Reti di imprese
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Reti di imprese
La recentissima legge 9 agosto 2013 n. 99, di conversione del Decreto – Legge n. 76/2013, entrata in vigore il 23 agosto 2013, ha il merito di fornire le prime indicazioni legislative a proposito di una questione molto dibattuta tra coloro che si occupano di reti di imprese: come coordinare i rapporti di lavoro tra dipendenti di aziende affiliate alla stessa rete. Fino a pochi giorni fa, le opinioni erano piuttosto diversificate, dividendosi, in estrema sintesi, tra quanti ritenevano possibile una sorta di “condivisione” all’interno della rete di imprese dei lavoratori subordinati dipendenti delle singole retiste, e quanti escludevano recisamente questa ipotesi, negando che il semplice legame di rete consentisse il “passaggio” di lavoratori da una impresa all’altra. La recentissima novella legislativa aggiunge un altro, importante, tassello alla disciplina del contratto di rete, e lo fa in un settore, quello del diritto del lavoro applicato alle reti, fino ad ora piuttosto trascurato dal legislatore. Questo nuovo intervento normativo ha lo scopo principale di rendere possibile l’assegnazione di lavoratori di un’impresa aderente ad una rete ad un’altra impresa retista attraverso l’istituto del distacco. La predetta legge di conversione n. 99/2013, in vigore dal 23 agosto 2013, ha infatti aggiunto all’art. 30 del D. Lgs. n. 276/2003 (cosiddetta “Legge Biagi”) il comma 4 – ter, riportato qui di seguito: «Qualora il distacco di personale avvenga tra aziende che abbiano sottoscritto un contratto di rete di impresa che abbia validità ai sensi del decreto – legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, l’interesse della parte distaccante sorge automaticamente in forza dell’operare della rete, fatte salve le norme in materia di mobilità dei lavoratori previste dall’articolo 2103 del codice civile. Inoltre per le stesse imprese è ammessa la codatorialità dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite attraverso il contratto stesso». La disposizione appena riportata introduce una presunzione assoluta di interesse dell’impresa retista al distacco di lavoratori presso un’altra impresa retista, ammettendone implicitamente la legittimità. Ricordiamo che, in base al primo comma dello stesso art. 30, D. Lgs. n. 276/2003, si ha distacco «quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l'esecuzione di una determinata attività lavorativa». Il distacco è quindi una particolare forma di decentramento e flessibilità lavorativa, in quanto consente di porre rimedio a particolari e temporanee esigenze produttive di un’azienda diversa da quella presso la quale il lavoratore è impiegato. Secondo l’orientamento più accreditato, è possibile effettuare il distacco purché sussistano le seguenti tre condizioni: - l’interesse del datore di lavoro, detto distaccante, a che il lavoratore svolga la propria prestazione presso il datore di lavoro “ricevente”, detto distaccatario; - la non definitività della prestazione di lavoro presso il distaccatario; - la titolarità in capo al distaccante del rapporto di lavoro, che permane quale obbligo retributivo e contributivo mentre il potere direttivo, di controllo e disciplinare si trasferisce in capo al distaccatario. La norma in commento rende quindi possibile l’applicazione dell’istituto del distacco tra i lavoratori impiegati presso aziende aderenti ad una rete di imprese, poiché essa stabilisce per legge che i datori di lavoro di imprese in rete hanno interesse al distacco, senza possibilità di ulteriori contestazioni e dubbi. Sempre la stessa disposizione in commento ammette poi la cosiddetta codatorialità tra datori di lavoro in rete, ovvero la possibilità che il lavoratore dipendente abbia due datori di lavoro diversi.
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