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Il turismo dopo l'Expo, le occasioni per l'Italia

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Cosa resterà a Milano e in Italia dopo l'Expo 2015? Un nuovo modello di turismo per rilanciare la destinazione, come già accaduto ad altre capitali del calibro di Lisbona e Barcellona.


Via PAOLO BORROI
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PAOLO BORROI's curator insight, March 25, 2:42 AM
L'Italia ha un prodotto turistico d'eccellenza ma fermo da 30 anni - commenta Josep Ejarque (nella foto), d.g. di Explora -: nel frattempo il mercato è cambiato, quindi dobbiamo lavorare nell'ottica del dopo Expo creando una proposta che ci permetta di posizionarci su segmenti di mercato diversi". Il punto di partenza, sottolinea Franco Iseppi, presidente del Tci, "è capire che il viaggiatore di oggi non simuove più sulla base di un unico motivo ma con una gerarchia di bisogni da soddisfare sullo stesso territorio". Nel caso di Milano, concorda Franco D'Alfonso, assessore al Turismo del comune di Milano, "si deve puntare sulla creatività a 360 gradi, perchè non c'è una caratteristica unica che possa fare da elemento trainante.
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Più investi, meno attrai
Il paradosso italiano del turismo regionale

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La Sicilia spende il doppio dell'Emilia ma va peggio. La Valle d'Aosta spende 16 euro a turista, il Veneto i 60 centesimi PAOLO BORROI's insight: In questo campionato risulta saldamente in testa la Valle d'Aosta.

Via PAOLO BORROI
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PAOLO BORROI's curator insight, August 21, 2013 5:20 AM

Caro Alessandro,
grazie per aver partecipato alla discussione; conoscendoti da tempo so per certo che la pensiamo allo stesso modo per quanto aggiungo sotto.
Grazie anche agli altri colleghi.

Indubbiamente il successo di una destinazione non dipende solo dal mercato, dai prodotti creati e dai tecnicismi utilizzati. Ripeto molto spesso ultimamante quanto il turismo sia un'azienda e come tale deve essere gestita e organizzata, con competenze e struttura. Tutti noi abbiamo sotto gli occhi i (comunque pochi) tentativi d'investimento effettuati in ambito tursitico in sistemi e tecnologie da Provincie e Regioni, con i risultati che poi si vedono e sono agli occhi di tutti; vetrine e vetrinette, palchi e palchetti. Ma ci sono anche le eccezzioni. Le destinazioni non progettano, progettano male o troppo poco, allora cosa fanno? semplice acquistano "soluzioni" preconfezionate! Un'azienda è tanto più organizzata, efficente ed efficace quanto più il suo CDA è di spessore.

Punto 1. La politica per via di equilibri funzionali e asset può certamente essere parte di un CDA, ma non può, usando un eufemismo, assolvere alle funzioni di destination manager, direttore sales/marketing , revenue manager. Questo per quanto riguarda la parte esecutiva/opertiva, altra questione, quella primaria è la progettazione di un sistema turistico (DMO in tutte le sue fasi) che non deve limitarsi, come succede SEMPRE! a generare un protollo operativo PGO (piano generale operativo) e finita qui.

Punto 2. L'organizzazione di un sistema turistico ha bisogno di creare un collettore di sistema con il substrato sociale e professionale, partendo dal basso, dal territorio. Questo e il successo di questo lo si può ottenere SOLO con un approccio progettuale partecipativo o partecipato. La progettazione partecipata va assegnata a team di persone (aziende) che la sanno fare e gestire (come in una sorta di terapia di gruppo dallo psicologo), in Italia oggi credo si contino si una mano le aziende che operano progettazione con questo approccio (per il turismo ne conosco una personalmente), dove in seguito ad una analisi SWOT accurata e partecipata emergono tutte le condizioni necessarie ad operare un processo di innovazione pertecipata. Cultura e volonta di cambiamento partecipato all'innovazione.
Come sono certo condividerai, figuriamoci se è possibile andare in ENIT ed avviare un processo di progettazione partecipata all'innovazione a livello di nazione, con il popolo italiano che è oggettivamente e culturalmente il più resistente al mondo ai cambiamenti (forse secondo solo agli integralisti islamici).

Punto 3. Lo sviluppo deve avvenire frazionando il territorio e operando progettazione (con approccio partecipativo) locale a livello di distretto, senza preconcetti sulle dimensioni del territorio (piccolo o grande) perchè queste son considerate e calibrate in fase di progettazione.
La progettazione partecipata è ancora lontana dalla visione media di chi dovrebbe creare i presupposti per operare veramente innovazione in ambito turistico e mi sto riferendo alla politica che governa queste opportunità. Ci si renderà conto come questa è indispensabile già oggi e lo sarà soprattutto in futuro per apportare innovazione in modo sostenibile e concreto.

Punto 4. deve finire questa abitudine troppo diffusa di sperperare denari pubblici e delle spesone a fondo perduto in info-promozione; con i soldi che si spendono in un anno in italia a livello di Provincie e Regioni in info-promozione c'è la potenzialità di portare il turismo italiano nei primi 3 posti al mondo.  Di questo dobbiamo esserne consapevoli!
Il turismo per stare in piedei ha bisogno di fare ed essere anche business e per farlo bisogna esserne capaci, anche di crearne le condizioni.

Bisogna fare una vacanza, anche di lavoro, in nord europa per capire, bene, cosa siglifichi essere capaci di fare progettazione partecipata, turimo e business con successo...pur non avendo le nostre fortune in termini di clima e territorio.