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Time management, i consigli per gestire meglio il proprio tempo www.cipas.info Addio al multitasking, compilazione di un elenco di attività, distinzione precisa fra ciò che è "urgente" è ciò che è ...
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La scienza della felicità è l'arte della moderazione
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TRAINING COACH LEADERSHIP III livello  Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, allora devi fare qualcosa che non hai mai fatto. Regalati la tua ricchezza AUTOSTIMA. Sviluppare la propria acuità sen...
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In uscita "Restaurant Management" Pastore insegna tecniche imprenditoriali

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256 pagine zeppe di food cost, beverage cost e calcolo del budget della ristorazione, dedicate a chiunque desideri impegnarsi e imparare la tecnica imprenditoriale.
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  E’ la disciplina che studia la trasmissione dei testi degli autori cristiani (i Padri), configurandosi come complemento della Letteratura cristiana antica. Nessun’opera d’età patristica è gi...
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Le Cucine, situate nei sotterranei dell’ala di levante del Palazzo e ridotte a magazzino negli ultimi 60 anni, hanno ritrovato il loro splendore. Un percorso di quindici sale, articolato tra cucine del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena e cucine del Principe di Piemonte Umberto e di Maria Josè del Belgio, ghiacciaie, dispense, una grande cantina. Il restauro, particolarmente attento, di ambienti, arredi e utensili ha regalato nuova vita a luoghi e ruoli dell’epoca; nomi di cuochi e di sommelier con i loro strumenti di lavoro (tra i quali duemila pezzi in rame, dalle grandi pesciere ai piccoli stampi per dolci e biscotti) ma anche ceppi, forni, spiedi che richiamano alla mente, nel suggestivo allestimento, la segreta quotidianità delle cucine reali. L’esposizione nell’Appartamento di Madama Felicita delle preziose collezioni dei servizi da tavola, di porcellane e cristallerie non aperte al pubblico, inoltre, contribuisce ad arricchire il percorso delle Cucine, illustrando le forme di allestimento delle tavole reali nei diversi momenti della loro giornata. In Piemonte, il primo esempio dell’applicazione di queste regole è stato il percorso di vista del castello di Moncalieri, ove nel 1989 il pubblico poteva attraversare anche le stanze degli armadi e della servitù. Successivamente sono state restaurate le cucine del castello di Racconigi e oggi, grazie alla realizzazione di un grande progetto di riqualificazione, è giunto il momento di Palazzo Reale. Seguirà a breve anche il castello di Agliè. Restaurare le cucine non è cosa semplice, perché bisogna mantenere gli impianti e le strutture originarie, le condutture a vista e gli arredi minimalisti, per non far perdere il senso di “uso quotidiano”. Accedendo ai locali cucine e dispense si entra in un’altra dimensione, più familiare, che ci riporta a ricordi lontani, alle reminiscenze delle case delle nostre nonne, ma con dimensioni enormemente dilatate: spiedi lunghissimi, stufe smisurate, pozzi d’acqua, pentolame sterminato, tutto proporzionale alle dimensioni di un castello e alla corte di un re. È questo, insieme alle tracce delle vecchie caldaie a carbone, dei quadri elettrici in ceramica e degli impianti, ciò che si è voluto conservare. La prima e più importante residenza della dinastia Savoia in Italia ebbe inizio a seguito del trasferimento della capitale del ducato da Chambery a Torino per volontà di Emanuele Filiberto, insediatosi temporaneamente dal 1563 nell’antico Palazzo del Vescovo. La nuova residenza ducale fu avviata seguendo le indicazioni progettuali di Ascanio Vittozzi per il secondo Duca Carlo Emanuele I all’inizio del Seicento. Impostata su pianta quadrangolare sviluppata intorno ad una corte interna centrale e protetta da alte torri angolari secondo il sistema “a padiglioni” di derivazione francese, la nuova residenza sabauda conosce una fondamentale fase architettonica e decorativa nella metà del XVII secolo quando la prima Madama Reale Maria Cristina di Francia affida ad Amedeo di Castellamonte il completamento degli appartamenti. In questa fase, della quale rimangono ampie testimonianze tuttora visibili, furono realizzati i preziosi soffitti in legno dorato del primo piano che ospitò gli Appartamenti della Duchessa – sistemati nelle sale orientate verso la piazza – e quelli del Duca, rivolti verso il cortile d’onore interno e il Giardino. Le dimensioni e la ricchezza del Palazzo crebbero in parallelo al potere della Casata: dopo il conseguimento del titolo regio, nel 1713,Vittorio Amedeo II introdusse a corte con l’incarico di primo architetto regio il grande messinese Filippo Juvarra, che lasciò nel palazzo fondamentali testimonianze della sua arte e della sua maestria, quali la Scala delle Forbici e il Gabinetto Cinese, veri capolavori della storia dell’arte e dell’architettura. Nel corso del Settecento, grazie a Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III, il Palazzo fu arricchito di preziosi ambienti decorati nel gusto del tempo, nonché di cospicue collezioni di porcellane orientali e di arazzi. Ultima fase decorativa significativa fu quella legata al re Carlo Alberto, a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, realizzata per il tramite dell’eclettico e colto artista bolognese Pelagio Palagi, che operò le ultime consistenti trasformazioni del Palazzo dalla Sala del Trono e dello Statuto sino alla fastosa Sala da Ballo del Primo Piano Nobile e il riallestimento dell’Appartamento dei Principi di Piemonte al Secondo Piano. Poco prima della sua abdicazione Carlo Alberto fece rinnovare l’accesso alla Reggia attraverso la realizzazione della grande Cancellata in ghisa e ferro fuso, dominata dalle statue equestri dei Dioscuri. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 e il trasferimento della capitale prima a Firenze e poi a Roma, il Palazzo perse progressivamente d’importanza, fatta eccezione per alcuni interventi introdotti nel regno della Regina Margherita, a cavallo tra Ottocento e Novecento, e la breve stagione in cui fu rianimato dalla presenza del principe Umberto e della sua consorte Maria José, negli anni Trenta del XX secolo.

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