Psiche Donna 360°
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La psicologia al Femminile a 360 gradi tra salute mentale e disagio emotivo nelle donne! A cura di www.federicobaranzini.it
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Dr. Federico Baranzini - Psicoterapeuta Milano per Disagio emotivo e Depressione Post Partum, Problemi Relazionali e Affettivi di Coppia

Dr. Federico Baranzini - Psicoterapeuta Milano  per Disagio emotivo e Depressione Post Partum, Problemi Relazionali e Affettivi di Coppia | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Il dott Federico Baranzini è Medico  Psicoterapeuta a Milano 


Formatosi in Psichiatria e in Psicoterapia, specializzatosi a Londra nei Disturbi del Carattere, già Dottore di Ricerca in Psicofarmacologia, si occupa di Disagio Emotivo e Problematiche Psicologiche correlate alla gravidanza, a problemi relazionali ed emozionali e a problematiche di Dipendenza Affettiva negli adulti e in giovani donne.


Lavora nel proprio Studio privato di Milano in via Ulisse Aldrovandi 7 e collabora con la Clinica Le Betulle di Appiano Gentile.


Per informazioni e appuntamenti:

Cell 388 1044 874

oppure visitate il sito

Psicoterapeuta a Milano


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Salute mentale. Più precaria quella dei maschilisti e dei “playboy” 

Salute mentale. Più precaria quella dei maschilisti e dei “playboy”  | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Gli uomini che si comportano come playboy o che hanno atteggiamenti sessisti presentano maggiori probabilità di manifestare problemi di salute mentale rispetto agli uomini con atteggiamenti opposti.

 

L’analisi – condotta da un team di ricerca dell’Indiana – ha messo in evidenza un legame tra comportamento sessista e problemi come la depressione o l’abuso di sostanze, si legge nello studio apparso sul Journal of Counseling Psychology, rivista dell’American Psychological Association.

 

A cura del dott Federico Baranzini

Psicoterapeuta a Milano

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La mamma che allatta al seno al tempo di internet? Straniera e laureata - Quotidiano Sanità

La mamma che allatta al seno al tempo di internet? Straniera e laureata - Quotidiano Sanità | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Nicoletta Bucci, pediatra Simpef: "Le donne non italiane, per educazione culturale e maggiore adattamento alla fatica, hanno maggiore propensione a decidere per l'allattamento naturale". E' uno dei dati emersi dalla ricerca di Simpef e Arp che ha interrogato 3700 mamme lombarde.

 

E i dati che escono da questo studio portano alla luce innanzitutto che al tempo di internet chi decide sin dall'inizio di dare al proprio bambino il proprio latte e non affidarsi a quello artificiale, è con numeri significativi una donna di nazionalità straniera.

 

 Il 13% delle mamme dice di non aver ricevuto informazioni nei punti nascita riguardo i vantaggi dell'allattamento al seno.

 

A cura del dott Federico Baranzini

Psicoterapeuta a Milano

 

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Alcol e gravidanza: più del 50% delle donne incinte beve alcolici 

Alcol e gravidanza: più del 50% delle donne incinte beve alcolici  | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Dai dati diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità, nonostante le donne sappiano che l'assunzione di alcol in gravidanza può pregiudicare lo sviluppo e la salute del feto, più della metà continua a bere in gravidanza.

 

Secondo il direttore dell'Osservatorio Nazionale alcol dell'Iss: "7 neonati su 100 subiscono l'esposizione all'alcol nel grembo materno".

 

L'assunzione di alcol in gravidanza può esporre ad un'interferenza sui processi di sviluppo fisico e intellettivo del nascituro; ad un parto prematuro; alla possibilità che il bambino nasca sottopeso e a problemi di attenzione e iperattività.

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Stress e rabbia fanno male 'soprattutto' alle donne

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Da uno studio ancora in fase di svolgimento, condotto dalla ricercatrice canadese B. D'Antono, è emerso che l'ostilità e la rabbia possono rappresentare le cause psicologiche di reazioni infiammatorie soprattutto nelle donne, aumentando anche i rischi di patologie cardiovascolari.

Ciò emerge anche dall'evidenza che le persone colleriche tendono ad avere reazioni infiammatorie più frequenti e gravi.

 

Questo studio getta le basi per approfondire successivamente la relazione tra queste emozioni  e le reazioni infiammatorie e per capire qual è il motivo per cui vi sia questa maggiore predisposizione femminile.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Disturbo affettivo stagionale e la light therapy

Disturbo affettivo stagionale e la light therapy | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Il Disturbo affettivo stagionale, la cui prevalenza nel genere femminile è circa quattro volte superiore a quella del genere maschile, è un disturbo caratterizzato da un pattern di esordio e remissione di episodi depressivi maggiori in periodi dell'anno caratteristici, con assenza di episodi non stagionali, durante un periodo di almeno un anno, da cui vengono escluse quelle situazioni in cui la sintomatologia è meglio spiegata da fattori psicosociali stressanti come ad esempio la disoccupazione stagionale.

 

All'interno della forma invernale, i sintomi come tristezza, irritabilità, pianto, difficoltà di concentrazione, eccessi alimentari, iniziano durante la stagione autunnale e si risolvono all'inizio della stagione primaverile.

All'interno della forma estiva, i sintomi come inappetenza, insonnia, irritabilità, si presentano all'inizio della stagione primaverile e si risolvono all'inizio della stagione autunnale.

 

Diverse sono le cause ipotizzate:

- difficoltà nella regolazione della serotonina e nei livelli di SERT, proteina che trasporta la serotonina

- difficoltà nella sovrapproduzione di melatonina

- alterazione del segnale circadiano

- minore produzione di vitamina D

 

Dalla letteratura emerge che il trattamento d'elitè del Disturbo affettivo stagionale è la Light Therapy o fototerapia che prevede l'esposizione quotidiana, durante i mesi in cui è presente la sintomatologia depressiva, ad una fonte luminosa artificiale ad alta intensità.

Tra gli altri trattamenti vi sono la terapia farmacologica con antidepressivi di seconda generazione e la terapia cognitivo comportamentale basata su un'attivazione comportamentale e ristrutturazione cognitiva, predisponendo un programma intensivo che si concluda in periodi non troppo lunghi.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Famiglia anoressica: le relazioni familiari dei pazienti anoressici

Famiglia anoressica: le relazioni familiari dei pazienti anoressici | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Dai dati esistenti in letteratura , emerge che un ruolo fondamentale nella genesi e nello sviluppo del disturbo alimentare come l'anoressia, viene ricoperto dalla famiglia.

 

I soggetti con disturbo alimentare vivono in quella che, secondo un'ottica sistemica, è una famiglia invischiata, una famiglia dai confini fragili, in cui vi è una carenza nei processi di differenziazione e di individuazione. I confini relazionali sembrano non essere ben strutturati nel rapporto tra le anoressiche e la madre ed il padre.

 

In particolar modo, nella diade madre- figlia, le donne con anoressia hanno a che fare con madri più iperprotettive e controllanti, mentre i padri sono più invadenti, forniscono alle figlie un sostegno emotivo tramite il cibo e spesso interagiscono con esse riproponendo la stessa relazione maladattiva sviluppata con la moglie.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Le violenze sessuali cambiano il modo in cui funziona il cervello femminile: ecco perché

Le violenze sessuali cambiano il modo in cui funziona il cervello femminile: ecco perché | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Dalla pubblicazione di uno studio su Unwomen.org è emerso che le diverse forme di violenza a cui molte donne oggi sono sottoposte, quali violenze sessuali, abusi e molestie, predispongono queste ultime a depressione e disturbi dell'umore, ma non solo. La violenza percepita tende ad influenzare le scelte che quotidianamente le donne fanno ed il loro modo di educare i figli.

 

Dallo studio condotto su alcuni ratti sottoposti a stress e violenza è emersa, dalla maggior parte di essi, la difficoltà nel mettere in atto comportamenti dolci e materni di accudimento, inducendoli a trascurare i propri figli.

 

Lo studio getta le basi per effettuare ulteriori ricerche in merito al ruolo dell'ormone dello stress che si presenta maggiore nelle donne che hanno subito un abuso e in merito alle aree e ai meccanismi cerebrali che si inescano in queste situazioni. Tutto questo con l'obiettivo di aiutare le donne a reagire a queste violenze.

 

Acura del Dott Federico Baranzini

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Molte donne soprattutto fumatrici tendono a bere alcol durante la gravidanza - rivela un nuovo studio.

Molte donne soprattutto fumatrici tendono a bere alcol durante la gravidanza - rivela un nuovo studio. | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Da uno studio condotto su un campione di donne del Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda, è emerso che buona parte del campione tende a fare uso di alcol durante la gravidanza, pratica maggiormente accentuata soprattutto nelle donne che fumano.


Eppure, bere durante la gravidanza, porta con sè dei rischi, soprattutto per quanto riguarda il feto poichè l'alcol, attraverso il flusso sanguigno, tende a raggiungere il sangue, gli organi ed i tessuti del bambino; i tempi di eliminazione dell'alcol nel bambino sono più lunghi rispetto al tempo che occorre alla madre per poterlo smaltire.


Inoltre, i danni che si possono manifestare in un bambino la cui mamma ha assunto alcol durante la gravidanza, non sono rintracciabili subito, ma possono evidenziarsi durante l'infanzia. Tra essi troviamo: anomalie cranio- facciali, problemi cognitivi e comportamentali, problemi renali, cardiaci e gastrici, deficit nella crescita, anomalie nelle funzioni del cervelletto.


A cura del Dott Federico Baranzini

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L'"impronta" della depressione è donna: si trasmette di madre in figlia

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Diversi studi hanno cercato di indagare le cause della depressione. Tra questi vi è la ricerca condotta dall'equipe della Dott.ssa Fumiko Hoeft dell'Università della California a San Francisco, pubblicata su Journal of Neuroscience.


Sulla base delle evidenze e dei dati relativi al ruolo che ha il sistema limbico nello sviluppo della depressione e di cambiamenti repentini di umore, l'equipe ha analizzato l'attività del cervello dei componenti di 35 famiglie attraverso la risonanza magnetica.


Dall'analisi dei dati è emerso che il volume di materia grigia del sistema limbico di madri e figlie presenta notevoli analogie rispetto al volume della stessa tra madri e figli e tra padri e figli.

Questi dati hanno permesso di avanzare l'ipotesi per cui vi sia una possibile correlazione fra strutture cerebrali di genitori e figli, ipotizzando l'ereditarietà della depressione per via materna.

I ricercatori, però, sottolineano che non per forza la depressione può essere causata da un fattore ereditario, ma altri meccanismi possono contribuire al presentarsi e all'instaurarsi della malattia come ad esempio l'ambiente sociale e le esperienze di vita.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Attacchi di Panico nei Bambini e Adolescenti. Info per le Mamme

Attacchi di Panico nei Bambini e Adolescenti. Info per le Mamme | Psiche Donna 360° | Scoop.it

La prevalenza del disturbo è del 2-3% sia negli adulti che negli adolescenti. In infanzia possono presentarsi degli attacchi di panico isolati, ma il disturbo di Panico è raro. Possono essere invece frequenti attacchi d’ansia intensi con la comparsa solo di alcuni sintomi tipici dell’attacco di panico (“ferfull spells”). L’età d’esordio dei primi attacchi di panico può essere verso i 12 anni. L’età media di insorgenza è, tuttavia, tra i 20-24 anni. Dopo i 45 anni l’esordio è insolito. Già in adolescenza le femmine sono più colpite di maschi.


Prima di intraprendere qualsiasi trattamento per il disturbo da attacchi di panico, è consigliabile sottoporsi ad analisi mediche allo scopo di escludere altre possibili cause dei sintomi provati.

Numerose altre condizioni, infatti, possono causare sintomi simili a quelli del panico, come un livello eccessivo dell’ormone tiroideo, alcuni tipi di epilessia o aritmie cardiache (ossia disturbi nel ritmo del battito cardiaco).


I trattamenti per la cura del disturbo di panico riconosciuti come più efficaci sono la farmacoterapia e la psicoterapia.


A cura della Dott.ssa Beatrice Dugandzija

Psicoterapeuta dell'Infanzia e Adolescenza a Milano


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Allarme dell'Oms: in Italia un femminicidio ogni 3 giorni

Allarme dell'Oms: in Italia un femminicidio ogni 3 giorni | Psiche Donna 360° | Scoop.it

In seguito alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne tenutasi il 25 Novembre, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sottolineato la gravità del fenomeno sottolineando che:

- il 35% delle donne è stata vittima di violenza domestica o sessuale

- nel 42% dei casi l'aggressore è un uomo con cui la vittima ha una relazione intima, causando gravi danni alla salute

- il 38% degli omicidi in quest'ambito viene commesso da un partner

Questi sono solo alcuni dei dati presentati dall'OMS.


F. Bustreo, vicedirettore generale dell'OMS per la salute della famiglia, delle donne e dei bambini, ha affermato: "Uno dei fattori su cui dobbiamo fare leva in tutto il mondo, Italia compresa, è l'educazione già in tenera età. E far sì che i servizi sanitari siano equipaggiati per rispondere alla violenza con cure socio-sanitarie adeguate". L'OMS sta lavorando alla stesura di un Piano di azione globale per rafforzare il ruolo dei sistemi sanitari e rispondere alla violenza contro le donne allargando anche il focus a ragazze e bambini, applicando un approccio multisettoriale. Il Piano vedrà il suo momento di lancio ed entrata in azione il prossimo anno, e fissa gli obiettivi e le strategie che i Paesi dovranno mettere in campo per porre fine a violenze e discriminazioni di genere". 


Emerge pertanto l'importanza di forme di educazione precoce, di interventi di prevenzione e quindi una maggiore focalizzazione sul problema.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Ansia più frequente nelle donne con malattie intestinali

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I ricercatori dell'Università di Toronto hanno ipotizzato e, successivamente valutato, l'esistenza di una relazione tra le malattie croniche intestinali ed il rischio di sviluppare ansia, prendendo in considerazione 269 soggetti (sia maschi che femmine) con diagnosi di malattia cronica intestinale.


Dall'analisi dei risultati è emerso che, coloro che soffrivano di una malattia cronica intestinale, mostravano un rischio raddoppiato di sviluppare disturbi d'ansia rispetto alle persone senza malattia intestinale, ma non solo, è stato notato che nelle donne vi è un rischio maggiore (probabilità superiore a quattro volte) di ansia.

E' stata notata, inoltre, una maggiore probabilità di sviluppare ansia da parte di quei pazienti con malattie croniche intestinali e storie di abusi sessuali e da parte di coloro che lamentano dolore in seguito alla patologia.


Dai risultati ottenuti, emerge l'importanza della prevenzione di ipotetici stati ansiosi in seguito a malattie croniche intestinali soprattutto nelle donne e nei pazienti con dolore e pregressa storia di abuso sessuale.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Giornata contro la violenza sulle donne. Il fenomeno stalking. Istat: “Colpite più di 3,4 mln. E 8 vittime su 10 non hanno chiesto aiuto” 

Giornata contro la violenza sulle donne. Il fenomeno stalking. Istat: “Colpite più di 3,4 mln. E 8 vittime su 10 non hanno chiesto aiuto”  | Psiche Donna 360° | Scoop.it

E' da poco trascorso il 25 Novembre, data adibita alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e dall'Istat provengono dati allarmanti relativi al fenomeno dello stalking.

 

Secondo l'Istat: " Il 16,1% delle donne intervistate sono state oggetto di stalking. Il 21,5% delle donne ha subito questi atti persecutori da parte di un ex partner, mentre il 4,2% dei casi ha subito stalking da conoscenti, il 3,8% da sconosciuti, l'1,3% da compagni di scuola, l'1,1% da colleghi o datori di lavoro. Nell'85,9% dei casi gli stalker sono uomini, mentre nel 14,1% dei casi sono femmine. Nel 70% dei casi gli atti persecutori si sono verificati più volte a settimana ed il 78% delle vittime non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto presso servizi specializzati".

Questi sono solo alcuni dei dati che l'Istat ha fornito in seguito all'intervista condotta.

 

A cura del Dott Federico Baranzini

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Gravidanza: preoccupa le donne, ma gli uomini vanno in debito di sonno

Gravidanza: preoccupa le donne, ma gli uomini vanno in debito di sonno | Psiche Donna 360° | Scoop.it

All'Helsinki University Hospital è stato condotto uno studio per indagare, sulla base anche dei risultati prodotti da studi precedenti, la qualità del sonno caratteristica dei due sessi, durante la gravidanza.

Il campione di riferimento era composto da 1.667 madri e 1.498 padri, metà del quale era in attesa de primo figlio.

 

E' stato riscontrato che durante il periodo della gravidanza vi possono essere delle alterazioni del sonno. In particolare, è stato dimostrato che le donne erano caratterizzate da maggiore insonnia rispetto agli uomini e questi ultimi mostravano un debito maggiore di sonno. Inoltre, si è visto che i genitori con insonnia mostravano più frequentemente sintomi depressivi rispetto ai genitori che non lamentavano insonnia.

 

Le differenze tra uomo e donna relative alla breve durata del sonno, dove per breve durata si intende una durata del sonno inferiore a 6 ore per notte, sono dovute a diversi fattori: per le donne le differenze sono legate alla paura di eventi negativi riguardanti la gravidanza e depressione, mentre per gli uomini le differenze con le donne sono legare a fattori più generali come l'istruzione, la salute e il numero di bambini avuti precedentemente.

 

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 Donne e salute mentale: terza edizione dell’ H-open day in 140 ospedali

 Donne e salute mentale: terza edizione dell’ H-open day in 140 ospedali | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Per ottemperare alla mancanza di informazioni sulle patologie psichiche, neurologiche e del comportamento e, con l'avvicinarsi del 10 Ottobre, Giornata mondiale sulla salute mentale, l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna darà l'avvio all'iniziativa "H- open day". 

 

L'iniziativa, che si estenderà dal 10 al 16 Ottobre, ha come obiettivo, attraverso il coinvolgimento di molteplici ospedali, quello di avvicinare le donne ad una maggiore conoscenza di queste malattie, permettendo loro di usufruire di consulenze psichiatriche, di effettuare esami ad hoc e di ricevere materiale informativo in modo gratuito.

 

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Antidepressivi in gravidanza «minano» la salute dei figli?

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Alcuni ricercatori dell'Università di Helsinki e della Columbia hanno condotto uno studio che successivamente è stato pubblicato sul Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry.

Analizzando il Registro Nazionale finlandese delle nascite hanno cercato di indagare gli effetti che l'assunzione di antidepressivi serotoninergici in gravidanza può provocare nel tempo nei bambini.

 

Sono stati presi in considerazione quattro gruppi di donne: donne che hanno assunto gli Ssri in gravidanza, donne che hanno avuto disturbi psichiatrici ma non hanno assunto antidepressivi, donne che hanno assunto questi farmaci prima della gravidanza ed infine donne che non hanno avuto disturbi psichiatrici nè hanno preso psicofarmaci.

 

Dall'analisi dei dati è emerso che i figli delle donne che avevano assunto serotoninergici in gravidanza risultavano colpiti da depressione nell'8,2% dei casi a 15 anni; i figli delle donne che hanno avuto in gravidanza problemi psichiatrici senza però assumere Ssri sono risultati depressi in adolescenza nel 2% dei casi; mentre i figli di madri che avevano fatto un uso discontinuo di serotoninergici nel 2,8% dei casi sono risultati depressi.

 

Nelle conclusioni dello studio gli autori affermano l'importanza di curare la depressione nella donna incinta poichè:"... fino a quando non saranno confermati o smentiti, i nostri dati vanno bilanciati con le conseguenze sostanzialmente avverse di una depressione in gravidanza non curata". 

 

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Menopausa. 10 minuti di stretching migliorano l’umore - Quotidiano Sanità

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Anche solo dieci minuti di stretching al giorno possono contribuire ad alleviare i sintomi della menopausa e della depressione nelle donne di mezza età. A suggerirlo è un piccolo studio apparso sulla rivista Menopause in cui a 40 donne giapponesi di età compresa tra i 40 e i 61 anni è stato chiesto, per tre settimane, di effettuare o meno dieci minuti di moderata attività fisica prima di andare a dormire

 

A cura del dott Federico Baranzini

Psichiatra a Milano

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Violenza sessuale. Ecco come difendersi dall’aggressore rispettando la legge

Violenza sessuale. Ecco come difendersi dall’aggressore rispettando la legge | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Nel 2015 segnalati 652 mila stupri e altri 746mila casi di aggressioni sessuali contro le donne. Ma sono in aumento le donne che reagiscono e si iscrivono a corsi di autodifesa oppure che si dotano di strumenti di vario tipo, da chiavi a coltellini, oppure acquistano in rete teaser, ossia piccoli strumenti che emettono una dolorosa scarica elettrica o spray al peperoncino. Ma fino a dove ci si può spingere senza infrangere la legge?

 

Ma cosa succede se la vittima, anche solo di palpeggiamenti, reagisce? Si può reagire con una condotta di contrasto che deve essere proporzionata e adeguata. Ma si rischia anche di incorrere nell'eccesso colposo consistente nello sbagliare a valutare il pericolo e nell'usare mezzi non adeguati.  E’ legittima la difesa quando la reazione opposta dalla vittima sia la conseguenza di una situazione di pericolo grave ed attuale, per sé o per i suoi prossimi congiunti, che non consente all'aggredito di allontanarsi, di scappare, dopo aver cercato di disarmare l'aggressore.

 

A cura del dott Federico Baranzini

Psicoterapeuta a Milano

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Aspetti depressivi nelle madri biologiche e nelle madri adottive: uno studio esplorativo

Aspetti depressivi nelle madri biologiche e nelle madri adottive: uno studio esplorativo | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Se per la maggior parte delle donne la maternità rappresenta un periodo di gioia, per altre può rappresentare un periodo di stress psico fisico dovuto a cambiamenti biologici, psicologici e sociali che la donna si trova ad affrontare. Se ciò può accadere nella maternità biologica non da meno è la maternità adottiva. 

Nelle fasi preliminari all'adozione, i genitori che intendono effettuare questo passo, devono spesso fare i conti con l'accettazione dell'infertilità, con diverse valutazioni preliminari che attestino l'idoneità all'adozione, con l'attesa del bambino. Questi sono alcuni fattori che possono esporre i genitori adottivi allo stress.

 

M. G. Cruini, S. Cirilllo, A. Tomaselli, hanno misurato l'eventuale presenza di depressione post parto e post adozione in un campione non clinico di 9 madri adottive e 12 madri biologiche e, dall'analisi dei risultati emersi da questo studio esplorativo, sono riuscite a confermare la loro ipotesi per cui vi è una simile incidenza della depressione nei due gruppi e che la depressione post adozione non dipende solo da fattori biologici.

 

Sulla base delle evidenze ottenute e sulla base dei dati provenienti dalla letteratura, l'obiettivo è quello di focalizzare l'attenzione non solo sui fattori biologici all'origine di questa forma di depressione, ma anche su aspetti psicologici come aspettative, credenze e bisogni nel diventare genitori.

 

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Le donne incinte dovrebbero essere sottoposte allo screening per la depressione

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La United States Preventive Services Task Force (USPSTF) è un'organizzazione nata nel 1984 che si occupa di medicina preventiva e che raccomanda controlli clinici anche nel caso in cui non si manifesta la sintomatologia caratterizzante una patologia. 


Con l'aggiornamento delle linee guida, e basandosi su notevoli evidenze provenienti dalla letteratura che dimostrano quanto la depressione post partum sia molto più diffusa di quanto si possa pensare, l'organizzazione ha focalizzato la propria attenzione sull'importanza dello screening per la depressione sia durante la gravidanza che dopo il parto, associando a questa patologia, su una scala di punteggi da A a D, un valore B, livello sufficiente per raccomandare delle estese indagini diagnostiche.


I promotori dell'organizzazione hanno stabilito che lo screening, rappresentante un'azione preventiva, favorisce interventi che possono ridurre o eliminare i sintomi della depressione come ad esempio le terapie farmacologiche e quelle psicologiche.


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Aggressività femminile: origini storiche e cause 

Aggressività femminile: origini storiche e cause  | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Le donne, da sempre, sono state caratterizzate da un istinto definito aggressività. Negli anni, però, si è assistito ad un mutamento di quest'ultimo fino ad arrivare ad una sua vera e propria repressione, da rintracciare non soltanto nell'analisi della storia personale della donna, ma anche nella relazione tra coscienza e inconscio dell'umanità.


Questo fenomeno, affinchè potesse essere spiegato meglio, è stato analizzato e compreso dalla psicoanalisi sociale. Secondo questa prospettiva, l'aggressività rimossa tende a trasformarsi in autoaggressività e ,per estensione dei sintomi, in frigidità, depressione, disordini alimentari, ansia di controllo.


Ma dal Novecento si è assistito ad un cambiamento. Si è passati, infatti, da un'oppressione  dell'aggressività ad un suo risorgimento. E' cambiato il modo di percepire il ruolo della donna la quale ha iniziato ad assumere una maggiore consapevolezza della sua energia interiore e delle sue potenzialità, un atteggiamento diverso nel modo di essere e di pensare.


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Donne: la soglia di tollerabilità al dolore e predisposizione alla depressione

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Dal Congresso Nazionale ACD SIAARTI ed in particolare, dall'intervista a R. Melotti, Direttore della Scuola di Specializzazione Anestesia Rianimazione e Terapia intensiva del dolore all'Università di Bologna, è emerso che le donne hanno un'intensità di dolore superiore  rispetto agli uomini e sono più inclini a sviluppare depressione.


Secondo R. Melotti: "Le cause di queste differenze sono sono sia psicosociali che biologiche. Tra queste ultime, importanti risultano le differenze anatomiche e ormonali". Dall'intervista , è emerso anche che: "Studi sperimentali hanno evidenziato come le donne abbiamo al contrario di quanto creduto dai più una soglia e una tolleranza al dolore inferiore rispetto al sesso maschile. Probabilmente le condizioni psicosociali e considerare "normale" provare dolore in determinate circostanze come il travaglio, dove il 95% delle donne lamenta dolore, ha portato a considerare il sesso femminile più tollerante allo stimolo doloroso".


Inoltre: "E' stato evidenziato come il sesso maschile sia più incline a sviluppare atteggiamenti aberranti, mentre le donne che arrivano ad utilizzare dosi elevate di oppiacei lamentano un dolore che le limita significativamente, sia psicologicamente che fisicamente, nelle attività quotidiane. Il sesso femminile sembra più incline a sviluppare depressione che rappresenta un fattore di rischio per dolore cronico e che espone le pazienti all'utilizzo di farmaci a maggiore rischio di abuso rispetto agli oppiacei".


A cura del Dott Federico Baranzini

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Depressione ne soffre il 25% degli italiani: questa malattia colpisce un sesto delle donne

Depressione ne soffre il 25% degli italiani: questa malattia colpisce un sesto delle donne | Psiche Donna 360° | Scoop.it

Secondo i dati provenienti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione colpisce circa il 25% degli italiani, di cui un sesto corrisponde alla popolazione femminile.

Per Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze del Centro depressione donna del Fatebenefratelli di Milano, vi sono diversi fattori legati a diverse fasi, momenti, episodi e cambiamenti della vita che la donna vive e che possono influenzare un'alterazione dell'umore come il periodo legato al ciclo mestruale, la menopausa, la gravidanza, il parto, ma non solo.

Anche i cambiamenti che si sono manifestati negli anni nel ruolo della donna in società possono predisporre a problemi legati all'umore. La donna non ricopre più soltanto il ruolo di mamma o di moglie a cui vengono relegati l'accudimento dei figli, della famiglia e la gestione della casa, ma in aggiunta a questo, vi è il ruolo che la donna ricopre in ambito lavorativo. Pertanto, l'unione di maggiori impegni e maggiori responsabilità richiede un impegno fisico e mentale maggiore sottoponendola a notevoli fonti di stress.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Psicologia, la depressione aumenta con l'età

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I ricercatori dell'Università di Bradford hanno cercato di indagare l'incidenza ed il modo con cui si manifesta e si evolve la depressione negli uomini e nelle donne, chiedendosi appunto se questo disturbo aumenta con l'età.


Gli autori dello studio hanno seguito più di 2.000 soggetti anziani per 15 anni riscontrando delle differenze tra gli uomini e le donne. Entrambe le categorie presentano una sintomatologia depressiva man mano che gli anni passano, ma le donne manifestano prima questi sintomi depressivi rispetto agli uomini, mentre  questi ultimi sono caratterizzati da un'evoluzione più rapida dei sintomi, la quale ribalterebbe la differenza tra i due generi in seguito. Oltremodo, è emerso che la sintomatologia depressiva si presenterebbe ancor prima nei soggetti che, in seguito, vengono dichiarati affetti da Alzheimer e disturbi della memoria.


A cura del Dott Federico Baranzini

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Ictus cerebrale: come combatterlo, come vincerlo

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L'ictus rappresenta un danno che si manifesta nel momento in cui non vi è più apporto di sangue ai tessuti cerebrali che può essere causato dalla chiusura di un'arteria (ictus ischemico) o dalla rottura di un'arteria (ictus emorragico). Esso si può presentare non soltanto in un soggetto anziano, ma anche in soggetti più giovani, infatti i dati dimostrano che nel nostro Paese circa 10.000 persone con età inferiore a 54 anni presentano un ictus.


Diversi sono i fattori che possono predisporre ad un ictus tra i quali si riscontrano l'età, il sesso, la familiarità, l'ipertensione arteriosa, diabete, fumo, obesità.

Le donne, fino alla menopausa, mostrano un rischio di ictus minore rispetto agli uomini a causa dell'effetto protettivo degli ormoni sessuali femminili.


E' importante assumere un corretto stile di vita accompagnato da un'alimentazione equilibrata e attività fisica, ed inoltre è importante ridurre o eliminare tutti quei fattori che aumentano il rischio di ictus come ad esempio anche il fumo. Esistono dei farmaci indicati per prevenire l'ictus o il suo ripresentarsi e, per coloro che, in seguito al danno, hanno mostrato una perdita dell'autosufficienza, esistono percorsi mirati per recuperare le funzioni perse come ad esempio la fisioterapia in caso di deficit motori, la terapia del linguaggio in caso di deficit linguistici e la terapia occupazionale per aiutare la persona con ictus ad affrontare le attività quotidiane.


A cura del Dott Federico Baranzini

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