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Scrivere un curriculum vitae modello: come fare?

Scrivere un curriculum vitae modello: come fare? | OJO | Scoop.it

Come scrivere un curriculum vitae modello? Cioè: come scrivere un curriculum capace di valorizzare al massimo la tua immagine e le tue competenze ed esperienze professionali?

Innanzitutto, un curriculum è composto da due documenti: la lettera di presentazione e il curriculum vitae vero e proprio.

Dal 2002, esiste uno standard europeo del cv, che però non ha avuto molto successo, perché risulta complicato da compilare e lungo da leggere. Perciò, non farò riferimento a questo tipo di documento.

Ecco i miei 25 consigli su come scrivere uncurriculum vitae modello.

 

1. Conosci te stesso

Per proporti al meglio alle aziende devi avere le idee chiare su te stesso. Cioè: devi sapere bene chi sei e quello che vuoi. Qual è la cosa che sai fare meglio? In quale settore pensi di poter esprimere le tue potenzialità al 100%? Quali sono i tuoi obiettivi di carriera? Quanto tempo vuoi dedicare al lavoro rispetto agli impegni della tua vita privata? A queste domande, che sono fondamentali, puoi rispondere solo tu.

È impossibile scrivere un curriculum vitae modello se non conosci te stesso e, di conseguenza, i tuoi obiettivi lavorativi. Perciò, devi individuare i tuoi punti di forza, le tue caratteristiche personali e i tuoi interessi. Fatto ciò, chiediti: che lavoro mi piacerebbe fare?

Ne consegue che non devi inviare candidature a qualsiasi azienda, ma scegliere un settore specifico, per il quale hai un interesse genuino e una reale preparazione.

 

2. Scrivi per chi ti leggerà

È importante scrivere un curriculum vitaepersonalizzato per ogni azienda a cui ti proponi. È infatti sbagliato compilare un curriculum e inviarlo a centinai di aziende. Così è sparare nel mucchio.

Raccogli il maggior numero di informazioni su ogni singola azienda. Per esempio: guarda il sito web aziendale di ciascuna: come comunica la singola impresa, con quale stile? Se riesci, cerca di scoprire il nome della persona che leggerà il tuo curriculum. Tutte queste azioni ti permetteranno di personalizzare la tua comunicazione a seconda dello specifico destinatario. Si tratta di un modo molto efficace per scrivere un curriculum vitae modello adeguato a ciascuna realtà aziendale.

 

3. Rispondi a un’inserzione o è un’autocandidatura?

Di solito, si procede a scrivere un curriculum vitae in due occasioni. La prima: in risposta a un’inserzione di ricerca di personale. La seconda: quando si propone la propria autocandidatura, magari dopo aver avuto notizia che l’azienda sta assumendo.

Nel primo caso, si deve citare la fonte con precisione: quasi sempre, c’è un codice da indicare nella lettera di presentazione o addirittura sulla busta. Lo stile di comunicazione dell’annuncio ci dovrà guidare nella redazione del curriculum.

Nel secondo caso, le fonti possono essere molte: un articolo di giornale, una trasmissione televisiva, il sito web dell’azienda ecc. Questa situazione ti dà dei vantaggi: hai più possibilità di scovare informazioni sull’azienda e su chi leggerà il tuo curriculum. Quindi, hai più probabilità di scrivere un curriculum vitae modello.

Sojob's insight:

25 pratici consigli per scrivere un curriculum efficace

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Linkedin - 10 segreti per trovare lavoro - Foto Gallery Studenti.it

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Linkedin - Hai problemi nel trovare lavoro? Sei sicuro di fare tutto quello che puoi? Ecco 10 segreti che devi sapere per trovare lavoro. Studenti.it
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10 segreti per trovare lavoro

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Alcuni consigli per la libera professione | Risorse internet e tecnologia

Alcuni consigli per la libera professione | Risorse internet e tecnologia | OJO | Scoop.it

Il professionista Freelancer è un lavoratore autonomo che offre le sue prestazioni professionali ad altri professionisti o aziende, solitamente, per lo sviluppo di progetti ben definiti e a termine.

La sua sede di lavoro può essere un’area appositamente attrezzata della sua abitazione o un vero e proprio ufficio esterno, è una figura disposta agli spostamenti e, per particolari progetti, può avvalersi di collaboratori esterni

La libera professione può essere svolta in qualsiasi campo lavorativo ed esistono anche varie strutture on line o no che mettono in contatto professionisti  e ditta, fra quelle on line possiamo riordarefreelancer.com e odesk.com.

I vantaggi di una simile forma collaborativa sono da ambedue le parti: il committente del lavoro ha dei costi decisamente più bassi pur potendo scegliere il professionista che più si  addice mentre il professionista, pur rimanendo nell’area specifica della sua specializzazione, è in grado di spaziare su vari e diversificati progetti e di lavorare, entro i limiti imposti dalla professionalità, in piena libertà.

L’atteggiamento professionale e le reali competenze sono alla base del reale successo di questa forma di collaborazione che oramai è presente in tutto il mondo.

Soprattutto per chi, magari per anni è stato un dipendente, il passaggio alla libera professione è una prova che lo proverà, mi scuso per il gioco di parole, duramente. Oltre alle competenze professionali bisogna avere una gran capacità organizzativa soprattutto se la propria sede operativa è anche il luogo di abitazione. Le troppe comodità che si hanno in questo caso e quelle incombenze che gli altri possono far ricadere su di te “tanto sei a casa” possono rubare tempo prezioso al lavoro.

E’ vero che il Free lance può lavorare ovunque ma è altrettanto vero, a meno che non ci trovi in trasferta, che lo spazio ideale è uno spazio isolato, lontano dalla confusione e gradevole in modo da poter ricevere anche i clienti. Se non si ha una stanza da attrezzare allo scopo potrebbe andare bene anche il salotto di casa sempre che non sia un luogo con un continuo passaggio di persone.

Deve essere un luogo ben ventilato e con una buona illuminazione e che offra alternative su cui posare lo sguardo in modo da rilassare la vista dopo lunghi periodi davanti al computer. L’arredamento dovrebbe esssere il più funzionale possibile e le sedie/poltrone comode ed ergonomiche. Impratichirsi anche in tutte quelle pratiche che permettono un relax durante lo svolgimento della propria attività. Se fossi in ufficio c’è sempre il collega che ti interrompe per la „pausa caffè” ora passerai la maggior parte del tempo da solo ed’è molto facile esagerare con il lavoro.

A tale proposito voglio sfatare il mito che il libero professionista lavora meno dei dipendenti ed ha molto tempo libero. E’ vero che molte volte riesce a conciliare impegni personali durante momenti  che dovrebbero essere lavorativi me è altrettanto vero che queste libertà si pagano con serate ed anche nottate a lavorare e molti fine settimana persi per motivi di lavoro. Provare per credere!

Bisogna prevedere una atrezzatura adeguata all’attività che si svolge. I collegamenti con il mondo esterno, leggi linea telefonica/collegamento internet, devono essere perfettamente funzionanti. Una linea internet che cade ogni 10 secondi non è la più adeguata ad una attività professionale. Avere magari una stampante multifunzione ti permetterà di avere le funzioni di stampante, fax e scanner tutto insieme. Un personal computer tipo desk top ed un portatile completeranno l’atrezzatura minima richiesta. A questo si possono aggiungere altri elementi specifici dell’attività che si intende svolgere, ma questo cambia da caso a caso.

Il sapersi organizzare vuol anche dire riuscire a separare l’attività professionale dalla vita privata. Questo, a mio avviso, è l’aspetto più difficile. E’ facile a dirsi ma molto difficile a farsi soprattutto se abbiamo una famiglia con figli in età scolastica e un coniuge molto impegnato sul lavoro. La giusta misura la si impara con il tempo, all’inizio è facile sbilanciarsi da una parte o dall’altra, poi un equilibrio viene raggiunto.

Sojob's insight:

Consigli utili per affrontare e gestire con successo la libera professione

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I social network aziendali nel futuro delle multinazionali

I social network aziendali nel futuro delle multinazionali | OJO | Scoop.it

Logiche aziendali basate sulla gerarchia manageriale addio. La prossima tendenza made in Usa sono i social network aziendali. In pratica spazi virtuali dove condividere progetti e scambiare idee tra colleghi. Magari quelli dell’ufficio a fianco o, perché, no della filiale in una parte del mondo qualunque. La società di consulenza Deloitte parla di Enterprise Social Network.

Sono figlia dei questo tempo e me lo godo in pieno. Non sono tra coloro che vorrebbero vedere sparire i social network o che fanno gli schizzinosi di fronte a chi condivide pensieri, musica, notizie, foto ed esperienze su Facebook oTwitter. Certo, non sono nemmeno quella che scrive “Buongiorno mondo” ogni mattina, ecco questo lo trovo inutile ma non giudico chi lo fa. Dicevo, sono per la condivisione: il più grande fenomeno del nostro tempo.

To Share – tanto per usare un inglesismo ormai diventato comune – aiuta a restare in contatto, crea opportunità e favorisce il gioco di squadra. Lo dico sempre: io con i social network ci lavoro e anche bene. Quindi va da sé che per me l’idea degli Enterprise Social Network di cui ho letto su Corriere.it oggi è fantastica. Eliminati i software piramidali, le multinazionali americane stanno cercando di cogliere gli insegnamenti da Facebook & Co. L’idea è di creare strumenti interni che consentano la condivisione di progetti e il dialogo tra colleghi di qualunque livello gerarchico.

Secondo uno studio condotto da Deloitte sulle tendenze digitali dell’anno in corso: il prossimo boom sarà proprio quello dei social network aziendali. Pare entro la fine del 2013 ne saranno dotate il 90 per cento delle cinquecento aziende presenti nella classifica stilata da Fortune.

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Social network e aziende: un binomio sempre più diffuso e vincente

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Must-Have Job Skills in 2013

Must-Have Job Skills in 2013 | OJO | Scoop.it

Even as employers remain cautious next year about every dollar spent on employees, they'll also want workers to show greater skills and results.

For employees who want to get ahead, basic competency won't be enough.

To win a promotion or land a job next year, experts say there are four must-have job skills:

1. Clear communications

Whatever their level, communication is key for workers to advance.

"This is really the ability to clearly articulate your point of view and the ability to create a connection through communication," says Holly Paul, U.S. recruiting leader at PricewaterhouseCoopers, the accounting and consulting firm based in New York.

 

Looking for a job? Looking for a promotion? Marketwatch's Kelli Grant and WSJ's Simon Constable discuss the top skills you must have to have a successful career in 2013.

For job seekers in particular, clear communication can provide a snapshot of their work style to employers. "I can walk away from a five-minute conversation and feel their enthusiasm and have a good understanding of what's important to them," Ms. Paul says.

As office conversations increasingly move online, some workers are losing or never developing the ability to give a presentation, for example. Others may be unable to write coherently for longer than, say, 140 characters.

"Technology in some ways has taken away our ability to write well. People are in such a hurry that they are multitasking," and they skip basics such as spelling and proofing, says Paul McDonald, senior executive director of Robert Half International,RHI +0.86% a Menlo Park, Calif., staffing firm.

 

2. Personal branding

Human-resources executives scour blogs, Twitter and professional networking sites such as LinkedIn when researching candidates, and it's important that they like what they find.

"That's your brand, that's how you represent yourself," says Peter Handal, CEO of Dale Carnegie Training, a Hauppauge, N.Y., provider of workplace-training services. "If you post something that comes back to haunt you, people will see that."

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 Richard Faust

Workers also should make sure their personal brand is attractive and reflects well on employers. "More and more employers are looking for employees to tweet on their behalf, to blog on their behalf, to build an audience and write compelling, snappy posts," says Meredith Haberfeld, an executive and career coach in New York.

Ms. Haberfeld has a client whose employee recently posted on her personalFacebook FB -1.59% page about eating Chinese food and smoking "reefer."

"I saw it on Facebook. Her supervisors saw it," Ms. Haberfeld says.

3. Flexibility

The ability to quickly respond to an employer's changing needs will be important next year as organizations try to respond nimbly to customers.

"A lot of companies want us to work with their employees about how to get out of their comfort zone, how to adapt," says Mr. Handal. "Somebody's job today may not be the same as next year."

The ability to learn new skills is of top importance, says George Boué, human-resources vice president for Stiles, a real-estate services company in Fort Lauderdale, Fla. "We want to know that if we roll out a new program or new tools that the folks we have on board are going to be open to learning," he says.

4. Productivity improvement

In 2013, workers should find new ways to increase productivity, experts say. Executives are looking for a 20% improvement in employee performance next year from current levels, according to a recent survey by the Corporate Executive Board, an Arlington, Va., business research and advisory firm.

"When you are at your job, do you volunteer for projects? Are you looking for creative ways to help your organization," Mr. McDonald says. "The way to really differentiate yourself is to be proactive."

Companies that are considering adding workers in coming years want current employees to operate in growth mode now. "My clients are looking for employees that have a great ability to understand what is wanted and needed, rather than needing to be told," Ms. Haberfeld says.

Even hiring managers need to work on certain skills as organizations consider expanding next year. "The ability to spot talent and hire people has fallen out of use over the last several years," says Ben Dattner, an organizational psychologist in New York. "As the economy turns around, companies will have to work harder to retain talented employees. Companies have trimmed the fat, and now they have to build the muscle."

Sojob's insight:

Un articolo molto interessante che elenca e descrive le competenze che è necessario possedere per ottenere successo nel mondo professionale. Tra queste competenze troviamo: 

1) Capacità di comunicazione 2) Personal branding 3) Flessibilità 4) Produttività e creatività

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Affitto condiviso: una tendenza destinata a crescere

Affitto condiviso: una tendenza destinata a crescere | OJO | Scoop.it

Casa dolce casa. Se fino a qualche anno fa la propria abitazione era vissuta come il luogo della privacy e della famiglia, ora le cose stanno cambiando: per necessità economica o per il semplice piacere di instaurare nuove relazioni, cresce la quota dei proprietari che mettono in affitto una parte della casa.

 


L'indagine è stata divulgata da Immobiliare.it, prendendo in analisi gli annunci pubblicati sul portale negli ultimi due anni. In questo arco di tempo il fenomeno ha raggiunto quota +26,5%, con un aumento sensibile anche della domanda, praticamente raddoppiata nel corso del 2012 (+18%).


La sorpresa sta nel fatto che non si parla solo di città universitarie, e di studenti alla prima esperienza di vita fuori casa. O almeno, non solo di loro, che pure continuano ad essere numerosi. La sorpresa sta nel fatto che a scegliere questa soluzione abitativa, oggi come oggi, sono soprattutto lavoratori: il 58% delle persone che hanno effettuato una ricerca riguardante l'affitto condiviso appartiene infatti a questa categoria, contro una presenza di appena il 42% degli studenti.


Considerato che siamo in Italia, dove casa e famiglia sono sacri e dove la mobilità non è mai stata amata e neanche troppo presa in considerazione, forse a causa del fatto che siamo "choosy" (cit.), c'è da chiedersi cosa spinga le persone a scegliere l'affitto condiviso. Il vantaggio economico, sia per il proprietario che per l'inquilino, e il bisogno di rientrare di parte delle spese sostenute per mantenere la propria abitazione, sono certamente le leve principali. Secondo l'indagine infatti, a seconda della città è possibile ricavare da 170 fino a 500 euro ed oltre al mese, cifre che rappresentano un bel risparmio anche per il conduttore.


Tuttavia non sembrano essere questi gli unici motivi. C'è anche chi lo fa per stringere nuove amicizie, come Chiara Rivella, intervistata da un giornalista de La Stampa, al quale rivela di aver cominciato perché voleva conoscere della gente nuova, e di aver mantenuto i rapporti dopo l'esperienza di condivisione.


E se le si chiede della privacy, risponde così: "Quando hai tanti ospiti, rinunci a qualcosa e guadagni in qualcos'altro. Guadagni in relazioni".

Sojob's insight:

In un momento di crisi economica, le modalità per fronteggiarla possono essere numerose e, alcune, anche molto "creative". Un esempio? L'affitto condiviso.

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7 social network italiani di successo e i consigli per lavorare online

7 social network italiani di successo e i consigli per lavorare online | OJO | Scoop.it

Che noi italiani siamo un popolo di inventori è cosa nota, la storia ce lo insegna. Che però lo siamo anche sul fronte digitale è meno risconosciuto, ma assai rilevante. Una prova di ciò che scrivo è data dal proliferare di social network made in Italy, esperienze laboratoriali in salsa italiana divenute casi di successo internazionale, in grado – in alcuni casi – di scalare la soglia di attenzione di mercati esteri. Così accanto ai colossi della rete – da Facebook a Twitter fino a Foursquare, Pinterest e Instagram – un manipolo di agguerrite piattaforme iniziano a lasciare il segno. Tracce digitali non trascurabili.

Per il Global Web Index Italia, il 45% di utenti attivi iscritti ai social network non adottano quelli maggiormente diffusi. È il segno che c’è una “coda lunga”, tipica dei paesi maturi. Avviene così negli Stati Uniti e anche da noi, dove il tasso di penetrazione di Facebook, ad esempo, è molto alto. Nuovi attori per aree di interesse specifiche, e progetti mirati per “early adopter” (ma col tempo destinati ad interessare anche un pubblico più numeroso e sempre segmentato).

Emergono sulla scacchiera della rete social network legati agli ambiti della ristorazione, dello sport, della musica e del tempo libero. Qualche settimana fa ho raccontato questo fenomeno dalle colonne di Nòva24 del Sole24Ore. Oggi vorrei proporvi una mappa dei casi di successo, una bussola per orientarvi tra i social network nostrani, con brevi schede realizzate con i fondatori di queste startup che spero possano fornire stimoli per lavorare in rete.

Sojob's insight:

I social network, se ben utilizzati, possono rappresentare un ottimo motore per creare nuove possibilità economiche. Anche nel Belpaese, esistono casi di successo di social network. Conosciamoli meglio e cerchiamo di capire cosa li caratterizza.

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Lettera di presentazione: come scriverne una efficace

Lettera di presentazione: come scriverne una efficace | OJO | Scoop.it

La lettera di presentazione – detta anche lettera di accompagnamento o di motivazione – è un documento molto importante, che completa il curriculum vitae.

Nello specifico, la lettera di presentazione precede il cv e serve a dare al selezionatore un’idea della personalità del candidato, della sua professionalità e di ciò che lo spinge a chiedere di essere assunto proprio da quella azienda. Il suo contenuto deve suggerire che il candidato possiede i requisiti del posto offerto, sottolineando come le sue capacità e conoscenze siano coerenti con il profilo ricercato.

Scrivere una lettera di accompagnamento efficace significa distinguersi dagli altri. È perciò un grave errore scriverne una sciatta o addirittura presentare il proprio curriculum vitae senza di essa.

Ma come scrivere una lettera di presentazione efficace? Ecco alcuni consigli semplici e molto pratici:

Sojob's insight:

Lettera di presentazione: consigli su come scrivere una lettera di accompagnamento efficace per il tuo curriculum vitae.

La lettera di presentazione – detta anche lettera di accompagnamento o di motivazione – è un documento molto importante, che completa il curriculum vitae.

Nello specifico, la lettera di presentazione precede il cv e serve a dare al selezionatore un’idea della personalità del candidato, della sua professionalità e di ciò che lo spinge a chiedere di essere assunto proprio da quella azienda. Il suo contenuto deve suggerire che il candidato possiede i requisiti del posto offerto, sottolineando come le sue capacità e conoscenze siano coerenti con il profilo ricercato.

Scrivere una lettera di accompagnamento efficace significa distinguersi dagli altri. È perciò un grave errore scriverne una sciatta o addirittura presentare il proprio curriculum vitae senza di essa.

Ma come scrivere una lettera di presentazione efficace? Ecco alcuni consigli semplici e molto pratici:

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Cercare lavoro: consigli per superare paure e timori

Cercare lavoro: consigli per superare paure e timori | OJO | Scoop.it

Cercare lavoro, si sa, è un'attività molto impegnativa. E quando la ricerca non produce subito buoni risultati e si protrae nel tempo, capita frequentemente di farsi assalire da una serie di timori, molto spesso infondati, che intaccano l'autostima e prosciugano le energie. La sensazione più comune è quella disbagliare in ogni passaggio, ma in realtà, nella maggior parte dei casi, a generare queste ossessioni sono semplicemente lo stress e lo sconforto. Un buon metodo per liberarsi da queste ansie è quello di guardarle in faccia, riconoscerle e analizzarle: solo così si può evitare che mandino all'aria la vostra ricerca.

Ecco quali sono le paure più diffuse tra chi cerca lavoro.

Paura di sembrare sfacciati e inopportuni
Se avete dei buoni contatti non è mai inopportuno chiedere dei piccoli favori. Uno, per esempio, potrebbe essere quello di farvi presentare a qualche persona che contaall'interno dell'azienda che avete puntato nella vostra ricerca. C'è molta gente ben disposta a darvi una mano: l'importante è che la mail in cui chiedete un'informazione o un consigliosia garbata e non pretenziosa. E non abbiate timore di fare domande di lavoro anche presso aziende che non sono alla ricerca della posizione a cui ambite. E' una strategia che alla fine può pagare, soprattutto se la candidatura è presentata in modo accurato e riuscite a far capire bene come potete portare un valore aggiunto alla società a cui inviate il vostro cv. Alcuni esperti consigliano di contattare direttamente, tramite LinkedIn, le figure più importanti  dell'impresa (manager delle risorse umane o amministratore delegato) a cui volete recapitare la vostra richiesta di lavoro. Oppure se si tratta di un'azienda piccola, il suggerimento è di individuare una persona che ricopre alti incarichi e di chiamarla per telefono, preferibilmente nel tardo pomeriggio. C'è il rischio di sembrare un po' sfacciati? E' vero, ma ne può valere la pena: la persona a cui telefonate potrebbe sì riagganciare, ma nella migliore delle ipotesi potrebbe essere molto colpito dalla vostra intraprendenza.Paura di non essere perfetti
Resistete alla tentazione di passare tutto il tempo che avete a disposizione a fare continuepiccole modifiche al vostro curriculum vitae. Puntate alla sostanza e non fatevi prendere dall'ossessione di curare ogni dettaglio alla perfezione. Per esempio, se state frequentando un corso per migliorare le vostre competenze, non dovete necessariamente aspettare di finirlo prima di candidarvi per un posto di lavoro.Paura di ciò che non si conosce
Mentre cercate lavoro, è il caso di evitare di usare un solo metodo di ricerca. Per avere maggiori opportunità, bisogna variare gli approcci e sperimentare cose nuove. Trovate modi alternativi per farvi conoscere dai manager che si occupano delle assunzioni, sia attraverso isocial network che in modo diretto. E se l'idea di puntare su questi mezzi non vi entusiasma ricordate che, più che essere un'alternativa ai biglietti da visita, sono degli strumenti utilissimi percontattare nuove persone e fare domande: se vi abituate a utilizzarli, in poco tempo tutto vi sembrerà più facile. La tecnologia può offrire molti vantaggi: meglio non essere scettici a riguardo.
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In un periodo di forte crisi economica, la ricerca di un lavoro, può trasformarsi in qualcosa di frustrante; non a caso, dunque, possono insorgere paure e timori, talvolta infondati, che possono incrementare lo stress tipico di chi è alla ricerca di un lavoro. Il presente articolo, passa in rassegna le paure "più diffuse" ed i relativi consigli per cercare di superarle.

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I dieci lavori che nessuno vuole fare

I dieci lavori che nessuno vuole fare | OJO | Scoop.it

L’artigianato scompare. E la conseguenza è che nell’Italia mangiata dalla disoccupazione giovanile i dati della Cgia di Mestre raccontano di 385 mila posti di lavoro «ad alta intensità manuale » che nei prossimi otto anni potrebbero non essere coperti. A cui si aggiungono i 45 mila rimasti vacanti nel 2011 perché i giovani, quelli fino a 29 anni, o non si sono fatti avanti oppure sono stati ritenuti non all’altezza della mansione. Il Corriere della Sera pubblica uno schema:

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I dieci lavori che nessuno vuole più fare

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Gli introvabili: i mestieri più cercati

Gli introvabili: i mestieri più cercati | OJO | Scoop.it

Nel mezzo di una crisi economica che non sembra aver fine e mette in pericolo molti posti di lavoro, questa  notizia é in controtendenza:  sono ben 117.000 i posti di lavoro vacanti nelle imprese italiane che operano nell’industria e nei servizi ed un quarto di questi nelle sole imprese artigiane.
Il dato emerge da un recente studio condotto da UnionCamere e Ministero del Lavoro e conferma che, anche in periodi complicati come quelli in cui viviamo, ci sono sempre opportunità in alcuni settori: l’area dei servizi locali, focus dellanostra piattaforma, é uno di quelli.

In valore assoluto nel mondo delle imprese artigiane i lavoratori più difficili da reperire sono parrucchieri, estetisti, idraulici ed installatori di impianti termoidraulici.  Le imprese alla ricerca di un idraulico da inserire nel proprio organico impiegano sino  a 12 mesi prima di trovarne uno! Mancano inoltre fabbri, sarti, borsettieri, valigiai, pavimentatori etc.

Ma anche tra le professionalità “alte” (cosiddette high skills) l’offerta non riesce a soddisfare la domanda delle imprese: farmacisti, sviluppatori software, infermieri, progettisti meccanici e metalmeccanici e  consulenti fiscali sono merce rara.
Tra le professioni “medie”  mancano all’appello addetti alla reception e operatori di mensa e addetti alle vendite specializzate, mentre tra gli operai qualificati sono difficili da reperire carpentieri, tornitori e autisti di pullman.

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Le professioni che, nonostante la crisi, risultano essere le più ricercate.

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Donne acrobate tra lavoro e figli. “Dissi: ‘sono incinta’ e finii al centralino”

Donne acrobate tra lavoro e figli. “Dissi: ‘sono incinta’ e finii al centralino” | OJO | Scoop.it

Mirella Maglio, torinese, esperta di marketing, avrebbe dovuto diventare la responsabile del nuovo settore che la banca che l’aveva assunta stava per aprire. Una soddisfazione immensa, una carriera in ascesa, a meno di trent’anni. Poi è saltato tutto. Perché un giorno Mirella è andata da quegli stessi superiori a comunicare loro che aspettava un bambino. “Mi hanno detto che da lì in avanti avrei dovuto solo rispondere al telefono. Mio e dei miei colleghi. Ero diventata una segretaria“. Poi, il destino le ha offerto un’altra possibilità e Mirella si è trasformata in imprenditrice. Unendo, in un colpo solo, le sue competenze di gestione d’impresa e l’amore per i bambini. Adesso gestisce un asilo nido e una scuola materna: una settantina di allievi in tutto e 15 dipendenti. “E quando una mi dice di essere incinta, per me è una festa, non perché tanti datori di lavoro reagiscano così male”. 

Eppure capita spesso. Per le donne italiane conciliare famiglia e lavoro è un’impresa. Lo conferma un’indagine di Eurostat: in Italia lavora il 59% delle donne con un figlio, rispetto a una media Ue del 71,3%. Se i figli sono due, poi, la percentuale cala al 54,1 contro la media del 69,2 dell’Europa. In generale l’allarme arriva anche dal rapporto dell’agenzia dell’Onu specializzata nel promuovere la giustizia sociale (Ilo, ndr) –

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Testimonianze di donne costrette a rinunciare al proprio lavoro a causa della maternità. Quanto ancora deve essere fatto in Italia per garantire la tutela dei diritti delle mamme lavoratrici?

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Come Conciliare Studio e Lavoro: Essere Studente-Lavoratore | QuiLavoro

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E’ possibile studiare e lavorare insieme? Questa è senza dubbio una delle domande più comuni poste da chi frequenta l’università o da chi, finite le scuole superiori, non sa ancora cosa fare del suo futuro. Con questo post cercheremo di comprendere come conciliare studio e lavoro, dunque cercheremo di entrare nell’ottica di essere uno studente-lavoratore.

Spesso alla base di tale scelta c’è la volontà dello studente di contribuire in qualche modo alla sua formazione e di non gravare completamente sulle spalle della propria famiglia. Oggi infatti sono numerosi i costi relativi allo studio, a partire da libri, mense, trasferimenti con mezzi pubblici (treno o autobus), oltre ovviamente a quelli delle tasse universitarie. Come riuscire allora a coadiuvare studio e lavoro? La soluzione migliore che tutti si auspicano è quella di trovare un lavoretto part time, possibilmente nel weekend, in modo tale da cercare di conciliare in maniera perfetta il lavoro con le lezioni e soprattutto con lo studio universitario.

Se anche tu hai deciso di lavorare e studiare contemporaneamente ecco una piccola lista di cose da sapere e prendere in considerazione prima di intraprendere questa strada:

Motivazione – primo elemento in assoluto da considerare: se manca la motivazione, il problema della conciliazione non si pone neanche. Tieni sempre bene a mente il motivo per il quale hai deciso di trovarti un lavoretto perchè potranno capitarti dei momenti di scoraggiamento e proprio durante questi, ti tornerà utile ricordare le motivazioni che ti hanno spinto a tale scelta.

Scelta del tipo di lavoro – è evidente che non è facile trovare il lavoro con tutte le caratteristiche che vogliamo, ma è pure evidente il fatto che una selezione deve esser fatta: scegliere un lavoro troppo pesante, con turni massacranti e magari con lunghi trasferimenti può costituire un grosso limite e, a lungo andare, può risultare controproducente. Cerca sempre di trovare un lavoro che possa sposarsi bene con le tue esigenze.

Tipo di studio e percorso formativo – inutile dirlo, ma ci sono facoltà che si prestano per svolgere lavoretti extra e facoltà che, invece, non consentono distrazioni. Cosa intendo dire? Semplicemente che alcuni corsi prevedono obbligo di frequenza, ore e ore di laboratorio o in alcuni casi lezioni irrinunciabili tali che, se non le segui, non riesci a capire niente. In questi casi è ovvio che è preferibile rinunciare a lavorare o trovare appunto un lavoretto serale o nel weekend.

Organizzazione – uno dei fattori più importanti è quello di cercare di organizzare la tua giornata nel miglior modo possibile. Per esempio è buona norma segnarsi sul calendario le date degli esami e le date di particolari scadenze lavorative (se il lavoro che hai trovato è più impegnativo di un semplice lavoretto nei weekend). Un altro consiglio è quello di dotarsi di una piccola agenda dove poter segnare tutti gli impegni.

Stress – preparati a dover gestire lo stress. Sia gli studenti che i lavoratori sono spesso soggetti a stress sui rispettivi luoghi di competenza: nel tuo caso, se hai deciso di intraprendere la “carriera” di studente-lavoratore il carico di stress è doppio. Il modo migliore per evitare lo stress è quello di evitare di accumulare gli impegni o, in alternativa, cercare di ritagliarsi un piccolo spazio per i propri hobby o per svagarsi con gli amici. Inoltre non si dovrebbe mai dimenticare di praticare sport.

Imprevisti – spesso possono accadere imprevisti che possono far saltare i piani programmati da tempo. Cerca dunque di essere flessibile e pronto a cambiamenti dell’ultimo secondo: può capitare per esempio che possa saltare il tuo turno di lavoro, quindi il consiglio è di sfruttare il tempo a disposizione per portarti avanti con lo studio; viceversa potresti essere improvvisamente chiamato a lavoro e dover lasciare il tuo studio “a metà”.

Questi sono i principali fattori da tenere in considerazione se hai deciso o se hai intenzione di conciliare studio e lavoro. Di seguito invece cercheremo di fornirti alcuni piccoli consigli su come riuscire a conciliare entrambe le attività.

Giocare di Anticipo – non rimandare a domani quello che potresti svolgere oggi. Cerca di dedicare allo studio una piccola porzione di giornata e rimanere in pari o, se ci riesci, anticipa con una lettura gli argomenti che verranno trattati alla lezione successiva: in questo modo eviterai di accumulare troppo studio e di dover fare delle inutili corse alla fine. Lo stesso discorso vale sul luogo di lavoro.

Sojob's insight:

Studiare e lavorare contemporaneamente: pratici consigli per gestire al meglio il tempo ed evitare un carico di stress eccessivo.

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La comunicazione nel mondo del lavoro

La comunicazione nel mondo del lavoro | OJO | Scoop.it

1) Dirigere, dare ordini
Questi messaggi comunicano al collaboratore/ collega, che i suoi sentimenti bisogni/necessità non sono importanti, ma e’ importante che questo si conformi alle necessità del capo/azienda senza possibilità di interazione.
Lo inducono a temere il potere perché può sentirsi minacciato dal suo lavoro.
Possono provocare sentimenti di risentimento o di rabbia che spesso lo inducono a reagire ostilmente.
Possono comunicargli che il capo non si fida delle sue capacità e del suo giudizio;
2) Avvertire, minacciare, ammonire
Tali messaggi possono rendere un collaborato/collega remissivo.
Possono suscitare risentimento e ostilità come quando si danno ordini.
Possono indurlo a credere che non vengano rispettate le sue necessità all’interno dell’organizzazione.
3) Esortare,moraleggiare,fare la predica
Tali messaggi fanno pesare sul collaboratore/collega il potere dell’autorità, del dovere, degli obblighi.
Passivizzano il soggetto, possono far nascere sensi di colpa o sensi di emarginazione.
Può pensare che il capo non si fidi delle sue abilità di giudicare la validità dei valori e progetti propri e altrui.

4) Consigliare, offrire suggerimenti o soluzioni.
Tali messaggi sono spesso interpretati dal collaboratore/collega, come prova del fatto che non ci si fida della sua capacità di giudizio e di trovare soluzioni proprie.
Possono indurlo a diventare dipendente dal capo e a passivizzarsi.
I consigli a volte comunicano l’atteggiamento di superiorità dal capo e possono indurre nei soggetti deboli un senso di inferiorità.
Possono indurli a contrastare continuamente le idee del capo per riaffermare la propria identità.
5) Insegnare, argomentare, persuadere.
Quando si cerca di insegnare qualcosa, possiamo correre il rischio di far sentire l’altro inferiore, subordinato, inadeguato.
L’argomentare può indurre il collaboratore collega a mettersi sulla difensiva (credi che non lo sappia?).
E’ raro che gli adulti amino sentirsi dimostrare di aver sbagliato,la tendenza e’ quella di difendere accanitamente le proprie posizioni.
6)Giudicare,criticare,opporsi,biasimare
Tali messaggi fanno sentire il collaboratore/collega inadeguato.
L’idea di sé, si forma anche attraverso i giudizi e le valutazioni degli altri.
Le critiche, inoltre suscitano altrettante controcritiche.
Si risponde mettendosi sulla difensiva, semplicemente per proteggere la propria immagine.
I giudizi inducono a tenere per sé i propri pensieri e a non contribuire alla soluzione dei problemi organizzativi.

7) Elogiare,assecondare.
L’elogio deve manifestare equilibrio.
Se è eccessivo, può essere interpretato come un modo sottile per manipolare o influenzare l’altro, se è insufficiente o assente per demotivare.
8)Etichettare,ridicolizzare,umiliare
Tali messaggi possono avere un effetto devastante sull’immagine di una persona, in un contesto organizzativo può bloccare la naturale restituzione degli stessi.
Può provocare disadattamento e talvolta malattie vere e proprie.
9)Interpretare,analizzare, diagnosticare
L’analisi, l’interpretazione e la diagnosi possono nascondere un atteggiamento di superiorità da parte del capo.
Tale tipo di messaggio può risultare frustrante, perché potrebbe dimostrare alcune debolezze del soggetto o se errato, provocare un senso di disagio per essere erroneamente valutato.
La diagnosi può interrompere immediatamente il desiderio di continuare a comunicare, insegnando che e’ preferibile astenersi dalla relazione.
10)Rassicurare,simpatizzare, consolare, sostenere
Contrariamente a quanto creduto, anche questi messaggi possono avere dei risvolti negativi nella comunicazione.
In alcuni casi e’ preferibile che l’altro mi comunichi il suo disagio senza consolarlo o rassicurarlo.
Esempio: se ci troviamo di fronte una persona che piange è preferibile lasciarla piangere, ma non soddisfare il nostro che e’ quello di non provare disagio a vederlo piangere;

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Come comunicare in maniera efficace nel mondo del lavoro

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Aprire la partita iva

Aprire la partita iva | OJO | Scoop.it

 

A SCANSO DI EQUIVOCI: SE APRI UN NEGOZIO O UN’ATTIVITA’ ECONOMICA CONTINUATIVA, DEVI APRIRE LA PARTITA IVA!

Prima di tutto occorre dire una cosa: non conviene aprire la partita iva appena si inizia una nuova attività perché la gestione della partita iva ha dei costi. Inoltre l’ordinamento italiano non richiede l’apertura di partita iva se si svolge un’attività commerciale occasionale. Altrimenti non sarebbe possibile nemmeno vendere oggetti usati su e-Bay o tramite i giornali di annunci economici come Porta Portese o Secondamano. Perciò se hai intenzione di avviare un business online, concentrati sulla tua attività e non pensare alla partita iva. Una volta aperta la partita iva però, dovrai necessariamente rivolgerti ad un commercialista per farti seguire nel disbrigo di tutte le pratiche fiscali.

Le cose cambiano se l’attività commerciale non è più occasionale, perché in questo caso hai l’obbligo di aprire la partita iva. Per stabilire se stai svolgendo un’attività commerciale continuativa e non occasionale, c’è la famosa soglia dei 5.000 euro. Cosa significa? Significa che se con la tua attività guadagni meno di 5.000 euro non hai alcun obbligo di aprire la partita iva, ma una volta superata questa soglia, scatta l’obbligo. Ovviamente, se sei un professionista che possiede già la partita iva (perché svolgi altre attività), sei obbligato ad indicarla nel tuo sito web sempre e comunque. L’obbligo sussiste anche se usi il tuo sito web solo per farti pubblicità e non per guadagnare direttamente. Quindi se possiedi la partita iva, hai l’obbligo di dichiararla nel tuo sito sempre e comunque. Se invece devi ancora aprirla, l’obbligo scatta solo al superamento della soglia dei 5.000 euro di ricavi nell’arco dell’anno solare. L’apertura della partita iva comporta dei costi e degli adempimenti in termini fiscali e contributivi, ma consente anche di avere dei vantaggi come la deducibilità dei costi (come ad esempio le spese telefoniche, di collegamento ad Internet, di hosting, etc.). Ricapitolando:

Per aprire la partita iva devi avere dei ricavi certificati superiori ai 5.000 euro l’anno (certificati vuol dire attestati da ricevute)Il superamento della soglia dei 5.000 euro deve essere consolidato e non eccezionale. Ciò significa che non dovrai aprire la partita iva appena superi 5.000 euro. Diciamo che potresti prendere in considerazione un intervallo di tempo di 18 mesi. Nei primi 12 constati il superamento della soglia e nei successivi 6 mesi vedi se la tendenza dei ricavi è costante. Solo in questo caso puoi iniziare a prendere in considerazione l’apertura della partita ivaUna volta aperta la partita iva potrai dedurre tutta una serie di costi dall’imponibile (spese telefoniche, spese Internet, etc.) a patto che tali costi siano intestate alla p.iva che hai aperto. Puoi dedurre fino all’80% dei costi.

Un’altra cosa da prendere in considerazione è la tipologia dei clienti. Se vendi prodotti o servizi a soggetti privati, non devi emettere fattura. L’unica cosa che potrebbe chiederti un soggetto privato è il rilascio di una ricevuta fiscale. In questo caso puoi rilasciare una semplice ricevuta scritta con Word e inviata via e-mail, all’interno della quale dovrai specificare il tuo codice fiscale. Se invece vendi prodotti o servizi a imprese e titolari di partita iva, allora dovrai emettere un documento fiscale. Il documento fiscale può essere una fattura (in questo caso dovrai necessariamente possedere una partita iva) oppure una ricevuta (dove specificherai il tuo codice fiscale). L’importo che dovrai dichiarare nella ricevuta, varia a seconda della tipologia di cliente. Ci sono tre casi:

Vendi a un soggetto privatoVendi a un’impresa o titolare di partita ivaVendi in affiliazione

Nella ricevuta fiscale dovrai indicare nel primo caso lo stesso importo che hai guadagnato (se ad esempio vendi un ebook a 50 euro, indicherai 50 euro), nel secondo caso lo stesso importo decurtato del 20% di ritenuta fiscale (quindi 40 euro se vendi un prodotto o servizio a 50 euro) e nel terzo caso lo stesso importo decurtato dell’11,50% di ritenuta alla fonte (se guadagni 100 euro dovrai quindi specificare 88,50 euro).

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Consigli per aprire la partita iva

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Intelligenza emotiva e successo nel lavoro | Benessere.com

L'intelligenza emotiva si fonda su due tipi di competenza, una personale - connessa al modo in cui controlliamo noi stessi - e una relazionale, legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri. Di seguito verranno illustrate le singole componenti di ciascuna delle due competenze e le loro ripercussioni sul contesto lavorativo.

Se ci dovessero chiedere di elencare i fattori che portano un individuo ad avere successo nella vita in genere, e sul lavoro in particolare, probabilmente ai primi posti della lista metteremmo un'intelligenza vivace, una carriera scolastica brillante, precise competenze professionali e, probabilmente, alcuni fattori legati alla sorte, come ad esempio il far parte di una classe sociale abbiente, l'avere un aspetto fisico avvenente e l'essersi imbattuto in circostanze fortuite del tutto favorevoli. 
Tutto vero, ma non basta. Pensiamo ad esempio ad una persona con una straordinaria intelligenza, brillante dal punto di vista accademico, competente sul piano lavorativo, ma arrogante, irascibile, incapace di trattare con le altre persone e di gestire le proprie emozioni: nonostante le sue competenze professionali e la sua intelligenza, non siamo affatto sicuri che avrà successo nella sua carriera professionale. Da questo punto di vista possiamo dire che, se per accedere ad una determinata professione spesso appaiono prerequisiti importanti l'essere qualificati come persone intelligenti, avere un titolo di studio conseguito a pieni voti, mettere in campo una competenza professionale di prim'ordine, per mantenere e facilitare una carriera lavorativa sono necessarie anche altre caratteristiche. 
Quali sono? Daniel Goleman, in una fortunata pubblicazione, le raggruppa sotto il termine di intelligenza emotiva e le qualifica come un modo particolarmente efficace di trattare se stessi e gli altri.

Tra queste caratteristiche rientrano ad esempio:

 

la capacità di motivare se stessi e di continuare a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni;la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione;la capacità di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare;la capacità di essere empatici e di sperare.

 

Più in generale, alla base dell'intelligenza emotiva ci sono due grosse competenze:

 

una competenza personale , legata al modo in cui controlliamo noi stessiuna competenza sociale , legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri.

Entrambe le competenze sono caratterizzate da abilità specifiche. In particolare, alla base della competenza personale troviamo la consapevolezza, la padronanza di sé e la motivazione; alla base della competenza sociale troviamo invece l'empatia e le abilità nelle relazioni interpersonali.

 

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Le abilità alla base dellacompetenza personale

 

La consapevolezza di sé 
Implica innanzitutto la capacità di riconoscere le proprie emozioni dando loro un nome  In genere quando qualcosa non va - il lavoro non riesce, i colleghi non ci capiscono, non ci considerano o peggio ci sfruttano - l'emozione prevalente è la rabbia. A ben guardare la rabbia è una emozione secondaria, cioè l'espressione di qualcosa che sta più a fondo e che può essere di volta in volta delusione, sconforto o anche paura. Dare il nome giusto a ogni emozione significa già esercitare una prima forma di contenimento , di controllo. 
In secondo luogo la consapevolezza di sé comporta un'autovalutazione accurata delle proprie risorse interiori , delle proprie abilità e dei propri limiti e quindi porta sia alla percezione del proprio valore e delle proprie capacità, sia ad una sana fiducia in se stessi. Su queste basi sarà poi possibile proporsi con fermezza quando si tratta di mettere in evidenza i propri punti di vista, i propri diritti o di dar voce a opinioni impopolari ma giuste.

La padronanza di sé 
Seppur vada intesa principalmente come autocontrollo, quindi come capacità di dominare le emozioni , non implica assolutamente la soppressione, il soffocamento o la negazione delle stesse. Da questo punto di vista se tutte le emozioni sono permesse, non tutte possono essere espresse. Infatti se non siamo responsabili dei nostri sentimenti, di ciò che proviamo interiormente di fronte a comportamenti o avvenimenti, siamo però responsabili per il modo in cui decidiamo di esprimerli. In questo senso, essere dotati di intelligenza emotiva significa essere in grado di gestire i propri sentimenti, essere quindi capaci di controllarli ed esprimerli in modo appropriato ed efficace .Spesso la ragione per cui molte persone non esprimono appieno il loro potenziale risiede in una loro incompetenza emotiva, cioè in una incapacità di gestire le proprie emozioni. In effetti, non è raro il caso in cui, pur essendo intelligenti si agisce da stupidi sull'onda di un'emotività incontrollata, a volte impedendo, in tal modo, una collaborazione serena e finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni. Viceversa chi è padrone di sé è maggiormente in grado di comportarsi con onestà, agendo eticamente, nel rispetto delle regole, adoperandosi per costruire un clima di affidabilità e autenticità, ammettendo i propri errori e assumendosi le proprie responsabilità per quanto attiene alla propria prestazione, al rispetto degli impegni e all'attenzione al compito.Il concetto di padronanza di sé potrebbe evocare l'intransigenza, la rigorosità assoluta: non è così; implica piuttosto uno spirito di innovazione e adattabilità, cioè l'essere aperti a nuove idee e approcci nuovi, alla ricerca e valutazione di soluzioni originali, all'assunzione di prospettive inedite senza lasciarsi paralizzare dal timore del rischio. Non è la semplice ricerca del nuovo fine a se stesso - nuovo non è sinonimo di migliore - o il lasciarsi guidare dalle mode, ma l'essere flessibili alle richieste di cambiamento poste dalle nuove circostanze adottando risposte e strategie adeguate; essere padroni di sé significa anche saper riconoscere i bisogni e innescare o gestire il cambiamento.

La motivazione 
E' data dall'insieme delle tendenze emotive che guidano, sostengono o facilitano il raggiungimento di obiettivi. La motivazione comporta sia la spinta alla realizzazione personale - connessa al cercare la propria soddisfazione proponendosi obiettivi stimolanti, orientandosi al risultato, e coltivando l'impulso a migliorare le proprie prestazioni - sia l'impegno nel dare senso e sostegno anche ad un eventuale lavoro d'équipe. La motivazione è sorretta da uno spirito di iniziativa che consiste in una tensione all'obiettivo, al di là di quanto viene prescritto e degli impedimenti burocratici, e nella prontezza a cogliere le opportunità. In ultimo la motivazione è caratterizzata da una buona dose di ottimismo inteso sia come capacità di essere costanti nel perseguire gli obiettivi al di là degli ostacoli incontrati e degli errori commessi, sia come capacità di puntare sulla speranza di successo e non sulla paura del fallimento. Una solida competenza personale con la conseguente capacità di individuare correttamente i propri sentimenti e bisogni, consente anche di mettersi in sintonia con i sentimenti degli altri. Questa è la radice prima dell'empatia, cioè della capacità di comprendere gli altri nei loro sentimenti, punti di vista, interessi, preoccupazioni, mediante un ascolto attivo.

Le abilità alla base della competenza sociale


L'empatia E', come già detto, insieme alle abilità nelle relazioni interpersonali, alla base di una delle due grosse competenze su cui si fonda l'intelligenza emotiva nell'ambito della competenza sociale. 
Essere empatici significa far risuonare dentro di sé i sentimenti degli altri come se fossero i propri e senza dimenticare i propri, in una sorta di vicinanza senza confusione. E' l'accettazione incondizionata degli stati d'animo così come vengono offerti nella relazione. Non si può discutere o negoziare il modo in cui gli altri provano un'emozione. Possiamo discutere o disapprovare i comportamenti, ma non le emozioni sottostanti. Nell'essere empatici, accanto alla condivisione dei sentimenti, c'è anche la valorizzazione degli altri, che si manifesta nel credere nelle persone, nel mettere in risalto e potenziare le loro abilità, nel sostenere la loro autonomia, nel rispettare le loro diversità individuali, etniche e ideologiche, nell'utilizzare le differenze come opportunità al di là di ogni pregiudizio.

La comunicazione In conclusione, si può affermare che non esiste solo un'intelligenza di tipo cognitivo, ma ne esiste un'altra, di pari importanza, di tipo emotivo - relazionale, che ci consente di capire meglio noi stessi e di interagire in modo più efficace con gli altri. In questo senso è pertanto facile comprendere come per avere successo nella vita in genere e nell'attività professionale in particolare, non sia sufficiente avere un elevato Quoziente Intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale, ma occorra disporre anche di una intelligenza emotiva che ci consenta di essere competenti anche da un punto di vista relazionale.

Sojob's insight:

"Per avere successo nella vita in genere e nell'ambito lavorativo in particolare, non è sufficiente disporre di un elevato Quoziente Intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale; occorre anche poter disporre di quella che Daniel Goleman chiama intelligenza emotiva."

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Streetbank, a Londra il risparmio è condiviso

Ogni giorno, otto milioni di londinesi  vivono ogni la propria storia di vita avanti e indietro per la città. Per quanto emozionante, la vita frenetica può portare molte persone a sentirsi scollegate dalla società e dai vicini di casa che magari, non conoscono affatto. Tuttavia, mentre alcuni possono pensare che "locale"e "comunità" siano fenomeni riservati solo per gli abitanti dei paesini e delle zone  rurali,Streetbank sta dimostrando tutto il contrario.

E` un sito web che offre la possibilità diprestare, regalare o offrire oggetti e abilità a chiunque viva entro un miglio dalla propria casa. I partecipanti devono semplicemente registrarsi con il codice postale, aggiungere almeno un elemento o abilità che vorrebbero condividere, e possono vedere tutte le offerte  dei loro vicini tramite Streetbank. Tutto gratuitamente.

Streetbank funziona come un capannone giardino gigante, ha le competenze di una banca, la varieta` di una biblioteca, la passione di uno stadio di calcio, tutto in uno. Con 5.000 soci, a Londra e oltre 17.000 nel Regno Unito, l'organizzazione è la prova vivente che lo spirito di comunità è vivo e vegeto.

Le persone possono fare di esso l'uso che ne desiderano. Alcuni vogliono risparmiare denaro, per altri si tratta di una vita più sostenibile e per altri ancora si tratta di conoscere i loro vicini. In un mondo dove l'utilizzo medio annuo per un trapano e` di 14 minuti, ripensare il possesso esclusivo di oggetti dall'uso così sporadico e` quanto meno doveroso.

I membri hanno prestato tosaerba, altri, biciclette, costumi da gorilla, microonde, divani, pianoforti e pane appena sfornato, hanno aiutato i vicini a  coltivare ortaggi, scrivere CV, imparare lingue, e questo e` solo l'inizio, la comunita` e` in continuo sviluppo, sono appena nate reti di vicini persino negli Usa e in Canada

Streetbank, è pratico, divertente e gratuito inoltre ha un'importante funzione sociale, aiuta a ricollegare comunità, ad alleviare la solitudine e a rendere la società un po' meno indipendente.

In Italia ancora questa pratica non è diffusa, basta che 50 persone si mettano in contatto, in un'area di due chilometri quadrati e il gioco è fatto. Che aspettiamo?

Sojob's insight:

Dall'iInghilterra, un'alternativa interessante per fronteggiare la crisi: la streetbank, un sito web che promuove il consumo collaborativo, in comunità di vicinato, al fine di condividere oggetti e abilità personali.

 
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Web reputation, cinque consigli per trovare lavoro con Facebook. E cinque consigli da seguire per LinkedIn

Web reputation, cinque consigli per trovare lavoro con Facebook. E cinque consigli da seguire per LinkedIn | OJO | Scoop.it

Identità reali e identità virtuali. Da quando i social network sono diventati parte integrante della nostra vita, poter contare su una web reputation solida e ben documentata sta diventando uno dei plus più utili per chi è a caccia di un nuovo lavoro. Sempre più spesso, infatti, i responsabili della selezione affiancano, a un attento esame del curriculum, anche uno screening di ciò che trapela dai profili virtuali.

Come presentarsi al meglio allora? Cosa scrivere in modo da non commettere errori che potrebbero rivelarsi "fatali"? Hays (società che si occupa di selezione di middle e top management) ha elaborato un decalogo di regole da seguire per gestire al meglio i profili social su Facebook e LinkedIn, evitando così di commettere passi falsi.

  

Ecco i cinque consigli da seguire nella gestione del proprio profilo Facebook:

Aggiungere contatti lavorativi – È importante solo se si vuole usare Facebook come un network professionale: in tal caso va prestata la massima attenzione alle informazioni che si vogliono pubblicare e al tipo di interazione concessa agli altri utenti;

Fare attenzione alla privacy – È essenziale scegliere impostazioni di privacy adeguate, evitando di lasciare il profilo completamente aperto anche a chi non fa parte della nostra lista di amici;

Qualità e non quantità - Un post, un commento o semplicemente un'immagine che riveli un punto di vista originale e arguto possono essere dei modi per essere notati, sviluppando così nuovi contatti che trascendano la sfera del virtuale. Va privilegiata la qualità dei post alla quantità degli interventi;

Raccogliere informazioni sulle aziende – Su Facebook si possono ricercare informazioni su un'azienda da cui si è stati contattati: serve per documentarsi, evitando di arrivare impreparati ad un eventuale colloquio;

Scegliere gruppi che riflettano i propri interessi – Vale la pena di diventare fan di pagine o profili riguardanti il proprio ambito lavorativo, dimostrando di essere realmente appassionati al proprio lavoro.

E i cinque da seguire nella gestione del proprio profilo Linkedln:

Evidenziare le esperienze più importanti – È importante evidenziare al meglio i propri successi lavorativi, cercando di minimizzare le eventuali pecche nel proprio excursus;

Curare i contenuti – Quando si crea un profilo LinkedIn, non va semplicemente copia-incollato il proprio CV: i social pretendono un linguaggio proprio differente da quello "cartaceo";

Mantenere aggiornato il profilo – Il profilo LinkedIn è un riflesso della propria professionalità: è fondamentale quindi mantenerlo il più aggiornato possibile;

Creare collegamenti – Connettersi con altri professionisti aiuta a mostrare la propria esperienza e le proprie passioni. Dove possibile, si devono raccogliere referenze per il proprio lavoro, che aiuteranno chi visita il profilo di un utente a comprenderne meglio mansioni e risultati conseguiti;

Aderire a gruppi professionali - Permette agli utenti di rimanere aggiornati sulle ultime novità relative al proprio settore lavorativo.

Sojob's insight:

Il web è ormai diventato il luogo, all'interno del quale, è possibile non solo trovare lavoro, ma anche, autopromuoversi e farsi conoscere. In che modo sfruttare i social network per migliorare e incrementare la propria web-reputation? A questa domanda cerca di dare una risposta l'articolo a cura di Serena Uccello, che vi proponiamo oggi.

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Scrivere un curriculum vitae modello: come fare?

Scrivere un curriculum vitae modello: come fare? | OJO | Scoop.it

Come scrivere un curriculum vitae modello? Cioè: come scrivere un curriculum capace di valorizzare al massimo la tua immagine e le tue competenze ed esperienze professionali?

Innanzitutto, un curriculum è composto da due documenti: la lettera di presentazione e il curriculum vitae vero e proprio.

Dal 2002, esiste uno standard europeo del cv, che però non ha avuto molto successo, perché risulta complicato da compilare e lungo da leggere. Perciò, non farò riferimento a questo tipo di documento.

Ecco i miei 25 consigli su come scrivere uncurriculum vitae modello.

 

1. Conosci te stesso

Per proporti al meglio alle aziende devi avere le idee chiare su te stesso. Cioè: devi sapere bene chi sei e quello che vuoi. Qual è la cosa che sai fare meglio? In quale settore pensi di poter esprimere le tue potenzialità al 100%? Quali sono i tuoi obiettivi di carriera? Quanto tempo vuoi dedicare al lavoro rispetto agli impegni della tua vita privata? A queste domande, che sono fondamentali, puoi rispondere solo tu.

È impossibile scrivere un curriculum vitae modello se non conosci te stesso e, di conseguenza, i tuoi obiettivi lavorativi. Perciò, devi individuare i tuoi punti di forza, le tue caratteristiche personali e i tuoi interessi. Fatto ciò, chiediti: che lavoro mi piacerebbe fare?

Ne consegue che non devi inviare candidature a qualsiasi azienda, ma scegliere un settore specifico, per il quale hai un interesse genuino e una reale preparazione.

 

2. Scrivi per chi ti leggerà

È importante scrivere un curriculum vitaepersonalizzato per ogni azienda a cui ti proponi. È infatti sbagliato compilare un curriculum e inviarlo a centinai di aziende. Così è sparare nel mucchio.

Raccogli il maggior numero di informazioni su ogni singola azienda. Per esempio: guarda il sito web aziendale di ciascuna: come comunica la singola impresa, con quale stile? Se riesci, cerca di scoprire il nome della persona che leggerà il tuo curriculum. Tutte queste azioni ti permetteranno di personalizzare la tua comunicazione a seconda dello specifico destinatario. Si tratta di un modo molto efficace per scrivere un curriculum vitae modello adeguato a ciascuna realtà aziendale.

 

3. Rispondi a un’inserzione o è un’autocandidatura?

Di solito, si procede a scrivere un curriculum vitae in due occasioni. La prima: in risposta a un’inserzione di ricerca di personale. La seconda: quando si propone la propria autocandidatura, magari dopo aver avuto notizia che l’azienda sta assumendo.

Nel primo caso, si deve citare la fonte con precisione: quasi sempre, c’è un codice da indicare nella lettera di presentazione o addirittura sulla busta. Lo stile di comunicazione dell’annuncio ci dovrà guidare nella redazione del curriculum.

Nel secondo caso, le fonti possono essere molte: un articolo di giornale, una trasmissione televisiva, il sito web dell’azienda ecc. Questa situazione ti dà dei vantaggi: hai più possibilità di scovare informazioni sull’azienda e su chi leggerà il tuo curriculum. Quindi, hai più probabilità di scrivere un curriculum vitae modello.

Sojob's insight:

25 pratici consigli per scrivere un curriculum efficace

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Cerco lavoro, consigli per trovare lavoro

Prima di tutto, cerca annunci di lavoro in diverse fonti: puoi cercare annunci su quotidiani o siti specializzati come Cerco-Lavoro, ma non fermarti qui: recati anche in agenzie interinali come Adecco o ManPower, e consulta le bacheche delle università. Non dimenticare di controllare direttamente presso attività commerciali o di altro tipo, che spesso espongono i famosi annunci "Cercasi personale" oppure (specie nelle ricerche di personale della Pubblica Amministrazione) consulta periodicamente i concorsi che vengono indetti con un bando di concorso. Fai un elenco di tutti gli annunci che trovi interessanti.

Seleziona gli annunci di lavoro e non rispondere a tutti indiscriminatamente. Scarta quelli che ti sembrano da subito poco seri, come "offresi lavoro qualificato a laureati o diplomati con e senza esperienza, buona retribuzione assunzione da subito, no perditempo" - rispondi solo a quelli che ti trasmettono maggiore affidabilità, e solo a quelli che davvero ti interessano.

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Consigli per cercare lavoro

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Come cercare lavoro all'estero - Portale Giovani

Questa pagina contiene consigli e link utili per chi vuole intraprendere un'esperienza di lavoro all'estero.

 Eures:il portale europeo della mobilità professionaleEurosummerjobs: il portale europeo per il lavoro stagionaleAgenzie interinali per il lavoro all'estero Eures: il portale europeo della mobilità professionale 

Istituita nel 1993, Eures è una rete di cooperazione che collega la Commissione europea e i servizi pubblici per l'impiego dei paesi appartenenti allo spazio economico europeo (i paesi dell'UE più la Norvegia, Islanda e Lichtenstein), la Svizzera e altre organizzazioni partner. Eures è una rete di informazione e di orientamento sul mercato del lavoro comunitario e scambio di offerte e domande di lavoro. 

I servizi prestati sono di tre tipi: informazione, consulenza e assunzione/collocamento (incontro domanda/offerta). 

È inoltre possibile inserire all'interno della rete Eures il proprio curriculum vitae (modello europeo), così da poter essere sempre visionato dalle aziende o enti che presentano periodicamente le offerte di lavoro.

  Eurosummerjobs: il portale europeo per il lavoro stagionale 

Eurosummerjobs è un progetto transnazionale finalizzato alla realizzazione di un database sulle opportunità di lavoro stagionale per giovani e studenti nell'ambito delle politiche a sostegno della mobilità dei giovani e nello spirito dell'alternanza scuola-lavoro. Il database viene messo on line ogni anno alla fine di marzo, in occasione della fiera annuale di orientamento per gli studenti di Parigi, e resta visibile fino all'autunno dell'anno successivo.

  Agenzie interinali per il lavoro all'estero 

Di seguito vi proponiamo una selezione di agenzie interinali e siti utili per cercare lavoro all'estero: 

Adecco 
Per cercare offerte di lavoro all'estero è possibile consultare autonomamente il sito di Adecco. Essendo un'agenzia europea è sufficiente inserire il dominio assegnato al paese scelto al termine del sito internet (esempio: terminare il dominio con la siglia 'en' se si vogliono consultare le offerte relative all'Inghilterra).

Manpower 
Tre le lingue selezionabili: Inglese, Francese, Tedesco; in bella evidenza il canale per la ricerca delle offerte di lavoro. In aggiunta due rubriche fondamentali: Job Carrer che fornisce tre opzioni: Regno Unito, Francia e una lista degli altri paesi dove è presente ManPower. 

Jobs in Europe 
Per 26 paesi europei è possibile consultare siti specializzati nella ricerca di lavoro, opportunità come au pair, insegnamento di inglese, giornali europei, incarichi dirigenziali, lavori stagionali/estivi/invernali. 

 Maggiori informazioni:


Punto Giovani Europa - Sportello Eurodesk.

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Quanto è multitasking il tuo cervello?

Quanto è multitasking il tuo cervello? | OJO | Scoop.it
brainfactor, neuroscienze, cervello, ricerca
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E' così utile essere multitasking per essere efficienti a lavoro?

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I 10 lavori che rendono più felici | Tutto Fare

I 10 lavori che rendono più felici | Tutto Fare | OJO | Scoop.it

Interessante la classifica dei 10 lavori che rendono più felici pubblicata recentemente dall’Università di Chicago e ripresa dalla rivista Forbes. Molte le sorprese (quasi quanto quelle che si trovano tra i 10 lavori più odiati), per esempio che al primo posto troviamo il sacerdote: a dispetto della crisi delle vocazioni (almeno in Italia) sembra ancora il “mestiere” che offre le maggiori soddisfazioni. Gli altri poi sono ancora più curiosi…

Al secondo posto di questa sorprendente classifica c’è il pompiere: l’80% dei pompieri dichiara di essere molto soddisfatto del proprio lavoro e francamente non stupisce visto che la ricerca arriva dagli USA dove l’appartenenza al corpo dei “firefighters” é da sempre motivo di orgoglio (lo si é visto anche in situazioni drammatiche come l’11 settembre 2001). Sempre sul podio, ma al terzo posto, si piazza il fisioterapista:  anche in questo caso é premiante (come nei precedenti) la componente sociale della professione e la possibilità che offre di aiutare gli altri.

Sojob's insight:

Curiosa classifica dei 10 lavori che rendono felici

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I 7 lavori più divertenti | Tutto Fare

I 7 lavori più divertenti | Tutto Fare | OJO | Scoop.it

Vi abbiamo parlato dei lavori più ricercati, di quelli che rendono più felici, di quelli più sani e di quelli più odiati. Oggi invece vi proponiamo i 7 lavori più divertenti.

AOL Job ha stilato la top 7 dei lavori più spassosi prendendo in considerazione solamente quelli con reddito superiore a 40.000 dollari annui. Reddito che fa riferimento al mercato americano ma che comunque può essere preso come punto di riferimento. Ovviamente un lauto stipendio è un requisito fondamentale affinchè un mestiere risulti piacevole.

I criteri utilizzati per la redazione della classifica sono il livello di stress, il grado di soddisfazione e la disponibilità di tempo libero.

Partiamo dalla settima posizione per risalire via via verso il lavoro numero 1.

Il settimo lavoro più divertente è l‘insegnante di danza che entra per un pelo nella top 7 dei lavori più piacevoli probabilmente perchè ben retribuito (circa 40mila dollari) e perchè permette a chi ama il movimento di passare la giornata lavorativa divertendosi.

L’ insegnante di danza è seguito a ruota dal guardiaparco. Anche se in questo tipo di impiego le responsabilità sono molte, la vicinanza con la natura permette di distendere i nervi e di passare una vita all’aria aperta.

Al quinto posto invece, ritroviamo un’attività che ha visto la sua esplosione negli ultimi anni: il wedding planner. Il punto di forza di  organizzare eventi è la vicinanza con i clienti. Infatti, secondo lo studio di AOL Job, avere a che fare molto con le persone aumenta in media il livello di soddisfazione.

Medaglia di legno per l’arredatore d’interni. Se per questa professione lo stipendio lievita fino ai 50 mila euro, il vero fattore determinante è sempre la relazione con il cliente. L’ interior designer aiuta le persone a realizzare i propri sogni.

Il gradino più basso del podio è occupato dal social media manager: il professionista che si occupa della gestione dei social network di un’azienda. Probabilmente passare il proprio tempo su Facebook, Twitter, Linkedin e soci è estremamente appagante forse proprio perchè qui i clienti con cui si entra in contatto sono centinaia di migliaia.

Secondo posto per il video game designer. Se il tuo lavoro è progettare la grafica dei videogiochi, o ancora meglio testarli, puoi stare certo di divertirti. In più uno stipendio medio di 58 mila dollari di sicuro non intristisce le giornate lavorative.

Medaglia d’oro per musicisti e cantanti. Essere una star della musica, avere milioni di fan ed essere un modello per intere generazioni, non solo assicura un compenso da sogno, ma è semplicemente divertente.

E voi che lavoro fate? Siete d’accordo con questa classifica?

Sojob's insight:

I lavori che, secondo una ricerca, divertono di più. 

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Maternità e lavoro nella professione di casalinga

Maternità e lavoro nella professione di casalinga | OJO | Scoop.it

A Firenze è stato presentato il risultato dell’indagine sulle casalinghe di oggi dal titolo “Io lavoro a casa”, con l’obiettivo di raccogliere le testimonianze di donne tra i 18 e 65 anni, fuori dal mercato del lavoro, inoccupate o disoccupate, pensionate o in formazione, dedite per scelta o necessità alla cura prevalente della casa e della famiglia.

Il questionario è anonimo, le risposte, infatti, sono trattate in forma aggregata tale da rendere impossibile l’individuazione del singolo che ha risposto, ed è stato distribuito nei centri commerciali, mercati, scuole, giardini, associazioni sportive di Firenze. Attraverso il sito internet dedicato (www.iolavoroacasa.it) è reso disponibile anche online per la compilazione digitale e con la possibilità di postare anche le proprie testimonianze dirette.

Sojob's insight:

Una curiosa indagine, descrive quattro "modelli" di donne, mamme e lavoratrico, troppo spesso costrette a rinunciare alla propria affermazione professionale, a causa della scarsa tutela leglislativa italiana.

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