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PSICOLOGIA DELLO SPORT: Lo Stato di Flow ed il Goal Setting nelle parole di Giuseppe Rossi

PSICOLOGIA DELLO SPORT: Lo Stato di Flow ed il Goal Setting nelle parole di Giuseppe Rossi | Psicologia del Calcio | Scoop.it
Le parole di Giuseppe Rossi ed un esempio pratico di Psicologia Sportiva

Giuseppe Rossi rappresenta senza dubbio un esempio classico di calciatore con la mentalità da campione ed un approccio molto positivo nei confronti della competizione sportiva.

 Le sue parole hanno sempre uno "stampo" ben preciso basato su equilibrio, professionalità, misura e buonsenso.Il suo recupero ottimale ha dimostrato, tra l'altro,  come la sue capacità mentali siano state fondamentali per riportarlo sul terreno di gioco dopo due infortuni molto gravi. Una nuova dimostrazione emerge grazie ad un intervista rilasciata al Sito della Lega Serie A, in cui, oltre a parole lusinghiere nei confronti della sua attuale città, Firenze, si sofferma su due aspetti molto interessanti che indicano bene che cosa si intende quando ci riferiamo alla mentalità del campione ed alla definizione degli obiettivi di un gruppo. Questo il primo estratto: 
Cosa provi ogni volta che realizzi un gol?"Fare gol è sempre una grande emozione. In quei cinque o sei secondi successivi al gol esisti solo tu, come se in quel momento fossi l'unica persona al mondo, ci si sente completamente liberi. E' una grande sensazione e sono sicuro che qualsiasi calciatore potrà dirvi la stessa cosa".
In poche parole, Giuseppe Rossi ha descritto buona parte di quello che inPsicologia Sportiva viene definito uno "Stato di Flow", in cui il senso di autoefficacia e di benessere legato ad una prestazione positiva creano nel'atleta un binomio perfetto tra azione e coscienza.Proprio quella condizione ottimale che consente il raggiungimento della Peak Performance che abbiamo già avuto modo di analizzare.Nelle parole di Giuseppe Rossi si identificano in particolare il Senso di Isolamento, ovvero il completo distacco dall'ambiente circostante, il rilassamento fisico e mentale (scioltezza e fluidità psicofisica) e la focalizzazione sul presente("in quel momento").Maggiormente un atleta riesce a mantenere quello stato di Flow, più probabilità vi sono che esso raggiunga la Peak Performance, la prestazione ideale, perfetta, in cui ad esempio il portiere sembra insuperabile ed un attaccante segna a ripetizione.
 
La seconda osservazione è invece questa:
Tutti a disposizione di Montella per far arrivare la Fiorentina in alto possibile?"Noi siamo fondamentalmente un gruppo nuovo e stiamo lentamente cercando di definire gli obiettivi per quest'anno. Dobbiamo creare una nostra intesa sia in campo che fuori dal campo, quindi questo sarà il nostro primo obiettivo; affiatandoci man mano cercheremo e riusciremo a fare sempre meglio".

 

Le parole di Pepito indicano il percorso prescelto e condiviso dalla Fiorentina: ladefinizione di obiettivi a breve termine, progressivi che consentano gradualmente al gruppo di raggiungere mete prestabilite ma che richiedono, appunto gradualità.
 
Un esempio di "Goal Setting", un processo di individuazione e programmazione degli obiettivi che ciascun atleta o squadra deve compiere affinché vi sia una continuità efficace tra la motivazione esistente nei confronti dell'attività sportiva ed il suo mantenimento nel tempo, che potrebbe venir meno se una squadra od un atleta si ponessero scopi immediati troppo difficili da raggiungere.
 
In questo caso Rossi ha ben spiegato come l'obiettivo scelto e voluto dalla società viola, ossia quello di mantenere standard elevati di rendimento sia percorribile attraverso passaggi progressivi che prevedano prima di ogni altra cosa l'ingrediente necessario: la coesione del gruppo (quello che Rossi definisce "affiatamento".

Dr Fabio Ciuffini 
Psicologia dello Sport 
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Dr Fabio Ciuffini
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Conte e la "questione mentale". Ecco perché la Juventus non si ferma mai

Conte e la "questione mentale". Ecco perché la Juventus non si ferma mai | Psicologia del Calcio | Scoop.it

In molti si chiedono come faccia la Juventus a non fermarsi mai e trovare nella continuità un tassello fondamentale del proprio modo di fare calcio.
Al di là della facile ironia sportiva che aleggia spesso quando si parla di squadre vincenti (aiutini, arbitri etc...), c'è una realtà concreta e tangilbile che si chiama Motivazione.

Leggiamo le parole del tecnico  Antonio Conte, dopo aver tagliato il traguardo delle 11 vittorie di fila. Record assoluto.
Colpiscono alcuni termini che indicano chiaramente perché l'allenatore riesca sempre a tenere altissima la concentrazione.

"Oggi è stato raggiunto un traguardo parziale straordinario. Il fatto che nell'intera storia della Juve nessuna ha mai fatto 11 vittorie di fila è straordinario. Ho ringraziato i ragazzi, il calcio però va di fretta e non puoi goderti step straordinari come questo. Cercheremo di allungare la striscia positiva, perchè ci sarà chi proverà a superarci. Non abbiamo iniziato male, abbiamo preso gol su calcio da fermo e rischiato poco dopo. Di solito facciamo bene in tali contesti, ho richiamato l'ordine sulla questione mentale".

1. Il traguardo è straordinario ma parziale: l'obiettivo raggiunto è specifico, ambizioso, ma non è il fine ultimo. C'è sempre una meta subito dopo  il raggiungimento di un obiettivo. Si chiama Goal Setting. Un modo ottimale per mantenere alta la concentrazione.

2. Obiettivo raggiunto= ringraziamento al gruppo. Il traguardo (parziale) merita apprezzamento e  gratitudine. Lo sforzo va valorizzato e premiato.

3. Il nuovo obiettivo (allungare la striscia positiva) si arricchisce subito di un "carico" motivazionale (altri proveranno a strapparci via il record). 

4. Non è solo questione di tattica e tecnica, ma di testa. La questione mentale, come la definisce Conte, è fondamentale nel suo modo di lavorare.

Nulla è frutto solo della tecnica, della fortuna o di ipotetici aiuti. Mantenere alto il livello di gioco e di performance richiede metodo, criterio, peparazione e grande sensibilità per la mente.

Con una particolare attenzione alla valorizzazione dell'errore. La Juventus a Firenze ha perso una partita per 4-2 incassando 4 reti in 15 minuti. Da allora la Juventus non si è più fermata, avendo avuto dimostrazione di quanto un calo di concentrazione possa comunque arrecare danno anche ad una squadra tecnicamente di alto livello. 

Un dato che la squadra ha evidentemente saputo far proprio nel migliore dei modi.

Dr Fabio Ciuffini
Psicologia dello Sport e Mental Training 

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La Motivazione: La persuasione e la carica del Leader in 4 famosi minuti

La Motivazione: La persuasione e la carica del Leader in 4 famosi minuti | Psicologia del Calcio | Scoop.it

Molti di coloro che leggeranno questo pezzo, avranno già visto questo famosissimo video utilizzato in molti corsi, in molti diversi contesti per spiegare cosa signifca motivare un gruppo.

In questi 4 minuti c'è tutto: il coraggio, la squadra, la forza della coesione, la lotta per raggiungere piccolissimi obiettivi progressivi, la condivisione collettiva di uno scopo, la saggezza, la consapevolezza, la rabbia, il linguaggio persuasivo, la carica, la leadeship, la responsabilità.

Ma non solo: in questo discorso ci sono immagini, visualizzazioni indotte vere e proprie, c'è tutta l'efficacia di un momento di silenzio e raccolta prima di una gara, l'eliminazione di tutto ciò che può distrarre attraverso la concentrazione sull'obiettivo, sul qui ed ora.

 

"Americanata" dicono in molti. Certo, è un linguaggio da film ma vieno ripreso un po' da tutti coloro che hanno necessità di mostrare cosa significa ritrovare motivazione.

La forza persuasiva di un messaggio pieno di vita e di sport.

http://www.youtube.com/watch?v=htT6p2zth70 

 

Dr Fabio Ciuffini's insight:

http://www.youtube.com/watch?v=htT6p2zth70

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RIMEDI CONTRO LO STRESS...NELLA VITA E NELLO SPORT Psicologia del Calcio | Facebook

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RIMEDI CONTRO LO STRESS...NELLA VITA E NELLO SPORT
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Psicologia del Calcio: IL CALCIO COME FORMA DI DIALOGO E COMUNICAZIONE

Psicologia del Calcio: IL CALCIO COME FORMA DI DIALOGO E COMUNICAZIONE | Psicologia del Calcio | Scoop.it
IL CALCIO È "DIALOGO" ALLO STATO PURO
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Psicologia del Calcio, Pagina Facebook: IL "CONTROLLO" DEL CALCIATORE

Psicologia del Calcio, Pagina Facebook: IL "CONTROLLO" DEL CALCIATORE | Psicologia del Calcio | Scoop.it
COSA PUÒ CONTROLLARE IL CALCIATORE?
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Nuova slide di psicologia del Calcio: "Il controllo del Calciatore"

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LO STRESS E I GIOVANI CALCIATORI: DA COSA È DETERMINATO?

Secondo Passer (1981) sono 6 gli elementi che incidono sullo stato di stress nei giovanissimi...
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PERCHÉ IL CALCIO PIACE TANTO AI BAMBINI?... - Psicologia del Calcio | Facebook

PERCHÉ IL CALCIO PIACE TANTO AI BAMBINI?

Il Calcio favorisce grande flessibilità di espressione in età giovanile.
Dato che i ruoli in campo vengono...
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PSICOLOGIA DELLO SPORT - L'attenzione dell'Arbitro: una variabile di estrema rilevanza. Ecco perché

PSICOLOGIA DELLO SPORT - L'attenzione dell'Arbitro: una variabile di estrema rilevanza. Ecco perché | Psicologia del Calcio | Scoop.it

Quando parliamo di Psicologia relativamente al mondo del calcio non ci riferiamo soltanto ai calciatori ed alle dinamiche del gioco in campo, ma anche ad uno dei protagonisti assoluti degli avvenimenti della partita, ossia l'arbitro.

Il compito dl direttore di gara è certamente molto complesso in quanto ricopre un ruolo che per sua natura è posto al centro dell'attenzione dei tifosi e dei media, specialmente quando la gara vede protagoniste squadre di un certo blasone e la partita è molto importante ai fini degli obiettivi delle due squadre.

Dr Fabio Ciuffini's insight:

http://psicologoalavoro.blogspot.it/2013/09/lattenzione-dellarbitro-una-variabile.html

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La Pagina Facebook "Psicologia del Calcio"

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Pagina dedicata alla Psicologia dello Sport applicata al Mondo del Calcio. Articoli, approfondimenti e curiosità.
A cura del Dr Fabio Ciuffini, Psicologo

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"VAI MALE A SCUOLA? ALLORA NIENTE CALCIO!". MA FUNZIONA?

"VAI MALE A SCUOLA? ALLORA NIENTE CALCIO!". MA FUNZIONA? | Psicologia del Calcio | Scoop.it

L'attività sportivarappresenta per un bambino un momento della propria giornata molto importante in cui poter liberare la propria propensione innata al gioco e allacondivisione di esperienze con i coetanei.

Segue nel link

http://www.psicologoalavoro.blogspot.it/2013/08/vai-male-scuola-allora-niente-calcio-ma.html

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Psicologia dello Sport: il ritiro pre-campionato ed il rischio sovraccarico. Il caso Fiorentina

Psicologia dello Sport: il ritiro pre-campionato ed il rischio sovraccarico. Il caso Fiorentina | Psicologia del Calcio | Scoop.it
Psicologia dello Sport -  Le difficoltà estive di una squadra di calcio e il rischio di sovraccarico. Arousal e Performance.
Il caso Fiorentina

PREMESSA

La capacità di un allenatore di calcio non sta solo nel preparare fisicamente e tatticamente una squadra, ma anche nel saper cogliere alcuni segnali di carattere psicologico in grado di suggerire correttivi in itinere durante una preparazione estiva.

Questo è il caso della Fiorentina di Vincenzo Montella, reduce da due sconfitte pesanti in amichevole durante il precampionato che hanno portato il tecnico viola ed il suo staff ad alcune riflessioni sul metodo di lavoro adottato durante la preparazione.
Dr Fabio Ciuffini's insight:

Segue nel link:
 http://www.psicologoalavoro.blogspot.it/2013/08/psicologia-dello-sport-il-ritiro-pre.html

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Consulenza in Psicologia dello Sport per gli Atleti

Consulenza in Psicologia dello Sport per gli Atleti | Psicologia del Calcio | Scoop.it
La Consulenza in Psicologia dello Sport consente all'atleta di avere una nuova opportunità per poter ottimizzare la propria performance, attraverso un dettagliato percorso di intervento su vari aspetti psicologici che ...
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Riposo assoluto dopo un trauma cranico

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Certe accortezze, soprattutto quando si trattadei più piccoli, non sono mai poche. Un gruppo di ricercatori americani ha lanciatol’allarme e richiamato l’attenzione dei genitori: i bambini che hanno subito un trauma cranico durante i loro incontri sportivi (il calcio, il basket, ma anche una cadutadurante una corsa) vanno messi subito ariposo sia fisico sia mentale. Questo ènecessario affinché i piccoli recuperino in maniera rapida e completa la pienasalute. Senza contare i rischi di danni visibili sul medio e lungo termine.

A sottolineare il problema un nuovo studio americano pubblicato sulla rivista Pediatrics, dal quale si evince che i danni possono essere irreparabili se non si segue una giusta metodologia di cura. Infatti, stando alla ricerca, il 50 per cento dei ragazzini e giovani adulti esaminati, che non avevano limitato le attività dopo un trauma cranico, a cento giorni dall’incidente in seguito hanno iniziato a registrare problemi di natura cognitiva e a mostrare fastidiosi effetti collaterali. Al contrario, invece la quasi totalità dei giovanissimi che erano stati messi a riposo, ha mostrato il pieno recupero di energia e salute entro 100 giorni.

Lo studio viene considerato particolarmente importante per le sue future applicazioni sui più piccoli, visto che il loro cervello è ancora in via di sviluppo e quindi più vulnerabile. Non a caso il principale autore della ricerca, il professor William Meehan, direttore della clinica sui traumi cranici da sport al Children's Hospital di Boston, è arrivato a questa conclusione dopo aver seguito 335 pazienti che avevano sofferto trauma cranico, tutti tra gli 8 ed i 23 anni di età. Univoca la conclusione in ogni caso: “Dopo un periodo di riposo”, ha detto Meehan, “i ragazzini vanno gradualmente riabituati a studiare ed esercitare le loro facoltà cognitive”.

Sempre su questo versante, va ricordato che un gruppo di scienziati americani è vicino dal mettere a punto un esame rapido per diagnosticare i trauma cranici sofferti dagli sportivi. Si tratterà di un semplice prelievo del sangue, che dovrebbe far ottenere ai medici parametri oggettivi per la diagnosi. Attualmente questa si basa soltanto sulla descrizione di una serie di sintomi da parte delle vittime. Infatti alcuni studiosi del Transational Genomic Research Institute di Phopenix, in Arizona, hanno sperimentato questa tecnica, e per tutta la stagione regolare, su alcuni giocatori di football della squadra degli Arizona State Sun Devils.

Gli atleti sono stati sottoposti ad analisi del sangue, dell'urina e della saliva dopo ogni partita. Quindi hanno indossato speciali caschi per misurare i livelli di impatto sul cranio di eventuali colpi subiti durante gli allenamenti o nei match ufficiali. Così i medici hanno iniziato a cercare tracce post traumi nei fluidiorganici: in primo luogo il biomarker che contiene il materiale genetico cerebrale chiamato microRNA. C’è il timore che frammenti di questo materiale si stacchino e si diffondano nel fluido spinale e sanguigno dopo un trauma cranico.

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IL CARATTERE DELL'ALLENATORE: ESISTE QUELLO GIUSTO?

IL CARATTERE DELL'ALLENATORE: ESISTE QUELLO GIUSTO? | Psicologia del Calcio | Scoop.it

"SENZA CARATTERE, ALLENATORE DIMEZZATO", scrive il Direttore del Corriere dello Sport Paolo De Paola.

Articolo interessante che offre molti spunti di riflessione.

Cosa significa "avere carattere"?

Ritengo che il carattere di un allenatore, o per meglio dire la sua personalità, sia in realtà una variabile non rigida e stereotipata, ma necessariamente flessibile.
 

Ciascun contesto di squadra ha una propria identità e non sempre il "condottiero" è colui che ottiene migliori risultati.

Il gruppo è infatti entità dotata di una propria fisionomia e ciò comporta che l'allenatore debba integrarsi bene con tale identità.
 

Se è vero che per cambiare un sistema, è necessario prima entrarci dentro o almeno conoscerne assai bene il funzionamento, è probabile che , prima di essere condottiero, un allenatore debba essere un grande osservatore e conoscitore delle dinamiche di gruppo.


La famosa differenza tra autorevolezza e autorità, forse sta anche in questo..

Perché la foto di Sinisa Mihajlovic? Perché all'inizio della sua esperienza con la Fiorentina, si sosteneva che il suo carattere forte e deciso avrebbe portato grandi benefici alla squadra, ma in realtà ciò non accadde. Ed un ambiente allora molto abituato alle "buone maniere" di Prandelli ebbe difficoltà ad "adottarlo". E fu esonerato.

Adesso il tecnico serbo si trova ad affrontare un'avventura nuova alla Sampdoria, in una squadra che pare col morale basso ed in cerca di motivatori. Ipotizziamo che Sinisa troverà un gruppo forse più adatto di quello che trovò in viola. E , probabilmente, un ambiente che necessita di un "carattere forte".

Il modo di presentarsi in sala stampa, in effetti, pare orientato proprio all'assunzione di un ruolo di condottiero.: "Gli uomini vincenti trovano sempre una strada... i perdenti una scusa”..
 

http://blog.corrieredellosport.it/direttore/2013/11/24/senza-carattere-allenatore-dimezzato/ ;

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Psicologia del Calcio "I BAMBINI, LO SPOGLIATOIO ED I FATTORI AMBIENTALI"

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I BAMBINI, LO SPOGLIATOIO ED I FATTORI AMBIENTALI
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SE IL BAMBINO NON SI DIVERTE PIÙ: I SEGNALI DEL CAMPIONISMO
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DALLA FIDUCIA REATTIVA ALLA FIDUCIA PROATTIVA
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I COLPI DI TESTA DANNEGGIANO IL CERVELLO DEL CALCIATORE?

Molti studi scientifici in campo medico, psicologico e pediatrico hanno indagato la...
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"COME COMPORTARSI CON UN FIGLIO PRIMA, DURANTE E DOPO UNA PARTITA?"

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Una delle domande più frequenti dei genitori di giovani calciatori è:
"COME DOBBIAMO COMPORTARCI CON NOSTRO FIGLIO PRIMA, DURANTE E DOPO UNA PARTITA?"

Cominciamo con il primo suggerimento:
1. Tenete ben presente che per i giovani atleti il calcio dovrebbe essere solo un gioco non un business!

Con tutti i soldi che girano nello sport professionistico di oggi, è difficile anche per i genitori capire che il calcio è solo divertimento. Focalizzatevi sul gioco in quanto tale invece che sulle possibili ricompense future che possono venire dal far allenare un possibile campione. Cit.Jaki Hitzelberger

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L'ERRORE DI NETO: UNA LETTURA IN CHIAVE PSICOLOGICA

L'ERRORE DI NETO: UNA LETTURA IN CHIAVE PSICOLOGICA | Psicologia del Calcio | Scoop.it

L'ERRORE DI NETO: UNA LETTURA IN CHIAVE PSICOLOGICA

Abbiamo parlato già in passato della possibile fragilità emotiva del portiere della Fiorentina Neto, cui anche il tecnico viola Montella ha fatto più volte riferimento sottolineando come il ragazzo abbia la necessità di saper reagire davanti agli errori commessi.

Abbiamo analizzato questo tipo di situazione qualche settimana fa con un articolo pubblicato sul sito Notizieviola.blogspot.it in cui abbiano discusso alcune possibili cause generali della propensione ad errori che non hanno chiaramente niente di tecnico.

In questo nostro post odierno ci soffermiamo invece sulla componenteemotiva che potrebbe essere un ulteriore aspetto da valutare.
Se osserviamo le immagini della partita disputata dalla Fiorentina, vediamo come Neto abbia realizzato nella prima frazione di gioco un’uscita impegnativa in cui ha respinto con i pugni una palla in area, offrendo però l’assist alla conclusione dell’avversario che ha richiesto un grande intervento fra i pali a copertura della porta. Intervento di indubbia qualità che ha ben rimediato ad un’uscita probabilmente non ortodossa.

Qualche minuto dopo il fattaccio: palla tra i piedi e passaggio involontario al calciatore del Grasshopper che mette in rete un gol facile facile.

Cosa è successo?

Possiamo ipotizzare, anche osservando la reazione in campo di Neto (che si alza immediatamente quasi come nulla fosse, apparentemente) che il portiere abbia lavorato sull’atteggiamento post-errore durante gli allenamenti ma non sul controllo delle sue emozioni.

Spieghiamoci meglio:il primo errore (rimediato all’ultimo tuffo) ha attivato probabilmente uno stato di stress e di forte ansia, a seguito del quale Neto avrebbe dovuto rispondere controllando la sua emozione, ad esempio, con tecniche riconducibili al self-talk (il dialogo interno positivo) e di concentrazione (utilizzando uno stile attentivo che lo ricentrasse immediatamente sulla gara e non sul proprio errore).

L’assenza possibile di questi due passaggi ha forse contribuito a mantenere nel portiere lo stato di agitazione da “pericolo scampato” che lo ha distratto a tal punto da non riuscire ad osservare le dinamiche di gioco sul rilancio fatale che lo ha indotto in errore.

La tecnica, ribadiamo, non ha nulla a che vedere con il gol subito.
Dr Fabio Ciuffini

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Psicologo A Lavoro: Le Emozioni del calciatore : identificarle aiuta la performance

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Le Emozioni di un calciatore non vengono quasi mai valutate, se non in casi veramente rari.

Ci si domanda per quale motivo un grande campione possa trovarsi stranamente in difficoltà, oppure perché un ottimo talento del vivaio non sia riuscito a tradurre in pratica tutte le buoni attitudini e qualità tecniche possedute

Si considera normalmente il suo "carattere", il suo "ambientamento", il suo "stile di vita", ma si osservano molto poco e da vicino le sue emozioni.





La domanda che un allentatore dovrebbe porsi è: quali emozioni ha provato un atleta durante una prestazione insufficiente? Se la sua ottima condizione fisica non spiega un calo di rendimento, è possibile che l'atleta abbia vissuto delle emozioni che lo hanno inibito?
Ed in caso di grande prestazione, quali sono le emozioni che invece lo hanno facilitato e quelle che al contrario potevano ostacolarlo?

Questo tipo di quesito consente ad un tecnico di conoscere meglio i propri atleti.
Con l'aiuto di uno Psicologo Mental Trainer è possibile comprendere con adeguate tecniche quali siano le emozioni facilitanti e quelle inibenti intercorse durante una prestazione.

Questo tipo di intervento consente all'atleta di individuare l'insorgenza di emozioni negative e di valorizzare quelle positive, rendendosi consapevole delle modalità di reazione possibili in questi casi.

Dr Fabio Ciuffini's insight:

prosegue nel link
http://psicologoalavoro.blogspot.it/2013/08/le-emozioni-del-calciatore.html

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Cosa provi ogni volta che realizzi un gol?"Fare gol è sempre una grande emozione. In quei cinque o sei secondi successivi al gol esisti solo tu, come se in quel momento fossi l'unica persona al mondo, ci si sente completamente liberi. E' una grande sensazione e sono sicuro che qualsiasi calciatore potrà dirvi la stessa cosa".
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Le parole di Pepito indicano il percorso prescelto e condiviso dalla Fiorentina: ladefinizione di obiettivi a breve termine, progressivi che consentano gradualmente al gruppo di raggiungere mete prestabilite ma che richiedono, appunto gradualità.
 
Un esempio di "Goal Setting", un processo di individuazione e programmazione degli obiettivi che ciascun atleta o squadra deve compiere affinché vi sia una continuità efficace tra la motivazione esistente nei confronti dell'attività sportiva ed il suo mantenimento nel tempo, che potrebbe venir meno se una squadra od un atleta si ponessero scopi immediati troppo difficili da raggiungere.
 
In questo caso Rossi ha ben spiegato come l'obiettivo scelto e voluto dalla società viola, ossia quello di mantenere standard elevati di rendimento sia percorribile attraverso passaggi progressivi che prevedano prima di ogni altra cosa l'ingrediente necessario: la coesione del gruppo (quello che Rossi definisce "affiatamento".

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Psicologia dello Sport: L'età giusta per iniziare a giocare a calcio? Ce lo spiega Benitez

Psicologia dello Sport: L'età giusta per iniziare a giocare a calcio? Ce lo spiega Benitez | Psicologia del Calcio | Scoop.it
Lo sviluppo psicomotorio dei bambini richiede che sia necessario rispettare dei tempi precisi prima di iniziare ad insegnare loro tecniche specifiche nel gioco del calcio. Un principio valido tuttavia anche in altri sport. Giusto qualche giorno fa ho pubblicato un pezzo intitolato

Psicologia e Calcio: L'apprendimento dei ruoli. Quando cominciare?
Voglio oggi segnalare proprio su questo argomento un contributo estremamente autorevole del tecnico del Napoli Rafa Benitez che spiega dettagliatamente quale possa essere l'età giusta per insegnare a giocare a calcio, più in generale nel suo sito personale.
Dr Fabio Ciuffini's insight:

Un interessante contributo di un tecnico molto preparato
http://psicologoalavoro.blogspot.it/2013/07/psicologia-dello-sport-leta-giusta-per.html ;

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