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DOC Disturbo Ossessivo Compulsivo e Sereupin: la farmacoterapia è sufficiente? - Consulto Psichiatrico Milano

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DISTURBO OSSESSIVO COMPULSITO E SEREUPIN


DOMANDA:

Gentile Dottore Le scrivo perchè ho 29 anni e all'età di 20 anni ho iniziato a soffrire di disturbi ossessivi compulsivi x la paura di hiv e hcv e che tutti i miei comportamenti potessero attaccarmelo,tanto che mi rinchiudevo tutto il giorno dentro casa a lavare mani, denti ecc.Ho girato vari psicologi,psicoterapeuti e tutti mi dicevano che il mio malessere potesse dipendere dal mio ragazzo che in realtà lui era molto depresso.Mi ha lasciato lui circa 3 anni fa e da lì le cose effettivamente sono andati a migliorare.Attualmente sono in cura da uno psichiatra che mi ha prescritto 1 compressa di Sereupin 1 volta al dì.Posso dire che ho fatto passi da gigante,grazie soprattutto alla mia forza di volontà ma ciò che voglio chiedergli è che tutt'ora mi è rimasta un pò di paura ma in generale per me e i miei familiari, paura soprattutto per loro, paura che un giorno possano ammalarsi o pssano morire e questo pensiero mi fa stare male.Ciò che mi fa andare avanti e pensare ogni tanto positivo è che ho passato 7 anni d'inferno e ora invece conduco una vita normale:ho un ragazzo,non ho piu assolutamente l'impellente desiderio di lavarmi continuamente ma questi pensieri quando vengono in mente,mi fanno stare male.E' normale avere questa paura per i miei genitori,avere paura di deluderli e metterli al primo posto in tutto?Il prossimo anno mi sposo ed ho paura di sentire troppo il distacco, dato questi problemi che ho.Sà darmi qualche consiglio su come devo comportarmi?Grazie infinite


RISPOSTA:

Gentile Signora,
il Disturbo Ossessivo Compulsivo risponde alla farmacoterapia con SSRI o Inibitori Selettivi del Reuptake della Serotonina e il Sereupin fa parte di questa categoria. Ma come ha potuto osservare anche lei la terapia farmacologica in sé non è sufficiente a debellare del tutto la sintomatologia.

Quello che molti studi hanno dimostrato è che la milgiore prognosi e soprattutto il maggiore grado di benessere per il paziente lo si ottiene associando alla psicofarmacoterapia una psicoterapia.

Personalmente le consiglierei di affidarsi ad uno specialista psicoterapeuta ad orientamento psicodinamico/psicoanalitico che possa aiutarla a disvelare i nuclei profondi (abbandonici probabilmente) da cui origina tutto il suo malessere (nel passato con il fidanzato e quello residuale espresso nei confronti dei genitori). Le dico questo in quanto una terapia psicologica basata su un approccio cognitivo comportamentale rischierebbe a mio avviso di portarla ad un incremento "paradossale" della tendenza ossessiva: molti pazienti trattati con essa investono ossessivamente le prescrizioni e i dettami che questa terapia prevede non producendo, in sostanza, progressi tangibili.


Per informazioni e consulti contattare il sito

Disturbo Ossessivo Compulsivo a Milano

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Raccolta selezionata di domande e risposte in tema di Disturbi d'Ansia, Depressione, problematiche psicologiche e utilizzo di farmaci. Online e gratuite! Per consulti psicologici gratuiti:www.chiediallopsicologo.it
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Dott. Federico Baranzini Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano e Como - Servizio di Consulenza Specialistica

Dott. Federico Baranzini  Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano e Como - Servizio di Consulenza Specialistica | Consulto Psichiatrico e Psicologico Online | Scoop.it

Il dott Federico Baranzini è Medico Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano e Como.


Formatosi in Psichiatria e in Psicoterapia, specializzatosi a Londra nei Disturbi del Carattere, già Dottore di Ricerca in Psicofarmacologia, si occupa di psichiatria degli Adulti, Psicoterapia integrata dei disturbi d'ansia e depressione e di Psicofarmacologia delle dipendenze patologiche oltre che di psicogeriatria.


Lavora nel proprio Studio privato di Milano in via Ulisse Aldrovandi 7 e presso la Casa di Cura Le Betulle di Appiano Gentile (CO).


In particolare offre consulti specialisitici per:


  • Disturbi d'Ansia Generalizzata,
  • Disturbi da Attacchi di Panico
  • Disturbi Fobici
  • Disturbi Ossessivi
  • Disturbo Ossessivo Compulsivo
  • Disturbo Depressivo
  • Depressione Maggiore
  • Disturbi di Personalità Dipendente
  • Disturbi di Personalità Evitante
  • Disturbi di Personalità Schizoide
  • Disturbi di Personalità Depressivo



Offre inoltre consulti sui seguenti psicofarmaci:


Antidepressivi Triciclici: Adepril, Alimit, Anafranil, Deanxit, Diapatol, Dominans, Evadene, Laroxyl, Limbitryl, Ludiomil, Mutabon, Noritren, Nortimil, Protiaden, Sedans, Surmontil, Tofranil, Triptizol, Vividyl


Antidepressivi di Nuova Generazione o SSRI: Cipralex, Citalopram, Daparox, Deroxat, Dumirox, Elopram, Entact, Eutimil, Fevarin, Floxyfral, Fluctine, Fluoxeren, Fluoxetina, Gladem, Maveral, Paroxetina, Prozac, Serad, Sereupin, Seropram, Seroxat, Tatig, Zoloft


Ansiolitici: Aliseum, Anseren, Ansiolin, Anxiolit, Atarax, Axoren, Buspar, Buspimen, Compendium, Control, En, Dalmadorm, Demetrin, Depas, Diazemuls, Diazepam, Domar, Dorom, Eridan, Felisol, Frisium, Frontal, Halcion, Lorazepam, Lexotan, Lexotanil, Librium, Limbial, Lorans, Lorazepam, Mialin, Minias, Nirvanil, Noan, Nottem, Oblivon, Oxapam, Pasaden, Paxipam, Prazene, Psicofar, Quait, Quanil, Quilibrex, Rizen, Rliberan, Roipnol, Seren Vita, Seresta, Serpax, Solatran, Stilnox, Tavor, Temesta, Tienor, Tranquirit, Transene, Tranxilium, Trepidan, Urbanyl, Valeans, Valium, Vatran, Vegesan, Xanax


Ipnoinduttori e Sonniferi: Aliseum, Ansiolin, Buspar, Chloradurat, Control, En, Eridan, Esilgan, Euipnos, Dalmadorm, Darkene, Diazemuls, Diazepam, Dormicum, Farganesse, Felison, Flunox, Frontal, Halcion, Imovane, Ivadal, Lendormin, Lexotan, Librium, Loramet, Lorans, Lorazepam, Madar Notte, Minias, Mogadon, Nenia, Nimbisan, Niotal, Noan, Noctamid, Nopron, Normison, Nottem, Oniria, Planum, Prazene, Quazium, Rem Due, Roipnol, Sonata, Songar, Stilnox, Tavor, Toquilone, Tranquirit, Transene, Valdorm, Valium, Valsera, Vatran, Xanax,


Stabilizzatori dell'Umore: Carbolithium, Depakin, Depamag, Litio, Neurontin, Rivotril, Tegretol


Per un consulto online gratuito visitate il sito:

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Per informazioni su farmaci e patologie visitate il blog:

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Forum Domande e Risposte in Neuropsichiatria infantile a cura della Dr.ssa Dugandzija 

Forum Domande e Risposte in Neuropsichiatria infantile a cura della Dr.ssa Dugandzija  | Consulto Psichiatrico e Psicologico Online | Scoop.it

Un forum dedicato alle problematiche psicologiche e neuropsichiatriche infantili dove poter trovare informazioni e risposte alle vostre domande di genitori.

 

A cura della dott.ssa Beatrice Dugandzija

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Internet: il 23% degli italiani lo usa per la salute

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Il 23% della popolazione italiana usa la rete per informarsi sui servizi sanitari. Il dato proviene da un’indagine condotta su 1.000 cittadini italiani nell’ambito del Progetto “I bisogni informativi dei cittadini: verso il portale della trasparenza dei servizi per la salute”, elaborata dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) in collaborazione con la Fondazione Censis.


Per quel che riguarda i contenuti dell’informazione sanitaria, i temi maggiormente seguiti dai cittadini sono i tempi di attesa, le modalità di prenotazione, la qualità delle prestazioni offerte, i costi, i programmi di screening. La ricerca ha rivelato, inoltre, che i Medici di famiglia restano ancora la figura di riferimento principale per reperire informazioni sulla salute e sull’accesso al Servizio sanitario nazionale, seguiti dai Medici Specialisti. Mentre il 23% dei cittadini utilizza internet per ottenere informazioni.

 

A cura del dott Federico Baranzini 

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HO PAURA DEL NOSTRO FUTURO DI COPPIA - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Salve,
da qualche giorno sono in ansia a causa di una situazione nuova che si è venuta a creare.
io e il mio fidanzato siamo assieme da 7 anni, e finalmente di comune accordo vorremmo convivere.
Il problema è che lui vorrebbe vivere sotto i suoi genitori nel suo paese di nascita, dove attualmente però il locale è occupato da un attività di proprietà dei genitori.
Non sono mai stata d’accordo sul vivere li, vuoi per alcuni problemi con loro che a me pesano, e vuoi perchè proprioo quell’ambiente non mi piaceva. Col tempo mi ero rassegnata e stavo quasi per accettare di andare lo stesso a vivere li. Ora però con mia grande sorpresa i miei genitori acquistano una casa poco distante da loro, nel mio paese di nascita con l’intenzione di darla a me. La mia paura nasce dal fatto che il mio compagno non sa nulla di tutto ciò, e ho paura che al mio invito di venire a vivere con me in questa casa lui possa rifiutare. Il fatto che sia una casa vicino ai miei genitori è pura coincidenza, e comunque i miei genitori non sono persone che si intrometterebbero nella mia vita, anzi… Ma ho veramente paura che lui si possa rifiutare e anzi pretenda che sia io a vivere nel suo paese. Preciso poi che la mia casa sarebbe immediatamente abitabile. Come devo comportarmi di fronte a un suo rifiuto? Devo forse chiudere la nostra storia e passare oltre? Confesso che la cosa mi spaventa assai, non voglio perdere lui, ma nemmeno accettare sempre tutto a testa bassa.

 

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http://www.chiediallopsicologo.it/topic/ho-paura-del-nostro-futuro-di-coppia/

 

A cura di www.chiediallopsicologo.it

 

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Insonnia - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Salve ho 22 anni sono sempre stata una ragazza tranquilla nonostante abbia avuto da sempre problemi a casa con mia mamma che ha un disturbo bipolare. L’ultima volta che è stata male, ho accusato parecchio e ho iniziato ad avere problemi con il sonno..credo di aver avuto anche qualche attacco di panico e ansia. Rivolgendomi al mio dottore sono stata meglio.

Sono una ragazza che studia lavora e ha degli hobby diciamo che non mi fermo mai.Ultimamente però ricomincio a non dormire la notte anche se non ho pensieri particolari o forse non li individuo io.sento di non farcela più a fare troppe cose insieme. Ho paura quando vedo di non riuscire a dormire forse mi è venuta una vera e propria fobia premetto che non ho mai avuto problemi da piccola anzi ho sempre avuto un sonno pesante. Vorrei solo capire cosa ho e capire è solo un problema di stress o c’è dell’altro dietro.

 

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http://www.chiediallopsicologo.it/topic/insonnia/

 

A cura di www.chiediallopsicologo.it

 

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Non riesco più a sentirmi viva - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Salve!
Sono una ragazza di 23 anni. Soffrodi disturbi di ansia ed attacchi di panico e cerco un consulto con uno psicologo per comprendere se sia il caso o meno di iniziare un percorso di psicoterapia.
Tutto ha avuto inizio circa 4 anni fa, quando mio padre ha perso il lavoro e abbiamo dovuto lasciare la casa in cui eravamo in affitto per trasferirci a casa di mio nonno. Non è stato facile ne per noi ne per mio nonno abituarsi all’idea di convivere con un anziano, perché lui ha iniziato ad intromettersi in tutti i nostri problemi familiari e mi rimproverava anche la sera, quando magari verso le 10 uscivo, perché per lui è inconcepibile che una donna esca di sera a quell’ora. Un mese prima del trasloco mi sono fidanzata, ho trovato l’amore vero, forse, perché ad oggi non ho più alcuna certezza. Subito dopo il trasloco ho iniziato a soffrire di disturbi di ansia. All’inizio mi spaventavo, ma poi ho imparato a gestirla ed a conviverci. Mi sono presa un anno di pausa all’università, dopo aver lasciato la facoltà di lingue. L’anno successivo mi sono iscritta alla facoltà di informatica, ho dato qualche esame e poi l’ho lasciata, per iscrivermi alla facoltà di ingegneria edile, che frequento tutt’ora. "Da qualche mese l’ansia mi sta rendendo la vita impossibile, spesso ho degli attacchi di panico e mi sento sicura solo se resto in casa. Mi creano disturbo le luci artificiali e preferisco il buio. La sera, soprattutto, il mio disturbo si accentua ed a volta mi sento impazzire".

Dopo quattro anni, da circa una settimana, ho lasciato il mio ragazzo, perché non so più cosa provo per lui. In realtà, però, il mio problema è che mi sento priva di emozioni di qualunque genere, anche negative, come se fossi diventata completamente sterile. Ma perché? Si può mai soffrire di questi disturbi a 23 anni? Dovrei avere energia vitale da vendere, ed invece passo le mie giornata a lasciarmi logorare da questo disturbo. Ho bisogno, forse, di iniziare un percorso di psicoterapia? In questi giorni, ho letto dei libri del prof. Raffaele Morelli, noto psicoterapeuta. Ho compreso tante cose, ma non mi hanno aiutato a curare il mio disturbo. La verità è che non riesco più a sentirmi viva, come se tutto ciò che faccio, che osservo e che ascolto durante la giornata non fosse reale. Cos’ho? Aspetto vostre risposte.

 

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http://www.chiediallopsicologo.it/topic/non-riesco-piu-sentirmi-viva/

 

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Approccio chirurgico sull'Amigdala per problemi psicologici/psichiatrici - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Buongiorno, volevo sapere se esiste un approccio chirurgico sull’Amigdala per modificare problemi psicologici/psichiatrici. Ad oggi i farmaci che assumo sono zoloft, depakin e xanax all’occorrenza.

Grazie

 

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http://www.chiediallopsicologo.it/topic/approccio-chirurgico-sullamigdala-problemi-psicologicipsichiatrici/

 

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Ossessioni saltuarie - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Buongiorno, ogni tanto mi capita di entrare a contatto con una sostanza potenzialmente dannosa e di pensare che “oh mio dio mi nuocerà”. quindi la preoccupazione sale fino a produrre ansia (tachicardia, gambe che tremano, sudore) e mi lavo le mani all’infinito, mi disinfetto finché non penso che possa bastare. Mi è successo poche volte negli ultimi mesi, ma mi preoccupa il fatto che possa diventare ricorrente. so che l’ansia viene perché controlliamo troppo o perché non esprimiamo ciò che siamo… il mio problema attuale è la solitudine sentimentale.

Ho 38 anni e sono stufa di essere single, desidero innamorarmi e mettere su famiglia ma non incontro l’uomo giusto….. cosa posso fare?

 

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http://www.chiediallopsicologo.it/topic/ossessioni-saltuarie/

 

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Lui è un eterno indeciso

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DOMANDA

Buona giornata a tutti,
scrivo per avere un parere, consiglio psicologico, parere disinteressato, di tutti i generi in quanto sono sbigottita per la fine di una storia d’amore in cui ho messo l’anima.
13 anni fa ho conosciuto un uomo 15 anni più grande di me (ora ne ho 35), la nostra relazione è proceduta all’incontrario nel senso che prima ci siamo piaciuti e poi frequentati….dopo 5 anni senza essere ne carne ne pesce gli chiedo una cosa seria e lui tentenna…io mi stanco e mi fidanzo con un altro, lui sta malissimo e mi accusa di averlo tradito..ma se neanche siamo stati insieme…va da un terapeuta per un po’ di tempo forse per superare la crisi (queste cose me le dirà in seguito), continua sempre a cercarmi nonostante i miei rifiuti e io sia fidanzata.
Dopo 2 anni mi lasciò e lui alla carica ci frequentiamo un altro po’ sempre nel momento in cui gli chiedo una cosa seria, lui tentenna, così ci perdiamo di vista, io ho altre amicizie ma non mi fidanzo.
Nel frattempo lui non ha mai smesso di insistere, così cedo e ci rivediamo di nuovo però la situazione nn cambia…stavolta scappa….capisco di avere a che fare con un Peter Pan mai stato fidanzato, che ha incontrato donne sbagliate, legato forse troppo alla famiglia e soprattutto alla mamma (lui vive distante dalla famiglia).
Inizio a cercalo io, per un po’ di mesi lui è ancora dal terapeuta per disturbi ossessivo compulsivi (non so da cosa o da chi), quando perdo la speranza mi cerca lui e dopo 10 anni finalmente ci fidanziamo ufficialmente: va tutto bene, ci vediamo e sentiamo tutti i giorni, vacanze insieme, lui galante, dolce, affettuoso,..un amore perfetto…cambia lavoro, prende la residenza in città, si stacca un po’ dalla famiglia, acquista sicurezza, interrompe dallo psicologo.
Gli unici punti dolenti del nostro rapporto sono: da parte mia non sopporto il legame morboso anche troppo con le sorelle e la famiglia (la mamma è malata), sebbene lui mi rassicuri sul fatto che sono cose distinte dice lui, manifesta soprattutto quando è in famiglia un atteggiamento immaturo, infantile che non sopporto (detto in parole povere sta sempre dietro alla sorella), io mi sento messa da parte, questo lui se ne accorge e se ne dispiace.
Da parte sua non sopporta il mio atteggiamento possessivo ed accentratore, come se esistessi solo io, dobbiamo fare sempre come dico io e simili.
La famiglia non si intromette, anche se io non la digerisco cerco sempre di essere educata, lui lo sa e se ne dispiace, però le sorelle e nipoti donne continuano a dirgli che è cambiato, quest’anno ha avuto un lutto del padre e io gli sono stata sempre vicino, non l’ho mai abbandonato nonostante avessi l’atteggiamento possessivo.
Quest’estate lo vedo strano e non so che gli prende, forse perché abbiamo fatto troppe cose come dicevo io, al rientro cambia, è freddo, distante, muto (lui è un parlone), gli chiedo che cos’ha e mi dice mille scuse: è scoglionato, non sta bene in questa relazione, forse si è stancato, l’atteggiamento possessivo, non si sente quello di prima, vuole tornare al suo paese, non è contento.
Litighiamo e sbotta che non vuole più vedermi: ora è da una settimana che non si fa vivo….come spiegare il suo comportamento? se volessi riconquistarlo come potrei fare? Ci tengo tanto a lui prima di dire basta per sempre vorrei almeno fare un tentativo di ripensamento.
Lui è eterno indeciso su ogni cosa capace di dire una cosa e farne un’altra….poi vorrei chiedere secondo lei da che cosa è ossessionato?…

 

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Lui é cambiato e non se ne rende conto! - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Salve, sono Cristina ed ho 28 e da sei anni sono fidanzata con un ragazzo di 26anni.Un mese e mezzo fa, abbiamo discusso e a differenza delle volte precedenti lui si è dimostrato assente e distaccato. Dopo giorni di assenza mi chiama e discutiamo ed è così che io decido di chiudere, perché dopo 3 gg che non mi vedeva ha preferito andare al compleanno di un “amico” (persona che odia e non sopporta) invece di venire a casa dove io ero da diversi giorni a causa di un malessere fisico. A ciò è seguita una settimana di silenzio.. mi aspettavo si facesse vivo ma nulla. Chiedo di parlare diverse volte e lui si ostina dicendo che non aveva senso, gli ho chiesto di cercare di capire i nostri sbagli e lui ha sempre sostenuto che non c’era nulla da dire perché lui sostiene che ha ragione e che è stanco di sentirsi dire che è cambiato e che è più distante visto che se lo sente ripetere da un anno.In effetti è da un anno che gli faccio presente questo problema, da quando ha iniziato a lavorare in un supermercato, si è talmente lasciato prendere che non fa altro che parlare di questo lavoro e non appena ha del tempo libero la sua meta fissa è lì.

Dopo la settimana trascorsa senza sentirci, mi sono arrivate chiamate e messaggi da parte di sua madre e sua cugina, le quali sono state messe al corrente della discussione da lui stesso.. decido di insistere per vederlo e alla fine ci incontriamo. Abbiamo iniziato a discutere perché lui sosteneva che aveva ragione e basta, fino a quando mi abbraccia e decidiamo di affrontare tutto insieme. Passano i giorni e lui si mostra sempre più distante. All’inizio, ho cercato di spiegargli le cose pacatamente ma lui ogni volta diventava irascibile, se la prendeva, mi mandava a quel paese; allora decido di sorvolare su tutto ed ho iniziato a prendere le distanze, fino a quando parto per andare da mia cugina a Genova. E’ lui stesso ad accompagnarmi all’aeroporto e nei gg a seguire si mostra sempre più freddo. Il lunedì si parlava del mio rientro (previsto per il giorno dopo) e lui mi affermò che lavorasse il mercoledì mattina e quindi non c saremmo visti. Il martedì prima di imbarcarmi mi dice che stava andando a giocare a carte da amici e allora solo dopo averglielo chiesto mi comunica che non avrebbe lavorato il mercoledì mattina e che aveva visto male l’orario, ovviamente io gli dico ” ma allora ci potremmo vedere” e lui fa ” in effetti.. forse si”. Illusa del fatto che questa mia assenza lo avrebbe portato a sentire la mia mancanza, ci rimango male, perché pensavo che questo pensiero dovesse provenire da lui. Con molta freddezza mi fa “non sei ancora arrivata e quindi non c’ho pensato”. Ogni santa volta usa questa espressione. Dopo di che non s fa più sentire..atterrata mi arrriva un suo sms ” sei atterrata?” gli dico di si e lui ” ti aspetto o vai a casa” gli comunico che vado a casa e lui scompare.. Lo chiamo dopo un’oretta e cercavo di spiegargli che c’ero rimasta male e lui se ne esce dicendomi “senti ..io sono a letto e non ho intenzioni di alzarmi per parlare con te”; e fu così che io esplosi..dicendo che avevo fatto di tutto per recuperare con lui e non ho fatto altro che trovarmi un muro e quindi ero stanca. Nessuna mia lacrima e parola sono servite. Lui mi ha chiuso il tel. Provo a contattarlo l’indomani e al telefono non ha fatto altro che dirmi che è stanco, che sbaglio sempre nel lasciarlo! alla fine confessa di essere cambiato ma che l’ha fatto solo da un mese a questa parte solo perché se l’è sentito ripetere troppe volte. Ma è normale tutto questo? mi ha rinfacciato tante cose, persino i soldi spesi per accompagnarmi all’aeroporto, non aveva mai fatto una cosa del genere. ci siamo visti solo sabato, nonostante l’avessi chiamato (ore 17,10) per parlare mi comunica di star poco bene e quindi non sarebbe uscito, alle 19 circa mi dice di cenare fuori con la sua famiglia pensavo che fosse l’occasione giusta per chiarire. Non ha fatto altro che dirmi “ti potevi stare a casa.. non ti ha obbligato nessuno”. la cena è stata un immenso imbarazzo non m ha rivolto parola ed è rimasto per gli affari suoi sedendosi vicino suo padre quando il resto dei suoi fratelli avevano accanto i partner. All’uscita facciamo un giro in macchina in totale silenzio, arriva sotto casa mia spegne la macchina e m guardava in silenzio con la faccia arrabbiata.. allora gli chiedo “perché mi guardi e non parli?” e lui “potrei dire lo stesso e cmq te ne puoi anche andare” ed è così che me ne sono andata. mi ha mandato la buonanotte tramite un sms che x me non aveva senso e da quel giorno non ci sentiamo e non ci vediamo. che gli prende? perché non capisce che ho bisogno di lui? non capisco tutta la sua rabbia. penso che in una coppia il dialogo sia fondamentale lui invece si sente sempre accusato, sostiene che a me lui non sia mai andato bene. Non so più che fare! mi sembra di non riconoscerlo più.

 

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http://www.chiediallopsicologo.it/topic/cambiato-non-ne-rende-conto/

 

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Mi sento paralizzata dopo la rottura con il mio ex - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Questa è la prima volta che scrivo nel forum. Ho 33 anni. Son stata sposata diversi anni fa e dopo un anno di matrimonio ho lasciato il mio ex marito. Poi ho avuto una storia che è finita male. Mi ripresi pian piano. Sono stata single per qualche anno.

Circa 9 mesi fa ho intrapreso una storia con un ragazzo e me ne sono innamorata. Tra noi le cose non sono mai andate davvero bene. Per un po’ ci siamo lasciati e poi abbiamo riprovato. Quando stavamo insieme sentivo che non era la persona giusta per me, ma se rompevamo la storia stavo male. Ora sono paralizzata dalla tristezza. Mi sto rendendo conto che forse le mie storie vanno male perché ho qualche disturbo mentale. Adesso non faccio altro che fumare sigarette e non riesco a lavarmi né a pulire casa. Ho il terrore di vivere davvero. Sono laureata ma disoccupata. È come se non avessi forza per cercare lavoro o costruire qualcosa.

Non ce la faccio, sono debole fisicamente.

Riesco a stare solo a letto.

 

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http://www.chiediallopsicologo.it/topic/mi-sento-paralizzata-la-rottura-mio-ex/

 

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L'ansia è sempre con me. Perchè? - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

DOMANDA

Salve, sono Giulia, ho 22 anni e vi scrivo perché mi trovo in uno stato confusionale.

Non so assolutamente cosa fare, come comportarmi con me stessa in una situazione faticosa della mia vita che dura ormai da un po’, soffro di ansia e attacchi di panico da 4 anni e sono stanca di questa convivenza forzata, non so cosa la mia mente stia cercando di dirmi ma vorrei proprio capirlo! Quello che mi chiedo è da cosa ha origine la mia ansia? Conoscendomi potrebbe essere legata a fin troppe cose, ho avuto una preadolescenza segnata dal bullismo, un’adolescenza di solitudine in casa, alcuni brutti momenti in famiglia, ho sempre sentito il bisogno di eccellere e ricevere complimenti per il mio lavoro o studio e posso dire che per gli anni del liceo è sempre andata così, ho coltivato un’immagine di me totalmente disumana credendomi capace di poter restare sola negando l’evidenza cioè che anche io sono un essere sociale, mi sono isolata vaneggiando sulla stupidità altrui e sulla mia presunta maturità e intelligenza e poi prima dell’esame di Stato crollo, crollo terribilmente, attacchi di panico, paura di svenire, sono rimasta a letto per 3 mesi estivi con la paura di un abbassamento di pressione! Ho pensato alle cose più stupide e allucinanti sulla faccia della terra, ho fatto del turismo, ho girato medici di ogni tipo per capire, poi grazie all’esaustiva spiegazione di uno psichiatra ho capito che evidentemente il mio problema non era di tipo organico, sono passata ai farmaci…presi per 5-6 mesi circa, una cura breve e un dosaggio leggero, mi sono ripresa...non del tutto ma stavo molto meglio, ho incominciato l’università dopo aver perso un anno dietro ai miei mali immaginari e non potete capire quanto mi pesi aver perso del tempo! Mi sento terribilmente indietro!

Sono una studentessa di psicologia, grasse risate sì…ma dovevo scegliere qualcosa che mi interessasse e dopo avere superato, momentaneamente, quella fase della mia vita volevo che nessuno la sottovalutasse, mai più! Insomma tutti quei medici che ho visto, che mi hanno vista…non hanno mai pensato di dirmi ”signorina si rivolga ad un terapeuta”? No, il cardiologo mi ha mandata dall’otorinolaringoiatra, questo mi ha mandata dall’oculista, poi siamo passati al fisioterapista…e quante persone ma quante, ragazze e ragazzi come me, hanno affrontato il mio medesimo percorso perché semplicemente non si sa e non si conosce! Io amo quello che sto studiando, mi piace veramente, detto ciò la mia scelta universitaria è stata dettata da questi sentimenti ma…dopo aver passato un anno diciamo positivo in una Città universitaria lontana dal mio paese d’origine mi ritrovo a far ritorno per le vacanze estive e cosa succede? Mi sento di nuovo malissimo!

"Non esco di casa da un mese, forse anche più, non mi curo del mio aspetto, sto 24h su 24h a letto, non riesco a studiare, giramenti di testa, cefalee, sento come se dovessi svenire da un momento all’altro…eccoci di nuovo!"

Tra poco ho un esame, molto difficile, provo molta ansia solo a pensarci, ma io veramente non mi capacito ho sostenuto altri esami durante l’anno e non stavo così! Ho paura che non sarò sufficientemente preparata questa volta perché sono distratta, tesa, mi guardo continuamente intorno e non riesco neanche a sedermi a tavola!

Cosa sta succedendo? È perché sono di nuovo sola nella mia stanza come anni fa? È la mia famiglia? È l’esame? Perché ritorna sempre? È legata al passato, magari al mio modo scorretto di vivere o vedere o meglio di affrontare le cose che mi circondano? Vorrei veramente andare da uno specialista, magari seguire un percorso terapico, comunque già iniziato 2 anni fa ma durato 2 mesi e terminato (senza miglioramenti) per la mia condizione economica, non posso permettermelo quindi vorrei capire, devo capire, cosa posso fare?

 

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Affascinata dalla morte - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA


Salve a tutti

Scrivo perché da molti anni soffro di attacchi di panico, ansia e depressione.
Sono una ragazza di 24 anni, e fin dai 14 anni non ho fatto altro che passare da una fobia all’altra, da un malessere all’altro.
Mi porto una storia pesante dietro, sono cresciuta con un padre che era disgustoso, un alcolista molestatore di bambini, e mi vergogno di lui, di essere nata figlia sua e di avergli voluto così tanto bene.
Fin dalle scuole elementari sono stata una bambina problematica, sempre arrabbiata, che non socializzava con nessuno. A scuola venivo sempre emarginata anche quando provavo ad essere aperta e disponibile, e questo mi ha portata a non provare più interesse nel frequentare le lezioni. Mi sono pian piano chiusa nel mio mondo di fantasia, senza combinare nulla nella vita.
Mi ritrovo ora a 24 anni senza nulla, senza uno straccio di diploma e senza aver mai lavorato. Mi sento una persona vuota e finita, e lo scontento aumenta di giorno in giorno.
Ho un ragazzo, ma abita lontano ed è più giovane di me. Ci vediamo e quando sono con lui sono felice, ma so che non posso fare affidamento solo su questo. Anche l’idea che si trasferirà nella mia città alla fine di quest’anno un po’ mi rende felice e allo stesso tempo mi spaventa. Non so nemmeno che cosa ho nella testa.
Tuttavia scrivo perché ho un problema veramente grande, tra i tanti già citati.Sono sempre stata affascinata e al tempo stesso terrorizzata dalla morte.

Prima mi comportavo come se non mi appartenesse, se fosse qualcosa che poteva capitare solo agli altri… ma da due anni ho realizzato che è un destino che ci accomuna tutti, e da allora ho iniziato a pensare solo a quello.

Tutta la mia vita è una grande crisi di panico. A volte mi sento vuota e triste. Non so perché vivo, se tanto devo morire. Non so perché dovrei impegnarmi, se tanto non ha alcun valore. Non so perché scrivo questa cosa, se comunque non cancellerà la cosa che tanto temo. Mi sento anche sciocca a provare queste emozioni, perché vedo gli altri che non provano il mio terrore parlando della morte o pensandoci. Perché mi succede? Perché non riesco più a dare valore a nulla? Sono depressa o sono semplicemente una pessimista che si illude di essere malata e di poter quindi trovare una soluzione?
Nonostante queste parole scrivo perché ho capito che devo fare qualcosa, soprattutto per le persone che mi hanno cresciuta e mi amano, perché voglio dare alla mia mamma una minima soddisfazione, qualcosa che non sono riuscita a fare in questi anni. Lei dice sempre che è fiera di me perché sono una brava ragazza, ma io sono brava perché sono una vigliacca che ha persino paura di respirare. Non farei mai del male a nessuno, ma quanto mi piacerebbe essere una ragazza normale. Uscire con gli amici, lavorare, divertirmi, arrabbiarmi, ridere per un film e amare. Non posso fare queste cose perché il mostro che mi perseguita me lo impedisce.
Ho tanta paura che questo male mi porterà via anche il poco che ho, se vado avanti così
Mi scuso per aver scritto così tanto, e ringrazio in anticipo per un’eventuale risposta


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Legame fortemente condizionante

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DOMANDA

Si tratta del mio legame con una cara amica.
Sento che mi condiziona parecchio perché è una persona travolgente, ci unisce un grande affetto da anni, sento come se la mia vita non riuscisse a prendere un suo corso, mentre guardo la sua vita evolversi. È iniziato tutto con attacchi di panico improvvisi, alcuni dei quali legati a qualcosa che le ho visto fare o dire. Col tempo sono riuscita a riconoscere le situazioni di “pericolo” e gestirle, ma vorrei essere in grado di liberarmene per sempre maturando da lei un distacco emotivo senza rovinare il rapporto.

 

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Statine causa di perdita della memoria?

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La segnalazione che l’impiego di statine sia associata a episodi di perdita della memoria non trova riscontro in uno studio retrospettivo condotto presso l’Università della Pennsylvania che, per fare chiarezza, ha utilizzato le cartelle cliniche in cure primarie raccolte in oltre 25 anni dal registro elettronico britannico Health Improvement Network. Sono stati messi a confronto 482.543 soggetti in trattamento con questa classe di farmaci, 482.543 soggetti di controllo e 26.484 in trattamento con altri ipolipemizzanti.

 

 

La perdita di memoria è un effetto associato quindi a tutti i farmaci ipolipemizzanti ovvero, più verosimilmente, è riconducibile alle caratteristiche dei pazienti trattati,con ogni probabilità affetti da disturbi cerebrovascolari, e dunque, in ultima analisi, sarebbe dovuto a un errore metodologico detection bias.

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Vorrei vivere la mia vita - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Ho 31 anni, vorrei una vita indipendente, vorrei andare via di casa,
Mio padre è morto qualche anno fa, attualmente viviamo io, mia madre, mia sorella in casa da mio zio che ci mantiene, ma che però è in scarse condizioni di salute (tumore). Io ho un lavoro, che è pagato la metà di uno stipendio normale, ma ho messo da parte qualche soldo e abbastanza da poter andare via di casa..Mia madre non ha una pensione e ha accumulato molti debiti con la sua scorsa attività. Sia io che mia sorella, sogniamo l’indipendenza e andare via di casa. Mia madre ha sempre condizionato le mie scelte, ed è sempre stata molto apprensiva nei nostri confronti. Io ho sempre cercato di fare scelte che non deludesse le aspettative della mia famiglia. Ho pensato diverse volte di andare via di casa, ma mia madre mi ha ricattato diverse volte dicendomi di essere egoista e di pensare solo a me stesso.

Potrò mai avere una mia vita , o dovrò passare il resto della mia vita in casa con loro e con il rimpianto, in cambio di non sentire le loro lamentele di averli abbandonati… e di pensare solo a me stesso?

 

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Non riesco a staccarmi emotivamente da mia mamma - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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Sono una ragazza di 22 anni. Vivo con i miei. Da qualche anno la nonna materna, rimasta vedova vive con noi. Tuttavia essendo una donna depressa, con qualche turba della personalità rende la vita a mia mamma impossibile. Questo la rende sempre nervosa, triste. Ogni giorno litigano, urlano e io subisco ogni giorno questa violenza. Sto malissimo a vedere mia mamma soffrire. So che per quanto mia nonna possa essere responsabile, il vero problema è mia mamma che non riesce a gestirla. Reagisce in malo modo ad ogni critica di mia nonna, seppur dettate solo dal suo essere acida e vecchia e senza reale fondamento.

Il problema, però, è che per quanto possa provare a distrarmi, non pensarci e ripetermi razionalmente ce me ne devo distaccare, non ci riesco cosi quando sono sola scoppio a piangere per liberarmi e sentirmi meglio. Purtroppo sono studentessa quindi resto a casa quasi sempre per studiare. Questa situazione mi distrae dallo studio e nell’ultimo periodo sta degenerando. Quando ho questi sfoghi di pianto, dopo litigi tra mamma e mia nonna, ho dolori allo stomaco e a volte penso di auto procurarmi il vomito cosi da stare meglio. Non ho mai avuto questo tipo di pensieri. Sono sempre stata una persona solare che sia ama si piace. Ma da quando ho questa situazione sono diversa. Mi sono chiusa e ho perso interesse nelle amicizie. La mia domanda è: come posso smettere di essere cosi empatica? Come posso smettere di assorbire quest’aria negativa in casa?

 

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Non voglio essere dipendente, come le donne della mia famiglia! - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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Ho 37 anni. Ho due lauree (studi pagati da me). Attualmente sto portando avanti un dottorato di ricerca all’estero. Negli ultimi cinque anni ho vissuto in due paesi diversi. Solitamente, quando mi misuro con qualcosa (studio, lavoro o altro punto) punto in alto, nel senso che cerco di fare del mio meglio, di raggiungere buoni risultati. Questa però è solo una facciata della mia storia. Vivo all’estero perché sto seguendo il mio compagno, la sua carriera. Cerco di costruirmi una mia identità (non solo professionale), e non è facile. Mi sento inadeguata, sola. Cerco di ottenere risultati eccellenti forse per dimostrare a me stessa di essere una persona valida, ma in fondo non ci credo molto. Non ho un lavoro. Non ho un’indipendenza economica. Passo molto tempo in casa (e questo spiegherebbe perché il mio livello linguistico (mi riferisco alle lingue straniere che sto imparando) non sia eccellente. Insicurezza cronica, la definirei. Mi sembra che tutto mi sia precluso e che quello che sogno di fare (intendo professionalmente) sia irraggiungibile. Lo trovo paradossale. Perché spendermi tanto se poi non ci credo? "Non ho mai avuto un grande sostegno in famiglia. sono cresciuta sentendo mia madre dire (sin da quando ero bambina) ‘ Voi giovani che studiate a fare, tanto non c’e’ lavoro".

Sensi di colpa, tanti. Le attenzioni dei miei genitori sono state sempre per mio fratello e mia sorella, che poi hanno sempre creato problemi anche piuttosto gravi a casa. Io, la figlia ‘perfetta’, sono trasparente. “Lei -sono certa pensano i miei genitori – non da problemi. Non occupiamocene”. Sono l’ultima arrivata, frutto di una gravidanza non voluta (mi ha confessato una volta mio fratello, scherzando). Forse nasce tutto da qui. Vivo con conflitto la mia identità: le donne della mia famiglia (me compresa) sono in tutto e per tutto dipendenti. Ho la patente e non guido, ho i titoli di studio e non lavoro, studio lingue che poi parlo male. È un disastro. Non so se questo messaggio così frammentario abbia senso e riesca a dare l’idea della mia situazione.

Sono stanca di svilirmi e di sentirmi vuota.

Una vita non vissuta, inutile. A volte credo che la mia vita non abbia alcun senso.

 

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Agorafobia - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Buonasera sono una ragazza di 20 anni da settembre ho continuamente ansia. Ho paura di svenire tra la gente e della conseguente figuraccia. Non sono più la stessa non voglio uscire di casa andare all’università in palestra nei centri commerciali ristoranti o bar per non parlare di autobus quindi insomma odio i luoghi chiusi. Non so da cosa sia nato tutto ciò ma un giorno di settembre ero in un centro commerciale ed all’improvviso mi ha iniziato a girare la testa per la troppa confusione da lì ho paura che possa ricapitare. Vorrei uscire dal tunnel ma non so come

 

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Il mio fidanzato mi ha lasciato dopo la morte del padre - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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Il mio (ormai ex) ragazzo soffre di depressione da quando, quattro anni fa, a suo padre è stato diagnosticato un tumore incurabile. Nello stesso periodo è cominciata la nostra relazione, che è stata fin dall’inizio bella e significativa. Io ho sempre cercato di stargli vicino e fargli da sostegno senza però forzarlo a parlare o sfogarsi, cose che non ha fatto quasi mai. Nonostante il dolore lui è sempre stato affettuoso nei miei confronti e, a parte qualche discussione ogni tanto, siamo sempre andati d’accordo. Dopo la morte del padre si è caricato della responsabilità di confortare e aiutare la madre, compito che riveste tuttora e con cui non riesce più a convivere.

"Mi ha lasciato una settimana fa all’improvviso senza che ci fossero segnali evidenti di disagio tra noi sostenendo di soffrire d’ansia e attacchi di panico e di essersi accorto da qualche giorno di avvertire la relazione con me come una costrizione, pur volendomi molto bene".

Sembra stia pensando seriamente di andare da uno psicologo ( cosa che ha rifiutato per 3 anni) e dice di non essere in grado di mantenere una relazione sana ora che sente il bisogno di stare da solo e pensare a se stesso. Io ovviamente sono molto dispiaciuta e amareggiata e allo stesso tempo preoccupata per lui. Potrà riprendersi? Può essere che ha bisogno di questo momento per sé e che poi una volta che sta meglio torni indietro? O devo accettare che è finita e andare avanti?

 

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Fobia della partenza - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Salve, proprio stasera mi trovo a dover partire per 3 settimane a trovare i miei parenti in Puglia e come sempre questa partenza, come anche il ritorno, mi pesano tantissimo a tal punto che comincio giorni prima a pensare a quando dovrò salutare il mio ragazzo o i miei nonni e quando arriva il momento piango veramente tantissimo.

Per me quando arriva questo momento è un vero e proprio trauma e ciò va avanti da tantissimi anni per questo penso che ciò sia dovuto ad un trauma infantile, infatti quando ero piccola e dovevo partire mi disperavo a vedere mia nonna piangere o mia madre, e inconsapevolmente ho associato l’immagine della partenza a qualcosa di tragico. Addirittura mi basta vedere qualcuno che parte anche in un film oppure quando vado in gita scolastica è sempre un trauma.

Come posso fare a superare questa cosa? È giusto dispiacersi magari anche piangere, ma io sto male eccessivamente per questo.
Mi scuso se il mio post non si trova nel posto giusto o non è abbastanza importante, però vorrei sapere come superarlo.

 

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Lui e i suoi genitori

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DOMANDA

Buongiorno,

sono una ragazza di 27 anni e vorrei esporVi un problema e chiederVi consigli a riguardo.

Prima però, per completezza, sono necessarie alcune premesse e sperando di riuscire ad essere abbastanza chiara, chiedo scusa in anticipo se dovessi dilungarmi troppo.

5 anni fa mi sono trasferita a 800 km di distanza dalla mia famiglia per portare a termine i miei studi universitari che avevo interrotto, dopo un anno mi sono fidanzata con un ragazzo splendido che ho conosciuto nella mia nuova città, ci amiamo molto e da 3 conviviamo … a casa dei suoi.
Lui è più grande di me di 3 anni, è economicamente indipendente dai suoi ed è figlio unico.

Al contrario, io dipendo ancora dalla mia famiglia, e sono a 2 esami dalla laurea.
Nel frattempo, 3 anni fa ho perso mia nonna a cui ero davvero molto legata e che non sono riuscita a “salutare” per via della mia lontananza. E ancora, pochi mesi fa, ho perso anche mio padre, dopo 2 anni di sofferenze per tutti noi. Ma almeno lui ho potuto “viverlo” in quanto ho raggiunto mia madre e i miei fratelli nelle sue ultime settimane di vita. Detto ciò, ritornando al mio fidanzato e me, dacché ci siamo fidanzati, fin da subito iniziato a parlare di matrimonio e di sistemarci in una casa tutta nostra, a patto che prima io terminassi gli studi (condizione dettata da lui con valide ragioni da me accettate) .

Riguardo invece al mio rapporto con i suoceri, è discreto, anche se alcune cose non le comprendo e non le condivido. Con il papà c’è un rapporto quasi formale (ma questo dipende dalla sua e mia chiusura caratteriale) e con la mamma un rapporto di tacito accordo della serie “cerchiamo di non litigare”. Non posso quindi dire, in tutta onestà, che ci sia amore o affetto tra me e i miei suoceri, ma ci tolleriamo vicendevolmente per amore del figlio.
Potrei fare un lungo elenco delle volte in cui non ho potuto esprimere il mio parere per non offendere o mi sono sentita trattata come una “ragazzina” perché tacitamente (e non) sottolineano che loro ne sanno molto più di me in tutto (anche nelle cose che ho studiato, testato, provato e abbondantemente sperimentato) o di quante volte ho cercato di ottimizzare risorse e tempi nella gestione delle faccende di casa (cose che ho imparato vivendo da sola per più di 10 anni!).
E tengo a precisare che in ognuna di queste occasioni la reazione da parte loro (e soprattutto di mia suocera) è stata o tenermi il muso perché offesa (di cosa!? il mio è un atteggiamento sempre propositivo, mai critico) o strani sotterfugi per farmi fare le cose come piace a lei.
Ovviamente non ritengo corretto dover stravolgere le loro abitudini, benché non conformi al mio punto di vista, ma racconto tali cose per darvi un idea del mio stato d’animo.

Mi sono resa conto infatti di non sentirmi più “viva” già da un paio d’anni, perché non riesco ad esprimere me stessa e mi sento svalutata come donna. Mi sento deturpata dal mio ruolo di compagna, di “aiuto convenevole” per il mio futuro marito. Mi sento una donna intrappolata negli indumenti di una ragazzina. Sento la mancanza della mia famiglia e ho il cuore dilaniato dall’assenza di mio padre. Non sono infelice o depressa, ma mi sento in gabbia e ne vorrei uscire.

Ho cercato di far capire, in parte, questa mia condizione al mio fidanzato, proponendogli comunque di prendere subito casa e sposarci in breve anche se ancora non sono laureata, ma lui è convinto che se ho iniziato questo percorso, devo concludere per dimostrare coerenza, cosa che lui vorrà che io insegni ai nostri figli… Io sono d’accordo, ma sento la necessità di una pausa “mentale”, di cambiare “aria”.
Lui pensa che a me non manchi niente perché a lui non manca niente e soprattutto per lui non è cambiato niente perché se prima aveva “mammà” che si prendeva cura di lui, adesso ha la “comodità” di avere anche la fidanzata che lo aspetta a casa e mi dice spesso che, in un certo senso, se non siamo sposati è colpa mia e che in questo io lo ho “ferito” perché inizialmente le previsioni erano che io mi laureassi molto prima.

Pertanto, quello che vorrei chiederVi, è un parere sulla mia situazione e dei consigli produttivi che mi consentano di affrontare questo ostacolo e andare avanti.
Fiduciosa, ringrazio in anticipo e saluto con affetto.

 

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Mi preoccupo dell'opinione della gente sul mio ragazzo - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA:

Sono fidanzata con un ragazzo da circa 6 mesi e credo di esserne innamorata o, perlomeno, ci tengo tantissimo a lui e non intendo lasciarlo. Però non me la sento di presentarlo ai miei amici, io non ho una comitiva, a differenza sua, però a volte alcuni miei amici mi hanno chiesto di lui e so che sarebbe normalissimo presentarlo in qualche occasione. Ma io provo disagio all’idea. E’ capitato che io abbia incontrato un paio di volte alcuni miei amici mentre ero con lui e mi sono sentita in imbarazzo. Questa cosa mi è capitata anche prima, anche se dovevo portare semplicemente degli amici. Forse ho troppa paura del giudizio degli altri e ciò mi frena.

"Se usciamo con i suoi amici o con amici in comune stiamo bene e ci divertiamo, tuttavia mi sembra corretto che lui non conosca almeno i miei amici più stretti".

Come posso fare? La maggior parte delle volte usciamo soli e per me non è un problema perché sto bene con lui, ma penso che se dovessi incontrare qualcuno che conosco sarei in imbarazzo. La mia scusa personale è che lui è un po’ timido con chi non conosce e non starebbe a suo agio, ma mi rendo conto che il problema in realtà è mio, sono io ad essere insicura e a preoccuparmi di ciò che la gente possa pensare. Non voglio che la mia insicurezza influenzi il bel rapporto che ho instaurato con questa persona. Grazie.

 

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Mia madre ha pianificato il mio futuro professionale - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Gentili dottori, ho 25 anni e sono uno studente universitario.
Il mio malessere nasce dal fatto che, da quando i miei hanno divorziato, mia madre, con la quale attualmente vivo, si è imposta pretendendo di dover prendere decisioni per me. Vengo al dunque.
Studiavo in un corso di laurea che avevo personalmente scelto: prima ha iniziato a instillare in me insicurezze riguardo le dubbie prospettive lavorative future, poi ha cercato di distrarmi da questi studi imponendomi la ricerca di un lavoro e infine è riuscita a farmi lasciare l’università per non sentirla continuamente lamentarsi riguardo le mie scelte e le mie ambizioni. Tutto per farmi iscrivere ad un corso di laurea presso il quale studio e che mi darebbe il suo stesso sbocco lavorativo. Questo è un corso di laurea pesante sia dal punto di vista didattico per il continuo susseguirsi di lezioni, tirocini ed esami che dal punto di vista fisico-emotivo perché prevede di lavorare con la sofferenza e con la morte della gente. Al contempo però ho dovuto continuare a mantenere il lavoro perchè “sai, è per te stesso”. Ed effettivamente qualche soldino da parte mi fa comodo, ma da qualche settimana

"non sono contento della mia vita, non sono contento del lavoro che andrò a fare e non riesco a dedicarmi con dovere agli studi perché non mi appassionano. Ho una forte paura di essere in futuro un professionista mediocre e frustrato a causa di quanto detto sopra, risultando un operatore scadente per i colleghi e per gli utenti; sento di me un macigno di responsabilità che ho paura di non riuscire ad affrontare, ho tutte le mattine e i pomeriggi impegnati e temo di crollare da un momento all’altro".

Percepisco l’indifferenza di mia madre e non capisco come non si renda conto che mi stia chiedendo troppo nonostante conosca la mia insofferenza verso questo tipo di studi;
il mio fisico ne sta risentendo: continui mal di testa, gastriti, tachicardie e ipertensione funzionale, attacchi di ansia,ho paura di stare danneggiando il mio corpo.
Non sto vivendo la mia vita, mi sento rinchiuso dentro la bolla che mia madre ha costruito per me. Lei si difende da queste sue prese di posizione dicendo che lei è stata in grado di portare avanti una famiglia da sola dopo la separazione e ha preteso da me che fossi partecipe di questo ipercarico di responsabilità ma io sento che sto per cedere. Aiutatemi. Grazie.

 

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Non so che cosa ho - Consulti Psicologici Online Gratuiti - ChiedialloPsicologo.it

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DOMANDA

Buonasera,
Sono una ragazza di 23 anni sempre stata solare e positiva, anche troppo sognatrice.
Tre mesi fa sono stata male per circa due settimane a causa di una pulpite. Nessuno capiva cosa avevo, sono andata all’ospedale, guardia medica, dentista ecc. Due settimane di dolore fisico e psicologico visto che mi dicevano che era una frescata e che stavo aumentando nella mia testa il dolore. Io ho anche creduto a questi medici visto che sono sempre stata una persona ansiosa e in passato anche ipocondriaca. La situazione si risolve, ma ne esco distrutta, con una tristezza quando calava la notte, non mi sentivo più me stessa. Arriva Natale e mi sembra di star meglio, ma a capodanno dopo una litigata con il mio ragazzo comincio a star male come un attacco di ansia e il giorno dopo tutto si è zittito denteo di me. Passo 10 giorni in cui ho anche episodi di derealizzazione, grazie a mia mamma comincio a star meglio a riprendermi, ma nel mentre comincio a cercare la causa di questa specie di ansia tacita, metto in discussione tutto, ma non trovo ancora cosa mi scatena questa tristezza esistenziale. Non ho più avuto attacchi di panico, di ansia o derealizzazione, ma ancora non mi sento me stessa. Mi sento fragile, impaurita, non so nemmeno io rendere bene l’idea io mi diversa. La sera sto benissimo a tal punto che sento di ragionare come prima, rivedo la felicità per il futuro come là sentivo prima. Premetto che non ho problemi a dormire, nel mangiare o nelle solite abitudini università ecc. Anzi trovo serenità in queste attività mentre le faccio è quando non faccio che sto male. Ma non è possibile che io provi a rilassarmi e mi senta così. Voglio tornare quella di prima. Mi sento impaurita, ho paura che non tornerò mai più la me stessa di tre mesi fa anche se ammetto che già avevo delle cose da risolvere nella mia vita, ma ora così, non ho la forza di affrontare nulla avendo paura di sentirmi ancora più triste. Vorrei solo sapere cosa mi sta succedendo.
Grazie in anticipo e scusate per il disturbo.

 

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DOMANDA

Salve , sono una ragazza di 21 anni che da un mese e qualche giorno vive nella paura! Premetto che sono fissata già di mio , e sono consapevole di essere abbastanza ipocondriaca. La sera del 4 settembre torno a casa , mi stavo preparando per andare a letto , all’improvviso mi toccai il seno e sentii un piccolo nodulino. Da li è iniziato tutto ! Ho iniziato a cercare varie cose su internet e non ho fatto altro che alimentare il mio spavento. Stomaco chiuso non riuscivo a mangiare. Vado dal medico curante che mi dice che tutto va ok e mi ha prescritto degli ansiolitici.. li ho presi solamente per 3 giorni , mi rifiutavo e mi rifiuto anche adesso che a 21 anni devo cedere a degli ansiolitici. Ho scoperto i fiori bach il rescure remedy per precisione . Avevo smesso di andare su internet e  leggere tutte le varie cose .. stavo meglio ! Poi per una discussione di poco conto avuta con mio padre mi sono alterata un po’ eh patatrack bis e da capo! Adesso leggendo varie cose su internet sulla depersonalizzazione ecc mi sono impressionata , e vuoi o non vuoi mi faccio venire i complessi ! Cosa devo fare?


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