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Politiké è la community che si occupa di politica, cultura ed attualità, ponendosi come il punto d'incontro tra la politica ed il cittadino protagonista.
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Marino a Ostia in treno: “Reagiremo con forza all’illegalità”

Marino a Ostia in treno: “Reagiremo con forza all’illegalità” | Politikè | Scoop.it
Il sindaco di Roma è andato in treno a Ostia per incontrare il presidente del Municipio X e i dipendenti, dopo l’indagine su presunte infiltrazioni mafiose.
Politikè's insight:

Questa mattina il sindaco di Roma Ignazio Marino è andato in treno a Ostia per incontrare il presidente del Municipio X Tassone e i dipendenti, dopo l’indagine avviata dal Campidoglio su presunte infiltrazioni mafiose.

Sul treno della Roma-Lido, Marino ha incontrato tanti romani, romane e turisti, parlando dei disservizi della linea. “Sulla Roma-Lido – ha detto Marino – c’è molto da fare. Dobbiamo aumentare la frequenza dei treni. Entro il 2013 dobbiamo passare da un treno ogni 15 minuti a uno ogni 12. E speriamo di raggiungere per la fine del 2014 il dimezzamento dei tempi di frequenza”.

Giunto a Ostia, Marino è stato impegnato nel vertice sulla criminalità, al termine del quale ha dichiarato: “Dobbiamo reagire con la forza e la presenza dell’amministrazione per dire: Ostia deve tornare alla legalità. Voglio che si percepisca che le istituzioni sono presenti, che non hanno timore di denunciare qualunque azione che possa preoccuparci. Vogliamo che ci sia la massima trasparenza, il massimo rigore e il rispetto della legalità”.

“Per iniziare ad affermare la legalità – ha spiegato Marino – oggi ho dato disposizione di verificare tutti gli atti del passato, di controllare come sono stati affidati gli incarichi e i contratti di natura economica e guardare le cifre cominciando anche dalle piccole cose. Inoltre, dopo le piazze della Capitale agiremo con controlli anche sulle spiagge per contrastare l’abusivismo. E la Polizia Municipale insieme alla Camera di Commercio controllerà i cambi di destinazione d’uso dei negozi per scoprire eventuali fenomeni di riciclaggio di denaro”.

Sempre sul tema della lotta alla criminalità, Marino ha poi aggiunto: “Tassone oggi mi ha chiesto l’aiuto del Campidoglio per l’affidamento delle spiagge a Ostia e contrastare le pressioni locali. A questa richiesta risponderemo dando tutto il nostro sostegno e aiuto. È chiaro che di fronte alla presenza documentata di attività criminali noi dobbiamo fare la nostra parte, ma in generale l’indirizzo sarà quello di decentrare e di dare più potere e forza ai Municipi in modo da avere più efficienza, rapidità ed efficacia in ogni azione”.

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"Privatizzare la Rai? Prima la legge sul conflitto d’interessi" - L'Indro

"Privatizzare la Rai? Prima la legge sul conflitto d’interessi" - L'Indro | Politikè | Scoop.it
Kazakistan, Rai, attualità politica, critiche al M5S, editoria. Intervista a tutto campo con il deputato del M5S Roberto Fico, Presidente della Commissione Vigilanza Rai.
Politikè's insight:

Roberto Fico del Movimento 5 Stelle ci riceve negli studi di Radio Sapienza dove è ospite di una trasmissione. Sul tavolo argomenti pesanti come Kazakistan, Rai, attualità politica e critiche al Movimento, ormai da diverso tempo sulla cresta dell'onda. 

Qual è la sua opinione sul caso kazako?

È una situazione vergognosa. Non è possibile che il ministro degli Interni non abbia saputo cosa stesse succedendo. Per questo abbiamo presentato la mozione per sfiduciarlo. Secondo me più s’indaga e più cose verranno fuori. Potrebbero esserci filoni interessanti.

Presenterete la mozione di sfiducia prima di aver letto la relazione del capo della polizia?

Ascolteremo con interesse la relazione ma non basterà una relazione a fermare la nostra mozione.

È plausibile che il ministro degli Interni non fosse a conoscenza dell’esito del colloquio fra il suo capo di Gabinetto e l’ambasciatore kazako?

Ci sono due casi: il ministro sapeva e allora si deve dimettere immediatamente oppure il ministro non sapeva e allora si deve dimettere comunque per inadeguatezza. Altrimenti a cosa servono i ministri? In ogni caso non è solo Alfano che deve trarne le conseguenza ma anche chi lo ha nominato e cioè Enrico Letta. Non può scaricare tutta la responsabilità su Alfano.

Per alcuni quotidiani il capo di Gabinetto del Ministro Alfano, il prefetto Procaccini, poiché in prossimità della pensione, potrebbe prendersi tutte le responsabilità evitando di ammettere di aver informato Alfano. Lo ritiene probabile?

È uno dei tanti scenari. Adesso, però, bisogna analizzare i fatti già gravi di per sé. Poi ci sono altri aspetti che andrebbero approfonditi per contestualizzare la questione. Mi riferisco ai rapporti commerciali con il Kazakistan, al prezzo del gas che noi in Italia acquistiamo ad un prezzo assurdo, all’amicizia fra Berlusconi e Putin.

 Passiamo all’attualità politica. Che partita sta giocando Renzi?

Renzi è un politico con pochi contenuti che bada tutto sulla comunicazione. Ora sta cercando di portare acqua al suo mulino per fare una corsa dentro il suo partito e diventare premier, la sua unica e vera ambizione. L’unica cosa certa è che è un sindaco completamente assenteista: è stato eletto per fare il sindaco ma si dedica completamente ad altro, quindi è inaffidabile.

 Come giudica la visita alla Cancelliera Angela Merkel?

Contesto fortemente la Merkel. Perché lo ha ricevuto? È il sindaco di una città italiana come tante altre. Perché lo ha ricevuto? Di cosa hanno parlato? Noi sappiamo che Renzi si muove per vie traverse. Ricordo, fra l’altro, che è andato a casa di Berlusconi per chiedere i fondi per Firenze. Renzi avrebbe dovuto chiamare Letta e chiederglielo e Letta avrebbe dovuto rispondergli: «Sei ridicolo, continua a fare il sindaco».

 Non alleandovi col Pd, non avete perso l’occasione di dare della risposte concrete su alcuni punti del vostro programma?

In campagna elettorale abbiamo detto chiarissimamente che il Pd è socio in affari del Pdl e che non si possono risolvere alcune situazioni con le stesse persone che hanno creato quei problemi. Non ci sono le premesse per costruire qualcosa col Pd perché non sono d’accordo con nessuna delle nostre recenti richieste (abolizione del finanziamento pubblico, rinunciare a comprare gli F35, legge seria sul conflitto d’interessi). Ma soprattutto la vice presidente della Camera Sereni e l’allora segretario del Pd Bersani hanno dichiarato loro stessi che non volevano fare un governo col M5S. Loro volevano una fiducia su dei punti generici. Era impossibile.

 Pier Luigi Battista sul Corriere della Sera qualche giorno fa faceva notare come il M5S, prima di ottenere la Commissione Vigilanza Rai, chiedeva con insistenza la privatizzazione della Rai mentre adesso questo tema non è più fra le vostre priorità Come risponde?

La ringrazio della domanda perché è la prima volta che rispondo pubblicamente a questo articolo di Battista. La posizione del M5S non è cambiata. Privatizzare una parte della Rai è sacrosanto ma non può avvenire se prima non facciamo una serie legge sul conflitto d’interessi e una serie legge anti-trust, altrimenti regaleremmo la Rai ai soliti noti facendo un male al Paese. Come tutte le cose serie, bisogna costruirle e infatti noi abbiamo proposto una legge seria sul conflitto d’interessi che abbiamo depositato alla Commissione Affari Istituzionali. Rigetto tutte le illazioni fatte da Battista, perché il M5S ha ottenuto la presidenza Rai in modo legittimo e libero così come in modo legittimo e libero è entrata in Parlamento. Non ha amici giornalisti.

Noi vigileremo sull’applicazione vera del contratto dei servizi e cercheremo di aprire un dibattito pubblico per eliminare il controllo dei partiti sulla Rai. La Rai sreve loro per controllare l’informazione, per inserire amici di amici, per creare società che poi ottengano appalti. Noi combattiamo tutto questo e lo facciamo con trasparenza. Ad esempio, per la prima volta nella storia di questa  commissione, è stata resa pubblica la lista dei fornitori Rai. Questo è solo l’inizio. Ha dovuto ammetterlo persino Repubblica. Anche se si sono dimenticati volutamente di citare i promotori di quest’iniziativa.

Che definizione darebbe lei di “servizio pubblico”?

Servizio pubblico è qualcosa che contribuisce alla crescita civile e culturale di un Paese. La Rai si occupa di informazione e comunicazione quindi deve contribuire in questi campi. L’informazione non dev’essere vincolata da lobby, da caste o dai partiti ma dev’esser libera da condizionamenti. La libera espressione dei giornalisti contribuisce alla crescita della società perché quando la società conosce può fare le proprie scelte in maniera più consapevole.

 Come immagina lei la struttura ideale della Rai?

Innanzitutto i membri del consiglio di Amministrazione della Rai non devono essere più nominati dalla commissione che presiedo. Al momento sette dei nove membri del Cda Rai sono nominati dalla commissione e anche la nomina del Presidente della Rai è soggetta al parere vincolante della Commissione. Che significa ciò? Che i partiti si mettono d’accordo e si spartiscono i posti (dal Consiglio si amministrazione e poi a cascata tutti gli altri. Questa è la governance attuale. Noi dobbiamo cambiarla dando più poteri di controllo e di partecipazione all’interno del Cda ai dipendenti Rai e agli stessi cittadini che pagano il canone. I modelli possono essere tanti. Una cosa è certa: se cambia la Rai cambi l’Italia.

Giovanni Valentini su Repubblica le ha dato atto di non voler «svendere» la Rai, «un asset strategico in un settore nevralgico della vita collettiva per la formazione e l’aggregazione del consenso».

Il disegno subdolo di alcuni è distruggerla lentamente per poi svenderla a un prezzo più basso. Noi invece dobbiamo risanarla, valorizzarla e venderne una parte ma solo dopo aver fatto una serie legge l’antitrust e aver risolto il conflitto d’interessi. Così il prezzo della vendita sarà quello di mercato.

- See more at: http://www.lindro.it/politica/2013-07-16/92302-fico-privatizzare-la-rai-una-parte-e-sacrosanto-ma-prima-occorre-una-seria-legge-sul-conflitto-dinteressi#sthash.8UltHdfI.dpuf

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Napoli: Lettieri, de Magistris si dimetta, America´s Cup inquietante spreco denaro

Napoli: Lettieri, de Magistris si dimetta, America´s Cup inquietante spreco denaro | Politikè | Scoop.it
 
Napoli: Lettieri, de Magistris si dimetta, America's Cup inquietante spreco denaro
Le ultime notizie
Napoli, 15 lug. - (Adnkronos) - Prendendo atto dell'inquietante spreco
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Napoli: Lettieri, de Magistris si dimetta, America's Cup inquietante spreco denaro

Le ultime notizie

Napoli, 15 lug. - (Adnkronos) - Prendendo atto "dell'inquietante spreco di denaro pubblico", il sindaco di Napoli Luigi de Magistris "dovrebbe dimettersi". Lo dichiara il leader dell'opposizione in Consiglio comunale di Napoli, Gianni Lettieri, commentando quanto emerso dalle intercettazioni relative all'indagine sull'organizzazione dell'America's Cup World Series a Napoli. Per Lettieri e' chiaro che "tutti, sin dal primo momento, erano coscienti che non ci sarebbe stato nessun beneficio per il territorio, cosa che ho detto sin dal primo momento". "Quello che bisogna fare oggi - aggiunge Lettieri - e' individuare i responsabili, perseguirli e, visto il disastro della citta' tra inchieste, spreco di denari e Comune in dissesto, credo che qualcuno debba prendere decisioni importanti, dando le dimissioni". Lettieri ricorda lo studio dell'associazione Fare Citta', da lui presieduta, dal quale "venne fuori la differenza tra quanro stavamo spendendo noi per l'evento e quanto avevano speso in Inghilterra, Portogallo, Grecia e anche Venezia. E di benefici per il territorio non ce ne sono stati". "Abbiamo regalato 10 milioni di euro agli americani in un momento in cui il territorio deve utilizzare ogni euro disponibile. C'e' una serie di indagati tra cui il fratello del sindaco Claudio de Magistris. Il primo cittadino dovrebbe prenderne atto e dimettersi", conclude Lettieri.

 

Alberto Del Grosso

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E su Facebook Stamina guarisce tutti

E su Facebook Stamina guarisce tutti | Politikè | Scoop.it
I risultati straordinari ottenuti dai ricercatori del San Raffaele vengono attribuiti da un gruppo Facebook a Stamina. I lettori ci credono e inveiscono contro chi usa cautela con Vannoni e i suoi
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I risultati straordinari ottenuti dai ricercatori del San Raffaele vengono attribuiti da un gruppo Facebook a Stamina. I lettori ci credono e inveiscono contro chi usa cautela con Vannoni e i suoi

I ricercatori dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (Tiget) di Milano ci hanno messo quasi vent’anni. Hanno avuto un’idea, l’hanno sperimentata su animali da laboratorio per verificare che non fosse dannosa e funzionasse. Nel frattempo l’hanno perfezionata mille volte e altrettante volte hanno verificato che non fosse nociva e fosse efficace. Alla fine l’hanno sperimentata sull’uomo. Anzi, su bambini. Destinati a una sorte tragica da malattie incurabili.

Oggi quei bambini - la notizia è di pochi giorni fa - hanno ottenuto risultati sorprendenti e inimmaginabili fino a pochissimo tempo fa. Risultati che sono proprio il frutto di quella paziente e silenziosa attività di ricerca. 

Succede però che quei ricercatori abbiano impiegato anche cellule staminali per il proprio lavoro: di queste cellule ce ne sono di diversi tipi e ciascuno di essi è allo studio, con procedimenti di lavorazione molto rigorosi e diversi, per il trattamento di decine di malattie.

Ebbene, qualcuno, in quattro e quattr’otto fa l’associazione che non avrebbe mai dovuto fare. E su Facebook un gruppo dal poco elegante nome di “Adesso fuori dai coglioni” pensa bene di mettere in un unico calderone le staminali terapeutiche del Tiget con quelle sedicenti terapeutiche di Stamina. Un po’ di complottismo. Un po’ di antipolitica. E la miscela esplosiva è pronta. 

LA CONTROINFORMAZIONE - «Staminali: bambini guariscono da malattie incurabili. Ma il ministro della salute Beatrice Lorenzin afferma: “Stamina non è una cura”».

Questa la “vera verità” che propone il gruppo su Facebook ai suoi quasi 500 mila amici. E l’infografica si diffonde in pochi minuti in maniera virale. 

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin diventa l’obiettivo dei peggiori insulti (tanto per citarne un paio: «speriamo che le venga un cancro all'utero», «Ma la Lorenzin che ha fatto il liceo e pensa che il Dna una sigla pubblicitaria?»), insieme alla classe politica («In Italia le cose che funzionano non vanno mai bene bisogna che il Governo trovi sempre qualcosa per disincentivare la ricerca … che si vergognassero … che schifo!!!!!!!!») e all’industria farmaceutica («i giganti farmaceutici dettano scelte !!!!», «siamo ostaggi delle lobby farmaceutiche», «le case farmaceutiche perdono milioni di euro»).

Ma quel che è peggio è che la ricerca del Tiget diventa un’altra prova a sostegno di Stamina per i cittadini e per i malati. «Per me è una speranza questa cura soffrendo di sclerosi multipla spero sempre in un miracolo», scrive una lettrice. 

LA CONTRO-CONTROINFORMAZIONE - E a poco servono le voci contrarie. Quelle che cercano di spiegare più o meno pacatamente che Stamina con i risultati conseguiti dai ricercatori del San Raffaele non c’entra nulla. Che, anzi, questa ricerca dimostra proprio che se si vogliono ottenere dei risultati bisogna lavorare con metodi rigorosi. Che le staminali sono una categoria di cellule in cui rientrano diverse entità e non un’unica pillola miracolosa. 

Niente. Tutto ciò che contesta la tesi iniziale viene saltato a piè pari dal migliaio di lettori che hanno lasciato commenti. Come se fosse un rumore di fondo causato da quegli interessi che il gruppo vuole smascherare. 

«Troppi giri di interesse, della salute della povera gente non gliene frega niente!! io lo dico e lo ripeto ci vuole che ci ribelliamo è l' unica strada ormai da fare!!». 

ANTONINO MICHIENZI 
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Rai: Fico (M5S), cambiare modello governance e Cda sia svincolato da partiti | Palermo la Repubblica.it

13 luglio 2013 ore 20.16 - Catania, 13 lug. (Adnkronos) -
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"L'informazione della Rai va riformata prima di tutto cercando di cambiare il modello di governance della Rai, il modo in cui si elegge il Cda deve essere svincolato dai partiti. I partiti non possono piu' pensare che la Rai sia appannaggio e oggetto di informazione di parte". Lo ha detto il presidente della commissione vigilanza Rai Roberto Fico parlando con i giornalisti a margine di un incontro ad Aci Castello, nel catanese. "La Rai -ha concluso Fico- deve essere controllata, partecipata da cittadini italiani perche' la Rai e' un bene pubblico. Riformando la governance, riformiamo anche l'informazione della Rai tutta".

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Chiesa di Napoli - No alla globalizzazione dell'indifferenza

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Papa Francesco in visita a Lampedusa lancia una corona di fiori per ricordare tutti i migranti morti in mare e chiede perdono al Signore per il silenzio colpevole

In mezzo a chi soffre per scuotere le coscienze e vincere l'indifferenza che ci rende insensibili. È quanto Papa Francesco ha testimoniato, lunedì scorso, con la sua storica visita a Lampedusa. Il Papa venuto dalla "fine del mondo" ha voluto compiere il suo primo viaggio apostolico nell'estrema periferia dell'Europa, dove la sofferenza dei migranti in cerca di speranza si incrocia con la generosità della comunità dell'isola.
Momento culminante della visita, tanto breve quanto intensa, è stata la Messa all'Arena, il piccolo stadio di Lampedusa gremito di fedeli e migranti, oltre 10 mila persone.
La periferia che diventa centro, gli ultimi che diventano i primi. È il "miracolo" compiuto dal Papa a Lampedusa. Il Papa doveva venire qui, lui stesso confida questa necessità del cuore. Doveva guardare, sentire, abbracciare chi soffre e chi si fa ogni giorno "buon samaritano" per gli ultimi. Alla Messa, dal palco, può scorgere le carcasse delle imbarcazioni dei migranti. E il suo pastorale - come il calice, l'ambone, l'altare - è realizzato con il legno delle barche che ogni giorno solcano il mare di Lampedusa. Simboli, come la scelta delle letture e i paramenti, che vogliono sottolineare la dimensione penitenziale della celebrazione.
Il Pontefice inizia l'omelia indicando proprio il motivo per il quale si è recato a Lampedusa: l'ennesima tragedia della migrazione. Una notizia, ha detto, che è stata «come una spina nel cuore che porta sofferenza», pensare a quelle barche che «invece di essere una via di speranza sono state una via di morte».
Il Papa non manca però di ricordare subito, con gratitudine, quanti, a Lampedusa come a Linosa, mostrano attenzione per le persone che viaggiano "verso qualcosa di migliore": «Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà! Grazie!». E ringrazia espressamente il sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini, e l'Arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, per quello che fa, per l'aiuto, la sua vicinanza pastorale. Poi aggiunge: «Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi: O' Scià!».
Ha denunciato con forza l'azione dei trafficanti, «quelli che sfruttano la povertà degli altri» e ne fanno «una fonte di guadagno». Richiamando poi l'opera letteraria spagnola Fuente Ovejuna, ha evidenziato che anche oggi, come nella commedia di Lope de Vega, siamo portati a rispondere "tutti e nessuno" quando vengono chieste le nostre responsabilità.
Papa Francesco ha soggiunto che «siamo caduti nell'atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell'altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano».
«La cultura del benessere - ha aggiunto - porta all'indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell'indifferenza che ci rende tutti "innominati", responsabili senza nome e senza volto. Siamo una società che ha dimenticato l'esperienza del piangere, del "patire con": la globalizzazione dell'indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere!».
Il Papa ha concluso l'omelia chiedendo perdono al Signore per "l'indifferenza verso tanti fratelli e sorelle", per "l'anestesia del cuore" causata dal chiuderci nel nostro benessere e ha ringraziato il parroco don Stefano Nastasi e la sua comunità, per essere faro di solidarietà nell'accogliere con coraggio ma anche con "tenerezza" quanti cercano una vita migliore.

Prima della Benedizione finale, Papa Francesco ha poi voluto rivolgere una toccante preghiera alla Vergine davanti ad una statua di Maria, Stella del mare. Alla Madonna ha chiesto la protezione dei migranti e la conversione degli sfruttatori.

 


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La Rete Civica di Napoli :: Blog :: Decreto Fare: chi inquina non pagherà più!

La Rete Civica di Napoli :: Blog :: Decreto Fare: chi inquina non pagherà più! | Politikè | Scoop.it
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Addio Bonifiche, il Governo Letta condanna per Decreto la tutela delle falde acquifere: chi inquina non pagherà più

Appello al Ministro dell'Ambiente Orlando per la tutela della qualità dell'acqua

 

Altro che il principio “chi inquina paga”, con il cosiddetto “Decreto del Fare” festeggiano gli inquinatori, viene messa a rischio la salute dei cittadini e la qualità dell'acqua delle falde, un patrimonio comune di straordinaria importanza per la vita del paese.

Da circa un anno si erano moltiplicati i tentativi per inserire di straforo nei vari decreti urgenti, senza alcun confronto pubblico preliminare con i cittadini, una contro-riforma sulle bonifiche. Ora il Governo Letta e le lobby industriali hanno introdotto nel cosiddetto “Decreto del Fare” una norma di modifica del testo Unico sull'Ambiente D.lgs. 152/2006 che fa ritornare all'anno zero il settore delle bonifiche.

 

Si legge nel decreto “Nei casi in cui le acque di falda determinano una situazione di rischio sanitario, oltre all'eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamento sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione”. La qualità dell'acqua è subordinata alle logiche economiche, da oggi se chi inquina è d'accordo, si attenuerà l'inquinamento senza eliminare le sue fonti. E' assolutamente grave che venga inserito il principio della sola “attenuazione” dell'inquinamento anche in presenza di rischio sanitario conclamato.

In Italia circa il 3% del territorio è gravemente inquinato e classificato nei Siti di Interesse Nazionale per le Bonifiche in cui gli interventi sono gestiti direttamente dal Ministero dell'Ambiente. In realtà oltre a queste situazioni estreme (da Priolo a Bussi, passando per Taranto, Brindisi, Brescia ecc.) si aggiungono una miriade di siti inquinati o potenzialmente inquinati sparsi su tutto il territorio nazionale la cui procedura di bonifica nella stragrande dei casi viene seguita dai comuni (si stimano in diverse migliaia, da discariche incontrollate a pozzi inquinati).

Recentemente lo Studio SENTIERI dell'Istituto Superiore di Sanità ha dimostrato l'enorme impatto sanitario dell'inquinamento, con migliaia di morti in più rispetto all'atteso nei 37 siti monitorati.

In questo contesto che richiederebbe la messa in cantiere della vera grande opera, la bonifica del territorio italiano, il Governo Letta ha introdotto una norma sull'inquinamento delle falde acquifere che azzera ogni possibilità di bonifica definitiva delle aree inquinate, subordinando gli interventi di bonifica agli interessi economici di chi inquina anche in caso di concreto rischio sanitario.

Secondo Enzo Di Salvatore, professore di Diritto Costituzionale all'Università di Teramo «Subordinare l'eliminazione della fonte di inquinamento oltreché a possibilità tecniche anche al presupposto che ciò sia economicamente sostenibile per il privato che inquina si sostanzia in una prevalenza degli interessi economici del privato sul diritto alla salute e all'ambiente salubre. Ciò viola anche il diritto dell'Unione europea e segnatamente il principio chi inquina paga».

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Terapia cellulare. La cura che funziona

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A Milano è in corso il Congresso mondiale sulle terapie cellulari.
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A Milano è in corso il Congresso mondiale sulle terapie cellulari. E mentre altrove si continua a parlare di Stamina, qui i ricercatori mostrano che la ricerca, se fatta bene, produce risultati concreti. Come dimostra il caso del diabete, per cui una cura definitiva non è più un sogno

Ricerca. Potrebbe - dovrebbe - essere questa una delle “parole magiche” per far uscire il nostro Paese dalla profonda crisi nella quale s’è avvitato e dalla quale è così difficile uscire. E per assicurargli un futuro meno incerto e oscuro di quello che si profila in questi tempi grami. La prova - un’altra prova, se ce ne fosse ancora bisogno - è quello di cui si sta discutendo in questi giorni a Milano, dove s’è riunito un gruppo non numerosissimo, ma qualificatissimo di esperti - clinici, ricercatori e così via - per il Congresso mondiale sulle terapie cellulari. 

Stamina questa volta non c’entra. Quello di cui si discute qui sono filoni di ricerca su cui migliaia di scienziati in tutto il mondo lavorano da anni rispettando i crismi della ricerca scientifica.

E i risultati si cominciano a vedere. 

VERSO UNA CURA PER IL DIABETE - È il caso per esempio del trapianto di isole pancreatiche, un approccio che è già una realtà per chi soffre di diabete di tipo 1, in particolare del cosiddetto “diabete brittle”, cioè instabile e non controllabile con i farmaci. 

«Il trapianto di isole pancreatiche si è dimostrato efficace ma abbiamo la necessità di migliorare ancora i risultati clinici del trattamento», – spiega Lorenzo Piemonti, vicedirettore del San Raffaele Diabetes Research Institute e direttore del programma trapianto di isole.

«Alcuni fattori, infatti, possono ridurre la funzionalità delle isole trapiantate. La ricerca si concentra attualmente sulla risposta infiammatoria che si sviluppa nel paziente immediatamente dopo l’infusione di isole e che ha un’influenza decisiva sulla loro sopravvivenza, riducendo del 50 per cento la funzionalità nei primi sette giorni».

SPEGNERE L’INFIAMMAZIONE - Cominciano a emergere le prime soluzioni all’attacco del sistema immunitario del ricevente che rischia di mandare a carte quarantotto il trapianto. Promettenti sono i risultati di un nuovo farmaco (Reparixin) tutto italiano in grado di bloccare l’interleuchina 8 e spegnere la risposta infiammatoria. Il prodotto è stato messo a punto dai ricercatori dell’azienda biofarmaceutica Dompé ed è attualmente in Fase III di sperimentazione, ultimo “passaggio” prima della commercializzazione. Il trial clinico coinvolge cinque Paesi e otto centri in Europa e negli Usa e prevede l’arruolamento di circa 50 pazienti, ovvero circa la metà di quelli che in questi Paesi vengono sottoposti ogni anno a questa procedura terapeutica. 

Nella lotta al diabete di tipo 1, che colpisce 20 milioni di persone nel mondo, «la ricerca gioca un ruolo fondamentale – sottolinea Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute di Miami - e il trapianto di isole pancreatiche rappresenta un’efficace prospettiva di cura, soprattutto se grazie all’impiego di reparixin potremo perfezionare i risultati di questo approccio. L’obiettivo deve essere chiaro: giungere a una cura definitiva che possa liberare i pazienti dalla necessità di ricorrere al trattamento insulinico».

ECCELLENZA ITALIANA - Nella ricerca in questo settore, l’Italia è ancora ai vertici mondiali: nel nostro Paese, nei tre centri che praticano il trapianto di isole pancreatiche (San Raffaele e Niguarda di Milano e l’Ismett di Palermo) si effettuano da 18 a 22 trapianti allogenici (da donatore) e da 10 a 14 trapianti autologhi (dal soggetto stesso). Nel Regno Unito vengono effettuati annualmente da 15 a 25 trapianti allogenici e circa 10 autologhi; in Francia ne vengono effettuati mediamente 20 allogenici e solo occasionalmente (1-2 l’anno) autologhi, come in Germania, dove però i trapianti allogenici sono circa 10 l’anno. 

L’obiettivo dei ricercatori è di allargare l’accesso a questa innovazione e liberare i pazienti dalla schiavitù dell’insulina. Un obiettivo che potrebbe non essere poi così lontano.

A patto che la necessità di tagliare i costi in un orizzonte di breve periodo non impedisca al sistema sanitario «di promuovere e sostenere la ricerca e l’innovazione» avverte Mario Del Vecchio, direttore dell’Osservatorio sui consumi privati in sanità della Sda Bocconi di Milano. 

Anche perché «abbiamo scienziati che tutto il mondo ci invidia» osserva fiducioso Eugenio Aringhieri, ceo del Gruppo Dompé, aggiungendo che «al centro del nostro impegno in ricerca ci sono le malattie rare, spesso orfane di cura, alle quali dedichiamo una parte importante delle nostre risorse sia sul fronte delle competenze, che su quello economico. L’area del trapianto insieme a quella del diabete e all’oftalmologia rappresentano le arene competitive nelle quali abbiamo accettato la sfida, consapevoli delle aspettative di salute dei pazienti e della difficoltà del percorso di sviluppo dei nostri progetti. Ma siamo anche estremamente convinti che il percorso fatto fino a oggi e i risultati ottenuti insieme a una comunità scientifica nazionale e internazionale di altissima qualità (Reparixin ne è una valida testimonianza), rappresentino una solida base che ci esorta e sostiene nel continuare nella strada tracciata, con sempre maggiore determinazione».

 
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Imposimato: 'Aldo Moro ucciso per il volere di Andreotti, Cossiga e Lettieri'

Imposimato: 'Aldo Moro ucciso per il volere di Andreotti, Cossiga e Lettieri' | Politikè | Scoop.it
L'ex giudice istruttore sicuro: 'Quei politici sono responsabili anche delle stragi: da Piazza Fontana a quelle di Via D'Amelio. Lo specchietto per le allodole si chiama Gladio.
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L'ex giudice istruttore sicuro: "Quei politici sono responsabili anche delle stragi: da Piazza Fontana a quelle di Via D'Amelio. Lo specchietto per le allodole si chiama Gladio. A Falcone e Borsellino rimprovero soltanto di non aver detto quanto sapevano, perché avevano capito e intuito tutto, tacendo per rispetto delle istituzioni".

Ferdinando Imposimato torna a parlare del caso del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro e lo fa puntando il dito contro quelli che allora erano i vertici dello stato e della Democrazia Cristiana. Intervenuto a Reggio Calabria alla rassegna Tabula Rasa, l'ex giudice istruttore della vicenda dice: “L'uccisione di Moro è avvenuta per mano delle Brigate Rosse, ma anche e soprattutto per il volere di Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e del sottosegretario Nicola Lettieri”. Poi ha aggiunto: “Se non mi fossero stati nascosti alcuni documenti li avrei incriminati per concorso in associazione per il fatto. I servizi segreti avevano scoperto dove le Br lo nascondevano, così come i carabinieri. Il generale Dalla Chiesa avrebbe voluto intervenire con i suoi uomini e la Polizia per liberarlo in tutta sicurezza, ma due giorni prima dell'uccisione ricevettero l'ordine di abbandonare il luogo attiguo a quello della prigionia”.

“Quei politici – ha detto Imposimato – sono responsabili anche delle stragi: da Piazza Fontana a quelle di Via D'Amelio. Lo specchietto per le allodole si chiama Gladio. A Falcone e Borsellino rimprovero soltanto di non aver detto quanto sapevano, perché avevano capito e intuito tutto, tacendo per rispetto delle istituzioni. Per ucciderli Cosa Nostra ha eseguito il volere della Falange Armata, una frangia dei servizi segreti”.

 

Ferdinando Imposimato appena un mese fa ha presentato un esposto alla Procura di Roma, affermando che le forze dell'ordine sapevano dove si trovava la prigione di Aldo Moro. Per questo i magistrati hanno aperto un fascicolo per valutare se esistano i presupposti per riaprire il caso Moro. Nel testo di Imposimato ci sono le rivelazioni di 4 appartenenti a forze dell'ordine e armate secondo cui il covo Br di via Montalcini fu monitorato per settimane. Ma non è tutto: recentemente la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine relativo alle dichiarazioni di due artificieri, che hanno raccontato come il ritrovamento della Renault 4 contenente il cadavere di Moro sia avvenuto alle 11, e come sul posto fosse stato presente fin da subito Francesco Cossiga.o.

  

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Quo Media - Fico: il calendario della Vigilanza Rai è in rete

Quo Media - Fico: il calendario della Vigilanza Rai è in rete | Politikè | Scoop.it
Fico: il calendario della Vigilanza Rai è in rete - “Abbiamo definito i prossimi impegni della commissione di Vigilanza Rai: tre audizioni; costituzione della Sottocommissione per l’accesso; visita alla sede Rai di Saxa Rubra.
Politikè's insight:

“Abbiamo definito i prossimi impegni della commissione di Vigilanza Rai: tre audizioni (Catricalà, Pannella, Cda Rai); costituzione della Sottocommissione per l’accesso; visita alla sede Rai di Saxa Rubra. Personalmente parteciperò anche agli Stati Generali dell’Informazione Precaria”. Ad annunciarlo su Twitter e Facebook è il presidente della commissione Roberto Fico, in puro stile M5s.

Ecco il calendario annunciato da Fico, a partire dall’audizione di domani di Antonio Catricalà, viceministro per lo Sviluppo Economico, “con delega alle telecomunicazioni. A seguire Ufficio di Presidenza. Tra i diversi argomenti – spiega il presidente – esamineremo anche la questione del rinnovo del contratto di servizio tra Ministero e Rai, in questo momento in regime di prorogatio. Si chiederà conto anche della Commissione Paritetica che deve riunirsi con urgenza visto che è ormai un anno che non viene convocata: è in quella sede, infatti, che si potrà finalmente affrontare il nodo della trasparenza degli stipendi in Rai così come riportato dal contratto di servizio”.

Poi venerdì Fico parteciperà agli Stati Generali dell’Informazione Precaria per ascoltare i temi all’ordine del giorno nella sede della Fnsi. “È da almeno 20 anni che non si organizza un’iniziativa di questo genere. Ad effettuare la visita sarà l’Ufficio di Presidenza integrato dai capigruppo. A breve vi comunicherò il programma dettagliato della visita”, sostiene il presidente. 

 

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Non è un cioccolatino a stanare il cancro

Non è un cioccolatino a stanare il cancro | Politikè | Scoop.it
ANTONINO MICHIENZ -  healthdesk.it
Politikè's insight:
Uno studio pubblicato su Nature Medicine propone una nuova tecnica per effettuare la diagnosi di tumore. Ma non è la rivoluzione che si crede

Qualcuno ha già scritto che a breve «la diagnosi di cancro potrebbe essere più dolce». Un gruppo di ricercatori ha infatti «dimostrato l'efficacia di una tecnica che identifica le masse tumorali sulla base della quantità di zucchero assorbita dall'organismo». Quindi «il cioccolato, le bevande gassate e altri cibi carichi di zucchero potrebbero essere utilizzati proprio per diagnosticare il cancro».

Al di là dell’infelice battuta, cosa c’è di vero nella notizia?

Come avviene spesso in questi casi, il sito del sistema sanitario inglese (che ha l’abitudine di monitorare la correttezza dell’informazione sulla salute che circola nel regno di Sua Maestà) ha immediatamente messo le cose in chiaro. 

Lo studio di cui stiamo parlando, pubblicato su Nature Medicine e rilanciato tra i primi dal Mail Online, ha come oggetto una tecnica che non è poi così tanto innovativa, né tanto dolce.

La tecnica in oggetto è stata definita dai ricercatori dell’University College London che l’hanno messa a punto GlucoCEST, acronimo che sta per “Glucose chemical exchange saturation transfer”. È una particolare risonanza magnetica che si basa su una caratteristica delle cellule tumorali nota da decenni: sono avide di zucchero. 

Per questo i ricercatori hanno pensato di somministrare nella cavità addominale di topi che avevano sviluppato un tumore dell’intestino una discreta quantità di glucosio (l’equivalente di mezza tazza di cioccolato). La tecnica, che rileva la “firma” magnetica del glucosio, è stata in grado di mettere in maggiore evidenza le aree dove c’era una più alta concentrazione di zuccheri: proprio quelle corrispondenti alle cellule tumorali.

Sarebbe una scoperta epocale, se non fosse che esiste già una tecnica che fa proprio questo: la PET. Che viene impiegata soprattutto per individuare le metastasi tumorali.

I ricercatori fanno presente che la nuova tecnica è meno costosa della PET e, a differenza di quest’ultima, non impiega radiazioni (il glucosio impiegato nella PET è infatti contrassegnato con sostanze radioattive). Quindi il GlucoCEST potrebbe essere impiegato più frequentemente senza preoccupazioni per i danni derivanti dall’accumulo di radiazioni. Inoltre potrebbe essere usato in popolazioni più vulnerabili alle radiazioni, come i bambini o le donne in gravidanza.

Tuttavia, la scoperta ha dei “contro” la cui entità è tutta da misurare. La particolare risonanza magnetica impiegata per gli esperimenti, infatti, usa campi magnetici più forti rispetto alla normale risonanza, e gli effetti di questo adattamento sono tutti da vedere. 

Insomma, si tratta di risultati preliminari ottenuti in esperimenti sui topi che suggeriscono che il GlucoCEST potrebbe essere una tecnica efficace per identificare e monitorare i tessuti tumorali. Il nuovo ritrovato ha un’efficacia analoga a un esame comunemente impiegato nella pratica clinica: la PET. Bisognerà compiere altri studi per capire se la tecnica funziona anche nell’uomo e se ha effettivamente dei vantaggi.

ANTONINO MICHIENZI
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Rai, Roberto Fico al Fatto Quotidiano: “Presto la verità su appalti e stipendi”

Rai, Roberto Fico al Fatto Quotidiano: “Presto la verità su appalti e stipendi” | Politikè | Scoop.it
ROBERTO FICO, INTERVISTA-DENUNCIA AL FATTO QUOTIDIANO SUGLI SPRECHI ALLA RAI. Vuole andare fino in fondo, il nuovo presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sul servizio ...
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ROBERTO FICO, INTERVISTA-DENUNCIA AL FATTO QUOTIDIANO SUGLI SPRECHI ALLA RAI. Vuole andare fino in fondo, il nuovo presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sul servizio pubblico, sul nodo della gestione “allegra” delle risorse all’interno dell’azienda radiotelevisiva di Stato. Lo strumento scelto dal deputato del Movimento 5 Stelle, per dare visibilità ad una battaglia di trasparenza da condurre insieme all’attuale dg Luigi Gubitosi, è la diffusione in diretta streaming di ogni audizione dell’organismo di controllo sull’ente di Viale Mazzini, “perché altrimenti nessuno avrebbe saputo nulla di nomine, accordi e appalti, essendovi state sempre larghe intese tra i partiti”.

Al Fatto Quotidiano del Lunedì, Roberto Fico ha parlato dei 2 miliardi di euro di spese (in parte fuori controllo, secondo quanto emerso dalle prime indiscrezioni giornalistiche) sulle quali laVigilanza sarà chiamata nelle prossime settimane ad indagare, nel nome di quella operazione-verità che lo stesso direttore generale della Rai sembra intenzionato a supportare con la massima determinazione: “Con la copertura via web delle sedute della commissione abbiamo reso giustizia, compiendo un atto solo apparentemente banale. Non rinunciamo al nostro lavoro, vogliamo cambiare le cose da subito”.

 

L’intervista di Emiliano Luzzi al rappresentante del M5S contribuirà a riaprire un fronte “caldo” di scontro, dentro e fuori dalle sedi istituzionali, sul futuro assetto della tv di Stato e sulle interferenze politiche nella vita interna dei più importanti enti pubblici, spesso considerati “luogo di spartizioni” da alcuni partiti non solo riconducibili alle maggioranze di governo di volta in volta uscite vincitrici dalle elezioni. L’inchiesta che Fico e Gubitosi (quest’ultimo, stando allo scoop delFatto Quotidiano, avrebbe consegnato alla Vigilanza un documento riservato di 200 pagine contenente un dettagliato elenco delle società beneficiarie degli appalti) seguiranno da vicino come promesso, sposterà appena possibile il mirino gli stipendi dei dipendenti del servizio pubblico, con tanto di nomi e cognomi dei “privilegiati” da offrire in pasto all’opinione pubblica, previa verifica del redditometro per fasce posto all’esame della presidenza di commissione in queste ore.

“Abbiamo il fascicolo sul tavolo, mancano soltanto alcuni particolari per integrarlo”, assicura l’esponente del movimento guidato da Beppe Grillo al giornale di Antonio Padellaro e Marco  Travaglio, rispondendo con diplomazia alle puntuali e circostanziate domande dell’intervistatore in tema di “clientele e spartizioni” a Viale Mazzini. Nel tritacarne di questa battaglia (politica, prima ancora che giornalistica) contro gli sprechi di risorse pubbliche in casa Rai, potrebbero finire nelle prossime ore uomini e società direttamente o indirettamente riconducibili ad importanti partiti nazionali, Pd e Pdl in primis.

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Fi, è guerra. Lettieri, Cesaro e una volpe nel pollaio

Fi, è guerra. Lettieri, Cesaro e una volpe nel pollaio | Politikè | Scoop.it
I vertici del nuovo partito verranno decisi direttamente da Berlusconi
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I vertici del nuovo partito verranno decisi direttamente da Berlusconi

Una guerra totale. Combattuta a colpi di stiletto, come nella vecchia tradizione democristiana. Con l’utilizzo di due o tre attori, attualmente in prima fila, che poi saranno destinati ad abbandonare la scena. Non senza aver, comunque, vissuto i canonici quindici minuti di celebrità. Tutto per il dominio di Forza Italia in Campania. O meglio quello che sarà Forza Italia. Per ora volano i colpi bassi. E le strategie mediatiche.  Come quella, orchestrata da un gruppo di consiglieri comunali di fede cosentiniana, per mettere un cappello sulla poltrona di segretario regionale del nuovo partito. Ed ecco venir fuori dal cilindro il nome di Ernesto Caccavale, già portavoce di Cosentino stesso. Un nome che è andato di traverso a più d’uno. Cesaro e Caldoro per intenderci. Ma, mentre il governatore sa che in fondo si tratta di una boutade estiva, Giggino l’ha presa male. Si sente accerchiato. Non giova alla chiarezza nemmeno il giro di incontri romani fatti dal Cavaliere in persona per definire in altro, e più convincente modo, il nuovo leader. I faccia a faccia che si sono succeduti, almeno tre, non hanno chiarito le idee a Berlusconi. Quello in pole, al momento, appare Gianni Lettieri. Ma l’ex leader dell’unione industriali napoletana non più tardi di qualche giorno fa ha suggerito a Caldoro di sciogliere il consiglio e andare a casa. Una gaffe che ha indispettito non solo il governatore, ma anche molti a Roma. E così anche Lettieri è tornato nel limbo. A rendere ancor più chiassoso l’animo dei piediellini è giunto il nuovo movimento dell’esercito di Silvio, guidato da Diego Volpe Pasini, autoproclamatosi amico intimo di Berlusconi, che sta cercando di organizzare in Campania le sue truppe. Pasini che si presenta anche come uomo di punta dell’ala verdiniana sta facendo campagna acquisti, con risultati al momento modesti, ma spende il nome di Denis Verdini e annuncia grandi novità in arrivo ai vertici regionali. Chissà cosa ne pensano ad Arcore di tanto attivismo, soprattutto cosa sussurrerà al cavaliere la fidanzata napoletana. Francesca Pascale, infatti, non vede di buon occhio Volpe Pasini e con Daniela Santanché ha creato, in tal senso, un asse di ferro. Nel frattempo nelle stanze del consiglio regionale regna il silenzio. Troppa paura del tintinnar di manette. Che qualcuno annuncia, qualche altro sente già strette ai propri polsi.

 
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Accesso vietato. Il servizio sanitario non è più per tutti

Accesso vietato. Il servizio sanitario non è più per tutti | Politikè | Scoop.it
Pubblicato l’annuale rapporto realizzato dal Tribunale dei diritti del malato.
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Pubblicato l’annuale rapporto realizzato dal Tribunale dei diritti del malato. Tra liste di attesa, ticket, prestazioni che non si riescono a ottenere, ecco come gli italiani hanno perso il diritto alla salute

Dopo il Requiem per il Federalismo sanitario arriva il De profundis per il Servizio sanitario nazionale. A recitarli, in entrambi i casi, è Cittadinanzattiva che lo scorso maggio presentò il Rapporto del suo Osservatorio civico con il quale bocciava sonoramente il primo. Ora arriva il Pit Salute, Rapporto realizzato stavolta dal Tribunale per i diritti del malato, sulla base di oltre 27 mila segnalazioni che nel 2012 i cittadini hanno fatto giungere all’associazione, presentato oggi al ministero della Salute. Anche se il ministro Lorenzin non c’era per altri impegni (è la prima volta che il ministro della Salute non partecipa alla presentazione del Rapporto, è stato fatto notare).

L’allegoria iniziale è forse un po’ funerea, ma c’è poco da stare allegri a leggere il documento del Tribunale dei diritti del malato di quest’anno. E d’altronde non è certo un caso se il titolo scelto per il Rapporto (realizzato ancora una volta grazie a Novartis) è Meno sanità per tutti. La riforma strisciante.

ACCESSO VIETATO - Tra liste d’attesa che non si riescono ad accorciare, ticket che aumentano e accesso sempre più difficile alle prestazioni, infatti, l’immagine del Ssn che emerge dal Rapporto è davvero dolorosa. Con una novità rispetto al passato, quando il problema più sentito dai cittadini erano errori medici e malpractice degli operatori sanitari: stavolta, invece, è proprio la difficoltà di accesso alle prestazioni che colpisce più di frequente i cittadini, segnando il 18,4% del totale delle segnalazioni.

Innanzitutto da un punto di vista economico. Circa il 12% delle segnalazioni giunte nel  2012, riguarda i costi a carico dei cittadini per accedere ad alcune prestazioni sanitarie e se ieri il cittadino si rassegnava a pagare per sopperire a un servizio carente, sospeso o intempestivo, oggi la sempre più feroce crisi economica non glielo permette più e ci rinuncia. 

«La fotografia che emerge dal Rapporto - ha commentato Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva - evidenzia che il Servizio sanitario nazionale pubblico così come dovrebbe essere, cioè universale, equo e solidale, oggi più che mai non esiste. A chi continua a dire che bisogna cambiare il concetto di universalismo, cioè garantire tutto a tutti, rispondiamo che è già stato fatto, che una riforma c’è già stata, strisciante e subdola, senza il coinvolgimento dei cittadini né degli operatori. Una selezione – ha proseguito – è già stata fatta con il definanziamento del Fondo sanitario nazionale».

IL COSTO DELLA SALUTE - L’accesso ai farmaci è l’aspetto più frequentemente segnalato tra quelli economicamente gravosi: il 25% dei casi. Segue a stretto giro (24,4%) il costo per le prestazioni specialistiche in regime di libera professione intramuraria alle quali i cittadini sono costretti a rivolgersi per rispondere a un bisogno di cura che il servizio pubblico non è in grado di dare tempestivamente. Al terzo posto (16,3% delle segnalazioni) i ticket su diagnostica e specialistica.

SALUTE IN LISTA - Le difficoltà di accesso accedere a esami, visite e interventi chirurgici sono la prima voce (74,3%). Basti pensare, per fare qualche esempio cogliendo “fior da fiore”, che per una mammografia occorrono 13 mesi, 12 per una Moc, otto mesi per una radiografia, sei mesi per un eco o elettrocardiogramma, un anno per una visita urologia, sette per una visita oncologica (!) e cia di questo passo. Ecco spiegato il maggiore ricorso all’intramoenia, per chi se lo può permettere, a causa proprio dei tempi eccessivi nel pubblico (15,4%) e l’insostenibilità dei costi dei ticket (10,3%). 

MALASANITÀ - Il 17,7%  delle persone (16,3% nel 2011) si rivolge al Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva per casi di presunto errore medico, con una diminuzione di quelli relativi ai presunti errori diagnostici e terapeutici, (62,7% del 2011,57% del 2012). Il maggior numero di segnalazioni su presunti errori diagnostici si riscontra nell’area oncologica, con il 27,3%, dato in lieve aumento rispetto al 26,5% del 2011. Le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario, ovvero tutti quei comportamenti che, pur non avendo causato un danno, rappresentano procedure incongrue e potenzialmente rischiose, rimangono pressoché invariate e sono ancora una percentuale consistente delle segnalazioni in quest'ambito (12,1% del 2011, 12,5% nel 2012). 

Una delle aree nelle quali si riscontrano casi di malpractice risulta essere anche l'utilizzo di protesi difettose. Si tratta del 3,4% dei casi, in particolare relativi a protesi mammarie e protesi d’anca.

Aumentano di molto le segnalazioni riguardanti le cattive condizioni delle strutture sanitarie, passando dal 15% del 2011 al 23% del 2012.

NON C’È PIÙ RAPPORTO - Su questo fronte, nelle segnalazioni si riscontra un prevalere di atteggiamenti sgarbati verso i pazienti (oltre un terzo delle segnalazioni: nel 2012 il valore è del 31,5%, in calo rispetto al 36,6% dell’anno precedente). Seguono incuria (30,2% del totale, nel 2012; in aumento rispetto all'anno precedente, con 25,9%) e maltrattamenti veri e propri (14,8% nel 2012, 13,4% nel 2011). Nell’11,3% dei casi, inoltre, è difficile ricevere dal personale sanitario informazioni sul proprio stato di salute (era il 9,8% nel 2011), o si registrano episodi di violazione delle norme sul diritto alla privacy (5% nel 2012, 6,3% nel 2011).

IL SOGNO DELL’ASSISTENZA A CASA - Area complessa, fa registrare il 15,3% delle segnalazioni. Migliora l’assistenza primaria di base (che riguarda per lo più il medico di famiglia, il pediatra di libera scelta e la Guardia medica), 25,9% nel 2011 e 23,4% nel 2012, mentre mantengono un trend al ribasso i servizi per la salute mentale (15,5% nel 2011, in aumento fino al 17% nel 2012). Più problematico è anche ottenere i servizi di assistenza domiciliare (nel 2012 valore 16,4%, era 14,3% nel 2011), così come l'assistenza protesica e integrativa, che registra un aumento delle segnalazioni dal 9,1% del 2011 all’11,3% del 2012.

Insomma, ha osservato Aceti, Il Servizio sanitario pubblico «vive oggi una situazione di grande difficoltà» e lo Stato ha affidato alle famiglie una «delega assistenziale».

Proprio per questo, però, Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, ha rivolto un forte appello alle Istituzioni: «Vogliamo che il ministro della Salute convochi in tempi immediati un “tavolo” sulla sanità di cui siano protagonisti le associazioni dei cittadini e di tutti coloro che hanno un ruolo all’interno del Servizio sanitario nazionale».

Al “tavolo”, il Tdm-Cittadinanzattiva intende portare non solo le segnalazioni delle criticità ma anche le proposte per affrontarle: Stop a ulteriori tagli al Fondo sanitario nazionale; aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), degli elenchi delle patologie croniche e rare esenti e revisione del Nomenclatore tariffario delle protesi; aggiornamento del Piano di Governo delle liste di attesa scaduto da oltre un anno, con gestione più trasparente delle agende per i ricoveri ospedalieri e consultabilità per tutti i cittadini dei tempi di attesa reali (e non solo i tempi massimi) per visite, esami, day surgery e ricoveri; limitare la discrezionalità della politica solo all’interno di una cornice rigida di competenze certificate, nella nomina non solo dei direttori generali delle Asl ma anche dei  manager di Agenzie ed Enti pubblici che si occupano di sanità; coinvolgimento delle organizzazioni dei cittadini e dei pazienti, «azionisti e utenti del Ssn» nell’iter di approvazione del nuovo Patto per la salute e nell’eventuale iter di riforma dei ticket.

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È qui la guerra. Emergency ora cura gli italiani

È qui la guerra. Emergency ora cura gli italiani | Politikè | Scoop.it
Dopo vent’anni di attività nei luoghi più critici del mondo, Emergency apre un poliambulatorio in Calabria. Fornirà cure ai migranti, ma anche agli italiani che non possono permettersele
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Dopo vent’anni di attività nei luoghi più critici del mondo, Emergency apre un poliambulatorio in Calabria. Fornirà cure ai migranti, ma anche agli italiani che non possono permettersele

Lunedì 15 luglio è una data che gli italiani dovrebbero ricordare. Perché è quella in cui, qualora ce ne fosse ancora bisogno, è accaduto un fatto che certifica la difficoltà del sistema sanitario nazionale di rispettare uno dei suoi valori fondanti: l’universalità. 

Emergency, che da 1994 fornisce assistenza sanitaria gratuita ai cittadini di alcune delle aree più insidiose del mondo ha aperto un poliambulatorio in Italia, in Calabria. Per l’esattezza a Polistena, in provincia di Reggio Calabria.

Non è la prima esperienza di questo tipo per l’associazione. Emergency ha iniziato a lavorare nella zona quasi due anni fa con un ambulatorio mobile che prestava assistenza soprattutto ai migranti impegnati come braccianti nelle campagne della Piana di Gioia Tauro. Sono tutti braccianti agricoli anche i primi pazienti visitati: dolori muscolo scheletrici, dermatiti e patologie gastrointestinali sono le patologie ricorrenti, tutte determinate dalle difficili condizioni di vita e di lavoro.

Ma già nel 2006 era stato aperto un poliambulatorio a Palermo per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti, con o senza permesso di soggiorno, e a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Nel dicembre 2010, aveva aperto un secondo Poliambulatorio a Marghera, in Veneto. Nel 2011, due pullman trasformati in ambulatori mobili hanno portato assistenza sanitaria ai migranti impegnati nell'agricoltura. Nel 2012, Emergency ha aperto a Sassari uno sportello che offre servizi di orientamento sociosanitario.

Ora l’ambulatorio di Polistena che conferma di una tendenza che sembra ormai inarrestabile. Il sistema sanitario nazionale non è più in grado di fornire tutta l’assistenza necessaria ai cittadini italiani (siano essi di nascita o di adozione). 

Serve la solidarietà di organizzazioni come Emergency per garantire un diritto.

Il nuovo Poliambulatorio è nato in collaborazione con Libera, la cooperativa Valle del Marro e Unicoop Firenze che in città stanno realizzando un polo culturale contro le mafie in un palazzo confiscato alla 'ndrangheta e assegnato alla Parrocchia Santa Maria Vergine.

In quello stesso palazzo, i medici e gli infermieri di Emergency da ieri offrono cure gratuite alle persone indigenti e ai migranti.

Presso il Poliambulatorio, tre mediatori culturali svolgono attività di consulenza e orientamento socio-sanitario, si occupano delle pratiche per il rilascio del codice Stp (Straniero temporaneamente presente, che garantisce anche agli stranieri non regolari l'accesso al Servizio sanitario pubblico) e accompagnano i pazienti che necessitino di esami o visite presso le strutture pubbliche.

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Intervista/ Toni Capuozzo: «I marò sono stati incastrati» - ilPunto.it

Intervista/ Toni Capuozzo: «I marò sono stati incastrati» - ilPunto.it | Politikè | Scoop.it
Intervista all’inviato di guerra del Tg5, Toni Capuozzo, che ha ricostruito in un’inchiesta lo svolgimento dei fatti che portarono all’arresto dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
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Intervista all’inviato di guerra del Tg5, Toni Capuozzo, che ha ricostruito in un’inchiesta lo svolgimento dei fatti che portarono all’arresto dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Demolendo l’impianto accusatorio a loro carico

Il 1° luglio scorso viene trasmessa da TgCom 24 un’inchiesta che smonta pezzo dopo pezzo le accuse dell’India a carico dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. I due fucilieri delSan Marco da 516 giorni sono trattenuti dalle autorità di Nuova Delhi con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani durante un’azione antipirateria. Autore del servizio, il giornalista Toni Capuozzo. Il Punto lo ha intervistato per farsi raccontare i dettagli di una ricostruzione che fa tremare dalle fondamenta il castello accusatorio indiano e che però, nonostante le eclatanti rivelazioni, non ha suscitato alcuna reazione da parte delle autorità italiane che si occupano del caso.

 

Capuozzo, che cosa non quadra nell'accusa indiana?

«Il punto principale è la manipolazione degli orari fatta dalla polizia, dalla magistratura e dalla guardia costiera indiane. È infatti ormai assodato che l’incidente che vede coinvolta l’Enrica Lexie, la petroliera italiana a bordo della quale i marò erano imbarcati come scorta antipirateria, avviene tra le 16 e le 16.30 ora locale. L’incidente nel quale trovano la morte i due pescatori indiani, invece, avviene alle 21.30. A dirlo è lo stesso capitano e armatore del peschereccio, Freddy Bosco, che ripete la sua versione sia agli inquirenti che alle tv. Tra i due fatti, dunque, ci sono come minimo 5 ore di differenza».

 

Dunque i nostri marò sono stati letteralmente incastrati. Perché?

«La mia sensazione è che all'inizio ci sia stata una sorta di svista da parte della Guardia Costiera indiana. Alle 21.30, il proprietario del peschereccio indiano avvisa via radiotelefono la capitaneria di porto dell’incidente mortale appena avvenuto. Sul tavolo dei guardacoste indiano, a quell’ora, c’è già il dossier con la segnalazione della Enrica Lexie che riferisce di essere stata fatta oggetto di un tentativo di abbordaggio da parte di una sospetta imbarcazione pirata. Allora la guardia costiera collega subito le due cose, e chiama in porto la nave italiana. Alle 22.20, però, c'è una nave greca che dà comunicazione di un altro incidente,  in una zona e in un orario molti vicini a quelli dell’episodio denunciato dai pescatori. A quel punto, però, con i “colpevoli” italiani già sul piatto e la nave greca lontana in acque internazionali, i guardacoste trascurano la seconda segnalazione. E qui entrano in gioco le considerazioni politiche, con il governatore del Kerala, esponente del Partito del Congresso, lo stesso di Sonia Gandhi, accusata di essere filo-italiana. Il governatore, sotto pressione da parte dell’opposizione nazionalista e comunista, non può fare concessioni allo “straniero”, e dichiara subito colpevoli i due marò. E il capo della polizia del Kerala viene promosso poco dopo. Anche se l’inchiesta fa acqua da tutte le parti: la perizia balistica viene effettuata da un anatomopatologo, che tra l’altro parla di calibri non compatibili con i fucili in dotazione al San Marco. L’unica cosa certa, è che il peschereccio viene immediatamente restituito al proprietario, lui lo lascia affondare, rendendo impossibile qualsiasi perizia sull’imbarcazione, e nel frattempo sposta gli orari dei fatti, adattandoli al teorema degli inquirenti indiani».

 

Come ha realizzato il servizio?

«Sono partito da due documenti molto importanti. Il primo è il dossier realizzato da Stefano Tronconi, ex dirigente d'impresa, lontano dalla politica e dal mondo militare, che si è interessato al caso e ha ricevuto indicazioni e dati molto interessanti da parte di cittadini indiani, i quali hanno voluto collaborare in prima persona per fare luce sulla vicenda. Il secondo è il lavoro svolto da Luigi di Stefano per quanto riguarda la perizia balistica. La sua è un’inchiesta molto accurata e altrettanto documentata, anche se sul web numerosi detrattori hanno tentato di intaccarne la credibilità mettendoci di mezzo la politica, e accusandolo di essere vicino a CasaPound per screditarlo. Personalmente non do peso alle opinioni politiche delle persone, perché credo che la ricerca della verità sia assolutamente apolitica».

 

C’è stata qualche reazione da parte delle istituzioni alla sua inchiesta?

«No, nessuna. Anzi, ho rilevato semmai un certo imbarazzo da parte italiana nell’affrontare apertamente questi dettagli. Ciò che mi ha incuriosito però sono soprattutto i toni bassi adottati dall’Italia. Si è sempre parlato solo di conflitto di giurisdizione, una tesi giusta di principio ma difesa molto debolmente in sede ONU ed europea. Una battaglia giusta, ma ormai persa, visto che in ogni caso sarà l’India a giudicare i due marò. Invece non è mai stata pronunciata una parola chiara sulla innocenza. Una vota persa la battaglia, sulla giurisdizione, si sarebbe dovuto dire a chiare lettere come stanno le cose. E anche alcune mosse, come il risarcimento di 300mila euro alle famiglie dei pescatori uccisi, pur mosse da un sentimento di pietà e dal desiderio di apparire concilianti, sono state inevitabilmente lette come una chiara ammissione di colpa».

 

Ritiene plausibile che chi si sta occupando della vicenda fosse già a conoscenza delle pesanti incongruenze che ha fatto emergere?

«So che ci hanno lavorato oltre 60 persone tra servizi segreti, Marina Militare e personale del Ministero della  Difesa. Mi sembra molto strano che a tutti siano sfuggiti elementi come questi. Anzi, so che ci sono addirittura delle fotografie in mano della parte italiana. Aspetto come tutti il processo per vedere cosa succederà».

 

Eppure, anche dopo il suo servizio, nulla si è ancora mosso in ambito diplomatico...

«Ripeto, c’è molto imbarazzo nell’affrontare la questione. Evidentemente entrambe le parti puntavano ad una soluzione di comodo, con una pena simbolica da scontare in Italia che consentisse ai due marò di tornare a casa in forza degli accordi diplomatici vigenti tra i due Paesi e lasciasse l’India soddisfatta. Oggi l’innocenza dei due marò è un tema che fa saltare il banco. E anche il fatto che siano dei giornalisti e dei comuni cittadini a tirare fuori cose che lo Stato non è riuscito a far emergere, o non ha voluto, è molto imbarazzante. Poi ci sono le questioni commerciali. Ci sono la settantina di siluri che l’Italia è riuscita a vendere all’India poco dopo lo scoppio della vicenda. Ci sono gli interessi di Finmeccanica. Nessuno vuole turbare i canali commerciali tra i due Paesi. L’Italia rivuole i marò a casa e l’India deve dare in pasto alla propria opinione pubblica un risultato. Ma così facendo i cittadini indiani vengono turlupinati quanto i cittadini italiani, perché un’inchiesta del genere non rende giustizia a nessuno».

 

Lei ha conosciuto Massimiliano Latorre a Kabul, era il suo capo scorta. Che ricordo ha di lui?

«Ricordo che, all’inizio, essendo un “veterano” dell'Afghanistan, non ero affatto felice dell’idea che mi fosse affibbiata una scorta. Avevo sempre e solo girato da solo. Anche egoisticamente parlando, mi sentivo più sicuro con il mio autista afghano e la sua anonima auto scassata che a bordo di veicoli militari riconoscibili, che mi trasformavano subito in un bersaglio. Nonostante la mia iniziale insofferenza, si è subito sviluppata una grande stima reciproca con i militari del San Marco e Massimiliano Latorre, il caposcorta. Non è affatto un Rambo con il dito sul grilletto. Quando una donna col burka attraversava la strada, faceva subito fermare il convoglio per lasciarla passare. Con il burka, infatti, la visibilità è estremamente ridotta e anche attraversare una strada trafficata diventa pericolosissimo. Ricordo molto bene questi episodi che possono sembrare curiosi, ma che danno l’idea di che persona sia Latorre. Certe auto ministeriali con i lampeggianti e le sirene spiegate che scarrozzano i politici in Italia sono molto più sbruffone. Insomma, non ho mai nascosto il mio pregiudizio favorevole nei confronti dei due marò, ma proprio non mi ci vedo Latorre a sparare a sangue freddo ad una barca di pescatori. Non mi ci vedo i militari italiani in genere. Non siamo come gli americani».

 

Già le rigidissime regole d’ingaggio che i nostri soldati devono rispettare li espongono a rischi infinitamente superiori rispetto ai colleghi statunitensi, inglesi, francesi o tedeschi. Crede che l’atteggiamento remissivo del governo italiano nel difendere i due marò avrà altre pesanti conseguenze verso i militari italiani impegnati nelle missioni all’estero?

«Sicuramente l’atteggiamento mostrato dall’Italia finora non potrà non ingenerare insicurezza nei nostri soldati. Se fossi di guardia in Afghanistan, e vedessi un’ombra nel buio senza sapere se si tratta di un pastore con il suo bastone o di un talebano con un lanciarazzi a tracolla, ci penserei dieci volte prima di sparare, anche a costo di mettere a repentaglio la mia vita e quella di tutti i miei compagni. Tutto questo nonostante in anni di missione si sia verificato un solo un caso di vittima civile caduta per errore sotto il fuoco, una piccola macchia in un curriculum senza altri errori. A differenza di quanto è avvenuto ad esempio agli americani, per i quali abbiamo ormai perso il conto degli errori commessi. Gli italiani non hanno mai sparato “allegramente”. Oggi però è peggio. Sapere che nessuno ti difende, nessuno sta dalla tua parte, genera oltre che rabbia anche insicurezza. È questa è la cosa peggiore per chi la sicurezza ha il dovere di mantenerla»

 

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PASQUINO SUBITO RICICLATO: DAL RETTORATO ALL'AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DEL CSTP. PRIMA IL TENTATIVO ALL'OSPEDALE RUGGI D'ARAGONA

PASQUINO SUBITO RICICLATO: DAL RETTORATO ALL'AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DEL CSTP. PRIMA IL TENTATIVO ALL'OSPEDALE RUGGI D'ARAGONA | Politikè | Scoop.it
Agenda Politica - appunti di vita politica a Salerno e provincia, comune di Salerno, provincia di Salerno, etc.
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Neppure il tempo di decadere che è arrivato già un altro incarico. Dopo essere stato in corsa per la nomina a commissario straordinario dell'Azienda Ospedaliera Ruggi d'Aragona, per l'ormai ex Rettore dell'Università degli Studi di Salerno Raimondo Pasquino un altro prestigioso incarico. E' stato infatti indicato come commissario straordinario per l'amministrazione del CSTP.

 

 

La notizia, giunta in mattinata, nel corso dell'udienza dinanzi al Tribunale Fallimentare, porta all'ex Rettore per la guida della fase piu' delicata della storia del CSTP. 

 

IL COMMENTO DI SERGIO GALDI, SEGRETARIO PROVINCIALE FIT CISL 

 

"A noi serve una persona che sappia cosa fare in un momento molto delicato per la nostra azienda. Salutiamo con soddisfazione la nomina del Dottor RAIMONDO PASQUINO di cui conosciamo il percorso professionale ed abbiamo avuto modo di apprezzare l'attaccamento al territorio della Provincia di salerno. Siamo certi che, insieme a tutti quanti gli Enti coinvolti, il commissario RAIMDONO PASQUINO saprà adottare tutti quei provvedimenti necessari per la salvaguardia dei livelli occupazionali e del servizio. LA FIT CILS di Salerno sin d'ora è pronta ad un confronto nell'ottica della massima collaborazione"

 

IL COMMENTO DEL DEPUTATO MICHELE RAGOSTA (SEL) 

«La nomina del Rettore dell'Università di Salerno, Raimondo Pasquino, a commissario del Cstp è una buona notizia. Posso esprimere a nome mio e della federazione provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, grande soddisfazione per questa indicazione. Pasquino è stato il Rettore del fare. Saprà certamente rilanciare l'azienda, le cui sorti sono state aggravate in questi ultimi anni dalla gestione del centrodestra di Caldoro e Cirielli». Lo dichiara il deputato e membro dell'assemblea nazionale di Sel, commentando la nomina del Magnifico Rettore dell'ateneo salernitano a nuovo commissario del Cstp, dopo la revoca dell'incarico a Mario Santocchio, presidente del collegio dei liquidatori, avvenuta la scorsa settimana.

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Napoli - Il Sindaco de Magistris ospite della Julie - Casertanews.it

Napoli - Il Sindaco de Magistris ospite della Julie - Casertanews.it | Politikè | Scoop.it
Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, è stato ospite della trasmissione del circuito Julie Italia, Sotto Torchio , in onda questa sera alle ore 22:30 su Julie Italia (ch 19).
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Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, è stato ospite della trasmissione del circuito Julie Italia, "Sotto Torchio", in onda questa sera alle ore 22:30 su Julie Italia (ch 19). Ecco in esclusiva un'anteprima delle sue dichiarazioni: 
De Magistris sul ruolo del fratello Claudio: ""Abbiamo cambiato il modo di intendere le cose politiche, mi sono avvalso sin dall'inizio di persone di cui mi fidavo. E' mio fratello, ma con la sua storia e la sua professionalità. Collabora a titolo gratuito e questa è un scelta rivoluzionaria. Mi è costato perché ho avuto difficoltà nel rapporto con mio fratello per polemiche ingiuste". 
De Magistris sul Movimento Arancione: "Partecipare attivamente alla campagna per le politiche da Sindaco è stato un errore. Ho dato l'impressione di sottrarre tempo alla mia città". 
De Magistris su Bassolino: "Non ho paura di Bassolino. Da Sindaco non ne ho alcun timore; mi piacerebbe averlo come competitore". 
De Magistris su rapporto con Caldoro: "Voglio chiarire il tipo di rapporto con Caldoro: ho un simpatia umana. Il rapporto istituzionale è forte. Politicamente ci sono differenze, come sul trasporto pubblico, sul depauperamento della sanità, sulle politiche sul lavoro. Non ci sarà mai una contrapposizione istituzionale con lui. 
De Magistris sulla criminalità organizzata: "Non ho mai sostenuto che il dissenso provenga dall'azione della criminalità organizzata. Non c'è dubbio però che si sono messe in campo attività d'ostacolo politico e criminali. Ad esempio su provvedimenti scolastici come la defezione; hanno cercato di farci andare in emergenza rifiuti; minacce ai commercianti per partecipare alla serrata"
De Magistris sulla sicurezza: "La sicurezza non compete strettamente al Sindaco, non siamo negli Stati Uniti. Anzi colgo l'occasione per annunciare che in questi giorni emanerò un atto davvero innovativo per quanto riguarda l'incolumità dei cittadini, che sarà d'esempio agli altri miei colleghi sindaci dei comuni della penisola" 
De Magistris su dissesto idrogeologico di Napoli: "Napoli avrebbe bisogno del Piano Marshall. La situazione è drammatica e preoccupante". 
De Magistris su Ztl: "I blocchi di Piazza Sannazzaro e via Acton sono stati un errore per la Ztl"
De Magistris su Narducci: "Venivamo entrambi dalla Magistratura: rimasi colpito quando mi disse che vedeva con entusiasmo questa nuova stagione politica. Il mio errore è stato proporgli di fare l'Assessore: per come interpreta il ruolo, non era la persona più adatta per questo compito. Era un rigido che cozzava con il buon andamento della Pubblica Amministrazione".
De Magistris su stadio San Paolo e Aurelio De Laurentis: "Abbiamo una personalità e un carattere vivaci, un rapporto personale buono, che fa bene alla città. Abbiamo assunto l'impegno di saldare il crediti-debito tra il Comune e la S.S.C. Napoli e realizzare lo stadio. Napoli ha bisogno di uno stadio: o si costruisce da un'altra parte oppure dobbiamo ristrutturare lo stadio San Paolo. Io sono fiducioso". 
La trasmissione andrà in onda nei seguenti giorni: Julie Italia (ch19), il 12/07 alle ore 22:30 e il 14/07 alle ore 22:00 Telelibera (ch 72), il 13/07 alle ore 20:40 e il 15/07 alle ore 16:59 Orion Tv (ch 110), il 14/07 alle ore 20:30 e il 15/07 alle ore 20:55 Inoltre è visualizzabile al sito www.julienews.it nella categoria video, sezione "Sotto Torchio".

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Chiesa di Napoli - Le mense attive anche in agosto

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Caritas Diocesana di Napoli Anche quest’anno, come dal 2011, la Caritas Diocesana di Napoli, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe e diretta da don Enzo Cozzolino,dal 1 al 31 AGOSTO 2013  resterà impegnata accanto ai fratelli meno fortunati, tenendo aperte le proprie strutture, grazie al volontariato.Le mense : sarà possibile pranzare e cenare, gratuitamente, grazie all’impegno delle otto strutture “aperte per ferie”. Mediamente saranno erogati 300 pasti al giorno, secondo il seguente planning:1.     Mensa del Carmine (adiacenze Piazza Mercato), aperta tutti i giorni con questi turni : ore 11.00, 12.00 e 12.30; la domenica ore 11.00, 11.40, 12.10, 12.40, 13.10. Responsabile della mensa P. Antonio Lombardo; referente Antonio Raucci, tel. 081.5635785.2.     Mensa S. Antonio ad Afragola (Viale Sant’Antonio n°50), aperta dal lunedì al sabato, ore 17.00. Responsabile della mensa P. Luigi Campoli, referente Catello Esposito, tel. 081.8691014.3.     Mensa San Tarcisio (Via Ponti Rossi n.285), aperta tutti i giorni, ore 12.00. Responsabile della mensa Don Francesco Paolo Vitale, referente Nunzia Ruffo, tel. 081.5991201.4.     Mensa S. Lucia (Via S. Lucia n. 3/5), aperta lunedì, mercoledì e giovedì, ore 11.45. Responsabile della mensa Don Giuseppe Carmelo, referenti Dora Zuppardi e Carmine Manta, tel. 081.7640943.5.     Mensa di S. Brigida (Via S. Brigida n.72), aperta i giorni martedì e venerdì, ore 17.30. Responsabile P. Tommaso Galasso, referente Genoveffa Tuccillo, 081.5523793.6.     Mensa Santa Chiara (Piazza del Gesù), aperta tutti i giorni con questi turni: ore 17.00 e 17.30. Responsabile P. Antonio Sannino, referente Edoardo Reder, tel. 335.6501501.7.     Mensa Binario della Solidarietà (Via Taddeo da Sessa n.93), aperta tutti i lunedì, ore 13.00. Responsabile Suor Giuseppina Esposito, referente Enrico Sparavigna, tel. 081.5539275.8.     Mensa Centro “La Tenda” (Via Sanità n.93/95), aperta tutti i giorni, ore 21.00. Responsabile Don Antonio Vitiello, referente Antonio Rulli, tel. 081.5441415.
Durante tutto il mese, inoltre, saranno attive alcune delle più significative “opere segno” della Chiesa di Napoli:1.     Il “Binario della Solidarietà”, Centro di accoglienza diurno per persone senzadimora, (Via Taddeo da Sessa n.93), tel. 081.5539275, in collaborazione con la Fondazione “Massimo Leone Onlus” e l’Afepat (Associazione Ferrovieri in pensione);2.     “Casa Antida”, Centro di accoglienza per donne senza dimora, (Vico San Gaudioso n.2), tel. 081.4421501, 342.5758926.3.     Casa famiglia “Sisto Riario Sforza” per malati di Aids e sieropositivi, Via Camillo Guerra n°28, tel. 081.5870210.Perché tutto funzioni al meglio, occorrono ovviamente molte braccia, per cui la Caritas diocesana, con la collaborazione dell’Ufficio della Pastorale Giovanile diretto da don Pasquale Incoronato, ha già raccolto le adesioni di tantissimi aspiranti volontari, che hanno anche tenuto un primo incontro presso il Santuario di San Sebastiano Martire,  in San Sebastiano al Vesuvio. 
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Firmato il 'Patto per la terra dei Fuochi', attività congiunta tra le diverse Polizie Municipali

Firmato il 'Patto per la terra dei Fuochi', attività congiunta tra le diverse Polizie Municipali | Politikè | Scoop.it
ilgazzettinolocale.com
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ACERRA - Il Comune di Acerra - alla presenza del Sindaco Raffaele Lettieri e dell’assessore all’Ambiente e Legalità, Vincenzo Angelico - ha sottoscritto, questa mattina, il “Patto per la Terra dei Fuochi”, d’intesa con altri Comuni della Provincia di Napoli e Caserta, con la Regione Campania e con i prefetti di Napoli e Caserta.

 

Martedì 9 luglio, inoltre, presso il Comune di Acerra si è svolta la conferenza dei Sindaci di Acerra, Afragola, Casalnuovo di Napoli e Caivano per concordare un’attività congiunta delle diverse Polizie Municipali con la costituzione anche di equipaggi misti dei diversi enti, destinati al pattugliamento, in orari diversi da quelli ordinari, delle aree di ciascun comune interessate dal fenomeno, con la possibilità di espletare la prevenzione ed in caso di necessità la repressione in zone non di diretta competenza territoriale di ciascuno operatore impiegato, previa autorizzazione del Prefetto. Il “Patto” firmato oggi è un’alleanza fra istituzioni e Chiesa per fermare gli scempi che quotidianamente si consumano nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Con il “Patto” diventeranno immediatamente operative le risorse finanziarie messe a disposizione dalla Regione Campania per le iniziative di contrasto e governo del fenomeno. Saranno definite, inoltre, le iniziative straordinarie di prevenzione e controllo avviate nei primi sei mesi dell’anno e saranno rafforzate le competenze e le possibilità di intervento dei comuni in materia di tutela ambientale. Infine, diventerà operativo Prometeo, il portale del “Patto”, che consente un’informazione costante e aggiornata sulle azioni di contrasto e governo del fenomeno dei roghi di rifiuti e favorisce forme di collaborazione attiva e partecipazione da parte delle associazioni e dei cittadini.

 

Il Sindaco di Acerra Raffaele Lettieri ha dichiarato: «La definizione del Patto valorizza il contributo fornito in questi mesi, sul piano della prevenzione e del contrasto all’odioso fenomeno dello smaltimento illegale e della combustione dei rifiuti. Martedì scroso c’è stata al Comune di Acerra la riunione con alcuni Sindaci e responsabili dei Comandi della Polizia municipale dei comuni del territorio circostante la città di Acerra per coordinare provvedimenti concreti per un costante monitoraggio e pattugliamento del territorio. Il “Patto” siglato oggi rappresenta uno strumento per la tangibile testimonianza di un impegno responsabile e continuativo, che è chiamato a tradursi sempre più, da parte di tutti, in azioni concrete e improntate ai principi della trasparenza e dell’efficienza amministrativa». (DI C.S.)

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CSTP, IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI SALERNO RAIMONDO PASQUINO DESIGNATO COMMISSARIO GIUDIZIALE | Campania 24 News

CSTP, IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI SALERNO RAIMONDO PASQUINO DESIGNATO COMMISSARIO GIUDIZIALE | Campania 24 News | Politikè | Scoop.it
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Raimondo Pasquino, rettore dell’Università degli Studi di Salerno, sarà il nuovo commissario giudiziale del Consorzio Salernitano di Trasporto Pubblico. L’indicazione del Ministero dello Sviluppo economico è arrivata oggi. La nomina del commissario è stata decisa per completare la procedura di amministrazione straordinaria dell’azienda al fine di evitare il fallimento.

Si attende ora che la decisione del ministero sia ratificata dal Tribunale di Salerno che sarà effettuata non appena verrà dichiarato lo stato di insolvenza del Cstp. Solo a quel punto la Fallimentare potrà avviare l’amministrazione straordinaria e dunque rendere effettivo l’incarico di Pasquino.

Il rettore, anche presidente del consiglio provinciale di Napoli, sostituirà il commissario liquidatore Mario Santocchio.

 

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Asl che vai, assistenza che trovi

Asl che vai, assistenza che trovi | Politikè | Scoop.it
Le malattie rare continuano a essere un’incognita per la sanità italiana.
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Le malattie rare continuano a essere un’incognita per la sanità italiana. Meno della metà delle Asl ha definito percorsi terapeutici ad hoc, sono ancora di meno quelle che hanno fatto un censimento dei malati rari sul proprio territorio

Meno della metà (47,4%) delle Aziende sanitarie territoriali ha definito specifici percorsi diagnostico-terapeutici per malattie rare, mentre il quadro epidemiologico è noto in modo sistematico solo per alcune patologie ad alto impatto. Poco si sa sulla  mobilità dei pazienti, solo una Asl su cinque svolge con regolarità corsi di formazione ad hoc per gli operatori (anche per l’insufficienza di risorse economiche) e in poche realtà (26,3%) esiste un percorso di contatto preferenziale tra i familiari/caregiver dei pazienti e gli operatori delle Aziende sanitarie.

Non è un quadro confortante quello che emerge dal primo Rapporto sulle reti di assistenza ai malati rari curata da Federsanità-Anci e Ceis Sanità, con il contributo di Ricordati, e presentata a Roma martedì 9 luglio in un workshop al ministero della Salute. Una ricerca che, come ha tenuto a sottolineare Federico Spandonaro, docente di Economia sanitaria all’Università romana di Tor Vergata e responsabile scientifico del Ceis Sanità, non pretende di essere statisticamente rappresentativa della realtà del Paese, ma che tuttavia fornisce una serie di indicazioni certamente significative e utili sull’argomento. 

CHI LI CONOSCE? - Per esempio, «il primo dato che emerge è la difficoltà delle Aziende sanitarie ad avere una visione complessiva dell’assistenza ai malati rari sul proprio territorio, anche a causa della carenza di adeguati sistemi informativi aziendali, integrati con quelli regionali e con dati non soltanto epidemiologici, ma anche economico-organizzativi», sottolinea Spandonaro.

Meno di un’Azienda su quattro (23,5%), infatti, è in grado di stimare il “peso” dei pazienti con malattia rara sul budget aziendale e, comunque, nessuna è stata in grado di quantificare il differenziale di costo del paziente con malattia rara rispetto a un paziente con patologia non rara. «Le Aziende – aggiunge Spandonaro – percepiscono che anche pochi casi di pazienti ad alto assorbimento di risorse possono mettere in crisi il budget aziendale, ma la carenza di informazioni sulla reale incidenza di questi casi e sui costi sostenuti non permette un’adeguata pianificazione delle prese in carico».

Critico è l’insufficiente sviluppo di un sistema informativo aziendale quale strumento di monitoraggio e di governance. Problema che, osserva l’economista, la bozza di Piano nazionale per le malattie rare 2013-2016 «sembra aver sottovalutato». Da un punto di vista organizzativo, nel Piano «viene promosso un modello di sistema a rete, efficace nel realizzare la presa in carico multidisciplinare complessiva dei pazienti con malattia rara – precisa - ma il presupposto per la cooperazione tra i nodi della rete è l’implementazione di un’adeguata infrastruttura informativa, in primis a livello dei singoli nodi locali. Solo un sistema informativo integrato può consentire una governance davvero efficace ed efficiente della presa in carico – conclude Spandonaro -  coniugando l’aspetto clinico con quello organizzativo e gestionale».

Dal canto loro, i direttori generali delle Aziende sanitarie locali e ospedaliere «sono pronti a fare la loro parte per un salto di qualità dell’assistenza ai malati rari – assicura Angelo Lino Del Favero, presidente di Federsanità-Anci - ma chiedono allo stesso tempo che il prossimo Piano nazionale malattie rare ponga adeguata attenzione sulla questione dei sistemi informativi aziendali e su quella del finanziamento dei Percorsi diagnostico-terapeutico assistenziali».

«Il nostro sostegno attivo al progetto – ha spiegato infine Corrado Castellucci, vice presidente del Gruppo Recordati – nasce dalla volontà di dare un contributo al miglioramento del percorso diagnostico e terapeutico nella sua interezza, per una cura più appropriata e per un’assistenza più organica sia al malato raro che ai suoi familiari».

CHE FARE? - Sulla base dei risultati della ricerca, il Rapporto individua alcuni interventi necessari per l’effettiva realizzazione dei Percorsi diagnostico-terapeutico assistenziali sul territorio: 

Implementazione di un’unica banca dati (anagrafica, anagrafica esenzioni, prestazioni erogate) per assistito, provvista di apposita evidenza per le malattie rare, a sua volta integrata con i dati epidemiologici contenuti nel registro regionale, al fine di consentire all’Azienda una corretta programmazione e gestione delle risorse.Istituzione nelle Asl di un’unità centrale dedicata alle malattie rare con funzioni di coordinamento, raccolta dati, elaborazione di Pdta.Istituzione di Centri di coordinamento a livello aziendale e sovraziendale che, oltre a supportare il cittadino nel percorso dal sospetto di diagnosi di malattia rara al monitoraggio, creino anche una cultura (formazione e informazione) sul tema, mirante a colmare i gap informativi tra i professionisti sanitari e i caregiver; questa procedura risulta essere già implementata nella Asl di Brescia, che potrebbe quindi rappresentare una best practice per la gestione dei pazienti con malattia rara.La promozione di una maggiore attività formativa rivolta a professionisti sanitari, pazienti e caregiver/familiari sui Percorsi diagnosticoterapeutici (come peraltro già previsto nella bozza del Pnmr) e per la realizzazione di percorsi di presa in carico del paziente.

COSA SERVIREBBE - Sono chiare le richieste dei direttori generali di Asl e aziende ospedaliere: 

Revisione del sistema di codifica delle malattie rare (già previsto nella bozza del Piano nazionale malattie rare 20132016) e suo aggiornamento costante.Definizione e monitoraggio dei percorsi per l’ottenimento dell’esenzione, volti a una centralizzazione della procedura.Determinazione, dove non già presente, di un finanziamento ad hoc a livello regionale per la malattie rare.

Per sopperire a queste criticità i manager degli ospedali propongono:

Integrazione dell’informazione relativa alla presenza di malattia rara nelle banche dati a disposizione del Servizio di emergenza-urgenza 118, in modo che possano essere garantiti percorsi d’intervento specifici.Presenza istituzionale e inderogabile nell'ambito dei Comitati etici aziendali del referente delle malattie rare, considerando che sempre più spesso viene richiesta l'erogazione di farmaci, di presidi o di cure sperimentali in favore di malati rari con notevoli oneri economici a carico dell'Azienda.
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Roberto Fico a Giorgio Squinzi: “No cene ristrette, venga in parlamento”

Roberto Fico a Giorgio Squinzi: “No cene ristrette, venga in parlamento” | Politikè | Scoop.it
ROMA –  Roberto Fico, il presidente 5 Stelle della Vigilanza Rai, rifiuta l’invito del presidente di Confindustria: “Non vado a cena da Squinzi, venga lui a discutere in Parlamento”.
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ROMA –  Roberto Fico, il presidente 5 Stelle della Vigilanza Rai, rifiuta l’invito del presidente di Confindustria: “Non vado a cena da Squinzi, venga lui a discutere in Parlamento”. Sulla stessa linea del “portavoce” del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo,Fico ha deciso di non partecipare alla cena organizzata dal leader degli industriali con i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e i presidenti di tutte le Commissioni Parlamentari. Obiettivo dell’incontro: fare il punto sulla crisi economica e le difficoltà delle imprese italiane e aprire un confronto sulle principali iniziative legislative sull’argomento.

In un comunicato Fico ha commentato:

“Non credo che una “cena ristretta” sia il luogo ideale per discutere. È il Parlamento la sede opportuna. Ho ringraziato Giorgio Squinzi per l’invito”.

E si è detto “perplesso” per il sì di Boldrini e Grasso all’incontro.

La linea di Fico è ripresa da Grillo nel proprio blog, che apre con la dichiarazione di Fico e con il titolo, seguito da relativo hashtag, “Squinzi, venga in Parlamento #SquinziInParlamento”.

 

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Addio a Luigi Annunziata, il manager che inguaiò i MastellaIl Fatto Vesuviano

Addio a Luigi Annunziata, il manager che inguaiò i MastellaIl Fatto Vesuviano | Politikè | Scoop.it
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TERZIGNO È morto nella sua casa di Terzigno, dopo una lunga malattia, Luigi Annunziata, ex direttore generale dell’ospedale civile di Caserta. Uomo politico di lungo corso, militante della Democrazia cristiana, si avvicinò a Clemente Mastella ma proprio con i coniugi Mastella ebbe diversi problemi.

In particolare, fu coinvolto nell'indagine che vide coinvolta Sandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio regionale della Campania, che fece pressioni sul direttore generale per facilitare l'assunzione di un primario. Un episodio che lo portò agli onori della cronaca anche se, per i terzignesi, Annunziata era già un personaggio piuttosto noto.

 

Candidato sindaco alla fine degli anni ’90, fu consigliere comunale e proseguì la tradizione del papà e del fratello, che invece a Terzigno riuscirono a occupare la carica di primo cittadino. Da manager della sanità fece comunque una brillante carriera, fino a dirigere un ospedale di primo livello, come quello di Caserta. I funerali domani, 9 luglio, alle 11,30 presso la Chiesa dell’Immacolata a Terzigno.

 

 

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Ammalarsi in ospedale

Ammalarsi in ospedale | Politikè | Scoop.it
Ogni giorno negli ospedali europei 80 mila pazienti contraggono un’infezione che non avevano prima del ricovero
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Ogni giorno negli ospedali europei 80 mila pazienti contraggono un’infezione che non avevano prima del ricovero

Non si direbbe, anche se il paradosso è solo apparente, ma i posti più pericolosi in ospedale sono le terapie intensive, almeno in Italia. 

È lì, infatti, che le infezioni colpiscono più di frequente: 14,8 volte per cento ricoverati. C’è da precisare, comunque, che la cifra comprende anche i pazienti lì ricoverati da altre specialità di cure non insensive. Complessivamente, in Europa, ogni anno si ammalano in ospedale qualcosa come 3 milioni di persone che erano andate lì per curarsi. 

Il problema non è nuovo: da tempo le autorità sanitarie nazionali e internazionali conoscono il fenomeno tanto che l’Ecdc, l’European center for disease control and prevention, ha effettuato una rilevazione tra settembre e novembre 2011. 

I NUMERI DELL’EMERGENZA  - La survey, la prima così completa, è stata condotta verso la fine del 2011 in oltre mille ospedali-campione di trenta Paesi europei. Per l’Italia sono stati monitorati 49 ospedali per un totale di quasi 15 mila pazienti.

In un rapporto di oltre 200 pagine zeppe di tabelle e dati, quelli che si fanno più notare, oltre ai già citati, sono che la media delle persone che in ospedale contrae un’infezione è del 6%, con un minimo (2,3%) in Lettonia e un massimo (10,8%) in Portogallo; con l’Italia che fa registrare un 6,3% appena sopra la media.

Anche nel resto dei Paesi considerati il reparto dove si registrano più infezioni è la Terapia intensiva, con una media del 19,5% dei pazienti che ne contrae una. Al secondo posto, in Italia, i reparti di Medicina (7%) e le Chirurgie (6,3%).

In generale, l’agente infettivo più diffuso è l’Escherichia coli (15,9%), seguito dallo Staffilococco aureo e dall’Enterococco. 

In Italia, invece, L’E. coli, lascia il posto più alto del podio alla più diffusa Klebsiella; al terzo posto la Pseudomonas aeruginosa. 

Le sedi più colpite, nei pazienti del nostro Paese, sono, nell’ordine, i polmoni e le vie respiratorie (24%), il tratto urinario (21%) e i siti chirurgici (16%). 

QUEL CHE NON MI UCCIDE… - Per contrastare le infezioni, ha rilevato la survey, ogni giorno in Europa più di 400 mila pazienti ricoverati in ospedale (praticamente uno su tre) devono assumere almeno un farmaco. 

Ora, al di là delle dimensioni del fenomeno in sé, ciò che molto preoccupa è proprio che gli agenti infettivi stanno organizzando difese sempre più efficaci per respingere gli attacchi dei farmaci che usiamo per contrastarli. Con il serio rischio di innescare un circolo vizioso dal quale sarà sempre più difficile uscire. 

Per esempio, il 41% delle infezioni da Staffilococco aureo registrate in Europa riguarda il tipo resistente alla meticillina, mentre il 10% degli enterococchi è resistente alla vancomicina e il 33% degli enterobatteri alle cefalosporine.

Tutto questo si traduce non soltanto in problemi di salute più o meno gravi per i pazienti, ma anche in costi maggiori: più farmaci, più giornate di ricovero e così via.

ALZARE LA GUARDIA - La prevalenza delle infezioni associate all’assistenza sanitaria «è preoccupante - ha commentato Paola Testori Coggi, a capo della Direzione generale Salute e consumatori della Commissione europea - e sono necessari maggiori sforzi a livello locale, nazionale ed europeo per prevenire tali infezioni, per la sicurezza dei pazienti. Sforzi analoghi sono necessari anche per lottare contro lo sviluppo della resistenza antimicrobica. La Commissione europea sta monitorando attivamente la situazione con il sostegno del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie – ha assicurato Testori Coggi - e lavora in collaborazione con gli Stati membri per attuare la raccomandazione del Consiglio del 2009 sulla sicurezza dei pazienti».

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