette. "C'è un patto tra i partiti. La Lega ritiri le sue dimissioni oppure dovrò cambiare la giunta". Roberto Formigoni è intervenuto nel programma "La telefonata" di Maurizio Belpietro, su Canale 5. Ha definito il caso Zambetti, "di una gravità assoluta, se si rivelasse vera o un abbaglio incredibile della magistratura". Nel primo caso, l'ex assessore sarebbe "uno spergiuro che ha tradito la nostra fiducia, mia e del partito, visto che ho fatto giurare più volte ai miei assessori e consiglieri di avere la coscienza a posto. Non solo sarebbe uno spergiuro per avere comprato voti dalla 'ndrangheta ma per avere tradito il proprio presidente e il partito. Ricordo che non un solo atto di governo di Regione Lombardia è stato messo in dubbio dalla magistratura ".

VERTICE A ROMA - Decisivo il vertice nella sede del Pdl in via dell'Umiltà a Roma. In due round. Il primo questa mattina. Al suo arrivo Formigoni ha commentato ai giornalisti la decisione dei consiglieri lombardi della Lega di firmare le dimissioni: "A Maroni dico una sola cosa: è nella coalizione o no?". "La Lega si metta l'animo in pace - ha aggiunto Formigoni - l'accordo è politico" e quindi, ha ribadito, se cade la Lombardia cadono anche le altre due regioni "dove nel 2010 per l'accordo politico abbiamo scelto governatori della Lega". Il monito del Celeste è chiaro: "Sono pronto a fare forti gesti di discontinuità. Maroni si ricordi che simul stabunt simul cadent".

Il dialogo riprende alle 15.30. Formigoni dopo la prima discussione si è diretto al Quirinale "dove con gli altri presidenti di Regione abbiamo un incontro con il Presidente della Repubblica per parlare della riforma complessiva dello Stato. Con Alfano e Maroni abbiamo cominciato a parlare. Confermo che dopo le vicende di ieri notte ho intenzione di fare gesti forti". Rientrando nella sede del Pdl, ha insistito sulla linea della mattina: "Miro a un segnale molto forte ai cittadini, procederò a un fortissimo rinnovamento dentro alla giunta. Il presidente eletto sono io, ci sarà una forte discontinuità che metterò in atto già nei prossimi giorni, un forte rinnovamento e una riduzione nella compagine di giunta".

LE TRE GIUNTE - Questa mattina Il “Celeste” in tv aveva inoltre ricordato che “ci sono parole chiarissime di Berlusconi e di Alfano. Non è un ricatto o una ripicca. Ma dipende dall’accordo tra parititi. Nel 2010 sono stati candidati due leghisti e un pidiellino nelle tre regioni. Se il patto viene rotto da una parte, è chiaro che si rompe dappertutto. Spetta loro decidere se vogliono fare decadere le tre giunte o se vogliono proseguire”.

LE REAZIONI IN CASA CARROCCIO - Implacabile la reazione della Lega alle parole del presidente della Regione: "Fossi Formigoni mi occuperei solo della nostra Lombardia, penso che Veneto e Piemonte possono e vogliono gestirsi da soli, senza "padrini'', ha commentato su Facebook il segretario della Lega Lombarda, Matteo Salvini, che ribadisce: "Si azzeri tutto e si riparta, con pochi uomini e pochi progetti concreti fino a elezioni''. "Un segno di discontinuità per noi - ha detto a Sky Tg24 il vice presidente della Regione ed esponente del Carroccio Andrea Gibelli - è che la legislatura si concluda nel 2013. Io preferisco farmi chiamare 'ex'".

Nel frattempo il Carroccio ha deciso di non partecipare ai lavori delle Commissioni del Consiglio regionale in attesa del chiarimento con gli alleati, bloccando di fatto i lavori. A metà mattina la direttiva è arrivata ai consiglieri lumbàrd. ''C'e' un chiarimento in corso - ha confermato all'Ansa il capogruppo Stefano Galli-. Il presidente ha reagito in maniera scomposta, ritirando le deleghe ai nostri assessori".

La prima riunione di commissione a saltare e' stata, stamani, quella della Affari Istituzionali, che fra l'altro avrebbe dovuto occuparsi del tema dei costi dei gruppi consiliari e della proposta leghista di consentire la creazione di macroregioni.In sala erano dunque presenti solo gli esponenti di Pdl e Udc, perché già da ieri mattina le opposizioni di centrosinistra non partecipano ai lavori in segno di protesta dopo l'ennesimo scandalo giudiziario in Regione. Mancando il numero legale è, dunque, stata sciolta la seduta già all'inizio, e così potrebbe accadere fino a nuovo ordine da via Bellerio.

L'assessore allo Sport di Regione Lombardia, Luciana Ruffinelli, nonostante il ritiro delle deleghe annunciato ieri sera dal governatore Formigoni, questa mattina ha partecipato a un'iniziativa sullo sport paralimpico: "Sono in attesa dell'evoluzione della situazione, per ora non ho ricevuto nessuna comunicazione ufficiale". "Le trattative - ha aggiunto - verranno fatte da Maroni e da Formigoni e sta nella saggezza di entrambi trovare una soluzione''. Ruffinelli ha aggiunto di essere ''l'apristrada'' perche' se gli eventi recenti dovessero dimostrarsi veri sarebbero di una drammatica gravità'', anche perché ''come Lega Nord abbiamo sempre portato avanti un discorso di pulizia e trasparenza''. Ruffinelli ha comunque svolto regolarmente le sue funzioni come gli altri assessori leghisti, Gibelli, De Capitani, Bresciani, Bolotti, a cui sono state tolte le deleghe.

 

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Scontri ad Atene. Merkel: "Aumenterei aiuti alla Grecia, ma attendo la troika"

Scontri ad Atene. Merkel: "Aumenterei aiuti alla Grecia, ma attendo la troika" | News Attualità | Scoop.it
Samaras: "La Grecia pronta a rispettare i suoi impegni". La cancelliera tedesca: "La Germania ha fiducia nella Grecia che ha fatto molto ma molto resta ancora da fare".

 

Atene blindata. Le autorità hanno dispiegato nella capitale greca settemila poliziotti e hanno impedito gli assembramenti pubblici e le manifestazioni in gran parte del centro e nel raggio di 100 metri dal percorso che sarà seguito dal corteo di Angela Merkel.

Tuttavia, si calcola che siano 40mila gli attivisti che hanno ignorato il divieto di manifestare imposto dal governo. La cancelliera tedesca è arrivata alle 13:30 ora locale (le 12 e 30 in Italia) per incontrare il premier Antonis Samaras al Megaro Maximou, il palazzo del governo di Atene. Il premier, dopo l'incontro, ha dichiarato che "la Grecia è pronta a rispettare i suoi doveri e non chiede altri soldi" e il fatto che lacancelliera tedesca sia oggi in Grecia "è la prova che non siamo in quell’isolamento politico vissuto negli ultimi mesi: abbiamo fatto degli errori ma abbiamo subito un isolamento che non meritavamo".

Angela Merkel ha ribadito: "In Germania tutto il governo ed il Parlamento hanno fiducia in quello che la Grecia può fare. Siamo al vostro fianco ma Atene deve fare la sua parte. La Germania cercherà di risolvere i problemi insieme alla Grecia che ha fatto molto ma molto resta ancora da fare. Quello che è in gioco adessp è l'unione europea". Inoltre, la cancelliera tedesca si è detta favorevole ad "aumentare gli aiuti destinati alla Grecia, i requisiti al momento ci sono, tuttavia dobbiamo aspettare la relazione della troika".

Ieri sera circa duemila persone hanno manifestato pacificamente nel centro di Atene contro la visita del cancelliere tedesco. La tensione è palpabile nel centro, quasi deserto e assediato da 7mila poliziotti, di Atene. Massima allerta per la visita del cancelliere tedesco che, nella Grecia piegata dalla crisi economica, è considerato il simbolo delle rigide regole di austerity imposte dal prestito internazionale.

E gli scontri non si sono fatti attendere. Gli incidenti, di cui hanno dato notizia attivisti via Twitter, sarebbero avvenuti nei pressi dell’ospedale Henri Dunant, vicino all’ambasciata Usa, dove la polizia ha utilizzato i lacrimogeni per disperdere la folla che voleva bloccare il convoglio del cancelliere tedesco.

I manifestanti sono però riusciti a lanciare bottiglie e altri oggetti al passaggio del corteo e alcune vetture sono state colpite. Da un primo bilancio ci sarebbero stati tre arresti e 35 fermati, tra cui un dirigente del partito di sinistra Syriza. I dimostranti stanno inoltre lanciando sassi sugli agenti schierati in piazza Syntagma. In precedenza un gruppo di manifestanti ha preso di mira una barricata della polizia nel tentativo di arrivare al palazzo del governodove è ancora in corso il colloquio Merkel-Samaras. Gli agenti antisommossa hanno respinto gli assalitori sparando lacrimogeni. I dimostranti che protestano hanno bruciato una bandiera con la svastica in piazza Syntagma.

Durante la visita di circa cinque ore, la Merkel incontrerà il primo ministro greco Antonis Samaras e il presidente Karolos Papoulias. La cancelliera tedesca viene nella capitale ellenica per discutere con il premier Antonis Samaras ed il presidente Karolos Papoulias delle riforme che restano da fare per convincere la Ue a sborsare la prossima tranche di aiuti da oltre 31 miliardi di euro. Merkel dovrebbe avere un colloquio con Samaras - che andrà ad accoglierla all’aeroporto - intorno alle 14:00 locali e quindi vedrà Papoulias.

"Il cancelliere andrà in Grecia per esprimere il suo sostegno al governo per il corso di riforme molto impegnative che ha deciso e, in parte, iniziato a mettere in atto", ha fatto sapere il suo capo di gabinetto aggiungendo che il cancelliere "sa che il Paese deve affrontare compiti molto impegnativi e dolorosi".

Secondo varie fonti, Samaras cercherà di ottenere due cose dalla Merkel: il suo appoggio agli sforzi della Grecia e la sua approvazione per "ammorbidire" alcune delle rigide misure di austerità richieste dalla troika (Ue, Bce e Fmi) al governo di Atene - tra cui altri tagli di stipendi e pensioni - in cambio di ulteriori aiuti economici. Nel frattempo il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi ha dichiarato che la Grecia ha fatto "progressi visibili e significativi" nel processo di riforme ma deve "fare di più".

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Casini, frecciate per tutti: "Il Pd ondeggia tra Sel e Idv Nuovo Pdl? Attendo i fatti" Vendola: "Discorso chiuso" - Quotidiano Net

Casini, frecciate per tutti: "Il Pd ondeggia tra Sel e Idv Nuovo Pdl? Attendo i fatti" Vendola: "Discorso chiuso" - Quotidiano Net | News Attualità | Scoop.it

Casini contro il Pd per le alleanze con Sel e Idv in Lazio: "Se questo è il tasso di chiarezza c'è da preoccuparsi. Se si sta con Vendola e Di Pietro è la tomba di ogni rapporto con i moderati". Montezemolo con Berlusconi?

 

 

Casini, frecciate per tutti:
"Il Pd ondeggia tra Sel e Idv
Nuovo Pdl? Attendo i fatti"
Vendola: "Discorso chiuso"

Il leader centrista critica le alleanze di Zingaretti in Lazio

 

LO SCONTRO Casini e Bersani litigano su Vendola

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Casini contro il Pd per le alleanze con Sel e Idv in Lazio: "Se questo è il tasso di chiarezza c'è da preoccuparsi. Se si sta con Vendola e Di Pietro è la tomba di ogni rapporto con i moderati". Montezemolo con Berlusconi? "Non commento le illazioni"

Pier Ferdinando Casini (foto Imagoeconomica)

Roma, 6 ottobre 2012 - Ne ha sia per Pd che per il Pdl, Pier Ferdinando Casini, che lancia frecciate partecipando all'"Happy family day" nella capitale, platea dalla quale coglie l'occasione per chiedere a Monti di alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie: "Le famiglie italiane sono in grande difficoltà dichiara il leader centrista - Il governo Monti dia segnali concreti per l’allentamento della pressione fiscale sulle famiglie, a cominciare da quelle più numerose".

 

IL PD E LE PRIMARIE - “Le primarie sono un fattore di democrazia interno al Pd che non ci riguarda. A noi interesserebbe capire su quale linea, per fare cosa e con quali programmi il Pd intende andare avanti”.
“Perché, a partire da Roma, vediamo - ha aggiunto - che c’è un ondeggiamento. Zingaretti è passato, dal mattino alla sera, da candidato al Comune a candidato alla Regione stringendo l’accordo con Di Pietro. Se questo è il tasso di chiarezza del Pd, c’è davvero da preoccuparsi per il futuro. Io voglio augurarmi che le primarie facciano chiarezza sulla politica e sulle ragioni per cui si costruisce una alleanza”.

Per dirla più chiaramente: “Parlare di una alleanza moderati-progressisti e stringere un’alleanza come si sta facendo nel Lazio con Vendola e Di Pietro, è certo la tomba di ogni rapporto con i moderati, non ci essere un futuro in cui si può costruire qualcosa del genere”.

 

IL PDL RIFONDATO - Casini dice di aspettare “i fatti” rispetto ai proclami di rifondazione del Pdl: “Io guardo, attendo di capire se dalle parole si passa ai fatti. Certo, che qualcosa vada rivisto in quel partito lo percepiscono tutti gli italiani. Ma io sono un osservatore estraneo”.

“Noi - ha ribadito Casini - stiamo lavorando a un progetto diverso, stiamo cercando di presentare agli italiani un programma politico chiaro che possa coinvolgere non solo la politica ma anche parti significative della società civile perché per noi il governo Monti non è una parentesi da rimuovere ma un lavoro da continuare nella prossima legislatura. Ci incontreremo su questo presupposto con chi la penserà in questo modo. Chi pensa qualcosa di diverso vuole sognare populismi diversi, è chiaro che non può avere rapporti con noi”.

 

IL CASO MONTEZEMOLO - Silvio Berlusconi cerca di incamerare la candidatura di Montezemolo come premier per il Pdl? "Non commento le illazioni", taglia corto Casini rispondendo a chi gli chiedeva cosa pensasse di un eventuale passaggio di Montezemolo al centrodestra,

 

VENDOLA E I GAY - “Io rispetto il sentimento di Vendola, rispetto profondamente la sua affettività, l’idea che lui ha del suo futuro” con l’ipotesi di “avere una famiglia parificata a quella composta da uomo e donna e adottare un figlio”, “tutte cose che io comprendo sotto il profilo del sentimento ma non condivido sotto il profilo della traduzione legislativa”, ha detto Casini.
“A un bambino - ha osservato - bisogna dare un’affettività naturale, quello di un papà e di una mamma. Bisogna difendere la famiglia per come i costituenti l’hanno pensata”.

 

LA REPLICA DI VENDOLA - Il leader di Sel Nichi Vendola e candidato alle primarie del centrosinistra (GUARDA LA SUA CAMPAGNA ONLINE) definisce “chiuso” il discorso su Casini. Parlando ad Ercolano a margine del primo incontro pubblico dopo l’ufficializzazione della sua candidatura alle primarie, Vendola ha dichiarato: “Più che di Casini mi interessa lo stato di abbandono del paese e i mancati investimenti in cultura, della destra prima e del governo dei tecnici poi. Il discorso su Casini - ha proseguito - è chiuso da tempo, voglio occuparmi di altro”.

 

 

 

 

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