Psicologia sistemica
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Un articolo di Daniel Goleman su ADHD e mindfullness - Psicologia Sistemica

Un articolo di Daniel Goleman su ADHD e mindfullness - Psicologia Sistemica | Psicologia sistemica | Scoop.it

Un articolo di Daniel Goleman a proposito dell'ADHD e dell'utilizzo della mindfullness al posto dei medicinali per il trattamento di questo "disturbo" da molti contestato.

 

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uale sceglierò – i frutti di bosco o il dolce al cioccolato ? I compiti a casa o la Xbox ? Finire il compito, o vagare su Facebook?

 

Queste decisioni di tutti i giorni si basano su una capacità mentale chiamata controllo cognitivo, la capacità di mantenere la concentrazione su una scelta importante, ignorando altri impulsi. La scarsa pianificazione, l’attenzione fluttuante e la difficoltà a inibire gli impulsi implicano un calo di controllo cognitivo. Ora un numero crescente di ricerche suggerisce che rafforzare questo “muscolo” mentale può aiutare i bambini e gli adulti ad affrontare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (DDAI o ADHD in inglese) e il suo equivalente adulto , il Disturbo da Deficit di Attenzione (DDA), di solito con esercizi di cosiddetta consapevolezza (mindfullness).

Gli studi capitano nel bel mezzo del crescente disincanto verso il trattamento più diffuso per queste condizioni: i medicinali.

Nel 2007 , i ricercatori dell’università di Los Angeles hanno pubblicato i risultati di uno studio secondo cui l’incidenza di ADHD tra gli adolescenti in Finlandia, insieme alle difficoltà di funzionamento cognitivo e relativi disturbi emotivi come la depressione, erano praticamente identici ai tassi tra gli adolescenti negli Stati Uniti. La vera differenza? La maggior parte degli adolescenti con A.D.H.D. negli Stati Uniti sono stati trattati con farmaci, la maggior parte di quelli finlandesi no.

“Questo risultato genera dei dubbi circa l’utilizzo di farmaci come prima scelta di trattamento “

ha detto Susan Smalley, un genetista del comportamento dell’università della California e primo autore della ricerca.

In un ampio studio pubblicato l’anno scorso in The Journal of American Academy of Child & Adolescent Psychiatry i ricercatori hanno riportato che mentre la maggior parte giovani con ADHD traggono beneficio dai farmaci nel primo anno di utilizzo questi effetti generalmente svaniscono entro il terzo anno, se non prima.

“Non ci sono benefici a lungo termine nel prendere farmaci per il trattamento dell’ADHD. Ma la mindfullness sembra allenare le stesse aree del cervello caratterizzate da attività ridotta nei soggetti con ADHD.”

dice James M. Swanson, psicologo presso l’Università della California e autore dello studio. E aggiunge:

“Ecco perché la mindfullness potrebbe essere così importante. Sembra arrivare alle cause.”

A seconda di chi lo descrive, il controllo cognitivo può essere definito come il ritardo della gratificazione, la gestione degli impulsi, l’autoregolazione emotiva o l’auto-controllo, la soppressione di pensieri irrilevanti, la capacità di prestare attenzione o la velocità di apprendimento.

Questa capacità mentale particolare, dice la ricerca, predice il successo sia nella scuola che nella vita lavorativa .

Il controllo cognitivo aumenta dai 4 ai 12 anni, poi ha una fase di stallo, ha detto Betty J. Casey, direttore dell’Istituto Sackler per la psicobiologia dello sviluppo presso il Weill Cornell Medical College. Gli adolescenti infatti hanno difficoltà a reprimere i loro impulsi, come ogni genitore sa.

Ma l’impulsività ha il suo picco a circa 16 anni, dice la dott.ssa Casey, e intorno ai 20 anni lamaggior parte delle persone a raggiunge un livello di controllo cognitivo che sarà quello adulto. Tra gli adulti in buona salute, comincia a scemare sensibilmente tra i 70 e gli 80 anni, spesso si manifesta come incapacità di ricordare i nomi o le parole, a causa di distrazioni che la mente una volta avrebbe soppresso.

Rafforzare questa capacità mentale, suggeriscono gli specialisti, potrebbe essere particolarmente utile nel trattamento di ADHD e A.D.D.

Per farlo i ricercatori stanno testando la mindfulness: imparare a controllare i propri pensieri e sentimenti senza giudizi o altro reazioni. Piuttosto che focalizzarsi su un pensiero solo, la loro attenzione vaga liberamente e così rinnova la loro concentrazione.

Secondo un recente studio di Neurofisiologia Clinica , gli adulti con ADD beneficiano di una formazione alla mindfulness combinata con la terapia cognitiva; i loro miglioramenti nelle prestazioni mentali sono paragonabili a quelli ottenuti dai soggetti che assumono farmaci.

La mindfulness ha portato ad un calo degli errori dovuti all’impulsività, un problema tipico dell’ADD, mentre la terapia cognitiva ha aiutato i pazienti a essere meno severi con sé stessi rispetto ai propri errori o distrazioni.

La mindfulness sembra allenare i circuiti del cervello dedicati a sostenere l’attenzione, un fattore implicato nel controllo cognitivo, secondo una ricerca condotta da Wendy Hasenkamp e Lawrence Barsalou della Emory University.

In uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience, è stato studiato il cervello di persone allenate a meditare, mentre attraversavano quattro movimenti mentali di base: la concentrazione su un target, la presa di coscienza che la loro mente aveva divagato, portare di nuovo l’attenzione sul target, e mantenerla lì.

Questi movimenti sembrano rafforzare i circuiti neurali dedicati al mantenimento dell’attenzione su un obiettivo determinato.

La meditazione è un esercizio di controllo cognitivo che esalta “la capacità di auto-regolare le distrazioni interne”, ha affermato Adam Gazzaley, neuroscienziato dell’Università di San Francisco .

La sua ricerca mira a duplicare questi effetti con videogiochi che “mirano a stimolare i circuiti cerebrali senza il tipo di effetti collaterali che si hanno con le medicine.”

Con alcuni colleghi, ha progettato NeuroRacer , un gioco per anziani in cui questi devono reagire a segnali stradali che compaiono improvvisamente durante la guida su una strada tortuosa. Il gioco migliora il controllo cognitivo in soggetti che vanno dai 60 agli 85 anni, secondo uno studio pubblicato su Nature.

Stephen Hinshaw, specialista in psicopatologia dello sviluppo presso l’Università della California, Berkeley, ha detto che i tempi sono maturi per esplorare l’utilità di interventi non farmacologici come la mindfullness.

Il Dr. Swanson d’accordo . “Ero scettico fino a quando ho visto i dati” ha detto “ed i risultati sono promettenti.”

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

In quanti sono d'accordo con il fatto che per l'ADHD è opportuno usare questa forma di allenamento mentale invece magari di interventi dedicati alla famiglia e alle relazioni?

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Siamo troppo "connessi"? 5 motivi per il No - Psicologia Sistemica

Siamo troppo "connessi"? 5 motivi per il No - Psicologia Sistemica | Psicologia sistemica | Scoop.it
Quanto ci fa bene l'utilizzo di telefonini e computer? Molti criticano. ecco 5 motivi per cui, invece, bisognerebbe apprezzarli.
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Gli ingredienti fondamentali del benessere psicologico

Gli ingredienti fondamentali del benessere psicologico | Psicologia sistemica | Scoop.it

 


Come sia più giusto spendere la propria vita è una domanda che pensatori e filosofi si pongono da millenni. E continuano a farlo oggi, affiancati dagli psicologi che studiano il misterioso concetto di benessere psicologico attraverso l’impiego di metodologie scientifiche. Una delle maggiori esperte internazionali del settore è la professoressa Carol Ryff, dell’University of Wisconsin-Madison americana, che ha pubblicato una revisione sul benessere psicologico, sulla rivista Psychotherapy and Psychosomatics. La prima distinzione da fare è tra un approccio alla vita finalizzato alla ricerca del piacere, edonistico, e uno finalizzato invece alla ricerca dell’espressione completa del meglio che c’è in ciascuno, approccio definito eudemonico. Quest’ultimo, proposto già da Aristotele nell’Etica Nicomachea, impone innanzitutto di diventare capaci di conoscere se stessi, poi di spendere la propria vita tentando di diventare pienamente ciò che si è, di dare piena voce al proprio talento.

In qualche modo le teorie scientifiche attuali danno credito all’approccio eudemonico alla vita, dal momento che riconoscono al benessere psicologico una natura molto articolata, fatta da tanti diversi aspetti. «Sono almeno sei i componenti del benessere psicologico, così come sono stati individuati dalla ricerca psicologica contemporanea - spiega Giovanni Fava, professore ordinario di Psicologia clinica dell’Università di Bologna e direttore della rivista Psychotherapy and Psychosomatics -. Questi sei componenti sono: autonomia, padronanza ambientale, crescita personale, relazioni positive con gli altri, scopo nella vita, auto-accettazione». «Essere autonomi - spiega il professor Fava - vuol dire regolare il proprio comportamento dall’interno e sentirsi in grado di essere indipendenti, resistendo alle pressioni sociali che spingono a pensare e ad agire in maniera conforme». «Un buon controllo sul proprio ambiente - prosegue - comporta l’abilità nel gestire le opportunità che si presentano e nell’affrontare le avversità, creando un contesto nel quale possano trovare espressione i propri valori».

 

 

 

«Avere un buon senso di crescita personale - aggiunge Fava - significa, invece, sentirsi all’interno di un processo di continuo miglioramento di se stessi, essere aperti a nuove esperienze, avere la sensazione di realizzare il proprio potenziale». «Le buone relazioni con gli altri - continua l’esperto - si manifestano attraverso la capacità di sviluppare empatia, affetti e vicinanza con le persone che ci circondano». «E ancora, avere un chiaro scopo nella vita - dice lo psicologo - vuol dire sentire di muoversi all’interno di una qualche direzione identificabile, con una continuità tra il passato e il presente, alla luce di obiettivi che diano significato alla vita. Infine, per il benessere personale è comunque molto importante avere un buon livello di auto-accettazione: accogliere tutti gli aspetti di sé, anche quelli meno positivi, senza voler a tutti i costi essere diversi dalla propria natura». Sulla base di questi elementi, da diversi anni sono state costruite scale di valutazione del benessere personale, che hanno consentito agli psicologi di studiare sul campo l’elusivo concetto di benessere psicologico, soprattutto quello relativo all’approccio eudemonico, più complesso e sfaccettato.

Un aspetto che ha attratto l’attenzione dei ricercatori è come cambia il benessere psicologico con il trascorrere dell’età. Se i giovani hanno l’impressione di migliorare con il tempo e di vedere definirsi il proprio scopo nella vita, gli adulti e ancor più gli anziani fanno fatica a mantenere alto il livello di questi elementi, vedendo prospettarsi piuttosto l’inevitabile declino. «I risultati degli studi indicano che un più alto livello di benessere può essere predetto dal sentirsi più giovani, ma non dal voler essere più giovani - dice Carol Ryf -. Secondo uno studio, gli adulti che si percepiscono più giovani di quanto realmente sono, tendono ad avere un benessere maggiore. L’età soggettivamente percepita è stata comparata con l’età reale, il che ha consentito di effettuare una valutazione del realismo e dell’illusione nell’autovalutazione. Questo studio ha mostrato che a tutte le età un maggior realismo e minori illusioni predicono un funzionamento migliore, compreso un più alto livello di benessere». Molto importanti per il benessere psicologico sono comunque le caratteristiche psicologiche di base di ciascuno. Le ricerche hanno dimostrato che le persone più aperte alle nuove esperienze danno impulso alla propria crescita personale, e l’essere ben disposti verso gli altri facilita le relazioni.

L’ottimismo ha effetti positivi attraverso la sensazione di controllo sull’ambiente circostante, mentre uno stabile livello di autostima favorisce l’autonomia personale e l’individuazione di una direzione per la propria vita. Essere capaci di regolare le proprie emozioni, e di rimetterle in discussione, è un predittore positivo del benessere personale, mentre sopprimerle è un predittore negativo, così come lo è un intenso desiderio di avere una vita diversa da quella che si ha. In quest’ultimo caso la situazione si inverte quando si è effettivamente in grado di capovolgere la vita secondo le proprie aspirazioni. Poi c’è la vita familiare, con i suoi molteplici ruoli di genitori, figli, marito o moglie, fratello o sorella, spesso vissuti in contemporanea. La ricerca indica che più questi ruoli sono vissuti con investimento personale, più tendono a generare benessere psicologico. Ad esempio, donne istruite che vivono ruoli familiari molteplici mostrano maggiori livelli di autonomia personale. Chi sente di essere utile alla propria famiglia delinea più chiaramente uno scopo nella vita, elemento particolarmente significativo per gli uomini. Importanti anche i rituali familiari, come il ritrovarsi durante le feste, la cui funzione positiva è stata rilevata da ricerche effettuate sia tra gli adolescenti sia tra gli adulti. Sull’altro versante ci sono gli aspetti negativi del divorzio oppure della morte del coniuge, specie per le donne, anche se dopo il divorzio elemento cruciale per l’equilibrio psicologico è trovare rapidamente un nuovo senso alla vita.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Importante questa sintesi dei risultati della ricerca in tema di benessere. L'articolo è molto denso di spunti, sembra comunque che uno dei fattori più importanti in tutte l'età della vita sia il "senso" che si riesce a dare alla propria esistenza.

 

Questo è sicuramente uno degli ambiti nei quali gli psicologi possono trovare più applicazioni e non solo nella psicologia clinica.

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Alla Canonizzazione dei Papi anche un gruppo di psicologi volontari

Alla Canonizzazione dei Papi anche un gruppo di psicologi volontari | Psicologia sistemica | Scoop.it

26 Aprile 2014 ore 16:14 - Protezione civile, forze dell'ordine, vigili urbani, ma anche mediatori culturali e psicologi. In occasione della canonizzazione dei due Papi che si terra' domani in campo anche coloro che potranno cosi' aiutare turisti e pellegrini in situazioni "di panico" per il forte afflusso. "Sono previsti 25 mediatori culturali - ha spiegato il direttore della Protezione civile di Roma Capitale, Mario Vallorosi, durante la visita del sindaco di Roma, Ignazio Marino, alla Sala operativa - dislocati nell'area del Vaticano, nei parcheggi e nelle postazioni mediche. Daranno informazioni ai pellegrini polacchi.


Ci saranno anche 20 psicologi volontari di diverse associazioni che potranno essere d'aiuto in momenti di stess o per eventuali attacchi di panico".

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Quante cose puoi indovinare dalla voce di una persona?

Quante cose puoi indovinare dalla voce di una persona? | Psicologia sistemica | Scoop.it
Il nostro cervello deduttivo non si smentisce neppure quando siamo al telefono o mentre ascoltiamo qualcuno che parla alla radio. E ci permette di scoprire qualcosa di più del nostro interlocutore dalla sua voce. Ma questa può anche trarci in inganno.Secondo alcune ricerche le donne prediligono gli uomini con la voce meno acuta e più profonda. Ma dal punto di vista riproduttivo non sempre è una buona scelta. Cosa siamo in grado di capire di una persona, semplicemente parlandole al telefono? L'età? La provenienza geografica? L'umore? Sì, e non soltanto questo. Scienziati e psicologi sono convinti che la voce umana possa darci almeno 4 informazioni preziose in più sul nostro interlocutore. Ma non sempre tutto fila liscio. E anche il nostro cervello può essere ingannato.

1. L'altezza
Secondo uno studio presentato nel 2013 a un meeting dell'Acoustical Society of America, ascoltare anche solo poche righe pronunciate ad alta voce ci permetterebbe di distinguere il più alto tra due speaker e anche di mettere un gruppo di cinque persone in fila in base alle loro altezze, con una certa precisione. Una chiave per decifrare tale caratteristica fisica, potrebbe trovarsi nell'intonazione: le persone più alte tendono ad avere voci dal tono più profondo. 

2. L'età
Nel 2010 alcuni ricercatori hanno chiesto a 97 persone di ascoltare le voci di 100 persone di età tra i 2 e i 67 anni, scoprendo che i volontari riuscivano a indovinare spesso a quale fascia di età appartenessero gli speaker. E sebbene tendevano a sottostimare l'età esatta degli uomini i 45 e i 67 anni, in compenso quasi tutti si dimostravano bravi a identificare le voci dei bambini e quelle degli adolescenti (la ricerca è stata in seguito pubblicata sul Journal of Social, Evolutionary and Cultural Psychology).

3. Se (un uomo) è etero o gay
Secondo gli psicologi dell'università dell'Ohio (Usa) gli ascoltatori più attenti potrebbero individuare se il loro interlocutore è gay, semplicemente sentendolo parlare per pochi istanti. Ai volontari di un esperimento è infatti bastato sentire le prime due sillabe di una parola inglese come "mass" o food" per riuscire a distinguere nel 75% dei casi gli uomini eterosessuali da quelli di orientamento gay. 
L'informazione "chiave" in questo caso sembra essere contenuta nel suono delle vocali. Ma i ricercatori non hanno abbastanza dati per esserne sicuri, visto che lo studio è stato condotto sulle voci di un campione ristretto di 14 persone. 

4. Se è una persona sensuale
Il protagonista del film Her (Lei) di Spike Jonze, si innamora del sistema operativo del suo smartphone, dotato di una voce particolarmente sensuale (quella dell'attrice Scarlett Johansson). Ma se è vero che una voce può indurci in tentazione, non è detto che mantenga le promesse. 
Uno studio pubblicato nel 2013 sulla rivista Plos One ha rivelato che se è vero che gli uomini preferiscono le donne dalla voce più acuta (che si accorda con un corpo più esile), le donne preferiscono voci maschili profonde, perché le ritengono più virili. Ma in tal caso la voce potrebbe ingannarle: secondo un altro studio pubblicato nel 2011 da Plos One, gli uomini con voce bassa tendevano ad avere spermatozoi di qualità inferiore rispetto alle loro controparti dalle voci più acute.

E non sempre possiamo capire se…
...Un attore sta mascherando la sua voce. Lo dice un altro studiopresentato all'edizione del 2013 del meeting della Acoustical Society of America, secondo cui un algoritmo informatico è in grado di battere gli esseri umani nello scoprire se un doppiatore esperto cambia la sua voce. Il computer è avvantaggiato perché è in grado di verificare le variazioni della frequenza del tono vocale, mentre noi ci lasciamo distrarre da altri fattori.
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Interessante per lo psicologo capire come il linguaggio non verbale influenzi la comunicazione.

 

In questo caso si parla di voce, quindi di una forma di comunicazione che - con gli attuali mezzi - non necessità nemmeno della vicinanza fisica degli interlocutori come ad esempio succede nelle conversazioni telefoniche.

 

Studi di questo tipo potrebbero essere fatti anche sulla comunicazione via chat: quali indizi si possono ricavare dalla struttura della conversazione attraverso mediata dal computer?

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authors@systemics The Nora Bateson interview

authors@systemics             The Nora Bateson interview | Psicologia sistemica | Scoop.it

Un'intervista a Nora Bateson, figlia di Gregory Bateson, sul suo film "An ecology of mind".

 

Gregory Bateson è stato l'ispiratore e il pioniere della psicologia sistemica e degli studi sulla comunicazione umana e il suo ruolo nel disagio psichico.

 

L'intervista è in inglese.

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Se la psicologia inventa i suoi malati

Se la psicologia inventa i suoi malati | Psicologia sistemica | Scoop.it

NEW YORK. Tutti, prima o poi, hanno della carie. Ma nessuno ne desume una condizione anormale di vulnerabilità che solo pochi individui possiedono. La depressione riceve un trattamento molto diverso. Basandosi sui sintomi, senza indagare troppo sulle cause, le si mette tutte nello stesso cesto. Chiodi diversi da battere con lo stesso martello, quello più grosso, farmaceutico. Big Pharma registra profitti record a partire da quando, negli anni 80, la timidezza venne ribattezzata “fobia sociale”. La prima edizione del Dsm, bibbia delle malattie mentali, nel 52 tipizzava 100 disturbi. La quarta 300. La quinta, licenziata l’anno scorso, li allarga ulteriormente ed è stata accusata di “abolire la normalità”. La superfetazione ha qualcosa a che vedere con il fatto che il 70 per cento della commisione di esperti che l’ha redatta avesse rapporti con l’industria? Sia quel che sia, i cittadini hanno poco da stare tranquilli. “Si è in presenza di una malattia mentale quando riduce o impedisce il normale funzionamento di chi ne soffre” spiega Jerome Kagan, uno dei pionieri della psicologia dell’età dello sviluppo, celebre per gli studi a Harvard sul temperamento come caratteristica tendenzialmente immodificabile dei bambini, discorrendo dell’edizione italiana del suo I fantasmi della psicologia (Bollati Borighieri, pag 320, e. 26). Ma essere distrutti se ti è morto un figlio è perfettamente naturale, non sintomo di chissà quale tendenza depressiva. E basta molto meno per essere legittimamente tristi. Quindi, per il benessere della popolazione — e una migliore reputazione della psichiatria — bisognerebbe ricominciare a distinguere tra malesseri congiunturali e altri che hanno invece radici biologica in chi li prova. La vita è la strada che si riesce a fare tra una caduta e un’altra. O, come suggerisce Kagan citando un personaggio di Finale di partita di Samuel Beckett, “Sei sulla Terra, non c’è cura per quello”.

Perché la medicina eccede nella diagnosi della depressione?
Ci sono molti motivi. In primo luogo è naturale essere depressi quando si è poveri, si ha perso una persona amata o si è ammalati. Prima si pensava che questo stato d’animo fosse naturale e non una malattia. Nel XX secolo, dopo Freud, nell’occidente è passata l’idea che ogni seria deviazione dalla felicitá fosse anormale. Quindi a chi si sentiva depresso veniva detto che aveva una malattia mentale. Il secondo motivo è che quando esiste una medicina per una malattia, la sua prevalenza cresce. Dopo gli anni 79 le compagnie farmaceutiche hanno creato farmaci per la depressione e i medici hanno cominciato a diagnosticarla più spesso. Terzo: l’aumento di ineguaglianza economica a partire dagli anni 70 ha creato un gran numero di adulti che si sono sentiti marginalizzati, quindi depressi. Quarto: sempre più giovani competono per entrare nelle università migliori, chi fallisce nel prendere buoni voti si deprime. Infine sempre più adulti vivono oltre i 65 anni e vanno incontro a malann serie che, naturalmente, favoriscono la depressione.

Dove mette il confine tra depressione, come temporanea condizione umana, e depressione come malattia da curare farmaceuticamente?
Vedo due differenze fondamentali tra depressione normale e anormale. La seconda dura per oltre sei mesi e il suo stato mentale impedisce alla persona di svolgere le sue normali attività. Oltre a ciò, chi ha una vera depressione di solito ha ricadute.

Più in generale, oltre quale punto un tratto della personalità, ad esempio la timidezza, può diventare una malattia?
Una malattia mentale dovrebbe essere definita sia dai suoi sintomi che dalla sua causa. Oggi però ci si basa solo sui sintomi per la diagnosi. Le malattie mentali meno comuni sono le psicosi: schizofrenia, disordine bipolare, autismo. Hanno una base biologica, che va ancora scoperta, ma anche le società antiche le riconoscevano come malattie. Poi c’è l’ansia, la depressione o entrambe. Tra chi presenta questi sintomi, solo alcuni hanno una base biologica. In altri sono stati provocati dalle circostanze della vita. La terza categoria infine riguarda l’incapacità di controllare alcune urgenze mal viste in una determinata società. Prima nessuno avrebbe pensato di diagnosticare i bambini vivaci come affetti da Adhd, una malattia creata dalla storia.

Questo bisogno impellente di rimuovere ogni singolo dolore, come fosse una app da disinstallare dallo smartphone, cosa ci dice sulla società in cui viviamo?
La nozione che nessuno deve essere infelice neppure per un momento ha creato il clima attuale. La gratificazione istantanea è il mantra. Un ideale favorito dalla disponibilità di tante macchine che hanno reso la vita più facile, dalle auto alle lavastoviglie agli iPhone, creando l’aspettattva che questa fosse la regola. Rispetto alla quale ogni devizione produce una frustrazione.

Internet ha contribuito. Se voglio sapre qualcosa, lo trovo subito su Google. Se voglio leggere un libro lo scarico ora da Amazon…
Certo, e l’abitudine digitale è tracimata nel regno dell’analogico. Come risultato siamo troppo facilmente delusi da un momento di infelicità in un matrimonio, amicizia o lavoro, al punto da essere pronti a tagliare subito quelle relazioni. In più molti adulti sono diventati coscienti dell’irrazionalità del comportamento umano, la capacità come specie di commettere enormi crudeltà e il fatto che un giorno il sole potrebbe smettere di scaldarci e scompariremmo. Conoscenze che portano alla conclusione che la vita è un gioco a dadi su cui l’individuo non ha controllo. Una consapevolezza che spinge a pensare che “piacere ora” sia l’unica strategia esistenziale razionale. La conoscenza, come si vede, non sempre libera gli uomini.

C’è una via di uscita da quello che un suo collega di Harvard, Evgeny Morozov, chiama “soluzionismo” tecnologico? E come potremmo riapprendere un’attitudine più sana nei confronti dei nostri limiti?
Non c’è modo di impedire il dominio della tecnologia sulle nostre vite. E’ possibile, suppongo, cercare di resistere ai suoi effetti, ma anche questo è difficile. Montaigne scriveva: ‘La moderazione prima di tutto’. Ogni volta che gli esseri umani portano un’idea, un’abitudine, una pratica oltre a un punto di rottura, effetti collaterali nocivi possono scaturirne.

Lei ha 85 anni, ha vissuto una vita lunga e, apparentemente, piena di soddisfazioni. Quali meccanismi di difesa potrebbe consigliare ai lettori?
Oggi ho il vantaggio di essere in pensione, fuori dalla follia del mondo del lavoro. Quindi posso ignorare le pressioni e godermi il ruolo di spettatore. Ma sospetto di essere stato aiutato dal riconoscere, già da giovane, che gli eventi fortuiti giocano un gran ruolo nella vita. Perciò nessuno dovrebbe colpevolizzarsi troppo per ogni fallimento. Ognuno di noi è in una barchetta in un gran mare agitato e la nostra rotta sarà determinata, in parte, dal vento e dalle azioni degli altri. Ho anche accettato che la tristezza, la rabbia e l’invidia sono naturali e ci si deve aspettare che si presentino regolarmente. Accettatele, passeranno presto. Infine, comprendere che tutti gli umani, inclusi i nostri amati, sono vulnerabili a pensieri irrazionali che non possono essere modificati. Ciascuno deve avere uno scopo nella propria esistenza e seguire un qualche ideale morale, pur sapendo sempre che che sia lo scopo che l’ideale sono nostre invenzioni.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Interessante articolo comparso sil NYT, voi che ne pensate?

 

Da tempo si andava dicendo che, complici le case farmaceutiche e le mode, c'è un eccesso diagnostico su alcune sofferenze umane.

 

Inoltre Kagan suggerisce che alcune "malattie mentali" hanno una base organica che - però - deve ancora essere scoperta. Come si fa dunque a dire che hanno una base organica senza averne già identificato l'origine?

 

In ogni caso è una voce fuori dal coro.

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ACHESS: un app in aiuto dei Disturbi da Uso di Alcool - Psicologia

ACHESS: un app in aiuto dei Disturbi da Uso di Alcool - Psicologia | Psicologia sistemica | Scoop.it
Addiction-Comprehensive Health Enhancement Support System (ACHESS), una app per smartphone, potrebbe aiutare i pazienti con Disturbi da Uso di Alcool (Abuso di Alcool e Alcool Dipendenza) a rimanere lontani dall'alcol e a gestire meglio il rischio di ricadute.
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Interessante l'utilizzo di strumenti tecnologici per supportare dal punto di vista psicologico le persone che escono da percorsi terapeutici o comunitari. 

 

Mi sembra che tra gli aspetti più validi dell'utilizzo di queste tecnologie ci sia l'opportunità per il paziente di rimanere sempre in relazione con qualcuno. Può darsi quindi che la relazione, la cui potenzialità benefica ormai è assodata, mantenga le sue caratteristiche anche attraverso i dispositivi elettronici.

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Allarme anoressia e bulimia anche negli uomini: numeri in forte crescita - Tgcom24

Allarme anoressia e bulimia anche negli uomini: numeri in forte crescita - Tgcom24 | Psicologia sistemica | Scoop.it
Secondo ricercatori inglesi i disturbi alimentari sono sottovalutati e ricondotti solo alle donne, ma in realtà colpiscono sempre di più la popolazione maschile

 

Numeri in aumento - Anoressia e bulimia in aumento tra gli uomini quindi. Questi disturbi alimentari però sono sottovalutati da famiglie, amici, scuole, medici e ricercatori stessi. La percezione che queste malattie possano colpire solo le donne è errata. Lo studio qualitativo pubblicato sul British Medical Journal Open ha preso in considerazione un campione di 39 giovani dai 16 ai 25 anni di età, dei quali 10 maschi, rivelando come questi disturbi siano presenti anche tra gli uomini.

Tendenza sottovalutata - Riguardo i problemi alimentari in Inghilterra "si stima che, a fronte di 1 donna su 250 che soffre di bulimia o anoressia nervosa e altri generi di disturbi alimentari, anche 1 uomo su 2000 abbia gli stessi problemi", affermano i ricercatori. I maschi che soffrono di questi disturbi assumono lo stesso comportamento delle donne: "Si scopre che anche i ragazzi ricorrono alle purghe, al digiuno, alla conta ossessiva di calorie e al controllo costante del peso corporeo, tendendo ad isolarsi. Il fenomeno è sottovalutato da tutti".

"La situazione è sotto diagnosticata, poco trattata e poco indagata. Ci si accorge del problema quando i ragazzi finiscono al pronto soccorso", dicono gli specialisti.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Non è chiaro esattamente quale sia la variazione del fenomeno nel tempo. In ogni caso il dato di un aumento dell'anoressia maschile è senza dubbio importante e varrebbe la pena di indagare meglio il rapporto tra la sua manifestazione femminile e quella che coinvolge gli uomini.

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Un pensare complesso in un mondo complesso, di Edgar Morin

Un pensare complesso in un mondo complesso, di Edgar Morin | Psicologia sistemica | Scoop.it

Questo articolo è basato sul discorso presentato agli incontri europei di Cibernetica e Ricerca sui Sistemi (EMCSR) nel 2012, in occasione Edgar Morin ricevuto il Premio Bertalanffy  per il "Pensiero Complesso", assegnato dal Centro Bertalanffy per lo Studio della Scienza dei Sistemi (BCSSS).

Questi sono i temi trattati: (a) Il tutto è allo stesso tempo più e meno delle sue parti; (b) Dobbiamo abbandonare il termine "oggetto" relativamente ai sistemi perché tutti gli oggetti sono sistemi o parti di sistemi; (c) Sistema e organizzazione sono due facce della stessa medaglia; (d) Gli Eco-sistemi illustrano l'auto-organizzazione.

 

Pensare complesso in un mondo complesso – A proposito di riduzionismo, disgiunzione e sistemismo
Edgar Morin

Systema: connecting matter, life, culture and technology Vol 2, No 1 (2014)

http://www.systema-journal.org/article/view/257


Via Complexity Digest
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Eli Levine's curator insight, April 13, 2014 10:21 PM

There is a kind of meditation in Buddhist practice known as analytical meditation.  It's purpose is to inform us about an object, all of its properties and all of the associations, connections and contexts that it can have in the individual and collective sense. 

 

We're not going to be perfect coming up with all of the connections all of the time.  However, I think it's a good starting basis for the purposes of analyzing complex systems and all of the layered, interconnected parts.  We are one, and one is all.

 

The universe is us as well as around us.


And that's a scientific fact, it seems.

 

Think about it.

Luciano Lampi's curator insight, April 14, 2014 2:37 PM

objects versus systems?

luiy's curator insight, May 1, 2014 9:20 PM

In this light is interesting to consider the nature of life. Living systems represent a complex type of organization. The organization of a living system is more complex than the  organization of the molecules of which it is composed. However, this organization is  achieved using only molecules from the physical universe – living systems are not made from something like ‘living matter’, but from ordinary physical and chemical substances.


“Life” is a property created through complex self-organisation. Life is characterized by processes of self-reproduction and self-repair, processes that involve knowledge and  memory. The central feature of a living system is the self-organizational capacity to produce
and reproduce itself. However, as von Foerster noted, calling this self-organisation is paradoxical, because the organizational processes of life require a continuous input of energy. We need energy even when we sleep – energy to drive our heartbeat, our digestion, our breathing. We use energy in all moments of life. However, we also need to compensate for the dissipation of energy in line with the second law of thermodynamics, and this means we must take in energy from the environment. We do this by ingesting material  that contains energy, and to this we need knowledge of the environment, and in particular knowledge of the organization of the environment. So self-organisation requires an interplay between the knowledge of how to organize the self and the knowledge of how the environment is organized.

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Le espressioni facciali che ti fanno sembrare più intelligente

Le espressioni facciali che ti fanno sembrare più intelligente | Psicologia sistemica | Scoop.it

Puoi dire quanto qualcuno è intelligente dalle sue caratteristiche facciali ?

 

Sì ma solo se è un uomo, secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLoS One ( Kleisner et al. , 2014) .

 

Lo studio rileva che c'è un rapporto tra l'intelligenza reale di un uomo e il giudizio che se ne dà in base al loro viso.

 

Ma quando si trattava di donne, non c'è alcuna relazione tra l'intelligenza percepita e quella reale.

 

Gli autori ipotizzano che questo accada perché le donne sono giudicate principalmente in base al loro fascino e questo rovina il giudizio circa l'intelligenza.

 

Questi risultati sono in netto contrasto con le ipotesi della gente circa il legame tra apparenza e intelligenza .

 

Le persone sono fortemente d'accordo sul tipo di viso che appare intelligente , e cioè :

 

" In entrambi i sessi , un volto più stretto con un mento più sottile e un grande naso prolungato caratterizza lo stereotipo di grande intelligenza, mentre un viso piuttosto ovale e ampio con un mento enorme e un naso piccolo fa prevedere  scarsa intelligenza . "

 

Le tre immagini qui sotto mostrano le apparenze che la gente percepisce appartenenti rispettivamente a persone con bassa , media e alta intelligenza negli uomini e nelle donne:

 

 (vedere l'articolo originale o quello pubblicato su www.psicologiasistemica.net

 

La ricerca è stata effettuata nella Repubblica Ceca , per cui queste associazioni tra tratti del viso e intelligenza percepita possono essere culturalmente specifiche.

 

Ma , come si vedrà da queste foto , la percezione d'intelligenza delle persone è associata all'attrattiva .

 

In altre parole, le persone più attraenti appaiono anche più intelligenti, forse per l'effetto alone e/o forse perché c'è una piccola correlazione tra maggior fascino e maggiore intelligenza.

 

Sorridi se vuoi apparire intelligente

 

Infine , lo studio ha trovato ...

 

" ... Una correlazione tra il trasparire di emozioni come gioia o rabbia nella percezione di intelligenza rispettivamente alta o bassa nei volti.

 

I volti che appaiono 'molto intelligenti' sembrano essere più sorridenti rispetto a quelli percepiti come ' scarsamente intelligenti'. Una percezione simile è stata descritta anche negli studi sulla percezione del grado di affidabilità delle persone."

 

D'altra parte :

 

" ... I volti che appaiono "poco intelligenti" sono percepiti come inaffidabili e appaiono più arrabbiati. "

 

In altre parole : aggrottare le sopracciglia vi fa sembrare più stupidi mentre sorridere fa apparire più intelligenti!

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Uno studio interessante su come le apparenze possano influenzare il giudizio che gli altri hanno di noi.

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E' davvero ADHD? Aumento diagnosi negli U.S.A. sapete perché? - Psicologia Sistemica

E' davvero ADHD? Aumento diagnosi negli U.S.A. sapete perché? - Psicologia Sistemica | Psicologia sistemica | Scoop.it
Due ricercatori indagano l'aumento vertiginoso di diagnosi di ADHD negli USA scoprendo che non sono i ragazzi a esser cambiati ma la politica.
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MediaEducation.eu - Dopo la morte, Dossier

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Cosa resta di noi in Rete quando non ci siamo più?

 

Siamo abituati a sentir snocciolare numeri sul successo dei social network. I più diffusi, come Facebook o Twitter, contano i propri iscritti nell’ordine delle decine o centinaia di milioni.
Ma c’è un altro numero che viene poco reclamizzato, anche perché non semplice da identificare. A volte si confonde con il numero di utenti non attivi, ma è qualcosa di diverso. È il numero di utenti che usavano il social network ma non lo usano più, e mai più lo useranno in futuro, perché deceduti.

Cosa accade a quelle pagine, a quegli account? Cosa può fare chi è parente o amico di una persona scomparsa? E quali nuovi modi di vivere il lutto si stanno sviluppando in Rete, mentre il numero di chi lascia un'eredità digitale cresce sempre più rapidamente?

Mediaeducation.eu dedica un dossier a questo delicato ma cruciale tema. Una prima indagine su un fenomeno ancora poco trattato pubblicamente, ma destinato senz'altro a dare a tutti noi molto su cui riflettere nel prossimo futuro.

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Vi siete mai chiesti cosa succede dei nostri dati, account e delle testimonianze della nostra vita online quando non ci siamo più? 

 

Un'indagine di mediaeducation.eu ci porta nei meandri di un territorio ancora sconosciuto ma destinato a diventare sempre più attuale insieme alla crescita esponenziale della nostra attività online.

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"Malattie mentali" rappresentate con poster minimalisti - Psicologia artistica?

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A metà tra grafica e medicina: i disturbi mentali rivisti (ed è una cosa seria) in chiave minimal.

 

Un esperimento a metà tra la medicina e l’arte: una rappresentazione minimalista delle malattie mentali fatta da Patrick Smith. Dalla depressione all’anoressia, passando per l'OCD (Obsessive-Compulsive Disorder), il disturbo ossessivo-compulsivo, fino alla narcolessia. L’idea è di illustrare in modo insolito cose gravi e complicate. C’è riuscito?

A giudicare dal risultato, diremmo di sì.

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Bella l'idea di cercare di cogliere alcune caratteristiche salienti dei cosiddetti "disturbi mentali" attraverso delle illustrazioni grafiche.

 

Alcune hanno una riuscita molto immediata, altre meno a mio parere. In ogni caso l'idea è molto originale e la messa in pratica sicuramente affascinante!

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Genova, psicologi protestano contro il corso della Regione - GENOVA OGGI NOTIZIE

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Genova – Ieri gli psicologi liguri sono scesi in piazza contro il corso per Tecnico animatore socio educativo organizzato dalla Ragione Liguria che, sostengono, sminuisce le loro competenze.


Una quindicina di psicologi iscritti all'Ordine, ieri pomeriggio si sono ritrovati in piazza De Ferrari, davanti al palazzo della Regione, per incontrare l'assessore alla Formazione Pippo Rossetti e chiedere che la loro laurea venga considerata requisito sufficiente per svolgere il ruolo di educatore nelle cooperative sociali, senza l'obbligo di frequentare il corso regionale di 800 ore.


Il corso, che ha l'obiettivo di riorganizzare le competenze in ambito socioeducativo, non piace agli psicologi perché esclude, dai titoli ammessi a svolgere il ruolo di educatore, anche la Laurea in Psicologia.


«Non vogliamo diventare tecnici animatori perché le nostre competenze sono sufficienti per fare questo mestiere: questa in realtà è una sottoqualifica per noi, verrebbe a sminuire le nostre competenze», spiega Lara Belloni, educatrice e psicologa, specializzanda Psicoterapia età evolutiva.


La protesta degli psicologi si aggiunge a quella degli educatori che operano da anni nelle strutture senza un titolo di studio “adeguato”, per i quali è stato pensato originariamente il corso.

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Da tempo gli psicologi protestano per l'invasione che la nostra professione subisce da parte di quelle limitrofe (pedagogisti, counselor filosofici, ecc) e delle pseudo-professioni come counselor, life coach, motivatori. 

 

Questo articolo mette in evidenza una tendenza inversa: anche gli psicologi pensano che alcune professioni possano essereda loro svolte pur in mancanza di un titolo di studio specifico.

 

L'idea è che nelle competenze trasmesse in università e nelle scuole di psicoterapia siano comprese anche le competenze necessarie a svolgere la professione di educatore.

 

Cosa ne pensate?

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Psicologia: ascoltare inni sacri riduce ansia morte in anziani

(AGI) - Washington, 22 apr. - Ascoltare inni sacri potrebbe aiutare le persone piu' anziane a essere meno ansiose nei confronti della morte. E' quanto sostengono alcuni studiosi dell'americana Baylor University secondo sui ascoltare musica religiosa incrementa la soddisfazione circa la propria vita, l'autostima e il senso di controllo sulle proprie vite nel caso dei cristiani piu' anziani. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista The Gerontologist. Gli studiosi, in particolare hanno mostrato che ascoltare musica gospel puo' diminuire l'ansia circa la morte e aumentare il senso di controllo sia nei maschi che nelle femmine e indipendentemente dal proprio status
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Un'evidenza in più sull'utilità della musica.

 

Come psicologo ho lavorato per diverso tempo con i malati oncologici e nelle cure palliative con i pazienti in stato terminale. Credo sia importante dare rilievo a questi risultati senza però perdere di vista lo specifico dell'intervento terapeutico anche in punto di morte.

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Viterbo News 24 - Ispirato alla Madonna dei debitori, nasce il pronto soccorso del debito

BASSANO ROMANO – E' stato battezzato PSD, ma non ha nulla a che vedere con il vecchio Partito Socialdemocratico e non è nemmeno una nuova forza politica, si tratta invece dell'acronimo del ''Pronto soccorso del debito'', un'iniziativa nata con l'intento di mettere radici in tutta Italia, allo scopo di aiutare le persone afflitte dai gravi problemi fisici e psicologici dovuti all'indebitamento con le banche o, peggio ancora, con gli usurai che, in molti casi, sfociano in una vera e propria patologia: la sindrome da debito ingiusto. La nascita del PSD, come spiegano i promotori, è ispirata alla cosiddetta Madonna del debitore di Bassano Romano, così è stata chiamato dal proprietario un dipinto su tela rimasto per secoli in una grotta acquistata una decina di anni fa dallo psicologo e artista Gilberto Di Benedetto per essere trasformata pied à terre, ma che dopo il ritrovamento dell'icona risalente al XV-XVII secolo sarà trasformata in luogo di culto.

Ad avviso dei fondatori del PSD, la sindrome da debito ingiusto è ormai diventata la malattia del terzo millennio''. Ed ha ripercussioni pesantissime su chi ne è colpito. ''Provoca – spiegano - ipertensione e inappetenza, fino all’infarto o al suicidio. Miete vittime quotidianamente, soprattutto fra gli imprenditori. Il quadro clinico si evidenzia con esaurimento che può degenerare in delirio di rovina, ansia, turbe del sonno''. E ancora: ''Chi finisce in quel vortice subisce anche calo della libido, disturbi cardiocircolatori, alterazione della memoria, incapacità di concentrazione''. Altrettanto gravi i disturbi comportamentali, come ad esempio l'eccesso di alcol, fumo e la totale asocialità. La sindrome del debito ingiusto colpisce prevalentemente gli uomini, ma ha iniziato a mietere vittime anche tra le donne fra i 28 e i 40 anni.

Si tratta insomma di una vera e propria malattia che è stata valutata e classificata dal professor Antonio Vento, presidente dell'Osservatorio nazionale mobbing – bossing, in collaborazione con gli psicologi Massimo Marinelli e lo stesso Gilberto Di Benedetto tramite un'indagine a 360 gradi su circa 20 pazienti affetti dagli stessi sintomi.

L'intuizione è del professor Vento, che circa sei anni fa ha iniziato a ricevere pazienti con una forte depressione. Scavando nel loro passato è emerso che la patologia si era scatenata dopo che avevano chiesto prestiti alle banche con capitalizzazione eccessiva degli interessi. E proprio questa sarebbe la causa scatenante, in quanto inocula nel debitore un senso di frustrazione e di sottomissione ad un potere incontrollabile, di fronte al quale perde il controllo di sé e si scopre inadeguato. Così si generano depressione, ansia e tutte le altre sintomatologie. Fino ad arrivare, ai limiti estremi, a quello che il professor Vento definisce ''delirio di rovina'', uno stato borderline fra nevrosi e psicosi.

Per combattere la sindrome del debito ingiusto, dopo due anni di lavoro è stato messo a punto un protocollo terapeutico che prevede la somministrazione di ansiolitici e antidepressivi. Nei casi in cui sussistono componenti deliranti si aggiungono neurolettici e ipnotici contro l'insonnia. In tutti i casi, la terapia farmacologica deve essere coordinata con un ciclo di psicoterapia che serve a riordinare i rapporti sociali con la famiglia e con il resto della società.

Ed è proprio per studiare e tentare di arginare il fenomeno è stato lanciato il PSD, costituito da un team di legali, psichiatri, psicologi e imprenditori coordinati dall’avvocato Luigi Fratini. Il legale, tra l'altro, si occupa di promuovere cause collettive contro le banche per danni biologici laddove si ravvisino gli estremi di legge.

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L'iniziativa è interessante perché mette al centro dell'attenzione gli aspetti psicologici collegati all'indebitamento e all'impossibilità di farvi fronte, con tutte le conseguenze del caso.

 

Da qui a definire la "sindrome del debito ingiusto" come il male del terzo millennio però il passo è lungo. Credo esistano sufficienti strumenti diagnostici per poter affrontare un disagio del genere senza creare una categoria ad hoc.

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Ascolto e protezione sociale per il personale del carcere

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Siglato a Udine un accordo tra psicologi e case circondariali di Udine, Gorizia e Pordenone
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Una notizia positiva considerato il fatto che tra le molte possibilità d'impiegare le competenze psicologiche dei colleghi c'è quella della formazione e assistenza alle professioni che si confrontano con situazioni difficili e stressanti. Speriamo si tratti di un'esperienza pilota da ripetere in altre zone d'Italia....troppo spesso alcune rimangono confinate nelle regioni autonome!

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8 strategie scientifiche per migliorare la creatività

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Strategie che chiunque può utilizzare per migliorare la propria capacità d'innovazione.

 

Richard Hamming, matematico presso i Bell Labs per 30 anni, ha tenuto un discorso prima di morire sui fattori che determinano il motivo per cui alcuni scienziati danno o non danno contributi significativi alla propria disciplina. Anche se la sua attenzione si è concentrata sulla scienza, le sue idee possono essere applicate a qualsiasi ambito in cui è necessario sviluppare un pensiero originale. Qui ci sono le intuizioni fondamentali contenute nel suo discorso .

 

1 . Non pensate che il vostro successo è una questione di fortuna

Hamming sostiene che un importante ostacolo alla realizzazione sia pensare che il vostro successo dipendea principalmente dalla fortuna. Per fare un lavoro di grande qualità, devi abbandonare ogni pudore e dire a te stesso: "Sì, mi piacerebbe fare qualcosa di significativo ", Pasteur infatti ha detto: "La fortuna favorisce la mente preparata". 

La mente preparata finirà per trovare qualcosa di importante e lo compirà. Una caratteristica dei grandi personaggi è che "Quando erano giovani avevano un pensiero indipendente e ha avuto il coraggio di perseguirlo. Una volta che avete alimentato il vostro coraggio e credete di poter risolvere un problema, allora potete davvero farlo."

Suggerimento: Preparate la vostra mente , e quando arriva un'opportunità fortunata , traetene vantaggio. Abbiate il coraggio di portare avanti le vostre idee indipendenti. Dovete essere onesti con voi stessi.

 

2 . Piantate molti piccoli semi da cui potrà crescere un albero maestoso

Un errore in cui incorrono molti famosi scienziati è che spesso si sentono di non poter più lavorare su problemi piccoli. Claude Shannon, ad esempio, dopo aver inventato la moderna teoria dell'informazione ha ottenuto molti riconoscimenti che si sono rivelati dannosi per la sua carriera. Questo perché molti grandi scienziati "non riescono a continuare a piantare  piccole ghiande da cui nascono possenti querce. Essi cercano di ottenere subito grandi risultati, ma le cose non funzionano in questa maniera" .

Suggerimento: ricordarsi sempre di lavorare su molti piccoli problemi, non si sa mai  da quale di questi potrà crescere la prossima grande idea. "Non puoi sempre essere al posto giusto, ma dovresti rimanere attivo nei posti in cui sai che qualcosa potrebbe accadere"

 

3 . Ribalta i problemi. Trasforma un difetto in una risorsa

Grandi scienziati spesso possono cambiare un difetto in un vantaggio ribaltando un problema. Hamming spiega che ai laboratori della Bell, dove lavorava, non era stato assegnato il personale  necessario a scrivere il software per i computer.Altre aziende sarebbero state disponibili a dargli il personale di cui aveva bisogno, ma lui sentiva che "c'erano della persone straordinarie ai laboratori Bell". Da questa limitazione gli venne l'idea di far creare il software direttamente dai computer e non dal personale, il che lo spinse ad occuparsi di programmazione automatica. Se avesse avuto le condizioni di lavoro ideali che desiderava, non avrebbe mai avuto questa intuizione.

Suggerimento: Molti scienziati che non riescono a risolvere un problema studiano le ragioni per cui falliscono e da ciò nascono spesso importanti intuizioni. "Le condizioni di lavoro ideali non sono sempre le migliori."

 

4 . Conoscenza e produttività spesso si alimentano reciprocamente

Quando Hamming è entrato a far parte dei laboratori della Bell ha incontrato il matematico John Tukey, che aveva una incredibile forza di volontà. Sentiva che Tukey era proprio a un altro livello rispetto a lui e chiese al suo capo: "Come può qualcuno della mia età conoscere tutte quelle cose?" Lui rispose: "Saresti sorpreso di quante cose sapresti se avessi lavorato duro come ha fatto lui per molti anni". 

La conoscenza e la produttività si alimentano reciprocamente: "Prendete due persone con le stessa capacità, se una di queste lavora stabilmente il dieci per cento in più rispetto all'altra alla fine produrrà più del doppio. "

Suggerimento: Per essere grande devi una grande ispirazione. A volte dovrai trascurare le cose più piccole, per ottenere risultati più grandi. Il talento è importante, ma "il duro lavoro, stabile e costante, ti porta sorprendentemente lontano". Ma il duro lavoro e la costanza non sono sufficienti: bisogna usare un po' di strategia.

 

5 . Trova persone e problemi importanti. Concentrati su di loro 

Hamming cercava sempre di mangiare con compagnie stimolanti. Ad esempio andava a mangiare al tavolo dove pranzavano i fisici perché al tavolo dei matematica non stava imparando molto. Più tardi cominciò a mangiare al tavolo dei chimici e così via. 

 

"Quando vuoi risolvere un problema difficile, non lasciare che niente altro prenda la vostra attenzione…mantenete i vostri pensieri sul problema. Mantenete il vostro inconscio attivato in modo che continui a lavorare sul problema, così da poter dormire sonni tranquilli e ottenere la risposta al mattino quando vi svegliate."

Suggerimento: Cercate persone stimolanti perché vi possono aiutare a trovare quesiti interessanti. Non lasciate che nulla vi distragga quando siete focalizzati su un problema. Per fare un lavoro eccellente è importante un impegno profondo.

 

6 . Preparate la vostra mente per le opportunità

Dopo aver identificato i vostri interessi, è necessario determinare quali possono essere affrontati efficacemente. In qualsiasi momento, ogni grande scienziato ha "tra 10 e  20 problemi per i quali è alla ricerca di una soluzione." Hamming dice: "quando un'occasione si presenta sono capaci di coglierla. Si sbarazzano di tutto il resto e perseguono la nuova idea. Le loro menti sono preparate; vedono l'occasione e la colgono " .

Suggerimento: Preparati su come affrontare i problemi così quando si presenta l'occasione sarai è pronto a coglierla pienamente.

 

7 . Lavorare con la porta aperta. Verificherai che è importante

Hamming osserva "se lasciate la porta al vostro ufficio chiuso lavorerete meglio oggi e sarete più produttivi. Ma 10 anni dopo non saprete più su quali problemi vale la pena lavorare". Si era accorto, infatti, che le persone aperte verso l'esterno tendevano a fare cose importanti, mentre le persone concentrate su sé stesse, pur lavorando di più, a volte si concentravano su questioni di minor importanza . 

Ogni sette anni, Hamming suggerisce, si dovrebbe fare un cambiamento significativo, se non completo, delle cose di cui ti occupi per permetterti di rimanere fresco e creativo. Come ammonimento racconta la storia diun collega che ha speso tutto il suo tempo a leggere le riviste scientifiche in biblioteca. " Se leggete tutto il tempo quello che gli altri hanno fatto acquisirete il loro modo di pensare. Se volete pensare qualcosa di originale dovete osservare attentamente il problema con la mente sgombra e poi rifiutarvi di guardare tutte le risposte che gli altri hanno trovato fino a quando non avete capito come può esserne cambiata la formulazione per renderlo più gestibile."

Suggerimento: oggi "lavorare con la porta aperta" significa essere aperto ad altri campi, idee e pensieri che sono di fuori dalla vostra area di competenza. Per capire quali problemi valgano davvero la pena di essere risolti non imparate solo dalle persone che lavorano nel vostro campo.

 

8 . Sapere quando lavorare con il sistema, e quando andare per la propria strada

Se lavorate in maniera indipendente arriverete dove le vostre forze ve lo permettono. Se lavorare con il sistema, a volte potrete utilizzarlo a vostro vantaggio. Hamming spiega che "i buoni scienziati spesso sono critici verso il sistema, piuttosto che lavorare in accordo con esso." Ad esempio il suo geniale collega Tukey vestiva molto casual, e quando incontro qualcuno di nuovo ci voleva molto tempo perché l'altro cominciasse a prenderlo sul serio. A volte il conformismo può darvi qualche vantaggio.

Naturalmente, le persone originali tendono a combattere il sistema solo perché questo fa parte dell'essere originale. "Non puoi essere uno scienziato originale senza avere altre caratteristiche originali". Ma a volte le stranezze possono farvi pagare un prezzo di gran lunga superiore a quello che ottenete in cambio. "Chi volete essere? La persona che cambia il sistema o la persona che fa scienza in modo eccellente? "

Suggerimento: In ogni organizzazione ci saranno di conformità . Se volete essere sempre originali rischiate di pagarne un prezzo. Ci sono momenti per combattere e cambiare il sistema , e momenti in cui lavorare con il sistema per produrre un prodotto eccellente. Naturalmente, a volte, è necessario avere il coraggio di andare da soli .

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10 regole per salvare se stessi e la coppia

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L'amore dura in eterno. Quante di noi ci credono ancora? Eppure, anche inconsciamente, alcuni luoghi comuni sul rapporto di coppia condizionano le nostre
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Una serie di riflessioni sempre attuali sulla coppia e su modo più corretto di interpretarla. Non condivido solo un dettaglio. Voi?

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I 10 casi più estremi di disturbo ossessivo compulsivo della storia

I 10 casi più estremi di disturbo ossessivo compulsivo della storia | Psicologia sistemica | Scoop.it

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (in inglese Obsessive-Compulsive Disorder o OCD) è stato nominato per la prima volta nel tardo diciannovesimo secolo, ma probabilmente esisteva nella storia umana da molto prima. Si tratta di un disturbo d'ansia caratterizzato da ossessioni (pensieri, dubbi o immagini ricorrenti che affliggono il soggetto e che da questo vengono percepite come invasive e inappropriate) che l'individuo tenta di neutralizzare con altri pensieri e comportamenti attuati ripetutamente (compulsioni). (…)

Eppure, la vecchia credenza secondo la quale ci sarebbe una linea sottile tra follia e genialità, potrebbe rivelarsi vera quando si tratta di OCD. (…) Moltissimi casi di OCD registrati o sospetti della storia hanno coinvolto grandi leader o innovatori.

 

Ecco 10 tra i casi più estremi di disturbo ossessivo compulsivo:

 

1. NIKOLA TESLA (1856 – 1943): Nikola Tesla è conosciuto come uno dei più grandi inventori del 20° secolo. Le fondamenta della moderna ingegneria elettrica, i raggi X, il radar e la radio sono tutte invenzioni frutto del suo notevole cervello. Tesla aveva una mente ossessiva. Da un lato, ciò contribuì alla sua infallibile memoria, aumentando di molto la sua capacità di concentrarsi sui suoi esperimenti; dall'altro, fece sì che Tesla soffrisse di sintomi cronici di disturbo ossessivo compulsivo. (…) Tesla era ossessionato dal numero 3, e prima di entrare in un edificio sentiva spesso il bisogno di camminare attorno al blocco per tre volte. Sconcertava i suoi ospiti stimando la massa di ogni pezzo di carne prima di portarlo alla bocca e contando i movimenti della sua mandibola mentre stava mangiando. Inoltre, usava sempre 18 tovaglioli e non mangiava mai da solo in compagnia di una donna. (…). I tratti OCD di Tesla, insieme alla sua tendenza ad isolarsi e ad altre stranezze, potrebbero essere collegati al sua celibato per tutta la vita, che lui sostenne lo aiutò molto a concentrarsi sui suoi esperimenti. (…)

 

2. JEAN (1903): Jean è stato un uomo di trentanni proposto come caso clinico dallo psichiatra francese Pierre Janet nel suo classico testo “Ossessioni e psicastenia” e un esempio memorabile di paziente OCD ossessionato dalla salute e dalla paura di morire. Nel resoconto, Janet riporta che il paziente sentiva la necessità di controllare in continuazione il proprio battito cardiaco e diventava molto ansioso alla minima irregolarità. Inoltre, nonostante fosse in buona salute, non era in grado di partecipare a funerali o di passare davanti al municipio della sua città quando gli annunci di morte erano in corso. Jean aveva anche un'ossessione riguardo i suoi genitali (…), a causa della quale passava giorni a spalmarsi pomate sulla quella zona.

 

3. IL CASO DI WILLIAM HAMMOND (1879): Questo caso è stato registrato dal neurologo e medico militare William Hammond e viene ricordato come uno dei primi resoconti dettagliati di lavaggio compulsivo della storia. La paziente in questione era una ragazza di 18 anni ossessionata dall'idea di poter essere “contaminata” dal contatto con qualcosa o qualcuno attorno a lei. L'ossessione della paziente era talmente forte da impedirle di entrare in contatto con qualsiasi superficie senza doversi poi lavare le mani. Secondo quanto riportato dalla madre, sarebbe arrivata anche a 200 lavaggi al giorno (e stiamo parlando del 19° secolo, un periodo storico in cui culturalmente non si era esigenti come oggi circa la pulizia) (…) Se interrogata circa la sua sintomatologia, la paziente era in grado di riconoscere che le sue compulsioni non avevano senso, ma non poteva smettere di attuarle. Questa esperienza è frequente nei soggetti con OCD.

 

4. MARTIN LUTERO  (1483-1546): E' un fatto poco noto che il leader riformista protestante Martin Lutero soffrisse di ossessioni e schemi ripetitivi di pensiero che hanno portato molti commentatori moderni a credere che fosse affetto da OCD. Lutero descriveva sentimenti di “lussuria carnale, ira, odio, invidia contro ogni fratello” che lo vessavano in continuazione e non lo lasciavano nonostante egli cercasse intensamente di eliminarli dalla sua mente. Inoltre sperimentava periodicamente pensieri blasfemi che lo lasciavano confuso e turbato. Uno dei classici sintomi del disturbo ossessivo compulsivo è proprio sperimentare immagini mentali incontrollabili che si impongono alla mente del soggetto contrariamente ai suoi desideri.

 

5. RICHARD WALLACE (1950): L'accumulo compulsivo è una manifestazione del disturbo ossessivo compulsivo che consiste nell'ingombrare uno spazio di vita di oggetti a tal punto da renderlo inabitabile. Un caso estremo di questo disturbo riguarda Richard Wallace, un uomo inglese con una collezione di spazzatura così grande che nel 2011 era arrivata a ricoprire una superficie più grande di casa sua. La spazzatura accumulata era così tanta da poter essere vista addirittura su Google Earth! I beni accumulati da Wallace includevano sei auto d'epoca arrugginite, pile di giornali di 34 anni, sacchetti di lattine vuote e bottiglie, un passeggino, teloni, vecchie porte e lavelli da cucina. Nel 2009, un alto funzionario al consiglio per la pianificazione di Mole Valle, consegnò al signor Wallace l’ordine di sistemare il proprio giardino ai sensi della legge Urbanistica locale. Ma il signor Wallace combatté l'ordine, rivolgendosi al tribunale per rivendicare il “diritto umano” di accumulare spazzatura sul proprio appezzamento di terra. Successivamente, con l'aiuto dei vicini, decise di lavorare sulla propria casa rimuovendo 30 tonnellate di spazzatura in un solo pomeriggio. Da allora ha chiesto un appuntamento con uno psicologo per affrontare i suoi problemi di accumulo.

 

6. ERNST LANZER, "L'UOMO DEI TOPI" (1907): Ernst Lanzer è stato uno dei primi pazienti di Sigmund Freud nel 1907 (…). Lanzer soffriva di una serie di pensieri ossessivi, il più importante dei quali riguardava la paura intensa che un'amica (che alla fine ha sposato) e suo padre potessero essere torturati utilizzando un antico supplizio cinese (...) in cui alcuni topi vengono indotti a farsi strada nell’ano dei criminali. Lanzer lamentava anche altri pensieri ossessivi, come quello di potersi tagliare la gola con un rasoio. A partire dall'interpretazione che Freud diede a questa sintomatologia (connettendola con sentimenti di ostilità inaccettabili nei confronti del padre), il famoso caso dell' “uomo dei topi” fu utilizzato come esemplificazione della nuova concezione della psichiatria offerta della psicanalisi. (…)

 

7. JOHANNA H (1895): Johanna H era una paziente seguita presso l'Università di Budapest che soffriva di gravi sintomi di disturbo ossessivo compulsivo. Dopo essere stata sposata per un anno, divenne ossessionata dall'idea che avrebbe potuto avere una relazione con qualcuno che aveva appena incontrato o visto. Nonostante fosse felicemente sposata e non avesse intenzione di tradire il marito, questa ossessione era così forte che se qualcuno le avesse detto che aveva fatto sesso con un uomo lei gli avrebbe creduto. Johanna creò per se stessa una cintura di castità della quale solo il marito aveva la chiave, in modo da non poter essere indotta in tentazione. Il suo psichiatra, il dottor Julius Donath, tentò di curare la sua condizione con l'ipnosi, ma Johanna H interruppe il trattamento dopo solo quattro sedute.

 

8. THOMAS "STONEWALL" JACKSON (1824-1863): Thomas "Stonewall" Jackson fu uno dei più brillanti comandanti della Guerra Civile Americana, ma anche uno dei più strani (…). Molti commentatori successivi hanno ipotizzato soffrisse di gravi sintomi OCD. Prima di diventare generale, Jackson era un istruttore presso il Virginia Military Institute, dove era considerato "spaventosamente cattivo”, soprattutto a causa del suo approccio ossessivo alla disciplina e per la sua incapacità di comunicare con gli studenti (…). La sua vita privata fu caratterizzata da eccentricità, ipocondria e ossessioni bizzarre, compresa la convinzione che le sue braccia fossero di lunghezza diversa. Per questo, aveva l'abitudine di sollevare il braccio “più lungo” in aria per bilanciare la sua circolazione. Tuttavia, nonostante il suo comportamento ossessivo, la leadership di Jackson portò ai Confederati moltissime vittorie.

 

9. MAD'LLE F (1838): Il caso della trentaquattrenne Mad'lle F è stato registrato dallo psichiatra francese Esquirol e, oltre ad essere bizzarro, è noto per essere il primo caso di disturbo ossessivo compulsivo descritto da un'autorità medica. All'età di 18 anni, lasciando casa di sua zia, Mad'lle F venne presa per la prima volta dall'idea ossessiva di potersi impossessare accidentalmente di qualcosa che apparteneva a un suo parente nascondendolo nel grembiule che indossava abitualmente. All'inizio, cercò di controllare questa idea intrusiva non indossando volontariamente il grembiule quando andava in visita alla zia; tuttavia, ben presto, accanto a questo sintomo Mad'lle sviluppò una serie complessa di ulteriori rituali. Al risveglio, la ragazza doveva strofinare i piedi per dieci minuti al fine di assicurarsi che nulla si fosse insinuato tra le sue dita o sotto le sue unghie. Inoltre, doveva scuotere ripetutamente le pantofole in modo da verificare che non ci si fosse infilato nulla di valore, e poi passarle alla sua cameriera in modo che lei stessa potesse controllare e darle conferma. Successivamente, sviluppò la compulsione di passare numerose volte il pettine tra i capelli per assicurarsi che nulla ci fosse rimasto intrappolato. (…) Lo stesso controllo doveva essere fatto anche su tutti i capi di abbigliamento. Come molti malati di OCD, Mad'lle F era molto consapevole del fatto che i suoi rituali fossero ridicoli, ma non era in grado di smettere di attuare i suoi controlli compulsivi. Non c'è da meravigliarsi, dunque, che Esquirol abbia descritto l'OCD come una sorta di “follia parziale”.

 

10. HOWARD HUGHES (THE AVIATOR) (1905 – 1976): Howard Hughes fu un leggendario aviatore, regista e uomo d'affari vissuto a metà del 20° secolo (…). La sua ossessività ad armeggiare con gli oggetti meccanici (…) potrebbe essere stata correlata ai sintomi OCD che sviluppò più tardi nella vita. Questi sintomi includevano una morbosa paura dei germi e la sua ossessione per i piselli, che ordinava nel piatto per dimensione. Sebbene Hughes avesse sofferto di sbalzi d'umore e di pensieri ossessivi fin da quando era giovane, la sua sintomatologia peggiorò notevolmente nel 1946, dopo un incidente aereo che gli fu quasi fatale. Nel 1947, si rifiutò di lasciare la sua sala di proiezione per quattro mesi, vivendo unicamente di latte, cioccolata e pollo ed espletando i suoi bisogni nei contenitori vuoti. Inoltre, diede ordine ai suoi aiutanti di non rivolgergli la parola a meno che egli non gliel'avesse chiesto specificatamente. Verso la fine della sua vita, le condizioni di Hughes peggiorarono notevolmente e l'ex donnaiolo cominciò a rifuggire ogni contatto sociale. Al momento della sua morte per insufficienza renale, la barba e le unghie avevano assunto una lunghezza fuori controllo (forse a causa della sua avversione ad essere toccato) rendendolo praticamente irriconoscibile. (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale http://www.schoolpsychologistfiles.com/10-most-extreme-cases-of-ocd-in-history°;


Via Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's curator insight, April 12, 2014 8:12 PM

Arrivare a lavarsi le mani 200 volte al giorno per combattere il pensiero costante di poter essere contaminati.. avere una fissa per uno specifico numero e sentire l'impulso di ripetere alcune azioni della vita quotidiana quell'esatto numero di volte.. accumulare oggetti di scarso valore fino ad esserne sepolti... Sono tutte possibili manifestazioni del disturbo ossessivo compulsivo.

 

In questo articolo sono raccontati 10 dei casi più estremi di questo disturbo, molti dei quali hanno necessitato l'intervento dei più celebri terapeuti di ogni epoca.

 

Ma non preoccupatevi, rivolgersi ad uno psicologo può andare bene anche per casi molto più normali! Ecco un video dove spiego con tre aneddoti in cosa consista il ruolo dello psicologo https://www.youtube.com/watch?v=pafHNx1AEow

Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
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Quando si parla di ansia, sono moltissimi i luoghi comuni che vengono fuori. Molti falsi miti che è necessario sfatare.
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Alcuni consigli interessanti su come affrontare gli stati d'ansia. Questo stato emotivo è un importante segnale di qualcosa che non va come dovrebbe, è importante però sapere che un percorso di consulenza psicologica può svelarne le cause e porvi rimedio.

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