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Il Castello di Hafid - Parte 3

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Non ci può essere alcuna smentita in questo, la crisi (2) prima o poi arriva e nel nostro racconto è rappresentata dal rigido inverno dei paesi del nord. I momenti di crisi sono come gli iceberg, o li vedi e prendi tutte le misure necessarie oppure ti scontri con la loro dura realtà; un detto dice: “Quando fuori infuria la tempesta le navi con comandanti deboli vanno a picco, mentre quelle con grandi leader seguono la loro rotta.” Durante il rigido inverno gli operai di Agnay demotivati, affamati, preoccupati per le precarie condizioni lavorative e, stanchi, smettono di lavorare. Attenzione! La catastrofe verso la quale si avvia Agnay prende forma nel preciso istante dello sciopero, ma è un disastro annunciato; i presupposti per la sconfitta sono stati posti dallo stesso principe, ma quali sono questi elementi? Sono abbastanza evidenti: - ha trascurato il più importante elemento di flessibilità e di successo (le persone che lavorano per lui); - ha assunto una vision che non coinvolge gli operari; - non ha tenuto conto dei periodi di crisi e quindi non ha impostato un’adeguata strategia. Nel caso di Hafid le scelte strategiche sono state diametralmente opposte; Hafid ha compreso fin dall’inizio che essendo il lavoro molto duro sarebbe stato necessario organizzarsi al meglio per portare a termine il lavoro con qualità e battere l’avversario sul tempo. Lo sforzo organizzativo richiede inizialmente più tempo, però consente di raggiungere risultati migliori rispetto a coloro che non hanno dato importanza all’organizzazione del lavoro lasciando le cose al caso. Ma il vero fattore critico di successo del principe Hafid è sicuramente la motivazione e il coinvolgimento degli operai nel raggiungimento degli obiettivi fissati. I lavoratori non solo sono stati coinvolti nell’obiettivo, ma lo vivono come proprio, condividendolo, perché ricevono una retribuzione più alta e perché sanno che, ultimato il castello, godranno anche loro del risultato che hanno contribuito a raggiungere. Questa motivazione spinge gli operai di Hafid a guardarsi intorno, a pensare e a trovare soluzioni per diventare più efficaci; in sostanza fanno quello che deve essere sempre richiesto alle persone che lavorano per noi...PENSARE, trovare soluzioni, non essere solo semplici esecutori, ma professionisti nel lavoro che si svolge qualsiasi esso sia. Ecco come le persone, la loro cooperazione e la presenza di un obiettivo comune e condiviso rappresentano la vera fonte di vantaggio competitivo di un’azienda. Troppo spesso in azienda si sente la frase: “Non siete pagati per pensare”. Questa frase uccide le persone, perché queste portano con loro le proprie emozioni, le speranze, le passioni, le frustrazioni, le esperienze, le competenze, le conoscenze e i pensieri; le macchine non pensano e si limitano ad eseguire le istruzioni impartitegli. Il pensiero e la capacità di trovare sempre nuove soluzioni sono la vera flessibilità delle persone (a tutti i livelli) all’interno dell’azienda e la vera forza che ha l’impresa per anticipare, superare e vincere la crisi. Se non chiedi tutto questo alle persone che lavorano per te e le releghi a “macchine utensili a controllo numerico” allora non rimane che prendere una decisione drastica e dal punto di vista economico più vantaggiosa: licenzia tutti coloro che lavorano per te, acquista delle macchine, in questo modo le potrai far lavorare 24 ore su 24, saprai esattamente quanto costano, quanto producono e quanto sarà il ritorno economico che potranno darti; con le persone questo non è possibile, le persone sono una continua sorpresa, una continua scoperta...questa è la loro forza.  

 

 

 

(2) Si intende lo stadio transitorio di difficoltà o turbolenza. Gli occidentali danno a tale termine una valenza prevalentemente negativa, in giapponese la parola crisi (wei ji) è formata da due caratteri che significano rischio e opportunità. Questo sta a significare che un periodo di crisi può rappresentare sia un rischio che un’opportunità per il cambiamento e/o per il successo.

 

(3) L’obiettivo deve essere comune in modo che tutti lo conoscano e lo perseguano, ma deve essere anche condiviso, ossia, tutti devono essere motivati nel volerlo raggiungere.

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Il Castello di Hafid - Parte 1

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"C’era una volta una bella principessa che si chiamava Asia e che viveva nei paesi del nord, nel regno di Holf. Asia aveva molti pretendenti, ma di gran lunga i più ostinati erano due nobili principi: Agnay e Hafid. Non sapendo chi scegliere, Asia si consigliò con il padre: “Sono tutti e due principi - disse - e tutti e due bravi cavalieri e anche belli. Come faccio a scegliere?”. Allora re Holf convocò a corte i due principi e disse loro: “A guardia della frontiera settentrionale e di quella meridionale del mio regno ci sono due colline identiche. Ciascuno di voi prenda una collina e ci costruisca in cima un castello degno di una principessa. Quello che finirà per primo sposerà mia figlia, la principessa Asia. Ma attenti, c’è una condizione da rispettare: dovete terminare il vostro castello senza spendere più di questo”. E così dicendo il re diede a ciascuno mille monete d’oro, quasi una fortuna per quei tempi. I due principi si misero subito al lavoro ma con criteri assai diversi. Il principe Agnay pensò: “Essendo una gara, la rapidità è ciò che conta. Prenderò molti manovali, che dovranno accontentarsi di lavorare per un basso salario. Useremo pietra locale per comodità e perché costa poco, anche se è un po’ più difficile da lavorare. Non perderemo tempo a costruire vere e proprie impalcature, dormiremo all’aperto e mangeremo le bacche selvatiche che crescono sulla collina”. Il principe Hafid, invece, pensò diversamente: “Costruire un castello è un lavoro lungo, faticoso e pericoloso. Prenderò solamente gli operai che potrò pagare bene. Porteremo la pietra da oltre le montagne perché è più facile da lavorare. Taglieremo i pini delle foreste per fare le impalcature e per costruire gli alloggi degli operai, prenderemo anche i cacciatori che ci riforniranno di cervi e cinghiali per mangiare”. E aggiunse: “Tutti gli uomini che lavoreranno alla costruzione del castello ne saranno in parte proprietari; questo vuol dire che avranno diritto a rifugiarvisi con tutta la famiglia in tempi difficili”. Alla fine della prima estate, re Holf andò a vedere come procedevano i lavori. Il castello di Agnay era già mezzo costruito mentre quello del povero Hafid era appena cominciato. La gente rideva: “Sarà senz’altro un bellissimo castello, quando sarà finito. Peccato che non ci sarà la principessa ad abitarci”. Re Holf non ne era altrettanto sicuro. Venne l’inverno e, come sapete, questa stagione è molto rigida nei paesi del nord. Con le mani gelate la pietra di Agnay era ancora più difficile da lavorare. Gli incidenti per la mancanza di impalcature si triplicarono. Le bacche sparirono dai fianchi della collina e, dove una volta c’era l’erba su cui dormire, adesso c’era la neve. Le lagnanze e i mugugni fatti in sordina divennero presto aperta protesta e uno dopo l’altro gli uomini di Agnay posarono gli attrezzi da lavoro, se così si potevano chiamare, e protestarono: “Perché dobbiamo lavorare in queste condizioni?”. Gli operai di Hafid, invece, sapevano che una volta finito il castello avrebbero avuto la sicurezza per sé e per la loro famiglia per tutta la vita. Andarono, perciò dal principe Hafid e gli dissero: “Visto che siamo indietro, ci siamo guardati intorno e abbiamo scoperto vari modi per essere più efficienti”. Fu così che, mentre Agnay cadde nella confusione più completa, Hafid acquisì un vantaggio dopo l’altro. E, come avrete capito, un’estate e un inverno più tardi, Hafid non solamente fu il primo a finire, ma costruì il castello più bello. Tutti dissero che il matrimonio fra Asia e Hafid fu un vero splendore. Re Holf prese in disparte il principe Hafid e gli disse: “Ho trovato più di un figlio” (1)  

 

 

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(1) Racconto tratto da: M. Piovani, La Pentacomunicazione, Del Vecchi Editore, Milano, 2008 

 

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Patrizia Splendiani's comment, June 3, 2012 5:49 AM
Eccoci!!! Articolo molto carino! Lo rescoopo! A lunedì!
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Il Castello di Hafid - Parte 2

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Certo è solo un racconto e come tale non può che iniziare con: “C’era una volta...”, ma i racconti, anche se di fantasia, spesso sono molto più vicino alla realtà di quanto crediamo. Il lettore scettico starà pensando: “Certo nelle favole tutto fila per il verso giusto, ma nella realtà non è così, la realtà è diversa”. Nelle favole tutto segue una strada prestabilita, nella mente dello scrittore è tutto chiaro e volto a raggiungere un finale che possa far arrivare al lettore il senso profondo del racconto; questo è sicuramente vero, però i racconti, le leggende e le favole aiutano lo studioso delle organizzazioni a prendere un certo messaggio e rielaborarlo alla luce della realtà. Abbiamo il dovere di attenerci ai fatti e non alle opinioni, il fatto principale è che le persone sono alla base del successo dell’impresa. Una delle definizioni di organizzazione che ha sempre attirato la mia attenzione per la forza rappresentativa del senso organizzativo è: “Insieme di persone che collaborano per il raggiungimento di un obiettivo comune e condiviso”; bene, questo vuol dire che l’organizzazione, prima di tutto, è un insieme di persone, o meglio la persona costituisce la cellula base di un’organizzazione. Se tutto questo può sembrare scontato in realtà non lo è e analizzando la definizione troviamo che sono tre gli elementi fondamentali di un’organizzazione: - le persone; - la cooperazione; - l’obiettivo comune e condiviso. Essendo il nostro percorso incentrato sul supporto dato dal racconto e mantenendo fede a questo patto con il lettore, analizzeremo i tre elementi proprio attraverso la lettura della storia. Facciamo delle considerazioni preliminari: - Agnay e Hafid possono essere considerati come due manager che conducono delle aziende e che sono uno contro l’altro per raggiungere l’obiettivo, che consiste nel battere l’avversario ottenendo, quello che in economia aziendale si chiama, il vantaggio competitivo; - sanno che vincere la sfida non sarà cosa facile; - i limiti imposti da re Holf sono gli stessi che spesso vengono posti in azienda: tempo e budget. I protagonisti hanno due approcci profondamente diversi all’organizzazione, sia dal punto di vista delle variabili hard che soft dell’organizzazione in particolare: Agnay: - punta sul numero degli operai e non sulla loro qualità; - il salario è basso; - usa pietra locale più a basso costo anche se difficilmente lavorabile; - non bada alla sicurezza degli operai; - non bada ad un adeguato vitto e alloggio per gli operai; - considera le spese per gli operai come un costo; - non motiva gli operai e non li rende partecipi dell’obiettivo. Hafid: - investe sulla qualità delle persone e non sulla quantità; - il salario è più alto; - usa pietra importata, più costosa ma più facilmente lavorabile; - pone attenzione alla sicurezza degli operai; - assume cacciatori per rifornire di carne fresca gli operai; - considera le spese per gli operai come un investimento; - motiva gli operai con un ulteriore benefit (partecipazione nella proprietà del castello) e li rende partecipi degli obiettivi da raggiungere. Per quanto concerne lo stato di avanzamento dei lavori, c’è da dire che durante i periodi di calma la strategia impostata da Agnay si è rivelata vincente, infatti durante la prima visita del re Holf lui è in vantaggio di larga misura su Hafid. Però, come sappiamo, la vita in azienda è resa ancora più dura dall’ambiente di riferimento che muta ad una velocità e rapidità tale da costringere l’organizzazione a rivedere costantemente le proprie strategie e ad adattarsi per poter sopravvivere. Ma un imprenditore non si accontenta di sopravvivere vuole che la sua azienda cresca e prosperi, allora è necessario qualcosa di più, è necessario lavorare in un’ottica di partnership con tutti gli stakeholders come clienti, dipendenti e, in alcuni casi, anche con i competitors.

 

 

 

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