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cronache dalla terza isola d'Italia
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ROMA DELENDA NON EST

Why Rome wasn't destroyed?
gazzetta's insight:
Why Rome was not destroyed by the neighbouring peoples? Why the Etruscans and the Carthaginians not razed it to the ground when they had the chance? Because Rome was Sacred, because all the peoples of the architects of the destruction of Troy in it recognized the atonement of their sin. Thus says Angelo Mazzei. Here is the poetry of Tibullus, which reveals the myth and the truth.
https://youtu.be/2fOhONrW1lM
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Istruzioni su come diventare altri (tutti e non 1 x 1)

Lezioni di Superfilosofia
gazzetta's insight:
Quando si parla di popoli antichissimi, esoticissimi, remoti proprio ontologicamente noi stiamo sempre e solo parlando di noi. Forse è il momento giusto per DECOSTRUIRE troppi concetti, come quelli di magia e superstizione, per esempio. Ovviamente si comincia con l'analizzare e rimuovere le proprie stratificazioni culturali. Poi si cerca di ricostruire senza stupidi complessi evoluzionistici di superiorità quello che potrebbe essere questo concetto nei soggetti che vogliamo capire ancor prima che studiare. Si comincia col chiederci se avessero o meno una parola corrispondente nel loro vocabolario. Se ce l'avessero cercheremmo di descriverne l'orizzonte di significato documentandoci a più non posso, se invece non ce l'hanno allora dobbiamo tornare al primo step metodologico del nostro percorso e chiederci se la domanda rispetto a una qualità per la quale essi non hanno neanche un nome non sia malposta. Se una domanda è fatta di categorie nostre forse è sbagliato applicarle all'oggetto del nostro studio che non le condivida con noi. Queste ed altre pre-sunzioni hanno fatto di noi una civiltà molto più chiusa in se stessa di quanto si riesca a pensare. Siamo talmente autoreferenziali che ci stiamo sgretolando perché ci vengono a mancare i nostri stessi fondamenti. Ecco che nella frana rovinosa si odono grida d'aiuto. E a chi chiedere aiuto se non ai più remoti? Il mondo va a rotoli e in mezzo al naufragio cerchiamo uno scoglio. Non importa quale. L'appiglio egizio o etrusco, l'appiglio divino o extraterrestre, estremorientale, insomma: L'ALTRO ASSOLUTO. E in quanto assoluto non determinato né da noi "scienziati e tuttologi uniti" né dal pensiero di una colpa che ci portiamo addosso. L'ALTRO ASSOLUTO, assolto completamente dalle nostre colpe. Noi al giorno d'oggi non ci vogliamo più bene e negli abissi di questa autocritica radicale ci apprestiamo a diventare ALTRI rispetto a quelli che siamo stati fin qui. Il nostro tempo presente è né più né meno che un perno vuoto sul quale pivotano due epoche "l'una contro l'altra armata". 

 [tratto da Angelo Mazzei, Il Garbuglio dell'Entanglement]
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Dal paradigma Cartesiano-Newtoniano alla Fisica Quantistica

Dal paradigma Cartesiano-Newtoniano alla Fisica Quantistica | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Perchè nonostante si parli molto di fisica quantistica, il mondo sembra ancora andare verso il paradigma cartesiano-newtoniano?
gazzetta's insight:
"[...] Il persistente vecchio paradigma cartesiano-newtoniano ci ha portato all’attuale dramma ecologico e alla distruzione della Vita. Invece il filone di pensiero che abbiamo seguìto ci fa ritrovare in un mondo naturale fatto di entità senza alcun confine preciso, dove si scopre lo spirito dell’albero, della montagna, del torrente."

(Ing. Guido Dalla Casa)

 © 2018, Quantic Magazine. Vietata la riproduzione anche parziale dei testi senza l’autorizzazione della redazione. Tutti i diritti riservati.
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I classici insegnano la diversità, attualizzarli vuol dire falsificarli

I classici insegnano la diversità, attualizzarli vuol dire falsificarli | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Notizie, anteprime e recensioni su arte, libri, musica, teatro ed intrattenimento. Approfondimenti su spettacoli ed eventi di cultura.
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#ilfilmdelrisoedelloblio

Soggetto \\ ..................................................................Angelo Mazzei Dal testo \\ ...Kniha smíchu a zapomnění je román Milana Kundery
gazzetta's insight:
Soggetto \\ .....................................................................Angelo Mazzei Dal testo \\ Kniha smíchu a zapomnění je román Milana Kundery
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Tutto é fatto per rompersi

Everything's made to be broken. Tutto é fatto per essere rotto. 
A partire dagli oggetti di consumo, certo, con il loro fattore di obsolescenza programmata, ma anche tutto il resto.
Le leggi. Le leggi stesse sono fatte per essere infrante, e non per essere rispettate. 
Le tasse. Le tasse sono fatte per essere evase, non per essere pagate in regola.
Vi starete chiedendo perché.
Le ragioni sono molte, ma poggiano tutte su di un unico principio:
Se il cittadino, consumatore, contribuente, viene messo in condizione di non poter rispettare le regole comuni, allora il cittadino, consumatore, contribuente, non sará nella posizione di rivendicare il proprio diritto a pretendere che le stesse regole vengano rispettate dagli altri.
Si crea cosí una societá anarcoide, dove "infrangere" é la regola, e non ci sono altre regole che valgano.
Badate bene, non una societá anarchica, dove "rispettare" é la regola, la sola regola, ma "anarcoide", che nella sua simiglianza si rivela essere l'opposto.
In questo modo ogni forma di potere si rafforza, in quanto si dissimula; non ha piú bisogno di essere presente ed esercitare la propria autoritá su chi delinque, in quanto tutti sono costretti a delinquere; e in tal maniera, ogni forma di potere trova un percorso facilitato dal fatto di poter delinquere nell'atto stesso di esercitarsi, in quanto "infrangere" é la regola.
Cosí accade che istituzione e occultamento si confondono, e la sostanziale differenza tra governo istituzionale e governo occulto viene a mancare, lasciano spazio alla commistione tra ordine e caos, istanza etica buona e istanza etica cattiva; in poche parole, mafia e stato si mischiano, laddove il sistema delle regole é tale che non si possono avanzare pretese di rispetto delle stesse.
Everything's made to be broken. Tutto é fatto per essere infranto.
Dallo smartphone all'autovettura, dalla legge all'imposta, dal rapporto di lavoro all'amicizia e all'amore.
É la societá della SEPARAZIONE COSTITUTIVA.
La regola non é piú il matrimonio, ma il divorzio.


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Bomba o non bomba, ci troveremo all'Elba

Bomba o non bomba, ci troveremo all'Elba | Gazzetta Elbana | Scoop.it

di Romano Bartoloni

Mai d’estate l’Elba ha tremato così tanto sotto la violenza di nubifragi senza precedenti in questa stagione. Come altrove in Italia il rischio di alluvioni devastanti è sempre dietro l’angolo. Finora, facendo gli scongiuri, l’isola se le è cavata a buon mercato dalle bombe d’acqua che al Nord hanno provocato lutti e spazzato via case, campi e auto. Eppure sono ancora vivi nella memoria i fiumi e i torrenti in piena che hanno semidistrutto Marina di Campo il 7 novembre 2011 e disastrato buona parte dell’isola il 4 settembre 2002.

Campo, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Portoferraio e Rio Marina figurano dal 2000 nella lista nera del ministero dell’ambiente riguardo ai Comuni ad alto tasso di sfascio idrogeologico. Quasi tutto il territorio elbano rimane alla mercé di uno stato meteorologico cambiato in peggio. Come in altre regioni, anche qui si è responsabili della speculazione a macchia d’olio di cemento e mattone e della condizioni d abbandono e di incuria dei fossi e dei letti dei torrenti, sacrificati ai miti delle vacanze. Nonostante la fine delle illusioni sulle estati senza pioggia, invece di programmare radicali risanamenti del territorio, si continua a vivere alla giornata con qualche timido intervento del consorzio di bonifica, peraltro sempre a corto di quattrini o oberato da debiti pregressi.

Da oltre 100 anni, non si fa nulla di serio per salvare l’isola verde dalle alluvioni che ora arrivano a tradimento anche nel pieno della stagione turistica. Dopo la tragica alluvione del 1908 che quasi cancellò Marciana Marina, il mondo contadino di allora reagì alla grande pulendo i boschi, proteggendo campi e vigneti, irreggimentando le acque e costruendo monumentali briglie di granito, oggi o fatte a prezzi per far posto a campi sportivi, o stracolmi delle intricate vegetazioni dei boschi morenti. Pare proprio che le lezioni del recente passato non siano servite a niente, e si cercano alibi, secondo il costume nazionale, scaricando le colpe sull’eccezionalità degli eventi.

 

 

gazzetta's insight:

http://elbaflood.wordpress.com/home/

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Una nuova materia scolastica: la Felicità

Una nuova materia scolastica: la Felicità | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Nelle scuole di alcuni paesi del mondo si sta facendo strada un nuovo metodo didattico. E’ la cosiddetta Educazione Positiva, un approccio formativo psicologico basato sulla felicità ed il…
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New Beat live con Sol Ruiz - YouTube

28/02/2014 - Sol Ruiz live dal DamJam studio, in diretta su Radio Ohm. Soul e blues si mischiano nel suo ultimo album "Reasonable Diva": https://www.facebook...
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è possibile prenotare un live anche all'Elba scrivendo a ethicisland@gmail.com

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Il mondo visto da De Andre'

Il mondo visto da De Andre' | Gazzetta Elbana | Scoop.it

SUCCESSO AL BRANCACCIO

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18 febbraio

il compleanno di De André

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Diario elbano. Marciana: storie che hanno un’anima

Diario elbano. Marciana: storie che hanno un’anima | Gazzetta Elbana | Scoop.it
Il piccolo tour dell’Elba al seguito del mio romanzo, Una vita non basta. Memorie da una metamorfosi, a cura del Libraio Gest di Portoferraio, è cominciato a Marciana. La sala ...
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ELBANI, popolo di deportati in continente

ELBANI, popolo di deportati in continente | Gazzetta Elbana | Scoop.it
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Così parlò Zaratustra
Ovverosia il signor Rossi, quando venne a chiedere i voti agli Elbani per essere eletto presidente della Regione Toscana, che ci disse: “ la Sanità è il fiore all’occhiello della nostra regione”.
Adesso, a dimostrazione di ciò, v’informo che, oggi una richiesta di Risonanza Magnetica alla colonna cervicale, all’Ospedale dell’Isola d’Elba non viene effettuata; pertanto si deve andare a Piombino o a Livorno o a Cecina. Ma quando ce la faranno? NON PRIMA DELLA META’ di agosto 2014.
La necessità, mi costringe a rivolgermi alle strutture private che, entro pochi giorni , me la effettueranno a Livorno.
Il preventivo di spese a mio carico ( oltre il disagio, specialmente per gli anziani e i bambini ) tra traghetto, treno, autobus, un cappuccino e Risonanza Magnetica ( 170 euro + Iva ) sarà di circa 220 euro.
Noi elbani abbiamo già pagato le tasse e quindi, questa spesa in più diventa una ulteriore tassa, che gli altri abitanti della Toscana, vedi Firenze, Pisa ecc. non hanno da pagare. Perché questa INIQUITA’ tra cittadini della stessa Regione?
E quei contribuenti che non hanno possibilità economiche, che fine faranno? Come potranno curarsi? Allora, la Costituzione Italiana, rappresentata da Rossi, nella Regione Toscana, non è applicata e rispettata.
Presidente Rossi, ma come è possibile che Lei occupi un posto di così grande e grave responsabilità nei confronti di NOI TUTTI TOSCANI? Lei fa una discriminazione, provocando , in certo qual modo , razzismo, mettendo cittadini della stessa regione, gli uni contro gli altri.
Noi elbani ci sentiamo traditi ingiustamente e rivendichiamo una Sanità pubblica, tanto più, tenendo conto della nostra insularità. Pretendiamo gli stessi diritti, in relazione ai nostri doveri.
Sarà opportuno che gli Isolani partecipino alla manifestazione, a Firenze il 7 dicembre prossimo, per pretendere ,anche all’Elba , insieme a tanti altri piccoli ospedali, quei servizi necessari alla nostra SALUTE.
Luciana Gelli.

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IL MIGRANTE DELLA MUSICA

in occasione della morte di Abreu
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IL MIGRANTE DELLA MUSICA La storia inizia nell'Italia di fine Ottocento. 1897 per essere esatti. Un gruppo di abitanti di un piccolo villaggio dell'Isola d'Elba ha deciso di rifarsi una vita in un luogo remoto chiamato Venezuela. Uno di quelli che se ne vanno è un giovane. Musicista oltretutto direttore della piccola banda della città. Antonio Berti di madre Anselmi, sostenuto dalla moglie, decise di prendere i 46 strumenti a fiato, quelli in grado di resistere meglio al lungo viaggio attraverso l'Atlantico fino alla costa settentrionale del Sud America. Li prende uno ad uno: trombe, cornetti, tromboni, corni, flauti, eufonie, clarinetti. Li avvolge con attenzione e da Marciana Alta, che, come suggerisce il nome è un piccolo villaggio di montagna, s'imbarca con uno dei più sui generis e felici equipaggi coi quali avrebbe potuto viaggiare come uno qualsiasi dei membri del gruppo di elbani che da quel momento si convertono in emigranti. La scena successiva si presenta in un altro piccolo villaggio di montagna, ma questa volta a migliaia di chilometri di distanza e in un altro continente. Si chiama Monte Carmelo, nello stato di Trujillo, in Venezuela. Nel lungo viaggio di mesi nel vaporetto transatlantico dovette aggiungere il sacrificio di una peregrinazione a dorso di bestia col caldo soffocante di Puerto Cabello, lungo il Mar dei Caraibi, fino alle montagne fredde amichevoli di Trujillano Ande che il gruppo scelse come destinazione finale. Nella bella casa di Monte Carmelo, con un patio interno e corridoi circostanti, ora l'uomo disfa gli strumenti. Di nuovo uno per uno. Li mette in ordine su un tavolo e il giorno dopo chiama i pochi musicisti che sono venuti con lui dalla lontana Italia per dire loro della decisione di metter su una nuova banda. Poiché ci sono ancora 40 strumenti senza artisti, viene immediatamente proposto di reclutarli tra gli uomini del paese e pochi giorni dopo la sua casa diventerà una rumorosa e febbrile scuola di musica. Nel giro di pochi mesi il compito è finito. I più esperti con nuovi musicisti sono già in grado di interpretare correttamente un repertorio minimo e la Banda Filarmónica de Monte Carmelo, come veniva chiamata ed è ancora chiamata ai nostri giorni, dà il suo concerto inaugurale. Tutti in città assistono e alla fine applaudono estasiati. L'uomo che l'ha fondata è felice. Insieme a sua moglie. E i suoi bambini piccoli. A volte, insieme, ricordano il pomeriggio in cui si sono sposati in una chiesa di fronte al porto di Livorno, città che hanno visitato per le loro stagioni liriche delle quali goderono così tanto. A volte canta pezzi di Verdi e Puccini che ha imparato a memoria. Ma la nostalgia dura sempre poco perché, in materia di musica, a Monte Carmelo c'è molto lavoro da fare. La banda è un successo. E il suo autista è instancabile, per dirla con l'attuale imprenditore artistico. Nessuno sa come, con le difficoltà di trasporto del tempo e i costi di mobilitazione del gruppo, la Filarmonica inizi a fare tournée di successo negli stati confinanti. La sua presenza è rivendicata nelle città di Trujillo, Mérida, Táchira e Lara, e persino dal lontano stato di Zulia. Il regista pieno di entusiasmo sviluppa un piano dopo l'altro. La casa è un alveare di attività. Ora il musicista che ha messo radici esegue le orchestrazioni del repertorio sinfonico universale. Organizza brani di Verdi e Mascagni, osa anche con Beethoven e Mozart, in modo che possano essere suonati dalla banda locale. Quindi è l'opera. Il regista insegna canto lirico. Si fanno le prove. La prima messa in scena, La Traviata del gran Verdi, rompe la monotonia della pacifica cittadina un pomeriggio. Seguono i montaggi di Shakespeare. Più tardi i classici castigliani. L'uomo, con le sue mani, disegna i costumi, arma e dipinge i set, cuce il sipario. La notizia di ciò che sta accadendo a Monte Carmelo è arrivata fino a Valera, Betijoque, Trujillo e Escuque. Tutti vogliono venire a vederlo. Non solo il villaggio è trasformato, anche la casa. L'uomo, sempre con il sostegno della moglie entusiasta come lui trasforma il cortile in una sorta di sala da concerto, allestita da una piccola scena con dei tavolini, e una stanza trasformata in deposito costumi, scenografie, strumenti e spartiti. Un giorno decise che lo spazio aveva bisogno di più forza teatrale e decide di avventurarsi nella scultura. Con le proprie mani modella quattro busti collocati in gronda del cortile che da allora sarà presieduto dalle icone di Verdi, Dante, Boccaccio e Petrarca. Un pomeriggio ritorna da Valera, sproporzionatamente felice. A dorso del mulo che lo accompagnava porta un dispositivo che dice, lascerà ancora più persone estasiate dalle performance della banda e dell'opera. È un proiettore cinematografico. E quella stessa notte, come in una scena di Nuovo Cinema Paradiso, usando come schermo il muro bianco sul retro della casa, quasi tutti gli abitanti del Monte Carmelo, con le loro bocche aperte e immerse nel silenzio, entravano riconoscenti nel regno magico delle immagini in movimento, probabilmente per mano di Charles Chaplin. La casa, che era già una scuola di musica, una sala da concerto, un teatro e un'opera, da quella notte sarà anche un cinema. Poiché ogni storia di vita deve avere una parte triste, un giorno l'uomo, che aveva già 75 anni, si ammala e muore. Ma per ragioni di fortuna, a parte il fatto che Borges ha detto che ciò che chiamiamo caso è il prodotto dell'ignoranza infinita delle regole che governano il destino, non era trascorso un anno da che un nuovo nipote era nato a Valera. Il nipote cresce senza intoppi, nella vita bucolica degli anni '30 della seconda città di Trujillo. Finché un giorno la malattia raggiunse la casa. Uno dei fratelli contrae pertosse, causa comune di mortalità infantile, e i genitori per proteggere i più piccoli decidono di mandarlo nella vecchia casa del Monte Carmelo. Così, inoltre, gli dicono che farà compagnia alla nonna ancora triste per la morte di suo nonno. Quel momento, lo sappiamo ora, è decisivo per il futuro e la vocazione del ragazzo. Non appena arriva a casa, una scoperta dopo l'altra si muove e lo eccita. Prima incontra il cortile e il suo piccolo palcoscenico. Quindi entra il quarto deposito. Apre vetrine e bauli, controlla il sipario e le decorazioni, prova i costumi e altri costumi, trova i resti di un proiettore di quelli a manovella. Controlla gli spartiti. E così, all'improvviso, capisce di essere entrato, e che non lo lascerà mai, nell'affascinante mondo di suo nonno. Con le generose spiegazioni della nonna, le storie dei musicisti e degli amici che ancora vivevano, i dati precisi di zia Alide, sorella maggiore della nonna e direttrice della scuola del villaggio, il nipote capisce pienamente, abbacinato, come chi ha fatto una grande scoperta, la figura prodigiosa, la tenacia e la sensibilità creativa del nonno. Una presenza e un'ammirazione che lo accompagneranno per sempre. Nonna è prodigiosa come nonno. Insegna al nipote molte altre cose. Una bella biancheria che aveva viaggiato dall'Italia con gli strumenti. Le bandiere di Garibaldi che il nonno aveva ereditato da suo padre. Una raccolta di meravigliosi libri scritti in italiano dedicati alla scrittura a mano dei propri autori. E, più attraente per il ragazzo, tutte le edizioni originali delle sceneggiature di Ricordi. La quarantena viene estesa e il nipote trascorre lunghe ore con la nonna che si siede nel pomeriggio per tradurre in spagnolo quelle opere di Verdi e Puccini che conosceva a memoria. La nonna canta, il nipote memorizza. Ed è così che è stato per anni. Finché un giorno anche la nonna muore. A differenza del nonno, è longeva. Arriva a 90 anni. Il nipote è cresciuto e, naturalmente, dall'età di nove anni, è diventato un musicista. Come al solito, è andato a Caracas dove si è anche laureato in economia. Molto giovane ha vinto il Premio Nacional de Composición. Finché un giorno, sempre segnato dal ricordo di quella magica stanza che aprì a Monte Carmelo, decise che più di un grande regista o un eccellente compositore avrebbe dedicato la sua carriera ad educare alla musica, 'Questo è anche educare alla vita', dice, a quanti più bambini e giovani che può. Era, credeva, - e fortunatamente per tutto quello che credeva con passione assoluta, - il miglior tributo che poteva fare a quel nonno allucinato che viaggiava con i suoi strumenti attraverso il mare oceanico per insegnare musica in una città venezuelana piccola come la sua nativa Marchanda. Il nonno era Antonio Anselmi Berti, ma tutti si rivolgevano a lui come Don Tonino. La nonna, Duilia Garbati. E il nipote, José Antonio Abreu, è il fondatore del Sistema Nazionale delle Orchestre Giovanili del Venezuela, una delle esperienze di articolazione tra arte e sviluppo sociale, di formazione musicale massiccia e di qualità, la più importante del XX secolo, uno che ho in questo momento di fronte a me, nell'austero ufficio del Parque Central, a Caracas, da dove dirige El Sistema, raccontandomi queste storie di belle vite e saggi patrimoni con occhi e viso inondati di dolce gioia. Prima di salutarmi mi dice che la nonna ha lasciato questo mondo in modo originale: cantando sul letto di morte, con una voce forte e serena. Non avevo mai visto così tanta dolcezza e felicità sul viso dell'insegnante quella mattina quando mi affidava i suoi ricordi d'infanzia. Oggi, Abreu se n'è andato dalla vita ma rimane immortale nella memoria per quello che ha fatto. Traduzione a cura di Angelo Mazzei. Testo originale spagnolo di Tulio Hernández da un articolo pubblicato su http://www.el-nacional.com
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Tavola Quinta, Che Ha Sua Superiore La Tavola Prima. Libro Terzo. - David Rumsey Historical Map Collection

gazzetta's insight:
Mappa del Mondo URBANO MONTE
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Impero Schizo - parte 1: Mezenzio

Un viaggio tra i conflitti interiori alle origini del pensiero occidentale
gazzetta's insight:
La schizofrenia di Roma. (capitolo su Mezenzio) 

Dice Lucio Anneo Seneca che "è veramente libero NON l'uomo contro cui la fortuna ha poco potere, MA quello contro cui non può nulla. È così: non devi aver bisogno di niente se vuoi competere con Giove che non ha bisogno di niente."  

Questo atteggiamento segna una distanza profonda e incolmabile tra due culture che troppo spesso vengono quasi assimilate dagli storiografi internazionali, sottovalutando la portata immensa di questo modo di pensare (espresso da Seneca) in quanto a tutti gli effetti espressione di un rifiuto filosofico della cultura etrusca “classica”. 

 Era stato lo stesso Seneca quello che meglio di chiunque altro aveva colto questa struttura antitetica delle culture etrusca e – diciamo così – romana. Con la celebre frase sulle nuvole e i fulmini egli ci ha dipinto in modo egregio una “differenza ontologica” insaldabile tra i due “paradigmi scientifici”.
Queste due weltanschauungen non possono ridursi a una sintesi, e Roma è condannata alla schizofrenia culturale. Fino all’ultimo dei suoi giorni, quando, dopo aver creduto di aver finalmente trovato la propria dimensione identitaria nel cristianesimo essa in realtà – cura sé stessa e sana il suo essere schizoide – al più caro dei prezzi: la sparizione. 

 Questo conflitto interiore è descritto benissimo da Virgilio dallo scontro caratteriale tra Enea e Mezenzio. Troppo spesso frainteso come conflitto tra greci ed etruschi, esso in realtà è scontro di “esiliati”.

 Enea non è affatto greco, ma di altra cultura, troiano, e cerca nelle terre del Lazio un asilo politico. Enea è fuggito dalla propria nazione conquistata e rasa al suolo dal nemico acheo (greci non ancora ellenizzati dalla colonizzazione dei dori). Enea rappresenta l’uomo princìpi, che rispetta la legge morale in quanto è devoto agli dèi. 
Quanto a Mezenzio,  egli è sì etrusco di stirpe, ma esiliato in quanto dichiarato pazzo. Viene definito “re” etrusco dagli storiografi, ma sarebbe più giusto chiamarlo “nobile”, in quanto i “re” venivano eletti da una sorta di senato formato dai rappresentanti delle famiglie più antiche (l’aristocrazia) e stavano a capo del governo un anno. Mezenzio era reo di un comportamento simile a quello che oggi definiamo ateismo o eresia, ma di ben altra portata, essendo la scienza e la politica una cosa sola con la religione nel quadro complesso della disciplina etrusca. 

 Mezenzio per gli etruschi era quindi macchiato del più grave dei reati (derideva gli dèi e si affidava solo alla forza delle sue braccia e della sua testa) e fu quindi esiliato. 

 È interessante notare come la storia di Roma sia segnata da questi “profughi” ex etruschi, ricordate tutti che ben 500 anni dopo fu la volta di Lucio Tarquinio. Anch’egli culturalmente schizoide in quanto portatore di elementi sia greci che etruschi. Chi meglio di lui infatti avrebbe potuto rappresentare le origini della potenza di Roma. 
 Attenzione però!  Attenzione a non leggere queste mie considerazioni tenendo sulle spalle il vostro zainetto pieno dei vostri libri. L’invito è a spogliarsi del peso di ciò che presupponete, per esempio, che il termine “schizoide” sia un insulto. Non è affatto così. In questo "double bind batesoniano" tipico del carattere romano, sta tutta la grandezza di Roma. Questo suo essere bifronte le consentirà di usare le conoscenze tecniche coniugate allo spirito belligerante e alla forza lavoro. Le permetterà di essere una potenza via terra e via mare. Le darà le basi per im-perare. Conoscere gli dèi ma credere nell'uomo. 

Roma finisce il lavoro "razionalizzante" azzardato da alcuni greci e con la sua spada taglia di netto in due istanze separate la HINTHIAL etrusca (la PSYCHÉ) e tutta la spiritualità del mondo degli dèi. 

Religione,  politica e scienza non saranno più le stesse. Il mondo va verso l'impotenza degli dèi. Ne rimarrà vivo solamente uno,  quello che i fenici e i canaaniti chiamavano El. Poi arriverà un altro pazzo,  al mercato,  a gridare che anche l'ultimo dio è morto.  Ma questa è un'altra storia: la contemporaneità. 

( Segue il testo della lettera di Seneca che mi ha suggerito questa riflessione) Sono graditissime critiche documentate ed autorevoli.  Bando invece alle ciance e ai complimenti,  li detesto perché non aiutano a riflettere ma affossano il pensiero in crogiuolamenti tra attestati di stima.  

[…] dico a me stesso:
"Perché guardi ammirato? Perché rimani sbalordito? È uno sfoggio. Queste ricchezze sono messe in mostra, non sono veramente possedute; piacciono e già passano." Volgiti piuttosto alla vera ricchezza; impara ad essere contento di poco e grida con forza ed entusiasmo: abbiamo acqua, abbiamo polenta; gareggiamo in felicità con Giove stesso. Ma, ti prego, gareggiamo con lui anche se ci mancano entrambe; è vergognoso riporre la felicità nell'oro e nell'argento, ma è ugualmente vergognoso riporla nell'acqua e nella polenta. "Che farò, dunque, se mi mancheranno anche questi cibi?" Chiedi qual è il rimedio all'indigenza? La fame mette fine alla fame: altrimenti che differenza c'è se a ridurti in schiavitù sono beni grandi o piccoli? Che importa quanto poco sia ciò che la sorte ti può negare? Anche acqua e polenta dipendono dalla volontà altrui: è veramente libero non l'uomo contro cui la fortuna ha poco potere, bensì quello contro cui non può nulla. È così: non devi aver bisogno di niente se vuoi competere con Giove che non ha bisogno di niente." Questo è quanto ci ha detto Attalo, questo quanto la natura ha detto a tutti gli uomini; e se vi rifletterai spesso, otterrai di essere felice, non di sembrarlo, e di sembrarlo a te stesso, non agli altri. Stammi bene.

 ipse mihi dico […] "quid miraris? quid stupes? pompa est. Ostenduntur istae res, non possidentur, et dum placent transeunt". Ad veras potius te converte divitias; disce parvo esse contentus et illam vocem magnus atque animosus exclama: habemus aquam, habemus polentam; Iovi ipsi controversiam de felicitate faciamus. Faciamus, oro te, etiam si ista defuerint; turpe est beatam vitam in auro et argento reponere, aeque turpe in aqua et polenta. "Quid ergo faciam si ista non fuerint?" Quaeris quod sit remedium inopiae? Famem fames finit: alioquin quid interest magna sint an exigua quae servire te cogant? quid refert quantulum sit quod tibi possit negare fortuna? Haec ipsa aqua et polenta in alienum arbitrium cadit; liber est autem non in quem parum licet fortunae, sed in quem nihil. Ita est: nihil desideres oportet si vis Iovem provocare nihil desiderantem.' Haec nobis Attalus dixit, natura omnibus dixit; quae si voles frequenter cogitare, id ages ut sis felix, non ut videaris, et ut tibi videaris, non aliis. Vale.

 [Poggio, 14/06/2017, Angelo Mazzei]


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4/3 LesAssassinsDuTempsDeDuvivier

Created by Angelo mazzei Di Poggio
with Wondershare Filmora
2016 october 25th
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#quattroterzi #lesassassinsdutempsdedevuvier
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L'Esplosione del Discorso

La rottura dei contesti semantici e la regolarizzazione del fraintendimento come interpretazione
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Giorni fa il mio emerito amico Marco Ciaurro​ ebbe a scrivere un post su L'ESPLOSIONE DEL DISCORSO. Con questo ha inteso parlare di come il Discorso che gli Italiani hanno tra loro sia degenerato, e come in un'eruzione dai propri contesti, sia finito per essere costitutivamente e regolarmente frainteso nell'ignoranza che gli interlocutori dimostrano a priori per le specifiche sedi esplicative di ciascuna proposizione che vada a formarlo. Provo a spiegarmi in parole meno forbite, per quanto possibile fuori dal contesto antropologico-linguistico, per raggiungere tutti gli interlocutori: Oggi noi abbiamo perso la LOCALITA' DEL DISCORSO. Mentre in passato ci trovavamo a discorrere di volta in volta in contesti particolari, come - gli amici, la famiglia, la scuola, in stazione, presso un ente, a letto, ecc. - oggi ci troviamo a farlo in una vasta radura non localizzabile. Ogni parola o frase che diciamo (e soprattutto che scriviamo, in perfetta atonia, senza il calore della voce) non e' piu' circoscritta ad una determinata contestualizzazione, ma - come l'acqua - scorre dal fiume al mare e forma nubi che piovono e penetrano i terreni dando vita a sorgenti che formano fiumi che... cosi' via. Le parole rendono impossibile definirne il senso del discorso, in quanto questo assume stati diversi e multilocalizzazione. "Sono pronto ad affrontarli uno a uno. […] Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo" Una frase come quella che il calciatore dell'Inter Mauro Icardi ha scritto nel suo libro in un determinato contesto e altrettanto determinati subcontesti, oggi finisce per ESPLODERE e dare licenza a tutte le sue interpretazioni possibili. Essa non ha piu' un contesto semantico che la racchiuda e protegga dai fraintendimenti. E mancandole una LOCALITA' ERMENEUTICA, non si puo' nemmeno piu' parlare di "fraintendimenti" ma di poli- o multi- o pluri- (che dir si voglia) lecite INTERPRETAZIONI. Oggi, il nostro linguaggio e' gia' dal suo incipit OVUNQUE, assolto e/o assoluto da un fondamento puntuale, frammentato, o DISSEMINATO, per dirla con Jacques Derrida​. Dobbiamo chiederci a questo punto se: 1) si debba stare attenti a questa delocalizzazione costitutiva di quello che diciamo e di conseguenza misurare sempre le parole presumendo che comunque esse verranno interpretate senza contesto nella totale mancanza di attenzione verso una loro propria sede esplicativa determinata, 2) oppure dobbiamo assolutamente fregarcene e considerare che il conflitto che le nostre parole potrebbero scatenare, in fondo non ci riguarda, considerato che senza LOCALITA' esse non possono neanche avere AUTORITA', e cosi' il loro AUTORE non puo' essere RESPONSABILE per le conseguenze che da esse loro malgrado derivano.
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THE BEAUTY IS THE HEART

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La Bellezza è il cuore. E nel cuore sta la resa.

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La rappresentazione del dramma Laris Pulenas di Maila Ermini
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Prossima rappresentazione di Laris Pulenas:

lunedì 28 luglio 2014

ore 21,45

piazzetta Bonanno

a Marciana Marina (Isola d'Elba).

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Tutti i veleni della Toxic Costa

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A poco più di un mese dal tragico incidente della Costa Concordia pubblichiamo un inventario delle sostanze e dei materiali pericolosi ancora presenti a bordo, sulla base dell’elenco fornito dall’armatore al Commissario delegato per l’emergenza.
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#concordia #discordia #Nogarin #EnricoRossi

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PRONTO SOCCORSO IN GRANDE DIFFICOLTA’

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Secondo gli accordi firmati tra i Sindaci e la Regione nel novembre 2012, ieri, 15 giugno, doveva entrare in servizio al pronto soccorso del nostro ospedale, il secondo medico per garantire le emergenze urgenze di questo periodo. Questo medico non si è visto e non figura nella tabella dei servizi di emergenza sanitaria per il mese di giugno.

Di contro Piombino con i suoi 35mila abitanti, può contare su un pronto soccorso con un organico stabile che va oltre il doppio del nostro che, in questo particolare momento, deve far fronte ad accessi conformi alle attuali 120 mila presenze che si registrano sull’Isola. Poiché siamo della stessa ASL6, chiediamo che un medico del pronto soccorso di Piombino venga a far servizio all’Elba come fa il nostro unico ortopedico che va lì a operare perché da noi le E’ PROIBITO.

Il mancato arrivo del secondo medico non determina solo in un aumento di lavoro per chi già opera al pronto soccorso, ma crea tensioni fra le persone in attesa da molte ore ed esporta una cattiva immagine della nostra Isola che si definisce turistica, sicura, confortevole e accogliente.

A questo impegno non mantenuto, dovrebbe seguire una vibrata protesta nei confronti dell’ASL6 Livorno e della Regione da parte dei Sindaci, degli Albergatori e della Fondazione Isola d’Elba Onlus che insieme sono impegnati a voler cambiare L’Elba.

La protesta dovrebbe vedere il prima persona il Sindaco di Portoferraio perché, all’atto della firma con la Regione, il Presidente della Conferenza dei Sindaci era il suo predecessore.

 

Francesco Semeraro.
Elba Salute

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LA POESIA SUBLIME

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Prefazione di Angelo Mazzei

 

Non sapremmo dire se nell'antologia dei grandi poeti del mondo ci sia qualcosa che somigli a I CANTI FUNEREI di Manolo Dico.

Si potrebbe obiettare che un linguaggio simile si può trovare in moltissime canzoni gothic, soprattutto in inglese. Si potrebbe far notare come altri poeti, in primis Bukowski, abbiano già sdoganato certe parole alla contumacia della poesia accademica.

Ma la vera operazione artistica di Dico non è nella distruzione fine a se stessa, quanto in un intervento di affrancamento del "vietato" nel "consentito".

Manolo Dico (Far Oer 1967 - San Domino 2014) è riuscito nell'intento alquanto ambizioso di farci sembrare esteticamente bello il terribile, dicendo il non detto in modalità non anormali. Il poeta danese, ma di origini messicane (il padre veniva da Acapulco, mentre il quadrisnonno era immigrato italiano di Trinitapoli), ha praticamente sublimato l'elemento escatico, e forse anche quello tanatotico.

Oggi vi proponiamo la lettura di IO SONO CANCRO, un brano tratto da I CANTI FUNEREI, uscito postumo.

 

 

§§§

 

Io sono cancro.
Il cancro del mondo.

Le mie matastasi

Hanno raggiunto Ovunque.

Se mi guardi bene
Vedi che sto morendo.
I miei sputi son diventati fiumi

Di parole

Le mie pisciate

Mari di cazzate

E vedo andare in giro

Tutte le mie cacate.

Pezzi di merda che camminano

E hanno anche il coraggio di parlare

Stronzi e laghi delle diarree peggiori

Far finta di pensare

E pontificare.

 

E distribuisco a pioggia

Dolore gratis

E disperazione a fiocchi.

 

Io sono merda.

La merda del mondo.

 

§§§

 

[Manolo Dico, Canti Funerei, 2014]

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Un grazie all’Elba in otto movimenti

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Di ritorno dal viaggio all’Elba al seguito di Una vita non basta. Memorie da una metamorfosi (in realtà è lui che presenta me, più che il contrario), riordino le idee, ...
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Una riuscita confusione tra realtà e fantasia (Angelo Mazzei)

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In fisica la Teoria del Caos ci dice che certi sistemi hanno un comportamento imprevedibile, che le possibilità che accada qualcosa piuttosto che qualcosa d'altro sono infinite. Ecco, di certo ...
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Il libro di Luciano non è una storia. Il libro di Luciano è un intreccio di storie. C'è la storia di un calciatore, quella di un polpo, la storia dei minatori e dei loro diritti, una storia d'amore, la storia dell'Elba.
La molteplicità delle storie e dei loro intrecci metterebbero in difficoltà chiunque volesse fare un sunto o tracciare una trama, come se si volessero definire il colore e la fantasia di un tessuto scozzese, così UNA VITA NON BASTA è un tartan.
Il tartan non è solo un tessuto, ma un segno di riconoscimento, il simbolo di un'appartenenza territoriale e sociale - in questo senso il tartan che esce fuori da questo libro è un tessuto bianco con una banda rossa con tre api d'oro: la nostra bandiera.
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