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Depressione - 3 campanelli d'allarme e 3 pratiche utili a prevenirla

Questo video vuole parlare di come prevenire uno stato di tristezza e non come curare la depressione clinica vera e propria, per la quale - come anche dico nel video - è opportuno rivolgersi a uno psicoterapeuta.


Sul termine depressione tuttavia ci sarebbero molti distinguo da fare, perché oggi fin troppo abusato e almeno in parte stravolto dalle campagne pubblicitarie delle case farmaceutiche.


Chi fosse interessato ad approfondire tale argomento è rimandato qui.

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Quando operare il cervello è utile per combattere la depressione

Quando operare il cervello è utile per combattere la depressione | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

La psicochirurgia è tornata di attualità dopo una ricerca di un gruppo di neurologi canadesi. Gli esperti: «È utile ed efficace quando hanno fallito altri trattamenti»


La psicochirurgia - la pratica di qualsiasi atto chirurgico sull’encefalo volto al trattamento di disturbi psichici o comportamentali - è vecchia di alcuni millenni, se si considera che già in era neolitica si praticava la trapanazione cranica terapeutica, anche per la cura di disturbi mentali.


(...) Oggi i disturbi psichiatrici vengono trattati in prima battuta con i farmaci, in alcuni casi supportati dalla psicoterapia. Ma quando la scelta non riporta gli effetti sperati, diventa utile intervenire in sala operatoria.


«L’ipotesi chirurgica è considerata nei pazienti gravi che non hanno avuto una sufficiente risposta a qualsiasi altro trattamento - prosegue Priori -.


Oltre al disturbo ossessivo-compulsivo, le principali patologie che possono avere un beneficio dalle moderne tecniche sono la depressione maggiore, la sindrome di Tourette e l’aggressività.


Le metodiche che si basano sulla neuromodulazione elettrica vanno a stimolare esclusivamente la struttura anatomica coinvolta dal disturbo specifico. Questo spesso non accade con i farmaci, che hanno effetti collaterali sistemici che possono rendere il rapporto rischio-beneficio meno favorevole».


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Direttamente dal sito della Fondazione Umberto Veronesi ecco le ultime novità in ambito "depressione e guarigione".


Sono ovviamnete perplesso da questo ritorno all'antica rispetto alla presa in carico delle patologie depressive, visto che tempo fa avevo trovato altro articolo che parlava di elettroshock.


In questo caso non ci sono scosse elettriche, ma una alterazione tramite elettrodi posizionati in strutture profonde del cervello che permetterebbero di sentirsi meglio.

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Disturbo bipolare: quando famiglia vuol dire cura

Disturbo bipolare: quando famiglia vuol dire cura | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Un intervento costante e prolungato che abbia al centro la famiglia è il modo migliore di tenere sotto controllo i disturbi dello spettro bipolare, ovvero quelli che caratterizzati da un'alternanza di eccitamento e inibizione dell’attività psichica e quindi da alterazioni dell'umore, delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti.


Questo in sostanza quanto scoperto in uno studio della UCLA  School of Medicine, dell’Università del Colorado e della Stanford University School of Medicine pubblicato su Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry: la ricerca dimostra come i bambini e gli adolescenti affetti da grave depressione o da forme sottosoglia di disturbo bipolare – e che abbiano almeno un parente di primo grado affetto dallo stesso disturbo – rispondono meglio ad un trattamento di 12 sessioni focalizzato sulla famiglia che ad un trattamento educativo più breve.


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

E' proprio vero che i sintomi non sono solo DENTRO alla persona ma soprattutto TRA le persone.


Questo studio interessante mostra come il lavoro con la famiglia possa essere una prospettiva da tenere sempre a mente quando si ha a che fare con queste situazioni.

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Esiste un rapporto fra propensione artistica e depressione?

Esiste un rapporto fra propensione artistica e depressione? | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: non so quanto sia attendibile questo studio e invito tutti a prenderlo con le pinze.


Tuttavia io credo verosimile che chi ha tendenze depressive abbia maggiormente sviluppato rispetto ad altri una dimensione emotiva - talvolta di fragilità - che gli permette di avere una sensibilità particolare verso alcuni eventi della vita e anche verso l'espressione di un suo mondo interiore che ben si sposa con l'arte.


Molti d'altra parte sono gli artisti che vivono con sofferenza la loro vita, producendo opere d'arte di inestimabile bellezza.


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"Gli autori dello studio hanno utilizzato i dati provenienti dall' U.S. Longitudinal Survey of Youth relativo a 2482 studenti di 15-16 anni che hanno fornito precise informazioni circa le attività extracurricolari che avevano scelto di seguire durante il pomeriggio;


Dall’analisi di questi dati è emerso che i ragazzi più propensi alla depressione sono stati quelli impegnati nelle attività artistiche, mentre quelli meno tristi sono risultati i ragazzi impegnati esclusivamente nello sport.



Gli autori dello studio tengono a sottolineare che non esiste il binomio artista-depressione, ma sottolineano come spesso chi ama determinate attività sia più introverso rispetto a chi si dedica, per esempio, ad uno sport di squadra: questo studio vuole essere uno spunto per seguire con maggiore attenzione da parte di famiglia e istituzioni i ragazzi più sensibili e più inclini ad alcune forme artistiche in modo da colmare le loro vulnerabilità talvolta connesse con una personalità molto sensibile perché amante di determinate discipline."


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Il tocco della mamma lenisce lo stress della nascita nel bambino

Il tocco della mamma lenisce lo stress della nascita nel bambino | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: ciò che accade nella vita intrauterina è in parte ancora un mistero e oggetto di continue ricerche. Tuttavia, sembra che gli effetti dello stress in gravidanza avrebbero la capacità di alterare l’attività dei geni nei bambini, riducendo la capacità di risposta allo stress una volta nati e cresciuti.


Per cercare di arginare questo problema, ecco alcuni suggerimenti che potrebbero rivelarsi utili.


Voto all'articolo 8/10


Tratto dall'articolo:
"L’interazione fisica tra la mamma e il bambino durante le prime settimane di vita è fondamentale per lenire e ridurre lo stress e i possibili traumi nel bambino che accompagnano la gravidanza e la nascita.


Il tocco della mamma è magico.


Il periodo passato nel pancione della mamma dovrebbe essere sereno, tuttavia per il bambino potrebbe essere fonte di grande stress che si manifesta, una volta nato, in problemi emotivi e comportamentali, con strascichi che si possono trascinare per anni.


Gli scienziati stanno ancora oggi lavorando per comprendere se e come questo stress possa influire negativamente sulla salute mentale e fisica del bambino e come, nel caso, l’interazione soprattutto fisica con la mamma dopo la nascita possa in qualche modo rimediare ai danni.


Il tocco materno ha aumentato l’attività dei geni coinvolti nella risposta allo stress che, durante la gravidanza, erano stati influenzati. Quanto osservato mostra pertanto come gli effetti negativi stessi dello stress patito dal feto durante la gestazione possano essere annullati grazie all’interazione madre/figlio."


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Stress in gravidanza e depressione post parto: c'è un nesso

Stress in gravidanza e depressione post parto: c'è un nesso | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: partendo dal presupposto che ogni gravidanza è a sè e in quanto tale unica, tuttavia è pur vero che il diverso modo della neomamma di reagire e affrontare preoccupazioni lecite e non, comuni ad ogni gestazione, qualunque sia il suo decorso, potrebbe incidere anche sul post gravidanza.


Da considerare è anche il lungo periodo della gestazione, durante il quale è difficile per la madre restare "isolata" in una campana di vetro dagli stress cui la vita di ogni giorno potrebbe sottoporla e che possono poi incidere in maniera significativa sul suo modo di vivere anche la gravidanza.


Non necessariamente però tali preoccupazioni o stress accumulato è detto sfocino in una depressione post partum, il cui insorgere e manifestarsi, come ho già avuto modo di affrontare in questo articolo, può essere legato ad altri motivi ben più radicati e che spesso e volentieri riguardano la coppia di neogenitori.


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"La gravidanza è associata a una serie di benefici per il cervello. Tuttavia, la condizione ideale affinché si possa godere di questi benefici è che questo periodo di tempo sia vissuto in condizioni di relativa tranquillità e serenità.


Al contrario, situazioni ripetute di stress possono invalidare questo processo e predisporre, tra l’altro, all’insorgere della depressione post parto.


A mettere sull’avviso le gestanti è uno studio su modello animale condotto dai ricercatori della Ohio State University (Usa), i quali hanno potuto dimostrare come nelle femmine incinte che passavano il periodo della gravidanza in relativa serenità vi fosse un aumento dei collegamenti (sinapsi) tra le cellule cerebrali nelle regioni associate con l’apprendimento, la memoria e l’umore.


Quando invece le femmine in gravidanza erano esposte a situazioni di sollecitazione, per due volte al giorno, questo aumento dei collegamenti tra le cellule cerebrali non si verificava.


In base a quanto scoperto dai ricercatori, una gravidanza nella norma è in grado di aumentare il numero di spine dendritiche di circa il 20% nel cervello delle neomamme.


Senza questo beneficio per il cervello, nelle madri che avevano subìto eventi stressanti durante la maternità, si scoperto che queste difettavano in interazione fisica con la prole, una sorta di disinteressamento per il neonato.


Questo comportamento è lo stesso che si è osservato nelle mamme umane che soffrono di depressione post-partum.


Le madri stressate non hanno la capacità di plasticità cerebrale che le madri non stressate possiedono, e in qualche modo ciò contribuisce alla loro predisposizione alla depressione»."


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Depressione: sintomi per riconoscerla e come evitarla

Depressione: sintomi per riconoscerla e come evitarla | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: in questo articolo vengono messia fuoco alcuni segnali provenienti dal nostro corpo (e mente) per riconoscere quello che potrebbe essere un inizio di depressione.


Benchè questo termine sia stra-abusato spesso in maniera non appropriata, ciò non vuol dire che la persona che si sente triste (non necessariamente depressa quindi) non possa in qualche modo essere aiutata dallo psicologo.


Voto all'articolo 8/10


Tratto dall'articolo:

"Diversi avvenimenti (la separazione da una persona cara, un insuccesso scolastico o professionale, la perdita del posto di lavoro, il distacco da un luogo familiare, etc.) provocano quella reazione che il linguaggio comune chiama dolore ma, quando i sintomi depressivi non hanno un evento scatenante o persistono per troppo tempo, c’è perdita di autostima e il senso del tempo e dello spazio cambia, portando alla percezione dell’impossibilità di uscire dalla situazione, allora si entra nella patologia.


Lo stato depressivo si manifesta con: dolori al capo, alla nuca e al dorso accompagnati da una riduzione dei movimenti spontanei e da irrigidimento della mimica, perdita di peso, diminuita capacità di riflettere e concentrarsi, pensieri ricorrenti di morte fino a tentati suicidi, tristezza, apatia, ansia, perdita della speranza, pessimismo e senso di colpa.


Anche il linguaggio diventa più sterile, le risposte sono brevi e gli argomenti di cui trattare si riducono al minimo. Diventa tutto pesante e faticoso, muoversi, parlare, esprimere le proprie idee ed emozioni.


Due sono i modi per trattare la depressione: la terapia familiare, dove si lavora insieme per uscire dagli schemi rigidi in cui si è incastrati, e la psicoterapia individuale.


Evitare la depressione si può: conservarsi in buona salute richiede una corretta alimentazione e, soprattutto, un’attività fisica non necessariamente pesante, ma regolare, generale, come passeggiare, salire le scale, prendere lezioni di ballo, insomma, ogni cosa che implica un uso attivo del nostro corpo.


Queste attività allontanano dalla monotonia, dalla noia e dalla depressione. E’ fondamentale tenere in allenamento non solo il corpo ma anche la mente.


Può essere utile fare piani, magari progettare un viaggio, anche se non abbiamo molte speranze di riuscire a farlo.


Una qualsiasi attività creativa può indurre nel soggetto un senso di soddisfazione e aumentare la produzione di ormoni benefici per il nostro organismo."


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Come superare la depressione post separazione

Come superare la depressione post separazione | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: non è facile accettare una separazione anche se la situazione coniugale è diventata insostenibile proprio perché, per alcuni, viene vissuta più come un “fallimento personale”.


Infatti, la dissoluzione del legame matrimoniale non costituisce solo la fine di una storia d’amore importante ma anche di tutto quello che un matrimonio rappresenta a livello psicologico: è la fine di un progetto di vita in cui si era creduto e scommesso, dei sogni per il futuro, di una relazione che si sperava sarebbe durata per sempre.


I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati, chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.


La fine, se giunge, è spesso inevitabile e necessaria. Pertanto invece che disperare davanti al cambiamento, occorre cercare di sfruttare quanto accaduto come occasione di crescita, per ridefinirsi, riascoltare i propri bisogni, ricominciare.


Voto all’articolo 7/10


Tratto dall’articolo:


“Un matrimonio su tre finisce in un divorzio.
Ma nonostante le separazioni siano ormai all’ordine del giorno, la fine di un matrimonio rimane una delle esperienze più dolorose e laceranti che una persona possa sperimentare nel corso della propria esistenza.


Accettare la fine di un amore è un processo psicologico complesso che ha molte affinità con quello che avviene alla morte di una persona cara. Persino quando il matrimonio è stato estremamente deludente e i due coniugi sono arrivati al punto di odiarsi, difficilmente la separazione viene vissuta come una liberazione.



Anzi, la maggioranza delle persone dopo il divorzio sperimenta un periodo di insicurezza personale e di estrema fragilità emotiva: a prescindere dalla durata del matrimonio, si esce dal divorzio in qualche modo “segnati” e cambiati.


Ciascuno vive il lutto per la fine del matrimonio a modo suo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di risarcimento.
 Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.”


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Il lato positivo del disturbo bipolare

Il lato positivo del disturbo bipolare | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: se si potesse decidere, chiaramente, uno ne farebbe a meno, però concentrarsi sugli aspetti positivi che il nostro stato mentale - benchè invalidante - possa portarci è un fattore importante da non sottovalutare.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"Alan, nome di fantasia di uno degli intervistati, ha dichiarato:


”E’ quasi come se si aprisse qualcosa nel cervello che mi consente di vedere i colori più vividi…..Penso che il mio modo di accedere alla musica e all’arte sia qualcosa per cui devo ringraziare il mio disturbo bipolare. E’ come se fosse una lente capace di magnificare il mondo, posta tra il mondo e me stesso.”


Secondo gli autori dello studio il disturbo bipolare è generalmente considerato una condizione grave e cronica, con conseguenze negative per le persone che ne sono affette, per i familiari e per i loro amici.


E questo è vero in molti casi. Infatti i tassi di disoccupazione a lungo termine sono più alti per i pazienti bipolari, le relazioni sociali presentano un alto carico per i familiari e per gli amici, i tassi di suicidio sono venti volte più alti che nella popolazione generale.


Nonostante i chiari aspetti negativi, i clinici sono consapevoli che alcuni aspetti del disturbo bipolare sono positivamente valutati da chi ne è affetto, e addirittura in alcuni casi possono comportare un vantaggio dal punto di vista artistico, sociale o lavorativo.


Gli autori ritengono che focalizzare l’attenzione non soltanto sugli aspetti negativi possa essere importante per comprendere i motivi per i quali la maggior parte dei pazienti bipolari dimostra ambivalenza nei confronti dei trattamenti farmacologici, manifestando quindi un’aderenza altalenante, a tutto svantaggio della risposta clinica."


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Come i traumi giovanili possono rendere il cervello vulnerabile alla depressione e dipendenza

Come i traumi giovanili possono rendere il cervello vulnerabile alla depressione e dipendenza | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: non utilizzo molto la teoria del trauma nella mia pratica psicoterapeutica, ma questo studio mi sembra interessante e utile anche a capire alcun cose in più sugli abusi e maltrattamenti infantili.


Voto articolo 9/10


Tratto dall'articolo:

"E' noto, da tempo, che i traumi giovanili possono aumentare la probabilità di sviluppare successivamente depressione e dipendenza.


Ora un piccolo ma intrigante studio lega questi rischi a specifici cambiamenti nella struttura cerebrale, trovando che la distruzione di certe connessioni neurali sono associate negli adolescenti a maggiore probabilità di disturbi dell'abuso di sostanze, depressione o entrambi.


Le scansioni hanno mostrato che i bambini che erano stati maltrattati hanno sviluppato problemi di connettività in aree cerebrali diverse, tra cui il Fascicolo Longitudinale Superiore (SLF), che è coinvolto nella pianificazione comportamentale e, di solito sul lato sinistro del cervello, nella elaborazione del linguaggio.


(...) Questi cambiamenti suggeriscono che la specifica vulnerabilità alla depressione può essere legata alla elaborazione del linguaggio che si concentra sugli aspetti negativi, mentre la sensibilità alla dipendenza può essere collegata ad una incapacità più in generale di regolare le emozioni.


Capire come un grave stress o trauma possa portare a dipendenze e altre malattie mentali dovrebbe in ultima analisi aiutare a trovare migliori cure. Nel frattempo, la migliore prevenzione è trattare tutti i bambini con amorevolezza."


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Depressione post partum: niente farmaci e psicoterapia, è arrivata Rebecca App

Depressione post partum: niente farmaci e psicoterapia, è arrivata Rebecca App | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: lungi dal dare retta ai titoli sensazionalistici dei giornali credo che ci si possa soffermare sull'utilità che le nuove tecnologie possono potenzialmente produrre alle neomamme.


Lo strumento presentato in questo articolo può essere allora visto come un primo tentativo di sfruttare il potere della tecnologia quanto meno per monitorare una situazione, poi a intervenire ci penserà il professionista competente.


Mi piace poi questa cosa delle applicazioni per iPhone perchè io stesso intempi non sospetti fui il primo in Italia a produrre un esperimento che andava in questa direzione, costruendo Genitori si diventa prima, e poi Informansia.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"La depressione Post Partum si può curare, ma è molto difficile riconoscerla tempestivamente.


Tutte le strategie adottate fino ad oggi hanno sostanzialmente fallito in questo obiettivo - ha spiegato Antonio Picano, psichiatra e psicoterapeuta presidente di Strade Onlus - anche nelle forme meno gravi la depressione della mamma produce danni nello sviluppo del bambino e predispone la stessa a ricadute depressive se non viene curata.


Ci siamo resi conto che la app poteva essere uno strumento potente di conoscenza di se stessi, adatto a queste situazioni a causa di caratteristiche che stanno modificando anche la psichiatria.


Prima di tutto la persona usa lo strumento liberamente e in autonomia valutando se ha bisogno o no di quello strumento. Può così procedere ad un'autovalutazione del problema ogni volta che lo desidera.


Inoltre l'interfaccia amichevole, confidenziale mette la donna in una situazione non stigmatizzante. Infine responsabilizza la paziente sui sintomi riscontrati nel caso decida di rivolgersi ad uno specialista."


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Essere invidiosi ci aiuta a migliorare?

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Il mio parere: è vero che ogni situazione-vincolo contiene di per sé una risorsa sulla quale è opportuno focalizzarsi per portare a casa una crescita personale.


L'invidia non fa eccezione a questa regola e l'articolo che segue spiega bene la differenza tra invidia positiva e invidia negativa…


Voto articolo 8/10


Tratto dall'articolo:
"L'invidia colpisce tutti prima o poi, è un sentimento oscuro che nessuno vuole ammettere di provare.


Gli psicologi sostengono che questo sentimento considerato da sempre negativo, in realtà potrebbe trasformarsi in uno strumento utile a migliorarci.


Richard Smith, psicologo dell'Università del Kentucky (USA), distingue tra invidia benigna e maligna, la prima ci spinge a raggiungere in maniera equilibrata i risultati che invidiamo, la seconda ci procura solo dolore.


La dottoressa Valentina D'Urso infatti afferma: “L'invidia benigna si chiama emulazione, è un sentimento che attiva condotte sane e creative di competizione e di miglioramento”.


Inoltre è importante evitare il confronto con gli altri fine a se stesso e valutare le proprie fortune senza soffermarsi sulle mancanze."


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Facebook? Per depressi, anzi no... siamo tutto quello che postiamo

Facebook? Per depressi, anzi no... siamo tutto quello che postiamo | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: sono veramente colpito da come si psosa dare tutto questo credito ai titoli sensazionalistici che i giornalisti cercano per avere qualche lettoere in più, spesso purtroppo senza pensare agli effetti che queste loro sparate avranno poi sulla gente e sui luoghi comuni che nelle loro menti si creereanno circa la psicologia.


Ho voluto non dare visibilità appositamente alle diverse news allarmistiche sull'utilizzo di Facebbok a fini diagnostici per cui se uno usava troppo tempo il social network allora era senza via di scampo depresso.


Ora infatti la ricerca dell'ultima ora sostiene cose molto differenti.


E' difficile orientarsi in un mondo di squali dell'informazione dove ognuno sostiene tutto e il suo contrario a pochi giorni di distanza...


Voto articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"E dunque Facebook è scagionato. L'ultimo studio dell'Università del Winscounsin assicura: "Stare in rete non deprime". Gli psicologi americani hanno analizzato 190 studenti di età compresa fra i 18 e i 23 anni valutando i minuti trascorsi online e le attività compiute.


Depressione e ansia da prestazione non sono gli unici mali registrati da chi studia i social.


I ricercatori della Napier University di Edimburgo ci dicono che 3 utenti su 10 si sentono in colpa per le amicizie rifiutate e 1 su 10 è infastidito dalle richieste di amicizia.


Chi poi ha una cerchia più ampia della media di amici e followers è più stressato rispetto a chi investe molto meno tempo online, preso com'è dalla scelta continua di cosa mettere e dove sul web, tra Facebook, twitter o altre piattaforme come pinterest.


C'è poi l'ansia da approvazione, l'attesa del "mi piace" e del "retweet".


Se Facebook sia depressivo o meno, insomma, ancora non è chiaro. Per la dottoressa Megan Moreno, membro della American Psychiatric Assosiation (APA), comunque, può essere "uno strumento efficace per la diagnosi tempestiva di un disagio psicologico".


Seguendo 300 studenti nell'arco dell'ultimo anno la dottoressa Moreno ne è certa: "Sulle loro pagine web e nei loro aggiornamenti sono stati rintracciati sintomi legati a possibili patologie psichiatriche nel 30% dei casi". Siamo quello che postiamo."


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La fede cura la depressione?

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In un recente articolo del New York Times sono stati riportati i risultati di una ricerca del McLean Hospital nel Massachussets che ha riscontrato una migliore risposta a terapie psichiatriche in chi crede in Dio rispetto a chi non ha una fede religiosa.


Sono stati studiati 159 casi tra uomini e donne affetti per il 60% da depressione e per il resto da disturbi bipolari, ansia e altri problemi. I risutlati pubblicati sul The Journal of Affective Disorders mostrano che coloro che hanno dichiarato di dare molta importanza alla fede hanno risposto in modo migliore alle terapie.


E’ interessante ciò che ha dichiarato il prof. David Rosmarin, uno degli psichiarti dell'ospedale, che ha riscontrato nei pazienti con fede in Dio la netta propensione ad avere fiducia nelle cure: “questi pazienti sono più propensi a credere che il trattamento li potrà aiutare perché lo percepiscono come qualcosa di credibile e reale”. 


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Come in altre circostanze l'effetto #placebo e più in generale gli aspetti aspecifici determinano l'andamento delle cure.

Certo, potendo scegliere, meglio avere fede e speranza che sentirsi inermi...

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Depressione, quella "nuvola nera" che risveglia e fa rinascere

Depressione, quella "nuvola nera" che risveglia e fa rinascere | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

(...) Margherita Biavati, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt di Bologna, s’interroga “sul significato che questo stato dell’anima ha per le nostre vite e sul messaggio che dà”. Tradizionalmente vista come una disfunzione dell’organismo dall’origine incerta, la depressione stimola l’idea di un “male oscuro” e senza rimedio, una malattia da temere e da sfuggire, il disagio psicologico più diffuso ma paradossalmente meno compreso.


 La depressione può esser vista come un condizione di vita intimamente connessa alla storia personale; la sensazione di angoscia in realtà svela l’esistenza di una realtà passata o presente di cui non si è consapevoli o non si riesce ad accettare; accogliere questo disagio significa accogliere se stessi e la propria ferita per rinascere.”


Molte storie di depressioni sono storie di risvegli, il passaggio attraverso il dolore è paragonabile a un rito iniziatico in cui si abbandona una parte di sé fatta di malessere e immobilità, per contattare le potenzialità sopite della propria personalità e far emergere le risorse creative e le vitalità nascoste nel profondo del proprio essere”.


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Alcuni interessanti e non banali spunti di riflessione sulla depressione, argomento ormai sempre più sulla bocca di tutti in maniera non appropriata...

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Schopenhauer e il suicidio

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Mettere fine alla propria vita suicidandosi equivale, in un certo senso, ad affermare in extremis la volontà di vita, piuttosto che a negarla, estinguendola.

Non ci si suicida “contro la vita” ma perché della vita si è insoddisfatti.

È un po’ come fare del male alla persona che si ama perché essa ci ha tradito: in quell’atto non esprimiamo la nostra distanza dall’amato, il nostro essere andati “al di là” del desiderio, bensì l’affermiamo con altri mezzi. Non ne siamo realmente liberi.

Ecco perché suicidarsi non risolve niente.

Parafrasando il testo di Schopenhauer “il sole continua comunque ad illuminare il mondo: che importa un individuo in più o in meno? La volontà di vita ha come obiettivo la sopravvivenza della specie.” Da questo punto di vista, non vi è alcuna differenza tra un essere umano e una zebra.
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Il mio parere: alcune interessanti riflessioni sul tema del suicidio, che parafrasano il pensiero di un grandissimo filosofo: Shopenhauer...


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La banca della felicità contro crisi e depressione

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Il mio parere: il pensiero positivo e le emozioni che sono in grado di portarci in una condizione di felicità sono alleati preziosi contro i momenti di sconforto.


Non è un caso che noi siamo in grado di risolvere problemi più semplicemente se siamo in uno stato di benessere, mentre chi sta male tende sempre a vedere solo ciò che non va.


Ecco un esercizio semplice e utile ideato da un professore psichiatra a Bari, Piero De Giacomo.


Voto all'articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"Scorrete con la vostra mente lungo il corso della vostra vita – dice l’esperto – ed individuate i momenti felici: la nascita di un figlio, il momento in cui avete capito che lui o lei poteva avere attrazione per voi, le promozioni a scuola, nel lavoro, la guarigione dopo una malattia, la vincita in un concorso al gioco.


A quel punto metteteli in una sorta di “banca”: quando siamo in uno stato di bisogno, con l’esercizio mentale si apre quella porta semplicemente pensando di farlo dicendo a se’ stessi: “ora apro la porta della mia banca e tiro fuori il momento piu’ felice“.


Molti lo fanno- spiega il professore- grandi campioni che hanno subito incidenti gravi (Pistorius, Zanardi) affrontano la vita in carrozzella, combattono le menomazioni fisiche.


Così dobbiamo fare con quelle psichiche."


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Quando guarire fa…paura!

Quando guarire fa…paura! | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: uno dei problemi principali della depressione è che ci si ritira dalla relazione. E' questo il primo punto da contrastare quando uno si accorge che il proprio umore è troppo triste, quindi sono tutte benvenute quelle strategie che ci permettono di aprire al porta sul mondo invece che chuderci in una solitudine che non fa altro che alimentare la nostra sofferenza.



Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"A volte chi soffre di depressione può inconsapevolmente sabotare il proprio percorso di guarigione.


Cosa fare


1.Curati fino in fondo
Compito di una cura non è di far stare meglio, ma bene. Non mollarla al primo miglioramento: la possibilità di tornare indietro nel malessere è ancora alta. Ogni progresso va realmente acquisito. Prosegui perciò fino a quando il benessere non è diventato costante.


2. Non continuare a dire: “Voglio farcela da solo”. Ciò accadrà al momento giusto.


3. Non andare per tentativi

Non “provare” un po’ di una terapia e un po’ di un’altra, assaggiando tutto. Per la tua depressione ci sono cure più adatte di altre e funzioneranno solo se ti affiderai e ti dedicherai ad esse in modo completo, senza essere subito pronto a giudicare inadeguato un approccio che invece potrebbe funzionare.


4. Accetta alti e bassi
La guarigione da una depressione non segue un andamento lineare: ci sono momenti buoni e altri ancora di malessere. Non identificare questi ultimi con delle ricadute: sono eventi fisiologici. Parlane con la persona che ti segue per comprendere la natura di queste fasi meno brillanti della terapia e viverle meglio.



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Luca Mazzucchelli



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Depressione, nel 2030 sarà la malattia cronica più frequente

Depressione, nel 2030 sarà la malattia cronica più frequente | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: alla vigilia della giornata mondiale sulla salute mentale in programma domani l'Oms lancia un allarme :«la depressione non è una malattia dei paesi sviluppati, si tratta di un fenomeno globale. E' presente in entrambi i sessi e in popolazioni ricche e povere». 


La migliore terapia è parlarne apertamente, a questo proposito vi invito a leggere un mio recente articolo Depressione o tristezza?


Voto all'articolo 7/10


Tratto dall'articolo:

"Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di disabilità al mondo e nel 2030 sarà la patologia cronica più frequente.


Riconoscerla e curarla è possibile e necessario: per questo il World Mental Health Day 2012 è dedicato alla depressione, riconosciuta ormai come una vera e propria «crisi globale».


Parte da questo presupposto l'iniziativa «Attaccati al Tram» dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano Il tram parte alle 14.30 da Piazzale Segesta, ferma in via Comelico, Piazza Gramsci con attivo in Piazza IV Novembre alle 17.30.


L'iniziativa è dedicata a far conoscere questa malattia, che è ben diversa dalla tristezza passeggera e che può provocare serie conseguenze per la salute e la vita di relazione: se un paziente depresso non viene curato può avere difficoltà a mantenere il proprio lavoro e i rapporti personali, oltre ad andare incontro a disturbi del sonno e dell'appetito e a un maggior rischio di malattie cardiovascolari.


La depressione purtroppo viene vista come una 'colpa' da non confessare e vissuta con imbarazzo e vergogna. In realtà è una malattia come un'altra che può e deve essere curata."


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Luca Mazzucchelli



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Dimmi dove vivi e ti dirò se sei felice

Dimmi dove vivi e ti dirò se sei felice | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: uno studio Usa pubblicato su Science e durato 15 anni conferma la relazione strettissima fra la salute e le condizioni del contesto in cui viviamo; ma soprattutto come certi fattori psicologici incidano positivamente a prescindere dalle nostre condizioni economiche e sociali.


Ad esempio, l’abbandono della casa di infanzia viene vissuto in alcuni casi come un vero e proprio “lutto” da elaborare.


Ritengo che il concetto di “soddisfazione residenziale” possa quindi ben incidere sulla nostra salute e la nostra percezione di felicità.


Voto all’articolo 8/10


Tratto dall’articolo:

“Quanto incide sulla felicità e il benessere individuale il posto in cui viviamo? I ricercatori hanno assegnato a migliaia di famiglie residenti in quartieri molto popolari di New York, Los Angeles, Chicago, Boston e Baltimora dei voucher per alloggi situati in quartieri vicini, ma più residenziali.


Dopo circa 15 anni di osservazione dei dati, i ricercatori si sono resi conto che coloro che si erano trasferiti stavano sperimentando una sensazione di benessere complessivo e addirittura di felicità maggiore rispetto al gruppo di controllo che, non avendo ricevuto il sussidio, non si era mai mosso dal quartiere popolare in cui abitava.


Tutto ciò a anche se la maggior parte non aveva comunque migliorato la propria situazione economico-sociale.


L'influsso che l'ambiente può avere sulla nostra vita quotidiana e sulla percezione della felicità è notevole ed è ormai da anni oggetto di studio della psicologia ambientale che si occupa proprio di studiare il comportamento umano e il benessere delle persone in relazione alle caratteristiche fisiche e sociali dei luoghi della vita quotidiana.


Il nesso ambiente-felicità è dovuto a vari processi psicologici che si instaurano nella nostra mente e che contribuiscono al benessere nella vita quotidiana anche in relazione ai luoghi dell'abitare.


Vivere in un contesto gradevole in cui ci siano parchi pubblici e alberi conta molto soprattutto in città dove i ritmi sono molto congestionati perché il verde ha una grande capacità di rigenerazione psicologica dovuta al fatto che abbiamo una base biologica che ci predispone meglio quando siamo a contatto con la natura”.


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Luca Mazzucchelli

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Dalla “passeggera” Maternity Blues alla depressione post partum

Dalla “passeggera” Maternity Blues alla depressione post partum | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

 Il mio parere: dopo il parto la stanchezza e il calo ormonale contribuiscono a far sentire la neomamma smarrita.


La depressione post partum colpisce 1 donna su 10 durante il primo anno della maternità e differisce dalla “maternity blues”, perché si protrae per più tempo e peggiora con il passare dei giorni. Come ho già accennato in questo articolo la depressione post partum, considerata il “lato oscuro” della maternità, è una patologia che se individuata in tempo è curabile per cui è importante intervenire preventivamente anche nelle sue avvisaglie iniziali quali la Maternity blues.


Il Maternity Blues colpisce l'85 % delle donne, il 20 % sviluppa successivamente Depressione Post-Partum.


Voto all’articolo 8/10


Tratto dall’articolo:

“Sono diversi i disturbi psichici che possono comparire dopo la gravidanza; in questo articolo pongo l’attenzione sul Maternity Blues, una forma clinica di depressione temporanea e passeggera, che si manifesta nella donna dopo la nascita del figlio.


E’ una sindrome che fa riferimento alla tristezza del dopo parto. Si tratta di una sintomatologia che colpisce circa il 70% delle neomamme, ed è caratterizzata da:


• facilità al pianto, che rappresenta il sintomo centrale

• stanchezza fisica

• tendenza all’umore depresso

• ansia

• irritabilità

• difficoltà a prendere sonno o a rimanere svegli

• cefalea

• diminuzione della capacità di concentrazione

• difficoltà elevata nel pensiero

• senso di inadeguatezza


La sintomatologia è evidente verso il 3°- 4° giorno dopo il parto ed ha una durata di una settimana circa, entro la quale si risolve completamente, soprattutto se la donna viene aiutata e sostenuta emotivamente, psicologicamente e materialmente da chi le sta intorno: il compagno, i parenti più stretti, il personale medico nelle prime ore in ospedale.


In alcuni casi però, il maternity blues può avere una diversa evoluzione che comprende:

• la presenza di una sintomatologia più marcata e duratura che supera i quindici giorni dopo il parto;

• l’evoluzione della sintomatologia in un quadro depressivo vero e proprio

• una rapida trasformazione del maternity blues nella psicosi post partum che colpisce due madri su mille, caratterizzata da idee deliranti, allucinazioni, vissuti persecutori, stato confusionale della coscienza, atti aggressivi contro se stessa o il neonato, omicidio- suicidio.”


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Luca Mazzucchelli

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Manuale gratuito di auto aiuto contro la depressione

Manuale gratuito di auto aiuto contro la depressione | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: interessante manuale per approfondire il tema della depressione che suggerisco a tutte le persone che vogliono provare con le loro forze a risollevare la situazione in cui vivono.


Il manuale è molto completo, altamente informativo e ricco di esercizi pratici da fare a casa: un prodotto di valore che viene regalato, in pieno stile 2.0.


Voto al manuale: 9/10


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Luca Mazzucchelli

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Stress e depressione rimpiccioliscono il cervello

Stress e depressione rimpiccioliscono il cervello | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: interessante studio della Yale University in cui è stato analizzato l'effetto di stress e depressione sul nostro cervello.


Voto articolo 9/10


Tratto dall'articolo:

"(gli studiosi) hanno infatti individuato un 'interruttore genetico' in grado di innescare la perdita di connessioni fra neuroni quando il cervello e' sottoposto a stress ripetuti e al calo di peso del cervello stesso.


L'interruttore genetico, in pratica, spegne alcuni specifici geni necessari per la formazione delle sinapsi fra le cellule neuronali e quindi provoca la perdita della massa cerebrale e della corteccia prefrontale.


Abbiamo scoperto che effettivamente alcuni geni sono coinvolti nella perdita di volume della corteccia stressata perche' ne comandano la distruzione.


Il fenomeno e' direttamente connesso con la diminuzione delle capacita' mnemoniche ma anche con il calo delle emozioni nei soggetti depressi e in chi e' esposto a stress continui."


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Luca Mazzucchelli


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Certi articoli sono scritti davvero… coi piedi

Certi articoli sono scritti davvero… coi piedi | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: io veramente non so come descrivere la gratitudine verso Silvia Bianconcini per trovare il coraggio di smontare i luoghi comuni distribuiti dai giornalisti (o presunti tali) circa la banalità della psicologia e la poca professionalitò dello psicologo.


L'articolo cui fa riferimento SIlvia, secondo il quale vale il detto "dimmi che scarpe porti e ti dirò chi sei", è stato da me più volte visto attraverso i miei newsradar di notizie psicologiche, ma devo dire che mai ho trovato neanche la forza per aprirlo e leggerne il contenuto.


SIlvia non solo lo ha fatto al posto mio, ma si prende anche la briga di somontarlo punto per punto: fantastico, non potevo sperare di meglio, non mi resta che darle massima visibilità.


Voto articolo: 9/10


Tratto dall'articolo:

"Scusate se inizio questo post con una nota personale: a me teoricamente piacciono i tacchi ma, nonostante tutto il mio impegno e la mia buona volontà, mi provocano un tal male ai piedi e vesciche che non riesco a portarli.


Questo per dire che quando, pochi giorni fa, ho visto queste frasi girare in rete il mio bufalometro interno si è messo a squillare prepotentemente: Scarpe: svelano la tua personalità.


Che il concetto messo giù così sia una mezza fandonia è facilmente intuibile anche usando la semplice logica.


Qualsiasi donna che come me vorrebbe stare sui tacchi ma, semplicemente, non ce la fa per colpa di vesiciche e male ai piedi potrebbe tranquillamente spiegare che le cose sono un pelo più complicate dell’equivalenza “porti scarpe x perché hai una personalità y”.


E non finisce qui: poteva mancare infatti il fatidico “test” psico-calzaturiero che permette di definire il proprio carattere in modo semplice e veloce? Certamente no. Ed ecco allora che sapremo tutto della nostra e dell’altrui personalità rispondendo alle seguenti domande: qual è il tuo film animato/che scarpe usi nella vita di tutti i giorni/come sono le tue pantofole/su quale suolo preferisci camminare/come curi i tuoi piedi/quanto spesso indossi gli stivali/che gonne indossi."


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Luca Mazzucchelli

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L’Orgia Del Suicidio

L’Orgia Del Suicidio | Tristezza, depressione, male di vivere | Scoop.it

Il mio parere: interessante recensione di un ebook dedicato alla presunta epidemia di suicidi dovuti alla crisi economica.


In questa sede ho già più volte esposto il mio parere a riguardo, e credo che i dati analizzati da questo articolo vadano sostanzialmente nella direzione di una grande prudenza prima di lanciarsi in affrettate conclusioni sui nessi di causa tipo: meno soldi = più suicidi.


Voto articolo 8/10


Tratto dall'articolo:

"Qualche mese fa “l’emergenza suicidi” legata alla crisi economica sembrava inarrestabile.


Poi sono uscite le statistiche.


Un articolo di Wired del 9 maggio scorso riportava: “I dati, se si reputano affidabili le 38 morti dichiarate, parlano chiaro: nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009.


Nessuna epidemia suicida in corso, almeno finora. Per valutare davvero la situazione, si dovrà aspettare”.


Secondo l’Istat, nel 2008 i suicidi per motivi economici sono stati 150 su 2.828 casi; nel 2009 198 su 2.986; nel 2010 187 su 3.048.


“Rispetto al totale – scriveva Daniela Cipolloni – questi atti rappresentano il 5,3% di tutti i suicidi nel 2008, il 6,6% nel 2009 e il 6,1% nel 2010. La variazione percentuale, insomma, appare minima”.


Su La Repubblica, il sociologo Marzio Barbagli era lapidario: “Non c’ è nessuna emergenza suicidi dovuta alla crisi economica […] L’ impulso ad aggrapparsi alla crisi per spiegare un suicidio per certi versi è una reazione umana, che rende il gesto più accettabile”."


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Luca Mazzucchelli

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