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JeeYoung Lee- stage of mind

JeeYoung Lee- stage of mind | Relazioni@Mente.. | Scoop.it
JeeYoung Lee
Francesca Zichi's insight:

STAGE OF MIND.

Quel che meraviglia quando ci si accosta alle opere della fotografa coreana JeeYoung Lee è la sua capacità di creare uno spazio e un tempo dell'impalpabile.

La scena delle fotografie è aperta alla narrazione e alla scoperta di un mondo che, nonostante rappresenti l'invisibile e l'irreale, si mostra in tutta la sua vividezza. L'intensità, le sfumature, la densità e la texture dei colori e materiali sorprendono l'osservatore a tal punto che, molta della stampa che si è occupata delle sue opere, ha posto l'attenzione sul non utilizzo di programmi di manipolazione delle foto. JeeYoung Lee, infatti, non fotografa il reale, ma realizza la foto. Costruisce e rende reale l'intangibile in modo vivido e chiaro così come i colori denunciano visibilmente.

Il processo che mette in atto l'artista è un'operazione inversa nella quale per settimane, a volte per mesi, la scena è costruita minuziosamente e con attenzione per concludersi con la fotografia. Ciò che incuriosisce del lavoro della fotografa è, dunque, la fase di creazione della scena stessa. Pensando al titolo scelto per la sua ultima esposizione (dal 7 febbraio al 7 marzo 2014 all'OPIOM Gallery di Opio, Francia. http://www.opiomgallery.com) sorprende la rappresentatività del termine "stage". Una parola, stage, che mi pare possa contenere, nei suoi molteplici significati, il senso pieno della sua fotografia: la messa in scena, il palcoscenico, l'impalcatura, il tempo, il periodo, la fase, la maturazione. L'artista coreana costruisce nel suo piccolo studio di 360 x 410 x 240 cm un momento appartenente all'universo dei suoi sogni, dei suoi ricordi e fiabe dell'infanzia e dei suoi desideri. La creazione dell'inquadratura impegna JeeYoung in un tempo lungo che lei stessa descrive come una drammatizzazione delle sue storie personali, una messa in scena appunto, attraverso un completamento di se stessa, di una Gestalt aperta mi verrebbe da aggiungere. Tempo e spazio si intrecciano in modo contrastante tanto che, si potrebbe dire, avviene l'espansione e l'amplificazione di un istante in uno spazio ristretto. Nel tempo dell'allestimento dei suoi scenari psichedelici, la fotografa coreana compie una narrazione di sé e un percorso di crescita che si conclude non solo nell'atto stesso dello scatto, ma nel suo inserirsi all'interno della scena. Questa scelta di vicinanza e presenza nell'opera fa del lavoro di JeeYoung una ricerca personale, un itinerario all'interno dei suoi desideri e dei suoi stati d'animo amplificandoli nel tempo e nello spazio necessari per raccontarli.  

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Vegetariani, l’umore è migliore senza carne e pesce

Vegetariani, l’umore è migliore senza carne e pesce | Relazioni@Mente.. | Scoop.it
I vegetariani sono più ottimisti. Lo dicono due ricerche USA, secondo cui il consumo di carne e pesce potrebbe influire sull'umore.
Francesca Zichi's insight:

Sempre più, le ricerche nel campo, sembrano confermare un pensiero che già il filosofo Feuerbach sosteneva:

”Noi siamo quello che mangiamo”. 

E allora come non pensare che chi si prende cura della propria alimentazione, chi è così attento, accurato ed interessato al proprio benessere fisico  ed è così scrupoloso nella scelta di ciò che può apportare benessere al proprio fisico (perchè una scelta di vita come quella vegetariana e vegana deve derivare anche da una buona conoscenza e informazione degli alimenti e calibrazione degli stessi) non sia mosso, in definitiva, da un desiderio di Vita e di ben-essere?

Una scelta di vita di questo tipo può contenere in sè, dunque, una spinta in direzione di un sano circolo virtuoso capace di migliorare e convalidare continuamente il proprio umore?

Gli spunti teorici che si possono trarre da queste ricerche in realtà sono molteplici, ma l'osservazione di esperienze a me vicine credo mi abbia condotto con facilità a tali considerazioni.

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Strongest Study Yet Shows Meditation Can Lower Risk of Heart Attack and Stroke | TIME.com

Strongest Study Yet Shows Meditation Can Lower Risk of Heart Attack and Stroke | TIME.com | Relazioni@Mente.. | Scoop.it
Most doctors say meditation can't hurt you, but now there's reassuring evidence that it may help you as well when it comes to warding off disease.
Francesca Zichi's insight:

La parte conclusiva dell'articolo mi ha fatto semplicemente pensare ad una cosa: Approccio Integrato.

Come sempre più spesso si sottolinea e si discute nell'ambito della Psicologia della Salute e nella Etnopsichiatria, nulla vieta che ad un processo di cura si associ un percorso alternativo. Anche se in apparenza, o con indosso quelle spesse lenti da scettico, tali percorsi possano sembrare poco attinenti ai fini curativi del fisico, è sensato riportare al centro della cura del paziente il paziente stesso.

Una preghiera, un po' di yoga, della meditazione o tre passi di danza fanno parte della quotidianità o portano dei benefici al benessere mentale, oltre che fisico, del paziente?

Perchè escluderli dalla sua cura?

Come qualcuno diceva:

Ognuno è medico di se stesso! 

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Rescooped by Francesca Zichi from Inspiration and resources for WFTV UK Mentee Group
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Monday Prescription - Why having multiple projects is killing you and your career..

Monday Prescription - Why having multiple projects is killing you and your career.. | Relazioni@Mente.. | Scoop.it
Hi Film folk. This week the Film Doctor team have chosen a very important question for our Monday Prescription - are you doing too much??  Now you may know, from previous Monday Prescriptions, that...

Via Nicola Lees
Francesca Zichi's insight:

Qualche utile idea per chi vuole mettere in campo i propri progetti! Credo possa essere chiarificatrice e spendibile soprattutto per i numerosi giovani che, in questa parentesi di crisi (che speriamo possa chiudersi al più presto!), sono alla ricerca di un lavoro o di un'opportunità per poter realizzare i propri progetti. Quando le possibilità esterne e il campo d'azione risultano essere limitati e limitanti, impegnarsi su più fronti appare la scelta più efficace. Il pensiero a cui ci si accosta probabilmente è quello di flessibilità, adattamento, dinamicità... Ma forse non è così. O forse non è questa la modalità più sensata per impiegare tali nobili capacità!

Difficile da credere e ancora di più da compiersi, ma focalizzare le proprie risorse in un solo progetto può risultare più efficace ed insieme efficiente. Significa impiegare al meglio il proprio tempo fisico e mentale potendo riuscire a gestire altrettanto bene l'attività di interesse. Credo non sia così insensato poter credere che proprio nelle stagioni più difficili la creatività dell'uomo risulta essere più forte e presente. Ecco allora che caratteristiche quali flessibilità, dinamismo o adattamento dovrebbero indirizzarsi e accostarsi a tale componente creativa rendendosi utili e utlizzabili al fine di potenziare ogni nuovo progetto. 

 

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Mandala e carcere. Percorsi di Ricostruzione?

Mandala e carcere. Percorsi di Ricostruzione? | Relazioni@Mente.. | Scoop.it
Francesca Zichi's insight:

Piccole sfere di sabbia colorata si fondono e si combinano in un processo creativo, di costruzione e di presenza attiva verso una nuova forma, una nuova immagine.

 

Nei giorni scorsi un evento, definito unico nel suo genere in Italia, è stato accolto nel carcere di Bollate a Milano, nell'ambito del "Progetto Liberazione Nella Prigione".

La realizzazione di un Mandala.

In carcere.

Stabilita l'eccezionalità del fatto stesso (da qualcuno raccontato come un "pezzetto di storia") e riconfermata l'attenzione da sempre mostrata dal Carcere Modello con le sue molteplici iniziative di riconnessione ed integrazione tra detenuti e società, qui mi pare si possa cogliere un passo in più, o meglio, mi verrebbe da dire, un passo indietro.

Spesso nelle carceri, ma anche al di fuori, un percorso di crescita è concepito ed operato nell'attività: dare strumenti, conoscenze e mezzi che consentano alla persona, una volta concluso il suo percorso ri-educativo, di inserirsi nuovamente nella società o di riempire il tempo all'interno dello spazio e momento carcerario. Il passo indietro che, a mio avviso, si compie con attività come quella ospitata nei giorni scorsi nel carcere di Bollate, è orientato a un percorso di crescita che riscopre e rifocalizza il proprio operare nell'interiorizzazione, nell'elaborazione e nell'attenzione al qui e ora. Il Mandala, infatti, ricorda il nostro rapporto con l'infinito che si estende oltre i nostri corpi, ma anche entro la nostra mente. Un parallelismo questo, tra costruzione del Mandala e la ricostruzione di sè, all'interno del carcere, che ci riporta all'attenzione l'essenza e il senso stesso del percorso ri-educativo. Fare un passo indietro dunque, un passo interno.

Al termine della sua realizzazione avviene la distruzione del Mandala.

Simbolicamente tale gesto richiama la transitorietà delle cose nel qui e ora, ma anche la loro rinascita.

La forza distruttrice, infatti, è anche una forza che dà inizio alla vita. Così che lasciare spazio ad una nuova immagine (di sè) che rievochi i precedenti passaggi, ma non ne rimanga ancorata, può permettere di spingersi a costruire nuovi percorsi, anche di vita, con aggiornamenti continui e contingenti dei propri mandala.

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