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Ginnastica Propriocettiva, Capacità Propriocettiva - Riabilitazione - Magazine - Sissel.it

Ginnastica Propriocettiva, Capacità Propriocettiva - Riabilitazione - Magazine - Sissel.it | Medic | Scoop.it
MagazineRiabilitazioneLa ginnastica propriocettiva
La ginnastica propriocettiva
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Sapere in quale posizione ci si trova, sempre, anche ad occhi chiusi, migliora la nostra capacità di reagire ad eventuali stimoli esterni tendenti ad alterare la nostra posizione nello spazio. Ma come fa il nostro corpo a mantenersi in equilibrio e a stare eretto? Come riesce a rispondere sempre nella maniera migliore alle continue sollecitazioni che riceve dal mondo esterno?

È una complessa struttura anatomica, che si compone di centri e vie nervose e di strutture, come ad esempio i muscoli, che rispondono ai comandi che arrivano dal sistema nervoso. C'è un continuo scambio di messaggi tra l'ambiente esterno e quello interno, quasi una centrale telefonica che smista le informazioni tra muscoli, tendini e sistema nervoso centrale. Questo particolare sistema dà vita a una sensibilità particolare, che si chiama propriocettività.

La capacità propriocettiva è una particolare sensibilità, grazie alla quale l'organismo ha la percezione di sé in rapporto al mondo esterno. Infatti, non sono solo la vista, l'udito o il tatto a informare come si posiziona il corpo nella realtà, ma la sensibilità propriocettiva che permette di sentire il movimento di un braccio o di una gamba anche quando gli occhi sono chiusi e consente al corpo di muoversi al meglio. Dopo un trauma (distorsioni articolari, ad esempio) o si è in una condizione psicologica particolare, si può perdere tale sensibilità: la rete di comunicazione tra sistema nervoso centrale e muscoli va in tilt; le risposte non sono più adeguate. Esistono però esercizi che riescono a ripristinare o a sviluppare la propriocettività, per regalare al corpo prestazioni sempre più efficienti.

Gli atleti che vogliono ottenere prestazioni sempre più efficienti ricorrono alla ginnastica propriocettiva. Anche quando subiscono un trauma possono sottoporsi a un programma di esercizi propriocettivi per "rieducare" i riflessi e ottenere nuovamente un controllo ottimale dell'organismo, sottoponendo l'organismo e la parte anatomica che si vuole rieducare (ad esempio: una caviglia con una distorsione) a continue sollecitazioni controllate. Si utilizzano a tale scopo le tavolette instabili (tavolette propriocettive) anche al fine di affinare gesti atletici non corretti e prevenire infortuni: l'esercizio propriocettivo è una stimolazione neuromotoria nella sua totalità.

Quando si subisce un trauma possono insorgere non solo lesioni fisiche; l'organismo può perdere e/o diminuire la sua capacità di valutare bene le informazioni che arrivano dall'esterno e i recettori inviano al sistema nervoso centrale sensazioni di qualità inferiore.

Ripristinando tale capacità l'esercizio propriocettivo consente non solo di completare il ripristino globale della funzionalità dell'arto, ma anche di evitare recidive. Infatti, informazioni sbagliate possono causare nuove cadute e altri traumi.



GLI ATTREZZI

Ci sono diversi attrezzi per sviluppare la propriocettività, che si trovano in palestre specializzate e/o studi di fisioterapia, e varie forme di ginnastica, come "trekking", "stretching", esercizi di respirazione. Ecco alcuni esempi.



LE TAVOLETTE E LA PEDANA MOBILE

(Balance Board - Balance Board Pro)

Le classiche tavolette propriocettive furono ideate da Freeman e Wyke. Sono utilizzate nel campo riabilitativo e preventivo da molto tempo. Dopo avere subito un trauma, la sensibilità propriocettiva può risultarne alterata. Il malato deve ricostruire una sensibilità profonda con l'aiuto delle strutture recettoriali rimaste indenni e con l'utilizzo di altri sistemi come la vista.



LO STEP A MEZZA SFERA

(Fit-Dome Pro)

Gli step a mezza sfera, molleggiati, offrono ottime opportunità neuromotorie per allenare la sensibilità propriocettiva. La coordinazione si affina, l'equilibrio migliora, i muscoli imparano a lavorare correttamente e si prevengono traumi e sollecitazioni sbagliate alle articolazioni.

Uno di questi attrezzi è il Fit-Dome Pro ed è una mezza sfera in gomma, che si usa sia dalla parte piatta sia da quella convessa. Con questa si possono fare esercizi di coordinazione, piegamenti e saltelli in base al proprio livello di allenamento e di capacità. Grazie alla sua forma arrotondata e alla consistenza morbida, oltre a far lavorare i muscoli, impegna anche il sistema neuromuscolare per mantenere l'equilibrio.

Nei muscoli, nei tendini e nelle articolazioni sono presenti delle particolari terminazioni sensitive, i recettori propriocettivi, che partecipano all'aggiustamento posturale, alla posizione dei vari segmenti del corpo e alla tensione e lunghezza dei diversi muscoli. La sensibilità di questi recettori è indispensabile a chi pratica sport, ma è altrettanto importante nella vita di tutti i giorni.

Esercitarsi con regolarità con il Fit-Dome Pro consente di allenare e tonificare gruppi muscolari specifici come quelli delle gambe e dei glutei.

La propriocettività è una componente importante dei meccanismi che controllano e stabilizzano la postura, cioè la capacità di mantenere una posizione del corpo e degli arti e il loro orientamento nello spazio. Per eseguire un movimento sono necessari continui "aggiustamenti" posturali; ancora più importanti appaiono questi aggiustamenti nelle attività sportive: l'esecuzione del gesto tecnico richiede modifiche continue della posizione del corpo, in assenza delle quali l'atleta non sarebbe in grado di mantenere l'equilibrio. Lo stesso vale, più banalmente quando si passa da un appoggio su due piedi a un appoggio su un piede solo, oppure quando si devono salire le scale. Ogni volta che ci si mette in una situazione di "disequilibrio", il sistema nervoso reagisce fornendo una immediata risposta ai "sensori" che lo avvertono della instabilità pericolosa. Si attuano subito degli automatismi che "risistemano" il corpo nello spazio. Non si tratta di risposte volontarie, che richiederebbero un tempo troppo lungo, ma automatismi inconsapevoli: esiste un "programma" già impostato che l'organismo applica senza sforzo.



I PROPRIOCETTORI

Le informazioni vengono smistate al sistema nervoso centrale dai propriocettori. Questi consistono in strutture specializzate (presenti nelle articolazioni, nei muscoli e nella cute), che inviano messaggi, assieme ad altre strutture specializzate, come gli occhi incaricati di mandare informazioni visive, l'orecchio interno che avverte della situazione di equilibrio (informazioni vestibolari), le viscere sensibili al benessere e al dolore.

Tutte queste informazioni giungono al sistema nervoso centrale, dove viene elaborata una risposta, che viene immediatamente "rimandata" ai muscoli, dove si traduce nell'esecuzione di movimenti poco dispendiosi e coordinati. Quando si subisce un trauma (per esempio una distorsione a una caviglia) si possono danneggiare le strutture anatomiche che contengono i propriocettori. In tal modo si riduce la qualità delle informazioni che quel distretto invia al sistema nervoso centrale.

I canali di percezione

Qualcuno percepisce il mondo principalmente tramite la vista, altri attraverso l'udito e altri ancora tramite il tatto. La realtà viene di solito percepita dal canale predominante, che, nella cultura occidentale è la vista, seguita dall'udito.

 

Canale visivo = vedere

Canale uditivo = sentire

Canale propriocettivo = toccare/sentire il corpo

Canale cinestesico = muoversi


LA PERCEZIONE DEL CORPO NELLO SPAZIO

Solitamente non si avverte la differenza tra una posizione e un'altra; per esempio, si conosce poco la diversità delle sensazioni provate nel ruotare a destra o a sinistra la testa; così, come non si possiede la consapevolezza del proprio corpo e di parte di esso nello spazio. Dovremmo imparare, chiudendo gli occhi, a percepire gli stimoli che ci arrivano dall'ambiente esterno, diventandone consapevoli. Dovremmo imparare a "sentire" la parte del corpo che si muove e avvertirne il peso, il calore, la sua posizione nello spazio. L'autopercezione aiuta a prendere coscienza di tutti i cambiamenti, anche i più piccoli, che avvengono nel corpo.

Ecco qualche esempio: che sensazione si prova quando si muove il braccio in una direzione? E in quella opposta? Iniziare ad ascoltare e cercare di percepire le sensazioni di rigidità, di contrazione, di rilassamento, di caldo e di freddo. Sforzarsi di sentire il corpo e di capire cosa vuole comunicare.

Anche nella respirazione si creano micromovimenti che le singole vertebre producono continuamente quando si respira. Si deve iniziare ad avere coscienza del corpo nello spazio; rieducare l'atteggiamento corporeo, modificare i vizi di posizione che si accentuano con il passare del tempo, evitare movimenti ripetitivi sbagliati.



LA PROPRIOCEZIONE

Il concetto di propriocezione o priopriocettività si è sviluppato e modificato nel tempo. Oggi, grazie ai più recenti studi scientifici, si possono distinguere una componente cosciente, detta "propriocezione", e una incosciente chiamata "archeopropriocezione".

   La propriocezione cosciente

La propriocezione cosciente comprende:

1- la sensazione di posizione articolare: questa avverte della posizione in cui si trova un arto. Per esempio, quando si tiene un braccio alzato, fermo sopra la testa, anche se non lo si guarda, l'organismo sente che è in quella posizione.

2- La sensazione del movimento articolare (cinestesia): se si muove il braccio, si avverte il suo movimento nello spazio.

   L'Archeopropriocezione incosciente

Quando si cammina, ci si rende conto dell'ambiente circostante senza pensare ai muscoli che si muovono, all'equilibrio, alla postura. Tutto funziona in automatico. Questa è l'archeopropriocezione incosciente, che è alla base dei riflessi che rendono stabile il corpo. È un sistema automatico che non coinvolge la coscienza.

Essa interessa le strutture più primitive sviluppate nel corso dell'evoluzione: il midollo spinale e il tronco dell'encefalo, cioè la massa cerebrale contenuta nel cranio (cervello, cervelletto, midollo allungato).



 

UN METODO PER RIEDUCARE LA RESPIRAZIONE

L'esercizio deriva da un metodo nipponico, serve per ritrovare un ritmo respiratorio più efficace e insegna a percepire il respiro con maggiore consapevolezza. Anche durante il sonno la respirazione migliora con effetti benefici sul sistema nervoso e linfatico. Ecco come fare:

1- Sdraiarsi su una superficie rigida, ma confortevole (materassino da ginnastica).

2- Concentrarsi fissando il pensiero sulla zona intorno all'ombelico (mantenere la visualizzazione di questo punto durante tutto l'esercizio).

3- Alzare di pochi centimetri i fianchi da terra e riappoggiarsi molto lentamente. Ripetere il movimento cinque volte o anche di più, finché non si acquista padronanza del movimento.

4- Espirare lentamente per 25 secondi, svuotando completamente i polmoni. Poi, inspirare con altrettanta calma per altri 25 secondi, riempiendo interamente i polmoni.

5- Continuare con questo ritmo per almeno 15 minuti (si può arrivare fino a 30 minuti).

Se inizialmente è difficile espirare ed espirare per 25 secondi, iniziare con un tempo inferiore, aumentando via via i secondi.

 


POSTURA E CARATTERE

Lo psicologo Willem Reich, che ha introdotto il concetto di "armatura caratteriale", sosteneva che il carattere si esprime negli atteggiamenti posturali, nelle posizioni che si assumono e non solo nelle espressioni e comportamenti tipici della persona.

L'armatura caratteriale influenza lo sguardo, il tono della voce, il ritmo delle parole. Altrettanto può fare con la respirazione, provocando rigidità muscolari croniche. Lowen ha perfezionato il concetto, evidenziando come ogni blocco emotivo possa comportare un blocco nel flusso di energia, ostacolando respiro e movimento.

I "conflitti" si strutturano nel corpo sotto forma di tensioni muscolari croniche e come tutte le armature, anche quella caratteriale limita la motilità e la sensibilità e, attraverso una respirazione inadeguata, causa un aumento dell'ansia e dell'irritabilità. Il lavoro sul corpo aiuta a percepire la propria rigidità come limitazione all'auto‑espressìone. Per Painter questa "armatura" spesso impedisce la fuoriuscita delle emozioni che sono state congelate, trattenendo energia. È come se il corpo esprimesse un rifiuto di crescere e di vivere, a causa di blocchi del passato creati per proteggersi da esperienze spiacevoli, ma che persistono come se il pericolo fosse ancora atteso. La ginnastica propriocettiva, con l'aiuto di trattamenti psicologici, aiuta a togliere questa armatura.



L'ATTIVITÀ FISICA PUÒ DARE UNA MANO

La propriocezione intesa come percezione della posizione articolare e percezione del movimento articolare può essere utilmente stimolata con opportuni esercizi. Per esempio, durante l'esecuzione di particolari movimenti si può indirizzare l'attenzione a particolari distretti corporei stimolati dall'esercizio, come nel trekking e nello stretching, o durante lo svolgimento di esercizi respiratori.

 

IL TREKKING

Anche il trekking stimola la sensibilità propriocettiva. È importante fare attenzione al proprio corpo ed essere consapevoli delle modificazioni che, durante il trekking, avvengono nell'organismo.

Si deve sentire il movimento, ovvero riconoscere lo stato di tensione di un distretto muscolare. All'inizio non è semplice. Ma concentrandosi bene su ogni passo si avverte l'alternanza di contrazione e rilasciamento di ciascuna fascia muscolare. Basta provare a chiudere gli occhi per un istante per sentirsi in armonia con il corpo.

Questa attività rilassa e attiva in modo approfondito le vie nervose della sensibilità propriocettiva. Il trekking stimola l'organismo, risvegliando ogni singola cellula, facendo sentire corpo e mente più carichi e vitali.

 

LO STRETCHING

La parola stretching può essere tradotta con il termine di allungamento. Nel corso dei tempo sono state proposte diverse metodiche di stretching variamente utilizzate in campo sportivo, riabilitativo e preventivo. Lo stretching è usato prima e dopo l'esercizio fisico. Prima come atto preparatorio, dopo per facilitare il recupero ed evitare fastidiose contratture.

Le operazioni di stretching devono essere lente e non dolorose. Nello stretching statico la posizione va raggiunta in circa 8 secondi e mantenuta per 20/30 secondi prima di tornare, sempre lentamente, alla posizione di partenza.

 
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Batteria ai polimeri di litio 3,7 V 1100 mA

Batteria ai polimeri di litio 3,7 V 1100 mA | Medic | Scoop.it

Batteria ai polimeri di litio 3,7 V 1100 mA, Batteria ricaricabile ai polimeri di litio 3,7 V /1100 mAh. Connettore: passo pin 1,25 mm, lunghezza


la corrente di carica (mA) invece determina la velocità di carica.... e con un rapido calcolo si può sapere all'incirca quanto ci metterà a caricare.. la formula è: (mAh batteria : mA di carica) X 1,4 = tempo di carica quindi prendendo le tue batterie e il caricabatterie che hai avremo (4800/100)*1.4 = 67h quindi 2 giorni e 6 ore arrotondando....


http://www.elenet.altervista.org/Elettrotecnica/Pile_ricaricabili.html

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"La Madonnina" punta sulla tecnologia | l'ancora

"La Madonnina" punta sulla tecnologia | l'ancora | Medic | Scoop.it
"La Madonnina" punta sulla tecnologia
Mer, 03/16/2011 - 10:10 |  redazione
Rivalta Bormida. La residenza per anziani “La Madonnina” di Rivalta Bormida si conferma struttura modello, anche sul piano dell’introduzione di nuove tecnologie.
Presso la struttura diretta da Egidio Robbiano, infatti, proprio nelle ultime settimane ha fatto la sua comparsa un innovativo sistema di monitoraggio della salute dei pazienti. Si tratta di un sistema molto complesso, incentrato su una tecnologia innovativa appena arrivata dagli Stati Uniti e ancora praticamente sconosciuta nel nostro Paese, visto che su tutto il territorio italiano esistono al momento solo altri due impianti analoghi a quello esistente a Rivalta: uno al “San Raffaele” di Milano e uno in una struttura privata a Revello.
«In pratica – spiega Robbiano – con questa nuova metodologia siamo in grado di controllare i parametri vitali del nostro ospite senza bisogno di collegare alcun cavo al suo corpo». Incredibile ma vero: battiti cardiaci, frequenze respiratorie e addirittura i movimenti della persona costretta a letto sono continuamente monitorati da sensori presenti in una piastra che viene inserita direttamente sotto il materasso, e collegata a un monitor principale a sua volta collegato in rete con una piccola ‘centrale’. In caso di anomalie, scatta un allarme, che può avere diversa intensità a seconda della gravità del caso «per esempio, ci avverte se i battiti cardiaci accelerano o rallentano troppo, oppure se la respirazione è faticosa, oppure ancora se l’anziano che dovrebbe rimanere sdraiato, si assenta dal letto per periodi troppo lunghi: un dato essenziale per esempio in caso la persona fosse colta da malore mentre si trova in bagno».
I parametri da monitorare possono essere personalizzati in modo da riflettere lo standard particolare di ogni ospite, ma il vero vantaggio del sistema è la libertà di movimento assoluta che viene garantita al paziente.
La piastra di rilevazione, infatti, è grande quanto un libro, e non provoca alcun disagio. Quanto ai benefici, una statistica elaborata da ricercatori americani ha evidenziato che il macchinario può portare a una diminuzione di quasi il 70% dei casi di decesso improvviso.
«A “La Madonnina” abbiamo acquistato due esemplari del macchinario – prosegue Robbiano -: si tratta di un quantitativo limitato, ma ciò è dovuto anzitutto all’esigenza di sperimentarne l’effettiva efficacia e poi ai costi piuttosto elevati. Al momento utilizziamo i due esemplari in nostro possesso per monitorare due ospiti che hanno qualche lieve scompenso cardiaco; ritengo però la sperimentazione un passo importante in vista della prossima realizzazione del nuovo reparto della Residenza, che sarà destinato a soggetti in stato vegetativo, per i quali questo tipo di monitoraggio sarà un supporto fondamentale».
L’innovazione dimostra una volta di più che “La Madonnina” è struttura all’avanguardia nel panorama delle residenze per anziani.
«Questo è un motivo di orgoglio per me e per il paese. Ma quello che più mi fa piacere è il livello di coesione che esiste fra Rivalta e la sua residenza. Un legame che è dovuto anche ai servizi esterni che la struttura cerca di offrire. Per esempio, mi fa piacere segnalare il buon succesos ottenuto dall’apertura alla popolazione del nostro servizio infermieristico. In pratica, già dall’autunno scorso, il servizio infermieristico de “La Madonnina” è a disposizione di tutti i rivaltesi per effettuare iniezioni o per altre necessità. Per usufruirne basta recarsi presso “La Madonnina”, ma in casi particolarmente gravi, le infermiere possono anche recarsi direttamente a domicilio».
 
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10 benefici dell'acqua al cetriolo: scoprite questa bevanda cosa può fare!

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E' una bevanda semplicemente stupefacente. Provate a seguire questi consigli per curarvi e stare in forma
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Trigliceridi: ecco come abbassare i livelli di questi grassi nel sangue in modo semplice veloce e naturale

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Un eccesso di trigliceridi nel sangue può essere molto pericoloso e può condurre alla comparsa di cardiopatie, ictus e infarto. Ecco come abbassarne i livelli ?
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La tisana al fieno greco: proprietà, benefici e ricetta

La tisana al fieno greco: proprietà, benefici e ricetta | Medic | Scoop.it
La tisana al fieno greco è un rimedio naturale di origine antica, in questo articolo parliamo delle sue proprietà, i benefici e vi spieghiamo la ricetta per prepararla. Il fieno greco è un’erba officinale che viene impiegata per risolvere diversi tipi di problematiche legate a tutto l’organismo.


L’utilizzo del fieno greco per le sue proprietà benefiche e curative, risale all’epoca degli Antichi Egizi dove veniva impiegato per curare diverse patologie.
Ad oggi il fieno greco si trova in quasi tutti i paesi del mondo ed è ben noto per le sue molteplici proprietà.
Il fieno greco è una fonte di vitamina A, vitamina C e diverse vitamine del gruppo B, inoltre contiene diversi tipi di sali minerali fondamentali come calcio e ferro.
Tra le principali proprietà del fieno greco spiccano le proprietà antinfiammatorie, antisettiche ed espettoranti, proprietà particolarmente importanti durante il cambio di stagione o l’inverno, dove prendersi un malanno, un’influenza o un raffreddore è davvero facile.
In questo caso il fieno greco accelera il processo di guarigione ed agisce anche come ricostituente e tonico per una ripresa più veloce.
Come detto in precedenza, il fieno greco esercita un’azione benefica su tutto l’organismo: di fatti, si rivela utile se si è affetti da diabete iperglicemico, in caso di infiammazione dei linfonodi, se si soffre di brufoli e acne batterica, riduce il livello del colesterolo cattivo, favorisce la scomparsa della cellulite, mantiene la pelle giovane e idrata e regolarizza il corretto funzionamento dell’intestino.
Il fieno greco è perfetto in caso di stanchezza e spossatezza in quanto è considerato un potente energizzante e ricostituente, per questo particolarmente consigliato nei soggetti che devono recuperare le loro forze fisiche specialmente dopo una lunga convalescenza.
Il fieno greco, inoltre, è un ottimo rimedio naturale per le donne in menopausa, perchè contrasta le vampate di calore, l’insonnia, la sudorazione eccessiva, gli sbalzi di umore e tutte le conseguenze che posso causare gli scompensi ormonali dovuti alla menopausa.

Per concludere, il fieno greco è consigliato alle neo-mamme, in quanto favorisce la produzione di latte nel periodo dell’allattamento.
Ingredienti: per 1 tazza
2 cucchiaini di semi di fieno greco
miele per dolcificare (facoltativo)
Preparazione
1. Fate bollire l’acqua in un pentolino.
2. Versate i semi di fieno greco nell’acqua bollente e lasciate in infusione dai 5 ai 10 minuti a fuoco spento. Filtrate l’infuso prima di consumarlo.
3. Dolcificate con dolcificanti naturali a piacere. Per godere dei benefici di questa tisana, consumatene 1 tazza all’occasione. Se volete migliorare il vostro stile di vita, consumate questa tisana 1 volta al giorno.
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Cura Alzheimer con acido mefenamico

Cura Alzheimer con acido mefenamico | Medic | Scoop.it
Cura Alzheimer con acido mefenamico




Un farmaco già presente sul mercato per attenuare i dolori mestruali, l'acido mefenamico (noto con il nome di Lysalgo), potrebbe essere utile anche nella cura dell'Alzheimer. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Manchester ha scoperto che il principio attivo del Lysalgo (l'acido mefenamico), un medicinale appartenente alla famiglia dei FANS con proprietà antinfiammatorie, può agire anche sull'infiammazione collegata al morbo di Alzheimer ripristinando parte della memoria. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature Communications (Fenamate NSAIDs inhibit the NLRP3 inflammasome and protect against Alzheimer's disease in rodent models - doi: 10.1038/ncomms12504).
Secondo quanto evidenziato da David Brough e Catherine Lawrence, i due coordinatori dello studio, la somministrazione dell'acido mefenamico in alcune cavie con Alzheimer ha contribuito a ripristinare le funzioni mnemoniche ad una condizione paragonabile a quella degli animali sani. La sperimentazione, finanziata grazie al contributo del Medical Research Council e dell'Alzheimer's Society, si è avvalsa di cavie transgeniche che avevano sviluppato i sintomi della malattia di Alzheimer. Complessivamente sono stati osservati 20 topi: 10 trattati con un placebo e 10 con acido mefenamico. Dopo una terapia durato circa 30 giorni, le cavie trattate con il farmaco avevano recuperato la memoria (si è osservato un recupero notevole e la memoria era paragonabile a quella dei topo senza la malattia).
Partendo dai risultati di precedenti ricerche che avevano dimostrato che il peptide beta amiloide è coinvolto nella produzione di IL-1B e la conseguente attivazione di un recettore multi-proteico nelle cellule microgliali noto come inflammasome NLRP3, si è pensato di testare un farmaco che potesse contrastare l'infiammazione. Diversi studi hanno dimostrato che l'infiammazione nel cervello peggiora il morbo di Alzheimer e favorisce la sua progressione, grazie all'acido mefenamico si è però riusciti ad invertire il processo neurodegenerativo.
Sebbene il farmaco si sia rilevato efficace contro l'Alzheimer nella sperimentazione condotta sulle cavie, gli autori invitano alla cautela e spiegano che bisognerà aspettare i risultati di ulteriori studi che verificheranno la sua efficacia anche sull'uomo e la sicurezza di uno specifico trattamento, a base di acido mefenamico, sul lungo periodo.
Acido mefenamico e ciclo mestruale
Attualmente non si conosce l'esatto meccanismo di funzionamento dell'acido mefenamico, dai dati di laboratorio si ipotizza che agisca bloccando alcune sostanze coinvolte nei processi infiammatori. Solitamente il medicinale è prescritto per trattare (per periodi che non superano i 7 giorni) il dolore associato al ciclo mestruale (dismenorrea).
L'acido mefenamico non è privo di effetti collaterali, ne presenta ad esempio alcuni a livello gastrointestinale, pertanto è controindicati in caso di ulcera peptica, infiammazioni gastrointestinali e se ne sconsiglia l'uso nell'ultimo trimestre di gravidanza.
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Sbarca a Genova la zanzara tigre coreana. Monitoraggio regionale sul virus Zika

Sbarca a Genova la zanzara tigre coreana. Monitoraggio regionale sul virus Zika | Medic | Scoop.it
Il monitoraggio attivo sulla zanzara tigre in Liguria, condotto dal laboratorio di entomologia di Imperia dell’IZS del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta (responsabile Walter Mignone) in collaborazione con le Asl liguri e il Comune di Genova, ha permesso di rilevare a Genova la presenza di una nuova specie di zanzara: la zanzara coreana (Aedes koreicus ), specie asiatica mai segnalata finora.
Si tratta di una zanzara arrivata in Italia nel 2011, che fino ad oggi risulta presente solo in 4 regioni: Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia. È molto simile alla zanzara tigre ed è in grado di trasmettere all’uomo malattie causate da virus della famiglia Flaviviridae.
L’IZS, in collaborazione con la Regione Liguria e le autorità sanitarie locali, per far fronte all’emergenza causata dal Virus Zika in Sud America, ha attivato quest’estate un piano di sorveglianza straordinario di controllo sulle zanzare, per ridurre il rischio di introduzione del virus attraverso viaggiatori infetti. È stata avviata inoltre un’intensa campagna di informazione per la popolazione, con indicazioni su come proteggersi dalla puntura di zanzare e dalle malattie che possono trasmettere: sono state distribuite brochure e locandine presso le Asl e principali presidi sanitari locali.
I risultati importanti non si sono fatti attendere.
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La sorveglianza ha comunque permesso di intercettare precocemente l’arrivo di questa nuova specie di zanzara .
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Cannella: un valido alleato per il cervello di adulti e bambini - Tutto per Lei

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Cannella: un valido alleato per il cervello di adulti e bambini
a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 21 lug 2016 alle ore 10:15am

La cannella, una delle spezie più utilizzate e amate in cucina, sarebbe un ottimo alleato per il cervello; lo renderebbe più reattivo migliorando così l’apprendimento e memoria.

A renderlo noto uno studio sui topi realizzato dal Rush University Medical Center, negli Usa, e pubblicato su Journal of Neuroimmune Pharmacology.

I roditori presi in esame hanno ricevuto per un mese cannella in polvere. Nell’organismo la spezia è stata metabolizzata in sodio benzoato e l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata in particolare sull’area cerebrale dell’ippocampo, una sorta di ‘centralina’ della memoria. Quando il sodio benzoato entrava nel cervello aumentavano i livelli di una proteina detta “CREB”, coinvolta proprio nella memoria e nell’apprendimento, e migliorava anche la plasticità dei neuroni cerebrali. Questo ha permesso ai topi con scarse capacità cognitive di raggiungere livelli di apprendimento e memoria normali, mentre gli stessi effetti non sono stati osservati in quelli che già avevano buone capacità in questi due ambiti.

Questa spezia, sarebbe dunque raccomandata per adulti e bambini.
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I benefici effetti dell'ortica - Farmaco e Cura

I benefici effetti dell’ortica
Ultimo Aggiornamento: 2177 giorni
Dell’Urtica dioica (la pianta dell’ortica che tutti conosciamo) si utilizzano il fusto, le foglie e la radice.

Parti della pianta differenti manifestano proprietà differenti e specifiche, in quanto ognuna di esse è ricca di sostanze chimiche diverse. In particolare la parte aerea dell’ortica racchiude numerosi principi attivi tra cui vitamine del gruppo B (B2, B5 ed acido folico), le vitamine A,C ed E e molti minerali come il magnesio, il ferro, il silicio ed alcuni oligoelementi come lo zinco ed il rame. Tutte queste sostanze agiscono in modo molto efficace per il trattamento delle unghie fragili e dei capelli deboli con le doppie punte, stimolandone la crescita.

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Grazie all’effetto antinfiammatorio dello zinco, il fusto e le foglie dell’ortica, esercitano una valida azione benefica nella cura dell’acne e di molte irritazioni cutanee come l’eczema, anche infantile, o l’eczema nervoso.

La presenza di discrete quantità di minerali conferisce ai preparati di ortica, derivanti dal fusto e dalle foglie, un efficace potere remineralizzante utile per curare persone che soffrono di artrosi, reumatismi o di dolori articolari dovuti alle cartilagini consumate; per questa ragione è consigliabile inoltre utilizzare l’ortica anche prima e durante la menopausa, periodo in cui le donne vanno incontro ad un indebolimento osseo e cartilagineo in generale. Da non sottovalutare anche la presenza di una buona quantità di ferro che può sicuramente aiutare chi soffre di carenza di questo indispensabile minerale, in particolare per esempio donne in gravidanza o madri che allattano. In generale i prodotti derivati dal fusto e dalle foglie dell’ortica hanno un potere tonico ed antiastenico abbastanza forte.

I prodotti ricavati invece dalla radice della pianta sono ricchi di beta-sitosteroli, che hanno una spiccata azione sull’ipertrofia prostatica benigna, cioè il progressivo ingrossamento della ghiandola prostatica, e sulle sue fastidiose ed anche dolorose manifestazioni. L’ortica ha su questa patologia un’azione molto specifica che può essere potenziata con l’assunzione di altre piante come la zucca o di altri derivati contenenti licopene (contenuto in buona quantità nel pomodoro).

I prodotti a base di ortica possono essere acquistati confezionati in capsule o come tinture ,oppure vengono vendute sotto forma di foglie e radici essiccate per preparare tisane e decotti.
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Nel futuro faremo sesso coi robot?

Nel futuro faremo sesso coi robot? | Medic | Scoop.it
Nel futuro faremo sesso coi robot?
di Paolo Grillandi
Pubblicato il: 01-07-2016
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Sanihelp.it - Terminator, Blade Runner, Transformers: sono tante le pellicole che dipingono un futuro distopico in cui i robot hanno raggiunto un livello di coscienza tale da sottomettere gli stessi esseri umani che li hanno creati. Una prospettiva che fino a qualche anno fa poteva essere confinata alla fantascienza, ma che ormai al contrario sta diventando sempre meno fantasiosa, sempre più plausibile: se di recente persino un luminare come Stephen Hawking ha citato l'intelligenza artificiale tra i grandi pericoli per l'umanità, un motivo ci sarà. D'altronde, i cyborg stanno già rendendo il lavoro dell'uomo obsoleto per una varietà di mansioni, con buona pace dei tassi di disoccupazione che rimangono in questo periodo altissimi.

Ma c'è anche chi vede una prospettiva di gran lunga meno inquietante nella diffusione del robot nella società: una prospettiva, se vogliamo, leggermente più pruriginosa. Il famoso futurologo Ian Pearson, una carriera costruita nel predire ciò che succederà negli anni a venire di modo che prestigiose multinazionali potessero anticipare le nuove tendenze sul mercato, ha affermato come in un futuro prossimo le intelligenze artificiali potranno sostituire persino i nostri partner. Secondo la sua opinione, espressa in un report commissionato dal sito ecommerce per adulti Bondara, il sesso coi robot diverrà così popolare che entro il 2050 potrebbe finire col rendere anche i rapporti intimi tra esseri umani qualcosa di obsoleto; e comunque, entro il 2030, la maggior parte delle persone avrà sperimentato orgasmi che prevedano l'utilizzo della realtà virtuale.

La mente delle donne più critiche a riguardo corre subito alle bambole gonfiabili e alla disperazione degli uomini che le eleggono a partner ideale per l'intimità più sfrenata, ma c'è poco da ridere: secondo quanto affermato da Ian Pearson a MailOnline, il mercato del sesso coi robot sarà unisex, e quindi riguarderà anche le ragazze. Per questo motivo molte società che producono oggetti di piacere si sono già portate avanti e starebbero cercando di sviluppare prodotti per adulti da integrare con telefonini e smartphone. E come nel film «Existenz», il futuro della realtà virtuale secondo il futurologo saranno dispositivi da collegare direttamente al sistema nervoso centrale, per farci provare le sensazioni della realtà. «Non è che le persone sceglieranno esplicitamente i robot per farci sesso – dichiara Pearson – la maggior parte li comprerà per fare per esempio i lavori di casa. Ma siccome costeranno quanto un'automobile, nessuno opterà per mettersi in casa dei robot brutti: li vorranno belli, attraenti. Averli in casa porterà alla formazione di una relazione tra l'umano e l'intelligenza artificiale: ed è inevitabile che qualcuno finirà col farci sesso». 

FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Bondara, MailOnline

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Vaccini e autismo, condannato il Ministero della Salute - Wired

Vaccini e autismo, condannato il Ministero della Salute - Wired | Medic | Scoop.it
Vaccini e autismo, condannato il Ministero della Salute
Il Tar della Sicilia smentisce l’Oms, secondo cui non esiste correlazione tra vaccini e autismo, e impone il risarcimento a un bambino autistico


Anna Lisa Bonfranceschi
Pubblicato giugno 27, 2016

(foto: getty)

Il binomio vaccini e autismo torna protagonista nei tribunali. Come racconta oggi Repubblica.it, infatti, il Tar della Sicilia ha imposto al Ministero della Salute di risarcire un ragazzo autistico di Agrigento che ricevette il vaccino tetravalente.

Cifra dovuta: 250 mila euro con gli interessi, dal momento che l’importo era stato stabilito dopo che il tribunale civile nel 2014 aveva riconosciuto un legame causale tra vaccino e autismo, ma il ministero non aveva pagato. Se non lo farà entro i prossimi due mesi potrebbe aprirsi un commissariamento ad acta.

A far credere che qualcosa, anche nella magistratura, fosse cambiato era stata la Procura di Trani, neanche un mese fa. La commissione di esperti nominati dalla procura – istituita in seguito alle denunce di alcune genitori che facevano risalire al bersagliato trivalente Mpr (contro morbillo, parotite e rosolia) la causa dei disturbi autistici nei figli – aveva infatti concluso che “non sussiste alcuna relazione tra vaccinazione e insorgenza della malattia”.

Conclusione ribadita più volte dalla comunità scientifica dopo che nel 1998 Andrew Wakefield montò il caso, in quella passata alla storia come una vera e propria frode scientifica, sebbene le campagne antivaccini abbiano continuato a proliferare (e a invadere anche la televisione), a dispetto delle evidenze scientifiche.

Il caso siciliano di oggi richiama alla mente vicende analoghe, come quella del Tribunale del lavoro di Milano che metteva sotto accusa l’esavalente e soprattutto quella in qualche modo storica di Rimini, che nel 2012 condannava il Ministero a risarcire un bambino cui era stato somministrato un vaccino, il trivalente Mpr, e che aveva poi ricevuto una diagnosi di autismo. La sentenza venne però poi ribaltata dalla Corte d’Appello di Bologna. La speranza allora era che la decisione di Bologna facesse in qualche modo scuola, ma l’annuncio che arriva dal Tar della Sicilia porterebbe a credere il contrario.

Se è vero infatti che i vaccini sotto accusa sono diversi, le conclusioni della comunità scientifiche, come riassunte dall’Oms, sembrerebbero più che chiare in materia: “I dati epidemiologici disponibili indicano che non vi sono prove di un legame tra morbillo-parotite-rosolia (Mmr) e disturbi dello spettro autistico. Studi precedenti che suggerivano un nesso di causalità si sono poi rivelati gravemente fallaci. Non ci sono neanche prove che suggeriscono che qualsiasi altro vaccino dell’infanzia possa aumentare il rischio di disturbi dello spettro autistico. Inoltre, revisioni commissionate dall’Oms hanno concluso che non vi era alcuna associazione tra l’uso di conservanti come il thiomerosal e disturbi dello spettro autistico”
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Machine learning contro la retinopatia diabetica

Machine learning contro la retinopatia diabetica | Medic | Scoop.it
Machine learning contro la retinopatia diabetica
Un algoritmo in grado di analizzare immagini dell'occhio per diagnosticare in modo tempestivo una patologia potenzialmente pericolosa per la vista.
DOMANIGOOGLE
Cristiano Ghidotti, 30 novembre 2016, 11:23
HidrateMe, la bottiglia che ricorda di bere

Lanciata su Kickstarter per raccogliere i fondi da destinare alla commercializzazione, HidrateMe può a tutti gli effetti essere definita come la prima bottiglia smart al mondo: ricorda infatti in modo del tutto automatico all'utente quando è il momento di bere, per garantire un adeguato livello di idratazione, soprattutto durante l'attività fisica. Le notifiche vengono [...]
La retinopatia diabetica è una patologia oculare che si riscontra nella grande maggioranza dei pazienti affetti da diabete mellito. Può provocare danni alla retina e ad altre strutture dell’occhio, compromettendo le capacità visive. Ne sono affette circa 415 milioni di persone in tutto il mondo e il metodo più efficace per combatterla è rappresentato dalla diagnosi precoce del problema.


L’esame necessario per individuarlo è costituito dall’analisi del retro dell’occhio. Un’indagine che i soggetti a rischio dovrebbero condurre ogni anno come prassi preventiva. In molti però, soprattutto chi risiede nelle zone dove l’accesso a cure specialistiche non è alla portata di tutti, non ne sono in grado e finiscono per accorgersene quando è ormai troppo tardi. Un progetto messo in campo da Google, in collaborazione con team di medici da India e Stati Uniti, mira a sfruttare le potenzialità del machine learning per offrire una soluzione efficace. I risultati fin qui ottenuti, dopo anni di ricerca, sono stati pubblicati dal Journal of the American Medical Association.
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Occhio secco, 5 farmaci tra le cause | MedicinaLive

Occhio secco, 5 farmaci tra le cause | MedicinaLive | Medic | Scoop.it
Occhio secco, 5 farmaci tra le cause
di Valentina Cervelli 31 ottobre 20160 COMMENTS

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Gli occhi secchi possono essere un disturbo fastidioso e doloroso talvolta per chi ne soffre, con ripercussioni temporanei sulla capacità visiva. Vediamo insieme alcuni farmaci che ne sono la causa.




1. Antistaminici

Gli antistaminici sono una fascia di farmaci molto importanti: essi sono in grado di dare sollievo alle persone che soffrono di allergia e di sintomi di rinite come lo starnutire, il prurito, gli occhi umidi. Purtroppo di contro hanno la capacità di ridurre il film di lacrime che mantiene l’occhio idratato.

2. Decongestionanti nasali

Anche i decongestionanti nasali fanno parte di quei medicinali in grado di favorire la secchezza oculare. Questo tipo di farmaci è abile nel combattere la sinusite e più generalmente l‘accumulo di muco nei seni paranasali e nel naso. Si tratta di sostanze che lavorano sui vasi sanguigni posti nelle membrane del naso facendo in modo che che vi passi meno fluido ematico, ottenendo in questo modo la riduzione del gonfiore interno. L’effetto collaterale principale? Un calo della produzione di lacrime.

3. Farmaci antipertensivi

Anche i farmaci antipertensivi, messi a punto per favorire l’abbassamento di pressione e la ritenzione idrica possono essere causa di occhi secchi: In questo caso ad essere colpita è la cornea che può perdere leggermente sensibilità e quindi non richiedere alle ghiandole lacrimali la normale produzione di fluido.

4. Antidepressivi

L’azione dei medicinali antidepressivi sull’occhio è forse la più netta rispetto a quella di altri farmaci. Quando si utilizzano infatti viene bloccato direttamente l’impulso del nervo che richiede l’idratazione dell’occhio. Quest’azione del medicinale è chiamata effetto anticolinergico.

5. Contraccettivi orali e terapie ormonali

Anche i contraccettivi orali e le terapie ormonali per le donne in menopausa possono riportare come effetto collaterale la secchezza oculare. Essi vanno ad agire direttamente sulle ghiandole lacrimali: sebbene il rapporto causa-effetto sia ancora da chiarire, gli esperti sono convinti che la colpa sia da attribuire agli estrogeni ed al loro effetto.

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Mal di testa: e se fosse colpa dei batteri della bocca? | Ok Salute e Benessere

Mal di testa: e se fosse colpa dei batteri della bocca? | Ok Salute e Benessere | Medic | Scoop.it
Potrebbero essere l'anello mancante che spiega le crisi di emicrania scatenate dai nitrati contenuti in salumi, vini e carni rosse

Chi soffre di frequenti mal di testa lo sa: a tavola è meglio non esagerare con carni rosse, insaccati, alcolici e tutti quegli alimenti che contengono nitrati, perché queste sostanze (spesso usate come conservanti) possono favorire la dilatazione dei vasi sanguigni e, nei soggetti predisposti, possono scatenare violente emicranie.
Le cause di questa suscettibilità non sono ancora del tutto chiare, ma è probabile che i batteri della bocca possano giocare un ruolo di primo piano.

A indicarlo è una ricerca dell’Università della California a San Diego, la prima a dimostrare che nella bocca delle persone che soffrono di mal di testa ricorrenti sono presenti maggiori quantità di batteri capaci di trasformare i nitrati dei cibi in nitriti: proprio queste molecole, una volta nel circolo sanguigno, possono essere convertite in ossido nitrico e dare vasodilatazione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista mSystems, è stato condotto grazie ai dati pubblicati dall’American Gut Project, un grande programma di ricerca avviato negli Stati Uniti grazie ad una raccolta fondi tra cittadini per scoprire come i batteri che albergano nel corpo umano finiscono per condizionare la nostra salute. I ricercatori californiani, in particolare, sono andati ad esaminare i microrganismi presenti in 172 campioni di saliva e in quasi duemila campioni di feci.

I risultati delle analisi dimostrano che la varietà di batteri presenti nella bocca delle persone con emicrania è più o meno la stessa che si trova nelle persone senza emicrania. Ciò che fa la differenza, invece, è la quantità di batteri capaci di trasformare i nitrati: questi microrganismi sarebbero più abbondanti nei soggetti con frequenti mal di testa.

I ricercatori sottolineano che è ancora troppo presto per parlare di un rapporto causa-effetto, e per questo hanno già pianificato nuovi studi con l’obiettivo di monitorare la dieta dei pazienti con emicrania per andare a valutare il rapporto tra i livelli di ossido nitrico nel sangue e gli attacchi di mal di testa. Se i sospetti dovessero essere confermati, allora si potrebbe pensare a sviluppare un colluttorio probiotico capace di riequilibrare la flora batterica del cavo orale riducendo il rischio di emicrania.

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20 ottobre 2016
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Ha appena ricevuto l’approvazione della Food And Drug Administration il primo “pancreas artificiale”, un apparecchio pensato ad hoc per chi soffre di diabete di tipo 1.
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Statine - I farmaci per il colesterolo causano malattie cardiache e neurodegenerative

Statine – I farmaci per il colesterolo causano malattie cardiache e neurodegenerative

Riccardo Lautizi 4 settimane fa 15 Commenti





Studi scientifici dimostrano quanto possono essere pericolose le statine che vengono comunemente prescritte per abbassare il colesterolo. Ecco come abbassare il colesterolo naturalmente

I farmaci per abbassare il colesterolo (ipolipemizzanti) sono al secondo posto tra i farmaci più venduti al mondo. Solo negli Stati Uniti più di 48 milioni di confezioni sono vendute ogni anno e in Italia sono circa 9 milioni le persone che consumano questi farmaci.

Tra i farmaci per il colesterolo, le statine sono la classe di farmaci più diffusa e prescritta in tutto il mondo. Addirittura alcuni medici raccomandano anche ai bambini in sovrappeso l’uso delle statine per controllare i loro livelli di colesterolo. Tra le statine attualmente in commercio ricordiamo: Lovastatina (Rextat®), Pravastatina (Pravaselect®, Selectin®), Simvastatina (Sivastin®, Sinvacor®), Fluvastatina (Lescol, Lipaxan®), Atorvastatina (Torvast®, Totalip®), Rosuvastatina (Crestor®, Provisacor®, Simestat®).


Come funzionano le statine

Il problema principale delle statine è il modo in cui affrontano il problema del colesterolo, ovvero, in modo semplicistico. Ma il corpo è un organismo complesso, usa il colesterolo ogni giorno per costruire nuove pareti cellulari, nella formazione della vitamina D e nella produzione di ormoni.

Le statine sono inibitori della HMG-CoA reduttasi. Funzionano bloccando l’enzima nel fegato che produce naturalmente il colesterolo per le funzioni corporee.


Il farmaco riduce sostanzialmente il numero totale di colesterolo, senza considerare il quadro completo che comprende anche le lipoproteine ad alta densità (HDL), lipoproteine a bassa densità (LDL), lipoproteine a densità molto bassa (VLDL) e i livelli di trigliceridi.

Il numero totale del colesterolo offre una panoramica generale e non fornisce informazioni necessarie per la valutazione del rischio di malattie cardiovascolari. Per una corretta valutazione è necessario confrontare i livelli di HDL, LDL, VLDL e trigliceridi, non il colesterolo totale.


Quello che attualmente la medicina allopatica insegna sul colesterolo è stato smentito da recenti studi scientifici che invece valorizzano i benefici del colesterolo che non è la causa ma la conseguenza di malattie cardiache in atto. [1]

Le statine provocano degenerazione cerebrale

Questi farmaci sono noti per i loro effetti collaterali come danni muscolari e debolezza. Ciò che è stato meno pubblicizzato è il potenziale legame tra statine e progressione dell’atrofia muscolare che può portare a una diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), conosciuta anche come morbo di Lou Gehrig.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riceve rapporti di sicurezza sull’uso delle statine dal centro per il monitoraggio internazionale dei farmaci riscontrando un numero sproporzionatamente alto di pazienti con lesioni del motoneurone superiore tra coloro che assumono farmaci come le statine.

Il capo ricercatore, Ivor Ralph Edwards, esperto in tossicologia, intossicazione acuta e cronica e reazioni avverse al farmaco nonchè consulente senior presso l’Osservatorio WHO di Uppsala in Svezia, afferma:

”Sosteniamo che l’interruzione della somministrazione di statine debba essere presa in considerazione nei pazienti con malattie neuromuscolari gravi come la sclerosi laterale amiotrofica, data la possibilità che la progressione della malattia possa essere fermata o addirittura invertita.” [2]

Le statine danneggiano il cuore e le arterie

Uno studio recente pubblicato sull’Expert Review of Clinical Pharmacology, ha simostrato che le statine possano causare la calcificazione delle arterie coronarie e possono funzionare come tossine mitocondriali che alterano la funzione muscolare nel cuore e nei vasi sanguigni. [3]

Secondo il dr Harumi Okuyama e il suo team di ricerca, autori dello studio, le statine inibiscono la sintesi della vitamina K2 che protegge le arterie dalla calcificazione. Inoltre deperiscono le riserve del coenzima Q10 e emeA impedendo quindi la produzione di ATP a livello cellulare.
Le statine inibiscono anche la sintesi delle proteine contenenti selenio, una delle quali è la glutatione perossidasi che sopprime lo stress ossidativo. Un’alterazione della sintesi delle selenioproteine può avere ripercussioni nell’insufficienza cardiaca congestizia, come nelle cardiomiopatie dilatatorie in corso di deficienza di selenio.

Il dr Harumi Okuyama ha concluso affermando che

“L’epidemia di insufficienza cardiaca e aterosclerosi che affligge il mondo moderno può essere paradossalmente aggravata dall’uso pervasivo delle statine. Proponiamo che le linee guida attuali sul trattamento con le statine sia criticamente rivalutate.”

“Io non posso trovare alcuna evidenza scientifica che supporti l’uso delle statine e i pazienti che la assumono dovrebbero smettere.“

A sostegno dei risultati della ricerca è sceso in campo anche il dr Peter Langsjoen, cardiologo statunitense, che è co-autore dello studio che ha dichiarato:

“Le statine vengono utilizzate in modo aggressivo e in un così gran numero di persone che gli effetti negativi stanno diventando evidenti. Questi farmaci non sarebbero mai dovuti essere approvati per l’uso. Gli effetti a lungo termine sono devastanti“. [4]

Altri effetti avversi delle statine

Molti studi concordano sul fatto che gli effetti collaterali delle statine possano essere diversi a seconda della tipologia di pazienti, in base alla loro storia medica, del tipo di statine utilizzate e dei dosaggi.

Una ricerca della London School of Hygiene and Tropical Medicine riporta le seguenti conclusioni:

“A volte gli effetti collaterali delle statine vengono minimizzati, e le conclusioni vengono falsate da parametri sfasati. Come riporta una nota del 2007 del Scripps Mercy Hospital: ‘L’incidenza di rabdomiolisi da statine (rottura acuta dei muscoli scheletrici) è superiore nella realtà, in confronto agli studi controllati, considerata l’esclusione dei soggetti potenzialmente a rischio.'” [5]

Un altro studio ha riscontrato che il 17 per cento dei pazienti ha subito effetti collaterali che includono dolori muscolari, problemi al sistema nervoso e nausea. Due terzi hanno segnalato gli effetti collaterali e hanno smesso di prendere i farmaci e circa la metà ha interrotto l’assunzione del farmaco almeno temporaneamente. [6]

Una revisione della letteratura scientifica, pubblicata sull’American Journal of Cardiovascular Drugs, ha valutato 900 studi precedenti individuando gli effetti negativi delle statine.

Gli effetti collaterali e i rischi per la salute possono essere amplificati da una serie di fattori, come ad esempio l’assunzione di altri farmaci (che possono aumentare la potenza delle statine), sindrome metabolica o malfunzionamento della tiroide. Alcune delle conseguenze dell’assunzione di statine in dosi elevate o per un lungo periodo di tempo includono: [7]

Mal di testa
Disturbi del sonno
Sonnolenza
Gonfiore
Gas
Stipsi
Eruzione cutanea
Glicemia alta (diabete di tipo 2)
Vista offuscata
Infezioni urinarie / Cistite
Difficoltà respiratorie
Bocca secca
Mal di schiena
Perdita di conoscenza
Articolazioni gonfie
Vesciche o desquamazione della pelle
Variazioni di peso
Deterioramento cognitivo
Neuropatia
Anemia
Acidosi
Febbri frequenti
Cataratta
Disfunzioni sessuali
Disfunzione pancreatica
Soppressione del sistema immunitario
Polineuropatia (danni ai nervi nelle mani e piedi)
Disfunzione epatica
Aumento del rischio di cancro
Degenerazione del tessuto muscolare (rabdomiolisi)
Se non puoi fare a meno delle statine è necessario assumere il CoQ10

Le statine sono farmaci che inibiscono l’enzima HMG-CoA reduttasi, responsabile della sintesi del colesterolo e del Coenzima Q10. In teoria, quando il corpo è carente di CoQ10, la produzione di energia mitocondriale diminuisce, e si possono innescare o accelerare neuropatie come la SLA.

Se assumi statine senza prendere il Coenzima Q10 potreste imbatterti in gravi rischi per la salute. La perdita di energia a livello cellulare può danneggiare il DNA mitocondriale e mettere in moto un circolo vizioso aumentando i radicali liberi a danno mitocondriale.

Il Coenzima Q10 è un trattamento efficace anche per l’insufficienza cardiaca, le statine possono ridurre la funzione del muscolo cardiaco. Uno studio condotto su un gruppo di persone, ha rilevato che gli individui che non assumevano statine per proteggere la loro salute cardiovascolare, stavano meglio. [8] I ricercatori inoltre hanno concluso: “La terapia con statine è associata ad una diminuzione della funzione miocardica valutata dall’elastografia SI (strain imaging).”

L’importanza della funzione mitocondriale sull’energia non può essere sottovalutata. Il gruppo di studio sulle statine, guidato da Golomb, ha concluso che il malfunzionamento della produzione di energia mitocondriale a causa delle interferenze di farmaci come le statine è stato il fattore causale sottostante di tutti gli effetti avversi associati con il farmaco.

Il colesterolo può essere abbassato naturalmente

Si parla di ipercolesterolemia quando il colesterolo totale (LDL più HDL) è troppo alto. Il colesterolo totale troppo alto non è la causa di malattie cardiache, a meno che non superi i 300. Ci sono altri fattori di rischio molto più potenti. Uno dei test più importanti da prendere in considerazione per determinare il reale rischio di malattie cardiache è la spettroscopia NMR (dall’inglese nuclear magnetic resonance) che misura il tuo numero di particelle LDL.

Questo particolare test comprende anche i marcatori per determinare se si è insulino-resistenti, una causa primaria del numero elevato di particelle LDL. Quando la secrezione d’insulina aumenta, di conseguenza aumenta anche la produzione di colesterolo. Elevati livelli di insulina, o una diminuzione della sensibilità sono correlati ai cibi che mangiate e all’esercizio fisico. Altri due rapporti degli esami del sangue che riveleranno più informazioni sul rischio di malattie cardiovascolari sono:

HDL il rapporto di colesterolo totale. A digiuno  dovrebbe essere superiore al 25 per cento. Esso misura la quantità di HDL contro il numero totale di colesterolo.
Il rapporto trigliceridi/HDL-colesterolo “buono” dovrebbe essere inferiore a 2.
L’unica ragione valida per assumere i farmaci che controllano il livello di colesterolo è nel caso si soffra di ipercolesterolemia familiare. Questa è una condizione genetica, ereditaria. Intacca i livelli di LDL dalla nascita a volte causando attacchi di cuore in età precoce.

In tutti gli altri casi, il colesterolo può essere controllato tramite lo stile di vita e le scelte nutrizionali. Il fatto è che il 75% del colesterolo viene prodotto dal fegato, che viene influenzato dai livelli di insulina. Ciò significa che se si ottimizzano i livelli di insulina vi sarà anche un miglioramento sui livelli di colesterolo. Al fine di regolare in modo sicuro i livelli di zucchero nel sangue, la sensibilità all’insulina e il colesterolo è importante modificare la vostra dieta e lo stile di vita rimuovendo tutti gli zuccheri e le farine raffinate ed incrementando l’assunzione di grassi sani. [1]

Aumentare i livelli di vitamina D

L’esposizione al sole aiuta a normalizzare i livelli di colesterolo e prevenire le malattie cardiache. Nel caso non riesci a stare all’aria aperta per produrre naturalmente la vitamina D, dovresti assumerla attraverso un integratore. Il Dott. Claudio Sauro, esperto italiano di vitamina D, ne consiglia una dose di 2000 UI al giorno.

Includere nella dieta alimenti benefici per il cuore

Assicurati di assumere alimenti di alta qualità come l’omega-3 che è dimostrato che è molto utile per la salute del cuore. [9] Altri alimenti benefici per il cuore sono: l’olio d’oliva, olio di cocco, alimenti integrali, uova, avocado, frutta a guscio e semi.

Fai più esercizio fisico quotidianamente ed esercitati regolarmente. L’esercizio fisico ottimizza anche la produzione dell’ ormone della crescita. Consiglio di andare a piedi al lavoro, e cercate di camminare ogni volta che puoi.

Sostituisci gli oli vegetali e grassi trans nocivi sintetici con grassi sani, come l’olio d’oliva, burro e olio di cocco (ricordate l’olio di oliva deve essere utilizzato a freddo altrimenti cambia la propria struttura chimica; usa l’olio di cocco per la cottura che è più resistente).

Riduci i livelli di stress

Ognuno di noi subisce lo stress di una vita frenetica. Meditazione, Yoga, EFT ed alcuni integratori naturali sono molto utili per abbassare lo stress che è uno dei fattori importanti per la salute del cuore e del fegato.

Un buon sonno inoltre aiuta a ridurre i livelli di stress e a normalizzare i livelli di insulina per tutto il giorno.

Evitate l’eccessivo uso di alcol o tabacco

L’alcol contiene un’alta percentuale di carboidrati che influenzano i livelli di insulina. Il tabacco ha effetti sul sistema arterioso, aumenta temporaneamente la pressione sanguigna.

Includi nella dieta alimenti fermentati

Includi alimenti fermentati nel tuo pasto quotidiano. Non solo ottimizzano la microflora intestinale, che potenzierà le difese immunitarie generali, ma arricchirà anche la flora batterica orale. Le cattive condizioni di salute orale sono un altro potente indicatore di rischio di malattie cardiache. Inoltre un recente studio scientifico ha dimostrato che i probiotici e batteri intestinali simbiotici possono fermare il cancro. [10]


Barbara H. Roberts
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Riferimenti

[1] Quello che il tuo medico non ti ha mai detto sul Colesterolo ed è vitale che tu sappia; Colesterolo alto? La causa è nel tuo intestino.

[2] Edwards, I., Star, K., & Kiuru, A. (2007). Statins, Neuromuscular Degenerative Disease and an Amyotrophic Lateral Sclerosis-Like Syndrome

[3] Okuyama H et al. Statins stimulate atherosclerosis and heart failure: pharmacological mechanisms. Expert Rev Clin Pharmacol. 2015 Mar;8(2):189-99. doi

[4] Statins CAN cause heart disease – Shock research warns drug risks hardened arteries

[5] Cleugh, A. (2016). Do statins produce neurological effects? Scientific American Mind, 27(4), 72-72

[6] Annals of Internal Medicine, 158(7), 526.

[7] MA, G. (2016). Statin adverse effects : a review of the literature and evidence for a mitochondrial mechanism; Side Effects of Cholesterol-Lowering Statin Drugs. (2016). WebMD. Retrieved 17 July 2016; Statin Adverse Effects. (2016). Statineffects.com. Retrieved 17 July 2016; Simvastatin Side Effects in Detail – Drugs.com. (2016). Drugs.com.

[8] Rubinstein J, e. (2016). Statin therapy decreases myocardial function as evaluated via strain imaging.

[9] Omega 3 – L’elisir per la salute cardiovascolare e cerebrale

[10] Scienziati: I batteri intestinali possono fermare lo sviluppo del cancro



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07 settembre 2016
Melatonina e malattie cardiovascolari

Domanda. Mia madre ottantenne segue un'intensa terapia farmacologica per varie patologie più o meno tipiche della terza età, ovvero ipertensione, steatosi epatica ed osteoporosi. Di recente ho letto su L'Espresso un interessante articolo sul ruolo protettivo per cuore ed arterie derivante dall'assunzione regolare di melatonina. Può essere utile per una paziente come mia madre e con quali dosaggi?
 Risposta. La melatonina ha diversi effetti che influenzano in maniera diretta o indiretta l’apparato cardiovascolare. La regolazione del ritmo sonno veglia è certamente l’azione migliore sugli anziani che soffrono di insonnia. La chiusura notturna degli occhi favorisce la secrezione di melatonina mentre il risveglio diurno la riduce. Il decremento notturno della pressione arteriosa è legato alla secrezione di melatonina. La melatonina è un ormone sincronizzatore con un ritmo di secrezione giornaliero, caratterizzato da un picco notturno. La melatonina esercita diverse azioni tra le quali l’induzione del sonno, il controllo della termo-regolazione, un effetto antiossidante e sembra avere un effetto protettivo sul sistema cardiovascolare riducendo il rischio di aterosclerosi e di ipertensione. Con il procedere dell’età, l’attività sul sistema nervoso centrale diminuisce in quanto i livelli circolanti di melatonina diminuiscono. Nelle donne è stato, inoltre, riportato un andamento inverso della secrezione di melatonina e di Fsh durante gli anni della menopausa, con un rapido declino della secrezione notturna della melatonina prima del climaterio. E’ interessante notare come pazienti con patologia coronarica hanno livelli sierici notturni più bassi di melatonina e livelli più alti di noradrenalina urinaria. La melatonina regola il diametro dei vasi inducendo vasodilatazione attraverso i suoi recettori. Inoltre, i risultati ematochimici dimostrano come la melatonina sia in grado di diminuire i livelli di catecolamine e di incrementare i livelli sierici di ossido nitrico. In conclusione si può asserire che la somministrazione di melatonina alle dosi di 3 mg, prima di andare a letto, agendo a vari livelli della regolazione del sistema circolatorio possa avere un ruolo protettivo nei confronti di patologie cardiovascolari.
 
Ipertensione e cefalea, come combatterli con un solo farmaco
Domanda. Ho 58 anni e da circa 10 anni prendo mezza pasticca di Nebivololo ogni mattina per un’ipertensione lieve (95-100 minima, 140 max) e devo dire che mi trovo bene. Ultimamente sto avendo attacchi di emicrania che mi durano giorni. Mi hanno detto di provare a prendere Propranololo Cloridrato 40 mg. Volevo sapere da lei se le due medicine si possono assumere insieme e se inderal funzione realmente contro l’emicrania. O al limite posso sostituire il Nebivololo con il Propranololo Cloridrato.
Risposta. I due farmaci non vanno presi insieme. Entrambi sono betabloccanti con diversa emivita, molto breve il Propranololo Cloridrato, molto lunga il Nebivololo. I due farmaci insieme sommerebbero la loro azione riducendo troppo la frequenza e la capacità contrattile del cuore. E’ tuttavia vero che i betabloccanti riducono la cefalea, ma vanno presi uno per volta. Nel suo caso il Nebivololo va bene sulla pressione ma non riesce a farle passare la cefalea. Può eventualmente sospendere il Nebivololo e provare il Propranololo Cloridrato che necessita da due a tre assunzioni al giorno, controllando pressione e frequenza fino al dosaggio che induca la cessazione della cefalea, ma non riduca troppo la frequenza e la pressione (cominci con il Propranololo Cloridrato ½ cp tre volte al di e poi gradualmente aumenti il dosaggio fino a 1cp tre volte al giorno controllando che la frequenza non scenda sotto i 50 battiti al minuto e la pressione massima sotto i 100 mmhg). Se non trae giovamento per la cefalea torni al Nebivololo ed usi i farmaci indicati per le cefalee.
 
Sigle incomprensibili per il paziente
Domanda. Vi scrivo per chiedere spiegazioni su una diagnosi attribuita ad un uomo di 80 anni portatore di Pace Maker dopo un ricovero in terapia intensiva per forte tachicardia. La diagnosi è questa: "Episodio di Tv correttamente interrotto dall'Aicd. Cmd post-ischemica. Diabete mellito". Cosa significano queste sigle?
Risposta. Purtroppo il vizio di molti miei colleghi di parlare attraverso sigle è persistente. Usando le sigle il dialogo con i pazienti ed i parenti non si attua e continua la non comunicazione. Dalla diagnosi deduco che suo padre è affetto da Cardiomiopatia dilatativa conseguente a cardiopatia ischemica (infarto o angina cronica) e Diabete Mellito. Suo padre ha impiantato in passato un defibrillatore (Aicd) in quanto era affetto da tachicardie ventricolari (aritmie ventricolari complesse) che sono a rischio di morte oppure in quanto presentava disfunzione del ventricolo sinistro di grado severo (frazione di eiezione < a 30-35%) che favorisce le aritmie maligne. Episodio di TV vuol dire che suo padre ha avuto un’aritmia complessa ventricolare chiamata tachicardia ventricolare (TV) a rischio per la vita ed il suo Defibrillatore (Aicd) ha correttamente riconosciuto l’aritmia ed ha scaricato interrompendo l’aritmia. Suo padre è vivo grazie alla funzione del defibrillatore.
 
*Il

dottor Pio Caso è Direttore UOC di Cardiologia presso l’Azienda dei Colli, Ospedale Monaldi di Napoli

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Cocco, 5 benefici del mangiarlo | MedicinaLive

Cocco, 5 benefici del mangiarlo | MedicinaLive | Medic | Scoop.it
Quali sono i benefici del mangiare cocco? Questo frutto tropicale si sta man mano diffondendo alle nostre latitudini e sempre di più sta diventando parte della nostra dieta. Vediamo perché questa sua presenza sia da considerare qualcosa di positivo.



5 benefici dello yoga

Lo yoga è un'attività molto utile per il benessere fisico e mentale

1. Acqua ricca di minerali
L’acqua di cocco, quel liquido che fuoriesce quando rompiamo il frutto, è caratterizzato da un quantità di minerali e nutrienti importanti. Oltre alle sua proprietà dissetanti esso contiene buone dosi di potassio, magnesio, rame, fosforo, zinco e ferro. Tutti elementi utili al corretto funzionamento dell’organismo. I quali possono essere assunti con facilità.

2. Contiene molte vitamine
Il cocco pur essendo un frutto leggermente più “grasso” rispetto agli altri tropicali, è una buona fonte di diverse vitamine utili come le vitamine del gruppo B, la vitamina C, la vitamina E e la vitamina K. E’ un frutto quindi, specialmente per il primo complesso citato, al quale le persone che seguono una dieta vegana dovrebbero guardare con attenzione, in modo tale di evitare carenze pericolose.



3. Favorisce la digestione
Il cocco ha dimostrato di essere un frutto particolarmente digeribile in grado,tra l’altro, di favorire lui stesso la digestione di altri alimenti. Ovviamente non bisogna mangiarne in quantità eccessive (è molto calorico, N.d.R.) ma la sua struttura e le sue fibre aiutano il corretto funzionamento dell’apparato gastrointestinale e stimolano il lavoro del metabolismo.

4. Fa bene alle ossa
Come già anticipato il cocco è una buona fonte di magnesio. Aiutandone l’assimilazione da parte dell’organismo insieme al calcio, questo alimento consente di attuare una prevenzione naturale contro fratture ed osteoporosi aiutando il corpo a rinforzare le ossa.  In particolare per ciò che concerne la patologia ossea sono in corso studi per comprendere quanto effettivamente questo frutto possa essere di supporto agli attuali approcci.

5. Protegge il cervello ed il cuore
Il cocco avrebbe anche la capacità di proteggere il cervello ed il sistema nervoso grazie alle sue quantità acido laurico capace di alzare i livelli di colesterolo buono nel sangue ed avere quindi un effetto protettivo nei confronti della salute vascolare e del cuore.
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Ecco perchè 'la deglutizione' riduce il rischio di depressione femminile - Pagina 3 di 3

Ecco perchè 'la deglutizione' riduce il rischio di depressione femminile - Pagina 3 di 3 | Medic | Scoop.it
Il motivo di tanto buonumore alla fine è stato scoperto? Si tratta di un enzima presente solo negli spermatozoi che secondo il Dr. Delacroix, scienziato e ricercatore capo presso il Centro di Salute Mentale di Lione, presenta dei benefici davvero sorprendenti: “Abbiamo scoperto questo enzima aiuta a ridurre il rischio di depressione solo se la donna “inghiotte” 2-3 volte …
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Marijuana legale dà i brividi alle multinazionali del farmaco

Marijuana legale dà i brividi alle multinazionali del farmaco | Medic | Scoop.it
La marijuana terapeutica allevia i dolori fisici e risana anche le casse statali. Secondo i dati della University of Georgia, gli stati USA che l’hanno legalizzata hanno risparmiato, su base annua, qualcosa come $165 milioni.
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Il burro di karitè: cosmetico e rimedio naturale

Il burro di karitè: cosmetico e rimedio naturale | Medic | Scoop.it
Il burro di karitè è utile per proteggere la pelle dal sole e per lenire il bruciore di scottature e insolazioni.

Ideale per nutrire, proteggere ed idratare tutti i tipi di pelli, ma in particolare quelle molto secche, delicate e sensibili, il burro di karitè è uno degli ingredienti più impiegati nella preparazione di creme, detergenti e lozioni per il viso, il corpo ed i capelli.

Il burro viene estratto dai semi della Vitellaria paradoxa, una pianta ad alto fusto della famiglia delle Sapotaceae, che raggiunge fino a 15 metri di altezza, ed è molto diffusa in Africa.
Dalle noci del karitè, opportunamente lavorate, viene ricavata poi una sostanza burrosa, di colore tendente al giallo e dall'odore dolciastro, chiamata comunemente burro, che alcune popolazioni usano anche come alimento.


Rimedi naturali per proteggere la pelle

I frutti della pianta di karitè provengono dall'albero della salute e della giovinezza, per questa ragione da secoli le donne africane ne utilizzano i derivati come prodotti cosmetici naturali, per nutrire, idratare e proteggere la pelle dai raggi intensi del sole africano.
Per le proprietà emollienti, il burro di karitè è infatti ideale per rendere morbida e setosa la pelle del corpo e del viso, poichè l’alto contenuto di acidi grassi lo rende facile e rapido da assorbire, come il burro di cacao. Il burro di karitè puro ha proprietà nutrizionali, cosmetiche e medicamentose ed è particolarmente indicato per il trattamento di irritazioni o lesioni cutanee di varia origine; per ristabilire l'equilibrio della pelle screpolata delle mani, ma anche per lenire il bruciore di scottature, o per favorire la cicatrizzazioni di taglietti o piccole ferite.
E’ ricchissimo di vitamine, soprattutto A, E ed F e, per le sue caratteristiche proprietà protegge non solo contro i raggi solari, ma anche contro il vento ed il freddo e può essere applicato in tutte le stagioni e con qualsiasi temperatura.
L'alto contenuto di acido cinnamico lo rende inoltre un perfetto antiossidante naturale, in grado di proteggere la pelle dall'azione dei radicali liberi, assicurando un colorito sano ed uniforme.

Il burro di karitè è un ingrediente molto impiegato anche all’interno di prodotti cosmetici naturali dall’effetto nutriente ed emolliente, come balsami da applicare sulle labbra secche, al posto del comune burrocacao, maschere e trattamenti per capelli secchi e sfibrati, ma può essere impiegato anche puro per fare un impacco pre shampoo, oppure su capelli asciutti, per lucidare e districare chiome ingarbugliate ed annodate, soprattutto se avete i capelli ricci.
Nelle erboristerie più fornite troverete sicuramente linee complete di prodotti a base di burro di karitè, come: saponi e detergenti, creme antirughe per il viso o lozioni idratanti e tonificanti per il corpo, creme abbronzanti e prodotti solari, ma soprattutto shampoo, balsamo e maschere riparatrici per capelli, oltre che lozioni rinforzanti ed anticaduta.


Proprietà antibatteriche e cicatrizzanti del burro di karitè
Il burro estratto dai frutti della pianta di karitè può anche essere utilizzato come medicamento e rimedio naturale per la cura di lesioni superficiali, taglietti, scottature, punture di insetti, irritazioni ed eruzioni cutanee; le sue riconosciute proprietà cicatrizzanti e l’azione lenitiva lo rendono inoltre un prodotto ideale per alleviare gli arrossamenti causati dall’uso di pannolini nei neonati.
Scegliere prodotti naturali per la cura della propria bellezza e del proprio benessere assicura innumerevoli vantaggi, per noi stessi e per il mondo che ci circonda.

Link: https://www.clorofillaerboristeria.bio
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Meningoencefalite da zecche, sintomi e vaccino | MedicinaLive

Meningoencefalite da zecche, sintomi e vaccino | MedicinaLive | Medic | Scoop.it
Meningoencefalite da zecche, sintomi e vaccino

 
Valentina Cervelli
3 luglio 20160 Comments



La meningoencefalite da zecche è una delle patologie più gravi che il morso di questo animale può causare. Vediamo insieme i sintomi di questa infiammazione e scopriamo di più sull’esistenza di un vaccino appositamente creato per contrastarla.




Sintomi della meningoencefalite da zecche
La meningoencefalite da zecche è una patologia del sistema nervoso centrale causata, come già sottolineato, dal morso di questo aracnide. Essa è di tipo virale: nello specifico l’agente patogeno è un arborvirus appartenente al genere Flavivirus di cui la zecca è contemporaneamente vettore e serbatoio.  I sintomi principali sono:



febbre alta,
mal di testa,
mal di gola,
stanchezza,
nausea,
dolori muscolari,
dolori alle articolazioni,
meningite,
fotofobia.
Nella maggior parte dei casi la malattia ha inizialmente un decorso asintomatico ed un periodo di incubazione di 7-14 giorni. Ma non è raro che la stessa si presenti in due fasi: la prima caratterizzata da sintomi parainfluenzali, seguita da 8-20 giorni privi di febbre o disturbi per poi giungere alla seconda fase e alla sua manifestazione più violenta nei quali possono presentarsi sintomi neurologici più o meno gravi.

E’ di solito quando si presentano i disturbi a carico dell’encefalo che ci si rende conto della gravità del problema e di conseguenza ci si rivolge al medico o al pronto soccorso per le cure.  Se approcciata in tempi adeguati la meningoencefalite da zecche risolve nel giro di una o due settimane. Solo nell’1-2% dei casi essa risulta mortale, a circa 5-7 giorni dalla comparsa dei disturbi neurologici. Nei bambini e negli adolescenti la manifestazione della patologia è quasi sempre più lieve.

Vaccino contro la meningoencefalite da zecche
Dal 2006 è stato reso disponibile, contro la meningoencefalite da zecche un vaccino specifico da eseguire in tre dosi differenti appena nati, a 1-3 mesi e a 9-12 mesi  in grado di proteggere dalla malattia. Affinché la copertura rimanga valida sono necessari richiami a cadenza triennale.

Photo Credits | Steven Ellingson / Shutterstock.com

Fonte | ISS




Valentina Cervelli, 3 luglio 2016
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Attenti ai 'calabroni killer' dalla Cina: come riconoscerli ed evitarli

Attenti ai 'calabroni killer' dalla Cina: come riconoscerli ed evitarli | Medic | Scoop.it
ATTENTI AI 'CALABRONI KILLER' DALLA CINA: COME RICONOSCERLI ED EVITARLI Le punture di questi insetti mettono a rischio bambini e adolescenti, di cui il 5% sviluppano una reazione allergica.Condividi questa news e guadagna. Diventa un Social Blaster! Un primo piano del calabrone killer PUBBLICITÀ
Con l'arrivo dell'estate e del caldo, aumentano anche i rischi di incorrere in punture di insetti molto pericolosi. Soprattutto quelli 'alieni', ossia provenienti da altri Paesi anche molto lontani dal nostro. In vista dell'estate alle porte, gli esperti lanciano un allarme contro i calabroni killer provenienti dalla Cina. Insetti che si annidano soprattutto nei parchi e dunque metterebbero a rischio soprattutto bambini ed adolescenti. Ma come possiamo riconoscere i calabroni killer? E come possiamo evitarli? Scopriamolo di seguito.

Come sono fatti i calabroni killer cinesi
Questi calabroni killer sono vespe molto simili ai nostri calabroni, ma più pericolosi. Sono passati per la Francia a partire dal 2012 e giunti per ora nelle regioni del Nord Ovest, come Piemonte e Liguria. Non esistono insetti che possano arrestarne l'avanzata, essendo questi insetti come detto una specie aliena rispetto al nostro ecosistema. Anzi, metterebbero a rischio le nostre api, giacché si nutrono di esse. E ciò comporta rischi tanto per l'apicoltura (produzione di miele) quanto per le colture che si basano proprio sulle api. Si riconoscono dal fatto che rispetto al nostro calabrone, lungo 4 cm, sono lunghi 3. Inoltre, si differenziano da esso per le zampe di due colori nero e giallo e le antenne nere.

Perché i calabroni killer sono pericolosi per l'uomo
Come detto, per quanto concerne noi esseri umani, le prede più esposte ai calabroni killer sono bambini ed adolescenti. Colpiti dalle punture di insetti in circa 500 mila unità, di cui il 5% (25mila soggetti) finiscono con una reazione allergica. Inoltre, non si escludono altri danni, giacché si tratta di una specie aggressiva che può infliggere punture pericolose e arrecare conseguenze perfino letali per l'essere umano. Dunque, occhio a questi insetti cinesi! Così come a tutti gli insetti in circolazione, molti dei quali 'alieni' rispetto al nostro ecosistema. Restando sul tema, permangono le preoccupazioni in vista delle prossime Olimpiadi che si terranno in Brasile, a causa del Virus Zika.

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