Famiglia - Genitori - Figli
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L'ambiente familiare è il luogo in cui da neonati si diventa adulti.
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Lo stile educativo: un modo di essere genitore

Lo stile educativo: un modo di essere genitore | Famiglia - Genitori - Figli | Scoop.it
Lo stile educativo è il modo con cui si educa. Questa modalità è il risultato del nostro carattere, delle influenze ambientali e delle esperienze vissute. E’ inoltre importante anche il tipo di educatore che si vuole essere e quanto questo coincida con la realtà.
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Schema dello Sviluppo Emotivo del bambino

Schema dello Sviluppo Emotivo del bambino | Famiglia - Genitori - Figli | Scoop.it

Lo sviluppo emotivo-relazionale non avviene nel bambino da solo, come non è il genitore da solo che permette l'innesco di tale sviluppo. Lo sviluppo emotivo-relazionale per definizione nasce e...

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Diventare genitori

Diventare genitori | Famiglia - Genitori - Figli | Scoop.it
Il momento della nascita di un figlio segna un passaggio importante nella vita di tutti. Il nuovo venuto avrà bisogno di cure non solo indispensabili alla sopravvivenza, come il cibarsi, ma anche di affetto, di relazioni significative, di educazione.

 

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Maria Teresa Frezet terapeuta olistica's curator insight, June 5, 2013 6:58 AM

Grazie per il bellissimo articolo e, in particolare, vorrei porre l'attenzione su due punti....

 

Primo : l'importanza di ricordarsi come eravamo noi genitori quando ci trovavamo nel ruolo di figli piccoli/adolescenti (sembra una cosa facile da fare ma molto sovente noto come in realtà molti attuali adulti sembrano avere completamente dimenticato la loro infanzia, al punto da rifare ESATTAMENTE quello che magari é stato fortemente criticato un tempo). Per fare questo passo, apparentemente semplice ma in effetti non così banale, ci vuole il solito INGREDIENTE MAGICO, cioé un pò di UMILTÀ nel senso di voglia di guardarsi dentro...

 

Secondo: pur essendo genitori, é essenziale non perdere mai di vista la coppia. Con la scusa che tutta l'attenzione va data al nuovo arrivato, si rischia di mettere a repentaglio la propria serenità e, ovviamente, la relazione tra gli adulti. Pensando di far bene a dare tutto il proprio tempo al bambino, si ottengono due pericolosi effetti: si accumula inevitabilmente FRUSTRAZIONE perché ci si mette troppo in secondo piano e, negli anni, si rischia di CARICARE eccessivamente il bimbo di troppo PESO nel senso che potrebbe sentirsi poi troppo responsabile della felicità dei genitori!

 

Approfondimenti su thaatt.com 

Massimo Rotini's curator insight, July 3, 2013 7:37 AM

Credo che i consigli (e, ancor di più, le istruzioni-per-l'uso!!!!) vadano sempre valutati con attenzione e riportati al proprio contesto di vita. Detto ciò, mi sembra che questo articolo riporti alcuni spunti interessanti sul tema della genitorialità. 

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La sindrome di Medea

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Medea è una tragedia greca di Euripide. Medea, figlia della maga Circe, moglie di Giasone e madre di due figli avuti con lui, aiuta il marito a rubare il vello d'oro (vestito di pelle di ariete alato con il dono di guarire le ferite). Dopo alcuni anni di matrimonio, Giasone lascia Medea per la giovane figlia di Creonte. Medea reagisce con rabbia e vendetta, mascherate da una falsa riconciliazione, e fa cucire e recapitare come dono per la giovane sposa, un vestito avvelenato che la ucciderà tra atroci dolori. Uccide poi anche i suoi stessi figli per privare Giasone di una discendenza.


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Il pedofilo

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Viene definito pedofilo un adulto che abusa sessualmente di un bambino prepubere. Sembra che nell'85% dei casi l'abusante sia una persona appartenente alla famiglia stretta o allargata o ad amici della stessa. Purtroppo in questi casi èil silenzio a dettare le regole: i familiari, spesso la madre del bambino, è consapevole di quello che succede, ma preferisce tacere probabilmente per paura che la famiglia venga destrutturata, distrutta e disonorata per le conseguenze che una denuncia del genere comporta. Succede così che le madri, o chi sa, fa finta di non vedere e spesso si alleano con l'adulto abusante invece che con il bambino. Diventano dei testimoni silenti e fanno diventare la famiglia il luogo degli orrori più terribili.


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Capire il pianto del neonato

Capire il pianto del neonato | Famiglia - Genitori - Figli | Scoop.it

I neonati piangono. Piangono perché è l'unico modo che hanno per comunicare.

Se hanno fame, sonno, freddo, per essere presi in braccio, per dolori vari, se sono stressati, annoiati, piangono.

 

Il motivo per cui il neonato piange sempre è proprio perché comunica. In altre parole, lui parla tramite il pianto.

 

Generalmente, appena si sente piangere un neonato la prima cosa che viene da dire è: “no, no, piccolo, perché piangi?”. E' naturale reagire così, perché gli adulti associano erroneamente al pianto un sentimento negativo.

 

Ma non è così.

 

I neonati, più di tutti, hanno bisogno di piangere, di sfogarsi, di sentirsi accolti anche con il loro pianto. Per un neonato potersi sentir dire: “piccolo mio, piangi perché sei stanco? Hai ragione a piangere, piangi pure”, sarebbe una cosa molto apprezzata.

 

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Paola Romitelli's insight:

questo articolo si può leggere qui: http://essenzadieternita.blogspot.it/2013/05/capire-il-pianto-del-neonato.html#.UaHYKUBM-OM

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Il massaggio del bambino-infantile-baby massage-infant massage

Il massaggio del bambino-infantile-baby massage-infant massage | Famiglia - Genitori - Figli | Scoop.it

Il massaggio è una “pratica” in cui gli strumenti principali utilizzati penso si possano identificare nelle mani e nelle emozioni.

Il massaggio si fa con le mani, appunto: mani che toccano la pelle dell'altro, mani che trasmettono emozione, calore, amore.

 

Tramite il massaggio si comunica e si entra in relazione con l'altro. E' un modo che ci permette di conoscere l'altro e di farsi conoscere.

Proprio per questo motivo ho voluto mettere la parola “pratica” riferita al massaggio tra le virgolette: il massaggio non è una vera e propria pratica, ma è un modo diverso e profondo di stare con il proprio bambino.

 

Il massaggio infantile, cioè applicato ai neonati, è una consuetudine molto diffusa in alcune culture, come ad esempio in quella indiana. Nel mondo occidentale si sta diffondendo sempre più negli ultimi anni in seguito anche al fatto che le ricerche effettuate stanno dimostrando che il massaggio infantile produce un effetto positivo sullo sviluppo e sulla maturazione del bambino a diversi livelli.

 

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Essenza di eternità: Baby sling: usala con tuo figlio

Essenza di eternità: Baby sling: usala con tuo figlio | Famiglia - Genitori - Figli | Scoop.it

La baby sling è quella che noi italiani chiamiamo fascia porta-bebè. Il suo utilizzo si sta diffondendo sempre più, anche se ancora troppo spesso si incontrano bambini portati con il vecchio marsupio a bretelle.

Usare la fascia è un modo più sano di portare il proprio bebè rispetto al marsupio. Ciò dipende dalla posizione assunta dal bambino: nella fascia il peso del bambino è sostenuto in maniera più naturale (bacino, ginocchia e colonna assumono la giusta e corretta posizione per una sana crescita scheletrica) e non soffre invece del peso caricato tutto sul coccige e sulla colonna, ancora troppo immatura per sostenere tutto il peso.Ci sono poi altri fattori che spingono a consigliare l’uso della fascia...
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Cura e crescita in comunità dei bambini fino a 3 anni di età

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Un'immagine molto elementare che può descrivere un educatore di comunità, e la modalità di rapporto con i bambini, è quella dell'educatore malleabile.
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La sindrome di Munchausen

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La Sindrome di Munchausen per procura è una grave forma diipercura per cui il bambino è sottoposto a continui e inutili accertamenti clinici e cure inopportune conseguenti alla convinzione errata e delirante del genitore che il proprio figlio è malato.


Conosciuta anche comeSindrome di Polle dal nome dell’unico figlio del barone di Munchausen, che morì all’età di 1 anno per cause sconosciute.
La scelta della terminologia Sindrome di Munchausen per procura  (Munchausen Sindrome by Proxy) è stata accreditata al pediatra Roy Meadow nel 1977, con la pubblicazione di casi specifici, in cui le madri procuravano evidenti segni clinici tali da sottoporre i figli a continui trattamenti sanitari. Nel DSM-IV-TR tale sindrome è indicata come “Disturbi fittizio per procura”.
La diagnosi è lunga e complessa in quanto i medici si trovano di fronte a un quadro sintomatologico non facilmente circoscrivibile, spesso si pensa a una malattia rara, il che presuppone continui e invasivi esami clinici.

 

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Cappuccetto Rosso, fiaba, psicologico

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Si hanno diverse versioni della favola di Cappuccetto Rosso, due dei fratelli Grimm e una di Perrault.

Non per quest'ultimo la favola ha raggiunto il successo che conosciamo, poiché la versione della stessa finiva con “[..] il malvagio lupo si gettò su Cappuccetto Rosso e la divorò”. La frase è seguita da una poesia che ammonisce tutte le bambine che non devono dare ascolto agli sconosciuti.

In questa versione non c'è rinascita, ed una scissione profonda tra il bene e il male, cosa impossibile nella realtà delle emozioni umane.

 

La versione della favola più famosa è una di quelle dei fratelli Grimm, che tra loro differiscono di poco. Ed è anche la versione che sottintende più risvolti psicologici che aiutano il bambino nella varie fasi della sua crescita, prendendo ciò che più gli serve in ognuna di queste.

 

Il bambino non è certo consapevole a cosa gli serva la favola o quali siano le difficoltà che cerca di capire tramite essa. Tutto il lavoro che la mente e le emozioni del bambino fanno, sono a livello inconscio, non consapevole.

 

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Mi sono fatto la pipì addosso! Il problema dell'enuresi.

Mi sono fatto la pipì addosso! Il problema dell'enuresi. | Famiglia - Genitori - Figli | Scoop.it

Alla nascita il bambino non possiede la capacità di trattenere la pipì; è infatti dotato di un riflesso automatico che agisce appena la vescica è piena, svuotandola istantaneamente, in qualsiasi posto si trovi e a qualsiasi ora.

Nei primi anni di vita, al bambino viene insegnato a “trattenere” la pipì, per poterla fare in un posto adeguato.

 

Generalmente le femmine raggiungono prima dei maschi questa capacità.

Inoltre, il controllo della vescica si impara prima durante il giorno e poi durante la notte. Quindi il bambino dopo aver imparato a trattenersi durante il giorno, trasferisce questa abilità anche alla notte, imparando a trattenerla fino al mattino o a svegliarsi per andare al bagno e poi tornare a dormire.

 

Il raggiungimento del controllo della vescica non è detto che avvenga “dal giorno alla notte”, ma possono esserci incidenti a casa, fuori casa, di notte e anche di giorno. Quando però, gli incidenti accadono spesso e intorno ai 5 anni di età, si può parlare di anuresi, cioè della perdita involontaria delle urine.

 

Nella società italiana, la richiesta di insegnare al bambino un corretto uso del gabinetto è molto alta: ne è prova il fatto che molte scuole materne non accolgono bambini che non hanno raggiunto questa competenza. Sicuramente vengono tollerati degli incidenti, ma la pressione sociale per un bambino di 4/5 anni che non riesce a trattenere la pipì, è veramente stressante.

 

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