Conoscere gli strumenti di investimento
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Conoscere gli strumenti di investimento
Siete davvero consapevoli delle vostre scelte di investimento? Oggi, complice l'andamento dei mercati, è diventato sempre più difficile orientarsi nel mondo della finanza. Per questo, in quanto distributori di Fondi Comuni di investimento, Sicav, Piani di Accumulo (PAC), Fondi Pensione e Polizze Vita, abbiamo deciso di offrirvi una pagina in cui trovare indicazioni utili e tutte le ultime news su questi essenziali strumenti del risparmio gestito.
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PIR, un volàno per i guadagni dei piccoli risparmiatori

PIR, un volàno per i guadagni dei piccoli risparmiatori | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Online Sim's insight:
Contributo a cura di Federico Taddei, amministratore delegato di Online SIM.

I fondi PIR sono stati la novità più importante del 2017 e hanno riscosso un successo che è andato al di là delle più ottimistiche aspettative: la raccolta netta a dicembre del 2017 ammonta, infatti, a quasi 11 miliardi di euro contro una previsione del Governo di 1,8 per il loro primo anno di vita. Una tendenza che confermiamo anche dall’osservatorio privilegiato di Online Sim sul mondo del risparmio gestito visto che nell’anno circa 5.000 dei nostri clienti, tra diretti ed istituzionali, hanno deciso di sottoscrivere i prodotti PIR. Sono molti gli attori che possono trarre beneficio da questi strumenti a partire dagli investitori che già detengono fondi azionari italiani big cap, che hanno titoli azionari italiani diretti oppure chi detiene obbligazioni societarie italiane. L’incentivo fiscale è una leva molto importante per lo sviluppo dei Piani individuali di risparmio ma è solo la punta dell’iceberg. I PIR rappresentano un’opportunità concreta per le aziende e per i risparmiatori, e lo dimostra il fatto che nel medio-lungo periodo chi ha investito in PMI ha ottenuto rendimenti in media superiori rispetto al mercato azionario in generale e a quello italiano in particolare. (Continua...)
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La catena della fiducia alla prova della maturità

La catena della fiducia alla prova della maturità | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La blockchain rivoluzionerà il mondo: investimenti e progetti non mancano, ma ora deve dimostrare di essere redditizia
Online Sim's insight:
L'Unione europea ha stanziato altri 30 miliardi di euro di finanziamenti in aree come migrazione, sicurezza, clima, energia pulita, per soluzioni basate «anche su blockchain». Intanto Walmart e Pfizer hanno avviato progetti pilota di blockchain per la sicurezza alimentare e il tracciamento dei farmaci. Microsoft e Onu hanno avviato un progetto per mappare l’identità digitale dei migranti mediante la tecnologia che è alla base del bitcoin. Allo stesso tempo una piccola società quotata all’Aim di Londra, la On-Line plc, ha visto il titolo schizzare del 300% dopo aver semplicemente aggiunto “Blockchain” al suo marchio. Eccessi che si vedevano ai tempi delle dot.com. Anche bitcoin, che di blockchain è la prima e più concreta applicazione, continu a volare sotto la spinta della speculazione, che rischia di lasciare il cerino in mano agli ultimi arrivati: ha superato i 7.000 dollari, quando dodici mesi fa ne valeva 700. Il rischio è che, come per la bolla internet, la finanza finisca per non fare il gioco dell’innovazione. 

Ma il dato di fatto è che, di concerto con la corsa di bitcoin, anche gli investimenti su blockchain hanno tenuto il passo: nei primi nove mesi 2017 il venture capital ha puntato 637 milioni di dollari in startup del settore contro 545 nell’intero 2016. Intanto le Ico, le offerte iniziali di valute utilizzate per finanziare startup e servizi innovativi nel criptomondo, hanno superato i due miliardi di dollari nel 2017. La blockchain promette di «portarci in una nuova era all’insegna di apertura, decentralizzazione e inclusione globale», afferma il World Economic Forum in un report dedicato. «È una vera rivoluzione dalle conseguenze non solo economiche, ma anche sociali e politiche – afferma Steve Tendon, fondatore di Tameflow, intervenuto recentemente all’Università di Como sul tema -: stravolge le regole del gioco, non c’è più un’autorità centrale e crea un nuovo spazio, decentralizzato e basato sulla crittografia, che sfugge a qualsiasi giurisdizione». Quella della governance è una delle sfide da cui potrebbe passare l’affidabilità di blockchain: «L’assenza di regole è senza dubbio un punto di fragilità – spiega Marcello Esposito, Ceo di Quantum Financial Analytics -: è la stessa sfida transnazionale dei colossi del web che necessitano di regole internazionali, cosa non certo semplice. 

Le autorità devono però capire la rilevanza di questa tecnologia e studiarne la governance prima che sia troppo tardi». Ne sono un esempio anche le Ico, le offerte di valute che hanno registrato un’impennata negli ultimi mesi, al di fuori di qualsiasi regola e che spesso finanziano avventure senza prospettive: «Eppure si tratta di uno strumento dalle potenzialità enormi che può garantire finanziamenti senza confini e permette una democratizzazione della finanza», sostiene Emanuele Costa, analista finanziario con il pallino delle criptovalute, che sostiene la necessità di regole severe che sappiano integrare sicurezza e protezione dei diritti. La blockchain è una tecnologia che ha senso quando c’è un problema di fiducia da risolvere: le transazioni, che coinvolgano denaro, proprietà, asset digitali, vengono certificate in maniera distribuita e automatica dai “miners”, a loro volta incentivati con un ritorno economico. Per questo si punta più su sistemi pubblici, appoggiati su blockchain di criptovalute, davvero indipendenti: le catene private possono risolvere problemi specifici, ma ripropongono, secondo i critici, uno schema centralizzato. Finora il sistema, almeno per bitcoin, si è rivelato piuttosto laborioso, lento e costoso. 

Ora, però, la blockchain diventa “intelligente”: la piattaforma di Ethereum è fatta apposta per gli smart contract, contratti in grado di autoconcludersi senza l’intervento di autorità centrali. «Il codice diventa legge», sintetizza Costa. In questa chiave si aprono prospettive concrete per il business: «Lasciando da parte il fenomeno Ico, ci sono startup che stanno lavorando sulla blockchain a fianco delle aziende», sostiene Timothy O’Connell, direttore programmi di accelerazione di H-Farm che a settembre ha lanciato un programma dedicato alla blockchain con Deutsche Bank: in un mese sono stati presentati 400 progetti, quasi un quinto italiani, tra cui in questi giorni vengono scelti i cinque ammessi al programma di accelerazione. Ma cosa permetterà alla blockchain di diventare reale? «Quando lo standard cambia ci sarà la rivoluzione per interi settori: basta che un grosso gruppo cambi che tutti si dovranno adeguare», aggiunge O’Connell. 

«La tecnologia si va auto-imponendo, ma la svolta si avrà quando otterrà riconoscimento legale, quando sarà accettata come prova della titolarità di diritti», sostiene Esposito. Non c’è dubbio però che la chiave di volta sia la redditività. «La tecnologia è ancora immatura, manca un’infrastruttura in grado di supportare applicazioni innovative come lo smart contract», sostiene Tendon. Il sistema decentralizzato deve in primo luogo dimostrare di avere senso dal punto di vista economico. Il progetto di Filecoin può essere decisivo in questo senso: sfrutta la blockchain per integrare le capacità di memoria inutilizzate dei singoli computer creando una grande cloud condivisa. Se dimostrerà di essere più conveniente di Amazon avrà vinto la sua sfida. E allora anche colossi come AirBnb e Uber inizieranno a tremare di fronte alle prospettive di contratti intelligenti senza più attori centrali.
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Nel 2019 i prodotti gestiti costituiranno un terzo del portafoglio finanziario degli italiani

Nel 2019 i prodotti gestiti costituiranno un terzo del portafoglio finanziario degli italiani | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
300 miliardi di euro investiti in prodotti gestiti negli ultimi 3 anni. Le famiglie italiane scelgono di affidarsi a gestori professionali e sono consapevoli dell’importanza di diversificare gli investimenti e gestire i rischi del proprio portafoglio.
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Il risparmiatore italiano è cambiato: investe di meno in titoli di debito - pubblici e bancari- e di più in prodotti gestiti, fondi aperti, polizze vita e fondi pensione. Negli ultimi 3 anni le famiglie italiane hanno complessivamente investito in strumenti gestiti quasi 300 miliardi di euro mentre hanno ridotto la quota di portafoglio investita direttamente in titoli di debito data la bassa redditività, le minori esigenze di funding delle banche e i cambiamenti della regolamentazione. Lo rivela l’indagine Prometeia-Ipsos presentata nella prima edizione di Wealth Insights dove si mostra che questo è il risultato di cambiamenti dei risparmiatori che hanno maggiore necessità di affidarsi a gestori professionali e sono consapevoli dell’importanza di diversificare gli investimenti e gestire i rischi del proprio portafoglio. 

A favorire ulteriormente l'investimento in strumenti gestiti, da parte delle famiglie italiane c'è la ripresa dei mercati azionari e le aspettative positive sulla crescita economica, oltre al sostenuto da politiche di offerta delle banche che continueranno a privilegiare l’attività di gestione del risparmio, a sostegno della redditività da servizi, e dal rafforzamento dell’operatività delle reti di consulenti finanziari e del canale postale. Secondo i dati di Prometeia, a fine 2019, i prodotti gestiti (fondi comuni, polizze vita e fondi pensione) dovrebbero costituire un terzo del portafoglio finanziario, con i titoli di debito scesi intorno al 5.5%, su livelli poco superiori alla media delle famiglie dell’area euro (3.4% a fine 2016), compatibili comunque con una maggiore preferenza delle famiglie italiane verso l’investimento in titoli pubblici. Un settore con ampi margini di crescita Chi offre alle famiglie servizi di gestione e intermediazione del risparmio e di protezione assicurativa ha davanti importanti spazi di sviluppo. I risparmiatori sono consapevoli della necessità di affidarsi ad un professionista per la gestione dei propri risparmi, pertanto il ruolo dell’intermediario di fiducia del risparmiatore è cruciale, nonostante lo sviluppo tecnologico stia dando agli investitori maggiori possibilità di autonomia. La gestione remota e semplificata delle attività bancarie sta infatti entrando nelle abitudini degli italiani, con un segmento, pur ridotto, di famiglie che mostra apertura verso i servizi di robo-advisory. 

Tuttavia pochi risparmiatori, anche tra i più informati, si ritengono in grado di individuare l’investimento più corretto per le loro esigenze e, nella gestione delle operazioni complesse, continuano a preferire la relazione umana: il futuro del rapporto intermediario-risparmiatore non potrà che risiedere nell’integrazione del meglio della tecnologia con la relazione personale.
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I PIR piacciono e si vede

I PIR piacciono e si vede | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
I dati di raccolta di marzo diffusi da Morningstar e relativi ai fondi di diritto italiano confermano il successo che stanno riscuotendo i Piani individuali di risparmio. Ecco quali sono i prodotti più popolari.
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I PIR continuano a far parlare di loro, e probabilmente sarà così ancora per molto tempo. Il fascino che esercitano è dato soprattutto dalle agevolazioni fiscali che promettono (annullamento delle imposte sui redditi e delle tasse di successione, ad esempio), per godere delle quali la normativa impone un vincolo di detenzione di questi strumenti finanziari pari a cinque anni.

Da gennaio del 2017, mese in cui hanno iniziato a debuttare sul mercato italiano, il numero di società d’investimento che hanno iniziato a lanciare PIR o a rendere PIR-compliant fondi già disponibili per la loro clientela non ha fatto che aumentare. Il successo che i PIR stanno riscuotendo è evidente se si guarda ai dati di raccolta di marzo forniti da Morningstar. 

La società, infatti, si è soffermata sui fondi di diritto italiano e ha notato che i prodotti più popolari del mese sono stati i bilanciati prudenti in euro, seguiti dagli obbligazionari a scadenza e da quelli a capitale protetto. Viceversa, i maggiori deflussi si sono registrati nella categoria dei bilanciati-altro, che comprende molti comparti a termine e con cedola. È emerso, inoltre, che tra i fondi a raccogliere di più ce ne sono diversi conformi alla normativa sui PIR. Nello specifico, si tratta del Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia (+225 milioni), prodotto con rating Blockbuster Funds People, dell’Arca Economia reale bilanciato Italia (+80,5 milioni) e del Pioneer Risparmio Italia (+69,8 milioni), tutti prodotti bilanciati prudenti che investono principalmente in azioni ed obbligazioni di società italiane di medio-piccole dimensioni. 

Ma vediamo le caratteristiche principali di ognuno nel dettaglio. Il Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia, gestito da Lucio De Gasperis, può investire in strumenti finanziari di natura monetaria e obbligazionaria fino ad un massimo del 100% e in strumenti finanziari di natura azionaria fino ad un massimo del 25%. Il fondo può investire in OICR di società collegate in misura contenuta e in depositi bancari in misura residuale. Gli investimenti possono essere denominati principalmente in euro e in misura contenuta in altre valute. Il prodotto investe in misura principale in strumenti finanziari di emittenti aventi sede in Italia e può investire in titoli obbligazionari emessi da piccole e medie imprese italiane (minibond). 

Gli investimenti azionari possono essere effettuati in misura principale in strumenti emessi da società a media e bassa capitalizzazione. L’Arca Economia Reale Bilanciato, invece, è un bilanciato obbligazionario che mira all'accrescimento del valore del capitale investito e investe in azioni di emittenti italiani a media o piccola capitalizzazione fino al 35%, in obbligazioni di emittenti governativi o garantite da Stati sovrani appartenenti all’UE fino al 30% e in obbligazioni corporate fino al 60%. L’area geografica di investimento è principalmente l’Italia. Infine, il Pioneer Risparmio Italia, gestito da Enrico Bovalini, è investito soprattutto in strumenti obbligazionari e azionari, sia quotati sia non quotati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, emessi da società residenti in Italia o in Stati membri dell’UE aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo con stabile organizzazione in Italia. 

In particolare, almeno il 21% del patrimonio del fondo deve essere investito in strumenti finanziari aventi le caratteristiche indicate ma emessi da società non comprese all’interno di indici ad elevata capitalizzazione (FTSE MIB o equivalenti di altri mercati regolamentati). Il fondo può investire in parti di OICR di tipo aperto, anche collegati, in misura contenuta. Gli strumenti finanziari in portafoglio sono denominati principalmente in Euro e in via residuale o contenuta in valute estere.
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Fondi pensioni: pro e contro a 10 anni dal silenzio assenso. Come investire

Fondi pensioni: pro e contro a 10 anni dal silenzio assenso. Come investire | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La Piattaforma Italiana del Risparmio Gestito
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Sono passati 10 anni dall’entrata in vigore della legge 252/2005 e dall’inizio del semestre bianco di silenzio assenso che ha coinvolto 12 milioni di italiani a scegliere se e come destinare il proprio Trattamento di fine rapporto (TFR) a un prodotto della previdenza integrativa. Fino a quel momento, era il febbraio 2007, in pochissimi avevano scelto la strada della previdenza complementare che in Italia è stata attivata nel 1992 con il lancio dei primi fondi pensione nel 1995 rivolti a un pubblico di nicchia. Il 2007 ha segnato, comunque un punto di svolta, anche se a dieci anni di distanza, sono ancora milioni gli italiani che non hanno un secondo pilastro contributivo, nonostante i numeri e le proiezioni delle prestazioni del primo pilastro siano in costante calo. Una storia decennale consente di fare un bilancio su questa categoria di prodotti segnando pro e contro grazie all’analisi fatta con da Online Sim Blog con Morningstar. PRO: i rendimenti dei fondi pensione battono stabilmente il TFR •La modalità scelta nel 2007 con il semestre di silenzio assenso ha aperto il dibattito, che non è mai chiuso, sulla previdenza complementare. A fine 2006 gli iscritti a una qualche forma di previdenza complementare erano 3,3 milioni. A fine 2007 4,6 milioni (+40%: boom grazie al semestre di silenzio-assenso). A fine 2016 gli iscritti sono 7,8 milioni (la media della crescita delle adesioni dal 2008 in poi è del 6-7% all’anno). •Nel decennio 2007-2016 chi ha scelto un fondo pensione nella maggior parte dei casi ha battuto il TFR – e anche i Pip – e in media i rendimenti dei fondi pensione hanno fatto rivalutare i capitale del 25% in più rispetto alla cosiddetta liquidazione, che sale al 44% se si restringe il campione ai soli fondi negoziali secondo un’analisi di Consultique, società di consulenza finanziaria indipendente. •L’offerta dei prodotti di previdenza integrativa ha fatto tanti passi in avanti in questi anni: la razionalizzazione della gamma prodotto, il miglioramento della comunicazione della trasparenza e l’attività di vigilanza sono tre elementi chiave. La busta arancione è sicuramente un passo avanti nella comunicazione insieme con la decisione della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) di modificare la nota integrativa con informazioni più dettagliate da consegnare agli aderenti e ai potenziali nuovi aderenti CONTRO: tassazione e scarsa flessibilità frenano le sottoscrizioni dei fondi pensione •Dopo il boom delle adesioni ai fondi pensione nel 2007 il ritmo successivo delle iscrizioni è rimasto molto contenuto: in media crescono del 6% all’anno. Nel 2017 solo un lavoratore italiano su quattro ha un fondo pensione e solo il 16,5% dei lavoratori dipendenti privati pensano alle previdenza complementare per integrare l’assegno Inps, secondo un’indagine Censis-Covip. Il confronto con Paesi come Danimarca, Olanda Svezia, Svizzera, Irlanda dove due su tre hanno una forma di previdenza integrativa, anche grazie a meccanismi semiautomatici di adesione, è sconfortante. •Nel rallentamento delle iscrizioni la politica ha delle colpe. A partire dal 2007 si sono susseguite altre riforme del sistema previdenziale e, forse, proprio a causa di questo non è stata in grado di spingere le adesioni. C’è poi da considerare l’effetto della tassazione: con la finanziaria del 2015 le imposte sono passate dall’11,5% al 20% con effetto retroattivo al primo gennaio 2014. Da freno hanno fatto anche alcune rigidità della normativa: non c’è ancora una portabilità dei fondi pensione; la prestazione in rendita è una caratteristica che i sottoscrittori non amano perché vorrebbero riscattare subito il 100% e non solo il 50% del capitale al momento dell’andata in pensione. •Nel 2017 nonostante la previdenza complementare abbia 10 anni di vita non c’è ancora una cultura finanziaria che spinga i giovani a interessarsi della propria pensione. Manca un lavoro di educazione finanziaria che possa spingere chi ha meno di 35 anni a sottoscrivere un prodotto di previdenza integrativa. Uno dei soggetti più attivi nel settore è Itinerari previdenziali realtà indipendente che da 10 anni svolge attività di ricerca, formazione e informazione nell’ambito del welfare e dei sistemi di protezione sociale, sia pubblici che privati. (Continua...)
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Arrivano i PIR: guida ai Piani Individuali di Risparmio. Cosa c’è da sapere

Arrivano i PIR: guida ai Piani Individuali di Risparmio. Cosa c’è da sapere | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La Piattaforma Italiana del Risparmio Gestito
Online Sim's insight:
Si chiamano Piani Individuali di Risparmio (PIR) e sono la novità più attesa del 2017 nel settore del risparmio gestito. Si tratta di prodotti a lungo termine che prevedono agevolazioni fiscali sotto forma di detassazione delle plusvalenze, ovvero dei guadagni, per chi decide di investire in un PIR per almeno 5 anni. I Piani individuali di risparmio sono stati introdotti con la legge di Bilancio 2017 e seguono uno schema già rodato in Francia dove esistono i Plan d’Epargne en Actions (PEA) e nel Regno Unito dove sono attivi da tempo gli Individual Savings Accounts (ISAS). I PIR hanno l’obiettivo di indirizzare gli investimenti delle famiglie a sostegno della piccola e media impresa italiana, offrendo uno stimolo all’economia reale del Paese e dando in cambio un’agevolazione fiscale a chi investe. Ecco una guida ai Piani individuali di risparmio (PIR). 

 PIR: COSA SONO E COME FUNZIONANO 
I PIR secondo quanto previsto dalla legge di Stabilità 2017 sono dei contenitori che possono ospitare varie tipologie di strumenti finanziari: azioni, obbligazioni, quote di fondi, derivati e anche liquidità. I PIR sono rivolti esclusivamente alle persone fisiche e sono individuali e non sono ripetibili. Ciò significa che un singolo PIR non può essere sottoscritto da un’azienda, non è cointestabile e ne può essere sottoscritto solo uno a testa nella vita. I PIR non hanno una durata minima e massima, possono essere anche per tutta la vita. La legge però prevedere un vincolo temporale minimo di 5 anni per offrire agevolazioni fiscali. 

I PIR offrono un vantaggio fiscale sugli utili: in pratica, non si devono pagare le imposte su capital gain e rendimenti (12,5% sulle cedole e utili relativi a titoli di Stato e 26% su azioni e obbligazioni). Se al termine dei 5 anni dell’investimento non ci saranno utili, ma perdite, il risparmiatore dovrà rispettare le regole generali dei fondi per il credito di imposta. I PIR sono esenti dall’imposta di successione. La cifra può diventare importante nell’asse ereditario di un investitore privato. Ipotizzando un rendimento annuo del 2% su un investimento di 30 mila euro per 5 anni (150mila alla fine del quinquennio) dopo 10 anni, l’utile atteso è di 25.818 euro con un risparmio di 6.713 euro di tasse (pari a circa il 4%) sul capitale versato. I PIR prevedono un investimento minimo di 500 euro e un investimento massimo di 30 mila euro l’anno. Il limite in 5 anni è fissato a 150 mila euro. I versamenti possono essere rateizzati come in un Piano di accumulo (PAC). 

PIR: DOVE INVESTONO 
I PIR hanno vincoli stringenti di investimento che premiano le piccole e medie imprese, ma lasciano la possibilità di impiegare almeno il 30% del portafoglio in qualsiasi strumento, compresi depositi e conti correnti. In particolare: almeno il 70% del valore complessivo dei PIR deve essere investito in strumenti finanziari emessi o stipulati da imprese residenti in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo aventi attività stabile in Italia. di questo 70% almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE Mib di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. la liquidità può arrivare al massimo al 30% per almeno i due terzi di ogni anno solare e il peso di un singolo emittente non può superare il 10% del portafoglio, liquidità in conto corrente compresa. (Continua ...)
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L’errore da evitare quando si sceglie un fondo d’investimento

L’errore da evitare quando si sceglie un fondo d’investimento | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Nell’industria dell’asset management c’è una regola tattica che consiste nell’osservare i rendimenti di un fondo negli ultimi tre ani per valutarne in qualche modo il percorso. Se il fondo ha performato bene in quel periodo, allora l’investitore è solito reputarlo un buon fondo; al contrario, se i risultati non sono stati positivi tende a scartarlo. 

Perché il lasso di tempo preso in considerazione è proprio di tre anni? Probabilmente perché 36 mesi sono un tempo sufficiente affinché i dati di analisi siano, come dicono gli esperti, “statisticamente significativi” (si pensa che utilizzare meno di 30 dati sia poco significativo). Il punto in questione però è un altro. Si tratta davvero di una strategia valida nel processo di selezione di un fondo? Un recente studio realizzato da Morningstar negli Stati Uniti e intitolato “The harm in selecting funds thah have recently outperformed” sostiene di no. 

L’indagine è stata condotta da gennaio del 1994 al dicembre del 2015 sull’universo di fondi attivi statunitensi del segmento azionario americano. Gli investigatori hanno costruito tre portafogli modello. La cosiddetta “strategia vincente” composta dai fondi (ognuno avente lo stesso peso) che all’inizio di ogni periodo di tre anni si sono situati nel primo decile in funzione al rendimento adeguato al rischio. Alla fine del periodo di tre anni il portafoglio è stato ricostruito sulla base dello stesso criterio. È stato poi creato un portafoglio di “strategia media”, comprendente i fondi situati tra il percentile 45 e il 55 in base ai rendimenti adeguati al rischio. 

Infine, gli esperti che hanno condotto l’indagine hanno creato un “portafoglio perdente”, che investisse nei peggiori fondi (ultimo decile) in termine di rendimenti adeguati al rischio. Il risultato è racchiuso nel grafico sottostante. Come si vede, il portafoglio vincente ottiene un rendimento al di sotto di quello perdente. grafico1Secondo Fernando Luque, editor di Morningstar, la conclusione a cui possiamo giungere è che soffermarsi esclusivamente sul fattore rendimento in un periodo determinato non apporta grande valore al processo di selezione dei fondi. “Dal nostro punto di vista, infatti, l’analisi del rendimento è solo uno degli aspetti di cui teniamo conto per assegnare le nostre medaglie (gold, silver e bronze) e non è il più importante. Sono certamente più rilevanti fattori come i costi, il gestore o il processo d’investimento”, conclude l’esperto.
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I fondi a cedola: trappola o buon investimento?

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Il mondo gestito continua a proporre fondi a cedola ma, nonostante questi esercitino da sempre una forte presa per il rendimento periodico, l’interesse della clientela si sta riducendo. È già passato qualche anno dalle prime emissioni ed è quindi possibile trarre un primo bilancio, evidenziando come la valutazione della loro appetibilità sia piuttosto cambiata nel tempo. Il meccanismo di funzionamento di questi fondi in sostanza “promette” il pagamento di una cedola periodica (tipicamente annuale) gestendo gli attivi del fondo in un orizzonte che può essere predefinito (fondi con scadenza) oppure senza limiti temporali. Nell’offerta attuale ci sono prodotti a cedola che nella loro gestione prevedono l’uso di tutte le asset class (azionario, obbligazionario, monetario…) e altri fondi, invece, che limitano l’universo investibile agli strumenti obbligazionari. In entrambi i casi, l’obiettivo è il medesimo: la gestione cercherà di creare valore per poter far fronte alle cedole periodiche che dovranno essere pagate. Secondo Andrea Cattapan, analista equity e risparmio gestito di Consultique Spa, “il meccanismo fino a qualche anno fa era piuttosto profittevole, visto il livello dei tassi di interesse ancora interessante sull’obbligazionario governativo e corporate. Già da un anno invece, la situazione è cambiata, ponendo qualche criticità nella valutazione di questi fondi. Le manovre delle Banche centrali, infatti, hanno “schiacciato” i rendimenti a lungo di gran parte dell’universo obbligazionario, costringendo questi fondi a ricorrere ad asset class più rischiose, come l’obbligazionario high yield o emergente e, nei fondi ove possibile, anche alla componente azionaria”. E continua: “nel caso in cui l’andamento delle asset class selezionate non fosse positivo per tempo prolungato, l’erogazione delle cedole sarebbe assimilabile più che altro a una restituzione di capitale al sottoscrittore, in quanto non si tratta di un vero e proprio valore (ancora) creato dal fondo. Questa considerazione è maggiormente vera con gli ultimi fondi introdotti nel mercato, i quali si trovano a dover pagare la cedola con un universo investibile dove spesso la volatilità e i bassi rendimenti contraddistinguono l’andamento dei mercati”. Sta di fatto che le case prodotto continuano a proporre i fondi a cedola ma l’interesse della clientela si sta riducendo “perché la cedola che l’industria è in grado di offrire in maniera stabile e sostenibile è ora poco apprezzabile da un punto di vista commerciale. A parità di rendimento cedolare, inoltre, il risparmiatore deve assumere un profilo di rischio superiore rispetto a quello a cui era precedentemente abituato”, spiega Massimo Mazzini, responsabile direzione marketing e sviluppo commerciale di Eurizon Capital SGR. Eurizon Capital si è dotata di logiche di distribuzione di importi predefiniti in modo da venire incontro a quella tipologia di risparmiatori che utilizzano questi importi per pianificare le spese o integrare il reddito. Durante la fase di definizione di un fondo comune la società si è dotata di una policy interna che individua la “distribuzione sostenibile” che è in grado di offrire in maniera consistente sulla base delle caratteristiche del prodotto stesso, dei costi che gravano sul prodotto e del contesto di mercato. Ed ecco due aspetti incisivi: fiscalità e costi. "Le cedole del fondo vengono tassate man mano che vengono erogate ma non è certo che l’esito complessivo al momento del disinvestimento sia positivo", ha precisato Cattapan. "Per quanto riguarda i costi, essi, mediamente, incidono in maniera significativa: il costo di gestione medio è infatti attorno all’1,1-1,2%, abbastanza per essere dubbiosi sul fatto che i risicati rendimenti sull’obbligazionario possano coprirli, senza ovviamente considerare le spesso presenti ed esose commissioni di sottoscrizione iniziali". Conclude Mazzini: “occorre valutare il profilo di rischio e l’orizzonte temporale dell’investitore. La distribuzione non è la principale caratteristica di un prodotto. Nell’attuale offerta di prodotti quando sono presenti fondi a distribuzione viene associata anche la classe ad accumulazione. Per i prodotti con un periodo di gestione predefinito il fund manager mira a ottimizzare il rendimento del portafoglio al termine del periodo tenendo conto anche della distribuzione che sarà effettuata nel corso del tempo”.
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I fondi che hanno guadagnato di più a ottobre

I fondi che hanno guadagnato di più a ottobre | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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Come sono andate le performance di ottobre? Come ogni mese abbiamo stilato una classifica dei prodotti che hanno fatto meglio per le categorie equity, fixed income e allocation, partendo come sempre dai dati di Morningstar. Sul fronte azionario il Brasile batte tutti. Che investire nel paese carioca fosse interessante non è cosa nuova. Come avemamo già accennato lo scorso maggio, in questo 2016 il Paese è sicuramente un mercato da tenere d'occhio. E questo nonostante le difficoltà politiche ed economiche che si sono susseguite (e si susseguono). Ottobre è stato caratterizzato dal rally dei mercati brasialini, che hanno giovato del boom dei lisitni azionari e dei bond, ma soprattutto della corsa del real. L’indice di categoria ha registrato performance dell’ordine del 13%, con un notevole vantaggio anche sugli azionari America Latina, che rientrano in classifica. (Continua...)
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I fondi obbligazionari legati all’inflazione con il Marchio Funds People

I fondi obbligazionari legati all’inflazione con il Marchio Funds People | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
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È probabile che nei prossimi mesi del 2017 il tasso di inflazione negli USA raggiungerà l’obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve. Prima dell’elezione a sorpresa di Donald Trump, il consenso delle società di gestione riteneva che la Fed avrebbe aspettato che l’economia si “riscaldasse” un po’ prima di intervenire ma che forse avrebbe aumentato i tassi di interesse a un ritmo più veloce di quello messo in conto dal mercato. Tuttavia, dopo il risultato elettorale, il ritmo del rialzo dei tassi è stato nuovamente messo in discussione e il consenso non è più tanto sicuro che la Fed procederà con un aumento a dicembre, nonostante siano mesi che non si parla d’altro. Il tasso di inflazione nell’Eurozona, invece, continua a preoccupare, anche se il tasso di inflazione complessivo dovesse accusare l’effetto base del rincaro del prezzo del petrolio nei prossimi mesi. È per questo motivo che le società di gestione prevedono che la BCE annuncerà una nuova batteria di stimoli, pur non avendo un’idea chiara sulla natura delle nuove misure. Intanto, i bond legati all’inflazione hanno recuperato il loro fascino come idee di investimento, visto che in alcune parti del mercato – compresi gli Stati Uniti – continuano a essere quotati a premio. Ricordiamo che si tratta di un’asset class con duration superiori rispetto ad altri titoli obbligazionari e che può presentare un livello di liquidità inferiore, nonostante questa sia migliorata negli ultimi anni. Di seguito, riportiamo i prodotti obbligazionari legati all’inflazione che presentano il Marchio di Funds People. Continua...
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Fondi immobiliari: l’effetto Brexit è già finito. I migliori fondi per investire

Fondi immobiliari: l’effetto Brexit è già finito. I migliori fondi per investire | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La Piattaforma Italiana del Risparmio Gestito
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L’estate calda del mercato immobiliare inglese è già finita. Dal 17 ottobre 2016, Standard Life, il secondo maggior fondo aperto che opera nel Regno Unito, ricomincerà a pagare, mettendo fine alla crisi del real estate commerciale innescato da Brexit nei primi giorni di luglio quando sei fondi sospesero a tempo indeterminato e uno solo per poche settimane la liquidazione delle quote. La ragione? La fuga degli investitori terrorizzati dalle conseguenze dell’esito del referendum. Tre mesi sono bastati per placare gli animi, anche se la crisi non è rientrata del tutto. Restano ancora congelati, infatti, i fondi di M&G che con 4 miliardi è il maggiore del Paese e di Aviva Investors che ha investimenti su prodotti immobiliari commerciali pari a 1,5 miliardi di euro. Tutti gli altri (Aberdeen, Canada Life, Henderson e Columbia Threadneedle) hanno ricominciato a liquidare le quote, confermando la tesi che il mercato ha trovato un suo equilibrio e in modo inaspettato. A stupire è anche il fatto che a quasi tre mesi dal referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea la discesa dei prezzi degli immobili non c’è stata. Lo dimostra l’analisi di Nationwide che indica comei prezzi degli immobili inglesi in vendita chiuderanno il 2016 con un rialzo del 2% rispetto al 2015 (contro un +6,5% nel 2014), per una contrazione bisogna aspettare il 2017 con un calo atteso dell’1% ma i prezzi dovrebbero già ripartire nel 2018 con un rialzo che, secondo gli analisti di Nationwide, può arrivare fino al 2%. “I dati economici post-referendum nel Regno Unito sono stati migliori del previsto. Certo ci sono alcuni segnali che indicano che l’incertezza sta influenzando il livello dell’attività economica, ma il Regno Unito dovrebbe evitare una recessione” ha detto Simon Kinnie, Responsabile Real Estate Forecasting di Standard Life Investments. “Per quanto riguarda il Real Estate le misure messe in atto per proteggere gli investitori dei fondi real estate stanno via via rientrando e il mercato immobiliare sta gradualmente tornando alla normalità”.
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Wall Street scopre gli hacker delle emozioni per controllare gestori e rendimento

Wall Street scopre gli hacker delle emozioni per controllare gestori e rendimento | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La Piattaforma Italiana del Risparmio Gestito
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Per il premio Nobel dell’economia Daniel Kahneman, matematico e psicologo, l’analisi del sentimento umano del mercato è diventata una disciplina, detta finanza comportamentale, che da quasi 20 anni è presa seriamente in considerazione della comunità finanziaria. Il mercato ha un’anima, dunque, nonostante tutto. E dentro questa anima si agitano le decisioni degli investitori, grandi e piccoli, che per dirla con un altro premio Nobel per l’economia, Harry Markovitz, sono spinte spesso dall’irrazionalità innescata da sentimenti come paura o euforia. Cosa vuol dire? Si compra quando si deve vendere e si vende quando si dovrebbe comprare. Ascoltare il mercato e i suoi umori, secondo questi economisti, può aiutare a non sbagliare, cercando di dominare l’irrazionalità. Se poi l’ascolto è facilitato dall’utilizzo di software il gioco è fatto. È proprio questa la nuova frontiera a Wall Street: controllare il sentiment con un algoritmo per limitare le decisioni irrazionali. Secondo gli studi di Andrew Lo, docente di finanza al MIT di Boston, l’innovazione finanziaria è una gara tra la legge di Moore, che porta a migliorare in maniera costante la tecnologia, e la legge di Murphy, che recita semplicemente: se qualcosa può andare storto, lo farà. Insomma, il software aiuta ma non si può prevedere tutto. I grandi gestori di Wall Street, non vogliono perdere tutti i vantaggi della legge di Moore e hanno già messo al lavoro squadre di informatici per costruire database che archiviano le informazioni dei clienti, le decisioni di investimento, il timing. L’obiettivo? Migliorare le operazioni e limitare le perdite, cominciando prima di tutto dai loro dipendenti, i trader da cui dipendono gli investimenti di milioni di clienti. (continua)
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Investimenti: quando social media e roboadvisor diventano consulenti

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Online Sim è la prima Piattaforma Italiana di Robo Advisor

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I conti semestrali a Wall Street hanno incoronato nuovi re della finanza americana i giovani imprenditori della tecnologia. I co-fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, hanno insieme una ricchezza stimata in circa 2,7 miliardi di dollari dopo la presentazione dei dati del secondo trimestre che ha annunciato come i costi siano sotto controllo. È andata bene anche a Jeff Bezos di Amazon che ha raggiunto 1,4 miliardi di dollari dopo la semestrale ed è andata ancora meglio a Mark Zuckerberg che con Facebook è salito a 1,5 miliardi di dollari, andando oltre le previsioni degli analisti su utili e ricavi grazie alle entrate sempre più cospicue dalla pubblicità su telefonini e tablet. Subito dopo, il fondatore del social network più usato al mondo, ha lanciato la sfida a Snapchat con le Instagram Stories che consentiranno di condividere video o foto e di farle sparire dopo 24 ore. Perché la tecnologia non dorme mai e l’innovazione è il sale del fatturato. E non basta essere uno dei grandi colossi del web e del settore hi-tech per fare bene. Vedi Apple, i cui utili sono crollati del 27% trascinati in basso dalla drastica diminuzione delle vendite di iPhone. E non basta neppure essere “social” per fatturare. Lo dimostra la crisi di Twitter: i conti del secondo trimestre 2016 sono stati inferiori alle attese e hann decretato le difficoltà del social network dei 140 caratteri che punta molto sulle Olimpiadi di Rio per il suo rilancio mondiale, con nuovi servizi e strumenti per seguire le notizie in diretta. (Continua...)
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PMI su AIM Italia, le prospettive 2018

PMI su AIM Italia, le prospettive 2018 | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Gli incentivi in Legge di Bilancio, il successo dei PIR e la qualifica di SME Growth Market stimolano le quotazioni delle PMI su AIM Italia di Borsa Italiana: analisi e prospettive.
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A dieci anni dallo scoppio della crisi, come stanno i mercati?

A dieci anni dallo scoppio della crisi, come stanno i mercati? | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Debito high yield e bond emergenti sono stati i grandi vincitori per rendimento fra il 2007 e il 2017, mentre c'è stata una sola asset class che ha avuto ritorni negativi accumulati in questi dieci anni.
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Per Tom Stevenson di Fidelity Personal Investing “ora la sfida è capire dove di dirigeranno i mercati nei prossimi dieci anni". L'esperto sottolinea la forza dell'ultimo stagione degli utili negli Stati Uniti (con una crescita dei benefici del 10%) che a suo avviso "giustifica in qualche modo i massimi del mercato", anche se " ora il mercato rialzista sta diventando ormai sempre più obsoleto". Stevenson mostra particolare preoccupazione per la sostenibilità dei margini di profitto già alti, "specialmente se le Banche centrali cominciano a ritirare gli stimoli monetari che hanno sostenuto i mercati negli ultimi dieci anni".
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Cos’è il risparmio gestito e come funziona

Cos’è il risparmio gestito e come funziona | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La Piattaforma Italiana del Risparmio Gestito
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Anche se in questa pagina è da molto che parliamo dei prodotti del risparmio gestito abbiamo deciso di creare questa guida che serve a raggruppare tutte le soluzioni di investimento e descrive anche le ultime novità in materia come i PIR. Buona lettura!

Per risparmio gestito si intende la quota di accantonamento personale affidata dal risparmiatore ad uno o più gestori professionali che provvedono ad amministrare le risorse loro conferite nell'ambito di un mandato ricevuto. 

Il risparmio gestito è probabilmente la prima forma di investimento finanziaria davvero collettiva e democratica. Per sua natura il risparmio gestito racchiude tutti gli strumenti di investimento e i prodotti di risparmio attraverso i quali un investitore affida il proprio denaro a intermediari come banche, società di gestione del risparmio (SGR), promotori finanziari o assicurazioni per essere investiti. Dove? I risparmi sono suddivisi in tanti strumenti e mercati diversi, secondo una diversificazione che tiene conto: del rischio che il cliente può sopportare; degli obiettivi dell’investimento. 

Ecco cosa imparerai sul risparmio: 
•Risparmio gestito o amministrato, quale scegliere? 
•Regime fiscale 
•Che cos’è il rischio rendimento
•Strumenti su cui investire

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Piani individuali di risparmio: debutto italiano boom in attesa dei PIR Junior

Piani individuali di risparmio: debutto italiano boom in attesa dei PIR Junior | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La Piattaforma Italiana del Risparmio Gestito
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A due mesi dal via ai nuovi Piani di Risparmio Individuale, la corsa delle società di gestione al lancio di questi nuovi prodotti continua senza sosta. Al momento sono 14 i fondi PIR lanciati da 8 SGR (di cui ben 7 italiane), con diversi gradi di esposizione al segmento delle mid-small caps italiane. Da apripista hanno fatto Anima sgr con Crescita Italia, il fondo bilanciato lanciato a gennaio 2017, in assoluto è stato il primo prodotto italiano della categoria, che investe fino al 40% in azioni e la parte restante in obbligazioni; Arca Economia Reale Bilanciato Italia di Arca con un’asset allocation bilanciata (30% azioni e 50% obbligazioni societarie italiane); e Zenit Pianeta Italia e Zenit Obbligazionario sul mercato da metà febbraio 2017. L’esplosione del mercato è arrivata con la gamma di PIR di Eurizon Capital (gruppo Intesa SanPaolo), lanciata nella prima settimana di marzo 2017, che ha già raccolto oltre 100 milioni di asset grazie a un’offerta differenziata in tre prodotti con il 20% – 40% – 70% di azioni a seconda del profilo di rischio. Della partita è anche Ersel, la boutique finanziaria torinese che fa capo alla famiglia Giubergia, che dal 13 marzo 2017 ha reso PIR compliant lo storico fondo Fordersel Portafoglio Mercato Italia (PMI). «Un effetto liquidità sul mercato si è già in parte visto, con l’indice STAR delle migliori società mid-small caps italiane che è in crescita di ben il 17% da inizio anno rispetto al +4% dell’indice principale FTSE MIB» ha detto Guglielmo Manetti, Vice direttore generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte Sim che si occupa di risparmio gestito e advisory. «Alla luce del successo dei piani di risparmio francesi (PEA), per molti versi simili ai PIR italiani, riteniamo che questo nuovo segmento di mercato abbia ottime prospettive di sviluppo», ha aggiunto Manetti. «Il mix tra vantaggio fiscale e esonero in caso di successione e donazione è certamente molto attraente per i futuri sottoscrittori, e l’orizzonte di medio-lungo periodo è per noi assolutamente coerente con l’investimento proposto dai PIR». PIR: quali sono le prospettive per le small cap Sul mercato italiano l’offerta dei PIR, che sono nati con l’obiettivo di indirizzare gli investimenti delle famiglie a sostegno della piccola e media impresa italiana, offrendo uno stimolo all’economia reale del Paese e dando in cambio un’agevolazione fiscale a chi investe, prende forma sul mercato italiano. Nel frattempo, il legislatore che ha istituito i PIR con la legge di Stabilità 2017 è chiamato a fare fronte alle aspettative che gli operatori hanno su questo prodotto. Entro la fine di marzo, per esempio, è attesa un’interpretazione alla legge da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla possibilità di investire non solo sulle società quotate, e sull’estensione dei Piani ai minorenni che finora non possono essere intestatati di PIR. Si tratta di una proposta che arriva da Assogestioni che punta a massimizzare il vantaggio dell’esenzione fiscale successoria di questo strumento. L’allargamento dei confini dei sottoscrittori anche ai minorenni, con i cosiddetti PIR Junior, aprirebbe ancora di più il mercato dei PIR che, secondo i calcoli di Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni, ha un potenziale di raccolta di 16 miliardi di euro, di cui 10 miliardi direttamente dai singoli investori e 6 dai fondi pensione e casse di previdenza. Il beneficio per le imprese italiane dovrebbe essere un flusso di investimenti di circa 7 miliardi di euro di cui 2,1 miliardi indirizzato verso le piccole e medie imprese (Pmi). Le stime potrebbero essere, però, conservative. I fondi pensione, per esempio, attraverso il presidente di Assoprevidenza, Sergio Corbello, hanno fatto sapere di voler investire di più in questi prodotti e hanno chiesto di cambiare le regole alzando dal 5% al 15% la quota investibile e di includere anche minibond e infrastrutture oltre ale azioni. (Continua...)
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Ersel - Pronti, partenza, Pir

Ersel - Pronti, partenza, Pir | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Debuttano sul mercato i fondi comuni legati ai Pir, i Piani individuali di risparmio che prevedono l'azzeramento dell'imposta sui redditi generati dall'investimento (l'aliquota è del 26%) e l'esenzione delle imposte di successione e donazione. Ersel propone il suo fondo storico Fondersel PMI.
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Debuttano sul mercato i fondi comuni legati ai Pir, i Piani individuali di risparmio che prevedono l'azzeramento dell'imposta sui redditi generati dall'investimento (l'aliquota è del 26%) e l'esenzione delle imposte di successione e donazione.  

Almeno dieci società di gestione del risparmio (Sgr), secondo una rilevazione di MFMilano Finanza, sono pronte al debutto o lo faranno a breve. L'industria dell'asset management è infatti in prima fila per cogliere le potenzialità di questi nuovi strumenti nati pochi giorni fa (il 1° gennaio scorso) perché introdotti dalla legge di Bilancio 2017 con l'obiettivo di convogliare parte del risparmio italiano verso le pmi (nella definizione italiana ed europea aziende con meno di 50 milioni di fatturato), che rappresentano l'architrave dell'economia del Paese e che si sono sempre finanziate attraverso il canale bancario per la mancanza di un mercato liquido di capitali a loro dedicato. (...) 

 Più in generale i Pir sono contenitori fiscali all'interno dei quali è possibile collocare diverse tipologie di asset, quindi non soltanto fondi, ma anche azioni, obbligazioni, o un semplice deposito titoli collegato al conto corrente. Possono essere sottoscritti esclusivamente da persone fisiche e ciascun individuo potrà essere titolare di un solo Pir. Il capitale annuo massimo investibile nei Pir è 30 mila euro per un totale complessivo di 150 mila euro. La durata minima di permanenza nel piano, per beneficiare delle esenzioni fiscali, è cinque anni. Una volta rispettate queste condizioni scatta la detassazione: i proventi e gli utili derivanti dagli investimenti effettuati tramite i Pir sono infatti totalmente esenti dalle imposte sui capital gain e il patrimonio non è soggetto a imposte di successione o donazione. (...) 


Ersel rilancia lo storico comparto della casa Per poter meglio sfruttare l'opportunità offerta dalla normativa riteniamo, alla luce dei rendimenti espressi dall'obbligazionario, che l'investimento azionario sia quello da privilegiare e su questa linea stiamo dunque procedendo su più fronti», spiega Marco Covelli, direttore investimenti diretti di Ersel. Innanzitutto la società prevede di modificare il regolamento del fondo azionario Italia, Fondersel Pmi, per renderlo conforme ai Pir «non solo nella sostanza, come è già oggi, ma anche nella forma», sottolinea Covelli. 

 Fondersel Pmi (Portafoglio Mercato Italia) è lo storico comparto di Ersel (la sua storia di rendimenti risale al 1990) con un benchmark misto composto al 50% dall'indice Ftse Mib Total Return e al 50% dal Ftse Mid Cap Total Return, ed è gestito dal team composto da Marco Nascimbene e Carlo De Vanna. «Allo stato attuale Fondersel Pmi ha già una politica d'investimento in linea con la normativa, prevedendo una quota significativa, circa 50%, e stabile di titoli di pmi in portafoglio. 

La modifica del regolamento dovrà solo rendere obbligatorio l'investimento di almeno il 21% del portafoglio in titoli esclusi dall'indice Ftse Mib, come previsto dalla norma», spiega Covelli. Ersel ha anche in programma di adattare il regolamento di Globersel Pmi Hd, «che è la più recente versione flessibile di Fondersel Pmi poiché coniuga al portafoglio di quest'ultimo una strategia di copertura dinamica in funzione del trend di mercato prevalente», dice Covelli. Infine, in considerazione del fatto che non tutti gli investitori possono o vogliono allocare al mercato azionario domestico somme pari a 150 mila euro «stiamo sviluppando anche soluzioni ad hoc che prevedano un grado di rischiosità più contenuta sia rispetto all'azionario puro Fondersel Pmi, sia al fondo flessibile Pmi Hd», rivela Covelli.
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Tosato (Anima SGR): "I PIR? Una piccola rivoluzione per il risparmio gestito italiano"

Tosato (Anima SGR): "I PIR? Una piccola rivoluzione per il risparmio gestito italiano" | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Fundspeople
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Nell’anno in cui in Italia debuttano i PIR, i piani individuali di risparmio a lungo termine, che sembrano avere tutta l’intenzione di rivoluzionare l’industria del risparmio gestito, il primo è già sbarcato sul mercato lo scorso 9 gennaio. È il fondo Anima Crescita Italia, un bilanciato proposto da Anima SGR. Ma tra fine gennaio e febbraio ci sono già altri prodotti in fase di lancio, come conferma a Funds People Claudio Tosato, direttore prodotti di Anima. 

“Stiamo lavorando per rendere 'PIR compliant' anche Anima iniziativa Italia, un fondo focalizzato proprio sulle small-mid cap italiane lanciato a inizio 2015 e con un ottimo track record”, precisa l’esperto della società di gestione milanese. Insieme ad Anima altre SGR hanno già anticipato di lavorare alacremente per confezionare nuovi prodotti. Per molti esperti infatti i PIR rappresenteranno una sorta di big bang nel 2017. 

“Ad oggi possiamo dire che hanno le carte in regola per produrre una piccola rivoluzione, per il risparmio gestito italiano”, concorda Tosato. Siete stati i primi a lanciare un PIR. Perché? Riteniamo che i PIR siano una novità importante e interessante per gli investitori italiani e, come leader di mercato, volevamo essere fra i primi a offrire una soluzione PIR compliant ai nostri clienti. Anima Crescita Italia è in effetti il primo fondo 'PIR compliant autorizzato. 

Quale riscontro avete avuto in questi primi giorni? 
Abbiamo riscontrato un forte interesse sul tema da parte dei nostri partner distributivi. 

Com’è composto il portafoglio? Il fondo è appena partito e il portafoglio è in fase di costruzione. Il fondo investirà almeno il 70% in titoli azionari e obbligazionari, emessi o stipulati con imprese che svolgono attività diverse da quella immobiliare, residenti nel territorio dello Stato italiano o in Stati europei con stabile organizzazione nel territorio italiano. I titoli saranno selezionati in misura almeno pari al 21% tra quelli di imprese non presenti nell’indice FTSE MIB o in indici equivalenti. In termini di asset allocation, il portafoglio tendenziale sarà costituito per il 65% da investimenti obbligazionari, per il 30% da investimenti azionari e per un 5% da liquidità. Anima Crescita Italia si presenta dunque come un fondo bilanciato obbligazionario. 

Per mitigare la concentrazione dell'investimento in titoli italiani, la rimanente parte del portafoglio (circa il 25%) sarà diversificata su investimenti globali. Il 30% dovrà essere investito in società non presenti nel FTSE-MIB. 

Avete creato un team ad hoc per la selezione di aziende medio piccole o vi affiderete a team di ricerca e investimento già collaudati? Come funzionerà la selezione? 
 Il team di gestione è di grande esperienza. È composto da Gianluca Ferretti, responsabile fondi bilanciati e corporate di Anima, e da tre portfolio manager azionari: Samuele Chiodetto, Luigi Dompé e Manuela Novati. E sulla distribuzione? Ci saranno canali differenti? Come per gli altri fondi Anima ci affideremo ai nostri partner distributivi. Stiamo già lavorando con più di 10 distributori per i setup operativi. 

Quali sono i punti di forza di Anima Crescita Italia? E quali (se ci sono) i punti deboli? Oltre al vantaggio fiscale degli investimenti in fondi “PIR compliant”, nel rispetto dei vincoli previsti dalla normativa, Anima Crescita Italia può contare, come detto, su un team di gestione di lunga esperienza e con una profonda conoscenza del mercato di riferimento. Guardando all’universo investibile del fondo, le small cap italiane hanno negli ultimi anni generato rendimenti interessanti e superiori a quelli dell’indice generale della Borsa italiana. Un punto di attenzione - non necessariamente un punto debole - è la focalizzazione del fondo sul mercato domestico. È un fondo mattoncino, che trova la sua collocazione ideale all’interno di un portafoglio più ampio.
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La Fed alza per la seconda volta i tassi: prime reazioni

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Fundspeople
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È trascorso un anno prima che la Federal Reserve facesse finalmente il suo secondo rialzo dei tassi di interesse dallo 0,5% al 0,75%, con lo slogan di "l'orientamento della politica monetaria resta accomodante, sostenendo in tal modo un ulteriore rafforzamento delle condizioni del mercato del lavoro e il ritorno al 2% d’inflazione". L'istituto monetario aveva da tempo preparato il mercato a questa eventualità: nei giorni precedenti si parlava di un 95% - 100% di possibilità di rialzo mentre i 103 analisti interpellati da Bloomberg News sottolineavano all'unanimità un rialzo dei tassi. 

 La questione adesso è con quale forza la Fed spingerà sull’acceleratore nel 2017, in base ovviamente al comportamento dell’inflazione. Ci si aspetta che Janet Yellen desse qualche indizio in più al mercato su quello che potrebbe accadere il prossimo anno. Eppure la presidente della Fed ha omesso qualsiasi riferimento alle misure future di politica fiscale. “Quello che è più interessante sono le direttrici su come dovranno evolvere i tassi d’interesse da adesso in poi”, dice Luke Bartholomew, gestore di Aberdeen, in riferimento la famoso grafico a punti: i membri del FOMC hanno stimato una media del livello dei tassi per il prossimo anno tra 1,25% e l’1,5%, cosa che dovrebbe comportare almeno altri due o tre rialzi nel 2017. “Lo scorso anno le previsioni della Fed potevano sembrare piuttosto inverosimili. 

Tuttavia, questa volta c’è ragione di credere che le linee guida della Fed siano più realistiche. L'economia è in una fase avanzata di recupero e i prezzi riflettono il mercato", dice Bartholomew. Donald Trump, l’incognita dell’equazione “Secondo noi gli avanzamenti chiave dell’anno saranno le politiche della futura amministrazione americana. Noi e i mercati siamo arrivati alla conclusione provvisoria che il presidente eletto seguirà una politica di crescita, con stimoli soprattutto in riferimento a riforme fiscali, mentre attuerà un protezionismo minore rispetto a quello proposto durante la campagna elettorale” dice David Page, economista senior di AXA IM. Tuttavia, aggiunge l’esperto, “non compete alla Fed anticipare i cambi delle politiche di governo”, e quindi le previsioni per il 2017 non sono basate su una possibile riduzione fiscale. Per Lee Ferridge, head of multi-asset strategy North America di State Street Global Markets “mentre il mercato, e ora anche la Fed, sembra credere che il piano di Trump fornirà un impulso significativo alla crescita dell’economia per il prossimo anno, un giudizio definitivo non può ancora essere espresso. 

Per ora il piano fiscale di Trump consiste in tagli delle imposte sui redditi più elevati e in una riduzione netta della spesa, seppur con ampie agevolazioni fiscali per gli investitori privati al fine di incentivarli ad investire nel settore delle infrastrutture. È certamente motivo di grande dibattito se questo mix fiscale sarà sufficiente a superare i venti contrari creati da un dollaro più forte e da tassi d’interesse interni più elevati”. I dubbi sono condivisi anche da Antoine Lesné, EMEA head ETF strategy di SPDR ETFs: “benché non sia ancora possibile esprimere un giudizio definitivo, questo risultato potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sulla crescita dei rendimenti dei bond nella fase finale della curva. 

Le aspettative rispetto a un'inflazione più elevata potrebbe portare benefici ai TIPS (treasury inflation protected securities) su base relativa. Anche se il FOMC suggerisce che le politiche di Trump potrebbero far crescere l'economia, ci sono ancora molte incognite dato che molto deve essere ancora fatto. Ci aspettiamo che il dollaro USA si rafforzi e che le obbligazioni soffrano. Riteniamo opportuno mantersi cauti monitorando il mercato azionario che non ha ancor apienamente scontato il rialzo dei rendimenti obbligazionari". Cauti ma anche convinti che la posizione elativamente “morbida” della Fed si manterrà nei primi mesi del prossimo anno sono anche gli analisti di NN Investment Partners. La società di gestione non parla della probabilità che Trump possa applicare il suo programma, ma calcola che, nel caso venisse eseguito, contribuirà a incrementare il deficit pubblico, e questo comporterà “una maggiore crescita e probabilmente anche un’inflazione più alta, visto che l’economia statunitense sfiora già un livello di crescita potenziale”. Perciò non esclude la possibilità che la Fed aumenti i tassi ad un ritmo più rapido di quello previsto prima delle elezioni americane.
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Gli obbligazionari sono i migliori in Europa

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Gli italiani hanno sempre nutrito particolare interesse per i prodotti obbligazionari, essendo storicamente una categoria di investitori conservatori, in linea con una propensione all’investimento nel perseguire obiettivi poco aggressivi e più stabili nel tempo, che caratterizza l’investitore medio del sud Europa. Secondo un report Morningstar sulla raccolta netta delle classi di fondi, stando al mese di ottobre 2016, notiamo che la categoria di comparti obbligazionari resta in cima alle preferenze degli investitori non solo del sud, ma di tutto il Vecchio Continente. In particolare i relativi flussi netti nel mese considerato sono stati pari a 11,6 miliardi di euro (a settembre erano stati di 10,1 miliardi), a differenza dei prodotti azionari dove invece c’è stata un’uscita maggiore rispetto al mese precedente, pari a -4,3 miliardi di euro. Rimane positiva la raccolta degli alternativi (1,7 miliardi), pur inferiore rispetto al mese precedente, mentre i bilanciati salgono a 5,5 miliardi. La categoria più attraente per gli investitori è quella dei prodotti azionari dei mercati emergenti (1,96 miliardi), visti i rendimenti positivi del settore dal secondo trimestre dell’anno in poi, soprattutto per quanto concerne la Cina, e le ottime prospettive per il 2017 sul mercato indiano e russo. I multi-strategy (1,66 miliardi) sono comunque molto richiesti, nonostante il minore interesse nei confronti degli alternativi. Dal report inoltre, si evince come sia cresciuto l’interesse per i fondi che tendono a proteggere dall’inflazione, in seguito all’incremento delle performance dei titoli governativi a ottobre (USD Inflation-linked Bond ha registrato flussi netti per 1,4 miliardi di euro). Dando uno sguardo ai flussi dei Paesi occidentali, si conferma un anno negativo per gli azionari di tali mercati, dove si evincono importanti flussi in uscita per US Large-Cap Blend Equity (-1,55 miliardi) e per Europe Large-Cap Blend Equity (-1,39). Tra le società di gestione troviamo al primo posto Vanguard, che in un mese ha raccolto 2,1 miliardi, al secondo posto invece troviamo l’italiana Eurizon Capital, con il collocamento dei prodotti a scadenza e dei bilanciati (1,64 miliardi), e al terzo Amundi con la sua gamma di fondi strutturati (1,38 miliardi). Concentrandosi sull’Italia, la dinamica è puramente indipendente rispetto a quella europea, dove la migliore asset class per il mese di ottobre è quella dei bilanciati, che comprendono prevalentemente fondi a cedola e scadenza e i “prudenti” in euro. I fondi più in voga in tale contesto sono quindi quelli a scadenza, che hanno permesso ad Epsilon SGR, società di gestione del gruppo Eurizon Capital, di ottenere il primo posto in termini di raccolta, seguita da Euromobiliare Asset Management SGR e da ARCA Fondi SGR. (Continua)
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Fondi comuni: ecco i più venduti in Italia a settembre

Fondi comuni: ecco i più venduti in Italia a settembre | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
Piacciono gli emergenti e i flessibili. Allo sportello i target fund continuano a fare man bassa di clienti. I dati Morningstar in esclusiva su AdvisorOnline.it
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Obbligazionari flessibili, debito e azionario dei paesi emergenti. Sono le tipologie di fondi che hanno venduto di più a settembre in Italia stando ai dati di Morningstar Italy in esclusiva su AvisorOnline.it. In particolare, se si considerano i fondi a 5 stelle (con il rating più alto), sul gradino più alto del podio troviamo un fondo obbligazionario flessibile: HSBC Global Investment Funs - Global High Income Bond, che ha raccolto 362 milioni di euro in un mese, seguito da MFS Meridian Funds - European Value, un fondo azionario, e First State Global Listed Infrastructure Fund, azionario altri settori che investe in società coinvolte nel settore delle infrastrutture in tutto il mondo. La classifica però è dominata dai fondi che investono nei paesi emergenti, che conquistano quattro posti nella top 10. Allo sportello invece, dominano i fondi target, in particolare i prodotti gestiti dal gruppo Intesa Sanpaolo (Eurizon e Epsilon). Continua...
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Emergenti, l'ancora di salvezza dell'anno

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Se quest’anno, nei mercati sviluppati, la ricerca di rendimento sembra essersi ridotta ad un lumicino, il 2016 è stato senz’altro segnato dalla corsa dei mercati emergenti. Secondo l’ultimo Morngistar Asset Flow Report, ad esempio la raccolta netta degli azionari emergenti sfiora i 10 miliardi da gennaio, e ad agosto la categoria è stata la migliore in assoluto (+3 miliardi). Gli investitori, che nel 2015 era fuggiti da queste aree, sono tornati sulla scia dei rendimenti che, nei tre mesi estivi, sono stati del 12% (indice Morningstar EM in euro). Nello stesso periodo, l’indice Morningstar Europe ha perso lo 0,3% (in euro). Ma non è solo una questione di titoli quotati. Anche le obbligazioni delle aree in via di sviluppo, sia in valuta locale sia in dollari, hanno buone perfomance. “I mercati emergenti stanno andano bene”, conferma Davide Di Chio, market specialist di Anima SGR. “Nel 2016 tutti gli asset legati agli emergenti crescono, dalle valute alle obbligazioni che fanno performance a doppia cifra agli indici azionari che segnano cifre superiori al 10%. Ma è anche vero che questa crescita segue un 2015 in cui gli emergenti invece erano andati particolarmente male”. Per l’esperto i motivi sono essenzialmente tre: la politica monetaria americana e la gradualità della Fed che porta alla stabilità del dollaro e quindi delle valute emergenti; una Cina che sta tenendo in termini di crescita, anche se a livelli inferiori a quelli storici - “non si sta avvicinando lo scenario di atterraggio brusco come si temeva all’inizio dell’anno”- e una stabilità degli indici delle materie prime e del prezzo del petrolio, che ha ritoccato quota 50 dollari al barile (cosa che non accadeva dallo scorso mese di giugno), grazie al calo delle scorte Usa e all’avvicinamento della Russia all’Opec per partecipare al taglio della produzione (Continua)
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Energie rinnovabili: è made in Italy l’altra faccia del solare. I migliori fondi per investire

Energie rinnovabili: è made in Italy l’altra faccia del solare. I migliori fondi per investire | Conoscere gli strumenti di investimento | Scoop.it
La Piattaforma Italiana del Risparmio Gestito
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La quantità di energia elettrica prodotta con i pannelli solari potrebbe aumentare di sei volte entro il 2030 perché il costo della produzione è destinato a scendere e ad essere inferiore rispetto al prezzo del gas naturale e del carbone, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile. Ed entro il 2030 l’elettricità mondiale prodotta da impianti che utilizzano la tecnologia fotovoltaica potrebbe oscillare tra l’8% e il 13% contro un totale di appena l’1,2% di fine 2015. Non c’è dubbio che il futuro dell’energia sia naturale. Ma non c’è un solo modo di sfruttare la potenza dei raggi del sole. L’altra faccia dell’energia solare si chiama termodinamico, che non produce energia elettrica direttamente dai pannelli, come il fotovoltaico. Come funziona? Utilizza la luce del sole per scaldare un fluido speciale a temperature elevatissime: questo fluido trasforma l’acqua in vapore, che alimenta le turbine che fanno girare gli alternatori e producono elettricità. L’Italia può giocare un ruolo di primo piano nella corsa al solare termodinamico. La ragione? La tecnologia che oggi è più efficiente in questo settore ed è chiamata Solare termodinamico a concentrazione (CSP) è frutto della ricerca italiana ed è nata all’inizio del Duemila da un progetto congiunto Enea ed Enel che ha visto impegnato come capo fila il premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia, considerato il padre del solare termodinamico. (Continua)
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Fondi comuni: i 25 best seller da inizio anno

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La prima metà del 2016 vede tra i prodotti più venduti ancora i multi-asset. L'aumento della volatilità spinge gli investitori verso le strategie alternative
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I primi sei mesi dell’anno, nonostante le forte vendite nel primo trimestre e la persistente volatilità sulle Borse europee, si chiudono in positivo per l’industria europea del risparmio gestito che registra una raccolta netta di 11,1 miliardi di euro (comprensivi dei fondi di breve termine), anche se l’andamento negativo dei mercati ha fatto calare in sei mesi le masse in gestione di 198 miliardi di euro attestandosi a 8.112 miliardi di euro. Le vendite nette nel secondo trimestre, stando all’European Fund Market Review di Broadridge riferito al primo semestre 2016, del secondo trimestre per 38,9 miliardi di euro hanno più che compensato il profondo rosso segnato nei primi tre mesi (-27,8 miliardi). Se si considerano i fondi di lungo termine, il dato tuttavia è negativo per 11 miliardi di euro da inizio anno. Continua, intanto, il processo di consolidamento dell’industria, con 967 lanci di nuovi prodotti che non compensano però le 1.438 chiusure di fondi da inizio anno su un totale di 34.854 veicoli di investimento presenti nel Vecchio Continente. Il tallone d’Achille dell’industria, sotto il profilo delle vendite, sono i fondi azionari nella prima parte del 2016: hanno subito deflussi per oltre 57 miliardi di euro, provocati soprattutto dalle vendite massicce degli investitori extra-europei e britannici (-45,3 miliardi di euro e -11 miliardi dal mercato britannico). Germania, Francia e Italia, gli altri tre principali mercati europei del gestito, nei primi sei mesi invece registrano flussi in positivo verso i prodotti azionari. Fanno bene, invece, i prodotti classificati come equitàies alternative, i fondi azionari che adottano strategie alternative che raccolgono oltre 11,5 miliardi in sei mesi. I multi-asset si confermano i prodotti più venduti, con flussi netti per 24,4 miliardi, soprattutto i fondi che adottano strategie alternative (18,8 miliardi di euro), accanto al successo dei fondi monetari, soprattutto in Francia. I fondi obbligazionari hanno raccolto in sei mesi 16,7 miliardi di euro; quelli sulle materie prime chiudono i primi sei mesi con vendite nette per 4,7 miliardi e i fondi che investono sul real estate per 3 miliardi di euro. Le classi di investimento più colpite dai deflussi sono state le obbligazioni corporate ad alto rendimento USA, i fondi monetari USA, l’azionario Europa, l’azionario Giappone e gli obbligazionari flessibili. (Continua...)
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