Grazia Nuzzi - Arte e Cultura
35 views | +0 today
Follow
Your new post is loading...
Your new post is loading...
Scooped by Grazia Nuzzi
Scoop.it!

Le “risate” di Yue Minjun

Le “risate” di Yue Minjun | Grazia Nuzzi - Arte e Cultura | Scoop.it
Grazia Nuzzi's insight:

“Lo status della cultura è questo. Che sia occidente o oriente, le culture diverse si trovano tutte nello stesso baratro. Ogni giorno cerchiamo di migliorarci pensando che abbiamo capacità che ci condurranno fuori dal tunnel. Forse si, un giorno potremmo anche uscirne, ma per scoprire poi che in realtà’ siamo entrati in un altro labirinto. Cercheremo incessantemente una direzione che non potrà mai essere trovata.”  Yue Minjun.


Nasce nel 1962 a Daqing, in Cina. Frequenta fin da piccolo la scuola d’arte e nel 1980 si diploma. Nel 1983 inizia a lavorare come elettricista. Visse la maggior parte della sua vita cambiando spesso residenza, poiché i suoi genitori si spostavano continuamente alla ricerca di lavoro. È stato influenzato dal realismo cinico in un periodo in cui la Cina volle dare un taglio al passato e trovare idee nuove.

La risata di Yue Minjun è il prodotto pacifico dell’umanesimo occidentale e del panteismo tradizionale cinese. Le sue maschere piegate in una risata teatrale e sfrenata sono le gemelle di quelle dall’aspetto birbante dipinte da Fang Lijun, entrambi frutto della stessa cultura. Hanno molte differenze, ma alcuni tratti sono identici. Fang Lijun sottolinea la vita noiosa dei cinesi, mentre Yue Minjun sottolinea una vita vuota. Il primo mostra il loro cinismo, il secondo la loro stupidità. Che sia cinismo o stupidità, si può parlare in entrambi i casi di squilibrio dello spirito.

Yue Minjun crede che quando la gente ride non pensa, e se si pensasse di meno si sarebbe tutti più felici. Ecco perché tutti i personaggi nelle opere di Yue Minjun ridono a crepapelle, con gli occhi chiusi in strette fessure fino a non avere più nemmeno un solo pensiero, ecco perché non vogliono aprire gli occhi e guardare. Sono tutti autoritratti dell’anima dell’autore. La risata cieca e vuota si riconcilia col vuoto dell’anima, fino ad anestetizzare lo spirito, e creare una falsa felicità. Una felicità superficiale, o soltanto forse una deliziosa sensazione carnale, ma che manca di quella felicità che sa insinuarsi nell’anima.



more...
No comment yet.
Scooped by Grazia Nuzzi
Scoop.it!

Eccola, l’Agendissima di Artribune per Bologna! Il vademecum da scaricare per non perdersi fra i mille eventi del weekend di Arte Fiera | Artribune

Eccola, l’Agendissima di Artribune per Bologna! Il vademecum da scaricare per non perdersi fra i mille eventi del weekend di Arte Fiera | Artribune | Grazia Nuzzi - Arte e Cultura | Scoop.it

Anche quest’anno torna il programma Art City, per cui gli eventi “off” dalle fiere si presentano sempre più strutturati: inaugurazioni, mostre, incontri,

Grazia Nuzzi's insight:

Un Vademecum, una guida, per non perdersi tra le novità, per selezionare cosa vedere, per comprendere il corpo del panorama artistico contemporaneo.

more...
No comment yet.
Scooped by Grazia Nuzzi
Scoop.it!

Gli scatti di Izis Bidermanas...come in un sogno.

Gli scatti di Izis Bidermanas...come in un sogno. | Grazia Nuzzi - Arte e Cultura | Scoop.it

Izis Bidermanas – Festa, Place de la République, Parigi, 1940.


Grazia Nuzzi's insight:

"La fotocamera di Izis è una scatola magica. Dalle sue mani fioriscono come per incanto esseri e cose che si aprono e si animano come quei fiori di carta giapponesi che, posti in un bicchier d' acqua, diventano all' istante esseri o cose di un immediato passato. Più tardi, deposte fra le pagine di un libro, sembrano dormire nei loro letti di carta. Ma il lettore apre il libro e le ridesta alla vita quando vuole, e le riconosce anche se non le ha mai viste prima" (Jacques Prévert).


Israëlis Bidermanas, detto Izis, il poeta della fotografia, è considerato uno dei più grandi fotografi del XX secolo. Facente parte di quella corrente del Secondo Dopoguerra definita “fotografia umanistica”, insieme ai fotografi Brassaï,Robert Doisneau, Willy Ronis, Cartier-Bresson, Izis ha sviluppato quella visione dello scatto che partendo da un dato realistico, filtrato attraverso la propria esperienza personale, rende l'immagine non solo una versione documentaristica della realtà, come accade nei reportage, ma un insieme di perfezione formale, contenuto, tempo, azione ed emozione.

Nelle immagini dei quartieri popolari, dove la strada è teatro della vita, ogni dettaglio diventa motivo per raccontare la realtà umana.

Bidermanas usa a suo piacimento le forme e la luce per plasmare dei mondi che prediligono atmosfere notturne e misteriose per rivelarci l’atmosfera di libertà ritrovata e ritorno alla vita.

Artista poco conosciuto al grande pubblico, ma con un posto di diritto in tutte le storie della fotografia e presente nelle maggiori collezioni pubbliche e private internazionali, con la sua opera Izis ha conciliato la professione di reporter con una intensa ricerca personale, che riflette sul dialogo tra l’immagine e la parola e ricerca la coerenza tra soggetto, emozione e forma.

Di natura puramente poetica, la sua fotografia è intuitiva e, tra i fotografi umanisti, è colui che più si è allontanato dalla realtà per entrare nel sogno, grazie all'uso sapiente della luce e alla particolare sensibilità alle atmosfere.


BIOGRAFIA

Izraël Bidermanas nasce da una famiglia modesta a Marijampole in Lituania, nella Russia zarista, il 17 gennaio 1911. Frequenta la scuola ebraica locale, dove i suoi compagni lo soprannominano “il sognatore”. Nonostante suo padre lo spinga a lavorare come falegname, diventa apprendista fotografo. La pittura lo appassiona e a sedici anni lascia Marijampole per andare a lavorare in altre città della Lituania. Nel 1930 scappa dalla miseria della sua terra per raggiungere la "Parigi dei sogni", capitale dei pittori e degli Impressionisti, dove lavora come stampatore e impiegato in diversi studi fotografici. Da qui, durante la guerra, è costretto a rifugiarsi, con la prima moglie e il figlio Manuel, nella regione del  Limousin. Dopo la liberazione di Limoges, nel '44, si arruola nelle Forze Francesi dell’Interno (FFI) e, affascinato dai giovani della resistenza, realizza ritratti straordinari dei partigiani che escono dalla clandestinità. Inizia ad usare lo pseudonimo di Izis e gli abitanti della regione di Limoges scoprono la sua opera grazie a quattro mostre. Suo fratello David viene ucciso con la sua famiglia in Lituania. Finita la guerra ritorna a Parigi, dove prosegue la sua attività di ritrattista, fotografando artisti, poeti, scrittori e pittori (tra gli altri, Argon, Eluard, Breton) che animano la vita culturale della città. Nel 1946, dopo il divorzio, si risposa. Dalle seconde nozze nascerà nel 1948 la figlia Lise. Nel 1947 ottiene la naturalizzazione francese. Dal 1949 inizia a lavorare per Paris Match, collaborando fin dal primo numero come specialista del ritratto, rimanendo poi alla rivista per altri vent’anni. Nel 1950 pubblica il suo primo libro "Les Yeux de l’âme". Nel '51 e nel '53 pubblica rispettivamente i libri "Grand Bal du printemps", realizzato con Jacques Prévert, e Paradis terrestre, con la scrittirce Colette. Sempre nel 1951 viene invitato alla mostra "Five French Photographers" al MoMa di New York con Doisneau, Ronis, Brassaï e Cartier-Bresson. Nel 1955 pubblicato "Israël", con prefazione di André Malraux. Tra il 1963 e il 64 è l’unico fotogiornalista ammesso da Chagall durante la realizzazione del soffitto dell’Operà di Parigi, rare testimonianze della sua preziosa capacità di riuscire a cogliere l’animo e l’ispirazione che muovono gli artisti durante la creazione. Nel 1969 dedica un’intera opera, Le Monde de Chagall, all’amico pittore. Nel 1977 viene pubblicato il suo ultimo libro, "Paris des poètes". Muore a Parigi nella sua casa di rue Henri-Pape, il 16 maggio 1980.


http://www.panorama.it

more...
No comment yet.