Psicologia sistemica
Follow
Find
104 views | +0 today
 
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
onto Psicologia sistemica
Scoop.it!

Salute: più longevo chi ha uno scopo nella vita

Salute: più longevo chi ha uno scopo nella vita | Psicologia sistemica | Scoop.it

..E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.Salute: più longevo chi ha uno scopo nella vita.

 

News di Dr.ssa Teresita Forlano in Psicologia

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Bello studio sui fattori psicologici che favoriscono la longevità.

Oggi oltre alla longevità è però da studiare seriamente la qualità della vita che diventa di primaria importanza proprio considerando l'aumento dell'età media.

 

Nel caso della qualità della vita avere uno scopo diventa sicuramente di primaria importanza perché stimola il mantenimento di obiettivi a medio e lungo termine e probabilmente anche la tenuta delle relazioni con gli altri.

 

Che i fattori psicologici influenzino seriamente la salute e la qualità della vita è dunque ormai un fatto accertato, dobbiamo però cercare di capire quali siano i fattori che, in origine, generano la progettualità di una persona e la sua capacità di darsi uno scopo pur nelle difficoltà della vita.

 

Questo risulterebbe di primaria importanza, ad esempio, nei casi di licenziamento in cui oltre a perdere di un botto il riconoscimento della propria utilità sociale e il proprio stipendio la persona deve anche trovare una nuova progettualità e un nuovo ruolo in famiglia.

 

more...
No comment yet.
Your new post is loading...
Your new post is loading...
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi

La psicoterapia può riparare i geni danneggiati dai traumi | Psicologia sistemica | Scoop.it

La rivista “Psychotherapy and Psychosomatics” ad Agosto 2014 ha pubblicato una ricerca  dell’Università di Konstanz in Germania, nella quale i ricercatori per la prima volta dimostrano chelo stress derivante da traumi può determinare danni a livello genetico che possono essere curati dalla psicoterapia.

I neuroscienziati tedeschi che hanno effettuato lo studio si sono basati sui risultati di precedenti ricerche che  rilevavano una correlazione tra lo stress causato da traumi e un aumento del rischio per molte malattie, compreso il cancro. A livello molecolare, lo stress può infatti sviluppare la carcinogenesi (processo di formazione di patologie tumorali), creando un danno a livello di DNA e ai meccanismi di riparazione del codice genetico.

(…) In un primo studio, i ricercatori hanno valutato i danni a livello del DNA e la capacità di riparazione dello stesso nelle cellule del sangue periferico di 34 soggetti con disturbo post-traumatico da stress (PTSD, una condizione psicopatologia conseguente ad esperienze soggettivamente traumatiche), confrontandoli con quelli di 31 soggetti sani di controllo. (…)

Ciò che si evidenzia da questi primi risultati è che i soggetti con disturbo post-traumatico da stress presentavano livelli più elevati di danno a carico del proprio corredo genetico e minor capacità di riparazione, indicando come lo stress traumatico possa essere associato a livello molecolare a danni nel DNA.

In un secondo studio, i neuroscienziati hanno analizzato l’effetto della psicoterapia sui processi di rottura e riparazione del DNA.

I 38 soggetti con Dis sono stati assegnati in modo casuale a una tra due condizioni: 1) trattamento psicoterapeutico o 2) condizione di controllo. Solo una gruppo di pazienti con PTSD seguiva dunque un percorso di psicoterapia. Il follow-up è stato eseguito 4 mesi e 1 anno dopo il trattamento.

Dai risultati di questo secondo studio, emerge  che la psicoterapia non  solo guarisce i sintomi del disturbo post traumatico da stress, ma favorisce i naturali processi di riparazione del DNA.

Queste ricerche mostrano per la prima volta in vivo un’associazione tra stress traumatico e danni a carico del DNA, ma anche come tali danni possono essere riparati a livello molecolare grazie al processo di cambiamento realizzato attraverso un percorso di psicoterapia.

 

Riferimenti Bibliografici:

Effects of Psychotherapy on DNA Strand Break Accumulation Originating from Traumatic Stress. Morath J., Moreno-Villanueva M., Hamuni G., Kolassa S., Ruf-Leuschner M., Schauer M., Elbert T., Bürkle A., Kolassa I.T. Psychotherapy and Psychosomatics, August 2014.

 

http://www.medicalnewstoday.com/releases/284410.php

 

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

E' sempre benvenuta ogni notizia che espliciti i benefici e i meccanismi di funzionamento della psicoterapia perché contribuisce a far crescere il nostro sapere.

La ricerca tende sempre più a cercare prove di tipo organico per spiegare quello che succede a livello mentale.

Non è un mistero che l'ambiente in cui cresciamo influenza il modo in cui pensiamo, né che gli avvenimenti della vita hanno effetto su di noi, sia in senso positivo che negativo.

 

Questo naturalmente vale anche per le relazioni che possono essere per noi positive o negative. E' dunque stupefacente che la psicoterapia abbia effetti benefici?

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

La psichiatria sta andando alla deriva

La psichiatria sta andando alla deriva | Psicologia sistemica | Scoop.it
Quali sono i 10 miti della psichiatria? Possiamo fidarci di quello che il senso comune ci dice rispetto agli psicofarmaci cioé che servono e vanno presi a lungo? Il co-fondatore della Cochrane Collaboration attacca le attuali abitudini prescrittive e la loro fondatezza.
more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Se volete essere creativi...annoiatevi!

Se volete essere creativi...annoiatevi! | Psicologia sistemica | Scoop.it
Un ambiente molto ricco di stimoli sembra aver favorito lo sviluppo di alcune facoltà mentali, ma sarebbe anche responsabile di un calo dell’inventiva, specie nei bambini

 

Leonardo Da Vinci è l’esempio più famoso di creativo a tutto tondo: ha realizzato capolavori di ingegno e maestria in innumerevoli campi. Musicisti, pittori, scrittori fanno della creatività un lavoro e sono creativi per contratto pure i pubblicitari. Ma creativa è anche la massaia che deve reinventarsi una ricetta perché le manca un ingrediente, o l’elettricista che trova una soluzione diversa dal consueto per far funzionare un impianto. Il pensiero creativo, insomma, sembra poter essere ovunque. Ma che cos’è davvero la creatività? La possediamo realmente tutti, o è un dono di pochi talentuosi? È legata a doppio filo con l’intelligenza? Ma soprattutto, è vero che è in crisi, come sostiene uno studio apparso di recente sul Creativity Research Journal? Stando, infatti, ai risultati della ricerca, condotta su 300mila persone sottoposte a uno dei test più usati per misurare la creatività, dal 1990 in poi c’è stato un chiaro declino dei punteggi, mentre gli analoghi test sull’intelligenza indicano una continua crescita del quoziente intellettivo: un ambiente molto ricco di stimoli come quello attuale pare averci reso più intelligenti, “addormentando” però l’inventiva, specie nei bambini, che invece, di solito, sono i migliori nei test di creatività. Secondo i ricercatori, ciò accade perché interagiamo in modi sempre più impersonali grazie alla tecnologia, perdendo “segnali” comunicativi che arrivano dal contatto diretto e aiutano a sviluppare una personalità estrosa.

Ma la nostra creatività diminuisce pure perché oggi tutti, bambini compresi, abbiamo poco tempo per pensare in libertà: nel caso dei bimbi, ad esempio, programmi scolastici molto ampi, attività collaterali di ogni genere e giochi elettronici hanno fagocitato il tempo libero, che invece andrebbe dedicato anche ad annoiarsi un po’. Perché proprio la noia è benzina per le nuove idee. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychology, ad esempio, ha dimostrato che favorire le attività poco strutturate, dal gioco all’aperto alla lettura, dalle visite allo zoo alle passeggiate nel parco, aiuta gli alunni delle scuole elementari ad avere performance creative migliori: il gioco di ruolo, un classico delle attività infantili, è uno dei modi migliori per stimolare il “genio”. E uno studio americano su 56 adulti conferma: bastano quattro giorni di full immersion nella natura, senza diavolerie elettroniche, per dare una tregua alla mente che, non più costretta a dare fondo alle sue capacità di attenzione, ritrova slancio e creatività. Ma se lo stile di vita attuale sembra soffocare l’inventiva, d’altro canto c’è sempre maggior consapevolezza che fantasia e creatività siano talenti da incentivare.

 

 

Spiega Barbara Colombo, coordinatrice dell’unità di ricerca di Psicologia della Creatività all’Università Cattolica di Milano: «Studi su persone che hanno perso l’impiego hanno dimostrato che il pensiero creativo si associa a una maggior probabilità di reinserirsi nel mondo del lavoro o di migliorare la propria posizione: chi è molto esperto nel suo campo, ma è “rigido”, non lascia mai la strada vecchia per la nuova e spesso non trova alternative; chi è esperto ma ha un pensiero flessibile, capace di spaziare con creatività, riesce a riciclarsi meglio. Ed è più apprezzato dai datori di lavoro». Tutto sta nella capacità di avere un pensiero divergente, caratteristica alla base della creatività secondo molti studiosi: chi vede oltre gli steccati, facendosi distrarre da stimoli collaterali insoliti, è più ingegnoso e innovativo di chi utilizza solo il pensiero convergente, ovvero focalizzato su un obiettivo, logico e razionale. Secondo molte ricerche, poi, chi è creativo è anche più intelligente (mentre l’inverso non è scontato). Ma è possibile definire la creatività? «È composta da diversi fattori: fluidità (quante idee siamo capaci di partorire); flessibilità (capacità di trarre spunto da elementi diversi e passare dall’uno all’altro); originalità, (effettiva innovazione del pensiero); elaborazione (il grado di dettaglio con cui si specificano le idee) - spiega l’esperta -. Secondo un altro tipo di approccio, la creatività è soprattutto la capacità di associare elementi molto distanti fra loro per trarne una novità».

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Chi non si è mai chiesto come fanno alcune persone a cavarsela egregiamente in situazioni molto diverse o avere importanti successi in ambiti lavorativi molto distanti fra loro?

 

DI sicuro la creatività è una caratteristica del pensiero che aiuta a destreggiarsi e ottenere buoni risultati anche in ambienti nuovi rispetto a quelli cui si è abituati e suggerisce soluzioni innovative "invisibili" agli altri.

 

E' dunque interessante scoprire che per stimolarne lo sviluppo nel bambino è necessaria anche un po' di noia, che spinge a trovare degli svaghi utilizzando quello che si ha a disposizione.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

'Mi chiamo Steve e sono sesso-dipendente'
Quando l'eros diventa un vero inferno

'Mi chiamo Steve e sono sesso-dipendente'<br/>Quando l'eros diventa un vero inferno | Psicologia sistemica | Scoop.it

Un rapporto di coppia poco soddisfacente. Una ricerca di svaghi virtuali più assidua. Cyber Sex. Film porno. E poi il baratro. Non riuscire più a smettere. E perdere il controllo. Un 'sex addict' racconta la sua storia.

 

"In fondo, cercavo solo una “distrazione” che mi permettesse di non tradire mia moglie, invece ho trovato l’inferno”. Parte da una conclusione e da una raccomandazione, che mi farà più volte durante l’intervista: non rivelare il suo nome. Come se un Charlie o un Michael, negli Stati Uniti, fossero facilmente riconoscibili anche solo fra quei 16 milioni che, secondo statistiche sicuramente non esaustive, sono “sex addict” dichiarati e in cerca di aiuto. Gli dico che il nome può sceglierlo lui e che io voglio solo ascoltare la sua storia per poterla raccontare. Steve, questo il nome che sceglie, mi ha chiamato per la prima volta dopo che un suo amico ha acconsentito a metterci in contatto. Ovviamente, il suo numero è schermato e la prima telefonata serve solo a presentarci brevemente. Si comprende subito la sua difficoltà a parlare, a raccontarsi senza essere sopraffatto da quel senso di vergogna che lo accompagna da un po'. Allo stesso tempo, però, ha voglia di fare qualcosa che gli faccia pensare che quel periodo, quello della sua “dipendenza”, è ormai alle spalle e, dunque, può essere condiviso. “Anche per aiutare altri – mi dice – perché è spesso difficile comprendere che il “sesso” sta diventando un problema, almeno finché non è troppo tardi”.


La prima volta che nel paese si è cominciato a parlare, in maniera “scientifica” di dipendenza sessuale è stato nel 1983 quando la Hazelden Foundation, un’organizzazione con sede in Minnesota, pubblicò un libro, ancora in circolazione, dal titolo “Out of the Shadows: Understanding Sexual Addictions”, scritto da Patrick Carnes il quale spiega che la dipendenza dal sesso funziona esattamente come tutte le altre, favorendo dei comportamenti compulsivi che poi, nel tempo, hanno conseguenze molto serie nella vita quotidiana dei soggetti malati.


“Ero sposato da 15 anni – dice Steve – e non avevo mai tradito mia moglie. La nostra era una vita “serena”, caratterizzata da una relazione consolidata, un figlio e una bella casa. Il mio lavoro, poi, nella finanza, mi teneva molto impegnato e mi dava anche delle discrete soddisfazioni. Solo il sesso, con mia moglie, era diventato sempre piu raro, troppo raro rispetto ai miei bisogni”. Steve, dunque, ricorre al “rimedio” più semplice e diffuso: la pornografia. “Era una “scappatoia” innocente – racconta – che mi consentiva di dare sfogo alle mie pulsioni sessuali senza, però, tradire mia moglie: punto che per me era fondamentale”.


Internet e la gratuità di molti siti, negli anni, hanno reso la fuga verso il porno sempre più immediata e senza troppi ostacoli. “In pochi mesi, guardare film – continua Steve – era diventata una necessità incontrollabile e, di conseguenza, anche la masturbazione. Non andavo in ufficio senza aver prima visto qualche spezzone di film e consumato il primo orgasmo della giornata e continuavo a ritmi che diventavano sempre più incontrollabili. Persino in ufficio, concentrarmi era diventato difficile e le mie “fughe” in bagno sempre più frequenti”.


Come per ogni altra dipendenza, anche quella sessuale non viene riconosciuta come un pericolo e l’addict ripete a sè stesso, come una cantilena, che potrebbe smettere in ogni momento. “Ci si prende in giro, magari smettendo per qualche giorno, quando ancora è possibile, solo per dimostrare a se stessi di esserne capaci – conferma Steve – ma poi il “richiamo” è troppo forte e si cede senza nemmeno opporsi più di tanto”.


Quando il porno e la masturbazione, però, non bastano più, allora si comincia a diventare più “audaci”, cercando delle donne vere con le quali relazionarsi. “All’inizio – racconta – mi sono limitato al sesso virtuale; cercavo donne che vivessero lontano da me, perché ancora non mi sentivo pronto a tradire mia moglie, ma i film da soli non bastavano più. Con tutte davo sfogo a fantasie che non avevo mai sperimentato e della loro vita reale non mi importava nulla, non mi chiedevo nemmeno se il nome o l’età che mi dicevano di avere fossero reali”.


Uno dei sintomi della dipendenza sessuale sta, infatti, proprio nel considerare i partner solo degli oggetti di consumo e mai come delle persone con cui stabilire una situazione “intima”. “Quando mia moglie, insospettita dal mio cambiamento – racconta ancora Steve – ha scoperto tutto per me è stato dolorosissimo comprendere il male che le avevo fatto e anche separarmi da mio figlio. Ho provato, perciò, a cambiare, smettendola con la pornografia e frequentando una donna in maniera “regolare”. Con lei, però, non riuscivo a sentire nessuna intimità e, quindi, in breve, ho cominciato a considerarla come le donne che incontravo online: un semplice oggetto di consumo”.


Naturalmente, con il “fallimento” del tentativo relazionale, il ritorno al porno e al cyber sex è inevitabile; solo che ora gli stimoli devono essere sempre più intensi e, dunque, le amanti “virtuali” vengono sostituite da amanti reali, incontrate tramite annunci su siti per appuntamenti. “Ero un “consumatore” compulsivo e non me ne rendevo conto – dice – ma il mio lavoro aveva cominciato a risentirne e prendevo sempre più giorni di ferie per poter restare a casa a guardare porno per ore. A quel punto ero malato ma ancora non pronto ad ammetterlo”.


Un giorno, poi, mentre Steve sta andando a prendere suo figlio a scuola, in metropolitana adocchia una donna: si guardano e quando lei scende lui la segue fino a casa dove fanno sesso. “Mio figlio era uscito dalla mia mente completamente – confessa – e quando ho trovato tutte le sue chiamate sul cellulare mi sono sentito veramente un fallito”.


Da qualche mese, Steve frequenta gli incontri dei SAA, Sexual Addict Anonymous, e ha, finalmente, capito la gravità della sua dipendenza. “Come per gli alcolisti o i tossicodipendenti – dice – anche io devo stare “lontano” dalla fonte di dipendenza: niente porno, niente masturbazione e niente incontri casuali. è difficile. Una delle cose più difficili che abbia dovuto fare, ma sono determinato a uscirne fuori. Soprattutto per mio figlio, ma anche per me che, nonostante tutto, sento di aver diritto alla felicità come tutti”.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

La grande categoria delle dipendenze è una delle sfide più interessanti e difficili per la psicologia. 

Quella sessuale non fa eccezione, anche se credo si debba mantenere distinta la tendenza alla "dipendenza" in generale dall'oggetto specifico che può variare da persona a persona.

 

Questo è comunque un tema di sempre maggiore attualità considerata la diffusione delle nuove tecnologie e dunque la facilità di cadere in queste forme di dipendenza.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Internet, con 'Una vita da social' piu' denunce per cyberbullismo

Internet, con 'Una vita da social' piu' denunce per cyberbullismo | Psicologia sistemica | Scoop.it

Cronaca nazionale - 28/05/2014 - Nei primi quattro mesi dell'anno la polizia postale ha ricevuto 92 denunce da parte di minori per reati legati al cyberbullismo: stalking, diffamazione on line, ingiurie, minacce e molestie ricevute attraverso i social network, e-mail e telefonini cellulari. Si tratta di un aumento delle denunce rispetto all'anno precedente, nell'intero 2013 questo tipo di denunce da parte dei minorenni erano state 161, dovuto anche alla campagna educativa che si e' conclusa oggi a Roma dal titolo 'Una vita da social', promossa dalla polizia di Stato in collaborazione con il ministero dell'Istruzione. Grazie all'aiuto e il sostegno di aziende private, con un tir, con all'interno una sala multimediale, la polizia postale delle comunicazioni ha girato l'Italia per quattro mesi toccando 41 tappe in 40 citta'. Sono stati oltre 500mila i ragazzi incontrati, coinvolte 1.800 scuole, incontrati 8mila insegnanti e 15mila genitori. 
   Il tir di 'Una vita da social' della polizia di Stato ha percorso novemila chilometri per mettere in guardia i ragazzi dai pericoli che si nascondono nel web e invitare a un uso responsabile e consapevole delle nuove tecnologie. 
   "E' stata un'esperienza straordinaria - ha spiegato Marco Valerio Cervellini, responsabile dei progetti educativi della polizia postale - e grazie a questa iniziativa abbiamo avuto un aumento delle denunce dei ragazzi nei confronti dei loro compagni per episodi di bullismo e cyberbullismo. I ragazzi prima non denunciavano per paura e perche' terrorizzati. Adesso, dopo i nostri incontri cominciano a denunciare e non si chiudono piu' in se stessi evitando cosi' che si arrivi a gesti estremi come il suicidio". Questa mattina al Teatro Brancaccio di Roma la campagna educativa itinerante si e' conclusa con l'incontro di alcune scolaresche romane. Tra gli ospiti il comico Maurizio Battista, gli attori protagonisti della fiction 'Braccialetti rossi'. Ai ragazzi e' stato inoltre mostrato un filmato dal titolo 'Like, storie di vita on line', ispirato alla vicenda di Andrea Spezzacatena, il quindicenne romano morto suicida dopo essere stato insultato sul web come 'il ragazzo dai pantaloni rosa'. 
   "Voglio che la storia di mio figlio - ha detto agli studenti Teresa, la mamma di Andrea - sia da esempio perche' Andrea non ha avuto il coraggio di uscire dal suo silenzio e questo silenzio lo ha ammazzato. Voglio che la storia raccontata possa essere utile a tutti voi". 

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Una notizia interessante anche se c'è da chiedersi se l'aumento delle denunce non crei una situazioni di "militarizzazione" dei rapporti tra adolescenti.

E' sicuramente positivo che più giovani abbiano il coraggio di segnalare situazioni di disturbo e aggressione create attraverso i nuovi media ma è anche vero che sarebbe più auspicabile lavorare per far diminuire questi episodi da parte degli "aggressori", chiedendoci anche quali aspetti del nostro vivere sociale favoriscono lo sviluppo di queste forme di aggressività.

 

un maggior numero di denunce non per forza significa un miglioramento della qualità delle comunicazioni tra i ragazzi sui canali telematici. 

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Droga: tra gli adolescenti aumenta il consumo di cocaina

Droga: tra gli adolescenti aumenta il consumo di cocaina | Psicologia sistemica | Scoop.it

Roma, 16 mag. (Adnkronos Salute) - Tre studenti su quattro hanno fatto, almeno una volta nella vita, uso di droghe o abusato di alcol, psicofarmaci o gioco d’azzardo. “Fra questi il 17% ha già un comportamento a rischio di dipendenza, una quota in crescita. Preoccupa la tendenza dei ragazzi ad improvvisarsi ‘alchimisti’ mescolando sostanze e principi psicoattivi con effetti sconosciuti: stimolanti, allucinogeni, ‘smart drugs’, cannabis, eroina e cocaina”. A spiegarlo è Sabrina Molinaro, dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, tra i curatori del volume ‘Consumi d’azzardo: alchimie, normalità e fragilità’, che illustra i principali risultati dello studio Espad Italia 2013. Il libro sarà presentato lunedì in collaborazione con l’Asl Mi2, all’Istituto tecnico statale Argentia di Gorgorzola (Mi).

Secondo la ricerca, la cannabis continua ad essere la sostanza illegale più utilizzata dai giovani, seguita da cocaina e droghe sintetiche, mentre l’eroina torna ‘di moda’. Il consumo di alcol è molto diffuso, anche se gli studenti italiani bevono ‘meglio’ dei coetanei europei, sia per minori quantità di alcol puro ingerite, sia per una meno diffusa tendenza al ‘binge drinking’ e alle ubriacature.

I dati verranno illustrati anche il 20 maggio a Roma, nell’ambito dell’evento ‘A chi compete la raccolta, l’interpretazione dei dati e lo studio della parte sommersa del ‘fenomeno droga?’, organizzato dal Centro interdipartimentale di biostatistica e bioinformatica (Cibb) dell’Università di Roma Tor Vergata, nella sede centrale del Cnr.

“Dei quasi 600 mila studenti italiani che nel 2013 hanno utilizzato sostanze psicoattive illegali, pari a un quarto di tutti gli studenti, l’83% ne ha usata una sola - riporta lo studio - nel corso dello scorso anno, quindi, i cosiddetti poli-consumatori sono stati circa 100mila, pari al 4,3% dell’intera popolazione studentesca. E un terzo di questi ne fa un uso consistente, moltiplicando i rischi associati all’assunzione”. La cannabis resta la sostanza illegale più utilizzata dagli studenti: sono 580 mila quelli che nel 2013 l’hanno assunta almeno una volta, fra questi più di 75mila la consumano quasi quotidianamente mentre oltre il 60% ne ha fatto uso meno di 10 volte durante l’anno.

Per la cocaina, si registra un incremento dei consumi nell’Italia centrale e meridionale, mentre al nord sono stabili dal 2005. Fra i 65 mila studenti che l’hanno consumata nell’anno sono circa 20 mila i ‘frequent user’, tra i quali però si registra un progressivo aumento, dallo 0,3% negli anni 2000-2006 allo 0,8% dell’ultima rilevazione. A farne maggior uso sono i ragazzi, anche se le ragazze mostrano una precoce curiosità per questa sostanza, tanto che un terzo di chi l’ha provata tra le femmine aveva tra i 14-15enni, contro il 20% dei maschi. L’eroina, pur restando una delle sostanze meno utilizzate fra i giovanissimi, sembra tornata in auge: nel 2013 ne hanno fatto uso 28 mila studenti (l’1,2%) e 16.000 sono ‘frequent user’. È tra questi ultimi che si evidenzia un aumento negli anni: da 0,2% del 2002 a 0,7% del 2013.

Nel 2013, infine, oltre 65 mila studenti (2,8%) hanno fatto uso di stimolanti e 60 mila (2,5%) di allucinogeni. Quasi 20mila (0,8%) più di 10 volte al mese, con un andamento in costante crescita, specialmente per gli stimolanti, da 0,1% del 2004 a 0,8%. La facilità di reperimento online caratterizza le principali novità di uso tra i ragazzi: 27mila (1,2%) studenti hanno fatto uso nel corso del 2013 di ‘smart drug’, le droghe ‘furbe’, così chiamate proprio perché commercializzate come prodotti naturali, al confine tra legalità ed illegalità pur avendo effetti simili alle sostanze psicoattive illecite. Inversione di tendenza per il gioco d’azzardo, ancora diffuso tra i minorenni nonostante i divieti. Nel 2013, oltre un milione di 15-19enni (44%) ha giocato somme di denaro e tra questi 152 mila lo hanno fatto almeno 20 volte nell’anno. Anche qui l’online facilita le cose: il 9% degli studenti ha puntato tramite computer (67%) o smartphone (24%).

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Aumenta l'uso della cocaina al centro sud e l'eroina "è tornata di moda". Aumenta anche il consumo di farmaci stimolanti e il gioco d'azzardo.

 

Non basterebbe questo per incentivare le azioni di prevenzione invece che smantellare quel poco che c'era nel servizio pubblico?

more...
No comment yet.
Rescooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net from Parliamo di psicologia
Scoop.it!

Come i sensi influenzano i nostri comportamenti: 5 esempi di “intelligenza fisica” nella vita quotidiana

Come i sensi influenzano i nostri comportamenti: 5 esempi di “intelligenza fisica” nella vita quotidiana | Psicologia sistemica | Scoop.it

Negli ultimi anni gli scienziati hanno studiato a fondo le modalità in cui i nostri pensieri e la nostre decisioni vengono inconsapevolmente condizionate dai nostri sensi fisici (…).

Ora un libro emozionante in uscita porta i lettori in un tour completo tra questi studi all'avanguardia (…). Il testo si intitola “SENSATION: la nuova scienza dell'intelligenza fisica”, è scritto dalla Prof.ssa Thalma Lobel (Atria Books, 2014) e ci mostra come colori, sensazioni tattili, profumi, gusti ci influenzano in modo significativo senza che ne siamo consapevoli. La Prof.ssa Lobel espone in modo piacevole uno studio dopo l'altro e descrive come questi risultati inattesi abbiano implicazioni praticamente su tutto ciò che facciamo nella vita.

 

Ecco 5 esempi di “intelligenza fisica” al lavoro nella vita quotidiana

 

1. Sei ad un primo appuntamento. Qual è la bevanda migliore che potresti scegliere di ordinare? una tazza di tè caldo o caffè, oppure una bibita gassata o una birra ghiacciata?

I ricercatori hanno fornito a due gruppi di partecipanti la descrizione di una persona capace, intelligente, determinata e laboriosa (…), poi hanno chiesto ai soggetti del campione di giudicare la persona su una serie di altre caratteristiche. Prima di leggere la descrizione, ai partecipanti è stato chiesto di tenere in mano per qualche secondo la tazza di caffè del ricercatore mentre scriveva alcune note. Metà del campione teneva in mano una tazza di caffè bollente, l'altra metà una tazza di caffè freddo. Coloro che avevano tenuto in mano la tazza calda giudicavano la persona nella descrizione generosa, attenta e di buon carattere (una persona “calda”), mentre coloro che avevano tenuto la tazza fredda giudicavano la stessa persona irritabile, antisociale ed egoista (“fredda”). Entrambi i gruppi avevano letto la stessa descrizione e l'unica differenza era nei pochi momenti trascorsi con in mano la bevanda calda oppure fredda.

Questo è il motivo per cui si dovrebbe forse optare per una bella tazza di tè durante un primo appuntamento piuttosto che per una bibita fredda o una birra, in modo da predisporre positivamente l'interlocutore nei nostri confronti.

 

2. Stai avviando una pratica di negoziazione per un nuovo acquisto o per un importante affare di lavoro. Su quale tipo di sedia dovresti sederti e quale tipologia dovresti offrire alla persona con cui stai negoziando? Un'altra serie di studi ha dimostrato che sedersi su una sedia rigida rende i negoziatori più severi, mentre sedersi su sedia morbida rende meno aggressivi. Pertanto, sarà vantaggioso sedersi su una sedia dura e offrire all'interlocutore la sedia morbida.

 

3. Sei una donna e hai un primo appuntamento. Qual è il colore più indicato della camicetta: rosso, verde, blu o grigio?

In uno studio sugli effetti del colore, ad un campione di uomini sono state mostrate fotografie della stessa donna che indossava camicette di diverso colore (ogni uomo vedeva la fotografia della stessa donna con la camicetta rossa, blu, verde o grigia). Quando indossava la camicetta rossa, la donna veniva giudicata, in media, più sexy e attraente. Gli uomini del campione riferivano inoltre un desiderio maggiore di invitare fuori la donna vestita di rosso, ed erano disposti a spendere di più durante l'appuntamento con lei piuttosto che con la stessa donna vestita in verde, blu o grigio.

NB: Gli uomini non percepivano la donna vestita di rosso più intelligente, gentile o simpatica ma semplicemente più seducente (…).

Pertanto, le donne potrebbero considerare l'ipotesi di indossare una camicia rossa (e di ordinare una bevanda calda) al primo appuntamento.

 

4. Stai cercando di sfruttare tutta la tua creatività sul lavoro. Che tipo di sorgente luminosa pensi di usare: una luce al neon o una semplice lampadina elettrica?

Noi tutti associamo una lampadina con l'arrivo di un'idea brillante e creativa, ma non si tratta di una semplice associazione simbolica. Gli studi sull'argomento hanno mostrato che accendere una lampadina elettrica durante un compito che richiede un problem solving creativo permette di risolvere i problemi più rapidamente rispetto ad accendere una lampada al neon.

In un altro studio, i partecipanti sono stati divisi in due gruppi ed è stato chiesto loro di risolvere un problema che richiedeva una soluzione “out-of-the-box” (fuori dagli schemi). Ad un primo gruppo è stato chiesto di posizionarsi letteralmente dentro un grande scatola di cartone, ad un secondo gruppo di sedersi accanto alla scatola. I partecipanti seduti fuori dalla scatola avevano significativamente più probabilità di trovare soluzioni creative al problema rispetto a chi si era posizionato dentro la scatola.

Quando lavorate su problemi che richiedono creatività e intuizione, il consiglio è di accendere una semplice lampadina elettrica “nuda” e tenere una scatola accanto a voi.

 

5. Vuoi rendere il più possibile negli allenamenti, a casa o in palestra. C'è un profumo o un odore specifico che può aiutarti in questo tuo obiettivo?

Le palestre non sono certamente note per avere profumi piacevoli (…), ma potrebbe esserci un importante cambiamento all'orizzonte. Recenti studi hanno trovato che l'odore di menta piperita può migliorare l'esercizio fisico. Secondo le ricerche, le persone che lavoravano in ambienti con profumo di menta percepivano l'allenamento meno faticoso; inoltre l'ambiente profumato aiutava gli atleti ad avere performance migliori rispetto a quelle che avevano abitualmente negli ambienti non profumati. Altri studi hanno invece mostrato che il profumo di cannella può migliorare la memoria, e che gli odori dolci potrebbero facilitare l'altruismo e l'assunzione di comportamenti di aiuto.

Per quanto riguarda la palestra, invece che cercare di spruzzare in giro profumo di menta ogni volta che vi allenate, basterà masticare un bastoncino di menta piperita fresca o una gomma un po' prima di cominciare l'allenamento.

 

Il libro della Prof.ssa Lobel ha implicazioni interessanti in quasi tutti gli aspetti della vita, tra cui business e management (la lunghezza delle linee sul grafico del personale di una azienda condiziona il modo in cui percepiamo il potere e la leadership), pubblicità e marketing (i colori del logo di una società influenzano il modo in cui percepiamo la sua stabilità finanziaria) e altri aspetti della nostra vita personale (come fare una doccia impatta sulla nostra morale e sul nostro desiderio di barare) (...). Quindi preparatevi una bevanda calda, metteteci una spolverata di cannella e sedetevi su una sedia comoda per una buona lettura.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  

http://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201405/how-mastering-all-5-senses-can-get-you-what-you-want

 


Via Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
more...
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's curator insight, May 22, 6:33 PM

Avete mai sentito parlare di “intelligenza fisica”? Si tratta di campo di studi relativamente recente che approfondisce come le sensazioni fisiche (tatto, temperatura, colori, odori..) influenzano inconsapevolmente le nostre scelte e i nostri pensieri.

Per capire come funziona, vi propongo 5 esempi tratti dalla vita quotidiana, decritti nel nuovo libro della Prof.ssa Lobel ...che ne pensate? Vi convincono?

 

Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Obbligo di POS per gli psicologi: quali offerte? - Psicologia Sistemica

Obbligo di POS per gli psicologi: quali offerte? - Psicologia Sistemica | Psicologia sistemica | Scoop.it
Dal 30 giugno tutti gli psicologi liberi professionisti dovranno dotarsi di POS, ecco le offerte in circolazione! Quale pensate di scegliere?
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Un'utile guida per gli psicologi alle offerte per il POS che diventerà obbligatorio avere dal 30 giugno 2014.

 

Voi quale scegliete?

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

E' davvero ADHD? Aumento diagnosi negli U.S.A. sapete perché? - Psicologia Sistemica

E' davvero ADHD? Aumento diagnosi negli U.S.A. sapete perché? - Psicologia Sistemica | Psicologia sistemica | Scoop.it
Due ricercatori indagano l'aumento vertiginoso di diagnosi di ADHD negli USA scoprendo che non sono i ragazzi a esser cambiati ma la politica.
more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

MediaEducation.eu - Dopo la morte, Dossier

MediaEducation.eu - Dopo la morte, Dossier | Psicologia sistemica | Scoop.it

Cosa resta di noi in Rete quando non ci siamo più?

 

Siamo abituati a sentir snocciolare numeri sul successo dei social network. I più diffusi, come Facebook o Twitter, contano i propri iscritti nell’ordine delle decine o centinaia di milioni.
Ma c’è un altro numero che viene poco reclamizzato, anche perché non semplice da identificare. A volte si confonde con il numero di utenti non attivi, ma è qualcosa di diverso. È il numero di utenti che usavano il social network ma non lo usano più, e mai più lo useranno in futuro, perché deceduti.

Cosa accade a quelle pagine, a quegli account? Cosa può fare chi è parente o amico di una persona scomparsa? E quali nuovi modi di vivere il lutto si stanno sviluppando in Rete, mentre il numero di chi lascia un'eredità digitale cresce sempre più rapidamente?

Mediaeducation.eu dedica un dossier a questo delicato ma cruciale tema. Una prima indagine su un fenomeno ancora poco trattato pubblicamente, ma destinato senz'altro a dare a tutti noi molto su cui riflettere nel prossimo futuro.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Vi siete mai chiesti cosa succede dei nostri dati, account e delle testimonianze della nostra vita online quando non ci siamo più? 

 

Un'indagine di mediaeducation.eu ci porta nei meandri di un territorio ancora sconosciuto ma destinato a diventare sempre più attuale insieme alla crescita esponenziale della nostra attività online.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

"Malattie mentali" rappresentate con poster minimalisti - Psicologia artistica?

"Malattie mentali" rappresentate con poster minimalisti - Psicologia artistica? | Psicologia sistemica | Scoop.it

A metà tra grafica e medicina: i disturbi mentali rivisti (ed è una cosa seria) in chiave minimal.

 

Un esperimento a metà tra la medicina e l’arte: una rappresentazione minimalista delle malattie mentali fatta da Patrick Smith. Dalla depressione all’anoressia, passando per l'OCD (Obsessive-Compulsive Disorder), il disturbo ossessivo-compulsivo, fino alla narcolessia. L’idea è di illustrare in modo insolito cose gravi e complicate. C’è riuscito?

A giudicare dal risultato, diremmo di sì.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Bella l'idea di cercare di cogliere alcune caratteristiche salienti dei cosiddetti "disturbi mentali" attraverso delle illustrazioni grafiche.

 

Alcune hanno una riuscita molto immediata, altre meno a mio parere. In ogni caso l'idea è molto originale e la messa in pratica sicuramente affascinante!

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Genova, psicologi protestano contro il corso della Regione - GENOVA OGGI NOTIZIE

Genova, psicologi protestano contro il corso della Regione - GENOVA OGGI NOTIZIE | Psicologia sistemica | Scoop.it

Genova – Ieri gli psicologi liguri sono scesi in piazza contro il corso per Tecnico animatore socio educativo organizzato dalla Ragione Liguria che, sostengono, sminuisce le loro competenze.


Una quindicina di psicologi iscritti all'Ordine, ieri pomeriggio si sono ritrovati in piazza De Ferrari, davanti al palazzo della Regione, per incontrare l'assessore alla Formazione Pippo Rossetti e chiedere che la loro laurea venga considerata requisito sufficiente per svolgere il ruolo di educatore nelle cooperative sociali, senza l'obbligo di frequentare il corso regionale di 800 ore.


Il corso, che ha l'obiettivo di riorganizzare le competenze in ambito socioeducativo, non piace agli psicologi perché esclude, dai titoli ammessi a svolgere il ruolo di educatore, anche la Laurea in Psicologia.


«Non vogliamo diventare tecnici animatori perché le nostre competenze sono sufficienti per fare questo mestiere: questa in realtà è una sottoqualifica per noi, verrebbe a sminuire le nostre competenze», spiega Lara Belloni, educatrice e psicologa, specializzanda Psicoterapia età evolutiva.


La protesta degli psicologi si aggiunge a quella degli educatori che operano da anni nelle strutture senza un titolo di studio “adeguato”, per i quali è stato pensato originariamente il corso.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Da tempo gli psicologi protestano per l'invasione che la nostra professione subisce da parte di quelle limitrofe (pedagogisti, counselor filosofici, ecc) e delle pseudo-professioni come counselor, life coach, motivatori. 

 

Questo articolo mette in evidenza una tendenza inversa: anche gli psicologi pensano che alcune professioni possano essereda loro svolte pur in mancanza di un titolo di studio specifico.

 

L'idea è che nelle competenze trasmesse in università e nelle scuole di psicoterapia siano comprese anche le competenze necessarie a svolgere la professione di educatore.

 

Cosa ne pensate?

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Psicologia: ascoltare inni sacri riduce ansia morte in anziani

(AGI) - Washington, 22 apr. - Ascoltare inni sacri potrebbe aiutare le persone piu' anziane a essere meno ansiose nei confronti della morte. E' quanto sostengono alcuni studiosi dell'americana Baylor University secondo sui ascoltare musica religiosa incrementa la soddisfazione circa la propria vita, l'autostima e il senso di controllo sulle proprie vite nel caso dei cristiani piu' anziani. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista The Gerontologist. Gli studiosi, in particolare hanno mostrato che ascoltare musica gospel puo' diminuire l'ansia circa la morte e aumentare il senso di controllo sia nei maschi che nelle femmine e indipendentemente dal proprio status
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Un'evidenza in più sull'utilità della musica.

 

Come psicologo ho lavorato per diverso tempo con i malati oncologici e nelle cure palliative con i pazienti in stato terminale. Credo sia importante dare rilievo a questi risultati senza però perdere di vista lo specifico dell'intervento terapeutico anche in punto di morte.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Con l'abito giusto si lavora meglio e di più

Con l'abito giusto si lavora meglio e di più | Psicologia sistemica | Scoop.it

[Esperimento di un professore dell'Università dell'Illinois: a due gruppi di lavoratori viene chiesto di svolgere mansioni con un camice bianco. Agli uni si dice che è 'da medico', agli altri 'da pittore': alla fine coloro che indossano i panni del medico fanno un lavoro più rigoroso. Il consiglio: vince chi indossa abiti che fanno sentire a proprio agio.]

 

L'abito non fa il monaco: ma il lavoratore sì. Almeno secondo uno studio condotto da Adam D. Galinsky, che insegna Management presso la Kellogg School della Northwestern University, l'Università americana con sede in Illinois. Attraverso gli esperimenti che Galinsky conduce già da qualche anno, ha dimostrato come il semplice atto di indossare certi abiti aiuta a migliorare le prestazioni. Gli studiosi lo hanno definitoenclothed cognition, che potremmo tradurre con cognizione indossata ocoscienza dell’abito. E si basa sull'importanza simbolica che diamo ai nostri vestiti, ma anche sull'esperienza fisica di indossarli.

Per trarre le sue conclusioni, lo studioso ha svolto diversi esperimenti, fra cui il più interessante è quello nel quale ad alcune persone è stato fatto indossare un camice bianco e poi è stato loro chiesto di svolgere alcune mansioni. Ma se ad alcuni veniva detto che quel camice immacolato era un camice da dottore, ad altri veniva spacciato per quello di un pittore. Il risultato è stato che chi pensava di indossare il camice da medico ha realizzato performance migliori di quelli che credevano di essere nei panni, sia pure immacolati, di un pittore.

Interviste successive hanno dimostrato che il camice del dottore suggeriva accuratezza, attenzione, prudenza: mentre quello del pittore era più legato all'idea di caos creativo. E l'esperienza fisica di indossare quel capo faceva sentire i soggetti che partecipavano all'esperimento letteralmente investiti del ruolo simbolico che il camice suggeriva: proprio come un costume spinge a seguire le regole di un gioco di ruolo. Questo perché, spiega il dottor Galinsky "non pensiamo solo con il nostro cervello: ma anche con il nostro corpo". Ovvero i nostri processi mentali si basano su esperienze fisiche associate a concetti astratti e anche il semplice fatto di indossare un abito anziché un altro rientra in quei processi.

Ma non è solo il senso di sicurezza che alcuni abiti offrono a chi li indossa ad influire sulle prestazioni. Certo, giacca e cravatta per gli uomini o i tailleur per le donne sono da tempo considerati alla stregua di corazze contemporanee, che aiutano a far sentire più sicuri di sé chi li indossa. Ma gli esperimenti dello studioso americano hanno notato anche un'altra cosa: una persona naturalmente ben vestita ispira più fiducia nei suoi colleghi: a patto, però, che il gusto coincida.

La chiave, spiega lo scienziato, è la coerenza di stile: "L'abbigliamento colpisce perché incarna il modo in cui altre persone ci vedono, ma anche cosa pensiamo di noi stessi e esprimiamo con i nostri abiti". Infatti un altro esperimento condotto da Galinsky ha dimostrato che le donne che si presentano a colloqui di lavoro vestite in modo rigoroso, con capi più maschili che femminili, hanno maggiori probabilità di essere assunte. E quelle che indossano abiti formali cul posto di lavoro sono percepite come più intelligente delle colleghe che vestono in maniera casual.

Ma perché allora negli anni Novanta - con il boom dei dotcom - l'abbigliamento casual sul lavoro diventò la nuova moda? In quel contesto il concetto era rendere più smart e giovane il proprio aspetto: in linea con la modernità della proposta.

La cosa migliore, suggeriscono però gli esperti del settore, è di squisito buon senso: indossare sempre e solo abiti che fanno sentire a proprio agio. Perché l'atteggiamento del corpo in un abito inadatto dice molto più di chi lo indossa di qualunque capo firmato.

 
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Esperimento interessante sull'effetto che gli abiti hanno su di noi: apparentemente l'abito - almeno un po' - fa il monaco.

 

Dal punto di vista della psicologia questo effetto potrebbe essere spiegato anche anche con le teorie della percezione sociale che spiegano come le persone si formino un'opinione sugli altri.

Il fatto di indossare un camice da pittore o da medico potrebbe quindi portare ad atteggiamenti diversi perché chi li indossa ha ha l'impressione che gli altri si aspetteranno precisione, affidabilità e rigore (nel caso del camice da medico) oppure creatività, disordine e immaginazione (nel caso del camice da pittore).

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Oliver Burkeman. Scelte casuali

Oliver Burkeman. Scelte casuali | Psicologia sistemica | Scoop.it
A volte tirare a caso può essere più utile che cercare di decidere razionalmente.

 

Non importa quanto tempo passate a leggere libri su Come decidere o Come pensare con chiarezza: difficilmente troverete riferimenti al sistema usato nella tribù azande dell’Africa centrale per prendere le decisioni. Quando i suoi componenti si trovavano davanti a un dilemma, somministravano del veleno a una gallina e ponevano la domanda “all’oracolo del veleno”. Se la gallina sopravviveva, la risposta era “sì”, se moriva era “no”.

Ovviamente era un atto di crudeltà nei confronti delle povere bestie. Ma a parte questo, era un modo davvero assurdo per prendere una decisione? L’antropologo E.E. Evans-Pritchard, che negli anni venti visse presso la tribù, pensava di no. “Tenevo sempre una scorta di veleno e regolavamo le nostre faccende in base alle decisioni dell’oracolo”, scriveva, aggiungendo: “Era efficiente come qualunque altro modo di gestire i miei affari”. Penserete che sia uno scherzo. Dopotutto, era un metodo basato sulla superstizione che dava responsi puramente casuali. Ma se qualche volta la casualità fosse proprio quello di cui abbiamo bisogno?

Recentemente alcuni neuroscienziati statunitensi hanno pubblicato i risultati di un esperimento condotto sui ratti, dimostrando che in certe situazioni imprevedibili i roditori smettono di decidere in base alle esperienze passate. Il loro cervello passa invece alla “modalità casuale”. Secondo i ricercatori, questo ha uno scopo preciso: di solito le esperienze passate sono utili, ma quando il livello di incertezza è molto alto possono diventare fuorvianti, e quindi affidarsi al caso è la cosa migliore.

Anche noi esseri umani, quando ci troviamo davanti a qualcosa che non ci è familiare, possiamo essere fuorviati dall’esperienza, anche perché la filtriamo attraverso vari pregiudizi irrazionali. Secondo quei libri su come pensare con chiarezza, dovremmo cercare di superare i pregiudizi facendo calcoli più razionali. Ma c’è anche un altro modo per aggirarli: fare come i ratti e scegliere a caso.

In certi campi dell’attività umana l’utilità delle scelte casuali è nota da tempo: l’andamento della borsa, per esempio, è così imprevedibile che, per citare l’economista Burton Malkiel, “una scimmia bendata che lancia freccette alle pagine di finanza di un quotidiano potrebbe scegliere un portafoglio di azioni che funziona quanto uno attentamente scelto dagli esperti”. L’esperimento è stato poi ripetuto con delle scimmie simulate, che hanno addirittura ottenuto risultati migliori degli esperti.

In genere, però, “diamo per scontato che le decisioni migliori nascano da un’analisi empirica e da una scelta informata”, come ha scritto di recente Michael Schulson sulla rivista Aeon. Ma pensate alla tradizione dell’antica Grecia di affidare alcune cariche pubbliche a persone estratte a sorte, osserva Schulson. La casualità purifica un processo che potrebbe essere inquinato dalla corruzione.

La casualità potrebbe essere utile anche nella vita quotidiana. Per le piccole decisioni è un risparmio di tempo: se scegliete un piatto a caso sul menù potete tornare subito a chiacchierare con gli amici. Per quelle più grandi, è un modo di ammettere che non siamo in grado di prevedere le complesse conseguenze di una scelta.

Siamo realistici: per le decisioni più importanti, tipo chi sposare, affidarsi al caso è assurdo. Ma se provate ad aumentare il quoziente di casualità per le scelte marginali, soprattutto quando il livello di incertezza è alto, potreste scoprire che è vantaggioso. Però evitate di avvelenare le galline.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Nell'economia classica si pensava che l'homo oeconomicus scegliesse sempre la via migliore per raggiungere i propri obiettivi, attraverso la sua capacità di analizzare nel modo migliore la situazione e il contesto  e prevederne l'evoluzione. 


La psicologia ci ha già ampiamente detto che la razionalità non è il criterio che ci guida in molte situazioni della vita quotidiana, ma il fatto che in alcuni casi addirittura sia meglio lasciar scegliere al caso per alcuni potrebbe essere davvero una sorpresa.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Marco Baldini: "Il gioco d'azzardo è sempre dentro di me. Ma ce la farò, ne sono sicuro" - Il Fatto Quotidiano

Marco Baldini: "Il gioco d'azzardo è sempre dentro di me. Ma ce la farò, ne sono sicuro" - Il Fatto Quotidiano | Psicologia sistemica | Scoop.it
Ha 55 anni e corre. Corre tutto il giorno, ogni giorno, ogni momento, senza fine, senza sapere per quanto, come e dove. Non importa, basta farlo. Neo-salut
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Spesso ci dimentichiamo di quanto la sofferenza psicologica non guardi la dichiarazione dei redditi. Personaggi più o meno famosi in tutto il mondo e in tutte le epoche sono stati vittima di disturbi e sofferenze psicologiche, come nel caso di Marco Baldini, una delle voci radiofoniche più note in Italia.

 

Investire in prevenzione vuol dire creare benessere sociale.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Salute: più longevo chi ha uno scopo nella vita

Salute: più longevo chi ha uno scopo nella vita | Psicologia sistemica | Scoop.it

..E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.Salute: più longevo chi ha uno scopo nella vita.

 

News di Dr.ssa Teresita Forlano in Psicologia

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Bello studio sui fattori psicologici che favoriscono la longevità.

Oggi oltre alla longevità è però da studiare seriamente la qualità della vita che diventa di primaria importanza proprio considerando l'aumento dell'età media.

 

Nel caso della qualità della vita avere uno scopo diventa sicuramente di primaria importanza perché stimola il mantenimento di obiettivi a medio e lungo termine e probabilmente anche la tenuta delle relazioni con gli altri.

 

Che i fattori psicologici influenzino seriamente la salute e la qualità della vita è dunque ormai un fatto accertato, dobbiamo però cercare di capire quali siano i fattori che, in origine, generano la progettualità di una persona e la sua capacità di darsi uno scopo pur nelle difficoltà della vita.

 

Questo risulterebbe di primaria importanza, ad esempio, nei casi di licenziamento in cui oltre a perdere di un botto il riconoscimento della propria utilità sociale e il proprio stipendio la persona deve anche trovare una nuova progettualità e un nuovo ruolo in famiglia.

 

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Psicofarmaci ai bambini autistici: la denuncia di una ricerca americana

Psicofarmaci ai bambini autistici: la denuncia di una ricerca americana | Psicologia sistemica | Scoop.it

Negli Stati Uniti il 64% dei bambini autistici è in terapia con farmaci psicotropi, sebbene non ci siano prove dell’efficacia di questi farmaci nella cura della malattia. Il 35% dei bambini esaminati prende simultaneamente due sostanze psicotrope, il 15% si loro almeno tre.  È quanto emerge da uno studio americano condotto su 33.565 soggetti nati tra il 2001 e il 2009, pubblicato sulla rivista Pediatrics.

Dallo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Drexel a Philadelphia è emerso che i soggetti autistici oltre gli 11 anni sono i più curati con tali farmaci, ma sono significativi anche i livelli di somministrazione a bambini più piccoli: il 33% dei minori di età compresa tra i 2 e i 10 anni e il 10 % di quelli con un anno o meno vengono trattati con psicofarmaci. Secondo i ricercatori, inoltre, la percentuale di bambini sottoposti a trattamenti farmacologici è molto alta anche tra coloro a cui sono stati riscontrati altri disturbi gravi come le vertigini, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’ansia, il disturbo bipolare o la depressione.

Gli autori dello studio spiegano che “esistono poche prove di efficacia e adeguatezza del trattamento dell’autismo con i farmaci psicotropi, eppure questi farmaci vengono utilizzati come standard, somministrati sia separatamente che combinati”.
In Italia ad essere trattato con psicofarmaci è il 17% dei bambini autistici.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Nella comunicazione oggi alcuni concetti vengono dati quasi per scontati: che tutto deriva dal cervello e che quindi si può curare con i farmaci come si farebbe con qualunque altro organo è uno di questi.

 

Se somministrare psicofarmaci è sempre una questione delicata lo diventa ancor di più nel caso dei bambini. Diventa quindi un dovere per chi è interessato alla salute mentale monitorare questo tema soprattutto se ci sono dubbi sui modi in cui le ricerche che supportano l'uso dei medicinali sono state condotte.

more...
No comment yet.
Rescooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net from Psicoanalisi e Neuroscienze
Scoop.it!

All'origine dell'esperienza psichica. Programma Congresso SPI 2014, Milano


Via Federico Baranzini - www.federicobaranzini.it
more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

I fantasmi della psicologia. La crisi di una professione - Jerome Kagan, recensione

I fantasmi della psicologia. La crisi di una professione - Jerome Kagan, recensione | Psicologia sistemica | Scoop.it
I fantasmi della psicologia. La crisi di una professione - Jerome Kagan: recensione del libro e commenti.

 

La dico pane al pane, così ci capiamo subito: dare di matto in qualche dove sperduto delle montagne andine mica è lo stesso che uscire di zucca nel bel mezzo della City londinese. Capite bene che vale anche con il doc, il disturbo bipolare e la depressione, che un conto è se capitano a un americano in carriera di Manhattan un altro se a un nativo della Papuasia. Il parametro di misurazione del benessere individuale cambia col cambiare delle latitudini e - quindi - della cultura: tenere conto del setting (del contesto) di riferimento fa la differenza analitica. A sostenerlo è Jerome Kagan - professore emerito alla Harvard University - in un testo di tesi-antitesi-sintesi psicologica, di taglio accademico ma decifrabile anche dai lettori più volenterosi. Specifica Kagan, a pagina 12 de “I fantasmi della psicologia. La crisi di una professione” (Bollati Boringhieri, 2014):

“Quel che manca in buona parte della ricerca è una considerazione attenta delle influenze del contesto immediato in cui vengono raccolte le misurazioni del cervello, del comportamento o delle risposte verbali. Pare che molti psicologi considerino ininfluente per le loro osservazioni se gli informatori sono soli, con un esaminatore estraneo o un amico, in un luogo familiare o sconosciuto. Inoltre, quando indagano sul rapporto tra le varie misurazioni ignorano l’influenza continuativa dell’esposizione differenziale ai setting che accompagnano una particolare classe sociale o cultura. Troppi articoli presumono che un risultato riscontrato tra quaranta studenti bianchi di un’università del Midwest, che hanno risposto a istruzioni visualizzate sullo schermo di un computer all’interno di una stanzetta senza finestre, troverebbe conferma se la stessa procedura venisse proposta da un vicino di casa a un gruppo di sudafricani cinquantenni, in una grande sala della chiesa che frequentano a Capetown”.

Chiaro, no? Rilevare stati d’animo e comportamenti sulla base esclusiva delle dichiarazioni dei soggetti intervistati o assegnare un’origine mono-causale (quasi sempre genetica) alle manifestazioni di tipo psichiatrico, sono semplificazioni (scorciatoie analitiche, inciampi) che una scienza (psicologica) degna di tal nome non deve in alcun modo imboccare. Per una valutazione esatta degli “stati mentali” non può essere tralasciato il ruolo determinante che giocano l’appartenenza culturale, la collocazione sociale, le storie di vita di un individuo. Ancora Kagan, a rafforzo del concetto e in fase (construens) di bilancio:

“Una psicologia riformata dovrebbe aggiornare il motto delfico: conosci te stesso in ogni contesto”.

Ne deriva un pamphlet poderoso (quasi 300 fitte pagine) che aldilà del sottotitolo ammonitorio – “La crisi di una professione” – si (im)pone anche come manifesto programmatico e atto d’amore insieme nei confronti dell’indagine psichica. Costa non poco - 26 euro - ma li vale uno per uno e soprattutto gli addetti ai lavori non possono mancare di leggerlo.

 
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

La psicologia è in crisi? Da quello che sembra suggerire lo psicologo, ex professore di Harvard, Jerome Kagan si tratta di un problema di riduzionismo, la mancanza di considerazione del contesto in favore di un divisione in parti sempre più piccole dei "fatti mentali".

 

In realtà alcune teorie, come quella sistemica, hanno alla loro origine proprio una grande importanza attribuita ai fattori contestuali e alle relazioni con il mondo esterno piuttosto che guardare "dentro" la mente.

 

Certo la ricerca dovrebbe fare qualche passo verso l'utilizzo di situazioni più naturali per svolgere gli esperimenti, rinunciando al controllo di qualche variabile potrebbe emergere qualche elemento interessante.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Un articolo di Daniel Goleman su ADHD e mindfullness - Psicologia Sistemica

Un articolo di Daniel Goleman su ADHD e mindfullness - Psicologia Sistemica | Psicologia sistemica | Scoop.it

Un articolo di Daniel Goleman a proposito dell'ADHD e dell'utilizzo della mindfullness al posto dei medicinali per il trattamento di questo "disturbo" da molti contestato.

 

Read more: Un articolo di Daniel Goleman su ADHD e mindfullness - Psicologia Sistemica 
Leggi l'articolo qui - 

uale sceglierò – i frutti di bosco o il dolce al cioccolato ? I compiti a casa o la Xbox ? Finire il compito, o vagare su Facebook?

 

Queste decisioni di tutti i giorni si basano su una capacità mentale chiamata controllo cognitivo, la capacità di mantenere la concentrazione su una scelta importante, ignorando altri impulsi. La scarsa pianificazione, l’attenzione fluttuante e la difficoltà a inibire gli impulsi implicano un calo di controllo cognitivo. Ora un numero crescente di ricerche suggerisce che rafforzare questo “muscolo” mentale può aiutare i bambini e gli adulti ad affrontare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (DDAI o ADHD in inglese) e il suo equivalente adulto , il Disturbo da Deficit di Attenzione (DDA), di solito con esercizi di cosiddetta consapevolezza (mindfullness).

Gli studi capitano nel bel mezzo del crescente disincanto verso il trattamento più diffuso per queste condizioni: i medicinali.

Nel 2007 , i ricercatori dell’università di Los Angeles hanno pubblicato i risultati di uno studio secondo cui l’incidenza di ADHD tra gli adolescenti in Finlandia, insieme alle difficoltà di funzionamento cognitivo e relativi disturbi emotivi come la depressione, erano praticamente identici ai tassi tra gli adolescenti negli Stati Uniti. La vera differenza? La maggior parte degli adolescenti con A.D.H.D. negli Stati Uniti sono stati trattati con farmaci, la maggior parte di quelli finlandesi no.

“Questo risultato genera dei dubbi circa l’utilizzo di farmaci come prima scelta di trattamento “

ha detto Susan Smalley, un genetista del comportamento dell’università della California e primo autore della ricerca.

In un ampio studio pubblicato l’anno scorso in The Journal of American Academy of Child & Adolescent Psychiatry i ricercatori hanno riportato che mentre la maggior parte giovani con ADHD traggono beneficio dai farmaci nel primo anno di utilizzo questi effetti generalmente svaniscono entro il terzo anno, se non prima.

“Non ci sono benefici a lungo termine nel prendere farmaci per il trattamento dell’ADHD. Ma la mindfullness sembra allenare le stesse aree del cervello caratterizzate da attività ridotta nei soggetti con ADHD.”

dice James M. Swanson, psicologo presso l’Università della California e autore dello studio. E aggiunge:

“Ecco perché la mindfullness potrebbe essere così importante. Sembra arrivare alle cause.”

A seconda di chi lo descrive, il controllo cognitivo può essere definito come il ritardo della gratificazione, la gestione degli impulsi, l’autoregolazione emotiva o l’auto-controllo, la soppressione di pensieri irrilevanti, la capacità di prestare attenzione o la velocità di apprendimento.

Questa capacità mentale particolare, dice la ricerca, predice il successo sia nella scuola che nella vita lavorativa .

Il controllo cognitivo aumenta dai 4 ai 12 anni, poi ha una fase di stallo, ha detto Betty J. Casey, direttore dell’Istituto Sackler per la psicobiologia dello sviluppo presso il Weill Cornell Medical College. Gli adolescenti infatti hanno difficoltà a reprimere i loro impulsi, come ogni genitore sa.

Ma l’impulsività ha il suo picco a circa 16 anni, dice la dott.ssa Casey, e intorno ai 20 anni lamaggior parte delle persone a raggiunge un livello di controllo cognitivo che sarà quello adulto. Tra gli adulti in buona salute, comincia a scemare sensibilmente tra i 70 e gli 80 anni, spesso si manifesta come incapacità di ricordare i nomi o le parole, a causa di distrazioni che la mente una volta avrebbe soppresso.

Rafforzare questa capacità mentale, suggeriscono gli specialisti, potrebbe essere particolarmente utile nel trattamento di ADHD e A.D.D.

Per farlo i ricercatori stanno testando la mindfulness: imparare a controllare i propri pensieri e sentimenti senza giudizi o altro reazioni. Piuttosto che focalizzarsi su un pensiero solo, la loro attenzione vaga liberamente e così rinnova la loro concentrazione.

Secondo un recente studio di Neurofisiologia Clinica , gli adulti con ADD beneficiano di una formazione alla mindfulness combinata con la terapia cognitiva; i loro miglioramenti nelle prestazioni mentali sono paragonabili a quelli ottenuti dai soggetti che assumono farmaci.

La mindfulness ha portato ad un calo degli errori dovuti all’impulsività, un problema tipico dell’ADD, mentre la terapia cognitiva ha aiutato i pazienti a essere meno severi con sé stessi rispetto ai propri errori o distrazioni.

La mindfulness sembra allenare i circuiti del cervello dedicati a sostenere l’attenzione, un fattore implicato nel controllo cognitivo, secondo una ricerca condotta da Wendy Hasenkamp e Lawrence Barsalou della Emory University.

In uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience, è stato studiato il cervello di persone allenate a meditare, mentre attraversavano quattro movimenti mentali di base: la concentrazione su un target, la presa di coscienza che la loro mente aveva divagato, portare di nuovo l’attenzione sul target, e mantenerla lì.

Questi movimenti sembrano rafforzare i circuiti neurali dedicati al mantenimento dell’attenzione su un obiettivo determinato.

La meditazione è un esercizio di controllo cognitivo che esalta “la capacità di auto-regolare le distrazioni interne”, ha affermato Adam Gazzaley, neuroscienziato dell’Università di San Francisco .

La sua ricerca mira a duplicare questi effetti con videogiochi che “mirano a stimolare i circuiti cerebrali senza il tipo di effetti collaterali che si hanno con le medicine.”

Con alcuni colleghi, ha progettato NeuroRacer , un gioco per anziani in cui questi devono reagire a segnali stradali che compaiono improvvisamente durante la guida su una strada tortuosa. Il gioco migliora il controllo cognitivo in soggetti che vanno dai 60 agli 85 anni, secondo uno studio pubblicato su Nature.

Stephen Hinshaw, specialista in psicopatologia dello sviluppo presso l’Università della California, Berkeley, ha detto che i tempi sono maturi per esplorare l’utilità di interventi non farmacologici come la mindfullness.

Il Dr. Swanson d’accordo . “Ero scettico fino a quando ho visto i dati” ha detto “ed i risultati sono promettenti.”

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

In quanti sono d'accordo con il fatto che per l'ADHD è opportuno usare questa forma di allenamento mentale invece magari di interventi dedicati alla famiglia e alle relazioni?

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Siamo troppo "connessi"? 5 motivi per il No - Psicologia Sistemica

Siamo troppo "connessi"? 5 motivi per il No - Psicologia Sistemica | Psicologia sistemica | Scoop.it
Quanto ci fa bene l'utilizzo di telefonini e computer? Molti criticano. ecco 5 motivi per cui, invece, bisognerebbe apprezzarli.
more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Gli ingredienti fondamentali del benessere psicologico

Gli ingredienti fondamentali del benessere psicologico | Psicologia sistemica | Scoop.it

 


Come sia più giusto spendere la propria vita è una domanda che pensatori e filosofi si pongono da millenni. E continuano a farlo oggi, affiancati dagli psicologi che studiano il misterioso concetto di benessere psicologico attraverso l’impiego di metodologie scientifiche. Una delle maggiori esperte internazionali del settore è la professoressa Carol Ryff, dell’University of Wisconsin-Madison americana, che ha pubblicato una revisione sul benessere psicologico, sulla rivista Psychotherapy and Psychosomatics. La prima distinzione da fare è tra un approccio alla vita finalizzato alla ricerca del piacere, edonistico, e uno finalizzato invece alla ricerca dell’espressione completa del meglio che c’è in ciascuno, approccio definito eudemonico. Quest’ultimo, proposto già da Aristotele nell’Etica Nicomachea, impone innanzitutto di diventare capaci di conoscere se stessi, poi di spendere la propria vita tentando di diventare pienamente ciò che si è, di dare piena voce al proprio talento.

In qualche modo le teorie scientifiche attuali danno credito all’approccio eudemonico alla vita, dal momento che riconoscono al benessere psicologico una natura molto articolata, fatta da tanti diversi aspetti. «Sono almeno sei i componenti del benessere psicologico, così come sono stati individuati dalla ricerca psicologica contemporanea - spiega Giovanni Fava, professore ordinario di Psicologia clinica dell’Università di Bologna e direttore della rivista Psychotherapy and Psychosomatics -. Questi sei componenti sono: autonomia, padronanza ambientale, crescita personale, relazioni positive con gli altri, scopo nella vita, auto-accettazione». «Essere autonomi - spiega il professor Fava - vuol dire regolare il proprio comportamento dall’interno e sentirsi in grado di essere indipendenti, resistendo alle pressioni sociali che spingono a pensare e ad agire in maniera conforme». «Un buon controllo sul proprio ambiente - prosegue - comporta l’abilità nel gestire le opportunità che si presentano e nell’affrontare le avversità, creando un contesto nel quale possano trovare espressione i propri valori».

 

 

 

«Avere un buon senso di crescita personale - aggiunge Fava - significa, invece, sentirsi all’interno di un processo di continuo miglioramento di se stessi, essere aperti a nuove esperienze, avere la sensazione di realizzare il proprio potenziale». «Le buone relazioni con gli altri - continua l’esperto - si manifestano attraverso la capacità di sviluppare empatia, affetti e vicinanza con le persone che ci circondano». «E ancora, avere un chiaro scopo nella vita - dice lo psicologo - vuol dire sentire di muoversi all’interno di una qualche direzione identificabile, con una continuità tra il passato e il presente, alla luce di obiettivi che diano significato alla vita. Infine, per il benessere personale è comunque molto importante avere un buon livello di auto-accettazione: accogliere tutti gli aspetti di sé, anche quelli meno positivi, senza voler a tutti i costi essere diversi dalla propria natura». Sulla base di questi elementi, da diversi anni sono state costruite scale di valutazione del benessere personale, che hanno consentito agli psicologi di studiare sul campo l’elusivo concetto di benessere psicologico, soprattutto quello relativo all’approccio eudemonico, più complesso e sfaccettato.

Un aspetto che ha attratto l’attenzione dei ricercatori è come cambia il benessere psicologico con il trascorrere dell’età. Se i giovani hanno l’impressione di migliorare con il tempo e di vedere definirsi il proprio scopo nella vita, gli adulti e ancor più gli anziani fanno fatica a mantenere alto il livello di questi elementi, vedendo prospettarsi piuttosto l’inevitabile declino. «I risultati degli studi indicano che un più alto livello di benessere può essere predetto dal sentirsi più giovani, ma non dal voler essere più giovani - dice Carol Ryf -. Secondo uno studio, gli adulti che si percepiscono più giovani di quanto realmente sono, tendono ad avere un benessere maggiore. L’età soggettivamente percepita è stata comparata con l’età reale, il che ha consentito di effettuare una valutazione del realismo e dell’illusione nell’autovalutazione. Questo studio ha mostrato che a tutte le età un maggior realismo e minori illusioni predicono un funzionamento migliore, compreso un più alto livello di benessere». Molto importanti per il benessere psicologico sono comunque le caratteristiche psicologiche di base di ciascuno. Le ricerche hanno dimostrato che le persone più aperte alle nuove esperienze danno impulso alla propria crescita personale, e l’essere ben disposti verso gli altri facilita le relazioni.

L’ottimismo ha effetti positivi attraverso la sensazione di controllo sull’ambiente circostante, mentre uno stabile livello di autostima favorisce l’autonomia personale e l’individuazione di una direzione per la propria vita. Essere capaci di regolare le proprie emozioni, e di rimetterle in discussione, è un predittore positivo del benessere personale, mentre sopprimerle è un predittore negativo, così come lo è un intenso desiderio di avere una vita diversa da quella che si ha. In quest’ultimo caso la situazione si inverte quando si è effettivamente in grado di capovolgere la vita secondo le proprie aspirazioni. Poi c’è la vita familiare, con i suoi molteplici ruoli di genitori, figli, marito o moglie, fratello o sorella, spesso vissuti in contemporanea. La ricerca indica che più questi ruoli sono vissuti con investimento personale, più tendono a generare benessere psicologico. Ad esempio, donne istruite che vivono ruoli familiari molteplici mostrano maggiori livelli di autonomia personale. Chi sente di essere utile alla propria famiglia delinea più chiaramente uno scopo nella vita, elemento particolarmente significativo per gli uomini. Importanti anche i rituali familiari, come il ritrovarsi durante le feste, la cui funzione positiva è stata rilevata da ricerche effettuate sia tra gli adolescenti sia tra gli adulti. Sull’altro versante ci sono gli aspetti negativi del divorzio oppure della morte del coniuge, specie per le donne, anche se dopo il divorzio elemento cruciale per l’equilibrio psicologico è trovare rapidamente un nuovo senso alla vita.

Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Importante questa sintesi dei risultati della ricerca in tema di benessere. L'articolo è molto denso di spunti, sembra comunque che uno dei fattori più importanti in tutte l'età della vita sia il "senso" che si riesce a dare alla propria esistenza.

 

Questo è sicuramente uno degli ambiti nei quali gli psicologi possono trovare più applicazioni e non solo nella psicologia clinica.

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Alla Canonizzazione dei Papi anche un gruppo di psicologi volontari

Alla Canonizzazione dei Papi anche un gruppo di psicologi volontari | Psicologia sistemica | Scoop.it

26 Aprile 2014 ore 16:14 - Protezione civile, forze dell'ordine, vigili urbani, ma anche mediatori culturali e psicologi. In occasione della canonizzazione dei due Papi che si terra' domani in campo anche coloro che potranno cosi' aiutare turisti e pellegrini in situazioni "di panico" per il forte afflusso. "Sono previsti 25 mediatori culturali - ha spiegato il direttore della Protezione civile di Roma Capitale, Mario Vallorosi, durante la visita del sindaco di Roma, Ignazio Marino, alla Sala operativa - dislocati nell'area del Vaticano, nei parcheggi e nelle postazioni mediche. Daranno informazioni ai pellegrini polacchi.


Ci saranno anche 20 psicologi volontari di diverse associazioni che potranno essere d'aiuto in momenti di stess o per eventuali attacchi di panico".

more...
No comment yet.
Scooped by Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net
Scoop.it!

Quante cose puoi indovinare dalla voce di una persona?

Quante cose puoi indovinare dalla voce di una persona? | Psicologia sistemica | Scoop.it
Il nostro cervello deduttivo non si smentisce neppure quando siamo al telefono o mentre ascoltiamo qualcuno che parla alla radio. E ci permette di scoprire qualcosa di più del nostro interlocutore dalla sua voce. Ma questa può anche trarci in inganno.Secondo alcune ricerche le donne prediligono gli uomini con la voce meno acuta e più profonda. Ma dal punto di vista riproduttivo non sempre è una buona scelta. Cosa siamo in grado di capire di una persona, semplicemente parlandole al telefono? L'età? La provenienza geografica? L'umore? Sì, e non soltanto questo. Scienziati e psicologi sono convinti che la voce umana possa darci almeno 4 informazioni preziose in più sul nostro interlocutore. Ma non sempre tutto fila liscio. E anche il nostro cervello può essere ingannato.

1. L'altezza
Secondo uno studio presentato nel 2013 a un meeting dell'Acoustical Society of America, ascoltare anche solo poche righe pronunciate ad alta voce ci permetterebbe di distinguere il più alto tra due speaker e anche di mettere un gruppo di cinque persone in fila in base alle loro altezze, con una certa precisione. Una chiave per decifrare tale caratteristica fisica, potrebbe trovarsi nell'intonazione: le persone più alte tendono ad avere voci dal tono più profondo. 

2. L'età
Nel 2010 alcuni ricercatori hanno chiesto a 97 persone di ascoltare le voci di 100 persone di età tra i 2 e i 67 anni, scoprendo che i volontari riuscivano a indovinare spesso a quale fascia di età appartenessero gli speaker. E sebbene tendevano a sottostimare l'età esatta degli uomini i 45 e i 67 anni, in compenso quasi tutti si dimostravano bravi a identificare le voci dei bambini e quelle degli adolescenti (la ricerca è stata in seguito pubblicata sul Journal of Social, Evolutionary and Cultural Psychology).

3. Se (un uomo) è etero o gay
Secondo gli psicologi dell'università dell'Ohio (Usa) gli ascoltatori più attenti potrebbero individuare se il loro interlocutore è gay, semplicemente sentendolo parlare per pochi istanti. Ai volontari di un esperimento è infatti bastato sentire le prime due sillabe di una parola inglese come "mass" o food" per riuscire a distinguere nel 75% dei casi gli uomini eterosessuali da quelli di orientamento gay. 
L'informazione "chiave" in questo caso sembra essere contenuta nel suono delle vocali. Ma i ricercatori non hanno abbastanza dati per esserne sicuri, visto che lo studio è stato condotto sulle voci di un campione ristretto di 14 persone. 

4. Se è una persona sensuale
Il protagonista del film Her (Lei) di Spike Jonze, si innamora del sistema operativo del suo smartphone, dotato di una voce particolarmente sensuale (quella dell'attrice Scarlett Johansson). Ma se è vero che una voce può indurci in tentazione, non è detto che mantenga le promesse. 
Uno studio pubblicato nel 2013 sulla rivista Plos One ha rivelato che se è vero che gli uomini preferiscono le donne dalla voce più acuta (che si accorda con un corpo più esile), le donne preferiscono voci maschili profonde, perché le ritengono più virili. Ma in tal caso la voce potrebbe ingannarle: secondo un altro studio pubblicato nel 2011 da Plos One, gli uomini con voce bassa tendevano ad avere spermatozoi di qualità inferiore rispetto alle loro controparti dalle voci più acute.

E non sempre possiamo capire se…
...Un attore sta mascherando la sua voce. Lo dice un altro studiopresentato all'edizione del 2013 del meeting della Acoustical Society of America, secondo cui un algoritmo informatico è in grado di battere gli esseri umani nello scoprire se un doppiatore esperto cambia la sua voce. Il computer è avvantaggiato perché è in grado di verificare le variazioni della frequenza del tono vocale, mentre noi ci lasciamo distrarre da altri fattori.
Davide Baventore - www.psicologiasistemica.net's insight:

Interessante per lo psicologo capire come il linguaggio non verbale influenzi la comunicazione.

 

In questo caso si parla di voce, quindi di una forma di comunicazione che - con gli attuali mezzi - non necessità nemmeno della vicinanza fisica degli interlocutori come ad esempio succede nelle conversazioni telefoniche.

 

Studi di questo tipo potrebbero essere fatti anche sulla comunicazione via chat: quali indizi si possono ricavare dalla struttura della conversazione attraverso mediata dal computer?

more...
No comment yet.