Psicologia e sport
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Pillole di psicologia dello sport: Ebook gratuito

Pillole di psicologia dello sport: Ebook gratuito | Psicologia e sport | Scoop.it

Questo ebook è la raccolta dei primi 35 articoli apparsi nella rubrica di Psicologia dello Sport da me redatta sul giornale online lecconotizie.com


Si tratta di contenuti destinati ad un pubblico assortito, affrontati con un linguaggio semplice, comprensibile ed ironico: lo scopo era (ed è) quello di fornire, ad ogni lettore, la possibilità di sperimentare una piacevole introduzione all'avvincente mondo della Psicologia dello Sport, lontano da falsi miti e stereotipi.


E' per gli amanti dello sport, con un taglio rilassato, ma competente.

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Consiglio a tutti il download (gratuito) di questo Ebook sulla psicologia dello sport a firma di Mauro Lucchetta, collega che da tempo si spende per fare informazione di valore su questo argomento.


Mauro ha un sito con contenuti di qualità e una newsletter alla quale suggerisco di iscriversi se siete interessati al mondo "sport e psicologia", visionabile qui http://www.psicologiafly.com/


Luca Mazzucchelli

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Cristina Di Loreto's curator insight, January 5, 2013 5:24 AM

Consiglio a tutti la lettura dell'E-Book scritto dlal Dott. Mauro Lucchetta, collega che raccoglie in questo testo i 35 articoli da lui redatti sulla rubrica di Psicologia dello Sport del giornale online lecconotizie.com

Buona Lettura

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Milano: buoni palestra gratis, 'Pillole di movimento' in farmacia

Milano: buoni palestra gratis, 'Pillole di movimento' in farmacia | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: mente e corpo sono sempre strettamente correlate e la psicologia di oggi, talvolta, è fatta troppo di parole e troppo poco di "fatti".


Mens sana in corpore sano è solo uno dei modi di dire che evidenziano l'importanza di prendersi cura non solo del proprio aspetto psicologico ma anche quello fisico, dato che il primo influenza il secondo e viceversa.


Ecco una interessante iniziativa del Comune di Milano che va in questa direzione.


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"'Pillole di movimento' per convincere i milanesi ad alzarsi dal divano e a fare sport. Il progetto e' stato presentato oggi in Comune e prevede la distribuzione - dal 15 novembre al 28 febbraio nelle farmacie comunali e Doc Morris del gruppo Admenta di Milano - di 20 mila scatole con suggerimenti per la salute e 4 buoni, per seguire gratuitamente un mese di corso o prove di attivita' fisica presso una delle organizzazioni che partecipano al progetto pilota proposto dalla Uisp (Unione italiana sport per tutti) meneghina.


Ai clienti delle farmacie comunali di Milano che chiederanno consigli sulla salute verranno fornite le 'Pillole di movimento', che pur somigliando a un farmaco in realta' contengono:

  • il 'bugiardino', cioe' una informativa medico-scientifica che illustra i benefici del movimento come stile di vita; 
  • l'elenco delle organizzazioni che aderiscono al progetto e delle attivita' motorie che queste mettono a disposizione; 
  • i coupon da consegnare nella palestra o nella piscina dove l'utente delle 'Pillole' scegliera' (previ accordi con le segreterie) di frequentare gratuitamente un corso per un mese, o di fare una prova gratuita di attivita' motorie come cardiofitness, ginnastiche dolci, balli e attivita' in acqua."


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Luca Mazzucchelli


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Vademecum per l'atleta infortunato

Vademecum per l'atleta infortunato | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: l'atleta, pur essendo una persona, rimane pur sempre un atleta. Ed è con questo ruolo che richiede sacrificio, determinazione, e una continua ricerca di trascendere i propri limiti per vincere, che è chiamato a confrontarsi davanti alla sconfitta.


Quando la sconfitta è fisica, un infortunio per l'appunto che si presenta inatesso, neppure l'atleta nulla può, se non accettarlo.


Questo tipo di accettazione del "fallo" giocato dal destino, diversamente dalla sconfitta consumata contro un avversario in carne ed ossa, è la sfida più dura per lo sportivo ed è per questo che i risvolti psicologici legati all'infortunio e la capaicità di resilienza non sono da sottovalutare.



Voto all'articolo 8/10


Tratto dall'articolo:

"C'è un avversario più veloce di Bolt, più ubriacante di Messi, più tosto di Alonso e più mostruoso di Federer: il suo nome è infortunio.


L’atleta vive il tempo dell’infortunio al 100%.

La persona infortunata è focalizzata sul tempo: sul tempo necessario al rientro e più direttamente sul tempo che vive nella condizione da infortunato.


Molto spesso queste fasi si riducono ad una forma di attesa passiva, sottovalutando invece un aspetto critico di questa particolare condizione: il fatto stesso di avere del tempo per sè, a disposizione per fare qualsiasi qualcosa, è una situazione che raramente l’atleta può vivere poichè è sempre immerso da allenamenti e gare.


Un piano che preveda lo sviluppo e l’apprendimento di competenze sportive strategiche e psicologiche rappresenta una soluzione ideale per impiegare con efficacia i giorni di degenza;


L’atleta prova dolore.

E’ una difficoltà, quella dell’infortunio, in grado di mettere a dura prova anche i caratteri più forti, solidi e pacati proprio a causa delle impreviste emozioni da dover fronteggiare: la paura del dolore, la rabbia verso gli oggetti del proprio infortunio, la frustrazione del non poter fare come prima, il pensiero magico che tende a farci credere di poter cambiare la situazione non accettandola, la circospezione nello svolgere esami e terapia, il terrore della ricaduta, la gioia per un movimento corretto e sano, lo sconforto nel rilevare i limiti imposti dal proprio corpo malato… In una fase così delicata non c’è da stupirsi quanto mente e corpo siano un tutt’uno e di come si influenzino a vicenda.


Consigliabile quindi l’utilizzo di tecniche di rilassamento muscolare abbinate ad esercizi di visualizzazione anche perchè è stato dimostrato come atleti preoccupati ed agitati abbiamo una maggior possibilità di incorrere in infortuni proprio a causa della presenza di maggior tensione muscolare."


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Luca Mazzucchelli

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Paraolimpiadi: così gli insegniamo a battere paure e avversari

Paraolimpiadi: così gli insegniamo a battere paure e avversari | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: si può imparare - e molto - da chi caduto trova la forza per rialzarsi. 


E migliorarsi di giorno in giorno senza focalizzarsi su ciò che non va, sui limiti e sulle ingiustizie subite, ma portando l'attenzione sui nuovi obiettivi, sui margini di miglioramento, su ciò che resta da fare.


Ecco questa interessantissima testimonianza di uno psicologo dello sport che ha seguito da vicino i campioni delle paraolimpiadi.


Voto articolo 8/10


Tratto dall'articolo:

"Dietro Alex Zanardi, Annalisa Minetti, Assunta Legnante e gli altri straordinari protagonisti azzurri delle Paralimpiadi londinesi, c'è un lavoro lungo, paziente, infinito e un mondo in straordinaria espansione.


Come si trasforma la disabilità in un punto di forza?


"Il nostro lavoro consiste soprattutto nell'inculcare nei ragazzi la differenza sottile ma fondamentale tra risultato e performance. Il loro atteggiamento non è dissimile da quello degli sportivi "normali".


Per loro però è fondamentale l'idea del migliorarsi, dell'ottenere dal proprio corpo risultati mai ottenuti prima. Il superare gli altri è un di più, spesso nemmeno considerato.


L'agonismo è una cosa splendida, ma successiva, viene dal contatto con gli altri ed è affermazione della propria individualità, di un buon rapporto col proprio io, col proprio corpo. In questo non ci sono assolutamente differenze con i normodotati.


Vedere Zanardi in tv vincere l'oro nella handbike dà a tantissimi ragazzi la spinta a lanciarsi, a provare, a quantificare i propri limiti e cercare di superarli."


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Jessica Rossi, oro e record del mondo: dietro ai suoi successi un mental Coach

Jessica Rossi, oro e record del mondo: dietro ai suoi successi un mental Coach | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: ieri ho visto tutta la gara di Jessica e, benchè non abbia mai avuto una particolare passione per la specialità da lei praticata, la gara mi ha emozionato molto. Potere delle olimpiadi....


Come è stata chiamata davanti alle telecamere Jessica ha detto subito che era molto tranquilla durante la gara perchè aveva preparato tutto nei minimi dettagli, dalla preparazione fisica a quella psicologica.


Ho subito pensato che questa fosse stata una grandissima publicità nei confronti della psicologia e di chi lavora con la mente delle persone per migliorarne i limiti e il benessere.


Roberto Re, mental coach di fama arcinota, è la persona che nell'ultimo anno ha seguito Jessica.


E' un bene che si metta sempre di più il focus su come a trarre benefici dalle tecniche psicologiche siano non solo le persone che soffrono, ma anche quelle che stanno bene e vogliono ulteriormente migliorarsi.


Grazie Jessica e grazie Roberto ;-)


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

" È diventata campionessa mondiale ed europea a 17 anni. Andava a scuola «ma con Ragioneria non c’entravo niente, facevo due cose male e così ho scelto di farne una sola bene». Ovvero: «Ho deciso di lasciare i libri e di vincere le uniche due gare importanti che mi mancavano».


Proprio così: «Ho deciso di vincerle». Il bello è che le ha vinte davvero, al primo tentativo. La Coppa del Mondo nel 2011 e le Olimpiadi ieri.


Un fenomeno assoluto. Una sicurezza che spaventa persino. Jessica Rossi è due persone in una. Un’agonista feroce sul campo di gara. Una sfinge. Mai un’emozione che trapeli. Lucida, spietata: lei contro quei piattelli da distruggere.


Nell’ultimo anno s’è fatta aiutar dal mental coach Roberto Re. «Sono arrivata pronta, tranquillissima». Al punto che, tra qualificazione e finale, s’è fatta 20’ di pisolo."


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Sport-addiction: culto del corpo o patologia?

Sport-addiction: culto del corpo o patologia? | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: come tutte le cose su questo mondo, se prese in dose eccessive si rischia di incorrere nella patologia.


Interessante questa suddivisione proposta dall'articolo tra le differenti tipologie di sportivi "esagerati".


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"I maniaci sportivi, sono coloro che traggono un miglioramento psicologico positivo nella pratica sportiva, che è accompagnata da un senso di benessere, di soddisfazione e di successo;


Gli sportivi compulsivi, per cui l'attività fisica è un modo per sostenere una precisa routine, che conferisce un senso di controllo e di superiorità morale;


I dipendenti dallo sport, in cui l'attività fisica ha la funzione di regolatore dell'umore e di eventuali squilibri interni. In questi soggetti, l'attività sportiva lenisce uno stato di malessere, che la persona prova al di fuori dell'attività fisica e e la prativa sportiva rappresenta l'unico momento della giornata in cui ci si sente vivi e attivi.


Ma se lo sport finisce per dominare in modo crescente l'intera vita della persona, condizionandone i ritmi e influenzandone le relazioni, non si può più pensare che sia fonte di benessere, ma ci dice che qualche cosa non va.


I sintomi propri della dipendenza si manifestano in assenza dell'attività sportiva e determinano la spinta ad impegnarsi sempre di più.


Questa spinta diventa compulsione volta a ridurre le sensazioni negative derivanti dalla mancanza dell'attività fisica.


Col tempo appariranno emozioni come il senso di vuoto o il senso di colpa per non essersi dedicati allo sport a sufficienza."


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Il decalogo per avvicinare i bambini allo sport

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Il mio parere: utile decalogo che ci ricorda l'importanza dello sport nella crescita dei ragazzi e che facilita le mamme a proporre ai figli le attività sportive.


Per praticità, come spesso faccio, riassumo le indicazioni contenute nell'articolo e rimando alla sua lettura completa per gli approfondimenti.


Voto articolo: 9/10


Tratto dall'articolo:

  1. Praticare uno sport favorisce la socializzazione, la lealtà e il rispetto delle regole.
  2. Le vacanze estive sono l'occasione giusta per fargli provare un nuovo sport, ad esempio scegliendo tra le offerte dei campus estivi dedicati allo sport.
  3. Stimola i figli ad uno stile di vita attivo, prima di tutto con l’esempio.
  4. Sostenere i figli e complimentarsi con loro quando si allenano o gareggiano con impegno e lealtà e non solo quando vincono, per insegnargli che che questa è la gratificazione più importante.
  5. Fondamentale è il riposo: il giovane sportivo necessita di almeno nove ore di riposo notturno.
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Julio Velasco - "Gli schiacciatori NON parlano dell'alzata, la risolvono"

Il mio parere: Velasco è un grande leader e sentirlo parlare di pallavolo fa riflettere anche sulle dinamiche dei gruppi più in generale, sulla necessità di risolvere problemi e non crearli, anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni


Voto video: 9/10


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Le origini del team building e i suoi sviluppi: la metafora sportiva.

Le origini del team building e i suoi sviluppi: la metafora sportiva. | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: si parla spesso di team building, ecco un interessante approfondimento per chi è interessato al tema della crescita del gruppo e dell'individuo al suo interno.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"Cosa si fa effettivamente in un’attività di team building?


Per lo più si gioca! L’esempio più semplice è rappresentato dalle attività sportive o anche i più classici giochi di squadra conosciuti.


Gli sport di squadra, infatti, sono espressione di una metafora della vita aziendale e entrano di diritto tra gli strumenti della moderna formazione esperienziale.


Lo sport, di per sé, proietta in una dimensione di serena competizione dove il gioco esalta curiosità e il problem solving.


Una metafora del mondo economico che comporta una serie di relazioni sociali basate su: competenza, fiducia nella squadra, lealtà verso gli avversari, determinazione, definizione della strategia e della tattica di gioco.


Perché il lavoro di squadra?


“L’unione fa la forza” dice un vecchio detto popolare e dove c’è confronto e condivisione, c’è possibilità di crescita e d’evoluzione.


E si potrebbe continuare all’infinito con citazioni ed immagini metaforiche: l’evoluzione stessa della specie umana è dovuta alla creazione di comunità che avessero le stesse idee, obiettivi, valori.


“Costruire un insieme di persone diverse che, connesse tra loro con fiducia reciproca, possano esercitare un’influenza agendo verso comuni obiettivi”. Questa è la finalità principale del team building."


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Lo sport come crescita dell'individuo...

Lo sport come crescita dell'individuo... | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: lo sport come il gioco insegna regole utili al processo di crescita e maturazione.


Solo per dirne alcune: stare in un gruppo, essere leali, combattere per ciò in cui si crede, accettare la sconfitta, perseguire la vittoria, e così via.


I bambini imparano queste regole giocando, gli adulti (ma non solo) lo fanno anche attraverso lo sport praticato o seguito a distanza.


Articolo interessante che offre diversi spunti di riflessione sul tema.


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"Famiglia, scuola e socie­tà sportiva, i tre cardini del mondo di un giovane sportivo, dovrebbero soprattutto saper leggere i bisogni dell’atleta nel suo proces­so di maturazione, in cui molto è mimesi, cioè imitazione.


Del campione di riferimento, un modello automatico per i giovani atleti.


Anche qui: quanto incide il campione? Moltissimo, se il grande atleta sa raccontare come si affronta il successo, come ci si allena a gestirlo, comprese le reazioni emotive.


Per costruire il futuro, il campione lavora su di sé, sulla fiducia, sul senso di effica­cia personale. Lo stesso deve saper fare il giovane atleta. Conta quello, il talento – da solo – vale poco."


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Disturbi del comportamento alimentare nello sport

Disturbi del comportamento alimentare nello sport | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: il tema è di attualità e parlarne sia un bene, sia per sensibilizzare i giovani sportivi che si apprestano ad alcuni sport specifici, sia per allertare le società sportive stesse, che se volessero credo potrebbero dare un grande contributo contro questo fenomeno.


Voto articolo 8/10


Tratto dall'articolo:

"Molte sono le atlete che si sottopongono a diete incongrue, non adatte allo sport praticato e che spesso si ritrovano in una condizione di iponutrizione.


Ma quali sono gli sport a rischio?

  • sport di endurance (ad esempio corse di lunga durata, triathlon, ciclismo, sci di fondo)
  • sport estetici (danza, pattinaggio artistico, ginnastica artistica, nuoto sincronizzato)
  • sport con categorie dei peso (lotta, arti marziali, pugilato) con una prevalenza soprattutto di disturbi di tipo bulimico
  • sport che ricercano un basso peso corporeo (equitazione, ciclismo)
  • sport che enfatizzano la massa muscolare (body building)
  • sport in cui l’abbigliamento per la competizione rivela la forma del corpo (nuoto, pallavolo)

Gli studi sull’argomento DCA dello sport non sono privi di criticità. I problemi sono legati alla metodologia (spesso mancano gruppi di controllo o la statistica è troppo esigua), alla variabilità relativa al tipo di sport e alla diagnosi, il più delle volte effettuata mediante questionari di autovalutazione.


Tenendo conto di ciò, tali studi hanno dimostrato che la prevalenza dei DCA è più alta negli atleti rispetto ai non atleti e che aumenta con il livello della competizione."


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Il giocatore si vede dal rigore...

Il giocatore si vede dal rigore... | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: ho sempre posto molta attenzione alle immagini mentali nella testa degli sportivi giunti al momento "clou" della competizione.


Queste ricerche esposte nell'articolo seguente, sono interessanti perchè si soffermano invece su alcuni comportamenti (spesso poi frutto delle immagini cui faccio riferimento io) più o meno funzionali al raggiungimento dell'obiettivo.


Voto articolo: 9/10


Tratto dall'articolo:

"(...) i portieri ritengono più deboli, meno precisi e quindi più soggetti a sbagliare i tiratori che mostrano un comportamento timido e timoroso, come accelerare la rincorsa, voltare le spalle al portiere o evitarne di incrociarne lo sguardo.


Gli scienziati hanno osservato che i portieri tendono a ritardare la partenza della parata quando percepiscono l’ansia del tiratore.


A comportamenti non verbali diversi non corrispondono cambi statisticamente significativi negli esiti del calcio di rigore."


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Sport. Agli italiani piace… guardarlo. Più di 1 su 2 non fa attività fisica

Sport. Agli italiani piace… guardarlo. Più di 1 su 2 non fa attività fisica | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: lo sport piace, ma a predicare siamo tutti bravi, stando almeno ai dati emersi da questa indagine dell'Osservatorio Salute AstraZeneca.


Gli psicologi dovrebbero attivarsi affinchè praticare sport non sia più visto come un scarificio, ma come un piacere, un modo per prendersi cura di se stesso e goderne i risultati.


Voto all'articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"Per il 38% degli italiani lo sport migliora la salute e per il 25% migliora l’umore, ma il 40% lo guarda solo in tv.


Solo 1 italiano su 4 pratica uno sport regolarmente: nuoto (14%), palestra (11%) e calcio (11%) i più diffusi.


Gli italiani sanno che fare attività fisica fa bene alla salute (38%) e migliora l’umore (25%). Ma si fa sport anche per semplice piacere (26%), per abitudine (11%) e per socializzare (10%). Ad esempio, si sceglie di giocare a calcio soprattutto per vedere gli amici (35%), mentre si va in palestra più per comodità (21%).


Gli ostacoli che, invece, impediscono di dedicarsi all’attività sportiva sono mancanza di tempo (42%), pigrizia (18%) e acciacchi dell’età (16%), ma anche le ragioni economiche (2%)."


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Aspetti psicologici degli sport estremi

Aspetti psicologici degli sport estremi | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: ho sempre guardato un po' con invidia e un po' con perplessità le persone che dedicano la loro vita a praticare sport estremi o rincorrendo record strabilianti.


Di certo chi si butta in queste imprese vive un rapporto tutto particolare con la dimensione del limite e delle regole, come anche il rapporto con gli obiettivi e motivazioni.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"L’ateleta estremo ricerca l’ignoto, in parte per quell’innata curiosità che è insista nella nostra specie, in parte perchè sente la necessità di controllarlo (una caratteristica tipica degli sportivi estremi è l’elevata percezione di fiducia delle proprie possibilità d’azione, sia di poter controllare le situazioni esterne sia di gestire anche se stessi).


Un’ipotesi non confermata afferma che in realtà gli AE abbiano un sistema di valutazione dei rischi troppo ottimista o addirittura non adeguato.


La ricerca di situazioni limite scatena in noi sensazioni ed emozioni forti: da un punto di vista biologico avvengono delle secrezioni endogene massicce di ormoni/neurotrasmettitori tipiche delle situazioni ansiogene fra cui: adrenalina, noradrenalina, ACTH, cortisolo, ormone GH somatotropo, prolattina e tendenzialmente flussi di dopamina.


Quest’ultima, soprattutto, ha forti legami con quello che effettivamente vive l’atleta da un punto di vista emotivo.


Di norma quanta più dopamina viene prodotta e immessa nel corpo, tanto maggiore sarà la sensazione di euforia e di piacere vissuti dalla persona."


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Andare a correre, stimolo di felicità!

Andare a correre, stimolo di felicità! | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: personalmente trovo utile prendere l’abitudine di andare a correre, una o due volta a settimana per diversi motivi.


In primis l’attività fisica libera endorfine, ci impone di prenderci del tempo per noi, e non in ultimo ci sono insegnamenti psicologici che lo sport, tra cui la corsa, possono offrire:


1. prefissarsi obiettivi;

2. raggiungerli per porsene di nuovi;

3. sfidare se stessi per potersi migliorare e far crescere così l’autostima.


Anche il luogo in cui si sceglie di correre può contribuire ad aumentare la sensazione di benessere: correre infatti in campagna o comunque in un parco in mezzo al verde e a contatto con la natura dona serenità.


Voto all’articolo 7/10


Tratto dall’articolo:

“Il benessere che deriva dall'attività della corsa, non ha quasi eguali negli altri sport. Si tratta di un'attività indubbiamente impegnativa, che richiede un notevole sforzo fisico e mentale, tuttavia è molto praticata, proprio perché questo sacrificio viene notevolmente ricompensato dai benefici psicologici e fisici.


Lo sport e in particolare la corsa, permettono sì di rimanere in forma e di ottenere enormi vantaggi per la salute, ma anche di stare meglio con se stessi grazie ai cambiamenti favorevoli che un'intensa attività di questo genere porta alla nostra mente.


Molti runner hanno constatato un notevole aumento dell'autostima, con conseguente miglioramento del rapporto con se stessi e con gli altri; molti vanno a correre per "scaricarsi", proprio perché facilita la gestione di ansie e frustrazioni, che possono attenuarsi o scomparire. 



Ricordiamo che correre rilascia endorfine in grandi quantità, il cosiddetto ormone della felicità!


La riduzione dello stress e delle tensioni e un aumento del generale stato di benessere ne sono una naturale conseguenza.”



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LUIS ENRIQUE: 'Meno male che a Roma c'era lo psicologo...'

LUIS ENRIQUE: 'Meno male che a Roma c'era lo psicologo...' | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: bella pubblicità alla professione psicologica, peccato che molti giocatori siano ancora prevenuti rispetto all'utilità di avere in squadra un professionista psicologo.


Starà a noi fare cambiare idea su questo punto, partendo dal produrre buoni risultati :-)


Voto articolo: 6/10


Tratto dall'articolo:

"Per fortuna mia e del mio staff alla Roma con noi c'era Joaquin (Valdes, pisologo, ndr), altrimenti le cose potevano andare molto peggio...


Anche se da giocatore la pensavo diversamente.


A Madrid quando ci dissero che avevamo uno psicologo, pensavamo di avere qualcosa che non andava.


Le cose sono andate meglio a Barcellona.


Poi, da allenatore, ho capito che la presenza di uno psicologo è importante.


Per i giocatori, che sono persone come tutti, con le loro paure e i loro problemi, ma anche per tutti quelli che lavorano con la squadra."


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L'utilizzo del doping quale mancanza di sicurezza nei nostri mezzi...

L'utilizzo del doping quale mancanza di sicurezza nei nostri mezzi... | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: trovo interessanti queste dichiarazioni rilasciate da Roberto Re - il coach che ha portato Jessica Rossi all'oro olimpico - e la lettura a mio avviso molto condivisibile del perchè alcuni atleti scelgano la strada del doping.


E' infatti questa una scelta, apparentemente più veloce, ma con controindicazioni sotto gli occhi di tutti.


Concordo anche con la via d'uscita proposta da Roberto: potenziare la mente davanti alle avversità è una strada perseguibile e ricca di grandi soddisfazioni.


Voto articolo 9/10


Tratto dall'articolo:

"Riguardo alla notizia che ha scosso il mondo sportivo italiano: che cosa ne pensa del caso Schwazer?


«Sarebbe servita una persona al suo fianco. La ragione per cui è andato a cercare rifugio nel doping è stata una mancanza di sicurezza nei suoi mezzi.


Mi ha colpito la stupidità e la superficialità del gesto, l'ha fatto in maniera talmente maldestra che credo che abbia lasciato totale accesso alle sue paure.


Succede agli atleti, ma anche ad ognuno di noi: quando perdiamo alcune certezze, tendiamo delle sciocchezze.


Oltre a un mental coach, penso gli siano mancate le persone più care, che non sono riuscite a stargli abbastanza vicino.


Lo sport è talmente esasperato da diventare come il mondo del business, dove le pressioni che schiacciano un manager sono paragonabili a quelle che attanagliano l'atleta.


Oppure nello spettacolo, dove l'artista teme di perdere il palcoscenico e fa di tutto per restarci attaccato.


Si pensa troppo alla preparazione fisica, quando in appuntamenti come l'Olimpiade è la preparazione mentale che fa la differenza»."


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Quanto la mente condiziona una prestazione sportiva?

Quanto la mente condiziona una prestazione sportiva? | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: mi sembra utile riflettere di psicologia partendo da spunti di attualità.


Quale migliore occasione per prendere pretesto allora dalle Olimpiadi e degli atleti italiani in esse impegnati per mostrare il lavoro che gli psicologi compiono affiancandoli?


Voto articolo: 7/10


Tratto dall'articolo:

"Il battesimo della psicologia nello sport avviene in acqua.

La preparazione psichica, cominciò ad essere materia di allenamento per gli sportivi che praticavano uno sport estremo come quello dell’apnea.


Jacques Mayol, apneista e recordman di fama mondiale, introdusse per primo, all’interno del su programma di allenamento oltre a tecniche di gestione dell’ansia e dello stress, la pratica dello yoga.


Nelle discipline che richiedono estrema concentrazione e controllo, quali quelle del tiro con l’arco, tiro al piattello, carabina e simili, il coaching Psicologo, allena le componenti psichiche dell’atleta.


Ad esempio il controllo dell’ansia e delle normali funzioni fisiologiche quali il battito cardiaco o la focalizzazione dell’attenzione.


Nelle discipline chiamate singole, come nuoto e tennis, particolare enfasi viene data dall’allenatore Psicologo, alla parte di gestione delle emozioni."


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Il guru aretino di Montano alle Olimpiadi col campione

Il guru aretino di Montano alle Olimpiadi col campione | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: esempio di come i grandi campioni possono cerare di superare i limiti e i momenti di sconforto chiedendo aiuto agli psicologi.


Montano è la dimostrazione di come il binomio "psicologo-sportivo" abbia senso ed efficacia.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"Nardone sta appunto per partire, destinazione Londra: il biglietto aereo è già prenotato per sabato mattina, idem dicasi per l’hotel, situato a due passi dal villaggio olimpico.


Già basta questo per capire che non sarà una gita di piacere, ma un viaggio con uno scopo preciso: assicurare all’Italia una medaglia d’oro.


Del professore infatti non può fare a meno Aldo Montano, oro nella scherma ad Atene 2004, recente vincitore del campionati del mondo di Catania, «grazie al grande lavoro di Nardone», come il campione ha tenuto a precisare in più di un’intervista.


Due settimane dopo il mondiale, Montano era stato operato al tendine del polpaccio, lesionato e necrotico già molto prima della competizione catanese. «Impossibile che abbia vinto una gara internazionale in queste condizioni», avevano detto increduli i medici dopo l’intervento. Eppure così era andata.


I limiti di una performance sono solo in parte fisici, nella maggioranza degli sport sono già stati quelli che erano stati definiti invalicabili record.


Tutto il resto riguarda la preparazione tecnica e mentale dell’atleta. Per consentire a Montano di affrontare le Olimpiadi abbiamo svolto un lavoro che consente l’interazione tra processi mentali, reazioni e atti motori."


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Luca Mazzucchelli

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La mente ci fa atleti... suggerimenti per gli sportivi e aspiranti tali

La mente ci fa atleti... suggerimenti per gli sportivi e aspiranti tali | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: con le Olimpiadi alle porte sono contento che si inizia a parlare con maggiore attenzione allo sport e ai benefici che questo porta alla persona. 


Non solo però su questo si focalizza l'articolo che segue, ma porta alcuni suggerimenti utili a seconda dello sport che pratichiamo per potere ottenere migliori risultati. Tutti rigorosamente firmati da autori internazionali e ricerche scientifiche.


Voto articolo: 9/10


Tratto dall'articolo:

"Appassionati di tiro con l'arco, tiro al volo o anche di freccette, immaginate che davanti a voi ci sia un bersaglio più grande.


Parola di Jessica K. Witt, della Purdue University (USA). «Abbiamo messo alla prova dei tiratori con bersagli di varie dimensioni. Solo per uno di loro, utilizzando un proiettore, abbiamo creato un'immagine distorta che gli ha fatto percepire il bersaglio più grande del reale. Questo piccolo trucco ha migliorato sensibilmente la performance.


La spiegazione è che la fiducia aumenta di molto la capacità di andare a segno».


Nuotatori e tennisti, imparate a parlare a voi stessi (e a incoraggiarvi).


Però non pompatevi in modo vago, gli studiosi lo sconsigliano: anche l'auto-incitamento ha le sue regole. Antonis Hatzigeorgiadis, dell'Università della Tessaglia, in Grecia (di competizione sportive da quelle parti se ne intendono), raccomanda: «Datevi e seguite istruzioni quanto più dettagliate possibile. Quando si affronta un movimento specifico, questo va esplicitato anche a parole».


Per capirci, niente incitamenti generici come «Forza» o «Ce la puoi fare!», ma «Alza la gamba, dai un calcio alla palla e mandala in porta», perché così «regoliamo al meglio lo sforzo, focalizziamo l'obiettivo, acquisiamo maggiore fiducia in noi stessi, prendiamo il controllo delle reazioni cognitive ed emotive e, di conseguenza, inneschiamo l'esecuzione automatica del compito»."


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Risultato immediato vs risultato costruito

Risultato immediato vs risultato costruito | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: concordo molto con quanto sostenuto dal collega Lucchetta. La rigidità estrema si trasforma in fragilità ed ostacolo al raggiungimento degli obiettivi, che devono sempre essere realistici e ben definiti.


Volere "vincere a tutti i costi" e magari farlo subito puà essere un atteggiamento mentale "boomerang" e rivelarsi una grandissima delusione.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"Come dice Boniperti: “nello sport vincere non è importante, è l’unica cosa che conta!”.


Trattasi di una freddura deliziosa che, allo stesso tempo, ben rappresenta il pensiero sportivo del belpaese: quando il risultato nello sport è tutto, la sofferenza è vera e se non sai gestire e veicolare le emozioni nel modo giusto, rischi di performare prestazioni sempre più scadenti (e di conseguenza deprimenti).


Pensare a come vincere subito spesso ci limita nel ragionare su come costruire le vittorie nel tempo, quando invece sarebbe più proficuo, nell’arco di una carriera, fare un ragionamento pragmatico: da 20° proverò a classificarmi fra i 15, dai 15 ai 10…


Ovvio che le obiezioni sono le solite: “ma io voglio vincere ora”, “non posso più aspettare, sennò mollo tutto”.


E’ sempre lo spettro del risultato divenuto ossessivo, che toglie serenità e lucidità, due elementi chiave che caratterizzano la prestazione eccellente di un atleta.


Molto spesso l’atleta che vive questa condizione fa parte della categoria dei “fenomeni in allenamento che non sanno cosa gli succede in gara”.


Ciò è comprensibile per chi con lo sport ci mangia, mi riferisco quindi ai pro, non è altrettanto giustificabile per quanto concerne gli amatori e le ASD."


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Il successo nello sport: il risultato dipende anche da te

Il successo nello sport: il risultato dipende anche da te | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: mi sono imbattuto in questo articolo che spiega in maniera chiara cosa fa la psicologia dello sport e l'utilità che può fornire agli sportivi.


Ne consiglio la lettura integrale, qui per ovvi motivi riporto solo alcuni passaggi estratti dall'originale.


Voto articolo: 8/10


Tratto dall'articolo:

"Dallo psicologo si ottengono anche strumenti e modi nuovi per essere più efficaci nella vita e raggiungere obiettivi più alti vivendo meglio.


In Psicologia dello Sport questo si traduce in training motivazionali, gestione dello stress, team building... focalizzati alla propria pratica sportiva e necessarie per competere ad essere i primi.


Proviamo a vedere alcuni esempi importanti in psicologia dello sport:


La concentrazione, per esempio, nell'esecuzione di un servizio in salto nella pallavolo o dei tiri liberi nella pallacanestro, la capacità nel saper mantenere la calma al tiro di un calcio di rigore, la forte motivazione necessaria nella 50 Km dello sci di fondo, l'abilità di eliminare i fattori di distrazione e di concentrare l' attenzione solo al percorso nel motociclismo.


Quali pensieri attraversano la mente di un pallavolista mentre è in attesa di ricevere la battuta in salto che il suo avversario si prepara ad eseguire? Quali pensieri attraversano la mente di un ciclista mentre compie lo scatto decisivo all'inizio della salita? E quanto conta la coesione di gruppo nel correlare "il muro" alla "difesa" in una partita di pallavolo della nostra nazionale?"


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Sei poco determinato? Prova il modello AIDA

Sei poco determinato? Prova il modello AIDA | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: un interessante modello pratico per cecare di dare una sferzata alla propria motivazione, motore fondamentale nel perseguimento dei propri obiettivi...


Voto articolo 8/10


Tratto dall'articolo:

"Il modello AIDA (...) le iniziali di questo modello indicano le 4 fasi che è necessario attraversare per sviluppare una determinazione incrollabile: A per Attenzione, I per Interesse, D per Desiderio, A per Azione.


  1. Il primo passo fondamentale per essere determinati è l’attenzione. Spostare la nostra attenzione su ciò che conta davvero, significa maturare una nuova consapevolezza di noi stessi e di quello che vogliamo per la nostra vita.
  2. Il secondo passo per essere più determinati è quello di coltivare l’interesse verso il nostro obiettivo. Prova a visualizzare la tua vita una volta che avrai raggiunto questo obiettivo, ma fallo in modo realistico e completo, senza trascurare nessun risvolto.
  3. Il semplice interesse non può giustificare un’emozione così forte… serve qualcosa di più, serve un ardente desiderio. Si ma, come si fa?! Ripetendo consciamente il primo ed il secondo passo del modello AIDA: poni continua attenzione ai tuoi obiettivi e mantieni vivo il tuo interesse per il loro raggiungimento.
  4. E’ inutile che ti ammazzi con queste seghe mentali della crescita personale se poi non metti in atto l’unica vera strategia che ti porterà al traguardo: l’azione. Tutto ciò di cui abbiamo parlato finora è finalizzato a rendere più semplice ed efficace la tua azione, ma se ti dimentichi di fare questo ultimo passo, beh, stiamo perdendo tempo."

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L’allenatore sotto stress: come aiutare il team a gestire situazioni difficili!

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Il mio parere: interessante mini e-book da scaricare gratuitamente su come gestire al meglio la squadra nei momenti di difficoltà e non solo.


Voto articolo 9/10


Tratto dall'articolo:

"Una sintesi degli aspetti da tenere a mente per tutti gli allenatori che vogliono allenare i propri atleti a gestire meglio lo stresso:

  • Spostare l’attenzione dal risultato alla performance;
  • Potenziare le strategie di coping degli atleti;
  • Spiegare agli atleti in che modo lo stress influenza le prestazioni fisiche;
  • Usare l’ironia per sdrammatizzare e allentare le tensioni del pre-gara;
  • Impostare degli allenamenti con situazioni altamente stressanti e imprevedibili;
  • Creare un clima tollerante verso gli errori;
  • Differenziare il concetto di autostima da quello di autoefficacia;
  • Incitare senza minacciare
  • Lavorare sul potenziamento della concentrazione.

Nell’e-booklet ogni punto viene spiegato più approfonditamente e con degli esempi pratici."


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Luca Mazzucchelli

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Come diventare il tuo migliore motivatore

Come diventare il tuo migliore motivatore | Psicologia e sport | Scoop.it

Il mio parere: la motivazioen è fondamentale in ogni attività che si faccia, dallo sport al lavoro, dalle passioni alle tappe della vita.


Una motivazione elevata è garantita dallo stabilire obiettivi realisitici ma stimolanti, elemento necessario per scongiurare la crisi sia nel progetto di vita dell'individuo, come anche nella coppia, nella famiglia, e nei gruppi.


Ecco alcune interessanti indicazioni per rimettere a punto la propria motivazione.


Voto articolo: 9/10


Tratto dall'articolo:

"Anche la motivazione può diffondersi come un virus, un virus buono, un virus che ti rafforza giorno dopo giorno invece di indebolirti.


Ma se vuoi capire come riuscire a far propagare la motivazione ogni volta che ne hai bisogno, devi essere in grado di individuare quel paziente “0″, ovvero devi essere in grado di capire cosa ti ha motivato la prima volta che hai deciso di perseguire il tuo obiettivo.


Perché hai deciso in primo luogo di perseguire questo obiettivo? Cos’è che ha fatto scattare la scintilla? Cosa ti ha spinto a metterti in azione la prima volta?


Se vuoi diventare il migliore motivatore di te stesso, giorno dopo giorno:

  1. Focalizzati su quale obiettivo specifico vuoi ritrovare la motivazione.
  2. Ripensa a cosa ti aveva motivato la prima volta.
  3. Ritrova nuovi stimoli che siano in grado di motivarti sulla falsa riga di quella prima scintilla."

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Luca Mazzucchelli

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