Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano
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Ansia, una questione di sesso… e geni

Ansia, una questione di sesso… e geni | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Per quanto le cause ed i fattori che generano ansia non siano ancora definitivamente accertati, si pensa vi sia una predisposizione genetica nell'essere ansiosi. E' stato dimostrato che una variante del gene 5-Httlpr, regolatore dell'espressione della serotonina, causa al soggetto portatore un aumento della quantità di questo neurotrasmettitore, in grado di modificare i comportamenti emotivi.

 

E' stata condotta una ricerca da parte dell'Istituto di scienze neurologiche del Consiglio nazionale delle ricerche di Catanzaro, con l'obiettivo di valutare l'interazione tra la presente variazione- predisposizione genetica ed il genere, e di studiare in modo più approfondito le basi neurobiologiche dell'ansia. E'stato dimostrato, attraverso tecniche di neuroimaging, che le donne hanno meccanismi di regolazione nonchè livelli di serotonina diversi rispetto agli uomini, in questo caso maggiori, dimostrando, inoltre, come questa variazione genetica a livello cerebrale sia influenzata dal genere. 


Il ricercatore A. Cerasa afferma: " è stato scoperto che le donne portatrici della variante genetica che conferisce una dis-regolazione della serotonina sono più ansiose degli uomini e questa predisposizione si manifesta, a livello neurobiologico, con un'alterata anatomia di una regione chiave nella regolazione dell'emozione, l'amigdala. Grazie ai risultati di questo studio è possibile immaginare che un giorno, non molto lontano, con un semplice esame del sangue ed una risonanza magnetica, sarà possibile individuare le persone che possono avere una più marcata vulnerabilità allo sviluppo di comportamenti patologici".

 

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Attacchi di panico e caldo: ecco l'effetto (pericoloso) che fa al nostro cervello - NeuroNews24.it

Attacchi di panico e caldo: ecco l'effetto (pericoloso) che fa al nostro cervello - NeuroNews24.it | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Durante la stagione calda gli attacchi di panico possono presentarsi con maggiore frequenza, complici le alte temperature e il clima afoso: ecco l’effetto pericoloso che il caldo produce sul nostro cervello.

 

Fonte: NeuroNews24.it

 

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Fobia

Fobia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Spesso siamo inclini ad usare il termine fobia nel nostro linguaggio comune, ma sappiamo cos'è e sappiamo quali sono le caratteristiche e gli elementi che devono coesistere affinchè si può affermare "Io ho la fobia di" "Io ho la fobia per"?

 

La fobia è caratterizata da una paura intensa, definibile sproporzionata, verso qualcosa che di per sè non rappresenta un reale pericolo, inducendo un'attivazione psicofisiologica.

Della fobia è importante sapere che la paura è causata e limitata a stimoli percepiti come minacciosi, che la vicinanza con questi stimoli induce comportamenti di evitamento e paura intensa e che la paura è eccessiva ed interferisce con le normali attività quotidiane.

 

In particolare, la fobia specifica riguarda un oggetto, uno stimolo specifico o una situazione specifica, mentre la fobia sociale si rivolge ad una o più situazini sociali o a prestazioni in cui il soggetto può essere esposto al giudizio degli altri.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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ANSIA E ATTACCHI DI PANICO: SINTOMATOLOGIA E STRATEGIE PER FRONTEGGIARLI

ANSIA E ATTACCHI DI PANICO: SINTOMATOLOGIA E STRATEGIE PER FRONTEGGIARLI | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Alcuni dei sintomi degli attacchi di panico sono: palpitazioni, tachicardia, capogiri, vertigini, sensazione di soffocamento, sudorazione, tremori, vampate di calore.

 

L'attacco di panico non è pericoloso per la salute, ma può portare con se comportamenti di evitamento di situazioni e luoghi che possono far rivivere il malessere, comportamenti che si interfacciano al problema in qualità di comportamenti protettivi.

 

Oltre ad un intervento di psicoterapia ad indirizzo psicodinamico o ad indirizzo cognitivo comportamentale, si può prestare attenzione a tutti quelli che sono gli accorgimenti che contribuiscono a migliorare il benessere psicofisico come seguire ritmi di vita regolari, alimentarsi in modo sano, praticare attività fisica, ridurre il consumo di alcol, caffeina e nicotina.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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L’ormone della libido maschile come target per combattere l’ansia nell’uomo

L’ormone della libido maschile come target per combattere l’ansia nell’uomo | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

La passione dell’uomo è dettata dall’ormone kisspeptina che aumenta il desiderio sessuale e diminuisce l’ansia.

 

Proprio per questo motivo l’ormone potrebbe diventare un target importante per combattere problematiche legate alle disfunzioni sessuali e proprio quelle correlate all’ansia, che spesso procedono di pari passo.

 

Lo spunto arriva da uno studio del King’s College London, presentato alla conferenza annuale della Società inglese di Endocrinologia, ad Harrogate, nel Regno Unito.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Cura disturbi d'ansia

 

 

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Gli abusi in età infantile modificano davvero il cervello

Gli abusi in età infantile modificano davvero il cervello | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Gli abusi subiti in età infantile possono dare origine a cambiamenti di tipo biologico e a livello della struttura cerebrale? Possono essere la causa di questi cambiamenti?

Per rispondere a questo quesito è stata condotta una ricerca in Canada il cui campione era composto da soggetti morti suicidi, di cui un gruppo aveva subito un abuso ed un gruppo no. Per studiare gli effetti degli abusi sono state analizzate delle analisi del tessuto cerebrale.

 

Cos'è emerso? E' stata evidenziata, nei soggetti che avevano subito degli abusi in età infantile, una riduzione dello spessore della guaina mielinica, adibita al corretto passaggio dell'impulso elettrico, con conseguente rallentamento della trasmissione dell'impulso.

 

Si attendono studi più approfonditi in vivo di ciò che accade a livello cerebrale in una persona con pregresso abuso in modo da poter avere informazioni più dettagliate e studi più mirati relativi alle conseguenze di questo genere di trauma.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Tutti abbiamo almeno un tic nervoso nato da bambini: ecco perché

Tutti abbiamo almeno un tic nervoso nato da bambini: ecco perché | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Quanti di noi, durante la propria vita, mettono in atto comportamenti motori ripetitivi e non funzionali? Per alcuni possono diventare dannosi o imbarazzanti o semplicemente dare fastidio a chi vive intorno a noi. Diventano invalidanti quando raggiungono livelli di insistenza e di frequenza tali da influenzare la vita del soggetto.

 

A. Mattu, psicologo clinico specializzato in comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, ha affermato che: "Tutti questi comportamenti riguardano la regione del cervello chiamata gangli basali che è coinvolta nel controllo della funzione motoria".

Nel momento in cui percepiamo una situazione come frustrante o stressante, i gangli basali selezionano (o non riescono ad inibire) un comportamento motorio predefinito, abitudinario.

 

Questi comportamenti ripetitivi hanno esordio durante l'infanzia. In questo periodo, non essendo capaci di riconoscere e processare le emozioni come fanno gli adulti, si ricorre a gesti motori per far fronte ad esse.

 

E' possibile prevedere un intervento cognitivo che miri ad aumentare la consapevolezza relativa a quest'abitudine, che permetta in particolare di capire quando avviene, cosa ci sta dicendo di noi e perchè diventa automatica, ed un intervento comportamentale che miri a trovare un'azione alternativa più funzionale.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Chi ha uno scarso sonno “profondo” potrebbe essere più soggetto a stress post-traumatico

Chi ha uno scarso sonno “profondo” potrebbe essere più soggetto a stress post-traumatico | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it
La qualità del sonno potrebbe aiutare a capire chi è più incline a sviluppare questi disturbi perché i livelli di sonno REM contribuirebbero a modulare l'attività del cervello in seguito a un evento pauroso

 

Il tempo trascorso in particolari stadi del sonno influisce sul benessere cognitivo ed emotivo dei pazienti e potrebbe anche servire come segno di avvertimento per future patologie.

 

In particolare, i livelli di sonno REM - il sonno profondo - contribuirebbero a modulare l'attività del cervello e la connettività tra le diverse aree cerebrali, in seguito a un evento traumatico o pauroso. In particolare, chi dorme “a fondo” più tempo, “si riprende prima dagli stimoli paurosi.

 

A riportarlo è stato Itamar Lerner, della Rutgers University di Newark, nel New Jersey, e colleghi, sul Journal of Neuroscience

 

A cura del dott Federico Baranzini - Terapia dell'Insonnia

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Esercizio di resistenza connesso a riduzione dell’ansia

Esercizio di resistenza connesso a riduzione dell’ansia | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Le persone che effettuano esercizio di resistenza come il sollevamento pesi possono andare incontro a meno ansia rispetto a quelle che non fanno esercizio. Lo ha dimostrato la meta-analisi di 16 studi effettuata da Brett Gordon dell’università di Limerick. L’effetto dell’esercizio è evidente a prescindere dalla presenza o meno di disturbi mentali, ma è più pronunciato nei soggetti sani che non riportano problemi fisici o psicologici.

 

Gli effetti positivi dell’esercizio sulla salute mentale sono ben noti, ma la maggior parte delle conoscenze in materia derivano da studi che hanno impiegato esercizio aerobico, mentre il presente studio dimostra che quello di resistenza ha un effetto paragonabile a quello dei farmaci o della psicoterapia.

 

La ricerca ha connesso questo tipo di esercizio ad una minore riduzione della materia bianca cerebrale, che è composta da fibre nervose che connettono i neuroni in diverse parti del cervello.

In questa sostanza possono intervenire cambiamenti con l’età, e si presume che essi siano coinvolti in problemi cognitivi e comportamentali. E’ possibile che l’esercizio allevi l’ansia semplicemente distraendo le persone dal modo in cui si sentono e dando loro altro su cui concentrarsi, ed interrompendo almeno temporaneamente la ruminazione e le preoccupazioni ossessive.

Inoltre, i soggetti ansiosi tendono ad essere incerti sul futuro, ma l’esercizio migliora l’auto-efficacia, ossia la convinzione di poter avere successo in determinate situazioni, il che potrebbe far sentire le persone maggiormente salde.

 

Per  quanto l’entità dell’esercizio possa influenzare il suo impatto sulla salute mentale, non sono ancora disponibili evidenze tali da prescrivere una specifica quantità d’esercizio, ed in assenza di ciò appare ragionevole consigliare un esercizio piacevole, o quanto meno tollerabile, il che potrebbe assumere connotati diversi a seconda dei soggetti.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psicoterapia dell'Ansia

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Stress da lavoro: ne soffrono 6 milioni di italiani

Stress da lavoro: ne soffrono 6 milioni di italiani | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Con lo stress siamo ormai abituati a fare i conti tutti i giorni, ma non sempre riusciamo a gestirlo e spesso il rischio è quello, per così dire, di “cronicizzarlo”. Sono infatti circa 6 milioni i lavoratori italiani che soffrono di stress su un totale di 28 milioni di persone impiegate.

Forti pressioni lavorative, barriere culturali che rendono la carriera più impegnativa, retribuzioni inferiori a quelle dei colleghi maschi e il ruolo di ‘caregiver’ all’interno della famiglia, fanno però della donna il soggetto più colpito. Secondo le stime diffuse dalla Asst Fatebenefratelli Sacco in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, del 10 ottobre, sono 3,2 milioni le donne che soffrono di stress.

Tra i 3,2 milioni di donne “circa 1 milione soffre di una condizione clinicamente rilevante e meritevole di una attenzione specialistica come disturbi d’ansia, insonnia e depressione, mentre le restanti 2,2 milioni hanno disturbi transitori”.

Le più vulnerabili sono le donne giovani, “complici anche le alterazioni ormonali legate ad esempio a gravidanza e puerperio, e quelle che lavorano a contatto con il pubblico”. Secondo alcuni studi, il 25% del totale delle giornate di lavoro perse e’ legato alla depressione, mentre il 25-50% delle persone depresse manifesta un evidente calo di produttività lavorativa.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Cura disturbi d'ansia e Stress

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Gli sport di resistenza sono “ansiolitici”

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Gli sport che prevedono esercizi e fasi di resistenza sono in grado di ridurre gli stati di ansia di chi li pratica. Questa evidenza emerge dalla revisione di 16 studi che hanno coinvolto complessivamente oltre 900 persone.

 

“Gli effetti positivi dell’esercizio fisico sulla salute mentale sono ben consolidati; tuttavia, la maggior parte delle conoscenze si basa su studi che prendono in considerazione l’esercizio aerobico “, dice Brett Gordon, autore dello studio, istruttore di educazione fisica e ricercatore in tema di sport presso l’Università di Limerick in Irlanda.”L’allenamento regolare con esercizi di resistenza, (resistance exercise training, RET) ha significativamente ridotto l’ansia nei soggetti sani e anche in quelli con una patologia fisica o mentale, e la dimensione dell’effetto di queste riduzioni è paragonabile a quella dei trattamenti di prima line, quali farmaci e psicoterapia”, aggiunge Gordon.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Cura Disturbi d'Ansia

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Antidepressivi e terapia cognitivo-comportamentale alleviano ipocondria

Antidepressivi e terapia cognitivo-comportamentale alleviano ipocondria | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L’antidepressivo noto come fluoxetina potrebbe aiutare ad alleviare l’ipocondria, e l’aggiunta della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) fornisce un lieve beneficio incrementale, come dimostrato da uno studio condotto su 197 pazienti, ma dato che circa la metà dei pazienti nello studio non ha risposto ad almeno uno dei due interventi, sono necessari nuovi approcci maggiormente intensivi, come affermato dall’autore Brian Fallon della Columbia University di New York.

 

Sono molto pochi gli studi che coinvolgono pazienti con ansie correlate alla salute rispetto a quelli che considerano pazienti con ansia generalizzata o disordine ossessivo-compulsivo. Ciò non deve sorprendere, in quanto i primi sono molto sensibili alla presenza di effetti collaterali nei farmaci, spesso presumendo che si tratti dei segni della presenza di una patologia distinta. Essi in genere temono i farmaci, e se possono scegliere optano per i trattamenti psicologici

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

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Disordine ossessivo-compulsivo connesso a neuroinfiammazione

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Un marcatore di neuroinfiammazione risulta significativamente elevato nei pazienti con disordine ossessivo-compulsivo rispetto ai soggetti sani si tratta del volume di distribuzione della TSPO (TSPOvt), che offre un target terapeutico che potrebbe risultare importante per i molti pazienti che non rispondono adeguatamente alla terapia medica, come affermato da Jeffrey Meyer del Campbell Family Mental Health Research Institute di Toronto, autore di un piccolo studio su 20 pazienti.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra a Milano per la cura del DOC

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Il benessere dell'abbraccio

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L'abbraccio rappresenta un gesto dall'effetto terapeutico che comporta notevoli benefici psicofisici.

 

Durante l'abbraccio il nostro corpo produce endorfine, sostanze prodotte dal cervello che hanno proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina. Ma l'abbraccio porta con sè anche altri effetti: permettendo la produzione di ossitocina trasmette sicurezza e permette di placare ansie e paure, produce una conseguente sensazione di benessere, stimola la circolazione sanguigna, permette la produzione di emoglobina che trasporta l'ossigeno ai tessuti, permette la riduzione dei livelli di cortisolo, l'ormone dello stress.

 

E' stato notato, negli anni settanta dalla psicoterapeuta M. Welch, anche un effetto benefico dell'abbraccio nell'interazione dei bambini autistici. Permette in tal senso di gestire la rabbia, i capricci, l'aggressività e l'oppositività.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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La Mindfulness riduce ansia negli studenti di medicina

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La pratica della consapevolezza, che può includere attività come yoga, meditazione ed esercizi di respirazione, riduce i livelli di ansia negli studenti di medicina, che rappresentano una popolazione sottoposta ad un livello di stress molto elevato.

 

Lo dimostra uno studio condotto da Jennifer Golden della West Virginia School of Ostheopatic Medicine di Lewisburg, secondo cui queste pratiche rappresentano uno strumento utile per gli studenti in quanto consentono di trovare pace e chiarezza, rimanere concentrati ed evitare di venire sopraffatti.

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Può la psicoterapia cambiare il cervello?

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Alcuni studi sperimentali si sono proposti di valutare se la psicoterapia, oltre ad avere degli effetti sulla riduzione della sintomatologia per la quale quest'intervento è stato chiamato in causa, possa produrre dei cambiamenti strutturali e funzionali del cervello.

 

In particolare questi studi si sono avvalsi di diversi gruppi di soggetti con ad esempio disturbo ossessivo compulsivo o disturbo depressivo, sottoposti a tecniche di indagine strumentale quali la tomografia ad emissione di positroni e la risonanza magnetica funzionale.

 

E' stato riscontrato che, nei soggetti sottoposti ad un intervento di psicoterapia, è posibilie rintracciare un cambiamento significativo dell'attività funzionale del cervello ed in particolar modo un cambiamento dell'attività delle aree il cui funzionamento anormale sostiene la sintomatologia clinica caratterizzante specifiche patologie psichiche.

 

Si attendono ulteriori studi per confermare i dati ottenuti.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Per dormire bene niente ansia da sonno perfetto

Per dormire bene niente ansia da sonno perfetto | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Se sei una persona che ha difficoltà a dormire, non pensare a te stesso come ad un “malato” d’insonnia, altrimenti non dormirai più davvero. Il consiglio arriva da uno studio dell’Università dell’Alabama, pubblicato su Behaviour Research and Therapy, secondo il quale, per dormire bene è meglio non focalizzarsi troppo su presunti problemi di sonno.

 

Preoccuparsi eccessivamente della qualità del sonno e della difficoltà ad addormentarsi, porta a più problemi fisici e di tipo emozionale durante il giorno, indipendentemente da come si è effettivamente dormito.

 

Un terzo di coloro che credono di avere dei problemi di insonnia riposano in realtà bene, ma è l’ansia relativa a quello che si ritiene il sonno perfetto (senza interruzioni, in cui ci si addormenta subito) a giocare brutti scherzi.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la cura dell'insonnia

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Il freno cerebrale che blocca i pensieri sgraditi

Il freno cerebrale che blocca i pensieri sgraditi | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Cosa genera la difficoltà ad inibire i pensieri intrusivi?

Alcuni studi hanno dimostrato che la ridotta attività della corteccia prefrontale può creare queste difficoltà. Uno studio dell'Università di Cambridge aggiunge un altro elemento.

 

E' stato chiesto ad un gruppo di soggetti con pensieri intrusivi e ad un gruppo di controllo, di distogliere l'attenzione da alcune idee per concentrarsi su altre idee, mentre venivano sottoposti a risonanza magnetica funzionale e alla spettroscopia  di risonanza magnetica.

 

Cos'è emerso? E' emerso che la capacità di inbire i pensieri intrusivi dipende dal neurotrasmettitore GABA, sostanza chimica che è adibita alla trasmissione di informazioni da un neurone all'altro. Basse concentrazioni di questo neurotrasmettitore, rendono difficile l'inibizione di questi pensieri.

 

Questo studio potrebbe gettare le basi per lo sviluppo di nuovi farmaci che regolano l'attività del neurotrasmettitore e quindi di migliorare la capacità di inbire i pensieri indesiderati.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Dormiamo sempre meno e il cervello va in crisi

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Quali effetti ha il dormire poco? Possono  risultare alterate la concentrazione, la memoria, l'attenzione, influenzando le performances sia lavorative che scolastiche.

 

Da i risultati ottenuti da uno studio inglese condotto dai ricercatori dell'niversità di Oxford, è emerso che vi è uno stretto legame tra sonno e benessere psicologico e che i problemi legati al sonno non sono solo conseguenze di alcuni disurbi mentali, ma rappresentano anche un fattore scatenante per questi disturbi come ad esempio ansia e depressione.

 

E' emersa anche l'importanza e l'efficacia di un trattamento psicologico, in particolare la psicoterapia, nel trattamento dell'insonnia e dei problemi correlati.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Paura e attacchi di panico: una reazione di attacco-fuga

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Disturbo ossessivo-compulsivo: tutto dipende da 4 geni

Disturbo ossessivo-compulsivo: tutto dipende da 4 geni | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Piccoli gesti e azioni ripetuti sistematicamente per provare a gestire ansie e paure fuori controllo. E’ questo uno degli aspetti che caratterizza il disturbo ossessivo-compulsivo che portano a controllare ripetutamente se si è chiuso il gas o la macchina. Uno studio pubblicato su Nature Communications mette ora in relazione al disturbo 4 specifici geni che agiscono tutti a livello di uno stesso circuito cerebrale.

 

Il disturbo ossessivo-compulsivo ha una base ereditaria, visto che chi ha un parente di primo grado colpito da tale problema presenta un rischio quadruplo di esserne colpito a sua volta. Ma resta un disordine complesso e multifattoriale e poco si sa sui geni coinvolti. Hyun Ji Noh presso il Broad Institute del MIT e l’Università di Harvard a Boston hanno comparato oltre 600 geni sul Dna di 592 persone col disturbo ossessivo-compulsivo e 560 persone sane.

 

I geni analizzati sono stati scelti perché già noti avere un ruolo in diverse problematiche, ad esempio l’autismo che è spesso caratterizzato proprio da comportamenti ripetitivi da parte dei pazienti. Dall’analisi è emerso che 4 geni – tutti attivi nel circuito ‘striato-talamo-corteccia (noto per essere implicato nel disturbo ossessivo-compulsivo) – sono spesso mutati (modificati) nei pazienti e non nei soggetti sani di controllo.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Psichiatra per la cura del DOC

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Sindrome da stress post traumatico PTSD: la diagnosi la fa l’intelligenza artificiale

Sindrome da stress post traumatico PTSD: la diagnosi la fa l’intelligenza artificiale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

L’intelligenza artificiale potrebbe battere l’uomo in carne ed ossa sulla diagnosi di disturbo da stress post traumatico.

 

Ad affermarlo è uno studio condotto su militari dall’Università di Southern California e pubblicato su Frontiers in Robotics and AI.


Studi precedenti, scrivono gli autori, hanno dimostrato che le persone sono più disposte a rivelare segreti personali in questionari anonimi, perché si sentono meno ‘esposte’ rispetto ad un colloquio con un medico. Tuttavia un intervistatore in carne ed ossa può costruire con l’intervistato, una connessione sociale che comunque aiuta i soggetti ad aprirsi.


Per conciliare entrambi gli aspetti i ricercatori hanno reclutato 29 soldati che avevano passato un anno in Afghanistan, sottoponendoli prima al questionario ufficiale scritto, poi ad uno su computer e infine ad un colloquio con un intervistatore virtuale, comandato da un’intelligenza artificiale, in grado di riprodurre diverse tecniche per costruire un rapporto con l’intervistato, compresi i gesti e i cambiamenti di postura che adotterebbe un ‘umano’.

 

“Sorprendentemente – scrivono gli autori – i soldati hanno confidato molti più sintomi di disturbo da stress all’intervistatore virtuale”. Il risultato è stato poi ripetuto su un gruppo più ampio di soldati, ed è stato confermato che i soggetti rivelano più sintomi all’intelligenza artificiale.

 

A cura del dott Federico Baranzini - Terapeuta del PTSD

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Prevenzione dell’ansia: è realmente possibile?

Prevenzione dell’ansia: è realmente possibile? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Alcuni interventi psicologici ed educativi possono prevenire l’ansia in una varietà di popolazioni ed in pazienti di età diverse. Una recente revisione di 29 studi condotti in 4 continenti, infatti, ha riscontrato un modesto ma statisticamente significativo beneficio per la prevenzione dell’ansia in tutte le popolazioni valutate

 

Gli studi hanno preso in considerazioni bambini, adolescenti, adulti ed anziani ed ambiti come medicina di base, scuole ed università. Gli interventi preventivi comprendevano  psicoeducazione e terapia ACT. I medici dunque devono sapere che l’ansia può essere prevenuta, anche tramite poche sedute di interventi educativi, come affermato da Patricia Moreno-Peral dell’Istituto di Ricerca Biomedica di Malaga

 

A cura del dott Federico Baranzini - Terapia del Disturbo d'Ansia

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Stress e disturbi del sonno: quando ansia e paura ci fanno…dormire!

Stress e disturbi del sonno: quando ansia e paura ci fanno…dormire! | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Le risposte comportamentali che ognuno di noi mette in atto in seguito a condizioni di ansia, paura e stress possono essere diverse. Ognuno può rispondere a modo proprio.

 

C'è chi combatte e quindi affronta le situazioni ansiogene o stressanti, c'è chi fugge o evita, c'è chi resta immobile attuando un meccanismo di freezing e c'è chi risponde a questi eventi dormendo.

Il dormire può rappresentare una corretta strategia per ripristinare le forze, l'energia da investire per affrontare le situazioni che generano stress e ansia, ma se quest'ultimo si sposta sul versante dell'insonnia o sul versante dell'oversleeping, ovvero un bisogno continuativo di dormire per più di 9 ore che può essere sinonimo di malattie fisiche e psichiche come la depressione, allora è opportuno consultare un medico.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Ritorno a scuola, manuale per genitori e figli

Ritorno a scuola, manuale per genitori e figli | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

E' risaputo che l'estate, con l'instaurarsi di abitudini e ritmi diversi, porta ad essere più spensierati, rilassati, riducendo per molti le fonti di ansia e stress. Ma se per tanti il ritorno a scuola può generare felicità e curiosità, per altri può essere fonte di stress, ansia e incertezza.

Allora, come fare i conti con il ritorno a scuola? 

 

Secondo A Oliviero Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo dell'Università La Sapienza: "E' importante far riabituare i propri figli agli orari soliti del periodo scolastico e fargli fare qualche compito poco prima del rientro a scuola per fargli riacquistare la concentrazione. E' importante non trasmettergli ansia e preoccupazioni perchè per loro i genitori sono il punto di riferimento. Fargli capire che provare ansia all'inizio è normale. Portare poi l'attenzione del bambino sulla possibilità di fare nuove amicizie, di imparare cose nuove per cercare di trasformare la paura in curiosità. Se il bambino inizia la scuola per la prima volta, sarebbe una buona idea fargli vedere la struttura scolastica qualche giorno prima perchè quello che più spaventa il bambino è l'ignoto".

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Il ruolo dell’amicizia nella salute mentale

Il ruolo dell’amicizia nella salute mentale | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

In che modo le amicizie strette durante l'adolescenza possono influenzare la salute mentale della vita adulta? Uno studio americano ha indagato il ruolo della popolarità e della qualità dell'amicizia attraverso dei colloqui condotti su 169 adolescenti a 15,16 e 25 anni.

 

Dallo studio è emerso che i ragazzi che a 15 anni valutavano le proprie amicizie su base qualitativa, a 25 anni, quindi dieci anni dopo, mostravano inferiori sintomi legati alla fobia sociale, alla depressione e una maggiore autostima. Di contro, coloro che durante l'adolescenza erano considerati popolari, nella vita adulta soffrivano più frequentemente di fobia sociale.

 

Secondo J. Allen, coautore dello studio, incoraggiare legami forti e profondi può rappresentare uno strumento per promuovere la salute mentale a lungo termine, ma ciò perchè avviene? Quest'effetto può essere legato alla capacità di sviluppare un'idea positiva di sè in una fase in cui si sta sviluppando l'identità personale.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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FUMO DI SIGARETTA E NESSI CON LE PATOLOGIE PSICHIATRICHE: LA SIGARETTA ELETTRONICA PUO’ APPORTARE BENEFICI NEL PIANO TERAPEUTICO?

FUMO DI SIGARETTA E NESSI CON LE PATOLOGIE PSICHIATRICHE: LA SIGARETTA ELETTRONICA PUO’ APPORTARE BENEFICI NEL PIANO TERAPEUTICO? | Disturbi d'Ansia, Fobie e Attacchi di Panico a Milano | Scoop.it

Diversi sono gli studi dai quali sono emerse delle correlazioni tra il fumo di sigaretta e disturbi di tipo psicologico e psichiatrico, indicando quest'abitudine come un fattore di rischio ad esempio per i disturbi depressivi, disturbi d'ansia, attacchi di panico.

Qual è invece il ruolo della sigaretta elettronica e in qualche modo il suo utilizzo può portare degli effetti per lo più benefici rispetto alla sigaretta tradizionale all'interno di un piano terapeutico?

 

In  uno studio londinese è stato chiesto a 36 soggetti tra i 18 ed i 70 anni con problematiche psichiatriche, di sostituire la sigaretta tradizionale con quella elettrica. 

Dai risultati è emerso che non vi sono state variazioni significative nei sintomi psicotici, non vi è stato un peggioramento del quadro clinico e sintomatologico dei soggetti e si è evidenziata una riduzione significativa di quest'abitudine. L'utilizzo della sigaretta elettronica pertanto può aiutare a ridurre la dipendenza da tabacco non peggiorando la sintomatologia e migliorando lo stato di salute.

 

Si potrebbe ipotizzare l'utilizzo di quest'ultima all'interno di piani terapeutici specifici per il trattamento del soggetto psichiatrico. Questo permetterebbe di evitare l'instaurarsi di patologie fisiche e di sintomi psichici concomitanti che potrebbero peggiorare il quadro clinico.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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