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Ebook - Tre step per gestire l’ansia sociale

Ebook - Tre step per gestire l’ansia sociale | Psicologia e dintorni... | Scoop.it
L'E-book "Tre step per gestire l’ansia sociale" è rivolto a tutti quelli che vivono con ansia le relazioni sociali.


Dopo una breve descrizione di cosa è la fobia sociale, viene suggerito un percorso a tre step per cercare di gestire al meglio le situazioni ansiogene.


INDICE


PARTE PRIMA - Proviamo a definire l’ansia sociale

Una compagna di vita...

Soffro di ansia sociale se sono timido?
Ci provo in tutti i modi, ma proprio non ci riesco!


PARTE SECONDA – Tre step per la gestione dell’ansia sociale

STEP 1: la debolezza svelata si trasforma in coraggio
STEP 2: elencare per ridimensionare
STEP 3: funziona, se ci credi


Per scaricare l'ebook gratuitamente


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Daniela Benedetto's comment, July 29, 2013 3:56 PM
L'ansia sociale e' la nuova patologia che caratterizza la nostra vita quotidiana. Il libro e' molto ben fatto e dopo averlo letto attentamente posso dire che mi e' piaciuto e lo raccomanderei comunque a chiunque abbia a che fare con la collettivita'.
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30 cose che devi smettere di fare per migliorare te stesso |

30 cose che devi smettere di fare per migliorare te stesso | | Psicologia e dintorni... | Scoop.it

Queste sono alcune idee da cui partire:

Smettila di perdere tempo con le persone sbagliate. -  La vita è troppo corta per sprecare tempo con chi ti succhia via la felicità. Se qualcuno ti vuole nella sua vita deve farti spazio, non dovresti lottare per un posto. Non insistere con qualcuno che non comprende il tuo valore. E ricorda, un vero amico ti sta accanto quando sei al peggio, non quando sei al meglio.Smettila di scappare dai problemi. – Guardali in faccia. No, non sarà più facile, non c’è nessuno al mondo in grado di affrontare senza sforzo ogni difficoltà che si presenta. Non siamo fatti per risolvere i problemi in un istante, siamo fatti per arrabbiarci, per essere tristi, per inciampare e cadere. Perché questo è lo scopo della vita: affrontare i problemi, adattarci, e plasmarci come individui.Smettila di mentire a te stesso. – Puoi mentire a chiunque ma non puoi mentire a te stesso. La nostra vita migliora quando affrontiamo delle sfide, e la sfida più grande è essere onesti con se stessi.Smettila di buttare nel dimenticatoio le tue esigenze. – La cosa più dolorosa è perdere se stessi perché si ama troppo qualcun’altro, e dimenticarsi quanto anche tu sei speciale. Certo, aiuta gli altri; ma aiuta anche te stesso. Se c’è un momento per seguire le tue passioni e fare qualcosa che conta per te, quel momento è adesso.Smettila di cercare di essere qualcuno che non sei. – Una delle più grandi sfide della vita è essere se stessi e non cercare di emulare gli altri. Ci sarà sempre qualcuno più bello, più intelligente, qualcuno più giovane, ma non sarai mai tu. Non cambiare per essere amato. sii te stesso e le persone giuste ti ameranno per quello che sei.Smettila di rimanere legato al passato. – Non puoi scrivere il prossimo capitolo della tua vita se continui a rileggere l’ultimo.Smettila di aver paura di commettere errori. - Provare a fare qualcosa e fallire è dieci volte meglio che non provarci affatto. Ogni successo porta dietro di sè una scia di fallimenti, e ogni fallimento ti guida verso il successo. Rimpiangerai molto di più le cose che non hai fatto rispetto a quelle che hai fatto.Smettila di rimproverarti per vecchi errori. – Si può amare la persona sbagliata e piangere per le cose sbagliate, ma una cosa è sicura, gli errori ci aiutano a trovare le persone e a fare le cose giuste per noi. Tutti commettiamo errori, tutti cadiamo e rimpiangiamo cose del passato. Ma tu non sei i tuoi sbagli, tu non sei i tuoi fallimenti, tu sei qui adesso con il potere di creare il tuo futuro. ogni cosa che ti è capitata nella vita è servita per prepararti al futuro.Smettila di cercare di comprare la felicità. – Molte delle cose che desideriamo sono costose, ma la verità è che le cose importanti nella vita sono gratis: l’amore, le risate, e seguire le nostre passioni.Smettila di cercare la felicità negli altri. - Se non sei felice con te stesso, non sarai mai felice con nessun’altro. Devi crearti il tuo equilibrio nella vita prima di condividerlo con qualcun’altro.Smettila di essere inattivo. – Non pensare troppo alle cose o creerai problemi che non esistono. Valuta la situazione e prendi decisioni immediate. Non puoi cambiare quello che ti rifiuti di affrontare. Fare progressi implica assumersi dei rischi.Smettila di pensare di non essere pronto. – Nessuno si sente al 100% quando arriva un’opportunità. Perché tutte le opportunità che ci si presentano davanti nella vita ci spingono a crescere e ad uscire dalla nostra zona di comfort, il che significa che non siamo completamente a nostro agio all’inizio.Smettila di coinvolgerti in relazioni per le ragioni sbagliate. – Le relazioni vanno scelte con saggezza, è meglio stare soli che in cattiva compagnia. Non bisogna sforzarsi, se qualcosa è giusto nascerà spontaneamente, con la persona giusta, al momento giusto e per le ragioni giuste. Innamorati quando sei pronto, non quando sei solo.Smettila di rifiutare nuove relazioni solo perché quelle vecchie non hanno funzionato. – Un giorno realizzerai che c’è una ragione per ogni persona che hai incontrato. Qualcuno ti metterà alla prova, qualcun’altro ti useraà e qualcun’altro ti insegnerà qualcosa. Qualcuno tirerà fuori il meglio di te.Smettila di competere con tutti. -  Non preoccuparti di quello che gli altri sanno fare meglio di te. Concentrati nel superare i tuoi obiettivi ogni giorno. Il successo è una lotta tra te stesso. Leggi tutto su: http://oltreuomo.com/magazine/30-cose-che-devi-smettere-di-fare-per-migliorare-te-stesso/
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Ottimi spunti da cui partire per iniziare a creare un #cambiamento #positivo intorno a noi.

 

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Insegnate ai figli un po’ di fallimento

Insegnate ai figli un po’ di fallimento | Psicologia e dintorni... | Scoop.it

Orrore! Bestemmia! Insegnare ai bambini “un po’ di fallimento”? Sembra di sentire migliaia di mamme agguerrite alzare la voce tutte insieme, non soltanto le americane -tutte convinte che i figli si laureeranno ad Harvard e diventeranno presidenti- ma anche le europee, e le italiane in particolare che da generazioni ormai crescono i figli sulla base di: il mio bambino non sbaglia mai, il torto ce l’ha l’insegnante non mio figlio, oppure, lui è il migliore di tutti.

Un momento, dicono oggi gli esperti, cominciamo a frenare un attimino. Ricordiamo ai nostri figli che prima di tutto sono esseri umani e che l’uomo ha un “pregio” speciale: quello di sbagliare spesso e di imparare dagli errori. Contro le mamme “elicottero” (ovvero quelle sempre pronte a mostrare al mondo i successi dei figli) il canadese Paul Taugh, autore del libro HOW CHILDREN SUCCEED -Come i bambini hanno successo- edito prossimamente da Rizzoli, propone invece l’esempio di una maestra di New York che ha portato una intera classe di ragazzini disagiati e con problemi a vincere i campionati nazionali di scacchi.

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Condivido il pensiero espresso in questo articolo.

E' necessario insegnare ai propri figli il senso dello sbaglio, accettando prima di tutto noi la possibilità dell'errore.

Solo imparando a perdere e a sbagliare, cresceranno forti e capaci di "scalare le montagne", viceversa, il rischio sarà, che crescano potenzialmente dei grandi perdenti!

 

Davide Algeri

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Daniela Benedetto's comment, August 29, 2013 11:26 PM
Inseganre il senso dello sbaglio si ma senza traumatizzare e sempre seguendo la direzione dell'alternativa che va comunque spiegata al bambino.
Simonetta DiGiovanni's comment, August 31, 2013 1:37 AM
Forse, semplificando, potremmo parlare di un sano senso di "realtà" : sia relativo al mondo "interno" del bambino, sia al mondo esterno. Il problema è: ai genotori appartiene questo "senso di realtà" ?
Luana Gollin - www.psicologia-benessere.eu's curator insight, December 4, 2013 7:13 AM

Non aver fatto l'esperienza di sbagliare, di fallire, non da la possibilità al bambino di rialzarsi e vedere che ce la fa comunque e nonostante tutto, aumentando la propria autostima e il senso di sè. Questo si riflette e si paga da adolescente, quando subire una frustrazione, il pericolo di sbagliare, attanaglia fino a paralizzare. L'adolescenza è l'età del mettersi in gioco per prove ed errori, ma se gli errori vengono visti come entità non superabili, l'adolescente si congela e non va più avanti nel percorso evolutivo.

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Psicologia online, la fine della psicologia classica?

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Sarebbe stato provato che sottoporsi ad una terapia psicologica online per curare la depressione avrebbe la stessa efficacia di una seduta vis-à-vis. Unascoperta dei ricercatori dell’Università di Zurigo e dell’ateneo di Lipsia, che potrebbe destabilizzare le tradizionali sedute sui confortevoli divani in pelle. Dato che, su 62 pazienti affetti dal disturbo dell’umore, 32 avrebbero reagito positivamente alla terapia comportamentale a distanza. Diversamente dai colleghi affidati alle stesse cure, ma seguiti di persona. Ma gli scienziati calmano gli animi. E prima di prendersi i meriti, precisano la necessità di ripetere lo studio su campioni più ampi. Cosa direbbe Freud dello psicologo online?

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La psicologia si sta indirizando sempre più verso l'utilizzo delle nuove tecnologie.

Anche quest'anno noi del Servizio Italiano di Psicologia Online (www.psicologi-online.it), abbiamo realizzato un rapporto all'interno del quale abbiamo inserito i dati della ricerca effettuata mediante lo sportello di prima accoglienza via facebook (http://www.psicologi-online.it/la-ricerca-parallela-al-servizio.html).

Quest'anno abbiamo lanciato la ricerca via skype e i risultati si stano mostrando molto soddisfacenti.

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Essere multitasking davanti alla tv "può essere sintomo di depressione" - Repubblica.it

Essere multitasking davanti alla tv "può essere sintomo di depressione" - Repubblica.it | Psicologia e dintorni... | Scoop.it
Secondo i ricercatori della Michigan State University usare dispositivi, come smartphone o pc, mentre si è davanti alla televisione può essere correlato a stress psicologico o ansia.
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Interessante come ricerca, anche se le dichiarazione mi sembrano un pò troppo esagerate. A maggior ragione, visto che ancora si è in attesa di sviluppi.

Di sicuro le nuove tecnologie, oggi più che mai assorbono le nostre energie, distogliendoci da altre cose importanti, come le relazioni. Ma da qui a dire che chi ne fa uso davanti alla tv soffre di ansia e depressione, mi sembra che ce ne passi, o no?

 

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Psicoanalisi: ma il lettino ci fa bene o ci fa male?

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"Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio": per James Hillman, psicoanalista americano scomparso un anno fa, il fallimento della psicoanalisi è inequivocabile. In un secolo non è riuscita a curare il malessere dell’uomo e non ha creato un mondo migliore, anzi "ha perso di vista il mondo esterno".

Ma davvero stanno così le cose? La domanda è ricorrente come le stagioni. Era il 29 novembre del ’93 quando Time pubblicava in copertina una foto in dissolvenza del padre della psicoanalisi domandandosi nel titolo: "Is Freud dead?". Gli attacchi si sono poi succeduti: dal Libro nero della psicoanalisi di Catherine Meyer agli strali dell’ateista Michel Onfray. Elisabeth Roudinesco, la biografa di Jacques Lacan, s’è tuttavia sempre opposta alla marcia funebre per la psicoanalisi. Una scienza umana, secondo lei, ancora in grado di difendere il soggetto dall’invadenza della tecnica e in particolare della tecnica medica.

Dibattito aperto, sta di fatto che sono sempre meno quelli che si stendono sul lettino. Negli ultimi tre anni il calo di pazienti in Italia è stato del 20 per cento. "La crisi della psicoanalisi c’è ed è clamorosa" sintetizza Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta fondatore della scuola di psicoterapia cognitiva interpersonale. Motivo? "Non risponde alle esigenze di cura e tende a creare dipendenza. Non sono infrequenti casi di analisi che durano decenni. Nessuna delle grandi premesse freudiane peraltro oggi ha senso. Tutto il grande tema edipico, per esempio, è superato: il padre oggi non è il poderoso fantasma dei tempi di Freud".

Il tema dominante semmai oggi è la precarietà prodotta dalla crisi economica. Per questo Donata Francescato, docente di psicologia di comunità alla Sapienza di Roma, invita la psicoanalisi a spostare il suo orizzonte dal romanzo familiare a quello sociale e mediatico. "In un momento di crisi in cui si perde il lavoro e non ci sono prospettive di futuro, è difficile per la psiche lavorare bene. Gli eventi interni non sono scollegati da quelli esterni".

La crisi di utenza viene però spiegata dalla società psicoanalitica in maniera più banale rispetto alle accuse di inefficacia: semplicemente molti pazienti non riescono a onorare le spese economiche e scelgono di ridurre il numero delle sedute settimanali. Eppure, c’è una vitalità della psicoanalisi che la crisi non può fermare, come sostiene Claudio Risé, saggista e psicoterapeuta junghiano: "La dichiarazione sul fallimento della psicoanalisi di Hillman è banale. La psicoanalisi non è una scienza politica, non ha mai avuto la funzione di migliorare il mondo e il potere per farlo. Ha però migliorato molti individui trasformandone le pulsioni aggressive, sviluppando in loro l’eros a scapito della pulsione di morte. Poi certo il mondo è cambiato, oggi la vita è più compulsiva rispetto ai tempi di Sigmund Freud e di Carl Gustav Jung".

Leggi tutto: http://cultura.panorama.it/arte-idee/psicoanalisi-lettino-bene-male
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Personalmente credo che in ogni tipo di approccio si debba essere disposti a rinnovarsi, per non rischiare di diventare obsoleti. Del resto, noi psicologi, per primi dobbiamo essere disposti al cambiamento, altrimenti non possiamo stupirci che i nostri pazienti non riescano a fare lo stesso.

Tovo molto utile lo spunto della dott.ssa Francescato, che invita la psicoanalisi a spostare il suo orizzonte dal romanzo familiare a quello sociale e mediatico. Ma questo o qualche altro cambiamento sarà mai possibile?

 

Mi piacerebbe sentire cosa ne pensa chi è veramente coinvolto.

 

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Con i tablet da Homo Sapiens a "HOMO 2. 0"

Con i tablet da Homo Sapiens a "HOMO 2. 0" | Psicologia e dintorni... | Scoop.it
(AGI) - Roma, 12 dic. - "L'era digitale rappresenta per la specie umana un vero e proprio salto evolutivo. Siamo di fronte a una rivoluzione storica pari solo a quella dell'invenzione della scrittura".

I protagonisti del passaggio epocale sono i bambini e gli adolescenti di oggi, quelli che vediamo trascorrere la maggior parte del loro tempo su consolle e social network, quelli che non telefonano ma scrivono in chat o con whatsApp, quelli che non parlano ma postano, quelli che prima di impararare a scrivere o leggere gia' smanettano con smartphone e tablet di mamma e papa': i cosiddetti nativi digitali.

"A partire dal 1994, con quella che abbiamo definito 'Generazione Z', il genere umano subisce un'evoluzione: il passaggio dall'Homo sapiens sapiens all'Homo 2.0. Una nuova umanita' figlia di cellulari e videogiochi, dotata di un cervello che sfruttera' in modo diverso dal nostro, sta modificando le proprie capacita' cognitive. La sua mente da analogica sta diventando tecnoliquida, cioe' dotata di modalita' di funzionamento alternative, che tenderanno a soppiantare quelle tradizionali". "Le menti dei nativi digitali sono strutturate in modo da essere integrate con la tecnologia", spiega la psicoterapeuta, "l'apprendimento che un tempo si realizzava attraverso la mediazione simbolica della letto-scrittura e' stato in buona parte soppiantato dal touch screen, con il quale non si deve fantasticare o ipotizzare molto; piuttosto, manipolare velocemente delle icone". Il processo e' inarrestabile: "Possiamo immaginare le nostre quotidiane attivita' di interazione con gli schermi (bancomat, telefoni touch screen, tablet) come la ratifica, tocco dopo tocco, dell'istaurarsi dell'era del dominio della percezione sull'immaginazione. Conoscere qualcosa attraverso un manuale d'uso, comprendendo il suo funzionamento, significa investire molto tempo, mentre provare e sbagliare alcune volte per poi "indovinare" i movimenti giusti sembra molto piu' economico".(AGI) .
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Le generazioni "fluide", è così che si ritroveranno ad essere inevitabilmente in nostri figli.

Molto probabilmente quindi, l'educazione in grande parte, si orienterà verso l'utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, per evitare che si creino dei piccoli "deviati tecnologici"

 

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10 modi per ritrovare il sonno

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Tra gli effetti di questo cambiamento, ci sono i disturbi del sonno che insorgono a causa delle “perturbazioni” che l’ora solare crea sui ritmi circadiani che regolano importanti attività fisiologiche, prima tra tutte il ciclo sonno-veglia. Gian Luigi Gigli, Direttore della Cinica Neurologica e della Scuola di Specializzazione in Neurologia dell’Università di Udine e past-president dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno, spiega quali sono le regole di “igiene del sonno” che possono aiutarci a far pace con Morfeo.



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Sicuramente innovativo il taglio dato a questo articolo, che offre dei validi spunti da seguire per un sonno tranquillo

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Consigli per combattere le ansie contemporanee

Consigli per combattere le ansie contemporanee | Psicologia e dintorni... | Scoop.it
I racconti del cuscino. Proprio l’obiettivo che si sono posti gli psicologi per i popoli, tra i primi a soccorrere i rifugiati in Emilia dopo il sisma. «Condividere emozioni e vissuti con altre persone. Non vergognarsi di avere paura. Cercare un ascolto esterno all’esperienza traumatica. Ripristinare routine quotidiane come il mangiare assieme e dormire...», sono alcuni tra i consigli contenuti nel loro prontuario per la gestione dello stress traumatico. Per quanto lodevoli, queste iniziative non sempre sono suffcienti. Ne sanno qualcosa all’università di Pittsburgh (Usa), dove da anni studiano soluzioni per i veterani di Iraq e Afghanistan perseguitati da sensazioni fantasma (l’odore del sangue, il rumore delle esplosioni...) legate alla sindrome da stress post traumatico. Dopo lunghe ricerche hanno capito che la prima cosa da ripristinare è un sonno senza incubi. Anne Germain, a capo dell’équipe, ci sta provando con due diverse strategie: una farmacologica a base di Prazosin, un vecchio antipertensivo che tra gli “effetti collaterali” annovera una miglior circolazione cerebrale e la riduzione dei brutti sogni. E una psicologica, l’Imagery Rehearsal Therapy, che consiste nell’immaginare un bel sogno, scriverlo e ripensarlo più volte al giorno. I risultati di questo condizionamento sono incoraggianti.


La lista dei calmanti. «La mente è capace di grandi cambiamenti, il cervello è molto plastico», conferma lo psichiatra Matteo Rampin. «E se un brutto ricordo non può essere cancellato (almeno per ora tecniche come quella usata nel flm Se mi lasci ti cancello sono ancora fantascienza), sicuramente può essere rielaborato, e il suo impatto limitato. Le ferite non spariscono, ma se adeguatamente trattate diventano cicatrici, cioè tessuto più resistente. Con un po’ di buon senso - o un sostegno esperto, a volte irrinunciabile - anche le esperienze peggiori possono diventare opportunità di crescita». A proposito di buon senso, Larry Rosen ricorda: «Le neuroscienze ce l’hanno dimostrato, ci sono molte attività in grado di calmare la “tech anxiety” e ridurre le sensazioni fantasma: a cominciare da una conversazione - non virtuale - con un amico. A volte bastano due minuti di meditazione, un salto in palestra, una passeggiata nella natura, la telefonata al fidanzato: il cervello sa istintivamente cosa fare per star bene. Ciò che mi rilassa di più è leggere qualche pagina di un buon romanzo, con un calice di vino. Ma ciascuno dovrebbe farsi una personalissima lista di “calmanti”, e attingervi a rotazione per una decina di minuti ogni paio d’ore». La miglior pillola contro le pillole.


Effetto inception. Possibile scacciare ansie e fantasmi diurni riformulando i sogni, ma senza lasciarseli sfuggire di mano, come era accaduto a Di Caprio nel film Inception? Stephen LaBerge, dell’università di Standford, ne è convinto. Dagli anni Ottanta studia i cosiddetti sogni lucidi, una sorta di palestra virtuale per il cervello in cui è possibile simulare performance sportive ma anche situazioni di paura, rendendole più familiari e quindi meno ansiogene (pare che Albert Einstein fosse un sognatore lucido). Per utilizzare la tecnica anche di notte e trasformare in una piacevole avventura il peggiore degli incubi, LaBerge ha creato dei dispositivi chiamati Dreamlight e NovaDreamer. Si tratta di maschere da indossare a letto, in grado di individuare la fase rem del sonno ed emettere dei flash lampeggianti per indurre il cervello a entrare nel sogno immaginato di giorno. La scienza ufficiale non si è mai pronunciata, ma molti terapeuti usano queste tecniche per correggere fobie e sensazioni fantasma (lucidity.com).


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Interessanti gli spunti presenti in questo articolo. Da terapeuta strategico, credo, che la "lista dei dei calmanti" potrebbe avere un buon impatto. :)

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Facebook, il tradimento e i divorzi

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Davide Algeri: mi è capitato più volte nella mia esperienza clinica che il "traditore" fosse scoperto dal partner di un suo tradimento su Facebook, proprio perchè non aveva cancellato tutte le prove. A mio avviso è come se chi tradisce volesse comunicare al proprio compagno o compagna "svegliati o mi perderai". 


Tratto dall'articolo: Facebook, Twitter e gli altri social network sono fonte di scappatelle o avventure finite male: aumenta il numero dei "divorzi 2.0".


Cresce infatti il numero di chi utilizza Internet per evadere, abbandonandosi a relazioni extraconiugali con persone conosciute in Rete. Tradimenti a tutti gli effetti, ma nati sugli schermi di computer, smartphone o tablet, che spesso finiscono per lasciare dietro di sé una lunga scia di prove, messaggi, fotografie e filmati destinati a finire sotto gli occhi del partner.

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10 regole per il controllo sociale

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1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.


2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato «problema – reazione – soluzione». Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare.


3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi.


4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come «dolorosa e necessaria» guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. 


5 – Rivolgersi alla gente come ai bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende a usare un tono infantile. 


6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…


7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche e i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. 


8 – Stimolare il pubblico a essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…


9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto-svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!


10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario fra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca se stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo e un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.


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A cura di Davide Algeri - Psicologo Milano

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Davide Algeri: Guardacaso quando mi trovo a rileggerle, mi vengono in mente alcuni comportamenti dei politici. Sarà un caso?

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Quali sono le peggiori paure dei lavoratori?

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Il licenziamento è la paura più grande che si vive sul posto di lavoro, talvolta, causato dalla mancanza di diritti nei contratti che vengono firmati: così le donne si trovano a perdere il lavoro per una gravidanza e molti per una malattia.

L’umiliazione pubblica è tra queste: fare una brutta figura davanti a tutti (cadere, macchiarsi l’abito buono), essere sgridati (e quindi umiliati) pubblicamente dal capo, di essere colti in fallo sono tutte paure legate al momento, ma che si amplificano perché potrebbero diventare la causa di un licenziamento.

La paura di ammalarsi perché un’assenza prolungata rischia di mettere in serio pericolo il posto di lavoro.
Oltre alla paura di essere licenziati, ce ne sono alcune che sono strettamente connesse all’ambiente lavorativo. La prima è quella di dover litigare tutto il giorno con i colleghi. Un ambiente stressante, ricco di conflitti, genera stress e rende invivibile il lavoro stesso.
Lo stress sul lavoro per un ambiente difficile o conflittuale può trasformarsi in un’altra grande paura: quella di rimanere bloccati al lavoro ben oltre il tempo limite.
A questo punto, passare dallo stress a un problema fisico ben più serio può essere un passo breve.


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Autostima: ecco come migliorarla

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Davide Algeri: per migliorare l'autostima spesso è necessario essere guidati verso un percorso che si co-costruisce insieme al terapeuta. Ma trovo utile partire da questi suggerimenti come punto di partenza per iniziare a costruire qualcosa di buono per sè e in modo autonomo.


Tratto dall'articolo:

Ma si può migliorare, si può fare un lavoro su se stesse per accrescere la fiducia e la sicurezza in se stesse. Ecco come:

  1. Acquisire consapevolezza - Innanzitutto, è necessario prendere consapevolezza della propria mancanza di autostima: occorre comprendere che il senso di incapacità non è altro che una situazione psicoemotiva che può essere superata. Imparare a conviverci è fondamentale. Bisogna capire che non sempre si può riuscire in un obiettivo, che si può fallire, ma è umano. I fallimenti si possono superare, fortificano, rendendoci poi capaci di superare ogni cosa.
  2. Pensare positivo - Sorridere e pensare positivo è d’obbligo. E per raggiungere nuovi successi non c’è niente di meglio di ripensare a quelli già raggiunti. Basta riflettere sulla propria vita quotidiana, per rendersi conto di quante volte si sono fatte cose speciali e per essere stimolati a farne ancora.
  3. Non si può piacere a tutti - Non si può di certo piacere a tutti, pertanto non occorre cercare la propria sicurezza nell’approvazione altrui, ma solo di se stessi. Se si ha stima di se, automaticamente l’avranno anche gli altri e viceversa.
  4. Fare esercizio fisico – Lo sport migliora l’umore. Gli antichi dicevano “mens sana in corpore sano”, ed è proprio così: quando ci si sente in forma l’autostima aumenta.
  5. Curare il proprio aspetto - L’immagine che abbiamo di noi stessi ha un impatto determinante sulla nostra autostima: curando quotidianamente il nostro aspetto possiamo migliorarla, migliorando così anche la nostra autostima.
  6. Assecondare le proprie attitudini - Portare avanti i propri principi e le propensioni naturali, non potrà che essere una scelta saggia. Ad esempio: se siete delle abili pittrici, ricavatevi del tempo per dipingere, la vostra autostima ne trarrà giovamento. Non sforzatevi di fare esclusivamente cose che non sono nelle vostre corde.


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A cura di Davide Algeri - Psicologo Milano


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10 buoni motivi per andare dallo Psicologo

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Ecco una sintesi dei luoghi comuni da sfatare e di credenze da modificare per scegliere in piena libertà se abbiamo bisogno di incontrare uno psicologo.

“Lo psicologo cura i matti”. L’errata convinzione che lo psicologo si occupa soltanto delle forme di psicopatologia è dura a morire. Questa poggia in parte sulla confusione esistente tra psichiatra e psicologo e in parte sulla mancata conoscenza riguardo agli ambiti di intervento psicologico che spaziano dalla promozione della salute, alla scuola, alle aziende.“Costa tanto”. Rivolgersi ad un professionista ha un prezzo, sia che si tratti del dentista, del cardiologo o di uno psicologo! La spesa economica a cui vogliamo sottrarci si traduce direttamente in termini di costo per la nostra serenità e benessere, sebbene questi ultimi siano difficilmente quantificabili.“Ci vogliano anni di terapia”. La durata dell’intervento psicologico non può essere definita a priori, a volte possono bastare anche pochi incontri. Tutto dipende dal motivo della consultazione e solo una parte di coloro che si rivolgono ad uno psicologo necessita di un intervento psicoterapico che compete esclusivamente allo psicoterapeuta.“Che cosa direbbero gli altri se sapessero che vado dallo psicologo?”. E’ importante sapere che esiste un codice deontologico che disciplina la professione secondo il quale lo psicologo ha il dovere di tutelare la privacy dei suoi clienti. Se non vuoi far sapere che ti sei rivolto ad uno psicologo basta solo che eviti di dirlo ad altre persone. Ciò, ovviamente, vale per qualsiasi altra prestazione sanitaria.“A me non serve aiuto. Come sempre ce la faccio da solo”. Spesso il gesto di chiedere aiuto viene considerato un atto di debolezza ma è inevitabile che prima o poi nel corso della vita capiti di aver bisogno dell’altro. Rivolgersi ad un psicologo quando si vive un malessere o si ha un problema è invece un atto di coraggio e di responsabilità verso se stessi.“Basta prendere dei farmaci”. La terapia farmacologica non può essere considerata un’alternativa. In determinati casi è necessario che questa sia integrata ad un trattamento psicologico in modo da consentire l’elaborazione dei vissuti piuttosto che evitare di parlare dei problemi.“Se vado dallo psicologo ne uscirò cambiato”. Quando si vive un disagio è perché qualcosa nella propria vita non è come dovrebbe essere. Rivolgersi ad uno psicologo per poter stare meglio richiede che si compia un processo di cambiamento, la trasformazione non è solo inevitabile ma necessaria per ritrovare il proprio benessere.“Quali garanzie ho che starò meglio?”. Lo psicologo può solo garantire della sua formazione professionale e sul suo impegno ad aiutarvi, se decidete di rivolgervi a lui imparerete ad accettare la vita anche senza garanzie.“I panni sporchi si lavano in casa”.  Il detto popolare in questo caso non è d’aiuto poiché i problemi è meglio affrontarli con una persona diversa da noi stessi portatrice di un altro punto di vista e capace di suggerire strategie alternative a quelle che siamo solite utilizzare.“Conoscendo le tecniche si può fare da soli”. L’efficacia di un intervento psicologico non è riducibile al solo impiego di tecniche specifiche il cui utilizzo avviene sempre all’interno di una relazione tra chi richiede aiuto e chi è disposto a darlo.
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Ancora oggi permangono le resistenze nel richiedere aiuto ad uno psicologo, anche se devo dire che nella mia esperienza noto giorno dopo giorno che le cose si stanno evolvendo.
Credo che si arriverà quanto prima ad inserire questa figura tra i professionisti di cui aver fiducia, se si comprenderà che un aiuto importante può arrivare anche all'inizio di un problema che si presenta nel quotidiano e non solo quando il problema si è ampiamente strutturato.

Seguitemi su www.davidealgeri.com
#psicologo #credenze #resistenze #aiutopsicologico

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Dario De Gennaro's curator insight, March 20, 2015 10:02 AM

Perchè andare dallo psicologo?

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Manuale per una sana conversazione

Manuale per una sana conversazione | Psicologia e dintorni... | Scoop.it

1. L’argomento fantoccio (straw man argument)
Rappresentare scorrettamente l’argomentazione dell’avversario, esagerandola o riportandola in modo caricaturale, anche mettendogli in bocca parole che non ha detto, con lo scopo di confutare più facilmente la sua tesi.


2. Cum hoc ergo propter hoc o Post hoc ergo propter hoc
Sostenere che una relazione tra due eventi – reale o percepita – sia necessariamente di tipo causale. Spesso si tende a presentare due cose accadute contemporaneamente (Cum hoc ergo propter hoc) o in sequenza (Post hoc ergo propter hoc) come l’una causa dell’altra, mentre la loro relazione potrebbe essere semplicemente una coincidenza, oppure potrebbero essere provocate dalla stessa causa.


3. Terreno sdrucciolevole
Sostenere che se avviene l’ipotesi A, allora di conseguenza accadrà anche l’ipotesi Z: quindi l’ipotesi A non deve verificarsi. Con questo meccanismo non si discute della bontà dell’ipotesi A ma si sposta la conversazione su una sua conseguenza estrema e soprattutto ipotetica.


4. Argomento ad hominem
Obiettare alle argomentazioni di qualcuno senza rispondergli nel merito ma attaccandolo personalmente, con lo scopo di indebolire la sua posizione.


Leggi l'intero articolo: http://www.ilpost.it/2014/01/03/lista-fallacie-logiche/

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Alcune logiche fallacie che utilizzano tecniche di #comunicazione #manipolativa che è bene conoscere per non farsi ingannare.

 

Segui le news di psicologia Pratica su http://www.davidealgeri.com/psicologia-pratica.html

 

#psicologo #milano

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La psicologia degli appuntamenti online

La psicologia degli appuntamenti online | Psicologia e dintorni... | Scoop.it

Se avessimo chiesto a due  innamorati qualche tempo fa  “come vi siete conosciuti?”, la risposta, pur variando, sarebbe per lo più stata: a una festa, in un bar, tramite amici comuni, al lavoro, in treno, in autobus, e così via. Da qualche anno però c’è almeno un’occasione in più per incontrarsi, piuttosto in crescita rispetto alle altre:  Internet. Quello del  dating online (incontri online) è un fenomeno infatti non da sottovalutare: secondo uno  studio di qualche tempo fa almeno il 20% delle coppie eterosessuali e oltre il 60% di quelle omosessuali intervistate aveva trovato l’anima gemella grazie a Internet. Modalità di incontro a parte, cambia qualcosa a livello psicologico tra le coppie nate online e quelle tradizionali? Se lo chiede  Alan Martin su  Wired.uk.co proponendo un’analisi sul tema. 

Di  siti di incontri online ne esistono ormai diversi ( OKCupid,  eHarmony,  Meetic,  Match, solo per citarne alcuni) ma tutti sostanzialmente funzionano allo stesso modo: si crea un profilo che rispecchi le proprie caratteristiche e le cose che si amano e ci si abbina una  foto. Il sistema, e l’utente, possono quindi cercare eventuali partner sulla base delle caratteristiche che più si preferiscono. In genere, nota Martin, le donne ricevono più messaggi di quanti ne ricevano gli uomini e praticamente tutti gli algoritmi implementati dai siti funzionano cercando di  abbinare profili simili. Profili in alcuni casi non del tutto veritieri, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto fisico, e deliberatamente modificati secondo uno  studio. 

Uno degli aspetti presi in considerazione da Martin riguarda poi la comparsa di  messaggi per così dire pesanti, a volte anche fastidiosi, presenti sui  siti di incontri. Secondo la psicologa  Jessamy Hibberd il carattere più diretto dei  messaggi postati online si spiega perché sostanzialmente ci si muove in uno spazio dove ci sono meno pressioni per tenere a bada il proprio  comportamento. Lo stesso anonimato e la mancanza del riscontro faccia a faccia, e le espressioni corrispondenti, favorirebbero l’ immediatezza dei  messaggi.

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Interessante articolo che spiega le motivazioni che si spingono le persone a ricercare il proprio partner online. Ho scritto anche io qualche tempo fa un articolo indicando gli step di chi cerca l'amore online, la differenza tra quello virtuale e quello reale e le conseguenze. 

Se siete interessati potete trovarlo qui: http://www.disturbi-sessuali.com/amore-in-internet.html

 

Buona lettura

Davide Algeri - #Psicologo #Milano

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I bamboccioni

una scelta arbitraria o l'espressione di un contesto famigliare disorganizzato?"

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Molto realistico questo cortometraggio che rappresenta quello che oggi rappresenta sempre più il nuovo modello dei giovani-adulti italiani!

 

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Cosa c'è dietro la strage degli innocenti

Cosa c'è dietro la strage degli innocenti | Psicologia e dintorni... | Scoop.it
Quella del killer della Sandy Hook è l'imitazione manierata di un militare dei corpi speciali. Le vittime, nel suo delirio,
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Una malattia? Il desiderio di farsi giustizia? Un background malsano che pone le basi per una strage di massa (la mamma si esercitava al poligono con i figli). Qualunque possa essere la causa, è importante capire come si arriva a questo.

Credo che il problema stia proprio a monte, nell'utilizzo di regole, norme e leggi, che favoriscono la possibilità per l'essere umano, che si trova in un momento di fragilità, di fare male a se stesso o agli altri. 

E nonostante ciò che si fa? Finta di nulla. Ci rattristiamo, a momenti, per ciò che accade e poi la vita continua, ritorniamo a pensare a noi e intanto le cose continuano ad accadere.

 

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I 30 tipi di piacere

I 30 tipi di piacere | Psicologia e dintorni... | Scoop.it
Il sesso prima di tutto. Ma anche fare bisboccia in compagnia degli amici. Sono queste le attività che l’uomo preferisce in assoluto, ben prima di tutto il complesso di azioni riguardanti le pratiche lavorative. E’ quanto emerge dall’originale ricerca messa a punto da Carsten Grimm, dottorando in psicologia presso l’università neozelandese di Canterbury.

Lo studioso ha creato una sorta di griglia comprendente 30 tipologie di attività, suddivise in base al piacere che offrono, al tasso di coinvolgimento che richiedono e al grado di felicità che nasce dal loro svolgimento.

Che il sesso si trovi in prima posizione è fuor di dubbio, così come, in una società di matrice anglosassone «fare festa e andare ad ubriacarsi assieme agli amici» al secondo gradino del podio; meno scontato risulta il terzo posto raggiunto dallo «svolgere pratiche religiose».

Seguono azioni come «giocare con i propri figli», «frequentare le lezioni», «studiare», «connettersi a facebook», mentre per trovare attività come «lavorare» occorre scorrere la lista fino alla ventiquattresima posizione.

Leggi tutto: http://www.blogtaormina.it/2012/12/13/i-30-tipi-di-piacere-cosa-sceglie-luomo/139028
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In un'ottica di psicologia positiva potrebbe aver senso una ricerca di questo tipo, a patto che poi gli sviluppi protendano verso qualcosa di concretamente buono.

 

A tal proposito vi invito alla lettura di alcuni articoli di psicologia positiva, sperando possano allietarvi la giornata :) 

http://www.davidealgeri.com/psicologia-positiva/

 

 

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La guerra del non-fumo sulla sigaretta elettronica

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Consumi boom. Il governo: acquistabili solo in tabaccheria. I negozianti: così siamo costretti a chiudere. Lite sulle regole nei locali pubblici
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Si avvicina il Natale e la sigaretta elettronica sembrerebbe uno tra i regali più ambiti per far smettere di fumare, ma fa veramente meno male?

A mio avviso rappresenta un'ennesima proposta spacciata per ridurre i danni alla salute dovuti alla combustione da tabacco che si trasformerà in danni dovuti all'asunzione di sostanze.

 

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Il significato dei sogni

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Davide Algeri: articolo sicuramente completo e al tempo steso interessante che offre una panoramica sulle caratteristiche di un sogno.


Tratto dall'articolo: IL SIGNIFICATO DEI SOGNI PIÙ FREQUENTI:

1) Flirtare con un personaggio famoso: si è felici e orgogliosi di essere stati scelti. Il personaggio famoso rappresenta le caratteristiche e le qualità che vediamo in lui/lei e che vorremmo possedere noi stessi.

2) La morte vissuta in modo sereno: sognare le propria morte o quella di un altro in assenza di sentimenti angoscianti o dolorosi significa paradossalmente proprio l’opposto! È la conferma che ci si sta liberando di qualcosa di vecchio e inutile di sé (il passato, preoccupazioni, atteggiamenti interiori) e ci si volge ormai al futuro e al cambiamento in meglio.

3) Cadere da un precipizio: chi non ha mai sognato di precipitare nel vuoto? Questo sogno indica genericamente la paura di perdere la propria posizione e ruolo sociale, o di perdere il rispetto degli altri. Spesso associato al sentimento di urgenza che accompagna la consapevolezza di dover prendere una decisione.

4) Essere perseguitati: da qualcuno o qualcosa che ci segue, ci controlla o addirittura ci dà la caccia. Questo tipo di sogno indica la presenza di traumi precoci e episodi spiacevoli che hanno lasciato un’impronta emotiva forte. Può indicare senso di colpa per attività o pensieri precedenti, o la presenza di problematiche di vita concreta che non riusciamo a risolvere e superare.

5) Volare: sognare di volare indica desiderio di libertà, successo e realizzazione personale. Indica altresì che il sognatore si sente indipendente, consapevole di ciò che desidera e che sa come realizzarlo.

6) Perdere il controllo dell’automobile: il veicolo in questo caso simboleggia il sognatore e la paura di non riuscire a controllare l’automobile indica chiaramente che il sognatore sta vivendo una fase di grande ansia e agitazione, ed ha la sensazione di non controllare la propria vita. Indica il bisogno di controllare alcuni aspetti di sé o della propria vita.

7) Trovarsi nudi in mezzo alla gente: non ci si sente pronti per affrontare qualcosa che sta accadendo o che si deve affrontare nella vita. Non si ha fiducia nelle proprie capacità di farvi fronte o si teme di essere scoperti per ciò che si è, di mostrare la propria intimità e le proprie debolezze.

8) Perdere i denti: i denti rappresentano la vitalità l’aggressività “buona” per affrontare la vita con successo. Sognare di perdere i denti rappresenta una condizione di abbattimento psicologico e morale, di stanchezza e timore di non farcela. Di solito compaiono durante un periodo di trasformazione.

9) Essere trascinati dall’acqua, o annegare: la simbologia dell’acqua è legata al materno accogliente, all’inconscio insondabile, all’emotività e alle emozioni profonde. Sognare di essere travolti dall’acqua o di annegarvi, indica il timore di essere sopraffatti dalle proprie emozioni o dai propri contenuti inconsci.

10) Fare sesso con uno sconosciuto: mostra la presenza nel sognatore di desideri sessuali repressi, insoddisfazione sessuale, indecisione circa la possibilità di iniziare una nuova relazione sentimentale o terminare quella attuale.


LE TIPOLOGIE DEL SOGNO

Jung affermava che attraverso i contenuti simbolici di sogni e manifestazioni dell’inconscio, si può evincere la presenza di un contenitore psichico di significati universale, che egli definì inconscio collettivo. Esso comprende e contiene gli archetipi, cioè forme e simboli simili che si ripetono in diverse culture. Sulla base dei contenuti, del simbolismo presentato o della frequenza con cui si ripetono, possiamo stabilire una generica suddivisione dei sogni nel modo seguente:

1) Di confine: strettamente legato alle attività svolte durante la giornata,m si presenta non appena ci addormentiamo.

2) Saggio: quelli che, sottoponendo l’Io del sogno a situazioni difficili tendono ad istruire l’Io sveglio su come gestire saggiamente la propria vita.

3) Ricorrente: quelli che compaiono in maniera frequente e che rappresentano i modelli mentali “cristallizzati” del sognatore

4) Premonitore: il sogno che avvisa e indica qualcosa che sta per accadere

5) Lucido: si ha quando si sogna sapendo di sognare, e si guida volontariamente il sogno. Il sognatore o “onironauta” (viaggiatore del sogno) è cosciente e del tutto consapevole che sta sognando.

6) Archetipico: ci mostrano le energie archetipiche maggiormente attive in noi in un determinato momento di vita, per prenderne coscienza.

7) Grande: quello che riflette la principale dinamica e tematica di vita del sognatore, indicando possibili soluzioni.

8) Sogno Ombra: il sogno che ci mostra la nostra Ombra, che abbiamo allontanato, ed escluso dalla percezione cosciente.

9) Incubo: sappiamo bene che si tratta di un sogno caratterizzato da contenuti spiacevoli, angoscianti e spaventosi al punto che frequentemente l’Io vegliante li blocca provocando il risveglio del sognatore, quando la tensione diventa insopportabile.


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TUO FIGLIO E' MALATO DI MENTE ?

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Davide Algeri: personalmente non condivido l'utilizzo di farmaci nei bambini. Per due motivi, primo perchè non è possibile riscontrare dei disturbi gravi nei bambini (vi invito a tal proposito a leggere il libro http://www.francoangeli.it/ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=9645&Tipo=Libro) secondo perchè  questo contribuisce a creare dei piccoli "malati a vita".


Tratto dall'articolo: Non stupisce quindi il fatto che l’industria farmaceutica, nelle sue campagne informative, dica ai genitori di non aspettare che gli “eccessi di energia” e gli “sbalzi d’umore” passino da soli. E così…entrano i soldi!!

Una campagna “prescrivi presto” per l’antipsicotico atipico Risperdal (antipsicotici atipici sono antipsicotici di seconda generazione usati per trattare schizofrenia, mania e disturbo bipolare), usa un macabro portafoglio abbandonato, un orsacchiotto e delle chiavi su un’arida strada per “riposizionare un medicinale che si stava usando troppo tardi per poter ottenere i massimi benefici”, dice l’agenzia pubblicitaria Torre Lazur McCann. Operatori di marketing per il Seroquel, un antipsicotico concorrente, avevano persino considerato di creare personaggi di Winnie-the-Pooh come Tigro (la tigre) bipolare e Ih-Oh (l’asinello) depresso per vendere il Seroquel, secondo relazioni pubblicate a una riunione per le vendite di AstraZeneca (compagnia Biofarmaceutica produttrice del Seroquel). Genitori dicono di aver visto giocattoli adornati con il logo del Seroquel.


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Fiducia idealizzata e sfiducia globale

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Molto interessante e a mio avviso valido il punto di vista offerto in questo articolo sul concetto di fiducia, che spesso si basa sulle aspettative, non valutando che l'altro è un'entità separata da noi, con i suoi bisogni, le sue necessità. 


Tratto dall'articolo: Di fronte al crollo verticale della “fiducia” nell’altro non v’è salvezza: nel 90% dei casi la relazione è compromessa e destinata a subire un’infelice evoluzione, solitamente attraversando fasi di diffidenza, dubbio ed allontanamento crescenti, fino all’inevitabile conclusione.


Ma perché, se tutti consideriamo la fiducia così importante nella costruzione e nel mantenimento di ogni rapporto, inevitabilmente succede qualcosa per cui proprio questo pilastro vacilla fino a crollare? Tirandosi dietro delusione e dolore?

Delle due l’una: o siamo tutti efferati traditori di fiducie altrui, o la fiducia è un concetto che va rigorosamente ed immediatamente rivisto e ridefinito.

Escluderei la prima opzione per il semplice motivo che spesso si tradisce l’altrui fiducia involontariamente e certamente senza intenzione, ma semplicemente perchè si è sé stessi – e ci teniamo ad essere noi stessi, giusto?

Rimane la seconda ipotesi, la più interessante:

IL CONCETTO DI FIDUCIA VA RIVISTO, RIDEFINITO, RE-INSEGNATO


Stando al significato raccolto nei dizionari - la fiducia è definita dalla presenza di due condizioni:

Da una parte un sentimento di ATTESA ed ASPETTATIVA
Dall’altra il SODDISFACIMENTO o la delusione di tale sentimento da parte dell’altro


Come dire che la fiducia si basa sul fatto che un altro corrisponda e soddisfi le nostre aspettative ed i nostri bisogni.


Esiste una sorta di scollamento cognitivo tra il concetto idealizzato di fiducia che consideriamo come punto di riferimento soggettivo e la realtà, che tale aspettativa non riesce proprio a soddisfare; è come se nel proprio intimo sistema di significati ognuno di noi cullasse un’idea di fiducia basata su aspettative irrealistiche, destinata a scontrarsi con una realtà che da queste è ben distante. Come è naturale che sia.

Si continua quindi a soffrire perché l’altro (amico, partner, fratello, genitore…) non risponde come vorremmo alle nostre aspettative. Si comporta come vorremmo non facesse. Non ci dà abbastanza di ciò che desideriamo. O fa qualcosa che non condividiamo.


Se consideriamo l’altra persona non più come individuo responsabile del soddisfacimento dei nostri bisogni e delle nostre aspettative, ma semplicemente come un individuo che cerca anche esso di essere felice e di evitare la sofferenza ed il dolore, potremmo comprendere molte cose; potremmo addirittura smettere di sentirci infelici, insoddisfatti e negletti, per considerare invece i bisogni e le paure che sono dall’altra parte senza per questo vedere sminuite le nostre.


Fare questo sarebbe un salto concettuale di enorme importanza, un capovolgimento di prospettiva in grado di apportare arricchimento di significato in ogni relazione e certamente, in grado di far crescere in noi un profondo senso di rispetto ed apertura verso gli altri. E anche di stimolare un più equilibrato e costruttivo senso di responsabilità


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7 regole per superare la paura e di essere abbandonati

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Davide Algeri: Spunti che sicuramente fanno riflettere, quelli proposti nel seguente articolo. 

Molto spesso è la paura di rimanere soli che porta a legarsi profondamente al proprio partner, senza riuscire a lasciarlo. 

A quel punto però Frost suggerisce di chiedersi: Amiamo perchè abbiamo bisogno di quella persona o abbiamo bisogno di quella persona perchè l'amiamo?


Molto spesso però si arriva al punto che la rottura diventa inevitabile e a quel punto è importante attrezzarsi per capire come come superare la fine di una storia.

Tratto dall'articolo: Amore ti prego non lasciarmi… la paura della separazione è comune sia nei bambini, sia negli adulti.

1. Smettere di sentirsi attratti sempre dalla stessa tipologia di persone “abbandoniche”. Una persona di questo tipo si può riconoscere subito da alcuni atteggiamenti. Per esempio vi dice che viene a cena a casa vostra, poi mezz’ora prima vi chiama per spiegarvi che ha un contrattempo e non può venire? Se succede due volte è già un segnale sospetto.
2. Smettere di incolpare sempre l’altro/a per le sue mancanze, i suoi “prendo e lascio”. Se rimanete con questo tipo di persona siete complici e altrettanto responsabili.
3. Ricordatevi che la vostra vita non dipende mai da qualcun altro, per quanto importante. Voi esistete sia se la persona amata è con voi, sia se vi lascia. Potrete provare dolore, anche grande, ma non è mai in discussione la vostra esistenza, la vostra identità, la vostra vita.
4. Accettare di sentire il dolore quando si viene lasciati. Se negate a voi stessi quanto vi dispiace, sminuendo l’importanza della cosa, la sofferenza rimarrà dentro di voi e scoppierà al primo cedimento delle vostre difese.
5. Accettare il fatto che essere lasciati da qualcuno che non ci ama più fa parte della natura dell’essere vivente, delle leggi della vita. Allo stesso modo, concedete il diritto anche a voi di poter lasciare, scoprendo che se non lasciate mai nessuno non è per amore, ma per la paura, in realtà, di essere abbandonati.
6. Capovolgere la frase che esprime l’abbandono, “non posso vivere senza di te”, e modificarla in “posso vivere con te, ma posso anche vivere senza di te”.
7. Ricordarsi che il vero amore è libertà. Che non significa “faccio quello che mi pare”, ma vuol dire che se cercate di legare qualcuno a voi a tutti i costi e non permettete che si distacchi da voi (questo vale anche per i figli), avrete costruito un legame falso. Potete farlo, ovviamente, ma non sarà mai e poi mai amore.

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Come insegnare il rispetto delle regole

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Davide Algeri: un utilissimo articolo che offre utili indicazioni per "regolare" il rapporto con i figli.


Tratto dall'articolo: Meglio essere genitori autoritari o permissivi per educare meglio i propri figli. Nessuno dei due. La via migliore è quella dell’autorevolezza. Che cosa significa?


I bambini hanno bisogno di regole chiare, precise e …

Le regole devono essere stabilite prima da mamma e papà. Per esempio, “un bimbo di tre anni dovrebbe dormire almeno 10 ore al giorno - e non andare a letto alle 10 di sera - è necessario per il suo benessere, quindi, in questo caso, scatta la regola. Non bisogna urlare ma stabilire insieme, come coppia, quali regole dare al bimbo ... Quando si mangia, a che ora e come... Se la mamma, per esempio, si sfama con mezzo panino in piedi e poi chiede al figlio di mangiare, seduto, la minestra, è difficile che sia convincente”.

È importante far capire al figlio che su certe cose lui non è in grado di decidere da solo.


… e adeguate alla loro età
Un aspetto da non sottovalutare mai è l'età del bambino: il tipo e il numero di richieste da parte dell'adulto cambiano nel corso della crescita.

“Dobbiamo chiederci, come educatori, se una determinata regola è adeguata per l'età di nostro figlio - continua la psicologa - se lui riesce a fare quello che richiediamo. Pretendere che un bimbo di tre-quattro anni, per esempio, metta in ordine da solo tutta la sua stanza è un po' eccessivo.


I bambini prendono sul serio chi è coerente
“La coerenza è la regola fondamentale per ogni genitore, l'adulto si deve sforzare di essere sempre coerente”. In altre parole, quale che sia la richiesta educativa, non è mai opportuno cambiarla sul momento per evitare capricci e rimostranze.


I bambini non capiscono le richieste vaghe e generiche

Il classico 'Fai il bravo!' non ha senso, non dà indicazioni e genera solo confusione, 'Boh, cosa dovrei fare?' - penserà lui ogni volta e questo vale per i più piccoli e anche quelli in età scolare.

'Niente parolacce', 'Stai attento a scuola', 'Si va a letto alle 9' sono invece messaggi chiari e sarebbe meglio dare la regola con una valenza positiva, ovvero 'Metti in ordine!' al posto di 'Non mettere in disordine!


Il bambino urla? Tu abbassa la voce

Il genitore, talvolta, si spaventa davanti all'urlo del bimbo (a qualsiasi età) e si mette sullo stesso piano, urlando più del figlio. In questo modo, la mamma diventa la 'strega cattiva', il figlio non la riconosce più come madre e si innesca un meccanismo in cui si continua ad alzare la posta - mette in guardia la psicoterapeuta.

Abbassare, invece, il tono di voce spiazza il bambino - e, spesso, anche gli adulti! - e suggerisce uno strumento per comunicare diverso dall'urlo”.


Il bambino è arrabbiato? Digli “ti capisco” (ma mandalo lo stesso a letto)

Mostriamo di capire che è arrabbiato perché vorrebbe giocare ancora fino alle 23 ma non è possibile, deve andare a letto.

Di fronte alla rabbia del bambino, come genitore devo mettermi nei suoi panni, entrando in empatia con lui, offrendogli così anche l'opportunità di dare un nome alle emozioni di quel momento.


Il bambino fa i capricci? Mantieni il controllo
Quando il bimbo non sente ragioni e si oppone con tutte le sue forze a un 'no', il genitore dovrebbe mantenere (a tutti i costi) il controllo anche se (forse) non è sempre facilissimo.

Un buon approccio è quello di mettersi d'accordo prima, offrendo al bambino l'opportunità di scegliere una sola cosa”.


Impara a comunicare i sentimenti
Un aspetto di primo piano nella relazione tra genitore e figli, anche per l'educazione, è la capacità di comunicare i sentimenti. L'adulto deve riconoscere quelli del bimbo e al tempo stesso esplicitare i suoi senza sotterfugi per aiutarlo a capire cosa prova.

Se la mamma è molto seccata per la scenata che suo figlio ha scatenato al supermercato, deve ammetterlo. 

Teniamo presente che con un bimbo funziona di più ammettere: 'Sono arrabbiata ora perché questa cosa non si fa!'. Non ha invece senso dire al figlio, 'Sei cattivo!', 'Non me lo aspettavo'. Non è neanche corretto sgridare il bambino e consolarlo subito dopo: il messaggio è troppo contraddittorio e il figlio si chiederà cosa vale.


Migliore ‘punizione’: il bambino sta qualche minuto in silenzio

Per quanto riguarda la gestione dei capricci o infrazione delle regole familiari, una possibile tecnica è quella di lasciare il bimbo solo a pensare, magari in camera sua, dicendogli: 'Stai qui un attimo, calmati e poi, quando passa, facciamo qualcosa insieme'. 

Il bimbo piange e resta con se stesso, si inventa qualcosa e impara anche a sopportare l'attesa, questo è un tempo utile per lui, di pausa e riflessione”.


Ai bambini non fanno bene paragoni e ricatti
Secondo la psicologa, minacce, più o meno sottili, paragoni con tutti i compagni 'più bravi' e ricatti morali (o peggio ancora punizioni corporali) non funzionano. Perché l'accettazione di un regola, basata solo sulla paura (o l'umiliazione), non è uno stimolo per la crescita.


Il bambino rispetta la regola. Ditegli: “Bravo!”

“Quando un bambino rispetta una regola, occorre sottolinearlo, questo atteggiamento agisce come rinforzo e trasmette al bambino un messaggio chiaro e positivo rispetto a quello che ha fatto. Così avrà voglia di ripeterlo in modo spontaneo.

In questo modo, lui sente che ha reso felice il genitore e iesca un meccanismo per cui avrà voglia di replicare quel comportamento.


I bambini hanno bisogno di conferme d’amore

La conferma affettiva è vitale per crescere, tutti noi abbiamo bisogno di essere amati.

Dire al bambino che è proprio lui il nostro bambino e siamo felici di averlo avuto è essenziale per la sua crescita.


A cura di Davide Algeri - Psicologo Milano

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Seghe Mentali: 8 Consigli per gestire la preoccupazione

Seghe Mentali: 8 Consigli per gestire la preoccupazione | Psicologia e dintorni... | Scoop.it

Interessanti strategie per gestire i pensieri negativi e le "seghe mentali". Molte delle quali vengono utilizzate nella psicoterapia breve strategica che io stesso utilizzo, con ottimi risultati.


Tratto dall'articolo: hai mai sentito parlare delle "seghe mentali"?
è un termine volgare ed efficace, per indicare i pensieri non desiderati che vorresti fermare o "spostare". Purtroppo non abbiamo bisogno
di avere un disturbo d'ansia o essere depressi per avere questo genere di pensieri. Tutti vorremmo poter "controllare i nostri pensieri" e in questi casi vorremmo sopprimerli.


1) Distrazione concentrata: quando siamo assaliti da un pensiero intrusivo, la prima cosa che tendiamo a fare è quella di spostare
l'attenzione su più stimoli. Mentre secondo Wegner bisogna farlo poco, e su di un solo stimolo.


2) Evita lo stress: sulla scia dei modi per "distrarsi", alcune persone si gettano nelle loro attività...in modo ossessivo. C'è chi
diventa un tossico da lavoro e chi invece si ammazza di sport... se ti è capitato sai che non appena ti fermi i pensieri tornano con ancora più forza. Evita di stressarti per eliminare i pensieri negativi.


3) Rimanda il pensiero: creare uno spazio a cui rimandare i pensieri negativi ad uno spazio di "sfogo" dopo 30 minuti, sembra evitare lo
effetto soppressione... che fa tornare le seghe mentali con ancora più forza. Prova a dirti... "ok, ci penso dopo ...ci penso poi...


4) Paradosso: la così detta, prescrizione del sintomo. E cioè andare in contro al problema invece che sfuggirlo, se si presenta un pensiero
invece che distrarsi pensando ad altro, mettersi li e approfondirlo. Spesso la sega mentale si dissolve quando gli andiamo incontro, questo è dovuto sia all'effetto espositivo: più sei a contattato con uno stimolo e meno effetto ha su di te.. e sia ad un effetto paradosso.


5) Accettare: questo consiglio è simili a quello precedente. Accettare significa stare li senza fare niente quando si è assaliti da un pensiero del genere. Marks e Woods (2005), consigliano di immaginare il pensiero come una parata lenta di soldati che passano. I pensieri sono i soldati che passano, e noi li guardiamo da fuori. Questo è lo stesso principio della disidentificazione della mindfulness. Quindi mentre nel punto 4 si affronta direttamente, qui ci si distacca mentalmente.


6) Meditare: e guarda caso adesso si parla proprio di meditazione. Per apprendere come staccarsi dal pensiero è necessaria la pratica meditativa, infatti non può essere qualcosa di puramente intellettuale.
Jeremy rimanda i suoi lettori ad un post dedicato alla mindfulness...lo faccio anche io :)


7) Auto-affermazione: su questo non esistono studi specifici, come per le altre caratteristiche, ma di certo auto-affermarsi può essere utile per
interrompere le seghe mentali. Ma che cosa vuol dire? significa pensare ai nostri punti di forza, alla nostra capacità di creare reti sociali e al
famoso "auto-controllo". Tutte abilità utili per diminuire le seghe mentali.


8) Scrivici sopra: scrivere è una delle modalità di auto-aiuto più efficaci in assoluto. Prendere un pezzo di carta o avere addirittura un quaderno che dedichiamo alla interruzione di questi pensieri intrusivi, può essere di enorme aiuto. Il mio personale consiglio è quello di usare questo
quaderno in due modi...a) usalo come macchina fotografica, per scattare una rapida foto quando arriva un pensiero indesiderato...

...evita di soffermarti sul pensiero, non devi fare un tema su quelle sensazioni, ma solo riportarle sul quaderno velocemente. Magari inserendo dei semplici dati come "luogo- data- con chi sei" ecc.
E poi, quando sei tranquillo/a a casa, riguarda le tue "foto" e se ne senti il bisogno scrivici su.


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A cura di Davide Algeri - Psicologo Milano

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