Parliamo di psico...
Follow
Find
44.9K views | +2 today
 
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
onto Parliamo di psicologia
Scoop.it!

Multitasking? Una falsa verità sulla produttività a lavoro

Multitasking? Una falsa verità sulla produttività a lavoro | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I risultati principali sono stati:


(a) Le persone più capaci nell’elaborazione del multitask non sono le persone che si impegnano simultaneamente nelle mansioni multiple perché, pur consapevoli delle proprie abilità, sanno che concentrandosi meglio su un compito alla volta ottengono l’efficacia di risultati.


(b) La percezione del multitask della gente che parla o usa il telefono mentre guida è gonfiata rispetto alla capacità reale di svolgere funzioni multiple nello stesso istante; infatti ben il 70% dei partecipanti ha pensato di essere sopra la media all’elaborazione multitask, che è statisticamente impossibile.


(c) I soggetti con alti livelli del impulsività e alla ricerca di emozioni risultano essere quelli più sicuri di sé e propensi al multitask, sebbene le loro performance siano negative.
Ma c’è un’eccezione che va sottolineata: le persone che usano il cellulare mentre guidano tendono a non essere impulsive ma sono consapevoli di sbagliare, infatti l’uso del telefono, anche quando non si dovrebbe, è una scelta intenzionale.

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Dilagante tendenza quella del multitasking, talvolta ci fa credere di andare più veloci, mentre in realtà ci complichiamo soltanto la vita.


Mi chiedo come ne usciranno i nativi digitali, che sono immersi in una quantità di stimoli tecnologici che li invitano ad agire senza pensare a ciò che fanno...


Anche qui la prevenzione nelle scuole sarà probabilmente il primo fronte da rinforzare.

more...
No comment yet.
Your new post is loading...
Your new post is loading...
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Videotutorial - Esercizio psicologico: ogni difetto contiene un pregio...

E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia...
Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.


Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti?
grazie!

Luca Mazzucchelli

more...
Danilo Puzzo's comment, September 1, 2012 7:58 AM
se mi dai il permesso lo pubblico nei prossimi giorni mettendo il link al tuo sito...ciao Luca
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's comment, September 1, 2012 8:31 AM
Certo che si, la sua riproduzione è libera!
FuturaPsi's comment, September 17, 2012 10:56 AM
Davvero molto interessante!! Da studentessa di psicologia quale sono, mi è davvero molto utile. Ho scoperto un nuovo modo di vedere i difetti e non star li sempre a giudicarli. Complimenti!
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Psicologia del matrimonio: 4 miti da sfatare

Psicologia del matrimonio: 4 miti da sfatare | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco 4 miti sul matrimonio a quali probabilmente molti di noi credono, ma che la ricerca psicologica attuale ha contribuito a mettere in discussione.

 

1. Convivere prima del matrimonio è sempre la scelta migliore

 

Recenti ricerche hanno sfatato il mito secondo cui una lunga convivenza prima del matrimonio sia la scelta migliore per tutte le coppie.

Nonostante un lungo periodo di convivenza, infatti, sposarsi segna comunque un’importante transizione che porta a nuovi cambiamenti. Nel momento in cui ci si sposa, molte delle idee su come dovrebbe essere la vita matrimoniale e su come dovrebbe comportarsi il proprio partner iniziano a farsi sentire. Queste concezioni, di solito poco affrontate e discusse, nascono già a partire dall’infanzia osservando la vita di coppia dei genitori, e si sviluppano durante l’adolescenza e la prima vita adulta generando specifiche aspettative. Può succedere che i comportamenti del partner non criticati durante la convivenza inizino a dare fastidio quando si è sposati. Stanley e colleghi hanno osservato che una parte delle coppie che decidono di convivere “scivolano” poi nel matrimonio senza troppo pensare all’impegno che esso richiede, spiegando una parte dei divorzi.

Un'altra curiosità: Treas e Giesen hanno studiato l’infedeltà di coppia e hanno trovato che le coppie che convivono tendono ad essere più infedeli rispetto a quelle sposate. A differenza delle coppie conviventi, le persone sposate sembrano fare un'analisi più approfondita costi/benefici prima di lasciare il proprio compagno. (...)

 

 

2. Discutere fa bene alla coppia

 

Fincham e Bradbury hanno studiato il ruolo della attribuzione di colpa all’interno del matrimonio, ossia come gli sposi spiegano le tensioni interne alla coppia e a chi attribuiscono la causa.

E’ molto frequente che, in caso di situazioni particolarmente faticose, la persona dia la colpa alle caratteristiche del partner, ad esempio al suo "egocentrismo". Invece, nei matrimoni più felici e stabili, la coppia tende a minimizzare gli eventi negativi e guarda piuttosto a cause esterne per spiegarli.

Per esempio: chiedete a vostro marito di andare a ritirare i panni in lavanderia dopo il lavoro e di essere a casa puntuale per la cena, ma lui arriva a casa due ore dopo e senza i vestiti. Racconta che c’è stato un contrattempo inderogabile sul lavoro ed era così preso a risolvere il problema che si è dimenticato della commissione e di che ore fossero. Siete infastidite ma accettate le spiegazioni fornite, oppure rinfacciate a vostro marito che questo comportamento è tipico di lui e non dà mai priorità a quello che gli chiedete? La risposta che darete a questa domanda può essere predittiva di divorzio.

L’esperto di matrimoni Gottman, autore del libro “Perché i matrimoni riescono o falliscono”, ha inoltre suggerito che se si desidera far sì che il proprio matrimonio abbia successo occorre un rapporto 5:1, cinque gesti amorevoli per uno negativo. In più, Gottman sostiene che non è tanto importante l’argomento di discussione, ma è la modalità di affrontarla che favorisce o incrina il legame di coppia: ha delineato 4 modelli distintivi di interazioni distruttive che ha chiamato “I quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Ho già parlato diffusamente di questi 4 elementi che attentano alla relazione d'amore, se vi interessa approfondire li trovate in questo articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/le-quattro-cose-che-uccidono-una-relazione-damore-consolidata/

 

 

3. Essere diversi amalgama la coppia

 

Da un certo punto di vista può essere anche vero che gli opposti si attraggono, tuttavia è ancora più vero che certe differenze fondamentali possono rappresentare un problema insormontabile. Una di queste è come ci si comporta davanti ai problemi. Esistono principalmente due categorie: le persone orientate ad affrontare il problema e quelle che scappano per evitare risultati negativi. Alcuni vedono le difficoltà come sfida per migliorarsi, altri come possibilità di fallimento (...). Può essere molto difficile vivere ogni giorno insieme a qualcuno che ha un approccio alle sfide opposto. Il linguaggio è un ottimo indice per scoprire come le persone guardano il mondo. Per esempio, in terapia i pazienti che sono orientati a risolvere i problemi dicono che desiderano scoprire chi sono, i loro sentimenti e trovare finalmente la felicità e la stabilità, mentre quelli che tendono a scappare di fronte alle difficoltà dicono che vogliono iniziare la terapia perché si sentono confusi e depressi. L’obiettivo è lo stesso, ma l’approccio è opposto.

 

 

4. Le relazioni precedenti del partner non sono importanti e non devono interessare

 

Se sono innamorato, perché mai dovrei scavare nel passato e scoprire le relazioni del mio compagno? C'è almeno un buon motivo: è bene ricordarsi che solitamente i comportamenti persistono e la personalità tende ad essere stabile nel tempo. Chiedere in maniera calma delle relazioni passate può essere utile non tanto per sottoporre il partner a un interrogatorio alimentando così la propria gelosia, ma per notare possibili somiglianze in modo da cogliere prima quali sono i segnali di allarme e così intervenire in modo differente. Se avete la fortuna di avere un partner interessato a modificare certi suoi aspetti, lavorare insieme può essere un’ottima strategia per consolidare la relazione. Tuttavia, non tutte le persone credono che sia possibile cambiare la loro natura, come sottolineato da Dweck nel suo articolo “Può la personalità essere cambiata?”. Alcuni credono che la loro intelligenza, i loro comportamenti emotivi e la personalità sono fissi: questi individui non sono i candidati ideali per mettersi in discussione. Altre persone, invece, hanno una teoria del Sé più malleabile e credono che sia possibile cambiare, certamente solo con tanto sforzo e impegno. L’autore ha scoperto che quelli con una teoria del Sé malleabile sono desiderosi di apprendere, abili nel fronteggiare il fallimento, aperti al confronto con nuove sfide e capaci di lavorare sulle difficoltà della relazione. Quindi, una buona domanda da fare al vostro potenziale sposo è se la sua teoria del Sé sia fissa o malleabile :-) Il vostro futuro potrebbe dipendere anche da questo!

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201407/4-myths-about-marriage-you-probably-believe

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quella di sposarsi (e con chi sposarsi) e' una tra le scelte più decisive che le persone prendono nella loro vita. Tuttavia, con un tasso di divorzi tra il 40 e il 50 % per il primo matrimonio, e del 60% per il secondo, non sembriamo essere così abili in questa decisione. Forse, il problema risiede in quello in cui crediamo circa il matrimonio. Uno sguardo agli studi scientifici rivela che molte delle nostre credenze circa il matrimonio sono errate...

Per conoscere invece 4 elementi che contribuiscono a rendere una coppia (sposata o non) sana, puoi guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=AQ-cVuF9dwM

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

RABBIA: 7 aspetti da conoscere

RABBIA: 7 aspetti da conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) La rabbia è una delle emozioni fondamentali, di cui gli umani (e i mammiferi) sono dotati per affrontare in modo adattivo l'ambiente a fini di sopravvivenza. Identificare, comprendere e imparare a utilizzare le emozioni è una tra le acquisizioni fondamentali per il benessere individuale.

Di seguito sono elencate 7 caratteristiche della rabbia, che vi aiuteranno ad approfondire la conoscenza di questa emozione e a trovare soluzioni più efficaci per gestirla e modularla.

 

1. LA RABBIA SOPPRESSA E' COME UN VULCANO PRONTO A ESPLODERE

Quando mostriamo la nostra rabbia, le persone potrebbero spaventarsi. Per questo, molti genitori incoraggiano i propri figli a reprimere questa emozione piuttosto che lasciarla sfogare. Tuttavia, il problema di sopprimere continuamente emozioni negative come la rabbia è che poi queste si accumulano “sottopelle” e possono esplodere da un momento all’altro, generando reazioni aggressive molto intense. Inoltre, non è detto che questo “accumulo” conduca la persona a reagire in maniera rabbiosa ed aggressiva, ma può anche tramutarsi in un sintomo psichico.

 

2. LA RABBIA CERCA DI PARLARE CON NOI

La rabbia è la modalità utilizzata dal cervello per comunicarci che qualcosa nell’ambiente ci crea frustrazione, generando una risposta di agitazione e tensione corporea. Se qualcuno dice o fa qualcosa che ci fa arrabbiare e noi reprimiamo le nostre emozioni, stiamo anche ignorando la causa. Se un evento è così importante da suscitare questo sentimento, vuol dire che è troppo significativo per non ascoltarlo. Inoltre, se non si agisce, questo continuerà a generare rabbia.

 

3. IL CORPO CI DICE QUANDO SIAMO ARRABBIATI

La rabbia spesso si sviluppa così velocemente e intensamente che riconosciamo di essere arrabbiati solo nel momento in cui reagiamo. Tuttavia il corpo ci avvisa preventivamente attraverso una serie di segnali, quali sudorazione, tachicardia, aumento della frequenza respiratoria, irrigidimento della muscolatura scheletrica; imparando a cogliere i segnali del corpo è possibile incanalare la rabbia esclusivamente verso ciò che l’ha scatenata e chiedersi quanto sia oggettivamente giustificata in quel momento. Questi fattori permettono di smorzare la sua intensità facilitando discussioni più equilibrate.

 

4. LE REAZIONI VIOLENTE POSSONO ESSERE CONTROLLATE

Un amico ci dice qualcosa che ci ferisce, il partner appare distaccato, un bambino continua a piagnucolare fastidiosamente. Ciascuno di questi eventi può potenzialmente innescare una reazione impulsiva o rabbiosa, che nella peggiore delle ipotesi può arrecare danno a noi e agli altri. Come imparare a modulare queste risposte aggressive? Il primo passo è riconoscere la rabbia facendo attenzione ai segnali del corpo visti precedentemente; una volta riconosciuta, essa va ascoltata, al fine di capire cosa ci sta comunicando, dove siamo stati feriti, che cosa desideriamo e perché. Questa modalità ci permette di attenuare la reazione rabbiosa, in quanto ci dà il tempo di riflettere sulla situazione e scegliere la soluzione migliore per manifestare il fastidio che un determinato comportamento ha provocato in noi, ma in modo più funzionale.

 

5. RIVIVERE MOMENTI DIFFICILI DELL'INFANZIA MAI ELABORATI  Questo è un punto molto delicato. Consideriamo questo scenario: un bambino, a cui il padre sta controllando i compiti dopo cena mentre beve la sua quarta birra. Come ogni sera, trova sempre qualcosa di sbagliato e insulta il figlio chiamandolo “stupido”. Invece di ricondurre queste critiche al fatto che il padre è un alcolista, comprensibilmente il bambino sviluppa una’avversione alle critiche, reputandole non come possibilità di maturazione, ma indice di fallimento. Diventato adulto, quando il suo capo gli chiede di correggere un report, risponde con una rabbia violenta. Non può essere che tale reazione sia più riferita al comportamento del padre piuttosto che a quello del capo?

 

6. LA RABBIA PUO' INCRINARE LE RELAZIONI

La rabbia in dosi eccessive può arrivare a incrinare una relazione. Discutere con il proprio partner mentre si è “su tutte le furie”, parlare uno sull’altro, o pensare esclusivamente a cosa si può dire per “vincere” la discussione non porta nessun beneficio. Anzi, alla fine entrambi i membri della coppia perdono perché nessuno ha ascoltato l’altro; così facendo i problemi non vengono mai rilevati e risolti, fino a una possibile rottura della coppia dovuta a mancanza di comunicazione. Meglio lasciare alleviare la rabbia, che come tutte le emozioni è transitoria e prima o poi si attenua, e solo a quel punto affrontare argomenti delicati.

 

7.  MINDFULNESS E GESTIONE DELLA RABBIA

La rabbia agita impulsivamente può portare le persone amate lontano da noi. Quando siamo molto arrabbiati, spesso perdiamo il punto di vista dell'altro perché siamo travolti da questa emozione. Ci sentiamo attaccati e, se non siamo consapevoli delle ragioni per cui abbiamo questa reazione emotiva, siamo portati a reagire aggressivamente. Ecco allora che la pratica della Mindfulness (di cui parlo estesamente in questo articolo http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-consapevolezza/) può divenire un utile strumento per reagire in maniera più salutare: avendo più consapevolezza delle “micce” che fanno esplodere la rabbia, è possibile smorzare la risposta. Il lavoro sulla rabbia richiede alcuni passaggi fondamentali: 1) ampliare la consapevolezza sulle ragioni che attivano la risposta aggressiva; 2) sciogliere, attraverso un lavoro corporeo, le tensioni che mantengono attive le nostre modalità automatiche di risposta; 3) maturare un bagaglio di risposte comportamentali diverse.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/mindful-anger/201407/7-things-you-need-learn-about-your-temper

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare di emozioni, argomento che mi sta particolarmente a cuore. In particolare, questo articolo è dedicato alla rabbia: cerchiamo di comprenderla meglio attraverso 7 caratteristiche.

Parleremo dei rischi di sopprimere la rabbia, di come questa emozione ci parla attraverso il corpo, di come modulare eccessive risposte aggressive potenzialmente in grado di rovinare dei rapporti.. e tanto altro.

In qualità di emozione adattiva, la rabbia ha anche diversi aspetti positivi. Per sapere come utilizzate la rabbia a fini costruttivi, puoi guardare questo video dove lo spiego attraverso un pratico esercizio psicologico (https://www.youtube.com/watch?v=NjSg1NutRSg), e leggere il seguente articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/benefici-psicologici-rabbia/)

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Perché ci innamoriamo dei narcisisti? 5 studi scientifici per capirlo

Perché ci innamoriamo dei narcisisti? 5 studi scientifici per capirlo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La maggior parte di noi, prima o poi, si ritrova coinvolto in una storia romanticamente vorticosa con un narcisista. La relazione può durare a lungo o brevemente, ma in ogni caso, alla fine del rapporto, tutti si chiedono come hanno fatto a lasciarsi ammaliare dai loro modi, cosa li ha resi così vulnerabili al fascino di un cuore freddo, manipolatorio e spesso imbroglione, e come hanno fatto a non accorgersi che era solo apparenza. Queste sono le domande che molto probabilmente si è posta la ninfa Eco dopo il suo incontro con Narciso.

 

Perché è così facile essere sedotti da un narcisista?

La risposta più semplice è la seguente: il narcisista è molto abile nell’arte della manipolazione e all’inizio della relazione risulta essere molto attraente e coinvolgente.

La risposta più complessa prende spunto da alcune ricerche che hanno indagato il modo in cui i narcisisti si muovono all’interno dei rapporti. Di seguito, 5 studi scientifici sull’argomento.

 

1. IL FASCINO INIZIALE DEL NARCISISTA

“Mai giudicare un libro dalla copertina.” I narcisisti mostrano grande sicurezza in loro stessi, avanzano continue richieste all’altro alimentate dal presupposto che tutto sia loro dovuto, e fanno di tutto per dimostrare che siete gli ammiratori di cui hanno bisogno.

Mitja Back e collaboratori hanno condotto uno studio per scoprire perché un narcisista è in grado di fare sugli altri una così buona impressione. Un motivo risiede nella rappresentazione grandiosa che hanno di loro stessi. Dato che i narcisisti fanno di tutto per convalidare loro stessi, si focalizzano sulla presentazione: vestiti, accessori e make-up. Alcuni di loro sono nati fisicamente perfetti, ma comunque tutti lavorano per mantenere un look attraente e sempre alla moda. Inoltre affascinano attraverso umorismo, conversazioni scintillanti, un bel sorriso e maniere dolci. Questo perché un narcisista “vive” per conquistare l’altro. Ed è esattamente ciò che lo studio ha trovato. I ricercatori hanno fatto incontrare 72 matricole che non si erano mai viste prima, ognuna delle quali doveva presentarsi a tutti gli altri. In precedenza, avevano somministrato loro un questionario che indagava i tratti narcisistici. Successivamente ciascuno veniva valutato da tutti in termini di abbigliamento, stile, comportamento e popolarità. Si chiedeva se la persona era apparsa piacevole e se si voleva approfondire la conoscenza. Siete sorpresi di sapere che i narcisisti erano quelli considerati più affascinanti e seducenti? Molti di noi si sentono particolarmente ansiosi quando si devono presentare in un gruppo di gente nuova. Beh, non i narcisisti, che sono invece particolarmente disinibiti nei contesti sociali. 

In un secondo studio, sempre condotto dalla stessa equipe, si mostrava a un gruppo di studenti il video delle matricole che si presentavano e anche questi reputavano più affascinanti e interessanti da conoscere i soggetti che avevano ottenuto un punteggio elevato nel questionario sui tratti narcisistici. Quindi se innamorarsi di un narcisista ci fa sentire stupidi, apprezziamo almeno il fatto che non siamo gli unici.

 

2. SICUREZZA E FASCINO FANNO SI' CHE IL NARCISISTA APPAIA SEXY E UN PARTNER IDEALE

Micheal Durfner e collaboratori hanno chiesto ai partecipanti del loro esperimento di scendere in strada in una città della Germania con il compito di approcciare 25 donne e ottenere il loro numero di telefono e mail. I ricercatori hanno seguito di nascosto gli uomini e successivamente intervistato le donne fermate chiedendo loro se erano state contente del modo in cui erano state approcciate e se trovavano l’uomo bello e affascinante. Più l’uomo era narcisista, più aveva ottenuto numeri telefonici ed era stato considerato molto attraente. I partecipanti narcisisti, a differenza degli altri, semplicemente sapevano già come dovevano muoversi. Ahimè, anche se può sembrare che siano concentrati sull’altra persona, la loro performance è incentrata soltanto sul validare la loro bravura da seduttori.

 

3. IL NARCISISTA VUOLE SOLO GIOCARE

Studi mostrano che i narcisisti necessitano continuamente di relazioni, ma le preferiscono brevi, senza complicazioni e troppo impegno. Tendono inoltre a cercare già un nuovo legame che soddisfi i loro bisogni mentre sono ancora nella relazione precedente. Una delle ragioni per cui i narcisisti causano molte sofferenze all’altro è che danno segnali ambigui: essi desiderano essere all’interno di una relazione, ma solo alle loro condizioni. Il loro stile relazionale, come affermano Campbell e collaboratori, è fondato sul gioco e sul controllo delle relazione. Amano avere potere sul partner, evitano la troppa intimità, non vogliono prendersi impegni, pretendono la loro autonomia ma esigono tutta l’attenzione dell’altro su di loro. Campbell e colleghi hanno inoltre osservato che i narcisisti si approcciano preferibilmente con persone che hanno una bassa autostima, aumentando la probabilità di ottenere l’ammirazione che si aspettano di avere.

 

4. TECNICAMENTE IL NARCISISTA E' BRAVO A LETTO

Il lavoro di McNulty e Widman ha indagato specificatamente come il narcisista funzioni nell’ambito sessuale. In generale, avere una relazione sessuale appagante è parte integrante di una relazione amorosa soddisfacente, e l’empatia e la comunicazione aperta con il proprio partner sono fattori fondamentali all’interno della coppia. E per i narcisisti? I narcisisti non sono né empatici né interessati alla comunicazione con l’altro, piuttosto tendono ad essere aggressivi e avere una predilezione per l’infedeltà, aspetti che sono opposti a una buona relazione sessuale. Tuttavia essi risultano dei gran bravi amatori, perchè entra in gioco il loro potere seduttivo e l’attenzione sulla prestazione sessuale. Diventare bravi a letto è uno dei loro obiettivi principali. Nell’ambito sessuale, infatti, i tratti narcisistici vengono attivati: ciò che si ricerca è la validazione delle proprie capacità.

Un secondo studio condotto dagli stessi autori rivela che è solo il “narcisismo sessuale” a predire l’infedeltà; sentirsi compiaciuti delle proprie abilità sessuali e una mancanza di empatia per il partner sono aspetti connessi ad una condotta infedele.

 

5. IL NARCISISTA NON PERDONA E NON DIMENTICA

C’è un’ultima ragione per cui la relazione con un narcisista sarà impervia: secondo lo studio condotto da Exline, la risoluzione di conflitti è altamente improbabile con i narcisisti perché essi sono molto scettici circa il valore del perdono da una parte, e si offendono con facilità dall’altra. I narcisisti valutano tutto secondo costi-benefici e difficilmente perdonano o dimenticano perché non trovano nessun beneficio. Inoltre, sono soliti tenere il broncio a lungo nelle relazioni.

 

Volete sapere l’unica buona notizia di quando sfortunatamente ci si innamora di un narcisista? Tutti questi comportamenti, con il tempo, permetteranno di fare luce su chi si ha di fronte.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201406/why-we-fall-narcissists

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Vi è mai capitato di avere a che fare con un narcisista? E di innamorarvene?

Una certa dose di stima di sé e di amor proprio sono auspicabili in ognuno di noi; è ciò che viene definito “narcisismo sano”.

Invece, quando la stima di sé diviene eccessiva, il bisogno di essere ammirati esasperato e gli altri vengono trattati come oggetti e manipolati, siamo davanti ad una personalità narcisistica dal punto di vista più problematico del termine.

Ovviamente, queste caratteristiche di personalità si giocano all'interno delle relazioni e divengono particolarmente evidenti nei rapporti a due.

Vi propongo un articolo che, attraverso 5 studi scientifici, vi permetterà di capire qualcosa in più sulle modalità in cui i narcisisti si comportano all'interno delle relazioni sentimentali. E se scorgete qualcuno di questi segnali.. pensateci bene! ;-)

 

Se vi interessa l'argomento, vi consiglio la lettura del libro “Ho sposato un narciso. Manuale di sopravvivenza per donne innamorate” di Umberta Telfener.  

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

10 suggerimenti che le persone di mezza età dovrebbero seguire per essere felici

10 suggerimenti che le persone di mezza età dovrebbero seguire per essere felici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Se c’è un aspetto sul quale tutti i teorici dello sviluppo concordano è che la crescita di ciascun essere umano procede secondo fasi di sviluppo.

In ogni fase, l'individuo acquisisce determinate abilità cognitive ed emotive e vi sono specifici obiettivi da raggiungere per ottenere soddisfacimento. Le competenze che occorrono per raggiungere pienamente una specifica tappa di sviluppo sono specifiche per quello stadio e non necessariamente si applicano a quello successivo.

Questo aspetto molto spesso viene dimenticato dalla maggior parte delle persone, che continuano a comportarsi e a pensare in nuove fasi con modalità tipiche di periodi precedenti. Ecco allora qualche consiglio per persone di mezza età che cercano felicità e soddisfazione coerentemente con la fase del ciclo di vita che stanno attraversando.

 

1. RIVEDETE IL VOSTRO CONCETTO DI "VINCITA"

Quando si è giovani, essere competitivi risulta molto vantaggioso. Nel mondo del lavoro e in quello delle relazioni, la competizione e la vittoria sono fattori essenziali per guadagnare il proprio posto nel mondo. Tuttavia, quando si raggiunge una certa età, arriva il momento di lasciare andare l’attitudine a primeggiare e vincere a tutti i costi e cominciare a pensare che l’importante è solo fare del proprio meglio. A questo punto della vita si ha già “gareggiato” a sufficienza e si ha già pagato un buon prezzo in stress per ingaggiarsi nel raggiungimento dei propri obiettivi. (…) Invece di vincere, si potrebbe dunque pensare a cooperare. Quando si è in gruppo, è più semplice dare il proprio contributo che voler continuamente battere l’altro. Comparate queste due frasi: “Farò il mio meglio per cooperare e permetterò che anche gli altri facciano lo stesso” vs. “Farò meglio di chiunque altro e vincerò”. Quale vi sembra più stressante? Nessuna delle due attitudini è sbagliata, ma la prima è più appropriata per i giovani che devono osare e mettersi in gioco. A una certa età, invece, perché non raggiungere la pace dei sensi se basta semplicemente cooperare? Cooperate e smettete di preoccuparvi di dovere per forza brillare sugli altri. Questo porterà a meno pressione e più soddisfazione.

 

2. SMETTERE DI CONFRONTARVI

Confrontare continuamente se stessi con gli altri è un’abitudine comune dei ventenni che sono preoccupati circa il loro posto nel mondo. E’ inevitabile: quando si è giovani, si manca di esperienza. Si sta imparando a conoscersi e si è preoccupati di dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore. Si guarda sempre quello che fanno gli altri per avere un termine di paragone. Si necessita di scoprire tutte le proprie abilità e di imparare a gestire le paure. Certamente tutto ciò causa ansia. Quando si è cinquantenni, invece, si hanno provato molte esperienze e arriva il momento di lasciar andar via la paura di misurarsi. Riconoscete le vostre capacità e i vostri talenti e lasciate agli altri i loro, senza preoccupavi di dire chi è il migliore, senza dover dimostrare niente a nessuno. Pensate di più a divertirvi e fate solo ciò che ritenete interessante.

“(…) la vita è una storia che occorre a un certo punto riscrivere allo scopo di riflettere sui valori più profondi. A 40 anni, quando gli obiettivi materiali non sono più così importanti, emerge il desiderio di rispondere alle domande fondamentali: chi sono, perché sono qui, cosa farò il resto della mia vita? Invece, quando si è giovani, si desidera raggiungere i propri obiettivi, sperimentare nuove strade, conoscere differenti persone e competere nel mondo.” (Nancy Anderson).

 

3. FATE PER VOI STESSI, NON PER ESSERE APPROVATI DAGLI ALTRI

I giovani non lo ammetteranno mai, ma hanno continuamente bisogno di riconoscimento e approvazione. Questo è fisiologico: non avendo esperienza e competenze, tendono continuamente a chiedere se hanno fatto tutto giusto. Quando si raggiunge una certa età, invece, non c’è persona migliore a cui chiedere conferma che se stessi. Focalizzatevi sul diventare consapevoli dei vostri pensieri, opinioni e sentimenti. Esprimeteli in maniera chiara e onesta, lasciando cadere tutto il superfluo. Quando esprimere se stessi ha la priorità sul piacere agli altri, otterrete un dono inestimabile. Alcune persone vi approveranno, altre vi disapproveranno. Alcune vi ignoreranno o non vi apprezzeranno. Questa modalità vi farà trovare persone che desiderano stare con voi solo per come siete veramente. Questo è il dono: stare in una compagnia all’interno della quale tutti esprimono chi sono veramente senza preoccuparsi dell’approvazione. Questo porta a relazioni autentiche e genuine. L’alternativa è continuare a camuffare pensieri e sentimenti per assecondare il prossimo, mediando sulla propria posizione solo per piacere agli altri. Ma in questo caso, chi amano veramente gli altri? Voi o la vostra “facciata”?

 

4. RISCOPRITE I VALORI

La chiave per essere appagato in ogni fase della vita è conoscere e vivere i valori più profondi. Questo è particolarmente importante durante la mezza età, quando si è maggiormente capaci di abbracciare e perseguire pienamente i valori. Di notevole importanze è chiedersi: cosa è veramente importante nella vita? Quali sono i valori principali? Sono i valori che guidano le decisioni maggiori, ecco perché è importante conoscerli. Altrimenti, si è “sbattuti qua e là” dal vento delle opinioni popolari e non si sa e non si fa quello che è più giusto per se stessi (...).

 

5. OLTREPASSATE IL MATERIALISMO

Quando si è giovani, si ricerca continuamente di ottenere beni materiali per dimostrare il proprio valore e per aumentare la propria autostima. Si cerca di accumulare sempre più cose per metterle in mostra e dimostrare agli altri quanto si vale. Tuttavia il materialismo a lungo andare non è una buona soluzione per raggiungere la felicità (…). Spesso le persone ricercano nelle cose un appagamento duraturo, ma ogni volta si accorgono che dopo pochi giorni la felicità di aver ottenuto quell’oggetto svanisce. Si comprano macchine, vestiti, accessori, case che momentaneamente ammaliano, ma poi la contentezza passa velocemente. E rimane solo una sensazione di vuoto. Attenzione allora a non investire esclusivamente nelle cose come mezzo per raggiungere la felicità, ci si sentirà poveri.

 

6. SMETTETE DI CONTRADDIRE I VOSTRI CAPI

Non è tempo di smettere di contraddire le autorità? Se si è vicini alla mezza età, la giusta risposta è SI. Avete un lavoro dove qualcuno ricopre un ruolo più elevato e vi dà ordini? Qual è il problema? Ci sono vari vantaggi nel lasciare che le autorità facciano il loro lavoro:

- vi potete rilassare e fare solo il vostro compito;

- vi potete focalizzare su fare il vostro meglio;

- potete guadagnare la fiducia delle autorità;

- sapere chiaramente qual è il proprio ruolo permette di ridurre le pressioni;

- non avere responsabilità che di se stessi e di quello che si fa.

Non è arrivato il tempo di finire di dimostrare continuamente di essere migliori, più intelligenti, più competenti delle autorità? Una curiosità: quando si smette questa sfida, i talenti vengono a galla in maniera naturale e questa è la chiave per spiccare agli occhi delle autorità.

 

7. ABBRACCIATE I VOSTRI LIMITI

A chi piace ammettere i propri limiti? A pochissime persone. In realtà i limiti sono qualcosa di fondamentale (…). La ragione per abbracciare i propri limiti può sembrare un paradosso: quando si accettano i propri limiti, ci si sente liberi. Quando si è giovani e alle “prime armi”, si pensa di essere “illimitati”: si ritiene di potersi occupare di qualsiasi cosa, di essere in grado di gestire tutto e di risolvere qualsiasi problema senza chiedere mai aiuto a nessuno. Dopo molti anni di lavoro si impara la lezione più importante per la propria carriera: si è efficaci e produttivi solo in alcuni ambiti lavorativi. E ci sono alcuni settori nei quali è meglio non intromettersi. Lentamente si accetta di avere anche dei limiti, si arriva a capire che non si è sempre la persona giusta per quel tipo di lavoro. E ci si sente molto più liberi e sereni nell’accettare o rifiutare certi incarichi. Quando si impara a conoscere i propri limiti, ecco che subentra una piacevole sensazione di sicurezza circa le proprie competenze. L'obiettivo dovrebbe essere quello di ricercare un equilibro tra il saper accettare i propri limiti e il desiderare continuamente di crescere.

 

8. TRACCIATE I VOSTRI CONFINI

Forse è arrivato il momento di disegnare chiaramente i confini circa ciò che è accettabile o desiderabile per voi. Potete fare questo apprezzando l’enorme valore di una sola parola : NO.

NO, non voglio andare a quella cena.

NO, non sono d’accordo.

NO, non ti presto la mia macchina.

NO, non ti presto dei soldi.

NO, non mi è piaciuto quel film.

NO, non voglio pulire la tua camera al posto tuo.

La lista può essere infinita. Quando sapete chi siete e cosa è importante per voi, dire NO è essenziale per mantenere la vostra integrità e perseguire quello che vi si confà. Le persone si offenderanno quando direte la vostra opinione o rifiuterete le loro richieste? Molto dipende dal modo in cui direte la vostra risposta, e molto dipende dalla persona che riceve il messaggio. In generale, non pensate sempre ad accontentare ed esaudire le esigenze dei vostri amici, ma disegnate chiaramente i vostri confini, dando il giusto spazio ai vostri bisogni.

 

9. IMPARATE A VEDERE I VOSTRI GENITORI COME PERSONE

Nessuna riflessione sulla propria vita è completa senza ripensare al ruolo svolto dai vostri genitori, e molto spesso sono ancora presenti conflitti mai superati. Durante l’adolescenza siete stati ribelli e li avete visti come oppressivi, controllanti o poco interessati a voi. Certamente in parte sono stati anche così. Se desiderate risolvere certe questioni affettive e relazionali che riguardano i vostri genitori, è giunto il tempo di vederli sotto un’altra luce, più tenue: sono anche loro persone. Anche loro hanno pregi e difetti, forze e debolezze, proprio come voi. Una piccola strategia per smorzare i toni e iniziare a riflettere su di loro è prendere un pezzo di carta e scrivere due numeri: il primo è la vostra età di adesso, il secondo è l’età di vostra mamma quando siete nati. Quando guarderete questi numeri a cosa penserete? Quali ricordi e sentimenti affioreranno alla mente? Provate a fare un paragone tra quello che hanno fatto loro e voi quando avevate la stessa età.

 

10. CERCATE DENTRO DI VOI LE RISPOSTE

Si ricercano sempre le risposte alle domande fondamentali della vita FUORI, e ci si accorge solo alla fine del percorso che esse erano già DENTRO di noi. Tutti i grandi maestri di pensiero hanno validato questo principio.

“Serve poco per rendere una vita felice, è tutto dentro di voi, nel vostro modo di pensare.” Marco Aurelio

“La pace viene prima da dentro. Non cercarla fuori senza prima averla raggiunta interiormente.” Buddha

(...)

 

Che cosa conduce a rimanere fermi e ancorati alle proprie, vecchie e ripetitive modalità di pensare e comportarsi? (…) La risposta è che gli attaccamenti a certezze costruite nel passato possono impedire di mettere in atto strategie più congrue all'età che si ha, e possono diventare “paraocchi” che ostacolano uno sguardo più veritiero su se stessi, non permettendo la presa di consapevolezza circa nuove potenzialità. I vecchi problemi e dolori diventano familiari, e la familiarità finisce per inchiodare a modalità già sperimentate.

Ora che lo sapete, potete fare qualcosa.

 

“Apri i tuoi occhi, guardati dentro. Sei soddisfatto della vita che stai vivendo?” Bob Marley

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://blogs.psychcentral.com/nlp/2014/06/10-things-mid-lifers-must-do-to-find-happiness/

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Siete uomini e donne di mezza età sormontati da mille impegni, preoccupati per il benessere della vostra famiglia e per la vostra crescita professionale? Le vostre relazioni sono complicate? Vi è mai capitato di riuscire a raggiungere obiettivi o risolvere problemi, ma di non sentirvi appagati e soddisfatti? Non riuscite a capire perché le strategie utilizzate da giovani adesso non portano più a ottimi risultati?

 

In questo articolo vi propongo alcuni spunti per modificare e rivedere, alla luce dell' età, alcune modalità ormai acquisite, con l'obiettivo di imparare a vivere più serenamente e godervi il resto della vostra vita.

 

A questo scopo, può esservi utile anche la visione di uno dei miei ultimi videotutorial, dove parlo dei 5 maggiori rimpianti delle persone in punto di morte. Eccolo:  https://www.youtube.com/watch?v=qPnUzk6jKwk#t=11

 

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

8 peculiarità che accomunano le persone di grande successo

8 peculiarità che accomunano le persone di grande successo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Vi siete mai chiesti quali sono le caratteristiche che accomunano le persone di gran successo? Eccone 8!

 

1. SONO SEMPRE AL LAVORO

Lo scrittore e critico letterario Victor Pritchett ha scritto: “Prima o poi, i grandi uomini diventano tutti uguali. Non smettono mai di lavorare. Non perdono neanche un minuto. Tutto ciò è molto deprimente.”

Nel suo libro “Daily Rituals: How Artists Work”, Mason Currey ha osservato le abitudini lavorative di 150 tra i più grandi artisti, scrittori e scienziati, scoprendo che una tra le cose che li accomuna è un ritmo di lavoro incessante. Il Professor Pfeffer della Stanford University ha rilevato in una ricerca che gli uomini più potenti lavorano non meno di 65 ore alla settimana (…), il che significa in media 10 ore al giorno (...). Quando lo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi si è dedicato a studiare le persone di successo per il suo libro “Creativity”, ha scoperto un aspetto interessante circa il quoziente intellettivo (QI). Nessuno che ha cambiato il mondo aveva un QI inferiore a 130, tuttavia la differenza tra 130 e 170 era trascurabile: una volta superata la soglia di 130, dipende tutto da quanto si lavora duramente.

 

2. SANNO DIRE NO

Warren Buffett una volta disse: “La differenza tra le persone di successo e le persone che hanno MOLTO successo sta nella capacità di dire NO a quasi tutto.” In questo modo si ha molto più tempo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Durante la stesura del suo libro “Creativity”, Csikszentmihalyi consultò numerosi uomini di successo e chiese loro un'intervista per poterli includere nel suo libro. Molti di loro declinarono l'invito. Per quale motivo? Perchè erano troppo occupati a portare avanti i loro progetti per poter “perdere tempo” in un'intervista. Il raggiungimento di obiettivi richiede focalizzazione, dunque per essere concentrati al massimo occorre dire no alle distrazioni.

 

3. CONOSCONO SE STESSI

Nel suo saggio “Managing Oneself”, Pete Drucker afferma: “Non pensate alle vostre debolezze, ma migliorate i vostri punti di forza. Non perdete tempo a incrementare le aree dove avete meno competenza. Invece, concentratevi solo sulle solo vostre abilità.” Questo implica che bisogna conoscersi, sapere chi si è e cosa si è in grado di fare. Il professore di Harvard Mukunda ha affermato che la chiave per diventare leader è conoscersi: conoscere la propria attitudine lavorativa, la propria modalità di rapportarsi con gli altri, la propria personalità.

 

4. COSTRUISCONO NETWORK

Nessuno che è al top vi è arrivato da solo. C'è bisogno di una rete. E chi è al centro della rete è colui che trae più benefici in assoluto. Paul Erdos (1913-1996), per esempio, è considerato uno tra i matematici più illustri (e anche eccentrici) della storia. Come ha fatto a diventare “il centro della matematica”? Sicuramente per le sue capacità straordinarie, ma anche per la sua abilità a creare network. Erdos aveva l'abitudine, tra una conferenza e l'altra, di girovagare tra i continenti presentandosi alla porta dei colleghi matematici proponendo collaborazioni, e trascorse gran parte della sua vita passando da un dipartimento di matematica all’altro. Pubblicò più di 1400 studi con più di 500 collaboratori. Insomma, Erdos è stato in grado di circondarsi di ottimi scienziati con i quali ha sviluppato numerose teorie: teoria dell’approssimazione, teoria degli insiemi, teoria dei grafi…

 

5. CREANO DA SOLI LA LORO BUONA FORTUNA 

La fortuna non è magia, ma contiene anche una dose di scienza. Richard Wiseman, osservando alcune persone fortunate per il suo libro “Luck Factor”, ha scoperto alcuni loro “trucchetti”. Certi tipi di personalità sono più fortunate di altre perché si comportano in modo da massimizzare le probabilità di ottenere buoni risultati. Avendo un atteggiamento di flessibilità e apertura a nuove idee, seguendo le loro intuizioni ed essendo ottimiste, le persone fortunate riescono a crearsi molte più possibilità. Per testare le sue idee, Wiseman ha istituito una “scuola della fortuna”, e ha avuto successo. L’80% delle persone che hanno frequentato questa scuola hanno riportato che la loro fortuna è incrementata del 40%.

 

6. HANNO GRINTA

Essere intelligente e creativo è certamente un buon punto di partenza per ottenere successo, ma, se si rinuncia quando tutto si fa più difficile, diventa impossibile raggiungere i propri obiettivi. La grinta è allora un elemento essenziale: occorre essere perseveranti!! Nel suo libro “Drive: The Surprising Truth About What Motivates Us”, Dan Pink afferma che il miglior predittore del successo è la grinta, definita come perseveranza, passione e determinazione ad ottenere obiettivi a lungo termine. Alcune ricerche hanno mostrato addirittura che la grinta predice il successo più del quoziente intellettivo. Anche Howard Gardner, lo psicologo statunitense noto per la sua teoria delle intelligenze multiple, ha osservato le persone più di successo di tutti i tempi e ha indicato come elemento comune la grinta. Ciò vuol dire che, quando falliscono, queste persone non perdono tempo a lamentarsi degli errori fatti e a rimproverarsi. Piuttosto, guardano i loro sbagli come esperienze di apprendimento e cercano nuove strategie per raggiungere la meta che hanno in mente. Come ha detto l’economista francese Jean Monnet: “Guardo ogni sconfitta come una nuova opportunità.”

 

7. FANNO ERRORI IMPRESSIONANTI

Il fallimento è essenziale. Questa frase piace sia a coloro che sono abituati a perdere, perché li fa sentire meglio circa i loro errori del passato, sia a coloro che sono abituati a vincere, che la usano per fare più errori possibili da cui imparare. Nel suo libro “Little Bets”, Peter Sims spiega che ciò che fa la differenza nelle persone di successo è la tendenza cronica a sperimentare. Nel processo di sperimentazione, le prove e gli errori sono gli elementi fondamentali e costituiscono il motore del progresso. La mentalità è ciò che fa una grande differenza: le persone di successo impegnano una parte del tempo facendo esperimenti, e questo li rende più creativi, intraprendenti e speranzosi del successo di nuove opportunità. Così facendo hanno la mente sempre attiva: producono continuamente idee, le sezionano, le combinano, le modificano. Gli uomini di successo hanno un'altra buona abitudine, cioè quella di mettere nero su bianco tutto ciò che hanno in testa. In questo modo ingaggiano un dialogo continuo con il loro lavoro: guardano i loro pensieri, li modellano, li plasmano, fino a che l’idea brillante prende forma.

 

8. HANNO O HANNO AVUTO UN MENTORE

E’ molto difficile imparare soltanto dai libri, e internet rende difficile distinguere la verità dalla finzione. Occorre qualcuno che conosca già la strada e possa indicarci “scorciatoie” e “buche”. Sicuramente esercitarsi 1000 e più ore su uno specifico compito rende la persona esperta e competente, ma cosa fa sì che qualcuno dedichi 1000 ore ad imparare qualcosa di nuovo? Come Adam Grant ha spiegato, la risposta è avere un bravo maestro. “Perché qualcuno dovrebbe investire pratica in qualcosa? Molte delle persone con più successo hanno avuto un maestro che ha reso divertente l’apprendimento.”

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.bakadesuyo.com/2013/12/successful-people/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Lavorare incessantemente, sapere dire no, fare molti errori, avere una buona dose di grinta...

Queste sono solo alcune delle peculiarità che accomunano i grandi uomini di successo, e che potrete approfondire in questo interessante articolo.

 

Uno tra gli spunti che troverete nel testo consiste nel concedersi di sbagliare e nel considerare l'errore un'opportunità di apprendimento e di cambiamento, concetto che trovo molto utile e di cui ho già parlato in uno dei miei videotutorial. Se ti interessa approfondire l'importanza dell'errore per crescere e non rimanere statici sulla propria posizione, lo trovi qui: https://www.youtube.com/watch?v=JTEsAYxHXXg

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Ansia: 8 curiosità

Ansia: 8 curiosità | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco 8 affascinanti curiosità sull'ansia (...)

 

1. CHE PUZZA!

Quando le persone sono molto agitate, sono più propense ad etichettare odori neutri come cattivi; inoltre aumenta la loro capacità nel distinguere vari tipi di cattivo odore (Krusemark & Li, 2013). Dunque, l'ansia rende letteralmente il mondo più puzzolente! Spiega il Professor Wen Li: “Quando sentiamo un qualsiasi tipo di odore, normalmente è il solo sistema olfattivo ad essere attivato. Tuttavia, quando una persona diventa ansiosa, anche il sistema emotivo-motivazionale prende parte al processo olfattivo, aiutando l’individuo a riconoscere prontamente possibili pericoli dunque aumentando la sensibilità a odori fastidiosi”.

 

2. PROBLEMI DI EQUILIBRIO

Le persone che esperiscono livelli elevati di ansia spesso hanno anche problemi legati all’equilibrio. Alcuni soffrono di vertigini, altri ondeggiano marcatamente mentre sono in piedi. Anche durante l’infanzia sono visibili questi disturbi. Ecco perché alcuni psicologi dell’età evolutiva cercano di curare il problema dell’equilibrio, osservando anche una riduzione dell’ansia (Bart et al., 2009).

 

3. BISOGNO DI SPAZIO

Tutti noi abbiamo uno spazio invisibile che ci circonda e siamo particolarmente indisposti quando le persone lo invadono. Se gli altri si avvicinano troppo senza il nostro permesso, ci sentiamo particolarmente tesi e infastiditi. Sambo & Iannetti (2013) hanno trovato che quando le persone sono ansiose, il loro spazio vitale aumenta. Attenzione quindi a quando vi avvicinate a persone molto agitate, perchè la loro zona off-limits è molto estesa!

 

4. IL RUOLO DEI GENITORI

Come altre patologie, l’ansia è in parte dovuta ad una predisposizione genetica, ma è anche largamente influenzata da fattori ambientali, tra cui il comportamento dei propri genitori. I figli sono più propensi ad essere ansiosi quando i loro genitori sono particolarmente severi e critici, mostrano alti livelli di dubbio verso le loro potenzialità e sono emotivamente freddi e distaccati (Budinger et al., 2012).

 

5. SALTARE SUBITO ALLE CONCLUSIONI 

Fraley e collaboratori (2006) hanno ipotizzato che le persone ansiose mostrano difficoltà nelle relazioni sociali perché analizzano in maniera approssimativa e sbrigativa le espressioni facciali, saltando subito alle conclusioni. Il Professor Fraley spiega: “Questa loro modalità potrebbe spiegare perché hanno molteplici conflitti nelle loro relazioni. Dato che giudicano molto velocemente le emozioni dell’altro dalla sola espressione facciale, spesso tendono a inferire stati emotivi ed intenzioni erronei”.

 

6.FARE ATTIVITÀ SPORTIVA

Le persone che fanno esercizio fisico si sentono meno ansiose: anche solo 20 minuti bastano per rendere la persona immediatamente più calma. Uno studio ha dimostrato che sebbene il semplice riposo riduca l’ansia momentaneamente, questo non aiuta a proteggere da successivi eventi stressanti (Smith, 2013). L’esercizio fisico, invece, sembra avere un effetto che dura nel tempo, riducendo i livelli d’ansia quando ci si imbatte in nuove situazioni stressanti.

 

7. ASSUMERE UNA NUOVA PROSPETTIVA

Una delle soluzioni più efficaci per ridurre l’ansia è pensare in maniera differente agli eventi. Per esempio: “non è un esame, è semplicemente un quiz”; “non è una presentazione, si tratta di una chiacchierata coi colleghi”. La maggior parte delle situazioni possono essere viste secondo un’altra prospettiva e vari studi mostrano come le persone che fanno ciò, rispetto a coloro che cercano di reprimere la loro agitazione, si sentano meno ansiose nell’affrontare le situazioni sociali (Llewellyn et al., 2013).

 

8. GLI EFFETTI DELLA MEDITAZIONE

Le persone che soffrono d'ansia possono provare come rimedio la meditazione. In una delle tante recenti ricerche sull'argomento, Zeidan e collaboratori (2013) hanno trovato che quattro sessioni di mindfulness di 20 minuti ciascuna sono sufficienti per ridurre l’ansia del 39%. (Per conoscere 13 cose che le persone mindful fanno in modo diversi dagli altri, leggi questo articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-consapevolezza/)

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2013/10/8-fascinating-facts-about-anxiety.php

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco qui una serie di curiosità scientifiche su una condizione molto comune e alcuni semplici rimedi per ritrovare il benessere. 

 

L’ansia è una reazione universale caratterizzata da sintomi come tachicardia, tremore e aumento della sudorazione, e può essere definita come uno “stato di tensione emotiva”.

Solitamente siamo abituati a pensare all’ansia come ad uno stato che ostacola l’adattamento all'ambiente compromettendo il benessere. Tuttavia, essa è prima di tutto una reazione adattiva e fisiologica dell’organismo, utile a segnalare la necessità di mobilitare risorse interne e motivare all’azione, vitalizzando l’individuo. Ha dunque una funzione protettiva importantissima nelle nostre vite.

 

Quando l'ansia è eccessiva, ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione reale, può complicare notevolmente la vita di una persona e assumere la forma di un disturbo strutturato. Per conoscere alcuni strumenti utili da usare subito per gestire più efficacemente la sintomatologia ansiosa, puoi guardare il mio video sull'argomento. Lo trovi qui: https://www.youtube.com/watch?v=13vYpuWChQs

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Terapia di coppia: 6 esercizi da fare a casa

Terapia di coppia: 6 esercizi da fare a casa | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(…) La terapia di coppia non è utile solo per relazioni gravemente disfunzionali. (…)

Ecco sei esercizi divertenti attraverso i quali tutte le coppie potranno trarre un rilevante beneficio nel lungo periodo. (...)

 

1. DATE UNA LAVATA ALLA VOSTRA "BIANCHERIA SPORCA"

Per quanto tempo si può evitare di lavare i vestiti? Qualche giorno? Una settimana? (…). Le relazioni di coppia sono diverse. Ogni giorno si sporcano: piccoli irritazioni, risentimenti non esplicitati e piccole fonti di amarezza si insinuano continuamente nelle nostra vita a due. Se non lavati, questi piccoli fastidi si trasformano in grandi problemi e possono minare alla comunicazione all'interno della coppia. Come fare per risolvere il problema? Fate il bucato insieme!! Una volta alla settimana, chiedete al vostro partner: "Che cosa ho fatto per farti sentire incompreso, disprezzato o non amato?" La prima risposta che otterrete sarà probabilmente uno sguardo di stupore oppure una rassicurazione che non avete fatto nulla. Non credeteci! Continuate a chiedere e, alla fine, otterrete una risposta. A quel punto, ascoltate realmente quella riposta. E invece di cedere alla tentazione di correggere il partner o difendevi, chiedetegli qualcosa come “quindi quando mi sono comportato in quel modo, hai pensato che non ti amassi.. Per quale motivo?” Cercate di capire realmente come i vostri partner si sono sentiti. In questo modo, aprirete un canale di comunicazione costante, che condurrà ad un aumento dell'intimità di coppia e vi permetterà di affrontare i conflitti a testa alta.

 

2. INTRODUCETE "L'ORA DELL'ONESTà"

A volte si sente dire che si dovrebbero considerare le esigenze del partner al di sopra delle proprie. Pessima idea. Mettendo al primo posto le esigenze del partner, ci aspetteremo che anche lui faccia lo stesso. Ma spesso, all'interno di una coppia, c'è un partner che si “sacrifica” di più e che inizia a risentirsi con l'altro che non sta facendo la stessa cosa. Per evitare che questo accada, introducete periodicamente “l'ora dell'onestà”. In questo lasso di tempo ci si può dire a vicenda come ci si sente e cosa si pensa realmente su una serie di cose, nella piena immunità. Ad esempio, se non vi piace il calcio ma il vostro compagno si aspetta che gli facciate compagnia ogni domenica, utilizzate questa occasione per dirglielo! Questo esercizio alla fine permetterà di essere più sinceri su numerosi aspetti, rispettando le opinioni altrui senza prendere nulla troppo sul personale.

 

3. RISOLVETE LE DIVERGENZE PRIMA DI DORMIRE

Cercate di risolvere le piccole divergenze prima di andare a dormire. Argomenti che indugiano senza trovare una risoluzione si trasformano spesso in amarezza, che poi si trasforma in risentimento. Prima che ciò accada, cercate di risolvere le divergenze entro il giorno in cui sono iniziate. Cosa fare se le emozioni sono talmente intense e le posizioni così inconciliabili che non si riescono a risolvere prima di dormire? In tal caso, prendete in considerazione l'idea di mettere in pausa l'argomento e di riprenderlo in giorno successivo con la piena intenzione di risolverlo insieme.

 

4. CENATE INSIEME

Da sempre quello del pasto è un momento di fondamentale importanza per creare legami. Ritagliatevi del tempo per mangiare insieme. Durante la cena, parlate di interessi, obiettivi e sogni. Se siete nel bel mezzo di una discussione o il vostro rapporto è teso, considerate la cena come un momento in cui mettere in pausa il combattimento e godere solo della reciproca compagnia.

 

5. FATE UN ELENCO DI COSE DIVERTENTI DA FARE INSIEME

Quali sono le 10 cose più divertenti che vorreste fare insieme? Fate una lista e fate in modo di depennare almeno un elemento al mese.

 

6. DIVERTIMENTO E UN PIZZICO DI TRASGRESSIONE

C'è un sacco di lavoro da fare prima che inizi il divertimento. Proprio come quando eri un ragazzino e dovevi fare i compiti prima di poter giocare, allo stesso modo ora hai bisogno di ripulire l'amarezza e il risentimento per poi dedicarti al divertimento. Una volta fatto (applicando gli esercizi dall'1 al 5), pensa a qualcosa di totalmente selvaggio, divertente e un po' irresponsabile, e fallo con il tuo partner. Dovrebbe essere qualcosa che non hai mai fatto prima, come baciarsi appassionatamente in pubblico se siete una coppia riservata. La cosa importante è che sia divertente, emozionante e in linea con i vostri valori.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://psychcentral.com/blog/archives/2014/06/05/couples-therapy-6-exercises-you-can-try-at-home/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo nuovamente a parlare di benessere all'interno della coppia. Ecco 6 esercizi, semplici e originali, da condividere con il vostro partner per conciliare e ristabilire l'armonia.

 

Su questo argomento potrebbero interessarti anche altri recenti articoli, tra cui le 5 trappole cognitive che minano la relazione di coppia (http://www.psicologo-milano.it/newblog/trappole-relazione-coppia/) e 7 ragioni per cui le persone hanno paura dell'amore (http://www.psicologo-milano.it/newblog/paura-amore-7-ragioni/).

Inoltre non perdere il video dove parlo dei 4 elementi che contribuiscono a rendere una coppia sana: https://www.youtube.com/watch?v=AQ-cVuF9dwM

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Le 10 peggiori frasi da dire ad una persona depressa

Le 10 peggiori frasi da dire ad una persona depressa | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco 10 frasi che una persona depressa non vorrebbe mai sentirsi dire. Sicuramente l’altra persona ha solo buone intenzioni, ma aprendo la bocca senza cognizione di causa rischia di dire soltanto stupide frasi fatte che affliggono ancora di più chi è già in una condizione dolorosa.

 

1. E' TUTTO NELLA TUA TESTA.. PENSA POSITIVO!

Sicuramente l’ottimismo è uno strumento molto importante per il benessere psicologico e va allenato quotidianamente. Tuttavia, vari studi hanno osservato che, sforzandosi di pensare positivo, le persone severamente depresse o gravemente ansiose attivano l’amigdala, che invece è l’area cerebrale implicata nel circuito della paura.

 

2. RITORNA ALLE TUE SOLITE MANSIONI!!

Questa frase può solo peggiorare la situazione: oltre a sentirsi già triste, la persona depressa si sentirà ulteriormente in colpa in quanto le viene sottolineato che non è più d'aiuto ad esempio nelle faccende domestiche. Inoltre percepirà l'accusa di essere concentrata solamente su se stessa.

 

3. PERCHE' NON VAI IN PALESTRA?

Questo è un buon consiglio, in quanto l’esercizio fisico è un buon antidepressivo. Tuttavia, dire ad un depresso che deve fare esercizio è come far notare a qualcuno che il suo sedere sembra grosso in quel paio di jeans: occorre trovare il modo più carino possibile per proporglielo! In caso contrario si rischia di diventare bersaglio di insulti, in quanto le persone depresse sono anche facilmente irritabili.

 

4. MANGIA BIOLOGICO E TI SENTIRAI MOLTO MEGLIO.

E' vero che la dieta influenza l'umore e che il cibo biologico è molto più salutare... ma siete sicuri che la brioche confezionata del mattino sia la causa della riduzione del lobo frontale sinistro del cervello rilevata nei paziento affetti da depressione?

 

5. LO YOGA E' QUELLO CHE TI SERVE.

La meditazione è uno strumento efficace per le persone con una lieve o moderata depressione. Attenzione però: le persone con una grave depressione devono evitare di fare yoga, in quanto può aumentare i pensieri suicidari.

 

6. TROVA UN NUOVO LAVORO.

Forse è stato proprio il lavoro una delle cause che hanno portato alla depressione: lo stress non è mai un buon alleato della salute, specialmente della salute emotiva. (…) Tuttavia, non è opportuno incoraggiare una persona depressa a prendere una decisione così importante per la sua vita. Per ingaggiarsi in un cambiamento di impiego, occorre avere una visione bilanciata e obiettiva circa la propria situazione lavorativa, cosa che un soggetto depresso che sta attraversando la malattia non ha.

 

7. SEI SICURO DI ESSERE FELICE CON IL TUO PARTNER? 

Anche se le difficoltà di coppia possono essere un fattore che scatena la depressione, attribuire tutta la colpa al partner è nella maggior parte dei casi fuorviante. Moltissime persone depresse hanno lasciato i loro mariti o le loro mogli durante la malattia, pensando che il problema fosse riconducibile a qualcosa attorno a loro. Essendo le persone più vicine, spesso i compagni vengono ingiustamente accusati di essere i responsabili dei bruschi sbalzi d'umore dei pazienti. Una volta usciti dalla malattia, ecco che i soggetti depressi rimpiangono amaramente la decisione presa, ma non sempre il partner è disposto a tornare indietro.

 

8. PERCHE PRENDI I FARMACI? HAI GIA' TUTTO QUELLO DI CUI NECESSITI!! Questa frase implica che i farmaci non servano a nulla. Ma siete proprio sicuri? I farmaci, se prescritti dal medico, aiutano la guarigione! Pensate alla chemioterapia per i pazienti malati di cancro o all’insulina per i diabetici. Direste mai ad un paziente diabetico che ha già tutto quello di cui ha bisogno?! Il calore della famiglia, una casa accogliente…Purtroppo tutto questo non basta per sconfiggere la malattia.

 

9. NON VUOI SENTIRTI MEGLIO? Questa frase suggerisce l’idea che possiamo essere felici quando lo vogliamo. Ciò non è sempre vero, e con questa frase si rischia di far sentire la persona non solo ancora più triste, ma anche un totale fallimento in quanto non riesce ad essere felice come invece fanno tutti gli altri.

 

10. TUTTI HANNO DEI PROBLEMI... Sicuramente ci sono nel mondo persone con una situazione economica e familiare particolarmente disastrosa, ma questo non rende il dolore che prova la persona depressa meno profondo. Così dicendo, la persona si sentirà patetica e debole, come se non avesse il diritto di sentirsi triste, perché c’è qualcuno che ha problemi ben più gravi. Questo farà sì che si senta ancor più afflitta e in colpa.

 

Vai alla fonte in lingua originale:   http://psychcentral.com/blog/archives/2011/10/19/10-things-not-to-say-to-a-depressed-person/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Avere a che fare con una persona che soffre di depressione (sempre triste, molto irritabile, particolarmente stanca e con un profondo senso di colpa) non è semplice. Seppur con tutte le buone intenzioni, molto spesso amici e parenti possono commettere banali errori pronunciando frasi che, invece di alleviare la sofferenza del proprio caro, finiscono per peggiorare la situazione. Per esempio, rassicurazioni facili del tipo “vedrai che ogni cosa andrà per il meglio” faranno sì che chi è depresso si sentirà non capito e si chiuderà ancora di più in se stesso. Allo stesso modo, esortazioni all’ottimismo, o il classico consiglio di “tirarsi su” contribuiranno a colpevolizzare ulteriormente il proprio caro.

 

Ecco allora un piccolo vademecum per chi si trova ad avere a che fare con un familiare o un conoscente che soffre di depressione.

 

Su questo tema, guarda anche il video in cui espongo 3 campanelli d'allarme e 3 pratiche utili a prevenire la tristezza: https://www.youtube.com/watch?v=SjUlN1T2174

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

7 semplici strategie per incrementare la creatività

7 semplici strategie per incrementare la creatività | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Tutti noi siamo creativi, chi più chi meno. In ciascun ambito della nostra vita, ogni giorno, diamo libero spazio alla creatività: sul posto di lavoro, quando vogliamo arredare casa, quando invitiamo amici a cena. La creatività è la nostra spinta a rompere la monotonia quotidiana.

Tuttavia, ci sono delle giornate in cui anche le persone molto creative sono annoiate, girano a vuoto e non trovano idee nuove.

Ecco, dunque, 7 facili tecniche che possono incrementare la creatività.

 

1. CAMBIARE PROSPETTIVA TEMPORALE

In uno studio del 2004, Forster e collaboratori hanno chiesto ad alcuni soggetti di pensare a come sarebbe stata la loro vita dopo un anno. Con questa prospettiva temporale, i partecipanti producevano soluzioni molto più creative e brillanti ai problemi posti rispetto a quando era stato chiesto loro di immaginare cosa sarebbe successo il giorno dopo. Ciò significa che pensare alle distanze temporali, ma anche a quelle spaziali, sembra migliorare il pensiero astratto e di conseguenza la creatività.

Consiglio: proiettatevi nel futuro, osservate il vostro progetto tra uno, dieci, vent’anni… Questo favorisce l’immaginazione e la produzione di idee originali.

 

2. STIMOLAZIONI ASSURDE

La nostra mente lavora incessantemente per dare significato alle esperienze vissute. Più l’esperienza è assurda, più questa operazione è difficile: ecco allora che ci si arrovella alla ricerca di senso, inventando collegamenti singolari. Ai partecipanti di uno studio condotto da Proulx (2009) è stato chiesto di leggere un breve racconto scritto da Franz Kafka, un testo molto stravagante, e successivamente di completare un compito di riconoscimento. Rispetto al gruppo di controllo, coloro che avevano letto la storia mostravano un’abilità spiccata nell’individuare collegamenti bizzarri nascosti.

Consiglio: leggete “Alice nel Paese delle Meraviglie” oppure “La Metamorfosi” di Kafka. L’assurdità è strettamente collegata alla creatività.

 

3. UMORI BUONI O CATTIVI

Gli stati emotivi positivi incrementano sia la capacità di risolvere problemi, sia la flessibilità del pensiero e sono connessi alla creatività. Tuttavia, anche le emozioni negative hanno il potere di incrementare la creatività. George & Zhou (2007) hanno condotto uno studio su 161 impiegati di una azienda e hanno osservato che i livelli di creatività si innalzavano sia in caso di emozioni particolarmente positive sia in caso di emozioni particolarmente negative.

Consiglio: invece di rimanere schiacciati dalle emozioni negative, trovate il modo per sfruttarle al massimo.

 

4. BASTA SOGNARE AD OCCHI APERTI!

Per incrementare la creatività abbiamo sempre sentito parlare dei benefici di sognare ad occhi aperti. E’ sicuramente un aiuto iniziale, poiché ci permette di produrre idee fantasiose e impossibili e non richiede eccessivo sforzo, ma si corre il rischio di rimanere fermi. In uno studio del 2009, Zhong e collaboratori hanno rilevato che i sogni danno solo piccoli benefici. Il problema della creatività “ad occhi aperti” è che tende a rimanere nella testa, non producendo alcun risultato. Solitamente i sognatori rimandando continuamente, accontentandosi delle loro fantasie.

Consiglio: smettete di sognare e cominciate a fare!

 

5. COMBINARE GLI OPPOSTI

Intervistando 22 premi Nobel in fisiologia, chimica, medicina, fisica, scrittori che hanno vinto il premio Pulitzer e numerosi artisti, Rothenberg (1996) ha osservato molte somiglianze nel processo creativo. E’ quello che viene chiamato pensiero “Janusiano”: la capacità di concepire simultaneamente due o più concetti tra di loro contraddittori. Integrando queste idee opposte, si giunge alla formulazione di nuove teorie o nuovi capolavori d’arte. Il fisico Bohr, per esempio, usando questo insolito modo di pensare ha dato vita al principio della complementarietà nella teoria dei quanti (nella descrizione della natura entrano in gioco aspetti complementari ma mutuamente esclusivi, come l'aspetto ondulatorio e corpuscolare della luce).

Consiglio: mischiate improbabili opposti, provate combinazioni ridicole.

 

6. RIFORMULARE

Spesso le persone saltano alle conclusioni troppo velocemente, prima ancora di aver pensato bene alla domanda. Spendere del tempo nel riformulare il problema è benefico. Mumford e collaboratori (1994) hanno osservato che i partecipanti producevano soluzioni più creative quando erano obbligati a ripensare al problema da molteplici punti di vista prima di risolverlo. Anche gli artisti, prima della creazione delle loro opere d’arte, pensano al tema che vogliono rappresentare sotto differenti luci (Csikszentmihalyi & Getzels, 1971).

Consiglio: non pensate subito a raggiungere la soluzione, ma concentratevi prima sul problema. Vi state ponendo il giusto quesito?

 

7. ANDARE ALL'ESTERO E IMPARARE UNA NUOVA LINGUA

Maddux e Galinsky (2009) hanno trovato che coloro che si sono trasferiti all’estero hanno una creatività maggiore. Essi sono risultati molto più flessibili e più capaci di fare collegamenti creativi rispetto alle persone che non hanno mai lasciato il loro paese.

Consiglio: prendete la vostra valigia, andate in un’altra nazione e imparate la lingua locale.

(...)

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2010/03/boost-creativity-7-unusual-psychological-techniques.php

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Spesso pensiamo alla creatività come ad un'idea geniale che arriva dal nulla e che ci fa esclamare Eureka! mentre siamo impegnati a fare tutt'altro. Purtroppo, il più delle volte, limitarsi ad attendere di essere folgorati da un'intuizione può non essere sufficiente.

Ecco allora sette strategie semplici, tratte dalla ricerca psicologica a riguardo, per velocizzare il processo creativo.

 

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Come i sensi influenzano i nostri comportamenti: 5 esempi di “intelligenza fisica” nella vita quotidiana

Come i sensi influenzano i nostri comportamenti: 5 esempi di “intelligenza fisica” nella vita quotidiana | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Negli ultimi anni gli scienziati hanno studiato a fondo le modalità in cui i nostri pensieri e la nostre decisioni vengono inconsapevolmente condizionate dai nostri sensi fisici (…).

Ora un libro emozionante in uscita porta i lettori in un tour completo tra questi studi all'avanguardia (…). Il testo si intitola “SENSATION: la nuova scienza dell'intelligenza fisica”, è scritto dalla Prof.ssa Thalma Lobel (Atria Books, 2014) e ci mostra come colori, sensazioni tattili, profumi, gusti ci influenzano in modo significativo senza che ne siamo consapevoli. La Prof.ssa Lobel espone in modo piacevole uno studio dopo l'altro e descrive come questi risultati inattesi abbiano implicazioni praticamente su tutto ciò che facciamo nella vita.

 

Ecco 5 esempi di “intelligenza fisica” al lavoro nella vita quotidiana

 

1. Sei ad un primo appuntamento. Qual è la bevanda migliore che potresti scegliere di ordinare? una tazza di tè caldo o caffè, oppure una bibita gassata o una birra ghiacciata?

I ricercatori hanno fornito a due gruppi di partecipanti la descrizione di una persona capace, intelligente, determinata e laboriosa (…), poi hanno chiesto ai soggetti del campione di giudicare la persona su una serie di altre caratteristiche. Prima di leggere la descrizione, ai partecipanti è stato chiesto di tenere in mano per qualche secondo la tazza di caffè del ricercatore mentre scriveva alcune note. Metà del campione teneva in mano una tazza di caffè bollente, l'altra metà una tazza di caffè freddo. Coloro che avevano tenuto in mano la tazza calda giudicavano la persona nella descrizione generosa, attenta e di buon carattere (una persona “calda”), mentre coloro che avevano tenuto la tazza fredda giudicavano la stessa persona irritabile, antisociale ed egoista (“fredda”). Entrambi i gruppi avevano letto la stessa descrizione e l'unica differenza era nei pochi momenti trascorsi con in mano la bevanda calda oppure fredda.

Questo è il motivo per cui si dovrebbe forse optare per una bella tazza di tè durante un primo appuntamento piuttosto che per una bibita fredda o una birra, in modo da predisporre positivamente l'interlocutore nei nostri confronti.

 

2. Stai avviando una pratica di negoziazione per un nuovo acquisto o per un importante affare di lavoro. Su quale tipo di sedia dovresti sederti e quale tipologia dovresti offrire alla persona con cui stai negoziando? Un'altra serie di studi ha dimostrato che sedersi su una sedia rigida rende i negoziatori più severi, mentre sedersi su sedia morbida rende meno aggressivi. Pertanto, sarà vantaggioso sedersi su una sedia dura e offrire all'interlocutore la sedia morbida.

 

3. Sei una donna e hai un primo appuntamento. Qual è il colore più indicato della camicetta: rosso, verde, blu o grigio?

In uno studio sugli effetti del colore, ad un campione di uomini sono state mostrate fotografie della stessa donna che indossava camicette di diverso colore (ogni uomo vedeva la fotografia della stessa donna con la camicetta rossa, blu, verde o grigia). Quando indossava la camicetta rossa, la donna veniva giudicata, in media, più sexy e attraente. Gli uomini del campione riferivano inoltre un desiderio maggiore di invitare fuori la donna vestita di rosso, ed erano disposti a spendere di più durante l'appuntamento con lei piuttosto che con la stessa donna vestita in verde, blu o grigio.

NB: Gli uomini non percepivano la donna vestita di rosso più intelligente, gentile o simpatica ma semplicemente più seducente (…).

Pertanto, le donne potrebbero considerare l'ipotesi di indossare una camicia rossa (e di ordinare una bevanda calda) al primo appuntamento.

 

4. Stai cercando di sfruttare tutta la tua creatività sul lavoro. Che tipo di sorgente luminosa pensi di usare: una luce al neon o una semplice lampadina elettrica?

Noi tutti associamo una lampadina con l'arrivo di un'idea brillante e creativa, ma non si tratta di una semplice associazione simbolica. Gli studi sull'argomento hanno mostrato che accendere una lampadina elettrica durante un compito che richiede un problem solving creativo permette di risolvere i problemi più rapidamente rispetto ad accendere una lampada al neon.

In un altro studio, i partecipanti sono stati divisi in due gruppi ed è stato chiesto loro di risolvere un problema che richiedeva una soluzione “out-of-the-box” (fuori dagli schemi). Ad un primo gruppo è stato chiesto di posizionarsi letteralmente dentro un grande scatola di cartone, ad un secondo gruppo di sedersi accanto alla scatola. I partecipanti seduti fuori dalla scatola avevano significativamente più probabilità di trovare soluzioni creative al problema rispetto a chi si era posizionato dentro la scatola.

Quando lavorate su problemi che richiedono creatività e intuizione, il consiglio è di accendere una semplice lampadina elettrica “nuda” e tenere una scatola accanto a voi.

 

5. Vuoi rendere il più possibile negli allenamenti, a casa o in palestra. C'è un profumo o un odore specifico che può aiutarti in questo tuo obiettivo?

Le palestre non sono certamente note per avere profumi piacevoli (…), ma potrebbe esserci un importante cambiamento all'orizzonte. Recenti studi hanno trovato che l'odore di menta piperita può migliorare l'esercizio fisico. Secondo le ricerche, le persone che lavoravano in ambienti con profumo di menta percepivano l'allenamento meno faticoso; inoltre l'ambiente profumato aiutava gli atleti ad avere performance migliori rispetto a quelle che avevano abitualmente negli ambienti non profumati. Altri studi hanno invece mostrato che il profumo di cannella può migliorare la memoria, e che gli odori dolci potrebbero facilitare l'altruismo e l'assunzione di comportamenti di aiuto.

Per quanto riguarda la palestra, invece che cercare di spruzzare in giro profumo di menta ogni volta che vi allenate, basterà masticare un bastoncino di menta piperita fresca o una gomma un po' prima di cominciare l'allenamento.

 

Il libro della Prof.ssa Lobel ha implicazioni interessanti in quasi tutti gli aspetti della vita, tra cui business e management (la lunghezza delle linee sul grafico del personale di una azienda condiziona il modo in cui percepiamo il potere e la leadership), pubblicità e marketing (i colori del logo di una società influenzano il modo in cui percepiamo la sua stabilità finanziaria) e altri aspetti della nostra vita personale (come fare una doccia impatta sulla nostra morale e sul nostro desiderio di barare) (...). Quindi preparatevi una bevanda calda, metteteci una spolverata di cannella e sedetevi su una sedia comoda per una buona lettura.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  

http://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201405/how-mastering-all-5-senses-can-get-you-what-you-want

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Avete mai sentito parlare di “intelligenza fisica”? Si tratta di campo di studi relativamente recente che approfondisce come le sensazioni fisiche (tatto, temperatura, colori, odori..) influenzano inconsapevolmente le nostre scelte e i nostri pensieri.

Per capire come funziona, vi propongo 5 esempi tratti dalla vita quotidiana, decritti nel nuovo libro della Prof.ssa Lobel ...che ne pensate? Vi convincono?

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

6 strategie per sembrare più intelligenti

6 strategie per sembrare più intelligenti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Le persone intelligenti sono fortunate. Certo, può capitare che vengano prese un po' in giro durante il liceo, ma una volta diventate adulte ottengono i più alti stipendi e possono ricoprire cariche di prestigio.

Ciò può essere un problema per il 50% di noi che, per quanto riguarda l'intelligenza, si posiziona al di sotto la media... ma nulla è insormontabile! Un buon metodo in questi casi consiste nel far credere alle persone di essere intelligente. Le ricerche psicologiche sull'argomento hanno fornito alcune evidenze circa i migliori metodi per sembrare più intelligenti. Eccoli:

 

1. ESSERE ATTRAENTE

Molti studi hanno mostrato che si tende a pensare che le persone di bell'aspetto siano più intelligenti della media. Ciò è di solito attribuito al cosiddetto “effetto alone”, per il quale se si ha un'opinione positiva su un attributo di qualcuno, si tenderà ad estendere la valutazione anche ad altre caratteristiche.

 

2. SAPERSI VESTIRE OPPORTUNAMENTE

Allo stesso modo, anche chi si veste “bene” sembra essere considerato, in media, più intelligente. In uno studio del 2008, i ricercatori dell'Università del Wisconsin hanno mostrato ai soggetti del campione alcune fotografie di una donna vestita in gonna corta e canottiera oppure in polo e jeans. La stessa donna vestita in modo più semplice (ma comunque elegante) è stata giudicata significativamente più intelligente rispetto a quando vestiva abiti più provocanti. Anche in questo caso, l'effetto alone può aiutarci a spiegare questi risultati. E' interessante notare che, quando ai soggetti del campione veniva detto che la donna vestita in modo provocante lavorava in un ambito tendenzialmente più femminile - ad esempio nel settore della prima infanzia-, veniva considerata ancora meno intelligente, rispetto a quando veniva detto loro che la stessa donna lavorava in un ambito tendenzialmente più maschile - come lo sport. Tutto ciò è probabilmente connesso al punto successivo...

 

3. ESSERE UN UOMO

Antichi pregiudizi continuano a condizionare le persone a ritenere che gli uomini siano più intelligenti delle donne. Nel 2004, ad esempio, i ricercatori della University College di Londra hanno chiesto ad un campione di soggetti di stimare l'intelligenza dei loro padri e delle loro madri. In media, i padri venivano ritenuti più intelligenti delle madri di tre punti di QI (...). Malgrado gli uomini possano sembrare più intelligenti, in realtà, in media, non lo sono: uno studio del 2000 che ha sottoposto a test del QI un campione di soggetti di entrambi i sessi, ha mostrato che gli uomini raggiungevano risultati inferiori rispetto alle donne. Ma i pregiudizi sono difficili da superare: gli uomini tendono a sopravvalutare la propria intelligenza di circa 5 punti di QI, mentre le donne tendono a sottostimare in media il loro QI di altrettanti punti.

 

4. DIMENTICARE IL PROPRIO QI

L'effetto Downing (…) descrive quel fenomeno per cui le persone con un'intelligenza inferiore alla media tendono a pensare di essere sopra la media, mentre le persone con un'intelligenza superiore alla media tendono a sottovalutarsi. Se siete sopra la media (dunque per effetto Downing pensate di essere sotto), sarà dunque molto utile per voi il suggerimento che segue...

 

5. AVERE FIDUCIA IN SE STESSI

Siamo più influenzati da persone che presentano il loro lavoro con fiducia rispetto a coloro che sanno davvero cosa stanno parlando. Non solo, secondo uno studio condotto da Tomas Chamorro-Premuzic, psicologo presso la Goldsmiths University di Londra, le persone che pensano di essere intelligenti hanno prestazioni migliori nei test accademici rispetto a chi è più umile, indipendentemente da fatto che siano effettivamente dotati o meno.

 

6. DIVENTARE EFFETTIVAMENTE Più INTELLIGENTI

Per molto tempo si è pensato che il QI fosse un tratto fisso e immutabile. Recentemente, invece, si ritiene che l'esercizio possa andare a migliorare le performance intellettive, agendo in particolar modo su un aspetto dell'intelligenza, la cosiddetta “intelligenza fluida”. Susanne Jaeggi, presso l'Università del Michigan, ha guidato un team di ricerca che ha chiesto ad alcuni soggetti di impegnarsi per diverse settimane in un esercizio cognitivo, in particolare un rompicapo. Dopo l'allenamento, i soggetti ottenevano un punteggio superiore a quello di partenza in una prova di intelligenza fluida.

 

Questo è tutto... cercare di essere intelligenti è sicuramente duro e faticoso! Per ulteriori idee, vi suggerisco di provare a chiedere al genio più vicino. Lo riconoscete perchè è un uomo, di bell'aspetto e indossa una polo ;-)

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.psychologytoday.com/blog/extreme-fear/201007/how-seem-smarter

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ho parlato spesso di intelligenza... più di recente: esercizi semplici per potenziarla (eccolo il link all'articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/fai-funzionare-meglio-il-tuo-cervello-metodi-realistici-per-prestazioni-geniali/) e studi psicologici che ne svelano i misteri (li puoi leggere qui: http://www.psicologo-milano.it/newblog/10-studi-psicologici-misteri-dellintelligenza/).

 

Oggi vorrei approcciate l'argomento intelligenza da una prospettiva diversa.. A prescindere dal nostro QI, quali sono le caratteristiche che ci fanno apparire agli occhi degli altri dotati di abilità cognitive superiori alla media?

 

Di seguito, sei evidenze scientifiche utili da conoscere.

Mentre su almeno una di queste è impossibile lavorare (il genere sessuale), su altre abbiamo uno spazio di manovra non indifferente.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

L’effetto sorprendente del cibo sulla mente: 10 incredibili scoperte

L’effetto sorprendente del cibo sulla mente: 10 incredibili scoperte | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Il cibo è un elemento fondamentale della vita di ciascun individuo ed è fortemente carico di significati: pranzare in compagnia rafforza le nostre relazioni, la scelta del cibo esprime chi siamo e ha il potere di cambiare il nostro umore. Ma il cibo ha anche un lato oscuro: quando mangiamo eccessivamente siamo presi dalla preoccupazione di poter ingrassare. Così, mangiare può trasformarsi in un attimo da piacere delizioso a cruccio indigesto.

Negli ultimi anni sono state condotte numerose ricerche circa l’effetto del cibo sulle menti delle persone: ecco qui gli studi più interessanti.

 

1. SAZIA DI PIÙ LA QUANTITÀ O LA VISTA?

Solitamente pensiamo che la quantità di cibo che mangiamo dipenda da quanto siamo affamati. E’ certamente un fattore, ma non è l’unico. Siamo anche influenzati, per esempio, dalla grandezza del piatto e dalla sua presentazione, come dimostrato in uno studio condotto da Wansink e collaboratori (2005). Ai partecipanti veniva semplicemente chiesto di mangiare della zuppa. A metà di essi il piatto veniva “magicamente” riempito un po’ per volta da un piccolo tubicino posizionato sotto il tavolo, senza che le persone se ne accorgessero. Agli altri veniva servita una porzione di zuppa in più nella classica maniera. Entrambi i gruppi, quindi, mangiavano la stessa razione di zuppa, ma un gruppo era convinto di aver mangiato solo una porzione. Questo gruppo riportava di essere più affamato e meno sazio rispetto all’altro. I ricercatori hanno spiegato che questo risultato può essere dovuto al fatto che il nostro stomaco dà informazioni grezze su quanto mangiamo, mentre è la vista a dirci se abbiamo mangiato tanto o poco e a contribuire a determinare la nostra sensazione si sazietà.

 

2. NON È MAI SOLAMENTE UN PRANZO

Mangiare insieme ha un sorprendente potere psicologico. Tendiamo a dare al pranzo una forte connotazione, soprattutto quando il nostro partner pranza con il suo ex. Kniffin e Wansink (2012) hanno scoperto che, rispetto a bere un caffè insieme o chiamare al telefono, pranzare insieme al proprio ex crea nell’altro un aumento più significativo di gelosia. Il potere di mangiare insieme ad altre persone è molto forte: “Non si tratta mai di un semplice pranzo”.

 

3. IL GUSTO SVANISCE CON L’ETÀ

Con l’età, il gusto diventa via via più debole. Uno studio ha osservato come soprattutto l’abilità di percepire il sale peggiora notevolmente con il passare degli anni (Mojet et al., 2001). A seconda del tipo di gusto (dolce, salato, acido, amaro) le persone anziane hanno bisogno di condire tra le 2 e le 9 volte in più per percepire lo stesso sapore di quando erano giovani. Gli uomini sembrano essere più affetti dalla perdita di questo senso.

 

4. CAMERIERE GRASSO = CLIENTE GRASSO

In una recente ricerca, McFerran e collaboratori (2010) hanno osservato come varia la scelta del piatto al ristorante a seconda che si venga serviti da un cameriere grasso o magro. Le persone a dieta scelgono piatti più calorici se sono consigliati da camerieri più grassi, in quanto si sentono inconsciamente autorizzate perché vedono persone più grasse di loro. Le persone non a dieta, invece, scelgono piatti più calorici se sono consigliati da camerieri magri, in quanto le persone magre tendenzialmente sono più persuasive.

 

5. AVERE AMICI GRASSI CI FA INGRASSARE

E’ molto probabile che avere amici grassi ci porti ad ingrassare. Christakis e collaboratori (2007) hanno trovato che la probabilità di ingrassare per persone con amici obesi aumenta del 57%. Ciò è dovuto al fatto che le persone sono fortemente influenzate dai comportamenti che osservano ripetutamente. Le persone mangiano molto di più se coloro che frequentano mangiano tanto, mentre mangiano meno se sono circondati da amici che mangiano poco. Le donne sembrano essere più suscettibili a questo comportamento. Inoltre, anche l’influenza della società gioca un ruolo importante: si è soliti pensare che gli uomini debbano mangiare molto di più delle donne.

 

6. MANGIARE CON ATTENZIONE

Mangiare può diventare una routine automatica: quando si pranza o si cena solitamente la mente vaga. Quando le persone sono distratte, come per esempio dalla TV o perché stanno parlando, mangiano molto di più (Bolhuis et al., 2013). Quando non siamo concentrati sul cibo, tendiamo a mangiare di più ma anche a provare meno piacere nel farlo. Ecco perché una strategia utile nei protocolli di controllo del peso consiste nel prestare particolare attenzione a tutto ciò che si mangia e al modo in cui si mangia. Per esempio si consigliano morsi piccoli e lenti. In questo modo, non solo le persone mangiano di meno, ma trovano anche più piacere nel mangiare.

 

7. VUOI UN GELATO AL SALMONE AFFUMICATO?

Le etichette dei cibi creano specifiche aspettative, che a loro volta influenzano l’assaggio del cibo. Per esempio, mettere nomi divertenti sulle bottiglie ha il magico potere di rendere il vino contenuto in esse più buono. In un altro studio sull’argomento, Yeomans e collaboratori (2008) hanno fatto assaggiare ad un campione di soggetti una mousse al salmone affumicato. A metà partecipanti veniva detto che era una mousse, all’altra metà che era gelato. I soggetti che credevano di mangiare gelato riportavano quanto fosse terribile il cibo assaggiato, a differenza degli altri, che invece reputavano la mousse squisita. Dunque: mettere etichette divertenti sui cibi può aumentarne l’appetibilità, tuttavia attenti alle attese che queste etichette suscitano, in quanto possono essere deluse.

 

8. IL CATTIVO UMORE FA MANGIARE “CIBO SPAZZATURA”

Con “fame emotiva” ci si riferisce all’idea che tutte le emozioni, e non solo la rabbia, possano influenzare il comportamento alimentare. Solitamente si osserva come le persone tendano a ricercare cibi più zuccherini e grassi quando sono di cattivo umore. Inoltre, le emozioni negative spingono a preferire continui spuntini piuttosto che un pasto completo, e a evitare la verdura. Sfortunatamente il buon umore non necessariamente ci fa mangiare cibi salutari.

 

9. SE L’HA ORDINATO LEI, VOGLIO UN ALTRO PIATTO

Vi è mai capitato di essere a cena in un ristorante con un gruppo di persone, di scegliere un piatto e poi di cambiare idea sentendo altre persone ordinare la stessa cosa che volevate ordinare voi? Secondo uno studio condotto da Ariely & Levav (2000), succede molto più spesso di quanto possiamo pensare. La causa di questo comportamento è che vogliamo far risaltare la nostra individualità. La cosa buffa, tuttavia, è che gli autori hanno rilevato che le persone gradiscono meno la loro seconda scelta rispetto alla prima. Talvolta, il voler distinguersi solo per sentirsi unici può ritorcercisi contro. Quindi: ordinate soltanto i piatti che vi piacciono veramente!

 

10. STO MANGIANDO UN’IDEA ED È GUSTOSA

Quali cibi strani hai mangiato? Pipistrelli fritti o tarantole, cavallette o occhi di tonno?

Sicuramente sarete già stati coinvolti in questo tipo di conversazione. Le persone iniziano ad elencare ogni sorta di cibi esotici che hanno provato facendo a gara a chi ha assaggiato il piatto più strano. Noi non mangiamo solo cibo, ma idee. Le persone sanno, per esempio, che il gelato al bacon avrà un sapore particolare, ma provandolo guadagnano un’esperienza insolita. Non è solo un motivo per vantarsi, la gente ama l’idea di provare nuove esperienze. È una questione di arricchire la propria immagine di sè. Le persone vogliono vedersi, ed esser viste, come soggetti interessanti che scelgono esperienze variegate e stravaganti.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2013/02/food-on-the-mind-20-surprising-insights-from-food-psychology.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Mangiare è un esperienza con una forte connotazione psicologica.. Perché quando siamo tristi ci abbuffiamo di merendine? Perché se qualcun altro al ristorante ordina il nostro stesso piatto, noi non lo vogliamo più? Perché alcune persone mangiano pipistrelli fritti?

Ecco 11 sorprendenti studi che esplorano la psicologia del cibo e cercano di dare una risposta ad alcune nostre modalità stravaganti di relazionarci con quello che mangiamo.

 

Ovviamente, un rapporto poco equilibrato con il cibo può anche dare luogo a vari tipi di problematiche psicologiche. Tali disagi possono essere elaborati ed affrontati nello studio dello psicologo, al fine di ritrovare uno stato di benessere.

 

Per saperne di più su cosa fa lo psicologo nella sua professione puoi guardare questo video in cui lo spiego prendendo in prestito tre aneddoti: https://www.youtube.com/watch?v=pafHNx1AEow

 

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Per diventare leader migliori, affinate le vostre abilità da ascoltatori

Per diventare leader migliori, affinate le vostre abilità da ascoltatori | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) Quando si intende iniziare un business, non è necessario saper fare proprio tutto ciò che esso prevede. Ad esempio, se avete deciso di lanciarvi nel mondo dell’organizzazione eventi, non dovete essere preoccupati perché sapete o poco nulla di disegno grafico. Basta avere un pizzico di gusto, ma soprattutto assumere uno specialista del disegno che avrà la mansione di occuparsi delle locandine e degli inviti.

Il vostro compito è quello di essere il capo, dunque di supervisionare il gruppo di professionisti che avete scelto, ciascuno molto abile nel proprio campo. E uno dei modi più importanti per ottenere il massimo dai membri della vostra squadra è ascoltarli.

Lasciare fare a ciascuno il proprio lavoro e concentratevi a fornire il supporto di cui necessitano, imparando ad ascoltare le loro idee, i loro commenti e le loro perplessità.

 

I grandi ascoltatori sono i migliori leader per una varietà di ragioni. I capi che sanno ascoltare il loro staff sono capaci di:

1. anticipare problemi potenziali e porvi rimedio;

2. mostrare agli impiegati che si prendono cura del bene dell’azienda intera e desiderano costruire rapporti di  fiducia e di lealtà;

3. aprire canali creativi dando consigli utili per migliorare la produttività;

4. mantenere una efficace linea di comunicazione, in modo da permettere che il lavoro proceda in maniera regolare e serena.

 

Nel libro “Imparare ad ascoltare: il segreto per tirare fuori il talento che è nell’altro”, l’autore, il Dr. Mark Goulston, sottolinea come la capacità di ascoltare l’altra persona promuova l’instaurarsi di una relazione più forte e stabile.

Ecco qui alcuni facili e pratici spunti per migliorare la propria abilità di ascolto.

 

1) Conversazioni più approfondite

Prestate molta attenzione alle inflessioni del tono di voce mentre vi sta parlando un vostro dipendente. Questo suo accento su quello specifico punto della conversazione è indice di maggior investimento emotivo e quindi di un suo particolare interesse. Dopo che ha finito di argomentare rispondete chiedendogli di spiegare maggiormente proprio quel punto che avete notato. Il vostro impiegato si sentirà capito e preso in considerazione.

 

2) Calciate via i MA con domande impossibili

Durante una conversazione lavorativa, provate a chiedere ad un vostro dipendente: “Posso farti una domanda ipotetica?”. Questa domanda susciterà la curiosità nell’altro. Subito dopo aggiungete: “Cosa incrementerebbe rapidamente il nostro progresso e successo, tuttavia impossibile da mettere in atto nella nostra società?”. Formulando la domanda in questo modo, eviterete risposte tipo “MA questo non può funzionare” oppure “MA non si può fare”, che portano la discussione dentro un clima di tensione e spingono a formulare scuse per togliersi dall’imbarazzo. Lasciando ai dipendenti la libertà e fantasia di raccontare cosa sarebbe molto utile, anche se impossibile, si aggira l’ostacolo in quanto già si sa che l’idea è irrealizzabile. In seguito si chiede “Molto creativo; adesso cosa si potrebbe fare di possibile?”

 

3) Fate “riempire i buchi”

Quando fate una domanda a una persona del vostro staff, inconsciamente potreste rimandare l’altro alle volte nella vita in cui si è sentito messo alle strette e questa sensazione non piace affatto. Se invece invitate il vostro dipendente a “riempire i buchi” in un discorso, si sentirà preso in considerazione e non sotto interrogatorio. Per esempio, piuttosto che chiedere “Quali sono i tuoi obiettivi per questa mansione?”, preferite la formula “I tuoi obiettivi per questa mansione sono…”, aspettando che sia lui a completare la frase. Le persone preferiscono riempire i buchi, anche perché hanno la sensazione di maggior collaborazione con il loro capo nel concepimento di una frase o un’idea.

 

4) Chiedete: “Cosa posso fare per migliorarmi?”

(…) Un’altra cosa fondamentale è guardare le proprie caratteristiche, sia buone sia cattive, dal punto di vista dei propri impiegati. Una buona formula da usare potrebbe essere la seguente: “Vorrei essere un buon capo. Per diventarlo ho bisogno di voi. Quale mia caratteristica reputate essere utile alla gestione dell’azienda e cosa, invece, faccio di sbagliato e sarebbe meglio che smettessi completamente di fare?”

 

5) Come trasformare i NO

I dipendenti (o i clienti) possono non accettare certe vostre richieste. Probabilmente è la modalità di esposizione della vostra richiesta che ha fatto si che la risposta fosse no. Comunque, nel business, qualche volta no significa forse. Invece di arrabbiarsi, è più opportuno aggirare l’ostacolo da un’altra via. Per esempio, se un dipendente vi dice che non è interessato nella realizzazione di un progetto o un cliente ad un prodotto, provate dicendo “Forse ho spinto un po’ troppo oppure ho trascurato qualcosa che era importante per te, non è vero?” Certamente la persona si sentirà accolta e ascoltata. Nel momento in cui risponde ecco che la conversazione si riapre, permettendovi di trovare il giusto modo per fargli dire SI’.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.inc.com/molly-reynolds/better-leaders-are-better-listeners.html

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Sul lavoro, come nella vita quotidiana, saper ascoltare è una qualità preziosa. A riguardo, vi propongo questo breve articolo, che tratta del parallelismo tra buon leader sul lavoro e buon ascoltatore. Il testo fornisce alcuni spunti per migliorare le proprie abilità di ascoltatore, al fine avere conversazioni più efficaci con i propri dipendenti. Alcune di queste strategie possono essere utilizzate anche fuori dall’ambito lavorativo, nella vita di tutti i giorni.

 

L’ascolto è anche uno degli strumenti principali utilizzati dallo psicologo. Esso è un presupposto fondamentale di qualunque altro intervento teso a ristabilire il benessere che può essere fatto nella stanza di terapia.

Se ti stai chiedendo se l’ascolto può davvero aiutare a cambiare, puoi guardare questo video dove ne parlo: https://www.youtube.com/watch?v=YaoxMin8q6w

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

5 passi per ridimensionare il perfezionismo

5 passi per ridimensionare il perfezionismo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) La procrastinazione, cioè la tendenza a rimandare, e lo scarso rendimento sono spesso legati ad aspirazioni irrealistiche. Imporsi obiettivi praticamente impossibili da raggiungere non dà affatto la felicità, al contrario, può contribuire a rendere infelici. Quando le nostre ambizioni sono irrealizzabili, infatti, l’ansia aumenta a tal punto da diventare travolgente e controproducente. Invece, quando le persone inseguono mete realizzabili, l’ansia non è più un ostacolo, ma un aiuto, in quanto fa aumentare la motivazione e la concentrazione.

Il bisogno di essere sempre le migliori in qualsiasi cosa (nient’altro che una pretesa impossibile) rende molte persone con tendenze perfezioniste sempre preoccupate, molto tese e sfiduciate.

 

I PERFEZIONISTI: ANSIOSI E INSICURI

La tendenza al perfezionismo sta prendendo sempre più piede nelle nostre vite. La nostra cultura attuale e' dominata dall'ossessione per l’apparenza, dallo slancio verso il raggiungimento di uno status sociale elevato o della fama. (...)

Questa continua corsa verso la perfezione espone a sentimenti di nullità, paura e vergogna. La preoccupazione di essere sempre all’altezza tende ad andare di pari passo con una bassa autostima. I perfezionisti molto spesso hanno una voce interna punitiva che critica continuamente la persona di essere pigra quando si sta riposando, oppure perdente quando non riesce a realizzare le aspettative irrealistiche. Questa voce interna castigante è sempre alla ricerca dei difetti dell’individuo. I perfezionisti hanno come grande timore il non raggiungimento delle proprie mete, e questo li porta ad essere insicuri ed ansiosi e a vivere ogni giorno nella paura di provare vergogna (privata) e umiliazione (pubblica). I perfezionisti vedono il mondo e loro stessi in bianco o nero: “O sono il migliore o sono un perdente.” Quando si ricerca la perfezione è facile scivolare in un circolo vizioso: si è continuamente preoccupati di conquistare le proprie folli aspirazioni, ma questo genere molta ansia, allora si cercano scuse per rimandare, ci si sente inadeguati e si formulano nuove aspettative, e così via. Il perfezionista continua a 'spostare l’asticella'. Non importa quanto lavora duramente e se raggiunge l’obiettivo, un perfezionista non si sentirà mai appagato.

La ricerca della perfezione è come la fatica di Sisifo: spingere continuamente un masso in cima alla montagna per poi vederlo rotolare a valle ogni volta.

 

IL PERFEZIONISMO COLPISCE UOMINI E DONNE

Il perfezionismo colpisce persone di ogni classe sociale: artisti, avvocati, scienziati, dottori. Colpisce sia uomini sia donne.

Janet, scrittrice, spende ore ed ore tutti i giorni di fronte al suo computer faticando per dare alla luce parole perfette nell’ordine perfetto, credendo che sia il solo ed unico modo per diventare artista. Scrive molto poco e si sente molto triste.

Mike, avvocato, cerca di produrre la sua migliore arringa. Frequentemente si lascia sopraffare dall’ansia per la sua performance ritrovandosi così a giocare coi videogames piuttosto che lavorare.

Janet e Mike sono così preoccupati di raggiungere la perfezione che non possono tollerare le imperfezioni del loro processo creativo. Non possono permettersi di produrre meno delle loro idee perfette e brillanti. Tuttavia, incapaci di produrre il capolavoro al primo tentativo, si demoralizzano, si sentono sconfitti e si vergognano.

 

IL PERFEZIONISMO E LE ASPETTATIVE GENITORIALI

Il perfezionismo spesso nasce nell’infanzia. E' possibile che i perfezionisti siano figli di genitori insicuri che investono emotivamente i bambini delle loro grandi aspettative, con il desiderio che i figli realizzino quello che loro non sono stati in grado di ottenere. Essi hanno preteso sempre di più e sono sempre stati molto critici in qualsiasi ambito, dalle performance scolastiche allo sport, dall’imparare a suonare uno strumento al modo di vestire. Inoltre questi genitori faticano ad accettare i limiti e i difetti dei figli. I figli di genitori con a loro volta una bassa autostima si trovano dunque a dover barattare l'accettazione e l'affetto dei genitori con le loro prestazioni. Sentono che per avere l'attenzione dei genitori devono essere perfetti. I genitori vedono i figli come un'estensione di loro stessi e cercano in loro delle soddisfazioni esterne. I bambini, di conseguenza, rispondono a questo con uno sforzo grandissimo per raggiungere i successi che i genitori richiedono loro.

Tutte le volte la madre di Janet criticava il taglio di capelli o i vestiti della figlia, aggiungeva sempre in tono melenso “Tesoro, ma io desidero solo che tu sia perfetta”. Nella famiglia di Mike, invece, il focus principale dei genitori era sottolineare continuamente il loro sacrificio: “Abbiamo lavorato così duramente per aiutarti a diventare il migliore, qualsiasi strada tu abbia deciso di intraprendere.."

Questa continua enfasi sul successo o sul riconoscimento finisce per ingigantire le paure di fallire e di conseguenza il senso di colpa e di vergogna nel caso in cui vengano deluse  le aspettative dei genitori. Tutto questo contribuisce a rendere l’autostima ancora più fragile ed aumentare le insicurezze.

 

5 PASSI PER 'ADDOMESTICARE' IL PERFEZIONSIMO

La verità è che nessuno è perfetto.

Ecco 5 semplici passi che potete mettere in pratica per allentare le vostre tendenze ad essere sempre perfetti.

1. Imparate a conoscere a fondo voi stessi per comprendere quali sono i vostri pregi e i vostri difetti, e coltivate i vostri lati positivi. Fate una lista di tutte le cose che vi piacciono, le vostre qualità personali, le relazioni che vi soddisfano, le esperienze significative che vi hanno arricchito.

2. Fate attenzione ai vostri pensieri “tutto o niente” e ricordatevi che non occorre essere i migliori in tutto per sentirsi amati e rispettati. Quando sentite l’urgenza di superare voi stessi perché sentite delle imperfezioni, provate a pensare a tutto quello che avete fatto fino a quel punto.

3. Cercate di essere meno critici verso le altre persone e imparate un po’ di sana pazienza. Così facendo migliorerete le vostre relazioni personali e professionali, e ridurrete anche la paura di essere criticati dagli altri.

4. Circondatevi di persone che non siano così interessate al raggiungimento di status elevati, denaro e successo, ma che apprezzino l’amicizia, la famiglia e le imperfezioni.

5. Se sentire di avere bisogno di qualcosa in più, trovate un terapeuta che vi aiuti ad approfondire i vostri lati positivi e negativi. Nella psicoterapia imparerete ad articolare i vostri desideri e le vostre vulnerabilità. Scoprendo chi siete, come siete fatti e cosa volete, la pressione di essere perfetti diminuirà.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/contemporary-psychoanalysis-in-action/201407/5-steps-taming-perfectionism

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

In una società come quella moderna, dominata dal culto della prestazione, chiedere sempre di più a se stessi è ormai la norma. Il culto della prestazione puo' fare di noi dei perfezionisti votati alla competizione e destinati a spostare sempre più in là il traguardo di una felicità irraggiungibile. Eppure, a ben vedere, imperfezioni e sbavature sono parte integrante di ogni processo vitale e creativo. Ecco allora 5 semplici spunti per smussare l'esigenza di essere sempre perfetti.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Ecco perché la vostra mente necessita una pausa (..e non solo durante le vacanze!)

Ecco perché la vostra mente necessita una pausa (..e non solo durante le vacanze!) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L'IMPORTANZA DELLA PAUSA ESTIVA

L’estate è arrivata: tempo di vacanze con la famiglia o con gli amici, occasione ideale per rallentare i ritmi frenetici della quotidianità.

Tuttavia, se siete come la maggior parte delle persone, probabilmente non riuscirete a godervi appieno tutti i vantaggi della stagione del relax, perdendo, anche quest'anno, la migliore possibilità per far riposare i vostri stanchi neuroni e guadagnarne in salute.

Infatti, da quanto emerge da una recente ricerca americana, tre lavoratori su quattro non sono in grado di sfruttare in toto il loro periodo di vacanza. L'impiegato medio usa solo la metà delle ferie che ha a disposizione, e anche chi ne utilizza l'intero ammontare tende spesso a rimanere in contatto con l'ufficio attraverso computer, tablet o cellulari. Addirittura, il 61% degli intervistati ha riportato di continuare a lavorare in vacanza. Le ragioni riguardano la paura di rimanere indietro con le cose da fare, di perdere la promozione sperata, o addirittura il lavoro.

Insomma, i lavoratori hanno paura che la vacanza possa costar loro. Invece, è vero proprio il contrario: è il non prendersi una pausa che costerà loro in termini di benessere.

Dedicarsi del tempo lontano dal lavoro, dalla scuola, dallo stress di una vita molto impegnata è infatti cruciale per rivitalizzare la salute del vostro cervello. Negando al cervello una vacanza, automaticamente diminuirà la vostra abilità di pensare creativamente e risolvere problemi complessi. La nostra mente pensa più chiaramente quando ci si ferma e si prende un po’ di tempo per rilassarsi, quando metaforicamente “si lascia scendere il criceto dalla ruota”.

In questi momenti, ecco arrivare l’insight: d’improvviso balena in testa un’idea creativa o una soluzione a un problema difficile. Questo succede perché le energie mentali non sono più focalizzate sugli errori di ieri né impegnate ad accumulare impegni per domani. I pensieri fantasiosi e geniali arrivano tipicamente quando si lascia la mente libera di immaginare e di vagare e ci si allontana momentaneamente dalla routine quotidiana.

 

PERCHE' UNA PAUSA FA BENE AL CERVELLO? LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA

Il lobo frontale (implicato nei processi di ragionamento, pianificazione, presa di decisione e giudizio) lavora in maniera più creativa quando il cervello non è sotto sforzo e non è aggrovigliato da molteplici pensieri. Come mai? La mente, quando non è continuamente sollecitata da impegni, compiti e problemi, connette idee casualmente e le consolida a conoscenze precedenti formando nuovi pensieri che aiutano al raggiungimento di soluzioni ottimali ai propri obiettivi.

Inoltre, corpo e cervello non sono equipaggiati per affrontare periodi di stress cronico, e necessitano di pause per ricaricarsi. Quando si è sotto stress cronico, il corpo rilascia l’ormone cortisolo, e livelli di cortisolo troppo elevanti possono danneggiare l'ippocampo, area del cervello deputata alle funzioni di apprendimento e di memoria.

Ridurre lo stress è dunque la chiave per migliorare la performance cognitiva. Fare attività fisica, dormire meglio e di più, trascorrere tempo con i propri amici e intraprendere nuove avventure sono ottime strategie per ridurre lo stress. E qual è il momento migliore, se non la pausa estiva, per fare tutte queste cose?

 

E DURANTE L'ANNO?

Al cervello, comunque, non è sufficiente una pausa estiva.

Anche durante l'anno di lavoro è importantissimo alternare momenti di lavoro a momenti di riposo e “disintossicazione”, compresa quella dalla tecnologia.

Oggigiorno la tecnologia è entrata completamente a far parte delle nostre vite; siamo perennemente connessi e, qualche volta, anche con più di un dispositivo contemporaneamente. Questa “abbuffata” di tecnologia può mettere per varie ragioni in difficoltà il nostro cervello. Innanzitutto, attività come controllare le mail mentre si sta scrivendo un report o rispondere a un messaggio mentre si è seduti a una riunione, sono molto dispendiose a livello cerebrale, in quanto il nostro cervello non è predisposto per fare più cose contemporaneamente. In secondo luogo, forzare la mente a passare velocemente da un compito all’altro sovraccarica il lobo frontale, riducendone la produttività e l'efficienza. Infine, secondo alcune recenti ricerche, troppo tempo online porta le persone a sentirsi in media più sole, ansiose e depresse. Quindi: scegliete di spegnete il cellulare e di impegnare meno tempo davanti ai vostri dispositivi computerizzati. Bastano anche pochi minuti di pausa ogni ora per regalare al nostro cervello un po' di sollievo. E ogni tanto trascorrete un pomeriggio o una sera lontani dalla tecnologia.

 

 Vai alla fonte in lingua originale: 

http://www.psychologytoday.com/blog/make-your-brain-smarter/201406/why-your-mind-needs-break

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Volete fare un favore a voi stessi e al vostro cervello? Prendetevi una vacanza!

Alcuni accorgimenti però: cercate di non portarvi dietro il lavoro (è un errore frequentissimo) e prendete ogni tanto delle pause dai vostri dispositivi tecnologici.

In questo modo, quando ritornerete al lavoro o a scuola, il vostro cervello sarà più veloce, creativo ed efficiente.

Al contrario, negare alla mente una vacanza o non staccare mai completamente la spina, espone l'organismo ad un calo nelle performance, nonché ad alcune complicazioni. Tra queste, il cosiddetto “stress da rientro” di cui parlo in questa intervista rilasciata in radio: https://www.youtube.com/watch?v=rD_HdL1hpA4

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

10 regole di vita che dovremmo imparare dai nostri antenati primitivi

10 regole di vita che dovremmo imparare dai nostri antenati primitivi | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco 10 attitudini tipiche dei nostri predecessori che oggigiorno tendiamo qualche volta a perdere di vista, ma verso le quali l'essere umano è naturalmente predisposto per ragioni evoluzionistiche. Comprendere le lezioni dell'evoluzione può aiutarci a condurre una vita più ricca anche nell'attualità (…).

 

1. COLTIVATE I LEGAMI FAMILIARI

Può sembrare una cosa ovvia, ma un'ingente quantità di ricerche relative al comportamento sociale umano ha dimostrato che i legami familiari sono fondamentali. Gli esseri umani, come molte altre specie, mostrano una tendenza naturale a esibire un comportamento pro-sociale e altruistico nei confronti di soggetti geneticamente correlati (figli, fratelli, cugini, genitori, zie, zii, nonni, ecc). Condividere lo stesso sangue è qualcosa che cementifica naturalmente i legami. Dunque: coltivate il rapporto con i vostri genitori, amate i vostri figli e rimanete in contatto con i vostri cugini. Dal punto di vista evolutivo, la rete parentale è un elemento unico e profondamente importane nella nostra vita.

 

2. INVESTITE NELLE AMICIZIE

 (…) Fin dai tempi più antichi, gli esseri umani hanno vissuto in gruppi sociali stabili per lunghi periodi di tempo. Sviluppare amicizie (indipendentemente dai legami di parentela) è una parte essenziale della nostra “eredità evolutiva”. (…) Infatti, coltivare amicizie e aiutare il prossimo aumentano la possibilità di ricevere in cambio aiuto in circostanze difficili, e questo massimizza le probabilità di sopravvivere e di superare le sfide evolutive. Dunque, cercate di essere amici leali, come lo sono stati la maggior parte dei nostri antenati “di successo”.

 

3. NON DIMENTICATE DI AMARE

L'amore assume diverse forme in base alle culture e al tipo di relazione, ma, alla fine, è qualcosa di universale. Sistemi di accoppiamento che assomigliano a una qualche forma di monogamia sono comuni in tutto il mondo. L'esperienza universale dell'amore fornisce il collante psicologico e fisiologico (basato sul sistema dell'ossitocina) che mantiene unite le coppie, e ciò permette di collaborare per quanto riguarda la crescita dei figli, permettendo la prosecuzione della specie. L'amore è dunque una parte fondamentale del nostro patrimonio evolutivo. Assicuratevi di averne in abbondanza nella vostra vita!

 

 4. VIVETE IN MEZZO ALLA NATURA

 Per oltre il 99% della nostra storia evolutiva, non è esistito nulla di simile ad un edificio, a una macchina, a un treno o a un computer. I nostri antenati hanno vissuto da sempre in mezzo alla natura. Questo significa che sono stati esposti regolarmente alla luce solare, alla vegetazione, agli animali e alle caratteristiche tipiche del paesaggio naturale come fiumi, alberi e montagne. Oggi passiamo troppo tempo dentro edifici progettati dall'uomo e troppo poco fuori, nella natura. Alcuni problemi moderni, come il “disordine affettivo stagionale” (una deflessione del tono dell'umore connessa all'accorciamento delle giornate che si verifica in autunno e in inverno) potrebbero proprio derivare da questo mancata corrispondenza con ciò a cui evolutivamente siamo predisposti. Quindi: fate una passeggiata, correte, andate in canoa, portate i bambini in spiaggia, scalate una montagna. Non lo rimpiangerete.

 

5. ASPETTATEVI UNA LUNGA VITA SOCIALE

In alcune specie, come i castori, un animale adulto può trascorrere mesi e mesi senza vedere un altro esponente della sua specie. In altre specie, come i corvi del Nord America, gli animali vedono gli stessi simili giorno dopo giorno, attraverso le stagioni e gli anni. Gli essere umani hanno più aspetti in comune con i corvi che con i castori, in quanto costruiscono relazioni. Entrambe queste specie, ad esempio, fanno affidamento sull'aiuto di un con-specifico per compiti quali la ricerca e la condivisione del cibo. Ciò che è vantaggioso per un esponente della specie, in molti casi lo è anche per gli altri esponenti del gruppo, indipendentemente dalla linee parentali. Gli esseri umani sono il prototipo della specie in grado di mantenere legami sociali per lunghi periodi di tempo. Lasciate che questa tendenza ad aiutare gli altri guidi le vostre azioni, e ne trarrete benefici.

 

 6. ASPETTATEVI UNA LUNGA VITA FISICA

 Alcune specie presentano vite brevi (come la Drosophila o moscerino della frutta). Altre hanno vite lunghe decenni. Nelle specie che hanno vita breve, le strategie ottimali dal punto di vista evolutivo sono progettate secondo tali tempistiche: un piano di rapido sviluppo e una frequente riproduzione, per esempio, hanno un senso evolutivo. In una specie longeva come quella umana, strategie di riproduzione rapida non sono efficaci dal punto di vista evolutivo. Piuttosto, essendo la nostra una specie caratterizzata da un lungo sviluppo e un lento ritmo riproduttivo, costruire rapporti a lungo termine sani e di fiducia è la strategia evolutiva ottimale.

 

7. TRATTATE GLI ALTRI COME SE VIVESTE IN UN MONDO DI 150 PERSONE

Nell'epoca moderna, siamo spesso circondati da estranei che non abbiamo mai visto e che probabilmente non vedremo più. Pensate ad esempio all'esperienza di essere a bordo di un treno in un paese straniero. I nostri antenati invece vivevano in gruppi stabili e raramente entravano in contatto con individui al di fuori del proprio clan. I clan erano costituiti da non più di 150 persone (Dunbar, 1992). Se doveste vedere per tutta la durata della vostra vita sempre e solo le stesse 150 persone, come le trattereste? La risposta è ovvia... Gentilmente!

 

8. MANGIATE BENE, FATE ESERCIZIO E VIVETE IN MODO NATURALE

Una delle maggiori intuizioni della moderna scienza evoluzionistica riguarda la salute: gli stili di vita moderni si sono completamente discostati da alcune abitudini di vita dei nostri antenati (per le quali siamo “naturalmente programmati"), e ciò ha condotto a conseguenze negative sulla nostra salute sia mentale che fisica. Ad esempio, il fatto che alcune persone possano trasferirsi lontano dalla famiglia per esigenze di carriera, e dunque non possano contare sui benefici del gruppo sociale di appartenenza, può avere effetti negativi sulla salute mentale in termini di solitudine e isolamento.

Allo stesso modo, l'abitudine alla vita sedentaria a fronte del fatto che i nostri antenati sono stati abituati a percorrere chilometri e chilometri per generazioni, ha condotto ad esiti negativi per la salute fisica, come l'obesità e le malattie cardiache. Infine, la mancanza di alimenti naturali all'interno della dieta può condurre ad esiti nocivi per la salute, come il diabete di tipo II, la cui causa principale nei soggetti geneticamente predisposti è l'obesità.

Infatti, le nostre menti e i nostri corpi sono nati e si sono evoluti per vivere in piccoli gruppi, nell'ambiente tipico della Savana africana, mangiando solo alimenti non trasformati. Nella misura in cui siamo in grado di replicare gli aspetti significativi di questo tipo di ambiente, stiamo facendo un favore a noi stessi. Altrimenti, rischiamo di vivere una vita che non corrisponde alle caratteristiche della nostra specie, come scimmie nella gabbia di uno zoo.

 

9. SEGUITE I CODICI MORALI DELL'UOMO

La maggior parte degli esseri umani sono religiosi (Wilson, 2002) e, nonostante le differenze che sussistono tra le varie credenze, vi sono numerosi aspetti comuni. Ad esempio, tutte le religioni incoraggiano le persone a sacrificare i propri interessi egoistici per il bene di un gruppo più ampio. Questa tendenza tuttavia non identifica solo i gruppi religiosi, ma sembra riguardare in generale la psicologia umana, indipendentemente dal fatto di essere credente o meno. Ad esempio, in tutti i gruppi umani, infliggere danni al prossimo è un gesto riprovevole (…). Grazie alla presenza di questo “codice di regole morali”, la nostra specie è predisposta più di tutte le altre a vivere all'interno di gruppi sociali.

 

10. COLTIVATE LA VITA

L'evoluzione ha a che fare con ogni aspetto della vita, e “coltivare la vita” è una tendenza naturale delle menti evolute del genere umano. Essere genitori è uno degli esempi più rilevanti di cosa significhi “coltivare la vita”: dedicare tempo e cure ai figli è forse il nostro fine evolutivo per eccellenza. Tuttavia, ci sono molti altri modi per coltivare la vita. Tali esempi includono lavorare come insegnante o all'interno di professioni di aiuto, adottare figli, prendersi cura di animali domestici o impegnarsi nel sociale. Oppure, più semplicemente, piantare un orto, curarlo giorno per giorno e vederlo crescere.

 

La percentuale degli organismi che oggi esiste è infinitesimale rispetto alle miriadi di potenziali organismi alternativi che sarebbero potuti esistere ma che non hanno superato la sfida con la selezione naturale. La nostra vita è il prodotto di millenni di selezione naturale e un sacco di fortuna casuale. Questa è una bella cosa. Cercate di trarne il massimo.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/darwins-subterranean-world/201406/10-ancient-rules-we-should-all-live-today

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Pensate di avere poco o nulla da imparare dai nostri predecessori primitivi? Secondo la psicologia evoluzionista, vi sbagliate!

I nostri stili di vita moderni, infatti, si sono allontanati da abitudini che i nostri antenati conoscevano bene e verso le quali, come specie, abbiamo una predisposizione naturale. Ecco 10 spunti in tal senso su cui riflettere e da mettere in pratica nella vita quotidiana.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Rapporti occasionali: 5 curiosità scientifiche

Rapporti occasionali: 5 curiosità scientifiche | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Anche nel contesto dei rapporti occasionali, il nostro cervello influenza le nostre decisioni più di quanto possiamo immaginare.. Ecco 5 curiosità in merito.

 

1) LE EMOZIONI "DEL GIORNO DOPO": QUALI DIFFERENZE TRA UOMINI E DONNE?

L'amore è una droga potente. Il suo effetto nel nostro organismo è letteralmente paragonabile a quello della cocaina. Sia l'amore che la droga generano nel nostro cervello una scarica di sostanze chimiche che ci porta ad avere un umore elevato, un interesse sessuale accresciuto e una maggior fiducia in noi stessi. Entrambi, inoltre, possono compromettere la nostra capacità di giudizio portandoci a fare scelte sbagliate che possiamo rimpiangere in un secondo momento (nel caso del sesso, la mattina dopo..). La prova di questo rammarico del giorno dopo? La psicologa Anne Campbell della Durham University in Inghilterra ha esaminato più di 3.300 soggetti in età compresa tra 17 e 40 anni, la metà dei quali (in percentuale simile tra i due sessi) ha riferito di aver vissuto almeno un'esperienza di sesso di una notte. I soggetti sono stati intervistati circa le emozioni sperimentate la mattina successiva al rapporto di sesso occasionale. A riportare emozioni positive sono stati l'80% degli uomini contro solo il 54% delle donne. In particolare, una quota consistente di donne ha riportato sentimenti di rimorso per quanto fatto. Sentivano di “essere state usate”, di “essersi svendute”, provavano disagio e insoddisfazione e in generale riportavano di essersi pentite.

 

2) ESISTE UNA CONNESSIONE TRA SALUTE PSICOLOGICA E ATTITUDINE AD AVERE ESPERIENZE DI SESSO OCCASIONALE? 

Uno studio condotto dai ricercatori dell'Ohio State e pubblicato sul Journal of Sex Research ha cercato di chiarire se lo stato di salute mentale di una persona possa essere correlato con l'attitudine ad avere rapporti occasionali e viceversa. Su un campione di 10.000 soggetti, coloro che da adolescenti avevano sperimentato un maggior numero di sintomi depressivi, avevano più probabilità di impegnarsi in numerosi rapporti occasionali da adulti. Allo stesso modo, coloro che avevano riportato un maggior numero di rapporti occasionali, avevano anche sperimentato più frequentemente pensieri suicidari. Dunque esisterebbe un rapporto reciproco tra salute mentale e sesso occasionale, dove ognuno contribuisce all'altro nel corso del tempo. (NB: gli studi sull'argomento non affermano l'esistenza di una chiara relazione causale tra il sesso occasionale e problematiche psicologiche o viceversa, ma rilevano un'associazione presente nella popolazione esaminata)

 

3) I GENI POSSONO INFLUENZARE LA PREDISPOSIZIONE INDIVIDUALE AD AVERE "STORIE DI UNA NOTTE"?

Secondo alcune ricerche scientifiche, si. Justin Garcia e il suo gruppo di ricerca presso la New York State University a Binghamton sostengono che il DNA di una persona possa influenzare comportamenti di infedeltà e promiscuità sessuale. Nello studio, pubblicato sulla rivista PloS One, i ricercatori hanno intervistato 181 giovani adulti in merito alle loro abitudini sessuali e li hanno testati per il gene DRD4, che influenza i livelli di dopamina nel cervello ed è stato associato con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività e comportamenti rischiosi come l'alcolismo e il gioco d'azzardo. I soggetti con una particolare variante di questo gene sono risultati più inclini ad avere storie di sesso occasionali e senza legami e avevano il 50% di possibilità in più di essere infedeli all'interno di relazioni stabili. Chiaramente la predisposizione genetica è solo uno dei fattori che influenzano la nostra attitudine a fare del sesso occasionale.

 

4) PROPENSIONI MASCHILI E FEMMINILI AD AVERE RAPPORTI OCCASIONALI

Uno studio condotto dal dottor Achim Schützwohl e il suo team presso la Brunel University nel Regno Unito (e pubblicato nella rivista di Springer Human Nature) ha esplorato la differenze tra uomini e donne ad essere disponibili ai rapporti occasionali. Ai soggetti le campione è stata posta la seguente domanda: se fossi avvicinato da una persona dell’altro sesso, “poco”, “abbastanza” o “molto” attraente, cosa accetteresti di fare con lui/lei? Le possibili risposte erano: “uscirci insieme”, “andare a casa sua”, “andarci a letto”. Gli autori hanno scoperto che gli uomini erano generalmente propensi ad accettare ognuna delle tre proposte di rapporto occasionale a prescindere dal livello di attrazione della possibile partner. Le donne, al contrario, si sono mostrate interessate all’offerta di “andare a casa di lui” o di “farci sesso occasionale” solo se lui era veramente molto attraente, ma non nei casi di media o lieve attrazione. Lo studio conferma l'intuizione che, in fatto di rapporti occasionali, gli uomini sono molto meno esigenti delle donne.

 

5) SE SEI IN CERCA DI UN RAPPORTO DI SESSO OCCASIONALE TE LO SI LEGGE IN FACCIA (O NEI FIANCHI)

Uno studio inglese del 2008, pubblicato sulla rivista Evolution and human behavior, è andata ad indagare in che modo uomini e donne valutano la disponibilità di qualcuno al sesso occasionale semplicemente guardandolo in faccia. I ricercatori hanno trovato che donne particolarmente femminili e uomini con tratti particolarmente mascolini tendono ad essere percepiti come più inclini ad avere rapporti di sesso occasionali invece che relazioni stabili ed esclusive. Un altro indicatore di disponibilità a rapporti occasionali nelle donne? I fianchi larghi! Il Dottor Colin Hendrie, professore associato alla Leeds University, ha intervistato 148 donne di età compresa tra 18 e 26 anni sulle loro abitudini sessuali e in merito alla circonferenza dei loro fianchi. Secondo i risultati, le donne con i fianchi più larghi avevano anche avuto un numero superiore di storie di sesso di una notte. Gli esperti ipotizzano che ciò sia in qualche modo un retaggio dell'evoluzione della nostra specie. Fianchi larghi significava una maggiore probabilità di gravidanza e un parto più semplice, il che renderebbe le donne con i fianchi pronunciati disposte ad avere potenzialmente più partner. Tuttavia, parte della comunità scientifica è in disaccordo con questi risultati.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://psychcentral.com/blog/archives/2014/06/16/one-night-stands-5-shocking-facts-about-the-science-of-hooking-up/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

In termini generali, si definisce “occasionale” lo scambio sessuale (anche non completo) tra persone che non sono impegnate in una relazione romantica e caratterizzata da un progetto comune.

In inglese, questo tipo di rapporto è definito dall'espressione hooking up (“rimorchiare”).

Il fenomeno si è particolarmente intensificato nelle ultime due generazioni e ha trovato nell'uso di internet un valido alleato.

Ma cosa succede dal punto di vista cerebrale e psicologico prima, durante e dopo un rapporto occasionale? Ecco cinque curiosità tratte dalla recente ricerca scientifica sull'argomento.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

10 frasi che potreste dire a una persona cara affetta da depressione

10 frasi che potreste dire a una persona cara affetta da depressione | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco una lista di cose che potrebbe essere utile dire ad una persona che soffre di depressione. Ovviamente, alcuni di questi suggerimenti potrebbero non essere utili in casi specifici. Leggeteli e selezionate quelli che vi sembrano più adatti alla vostra situazione.

 

1. POSSO FARE QUALCOSA PER ALLEVIARE LA TUA SOFFERENZA? Una cosa che tutti i manuali dicono è “NON DIRE, AGISCI”. Le parole non sempre sono utili per trattare con qualcuno affetto da depressione. Infatti, qualsiasi suggerimento potrebbe suonare come un insulto. Proposte come “Hai provato con l'Erba di San Giovanni? Le mele biologiche? Lo yoga?” potrebbero essere recepite come “stai facendo qualcosa di sbagliato ed è tutta colpa tua che non hai pensato a questi rimedi”. Invece, una cosa che le persone depresse possono trovare confortante è che qualcuno si prenda cura di loro in maniera concreta, ad esempio preparando loro il pranzo o offrendosi di riordinare i loro spazi. Cercate di capire come potreste essere utili e fatelo. Potrebbe suonare un po' indulgente e troppo protettivo, ma non ci penseremmo due volte a farlo per qualcuno con un'altra patologia, e allora perchè non farlo anche per chi combatte con un disturbo dell'umore?

 

2. QUAL E' IL MOMENTO DELLA GIORNATA Più DIFFICILE PER TE?

La depressione potrebbe essere più acuta al risveglio (“Maledizione, sono ancora vivo!”), verso le 3 o le 4 del pomeriggio, quando il calo di zuccheri nel sangue e l'ansia possono prendere il sopravvento, o in altri momenti dalla giornata. Cercate di capire quando arriva il momento peggiore per il vostro caro e considerate l'idea di telefonargli o fargli visita verso quell'ora. Per la persona depressa sarà come tenere la mano di qualcuno attraversando un incrocio pericoloso.

 

3. NON TI SENTIRAI SEMPRE IN QUESTO MODO

Questa è una frase chiave, che potete ripetere anche numerose volte. Queste parole non giudicano, non impongono, non manipolano. Quello che fanno è trasmettere speranza e la speranza è ciò che mantiene in vita una persona o per lo meno la motiva ad arrivare al giorno successivo per vedere se la luce alla fine del tunnel è davvero un luogo di rinascita.

 

4. C'E' QUALCOSA CHE POSSO FARE PER TE?

Questa è molto simile alla 1 ed è un altro esempio di momenti “NON DIRE, AGISCI”, che sono molto funzionali nell'esprimere una calorosa compassione. C'è alta probabilità che la persona depressa scuoterà la testa mentre piange, ma comunque registrerà la vostra offerta nella forma “Questa persona si prende cura di me”

 

5. POSSO GUIDARE PER TE E PORTARTI DA QUALCHE PARTE?

Ecco qualcosa che molte persone non sanno: le persone che combattono contro la depressione sono davvero dei pessimi guidatori. Presso alcune cliniche americane specializzate, una delle domande di rito posta in caso di sospetto disturbo dell'umore riguarda proprio la tendenza a ricevere multe, provocare incidenti o urti accidentali mentre si è alla guida. Offrendovi di guidare al posto del vostro caro, potreste incentivargli la voglia (spesso scarsa) di uscire per compiere delle commissioni necessarie. (…)

 

6. DOVE STAI RICEVENDO SOSTEGNO?

Notate la differenza tra il dire “Stai partecipando a qualche gruppo/percorso di sostegno?”, che implica “Se non ci stai andando, forse meriti di essere depresso...” e l'espressione “Dove stai ricevendo sostegno/dove pensavi di rivolgerti per ricevere sostegno?” che implica invece “hai bisogno di un certo supporto, cerchiamo di capire il modo e il luogo per farlo”.

 

7. PENSI CHE CI SIA QUALCOSA CHE POTREBBE AVER CONTRIBUITO/POSSA CONTRIBUIRE IN QUALCHE MODO ALLA TUA DEPRESSIONE?

Evitate di suggerire eventuali motivazioni che potrebbero contribuire a vostro avviso alla situazione di estrema tristezza in cui versa il vostro caro, del tipo “E' la relazione con tua moglie che ti sta trascinando verso il basso!!” oppure “Forse quella strega con cui lavori potrebbe avere in qualche modo a che fare con i tuoi cali d'umore?!”. Limitatevi, se proprio volete, a proporre la domanda ad ampio respiro, in modo che la persona depressa sia stimolata a giungere autonomamente alle proprie conclusioni e, quando lo farà, si prenderà la responsabilità per quello che può cambiare e non vi biasimerà per eventuali risultati negativi.

 

8. SONO QUI PER TE

E' semplice. E' dolce. E comunica tutto il necessario per dire: mi interessa, ho capito, o non capisco, ma ti amo, e ti sostengo.

 

9. APPOGGIATI A ME, CERCHERò DI SORREGGERTI FINCHè NON TORNERAI A CAMMINARE CON LE TUE GAMBE

Una variante della precendete. Comunica contemporaneamente autentico interessamento e sostegno, e l'idea che il periodo che sta attraversando volgerà presto o tardi al termine.

 

10. NULLA Questo è il più scomodo da attuare, perché abbiamo la tendenza a voler riempire il silenzio in qualche modo. Ma non dire nulla e limitarsi ad ascoltare a volte è la miglior risposta e la più appropriata. Come dice Rachel Naomi Remenè nel libro Kitchen Table Wisdom: “Ho il sospetto che il modo più semplice e potente per connettersi ad un'altra persona sia quello di ascoltare. Ascoltare è sufficiente. Forse la cosa più importante che ci possiamo dare a vicenda è la nostra attenzione. Soprattutto se viene dal cuore. Quando la gente parla, non c'è bisogno di fare nulla, se non stare lì e ricevere. Ascoltare ciò che ci dicono e accoglierlo. La maggior parte delle volte accogliere quanto ci viene detto è più importante che capirlo”.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://psychcentral.com/blog/archives/2011/10/20/10-things-you-should-say-to-a-depressed-loved-one/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Dopo la pubblicazione dell'articolo “le 10 peggiori frasi da dire ad una persona depressa” (http://www.psicologo-milano.it/newblog/cosa-fare-persona-depressa-famigliari/ ), ho ricevuto diversi messaggi di persone che mi chiedevano cosa potevano invece dire di utile a persone care affette da questa patologia.

 

Ecco allora 10 spunti in questo senso. L'argomento è molto delicato, e la delicatezza è la chiave con cui pronunciare ognuna di queste parole.

 

Sull'argomento, puoi guardare anche il video dove spiego 3 campanelli d'allarme e 3 pratiche utili per prevenire la depressione: https://www.youtube.com/watch?v=SjUlN1T2174

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Le 7 regole del perdono

Le 7 regole del perdono | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La maggior parte di noi ha lottato almeno una volta nella vita con il tentativo di perdonare qualcuno.

Perdonare può essere un'impresa davvero difficile: in una ricerca sull'argomento, su una scala a 10 punti (dove 1 = nessun perdono e 10 = perdono completo), circa la metà dal campione ha riportato un punteggio inferiore a 6 nella capacità di perdonare.

Da un certo punto di vista ciò è comprensibile: tutti abbiamo nella nostra vita persone che vorremmo strangolare (…), persone che ci hanno danneggiato in qualche modo significativo (…).

Eppure imparare l'arte di perdonare se stessi e gli altri può regalarci benefici incredibili per la nostra salute fisica e mentale. La ricerca psicologica ha infatti dimostrato che perdonare ha l'effetto di alleviare stress, ansia, livelli di depressione e, cosa forse più importante, la rabbia. La rabbia cronica può essere tossica per la nostra salute fisica e mentale; essa può aumentare la nostra reattività allo stress e il rischio di sviluppare malattie organiche come quelle cardiovascolari. Se abbiamo troppa difficoltà a perdonare, accumuliamo grandi quantità di rabbia, risentimento e amarezza, che finiscono per danneggiarci a più livelli.

Sapere che il perdono è un bene per la nostra salute fisica e psicologica, non lo rende facile da mettere in pratica. Purtroppo non ci sono soluzioni semplici per diventare più bravi a perdonare, ma vi propongo alcuni principi che potete tenere a mente e che potranno esservi utili. Eccone 7:

 

1. Perdonare non significa dimenticare. (…) Persone che hanno subito maltrattamenti o torti rilevanti non dimenticano i loro traumi, ed è giusto che sia così. Possono imparare a perdonare, ma continuano a ricordare.

 

2. Perdonare non significa minimizzare l'esperienza vissuta. Impegnandovi nel perdono non state dicendo “va bene.. alla fine non era poi così grave”. Niente affatto! Si può perdonare ma ammettere che il trauma è stato reale e molto doloroso.

 

3. Se perdoni non vuol dire che sei un idiota. Il perdono non è un segno di debolezza, ingenuità o stupidità.

 

4. Perdonare non dipende dal fatto che le altre persone si siano scusate con voi. Purtroppo, non possiamo sempre aspettarci che le persone che ci hanno offeso o danneggiato capiscano pienamente i loro errori. Essi potrebbero non ammettere nemmeno di aver fatto qualcosa di sbagliato. Ma va bene lo stesso, perchè se perdoniamo lo facciamo per il nostro beneficio, non per il loro. Non abbiamo bisogno di ricevere qualcosa da loro per perdonarli.

 

5. Perdonare è un processo. Il perdono non è un fenomeno tutto-niente, o bianco-nero, ma un processo. Si può non essere in grado di perdonare completamente un'altra persona, ma si può lavorare per avvicinarsi a farlo. Senza pretendere di raggiungere un 10 su 10 nella scala del perdono, si può puntare a trasformare un 6 in un 7 o in un 8.

 

6. Perdonare accresce la salute e il benessere psicologico. Dal momento che la ricerca mostra che la rabbia cronica è tossica per la salute e il benessere e in considerazione del fatto che nessuno vuole attorno persone cronicamente arrabbiate, risentite e rancorose, il perdono è davvero qualcosa che dovremmo imparare. Perdonare gli altri per le loro trasgressioni e le loro azioni è nel nostro interesse e non necessariamente nel loro. Se accettate di perdonare non fate un favore a loro, ma a voi stessi.

 

7. L'ingrediente segreto del perdono è lasciare andare la rabbia. Nella pratica clinica psicoterapeutica non è raro incontrare persone che hanno vissuto gravi traumi dal punto di vista fisico, sessuale, emotivo, finanziario. Molti di essi hanno subito traumi addirittura da persone care. Coloro che sono riusciti ad affrontare meglio la vita sono anche quelli che hanno trovato il modo per perdonare se stessi e gli altri. Hanno lavorato duramente per lasciare andare la rabbia e il risentimento. Non hanno dimenticato ma sono riusciti ad affrancarsi dalla condizione di vittima, scegliendo (meritatamente o meno) di perdonare.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/do-the-right-thing/201403/7-rules-forgiveness

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Perdonare qualcuno che ci ha fatto del male è qualcosa di molto difficile. E l'argomento si fa ancora più delicato quando il torto che abbiamo subito è molto grave. Senza voler banalizzare l'argomento e senza pretendere di esaurirlo, vi propongo un articolo che tratta i benefici psicologici del perdono.

 

Molti sono gli spunti che vengono proposti, ma a mio avviso l'aspetto più interessante sul tema è il seguente: non perdonare significa continuare ad avere “un conto in sospeso” con qualcuno. E ciò, invece di allontanarci dalla persona verso cui proviamo risentimento e che non intendiamo perdonare, ci legherà ulteriormente e cronicamente a lei. Impegnarsi nel processo del perdono, invece, non solo ci dà l'opportunità di recidere quel legame, ma ci rende nuovamente disponibile una quantità di energia mentale altrimenti bloccata ed incistata in quel rapporto.

 

Inoltre, come si legge nell'articolo, la rabbia è una delle emozioni prevalenti nelle persone che hanno difficoltà a perdonare. Ecco allora un video che può aiutarti a gestire e maneggiare la rabbia in maniera più funzionale: https://www.youtube.com/watch?v=NjSg1NutRSg&list=TLrdXo3qp1u7Y2B0SCweGHMns4oBj9L2JM ;

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

8 semplici azioni corporee che influenzano le prestazioni mentali

8 semplici azioni corporee che influenzano le prestazioni mentali | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Solitamente tendiamo a pensare che il linguaggio del corpo esprima come ci sentiamo dentro. Ciò che spesso non sappiamo è che questo meccanismo funziona anche nell'altro senso: la postura corporea che adottiamo influisce in modo molto affascinante su come pensiamo e ci sentiamo.

Uno dei primi studi sull'argomento ha mostrato come il gesto di mettere la penna in bocca va ad attivare i muscoli implicati nell'atto di sorridere e ha come conseguenza un aumento della sensazione di gioia e piacere.

 

(…) Ecco qui gli 8 studi psicologici più recenti che vanno ad indagare come il corpo, le sue posture e i suoi movimenti influenzino la mente: quello che gli psicologi definiscono “cognizione corporea”.

 

1. RILASSARSI PER PRENDERE DECISIONI MIGLIORI

Sentirsi potente può essere utile, ma troppo potere può avere un effetto strano sul processo decisionale. Tipicamente quello che succede è che più le persone hanno potere, meno facilmente mettono in discussione le loro decisioni. Se desiderate che le vostre decisioni vengano confermate, assumete una postura di potere (braccia completamente aperte, in una posa decisamente espansiva) o di chiusura (braccia conserte). Tali posture portano le persone a notare solo le informazioni provenienti dall'ambiente che sono coerenti con le decisioni che già intendevano prendere. Al contrario, adottare pose più neutre, come tenere le braccia rilassate, rende le persone più propense a prendere in considerazione nuove informazioni nel loro processo decisionale (Fischer et al., 2011) e, in ultima analisi, a fare scelte migliori.

 

2. UNA VOCE PROFONDA PER FAVORIRE IL PENSIERO ASTRATTO

Ormai non ci sono più dubbi: le persone tendono ad associare le voci gravi a maggiore potenza. Non è un caso che nella realizzazione dei trailer dei film d'azione vengano utilizzate voci fuori campo roche e profonde. Allo stesso modo, quando le persone abbassano il tono della loro voce, si sentono più potenti. Ma la voce grave ha anche un altro effetto: aiuta il pensiero astratto (Stel et al, 2011). E il pensiero astratto può essere importante in diversi modi: può stimolare la creatività, l'autocontrollo e aumentare l'introspezione.

 

3. MENTE E CORPO IN CONTRASTO PER CREARE

Per incrementare la creatività, molto spesso mente e corpo non devono essere in sintonia (Huang & Galinsky, 2011). In una ricerca, gli sperimentatori hanno chiesto ad alcuni partecipanti di ripensare ad un momento felice della loro vita, mentre mimavano una faccia rabbuiata. L’altro gruppo, invece, doveva ricordare un episodio triste e intanto sorridere. L’idea dell’esperimento era proprio quella di far sì che la mente andasse in una direzione e il corpo nel verso opposto. I soggetti che hanno fatto questo esercizio hanno mostrato un pensiero più elastico, aperto e flessibile rispetto al gruppo di controllo che produceva pensieri ed espressioni facciali congruenti. Questa tipologia di pensiero è molto utile nelle prime fasi del processo creativo, in quanto permette di collegare idee molto diverse tra loro in una modalità totalmente nuova e originale.

 

4. UNA POSTURA DI POTERE PER INCREMENTARE LA TOLLERANZA AL DOLORE

Il dolore è un'esperienza fortemente soggettiva e aperta alle influenze psicologiche. Bohns & Wiltermuth (2012), perciò, si sono chiesti se la tolleranza al dolore potesse essere aumentata cambiando la postura corporea che di conseguenza modifica l’assetto mentale. Ad alcuni partecipanti dello studio veniva chiesto di tenere le braccia conserte e le gambe divaricate (postura di potere), ad altri di sedersi in posizione sottomessa. I due gruppi sono risultati differire nella tolleranza al dolore: quelli che adottavano una postura di potere riuscivano a sopportare meglio il dolore. Questo perché assumendo quella posizione si ritiene di avere un maggior controllo, anche sul dolore fisico.

 

5. STARE DRITTI PER OTTENERE UN LAVORO

Consiglio: quando avete un colloquio lavorativo, ricordatevi di stare “belli diritti”. In uno studio condotto da Cuddy e collaboratori (2012), i partecipanti che assumevano posture espansive verso l'alto e che mantenevano schiena e spalle dritte facevano una migliore impressione sugli esaminatori e avevano più probabilità di essere scelti per il lavoro. La cosa particolare da tenere a mente è che tale postura doveva essere utilizzata PRIMA del colloquio, non durante. L'adozione della postura durante il colloquio non aveva effetti sulla possibilità di ottenere l'impiego, mentre assumerla per qualche minuto prima del colloquio permetteva di creare il corretto assetto mentale.

 

6. AVVICINARSI ALL'ALTRO PER SENTIRSI Più POTENTI

Le persone che si reputano importanti tendono ad approcciarsi all’altro, piuttosto che aspettare di essere approcciate. Inoltre stanno molto vicine alle altre persone quando parlano, invadendo spesso il loro spazio personale. Tuttavia, secondo lo studio condotto da Smith e collaboratori (2013) è anche vero il contrario: forzarsi di approcciarsi all’altro fa sentire la persona molto più potente. Lo studio ha anche osservato come sia sufficiente immaginare di avvicinarsi all’altro per ottenere lo stesso effetto. Dunque, semplicemente pensare di avvicinarsi alle persone è sufficiente per aumentare percezione di potere e autostima.

 

7. SEDERSI OCCUPANDO POCO SPAZIO PER MANGIARE MENO

Allen e collaboratori (2013) hanno osservato come si siedono a tavola le donne a dieta. (…) Hanno trovato che le donne preoccupate per la loro forma corporea riducono lo spazio di seduta, sono più scomode e mangiano meno. L'esatto contrario accade alle donne non preoccupate per la loro linea, che mangiano meno quando si siedono in maniera comoda e occupando più spazio. Quindi: la quantità di cibo per una donna dipende dall’interazione tra quanto si sente grassa e come si siede.

 

8. SALTARE PER ESSERE FELICI

Solitamente si crede che si salta perché si è felici. Nello studio condotto da Shafir e collaboratori (2013), i ricercatori hanno dimostrato che è vero anche l’opposto: le persone che saltano si sentono più felici rispetto a quelle che compiono altri movimenti. In altre parole: non tutti i movimenti danno gioia, è proprio il saltare che rende felici. Ogni movimento che facciamo con il corpo da un feedback alle nostre emozioni. Un altro esempio? Ballare induce la sensazione di divertimento.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2013/08/8-easy-bodily-actions-that-transform-mental-performance.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare dello strettissimo rapporto corpo-mente...

Lo sapevate che saltare rende felici? Che rilassarsi aiuta a prendere decisioni migliori? Che sedersi scomodi fa mangiare meno?

Sono tutti esempi di ciò che in psicologia viene chiamata “cognizione corporea”.

Siamo abituati a pensare che le nostre emozioni influenzino la postura corporea che assumiamo. Questo ovviamente è vero, ma la “cognizione corporea” fa un passo ulteriore: i movimenti e le posizioni del corpo possono a loro volta influenzare il nostro modo di sentire e comportarci.

 

Sul rapporto corpo-mente, leggi anche l'articolo in cui parlo di “intelligenza fisica”, che approfondisce come le sensazioni fisiche (tatto, temperatura, colori, odori) possono influenzare inconsapevolmente le nostre scelte e i nostri pensieri. Quest'ultima è sicuramente una prospettiva più insolita e che necessita di ulteriori approfondimenti e studi.. ma anch'essa molto affascinante.. Ecco l'articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/intelligenza-fisica/

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Le 5 trappole cognitive che minano la relazione di coppia

Le 5 trappole cognitive che minano la relazione di coppia | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Di seguito sono riportate 5 trappole cognitive che possono mettere in crisi la relazione con il proprio partner. (…) Saper identificare le trappole permette di pensare a strategie appropriate per superarle, ingegnandosi a creare soluzioni divertenti che possono rinnovare la relazione.

 

 

1. RICHIESTE IMPOSSIBILI - Se il vostro partner esaudisce tutti i vostri desideri, avete trovato un robot, non un compagno. Quando vengono fatte richieste impossibili e si attende un immediato soddisfacimento, la relazione può incrinarsi Non è ragionevole aspettarsi che il proprio compagno le soddisfi tutte e per di più all’istante. Inoltre, molto spesso le persone non capiscono esattamente quello che vogliono e, una volta che vengono sodifatti, chiedono sempre altro: inevitabilmente le folli richieste del partner conducono all’esasperazione.

 

Consiglio: (…) invece di imporre bisogni irrazionali sia a se stessi sia agli altri, in modo implicito o esplicito, provate a utilizzare l'espressione “Preferirei...”, che riflette un desiderio genuino. Inoltre questa modalità morbida di esporre un problema apre anche all’opportunità di una discussione aperta e serena.

 

 

2. VERBO ESSERE - Il verbo essere, in tutte le sue forme, sembra innocuo. In realtà, se utilizzato male, può creare danni e causare problemi. Ecco qui un esempio: se dite al vostro compagno “Sei incapace”, o altre critiche di questo genere, la chiave di volta è la parola sei. Questo è un esempio di una particolare forma di pensiero definita: pensiero di identità. Il pensiero di identità consiste nell’identificare una persona esclusivamente con quel singolo attributo. Le persone frequentemente fanno questo genere di errore, cadendo nella trappola di vedere il mondo solo attraverso “etichette”.

 

Consiglio: sostituite le frasi che sottointendono caratteristiche “assolute” del partner e contestualizzatele nella situazione. Ricordatevi che il vostro compagno ha molteplici aspetti, molti dei quali vi piacciono e vi hanno fatto innamorare proprio di lui. In questo modo potrete esprimere la vostra opinione senza offenderlo. E’ molto più semplice discutere con qualcuno che non ha la percezione che la sua identità sia stata ridotta ad un singolo comportamento.

 

 

3. SEI ORRIBILE! - Quando si offende l’altro, per esempio usando frasi come “Ti detesto!!” o “Sei una persona orribile!” si sta utilizzando un linguaggio che esagera fortemente alcuni difetti del partner. Questo rende la situazione di litigio ancora più difficile da gestire. Parole come “orribile”, “squallido”, “tremendo” applicate in momenti di tensione sono come un fiammifero su una tanica di benzina.

 

Consiglio: se volete evitare un'esplosione, chiedetevi cosa intendete esattamente con la parola orribile in quella specifica situazione. Fatemi domande come “Cosa precisamente mi ha dato fastidio?”. Cercate degli aspetti oggettivi e esponeteli al vostro compagno, in modo che possa provare a modificare un po’ i suoi comportamenti.

 

 

4. RIFERIMENTO INDEFINITO - Un’altra trappola mentale è la vaghezza verbale: lasciare il soggetto o il complemento oggetto della frase indefiniti. Prendiamo ad esempio la frase “non ne posso più”: contiene un riferimento non specificato. Certamente questa frase è legata a uno stato emotivo di sofferenza, ma dove risiede esattamente il problema? Questa vaghezza porta ad aumentare la distanza con il proprio partner, in quanto l’altro, non capendo quale sia la causa (perché non vi legge nella mente!), non può trovare nessuna soluzione per migliorare la situazione.

 

Consiglio: andate alla ricerca di quel riferimento indefinito che vi fa stare male. E’ forse ansia? Oppure qualcuno ha violato le vostre regole personali? Vi sentite frustrati perché avete commesso un errore? Vi sentite particolarmente sovraccaricati dal lavoro? Prendete la vaghezza e trasformatela in qualcosa di concreto, che è molto più maneggevole e facile da arginare. Così facendo potete lavorare sul problema e, avendolo esposto chiaramente al partner, anche lui potrà aiutarvi.

 

 

5. È SEMPRE COLPA DELL’ALTRO? - Se non prestate attenzione a quello che fate, sicuramente creerete un danno. Lo stesso avviene quando non si presta attenzione a quello che si dice. Quando dite al vostro compagno “tu non mi rendi felice” o “tu non sei romantico abbastanza”, state attribuendo tutta la colpa del malcontento all’interno della coppia all’altro.

 

Consiglio: per evitare di cadere in questa trappola occorre essere più precisi nelle frasi dette, ma soprattutto fare una analisi onesta dei propri comportamenti. E’ proprio solo colpa dell’altro? Quali errori potete aver commesso anche voi? E voi, rendete felice l’altro?

 

 

IL FILO CONDUTTORE -  Queste 5 trappole sono esempi di errori cognitivi connessi all'ipergeneralizzazione: una esagerazione irrazionale. L’ipergeneralizzazione è quel fenomeno per cui un comportamento non viene visto come singolo evento, ma rappresentativo di una situazione generalizzata, per dare forza ai propri convincimenti senza basi. Inoltre, capita molto spesso di attribuire al proprio partner caratteristiche stereotipate che contraddistinguono i membri del suo genere. Questo atteggiamento non consente nessuno spazio alle differenze individuali e le peculiarità del vostro compagno vengono perse all’interno di una categoria.

 

Già riconoscere che state facendo una ipergeneralizzazione facilita la possibilità di modificare il vostro pensiero. Facendo a meno di queste assurde esagerazioni, vi accorgerete di dare giudizi più accurati e di fare scelte più appropriate, provando così un senso di benessere. Per di più, questa nuova modalità di pensiero vi aiuterà a sviluppare un buon autocontrollo, che a sua volta contribuisce a stabilire un'intima a calda relazione di coppia.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.psychologytoday.com/blog/science-and-sensibility/201404/5-mental-traps-relationships-cant-escape

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Si sente spesso dire che migliorare la comunicazione con il proprio partner costituisce una chiave fondamentale per il benessere di coppia. Ma come modificare concretamente la comunicazione? Frequentemente capita di esagerare nel fare certe affermazioni sul proprio compagno, dando il là a pesanti discussioni. Utilizzare espressioni meno colorite e una costruzione della frase più dolce può aiutare a passare da continui battibecchi a dialoghi aperti.

Ecco qui 5 trappole cognitive nelle quali gli innamorati cascano frequentemente, e altrettanti strategie per uscirne.

 

Sul tema della coppia, potrebbero anche interessarti l'articolo sui 6 modi che aiutano a mantenere viva una relazione a lungo termine (http://www.psicologo-milano.it/newblog/mantenere-viva-relazione/) e quello sui 10 studi psicologici che tutti gli innamorati dovrebbero conoscere (http://www.psicologo-milano.it/newblog/studi-psicologici-innamorati/)

 

Inoltre non perdere il video dove parlo dei 4 elementi che, a mio avviso, rendono una coppia sana: https://www.youtube.com/watch?v=AQ-cVuF9dwM

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

I 5 maggiori rimpianti in ambito lavorativo

I 5 maggiori rimpianti in ambito lavorativo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Secondo una ricerca, ecco i 5 rimpianti che le persone riportano di avere più frequentemente in merito al lavoro.

 

1. AVREI DOVUTO LICENZIARMI E INSEGUIRE LE MIE PASSIONI

Circa 1/3 dei lavoratori non si dichiara soddisfatto del proprio lavoro. Tuttavia, non tutti hanno il coraggio di licenziarsi. Tra coloro che lo hanno fatto per inseguire le proprie passioni, quasi tutti rimpiangono di non averlo fatto molto prima! La maggior parte delle persone resta legata al proprio posto di lavoro perchè esso garantisce una certa sicurezza economica. Inoltre, i lavoratori dipendenti sperano continuamente in un aumento di stipendio e nella possibilità di fare carriera come ricompensa dei duri sacrifici fatti. Questa speranza, unita alla paura dovuta all'incertezza di non trovare ciò che desiderano, portano le persone a rinviare la ricerca di un nuovo lavoro più gratificante e corrispondente alle proprie passioni.

 

2. AVREI DOVUTO STUDIARE DI Più A SCUOLA

La maggior parte delle persone che ritiene importante possedere una buona istruzione (…) riporta che avrebbe voluto apprezzarla maggiormente quando era studente. Spesso le persone affermano di essere state troppo frettolose nel concludere il loro percorso accademico, non accorgendosi della ricchezza di quell’esperienza formativa. Altri raccontano di aver frequentato blandamente i corsi e di non aver seguito altre interessanti lezioni che nell'attualità lavorativa sarebbero potute essere molto utili. Una buona fetta di lavoratori, invece, rimpiange di non aver sfruttato al massimo le competenze apprese nel percorso di studi nella scelta lavorativa, accontentandosi del primo impiego trovato.

 

3. VORREI ESSERMI CONCENTRATO MENO SUI SOLDI

Molte delle persone che si sono concentrate unicamente sulla carriera e sul guadagno economico ad essa correlato riportano di essersi pentiti di questa scelta. I soldi non sono sinonimo di motivazione: capita frequentemente che le persone si sovraccarichino di lavoro consumando una grande quantità di energie sia fisiche che cognitive fino ad arrivare ad un vero esaurimento di risorse (fenomeno del burn-out). Esistono numerosi lavori che offrono la possibilità di guadagnare bene senza rinunciare ai propri spazi e al tempo libero. Certo, guadagnare “bene” può non essere sufficiente per uno stile di vita molto pretenzioso con macchine di lusso e vacanze in resort 5 stelle.

 

4. AVREI DOVUTO SEGUIRE IL MIO ISTINTO

Guardandosi indietro spesso si rimpiange amaramente il non aver colto opportunità che in seguito si sono rivelate molto vantaggiose circa la possibilità di compiere un grosso balzo in avanti nella carriera. Alcune sembravano troppo rischiose, altre troppo faticose, per altre il raggiungimento dell'obiettivo finale era molto in là nel tempo. Quasi sempre il proprio istinto suggeriva di prendere quella strada, ma ci si è lasciati frenare da paure circa un possibile fallimento, da dubbi rispetto le proprie capacità, da amici che hanno soffocato l’entusiasmo. Quindi: è sempre meglio seguire il proprio istinto, almeno non avremo rimpianti!

 

5. AVREI DOVUTO METTERMI IN PROPRIO

Molti lavoratori dipendenti desidererebbero avere maggiore controllo sulla propria vita professionale e si sentono particolarmente frustrati nel non poter prendere decisioni autonomamente ma dover sempre fare riferimento ai superiori. La maggior parte di loro, ha pensato spesso di mettersi in proprio. Tuttavia, solo il 15% pensa di avere le carte in regola per iniziare un'attività lavorativa propria, mentre la maggior parte rinuncia ai progetti di autonomia. Passano gli anni: l'idea rimane fissa in testa e il rimpianto aumenta.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2013/07/top-5-career-regrets.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Abbiamo già parlato dei 5 più grandi rimpianti delle persone in punto di morte (vai all'articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/i-5-piu-grandi-rimpianti-delle-persone-in-punto-di-morte/).

Oggi vi propongo un articolo simile, ma circoscritto ad un contesto particolare: il lavoro.

 

Quali sono i maggiori rimpianti delle persone a fine carriera? E voi, cosa avreste voluto o vorreste fare di più, di meno o di diverso sul lavoro? A mio avviso, porsi prima o poi questa domanda può contribuire a promuovere una reale consapevolezza circa i bisogni autentici della persona in ambito lavorativo e (nei casi più fortunati o coraggiosi) a correggere il tiro.

 

Sull'argomento lavoro, non perderti la video intervista che ho fatto a Stefano Gheno dove, tra l'altro, si parla della "margherita delle possibilità", un pratico ed utile esercizio per vivere meglio la dimensione lavorativa. Eccolo: https://www.youtube.com/watch?v=7p1X-VfVXuY

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

6 comportamenti da evitare per ridurre lo stress

6 comportamenti da evitare per ridurre lo stress | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Quando siamo turbati da qualcosa o sopraffatti dalla stanchezza o dalla tensione, possiamo involontariamente ingaggiarci in attività o abitudini che, invece che lenire il nostro stress, finiscono per aumentarlo.

Di seguito, due ricercatrice rivelano quali attività NON aiutano a ridurre lo stress e perchè, e ci spiegano cosa fanno realmente.

 

1. GUARDARE LA TV

"Molti di noi - me compresa - tendono a rilassarsi dopo una lunga o stressante giornata davanti alla TV" dice la ricercatrice Carla Naumburg. “Tuttavia, alcune cose che guardiamo, come il telegiornale della sera o film drammatici e di suspense, possono aumentare i livelli nel nostro corpo di ormoni dello stress, anche se non ne siamo consapevoli”.

La ricercatrice Heidi Hanna, autrice del libro 'Stressaholic: 5 passi per trasformare il vostro rapporto con lo stress' è d'accordo: “Il nostro cervello è perennemente impegnato a scansionare l'ambiente che ci circonda per individuare qualcosa che potrebbe essere potenzialmente pericoloso, e attua preventivamente una risposta di stress per anticipare il pericolo”. Anche semplicemente guardare un film poliziesco, dunque, può amplificare i nostri sensi e contribuire ad innescare una risposta stressante.

Inoltre, guardare la TV ruba tempo ad altre attività che potrebbero invece essere realmente salutari per il nostro benessere psicologico. Secondo la dott.ssa Naumburg, tra queste attività vi sono cucinare, tenere un diario, meditare, leggere e passare del tempo con i propri cari.

Infine, lo schermo luminoso e la visione di immagini intense e rapide possono rendere più faticosa la fase di addormentamento, e la privazione di sonno è una delle principali fonti di stress della nostra vita. “Anche se siete abituati ad addormentarvi con la TV accesa, sappiate che il vostro cervello non sta ottenendo un riposo di qualità”, spiega la dott.ssa Hanna.

 

2. FARE INTENSO ESERCIZIO FISICO

Impegnarsi in una attività fisica è un ottimo modo per alleviare lo stress. Tuttavia, “se siamo fisicamente esausti, il nostro cervello e il nostro corpo versano in uno stato di deprivazione. In questa situazione, richiedere altra energia da impegnare in un “superallenamento” può spingerci al limite” ha detto la dott.ssa Hanna, che collabora anche con l'American Institute of Stress. Un comportamento del genere potrebbe "potenzialmente indebolire il nostro sistema immunitario, aumentare lo stato di infiammazione e anche causare squilibri ormonali a lungo termine". Il movimento dolce, invece, come praticare yoga o fare lunghe passeggiate all'aria aperta, può essere un toccasana per ridurre lo stress.

 

3. SOCIALIZZARE ECCESSIVAMENTE

I rapporti interpersonali sono fondamentali per la nostra salute psicologica. Tuttavia, essere costantemente in relazione può essere faticoso, soprattutto se siamo circondati da persone che con i loro comportamenti contribuiscono ad esaurirci. Spiega la dott.ssa Hanna: “Poichè il cervello è un organo estremamente sensibile agli stimoli stressanti provenienti dall'ambiente, essere circondati da persone stressate, che parlano rapidamente, continuano a correre da un luogo all'altro e si lamentano perennemente, può contribuire a spostare rapidamente anche il nostro organismo in uno stato d'allerta, in assetto 'attacco-fuga'. Ecco perchè è importante trascorrere il proprio tempo con persone piacevoli che stimolino la vostra positività e nutrano la vostra serenità, piuttosto che incrementare il vostro stress”.

 

4. ISOLARSI

Dall'altra parte, chiudersi eccessivamente in se stessi può contribuire ad aumentare lo stress. Inoltre, quando siamo soli, tendiamo a dedicarci ai social network e a navigare su internet per ristabilire un senso di connessione. In rete possiamo imbatterci in notizie negative che possono induci uno stato di allerta e innescare risposte stressanti.

 

5. RIMUGINARE SUI PROBLEMI

"(…) Molti di noi vivono immersi in 'una tempesta di pensieri' senza rendersi conto che sono 'tutti bagnati' ” ha detto la dott.ssa Naumburg, autrice del libro di prossima pubblicazione “Parenting del momento presente: come rimanere in contatto, sani e incentrati su ciò che conta davvero”. Riflettere sui nostri pensieri e sulle reazioni ad una certa situazione può aiutarci a ottenere chiarezza. Tuttavia, “ciò è molto diverso dal mulinello mentale senza fine in cui tanti di noi sono impegnanti quando si trovano davanti ad una situazione confusa e difficile”. Rimuginare sul passato, rimproverare noi stessi o gli altri e pensare continuamente alle conseguenze o a come sarebbero potute andare le cose sono comportamenti che aggiungono solamente un ulteriore quantità di stress e ansia. La chiave in questo caso, è osservare i nostri pensieri e imparare a discriminare i pensieri utili, che ci conducono verso le fasi successive di soluzione del problema, dai pensieri inutili, che ci rendono unicamente più ansiosi, arrabbiati, frustrati o tristi.

 

6. IGNORARE LO STRESS

Secondo la dott.ssa Naumburg, scegliere di non pensare ad un problema è molto diverso da ignorarlo. Una modalità sana in questo caso è osservare i nostri pensieri stressanti, considerarli, e poi decidere se intendiamo o meno entrarci in contatto. Invece, ignorare i pensieri stressanti, ad esempio guardando la tv, dandosi allo shopping compulsivo o bevendo alcol, ha l'effetto di esporci nel lungo termine a situazioni di tensione psicologica. Ignorare lo stress è una strategia inefficace perchè non ci porta lontano. Citando Jung: 'Ciò a cui opponiamo resistenza, persiste. Ciò che accettiamo, può essere cambiato'. “Lo stress ignorato potrebbe esprimersi comunque con uno scoppio apparente immotivato di rabbia, con un mal di schiena, con una notte insonne, o con altre manifestazioni che serviranno solo ad aumentare lo stress. L'esatto opposto di quello che speravamo di ottenere”, spiega la dottoressa.

Affrontare lo stress può essere faticoso e indurre paura, ma ci consente di essere meno stressati nel lungo termine. E' possibile affrontarlo impegnandosi in strategie sane, come tenere un diario, parlando con i propri cari, meditando o lavorando con un terapeuta.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://psychcentral.com/blog/archives/2014/05/14/6-strategies-that-surprisingly-dont-shrink-stress/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Che cosa fate per alleviare lo stress?

Spesso e volentieri ci troviamo ad attuare strategie e a perpetuare abitudini che pensiamo possano contribuire a ridurre situazioni di tensione psicologica ma che invece, involontariamente, finiscono per acuirle. Ecco sei spunti su cui riflettere. 

 

Sul tema della gestione dello stress, guarda anche la videointervista che ho fatto a Pietro Trabucchi, psicologo e preparatore mentale di atleti di livello mondiale. Secondo Trabucchi, l'essere umano è programmato per affrontare con successo lo stress, grazie ad un insieme di risorse che costituiscono la nostra “resilienza psicologica”, ossia la capacità di fronteggiare in maniera efficace le difficoltà uscendone persino rafforzati.

 

Ecco l'intervista: https://www.youtube.com/watch?v=P6oALbNqPeE

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

10 modi in cui la nostra voce influenza la mente degli altri

10 modi in cui la nostra voce influenza la mente degli altri | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Non è importante ciò che dite, ma la modalità in cui lo fate.

Il timbro, il tono, l’accento e l’inflessione della vostra voce hanno un effetto strabiliante su come le altre persone la percepiscono.

 

Di seguito sono elencati 10 studi psicologici che indagano differenti modi in cui la voce può influenzare la mente delle altre persone.

 

1. VOCI FAMILIARI

Le voci familiari sembrano avere la capacità di emergere in modo automatico dal frastuono circostante. Ai partecipanti di un recente studio è stato chiesto di ascoltare la voce della loro moglie sovrapposta alla voce di un estraneo (Johnsrude et al., 2013). Essi hanno trovato molto più semplice estrapolare il messaggio pronunciato dalla propria compagna rispetto a quello dell’estraneo. La cosa buffa è che, altrettanto facilmente, le persone erano in grado di ignorare la voce del loro partner quando lo volevano. Le voci familiari, dunque, sono più facilmente udibili ma altrettanto ignorabili.

 

2. LA VOCE DEL PROPRIO AMORE

Le persone riescono ad individuare anche lievissime inflessioni nel tono di voce quando parla la persona amata. Sebbene queste variazioni vocali siano quasi impercettibili, i partner sono in grado di notare la differenza ascoltando la voce anche per soli 2 secondi (Farley et al., 2013). Uno degli autori dello studio, Susan Hughes, ha commentato che le persone sono attente a molti dettagli dell’amato tra cui il tono di voce per prevedere i suoi comportamenti e i suoi desideri.

 

3. LE DONNE SONO ATTRATTE DALLE VOCI PIÙ GRAVI

È quasi un fatto scontato: le donne preferiscono gli uomini con una voce più grave. Tuttavia il perché resta ancora un mistero. Si potrebbe ipotizzare che una voce grave venga associata a un uomo più alto, più muscoloso e forte. In realtà le donne testate nello studio di Collins (2000) associavano la voce grave esclusivamente ad un maggior peso corporeo. In altre parole, uomini con una voce profonda potevano anche essere bassi e per nulla muscolosi (…)

 

4. LE VOCI GRAVI RIMANGONO FACILMENTE IMPRESSE

Le voci maschili più gravi godono anche di altri vantaggi: esse suonano come caratteristica peculiare di un leader (Rindy et al., 2012). Alle elezioni, infatti, le voci maschili di questo tipo riscuotono più voti (Klofstad et al., 2012) e le donne ricordano più facilmente ciò che viene detto (Smith et al., 2012).

 

5. GLI UOMINI SONO ATTRATTI DALLE VOCI PIÙ ACUTE

Così come le donne sono attratte dalle voci più gravi, gli uomini preferiscono le donne con voci aspirate e più acute, ma non eccessivamente stridule (Xu et al., 2013). L’idea è che una voce più acuta sia associata a una figura esile e bisognosa di protezione.

 

6. LE VOCI MASCHILI ASPIRATE SONO SEXY

È risaputo che per gli uomini una voce femminile aspirata risulta più sensuale, ma sorprendentemente sembra che anche le voci maschili aspirate siano considerate dalle donne seducenti. Una possibile spiegazione del perché le voci aspirate risultano più attraenti è che suonano come meno aggressive e più aperte al dialogo (Xu et al., 2013).

 

7. ATTENZIONI ALLE VOCI TROPPO SEDUTTIVE

Un problema potenziale è che essendo un uomo con una voce grave e una donna con una voce acuta valutati come più attraenti, possono essere più “corteggiati” e quindi più a rischio di infedeltà (O’Connor et al., 2011). Uno degli autori dello studio, il prof. David Feinberg, spiega: “Gli uomini con alti livelli di testosterone hanno toni di voce più bassi, e le donne con alti livelli di estrogeni hanno toni di voce più alti. Alti livelli di questi ormoni sono associati a comportamenti sessuali più marcati e a possibili comportamenti adulterini. Queste voci fanno da richiamo alle persone che sono in cerca di un partner.” Quindi: se il vostro partner ha una voce molto seducente, prestate particolare attenzione!

 

8. VI PIACE LA VOSTRA VOCE?

Tutti noi abbiamo avuto almeno una volta l’esperienza di poter ascoltare la nostra voce registrata e rimanerne sorpresi. Molte persone affermano di odiare la propria voce. Ma è vero? Uno studio ha chiesto ad alcuni soggetti di ascoltare una serie di voci registrate tra cui la loro, omettendo di comunicare quest’ultima informazione. (Hughes, 2013). In media alle persone piaceva la propria voce se non riconoscevano che era la propria. Dunque, non sono solo i politici ad amare la propria voce, ma la maggior parte di noi.

 

9. L’ ACCENTO STRANIERO È POCO CREDIBILE

Uno straniero è considerato meno credibile quando esprime un giudizio. Ma perché? Un recente studio ha dimostrato come le dichiarazioni fatte da soggetti con accento straniero erano valutate meno attendibili rispetto alle stesse rilasciate da soggetti con accento del luogo (Lev-Ari et al., 2010). La ragione di ciò non è riconducibile a possibili pregiudizi, ma al fatto che per il nostro cervello un accento straniero è più difficile da processare. Sfortunatamente la nostra mente funziona secondo questa semplice regola: se una cosa risulta più difficile da capire, è probabilmente meno attendibile.

 

10. PERCHÉ IMITIAMO L’ACCENTO DELL’ALTRO

Se due persone con accenti differenti parlano tra loro, esse tenderanno a copiare il modo di parlare dell’altro senza nemmeno accorgersene. La ragione di ciò può esser ricondotta al fatto che imitare l’accento di qualcun altro rende più facile comprendere quello che sta dicendo (Adank et al., 2010). Assicuratevi però di fare questa operazione in modo lieve, altrimenti potrebbe suonare come una presa in giro.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2013/10/10-ways-your-voice-influences-other-minds.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Lo sapevate che la voci familiari sono facilmente discriminabili anche in contesti molto affollati e rumorosi? Che il partner è in grado di cogliere impercettibili mutamenti nella voce della persona amata? Che le voci maschili profonde, oltre ad essere ritenute molto attraenti dalle donne, favoriscono la memorizzazione del contenuto del messaggio?

 

In questi articolo, questi e altri spunti sul potere della voce nell’influenzare i nostri comportamenti e le impressioni che ci creiamo dell’altro.

 

Questi studi confermano l'enorme potere della comunicazione non verbale e sono in linea con le ipotesi secondo cui l'efficacia della comunicazione verso un interlocutore sarebbe dovuta per il 90% agli aspetti paraverbali (movimenti corporei, postura, espressioni facciali) e non verbali (tono della voce, ritmo, velocità), mentre il significato delle parole veicolerebbe solo il 7% delle messaggio.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

13 cose che le persone consapevoli fanno in modo diverso ogni giorno

13 cose che le persone consapevoli fanno in modo diverso ogni giorno | Parliamo di psicologia | Scoop.it

 

(…) Il 2014 è stato soprannominato l’ “anno del vivere mindful”. Attualmente la pratica della Mindfulness non è più un'attività riservata ad un pubblico new age, ma è vista come un antidoto allo stress, al burnout, alla dipendenza da tecnologia, alla “distrazione digitale” e ad una costante operosità (…). Vi sono sempre più evidenze scientifiche a sostegno di questa pratica che dimostrano come essa sia un intervento estremamente efficace per una vasta gamma di problemi di salute fisica e mentale. (…)

 

Ma che cosa significa veramente essere una persona mindful? E cosa fanno le persone mindful ogni giorno per vivere più consapevolmente?

 

La Mindfulness è una pratica che consiste nel coltivare una consapevolezza focalizzata sul momento presente. (…) E' più comunemente praticata attraverso la meditazione, ma può essere coltivata anche senza ricorrere all'attività meditativa.

 

"E' la consapevolezza che nasce dal porre attenzione volontariamente al momento presente, senza giudizio", ha spiegato Jon Kabat-Zinn , fondatore della tecnica Stress Reduction Mindfulness Based (Tecnica di riduzione dello stress basata sulla mindfulness - MBSR ) (...) "Detta così sembra abbastanza semplice... in realtà quando cominciamo a prestare attenzione a quanto prestiamo attenzione, ci accorgiamo che per la metà del tempo la nostra mente è in tutt'altro luogo e capiamo che mantenere l'attenzione è molto difficile " (....)

 

Ecco 13 cose che le persone mindful fanno ogni giorno per essere calme, attente e centrate sul momento presente.


1. CAMMINANO - Nella nostra cultura da superlavoro (…), nella quale siano perennemente connessi e continuamente distratti da moltissime cose importanti delle nostre vite, come possiamo ritrovare la nostra creatività, la nostra saggezza, la nostra capacità di stupirci, il nostro benessere e la nostra capacità di sintonizzarci con ciò che ha realmente valore? “Solvitur ambulando”, dicevano i latini, che significa “Si risolve camminando”. Secondo uno studio inglese del 2013, camminare in uno spazio verde può indurre il cervello in uno stato meditativo. L’atto di camminare in un tranquillo scenario all'aria aperta sembrerebbe innescare uno stato di “attenzione involontaria”, nel quale è possibile coniugare attenzione e riflessione.


2. TRASFORMANO I COMPITI QUOTIDIANI IN MOMENTI DI CONSAPEVOLEZZA - La Mindfulness non è qualcosa che si pratica in una sessione di meditazione mattutina di 10 minuti. Essa può essere incorporata nella vita quotidiana semplicemente facendo un po’ di attenzione in più alle normali attività mentre vengono praticate. L’applicazione per Iphone di meditazione Headspace consiglia: "la Mindfulness inizia a diventare davvero interessante quando possiamo iniziare ad integrarla nella nostra vita quotidiana. Ricordate: “consapevolezza” significa essere presenti, in questo momento. E se si può fare mentre siete seduti su una sedia, perché non farlo anche quando fate shopping, bevete una tazza di tè, mangiate, passate del tempo con il vostro bambino, lavorate al computer o chiacchierate con un vostro amico? Tutte queste situazioni sono opportunità per esercitare la Mindfulness, per essere consapevoli".


3. CREANO - Mindfulness e creatività vanno di pari passo: la pratica Mindfulness aumenta il pensiero creativo, e ingaggiarsi in attività creative permette di entrare in un flusso di aumentata consapevolezza e coscienza. Molti grandi artisti, pensatori, scrittori e altri creativi (da David Lynch a Mario Batali a Sandra Oh) hanno dichiarato che la meditazione li aiuta ad accedere ad uno stato mentale di intensa creatività. Nel suo libro Big Fish: Meditation, Consciousness and Creativity, Linch utilizza per spiegare questo concetto la metafora dei pesci: "Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa, ma se vuoi prendere il pesce grosso, devi andare più in profondità". Se volete diventare più consapevoli ma siete spaventati da una pratica di meditazione silenziosa, provate ad ingaggiarvi nella vostra attività creativa preferita, che sia cucinare, scarabocchiare, cantare sotto la doccia, e guardate come i vostri pensieri si acquietano”. (…)


4. FANNO ATTENZIONE AL LORO RESPIRO - Il nostro respiro è un “barometro” per il nostro stato fisico e mentale - ed è anche il fondamento della consapevolezza. Come le persone mindful sanno bene, calmare il respiro è la chiave per calmare la mente. Il maestro di meditazione Thich Nhat Hahn, nell'opera Shambhala Sun, descrive così la più efficace pratica meditativa: «L'oggetto della vostra consapevolezza è il vostro respiro, e dovete solo concentrare l'attenzione su di esso. Ispirando. Espirando. Se lo fate, il flusso dei vostri pensieri si fermerà. Non penserete più a nulla. Non dovrete sforzarvi di stoppare il vostro pensiero. Portate l'attenzione sul respiro ed il pensiero si acquieterà di conseguenza. Non penserete al futuro o al passato perchè tutta la vostra attenzione e consapevolezza sarà focalizzata sul vostro respiro”


5. FANNO UNA COSA ALLA VOLTA - Il multitasking è nemico della capacità di focalizzarsi: molti di noi trascorrono le loro giornate in uno stato di “attenzione divisa” e quasi costante multitasking, e ciò ci allontana dal vivere realmente nel presente. Alcuni studi hanno mostrato che quando le persone sono interrotte e dividono la loro attenzione, impiegano il 50 % del tempo in più per portare a termine un compito e hanno il 50% di probabilità in più di fare errori. "Piuttosto che dividere la nostra attenzione su vari compiti, è molto più efficace prendersi frequenti pause tra piccole sessioni di attenzione sostenuta e focalizzata su un solo compito”. Consiglia Sharon Salzberg, autrice di “Real Happiness at Work. “Sfatando il mito del multitasking, diventiamo più bravi in quello che facciamo e incrementiamo le nostre chance di ricordarci i dettagli di ciò che abbiamo fatto nel passato”. La modalità consapevole, suggerisce Salzberg, consiste nel focalizzarsi completamente su un compito per un periodo di tempo e poi prendersi una pausa prima di continuare o di muoversi verso un nuovo compito.


6. SANNO QUANDO NON CONTROLLARE IL LORO CELLULARE - Le persone mindful hanno una relazione sana con i loro cellulari, poichè stabiliscono e rispettano una serie di specifici parametri d’uso.

Questi parametri includono, ad esempio: non iniziare o finire mai la giornata controllando le mail, lasciare possibilmente il cellulare in una stanza diversa da quella in cui si dorme, scegliere di non usare le apparecchiature elettroniche in alcuni momenti, come di sabato o quando si è in vacanza. Ma, più importante, spengono il telefono quando trascorrono del tempo con le persone che amano. Una conseguenza sfortunata della dipendenza dalla tecnologia e dello stare troppo tempo con gli occhi fissi sullo schermo è che ci impedisce di entrare veramente in contatto con gli altri. Pat Christen dell'Hopelab CEO (…) ha dichiarato “Mi sono accorto ad un certo punto che avevo smesso di guardare negli occhi i miei figli. Questo mi ha shoccato!”. Coloro che interagiscono in modo mindful con gli altri guardano oltre il loro schermo e negli occhi di coloro con cui stanno parlando e, facendo questo, sviluppano e mantengono connessioni maggiori in tutte le loro relazioni.

7. CERCANO NUOVE ESPERIENZE - L’apertura all’esperienza è una conseguenza del vivere mindful, in quanto coloro che danno priorità alla consapevolezza e alla pace della mente tendono ad assaporare ogni momento della vita. A questo proposito, l'avventuriero Renee Sharp ha spiegato: “L'avventura può naturalmente insegnarci a vivere nel qui e ora (…) “Risveglia i nostri sensi. Ci insegna ad abbracciare sia le emozioni piacevoli che quelle difficili. A camminare verso l'ignoto. A trovare l'equilibro tra il controllarsi e il lasciarsi andare. Ad imparare a sorridere anche quando soffrono le correnti della paura”.

8. ESCONO - Trascorrere tempo in mezzo alla natura è uno dei modi più potenti per darci un “re-start” mentale e per ripristinare un senso di benessere e piacere. I ricercatori hanno mostrato che stare all’aria aperta può alleviare lo stress, ma anche aumentare il livello di energia, la memoria e l’attenzione. (…)

9. SI CONCEDONO DI PROVARE LE EMOZIONI CHE SENTONO DENTRO - La mindfulness non coincide con l’essere sempre felici. Essa è accettare il momento che stiamo vivendo e dare spazio a qualsiasi emozione proviamo senza cercare di resistere e controllarla. Preoccupazioni eccessive circa l’essere felice possono essere controproducenti, conducendo a un atteggiamento poco sano nei confronti di emozioni ed esperienze negative. Le persone mindful non cercano di evitare emozioni negative, piuttosto accettano sia le emozioni positive che negative e lasciano che differenti emozioni coesistano, affrontando le sfide della vita in modo consapevole. La meditazione, la quintessenza della pratica della mindfulness, ha mostrato di essere molto efficace in interventi di gestione delle sfide emozionali, come ansia, depressione e stress. Uno studio del 2013 ha mostrato che le persone con personalità mindful godono di una maggior stabilità emozionale e migliore qualità del sonno. (…)


10. MEDITANO - Si può essere mindful anche senza meditare, ma le ricerche sono concordi nel sostenere che la meditazione è il mezzo più efficace per diventare più consapevoli. Una pratica regolare può contribuire a ridurre lo stress, migliorare le funzioni cognitive e il benessere generale. Alcune ricerche hanno mostrato che la meditazone può addirittura intervenire sull'espressione genica, abbassando la risposta infiammatoria del corpo. A parte la ricchezza delle ricerche sui benefici fisici e mentali della meditazione, le testimonianze di innumerevoli meditatori attestano che una pratica costante può aiutare a mantenersi consapevoli e presenti nelle proprie vite. “E' quasi come una restart per il cervello e per l'anima” Ha commentato Padmasree Warrior, CTO di Cisco, (…) che ha anche dichiarato di prendersi periodicamente del tempo per meditare e scollegarsi dalla rete. “Mi rende molto più tranquilla quando, più tardi, rispondo a tutte le mail”.


11. SONO CONSAPEVOLI DI Ciò CHE INTRODUCONO NEI LORO CORPI E NELLE LORO MENTI  - Molto spesso introduciamo cibo nel nostro corpo senza prestare alcuna attenzione a ciò che stiamo mangiando e a quando ci sentiamo sazi. Le persone mindful hanno imparato ad ascoltare i loro corpi: si nutrono con cibi sani, preparati e mangiati con cura. La consapevolezza nel mangiare consiste nel concentrarsi completamente sull'atto di mangiare e prendersi il proprio tempo per farlo, prestando attenzione ai gusti e alle sensazioni. (…) Le persone mindful sono anche attente a non nutrire le loro menti con “cibo spazzatura” come televisione e social media in eccesso e altre “calorie” psicologiche. (...)

12. SI RICORDANO DI NON PRENDERSI TROPPO SUL SERIO - (…) Un fattore critico nel coltivare una personalità mindful è rifiutare di essere schiacciato e sbattuto qua e là dall'intensità emotiva. (…) Mantenere il senso dell'umorismo circa i problemi che ogni giorno incontriamo nella nostra vita, ci permette di affrontarli meglio. Una ricerca presso l'University of California di Berkeley e l'Università di Zurigo ha scoperto che la capacità di ridere di se stessi è associata con umore elevato (...). Ridere inoltre ci porta nel momento presente in modo consapevole. Secondo un nuovo studio, inoltre, risate e meditazione accenderebbero aree simili nel cervello.


13. LASCIANO CHE LA LORO MENTE VAGHI - Mentre la mindfulness ha a che fare con il focalizzarsi sul presente, il mind-wandering riguarda il vagare con la mente. Anche quest'ultimo riveste un'importante funzione psicologica e le persone mindful sono capaci di trovare un giusto mezzo tra la due modalità di pensare. Una domanda intelligente consiste nel chiedersi se si dovrebbe SEMPRE vivere nel momento presente. Una recente ricerca sull'immaginazione e sulla creatività ha mostrato che se si è sempre nel momento presente, si perdono alcune importanti connessioni tra la nostra mente più profonda e il mondo esterno. Ingaggiarsi in pensieri immaginativi e fantasticare può renderci addirittura più mindful. La ricerca ha trovato che coloro che sognano ad occhi aperti sono più positivi e hanno punteggi più alti di consapevolezza.

 

Vai alla fonte in lingua originale http://www.huffingtonpost.com/2014/04/30/habits-mindful-people_n_5186510.html

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

 

Da qualche tempo si sente sempre più spesso parlare di Mindfulness, la pratica di consapevolezza derivata dagli insegnamenti del Buddismo e attualmente assimilata in numerose pratiche psicoterapetiche. Ma cosa significa in concreto essere una “persona mindful”? E cosa fanno coloro che sono mindful di diverso dalla maggior parte della persone?

Ecco 13 spunti concreti per imparare a prestare attenzione al momento presente in modo consapevole.

 

 

Anche nello studio dello psicologo si lavora sulla consapevolezza, attraverso ad esempio lo strumento dell'ascolto, passo preliminare per potere dare un nuovo senso alla storia dell'individuo.. concetto che già esprimo in questo video:  https://www.youtube.com/watch?v=YaoxMin8q6w

 

 

more...
No comment yet.