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Regione, la D'Angelo nominata assessore. Adesso la giunta è al completo

Regione, la D'Angelo nominata assessore. Adesso la giunta è al completo | Politikè | Scoop.it
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Nuovo assessore in Regione. E' Bianca D'Angelo, consigliere regionale di Forza Italia, alla quale il presidente Caldoro ha assegnato le deleghe alle Politiche sociali e alle Pari opportunità.

La D'Angelo è la compagna di Enzo Rivellini, eurodeputato non rieletto alle ultime elezioni, che due settimane fa, insieme a Clemente Mastella, non risparmiò critiche al governatore sia sulla gestione della Regione sia sul suo impegno in campagna elettorale.

Con la nomina della D'Angelo, la giunta è al completo: da tre anni si attendeva la nomina di una donna per garantire la parità di genere. Resta ora da sostituire, quando sarà accertata l'incompatibilità, l'assessore Fulvio Martusciello, eletto al Parlamento Europeo.

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Commissione Giustizia: audizione Franco Roberti - Giustizia M5S

Commissione Giustizia: audizione Franco Roberti - Giustizia M5S | Politikè | Scoop.it
Politikè's insight:

Franco Roberti è il procuratore nazionale antimafia, quindi una delle figura di maggior rilievo nel panorama nazionale in merito ai temi della Giustizia.

Franco Roberti in audizione ha dichiarato senza mezzi termini che l'unica proposta davvero efficace per combattere il problema della prescrizione è la proposta del M5S.

Ha dichiarato come sia l'unica proposta di sistema che tende finalmente a riequilibrare il sistema processuale penale italiano.

Permetterebbe un più alto ricorso al patteggiamento ed ai riti alternativi, diminuendo i dibattimenti ed accelerando la durata dei processi penali, rendendo effettivo la certezza della pena escludendo ingenti sprechi pubblici causati dalle prescrizioni.

Non possiamo che ritenerci soddisfatti dalle parole del Procuratore Nazionale Antimafia che riconosce la bontà del nostro lavoro e soprattutto della nostra proposta di legge che potete leggere di seguito. Una proposta di legge di 1 anno fa!


PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
COLLETTI, AGOSTINELLI, NICOLA BIANCHI, BONAFEDE, BUSINAROLO, COZZOLINO, FERRARESI, GAGNARLI, LUIGI GALLO, L'ABBATE, PARENTELA, TOFALO, VACCA

Modifiche al codice penale in materia di prescrizione dei reati

Presentata il 7 giugno 2013


Onorevoli Colleghi! Il tema della prescrizione dei processi penali è ormai uno dei più impellenti in vista di una riforma complessiva del codice penale e del codice di procedura penale che tuteli sia l'interesse dello Stato a veder condannati i colpevoli che, attraverso l'abuso delle tutele previste dall'ordinamento, cercano di prolungare il procedimento al fine di ottenere l'impunità, sia l'interesse delle persone offese dal reato, sia l'interesse dell'imputato a giungere ad una verità processuale certa. 
Al fine di scoraggiare la diffusa pratica di trarre un ingiustificato vantaggio dalla lentezza del procedimento penale, con la presente proposta di legge si vogliono ridefinire i termini di prescrizione di cui al primo comma dell'articolo 157 del codice penale, commisurandoli al tempo di durata massima della pena edittale e aumentandoli della metà con un limite minimo di otto anni in caso di delitto e di sei anni in caso di contravvenzione, ancorché punita con la sola pena pecuniaria. Anche il termine di prescrizione per i casi in cui siano previste pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria è aumentato da tre a cinque anni. 
Ispirata alla medesima ratio volta a limitare i casi di impunità favoriti dall'abuso del meccanismo prescrizionale è la modifica dell'articolo 158 del codice penale consistente nella reintroduzione del termine di decorrenza della prescrizione del reato continuato fissato nel momento della cessazione della continuazione e non più in quello della consumazione di ciascuno dei singoli reati collegati. L'introduzione delle parole «o continuato» e «o la continuazione» al primo comma dell'articolo 158 del codice penale annulla l'intervento indulgente della legge 5 dicembre 2005 n. 251 (cosiddetta «ex Cirielli») riducendo drasticamente la possibilità di sottrarsi alla pena prevista per questi tipi di reato. 
Si prevede inoltre, modificando l'alinea dell'articolo 159 del codice penale, che la sospensione del corso della prescrizione per l'esercizio dell'azione penale si verifica con l'assunzione della qualità di imputato ai sensi dell'articolo 60 del codice di procedura penale, ossia, per la gran parte dei casi, dal momento della richiesta di rinvio a giudizio. 
Coerentemente con la modifica dell'articolo 159 del codice penale, la presente proposta riformula il successivo articolo 160 eliminando la richiesta di rinvio a giudizio dai casi di interruzione della prescrizione e ne abroga l'ultimo comma nella parte in cui esclude il suo prolungamento oltre i termini fissati dall'articolo 157 del codice penale. 
L'introduzione della sospensione dal momento del rinvio a giudizio, solo apparentemente in contrasto con il principio della ragionevole durata del procedimento, porterebbe in realtà larga parte degli imputati a preferire il ricorso al rito abbreviato e al patteggiamento, rendendo superflui ulteriori gradi di giudizio con un'evidente riduzione della spesa pubblica e degli sprechi per l'amministrazione della giustizia. Si pensi a tale proposito che la sola prescrizione costa allo Stato circa 85 milioni di euro l'anno (fonti: Ministero della giustizia; Centro studi Confindustria; Banca d'Italia) e che nel 2011 (ultimo anno per il quale disponiamo di dati completi) sono stati definiti per prescrizione circa 120.000 procedimenti penali con autore noto. Questi numeri, rapportati agli oltre 1.600.000 procedimenti penali sopravvenienti ogni anno (notitiae criminis), sono certamente non tollerabili, come ha recentemente sostenuto anche il Primo Presidente della Corte di Cassazione in sede di inaugurazione dell'anno giudiziario 2013. 
La nuova fattispecie di sospensione della prescrizione e la rimodulazione dei termini di cui all'articolo 157 del codice penale consentirebbero di evitare l'impunità di reati che si estinguono attualmente in meno di 10 anni, ma che sono particolarmente odiosi per la comunità. Si tratta dei cosiddetti «reati dei colletti bianchi» (politici, faccendieri, dilapidatori di denaro pubblico) che consistono nella truffa, nella corruzione, nei reati ambientali, in tutti i reati societari come il falso in bilancio e il falso in prospetto, i reati tributari diventati tanto di moda con lo scudo fiscale, la bancarotta preferenziale, l'appropriazione indebita, etc. 
In Europa non mancano validi esempi a sostegno della sospensione della prescrizione dal momento del rinvio a giudizio e fino alla irrevocabilità della sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere. Pensiamo ai casi di Francia e Spagna dove il termine è interrotto da qualsiasi atto di istruzione o di accusa (Francia) e per tutta la durata del procedimento fino alla sentenza di condanna (Spagna). In Germania, invece, il termine rimane sospeso dalla sentenza di primo grado fino alla conclusione definitiva del processo. 
La modifica dell'articolo 159 del codice penale, che introduce la sospensione generalizzata della prescrizione dal momento dell'assunzione della qualifica di imputato e fino alla irrevocabilità della sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, porterebbe poi all'abrogazione di quanto disposto dal secondo comma dell'articolo 161 del codice penale che, così come aggiunto da una delle cosiddette leggi ad personam approvate durante il Governo Berlusconi, in specie la cosiddetta citata legge «ex Cirielli», prefigurava una sorta di impunità per tutta una serie di reati con pena massima inferiore a 10 anni.
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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Modifiche all'articolo 157 del codice penale).
1. All'articolo 157 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il primo comma è sostituito dal seguente: «La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge aumentato della metà e comunque un tempo non inferiore a otto anni se si tratta di delitto e a sei anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria»;

b) il quinto comma è sostituito dal seguente: «Quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria si applica il termine di cinque anni».

Art. 2.
(Modifiche all'articolo 158 del codice penale).
1. All'articolo 158, primo comma, del codice penale, dopo la parola: «permanente» sono inserite le seguenti: «o continuato» e dopo la parola: «permanenza» sono aggiunte le seguenti: «o la continuazione».

Art. 3.
(Modifiche all'articolo 159 del codice penale).
1. All'articolo 159 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) l'alinea è sostituito dal seguente: «Il corso della prescrizione rimane sospeso

in tutti i casi di esercizio dell'azione penale. La sospensione del corso della prescrizione per l'esercizio dell'azione penale si verifica con l'assunzione della qualità di imputato ai sensi dell'articolo 60 del codice di procedura penale, oltre che nei casi di:»;
b) al numero 3), primo periodo, le parole «o del processo» sono soppresse.

Art. 4.
(Modifica dell'articolo 160 del codice penale).
1. L'articolo 160 del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 160. - (Interruzione del corso della prescrizione). - Interrompono la prescrizione l'ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell'arresto, l'interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice, l'invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l'interrogatorio e il provvedimento del giudice di fissazione dell'udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione.
La prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno della interruzione.
Se più sono gli atti interruttivi, la prescrizione decorre dall'ultimo di essi».

Art. 5.
(Modifica all'articolo 161 del codice penale).
1. Il secondo comma dell'articolo 161 del codice penale è abrogato.

 
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Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero

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#iostoconerri

 

Politikè's insight:

11/06/2014  - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Così inizia l'articolo 21 della Costituzione.
Secondo il tribunale di Torino che ha rinviato a giudizio Erri de Luca, questo diritto non vale o non sempre può essere applicato. Di che cosa è accusato lo scrittore? Di aver pronunciato delle frasi a favore del movimento NO TAV che, secondo l'accusa, devono essere interpretate come un invito a delinquere.
Quindi, affermare che i NO TAV fanno bene a protestare e fanno bene a tagliare le reti che proteggono i cantieri per impedire la continuazione di lavori che loro ritengono inutili e dannosi per il loro territorio è un reato.
Esercitare un diritto con qualsiasi mezzo quando legalità e razionalità non sembrano più far parte di uno Stato che pretende, non si sa in base a quale diritto, di definirsi democratico, in base alla logica è sacrosanto.
Quali siano i mezzi da usare per far valere un diritto, quando lo Stato viene meno alle proprie funzioni, è difficile dirlo. Naturalmente, in merito al caso in questione, non stiamo parlando di guerra e neppure di lotte partigiane... Naturalmente, si dà per scontato che l'uso della violenza non è un'opzione e non è neppure da prendere in considerazione.
Però tagliare una recinzione ed impedire con la presenza fisica il prosieguo dei lavori è un reato? Suggerire questa possibilità è un reato? Mettere in atto questa possibilità può addirittura far valere l'ipotesi che uno sia addirittura un terrorista? Il diritto, spesso, per far valere la propria razionalità si avvia verso percorsi poco lineari dove la ragione sembra perdersi nei labirinti del sofismo. Le finalità, sicuramente, sono meritevoli, la giustizia deve essere uguale ed equa per tutti. 
Però, quando la giustizia comincia a sgomitare, oltre che con il buon senso, anche con la Costituzione, al cittadino, semplice spettatore, qualche dubbio viene sul suo operato e sulla sua amministrazione.
La magistratura, per fortuna, è indipendente dalla politica. Quindi, la sua azione è puramente tecnica, non influenzata o influenzabile da governi e governanti. Anche nel caso di Erri de Luca sarà sicuramente così, anche se è molto difficile crederlo. Sperando che questo si possa scrivere!
Per quello che può valere #iostoconerri 

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Obtorto Colle

Obtorto Colle | Politikè | Scoop.it
 di Carlo D'Amato* Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è indubbiamente il vincitore indiscusso di questa campagna elettorale. Quali i fattori di questo successo? L’età, la ...
Politikè's insight:
Quali i fattori di questo successo? L’età, la spregiudicatezza ,la capacità di comunicare, la preoccupazione di un popolo disperato di fare un salto nel buio con un Grillo urlante, l’interdizione del Leader di Forza Italia accuratamente e scientificamente preparata ,l’assenza nel Centro destra di personalità carismatiche in grado di tenere unito il popolo dei moderati . Non prevedo il futuro, ma sulla scorta di quanto fin qui è successo tenterò di delineare gli scenari possibili in Europa ed In Italia.Il successo degli Euroscettici costringerà Bruxelles a rivedere alcuni fondamentali della politica economica per consentire agli Stati una maggiore autonomia nella definizione di strategie utili a combattere la crisi, a correggere, inevitabilmente, l’atteggiamento sulla grave e tragica vicenda dell’immigrazione che non può essere lasciata solo ed esclusivamente sulle spalle, peraltro, gracili del nostro Paese. L’essere l’Italia il Paese che presiederà il prossimo semestre, è indubbiamente un’occasione in cui, grazie alla larga messe di consensi ottenuti Renzi potrà cogliere risultati importanti. Il successo della Lega (con il preannunciato referendum sull’euro) e degli euroscettici sono una spina nel fianco che può essere rimossa solo con cambiamento tangibile della politica europea.

 

Per quanto concerne l’Italia, a mio avviso Renzi non ha alternative, deve richiedere le elezioni che il Presidente della Repubblica non faticherà a concedergli. E ciò perché in politica c’è una regola fondamentale che quando si vince bisogna andare fino in fondo. Quale migliore momento, infatti ,invocando l’esigenza delle riforme e del cambiamento per sbarazzarsi definitivamente della vecchia nomenclatura dell’ex Pci, accentuare la crisi del Movimento 5 stelle in cui il vento di scissione riprenderà a spirare con vigore all’interno dei gruppi Parlamentari alla Camera e al Senato ,liberarsi dei condizionamenti di Partiti pressoché ininfluenti e scarsamente rappresentativi presenti nell’attuale compagine governativa, togliere ogni velleità al Centro Destra di essere alternativa di Governo relegandolo ad un ruolo di opposizione opaco e duraturo,attesa la mancanza di leadership alternative ad un Berlusconi ormai non più in grado di offendere per i motivi noti accentuati dall’età del personaggio. Insomma si prefigura una lunga supremazia renziana in attesa che sgombrato il campo da un proporzionalismo velleitario ed inconcludente, con una riforma elettorale adeguata e realistica si prefiguri uno scenario di bipartitismo politico e di governo nell’interesse del nostro Paese.

(sindaco di Napoli dal 1984 al 1986)

 

 

 
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Da Mastella a Vito, l'eterna sfida
tra i re delle preferenze

Da Mastella a Vito, l'eterna sfida   <br/>tra i re delle preferenze | Politikè | Scoop.it

corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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Clemente: «Non vado più ai battesimi, troppe spese in regali». E Mr. 100mila voti: conoscevo i nomi di tutti, senza web.

Alle 16.03 di sabato scorso, il BlackBerry ha fatto tic tac. Era arrivata una email. Aprire, leggere. «Cara Amica, Caro Amico, Ti informo che sono candidato alle Elezioni per il Parlamento europeo nelle liste di FORZA ITALIA del centro Italia (Lazio, Umbria, Marche, Toscana). Se voti il mio partito e intendi darmi una mano contatta la mia segreteria allo 06/40801981. Grazie di cuore e buona Pasqua a Te e alla Tua famiglia. Firmato: Luciano Ciocchetti». Generoso con le maiuscole, garbato, appena un filo invadente, Luciano Ciocchetti scatena la caccia alle preferenze e dichiara ufficialmente aperta la campagna elettorale per le prossime Elezioni europee. Ciocchetti, 56 anni, nel genere, è il prototipo del piccolo fuoriclasse locale: ex Dc, ex Udc, senza impacci per la forte somiglianza con il comico ciociaro Martufello, ha costruito la sua carriera girando pazientemente tutti gli oratori di Roma e del Lazio, e anche gli ospedali, e i depositi dei tram, e sempre per fare una buona promessa a tutti. Adesso, però, le promesse le fa anche e soprattutto sul suo sito (meno campi nomadi, meno rifiuti, meno prostitute): perché Ciocchetti ha capito che la nuova strada da battere, per trovare voti — a Silvio Berlusconi ne avrebbe promessi oltre 30 mila — è quella del web.

(Alfredo Vito oggi ha 68 anni e si è ritirato dalla politica: ma fu a lungo un formidabile rastrellatore di preferenze nell’hinterland napoletano, che contendeva al suo avversario, Francesco Patriarca detto «don Ciccio ‘a promessa»; lui, Alfredo Vito, era invece stato soprannominato «Vito ‘a sogliola», per l’eccezionale capacità mimetica di appiattirsi nelle acque della dicì partenopea dell’epoca, dove navigavano due balene come Antonio Gava e Paolo Cirino Pomicino. Nel 1992, lei ottenne 104.532 voti. E senza un manifesto. Senza un’apparizione televisiva. «Quella stagione è irripetibile. Il fatto che ormai da oltre un decennio i parlamentari vengano eletti con liste rigide ha troncato ogni rapporto con il territorio...». Lei disse a Gian Antonio Stella: se vedo una faccia, non la scordo. «Sapevo a memoria i nomi di tutti. Non avevamo Internet. Dovevo fidarmi solo della mia testa. Allo spoglio, per dire, ero capace di sommare a mente i voti di 50 seggi». Lei non aveva staff. «In pratica, ero solo. Ma non sbagliavo. Sapevo sempre chi avevo di fronte, chi era quello che mi assicurava voti. Oggi sarebbe impossibile. Un tempo, il mafioso, il camorrista ce l’aveva scritto in faccia che teneva la pistola in tasca: oggi hanno facce pulite e vestono come impiegati. E si infiltrano, e sono pericolosi, e possono rovinarti la carriera» ).

I rapporti personali erano decisivi. I politici venivano trattati come monarchi. Vito Lattanzio in Puglia, Remo Gaspari in Abruzzo, Ferdinando Scajola (il padre di Claudio) in Liguria, Giulio Andreotti nel Lazio. Andreotti faceva asfaltare strade, apriva caserme, inaugurava fabbriche. Una volta, polemizzando in modo brusco, Craxi gli disse: «Senti, questo però devi andarlo a raccontare ai pecorai amici tuoi...». Due ore dopo, Franco Evangelisti, braccio destro politico di Andreotti, fece intervenire duramente l’associazione degli allevatori della provincia di Frosinone. Il braccio destro elettorale di Andreotti era invece un ex picchiatore fascista: Vittorio Sbardella detto «lo squalo»; uno che liquidava i critici citando, compiaciuto, quella che invece era stata una tragica riflessione di Rino Formica, gentiluomo socialista: «La politica è sangue e merda». La politica che, in cambio di un voto, faceva assumere un figlio nell’azienda dei trasporti locali, una figlia all’ospedale, e a te faceva aprire un bar (con una tecnica simile, negli anni Cinquanta, Achille Lauro era finito nella leggenda: candidato sindaco di Napoli, aveva regalato solo la scarpa destra, promettendo la sinistra in caso di elezione). Regola di ferro: tu mi dài, io ti do. Così c’è stato un tempo in cui i politici schedavano — letteralmente — i propri elettori. Se andavi a trovare Totò Cuffaro nel suo ufficio — Cuffaro dal gennaio del 2011 sta scontando una condanna a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra — subito ti mostrava la preziosa cartella. Raccontò a Sebastiano Messina: «Anche le suore sono con me. Le “Collegine”, le suore del Collegio di Maria, in Sicilia hanno cinquanta istituti. Ne scelga uno a caso, ci vada e chieda per chi hanno votato. Le diranno: Totò Cuffaro».

 


Clemente Mastella

(Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo saranno processati insieme con altri quindici imputati: sono tutti accusati di associazione per delinquere. Un’associazione che, secondo la tesi sostenuta dalla Procura di Napoli, aveva un nome ben preciso: Udeur. Il partito è comunque stato sciolto da tempo e Mastella, ormai, si candida a titolo personale; anche stavolta Berlusconi l’ha voluto nella lista Sud per le Europee. Perché la sua forza restano, come scrisse genialmente Gianpaolo Pansa, le «truppe mastellate». «Eh... I giudici mi attaccano e cercano di distruggermi, ma io ho una risorsa che nessun tribunale potrà mai togliermi...». Sarebbe? «Il rapporto umano con i miei elettori». Ecco, appunto: come riesce a controllarli? «Ah, no, non ci siamo... perché io non controllo, io mi metto alla pari. Vede, quasi tutti i miei colleghi disdegnano, snobbano la gente comune. Io, al contrario, tengo la porta di casa, qui a Ceppaloni, sempre aperta. Chiunque può entrare e...». E quando entrano? «Certi mi chiedono un consiglio. Clemé, tu che faresti? E io sto lì, ascolto, rifletto e poi, se posso, suggerisco. Però, nel frattempo, sa che faccio? Chiamo Sandra e quella arriva e porta una bella fetta di pastiera...». Servono pazienza e abilità. «Più pazienza. Perché questo è un lavoro che non devi fare l’ultima settimana prima del voto, ma tutto l’anno. Devi esserci sempre, per i tuoi elettori. Devi partecipare ai loro dolori e alle loro gioie... magari non proprio a tutte le gioie, però: per dire, con i battesimi e le comunioni ho chiuso. Un po’ perché mi cominciavano a costare troppi soldi in regali, un po’ perché io sono cattolico e non mi piaceva la cosa di utilizzare una cerimonia sacra per prendermi qualche voto». Comunque, tenere la porta di casa sempre aperta, come sospettano i magistrati di Napoli, è pericoloso... «Un po’, sì, è rischioso. Ma siccome io sono limpido, metto le mani avanti: alt, no, io i voti della camorra non li voglio!»).

Si possono rifiutare i voti della mafia, ma solo quelli. E così: grande curiosità per capire dove verranno convogliate le preferenze che controllava Franco «Batman» Fiorito, mitico satrapo berlusconiano travolto dalla scandalo alla Regione Lazio, e dubbi non forti ma fortissimi sui principi dei voti del Pd in Puglia e Campania, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca — entrambi tagliati fuori dalle liste — che, furibondi e vendicativi, potrebbero non appoggiare la capolista Pina Picierno. Inutile chiedersi cosa farà del suo pacchetto di preferenze Vladimiro Crisafulli detto Mirello, scomodo signore delle tessere democratiche a Enna. «Le mie non sono clientele. Io dono affetto. Cosa si può volere da uno come me?».


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Croce rossa: il silenzio assordante del ministero

Croce rossa: il silenzio assordante del ministero | Politikè | Scoop.it
I sindacati: sulla Croce rossa «dal ministero silenzio assordante. Avviate le procedure per lo sciopero»
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Lavoratori della Croce rossa italiana verso lo sciopero. Nei giorni scorsi le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Cisal hanno riunito le Segreterie unitarie per alzare il livello della protesta di una vertenza che «mette a rischio», sostengono, il futuro di 4 mila famiglie e quello dei servizi essenziali di emergenza ai cittadini.

Una vicenda complessa che i sindacati hanno stigmatizzato come «primo caso Electrolux del pubblico impiego». Secondo le organizzazioni sindacali, i piani dei vertici della Cri, prevederebbero tagli di organico per gli operatori, che inizierebbero a colpire i 1.500 precari che lavorano su ambulanze e in strutture di soccorso, e riduzioni di stipendio, che «hanno già iniziato a raschiare fino a un terzo delle già magre buste paga del personale in servizio». A fronte di questo, denunciano i sindacati, «dopo l’incredibile voltafaccia del ministero della Salute, che ha prima sconfessato e poi riabilitato il comportamento del Presidente della Croce rossa, solo un assordante silenzio».

«Abbiamo dato mandato ai nostri legali di impugnare tutti gli atti della Cri di fronte ai Tribunali amministrativi regionali» attaccano Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Pa e Fialp-Cisal.

Ma dall'ultima riunione «emerge soprattutto l’intenzione di affrontare a viso aperto politica e management. E di far crescere la mobilitazione: avvieremo subito le procedure per la proclamazione dello sciopero, che si farà entro fine maggio con una grande manifestazione nazionale a Roma» annunciano i sindacati. Mentre già per il 9 maggio sono previsti un’assemblea nazionale e un presidio davanti al ministero della Salute.

Al ministro, infine, i sindacati indirizzano un chiaro messaggio: «Rispetti gli impegni presi dopo la manifestazione del 7 aprile e convochi subito i rappresentanti dei lavoratori. Siamo i primi a voler riorganizzare la Cri. Ma su livelli occupazionali, retribuzioni e tutela dei servizi non arretreremo di un passo».

 

healthdesk

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A mani giunte - giornaleditalia

A mani giunte - giornaleditalia | Politikè | Scoop.it
I sostenitori de La Destra dovranno contrastare Mastella e Miccichè. Martedì manifestazione a Napoli
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Alle europee da uomini liberi come siamo sempre stati, anche col voto a Forza Italia

Forse Clemente Mastella pensa che si tratti di uno scherzo, ma probabilmente ha capito male, molto male. Non me ne frega nulla che sia candidato con Forza Italia, il suo nome va comunque iscritto fra gli invotabili di questa competizione elettorale. E anche se Berlusconi gli ha aperto la lista di Forza Italia per le europee, chi milita a destra deve fare di tutto per non farlo votare.

Ne sono talmente convinto che martedì prossimo, 29 aprile, terrò la mia prima manifestazione per Forza Italia a Napoli, a sostegno del mio amico da una vita Enzo Rivellini. Per lui, come per il pugliese Sergio Silvestris, intendo spendere le mie energie nelle circoscrizione meridionale, che comprende sei regioni: Campania e Calabria, Abruzzo e Molise, Basilicata e Puglia. Guai a sbagliare preferenze ai candidati. Tutti tranne Mastella.

E' un errore votare Mastella proprio per chi è garantista. Lui lo è solo per se stesso. Ora che ha un partito intero sotto processo, sua famiglia compresa, l'uomo di Ceppaloni fa la vittima e urla contro la magistratura di parte. Se fosse solo per questo lo sosterrei anch'io. Ma ha una colpa grave, ai miei occhi. Chi conosce la mia storia, sa bene che il garantista per se' Clemente Mastella e' stato forcaiolissimo nei miei confronti, quando da ministro della giustizia ci mise pochi minuti, anzi appena 48 ore, a mandarmi sotto inchiesta per la polemica con Napolitano. Il prossimo 23 giugno sarò interrogato al tribunale di Roma e poi, con una sentenza che per alcuni è già scritta, rischierò una sanzione penale molto elevata: l'art. 278 del codice penale - offese al prestigio e all'onore del capo dello Stato, quello che comunemente chiamiamo vilipendio - e' punito fino a cinque anni di galera.

Mastella avrebbe potuto dire no alla richiesta dei magistrati di aprire il fascicolo. Non lo fece. Oggi, per evitare la campagna contro, dovrebbe scusarsi, oppure spiegare perché ci mise una manciata di ore per farmi indagare.

E' lo stesso destino che riguarderà, nella circoscrizione delle Isole, Gianfranco Micciche', che saboto' alle regionali la candidatura di Nello Musumeci alla presidenza della Sicilia, spalancando le porte alla vittoria di Crocetta.

In un grande partito possono coesistere personalita' gradite o sgradite; con noi non può però esistere l'ipocrisia, e costoro nemmeno a mani giunte potranno pretendere consensi dai nostri sostenitori. Siamo uomini liberi e non mutiamo atteggiamento a seconda del simbolo che intendiamo votare.

Ovviamente, altre "puntate" riguarderanno ulteriori candidati da evitare in altre liste di circoscrizioni diverse: il nuovo centrodestra di Alfano punta sugli incompatibili, i ministri Lupi - al nordovest - e Lorenzin - al centro - per strappare voti agli elettori; Fratelli d'Italia addirittura sul mille volte convertito Magdi Allam al nordest. Ecco, candidati così e' meglio lasciarli a casa. Ne va del buon nome dell'Italia in Europa.

Francesco Storace

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Niente tagli. La sanità per ora è salva

Niente tagli. La sanità per ora è salva | Politikè | Scoop.it
"Nel decreto se cercate la parola sanità non la troverete. E se la trovate vi offro da bere", dice il premier
 
Politikè's insight:

Niente tagli per la sanità nel temuto decreto legge che il Governo ha approvato nel pomeriggio di venerdì 18 aprile, al quale l'Esecutivo aveva dato un titolo quanto mai evocativo: Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale - Per un’Italia coraggiosa e semplice.

Chissà se il vero e proprio “fuoco di sbarramento” che si è scatenato da praticamente tutto il settore (ministro della Salute compresa) ha davvero convinto il premier e il ministero dell'Economia che togliere ancora risorse al Servizio sanitario nazionale sarebbe stato come assestare l'ultimo, definitivo colpo, e decretarne perciò l'affossamento, a quella che viene ancora considerata una delle principali “conquiste di civiltà” della vecchia Europa e, in particolare, del nostro Paese:quel Servizio sanitario nazionale che si vorrebbe universalistico, equo e solidale (anche se mostra più di qualche crepa...). Chissà se davvero il premier e il Mef si sono convinti che, in fondo, la sanità, anche e soprattutto quella pubblica (il Ssn, appunto), può costituire un reale volano di sviluppo e di rilancio economico del Paese anzichè essere erroneamente considerata una mera voce di costo. Oppure se è stato solo un cinico calcolo elettorale: meglio non scontentare categorie intere e stuoli di cittadini alla vigilia delle elezioni europee.

Chissà... Fatto è che i tanto temuti tagli alla sanità, anche per questa volta, sembrano essere evitati. Grazie anche, sicuramente, alla ferma resistenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

«Quella di oggi è una grande vittoria – ha commentato il ministro - non solo mia ma di tutti i cittadini. Abbiamo mantenuto la promessa di non fare tagli lineari alla sanità. In tutto il decreto infatti la parola sanità non è menzionata e questo è estremamente importante». In particolare, segnala Lorenzin, in questo decreto ci sono «due cose fondamentali»: la prima è che le persone che guadagnano fino a 1.500 euro al mese si troveranno in busta paga 80 euro in più e la seconda che è prevista un’ulteriore diminuzione del 10% dell’Irap. «Questo significa un vero e proprio abbassamento delle tasse – assicura il ministro - e l’abbiamo ottenuto senza fare tagli alla sanità. Rimane quindi intatto il principio che io ho affermato in questi mesi di fare tagli e risparmi attraverso il patto della salute e reinvestirli in sanità. Il decreto – precisa infine Lorenzin - dà autonomia alle regioni e agli enti locali di gestire una serie di recuperi permettendo per quanto ci riguarda come comparto di effettuare investimenti in innovazione, ricerca e personale».

Le prime reazioni arrivano non a caso dal mondo del farmaco, settore che (tanto per cambiare) sembrava in cima alla lista di quelli che avrebbero subito le principali “sforbiciate”.

Così Federfarma, l'associazione dei titolari delle farmacie private, esprime soddisfazione «perché il Consiglio dei ministri ha compreso le esigenze del servizio farmaceutico e ha evitato di intervenire con tagli su un settore già duramente provato e di grande rilevanza per tutti i cittadini». L'associazione indirizza quindi al ministro Lorenzin «i ringraziamenti delle farmacie per aver difeso la sostenibilità del sistema» e ribadisce la disponibilità a contribuire al potenziamento dell’assistenza sanitaria sul territorio come base per la deospedalizzazione del Ssn. Questo processo, sostiene Federfarma, è «obiettivo prioritario del Governo per recuperare fondi da investire sul territorio e sulle sue risorse. Tra queste la farmacia dei servizi che, in sinergia con i medici di famiglia, offrirà ai cittadini, in particolare agli anziani e ai cronici, una rete di prossimità per prestazioni sanitarie di facile accesso e fruibili anche a domicilio. Con questo decreto i cittadini continueranno ad avere un sistema sanitario vicino e capace di rispondere alla domanda di salute della popolazione che invecchia». Per i titolari di farmacia «è ora necessario che questa decisione del Governo acceleri la firma del Patto per la salute, che al suo interno dovrebbe prevedere un ruolo importante della farmacia dei servizi nell’ambito della riorganizzazione delle cure primarie. Il passo successivo – conclude Federfarma - dovrà poi essere il rinnovo della Convenzione nazionale tra Ssn e farmacie con la definizione del nuovo quadro economico».

Anche l'associazione degli industriali del farmaco, Farmindustria, esprime, per il tramite del proprio presidente, Massimo Scaccabarozzi, «grande apprezzamento per la decisione del Consiglio dei ministri di non adottare nuovi tagli alla Sanità e all’industria farmaceutica». Per Scaccabarozzi si tratta di «una decisione che dimostra come il Governo voglia far seguire alle parole i fatti. Il premier Matteo Renzi aveva recentemente definito le imprese del farmaco “un punto di riferimento avanzato dell’Italia nel mondo e […] un pezzo della scommessa occupazionale del Paese”. E il ministro Beatrice Lorenzin aveva più volte dichiarato che non ci sarebbero stati tagli lineari alla Sanità». Perciò è «un segnale forte di coerenza politica e istituzionale del presidente del Consiglio e del ministro della Salute, che hanno evitato la penalizzazione di aree di eccellenza con la spesa sotto controllo da anni, come la farmaceutica, e degli stessi cittadini che non vedono ulteriori limitazioni all’assistenza sanitaria e per medicinali». Per il presidente di Farmindustria «solo con la stabilità del quadro e la certezza delle regole, le imprese del settore che investono in Italia si possono impegnare per garantire presenza produttiva, capacità manifatturiera, occupazione qualificata, ricerca, export e innovazione. Confermandosi così – conclude Scaccabarozzi - un asset industriale e ad alta tecnologia, fondamentale per il rilancio del Paese e della sua economia».

 
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Renzi: rivoluzioniamo l'Italia, non parliamo solo di deficit

Renzi: rivoluzioniamo l'Italia, non parliamo solo di deficit | Politikè | Scoop.it

"L'Italia rispetta i limiti europei e all'Ue interessano le nostre riforme, non se il nostro rapporto deficit Pil cresce dello 0,2 o dello 0,3%" lo dice il premier Matteo Renzi a margine degli incontri del Consiglio Europeo a Bruxelles (RaiNews)

Politikè's insight:

- "Stiamo rivoluzionando l'Italia ed è questo quello che interessa all'Europa". Il premier Matteo Renzi lo dice ai giornalisti, a margine di uno degli incontri del Consiglio Europeo a Bruxelles. L'attenzione dei partner Ue, secondo il presidente del Consiglio, è concentrata "sui nostri progetti di riforme" e non sull'eventualità che il nostro rapporto deficit Pil "possa crescere di qualche punto decimale". Anche perché - aggiunge Renzi - "l'Italia è uno dei Paesi che rispetta i parametri comunitari". Matteo Renzi ribadisce di aver già delineato le coperture economche per i provvedimenti che il governo intende varare e che le linee guida della nostra politica economica saranno annunciate con il Def, il documento economico finanziario, atteso nei prossimi mesi. Barroso: sosterremo le riforme italiane Un incontro "molto positivo" quello con il premier Renzi "l'Europa sosterrà le riforme in Italia" ad assicurarlo è il presidente della Commissione Ue, José Barroso, con un tweet postato al termine dell'incontro, durato più di un'ora, con il presidente del consiglio italiano poco prima del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue. 

Uscendo dal faccia a faccia con Barroso, ai cronisti che gli chiedevano com'era andato l'incontro, Renzi aveva commentato con un semplice "Bene, molto bene" per poi recarsi al Consiglio europeo per il summit Ue. Botta e risposta con Barroso Prima dell'incontro con Renzi, Barroso aveva ammonito: "Il rispetto degli impegni presi" in sede europea è "fondamentale" per la fiducia nell'Italia e nell'Ue, aggiungendo: nessun altro commento senza prima averne discusso con lui.  "l'Italia sta rispettando tutti vincoli" aveva ribattuto il premier. "Ho comunque preso atto - ha detto Barroso - delle dichiarazioni fatte a Berlino" con cui il presidente del Consiglio "si è impegnato a un programma molto ambizioso di riforme e allo stesso tempo ha anche detto che avrebbe rispettato tutti gli impegni a livello europeo". Van Rompuy: "Continuare ad applicare le regole" Sostanzialmente sulla stessa linea il presidente permanente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, che vedrà renzi domani. Sull'ipotesi di aumento del deficit italiano ha detto: "Naturalmente tutti devono continuare ad applicare le regole concordate. Però discuterò con Renzi la portata precisa del suo intervento". L'incontro con le Regioni Prima di volare a Bruxelles, Renzi ha incontrato i presidenti di Regioni e Comuni, per discutere anche del pacchetto riforme costituzionali: quella del Senato in primo piano. Come anticipato dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il premier chiederà oggi a Bruxelles che i fondi strutturali vengano esclusi dai vincoli posti dal Patto di stabilità.  Il prevertice del Pse Renzi è stato ad un prevertice del Pse prima di incontrare Barroso, e prima dell'apertura del Consiglio europeo nel pomeriggio. E' la prima volta che Renzi partecipa ad una riunione del Pse dopo l'adesione del Pd alla famiglia dei socialisti europei. 


- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/renzi-rivoluzioniamo-italia-74e692b5-8ef3-4eb2-81e4-6ac8a10cb969.html#sthash.c2jL8oFZ.dpuf

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De Magistris vede il baratro, la maggioranza si "scassa", manca il numero legale

De Magistris vede il baratro, la maggioranza si "scassa", manca il numero legale | Politikè | Scoop.it

Consiglio comunale, appello ai partiti: "Schieratevi con la città" (di: Roberto Fucillo su: napoli.repubblica.it)

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L'intelligenza è questione di materia grigia

L'intelligenza è questione di materia grigia | Politikè | Scoop.it
C'è un gene che “collega” la nostra intelligenza allo spessore della cosiddetta materia grigia presente nel cervello e che influisce, dunque, sulle nostre capacità intellettive e sulle abilità cognitive. La materia grigia è l'insieme dei corpi dei neuroni e si differenzia dalla materia bianca costituita invece dalle loro propaggini, gli assoni, deputati a trasmettere l'impulso nervoso.
Politikè's insight:

- (da:healthdesk.it) - 

C'è un gene che “collega” la nostra intelligenza allo spessore della cosiddetta materia grigia presente nel cervello e che influisce, dunque, sulle nostre capacità intellettive e sulle abilità cognitive. La materia grigia è l'insieme dei corpi dei neuroni e si differenzia dalla materia bianca costituita invece dalle loro propaggini, gli assoni, deputati a trasmettere l'impulso nervoso.

Ebbene, una mutazione a carico di questo gene (NPTN), infatti, è associata a una corteccia più sottile e quindi a minori capacità cognitive. Non si tratta del “gene dell’intelligenza”, precisano i ricercatori, poiché questa è influenzata da molti fattori, sia genetici che ambientali, ma la scoperta potrebbe aiutare gli scienziati a capire come e perché alcune persone hanno difficoltà di apprendimento.

Lo studio, coordinato da Sylvane Desrivieres del King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, ha coinvolto 1.500 adolescenti. Sono stati analizzati oltre 54.000 varianti genetiche coinvolte nello sviluppo del cervello ed è stato scoperto che, in media, i giovani con questa particolare variante del gene NPTN hanno una corteccia più sottile nella metà sinistra del cervello, e sono quelli che hanno sfoggiato minori abilità cognitive nei test intellettuali. Ovviamente la mutazione a carico del gene NPTN spiega una frazione piccolissima della variabilità individuale di intelligenza, ma potrebbe aiutare a capire meglio alcuni meccanismi biologici alla base di diversi disturbi psichiatrici. Ma anche a fare ulteriori passi verso studi più approfonditi che mettono in relazione lo spessore della corteccia cerebrale all’intelligenza.

 

 

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E la questione Agenda Digitale? - Sulla notizia

E la questione Agenda Digitale? - Sulla notizia | Politikè | Scoop.it
C'è un nuovo Governo, ma che ne sarà della "vecchia" Agenda Digitale?

di: Massimo Bencivenga  - da: sullanotizia.com

Politikè's insight:

L’ho già detto, ma voglio ripetermi: con la nomina di Francesco Caio per una volta, almeno a parer mio, si era scelto l’uomo giusto da mettere al posto giusto.

Un’avventura quella di Caio come commissario all’Agenda Digitale che si è bruscamente interrotta lo scorso Febbraio. 
Come si regolerà adesso il neo-premier Matteo Renzi? Nominerà un altro commissario o porterà l’Agenda Digitale sotto l’egida del governo e della politica nominando al vertice un politico?

La linea di Renzi, a sentire i rumors dei bene informati, sarebbe quella di sondare l’eventualità e l’opportunità di accorpare in un’unica struttura le deleghe alle telecomunicazioni e quelle per l’agenda digitale, con l’affidamento e il coordinamento della stessa affidato un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che riferirebbe direttamente a Palazzo Chigi.

Quindi niente commissari straordinari, ma un politico.

L’idea in sé ha dei pro e contro.

Il contro è che, in genere, i nostri politici fanno un po’ a cazzotti con la tecnologia, più che capirla, in molti casi, sembrano subirla. Concetto che vale anche per la comunicazione più smart e informale della Rete, con gaffe e marce indietro a go-go.

Il vantaggio è che un politico ha una investitura diversa di un tecnico, per quanto capace e autorevole. Per dirla più schiettamente, un politico può chiedere dei favori, ha qualcosa da dare in cambio. Un tecnico avulso dai meccanismi di palazzo può dare solo consigli, che spesso restano quello che sono, consigli. E pacche sulle spalle.

E sempre a sentire i soliti informati, il premier starebbe pensando, per la figura di sottosegretario con queste deleghe, a Paolo Coppola del Pd, docente di informatica all’Università di Udine.

In parlamento, con ottime competenze in materia, ci sarebbe anche Stefano Quintarelli, che sarebbe un ottimo successore di Francesco Caio, ma che, essendo stato eletto con Scelta Civica, lo vedo un po’ più indietro, politicamente non tecnicamente, nella lista dei candidati di Renzi. Almeno credo.

Comunque, qualora la cosa, ossia l’accorpamento delle deleghe, andasse in porto sarebbe di vitale importanza dimensionare il tutto evitando di creare doppioni con le competenze e i poteri dell’Agcom e del Ministero per lo Sviluppo Economico. 
In alcuni casi, su servizi e infrastrutture, il rischio di sovrapposizioni, nonché di frizioni su competenze ed eventuali “vuoti”, sembrerebbe a bocce ferme forte e concreto.

Cosa ha fatto Caio in questi mesi? 
Per vedere cosa ha fatto lascio la parola a qualcuno che ha lavorato insieme a lui, vale a dire al professorAlfonso Fuggetta.

 

 

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La voce delle voci

La voce delle voci | Politikè | Scoop.it

di: Furio Lo Forte

Politikè's insight:

 

Giovedì 6 marzo 2014. Fra gli ospiti di Servizio Pubblico siede Michele Emiliano, sindaco di Bari ed ex magistrato, attaccato per la sua militanza piddina da Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle. Replicando ad una osservazione di quest’ultimo, Emiliano ripercorre in poche battute la sua esperienza. E ricorda, en passant, che dopo aver vinto il concorso in magistratura fu mandato al Tribunale di Agrigento. «Dove mi accorsi - dice - che buona parte dei colleghi combattevano per la parte avversa». Quasi una voce dal sen fuggita. Ma pur sempre una dichiarazione pesante come il piombo. Vera. E nessuno, in studio, ci fa caso. Emiliano è stato in servizio ad Agrigento a metà anni ‘80. E a noi torna subito alla mente quell’articolo di ottobre 2012 che ci aveva fatto letteralmente saltare sulla sedia: nel raccontare il suicidio nel carcere di Carinola del boss Pietro Ribisi di Palma di Montichiaro, i cronisti riportavano quanto già nel 1990 aveva scritto su Repubblica Attilio Bolzoni. E cioe´ che quello sul caso Ribisi era stato «l’unico processo per mafia aperto dalla Procura di Agrigento negli ultimi 25 anni». Dove sono ora quei magistrati? Qualcuno ha chiesto loro conto di tanta benevolenza nei confronti di Cosa Nostra? 

Nel 1972 a pagare con la vita per aver osato denunciare sul suo giornale il conflitto d’interessi di chi presiedeva il tribunale di Ragusa (il cui figlio era sospettato di aver ucciso un commerciante del posto, ma il processo restava, inamovibile, a Ragusa) era stato il giovane cronista Giovanni Spampinato, nel cui nome esiste ora Ossigeno. Che pubblica estratti commentati dalla tesi di laurea di Lorenzo Censi, scienze delle comunicazioni a Roma Tre, su quella infamante pagina della giustizia italiana. 

«La legge non è uguale per tutti - si legge nel commento di Raffaella Della Morte - e sicuramente neanche le notizie lo sono. I cronisti che avevano in pugno la clamorosa notizia del coinvolgimento di Campria (il presidente del tribunale di Ragusa, ndr) si proclamavano garantisti ante litteram, e anche dopo la morte di Spampinato continuarono ad ergersi antesignani della tutela della privacy. Ma è evidente che il garantismo e la privacy non c’entravano nulla; con l’avallo e la condivisione della direzione dei loro giornali censurarono consapevolmente e deliberatamente una notizia di indubbio rilievo per l’opinione pubblica»

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Province: moltiplicazione dei consiglieri, pagheranno i cittadini!

Province: moltiplicazione dei consiglieri, pagheranno i cittadini! | Politikè | Scoop.it

M5S - 

Affari Costituzionali ed Interno
Politikè's insight:

Il dl Del Rio, quello che a sentire la maggioranza avrebbe soppresso le Province, fa lievitare il numero di consiglieri comunali e assessori (nei comuni fino a 10mila abitanti) a più 26.500 consiglieri e 5mila assessori, per un totale di 31.500 poltrone in più.

Il MoVimento l'aveva denunciato con forza e la risposta del Governo è stata che non ci sarebbe stato un aggravio di costi in quanto le indennità dei vecchi amministratori sarebbero state "spalmate" anche sui nuovi.

Il M5S non c'era cascato e continuava a sostenere che non poteva essere così: i costi degli amministratori non sono le sole indennità, ci sono, ad esempio, i costi inerenti le funzioni che non possono essere tagliati.

E, guarda un po', nel dl Irpef (sempre quello delle 80 euro) si legge che i Comuni interessati dall'aumento di consiglieri e assessori dovranno sì spalmare il costo delle nuove indennità su quelle vecchie, ma gli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi, nonché i permessi retribuiti, relativi ai nuovi amministratori in più, saranno pagati dai comuni.

Enti locali che, come si sa, devono sottostare al patto di stabilità o all'invarianza di spesa, per cui l'aumento della spesa per i costi della politicadovrà essere compensato da risparmi o tagli di pari entità in altri ambiti. Nella migliore delle ipotesi, quindi, si taglierà sui servizi per i cittadini per pagare le poltrone dei politici.

Noi #velavevamodetto


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Elezioni 2014, Ciriaco De Mita ha più consenso di Renzi

Elezioni 2014, Ciriaco De Mita ha più consenso di Renzi | Politikè | Scoop.it
Il teatrino della politica | TDP
Politikè's insight:

Ecco il vero vincitore delle Elezioni 2014: Ciriaco De Mita.

Renzi, Salvini, Picierno non sono nessuno al cospetto dell’86enne nuovo sindaco di Nusco, provincia di Avellino. Eletto con 1.136 voti, pari all’80% dei partecipanti al voto, ha annichilito la povera sfidante, l’ingegnere Rosanna Secchiano, che si è fermata a 336 voti.

Per i meno attenti, queste sono in ordine sparso le cariche ricoperte del politico in questione, non di primo pelo come si evince:

- deputato della Repubblica dal 1963 al 2008 (45 anni, quarantacinque…)

- Presidente del Consiglio

- segretario della Democrazia Cristiana

- ministro della Repubblica

- sottosegretario dell’Interno

- europarlamentare

Giuseppe De Mita, nipote del nuovo primo cittadino Ciriaco nonchè vice segretario nazionale dell’Udc, afferma: “La percentuale era scontata ma la vittoria di Ciriaco De Mita, nuovo sindaco di Nusco, non è un’operazione nostalgia o un tributo al passato”.“Anzi questa è un’operazione avanguardista, perché è partita con l’obiettivo di recuperare il valore della comunità come punto di riferimento di un nuovo scenario politico, avendo a cuore i problemi di una terra come l’Irpinia. Non è il perimetro del campanile, ma un modello sperimentale”. “Ringrazio i nuscani perché hanno compreso che si tratta di un investimento sul futuro”.

Ora bisognerà vedere questo futuro quanto durerà; il TDP vuole bene al buon Ciriaco, ma sempre 86 primavere si porta sulle spalle… Tante belle cose.

 

Pubblicato da impresario83 su 27 maggio 2014

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Renzi e quelle nomine alle Ferrovie

Renzi e quelle nomine alle Ferrovie | Politikè | Scoop.it

di: Nicola Porro, blog su il Giornale.it

Politikè's insight:

Ma perché il governo Renzi ha scelto un uomo alla presidenza delle Ferrovie dello Stato? Vi sembrerà una domanda retorica e del cavolo. Mica tanto se si prendono a riferimento le nomine tutte al femminile fatte dal governo per le partecipazioni statali. Forse perché il presidente delle Fs ha un bel po’ di poteri, a differenza delle sue neocolleghe? Nooooo. Tra poco vedremo meglio.
La vera domanda, riguardo chi guiderà i trenini, è però un’altra. Per quale misterioso motivo è stato rinnovato tutto il consiglio di amministrazione, che non era in scadenza. Formalmente non ce n’era bisogno. Era necessario sostituire il capo azienda, Mauro Moretti, che è stato spostato dal medesimo governo in Finmeccanica (ma al doppio dello stipendio, ben meritato, se no Moretti, ora che tecnicamente può, ci bombarda). Il numero due del gruppo (Michele Mario Elia) avrebbe preso il suo posto e tutto sarebbe potuto finire lì. E invece no: si è voluto rinnovare l’intero consiglio. Fare fuori il vecchio presidente (Cardia era l’ultima scelta lettiana, inteso come Gianni) e procedere alla nomina di un totale di nove consiglieri. Quattro in più rispetto alla passata gestione.
Ricapitoliamo: il consiglio poteva essere completato facendo salire come amministratore Elia, e invece il governo Renzi ha fatto secchi tutti e, già che c’era, ha aumentato le poltrone in piazza della Croce rossa. Il ministro Lupi avrebbe voluto mantenere quota cinque, semmai mediare per sette. Ha perso su tutta la linea: si è arrivati a nove. Di questi, un paio sono attribuibili proprio a lui. Elia, l’ad, è un manager vicino a Moretti, che addirittura in una messa pasquale nel saluto ai dirigenti (sacro e profano) aveva assicurato la continuità in azienda con il suo Elia.
Marcello Messori, il nuovo presidente, è stato pescato invece nella pattuglia dei dalemiani. Possiamo dunque semplificare: quota ministro dell’Economia, Padoan. O sarebbe meglio dire dal gruppo di Italiani Europei, la fondazione di «Baffino»da cui proviene proprio il ministro dell’Economia, azionista delle Ferrovie.
Prima chiave di lettura sulle presidenze assegnate da Renzi in questa tornata di nomine. Le donne hanno pochi poteri, ma spolverano l’immagine del governo. Un solo presidente confermato: De Gennaro a Finmeccanica. Grazie all’alto servizio reso nelle forze dell’ordine e a un certo rapporto con l’alto Colle. Anche se appena arrivato Moretti ha subito ridimensionato le deleghe di De Gennaro, che ha perso comunicazione e relazioni esterne. E anzi, quel duro di Moretti non fa mistero di voler comandare su tutto e tutti: ha reintrodotto i badge per i dirigenti, ne ha licenziato uno dopo poche ore e già tagliato consulenze e contrattini per molti ex finmecca. Vabbè, ne riparleremo.
Ritorniamo all’ex regno di Moretti, e cioè le Ferrovie. Dicevamo che il governo Renzi, zitto zitto, ha proceduto a un bel pacchettino di nomine, aumentando, con poca logica economica, i posti in consiglio.
I due consiglieri di Lupi, sono una donna e un uomo. Daniela Carosio è un caso niente male. Fino a pochi mesi fa direttore delle relazioni esterne proprio delle Fs (sponsorizzazioni, pubblicità ed eventi), dopo una serie di scontri era stata fatta fuori proprio da MM. Ritorna in azienda come consigliere. Un bello schiaffetto e una perfida rivincita che Lupi si deve essere preso contro un ad che faceva tutto per conto suo. Il secondo consigliere di Lupi è Giuliano Frosini, ex capo di gabinetto di Bassolino, buoni rapporti con i cattolici e la sinistra, e capo delle relazioni istituzionali di Terna. Ingegnere, con qualche conflitto quando si discuterà di reti ad alta tensione ed elettricità in Ferrovie (soprattutto alla luce dei tagli agli aiuti che il ministro Guidi intende varare entro la fine di giugno).
Tolti presidente e amministratore delegato, e i due «lupiani» restano cinque consiglieri. Tutti in quota Renzi. Anche se ovviamente con sfumature diverse. Un altro responsabile di affari istituzionali ed esperto di comunicazione (e così arriviamo alla bellezza di tre su nove consiglieri) è Simonetta Giordani. Ex sottosegretario alla Cultura con Letta non ha l’obbligo dell’anno sabbatico, poiché cultura e binari non si incrociano, ma potrebbe avere qualche imbarazzo riguardo alle Grandi Stazioni. Società controllata oltre che dalle Ferrovie anche dal gruppo Benetton, dove la Giordani si è occupata appunto di affari istituzionali. La Giordani è una renziana della prima ora. Così come Federico Lovadina, se è lo stesso Lovadina (sul sito delle Fs non si rintracciano ancora i curriculum) nominato da Renzi sindaco in una partecipata fiorentina. Tributarista, ha iniziato la sua carriera insieme al ministro Boschi, nello studio di Francesco Bonifazi. Con un profilo meno smaccatamente toscano (i contatti ci sono con Firenze) anche i rimanenti tre consiglieri. Anche se Vittorio Belinguardi Clusoni, ex Sea e Trenord, potrebbe sembrare un «lupiano», il tam tam della politica romana lo attribuisce (chissà se è vero) a un accordo tra Renzi e Denis Verdini. Ah, saperlo, scriverebbe Dagospia.
Quello che noi possiamo sapere è che il cda delle Fs è lievitato da cinque a nove. Che in esso ci sono tre esperti di relazioni esterne (attesi miglioramenti per la rivista Frecciarossa). E che l’aumento di queste poltrone non sembra sia dettato da nulla, se non da la voglia di occuparle.

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Europee 2014, tutti gli eletti al parlamento Ue - POLITICA

Europee 2014, tutti gli eletti al parlamento Ue - POLITICA | Politikè | Scoop.it
Europee 2014, tutti gli eletti al parlamento Ue - La lista degli eletti italiani al parlamento europeo.
Politikè's insight:

A fare la parte del leone è il Pd, con 31 seggi. Poi il Movimento 5 stelle con 17, Forza Italia con 13, e via via tutti gli altri.
In tutto, nel nuovo parlamento europeo, l'Italia può contare su 73 seggi, dietro solo a Germania (96) e Francia (74).
Di seguito i nomi di tutti gli eletti, suddivisi per circoscrizione e lista.
Tra parentesi il primo dei non eletti.

Circoscrizione Nord Ovest

Pd - 9 seggi: Alessia Mosca, Sergio Cofferati, Mercedes Bresso, Patrizia Toia, Antonio Panzeri, Renata Briano, Luigi Morgano, Brando Benifei, Daniele Viotti.
M5s - 4 seggi: Tiziana Beghin, Marco Valli, Eleonora Evi, Marco Zanni.
Forza Italia - 4 seggi: Giovanni Toti, Lara Comi, Alberto Cirio, Stefano Maullo.
Lega Nord - 3 seggi: Matteo Salvini, Gianluca Buonanno, Angelo Ciocca, (Francesco Bruzzone).
Lista Tsipras - 1 seggio: Moni Ovadia, (Curzio Maltese).
Ncd-Udc - 1 seggio: Maurizio Lupi, (Massimiliano Salini).

Circoscrizione Nord Est

Pd - 7 seggi: Alessandra Moretti, Flavio Zanonato, Cècile Kyenge, Paolo De Castro, Isabella De Monte, Elly Schlein, Damiano Zoffoli.
M5s - 3 seggi: David Borrelli, Marco Affronte, Giulia Gibertoni.
Forza Italia - 2 seggi: Elisabetta Gardini, Remo Sernagiotto.
Lega Nord - 2 seggi: Matteo Salvini, Flavio Tosi, (Mara Bizzotto, Lorenzo Fontana).
Svp - 1 seggio: Herbert Dorfmann.

Circoscrizione Centro

Pd - 7 seggi: Simona Bonafè, David Sassoli, Enrico Gasbarra, Goffredo Bettini, Nicola Danti, Silvia Costa, Roberto Gualtieri.
M5s - 4 seggi: Laura Agea, Fabio Castaldo, Dario Tamburrano, Bianca Maria Zama.
Forza Italia - 2 seggi: Antonio Tajani, Alessandra Mussolini.
Ncd-Udc - 1 seggio: Beatrice Lorenzin, (Carlo Casini).
Lista Tsipras - 1 seggio: Barbara Spinelli, (Marco Furfaro).

Circoscrizione Sud

Pd - 6 seggi: Gianni Pittella, Pina Picierno, Elena Gentile, Massimo Paolucci, Andrea Cozzolino, Nicola Caputo.
M5s - 4 seggi: Isabella Adinolfi, Laura Ferrara, Rosa D’Amato, Daniela Aiuto.
Forza Italia - 4 seggi: Raffaele Fitto, Aldo Patriciello, Fulvio Martusciello, Barbara Matera.
Ncd-Udc - 1 seggio: Lorenza Cesa, (Filippo Piccone).
Lista Tsipras - 1 seggio: Barbara Spinelli, (Eleonora Forenza).

Circoscrizione Isole

Pd - 2 seggi: Renato Soru, Caterina Chinnici.
M5s - 2 seggi: Ignazio Corrao, Giulia Moi.
Forza Italia - 1 seggio: Salvatore Domenico Pogliese.

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Ecco il manager ideale per la sanità (e non solo)

healthdesk.it
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Quali caratteristiche dovrebbe avere il direttore generale “ideale” delle Aziende sanitarie pubbliche? A descriverlo ha provato la Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, in collaborazione con l’Agenas (l'Agenzia per i servizi sanitari regionali), mettendo insieme un folto gruppo di manager sanitari, in un percorso formativo durato quattro giornate di full immersion, coordinate e gestite da Roberto Vaccani della Sda Bocconi School of Management, e presentato a Bologna in occasione del convegno “Quale direttore generale per quale Azienda sanitaria?”.

Il risultato è che il direttore generale dovrebbe avere una «personalità forte, capace di relazionarsi facendo risaltare la dimensione dello scambio e della capacità di ascolto, che punta più sull’arma del saper convincere che su quella del comando. Leader però nell’accentrare il governo dell’azienda, con una spiccata propensione all’innovazione. Il tutto con senso della misura e, perché no, un tocco di eleganza che non guasta nel riconoscimento della leadership. Questo per definire le attitudini a dirigere. Da coniugare però con le competenze. Che devono essere forti nella conoscenza dei trend di bisogni e nell’analisi di produttività, così come nella politica di sviluppo del personale, nella costruzione di una macchina organizzativa efficiente e nella visione sistemica delle problematiche finanziarie aziendali. In particolare, sono richieste competenze specifiche per la conoscenza dei bisogni in programmazione dei servizi in output specifici ospedalieri e territoriali e progetti di sistema; per le politiche del personale, in capacità di edificare accordi sindacali, sistemi premianti e di selezione dei dirigenti, organizzazione del personale convenzionato; per le strategie di struttura in implementazione dei modelli organizzativi, assetto del management, sistemi di obiettivi e verifiche, logiche di accreditamento, indirizzo dei processi di cambiamento; per la politica finanziaria in governo dei costi, ma anche in capacità di attrarre investimenti e valorizzazione del patrimonio».

Un profilo, insomma, di competenze e attitudini che potrebbe calzare a pennello anche per altri manager della Pubblica amministrazione.

«Abbiamo deciso di alzare l’asticella della professionalità del top management delle aziende sanitarie - spiega il presidente della Fiaso, Valerio Fabio Alberti - consapevoli che oggi ciò costituisce un fattore imprescindibile per affrontare con successo le difficili sfide poste al Ssn sia sul fronte della qualità dei servizi e della tutela della salute, che del governo dei costi. La necessità di inserire manager autorevoli e competenti – prosegue Alberti – riduce i margini di discrezionalità nei processi di selezione e valutazione. Processi che richiederanno certamente una revisione, proprio per garantire l’accesso nei posti di responsabilità agli alti profili che abbiamo individuato».

Per quanto riguarda il trattamento economico dei manager, di cui in questi giorni molto si parla, «si evidenzia – aggiunge il presidente Fiaso – come determinati ruoli di alta responsabilità debbano essere remunerati in modo da risultare attrattivi o perlomeno non penalizzanti rispetto ai più elevati ruoli dirigenziali all’interno del Ssn. Ciò proprio per attrarre personale motivato e in attività. Viceversa, si rischia che il personale migliore non sia disponibile a ricoprire quei ruoli delicati – conclude - e che si verifichi una selezione verso profili più scadenti che non hanno la professionalità come tratto distintivo».

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De Magistris: "Napoli è cambiata. Stupenda la città piena di turisti"

De Magistris: "Napoli è cambiata. Stupenda la città piena di turisti" | Politikè | Scoop.it
Il primo cittadino partenopeo traccia un bilancio del weekend pasquale che ha visto il capoluogo campano invaso da turisti
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De Magistris: "Napoli è cambiata. Stupenda la città piena di turisti"

"Napoli è cambiata. Tra tanti problemi e ostacoli, ma con tanto cuore, passione ed impegno, nonostante gli uccelli del malaugurio, la città è stupenda e piena di turisti". Così il Sindaco Luigi de Magistris si è espresso nel tracciare un bilancio del weekend pasquale, che ha visto il capoluogo campano invaso dai turisti.

"Alberghi pieni per il 90%, con provenienza dei turisti per un 60% da altre località italiane e per l'altro 40 da Francia, Germania e Stati Uniti. Per la prossima settimana è previsto il tutto esaurito. Napoli è cambiata", le parole del primo cittadino.

Potrebbe interessarti:http://www.napolitoday.it/politica/dati-turismo-napoli-pasqua-2014.html

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Sondaggio SCENARIPOLITICI 19 aprile - POLITICHE

Sondaggio SCENARIPOLITICI 19 aprile - POLITICHE | Politikè | Scoop.it
Sondaggio SCENARIPOLITICI 19 aprile - POLITICHE - Sondaggio politico elettorale sulle ultime Intenzioni di Voto per la Camera dei Deputati.
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Il CENTRODESTRA cala di quasi un punto ed è raggiunto dal CSX, Forza Italia perde oltre mezzo punto, gli altri partiti di area ne approfittano solo parzialmente.
La Lega Nord risulta in calo e torna sui livelli di inizio marzo, cresce il Nuovo Centrodestra, così come Fratelli d’Italia che si avvicina al 4%.
Nel complesso la coalizione si colloca intorno al 34%.

Il CENTROSINISTRA è sostanzialmente stabile, invariati o quasi tutte le forze, il PD si conferma tra il 28 e 29%, in crescita di 3 punti rispetto alle Politiche, Scelta Civica sarebbe sotto il 2% e SEL, appena sopra il 3%, pareggia il risultato delle Politiche di 14 mesi fa.

Confermiamo il trend del Movimento 5 Stelle, che continua a crescere, guadagnando un altro punto, collocandosi così al 27% a solo un punto e mezzo dal PD.

Concludendo, il Centrodestra conferma il trend di discesa in cui Forza Italia perde consensi ad ogni rilevamento, mentre le altre forze di area ne intercettano solo una parte.

Nel Centrosinistra, almeno per questo rilevamente, sembra essersi interrotta la fase di accentramento del PD. Gli altri partiti rimangono particolarmente deboli.

Con questi dati CDX e CSX accederebbero al ballottaggio, tuttavia essendo entrambe le coalizioni non sono troppo lontane dal 37% non si escluderebbero sorprese già al primo turno.

Affluenza stimata stabile nel periodo, al 73%.

Per le Elezioni Politiche ci fermiamo qui. I dati regionali e circoscrizionali che seguiranno nei prossimi giorni sono riferiti alle Elezioni Europee.

All’interno della grafica la nota metodologica, per ulteriori informazioni, dai prossimi giorni potrete trovare il sondaggio inserito nel’apposito sito del Governo.

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Idropoli: il dossier illustrato di First Line Press - First Line Press

Idropoli: il dossier illustrato di First Line Press - First Line Press | Politikè | Scoop.it
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L’ondata di felicità del referendum, il concetto di acqua pubblica che ha coinvolti molti, con la consapevolezza di dover incastrare quella volontà con meccanismi di natura economica e giuridica. Una decisione nazionale che deve rapportarsi con le singole realtà locali, una tariffa da ridisegnare, un servizio che deve essere garantito senza profitti per i gestori, se non la garanzia d’investimento per reti assolutamente precarie in tutta la Penisola.Approvvigionamento, distribuzione e riutilizzo del ciclo d’acqua.Interviste ed illustrazioni che ripercorrono una città in funzione dell’acqua, con imprevisti, traguardi e tragitti da ridisegnare.

Il reportage di Lorenzo Giroffi e le illustrazioni di Hobo sono un modo per approfondire quanto è successo e quanto ancora deve accadere nella sfera del “diritto acqua”: interviste ai protagonisti delle vicende e soprattutto la volontà di continuare a seguire la questione.

“Idropoli – Gestione dell’acqua in Italia: pubblico in cerca d’identità” è disponibile a tutti lettori a 1,90 euro, che non è solo il valore del dossier, ma è un modo per sostenere il lavoro della redazione di First Line Press, i suoi viaggi, la sua voglia di andare in giro ed approfondire temi nascosti, ascoltando più voci possibili, per toccare tutto quanto necessario e raccontare con estrema lucidità il mondo di periferie lontane e vicine.

La collana di ebook e gli speciali proposti speriamo possano avere una continuità soddisfacente per tutti i lettori. Qui il primo ebook, mentreIdropoli può essere acquistato qui.

Di seguito la prefazione del lavoro:

“Idropoli – Gestione dell’acqua in Italia: pubblico in cerca d’identità” è il frutto di un lungo viaggio fatto da First Line Press dal gennaio 2013. Un percorso di domande sui meccanismi economici che, a seguito del referendum del giugno 2011, avrebbero dovuto intaccare il sistema idrico italiano: il riscontro di volontà politiche che stridono con quel risultato, ma anche l’incontro con le effettive difficoltà di un nuovo piano tariffario che possa permettere gli adeguati investimenti.

Le trasformazioni giuridiche da operare per rendere effettivamente pubblica la gestione dell’acqua; i costi in bolletta; lo stato non ottimale di  reti e depuratori; istituzioni territoriali differenti tra di loro tanto quanto la natura delle sorgenti. Il racconto da parte dei comitati cittadini presenti sul territorio, delle istituzioni che determinano la natura del servizio, dell’autorità che disegna la bolletta e dei gestori che devono sostenere loro stessi ed il trattamento delle reti idriche. Un bene comune, un’idea di libertà e democrazia che deve imbattersi anche con un trattamento materiale, fatto di ricerca delle sorgenti, distribuzione e riciclo delle acqua.

 

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Rai: Bruxelles chiama e Fico non risponde

Rai: Bruxelles chiama e Fico non risponde | Politikè | Scoop.it

La Vigilanza non andrà al Parlamento europeo per l’audizione della commissione Petizioni sulla legittimità del canone - 

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 - Il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, e i suoi due vice - Giorgio Lainati (FI) e Salvatore Margiotta (Pd) - mercoledì 19 marzo non saranno a Bruxelles. La commissione avrebbe dovuto prima riunirsi (per concordare una linea comune) e poi rispondere alla chiamata della commissione Petizioni del Parlamento europeo in merito a una richiesta (targata Lega Nord) di 12 mila cittadini che chiedono all’Europa d’intervenire per l’abolizione del canone Rai in quanto “illegittimo” e da considerarsi “aiuto di Stato”. Lunedì 17 marzo – a quanto apprende IL VELINO – la Vigilanza ha scritto una lettera al presidente della commissione Petizioni, Erminia Mazzoni, per spiegare che a causa dell’agenda dei lavori così fitta non sarà possibile per la Vigilanza Rai rispondere alla chiamata di Bruxelles. D’altronde la vicenda del canone illegittimo sembra avviata su un binario morto: l’introduzione della contabilità separata da parte della Rai nel 2005 ha di fatto messo a tacere ogni procedura d’infrazione relativa all’imposta di possesso. E la stessa commissione Petizioni, guardando alle elezioni, non avrà lunga vita.

(da ilVelino/AGV)

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Da Prodi a Dini fino a Mastella: la lunga lista dei testimoni al processo Berlusconi a Napoli

Da Prodi a Dini fino a Mastella: la lunga lista dei testimoni al processo Berlusconi a Napoli | Politikè | Scoop.it
Ex presidenti del Consiglio come Prodi e Dini, l'ex capo della Protezione Civile Bertolaso e quello dei Servizi segreti Pollari: per il processo sulla compravendita dei senatori che si celebra a Napoli ci sono decine di personalità della politica e delle istituzioni chiamate a testimoniare.
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 - fanpage.it - Al Palazzo di Giustizia di Napoli si stanno attrezzando le misure di sicurezza. La Procura generale vigilerà e regolamenterà l’afflusso di telecamere e reporter. E darà istruzioni su come contrastare l’assalto dei curiosi. A partire dal prossimo aprile ci sarà da divertirsi. È in arrivo in Tribunale un bastimento carico di potenti della politica. Saranno tutti obbligati a dire la verità, e non è poco. Sfileranno infatti come testimoni al processo che vede imputato Silvio Berlusconi per la compravendita dei senatori. La lista testi dei difensori del Cavaliere, gli avvocati Michele Cerabona e Niccolò Ghedini, che in alcuni punti combacia con quella dei pubblici ministeri Henry John Woodcock e Fabrizio Vanorio, è un estratto dell’elenco degli uomini più influenti della travagliata stagione del governo Prodi. Ministri, capigruppo parlamentari, personaggi politici di vario peso. Molti ancora sulla cresta dell’onda. Altri no. Come Prodi, anche lui atteso a Napoli, il bolognese ex presidente del Consiglio, il cui governo retto per due anni su una fragilissima maggioranza al Senato crollò per la manovra ordita da Berlusconi e dai suoi fedelissimi. Una manovra ordita a suon di milioni di euro, secondo l’accusa e le confessioni di Sergio De Gregorio, l’ex senatore dipietrista dal 2006 al 2008, poi azzurro nella legislatura 2008-2013 dopo aver contribuito a far cadere il governo di centrosinistra, autodenunciatosi per corruzione e uscito dal dibattimento dopo aver patteggiato venti mesi.

Decine i politici di grido ammessi come testimoni dalla prima sezione collegio C del Tribunale di Napoli presieduta dal giudice Serena Corleto. Si legge nell’atto di convocazione di Prodi: “nella sua qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri nel 2006-2008, riferisca in merito alla sua conoscenza e ai suoi rapporti con l’ex senatore De Gregorio, con particolare riferimento alla posizione politica dello stesso sia in relazione alle trattative/accordi per le candidature alle elezioni, sia in relazione all’attività dello stesso nella Commissione Permanente Difesa del Senato, sia in relazione ai voti espressi dall’ex senatore De Gregorio; su quanto a sua conoscenza in merito a quanto dichiarato dall’ex senatore De Gregorio in relazione al tentativo di liberare due prigionieri israeliani; su ogni altra circostanza inerente al capo di imputazione”. Ecco invece le ragioni della convocazione di Clemente Mastella: “quale ministro della Giustizia del governo Prodi nel 2006-2008; sulle seguenti circostanze: riferisca in merito alla sua conoscenza e ai suoi rapporti con l’ex senatore Sergio De Gregorio, con particolare riferimento agli accordi politici asseritamente proposti da quest’ultimo nell’eventualità della caduta del governo Prodi; in merito agli incontri/accordi con esponenti politici e/o militari statunitensi a cui fosse presente  De Gregorio in qualità di “intermediario di riferimento” e al ruolo/attività svolta dallo stesso in relazione alla politica del governo italiano in tema di difesa interna ed internazionale; in merito alla sua conoscenza e ai suoi rapporti con Valter Lavitola, con particolare riferimento ad eventuali notizie ricevute dallo stesso in relazione ad indagini svolte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere; su ogni altra circostanza inerente il capo di imputazione”. Il riferimento alla procura sammaritana riguarda la lettera attribuita a Valter Lavitola, l’ex direttore dell’Avanti, imputato dell’intermediazione della corruzione di De Gregorio, e ritrovata sul computer di Carmelo Pintabona. Lettera che doveva essere spedita a Berlusconi, nella quale il giornalista faccendiere affermava di aver anticipato a Mastella la bufera giudiziaria che avrebbe travolto la moglie e l’Udeur, in un contesto dove l’episodio fu tra le concause della caduta del governo Prodi, sfiduciato in aula anche coi voti decisivi di Mastella e di un altro senatore del Campanile, Tommaso Barbato. Mastella smentì e querelò.

Diverse le tipologie dei testimoni chiamati a deporre. Ci sono quelli collegati alle ragioni e alle prassi del ‘Patto Federativo’ tra il Pdl e gli Italiani nel Mondo, il movimento di De Gregorio, il contratto che mise nero su bianco un milione di euro dei tre milioni pattuiti secondo l’ex senatore Idv-Pdl per fargli cambiare schieramento e passare nel centrodestra. Il primo è Sandro Bondi, all’epoca coordinatore nazionale Forza Italia-Pdl. Poi Ignazio Abrignani, il legale degli affari civili ed elettorali; Rocco Crimi, tesoriere del Pdl; Denis Verdini, coordinatore nazionale di Forza Italia, chiamato a parlare dei suoi rapporti con Lavitola e sul contratto con la International Press, editrice dell’Avanti (tra i soci anche De Gregorio); Luca D’Alessandro, capo ufficio stampa di Forza Italia e Pdl; Gianfranco Rotondi ed Alessandra Mussolini, leader della Nuova Dc e di Alternativa Sociale, due minipartiti della galassia del centrodestra, chiamati a spiegare le prassi economico-politiche degli accordi tra il Pdl e le formazioni minori come la loro e quella di De Gregorio (e in una successiva lista testi è stato aggiunto per le stesse ragioni anche Francesco Pionati, ex senatore Udc e capo di Alleanza di Centro per la Libertà); Mario Valducci, ex responsabile enti locali Forza Italia.

Ci sono invece i testi chiamati a spiegare le manovre politiche che condussero De Gregorio alla presidenza della Commissione Difesa del Senato coi voti del centrodestra, quando il corpulento politico napoletano era ancora esponente di Idv. I capigruppo dell’epoca Renato Schifani (Fi), Altero Matteoli (An), Roberto Castelli, e i componenti della commissione Difesa Alfredo Biondi (Fi), Filippo Berselli(An), Pasquale Giuliano (Fi), Luigi Ramponi (An), Sergio Divina (Lega), Mauro Cutrufo (Dc per le Autonomie. Antonio Martusciello, commissario Agcom, all’epoca coordinatore campano di Forza Italia, nelle intenzioni dei legali di Berlusconi verrà in aula a spiegare che nel 2005 De Gregorio voleva candidarsi con gli azzurri alle regionali, e la scelta di entrare in Idv l’anno successivo fu dettata solo dal suo rifiuto ad accoglierlo tra i berlusconiani. Un altro dei fedelissimi storici del Cavaliere, Marcello Dell’Utri, è stato citato per confermare una confidenza ricevuta da De Gregorio presso il St. Regis a Roma, ovvero l’intenzione di non ricandidarsi alle politiche del 2013.

Tra i testi ci sono anche l’ex premier Lamberto Dini (uno dei senatori eletti nel centrosinistra che ‘tradì’ Prodi), l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi, l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, per anni uno degli uomini più potenti della Campania da commissario per l’emergenza rifiuti. Bertolaso dovrebbe deporre sui suoi rapporti con Lavitola. E c’è il generale Nicolo Pollari, l’ex capo del Sismi: se la difesa lo sceglierà (la Corte ha autorizzato un massimo di due testimoni per le vicende di politica estera) parlerà dell’intervento di De Gregorio nel caso Abu Omar e del ruolo di Lavitola come consigliere ombra del governo nei rapporti con gli Stati Uniti. Non poteva mancare l’altra principale vittima dei trasformismi (a pagamento, secondo i pm) di De Gregorio: Antonio Di Pietro, che incautamente candidò De Gregorio come capolista di Idv al Senato in Campania nel 2006. Ma ovviamente l’attesa più grande si concentra su Berlusconi. Anche i suoi avvocati l’hanno chiamato a deporre. Sarebbe la prima volta di B. interrogato in aula da imputato: a Milano non è andato mai oltre le dichiarazioni spontanee.


continua su: http://www.fanpage.it/processo-berlusconi-napoli-senatori-lista-testimoni/#ixzz2wVLuO89a ;
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Sono cattolico, ma dico sì a contraccezione e aborto

Sono cattolico, ma dico sì a contraccezione e aborto | Politikè | Scoop.it
Un sondaggio in dodici paesi mostra la presenza di uno scollamento profondo tra gli insegnamenti della Chiesa romana e quello che pensa la maggioranza dei cattolici nel mondo
Politikè's insight:

- (da:healthdesk.it) - 

Contraccezione sì, aborto dipende. I cattolici del mondo non sembrano poi tanto rigidi in fatto di osservanza delle "regole" della dottrina, almeno su alcune questioni. 

Anzi. Non è una gran novità, potrà dire qualcuno: tanto per fare un doloroso esempio tra i mille possibili, ci sono stati Papi nella storia della Chiesa le cui vite non sono state proprio un esempio di rigore dottrinale e morale; oppure, per venire a tempi più recenti,  si possono ricordare gli esiti dei referendum che nel nostro Paese hanno "sdoganato" divorzio e aborto nonostante l'avversione palese delle gerarchie ecclesiastiche. 

Tutto vero, certo. 

Ma oggi arriva una conferma, per così dire, scientifica: un'indagine, la prima di questo genere e vastità, condotta su oltre 12 mila cattolici di dodici Paesi, il 70% dei quali ha dichiarato, in nove lingue diverse, d'essere praticante. L'inchiesta è stata promossa da Univision, rete televisiva statunitense, la principale di lingua spagnola, e coordinata da Bendixen & Amandi International, che si è avvalsa di istituti specializzati in ciascuno dei Paesi inclusi nel campione (Argentina, Brasile, Colombia, Congo, Filippine, Francia, Italia, Messico, Polonia, Spagna, Stati Uniti,Uganda), i quali rappresentano il 61% dell'intera popolazione cattolica mondiale (circa un miliardo di persone). 

Le domande che sono state rivolte agli intervistati riguardavano diversi argomenti "sensibili" per la morale della Chiesa di Roma: dalla comunione per i divorziati al sacerdozio femminile, dal matrimonio tra persone dello stesso sesso (in chiesa e no) al celibato dei sacerdoti, fino alla contraccezione e all'aborto.

Ebbene, per quanto riguarda la contraccezione, ben il 78% dei cattolici del mondo si è detto favorevole e il 19% contrario (il 3% non ha risposto). In Italia i favorevoli alla contraccezione sono risultati ancora più della media: l'84%; e meno i contrari: il 12%; non ha risposto il 4%. Quanto all'interruzione di gravidanza, la media dei cattolici che si è detta favorevole senza riserve è risultata del 54%, mentre un altro 8% la ammetterebbe solo in alcuni casi, per esempio quando è in pericolo la vita della donna o della «creatura». Un terzo (il 33%) è del tutto contrario, il 2% non ha risposto. Nel nostro Paese, invece, prevalgono, con il 68%, coloro che permetterebbe l'aborto solo ad alcune condizioni; quelli favorevoli senza riserve sono invece il 15%,  cioè poco più dei contrari, che si attestano al 13%; il 4% non dà risposta.

Certo, osserva Univision, per alcuni dei temi dell'indagine vi è una differenza sostanziale tra i diversi Paesi. Per esempio, mentre solo il 5% dei cattolici francesi rifiuta l'aborto in ogni circostanza, la quota arriva al 73% tra i cattolici delle Filippine. Tuttavia, commenta ancora Univision, il risultato complessivo dell'indagine mostra che, sulla maggior parte dei temi affrontati, si rileva un profondo scollamento tra gli insegnamenti della Chiesa romana e quello che pensa la maggioranza dei cattolici nel mondo.

Per la cronaca, alla domanda su come giudicassero l'opera di Papa Francesco da quando è stato chiamato al soglio pontificio, l'87% dei cattolici ha risposto di ritenerlo eccellente o buono; solo il 6% ha detto di considerarlo mediocre o non sufficiente (il restante 7% non ha risposto).

(da:healthdesk.it)

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Movimento 5 Stelle: Luis Orellana ritira le dimissioni da senatore

Movimento 5 Stelle: Luis Orellana ritira le dimissioni da senatore | Politikè | Scoop.it
Sempre più probabile la nascita di un gruppo al Senato meno ostile al governo Renzi.
Politikè's insight:

di: Andrea Signorelli su polisblog.it

Luis Orellana è stato al centro delle polemiche nel Movimento 5 Stelle per lungo tempo, fino ad arrivare alla decisione via web di espellere il senatore dal gruppo M5S di Palazzo Madama, assieme ad altri tre. Prima di una serie di espulsioni e defezioni che ha terremotato il movimento politico guidato da Beppe Grillo. In tanti, Orellana compreso, in quei giorni convulsi avevano fatto sapere di volersi dimettere dalla carica di senatore.

E se già la mossa difficilmente sarebbe andata in porto (visto che il Senato di rado accetta dimissioni non motivate da problemi personali o simili), una seconda complicazione era arrivata dalla possibilità, sempre più concreta, che i dissidenti espulsi dal M5S dessero vita a un nuovo gruppo politico che potesse fare da sponda ai civatiani del Pd. Per ora di tutto ciò non è vista traccia, ma la cosa è tutt’altro che defunta, si attende solo che le cose nel M5S si chiariscano definitivamente.

Un passo in questa direzione l’ha fatto oggi proprio Luis Orellana, affermando di non avere più intenzione di dimettersi dal Senato: “In questi giorni ho avuto modo di riflettere sulla mia decisione di lasciare il Senato. Ho riconsiderato con una maggiore serenità d’animo la situazione e ho deciso di ritirare le mie dimissioni continuando così la mia attività parlamentare”.

Sempre più probabile che si crei una forza parlamentare che guardi con occhio critico al governo Renzi, ma che lo possa sostenere nel momento in cui prenda decisioni condiviseanche dai ribelli del M5S (e, con una punta di malignità, possa aiutare a evitare che il governo cada e il Parlamento si sciolga): “Molte ragioni ci sono dietro questo mio ripensamento ma principalmente ritengo che siano state le innumerevoli attestazioni di stima, supporto e incoraggiamento da parte degli elettori a farmi recedere dalle mie dimissioni. Elettori che pure hanno votato MoVimento 5 Stelle a febbraio 2013 ma che ora, come me, sono delusi e convinti che la linea politica di totale intransigente chiusura sia semplicemente sbagliata.

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