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Mastella: "Per superare lo stallo politico, serve il presidenzialismo" | politica | news | NTR24 - l'informazione sul web

Mastella: "Per superare lo stallo politico, serve il presidenzialismo" | politica | news | NTR24 - l'informazione sul web | Politikè | Scoop.it
NTR24 -
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''Occorre lavorare per realizzare al più presto l'unità politica dell'Europa. E in Italia serve il presidenzialismo''. Lo ha detto Clemente Mastella, a margine della X Conferenza internazionale sulla sicurezza in corso a Montesarchio. ''Fino a quando non sarà relizzata l'unità politica, noi europei continueremo ad avere maggiori difficoltà rispetto a Pesi come gli Stati Uniti, la Cina.. Bisogna letteralmente correre verso l'unità politica dell'Europa. Fino ad allora, non ci sarà nessuna Bce, nessuna istituzione finanziaria davvero capace di superare problemi enormi, che solo la politica puo' affrontare in maniera efficace e risolutiva''. 

Quanto all'Italia, secondo Mastella ''per superare la situazione di stallo politico occorre una nuova legge elettorale ed è necessario superare il pregiudizio ideologico nei confronti del presidenzialismo. Se realizziamo il presidenzialismo - ha continuato l'europarlamentare - possiamo anche mantenere le due Camere, con funzioni analoghe, come avviene negli Usa. Se invece si sceglie la strada del semi-presidenzialismo, si puo' mantenere anche una sola Camera. 

In ogni caso, non capisco perché abbiamo fatto la legge per l'elezione diretta di sindaci, dei presidenti di provincia, di regione, mentre ci siamo fermati di fronte all'elezione diretta del presidente del Consiglio''.

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Politiké è la community che si occupa di politica, cultura ed attualità, ponendosi come il punto d'incontro tra la politica ed il cittadino protagonista.
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Ercolano, convegno a San Vito sull'inquinamento

Ercolano, convegno a San Vito sull'inquinamento | Politikè | Scoop.it
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Il prossimo 5 dicembre, alle ore 18.30 si terrà, nella popolosa e martoriata frazione, un convegno-studio intitolato "Inquinamento e Salute - Appello alla coscienza". Vedremo chi risponderà a tale appello.

 

Venerdì 5 dicembre ci sarà un convegno a San Vito di Ercolano, organizzato dai membri del Gruppo "Salute Ambiente Vesuvio", una delle associazioni che più si è distinta nella lotta per la salvaguardia del territorio vesuviano. Al convegno, oltre la partecipazione di alcuni membri dell'associazione, interverranno anche il dottor Gerardo Ciannella, pneumatologo del Monaldi, promotore di un allarmante screening tra la popolazione della frazione e il noto esponente della Terra dei Fuochi don Maurizio Patriciello.

 

Lo scopo dell'incontro è quello della riflessione ma sarà senz'altro anche quello dell'approfondimento per la presenza degli esperti e alla luce delle recenti vicende che hanno portato al rinvenimento di un centinaio di fusti tossici e pile di copertoni sotterrati a Cava Montone, sempre sulle lave Novelle di Ercolano. Sarà questo il momento per affrontare, dopo questi fatti, la triste e annosa problematica di quei luoghi che vedono, San Vito in primis, oggetto di preoccupanti riscontri concernenti l'incremento delle neoplasie e in particolar modo quelle relative alle vie respiratorie.

 

Sarà il momento nel quale, chi dubita ancora che l'azione dei comitati sia puro allarmismo, si faccia avanti e dica la sua e lo faccia stavolta senza nascondersi dietro il proverbiale dito di una pagina facebook. Sarà il momento in cui le autorità (sarà presente anche il sindaco di Ercolano) dovranno dirci se avranno l'intenzione di fare qualcosa e adoperarsi effettivamente per il risanamento di quei luoghi.

 

Venerdì prossimo ci sarà l'opportunità di confrontarsi, di capire e di sperare; di sperare soprattutto che gli esigui stanziamenti (circa 500.000 euro) della Regione per le "bonifiche di emergenza", non siano altro che un contentino elettorale in vista delle regionali del prossimo anno. La disparità tra la cifra stanziata per gli studi dei valori di fondo e delle caratterizzazioni e quella effettiva per le "bonifiche" lascia l'amaro in bocca e l'acre sospetto che sia tutto lì. E questo anche perché siamo venuti alla conoscenza dell'esistenza di studi analoghi sui valori di fondo e costati molto meno del 1.200.000 euro assegnatigli dall'amministrazione regionale.

 

Non ci resta che sperare che questo fine 2014 possa essere l'inizio di una nuova era di cambiamenti e che le istituzioni seguano la scia segnata dalle associazioni e facciano finalmente il loro dovere rispondendo concretamente all'appello della gente e della coscienza.

 

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Qualità della vita: secondo il ''Sole'' vince Ravenna. Risale Napoli ma il Sud resta sempre indietro

Qualità della vita: secondo il ''Sole'' vince Ravenna. Risale Napoli ma il Sud resta sempre indietro | Politikè | Scoop.it
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Pubblicata stamattina la 25 esima indagine condotta dal Sole24Ore, sulla qualità della vita nel nostro paese. Napoli, pur situandosi in bassa classifica, lascia la magia nera di città meno vivibile d'Italia.

Solo un anno fa gli analisti del quotidiano economico più venduto in Italia, indicavano in Napoli la città con la qualità della vita più bassa dell'intero stivale. Oggi questo poco invidiabile primato spetta ad Agrigento e, più in generale, alle città siciliane, calabresi e pugliesi. Non che nella nostra città vada chissà quanto meglio, dato che Napoli è al 96 esimo posto. A farla da padrone, specularmente, le città del Nord e, al vertice, si pone la romagnola Ravenna. In generale l'Emilia Romagna si conferma regione vivibilissima, contemplando fra le prime dieci anche Modena, Reggio e Bologna con relative province, conteggiate in classifica come se fossero estensioni dei grandi centri. Dunque, verosimilmente, a pesare su questi dati non è tanto la forza di questo o quel comune capoluogo ma, in genere, la qualità della vita nelle zone limitrofe che troppo spesso, al Sud, risulta oltremodo bassa.

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Prove partenopee di partito renziano

Prove partenopee di partito renziano | Politikè | Scoop.it
Viene da chiedersi se a Napoli il Cromwell fiorentino non abbia mosso i primi passi per annettere i Lettieri e i Caldoro al partito della nazione
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Come una bomba d’acqua, Renzi si è catapultato nel paradiso abitato dai diavoli. Ma, scegliendo una narrativa assai diversa dallo stereotipo, ha voluto incontrare gli angeli: le eccellenze tecnologiche, gli imprenditori coraggiosi, gli investitori stranieri. Il che, indubbiamente, presenta qualche non secondaria implicazione politica.

Venerdì scorso, il segretario del Pd ha stretto la mano a Stefano Caldoro, ovvero al candidato del centrodestra alla Regione. E poi ha visitato i capannoni di Gianni Lettieri, a sua volta possibile candidato di estrazione centrodestra a Palazzo San Giacomo. Nessun abboccamento invece con Luigi de Magistris, né con i democrat locali. Un messaggio politico all’apparenza sorprendente. In realtà, anche nella sua visita in Campania il premier ha continuato, come fa sempre, a sparare pezzi da novanta sul quartier generale dei partiti. Sicché, a sinistra, si è tenuto alla larga dalle beghe del Pd regionale e tanto più da un de Magistris alla ricerca affannosa di sponde politiche. E, a destra, ha puntato su personaggi notoriamente indigesti alla loro stessa parte. Come Caldoro, la cui autonomia trasversale è vista senza alcun entusiasmo dai pezzi sparsi dell’ex coalizione berlusconiana. O come Gianni Lettieri, un outsider della società civile che gestisce la sua impresa, lavora sul sociale, svolge con assiduità il ruolo di capo dell’opposizione comunale. E che forse per questo i suoi alleati, a partire da Forza Italia, non hanno mai amato.

L’abilità del premier sta qui. Nella capacità di intrecciare, da una parte, la narrativa seducente di un Mezzogiorno che cambia e cresce e, dall’altra, l’attacco esplicito a quei partiti e leader che intendono rappresentare invece un Mezzogiorno protestatario e antigovernativo. Angeli e diavoli, insomma. Perciò, senza nulla concedere a ogni distinzione tra destra e sinistra, la sua giornata napoletana è risultata urticante per Luigi de Magistris, che ha reagito alla quarantena accusando rabbiosamente il premier di tutto e di più, e per il Pd campano, che si è chiuso in un silenzio imbarazzato. Ma non di meno lo è stata per i partiti della destra, scavalcati dal leader democrat e per questo assai irritati. Che sia il segno del New Deal o la tessera di un gioco di politica politicante, una cosa dice il tour vesuviano di Renzi. Di fronte a partiti e movimenti (a destra e a sinistra) che sembrano sbriciolarsi giorno dopo giorno, non sarà il premier a fare la parte del medico. La sua strategia, all’opposto, finisce consapevolmente per favorire il rapido precipitare della loro crisi. Al punto che viene da chiedersi se, a Napoli, il Cromwell fiorentino abbia voluto dare una mano a Lettieri e Caldoro o piuttosto non abbia mosso i primi passi per annetterli al partito della nazione.

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POLITICA - Caserta - No Tax Day, Di Costanzo in piazza: la casa è un diritto, basta tasse - Casertanews.it

POLITICA - Caserta - No Tax Day, Di Costanzo in piazza: la casa è un diritto, basta tasse - Casertanews.it | Politikè | Scoop.it
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Caserta - Ha aderito in maniera convinta al No Tax Day promosso da Forza Italia, il consigliere regionale Angelo Di Costanzo. Questa mattina, domenica 30 novembre, Di Costanzo è intervenuto al gazebo allestito in piazza Margherita a Caserta per sensibilizzare i cittadini sulla politica opprimente messa in campo negli ultimi tre anni dal governo. «La casa è un diritto sacrosanto che deve essere riconosciuto a tutti i cittadini. Questo significa che dobbiamo mettere nelle condizioni gli italiani di poterla avere una propria abitazione che spesso è il frutto di sacrifici di una vita – ha spiegato Di Costanzo – Attualmente, le cose, per molti, non stanno esattamente così. La tassazione rigida che è stata introdotta dal governo, nei fatti, mette nelle condizioni molte famiglie di non riuscire a mantenere la propria casa. Questa cosa non va bene. E' per questo che Forza Italia chiede che venga cancellata la tassa sulla prima casa, per consentire alle famiglie di poter respirare in un momento di crisi così forte». Il consigliere regionale azzurro sottolinea come, il No Tax Day abbia come obiettivo anche quello di agevolare la piccola impresa che, attualmente, rappresenta un tassello fondamentale della nostra economia. «Per aiutare chi fa impresa e genera occupazione – ha spiegato – è necessario che vengano eliminate le tasse su quegli immobili».

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La giravolta di Salvini: "Ho cambiato idea sui meridionali"

La giravolta di Salvini: "Ho cambiato idea sui meridionali" | Politikè | Scoop.it
Passaggio obbligato del leader della Lega Nord con ambizioni nazionali: "Abbiamo fatto degli errori".
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Era inevitabile che accadesse, ma certo sentir parlare Matteo Salvini, segretario della Lega Nord ricordata soprattutto per la battaglia secessionista, di "errori del passato" e del suo "aver cambiato idea sui meridionali" fa una certa impressione. Come detto, però, tutto questo era inevitabile, dal momento che il nuovo obiettivo di Salvini va ben oltre i confini della Padania e si estende in tutta Italia. Un progetto che per il momento è stato soprannominato Front National italiano e che per partire attende di fatto solo il lancio ufficiale della Lega dei Popoli, ovvero la controparte meridionalista della Lega Nord.

Ma che cosa ha detto per la precisione Salvini? "Ho cambiato idea sui meridionali, probabilmente prima li conoscevo poco, ho è abbiamo fatto degli errori”, queste le parole del segretario a Rtl. Parole che lasciano un po' perplessi: "Li conoscevo poco"? Ma come, un partito che per quasi trent'anni si è basato sulle accuse a chi abita nel mezzogiorno d'Italia (fannulloni, assistenzialisti, hanno la mafia perché non fanno nulla per ribellarsi) di colpo scopre che non li conosceva bene? E allora su che cosa basavano le loro accuse, sul sentito dire? Ma sicuramente la gravità, la superficialità delle affermazioni di Salvini passerà in secondo piano ora che il segretario del Carroccio è in rampa di lancio per diventare il contraltare nazionale di Marine Le Pen, in un cartello elettorale che vedrà coinvolti anche i Fratelli d'Italia e CasaPound.

Alleati nazionalisti per i quali è indispensabile il mea culpa salviniano per proseguire nei progetti di un'estrema destra dalle ambizioni sconfinate: "Sono stra convinto che l’Italia o si salva tutta, da Nord a Sud o non ce n’è per nessuno. L’emergenza è nazionale, la disoccupazione è tale a Milano come a Taranto, Lecce e Catania". Tutta l'Italia si deve salvare, non esiste più la possibilità di dividersi a metà per salvare la parte "sana" abbandonando al suo destino la parte "marcia". Tanto, ormai, il nemico numero uno dei populismi è uguale per tutti: l'Europa dei tecnocrati e l'euro, da abbandonare il prima possibile.

Quello che ancora resta da capire è come vivranno questa giravolta a suo modo storica i leghisti di vecchio corso, quelli che hanno passato la vita a urlare "Roma ladrona" (slogan che per certi versi può comunque ancora tornare utile) e a dare contro ai "terroni". Quelli che ogni attendevano in trepidazione che l'acqua sacra del Po venisse raccolta nell'ampolla dal druido Umberto Bossi. Ma visto il successo che, stando ai sondaggi politici - la "nuova Lega" di Salvini sta raccogliendo, è facile immaginare che il problema dei vecchi leghisti non sia all'ordine del giorno.

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Perché è importante il summit sul clima

Perché è importante il summit sul clima | Politikè | Scoop.it
Si apre il summit sul clima a Lima

I delegati di 195 paesi di riuniscono a Lima, in Perù, per due settimane per preparare l’accordo sul clima che deve essere firmato a Parigi, nel 2015.
Politikè's insight:

A Lima, in Perù, cominciano due settimane di negoziati sul riscaldamento climatico a cui parteciperanno 195 paesi, con l’obiettivo di preparare un accordo globale sul clima che dovrà essere firmato a Parigi nel 2015. Ecco perché il summit è importante:

I delegati proveranno a trovare un accordo sui documenti che saranno alla base dei negoziati previsti per il 2015 a Parigi.Uno dei problemi da risolvere è determinare e pianificare il contributo di ogni singolo paese alla riduzione delle emissioni di gas serra. Alla fine del marzo 2015 ogni paese dovrà annunciare il suo piano per tagliare le emissioni.Si discuterà anche degli obiettivi a lungo termine e degli eventuali obblighi legali che ne deriverebbero. Il timore è che i paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati non trovino un accordo sugli obiettivi a lungo termine e che le trattative si blocchino.Il summit comincia sotto buoni auspici perché a novembre l’Europa, gli Stati Uniti e la Cina hanno dichiarato il loro impegno per ridurre le emissioni di gas serra.
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Si può dire: una guida per scrivere al femminile

Si può dire: una guida per scrivere al femminile | Politikè | Scoop.it
La presidente Boldrini interviene alla presentazione di "Donne, grammatica e media, una guida realizzata ad uso delle redazioni".
Politikè's insight:

«In Francia, Germania, in tutti i paesi latini dove c'è il genere maschile e femminile si coniuga "la ministra", "la giudice", "la presidente", ed è normale che sia così. Il lavoro fatto da GULiA è utile e importante e mi auguro che possa rilanciare nel dibattito pubblico un approfondimento": così la presidente della Camera Laura Boldrini, ha portato il suo saluto alla presentazione della guida "Donne, grammatica e media - Suggerimenti per l'uso dell'italiano" , scritta dalla docente di linguistica Cecilia Robustelli e curata da Maria Teresa Manuelli che, nella sala Aldo Moro, per iniziativa di GiULiA, la Rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome.

"Non accettare di declinare al femminile - ha continuato Laura Boldrini - significa non accettare un dato di fatto: che i tempi cambiano, che certe posizioni possono essere per uomini e per donne. Non si va a togliere nulla al genere maschile, si fa arricchimento culturale e si rende giustizia alle persone che quel ruolo rivestono" «L'uso sessista della lingua - per l'economista Fiorella Kostoris - è un problema culturale. Per secoli le cariche sono state ricoperte da uomini, e ora che diventano appannaggio delle donne, ancora si definiscono al maschile. E questo diventa un caso di discriminazione".
"Gli stereotipi non sono solo questione di grammatica ma di contenuti", afferma Cecilia Robustelli, docente di linguistica italiana e autrice della Guida sul linguaggio realizzata da GiULiA. "Il linguaggio ha una funzione politica. Un linguaggio che non mette in evidenza la donna, non la fa vedere, è un linguaggio che la nasconde".

"È una guida pensata soprattutto per giornaliste e giornalisti", dice la presidente di GiULiA, Alessandra Mancuso, "affinché l'informazione riconosca, rifletta e rispetti le differenze, a partire da un uso corretto del linguaggio. E dia così un contributo al cambiamento per fare dell'Italia un paese per donne e per uomini". "Donne Grammatica e Media", che contiene proposte operative, utili a far superare dubbi e perplessità circa l'adozione del genere femminile per i nomi professionali e istituzionali «alti», ha ricevuto il patrocinio dell'Inpgi, Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, della Fnsi e degli Ordini regionali dei Giornalisti del Lazio e della Lombardia.

Roma, 11 luglio 2014

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Renzi su Grillo: è stato rottamato dal Pd

Renzi su Grillo: è stato rottamato dal Pd | Politikè | Scoop.it
Il premier ironizza sul comico. E attacca anche Cgil e Berlusconi: sull'Italicum rispetti i patti
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Matteo Renzi contro tutti. Il premier risponde sui vari fronti, partendo da Berlusconi e l'elezione del presidente della Repubblica, per arrivare alla polemica con la Camusso, la minaccia di Salvini e la 'caduta' di Beppe Grillo. Il premier ironizza sulle pagine di Repubblica sul leader del Movimento 5 Stelle, il cui ruolo di antagonista di Renzi è stato preso dal leghista Salvini: «Grillo? E' stato rottamato dal Partito Democratico». Berlusconi e il Colle. Prima l'elezione del Capo dello Stato e poi le riforme, come dice Berlusconi? «Non esiste. L'Italicum è in aula a dicembre. Lui si è impegnato con noi a dire sì al pacchetto con la riforma costituzionale entro gennaio. Io resto a quel patto». Il premier non vuole sentire parlare di nomi per il successore di Napolitano, quando il presidente è ancora in sella: Amato? «I nomi si fanno per sostenerli o per bruciarli. È sempre la stessa storia dal 1955. La corsa è più complicata del palio di Siena. E i cavalli non sono nemmeno entrati nel canapo». Quindi il messaggio sul metodo: «È bene che il presidente della Repubblica si elegga con la maggioranza più ampia possibile. E dico 'possibile'».

Renzi su Grillo: è stato rottamato dal Pd. Renzi affronta anche la discussione interna al Pd, e annuncia che «quando poi ci sarà il premio alla lista, servirà una gestione diversa dei processi decisionali»: la discussione su «disciplina» e «libertà di coscienza» è la «nuova sfida». E «chi minaccia la scissione un giorno sì e un giorno pure, deve chiarirsi solo le idee». E pensare che «una parte di sinistra radicale ci sarà sempre. Ma quando si va a votare, proprio il popolo della sinistra» ci penserà «due volte a votare per la sinistra radicale rischiando di consegnare il paese a Matteo Salvini».

Camusso. Infine Renzi torna sulla polemica con il segretario Cgil, Susanna Camusso: «Ha la necessità di tenere alta la tensione e i toni in vista dello sciopero generale». Quindi aggiunge che «se il sindacato ha voglia di cambiare e dare una mano, ci siamo. Ma se pensano di bloccarci, si sbagliano di grosso. Il tema vero oggi è creare lavoro, non farci i convegni». Questo significa essere «una sinistra moderna».

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Un fondo per la tutela del patrimonio culturale

Un fondo per la tutela del patrimonio culturale | Politikè | Scoop.it
Leggi il commento di Andrea Carandini sulla notizia annunciata dal Ministro Franceschini - See more at: http://www.fondoambiente.it/Dal-Presidente/Index.aspx?q=un-fondo-per-la-tutela-del-patrimonio-culturale#sthash.0s0OylU8.dpuf
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Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha annunciato che il Governo istituirà un fondo per la tutela del patrimonio culturale. “Un'ottima notizia purché si investa soprattutto nella manutenzione preventiva”: leggi il commento del Presidente del FAI.

 

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Il FAI commenta molto favorevolmente la notizia, annunciata dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, dell'istituzione da parte del Governo di un fondo, per il 2016-2020, di 100 milioni di euro l'anno destinato alla tutela del patrimonio culturale.

“E' un'ottima notizia.” – dichiara il Presidente del FAI Andrea Carandini – E' importante, tuttavia, che la somma venga soprattutto investita nella manutenzione preventiva, in sé poco costosa, e non solo in restauri, costosissimi, conseguenti ai danni avvenuti. Il Paese ha bisogno di conservazione ordinaria il più possibile programmata, rovesciando la logica che l'alta burocrazia ha fatto fino ad oggi prevalere, compreso - ahimè - lo stravolto progetto Pompei. Questo provvedimento, sommandosi all'Art Bonus e ad altri segnali che vengono dal MiBACT, fa sperare in una possibile graduale rinascita per il patrimonio culturale italiano.
Profondo allarme desta, invece, il provvedimento contenuto nella stessa Legge di Stabilità, volto a ridurre drasticamente, con tassazione esorbitante, mirata e quasi punitiva, la disponibilità economica delle fondazioni bancarie, che nell'ultimo decennio sono divenute il polmone che consente al terzo settore di svolgere al meglio il ruolo sussidiario orizzontale che l'articolo 118 della Costituzione assegna alle libere associazioni della società civile. Se questa norma passasse metterebbe in grave difficoltà l'attività di enti che lavorano per la pubblica utilità a fianco dello Stato, come il FAI”.

- See more at: http://www.fondoambiente.it/Dal-Presidente/Index.aspx?q=un-fondo-per-la-tutela-del-patrimonio-culturale#sthash.0s0OylU8.dpuf
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Croce Rossa: i volti dell'alluvione in Liguria

Croce Rossa: i volti dell'alluvione in Liguria | Politikè | Scoop.it
Viaggio nelle terre colpite dal maltempo

di Laura Bastianetto

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In Liguria è tornata la pioggia. Da stasera scatterà la massima allerta. Anche se ormai fa paura anche solo qualche goccia. Perché il ricordo delle strade che parevano fiumi e quel colore marrone del fango che sembra tutt’ora incollato all’asfalto restituiscono ogni giorno quelle immagini di terrore vissute non più di un mese fa. Succede a Fabbriche, Voltri, dove sta operando ancora l’esercito per ripulire il Cerusa che, uscendo dagli argini, ha travolto ogni cosa provocando anche il crollo parziale di una casa. “Adesso ogni volta che piove io ho il terrore”, racconta una ragazza del posto. In quella zona la Croce Rossa è intervenuta con un’ambulanza 4x4 e ha impiegato i suoi volontari SMTS, Soccorsi con Mezzi e Tecniche Speciali, che sono riusciti  a raggiungere le zone più impervie, restituendo anche un censimento casa per casa che mancava. Ci verrebbe da chiamarli angeli del fango, anche se in realtà quest’espressione è stata coniata solo per alcuni. Tutti gli altri sono ‘semplicemente’ volontari che però vengono formati e si adoperano 365 giorni l’anno per il bene di tutta la collettività, anche e soprattutto lontano dai riflettori. Come i ragazzi del Comitato locale di Croce Rossa di Cogoleto, che sono stati presenti e attivi nelle tre alluvioni sparse sul territorio genovese. Anna, 26 anni, è il commissario più giovane in Italia. Da 6 anni nella Croce Rossa, ha guidato in quei giorni un gruppo di quasi 40 persone, tutti giovanissimi e impegnati con turni massacranti. Il loro lavoro è stato prezioso per la popolazione con cui tutto l’anno condividono progetti e iniziative, ma anche per quelli incontrati negli altri luoghi d’intervento che hanno mostrato grandi atti di generosità e ricompensa. “Il bello dell’emergenza-spiega Anna- è che si vive a stretto contatto 24 h su 24. Circostanza che unisce profondamente. A Genova e a Cogorno le persone colpite dall’alluvione ci hanno portato da mangiare. È stato un modo per ringraziarci. Abbiamo vissuto momenti molto concitati e drammatici. Adesso però siamo ancora più uniti e abbiamo ricevuto il ringraziamento di moltissime persone. Alcune, vedendo quello che facciamo,  hanno deciso anche di diventare volontari”.  Qualche richiesta per cominciare un percorso con la Croce Rossa è arrivata anche ai Comitati di Campomorone e di Sant’Olcese. Yuri, Massimo, Gloria (la Presidente più giovane d’Italia) e tanti altri sono i volti belli di quell’alluvione che ha fatto franare la montagna, sbriciolandola fin dentro le case costruite lì sulla collina. Uomini e donne che, anche in queste ore, stanno continuando a portare assistenza e ad evacuare abitazioni ormai troppo fragili. Lo fanno indossando i loro stivaloni, ormai quasi una seconda pelle sui loro piedi e sulle loro gambe. Raccontano di una popolazione fiera e dignitosa che non avrebbe voluto lasciare la propria casa anche dopo l’insistenza dei vigili del fuoco. Persone anziane che vivono da sempre in quelle case sulla collina. E persone più giovani, come la coppia incontrata, che si è già rimboccata le maniche per cercare di salvare il più possibile.
Nella Vallescrivia i colori tipicamente autunnali sono coperti, anche lì, dal marrone del fango. La furia dell’alluvione ha portato via un pezzo della strada provinciale. Sul letto del fiume si vede una macchina trascinata per km e accartocciata in mezzo al greto. A Montoggio, un fiume di fango ha travolto ogni cosa, devastando negozi e abitazioni. Ma anche lì la fierezza e l’orgoglio vogliono  avere la meglio. Alessio del Comitato locale di Ronco Scrivia, racconta di proprietari di case che, all’indomani del nubifragio, alla vista della loro abitazione semidistrutta, hanno detto “pensavo peggio”. O Danilo, responsabile della Cri di Montoggio, che ha raccontato della festa dell’Urepiggiu. Che tradotto vuol dire “la ripresa, la rinascita” di un paese già disposto a mettere da parte la paura e la devastazione per dare priorità e forza alla ricostruzione. “Per la festa sono state preparate delle magliette e 4mila vasetti con la terra dell’alluvione”, perché qui non si butta niente e la memoria aiuta ad andare avanti. Lo spirito giusto che accompagna anche i volontari e gli operatori di Chiavari, che dopo quei giorni furiosi non si sono mai fermati e sono lì anche di domenica mattina a fare formazione ai futuri volontari. Nel giro con Maurizio del Comitato di Chiavari vediamo la piazza a Lavagna che ha accolto una mensa, rimasta operativa fino all’ultimo giorno. Davanti alle serrande chiuse dei negozi ci sono ancora dei sacchetti di sabbia. È già finito invece il detersivo messo a disposizione dalla Cri per la popolazione.
Risollevarsi non è facile. Genova e la sua provincia hanno ancora molto da fare per uscire dall’emergenza, ma sapere che esistono questi piccoli e grandi ‘eroi’, fa sentire più al sicuro. 

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Per il Quirinale spunta il nome del giuglianese Raffaele Cantone | Campania 24 News | Cronaca | Eventi

Per il Quirinale spunta il nome del giuglianese Raffaele Cantone | Campania 24 News | Cronaca | Eventi | Politikè | Scoop.it
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di Giuliana Tambaro

Il presidente dell’Anticorruzione, secondo quanto riportato dall’Espresso, potrebbe essere il sostituto di Giorgio Napolitano. Il nome di Cantone non rientra nei “toto-nomi”, ma è quello su cui tutti vorrebbero puntare. La sua figura, la sua schiettezza, il suo pragmatismo sono apprezzati da tutti i partiti; ed oggi, più che mai, l’Italia ha bisogno di un PdR che riceva un consenso ampio.

La notizia si è diffusa a Giugliano in Campania, dove Raffaele è l’orgoglio di un popolo. Nei bar della città a Nord di Napoli, l’aperitivo tra amici è stato monopolizzato dall’indiscrezione “Cantone al Quirinale”. Il presidente dell’Anticorruzione, oggi si sentirà fischiare le orecchie, lui che è impegnatissimo sull’inaugurazione dell’Expo “senza altre storie di corruzione”.

- See more at: http://www.campania24news.it/2014/11/28/per-il-quirinale-spunta-il-nome-del-giuglianese-raffaele-cantone-19516/#sthash.zafWI2I4.dpufSi lavora per il dopo Napolitano. Chi sarà il nuovo Presidente della Repubblica? Secondo indiscrezioni, raccolte da Campania24news, pare che si vorrebbe puntare su di una donna, ma stamane dalle pagine dell’Espresso spunta il nome del magistrato giuglianese Raffaele Cantone. - See more at: http://www.campania24news.it/2014/11/28/per-il-quirinale-spunta-il-nome-del-giuglianese-raffaele-cantone-19516/#sthash.zafWI2I4.dpuf
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E dopo Napolitano? | Avanti!

E dopo Napolitano? | Avanti! | Politikè | Scoop.it
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Dopo le indiscrezioni di circa tre settimane fa, tornano in auge le possibili dimissioni a inizio 2015 del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato sta affrontando una fase turbolenta della politica italiana alla luce delle riforme del lavoro, di quella istituzionale e dell’astensionismo alle elezioni regionali. A 89 anni la fatica inizia a farsi sentire.

La rielezione al Colle, prima volta nella storia della nostra Repubblica, di Giorgio Napolitano nell’aprile 2013 può terminare nelle prime settimane del nuovo anno. Un’altra “prima volta”, nonostante altre illustri dimissioni anticipate come quelle di Segni e Leone. Le prerogative di Napolitano restano intatte per ‘vegliare’ sulla politica italiana fino a quando le forze glielo consentiranno. Il Presidente del Consiglio Renzi ha ricordato a Napolitano quanto può essere rischioso lasciare la più alta carica dello Stato prima dell’attuazione delle riforme. In particolare Renzi punta all’approvazione dell’Italicum, la nuova legge elettorale maggioritaria. Ed è proprio lo spettro di elezioni anticipate che si aggira tra i corridoi del Quirinale.

La defezione dei 30 deputati PD che non hanno votato il Jobs Act e il crollo di Forza Italia sono elementi di destabilizzazione, e Napolitano lo sa bene. La maggioranza di governo può rompersi da un momento all’altro. Il Presidente della Repubblica allora non può fare altro che valutare l’effettiva tenuta della XVII legislatura. Al Colle, nella giornata di mercoledì, c’era oltre a Renzi il ministro Boschi. I due hanno chiesto a Napolitano di restare al Quirinale almeno fino a metà febbraio, quando il testo dell’Italicum sarà approvato da Camera e Senato. Re Giorgio, da fonti interne, continua a dire no.

Quali sono le ipotetiche candidature se Napolitano si dimettesse? I nomi che circolano sono quasi tutti di esponenti del PD: Anna Finocchiaro, Romano Prodi, Graziano Delrio, Walter Veltroni, Dario Franceschini, Roberta Pinotti. Altre personalità della politica sono già state prese in esame come Giuliano Amato, Mario Draghi, Pietro Grasso, Pierluigi Castagnetti, Gianni Letta. La candidatura più affascinante e super-parte rimane quella di Emma Bonino. Il toto Quirinale però dovrà attendere le decisioni di Napolitano, stanco di sedare da solo la litigiosità dei partiti. Il Capo dello Stato aveva chiesto sicurezza, celerità e collaborazione nell’affrontare l’approvazione di una nuova legge elettorale e della riforma del Senato. A oggi non pervenute.

Manuele Franzoso

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NUOVO STADIO A BAGNOLI E CONTRATTO TRIENNALE PER IL SAN PAOLO - La proposta nel Consiglio Comunale di Napoli

NUOVO STADIO A BAGNOLI E CONTRATTO TRIENNALE PER IL SAN PAOLO - La proposta nel Consiglio Comunale di Napoli | Politikè | Scoop.it
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A Bagnoli la città della Musica, della Cultura e dello Sport per risolvere sia la questione stadio e sia quella della mancanza di strutture per fare concerti: è quanto ha affermato nel corso del Consiglio Comunale il consigliere Carmine Attanasio che ha preannunciato di stare lavorando ad una proposta che scongiurerebbe l’avverarsi di speculazioni nell’area dismessa di Coroglio attraverso l’utilizzazione delle cubature esistenti nel parco ,  in “cubature per lo sviluppo dell’area Metropolitana di Napoli”, riducendo “la memoria di quello che fu” attraverso il mantenimento del solo altoforno e delle ciminiera grande. La proposta della città della Musica a Bagnoli oggi compie vent’anni, ha detto Attanasio, considerato che il primo a parlarne fu il sottoscritto nel lontano 1994, qualche anno dopo fui l’estensore ed il primo firmatario di un emendamento che fissava la grandezza del parco in 120 ettari. Contrariamente alla maggioranza dei consiglieri dell’epoca ho sempre rimarcato il fatto che il Parco, per essere realizzato, aveva bisogno di un grande attrattore al suo interno e devo dire che il tempo è galantuomo e mi sta dando ragione. Ora, considerato “lo strappo urbanistico” determinato dal decreto “Salva Italia” e che realizzare un parco di 120 ettari è ormai solo utopia, occorre avere le idee chiare e, pragmaticamente, bisogna proporre qualcosa che possa funzionare, attrarre investimenti privati e produrre decine di migliaia di posti di lavoro diretti e indotti. Gli estremismi e l’arroccamento sulle proprie posizioni potrebbero determinare solo la continuazione del “nulla” che fin’ora ha avvolto il destino di quell’area. Ritengo che all’interno dell’area destinata a parco si possa realizzare il nuovo stadio della città di Napoli, a forma di tartaruga con le quattro zampe e la testa che sarebbero strutture polifunzionali per la musica, il teatro, la produzione televisiva e per gli sport cosiddetti minori: basket, pallavolo, nuoto, pallanuoto etc. Senza dimenticare i musei della musica, del teatro e dello sport. Strutture di contorno allo stadio dalla capienza di circa diecimila spettatori. L’ipotesi progettuale prevede che il tutto rappresenti un grande attrattore intrecciato in un area verde con migliaia di nuovi alberi che ospiti anche un parco a tema per il divertimento e il trattenimento. I collegamenti nell’area di Coroglio dovrebbero essere assicurati solo dal trasporto pubblico, niente nuove strade e parcheggi, hacontinuato Attanasio, ma solo interscambio su ferro con l’area di piazzale Tecchio che dispone già di vasti spazi per la sosta a raso che potrebbero essere ampliati utilizzando il sottosuolo, pensando inoltre anche alle “vie del mare” alle quali già stiamo lavorando. Gli unici parcheggi consentiti sarebbero solo a servizio degli alberghi che potrebbero sorgere nell’area ancora occupata dalla Cementir, questo per garantire l'integrità ambientale dell'area. La città della Vela e quella del Tennis completerebbero poi, con città della Scienza, il poker di attrattori diversificando l’offerta d’intrattenimento nell’area. L’amministrazione dovrebbe poi stipulare un contratto almeno triennale con il Calcio Napoli e ragionare poi sul successivo abbattimento dello stadio San Paolo per realizzare al suo posto un altro grande polmone di verde nel quartiere di Fuorigrotta che andrebbe a compensare gli ettari di parco sottratti al parco di Coroglio e ridarebbe tranquillità ad una zona che da sempre si ribella rispetto a quanto avviene ogni volta che c’è una partita. Il consigliere Attanasio infine si è rivolto al sindaco Luigi de Magistris rappresentando la potenzialità di quello che può derivare dalla realizzazione di un simile progetto, considerato che avere una squadra ai vertici del calcio europeo, così come è successo con la gestione di Aurelio de Laurentiis, significa anche pubblicità per Napoli e potrebbe determinare l’arrivo di continui flussi turistici attratti anche dai tanti eventi sportivi, musicali e culturali che si potrebbero organizzare per tutto l’arco dell’anno.

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Qualità della vita, Benevento 84esima è sempre la migliore in Campania. Ottimo spirito imprenditoriale

Qualità della vita, Benevento 84esima è sempre la migliore in Campania. Ottimo spirito imprenditoriale | Politikè | Scoop.it
Politikè's insight:

Perde tre posizioni rispetto all'ultima indagine, ma Benevento, si fa per dire, si conferma la città più vivibile della Campania. In termini assoluti, infatti, l'84esimo posto non appare come un traguardo lusinghiero.
Inoltre, il capoluogo sannita è, insieme a Caserta (che perde, però, una sola posizione), l'unico con saldo negativo: Avellino, infatti, guadagna sette posti; Napoli, ottiene la migliore performance, scalando la classifica di ben 14 postazioni. Stabile, invece, Salerno al 93°.
La città più vivibile del Paese nel 2014 è Ravenna, seguita da Trento e da Modena. Il quotidiano economico stila il suo report in base a sei ordini di categorie: servizi, ambiente e salute; affari e lavoro;  popolazione; ordine pubblico; tenore di vita; tempo libero.
La 25esima edizione del rapporto pubblicato dal Sole 24 Ore consegna ancora una volta la fotografia di un'Italia a due velocità, con un Nord sempre più avanzato ed un Mezzogiorno che occupa le posizioni più basse della classifica.
Non manca però qualche nota piacevole per il capoluogo sannita che ottiene un rispettabilissimo 7° posto nella classifica dello spirito d’iniziativa a livello nazionale. La stima è il numero di imprese registrare per 100 abitanti al settembre 2014. Al 32° posto viene Salerno, al 54° Avellino, al 64° Caserta e all’89° Napoli.
Non va bene, invece, nella città delle streghe, l'export: 92° posto. La provincia campana con più propensione ad esportare i suoi prodotti è Avellino che si piazza al 66° posto a livello nazionale (quota delle esportazioni in % sul Pil – 2013), seguita da Salerno (71°), Napoli (73°), Caserta (75°).
Gli irpini si aggiudicano la medaglia d'oro regionale anche per il tasso di occupazione: 73° posto. All’85° posto Salerno, al 96° e 97° Caserta e Benevento, al 106° Napoli.
Ok per Benevento anche il dato sull'imprenditoria giovanile (18-29 anni per mille giovani, anno 2013), al 28° posto. Salerno è al 27°; Caserta 37°; Avellino, al 51° posto; Napoli è all’88°.

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nino d’angelo: destra e sinistra ce l’hanno messo in c..o. l’unica corsa possibile non è più a campà

nino d’angelo: destra e sinistra ce l’hanno messo in c..o. l’unica corsa possibile non è più a campà | Politikè | Scoop.it

NINO D’ANGELO FOR PRESIDENT – ‘’L’ITALIA HA FALLITO, OGGI L’UNICA CORSA POSSIBILE NON È PIÙ A CAMPÀ, MA A MURÌ” – ‘’SALVINI? UNA BARZELLETTA’’ – ‘’QUANDO MILES DAVIS COMPRÒ TUTTI I MIEI DISCHI’’

Politikè's insight:
‘’Mi presentavano come uno scippatore ma degli insulti sui giornali me ne fregavo: “Vengo dal nulla, a mio padre chiedevo: perché dobbiamo mangiare la pasta riscaldata del giorno prima? - Maradona? Avrà le sue contraddizioni. Ma è uno che non dimentica i poveri perché sa che da soli non potranno farlo mai. A chi importa un cazzo dei poveri?’’...

Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati: “Li vendevo alla Stazione di Napoli, ma i soldi finivano molto prima che nella canzone di Battisti. Mi sono sempre sbattuto, fin da ragazzino. Un tempo si era più scugnizzi e sudarsi la giornata non era un problema”.

 

Oggi, dice Nino D’Angelo: “I diritti sono carta straccia, è diventato complicato anche lavorare e ogni cosa sembra faticosa. La sente la parola fatica? Il suono reca in sé un affanno, una disperazione. L’Italia ha fallito, se l’è mangiata la politica. Credevamo di stare bene, ma ci siamo distratti e la tavola è stata svuotata. Destra, sinistra e centro ce l’hanno messo in culo e oggi l’unica corsa possibile non è più a campà, ma a murì”.

 

  A 57 anni, con la sincerità brutale di chi ha visto il mondo e attraversato decine di esistenze, il cantante di San Pietro a Patierno non ha più desideri per sé: “Io sono un miracolato. Ho guadagnato abbastanza per non volere altro e continuo a trascorrere buona parte dell’anno a Casoria. A cercare storie. Ad ascoltarle da chi è nei guai e non ha niente. Le storie dei ricchi non dicono nulla, mi danno noia e mi fanno addormentare. Non mi trasmettono la vita, ma la morte”.

 

  Prima di vincere il David di Donatello, fare il tutto esaurito al Madison Square Garden e ottenere la patente culturale dai tanti Goffredo Fofi seguiti all’originale, Nino era solo una gialla collina di capelli stampata su dischi venduti e apprezzati soprattutto in periferia: “Napoli è una città molto classista e la sua parte ricca mi disprezzava. I figli di Posillipo e del Vomero, all’epoca, nascondevano le cassette sotto il sedile della macchina perché si vergognavano di me e non volevano farsi scoprire dai genitori”.

 

  Ho avuto successo con caschetto biondo, pop corn e patatine e quest’etichetta mi rimarrà addosso per sempre. È vero. È accaduto. Ma se vogliamo parlare seriamente di quel tempo, bisogna dire anche che qualche canzone interessante, nel mucchio, c’era.

 

Non glielo riconoscevano?

Non gliene fregava un cazzo a nessuno. Quel caschetto biondo di capelli, simbolo della Napoli che non contava, non era simpatico a tutti. Mi presentavano come nu guaglione derelitto di Scampia, uno scippatore, un mezzo delinquente. Ma cumm’è ‘stu fatto? Io nu ladro? Ma chi a ditto?

 

 Nella sua prima canzone, ‘A Storia mì’, lei descriveva la triste parabola di uno scippatore. “No, nun me chiammat ancor delinquent/ stu nomm, dic sul 'nfamità/ sentit, sentit primm tutt 'a storia mì/ e dopp me putit giudicà..."

 

   Ma nun aggio mai fatto nu scippo e non sono mai stato in galera. Raccontavo una vicenda comune e venivo trattato come un mascalzone. Mi faceva impazzire. Quanto mi sono incazzato su ‘sta cosa.

 

   Accadeva anche al grande Mario Merola. L’identificazione tra i suoi personaggi e l’uomo per alcuni era totale.

Ma io non volevo essere un semplice gregario. L’erede o peggio l’imitatore di Mario Merola o di Pino Mauro. La canzone napoletana di allora parlava di malavita e di pistole. Anticipava Gomorra di quarant’anni. Rispettavo l’immenso Merola come artista, ma sognavo di primeggiare in un mio genere. Così immaginai una canzone che potesse parlare ai giovani della mia città. Una melodia positiva che trattasse d’amore.

 

   Fofi gliel’aveva riconosciuto fin dal 1993. “D’Angelo ha avuto il merito di spostare la canzone napoletana dalle atmosfere malavitose alle storie d’amore”.


Ma non venivo dai quartieri alti e nei teatri classici per anni, prima di partecipare a Tano da morire di Roberta Torre, non ho potuto metter piede.

 

   Le negavano gli spazi per esprimersi?

Suonavo in posti che erano dei veri e propri cessi. Certe città mi erano precluse. A Bari, recentemente, mi è capitato di dirlo anche al pubblico pagante: “Ci ho messo trent’anni ad arrivare in Puglia, per suonare all’Olympia di Parigi e tornare in Italia ho impiegato solo trenta ore”. A Nino D’Angelo, al massimo, concedevano l’Arcobaleno di Secondigliano.

 

  La critica la spellava, ma non le mancava l’approvazione popolare.

Ho incominciato a interessarmi alla critica quando ho immaginato un salto di qualità. Da ragazzo, degli insulti sui giornali me ne fregavo. Gli articoli che mi riguardavano neanche li leggevo.

 

Nun aggio mai pensato che volevo diventare chissà chi. Vengo dal nulla, sono figlio di un’ignoranza, di una storia che non sarebbe neanche dovuta iniziare. Di un luogo in cui non puoi essere e devi soprattutto pensare a sopravvivere. A mio padre lo domandavo sempre.

 

  Cosa gli domandava?

“Perché siamo nati poveri, papà?”. “Perché dobbiamo mangiare la pasta riscaldata del giorno prima?” Sembrava colla quella pasta. Pareva Vinavìl.

 

   E lui cosa rispondeva?

Che sono forti, i poveri. E che mangiarla era meglio che digiunare. Me l’ha sempre buttata in faccia la povertà, mio padre. Mi portava davanti a una bella bicicletta e mi diceva: “La vedi, Nino? Ecco, questa io non te la potrò mai comprare”. Faceva il calzolaio, papà. Lo scarparo. Nel mio quartiere si costruivano le calzature per i militari. Quando l’industria bellica crollò fu costretto a emigrare a Lecco e andò a fare il muratore.

 

   Soffriste la partenza?

Lui soffrì molto. Si sentiva umiliato, declassato, disgregato come in quella vecchia canzone di Rino Gaetano. Al ritorno mi portò una fisarmonica e mi commossi nel profondo. Ma il vero regalo, il dono, era averlo tra noi. Vederlo trasire nuovamente int’ a casa. Con mia madre e i miei cinque fratelli affrontavamo un sacco di problemi economici, ma eravamo uniti. Allegri. Quando sei figlio è assai importante quello che succede ‘n copp a te.

 

  Sono un ragazzo degli anni 50, di un’età in cui la famiglia somigliava a un monumento. Ci siamo scordati come eravamo, di quanto poco ci bastasse per essere felici, della sorpresa quotidiana che ci portava a essere curiosi: “Che adda succede stammatina?”. Avevamo il divieto di lamentarci per le cose che ci mancavano. Non esisteva proprio, ma che stiamo pazziando? Poi le dico un’altra cosa.

 

   Dica, D’Angelo.

Eravamo curiosi. Ai nostri eredi abbiamo rubato anche quella dote. Non hanno più voglia di mistero, di scoperta. È ’na cosa troppo grande il desiderio. Non esser più capaci di desiderare niente è ’na tragedia. Non vorrei ripetermi, ma ai miei tempi annoiarsi era impensabile.

 

   Ancora la povertà.

Ancora la bellezza della povertà, una grande ricchezza. Mi ricordo la prima volta che vidi New York dal finestrino di una macchina. Ero atterrato da poco e scorgevo i grattacieli in lontananza. Mi venne da piangere.

 

   Perché?

Pensavo ai miei parenti che una cosa così straordinaria non l’avrebbero vista mai. Conobbi il successo. Chiudevo gli occhi e mi chiedevo se era ‘o vero. Al ritorno, con la borsa piena di dollari, rientrai in casa e la gettai in mezzo alla stanza. “Ora putimmo magnà” dissi.

 

Avevo smesso per sempre di indossare le magliette di terza mano dei cugini, di essere l’ultimo tra gli ultimi. Ero diventato normale, potevo comprare una casa, aiutare i miei genitori. Mi ero liberato dalla disperazione. All’inizio volevo solo cantare e al successo non pensavo. Claudio Villa, un gigante, aveva letto la seconda parte del libro in anticipo: “Statti accuorto, il giorno che dovessero scoprirti sarà un guaio”.

 

   Poi il successo arrivò. Divenne proverbiale: “Napule tre cose tene ‘e bello: Maradona, Nino D’Angelo e ‘e sfugliatelle”.

Pensavo sarebbe finita presto. Nella mia testa doveva durare poco, mai avrei pensato di essere qui a quarant’anni dall’esordio con i teatri gremiti. Nella tournée che sto affrontando “Concerto anni 80.. e non solo” incontro migliaia di persone. Generazioni diverse. C’è un filo teso tra chi mi seguiva agli inizi e chi ha imparato a conoscermi dopo lo sdoganamento degli anni 90.

 

   Lei litigava con Emanuele Filiberto, ma piaceva anche a Miles Davis.

 

Con il principe eravamo a Sanremo. Portò in gara una canzone che era una vera e propria chiavica. Lo dissi pubblicamente e lui un po’ si risentì. Di Miles Davis seppi per caso. Era atterrato a Palermo e ascoltando un mio brano nel taxi che lo portava in albergo, chiese al guidatore di accompagnarlo a comprare tutti i miei dischi. Alla Vucciria, tra i banchi all’aperto, acquistò alcune cassette di contrabbando.

 

   Era di contrabbando anche il suo talento? L’ha salvata?

Non sapevo neanche che cazzo fosse ’sto talento. Vivevo alla giornata. Volavo sui miei vent’anni, esattamente come in altri palcoscenici accadeva a Maradona. Lei citava Diego. Ecco, Diego, come il calcio, mi è sempre piaciuto. Lei sa che sono nato lo stesso giorno di Michel Platini, il 21 giugno?

 

   È noto. Tifoso del Napoli che alla sua squadra dedicava cori anche nella finzione cinematografica.

 papa francesco maradona

Me li ricordo ancora. (Qui D’Angelo prende tempo e poi intona una antica canzone da ragazzo della curvaB) “Napoli/Napoli/Napoli/ la mia Napoli/Napoli /Napoli/ ‘a bandiera tutta azzurra ca rassumiglia ‘o cielo/ e o’ mare ‘ e sta città/ rint’all’uocchi e sti guaglioni ca se scordano ‘e problemi e si mettono a cantà”.

 

   Sempre a Maradona torniamo. Diego negli anni 80 fece dimenticare ai napoletani un mare di problemi.

Avrà le sue contraddizioni, Diego. Ma è un amico e una persona vera. Parla ai poveri e li illumina perché ai poveri, pur essendo diventato miliardario, appartiene. Non se li dimentica. Li difende perché da soli non potranno farlo mai. A chi importa un cazzo dei poveri? Ha visto che aria tira?

 

   Che vento in particolare?

Se devo dirlo con un parolone mi pare che si respiri un certa xenofobia, ma sempre di razzismo, esclusione, caccia alle streghe o comm ‘u vuoi chiammà si tratta. È qualcosa di strano. L’altro giorno in televisione ne stavano parlando, ma poi non l’hanno spiegato cchiu che era esattamente ‘sto razzismo. Io però lo so. Razzismo è la traduzione moderna di guerra tra poveri. Adesso che in Italia si sente la paura, lo avvertiamo. Ma certe cose non si inventano, se le vedi significa che nelle persone quei sentimenti sono sempre esistiti.

 

   La guerra tra poveri diceva.

Sugli stranieri si sta armando una strumentalizzazione esagerata. Esagerata proprio. I politici soffiano sul fuoco e vanno a fare passerella nei posti giusti. Sanno che sono gli ultimi voti da raccattare prima che sia tutto finito. E che tutto stia per tramontare, mi sembra evidente. La politica ha la coscienza malata e la gente se ne è accorta. È incazzata. Non sta bene con se stessa, la politica, ma le persone devono capire che i costi degli immigrati non li paga la collettività. Gli immigrati si ripagano da soli.

 marine le pen matteo salvini

 

   Ne è sicuro? Salvini non è d’accordo.

Sicurissimo. Vederli come nemici solo quando ci fa comodo è di una disonestà bestiale. Salvini che si preoccupa del bene dell’Italia è una barzelletta. Questa Lega che va cercando voti dappertutto e con la demagogia sale nelle percentuali, non è la stessa Lega che per vent’anni ha condotto un’ignobile campagna antimeridionalista? Lo stesso partito che oggi fa finta di niente e sbarca a Lampedusa. Ma scherziamo? Chiedessero prima scusa ai campani, ai siciliani e ai calabresi e facessero nu bello lavaggio morale pure loro, poi ne riparliamo.

 

   Perché dovrebbero fare un lavaggio morale?

Ma perché amico mio, la gente non è scemma. Hanno rubato anche loro, sono stati presi con le mani nel sacco e allora, adesso, che cazzo vogliono? Che vanno cercando? Non avessero parlà proprio. Non ce l’ho con la gente che vota Lega e non la schifo affatto, ma con chi dovrebbe avere senso di responsabilità e invece tutte le sere urla in televisione dando l’impressione di passare lì per caso.

 matteo salvini e marine le pen ballano in pista 7

 

   Non la immaginavamo così politico.

Non devo prendere voti, devo solo vendere dischi, a me che me ne frega? È che se vedo certe cose non riesco a stare zitto.

 

   Almeno in Matteo Renzi crede?

Non è che non creda in Renzi, io non credo più in nessuno. Nun saccio proprio chi mi rappresenta. Chi mi rappresenta a me?

 

   Non saprei.

Glielo dico io, nessuno mi rappresenta. È tutto sconquassato. Ma l’ha vista Genova? Hanno detto che il maltempo non si poteva prevedere. Cazzate.

 

   Cazzate?

In una città sana, i tombini non saltano e i torrenti non devastano le strade. E allora dico, cumm’ è succiessa ‘sta cosa? Succede soltanto se per un secolo hai condonato qualsiasi porcata e hai fatto costruire i casermoni dove era assolutamente sconsigliato per intascarti i soldi. Hanno fatto le case n’copp e spiagge e poi si presentano con gli occhi bassi ai funerali. Ipocriti.

 

   Duro.

Si doveva fare prima la base, poi il resto. Se non dai gli strumenti giusti, le persone non crescono mai. Cento pecore senza una guida sapiente saranno sempre cento pecore. E a loro, è ovvio, va bene così.

 

   A loro chi?

Ai politici e a quelli che grazie a loro, attaccati alle poltrone, tengono i fili della cultura in Italia. Che la gente rimanga ignorante, a questo gruppo di potere conviene. In periferia, loro la cultura non la vogliono. A Forcella e a Tor Bella Monaca, l’arte non deve arrivare. “Come si permette Nino D’Angelo di portare migliaia di persone a teatro in una zona così?”. Ecco perché mi hanno tolto la direzione del Trianon licenziandomi come a nu poveru dio ed ecco perché Forcella non ha più il suo spazio di crescita. Cinquemila abbonamenti avevano fatto, lasciamo perdere.

 

   Una soluzione non c’è?

 A casa nostra noi D’Angelo avevamo regole semplici. Regole non scritte di buona creanza e civile convivenza. Sapevi quale era il tuo posto a tavola senza dover ingaggiare una discussione ogni volta, ma dovevi comportarti bene.

Qui invece se rubi e vieni beccato, non pensi a come restituire il maltolto ma a come non finire in galera. Ti premiano se ti comporti male, le regole valgono meno di zero e per colpa conclamata non paga mai nessuno. È sbagliato. Se uno toppa, deve pagare. Se sbagli e non paghi, sbagliamo tutti quanti. Paghiamo tutti quanti.

 

   Chi paga più di tutti?

I guaglioni che oggi hanno vent’anni. ‘Sta generazione di ragazzi tutti disoccupati. Nessuno ha pensato a loro. Dove li mettiamo adesso? Lei lo sa?

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Casoria, convegno contro la violenza: ma le istituzioni locali restano indifferenti

Casoria, convegno contro la violenza: ma le istituzioni locali restano indifferenti | Politikè | Scoop.it
Politikè's insight:
critto da Stefano D'Angelo

Ieri la redazione di CasoriaDue vi ha raccontato l’iniziativa anti-violenza 'Semi di pace. Come rinascere dalla violenza' organizzata dai comitati Santa Pazienza di Arpino, Giotto e Capri. Grande la partecipazione generale a questo importante evento al quale era presente Antonella Leardi, la madre di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ucciso ingiustamente. Tuttavia, siamo costretti a registrare la mancata presenza in primis del sindaco Carfora che, nonostante gli fosse stata protocollata una nota di invito ufficiale, ha preferito non aderire alla manifestazione, ma anche dei membri della Giunta e della Maggioranza.

"L'indifferenza dell'Amministrazione a questo tipo di iniziativa è davvero preoccupante - ha dichiarato l'ex assessore Francesco Trojano presente al convegno -. Quest'atteggiamento è uno schiaffo alla legalità che fa male soprattutto alla città ed ai casoriani. E' inspiegabile l'assenza del Sindaco e della Giunta. Non è accettabile la sola presenza di due consiglieri dell'Opposizione. I cittadini che hanno compreso l'importanza di un evento tenutosi nella loro città non devono e non possono sentirsi rappresentati da queste persone".

- See more at: http://casoriadue.it/index.php?option=com_content&view=article&id=7462:casoria-convegno-contro-la-violenza-ma-le-istituzioni-locali-restano-indifferenti&catid=47:slide#sthash.dRWOS0T3.dpuf
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Padre Ludovico da Casoria, un Santo tra gli ultimi

Padre Ludovico da Casoria, un Santo tra gli ultimi | Politikè | Scoop.it
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Casoria, Comune in Provincia di Napoli (col quale è anche limitrofo), è diventato tristemente noto a livello nazionale per diversi scandali riportati dai Tg, Striscia la Notizia e Le Iene. E pensare che questa città negli anni ’70 veniva definita la Sesto San Giovanni del Sud, per la presenza di molte industrie che davano lavoro anche ai settentrionali. Qui è sorto anche il primo Centro commerciale della Campania, chiuso dal 2010 dopo vari passaggi. Il tessuto sociale è disgregato, ormai privo di tradizioni e costumi. Mancano luoghi di aggregazione e socializzazione. La stessa festa del Santo patrono, San Mauro, si è ridotta a una semplice messa celebrativa priva di festeggiamenti com’era un tempo. Unico motivo di vanto è l’essersi veduta riconosciuta la santificazione di due personaggi legati al territorio: Suor Giulia Salzano e Padre Arcangelo Palmentieri. Quest’ultimo beatificato domenica scorsa. In attesa di una terza santa, Suor Adelaide Brando, beatificata nel 2003.

di Luca Scialo'

 

 

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M5S si sfarina, di Salvini si fida il 33%: buona notte popolo

M5S si sfarina, di Salvini si fida il 33%: buona notte popolo | Politikè | Scoop.it
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ROMA - M5S, la grande creatura politica di Beppe Grillo, si sfarina. Non altrimenti può essere definito il fenomeno: perdere compattezza, volume, spessore. Si sfarina M5S. Forse perché al suo vertice c’è gente del calibro culturale di Carlo Sibilia, autore tra l’altro di una proposta di legge pro matrimoni gay che va oltre, molto oltre…consente di “sposarsi in più persone…anche tra specie diverse purché consenzienti”? L’ottimo Sibilia, oggi uno dei cinque del neonato Direttorio M5S, è uno dei tanti, anzi uno dei “mejo” dei milioni che in vita loro hanno letto, male e a fatica, solo i libri di scuola e che dalla loro incultura si riscattano facendo dell’ignoranza motivo di identità e orgoglio: le scie chimiche in cielo “documentate”, lo sbarco sulla Lina “inventato”, il “terrorista: un pazzo o uno che ha ritrovato la ragione?”.

No, M5S non si sfarina perché i suoi non pochi Carlo Sibilia litigano quotidianamente con la ragion minima. Se il criterio della preparazione culturale almeno media fosse applicato come setaccio e screening al ceto politico e anche alla cosiddetta società civile allora non resterebbe che una molto ristretta e per nulla democratica aristocrazia. Aristocrazia, il governo dei migliori, quelli veramente migliori. Ma contro e fuori dal popolo non può essere. Quindi nella vita pubblica italiana c’è posto per i Sibilia come per gli Alfano o i Brunetta o i Borghezio o i…Salvini! Se Matteo Salvini, quello della cantata in birreria “senti la puzza, scappano i cani, arrivano i napoletani…”, se Matteo Salvini, quello del “In Corea del Nord le ragazze la sera passeggiano sicure, non ci sono immigrati”, ha grande e crescente spazio, spazio c’è anche per i Sibilia e gli Alessandro Di Battista, altro del Direttorio M5S. Di Battista, quello del “ti mandano qualche ragazza consenziente, ti nascondono cocaina nella giacca…”. E c’è spazio per Roberto Fico, quello del “Grillo patrimonio dell’umanità come le Dolomiti e la Costiera amalfitana”. E per Carla Ruocco: “Borse calano e spread cresce per colpa della legge elettorale…”.

Sì, c’è proprio spazio per tutti ed M5S non si sfarina perché ha dei parlamentari, portavoce, ceto dirigente culturalmente incompetente. M5S condivide questa condizione con l’intero sistema politico e gran parte del sistema sociale. E poi l’elettorato non ha mai davvero rimproverato e punito l’incompetenza. Tutt’altro, da un quarto di secolo e in maniera crescente ne fa una virtù, una neo virtù civile.

M5S non si sfarina perché non hanno letto e non leggono libri. Se li avessero però letti saprebbero, avrebbero saputo che movimenti sociali anche di massa basati sull’anti politica e l’anti Stato e anti Casta e sulla democrazia totalmente orizzontale e mai e poi mai delegata sempre nella storia si sfarinano. Per due ottimi motivi: non appena coagulano in azione politica concreta scoprono di contenere al loro interno diversi e contrastanti interessi, scoprono che non esiste in natura e storia la soluzione buona e giusta, esistono solo le soluzioni che di volta in volta il conflitto e la mediazione di interessi consentono a chi è capace di leggerli e appunto governarli. Secondo motivo: quando ristagnano a lungo senza coagulare tendono ineluttabilmente, quasi per reazione chimica, ad assumere connotati appunto reazionari.

M5S si sfarina per gli stessi drammatici motivi per cui oggi 2014 il 33 per cento degli italiani niente meno concede “fiducia” a Matteo Salvini e il 25 e passa per cento dei francesi è pronto a votare Marine Le Pen come presidente della Repubblica e un inglese su tre aspetta l’avvento di Farage a Downing Street. Eccoli i motivi: avversione istintiva alla democrazia parlamentare, fascinazione ipnotica per il leader autoritario dai modi spicci e sbrigativi, l’odio per il liberalismo, con tutte le sue fisme formaliste incomprensibili per i popoli, la pulsione ostile al libero mercato, alla mentalità capitalistica, alla finanza, l’avversione per i ludi cartacei, per l’arte moderna, per lo Stato di diritto, per le libertà individuali, per le pretese della cultura gay, per il disordine delle famiglie, per la mescolanza culturale, per le élite urbane, per l’America, per tutto ciò che è lib o lib-lib, liberale, libertario, liberista…

L’elenco dei drammatici motivi lo abbiamo tratto pari pari da un articolo di Pierluigi battista sul Corriere della Sera. Efficace, preciso. Ma incompleto. Manca il motivo dei motivi: l’Europa, la gente d’Europa, buona parte della gente d’Europa che scivola a destra, molto a destra. A destra, molto a destra della democrazia liberale che pure in Europa ha conosciuto il massimo splendore e da cui la gente europea ha tratto il massimo vantaggio in termini di libertà e qualità dell’esistenza. La competizione mondiale, quella che i Salvini, e Le Le Pen d’Europa chiamano con odio misto a terrore “il mondialismo” vorrebbe gli europei per così dire di nuovo in gara. Ma vasti strati della popolazione europea non vuole, non vuol tornare a gareggiare.

La gente, molta gente d’Europa, pur di continuare a “vincere facile” come è accaduto per decenni è disposta a molto, moltissimo. Sul mercato dei valori democrazia e libertà e Stato di diritto vengono venduti a bassissimo prezzo. Venduti, anzi svenduti: gran parte della gente europea è pronta a portarli all’ammasso, a rinunciarci con felicità in cambio della non competizione nelle tecnologie, produzioni, creazione di surplus economico. Battista sul Corriere li chiama “i fasciocomunisti tornati tra noi”. Tornati tra noi…dalla storia non sono mai andati via, hanno subito un paio di secoli di sconfitte, massimamente in Europa, ma i reazionari non sono mai andati via. Ora ingrossano le fila e ingrassano dei rancori e odi di massa. Perché interpretano e mobilitano l’Europa che vuole mantenere sul pianeta lo status di primazia senza accollarsi dio non voglia nuova fatica. E’ una grande pulsione, di massa e non dominabile.

Talmente grande  e forte è la corrente che spuntano dalla spuma anche i turaccioli alla Salvini. Talmente forte che la gente butta nei gorghi anche il prossimo suo. Gente che si sente affogare affoga anche il suo salvatore, figurasi l’estraneo. M5S si sfarina perché un po’ di questa roba la contiene esso stesso ma troppo poca. La grande reazionaria corrente europea ha bagnato Grillo ma lo sta bypassando: Salvini e Le Pen e Farage sono quel che tocca a quella che fu, è ancora, il luogo più civile del pianeta. Per scelta e voglia di popolo, buona notte popolo…

 

di Mino Fuccillo

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Perché è importante il summit sul clima

Perché è importante il summit sul clima | Politikè | Scoop.it
Si apre il summit sul clima a Lima

I delegati di 195 paesi di riuniscono a Lima, in Perù, per due settimane per preparare l’accordo sul clima che deve essere firmato a Parigi, nel 2015.

Politikè's insight:

A Lima, in Perù, cominciano due settimane di negoziati sul riscaldamento climatico a cui parteciperanno 195 paesi, con l’obiettivo di preparare un accordo globale sul clima che dovrà essere firmato a Parigi nel 2015. Ecco perché il summit è importante:

I delegati proveranno a trovare un accordo sui documenti che saranno alla base dei negoziati previsti per il 2015 a Parigi.Uno dei problemi da risolvere è determinare e pianificare il contributo di ogni singolo paese alla riduzione delle emissioni di gas serra. Alla fine del marzo 2015 ogni paese dovrà annunciare il suo piano per tagliare le emissioni.Si discuterà anche degli obiettivi a lungo termine e degli eventuali obblighi legali che ne deriverebbero. Il timore è che i paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati non trovino un accordo sugli obiettivi a lungo termine e che le trattative si blocchino.Il summit comincia sotto buoni auspici perché a novembre l’Europa, gli Stati Uniti e la Cina hanno dichiarato il loro impegno per ridurre le emissioni di gas serra.
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Esercizio abusivo della professione: Iacopino denuncia Barbara D'Urso

Esercizio abusivo della professione: Iacopino denuncia Barbara D'Urso | Politikè | Scoop.it
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, denuncia Barbara D’Urso per esercizio abusivo della professione. "E' una soubrette non una giornalista".
Politikè's insight:

Il presidente dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino ha inviato una denuncia nei confronti di Barbara D'Urso alle Procure di Milano e Roma, all'Agcom, al Garante per la protezione dei dati personali e al Comitato Media e minori per esercizio abusivo della professione.

In un post su Facebook dal titolo "Soubrette e informazione. La prima denuncia", Iacopino pubblica il documento dell'esposto da lui firmato nel quale sottolinea che "la signora D'Urso pur non essendo iscritta all'Albo dei giornalisti compie sistematicamente un'attività (l'intervista) individuata come specifica della professione giornalistica, senza esserne titolata e senza rispettare le regole".

Sotto accusa le interviste a "Domenica Live"
Il riferimento è alla trasmissione di Canale 5 "Domenica Live" nella quale vengono realizzate interviste "con modalità che non tengono conto di esigenze quali la difesa della privacy e/o il coinvolgimento dei minori".

Iacopino aveva anticipato l'iniziativa in un post pubblicato su Facebook qualche giorno fa: "Basta soubrette, ora le denunciamo", scriveva. "L'informazione è materia delicata. Basta con l'occhio umido e la recitata partecipazione alle tragedie. Basta con il dolore come ingrediente dello spettacolo per fare audience. Basta con le banalità/bestialità dispensate a piene mani, soprattutto nelle tv, da chi si preoccupa solo di come aumentare il personale compenso, passando sopra a diritti e sentimenti (Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Melania Rea, Melissa Bassi e, da ultimo, Elena Ceste: tanto per citare alcuni casi e tutti coloro i quali a queste vicende sono collegati), anche di persone estranee alle vicende che possono avere un interesse pubblico".

Il presidente: "Al vaglio altre denunce"
Il presidente dell'Odg avverte che sono al vaglio altre segnalazioni oltre al caso D'Urso: "Non pensavo solo a lei, non agiremo solo nei suoi confronti. Mi arrivano le prime segnalazioni in tema di esercizio abusivo della professione. Dobbiamo controllarle, ovviamente (ne capite le ragioni, vero?) e, quindi, occorrerà del tempo", spiega Iacopino.

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Berlusconi ritorna in piazza per il No Tax Day

Berlusconi ritorna in piazza per il No Tax Day | Politikè | Scoop.it
Silvio Berlusconi torna in piazza e parla dell'11 novembre 2011 come un vero e proprio 'colpo di Stato'.
Politikè's insight:

"L'11 novembre del 2011 il nostro governo è stato costretto a dare le dimissioni. Dopo questo colpo di stato noi non abbiamo piu' avuto un nostro governo, un governo eletto dal popolo", ha detto l'ex premier nel suo comizio in piazza a Milano. "E' un colpo di stato - ha detto ancora - quando si sostituisce un governo che il popolo neppure conosce. La democrazia non è più tale, perchè significa governo del popolo".

 

Poi ancora: "Non posso più astenermi dal tornare in piazza per dire come stanno le cose. Forza Italia c'è ancora e c'è ancora tutta", ha detto dal palco Berlusconi. L'ex premier ha sostenuto, parlando delle ultime giornate elettorali, che i sondaggi ''dicono che gli italiani che non ci hanno votato non l'hanno fatto per votare altri ma perchè in campo non c'era Silvio Berlusconi. Per 6 mesi compravendite delle case senza alcuna imposta. Ma per tutto il resto - ha aggiunto dal palco di Milano - siamo fortemente, decisamente e responsabilmente all'opposizione. Il jobs act non serve assolutamente a niente, non pensano che si potrà assumere un solo italiano in più ".


"Appena do un segno di vita, dopo averne messi sotto 10 e l'undicesimo è Grillo, subito arriva l'uso politico...", ha detto Berlusconi parlando del ricorso contro la sua assoluzione per il processo Ruby, dal palco di Milano. Berlusconi non ha finito la frase perché interrotto dall'applauso dei sostenitori.

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Salvini-Le Pen, si salda alleanza

Salvini-Le Pen, si salda alleanza | Politikè | Scoop.it
Politikè's insight:

“Insieme rappresentiamo l’unica possibilità di riscatto dei nostri popoli contro il super stato europeo, il pensiero unico e il furto della nostra sovranità”: queste le parole con le quali il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, partecipando al XV Congresso del Front National a Lione, dove ha di fatto saldato l’alleanza con Marine Le Pen. Il segretario federale del Carroccio è poi tornato sulle parole di Silvio Berlusconi, che con una metafora calcistica lo ha definito “goleador”, chiarendo di non volere “un attacco a due punte”, ma un “attacco a 10 milioni di punte, tanti sono gli italiani che votano centrodestra”.

Salvini ha sottolineato: “Saranno gli italiani a scegliere, e sceglieranno anche chi li porterà avanti. Io non mi sono mai sentito un centravanti, quando giocavo ero terzino destro, l’ultimo dei miei pensieri è fare il numero uno. L’importante è che tutti sappiano, dal primo all’ultimo, che saranno gli italiani a scegliere”. Quindi sul presidente del Consiglio, Matteo Renzi: “Lui fa l’uomo solo. A me questo non interessa, interessa la squadra”.

Critiche anche alle voci che vorrebbero Giuliano Amato candidato alla presidenza della Repubblica: “Giuliano Amato è l’ultimo uomo sulla faccia della Terra che voterei come presidente della Repubblica. Anzi, se fosse l’ultimo non lo voterei. Amato è quello del prelievo forzoso dai conti correnti nel 1992, il padre dell’euro, di quest’Europa. Penso che abbia una lauta pensione che possa godersi senza fare il presidente della Repubblica”.

Ironia sull’annuncio di taglii alle tasse per 18 miliardi di euro: “Mi stupisco che non abbia proposto gli 80 miliardi di taglio delle tasse. Ormai alle bufale di Renzi non credono neanche i suoi elettori che stanno a casa. Il dramma è che abbiamo cifre della disoccupazione da dopoguerra. Io continuo a sperare che faccia qualcosa, ma più che promettere per il momento non sta facendo”.

L’alleanza con il Front National

Salvini ha quindi voluto precisare che quella col Front National di Marine Le Pen “non è un’alleanza di comodo, ma la scelta di mettere a punto la nostra esperienza su punti comuni. La Lega è un movimento autonomista, non possiamo nascondere che la nostra gente ha subito per anni uno stato vessatore sordo alle esigenze della Padania”. Poi ha proseguito: “Oggi però è venuto il momento di unirci per combattere un nemico comune che mette in pericolo l’esistenza stessa delle nostre comunità. Senza la ricostruzione dell’Europae la riconquista dello spirito di collaborazione e solidarietà fra gli stati non esistono istanze territoriali, perché la minaccia che abbiamo di fronte sta annientando imprese, società e ogni prospettiva di benessere per i nosti figli”.

Infine ha rivendicato con orgoglio: “Per chi credeva di svendere la nostra storia, la nostra identità, il nostro saper fare, questi valori sono populismo. Noi siamo populisti. Viva i populisti in Europa. Sono orgoglioso di essere populista”.

La nipote di Le Pen

Al congresso del Front National anche Andrei Issaiev, vicepresidente della Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, e Andrei Klimov, vice presidente della Commissione affari internazionali del Consiglio della Federazione russa, la Camera alta del Parlamento. La loro presenza dimostra il forte interessamento da parte del partito al potere in Russia nei confronti dell’estrema destra francese.

Ma a suscitare qualche perplessità è la notizia dell’elezione del Comitato centrale del Front National, composto da cento nomi eletti dalla base su un ventaglio di 400 candidature e da 20 indicati direttamente dal presidente del partito, di una giovane 25enne: Marion Maréchal-Le Pen. Suo nonno è il fondatore del Front National, Jean-Marie Le Pen, sua zia è Marine Le Pen; il padre della giovane, dal 2012 deputata del Parlamento francese (la più giovane della storia), è Samuèl Maréchal, colui che a metà anni Ottanta ha creato la giovanile del Front National.

Un partito a elevata ispirazione familiare, dunque, il Front National: la deputata “ragazzina” ha ottenuto un consenso dell’80% intorno al suo nome, il più elevato in assoluto, distanziato di undici punti Florian Philippot, attuale numero due del partito e considerato leader dell’ala più riformista.

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GD - I Giovani Democratici occupano la sede del Pd regionale, Stellato: contro gli abusi Caserta non si piega

GD - I Giovani Democratici occupano la sede del Pd regionale, Stellato: contro gli abusi Caserta non si piega | Politikè | Scoop.it
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CASERTA. Oltre cinquanta Giovani Democratici della provincia di Caserta stanno presidiando la sede del Partito Democratico Campano di via Santa Brigida a Napoli.

“Chiediamo democrazia, pretendiamo il rispetto per l’autonomia dei territori e per il lavoro svolto sempre con passione, militanza e risultati visibili. Questa ingerenza ingiustificata e ingiustificabile da parte dei vertici regionali dell’organizzazione ci obbliga a dover chiedere altrove la risoluzione della controversia”, dice il coordinatore provinciale Pasquale Stellato. “Contro gli abusi Caserta non si piega", è la parola d'ordine dei Gd di Terra di Lavoro.

- See more at: http://www.casertafocus.net/caserta/index.php?option=com_content&view=article&id=31286:gd-i-giovani-democratici-occupano-la-sede-del-pd-regionale-stellato-contro-gli-abusi-caserta-non-si-piega&catid=7&Itemid=109#sthash.B8j5pzwq.dpuf
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Consiglio metropolitano di Napoli: nominati i capogruppo | Campania 24 News | Cronaca | Eventi

Consiglio metropolitano di Napoli: nominati i capogruppo | Campania 24 News | Cronaca | Eventi | Politikè | Scoop.it
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Letizia Ricciardi

Il Consiglio metropolitano di Napoli ha scelto i capogruppo dei partiti, nella seduta tenutasi ieri nell’aula consiliare di Santa Maria la Nova.

Sono: Luca Mascolo per il Partito Democratico, Elena Coccia per Lavoro Sviluppo e Ambiente – Città Metropolitana Bene Comune, Antonio Pentangelo per Forza Italia e Vincenzo Moretto per Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale. Si saprà in un secondo momento il nominativo del gruppo Ncd-Udc. Ieri si sono costituiti formalmente i gruppi consiliari.

Il Pd è composto da: Luca Mascolo, Consiglieri Antonio Borriello, Salvatore Madonna, Agostino Pentoriero, Ciro Sarno, Domenico Tuccillo e Ferdinando Uliano. Quello L.A.S. da: Elena Coccia, Carmine Attanasio, Elpidio Capasso, David Lebro, Gaetano Troncone. Il gruppo di Forza Italia è costituito da: Antonio Pentangelo, Giuseppe Capone, Francesco Iovino, Stanislao Lanzotti, Domenico Marrazzo, Gabriele Mundo e Francesco Pinto. Quello Ncd-Udc da: Paolo Avitabile, Raffaele Lettieri, Marco Mansueto e Domenico Palmieri. Moretto è invece l’unico membro del Gruppo FdI-An.

In prosecuzione dei lavori, l’Assemblea, presieduta dal sindaco Luigi de Magistris, ha approvato all’unanimità il Regolamento provvisorio per il funzionamento del Consiglio Metropolitano, che disciplina le modalità di svolgimento dell’attività dell’Organo nella fase propedeutica all’approvazione dello Statuto.

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Gli imprenditori italiani contro le sanzioni anti-Putin

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Al forum italo-russo: “La Russia è il mercato perfetto, ma non ci fanno andare”
di Dario Ronzoni

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La Russia è un Paese grande. Ed è anche un mercato grande. Almeno, a guardare i dati della ricerca CreSV dell’Università Bocconi, le prospettive sono buone, ma il potenziale non è compreso dal mondo impreditoriale e politico italiano. Lo studio è stato presentato al IV Forum Italia-Russia, organizzato dalla stessa Bocconi e da General Invest, la holding italiana presieduta da Vincenzo Trani – e proprio il banchiere napoletano, che da anni vive in Russia, ha guidato una tavola rotonda del Forum. Lo studio parla chiaro: “La Russia mostra importanti sviluppi dal punto di vista della compettività della capacità del contesto di business di attrarre risorse e investimenti”, dice. È migliorata la reperibilità della manodopera, è più facile avviare nuovi business, si può registrare la proprietà in meno tempo.

Tutti gli indici considerati dalla ricerca evidenziano buone prospettive per chi vuole fare affari: secondo il Doing Business Index 2014, la Federazione Russa è al 92esimo posto su 189 come Paese in grado di attrarre business. Non è proprio una posizione brillante ma, se confrontata al 111esimo del 2013, mostra un passo da gigante. Per il Global Competitivness Index del World Economic Forum, poi, la Russia è 53esima su 144, ma è comunque nove posizioni sopra rispetto al 2013. «Parliamoci chiaro: la Russia equivale a un settimo delle terre emerse; ha 140 milioni di abitanti, che sono pochi, intelligenti e capaci; la burocrazia è molto meglio che in Italia. Non investire lì sarebbe una follia», dice Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentari e ad di Inalca. Per quanto riguarda l’interscambio commerciale, la Russia è il decimo mercato per importanza per l’Italia (il 4,2%), ma l’Italia è il quarto Paese per valore delle importazioni in Russia. Significa che, soprattutto per il mercato alimentare, la meccanica e i prodotti di lusso, l’Italia ha buone carte da giocare. O meglio, avrebbe: perché il problema non è tanto economico, ma politico.

La guerra in Ucraina e le sanzioni economiche dell’Europa hanno costituito un rallentamento. L’Italia, dice la ricerca, è uno dei Paesi più esposti: le importazioni russe sono diminuite, e di conseguenza le ricadute nell’economia italiana si sono fatte sentire. «La situazione è complicata: siamo di fronte a una discrasia», spiega Maurizio Dallocchio, professore di Finanza Aziendale alla Bocconi e organizzatore del convegno. «Da un lato c’è una domanda di interscambio commerciale fortissima: i prodotti italiani in cambio dell’energia russa. Dall’altro c’è una tensione politica che non si trasforma, da energia potenziale, a energia reale». Cioè, traduzione libera, costituisce un impedimento agli investimenti, provocando un danno a tutta l’economia del sistema. La soluzione allora, è la «Realpolitik: i provvedimenti [le sanzioni] vanno contro gli interessi delle nazioni. E le forze politiche dovrebbero avere sensibilità dei numeri». Per non dimenticare che avrebbero conseguenze anche sociali: «Ci sono 105mila famiglie che rischiano la povertà a causa dell’embargo», conclude.

 

Del tutto d’accordo è Matteo Marzotto, che è presente e interviene in qualità di presidente della Fiera di Vicenza. «La crisi geopolitica sta facendo molti danni: ci sono interessi sulle commodities e sul lusso che meritano maggiore attenzione», spiega a Linkiesta. Anche se, «per quanto riguarda i prodotti di alta gamma, come i gioielli frutto del superartigianato italiano, la questione è diversa: gli acquirenti sono persone che viaggiano, e che preferiscono comprare all’estero. Ad esempio, uno dei punti di scambio maggiori, e in crescita, è l’Armenia». Ma serve comunque maggiore attenzione: lo ripete anche Alberto Bombassei, presidente della Brembo e vice-presidente di Confindustria. Lui, con la sua impresa, non è presente in Russia. «Ma vorrei entrare. Certo, senza fretta e con le cose fatte per bene. Serve trovare una quadra». E finché l’impasse continua, le cose saranno difficili: «Renzi ha cercato all’inizio di attenuare la tensione, ma l’Europa poi è andata in una direzione, e non si può andare altrimenti. Ma ci devono ripensare. E anche Putin dovrebbe», spiega. Scordamaglia è più duro: «Quando Renzi sarà solo presidente del Consiglio e non più presidente di questa Europa, deve fare una cosa: dal primo gennaio andare in Russia e dire “ci siamo sbagliati”». Altro che Realpolitik.

Nel frattempo i problemi sono sempre lì: le sanzioni restano ferme, la Russia si avvicina alla Cina, il petrolio scende e il rublo crolla. Ma questo non è un problema. O meglio, «non è collegato al calo del prezzo del petrolio. È una risposta, pilotata, dalla banca centrale», spiega Vincenzo Trani. La Russia, come ha scritto in questo articolo, “si è allineata a quanto da tempo stanno facendo i Paesi della nuova alleanza euroasiatica, a cominciare dalla Cina e che coinvolge anche Sudafrica e Brasile: le svalutazioni competitive”. Una situazione che, dal punto di vista commerciale, potrebbe essere vantaggiosa per l’Italia e per chi volesse investire in modo diretto in Russia. Ma le sanzioni hanno bloccato tutto.

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