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Politiké è la community che si occupa di politica, cultura ed attualità, ponendosi come il punto d'incontro tra la politica ed il cittadino protagonista.
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Casapesenna e Santa Maria la Fossa: quei sindaci anticamorra che non fanno notizia

Casapesenna e Santa Maria la Fossa: quei sindaci anticamorra che non fanno notizia | Politikè | Scoop.it
Marcello De Rosa, primo cittadino di Casapesenna, è stato aggredito in casa sua e minacciato con una pistola puntata alla testa. A Santa Maria la Fossa il sindaco Antonio Papa subisce intimidazioni da parte della camorra perché la sua amministrazione dia “via libera” alle speculazioni sulla raccolta rifiuti. In entrambi i casi, le notizie passano quasi sotto silenzio
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Da Santa Maria la Fossa a Casapesenna passano circa 18 chilometri. Quelli che decenni fa appartenevano alla “terra di lavoro”, fra vigneti, frutteti, allevamenti di bovini, lungo quel capolavoro di ingegneria idraulica che corrisponde al nome di Canali dei Regi Lagni. Qui, sulle sponde del Volturno e a pochi passi da Casal di Principe, gli ultimi trent’anni sono stati scanditi dal dominio camorristico. Quello che ha costruito palazzoni abusivi degni di una Las Vegas ancor più cafona e troglodita, dei rifiuti interrati nelle campagne più fertili d’Italia, di un territorio che non ammetteva altro dominio che non fosse quello dell’intimidazione e dell’omertà. Ed è qui che, ancor più recentemente, sono sorte realtà associative che questo dominio l’hanno combattuto nei suoi simboli, nell'occupazione degli spazi confiscati (un esempio su tutti: la Nuova Cucina Organizzata di Peppe Pagano), nella gestione della cosa pubblica. È qui che un sindaco anticamorra come Renato Natale può diventare primo cittadino di Casal di Principe, quella città che fino a qualche mese fa significava “camorra” nel dizionario dei sinonimi. Ma è ancora qui, infine, che non bisogna abbassare la guardia e dare per certe e definite le vittorie ottenute. Santa Maria la Fossa e Casapesenna sono qui a ricordarcelo: in entrambi questi paesini del Casertano (poco meno di 3mila abitanti il primo, circa 6mila abitanti il secondo) i sindaci sono stati intimiditi e aggrediti, com’è capitato a Marcello De Rosa, primo cittadino di Casapesenna, rientrato in casa sua dopo una giornata di lavoro. Le sue due figlie, sua moglie, la sua baby-sitter, legate e immobilizzate, una pistola puntata alla testa e quella minaccia che ancora rimbomba nel cervello, più della canna fredda dell’arma: “Questo è quello che ti meriti, pezzo di merda”.

“Quello che ti meriti” per aver sottratto Casapesenna al dominio camorristico dei Casalesi, fazione Zagaria. Per aver affermato la legalità in un posto che si pensava dimenticato da ogni tipo di istituzione locale e nazionale. Un po’ quello che è successo a Santa Maria la Fossa, pochi chilometri più su, in riva al Volturno, dove il sindaco Papa ha di fatto sottratto la gestione della raccolta rifiuti al clan locale. Risultato: tre autocompattatori dati alle fiamme ieri notte, 26 novembre, nell’area mercato confiscata a Francesco Schiavone, alias Cicciariello, cugino del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone. Su un muro lì vicino una scritta con vernice verde, se possibile ancora più inquietante della minaccia a mano armata subita da De Rosa: “Onore al sindaco”. Terzo atto intimidatorio in poche settimane, quello di Santa Maria la Fossa. Nei giorni scorsi sono stati sversati rifiuti su un terreno confiscato all’imprenditore Rodolfo Statuto (ritenuto affiliato ai Casalesi), sul quale dovrà sorgere il futuro “Parco della Legalità”. Nella notte tra sabato e domenica scorsa, infine, alcuni vandali hanno rotto i fili dell’impianto elettrico dello Stadio Comunale, irrompendo nei bagni e rompendo rubinetti, rubando termosifoni, caldaie, completini da gioco, palloni, compressori e un decespugliatore.

In entrambi questi casi indaga la Dda di Napoli. E In entrambi questi casi, sia a Casapesenna che a Santa Maria la Fossa, la stampa locale ha dedicato poche righe in trentesima pagina, dopo le notizie sul reintegro di de Magistris a Napoli o sulle primarie del Partito Democratico in Regione. Due situazioni quasi invisibili, come il territorio dove si sono verificate, lontane dalla luce massmediatica che si accese improvvisamente solo nel “periodo d’oro” della “terra dei fuochi”, quando giornalisti da tutto il mondo si sporcarono le scarpe nel camminare tra fusti tossici e residui combusti. Ora che la situazione è rientrata “nei ranghi”, che il Casertano non è più merce di scambio sui talk show, la camorra locale ha rialzato la testa per riprendere ciò che considera suo: un territorio fra i più belli d’Italia distrutto dall’idiozia di un manipolo di speculatori e criminali. Eppure i sindaci del territorio continuano a stare sulla breccia, in quelle vere trincee che sono Casal di Principe e Casapesenna, Santa Maria la Fossa e, più giù, Frattaminore, il Comune più virtuoso d’Italia in materia di sostenibilità ambientale. Una politica locale che funziona, che porta risultati e riporta quella dignità perduta agli abitanti di queste terre. Ma che risulta sempre più isolata e solitaria nella sua battaglia.

Enrico Nocera27 Novembre 2014
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Cassonetti a scomparsa: arrivano anche a Napoli

Cassonetti a scomparsa: arrivano anche a Napoli | Politikè | Scoop.it
Anche a Napoli, come in altre città italiane ed europee, arriveranno i cassonetti a scomparsa. Piazza Garibaldi sarà la prima ad installarli
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Cassonetti a scomparsa e per la raccolta differenziata: un altro passo avanti per la riqualificazione estetica ed ecologica della nostra città. Arriveranno, infatti, anche a Napoli, dopo Firenze e Roma, e saranno installati entro la fine di quest’anno o al massimo nei primi mesi del prossimo a Piazza Garibaldi e a Corso Umberto, poiché sono già presenti gli scavi sotterranei grazie ai lavori in metropolitana. Parte l’esperimento discusso in Commissione Ambiente presieduta da Carmine Schiano e a cui hanno partecipato Carmine Attanasio, consigliere dei Verdi, un membro dello staff del vicesindaco e assessore all’ambiente Tommaso Sodano, Serena Riccio, dirigente dei lavori per la metropolitana, Francesco Mascolo, direttore dell’Asìa e il consigliere Francesco Vernetti.

Come funzionano i cassonetti a scomparsa

I cassonetti a scomparsa si presentano come cestini per la differenziata di piccole dimensioni che spuntano da manto stradale, sotto di loro però sono presenti dei grossi compattatori che riusciranno ad accumulare una grossa quantità di rifiuti evitando che si raccolgano in strada e che strabordino dai cassonetti ordinari antiestetici e puzzolenti. Quando il compattatore sottostante risulterà pieno, una piccola luce lampeggerà sul cestino per indicare all’addetto che è ora di svuotarlo.

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IL TURISMO IN CAMPANIA E LA NUOVA LEGGE REGIONALE NEL CONVEGNO DEL TOURING CLUB | Roma online

IL TURISMO IN CAMPANIA E LA NUOVA LEGGE REGIONALE NEL CONVEGNO DEL TOURING CLUB | Roma online | Politikè | Scoop.it
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NAPOLI. Legge regionale sul turismo: opportunità, criticità e impatto in Campania. Ne discutono imprenditori, docenti universitari, Istituzioni ed esperti del settore in un dibattito organizzato dal Touring Club Itailano, grazie al Corpo Consolare della Campania e al Club di Territorio di Napoli, in programma domani, venerdì 28 novembre (ore 17,30) al Circolo Artistico Politecnico (piazza Trieste e Trento 38, Napoli).
La legge regionale innova dopo 31 anni di attesa la disciplina del turismo in Campania riordinando le competenze sul tema di Regione, Comuni, Province e Città metropolitane. Prevede un tavolo istituzionale per le politiche turistiche, poli turistici locali intesi come aggregazioni di soggetti pubblici e privati che operano nelle aree a vocazione ricettiva e scioglie Ept e Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo il cui personale viene trasferito in Regione.
E’ da accogliere positivamente, nel complesso, ma non mancano i pareri contrari su alcuni aspetti della normativa. Scopo dell’incontro è mettere a confronto le opinioni di illustri rappresentanti del comparto.
Partecipano al dibattito Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano, Mauro Sciarelli, Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università Federico II di Napoli, Pasquale Sommese, Assessore allo Sviluppo e alla Promozione del Turismo della Regione Campania, Costanzo Iannotti Pecci, Direttivo Confindustria, Costanzo Iaccarino, Presidente di Federalberghi Campania, Giancarlo Carriero, Presidente della Sezione Turismo dell’Unione Industriali di Napoli, Maurizio Maddaloni, Presidente della Camera di Commercio di Napoli, Giulio Pane, Ordinario di Storia dell’Architettura all’Università Federico II di Napoli, Adriano Gaito, Presidente dell’Associazione Circolo Artistico Politecnico, Giovanni Pandolfo, Console TCI per la Regione Campania. Modera Enzo Agliardi, giornalista economico.
 mariannadorsi@gmail.com

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Renzi al Quirinale rassicura sulle riforme, ma Napolitano è incerto: dimissioni in anticipo? - InfoOggi.it

Renzi al Quirinale rassicura sulle riforme, ma Napolitano è incerto: dimissioni in anticipo? - InfoOggi.it | Politikè | Scoop.it
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ROMA, 27 NOVEMBRE 2014 - Nella giornata di ieri il Premier Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, sono stati ricevuti al Quirinale da Giorgio Napolitano. Un incontro mirato alla discussione dell’azione di governo ed in particolare modo sull’iter parlamentare di una nuova legge elettorale, l’Italicum per l’appunto, e la riforma costituzionale.

L’incontro però non sembrerebbe aver rassicurato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nonostante ieri sera il Premier Renzi durante un’intervista rilasciata al TG1 avesse dichiarato che oramai è quasi fatta per la legge elettorale.

In realtà una delle più grandi difficoltà dell’azione di governo del Premier Renzi sta nel controllare alcuni gruppi parlamentari, in particolar modo proprio alcuni della sinistra.

Giorgio Napolitano, infatti, sarebbe enormemente preoccupato dalle possibili reazioni di alcuni gruppi parlamentari del Partito Democratico dopo l’approvazione dei Jobs Act. Alcuni parlamentari del PD, infatti, potrebbero rivendicarsi sulla nuova legge elettorale consapevoli dell’impossibilità di Matteo Renzi di richiedere il voto di fiducia.

Simili problemi si presentano anche per Silvio Berlusconi che, dopo i disastrosi risultati delle ultime elezioni, si trova a confrontarsi con una parte del partito che fa riferimento a Raffaele Fitto.
Intanto dalla sua Matteo Renzi, accusato più volte di volere a tutti i costi una nuova legge elettorale per tornare alle urne, ha le idee chiare: “senza le riforme il voto si avvicina”.

Riforme, il pessimismo di Giorgio Napolitano e l'ipotesi di dimissioni anticipate

La posizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intanto, si fa sempre più incerta. Anche se il capo dello Stato non ha ancora stabilito una data precisa per le dimissioni, ieri durante l’incontro con Renzi e la Boschi dinanzi alla possibilità che le riforme possano ancora una volta essere rimandate, ha nuovamente espresso la volontà di lasciare la carica in tempi anche brevi. Un forte pessimismo quello provato e vissuto da Giorgio Napolitano, che chissà non possa spingerlo a presentare le dimissioni anche prima della fine del semestre europeo e del prossimo Natale. Dalla sua Matteo Renzi durante l’incontro con Napolitano ha raggirato l’argomento puntando l'attenzione sul tema dell’Italicum da realizzare prima dell’arrivo del nuovo capo dello Stato.
Le preoccupazioni di Giorgio Napolitano sono quelle di riuscire a concretizzare una serie di “percorsi condivisi” da tutti che possano andare di pari passi con le due riforme di primaria importanza: legge elettorale e riforma costituzionale. Dalla loro i partiti sembrano non considerare tale ipotesi andando a generare quel clima di pessimismo, che potrebbe portare Napolitano ad abbandonare prima la partita.

Renzi al Quirinale rassicura Napolitano sulle riforme: chiudiamo entro gennaio

Matteo Renzi, ieri pomeriggio durante l’incontro in Quirinale, ha cercato in tutti i modi di rassicurare Napolitano assicurando che “questa volta è quella buona” e sottolineando che "il prossimo 19 Dicembre, dopo il varo della legge di stabilità, porteremo la legge in aula”. Il Premier punta sull’appoggio di Luigi Zanda, capogruppo PD, e su Anna Finocchiaro, presidente di commissione, anche se diversi sono i parlamentari contrari sia del PD che del NCD. I due punti da smussare sarebbero: i capolista bloccati e la possibilità dei partiti piccoli di potersi presentare al secondo turno.

(foto: theblazonedpress.it)

Emanuele Ambrosio

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Buffon tifa per Renzi, ma diceva lo stesso di Mario Monti

Buffon tifa per Renzi, ma diceva lo stesso di Mario Monti | Politikè | Scoop.it
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Ma a Gigi Buffon piacciono tutti i presidenti del Consiglio non eletti che abbiamo avuto negli ultimi anni? Il portierone sembra apprezzare chiunque governi questo Paese, indipendentemente dal partito politico di appartenenza. Fu così per Monti (nel video il suo endorsement televisivo a Porta a Porta) e ora è così anche per Renzi:

"Matteo Renzi ce la può fare, è l'uomo giusto, ma servirà tempo: neanche lui ha la bacchetta magica. Ha dato segnali di discontinuità con la politica del passato con comportamenti seri. Auspichiamo di vedere qualcosa di concreto e produttivo". Queste le dichiarazioni rilasciate da Buffon a Radio Capital.

Lo scorso febbraio 2013 Gianluigi Buffon aveva dichiarato di essere un "accanito sostenitore" di Mario Monti durante una puntata di Porta a Porta: "Non sono un militante di Lista Civica, ma un accanito sostenitore di Monti. Le mie sono valutazioni personali dettate dall'istinto e nella vita difficilmente ho preso cantonate".

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Prendi i soldi e scappa. Lo Stato finanzia giornali di partito che poi falliscono - OpenBlog

Prendi i soldi e scappa. Lo Stato finanzia giornali di partito che poi falliscono - OpenBlog | Politikè | Scoop.it

Dal 1993 al 2012 lo Stato ha erogato quasi 240 milioni di euro ai giornali di partito. Ad oggi sono quasi tutti falliti. 

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Guida l’Unità che in 9 anni ha ricevuto oltre 54 milioni di euro. 

Sul sito del Governo è possibile ricostruire i fondi statali dedicati all’editoria dal 1993 a oggi. Fra i beneficiari di questa forma di finanziamento pubblico, anche le testate (cartacee o online) dei partiti e dei movimenti politici. Dal 1993 parliamo di una cifra che si attesta intorno ai 240 milioni di euro.

Quello che sorprende, o forse non troppo, è che spulciando la classifica dei 10 giornali di partito che hanno ricevuto più soldi, troviamo tutti giornali falliti, chiusi o rimasti solamente in versione online. 

Il podio parla di tanti soldi, ma di poche realtà ancora in vita. Al terzo posto Liberazione, con € 31.990.321,13 dal 1993 a oggi, pubblicazione cartacea terminata nel 2012 e quella digitale nel 2014. Secondo posto per La Padania, € 34.074.682,4, che a novembre ha annunciato l’avvio della cassa integrazione per tutti i suoi dipendenti e la chiusura della testata (stampa e web) dal 1° dicembre 2014. In fine, in cima al podio, L’Unità, che dal 1993 a oggi ha incassato €54.448.646,04, e che da agosto di quest’anno ha terminato le pubblicazioni.

Simile discorso vale per le radio di partito. Dal 1993 a oggi sono stati erogati dallo Stato 91 milioni di euro, il 40% di questi soldi sono andati a Radio Radicale, il 29% a EcoRadio e il 18% a Radio Città Futura.

Per approfondimenti:

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Sondaggi BiDiMedia

Sondaggi BiDiMedia | Politikè | Scoop.it
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Sondaggio IPR: il PD si mantiene a livello delle Europee. In crescita la Lega, che supera il 10%. La maggioranza degli elettori di Centrodestra favorevole alla riunificazione dell’area politica
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Storace condannato a 6 mesi per "vilipendio": insultò Napolitano - InfoOggi.it

Storace condannato a 6 mesi per "vilipendio": insultò Napolitano - InfoOggi.it | Politikè | Scoop.it
Il giudice ha condannato Francesco Storace per vilipendio: insultò Napolitano nel 2007.
Politikè's insight:

ROMA, 21 NOVEMBRE 2014 - Francesco Storace è stato condannato a sei mesi di reclusione per il reato di "vilipendio" nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I fatti risalirebbero al 2007, quando Storace insultò Napolitano, chiamandolo "indegno".

Il giudice ha valutato le attenuanti, che hanno di fatto vanificato la pena nei confronti dell'ex Presidente della Regione Lazio. Non si poteva riconoscere né l'immunità parlamentare, né altre forme di tutela, perché, secondo il giudice, l'atto era comunque avvenuto e le scuse successive di Storace non cambiavano la sua posizione.


"Sono l'unico italiano condannato per questo reato. Ed è una decisione presa su commissione" (fonte Ansa) è la replica di Storace, che punta il dito sui "mandanti" di quella che ritiene un'ingiustizia, viste le tante parole che da più parti sono indirizzate a Napolitano tutti i giorni.

Tutto era partito quando Storace (allora senatore) aveva accusato Rita Levi Montalcini di essere la stampella del Governo. Napolitano aveva reagito giudicando indegne le parole contro la studiosa e a quel punto Storace aveva rincarato la dose, ritenendo indegno il capo dello Stato e procurandosi un'indagine a suo carico.

(Foto romacapitalenews.com)

Annarita Faggioni

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Fondazioni bancarie: fermateli! - Il Fatto Quotidiano

Fondazioni bancarie: fermateli! - Il Fatto Quotidiano | Politikè | Scoop.it

di Tito Boeri e Luigi Guisso

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Le fondazioni bancarie, sorrette da politici locali senza scrupoli, stanno nuovamente ostacolando gli aumenti di capitale degli istituti nell’occhio del ciclone dopo l’Asset quality review. Sia a Siena sia a Genova, dopo aver già bruciato miliardi di patrimonio, sono disposte a prosciugare del tutto la dotazione della fondazione pur di non mollare la loro presa sulle banche conferitarie. Le fondazioni bancarie descritte in passato come le salvatrici del nostro sistema bancario sono così diventate il principale fattore di instabilità.

Se la Fondazione Monte Paschi avesse investito il suo patrimonio in un fondo diversificato, come si conviene a una fondazione, anziché usarlo per assicurarsi il controllo e il (pessimo) governo di Mps, oggi avremmo una banca sana in più e una ricca fondazione che poteva servire le esigenze sociali dei senesi per i secoli a venire. Abbiamo invece una banca al tracollo e una fondazione immiserita.
Se Fondazione Carige avesse seguito le indicazioni della Legge Ciampi anziché concentrare il 90 per cento del proprio patrimonio in Banca Carige, se non si fosse indebitata pur di non scendere per molti anni sotto il 46 per cento del capitale dell’istituto, oggi avremmo una banca ben capitalizzata, aperta ad accogliere un management moderno anziché vertici imposti dalla fondazione, di stretta nomina politica. Invece, la fondazione si ostina a opporsi all’aumento di capitale richiesto dall’Eba mettendo a rischio la sopravvivenza dell’istituto.

 

Come più volte argomentato su questo sito, l’uscita delle fondazioni dal capitale delle banche è desiderabile sia dal punto di vista del buon funzionamento delle banche che da quello della sopravvivenza delle fondazioni. Come scriveva Adam Smith, quando l’amministratore di una società ne esercita il controllo senza metterci soldi propri, lo farà “ma senza la stessa ansiosa vigilanza che userebbe se in gioco ci fossero i suoi soldi”.  È quello che è accaduto a Mps e a Carige ed è ciò che ha travolto banche e fondazioni nei due casi.

Ci sono molte altre realtà a rischio. Se si vuole evitarlo, la politica che oggi controlla fino al 75 per cento dei consigli delle fondazioni, deve fermare quest’azione suicida. Il buon esempio non può che venire dall’alto. Basterebbe che Renzi, che si è impegnato a combattere i poteri forti, impegnasse il suo partito a far uscire le fondazioni dalle banche liquidando le partecipazioni nelle banche conferitarie. Chieda ai membri del suo partito che occupano posizioni di rilievo nelle fondazioni di procedere in tal senso. E lo faccia presto.

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Che noia il toto-Quirinale, sembra un reality show

Che noia il toto-Quirinale, sembra un reality show | Politikè | Scoop.it
Ecco le nomination per il post-Napolitano. Un evitabile teatrino di indiscrezioni e autocandidature

Marco Sarti
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Ci sono le teste di serie, i politici buoni per ogni successione. Anche quest’anno entrati di diritto nella corsa verso il Quirinale. E poi ci sono gli outsider, quelli in gara per la prima volta. Sembra che le candidate di sesso femminile partiranno in vantaggio. Così come gli aspiranti presidenti più giovani - l’articolo 84 della Costituzione fissa il limite minimo d’età a cinquant’anni - e meno legati ai partiti tradizionali. I più ambiziosi hanno già iniziato a mettersi in mostra. I più furbi, al contrario, stanno bene attenti a nascondere le proprie aspirazioni. Del resto la regola aurea per conquistare la Presidenza della Repubblica è la stessa da decenni: chi è al centro dell’attenzione rischia di bruciarsi, a spuntarla sono sempre i meno chiacchierati. 

Intanto il teatrino è già partito, come se il Paese ne sentisse davvero la necessità. Per avviare la gara è bastato pubblicare la non-notizia delle probabili dimissioni di Giorgio Napolitano. E nel giro di un paio di giorni gli italiani si sono ritrovati al centro dell’ennesimo, vorticoso, toto-Quirinale. Il rischio è che stavolta la gara sarà lunga ed estenuante. Nella migliore delle ipotesi il presidente lascerà alla fine dell’anno: due mesi abbondanti di indiscrezioni e candidature. Ma stando alle speranze di Palazzo Chigi, la successione al Colle avverrà solo la prossima primavera. Paralizzando inevitabilmente l’azione politica per sei, interminabili, mesi. 

Intanto sfilano i candidati, veri o presunti. Si studiano gli accordi tra i partiti, si ragiona sulle qualità e le tare di ciascun aspirante presidente. Una passerella che almeno ha l’indubbio merito di mettere in mostra il meglio -  e il peggio - dell’élite politica italiana. Utile criterio per valutare la nostra classe dirigente.

Impossibile non partire dai candidati di diritto. I politici che ai blocchi di partenza si posizionano sistematicamente, ad ogni successione. Romano Prodi ad esempio. L’ultima volta il Professore ha persino sfiorato il traguardo. Candidato dal centrosinistra è giunto fino al portone del Quirinale, prima di venire accoltellato nell’ombra del voto segreto da 101 franchi tiratori. Stavolta può riprovarci (ovviamente respingendo pubblicamente qualsiasi candidatura, ché Prodi le regole della gara le conosce bene). Al suo fianco c’è l’inevitabile Giuliano Amato. Il dottor Sottile, forte anche lui di un passato a Palazzo Chigi, punta sull’esperienza e sulla trasversalità dei suoi sostenitori. E vanta un curriculum di tutto rispetto: in pochi possono raccontare di aver partecipato a così tante corse al Colle. Non può mancare Massimo D’Alema. Più che una salita al Quirinale, però, la sua rischia di diventare una missione impossibile. Inevitabilmente ostacolata dalla siderale distanza che lo separa da Renzi e Berlusconi. 

A queste considerazioni se ne aggiungono altre. Matteo Renzi è davvero disposto a puntare su un presidente di peso? Il premier - raccontano - avrebbe tutto l’interesse a far eleggere un Capo dello Stato in versione “passacarte”. Una personalità di tutto rispetto, per carità. Ma certo non un ostacolo alla sua azione di governo. Un indizio dopo l’altro si disegna il profilo del perfetto presidente della Repubblica. Intanto, mai come stavolta, a spuntarla potrebbe essere una donna. Sarebbe la prima nella storia repubblicana. Ad ascoltare le dichiarazioni di questi giorni la scelta sembra inevitabile. «L’Italia è finalmente pronta per un presidente con la gonna» ripetono in tanti. Tutto sta ad agire coerentemente nel segreto dell’urna. E così ecco spuntare il nome di Emma Bonino, leader radicale, già ministro degli Esteri nell’ultimo governo Letta (ma allontanata dalla Farnesina proprio ad opera dell’attuale premier). In gara con lei ci sono la titolare della Difesa Roberta Pinotti e la presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama Anna Finocchiaro. Distaccata già in partenza la presidente della Camera Laura Boldrini.

C’è chi scommette su Mario Draghi, pronto a trasferirsi da Francoforte a Roma. Qualcuno punta forte su Letta. Gianni o Enrico, vanno bene entrambi. Il primo, apprezzato consigliere dell’ex Cavaliere Berlusconi. Il secondo, ultimo presidente del Consiglio prima del cambio di governo dello scorso febbraio. Tutti e due possono contare su un sostegno bipartisan, ma su di loro pesa l’incognita del giudizio di Matteo Renzi. La pioggia di candidati già batte scrosciante. Potrebbero entrare nel giro il sempreverde Walter Veltroni e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Onestamente più difficili le scalate del ministro Dario Franceschini e dell’ex leader della Margherita Francesco Rutelli. 

Può giocare la carta della trasversalità Pier Ferdinando Casini, ex alleato di Berlusconi e oggi entusiasta interlocutore di Renzi. Chissà se basterà. Lo stesso vantaggio ce l’ha Pietro Grasso, presidente del Senato. Con il passare delle ore si infittiscono le nomination, come le raramente informate indiscrezioni dal Palazzo. E la successione del presidente della Repubblica assume le tragicomiche fattezze di un reality show. Ai partiti, un unico avvertimento. L’ultima volta, preso atto della propria incapacità di convergere su un nome condiviso, sono riusciti a salvare la faccia convincendo Napolitano a restare al suo posto. Stavolta non ci saranno scappatoie.

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Il Quotidiano della P.A. - Sport: 1000 cantieri per il rilancio impianti sportivi di base

Il Quotidiano della P.A. - Sport: 1000 cantieri per il rilancio impianti sportivi di base | Politikè | Scoop.it
Incentivi per interventi di manutenzione, ristrutturazione o costruzione ex-novo di impianti sportivi di base. Mutui a tasso zero, per un totale di 150 milioni di euro più 44 milioni per l'abbattimento degli interessi, destinati a 500 spazi sportivi scolastici e 500 impianti sportivi di base pubblici e privati.
Politikè's insight:

Nell’ambito della XXXI assemblea annuale dell’Anci il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Graziano Delrio, il commissario dell’Istituto per il Credito Sportivo Paolo D’Alessio e il delegato dell’Anci allo sport, Roberto Pella, hanno presentato il progetto «1000 Cantieri per lo Sport». Si tratta di un piano per incentivare gli interventi di manutenzione, ristrutturazione o costruzione ex-novo di impianti sportivi di base. Mutui a tasso zero, per un totale di 150 milioni di euro più 44 milioni per l’abbattimento degli interessi, destinati a 500 spazi sportivi scolastici e 500 impianti sportivi di base pubblici e privati.

“Dopo le misure per l’edilizia scolastica e per i cantieri da concludere inseriti nello Sblocca Italia – dichiara il sottosegretario Delrio - ora la Presidenza del Consiglio e l'Istituto per il Credito Sportivo hanno attivato la possibilità per gli enti pubblici e privati di accendere mutui a tasso zero per impianti sportivi nelle scuole e di base. Un’altra risposta per essere vicini alle famiglie e ai giovani”.

“Il Governo ha fatto un passo importante nei confronti dello sport – è stato il commento del commissario ICS, D’Alessio – adesso il Credito Sportivo e l’Anci hanno la responsabilità e il compito di dare concretezza a questo progetto per far sì che al più presto vengano utilizzate tutte le risorse stanziate cercando di colmare il gap evidente rispetto agli altri paesi europei della inadeguatezza in cui si trovano gli impianti sportivi scolastici."

Apprezzamento, infine, è stato espresso anche da Pella: “L’importanza dell'impiantistica di base e scolastica è ben chiara ai sindaci. Sono risorse importanti, quelle messe a disposizione, risorse economiche che, investite negli impianti, mettono in circolo risorse umane e di solidarietà fondamentali per le nostre comunità”.

Nello specifico il primo progetto, che nasce da una collaborazione tra Presidenza del Consiglio dei Ministri e ICS (Istituto per il Credito Sportivo) con Associazione Nazionale Comuni Italiani e Unione delle Province d’Italia e partirà entro la fine di novembre, è rivolto ai primi 500 interventi negli impianti sportivi scolastici.

L’Istituto per il Credito Sportivo ha destinato agli Enti locali 75 milioni di euro con mutui a tasso zero reso possibile da 22 milioni di euro del «Fondo speciale per la concessione di contributi in conto interessi sull’impiantistica sportiva». L’importo massimo per ogni intervento è di 150 mila euro erogato come mutuo di durata massima di 15 anni da contrarre con l’Istituto per il Credito Sportivo. Nel caso in cui l’intervento superi la cifra, la parte superiore godrà di contribuzione in conto interessi come dai piani operativi dell’Istituto.

Gli enti locali proprietari delle scuole potranno:

Attuare interventi relativi a spazi ed impianti sportivi scolastici esistenti: come ristrutturazioni, ammodernamento, ampliamento, completamento, riconversione, adeguamento tecnologico, manutenzione straordinaria, bonifica dell’amianto, adeguamento delle normative sulla sicurezza e sull’abbattimento delle barriere architettoniche, efficientamento energetico, attrezzatura
Realizzare nuovi spazi ed impianti sportivi scolastici
Per intervenire in modo capillare e uniforme sul territorio italiano ci saranno un numero di interventi per ogni regione sulla base della popolazione in età scolare con un incremento del 10% per le regioni del Sud che presentano deficit di infrastrutture sportive scolastiche. Limiti sono stati posti al numero di mutui concedibili ad ogni Ente locale in base al numero di abitanti.

In base ai parametri i 500 interventi saranno così ripartiti tra le Regioni:
Lombardia 72, Campania 64, Sicilia 51, Lazio 45, Puglia 41, Veneto 37, Emilia Romagna 34, Piemonte 30, Toscana 28, Calabria 19, Sardegna 13, Marche 12, Liguria 10, Abruzzo 10, Trentino Alto Adige 9, Friuli Venezia Giulia 8, Umbria 7, Basilicata 6, Valle d’Aosta 2 e Molise 2.

A gennaio 2015 partirà invece il secondo progetto rivolto agli altri 500 interventi negli impianti sportivi destinatari di ulteriori 75 milioni di euro con mutui a tasso zero grazie all’utilizzo di altrettanti 22 milioni di euro del «Fondo per lo sviluppo e la capillare diffusione della pratica sportiva» e del «Fondo Contributi negli Interessi». I mutui saranno richiedibili dagli Enti Locali e dai soggetti privati (società ed associazioni sportive, parrocchie ed enti morali, ecc.) che vogliano ristrutturare o costruire spazi ed impianti sportivi di base.

Il progetto, reso possibile dalla collaborazione tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Istituto del Credito sportivo, prevede un importo massimo per ogni intervento di 150 mila euro (per i soggetti diversi dagli Enti locali una percentuale del costo del progetto resterà a loro carico) erogato per una durata massima di 15 anni per gli Enti locali e 10 anni per i soggetti privati.

L’erogazione del contributo è da concordare con la Conferenza Stato Regioni o da definire con ciascuna Regione in relazione al plafond che le sarà attribuito.

 

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ITALIA BLOCCATA | Avanti!

ITALIA BLOCCATA | Avanti! | Politikè | Scoop.it
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Bagarre in Aula al Senato dove il governo ha ottenuto mercoledì la fiducia, e il via libera definitivo, sul decreto Sblocca Italia con 157 sì e 110 no e proteste oggi a Napoli dove nel quartiere di Bagnoli, collettivi studenteschi e movimenti vicini all’area no-global, si sono scontrati con la polizia.

A Palazzo Madama era stato essenzialmente il Movimento 5 Stelle a ‘movimentare’ la giornata. I senatori grillini si erano stesi sui banchi del governo per impedire fisicamente il voto tanto che i parlamentari erano stati costretti a dire sì o no al testo dal proprio banco senza passare sotto lo scranno della presidenza com’è prassi per il voto di fiducia. Venti minuti di assedio fisico del Senato come non si vedeva dai tempi della ‘marcia su Roma’, un brutto clima tanto inutile sul piano sostanziale quanto pesante su quello simbolico, come ha denunciato il senatore socialista Enrico Buemi in un esposto al presidente Piero Grasso. Un precedente che considerando le difficoltà provocate dalla grave situazione economica del Paese, non fa essere ottimisti.

Alla manifestazione di Napoli contro “il commissariamento della democrazia hanno partecipato, secondo gli organizzatori, circa quattromila persone. In piazza c’era un po’ tutto il disagio della città. Dai comitati territoriali e le realtà di base di Bagnoli, agli studenti, ai movimenti della casa e dei disoccupati, agli ex operai dell’Italsider e di Pomigliano, alla rete Stop Biocidio con apporti di manifestanti anche dal resto della Campania e da altre città del Sud. Occasione per lo scontro, il vertice con gli esponenti del Governo nella Città della Scienza. Tra i manifestanti anche due assessori comunali di De Magistris – Fucito e Piscopo – e un parlamentare dei 5 Stelle, Roberto Fico. Cariche e lacrimogeni di polizia e carabinieri quando hanno tentato di entrare nella Città della Scienza: bilancio feriti tra manifestanti e forze dell’ordine. Un vero e proprio “assedio” alla ricerca dello “scontro”, così la questura di Napoli descrive quanto avvenuto.

Le proteste di Napoli erano anche contro il commissariamento di Bagnoli mentre lo Sblocca Italia è un ‘decretone’ che contiene misure che vanno dallo sblocco dei cantieri, che partiranno con tempi certi, agli interventi per le calamità naturali, passando per le semplificazioni per l’edilizia, la banda larga e ultralarga, l’ammodernamento delle ferrovie e le concessioni autostradali.

Proprio le norme sulle concessioni sono state l’oggetto degli strali delle opposizioni (da Sel a Forza Italia al Movimento Cinque Stelle) che accusano il governo di aver chiesto la fiducia in fretta e furia per ‘nascondere’ un ‘regalo’ fatto ai finanziatori di Renzi.

“C’è da essere molto preoccupati per il clima di tensione crescente e il Movimento 5 Stelle non può fare due parti in commedia, deve scegliere tra la piazza e le Istituzioni” ha detto il capogruppo del Psi a Montecitorio, Marco Di Lello. “Nessuno oggi si deve tirare indietro. È il momento della responsabilità per la politica, per il sindacato e per le Istituzioni e anche i grillini devono decidere se soffiare sul fuoco, come hanno fatto oggi a Napoli a fianco di collettivi studenteschi e no-global, oppure fare politica per il bene del Paese come hanno fatto ieri per l’elezione di un membro della Consulta. Un conto è la legittima protesta democratica contro il commissariamento di Bagnoli e la legge Sblocca Italia, un altro la ricerca dello scontro fisico nelle strade. I socialisti, interpretando anche i sentimenti della stragrande maggioranza degli italiani, esprimono la loro solidarietà all’operatore della Rai aggredito e alle forze dell’ordine. Nessuno – conclude Di Lello – deve rischiare la vita per portare a casa uno stipendio”.

Ma contro la legge ‘Sblocca Italia’ ci sono critiche pesanti. Si parla di cementificazione, di carta bianca ai costruttori …
“Dopo vent’anni di immobilismo, di parole e basta, la politica ha il dovere di creare le condizioni perché si cominci a fare concretamente qualcosa. Siamo tutti consapevoli che la nostra economia deve ripartire e ha bisogno di impulsi. Sappiamo anche che in assenza di risorse da investire l’unica strada è quella di semplificare, di eliminare la burocrazia e rendere più attraenti gli investimenti privati”.

Ma l’ambiente, la difesa del territorio, non si rischia nulla?
“Sull’edilizia la filosofia di fondo che anima la legge è il riutilizzo dei volumi esistenti e non certo il consumo di nuovo territorio. Francamente mi sembra l’impostazione giusta. Non è un ‘tana liberi tutti’. Non lo vedo questo rischio nel provvedimento. In questi attacchi ci vedo invece molto di strumentale. È la solita e ben conosciuta critica fine a se stessa, la moda facile del ‘no’ a tutto quando invece è arrivato il momento di uscire dall’immobilismo. Penso che i cittadini, il mondo dell’associazionismo, saprà vigilare sulle opere e denunciare eventuali storture. Ma non possiamo continuare a non far nulla”.

Ecco una sintesi delle principali misure contenute nel provvedimento:

Calamità naturali e alluvione Genova
Una delle principali novità arriva dopo il dramma del capoluogo ligure. D’ora in poi le opere potranno dunque partire anche se sulla gara è pendente un ricorso del Tar da parte dei concorrenti. Si punta così a velocizzare gli iter amministrativi. Ma il Fondo emergenze nazionali viene rimpinguato solo con 50 milioni (contro i 100 appunto introdotti in commissione). Le risorse dovrebbero essere destinate a tutti i territori colpiti dal maltempo (anche cioè a Trieste, Maremma, Parma).

Concessioni autostrade solo con ok UE
Era uno dei punti più delicati e contestati del decreto: la proroga senza gara delle concessioni a fronte di un piano industriale e finanziario delle società. La disposizione è ora soggetta al “preventivo assenso” Ue.

Ripartono le Grandi Opere
In testa l’alta velocità Napoli-Bari (prima pietra entro novembre 2015) e la Palermo-Messina-Catania. Obiettivo dimezzare i tempi di percorrenza delle tratte. Michele Elia, ad di Fs, sarà commissario. Nessuna deroga sugli appalti. Sbloccate anche le infrastrutture aeroportuali.

Arriva piano ammodernamento FS
Il ministero delle Infrastrutture dovrà redigere, entro 6 mesi dall’approvazione, il piano per rendere cantierabili nel breve termine opere di interesse pubblico nazionale o europeo nel settore ferroviario.

Risorse da opere ritardatarie anche a metro Genova
I finanziamenti su opere mai partite confluiranno nel Fondo revoche del ministero delle Infrastrutture che le ridistribuirà su altri cantieri prioritari (CircumEtnea, le metropolitane di Palermo e di Cagliari e il primo lotto della Termoli-S.Vittore) e, dopo l’alluvione, anche la metropolitana di Genova.

Deroga al patto per aprire i cantieri
Per le piccole opere arriva un nuovo allentamento del Patto di stabilità interno, per le opere segnalate dai sindaci a Palazzo Chigi, ma anche per quelle immediatamente cantierabili.

Reti ultraveloci, anche nei nuovi edifici
Sconto fiscale “del 50%” per chi investe nelle ‘aree bianche’ per la banda larga, ma anche in città dove una infrastruttura è già presente. Obbligatorio da metà 2015 per gli edifici di nuova costruzione prevedere canaline per i cavi della banda ultra larga.

Il ‘pacchetto casa’
Semplificazioni per i lavori di ristrutturazione, resta lo sconto del 20% (fino a 300mila euro) per chi compra casa e la affitta a canone concordato per 8 anni. Torna la norma per arrivare al ‘regolamento edilizio unico’.

Tasse trivelle a sviluppo territorio
Le maggiorazioni di imposta per le imprese attive nell’estrazione di idrocarburi in Italia saranno destinate anche “alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una social card nei territori interessati”.

Piano porti e logistica
Arriverà “entro 90 giorni”, con un “disegno strategico” che tenga insieme “porti, interporti e ferrovie” prevedendo distretti e accorpamenti, “per una gestione più razionale e non concorrenziale”.

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Di Lello: “Basta alibi-Berlusconi. Cambiamo la Severino” | Avanti!

Di Lello: “Basta alibi-Berlusconi. Cambiamo la Severino” | Avanti! | Politikè | Scoop.it
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“C’è più di un buon motivo per cambiare la legge Severino, per i suoi profili di illegittimità costituzionale: perché è ingiustificata la sospensione da una carica pubblica dopo una sentenza di primo grado, perché non può esserci una differenza di trattamento tra parlamentari e consiglieri regionali o amministratori pubblici”. “La Costituzione – ha spiegato il capogruppo socialista alla Camera, Marco Di Lello, introducendo la conferenza stampa per illustrare due proposte di legge per abrogare l’articolo 11 della legge Severino, la parte in cui si prevede la sospensione o la decadenza degli amministratori locali anche per condanna non definitiva – stabilisce che si è innocenti fino a sentenza definitiva mentre la Severino prevede un regime diseguale per gli amministratori locali e i parlamentari, per i quali produce effetti solo per condanne superiori a 2 anni”. “Ma poi non può essere che il Parlamento aspetti che sia la Corte Costituzionale a costringerlo a rivedere delle norme palesemente sbagliate, in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, vista la diversità di trattamento prevista per i parlamentari”.

Alla conferenza stampa di presentazione delle pdl di iniziativa dei deputati socialisti, assieme a Marco Di Lello, altri tre degli undici che hanno già sottoscritto il testo, Fulvio Bonavitacola, Anna Maria Carloni e Enza Bruno Bossio, tutti del Pd. Il filo conduttore è stato quello delle ‘problematiche di natura costituzionale’ che riguardano le condanne ‘non definitive’, la incandidabilità e la sospensione o decadenza dalle funzioni di parlamentare europeo o italiano.

La proposta di modifica della legge Severino prevede la sospensione dalla carica solo in caso di condanna definitiva per i reati contro la pubblica amministrazione, fatta eccezione per i reati di mafia e terrorismo, per i quali continua a valere la condanna in primo grado. In secondo luogo, si chiede l’abrogazione dell’abuso d’ufficio dalla lista dei reati che comportano incandidabilità, sospensione e decadenza dalle cariche elettive regionali e da quella di amministratore locale.

A ricordare come si è arrivati a questo punto è stato Fulvio Bonavitacola che ha sottolineato il ‘vizio’ demagogico contenuto nelle norme nate da una legge delega affidata al Governo, che è stata approvata in appena 23 giorni, nel dicembre del 2012, alla vigilia dello scioglimento delle Camere quando le forze politiche che sostenevano il governo Monti dovevano dimostrare all’opinione pubblica la volontà di frenare la corruzione tra i partiti, “in un clima in cui bisognava mostrare lo scalpo per fare campagna elettorale”. “Qualcuno ci chiede – ha spiegato poi Bonavitacola – se questo sia il momento più adatto per aggiungere anche la legge Severino alla tanta ‘carne al fuoco’ che c’è alle Camere; se non sia un momento delicato. A queste obiezioni, rispondiamo che i temi che riguardano principi di fondo della nostra Repubblica, non possono essere barattati e il Parlamento deve dire la sua”.

“Una legge nata in un contesto emergenziale – gli ha fatto eco l’onorevole Carloni – da cui traspare l’incapacità della politica di riformare se stessa. Una legge che alla prova, vedi il caso De Magistris, ha dimostrato di non funzionare. Più di un motivo insomma per agire e agire in fretta”.

“E poi – ha sottolineato la parlamentare Bruno Bossio – immaginate cosa potrebbe accadere se la legge dovesse essere applicata con il nuovo Senato dove potremmo avere senatori che sono anche consiglieri regionali o sindaci. Come verrebbe applicata questa legge che prevede sanzioni e comportamenti diversi per parlamentari, consiglieri regionali e amministratori pubblici? Un doppio trattamento”?

Insomma un pasticcio che giustifica ampiamente l’iniziativa socialista e che non può essere frenata dalla questione della retroattività collegata ai problemi dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. “Mi sento equidistante, e non da oggi, tra De Magistris e Berlusconi e quando difendo i principi non bado alla convenienza. Mi auguro – ha concluso Di Lello – che la questione possa serenamente essere affrontata e risolta in Commissione. Berlusconi non può più essere un alibi per non riformare seriamente la giustizia nel nostro Paese”.

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Avellino, Isochimica: lavoratori beffati. De Mita: ”Il pd faccia mea culpa”

Avellino, Isochimica: lavoratori beffati. De Mita: ”Il pd faccia mea culpa” | Politikè | Scoop.it
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Una beffa per gli ex operai dell’Isochimica, la fabbrica dei veleni e dell’amianto dismessa e in attesa di bonifica nell’area industriale di Avellino. Durante l’esame della Legge di Stabilità, il Pd ha deciso di ritirare l’emendamento presentato per inserire una norma per riconoscere il diritto al pensionamento anticipato per i lavoratori esposti ad amianto e molti con gravi patologie.
Il dito è puntato contro il partito democratico. PRECISE responsabilità del pd le rintraccia anche il deputato irpino Giuseppe de Mita che a radio punto nuovo spiega: ”Il dispiacere più grande è che molti esponenti del partito abbiamo continuato a non raccontare la verità dei fatti, continuando a far illudere i lavoratori. così viene meno il ruolo della politica di dialogo e fiducia con i cittadini” – ha conlcuso De Mita
Rabbia tra i lavoratori dell’ex isochimica, certi- come aveva confermato anche Carlo Sessa ai nostri microfoni qualche giorno fa – che la norma per il prepensionamento fosse passata. Ora resta la rabbia e il rammarico ma l’avvocato del comitato ex operai a Radio punto nuovo annuncia: ”noi andremo avanti a tutela dei diritti di chi si è ammalato lavorando”.

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EDILI, SINDACATI IN PIAZZA: SERVE UNA SVOLTA | Roma online

EDILI, SINDACATI IN PIAZZA: SERVE UNA SVOLTA | Roma online | Politikè | Scoop.it
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NAPOLI. Tremila lavoratori dell'edilizia provenienti da tutta la Campania hanno sfilato in corteo nel centro di Napoli nell'ambito dello sciopero nazionale del settore costruzioni indetto da Cgil, Cisl e Uil. «In Campania la crisi è drammatica - ha detto il segretario regionale della Uil, Anna Rea - sono 35mila i lavoratori in meno ed oltre duemila le imprese scomparse». Lo sciopero si è concluso con un comizio in piazza Matteotti del segretario nazionale della Filca-Cisl, Salvatore Scelfo, e dei segretari della Uil, Anna Rea, e della Fillea-Cgil, Giovanni Sannino.

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Fi: Rotondi, mandra esocialisti azzurri in Pd e Renzi e Dc con noi | AGENPARL AGENPARL

Fi: Rotondi, mandra esocialisti azzurri in Pd e Renzi e Dc con noi | AGENPARL AGENPARL | Politikè | Scoop.it
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(AGENPARL) – Roma, 26 nov – “Per riequilibrare il sistema politico italiano in senso europeo, bisognerebbe trasferire la classe dirigente socialista di Forza Italia nel Pd e riprenderci noi Renzi e i democristiani del Pd in Forza Italia”.

Lo dichiara Gianfranco Rotondi.
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Sgarbi sbotta in diretta: 'Aboliamo le Regioni, non servono a niente'

Sgarbi sbotta in diretta: 'Aboliamo le Regioni, non servono a niente' | Politikè | Scoop.it
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L'invettiva nel corso della trasmissione "L'aria che tira" su La7. Vittorio Sgarbi, dopo le elezioni regionali, se la prende proprio con le Regioni e gli sprechi di queste amministrazioni. Il critico d'arte accusa:

"A cosa servono? Vogliamo eliminare le cose inutili? Vogliamo che il popolo ci dica di eliminare gente che si fa pagare mutande, filmini porno e ca... finti? I consiglieri non esistono, nascono morti!".

Anche la conduttrice Merlino è costretta ad intervenire per sedare la furia di Sgarbi. Sopra il video di quanto accaduto in studio.

Vi ricordiamo che proprio oggi altri 7 consiglieri regionali della Campania sono stati rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica di Napoli nell'ambito della prima tranche dell'inchiesta su presunte irregolarità nell'erogazione dei rimborsi per le attività istituzionali (il cosiddetto fondo comunicazione).

Le accuse contestate a vario titolo dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino e dal pm Giancarlo Novelli sono di truffa e peculato. I consiglieri in carica all'epoca dei fatti, dal 2008 al 2012, per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio sono Ugo de Flaviis, Pietro Diodato, Massimo Ianniciello, Sergio Nappi, Angelo Polverino, Gennaro Salvatore e Raffaele Sentiero.

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Confronta il bilancio del tuo Comune, condividi con chi vuoi - OpenBlog

Confronta il bilancio del tuo Comune, condividi con chi vuoi - OpenBlog | Politikè | Scoop.it
La possibilità di confrontare il bilancio tuo Comune con qualsiasi città d'Italia per vedere chi spende di più in istruzione, viabilità e tanto altro.
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Openbilanci.it permette di confrontare il tuo Comune con qualsiasi città d’Italia e scoprire chi spende di più in istruzione, viabilità, cultura e tanto altro. Bilanci comunali in trasparenza, con grafici di confronto per ogni città.

Per capire la reale efficienza e capacità delle amministrazioni comunali, il confronto con altre città diventa fondamentale. E’ importante quindi analizzare quanto i Comuni spendono per le diverse voci di bilancio e gli effetti prodotti dalla gestione dei vari sindaci.

Su openbilanci.it si possono creare le proprie classifiche, ma soprattutto confrontare  due singoli Comuni in tutte le varie voci di entrate e spese. E’ possibile, per esempio, vedere le storico di confronto fra Roma e Milano per quanto riguarda i soldi incassati grazie a tasse e imposte.

Un confronto che storicamente ha visto il capoluogo lombardo primeggiare sulla Capitale. Nel 2012 il cambio di tendenza, con il sorpasso da parte di Roma: nell’ultima anno di rilevamento infatti Milano incassava circa €900 pro capite in tasse, mentre il capoluogo laziale superava addirittura i 1.000€ a cittadino.

Una volta terminata l’analisi, openbilanci.it permette anche di condividere il risultato su facebook, twitter, email e tutti i principali social.

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Di Maio a Gomez: 'La metà nostri stipendi va ai ragazzi disoccupati'

Di Maio a Gomez: 'La metà nostri stipendi va ai ragazzi disoccupati' | Politikè | Scoop.it

Luigi Di Maio in collegamento con il direttore del Fattoquotidiano.it Peter Gomez ha spiegato che i parlamentari 5 Stelle si dimezzano lo stipendio e lo versano in un fondo speciale che garantirà a 100 ragazzi disoccupati di fondare delle nuove imprese

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"Noi non è che ci dimezziamo lo stipendio per andare a dirlo in tv e per prendere i voti, noi ci siamo dimezzati lo stipendio perché coi 10 milioni di euro che abbiamo accantonato di stipendi tagliati nei prossimi mesi con il decreto attuativo del Ministero dello Sviluppo Economico che abbiamo voluto noi facciamo partire cento imprese per ragazzi disoccupati e quando io e gli altri miei colleghi andremo in giro per le piazze italiane a presentare il primo ragazzo che ha aperto un'impresa con i soldi degli stipendi dei politici, io non lo so che consensi avremo, ma io avrò iniziato a cambiare questo Paese da cittadino che si era stancato di vedere i politici parlare in tv", ha detto il deputato.

Una mossa, quelle del M5S, che cambia davvero l'Italia, a differenza della politica di Matteo Renzi e della sua controparte di destra Matteo Salvini:

"E io credo che sia questa la differenza, al di là dei consensi, perché se vogliamo esclusivamente inseguire i consensi allora facciamo la politica dei 2 Matteo in questo momento, che sembra che non abbiano nessuna responsabilità sul passato di questo Paese", ha aggiunto Di Maio

Matteo Salvini, ha concluso il deputato pentastellato, "è uno di quelli a cui gli italiani pagano lo stipendio da quando io avevo 4 anni, dal 1990" e queste persone "sembrano non avere nessuna responsabilità di quello che hanno fatto, di quello che è successo in questo Paese fino a oggi e oggi appaiono come i salvatori della patria".

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Sondaggi BiDiMedia

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Sondaggio IPR: il PD si mantiene a livello delle Europee. In crescita la Lega, che supera il 10%. La maggioranza degli elettori di Centrodestra favorevole alla riunificazione dell’area politica
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Crozza a Napolitano: Giorgio resta, lo vuole l'Inps

Crozza a Napolitano: Giorgio resta, lo vuole l'Inps | Politikè | Scoop.it
Il comico genovese ha commentato, in apertura del programma politico di La7 diMartedì, le annunciate dimissioni del Presidente della Repubblica.
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Maurizio Crozza ha aperto la puntata di diMartedì, programma di approfondimento politico di La7 condotto da Giovanni Floris, parlando delle annunciate dimissioni a fine anno del presidente della Repubblica. Il comico genovese si è quindi appellato proprio al presidente Napolitano per chiedere un "ripensamento": "Presidente, con tutto il rispetto, lei ha detto che se ne sarebbe andato dopo la legge elettorale, le riforme costituzionali e il risanamento economico. Sommessamente e umilmente, Presidente, guardi che qui non è stato fatto un c...o".

Ha poi aggiunto: "Ci ha dato i migliori anni della sua vita: 60 anni di onorata carriera politica. Presidente, se ritira il Tfr facciamo la fine della Grecia. Si rende conto che la sua liquidazione è mezzo Pil del 2014? Non è l'Europa che le chiede di restare. E' più l'Inps, ci ripensi. Lei - ha continuato Crozza - ha quasi 90 anni. Molli a 100. Alla peggio scrive un best seller: 'Cent'anni di ingratitudine'. Perchè non si fa ibernare? Magari insieme a sua moglie Clio. Potrebbe sottoporsi al primo esperimento di clio-genetica. Facciamo così, Presidente: lei si fa ibernare, e la scongeliamo noi quando è pronta la legge elettorale".

https://www.youtube.com/watch?v=i1Vq-0yotqI#t=14

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Casa, riforma delle riforme
Accatastare, valorizzare, tassare

Casa, riforma delle riforme<br/> Accatastare, valorizzare, tassare | Politikè | Scoop.it
Una rivoluzione più che una riforma. Nuovi criteri per la determinazione dei valori catastali dei fabbricati che, in linea di massima, non dipenderanno più dal numero dei vani ma soprattutto dalla superficie. Interessati ben 62 milioni di immobili. Il valore degli immobili, in alcune zone, aumenterà anche del 200 per cento. La conseguenza? Più tasse
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Una rivoluzione. La riforma delle riforme. La revisione degli estimi castali si tradurrà automaticamente in un aumento del valore di parecchi immobili. E non saranno rincari ininfluenti. Anzi. In alcune zone è prevista una crescita fino a sfiorare il 200 per cento. Molti, troppi, tanti ormai sono i fabbricati di pregio che hanno una rendita catastale bassa e non più adeguata al loro reale prezzo di mercato. L’aumento dei valori rischia però di avere come conseguenza una maggiore tassazione per i proprietari di case. Sono più di 62 milioni gli immobili in Italia che saranno compresi nella Riforma del Catasto, come detto, la riforma delle riforme visto i grandi numeri che coinvolgerà. Se ne parla ormai da anni e pare che questa volta venga davvero avviata.

 

Più che di una riforma, si tratta di una vera e propria rivoluzione poiché cambierà radicalmente il metodo con cui viene calcolato il valore catastale dei fabbricati. Le nuove regole impiegheranno un po’ di tempo per entrare a regime, cioè circa 3-5 anni.

Il consiglio dei ministri ha compiuto il primo passo di un lungo processo che si concluderà fra qualche anno. Che cosa è stato fatto? Per adesso, l’esecutivo ha soltanto ridefinito le funzioni delle commissioni censuarie che sulla carta esistono da molti anni ma non hanno mai funzionato a regime. Si tratta 105 di organismi collegiali che agiranno su base provinciale, composti da esperti che avranno il compito di rivedere i parametri degli estimi catastali, cioè i criteri con cui viene stabilito il valore degli immobili. Ciascun collegio sarà composto da 6 membri effettivi e da 6 supplenti, nominati dai tribunali tra i rappresentanti di enti pubblici come l’Agenzia delle Entrate, di associazioni di categoria e di alcuni ordini professionali (per esempio degli architetti, degli ingegneri e dei geometri).

 

Ogni commissione avrà il compito di stabilire i nuovi criteri per la determinazione dei valori catastali dei fabbricati che, in linea di massima, non dipenderanno più dal numero dei vani ma soprattutto dalla superficie. Nello specifico, verrà determinato un valore di mercato al metro quadro, che poi verrà moltiplicato per la superficie di ciascun immobile. Nel determinare questi valori, si terrà conto di diversi parametri: partendo dalle quotazioni rilevate nell’osservatorio sul mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, i calcoli terranno conto di altri fattori come la zona di ubicazione dei fabbricati o il loro stato di conservazione.

Prima di applicare le nuove regole catastali sarà però necessario un censimento di ben 62 milioni di immobili esistenti in Italia. Un, speriamo, accurato monitoraggio che consentirà anche di scovare tutti i fabbricati completamente sconosciuti alle autorità e al fisco.

 

L’arrivo delle nuove rendite catastali, legate alle riforma del catasto, se non sarà accompagnato da una riduzione delle aliquote Tasi-Imu rischierebbe di comportare un aggravio di 230-260 euro l’anno per i cittadini. E’ quanto affermano in una nota i presidenti di Federconsumatori e di Adusbef, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. “Non siamo contrari per principio alla rivalutazione delle rendite catastali – spiegano – purché tale operazione sia improntata alla massima equità e correttezza. Non vorremmo che il nuovo calcolo degli estimi catastali sia l’ennesima strategia per portare maggiori incassi nelle casse dello Stato e degli enti locali. Nella norma si parla di una generica “invarianza di gettito”, nella quale non riponiamo alcuna fiducia: non sarebbe la prima volta che precauzioni di questo tipo venissero disattese”.

 di Alberto Toro

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Il napoletano Criscuolo è il nuovo presidente della Corte Costituzionale

Il napoletano Criscuolo è il nuovo presidente della Corte Costituzionale | Politikè | Scoop.it
I suoi vice sono i giudici Marta Cartadia e Giorgio Lattanzi
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Alessandro Criscuolo é stato eletto presidente della Corte Costituzione. Ha ottenuto otto voti. Sono stati indicati come vicepresidenti i giudici Marta Cartadia e Giorgio Lattanzi. Giudice costituzionale dal 2008, Criscuolo è nato a Napoli e ha 77 anni. E’ magistrato di Cassazione dal novembre 1994.

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De Magistris e Caldoro, ancora botta e risposta su Bagnoli | Diario Partenopeo

De Magistris e Caldoro, ancora botta e risposta su Bagnoli | Diario Partenopeo | Politikè | Scoop.it
De Magistris attacca lo Sblocca Italia e appoggia i manifestanti, Stefano Caldoro risponde «Manifestare contro il decreto è da conservatori, il sindaco non parteggi per i violenti »
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NAPOLI – Chi sarà il commissario di Bagnoli? Questo è l’interrogativo che aleggia sul sito che ospitava l’ex impianto siderurgico Italsidere e le sue sorti che, da questa estate ad oggi, con l’inverno alle porte, non ha ancora trovato una risposta. Certo è che, in assenza di risposte, di chiacchiere ne sono state fatte tante, soprattutto fra il primo cittadino della città di Napoli, Luigi De Magistris – tornato in carica martedì scorso – e l’attuale Governatore, Stefano Caldoro.

Il filo dello scontro è talmente teso da poter esser tagliato con un soffio, o con un Tweet. Proprio oggi, alla luce degli scontri avvenuti fra manifestanti e polizia fuori Città dell Scienza, in occasione del corteo “Cacciamo Matteo Renzi da Bagnoli”, il leader dell’ente Regione Campania ha cinguettato «Chi nelle istituzioni incita alla scontro è irresponsabile. Mai violenza, confronto civile #Bagnoli», poco prima “DeMa”, in occasione del suo reintegro, aveva annunciato «Sostengo la manifestazione e ci sarò».

Si è dovuto attendere la sera successiva agli scontri, durante i quali del Sindaco non c’era nemmeno l’ombra dato che era rimasto bloccato a Milano per l’assemblea Anci, quando De Magistris ha dichiarato ai microfoni di Radio Kiss Kiss «Facciamo un ragionamento. La norma su Bagnoli è pessima e pericolosa. È una legge che apre la strada alle mani sulla città. La contrasteremo in ogni modo, con ricorsi alla Corte costituzionale, alla giustizia amministrativa e sosterremo ogni mobilitazione popolare. Io e la mia giunta abbiamo una forte spinta ideale e non violenta. Abbiamo mani oneste, mai in tasca, sempre tese in segno di solidarietà. Non condivido mai la violenza, ma in questa vicenda si deve rafforzare la mobilitazione popolare»

Intanto Stefano Caldoro ha rilasciato in mattinata altre dichiarazioni al Corriere del Mezzogiorno sottolineando che non è possibile che un’istituzione quale è il Sindaco di una città parteggi in un momento delicato come questo «l tema è il clima, difficile, complicato. Io lo so bene. – tuttavia, aggiunge che - cavalcare una protesta come quella di Bagnoli è darle una sorta di copertura politica. E da dentro le istituzioni non lo puoi fare».

Non dimentica di sottolineare, tuttavia, che «Gli operai che rischiano di perdere il lavoro e protestano in piazza e davanti ai cancelli delle loro fabbriche fanno bene e comprendo anche la loro rabbia.» ma, non trattandosi di operai, qui si parla di manifestazioni che contestano un modo di prendere le scelte del tutto, o quasi, autonomo, senza appellarsi alle istituzioni locali. Caldoro, tuttavia non è daccordo «Manifestare per questa Bagnoli, che non ha prodotto un solo posto di lavoro, è da conservatori. Manifestare contro il decreto, occasione per rimettere in moto il destino di quell’area, è una posizione di retroguardia. Io ho fatto piuttosto una proposta. Un referendum popolare. Le istituzioni presentano tre progetti, si sottopongono ai cittadini, ma una volta deciso cosa fare di Bagnoli, lo si fa e basta.»

Rassicura, infine, sulla nomina del commissario che sarebbe dovuta arrivare già durante l’estate « in un momento così delicato, non possiamo essere così fiscali sulle date. Verrà tra fine novembre o inizio dicembre. E il commissario sarà nominato» e, alle dichiarazioni del vice-presidente della Camera, Luigi Di Maio, riguardo la presunta responsabilità del Premier nell’alimentare gli scontri, risponde «Probabilmente anche Renzi cerca lo scontro, ma politico. Con la Cgil, per esempio, c’è un contrasto evidente. Ed è giusta e sacrosanta la piazza del sindacato che esprime un’opposizione politica al governo. Ma a Bagnoli si continua, tra l’altro in maniera violenta, a bloccare lo sviluppo e determinare il sottosviluppo. Siamo alla fine di una corsa. Nulla è più rinviabile: si tratti di riforme o di commissariamenti. Ora o mai più»

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Comune Napoli, Lebro: io non attaccato alla poltrona, sono solo coerente

Comune Napoli, Lebro: io non attaccato alla poltrona, sono solo coerente | Politikè | Scoop.it
Il consigliere: "Legge Severino incostituzionale anche per Berlusconi"
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“Un tempo si diceva che chi faceva cadere le amministrazioni locali non rispettava il mandato elettorale, oggi se non si fa cadere una Giunta si è accusati di ‘poltronismo’”. Risponde così in un’intervista al VELINO David Lebro, consigliere comunale a Napoli. Non uno qualsiasi, ma colui che sorregge la maggioranza di Luigi de Magistris anche se il diretto interessato non ama che si parli di maggioranza risicata, “il bilancio è passato con 26 voti a favore” in pratica due soli in più del quorum richiesto. “Certo non è ampissima ma non risicata” dice Lebro strenuo difensore del sindaco a dispetto di quanto aveva chiesto il suo partito di provenienza, l’Udc che alle comunali aveva schierato come candidato sindaco Raimondo Pasquino poi diventato presidente del Consiglio comunale. I centristi non hanno per nulla digerito l’ingresso in maggioranza di Lebro e Pasquino tanto da parlare di “scelte personali”, fino all’espulsione dal partito. L’uomo che sorregge De Magistris rivendica la sua voglia di stare al centro comunque, del resto da giovane è stato consigliere nazionale dei giovani democristiani fino poi a diventare esponente del Cdu di Buttiglione e poi segretario locale del Ccd, poi il passaggio nella Margherita di cui è stato un costituente. Ora si definisce “un simpatizzante del Pd” non un iscritto. Eppure non nasconde “la possibile candidatura al Consiglio regionale con i democratici”.

Un altro ritorno poiché ha riallacciato rapporti con alcuni del Pd in particolare Fioroni tanto poi da appoggiare il candidato Pirillo alle Europee. Ma ‘escursus’ politico a parte, oggi Lebro ribadisce le parole tipiche del linguaggio politico: “E’ stata firmata una piattaforma programmatica sulla città metropolitana, un accordo che ha voluto anche il Pd quindi io in maniera responsabile ritengo che questo consiglio comunale deve andare avanti: si va alle elezioni quando c’è una scadenza fissata, non con altri sistemi”. Per dirla in altri termini non si dimette e aggiunge di non essere “mai stato chiamato dal Pd per valutare un’eventuale sfiducia”. Rivendica “coerenza” David Lebro che sostiene de Magistris nonostante il parere contrario del Pd, lo stesso partito con cui potrebbe candidarsi alle regionali. Quanto alle sentenza del 20 novembre del Consiglio di Stato sulla sospensione del sindaco di Napoli dice: “Mi auguro che prevalga la sentenza del Tar che giudico molto molto saggia, poi si vedrà”. Per Lebro infatti: “i giudici amministrativi di primo grado hanno dato ragione a quella gran parte di Italia giuridica che riteneva incostituzionale la Severino”. Quindi vale anche per Berlusconi? “Se è incostituzionale per lui è incostituzionale per tutti”.

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