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Individuare le piccole ischemie cerebrali per prevenire i danni più gravi

Individuare le piccole ischemie cerebrali per prevenire i danni più gravi | Med News | Scoop.it
Roberto Insolia's insight:
Il cervello è molto vascolarizzato, e la sola occlusione di uno dei suoi piccoli vasi sanguigni può avere conseguenze significative a livello delle funzioni cognitive. Questo è quanto è stato dimostrato inducendo una ischemia cerebrale (ictus) nei ratti di laboratorio.Le vibrisse dei ratti, sotto il controllo di specifiche aree del loro cervello, sono infatti utilizzate per orientarsi nello spazio e quindi anche per cercare il cibo. Un gruppo di ricercatori americani ha quindi selettivamente bloccato la micro-vascolarizzazione delle aree deputate a raccogliere gli stimoli esterni delle vibrisse, mostrando come i ratti assetati, prima in grado di trovare l'acqua contenuta in vaschette sospese, non riuscissero più a capire dove esattamente fosse posta l'acqua. Tuttavia questo problema si riduceva significativamente dopo la somministrazione di un farmaco, attualmente usato in campo umano per alleviare i deficit di memoria associati all'Alzheimer.Il passo successivo potrà essere quello di riuscire a individuare queste lesioni microscopiche anche nell'uomo, cosa attualmente non possibile con la risonanza magnetica, allo scopo di trattarle in modo selettivo e molto precoce, per prevenire la comparsa dei deficit cognitivi più gravi, tipici di malattie quali la demenza e l'Alzheimer.
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Le basi genetiche dell'ictus

Le basi genetiche dell'ictus | Med News | Scoop.it

L'ischemia cerebrale, detta ictus, rappresenta un'alterazione patologica del flusso vascolare che può compromettere, in modo più o meno transitorio e marcato, la funzionalità del nostro cervello. Si stimano nel mondo circa sei milioni di decessi all'anno per ictus, che è fra le principali cause di morte e di invalidità permanente. Nonostante i progressi nella diagnosi precoce, nella terapia farmacologica e nella successiva riabilitazione, l'ictus costituisce un problema medico e sociale molto grave, considerando anche il progressivo invecchiamento della popolazione. Diversi sono i meccanismi alla base di questa patologia, di cui uno dei più frequenti è l’occlusione improvvisa di un vaso arterioso che porta il sangue al cervello.
Nel più grande studio fino ad ora realizzato sull'ictus, sono stati analizzati i profili genetici di circa 10.000 persone di origine europea, affette da ictus ischemico, confrontandoli poi con la popolazione sana di controllo. I ricercatori hanno così confermato precedenti dati che avevano individuato alcune regioni cromosomiche legate al rischio di ictus. La novità viene dall'identificazione di
una variante genetica, comune nella popolazione e localizzata nel gene HDAC9, che si associa ad un aumentato rischio di sviluppare ictus.
Hugh Markus, coordinatore dello studio, sottolinea come "questa scoperta indichi un possibile nuovo meccanismo per l'insorgenza dell'ictus”. Ecco quindi che sarà importante nel futuro definire meglio il ruolo cellulare di questo gene, al fine di individuare farmaci per trattare in modo mirato la patologia. Per quanto riguarda la prevenzione nei soggetti sani, la conoscenza di un preciso profilo genetico di suscettibilità all'ictus, permetterà di monitorare in modo più attento i soggetti a rischio.

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Vederci bene senza capire ciò che si sta vedendo

Vederci bene senza capire ciò che si sta vedendo | Med News | Scoop.it
Due neurologi e uno studente di medicina danno la voce a due pazienti che narrano come sia drammaticamente cambiata la loro vita; il tutto viene pubblicato su una rivista scientifica. Di per sé, forse, è già una cosa piuttosto strana. Ma in fondo, lo è ancora di più avere 10/10 di visione oculare ma non riuscire a vedere bene. E' quanto accade nella sindrome di Balint. Può comparire da un momento all'altro, per esempio al risveglio come racconta uno dei pazienti. E' causata da uno o più ictus, in particolari zone del nostro cervello. E' grottesco: non riesci più a muovere volontariamente gli occhi, per seguire il tuo dito che si sposta; vedi un oggetto ma non riesci ad allungare la mano per prenderlo; guardi in direzione di un campo, ma ne vedi solo una parte - un albero, una casa. Uno dei pazienti spiega che ha voluto raccontare lo stravolgimento della sua vita affinché questa malattia possa essere meglio conosciuta e studiata, per aiutare le persone affette dalla sindrome di Balint.
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