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Multitasking? Una falsa verità sulla produttività a lavoro

Multitasking? Una falsa verità sulla produttività a lavoro | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I risultati principali sono stati:


(a) Le persone più capaci nell’elaborazione del multitask non sono le persone che si impegnano simultaneamente nelle mansioni multiple perché, pur consapevoli delle proprie abilità, sanno che concentrandosi meglio su un compito alla volta ottengono l’efficacia di risultati.


(b) La percezione del multitask della gente che parla o usa il telefono mentre guida è gonfiata rispetto alla capacità reale di svolgere funzioni multiple nello stesso istante; infatti ben il 70% dei partecipanti ha pensato di essere sopra la media all’elaborazione multitask, che è statisticamente impossibile.


(c) I soggetti con alti livelli del impulsività e alla ricerca di emozioni risultano essere quelli più sicuri di sé e propensi al multitask, sebbene le loro performance siano negative.
Ma c’è un’eccezione che va sottolineata: le persone che usano il cellulare mentre guidano tendono a non essere impulsive ma sono consapevoli di sbagliare, infatti l’uso del telefono, anche quando non si dovrebbe, è una scelta intenzionale.

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Dilagante tendenza quella del multitasking, talvolta ci fa credere di andare più veloci, mentre in realtà ci complichiamo soltanto la vita.


Mi chiedo come ne usciranno i nativi digitali, che sono immersi in una quantità di stimoli tecnologici che li invitano ad agire senza pensare a ciò che fanno...


Anche qui la prevenzione nelle scuole sarà probabilmente il primo fronte da rinforzare.

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Videotutorial - Esercizio psicologico: ogni difetto contiene un pregio...

E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia...
Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.


Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti?
grazie!

Luca Mazzucchelli

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Danilo Puzzo's comment, September 1, 2012 7:58 AM
se mi dai il permesso lo pubblico nei prossimi giorni mettendo il link al tuo sito...ciao Luca
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's comment, September 1, 2012 8:31 AM
Certo che si, la sua riproduzione è libera!
FuturaPsi's comment, September 17, 2012 10:56 AM
Davvero molto interessante!! Da studentessa di psicologia quale sono, mi è davvero molto utile. Ho scoperto un nuovo modo di vedere i difetti e non star li sempre a giudicarli. Complimenti!
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Avete una relazione con un narcisista? 5 campanelli d’allarme

Avete una relazione con un narcisista? 5 campanelli d’allarme | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Una certa dose di amor proprio è non solo normale, ma per certi versi auspicabile.

Avere un senso di sé positivo e sufficientemente forte ci permette di camminare “a testa alta” tra le vie del mondo.

Ma cosa succede quando la propria percezione di sé è esageratamente alta ed eccessiva rispetto alla realtà? Ecco il narcisista.

La personalità narcisistica è caratterizzata, tra gli altri aspetti, da un senso di sé grandioso, un desiderio di essere ammirato e una tendenza ad essere ferocemente critico verso gli altri, manipolatorio e poco empatico.

Questi tratti sembrano essere ben poco attraenti come caratteristiche di un potenziale partner... dunque per quale motivo tutti hanno avuto almeno una storia con un narcisista?

La risposta è semplice: durante la fase iniziale di corteggiamento, un individuo con spiccati tratti narcisistici è incredibilmente attraente. Incanta con il suo fascino, ha l’abilità sorprendente di “mischiare le carte” e portare la situazione sempre a suo vantaggio. Possiede insomma un particolare charme magnetico al quale è difficile resistere. Tuttavia, questo piacere iniziale quasi sempre svanisce con il tempo.

 

Molte ricerche scientifiche in ambito di psicologia clinica hanno cercato di individuare i comportamenti tipici di questi soggetti all'interno delle relazioni d'amore.

In questa sede ne andiamo ad analizzare cinque, che possono essere intesi con “campanelli d'allarme” grazie ai quali è possibile rendersi conto di aver intrapreso una relazione con alte probabilità di concludersi in modo doloroso.

 

 

1) Continua ricerca di nuove “prede”: il narcisista non desidera coinvolgimento emotivo

 

Nonostante il soggetto narcisista inviti qualcuno ad uscire con lui, allo stesso tempo sta già cercando una potenziale e più attraente nuova “preda”. Le ricerche effettuate su questi soggetti mostrano che la correlazione inversa tra narcisismo e coinvolgimento emotivo nelle relazioni può essere spiegata dall’interesse del narcisista nel cercare sempre e comunque un partner alternativo (Campbell & Foster, 2002).

In altre parole, la tendenza a non ingaggiarsi mai nelle relazioni è promossa dall’abitudine di inseguire sempre nuovi partner.

 

2) Amorevolezza vs. ammirazione: il narcisista reputa di dover essere ammirato

 

Il narcisista non ama, anzi reputa fastidioso il cercare di connettersi emotivamente con lui.

Le evidenze in questo senso suggeriscono che i narcisisti abbiano una avversione riguardo il prendersi cura e il dipendere da altre persone, aspetti che invece caratterizzano una relazione d’amore.

Al contrario, essi preferiscono partner che si limitino ad ammirarli e venerarli continuamente (Campbell, 1999).

 

3) Rancore vs. ricerca di un compromesso: il narcisista è particolarmente aggressivo

 

La modalità in cui le coppie affrontano le difficoltà può influenzare notevolmente la qualità della loro relazione.

Secondo recenti studi (Keller et al., 2014), i soggetti con tratti narcisistici tendono ad essere particolarmente aggressivi all'interno dei rapporti di coppia, rispondendo spesso al partner con insulti pesanti o diventando fisicamente violenti, sia quando provocati, sia senza che ci sia una “miccia” effettiva.

Questi tratti rendono più difficile il processo di negoziazione, la ricerca di un compromesso e altre forme di risoluzione salutare di conflitti che rappresentano invece le formule più funzionali per affrontare in modo costruttivo un litigio amoroso.

 

4) Tradire ed essere traditi: il narcisista è più propenso ad imbrogliare

 

Anche all'interno di relazioni monogame e di lunga durata, il soggetto narcisista è incline a frequenti incontri al di fuori della coppia, con partner occasionali e in contesti rischiosi (Adams, Luevano, & Jonason, 2014). Inoltre, alcune ricerche mostrano che più un soggetto ha tratti di tipo narcisistico, più è disposto a tollerare la scoperta di un possibile tradimento da parte del partner (Campbell & Foster, 2002).

Tali dati sono in accordo con la tendenza analizzata precedentemente di questi soggetti a resistere ad un autentico coinvolgimento emotivo.

 

5) Cura dell'altro vs. flirt: il narcisista preferisce giocare

 

Quando il narcisista inizia una relazione di coppia, è poco propenso a prendersi cura del benessere del partner ed è fortemente spinto a rifiutare la dipendenza in favore della libertà (Campbell, Foster, & Finkel, 2002).

Piuttosto che essere amorevole, preferisce uno stile relazionale basato sul gioco: dice bugie, manipola, tende a controllare il partner e continua a flirtare con le altre persone nonostante la relazione appena iniziata (Campbell et al., 2002).

Tali aspetti, conseguentemente, rendono difficile il crearsi di una relazione basata sulla fiducia.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/meet-catch-and-keep/201408/could-you-be-dating-narcissist

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare di persone con personalità narcisitica.

 

In un precedente articolo intitolato “Perchè ci innamoriamo dei narcisisti? 5 studi scientifici per capirlo” (lo trovate qui: http://www.psicologo-milano.it/newblog/innamorato-narcisista-studi-scientifici/), abbiamo cercato di comprendere per quali motivi soggetti con questi tratti di personalità siano così affascinanti (addirittura sembrano partner ideali!) agli occhi della maggioranza delle persone in una fase iniziale della relazione.

 

Con l'articolo di oggi cerchiamo invece di capire quali siano i comportamenti tipici di questi soggetti all'interno di un rapporto di coppia, al fine di identificare alcuni campanelli d'allarme che segnalano il pericolo di aver intrapreso una relazione destinata con alte probabilità a naufragare.

 

Diventando più consapevoli circa le modalità tipiche di relazione del soggetto narcisista, possiamo essere meglio equipaggiati nell’identificare se ci siamo innamorati di una persona con questi tratti ed essere più preparati alle possibili (e nefaste) conseguenze di questa relazione.

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L'impatto delle mail sul nostro benessere psicologico

L'impatto delle mail sul nostro benessere psicologico | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Quanto tempo della vostra giornata dedicate a guardare le mail?

 

Siete tra quelli che, appena si svegliano, controllano la casella di posta come prima azione della giornata?

 

Vi è mai capitato di essere sereni e felici, e di diventare ansiosi o frustrati dopo la lettura di un messaggio di posta elettronica?

 

Di seguito sono riportati alcuni studi scientifici che sono andati ad indagare come il semplice leggere e rispondere alle mail, azione che quotidianamente ciascuno di noi compie, può potenzialmente influire negativamente sulla nostra salute psicologica.

 

 

1) Aumentata risposta allo stress

 

Una ricerca condotta dal professor Jackson (2010) è andata ad indagare l'associazione tra lettura di mail e stress e ha messo in evidenza come basti anche soltanto guardare la casella di posta elettronica per incrementare in maniera significativa il proprio livello di stress.

Per quale motivo?

Lo stress consiste nell’esperienza di avere a che fare con un compito molto grande da compiere - oppure molteplici piccoli compiti - avendo a disposizione una quantità non sufficiente di energie per fronteggiare la richiesta.

Nel passato, per i nostri avi, una situazione stressante poteva essere incontrare nella foresta un animale particolarmente affamato.Oggi la natura degli agenti stressanti si è modificata e anche la lettura della casella di posta, che apparentemente sembra un'azione innocua, è in grado di scatenare una risposta di allarme e di attivazione fisiologica: avere troppe mail di cui occuparsi induce la sensazione di essere sopraffatti da molteplici compiti.

Nello studio sopra citato si è osservato che le mail risultavano associate con una aumentata risposta allo stress, rilevata attraverso misure fisiologiche come il battito cardiaco, la pressione sanguigna e la misurazione del cortisolo (l’ormone dello stress).

La ricerca è stata effettuata su un campione di 30 impiegati del Governo Inglese e i risultati hanno mostrato che il battito e la pressione si alzavano soprattutto nei momenti di lettura e invio delle mail.

Inoltre è stato chiesto ai partecipanti di stare senza mail per un intero giorno, con il risultato che il livello di cortisolo si abbassava notevolmente.

 

2) Attivazione emotiva negativa

 

È solo il numero di mail che riceviamo ad aumentare il nostro livello di stress? C’è un altro elemento che spesso dimentichiamo, ossia l’impatto emotivo che ciascuna mail ha su di noi.

Pensiamo a tutte le mail che riceviamo ogni giorno: sicuramente almeno una porta con sé un forte carico emotivo (forse anche più di una), per esempio quando leggiamo le critiche da parte di un collega, oppure lo scambio incalzante di lamentele con il proprio partner.

La risposta allo stress è sempre stata presente nell’uomo e ha una funzione adattiva: conduce ad attivarsi e a gestire nel miglior modo le variegate situazioni che quotidianamente ci ostacolano. Tuttavia, gli esseri umani sono “programmati” per fronteggiare una richiesta alla volta, non tutte insieme contemporaneamente.

Oggigiorno, anche semplicemente stando seduti alla scrivania con una tazza di caffè in mano mentre si controllano le mail, si possono sperimentare numerosi eventi stressanti che conducono ad una attivazione emotiva negativa.

Pensiamo a quando ci arriva una mail del nostro capo che ci chiede di completare urgentemente un progetto appena abbozzato, oppure quando riceviamo un messaggio ambiguo e aggressivo da parte di un nostro familiare, oppure ancora quando leggiamo che nostro collega si è ammalato e quindi occorre sostituirlo. Una sola ora di mail può farci provare una miriade di emozioni.

Certamente ci sono anche mail felici, con bellissime notizie: le foto dei nipotini, l’annuncio del matrimonio di un amico, i biglietti aerei per andare in vacanza.

Sfortunatamente alcune ricerche hanno osservato che il nostro cervello rimane maggiormente colpito e ancorato alle notizie negative, non bilanciandole con quelle positive.

 

3) Funzionamento dell'amigdala e della corteccia prefrontale

 

Quando ci imbattiamo in situazioni nuove e complesse, occorre attivarsi per trovare la modalità di adattamento più adeguata.

Ecco che si innesca in noi una particolare reazione fisiologica in risposta al fattore stressante (innalzamento della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare, diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo) che permette all’organismo di mobilitare tutte le energie necessarie a fronteggiare l’evento.

L’area del cervello che si attiva principalmente in questi casi è quella deputata alla paura e all’ansia: l’amigdala.

Quando questa area rimane accesa a lungo, essa tende a prendere il sopravvento e indebolire altre parti più evolute del cervello, come la corteccia prefrontale, che invece è quella adibita alla risoluzione di problemi e al ragionamento logico (Holmes et al., 2012).

Se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa, l'organismo non riesce più a difendersi a causa dell’esaurimento delle energie, e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare.

Inoltre, come riportato in uno studio di Raio e colleghi del 2013, l’attivazione della corteccia prefrontale si riduce significativamente e di conseguenza c’è un impatto negativo sulle strategie cognitive adottate, che sono poco funzionali e appropriate all’evento.

Pensiamo a quante mail riceviamo ogni giorno, e quante di esse ci portano informazioni potenzialmente allarmanti o problematiche... Immaginiamo quindi l’attivazione continua della nostra amigdala che influenzerà le decisioni che andremo a prendere, con il rischio che non siano sempre le migliori.

 

4) Ridotto self-control

 

Avete mai premuto il tasto INVIA per poi pentirvi di ciò che avevate scritto nella mail quando ormai era troppo tardi?

Non incolpatevi. Alcune ricerche mostrano che avere troppe cose da fare porta al desiderio di "svuotarsi" il prima possibile, riducendo la propria capacità di controllo.

Inzlicht & Schmeichel (2012) hanno osservato che avere troppe cose da fare porta a una riduzione della motivazione e dell’attenzione, che a loro volta inducono successivamente una diminuzione dell'auto-controllo.

È molto più probabile correre rischi quando si hanno numerosi compiti da svolgere, non tanto per il numero elevato quanto per la tendenza a gettarsi immediatamente nella prima soluzione ipotizzata solo per terminare il prima possibile. Insomma, sembra difficile mettere un freno ai propri impulsi quando si hanno troppe cose da fare.

Pensiamo a tutti quei messaggi che arrivano continuamente nella nostra casella di posta elettronica da mittenti differenti, a tutto lo stress accumulato e al peso emotivo connesso... siamo davvero così lucidi e pronti per rispondere alle varie mail?

 

5) Diminuzione della produttività

 

Ogni giorno leggiamo e rispondiamo a numerose mail che riguardano problemi diversi e richieste variegate, anche in un lasso di tempo molto ristretto.

Questa condizione si chiama multitasking, cioè l'abilità di occuparsi di due o più compiti simultaneamente, passando continuamente da una attività all’altra.

Uno studio condotto da Rubinstein e colleghi (2001) ha mostrato che, a differenza di quanto ci si aspettava, l’abilità di multitasking porta a una produttività inferiore e fa sprecare tempo prezioso ogni giorno.

Questo succede perché saltare continuamente da un compito all’altro richiede di riformulare le regole che sottostanno al nuovo esercizio da eseguire, perdendo così ogni volta decimi di secondo. Inoltre, continuando a passare di qua e di là, aumenta il rischio di creare piccoli “blocchi mentali” che congelano temporaneamente le capacità cognitive ed esecutive.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/feeling-it/201409/what-email-does-your-brain

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Che effetto può avere sulle nostre menti l'essere sempre connessi in rete e, in particolare, il mandare e ricevere miriadi di mail giornalmente?

Secondo questo articolo, basato su recenti studi scientifici, gli effetti sono moltissimi e spaziano da un'aumentata risposta allo stress, ad un abbassamento della produttività e ad una diminuzione delle capacità di autocontrollo.

 

Reputo certamente di grande interesse l'andare a comprendere a fondo come la tecnologia rischi di impattare negativamente sulle nostre menti; ritengo non siano da tralasciare, per contro, gli altrettanto numerosi vantaggi di questi strumenti, che sono qui per restare.

Globalmente, penso che il messaggio più importante di questo articolo stia nell'invito ad un utilizzo misurato e consapevole dei supporti tecnologici. Ciò significa anche ritagliarsi dei momenti durante la giornata scevri dalla tecnologia, momenti di sana “non raggiungibilità”, e saper tracciare i propri confini personali indispensabili per il proprio benessere.

 

Data l’importanza che attribuisco al tema, ho recentemente creato un videocorso sulla “Media Education”, per un utilizzo sano e consapevole delle nuove tecnologie. L’educazione alle nuove tecnologie previene i rischi legati all’utilizzo di internet, informando e accrescendo la capacità critica sulla natura dei nuovi strumenti tecnologici.

Il corso è rivolto a tutti gli educatori, insegnanti, genitori ed operatori del sociale che desiderano acquisire le coordinate necessarie per orientarsi nel mondo online a fianco dei loro ragazzi, i “nativi digitali”.

Il corso è online sul sito www.media-education.it ed è venduto in questa fase lancio a 49 euro. Ecco un breve filmato di presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=42bsg34_gD0

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“Buoni genitori”: 5 miti da sfatare

“Buoni genitori”: 5 miti da sfatare | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Dare consigli in merito alla genitorialità è ormai una pratica molto comune.

Ogni settimana ecco uscire una nuova tendenza su quale sia il modo migliore per aiutare i propri figli a crescere.
In mezzo a tutte queste ricette su come essere “buoni genitori”, si può facilmente rischiare di diventare confusi e frustrati.
Per orientarci in questo oceano, abbiamo chiesto a due psicologhe esperte di relazioni genitori-figli di condividere con noi i miti più comuni circa la genitorialità oggi. Eccoli:


Mito n°1: Se i vostri figli non sono felici, c'è qualcosa di cui preoccuparsi


Nella nostra cultura, c'è una forte enfasi sulla felicità. Dunque, se i figli non sono felici sempre o in determinate situazioni, i genitori cominciano a preoccuparsi.
“In realtà”, sostiene la dott.ssa Jessica Michaelson, psicologa clinica e fondatrice del sito honestparenthood.com che si occupa nello specifico delle primissime relazioni genitori-figli, “è normale e sano per i bambini sperimentare 'alti e bassi' dal punto di vista emotivo, dunque sia emozioni positive come la gioia, sia negative come la tristezza o la rabbia”. Una vita in cui si sperimentano un ventaglio di emozioni è molto più ricca e reale di una monocromatico “vita felice" (...)
Ovviamente, l'infelicità continua e persistente può essere un campanello dall'allarme per una situazione problematica. Essa può essere il segno che il vostro bambino potrebbe essere alle prese con una sintomatologia depressiva, sebbene questa condizione sia decisamente rara in infanzia. Alcuni bambini con depressione possono piangere frequentemente, avere bassa energia e sonno disturbato. Altri possono essere irritabili, agitati e ostili. In questi casi è opportuno consultare il vostro medico o chiedere aiuto ad un terapeuta.


Mito n°2: I genitori non dovrebbero mai dire no ai loro figli


Secondo la dott.ssa Heather Wittenberg, psicologa clinica americana, questa è la tendenza attuale.
“Le vecchie generazioni di genitori erano severe, complice anche il periodo storico maggiormente difficoltoso, e hanno portato i loro figli a sentirsi eccessivamente criticati”. Spiega la dott.ssa. “Oggi, la situazione sembra essersi capovolta: ora si crede che dire di no ai ragazzi sia qualcosa di troppo duro, difficile e potenzialmente dannoso”.
Invece, fissare regole e limiti ai nostri figli ha un fondamentale valore psicologico: insegna ai bambini delle competenze e, soprattutto, li aiuta a sentirsi al sicuro (...)
“Dire no è dunque qualcosa di costruttivo e non dannoso, con la condizione che sia detto in tono non aggressivo e ostile. Spesso, il contesto della comunicazione è molto più importante del contenuto”.
Secondo la dott.ssa Wittenberg, altri esempi di limiti utili includono:
- il non ricaricare il cellulare prima di un tempo prestabilito se i nostri ragazzi hanno sforato con i minuti previsti
- l'allontanare i nostri bambini da una festa o da una situazione dove stanno avendo un comportamento inappropriato o facendo capricci finchè non sono in grado di calmarsi ed esprimere a parole le loro frustrazioni (tecnica del time-out).


Mito n° 3: Essere buoni genitori è conoscere le strategie giuste


"L'idea di poter ridurre la genitorialità ad un insieme di strategie e processi specifici è molto accattivante, ma purtroppo non è possibile farlo” spiega la dott.ssa Michaelson.
In realtà, non si tratta di particolari strategie ma di una più comprensiva “mentalità da genitore”, che ha a che fare con le modalità in cui la coppia genitoriale pensa, sente e interagisce con il mondo.
Una recente ricerca ha mostrato come lo stile di attaccamento della mamma durante la gravidanza – vale a dire, la sua capacità di provare sentimenti di fiducia nei confronti degli altri, le sue aspettative verso i rapporti e il suo modo di relazionarsi con le sue emozioni – prediceva lo stile di attaccamento del bambino a 12 mesi. Ciò significa essere in grado di prevedere quanto sicuro sarà il bambino basandosi su quanto sicura è la mamma ancora prima di averlo messo al mondo.
E' tutta questione di mentalità: genitori sicuri tenderanno ad allevare bambini sicuri; genitori con relazioni sane tenderanno ad allevare bambini che hanno relazioni sane; genitori che credono che lo sforzo conduca a risultati positivi e che sostengono la perseveranza dopo il fallimento tenderanno ad allevare bambini resilienti e ottimisti. Al contrario, genitori che si aspettano il peggio tenderanno ad allevare figli in guardia nei confronti del mondo e favorire in loro preoccupazioni e insicurezza. Poichè tendono ad evitare le sfide, questi genitori dissuaderanno i loro figli dal prendere rischi in modo da non fallire.
La dott.ssa Michaelson nella sua pratica clinica lavora moltissimo con i genitori.
Lavora sia con coloro che hanno paura di fare ciò che ritengono giusto perchè hanno sentito da qualche parte che si tratta di una pratica dannosa, sia con coloro che attuano strategie educative che non funzionano nel loro caso specifico.
Prendiamo l'esempio di time-out. Alcuni ritengono che sia una pratica dannosa perchè induce nei bambini sentimenti di abbandono e vergogna. Altri che sia in realtà una pratica molto funzionale se usata nei modi e nei casi opportuni. Commenta la dott.ssa: "Molti genitori sono in grado di utilizzare questo strumento rispettosamente e amorevolmente, e molti bambini si sentono contenuti e sostenuti da questo tipo di limite concerto e pausa nella stimolazione. Al contrario ci sono genitori e bambini che invece non ne beneficiano per nulla e che dunque hanno smesso di usarlo”.
Dunque, secondo la dott.ssa, l'approccio migliore per i genitori è scoprire i propri istinti genitoriali e coniugarli con ciò che funziona meglio con quel particolare bambino, diverso da tutti gli altri e unico. La genitorialità non è dunque conoscere le strategie giuste in assoluto, ma trovare quelle utili e in sintonia con le esigenze del proprio bambino (…). "Prescrizioni 'da manuale' non sono da utilizzare se il comportamento, le parole, le emozioni del vostro bambino stanno indicando che qualcos'altro è necessario".


Mito n° 4: I buoni genitori devono sempre mettere le esigenze dei loro bambini prima delle loro


"Allevare un figlio può essere un'attività molto impegnativa e anche logorante, e la nostra cultura promuove uno stile di vita ossessivo per quanto riguarda la cura dei figli” spiega la dott.ssa Michaelson. “Questo conduce molti genitori a ignorare completamente le proprie esigenze personali”.
In realtà, è di vitale importanza che i genitori “indossino per primi la maschera dell'ossigeno”, per prendere spunto dalle norme di emergenza che è buona prassi seguire ad esempio su un aereo. Questo, non per poca considerazione nei confronti dei pargoli ovviamente, ma per altri due fondamentali motivi. Innanzitutto, ciò aiuta i genitori a rimanere in buona salute, inoltre comunica ai figli che i genitori sono al vertice del sistema famiglia, e sono lì in modo da poter proteggere i piccoli dai pericoli.
Realizzando di essere posti all'interno di un sistema che deve essere integro e funzionale per garantire protezione, i bambini sviluppano un'importantissima base di sicurezza. (...)

 

Mito n° 5: Il vostro matrimonio sopravviverà nonostante l'abbiate decisamente trascurato durante la crescita dei vostri bambini


Poichè allevare un figlio è un mestiere logorante, molti genitori finiscono per trascurare i loro matrimoni.
"I primi anni della genitorialità possono allontanare i partner l'uno dall'altro e molte coppie non sopravvivono a questa negligenza reciproca", spiega la dott.ssa Michaelson.
Ad esempio, le coppie possono comunicare solo quando sono in conflitto, impegnarsi in attività individuali, e non passare del tempo insieme senza i loro figli. Il matrimonio diventa così “unidimensionale”, cioè focalizzato solo sull'essere genitori, senza più amicizia o intimità.
"Dal momento che i nostri figli imparano ad avere relazioni guardando il nostro modo di farlo, ne deriva che una delle cose più importanti che possiamo fare per loro è nutrire e coltivare la connessione con il nostro partner”, ha detto la dott.ssa Michaelson.
La dott.ssa suggerisce di fare ciò ringraziando spesso il proprio partner, complimentandosi con lui e mantenendo un adeguato contatto corporeo: “Ciò permette ad entrambi i membri della coppia di trovare forza e conforto nell'altro durante il difficile impegno quotidiano di essere genitori”.
La dott.ssa suggerisce anche di divertirsi senza i bambini: scegliete attività divertenti e ritagliatevi del tempo per farle insieme.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://psychcentral.com/lib/5-myths-about-parenting/00020438

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Oggigiorno la rete pullula di articoli che danno consigli su come si possa diventare "buoni genitori".
In realtà, definire cosa significhi fare bene il mestiere di genitore è qualcosa di molto complesso.
Un step preliminare e molto utile, a mio avviso, consiste piuttosto nel cominciare a mettere a fuoco 5 miti molto diffusi sulla genitorialità, che occorre sfatare.


Se credete che per essere buoni genitori i vostri figli debbano essere felici e gioiosi 24h su 24... se credete che, anche se trascurerete completamente il vostro matrimonio durante la crescita dei vostri figli, esso non ne risentirà... se credete che per essere buoni genitori ci siano trucchi precostituiti da conoscere... questo articolo fa per voi.

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5 passi per mantenere in salute il proprio cervello (e prevenire la demenza senile)

5 passi per mantenere in salute il proprio cervello (e prevenire la demenza senile) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Recenti studi hanno osservato che il numero di persone che potrebbero sviluppare demenza nei prossimi 20 anni è in notevole aumento.

Non sorprende che milioni di dollari siano destinati alla ricerca in questo campo, al fine di comprendere le modalità con cui assicurare una salute più longeva possibile al cervello, andando a prevenire o almeno a rallentare l'invecchiamento cognitivo.

Molti dei fondi sono stanziati in favore della ricerca farmacologica, tuttavia oggigiorno un numero sempre maggiore di studi sta dando importanza anche allo stile di vita come fattore essenziale per mantenere in salute il cervello e tutte le sue funzioni.

 

Esaminiamo insieme 5 aspetti che sembrano influenzare notevolmente il buon funzionamento della mente, dunque contribuire alla prevenzione della demenza.

 

1. Nutrizione

 

Non sorprende che la nutrizione abbia un ruolo fondamentale. Le tipologie di cibi e le abitudini alimentari che riducono le malattie cardiache e il diabete, sembrano apportare dei benefici anche alla salute del cervello. Una dieta povera di grassi saturi e di zuccheri promuove una migliore circolazione del sangue all’interno dei vasi sanguigni del cervello, mentre cibi grassi possono ostruire le arterie provocando possibili ischemie. Vari studi hanno trovato che il consumo di pesce, in particolare quello ricco di omega 3 come il salmone e il tonno, è un fattore protettivo nei confronti del deterioramento del cervello. Anche le nocciole e i frutti scuri, come per esempio i mirtilli, così come la dieta mediterranea che enfatizza il consumo di cibi a base vegetale come il grano, i legumi e l'olio di oliva, sembrano apportare benefici al funzionamento cerebrale. Più recentemente, in uno studio del 2014, Daiello e collaboratori hanno trovato che assumere integratori alimentari a base di olio di pesce, contenenti alte percentuali di omega 3, aiuta a preservare le funzioni cognitive e il volume del cervello. Inoltre, livelli bassi di vitamina D sembrano aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer, come riportato nello studio di Littlejohns e collaboratori del 2014.

 

2. Pressione sanguigna e peso

 

Come possiamo immaginare, l’ipertensione e l’essere in sovrappeso incrementano il rischio di sviluppare demenza col passare degli anni. L’aumento di peso induce un incremento significativo della pressione sanguigna, e la pressione alta aumenta il rischio di infarti. Anche i piccoli infarti, che sono spesso non diagnosticati, possono innescare più velocemente il processo di decadimento cognitivo. Per esempio, in uno studio condotto nel 2001, Petersen e colleghi hanno trovato che gli individui con un maggior numero di microinfarti ottenevano bassi punteggi in test cognitivi.

 

3. Allenamento cognitivo

 

Il cervello è come un muscolo, e come tale ha bisogno di continuo allenamento. Nuovi stimoli promuovono l'apprendimento ed esso conduce alla formazione di connessioni cerebrali sempre più articolate e veloci. I giochi di logica o le parole crociate, oppure il sudoku, sono ottimi strumenti che aiutano a mantenere la mente in buona salute. Recentemente, compagnie private hanno sviluppato giochi al computer e applicazioni per cellulari utili a stimolare differenti funzioni mentali, in particolar modo la concentrazione. Owen e colleghi (2010) hanno scoperto che questi giochi permettono di potenziare l’attenzione, la memoria, il ragionamento e le abilità visuo-spaziali.

 

4. Attivazione emotiva

 

I muscoli crescono perché sono continuamente messi sotto sforzo. Anche il cervello cresce nello stesso modo: richiede di essere messo costantemente sotto pressione per potersi evolvere. Tuttavia non è detto che l’apprendimento sia il solo strumento per far crescere il cervello; anche le sfide emotive offrono stimoli per la maturazione e l’organizzazione cerebrale. Per esempio, molti studi hanno mostrato come le persone che devono risolvere problemi in gruppo hanno un rischio minore di sviluppare demenza. Molto probabilmente questo effetto protettivo è dovuto al fatto che il cervello è stimolato sia nella risoluzione di problemi cognitivi sia nell’attivazione emotiva. Dall’altra parte, individui che sono depressi e isolati sono più a rischio di invecchiamento cognitivo precoce. Globalmente, sembra che attività che includono sia un coinvolgimento cognitivo sia emotivo siano quelle che apportano maggiori benefici al nostro cervelllo. Esempi di questo tipo includono imparare e conversare in una nova lingua, imparare a suonare uno strumento ed esibirsi davanti ad una platea, partecipare ad attività di volontariato su cause che appassionano o parlare in pubblico, soprattutto se ciò faceva molto paura in passato.

 

5. Meditazione e ipnosi


Sia l’ipnosi sia la meditazione sono in grado di modificare in maniera consistente il funzionamento cerebrale. Queste due attività sono capaci di influenzare il flusso vascolare del sangue, l’attività elettrica e di stimolare regioni specifiche del cervello. Inoltre, entrambi i metodi possono influenzare il livello di infiammazione corporea. Essi sono infatti strumenti eccellenti per controllare la risposta allo stress e la risposta alla paura, che sono fattori in parte responsabili della risposta infiammatoria. Ciò è particolarmente importante alla luce del fatto che il processo infiammatorio è associato all’invecchiamento cognitivo. Sebbene non sia stata trovata una connessione diretta con la demenza, evidenze in campo scientifico hanno mostrato che infiammazioni del tessuto cerebrale influenzino l’avanzamento del processo di deterioramento. In aggiunta, l’infiammazione è risultata associata a riduzione dell’ippocampo, che è il centro della memoria, e un'atrofia dell’ippocampo è stata spesso riscontrata in pazienti affetti da Alzheimer. Nello studio condotto da Schoen & Nowack (2013), gli autori hanno mostrato come piccole sessioni di ipnosi e di meditazione, ascoltando semplicemente registrazioni durante il sonno, possono ridurre la risposta infiammatoria.

 

Ricordate: un cervello opportunamente stimolato è anche un cervello felice.

 

Vai alla fonte in lingua originale: 

http://www.psychologytoday.com/blog/5-cents-the-doctor-is-in/201408/5-steps-better-brain-health ;
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco un altro interessante articolo in ambito di Psicologia della Salute, una branca della psicologia che si occupa di promuovere condotte che assicurano il benessere globale dell'individuo.

 

In particolare oggi parliamo di demenza senile, analizzando 5 spunti tratti dalla ricerca medica e psicologica contemporanea utili a contrastare l'invecchiamenti cerebrale.

 

Per saperne di più su questo tema estremamente attuale, vi consiglio l'intervista che ho fatto alla dott.ssa Leonetti, una collega psicologa che si occupa nella sua pratica clinica di demenze. Nel video vengono forniti suggerimenti utili per chi si trova a convivere con persone affette da questa patologia, per un corretta gestione pratica ed emotiva del proprio caro malato. Lo trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=genELJI2mAE

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7 campanelli d'allarme che segnalano l’assunzione di un collaboratore inadeguato

7 campanelli d'allarme che segnalano l’assunzione di un collaboratore inadeguato | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Cosa c’è di peggio che commettere un errore? Non riconoscerlo in tempo”

 

Il processo di assunzione di nuovo personale all'interno di un'azienda o di un team può essere qualcosa di estenuante e può comportare una grossa perdita di tempo.

Dopo molti sforzi, finalmente avete trovato una persona che possiede le abilità che vi occorrono e sembra proprio essere quella “giusta” per l'azienda.

Tuttavia, appena il nuovo assunto comincia a lavorare, qualcosa comincia a non girare per il verso giusto...

Qualche volta può capitare infatti che la persona che vi aveva convinto durante il colloquio, si rivela poi diversa in un secondo momento, nell’atto pratico lavorativo.

E’ di fondamentale importanza ricordarsi che occorre lasciare un po’ di tempo al nuovo assunto per ambientarsi e apprendere come funzionano le cose nel nuovo ambiente. Tuttavia, allo stesso tempo, fallire nel riconoscere un collaboratore con un’influenza negativa può portare a malcontenti all’interno dell’azienda, ostacolando non solo la produttività ma anche lo spirito di squadra.

 

Ma come accorgersi il prima possibile di aver commesso un errore nell’assunzione?

Ecco una lista di 7 segnali che possono aiutarvi a riconoscere velocemente di aver intrapreso una collaborazione con la persona sbagliata. 

 

1. Fare costantemente gli stessi errori

 

Come già anticipato, c’è per tutti una curva di apprendimento, ed è corretto rispettarla. Tuttavia, quando l’impiegato continua a fare sempre gli stessi errori, diventa una situazione non più sostenibile. Se il nuovo collaboratore continua a ripetere regolarmente gli stessi sbagli nonostante gli sia stato fornito un apprendimento adeguato, si tratta di un chiaro segnale di pigrizia o incompetenza.

 

2. Richiedere trattamenti speciali

 

L’orario di lavoro è concordato fin da subito e il contratto viene firmato facendo attenzione alla comprensione di ciascun punto. Dunque, se il vostro nuovo collaboratore comincia fin dalle prime settimane a richiedere privilegi speciali, non è un buon segno. Se tutti lavorano da lunedì a venerdì, dalle 8 del mattino alle 5 del pomeriggio, e questo è stato chiaramente riferito al nuovo assunto, non può pretendere di avere 4 giorni come fine settimana oppure di uscire dal lavoro presto tutti i mercoledì. Se c’erano problemi con l’orario di lavoro, avrebbe dovuto dirlo durante il colloquio. Inoltre, permettere al nuovo impiegato di fare tutto ciò che richiede, mentre i vecchi dipendenti rispettano gli accordi del contratto, rischia di creare grossi problemi nella coesione dell’azienda.

 

3. Lamentarsi costantemente

 

Ciascun capo desidera che il proprio impiegato si senta libero di dire ciò che reputa importante e utile per l’azienda, ma ciò non vuol dire continuare a lamentarsi. Se avete appena assunto qualcuno e nelle prime settimane di lavoro le uniche cose che gli sentite affermare sono che tutto è terribile, la compagnia è scadente e il caffè non è buono, molto probabilmente non si tratta della persona adatta per l’azienda. Le critiche costruttive, così come i suggerimenti, sono utili per il miglioramento, ma sono differenti dalle lamentele. Se il nuovo assunto riporta soltanto aspetti negativi senza trovare nessuna soluzione, molto probabilmente susciterà malcontenti nei colleghi.

 

4. Il resto del team si lamenta

 

L’altro lato della medaglia: il nuovo impiegato è felice, ma gli altri dipendenti cominciano a lamentarsi. Creare un clima armonioso e di rispetto tra i dipendenti è una parte fondamentale del processo di produttività di ciascuna azienda. Sfortunatamente, una cattiva assunzione può “inquinare” l’intera società. Così, se tutto andava bene e all’improvviso i vecchi impiegati diventano scontenti e la produttività si ferma perché nessuno va d’accordo con il nuovo assunto, questo è indice di un grave ostacolo. Certamente ci saranno due versioni della stessa storia, dunque occorre sempre ascoltare entrambi i poli. Tuttavia, se avete assunto da poco qualcuno e all’improvviso il luogo di lavoro diventa cupo, non produttivo e l’aria si fa sempre più pesante, probabilmente un po’ di responsabilità è da attribuire al nuovo entrato.

 

5. Riluttanza ad adattarsi

 

Questo è il caso in cui il nuovo collaboratore, quando comincia a lavorare, invece di adattarsi alla nuova azienda, fare domande e imparare come muoversi, si limita a continuare a fare quello che faceva nel vecchio posto di lavoro. Ricordatevi: c’è differenza tra avere difficoltà ad ambientarsi ed essere riluttante ad adattarsi. Certamente le buone idee, anche se provenienti da altri posti, possono essere sempre ben accette e utilizzate, tuttavia i nuovi assunti non dovrebbe essere chiusi nell’apprendere nuove modalità di lavoro. Una caratteristica fondamentale dei nuovi collaboratori è che siano flessibili e abbiano buone capacità di adattamento.

 

6. Il morale del team precipita

 

Avere il morale alto all’interno del team di lavoro è un ottimo vantaggio. Se la produzione è in continua crescita, i dipendenti si stimano a vicenda e sono soddisfatti di andare al lavoro, questi aspetti sono vitali per il benessere dell’azienda. Se tutto ad un tratto nascono incomprensioni e battibecchi, il morale crolla e l’unico cambiamento è stata l’assunzione, forse la rottura dell’equilibrio è dovuta al nuovo arrivato. Ricordatevi: i lavoratori felici sono molto più produttivi.

 

7. Non prendere mai l'iniziativa

 

Non c’è niente di peggio che pensare di aver assunto una persona intraprendente e poi scoprire di aver preso un granchio. Nelle prime settimane di lavoro, il nuovo impiegato dovrebbe essere teso a fare una bella impressione, a lasciare un segno positivo. Se il nuovo collaboratore lavora il minimo indispensabile, dice di no a tutti i progetti o continua a ripetere “Ma questo non fa parte della mia mansione!”.. beh.. sono tutti segnali di allarme. (...)

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://business.salary.com/7%2Dsigns%2Dyou%2Dhired%2Dthe%2Dwrong%2Demployee/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Come si può facilmente intuire, assumere personale adatto alle esigenze dell'azienda o, più in piccolo, trovare un collaboratore adeguato per il progetto che si ha in mente, è un passaggio molto delicato e di importanza fondamentale. 

Tuttavia, spesso capita che siano assunte persone poco competenti e motivate.

Selezionare una persona inadatta può avere conseguenze molto costose per l'azienda o il team di lavoro: il nuovo collaboratore continua a commettere errori, nuoce al morale degli altri dipendenti, indispone i clienti, non desidera apprendere e migliorarsi. 

 

Come mi piace ricordare, essendo il team di lavoro un sistema, se si modifica un elemento interno, anche gli altri ne vengono influenzati in quanto irrimediabilmente interconnessi, in positivo o in negativo.

 

Ecco perchè trovo opportuno mettere a fuoco e tenere in mente questi pochi spunti, semplici ma fondamentali per la buona riuscita del vostro progetto lavorativo.

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5 domande che potrebbero cambiare la vostra vita

5 domande che potrebbero cambiare la vostra vita | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“La domanda giusta può fare la differenza”

 

Che effetto può avere una semplice domanda? Se è quella giusta, può cambiarvi la vita.

 

Warren Berger, autore del libro “A more beautiful question” ha condotto una ricerca sul potere degli interrogativi e ha scoperto che alcune domande, poste agli altri ma soprattutto a se stessi, possono contribuire a realizzare grandi imprese, dall'aiutare a superare delle paure, a facilitare la presa di decisioni difficili o scelte importanti nella vita.

 

Ma perché le domande sono così potenti?

 

Innanzitutto perché, quando formuliamo quesiti, cominciamo già a organizzare il nostro pensiero intorno a ciò che non sappiamo. Il solo porsi una domanda è il primo passo verso l'apprendimento di qualcosa di nuovo o verso la risoluzione di un problema. Inoltre, fare domande è anche associato ad una modalità di pensiero definito “divergente”, che attinge dalla nostra creatività. Infine, ci sono evidenze che mostrano come le domande aumentino la motivazione, in quanto spronano ad andare alla ricerca di una risposta.

 

Certamente, alcune domande sono più incisive di altre.

Berger, durante la sua ricerca, ha intervistato molte persone di successo (manager, grandi pensatori, innovatori) e ha chiesto loro di condividere le domande che ritenevano avessero avuto un ruolo determinante nel loro successo.

 

Ecco qui 5 domande: ciascuna è disegnata per approfondire un aspetto specifico della vita

 

1. Qual è la mia “pallina da tennis”?

 

Questa domanda è stata posta da Drew Houston, fondatore di Dropbox agli studenti del MIT lo scorso anno durante il discorso di apertura dell’anno accademico.

È un modo più simpatico di chiedersi “Cosa mi interessa realmente?”. Houston ha spiegato nel suo discorso: “Le persone che hanno più successo sono quelle più infervorate nel risolvere le loro questioni, i loro dubbi, le loro curiosità. Mi ricordano un cane che tiene stretta tra i denti una pallina da tennis”. Houston ha suggerito che per aumentare le possibilità di felicità e successo occorre proprio “trovare la propria pallina da tennis”, da inseguire e tenere stretta tra i denti.

Come trovare la propria pallina da afferrare e non mollare più? La dott.ssa Carol Adrienne consiglia di prestare attenzione ai comportamenti più usuali e a tutto ciò che si fa senza pensare, per esempio “quando siete in una libreria, quale area guardate?”. Un altro suggerimento proposto da Eric Maisel, psicoterapeuta, è pensare a quello che si amava fare da piccoli: “Le cose che abbiamo amato da bambini, probabilmente sono le cose che amiamo e ameremo sempre.” Il consiglio è quello di scrivere una lista delle attività e degli interessi dell’infanzia per vedere quali sono rimasti nel presente. Una volta trovati, il quesito successivo da porsi è “Come posso unire i miei interessi (la mia pallina da tennis) con la vita di tutti i giorni?”.

 

2. A cosa sono grato oggi?

 

Molto spesso il nostro sguardo si focalizza su quello che ci manca nella vita: perchè non guadagno di più? Perché non ho un lavoro migliore? Perché non ho una casa più bella? Queste domande portano a dare per scontato tutto quello che già possediamo e che abbiamo guadagnato duramente. Un domanda fondamentale da porsi se si vuole aumentare vertiginosamente le proprie chance di essere felici e accaparrarsi energie positive è la seguente: “A che cosa sono grato oggi?”.“La gratitudine è una scorciatoia per la felicità” ha riferito il regista Roko Belic, in riferimento al suo documentario Felicità (girato nel 2011) nel quale è andato alla ricerca delle cose che rendono più felici le persone. La stessa conclusione è stata raggiunta dal Professore di Harvad Tal Ben-Shahar, che reputa fondamentale coltivare l’abitudine di ringraziare alla fine della giornata. Il Professore suggerisce in particolare l'uso di un “diario della gratitudine”, al cui interno appuntare ciò di cui si è grati quotidianamente. Le persone che sanno ringraziare non solo sono più felici, ma hanno anche più successo e raggiungono un maggior numero di obiettivi.

 

3. Che cosa potrei fare se sapessi di non poter fallire?

 

Questa domanda fu proposta per la prima volta dal pastore americano Robert Schuller nei suoi sermoni, circa tre decenni fa. Attualmente è molto popolare tra coloro che lavorano nella Silicon Valley, un'area a sud di San Francisco con una forte concentrazione di aziende informatiche e produttori di software che ogni giorno assumono rischi molto costosi. Recentemente è stata riproposta da Regina Dugan, celebre manager americana, come strumento fondamentale per aiutare le persone a superare la paura di fallire, e far sì che “le cose impossibili diventino improvvisamente possibili”. Come può questa domanda aiutarci a sconfiggere una paura? L'effetto è dovuto al potere della frase ipotetica “che cosa potrei fare se...”, che ci permette di passare temporaneamente dalla realtà ad un nuovo mondo, visto attraverso lenti differenti. Chiedendosi “Cosa potrei fare se sapessi di non poter fallire?”, si crea un spazio mentale nel quale il fallimento non viene contemplato, e ciò permette di pensare alle possibilità più ambiziose e fare luce su punti che probabilmente non avremmo mai identificato in altro modo. Certamente, ad un certo punto occorre ritornare al mondo reale, dove fallire è possibile e le ambizioni devono essere riviste. Tuttavia, il focus principale della domanda è quello di permettervi di cominciare a pensare in grande.

 

4. Quale piccolo cambiamento posso fare?

 

Se desiderate fare grandi cambiamenti nella vostra vita, partite da cose piccole. Caroline Arnold, broker di Wall Street e autrice del libro “Piccoli passi, grandi cambiamenti”, sostiene che se ci si focalizza su “micro cambiamenti” si hanno molte più probabilità di migliorare la propria vita. Nel testo, Arnold riporta un esempio semplice ma molto efficace. Quando ha deciso di dimagrire, ha cominciato facendo una piccola modifica nel suo comportamento: piuttosto che prendere l'autobus, ha iniziato a camminare. Ha cominciato facendolo una solo volta a settimana, il lunedì. Piano piano, l'abitudine del lunedì si è estesa e, attualmente, cammina tutti i giorni, con ricadute molto positive sulla sua forma fisica. Perché non cominciare subito a camminare tutti i giorni? Perchè partire immediatamente con standard elevati aumenta la possibilità di non raggiungere il risultato desiderato. Resistete alla tentazione di volere cambiare subito troppo e troppo velocemente. Cominciate invece chiedendovi “Quale piccolo cambiamento posso fare?”

 

5. Cosa ha reso la mia storia più bella?

 

La vita è piena di scelte: prendo questo sentiero o quell’altro?

Secondo lo scrittore John Hagel, quando state per intraprendere una strada, è bene che vi poniate la seguente domanda: “Guardando indietro di cinque anni, quali sono gli elementi che hanno reso la mia storia di vita più bella e più ricca?”. Analizzando gli elementi passati che hanno contribuito a migliorare la propria vita, è possibile comprendere in che direzione sia più opportuno dirigersi e scegliere con maggior sicurezza la nuova strada da intraprendere. Come Hagel ha affermato “Nessuno rimpiangerà di aver preso il sentiero che conduce a una storia migliore".

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/brainstorm/201407/5-questions-can-change-your-life

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Gli interrogativi che ci vengono posti dagli altri, ma soprattutto che poniamo a noi stessi, possono avere un potere enorme sulle nostre vite.

Le domande giuste possono mettere in discussione i propri limiti, ridefinire le proprie convinzioni, aiutare a superare paure radicate e arricchire il proprio punto di vista.

 

Vi presento in questo articolo 5 domande che hanno contribuito a cambiare la vita di persone di successo. Provate a porvele, ma non abbiate fretta di rispondere: per farlo occorre una ricerca dentro se stessi giorno dopo giorno.

 

Il motivo per cui vi propongo questo articolo è che, a mio avviso, oggi tendiamo a concentrarci eccessivamente sulle risposte, mentre il vero processo di cambiamento parte proprio dalle domande, in particolare dal porsi domande diverse. Chiedersi cose diverse conduce a risposte differenti che aprono prospettive inaspettate e di grande valore dal punto di vista psicologico.

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8 strategie per trattare con persone aggressive e prepotenti

8 strategie per trattare con persone aggressive e prepotenti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Certe persone cercano di essere più alte tagliando la testa degli altri”

(Paramhansa Yogananda, filosofo e mistico indiano)

 

Chiunque, almeno una volta nella vita, ha incontrato e avuto a che fare con persone aggressive, intimidatorie o controllanti, all’interno della propria sfera privata o nell’ambiente lavorativo.

In apparenza possono sembrare anche individui tutto sommato tranquilli, tuttavia possono trasformarsi in soggetti ostili, subdoli, che creano numerosi conflitti e orchestrano sotterfugi.

 

Attraverso un approccio astuto e una comunicazione intelligente, comunque, è possibile ridimensionare la relazione con loro e riuscire a tramutare l‘aggressione in cooperazione e la sottomissione in rispetto.

Di seguito sono riportate 8 semplici strategie per trattare con persone litigiose. Tenete a mente che queste sono regole generali, e non tutte sono applicabili alla vostra specifica situazione. Prendete ciò che funziona e lasciate perdere il resto.

 

 

1. Mantenete la calma: contate fino a 10

 

“Respirare corrisponde a prendersi cura della propria vita” (Luce Irigaray, filosofa)

 

Una tra le caratteristiche più comuni delle persone aggressive è il piacere nel far perdere il controllo all'altra persona, in modo da sentirsi autorizzate a rispondere a tono. Attuando questo comportamento riescono a mettere l’altro in una condizione di debolezza.

La prima regola quando si ha a che fare con una persona prepotente è dunque quella di mantenere la calma. Meno siete reattivi alle provocazioni e in preda alla rabbia o alla frustrazione, più sarete in grado di giudicare la situazione oggettivamente e gestire il problema. Quando vi sentite sfidati da qualcuno, prima di dire o fare qualcosa che poi rimpiangerete, fate un profondo respiro e contate lentamente fino a 10. In quei 10 secondi, pensate alla risposta migliore da dare. Se siete ancora arrabbiati dopo i 10 secondi, prendete ancora tempo e ripensate al problema che vi ha fatto provare rabbia. Se necessario, usate frasi del tipo “Devo pensarci”. Mantenendo il self-control, otterrete più lucidità per gestire al meglio la situazione.

 

 

2. Mantenete le giuste distanze e tenete aperta ogni possibilità

 

E’ proprio così necessario stare a discutere con una persona prepotente?

Il vostro tempo ha un valore, il vostro benessere fisico e mentale sono fondamentali. A meno che non ci sia qualcosa di importante in gioco, non sprecate il vostro tempo con una persona che ha una influenza negativa su di voi. Forse non vale la pena discutere con un guidatore violento o un parente senza scrupolo, meglio tenere le debite distanze ed evitare di ingaggiarsi in discussioni accese.

Inoltre, una sensazione frequente che si prova di fronte a queste persone così difficili è il sentirsi bloccati, senza via di uscita. In queste situazioni, tenete aperte tutte le possibilità. Confidatevi con amici fidati e impegnatevi ad elencare tutte le possibili linee d’azione che potreste adottare con queste persone, tenendo come priorità il vostro benessere. Sfruttate il fatto che gli amici, non essendo emotivamente invischiati nella situazione, possono essere più oggettivi di voi. Senza paraocchi non si rimani bloccati. Tenete la vostra mente aperta.

 

 

3. Cambiate atteggiamento: da reattivi a proattivi

 

“Non prendete tutto sul personale. Quello che dicono gli altri è una proiezione della loro realtà. Se siete immuni alle opinioni e alle azioni altrui, non sarete vittime di una sofferenza inutile.” (Miguel Angel Ruiz)

Essere riflessivi circa la natura aggressiva e intimidatoria di alcune persone può aiutare a osservare la situazione dall’esterno, e a passare da una modalità reattiva a proattiva. Provate, anche solo per un breve momento, a mettervi nei panni dell’altro. Completate la frase “Non è poi così semplice…” considerando il punto di vista di chi vi sta offendendo.

Ad esempio:

“Il mio amico oggi è particolarmente aggressivo. Non è così semplice vivere in un ambiente dove tutti sono in competizione...”

“Il mio manager è davvero prepotente. Non deve essere facile avere su di sé aspettative elevate da parte dei dirigenti...

“Il mio compagno è così poco autonomo e insicuro. Non deve essere facile essere cresciuto in una famiglia dove gli è sempre stato detto come pensare e come agire.”

Ovviamente, assumere un punto di vista empatico non e' sufficiente a perdonare e bypassare comportamenti inaccettabili. Tuttavia, il punto fondamentale sta nel ricordare a se stessi che le persone mettono in atto determinati comportamenti anche a causa dei loro problemi.

Focalizzandovi maggiormente sull’azione e meno sulla persona, potete essere molto meno reattivi e potete così concentrare le vostre energie sulla risoluzione del problema.

 

 

4. Imparate a conoscere i vostri diritti

 

Quando si ha a che fare con persone aggressive, un aspetto cruciale è quello di tenere bene a mente quali sono i vostri diritti e riconoscere quando vengono violati. Questa presa di consapevolezza sui diritti umani è importante in considerazione del fatto che, se interagiamo a lungo con persone prepotenti e aggressive, rischiamo di dimenticarli o metterli in dubbio. Invece, finche non nuoce alle altre persone, avete il dovere di pretendere i vostri diritti.

Ecco qui alcuni fondamentali diritti umani:

- Avete il diritto di essere trattati con rispetto.

- Avete il diritto di esprimere i vostri sentimenti, opinioni e desideri.

- Avete il diritto di scegliere le vostre priorità.

- Avete il diritto di dire "no" senza sentirvi in colpa.

- Avete il diritto di ottenere quello che avete pagato.

- Avete il diritto di avere opinioni diverse rispetto ad altri.

- Avete il diritto di proteggervi da minacce fisiche, mentali, emotive.

- Avete il diritto di crearvi una vita felice e sana.

Questi fondamentali diritti umani rappresentano i vostri confini. La nostra società è ricca di persone che non rispettano questi diritti. Le persone aggressive in particolare vogliono deprivare le persone dei loro diritti, in modo tale che sia più semplice prendere il controllo su di loro.

 

 

5. Fate domande, non affermazioni

 

Uno tra gli aspetti che piace maggiormente ai soggetti aggressivi è puntare l’attenzione su vostri errori in modo da farvi sentire incapaci e inadeguati. Tipicamente, sono molto svelti a mettere in mostra tutto ciò che avete fatto male. Il focus è sempre su “Hai sbagliato” piuttosto che su "Come possiamo risolvere il problema?”

Se reagite mettendovi sulla difensiva cadete nella trappola, quindi il vostro aguzzino acquisirà il potere di rimarcare i vostri errori. Un modo semplice ed efficace per cercare di cambiare questa dinamica consiste nel rispondere alle frasi aggressive facendo domande piuttosto che affermazioni.

Per esempio:

1) Aggressore: “La tua proposta e' pessima! Non mi è proprio di aiuto!!! ”

Risposta: “Sei sicuro di averla considerata in tutti i suoi aspetti?"

2) Aggressore: “Sei così stupido!”

Risposta: “Perché mi tratti con disprezzo?”

Fate domande. Rilanciate all'altro la palla e spostate la luce del riflettore sul vostro aggressore, in modo da neutralizzare la sua influenza su di voi.

Un'altra tecnica, apparentemente semplice ma efficace, per interrompere una comunicazione negativa è cambiare argomento. Dite semplicemente “A proposito…” e iniziare un nuovo soggetto.

 

 

6. Mostrate superiorità con l’umorismo

 

“Continua a sorridere, le persone desidereranno sapere perché” (Anonimo)

 

L’umorismo è uno strumento di comunicazione potente. Aneddoto: una mattina un dipendente di una azienda salutò un suo collega particolarmente presuntuoso, ma questo non rispose, ignorandolo completamente. Il collega non si offese, anzi, sorrise naturalmente e scherzando disse “Vedo che oggi sei di buon umore!”. Questa “frecciatina” permise di sdrammatizzare la situazione e contribuì ad instaurare tra i due una conversazione civile.

L’umorismo, se usato appropriatamente, può far brillare luce sulla verità, disarmare i comportamenti aggressivi e mostrare di essere superiori. Nel libro “Come comunicare in modo efficace con persone difficili", l’autore, Preston Ni, cerca di spiegare il grande ruolo psicologico dell’umorismo nel risolvere i conflitti: irrompere con uno scherzo o una battuta è un buon modo per alleggerire la tensione e portare inaspettatamente un sorriso sul volto dell'altro, contribuendo a modificare le dinamiche di relazione.

 

 

7. Mantenete un tono formale durante la comunicazione

 

Quando si deve interagire con persone prepotenti è meglio seguire questa semplice regola: bloccare sul nascere eventuali problemi. Se tollerate sottomissioni e soprusi, questo incoraggerà solamente il comportamento aggressivo che andrà continuando e intensificandosi. Come evitare di accendere dinamiche aggressive?

E' fondamentale mantenere le opportune distanze relazionali e rendere il più possibile la comunicazione formale dando sempre del lei al vostro interlocutore.

Un'altra cosa importante è evitare di fare accuse e dichiarazioni che iniziano con la parola "tu", che hanno maggiori probabilità di innescare un litigio. Invece, utilizzate frasi che iniziano con "Io", "noi", o formule impersonali, seguite da fatti.

Per esempio:

Comunicazione inefficace: “Le tue azioni mancano di trasparenza"

Comunicazione efficace: “E’ importante che queste decisioni seguano passaggi chiari e trasparenti.”

 

 

8. Fate riflettere la persona sulle conseguenze del comportamento negativo

 

In alcuni situazioni è proprio il caso di dire alla persona esattamente ciò che deve cambiare e che cosa accadrà se non lo farà. Date alla persona un limite preciso e mettete in chiaro che, se lo attraversa, ci saranno conseguenze. Se ben articolate, le conseguenze possono mettere un freno a colui che offende e far sì che la violazione si trasformi in rispetto. Se scegliete questa via, considerate che le conseguenze da voi annunciate devono poi essere rispettate.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/communication-success/201409/how-successfully-handle-aggressive-and-controlling-people

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Le persone aggressive, intimidatorie e controllanti possono rendere la vita molto difficile a chi deve trascorrere quotidianamente del tempo in loro compagnia. Quando si ha a che fare con qualcuno che adotta queste modalità comportamentali (un capo crudele, un amico che critica sempre o un parente senza scrupoli) molto spesso capita di avere timore di interagire.

Ecco 8 spunti per trattare più efficacemente con persone presuntuose ed aggressive, che vi permetteranno di sentirvi più sicuri e di migliorare la relazione.

 

A proposito di aggressività, se ti interessa puoi guardare questo videotutorial (https://www.youtube.com/watch?v=NjSg1NutRSg&list=PLF7rhru7cH2G_Boohc8jgUK17bps31e_F), dove approfondisco questa emozione e spiego un esercizio psicologico per trasformare la rabbia da distruttiva a costruttiva.

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14 cattive abitudini che ci privano di energia fisica e mentale

14 cattive abitudini che ci privano di energia fisica e mentale | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La carenza di sonno non è l'unica causa della mancanza di energia. Ci sono molte piccole cose che facciamo (o non facciamo) durante la giornata che possono contribuire ad esaurirci lentamente dal punto di vista sia fisico che mentale.

In questo articolo, identificheremo sulla base della ricerca scientifica alcune cattive abitudini quotidiane che contribuiscono a privarci di energia e conosceremo alcune semplici modifiche da apportare al nostro stile di vita.

 

1. EVITARE DI FARE ATTIVITA' FISICA QUANDO SI E' STANCHI

Saltare l'allenamento per risparmiare energia è una pratica controproducente.

In uno studio condotto presso l'Università della Georgia, un campione di adulti sani sedentari che hanno iniziato a praticare un esercizio leggero tre giorni alla settimana per appena 20 minuti al giorno hanno riferito di sentirsi meno stanchi e più carichi di energia dopo sei settimane.

L'esercizio fisico regolare aumenta la forza e la resistenza dell'organismo, contribuisce a rendere il sistema cardiovascolare più efficiente e fornisce ossigeno e sostanze nutritive ai tessuti.

La prossima volta che sarete tentati di abbandonarvi sul divano, prendete in considerazione l'idea di andare a farvi una camminata, non ve ne pentirete.

 

2. NON BERE ABBASTANZA ACQUA

Essere anche leggermente disidratati conduce il corpo a “riscuotere un pedaggio” sui livelli di energia, dice Amy Goodson, dietista per la Texas Health Ben Hogan Sports Medicine.

La disidratazione causa una riduzione del volume del sangue, spiega Goodson, che rende il sangue più denso. Ciò conduce il cuore a pompare meno efficacemente, riducendo la velocità con cui l'ossigeno e le sostanze nutrienti raggiungono i muscoli e gli organi. (...)

 

3. NON INTRODURRE ABBASTANZA FERRO

Una carenza di ferro può condurci a sentirci stanchi, irritabili, deboli e poco lucidi.

“Ciò è dovuto al fatto che una minor quantità di ossigeno viaggia verso i muscoli e le cellule", spiega Goodson. “Potenziate la vostra assunzione di ferro per ridurre il rischio di anemia; puntate su carne magra di manzo, fagioli, tofu, uova, verdure a foglia verde, noci e burro di arachidi, accoppiandoli a cibi ad alto contenuto di vitamina C (che migliora l'assorbimento del ferro)”, suggerisce Goodson.

N.B.: una carenza di ferro può essere connessa anche a problemi di salute, dunque nel caso sperimentiate frequentemente questi sintomi è il caso di consultare il vostro medico.

 

4. ESSERE DEI PERFEZIONISTI

“Sforzarsi di raggiungere la perfezione, un traguardo che, diciamocelo, è illusorio e impossibile, conduce a lavorare più duramente e più a lungo del necessario”, dice Irene Levine, professoressa di psichiatria alla Scuola di Medicina della New York University. “I perfezionisti tendono a impostare obiettivi non realistici e impossibili da raggiungere e, alla fine, finiscono per non trarre nessun senso di auto soddisfazione”.

Una strategia utile in questi casi secondo la dr.ssa Levine è quella di impostare un limite di tempo da destinare ad ogni progetto, avendo cura di rispettarlo. “Con il passare dei giorni, vi rendete conto che il tempo extra che stavate investendo (e che consumava inutilmente le vostre energie) non era effettivamente utile a migliorare il vostro lavoro”.

 

5. AVERE LA TENDENZA A PENSARE IN MODO CATASTROFICO

Se temete di stare per essere licenziati quando il vostro capo vi chiama per un incontro inatteso, o avete paura di andare in bicicletta perchè siete preoccupati di poter fare un incidente, probabilmente avete una tendenza alla “catastrofizzazione” e vivete perennemente in attesa che si verifichi lo scenario peggiore.

“Questa ansia può paralizzarvi nelle azioni che desiderate compiere e condurvi a consumare una grande quantità di energia mentale”, dice Levine.

Quando vi accorgete di avere pensieri di questo tipo, fate un respiro profondo e chiedetevi quanto è probabile che il peggio accada realmente. Stare all'aria aperta, praticare la meditazione, fare esercizio fisico e condividere le vostre preoccupazioni con un amico sono pratiche che potranno aiutarvi a far fronte all'ansia e a sviluppare un pensiero più realistico.

 

6. SALTARE LA COLAZIONE

Il cibo che mangiamo costituisce la benzina del nostro corpo e, quando dormiamo, il nostro corpo continua a consumare ciò che abbiamo consumato a cena la sera prima per mantenere attivo il flusso sanguigno e l'apporto di ossigeno. Per questo motivo, al risveglio è necessario fare rifornimento con la prima colazione. Se la saltiamo, il prezzo da pagare sarà sentirci affaticati (…).

Goodson raccomanda una colazione che comprenda cereali integrali, proteine magre e grassi sani. Buoni esempi includono un frullato a base di frutta, latte magro o yogurt magro greco, uova con due fette di pane tostato.

 

7. CONSUMARE QUANTITA ECCESSIVE DI CIBO SPAZZATURA

Gli alimenti carichi di zuccheri e carboidrati raffinati (come quelli confezionati), hanno un alto indice glicemico (GI), causano cioè un aumento di zucchero nel sangue di breve durata. “Picchi di zucchero nel sangue seguiti da vertiginose cadute causano affaticamento nel corso della giornata”, dice Goodson. “Per contro, è più salutare mantenere una quantità constante di zucchero nel sangue, assumendo proteine magre ad ogni pasto. Buone scelte includono pollo (al forno) e riso integrale, salmone e patate, insalata di pollo e frutta”.

 

8. AVERE DIFFICOLTA' A DIRE 'NO'

Essere eccessivamente gentili con gli altri assecondando ogni richiesta che vi viene fatta va spesso a scapito della vostra energia e felicità. Questa condotta porta frequentemente a covare emozioni di risentimento e rabbia.

Se l'allenatore di vostro figlio vi chiede di preparare i biscotti per la squadra di calcio o il vostro capo di lavorare anche di sabato, non siete obbligati a dire si.

“Allenatevi a dire 'no' ad alta voce”, suggerisce Susan Albers, psicologa clinica alla Cleveland Clinic. “Provateci da soli in macchina. Sentire voi stessi dire la parola “no” vi renderà più facile ripeterlo quando la prossima occasione lo richiederà”.

 

 9. AVERE UNA POSTAZIONE LAVORATIVA DISORDINATA

Secondo uno studio dell'Università di Princeton, una scrivania ingombra contribuisce ad esaurirci mentalmente restringendo le capacità di concentrazione e limitando la capacità del cervello di elaborare le informazioni.

“Alla fine di ogni giornata, assicuratevi che il vostro lavoro e i vostri oggetti personali siano organizzati e riposti” suggerisce il dr. Lombardo “ciò vi aiuterà ad iniziare positivamente il giorno successivo”.

Se il vostro ufficio ha bisogno di una grande riorganizzazione, evitare di farvi sopraffare facendo un passo alla volta: iniziate a riordinare ciò che è visibile, e solo dopo dedicatevi al contenuto di cassetti e armadi.

 

10. LAVORARE DURANTE LE VACANE

Continuare a lavorare durante le ferie o controllare la posta elettronica quando ci si dovrebbe rilassare in piscina sono comportamenti che espongono al rischio di burnout (un sovraccarico di stress lavorativo), dice il dr. Lombardo.

Scollegarsi dalla rete e concedersi momenti di puro relax permette alla mente e al corpo di rigenerarsi e tornare al lavoro più in forma di prima. “Fare delle pause contribuisce a renderci più creativi, produttivi ed efficaci alla ripresa del lavoro”, dice Lombardo.

 

11. ASSUMERE ALCOL PRIMA DI DORMIRE

Un bicchierino suona come un buon modo per rilassarsi prima di addormentarsi; in realtà questa abitudine rischia di ritorcercisi contro.

“Inizialmente l'alcol deprime il sistema nervoso centrale producendo un effetto sedativo”, spiega Allen Towfigh, medico e direttore del reparto di Neurologia e Medicina del Sonno a New York City. “Ma alla fine sabota il mantenimento del sonno”. “Quando viene metabolizzato, l'alcol crea infatti un effetto rebound che conduce ad un'attivazione improvvisa del sistema adenergico”. Questo è il motivo per cui è molto più probabile svegliarsi nel mezzo della notte dopo aver bevuto. Il Dr. Towfigh raccomanda di interrompere l'assunzione dell'alcol circa tre o quattro ore prima di coricarsi.

 

12. CONTROLLARE LE MAIL PRIMA DI CORICARSI

“Lo schermo illuminato del vostro tablet, smatphone o del vostro pc può condurre fuori ritmo il sistema circadiano naturale del vostro corpo eliminando melatonina, un ormone che aiuta a regolare i cicli di sonno e veglia”, dice il dr. Towfigh. Sebbene la sensibilità alla luce digitale dei dispositivi tecnologici possa variare da persona a persona, in generale è una buona idea chiudere con la tecnologia almeno una o due ore prima di coricarsi.

Se non potete evitare di controllare il dispositivo prima addormentarvi, fate in modo di tenerlo ad almeno 14 centimetri di distanza dal viso per ridurre il rischio di interferenze durante il sonno.

 

13. AFFIDARSI ALLA CAFFEINA PER AFFRONTARE LA GIORNATA

“Iniziare la giornata con un buon caffè non è un grande problema (infatti, studi suggeriscono che tre tazze di caffè al giorno non mettono a rischio la salute), tuttavia usare la caffeina in modo improprio può compromettere il ciclo sonno-veglia”, dice il Dr. Towfigh. La caffeina blocca l'adenosina, una sostanza che quando si accumula nelle nostre cellule crea sonnolenza. Uno studio pubblicato sul Journal of Sleep Clinical Medicine ha rivelato che il consumo di caffeina anche sei ore prima di andare a dormire rischia di rovinare la qualità del sonno.

 

14. RIMARE ALZATI FINO A TARDI NEL FINE SETTIMANA

“Rimanere alzati fino a tardi il sabato notte e poi dormire tutto il giorno la domenica conduce a difficoltà di addormentamento la domenica sera con conseguente debito di sonno il lunedì mattina”, spiega il dottor Towfigh. Se evitare le uscite serali rischia di limitare la vostra vita sociale, cercate almeno di svegliarvi al vostro orario consueto la mattina seguente e concedetevi poi un pisolino nel pomeriggio. “Schiacciare un pisolino della durata di 20 minuti circa permette al corpo di ricaricarsi senza entrare nelle fasi più profonde del sonno, che possono condurre a risvegliarsi più stanchi di prima”.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.health.com/health/gallery/0,,20818045,00.html

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ci sono giorni in cui vi sentite privi di energia fisica e mentale? Probabilmente avete qualcuna di queste 14 piccole cattive abitudini! Alcune si riferiscono a disposizioni psicologiche poco funzionali, altre riguardano comportamenti poco salutari e si ineriscono nell'ambito della Psicologia della Salute, una branca della psicologia che si occupa di promuovere condotte che assicurano il benessere globale dell'individuo.

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Per diventare leader migliori, affinate le vostre abilità da ascoltatori

Per diventare leader migliori, affinate le vostre abilità da ascoltatori | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) Quando si intende iniziare un business, non è necessario saper fare proprio tutto ciò che esso prevede. Ad esempio, se avete deciso di lanciarvi nel mondo dell’organizzazione eventi, non dovete essere preoccupati perché sapete o poco nulla di disegno grafico. Basta avere un pizzico di gusto, ma soprattutto assumere uno specialista del disegno che avrà la mansione di occuparsi delle locandine e degli inviti.

Il vostro compito è quello di essere il capo, dunque di supervisionare il gruppo di professionisti che avete scelto, ciascuno molto abile nel proprio campo. E uno dei modi più importanti per ottenere il massimo dai membri della vostra squadra è ascoltarli.

Lasciare fare a ciascuno il proprio lavoro e concentratevi a fornire il supporto di cui necessitano, imparando ad ascoltare le loro idee, i loro commenti e le loro perplessità.

 

I grandi ascoltatori sono i migliori leader per una varietà di ragioni. I capi che sanno ascoltare il loro staff sono capaci di:

1. anticipare problemi potenziali e porvi rimedio;

2. mostrare agli impiegati che si prendono cura del bene dell’azienda intera e desiderano costruire rapporti di  fiducia e di lealtà;

3. aprire canali creativi dando consigli utili per migliorare la produttività;

4. mantenere una efficace linea di comunicazione, in modo da permettere che il lavoro proceda in maniera regolare e serena.

 

Nel libro “Imparare ad ascoltare: il segreto per tirare fuori il talento che è nell’altro”, l’autore, il Dr. Mark Goulston, sottolinea come la capacità di ascoltare l’altra persona promuova l’instaurarsi di una relazione più forte e stabile.

Ecco qui alcuni facili e pratici spunti per migliorare la propria abilità di ascolto.

 

1) Conversazioni più approfondite

Prestate molta attenzione alle inflessioni del tono di voce mentre vi sta parlando un vostro dipendente. Questo suo accento su quello specifico punto della conversazione è indice di maggior investimento emotivo e quindi di un suo particolare interesse. Dopo che ha finito di argomentare rispondete chiedendogli di spiegare maggiormente proprio quel punto che avete notato. Il vostro impiegato si sentirà capito e preso in considerazione.

 

2) Calciate via i MA con domande impossibili

Durante una conversazione lavorativa, provate a chiedere ad un vostro dipendente: “Posso farti una domanda ipotetica?”. Questa domanda susciterà la curiosità nell’altro. Subito dopo aggiungete: “Cosa incrementerebbe rapidamente il nostro progresso e successo, tuttavia impossibile da mettere in atto nella nostra società?”. Formulando la domanda in questo modo, eviterete risposte tipo “MA questo non può funzionare” oppure “MA non si può fare”, che portano la discussione dentro un clima di tensione e spingono a formulare scuse per togliersi dall’imbarazzo. Lasciando ai dipendenti la libertà e fantasia di raccontare cosa sarebbe molto utile, anche se impossibile, si aggira l’ostacolo in quanto già si sa che l’idea è irrealizzabile. In seguito si chiede “Molto creativo; adesso cosa si potrebbe fare di possibile?”

 

3) Fate “riempire i buchi”

Quando fate una domanda a una persona del vostro staff, inconsciamente potreste rimandare l’altro alle volte nella vita in cui si è sentito messo alle strette e questa sensazione non piace affatto. Se invece invitate il vostro dipendente a “riempire i buchi” in un discorso, si sentirà preso in considerazione e non sotto interrogatorio. Per esempio, piuttosto che chiedere “Quali sono i tuoi obiettivi per questa mansione?”, preferite la formula “I tuoi obiettivi per questa mansione sono…”, aspettando che sia lui a completare la frase. Le persone preferiscono riempire i buchi, anche perché hanno la sensazione di maggior collaborazione con il loro capo nel concepimento di una frase o un’idea.

 

4) Chiedete: “Cosa posso fare per migliorarmi?”

(…) Un’altra cosa fondamentale è guardare le proprie caratteristiche, sia buone sia cattive, dal punto di vista dei propri impiegati. Una buona formula da usare potrebbe essere la seguente: “Vorrei essere un buon capo. Per diventarlo ho bisogno di voi. Quale mia caratteristica reputate essere utile alla gestione dell’azienda e cosa, invece, faccio di sbagliato e sarebbe meglio che smettessi completamente di fare?”

 

5) Come trasformare i NO

I dipendenti (o i clienti) possono non accettare certe vostre richieste. Probabilmente è la modalità di esposizione della vostra richiesta che ha fatto si che la risposta fosse no. Comunque, nel business, qualche volta no significa forse. Invece di arrabbiarsi, è più opportuno aggirare l’ostacolo da un’altra via. Per esempio, se un dipendente vi dice che non è interessato nella realizzazione di un progetto o un cliente ad un prodotto, provate dicendo “Forse ho spinto un po’ troppo oppure ho trascurato qualcosa che era importante per te, non è vero?” Certamente la persona si sentirà accolta e ascoltata. Nel momento in cui risponde ecco che la conversazione si riapre, permettendovi di trovare il giusto modo per fargli dire SI’.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.inc.com/molly-reynolds/better-leaders-are-better-listeners.html

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Sul lavoro, come nella vita quotidiana, saper ascoltare è una qualità preziosa. A riguardo, vi propongo questo breve articolo, che tratta del parallelismo tra buon leader sul lavoro e buon ascoltatore. Il testo fornisce alcuni spunti per migliorare le proprie abilità di ascoltatore, al fine avere conversazioni più efficaci con i propri dipendenti. Alcune di queste strategie possono essere utilizzate anche fuori dall’ambito lavorativo, nella vita di tutti i giorni.

 

L’ascolto è anche uno degli strumenti principali utilizzati dallo psicologo. Esso è un presupposto fondamentale di qualunque altro intervento teso a ristabilire il benessere che può essere fatto nella stanza di terapia.

Se ti stai chiedendo se l’ascolto può davvero aiutare a cambiare, puoi guardare questo video dove ne parlo: https://www.youtube.com/watch?v=YaoxMin8q6w

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5 passi per ridimensionare il perfezionismo

5 passi per ridimensionare il perfezionismo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) La procrastinazione, cioè la tendenza a rimandare, e lo scarso rendimento sono spesso legati ad aspirazioni irrealistiche. Imporsi obiettivi praticamente impossibili da raggiungere non dà affatto la felicità, al contrario, può contribuire a rendere infelici. Quando le nostre ambizioni sono irrealizzabili, infatti, l’ansia aumenta a tal punto da diventare travolgente e controproducente. Invece, quando le persone inseguono mete realizzabili, l’ansia non è più un ostacolo, ma un aiuto, in quanto fa aumentare la motivazione e la concentrazione.

Il bisogno di essere sempre le migliori in qualsiasi cosa (nient’altro che una pretesa impossibile) rende molte persone con tendenze perfezioniste sempre preoccupate, molto tese e sfiduciate.

 

I PERFEZIONISTI: ANSIOSI E INSICURI

La tendenza al perfezionismo sta prendendo sempre più piede nelle nostre vite. La nostra cultura attuale e' dominata dall'ossessione per l’apparenza, dallo slancio verso il raggiungimento di uno status sociale elevato o della fama. (...)

Questa continua corsa verso la perfezione espone a sentimenti di nullità, paura e vergogna. La preoccupazione di essere sempre all’altezza tende ad andare di pari passo con una bassa autostima. I perfezionisti molto spesso hanno una voce interna punitiva che critica continuamente la persona di essere pigra quando si sta riposando, oppure perdente quando non riesce a realizzare le aspettative irrealistiche. Questa voce interna castigante è sempre alla ricerca dei difetti dell’individuo. I perfezionisti hanno come grande timore il non raggiungimento delle proprie mete, e questo li porta ad essere insicuri ed ansiosi e a vivere ogni giorno nella paura di provare vergogna (privata) e umiliazione (pubblica). I perfezionisti vedono il mondo e loro stessi in bianco o nero: “O sono il migliore o sono un perdente.” Quando si ricerca la perfezione è facile scivolare in un circolo vizioso: si è continuamente preoccupati di conquistare le proprie folli aspirazioni, ma questo genere molta ansia, allora si cercano scuse per rimandare, ci si sente inadeguati e si formulano nuove aspettative, e così via. Il perfezionista continua a 'spostare l’asticella'. Non importa quanto lavora duramente e se raggiunge l’obiettivo, un perfezionista non si sentirà mai appagato.

La ricerca della perfezione è come la fatica di Sisifo: spingere continuamente un masso in cima alla montagna per poi vederlo rotolare a valle ogni volta.

 

IL PERFEZIONISMO COLPISCE UOMINI E DONNE

Il perfezionismo colpisce persone di ogni classe sociale: artisti, avvocati, scienziati, dottori. Colpisce sia uomini sia donne.

Janet, scrittrice, spende ore ed ore tutti i giorni di fronte al suo computer faticando per dare alla luce parole perfette nell’ordine perfetto, credendo che sia il solo ed unico modo per diventare artista. Scrive molto poco e si sente molto triste.

Mike, avvocato, cerca di produrre la sua migliore arringa. Frequentemente si lascia sopraffare dall’ansia per la sua performance ritrovandosi così a giocare coi videogames piuttosto che lavorare.

Janet e Mike sono così preoccupati di raggiungere la perfezione che non possono tollerare le imperfezioni del loro processo creativo. Non possono permettersi di produrre meno delle loro idee perfette e brillanti. Tuttavia, incapaci di produrre il capolavoro al primo tentativo, si demoralizzano, si sentono sconfitti e si vergognano.

 

IL PERFEZIONISMO E LE ASPETTATIVE GENITORIALI

Il perfezionismo spesso nasce nell’infanzia. E' possibile che i perfezionisti siano figli di genitori insicuri che investono emotivamente i bambini delle loro grandi aspettative, con il desiderio che i figli realizzino quello che loro non sono stati in grado di ottenere. Essi hanno preteso sempre di più e sono sempre stati molto critici in qualsiasi ambito, dalle performance scolastiche allo sport, dall’imparare a suonare uno strumento al modo di vestire. Inoltre questi genitori faticano ad accettare i limiti e i difetti dei figli. I figli di genitori con a loro volta una bassa autostima si trovano dunque a dover barattare l'accettazione e l'affetto dei genitori con le loro prestazioni. Sentono che per avere l'attenzione dei genitori devono essere perfetti. I genitori vedono i figli come un'estensione di loro stessi e cercano in loro delle soddisfazioni esterne. I bambini, di conseguenza, rispondono a questo con uno sforzo grandissimo per raggiungere i successi che i genitori richiedono loro.

Tutte le volte la madre di Janet criticava il taglio di capelli o i vestiti della figlia, aggiungeva sempre in tono melenso “Tesoro, ma io desidero solo che tu sia perfetta”. Nella famiglia di Mike, invece, il focus principale dei genitori era sottolineare continuamente il loro sacrificio: “Abbiamo lavorato così duramente per aiutarti a diventare il migliore, qualsiasi strada tu abbia deciso di intraprendere.."

Questa continua enfasi sul successo o sul riconoscimento finisce per ingigantire le paure di fallire e di conseguenza il senso di colpa e di vergogna nel caso in cui vengano deluse  le aspettative dei genitori. Tutto questo contribuisce a rendere l’autostima ancora più fragile ed aumentare le insicurezze.

 

5 PASSI PER 'ADDOMESTICARE' IL PERFEZIONSIMO

La verità è che nessuno è perfetto.

Ecco 5 semplici passi che potete mettere in pratica per allentare le vostre tendenze ad essere sempre perfetti.

1. Imparate a conoscere a fondo voi stessi per comprendere quali sono i vostri pregi e i vostri difetti, e coltivate i vostri lati positivi. Fate una lista di tutte le cose che vi piacciono, le vostre qualità personali, le relazioni che vi soddisfano, le esperienze significative che vi hanno arricchito.

2. Fate attenzione ai vostri pensieri “tutto o niente” e ricordatevi che non occorre essere i migliori in tutto per sentirsi amati e rispettati. Quando sentite l’urgenza di superare voi stessi perché sentite delle imperfezioni, provate a pensare a tutto quello che avete fatto fino a quel punto.

3. Cercate di essere meno critici verso le altre persone e imparate un po’ di sana pazienza. Così facendo migliorerete le vostre relazioni personali e professionali, e ridurrete anche la paura di essere criticati dagli altri.

4. Circondatevi di persone che non siano così interessate al raggiungimento di status elevati, denaro e successo, ma che apprezzino l’amicizia, la famiglia e le imperfezioni.

5. Se sentire di avere bisogno di qualcosa in più, trovate un terapeuta che vi aiuti ad approfondire i vostri lati positivi e negativi. Nella psicoterapia imparerete ad articolare i vostri desideri e le vostre vulnerabilità. Scoprendo chi siete, come siete fatti e cosa volete, la pressione di essere perfetti diminuirà.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/contemporary-psychoanalysis-in-action/201407/5-steps-taming-perfectionism

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

In una società come quella moderna, dominata dal culto della prestazione, chiedere sempre di più a se stessi è ormai la norma. Il culto della prestazione puo' fare di noi dei perfezionisti votati alla competizione e destinati a spostare sempre più in là il traguardo di una felicità irraggiungibile. Eppure, a ben vedere, imperfezioni e sbavature sono parte integrante di ogni processo vitale e creativo. Ecco allora 5 semplici spunti per smussare l'esigenza di essere sempre perfetti.

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Ecco perché la vostra mente necessita una pausa (..e non solo durante le vacanze!)

Ecco perché la vostra mente necessita una pausa (..e non solo durante le vacanze!) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L'IMPORTANZA DELLA PAUSA ESTIVA

L’estate è arrivata: tempo di vacanze con la famiglia o con gli amici, occasione ideale per rallentare i ritmi frenetici della quotidianità.

Tuttavia, se siete come la maggior parte delle persone, probabilmente non riuscirete a godervi appieno tutti i vantaggi della stagione del relax, perdendo, anche quest'anno, la migliore possibilità per far riposare i vostri stanchi neuroni e guadagnarne in salute.

Infatti, da quanto emerge da una recente ricerca americana, tre lavoratori su quattro non sono in grado di sfruttare in toto il loro periodo di vacanza. L'impiegato medio usa solo la metà delle ferie che ha a disposizione, e anche chi ne utilizza l'intero ammontare tende spesso a rimanere in contatto con l'ufficio attraverso computer, tablet o cellulari. Addirittura, il 61% degli intervistati ha riportato di continuare a lavorare in vacanza. Le ragioni riguardano la paura di rimanere indietro con le cose da fare, di perdere la promozione sperata, o addirittura il lavoro.

Insomma, i lavoratori hanno paura che la vacanza possa costar loro. Invece, è vero proprio il contrario: è il non prendersi una pausa che costerà loro in termini di benessere.

Dedicarsi del tempo lontano dal lavoro, dalla scuola, dallo stress di una vita molto impegnata è infatti cruciale per rivitalizzare la salute del vostro cervello. Negando al cervello una vacanza, automaticamente diminuirà la vostra abilità di pensare creativamente e risolvere problemi complessi. La nostra mente pensa più chiaramente quando ci si ferma e si prende un po’ di tempo per rilassarsi, quando metaforicamente “si lascia scendere il criceto dalla ruota”.

In questi momenti, ecco arrivare l’insight: d’improvviso balena in testa un’idea creativa o una soluzione a un problema difficile. Questo succede perché le energie mentali non sono più focalizzate sugli errori di ieri né impegnate ad accumulare impegni per domani. I pensieri fantasiosi e geniali arrivano tipicamente quando si lascia la mente libera di immaginare e di vagare e ci si allontana momentaneamente dalla routine quotidiana.

 

PERCHE' UNA PAUSA FA BENE AL CERVELLO? LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA

Il lobo frontale (implicato nei processi di ragionamento, pianificazione, presa di decisione e giudizio) lavora in maniera più creativa quando il cervello non è sotto sforzo e non è aggrovigliato da molteplici pensieri. Come mai? La mente, quando non è continuamente sollecitata da impegni, compiti e problemi, connette idee casualmente e le consolida a conoscenze precedenti formando nuovi pensieri che aiutano al raggiungimento di soluzioni ottimali ai propri obiettivi.

Inoltre, corpo e cervello non sono equipaggiati per affrontare periodi di stress cronico, e necessitano di pause per ricaricarsi. Quando si è sotto stress cronico, il corpo rilascia l’ormone cortisolo, e livelli di cortisolo troppo elevanti possono danneggiare l'ippocampo, area del cervello deputata alle funzioni di apprendimento e di memoria.

Ridurre lo stress è dunque la chiave per migliorare la performance cognitiva. Fare attività fisica, dormire meglio e di più, trascorrere tempo con i propri amici e intraprendere nuove avventure sono ottime strategie per ridurre lo stress. E qual è il momento migliore, se non la pausa estiva, per fare tutte queste cose?

 

E DURANTE L'ANNO?

Al cervello, comunque, non è sufficiente una pausa estiva.

Anche durante l'anno di lavoro è importantissimo alternare momenti di lavoro a momenti di riposo e “disintossicazione”, compresa quella dalla tecnologia.

Oggigiorno la tecnologia è entrata completamente a far parte delle nostre vite; siamo perennemente connessi e, qualche volta, anche con più di un dispositivo contemporaneamente. Questa “abbuffata” di tecnologia può mettere per varie ragioni in difficoltà il nostro cervello. Innanzitutto, attività come controllare le mail mentre si sta scrivendo un report o rispondere a un messaggio mentre si è seduti a una riunione, sono molto dispendiose a livello cerebrale, in quanto il nostro cervello non è predisposto per fare più cose contemporaneamente. In secondo luogo, forzare la mente a passare velocemente da un compito all’altro sovraccarica il lobo frontale, riducendone la produttività e l'efficienza. Infine, secondo alcune recenti ricerche, troppo tempo online porta le persone a sentirsi in media più sole, ansiose e depresse. Quindi: scegliete di spegnete il cellulare e di impegnare meno tempo davanti ai vostri dispositivi computerizzati. Bastano anche pochi minuti di pausa ogni ora per regalare al nostro cervello un po' di sollievo. E ogni tanto trascorrete un pomeriggio o una sera lontani dalla tecnologia.

 

 Vai alla fonte in lingua originale: 

http://www.psychologytoday.com/blog/make-your-brain-smarter/201406/why-your-mind-needs-break

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Volete fare un favore a voi stessi e al vostro cervello? Prendetevi una vacanza!

Alcuni accorgimenti però: cercate di non portarvi dietro il lavoro (è un errore frequentissimo) e prendete ogni tanto delle pause dai vostri dispositivi tecnologici.

In questo modo, quando ritornerete al lavoro o a scuola, il vostro cervello sarà più veloce, creativo ed efficiente.

Al contrario, negare alla mente una vacanza o non staccare mai completamente la spina, espone l'organismo ad un calo nelle performance, nonché ad alcune complicazioni. Tra queste, il cosiddetto “stress da rientro” di cui parlo in questa intervista rilasciata in radio: https://www.youtube.com/watch?v=rD_HdL1hpA4

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10 regole di vita che dovremmo imparare dai nostri antenati primitivi

10 regole di vita che dovremmo imparare dai nostri antenati primitivi | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco 10 attitudini tipiche dei nostri predecessori che oggigiorno tendiamo qualche volta a perdere di vista, ma verso le quali l'essere umano è naturalmente predisposto per ragioni evoluzionistiche. Comprendere le lezioni dell'evoluzione può aiutarci a condurre una vita più ricca anche nell'attualità (…).

 

1. COLTIVATE I LEGAMI FAMILIARI

Può sembrare una cosa ovvia, ma un'ingente quantità di ricerche relative al comportamento sociale umano ha dimostrato che i legami familiari sono fondamentali. Gli esseri umani, come molte altre specie, mostrano una tendenza naturale a esibire un comportamento pro-sociale e altruistico nei confronti di soggetti geneticamente correlati (figli, fratelli, cugini, genitori, zie, zii, nonni, ecc). Condividere lo stesso sangue è qualcosa che cementifica naturalmente i legami. Dunque: coltivate il rapporto con i vostri genitori, amate i vostri figli e rimanete in contatto con i vostri cugini. Dal punto di vista evolutivo, la rete parentale è un elemento unico e profondamente importane nella nostra vita.

 

2. INVESTITE NELLE AMICIZIE

 (…) Fin dai tempi più antichi, gli esseri umani hanno vissuto in gruppi sociali stabili per lunghi periodi di tempo. Sviluppare amicizie (indipendentemente dai legami di parentela) è una parte essenziale della nostra “eredità evolutiva”. (…) Infatti, coltivare amicizie e aiutare il prossimo aumentano la possibilità di ricevere in cambio aiuto in circostanze difficili, e questo massimizza le probabilità di sopravvivere e di superare le sfide evolutive. Dunque, cercate di essere amici leali, come lo sono stati la maggior parte dei nostri antenati “di successo”.

 

3. NON DIMENTICATE DI AMARE

L'amore assume diverse forme in base alle culture e al tipo di relazione, ma, alla fine, è qualcosa di universale. Sistemi di accoppiamento che assomigliano a una qualche forma di monogamia sono comuni in tutto il mondo. L'esperienza universale dell'amore fornisce il collante psicologico e fisiologico (basato sul sistema dell'ossitocina) che mantiene unite le coppie, e ciò permette di collaborare per quanto riguarda la crescita dei figli, permettendo la prosecuzione della specie. L'amore è dunque una parte fondamentale del nostro patrimonio evolutivo. Assicuratevi di averne in abbondanza nella vostra vita!

 

 4. VIVETE IN MEZZO ALLA NATURA

 Per oltre il 99% della nostra storia evolutiva, non è esistito nulla di simile ad un edificio, a una macchina, a un treno o a un computer. I nostri antenati hanno vissuto da sempre in mezzo alla natura. Questo significa che sono stati esposti regolarmente alla luce solare, alla vegetazione, agli animali e alle caratteristiche tipiche del paesaggio naturale come fiumi, alberi e montagne. Oggi passiamo troppo tempo dentro edifici progettati dall'uomo e troppo poco fuori, nella natura. Alcuni problemi moderni, come il “disordine affettivo stagionale” (una deflessione del tono dell'umore connessa all'accorciamento delle giornate che si verifica in autunno e in inverno) potrebbero proprio derivare da questo mancata corrispondenza con ciò a cui evolutivamente siamo predisposti. Quindi: fate una passeggiata, correte, andate in canoa, portate i bambini in spiaggia, scalate una montagna. Non lo rimpiangerete.

 

5. ASPETTATEVI UNA LUNGA VITA SOCIALE

In alcune specie, come i castori, un animale adulto può trascorrere mesi e mesi senza vedere un altro esponente della sua specie. In altre specie, come i corvi del Nord America, gli animali vedono gli stessi simili giorno dopo giorno, attraverso le stagioni e gli anni. Gli essere umani hanno più aspetti in comune con i corvi che con i castori, in quanto costruiscono relazioni. Entrambe queste specie, ad esempio, fanno affidamento sull'aiuto di un con-specifico per compiti quali la ricerca e la condivisione del cibo. Ciò che è vantaggioso per un esponente della specie, in molti casi lo è anche per gli altri esponenti del gruppo, indipendentemente dalla linee parentali. Gli esseri umani sono il prototipo della specie in grado di mantenere legami sociali per lunghi periodi di tempo. Lasciate che questa tendenza ad aiutare gli altri guidi le vostre azioni, e ne trarrete benefici.

 

 6. ASPETTATEVI UNA LUNGA VITA FISICA

 Alcune specie presentano vite brevi (come la Drosophila o moscerino della frutta). Altre hanno vite lunghe decenni. Nelle specie che hanno vita breve, le strategie ottimali dal punto di vista evolutivo sono progettate secondo tali tempistiche: un piano di rapido sviluppo e una frequente riproduzione, per esempio, hanno un senso evolutivo. In una specie longeva come quella umana, strategie di riproduzione rapida non sono efficaci dal punto di vista evolutivo. Piuttosto, essendo la nostra una specie caratterizzata da un lungo sviluppo e un lento ritmo riproduttivo, costruire rapporti a lungo termine sani e di fiducia è la strategia evolutiva ottimale.

 

7. TRATTATE GLI ALTRI COME SE VIVESTE IN UN MONDO DI 150 PERSONE

Nell'epoca moderna, siamo spesso circondati da estranei che non abbiamo mai visto e che probabilmente non vedremo più. Pensate ad esempio all'esperienza di essere a bordo di un treno in un paese straniero. I nostri antenati invece vivevano in gruppi stabili e raramente entravano in contatto con individui al di fuori del proprio clan. I clan erano costituiti da non più di 150 persone (Dunbar, 1992). Se doveste vedere per tutta la durata della vostra vita sempre e solo le stesse 150 persone, come le trattereste? La risposta è ovvia... Gentilmente!

 

8. MANGIATE BENE, FATE ESERCIZIO E VIVETE IN MODO NATURALE

Una delle maggiori intuizioni della moderna scienza evoluzionistica riguarda la salute: gli stili di vita moderni si sono completamente discostati da alcune abitudini di vita dei nostri antenati (per le quali siamo “naturalmente programmati"), e ciò ha condotto a conseguenze negative sulla nostra salute sia mentale che fisica. Ad esempio, il fatto che alcune persone possano trasferirsi lontano dalla famiglia per esigenze di carriera, e dunque non possano contare sui benefici del gruppo sociale di appartenenza, può avere effetti negativi sulla salute mentale in termini di solitudine e isolamento.

Allo stesso modo, l'abitudine alla vita sedentaria a fronte del fatto che i nostri antenati sono stati abituati a percorrere chilometri e chilometri per generazioni, ha condotto ad esiti negativi per la salute fisica, come l'obesità e le malattie cardiache. Infine, la mancanza di alimenti naturali all'interno della dieta può condurre ad esiti nocivi per la salute, come il diabete di tipo II, la cui causa principale nei soggetti geneticamente predisposti è l'obesità.

Infatti, le nostre menti e i nostri corpi sono nati e si sono evoluti per vivere in piccoli gruppi, nell'ambiente tipico della Savana africana, mangiando solo alimenti non trasformati. Nella misura in cui siamo in grado di replicare gli aspetti significativi di questo tipo di ambiente, stiamo facendo un favore a noi stessi. Altrimenti, rischiamo di vivere una vita che non corrisponde alle caratteristiche della nostra specie, come scimmie nella gabbia di uno zoo.

 

9. SEGUITE I CODICI MORALI DELL'UOMO

La maggior parte degli esseri umani sono religiosi (Wilson, 2002) e, nonostante le differenze che sussistono tra le varie credenze, vi sono numerosi aspetti comuni. Ad esempio, tutte le religioni incoraggiano le persone a sacrificare i propri interessi egoistici per il bene di un gruppo più ampio. Questa tendenza tuttavia non identifica solo i gruppi religiosi, ma sembra riguardare in generale la psicologia umana, indipendentemente dal fatto di essere credente o meno. Ad esempio, in tutti i gruppi umani, infliggere danni al prossimo è un gesto riprovevole (…). Grazie alla presenza di questo “codice di regole morali”, la nostra specie è predisposta più di tutte le altre a vivere all'interno di gruppi sociali.

 

10. COLTIVATE LA VITA

L'evoluzione ha a che fare con ogni aspetto della vita, e “coltivare la vita” è una tendenza naturale delle menti evolute del genere umano. Essere genitori è uno degli esempi più rilevanti di cosa significhi “coltivare la vita”: dedicare tempo e cure ai figli è forse il nostro fine evolutivo per eccellenza. Tuttavia, ci sono molti altri modi per coltivare la vita. Tali esempi includono lavorare come insegnante o all'interno di professioni di aiuto, adottare figli, prendersi cura di animali domestici o impegnarsi nel sociale. Oppure, più semplicemente, piantare un orto, curarlo giorno per giorno e vederlo crescere.

 

La percentuale degli organismi che oggi esiste è infinitesimale rispetto alle miriadi di potenziali organismi alternativi che sarebbero potuti esistere ma che non hanno superato la sfida con la selezione naturale. La nostra vita è il prodotto di millenni di selezione naturale e un sacco di fortuna casuale. Questa è una bella cosa. Cercate di trarne il massimo.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/darwins-subterranean-world/201406/10-ancient-rules-we-should-all-live-today

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Pensate di avere poco o nulla da imparare dai nostri predecessori primitivi? Secondo la psicologia evoluzionista, vi sbagliate!

I nostri stili di vita moderni, infatti, si sono allontanati da abitudini che i nostri antenati conoscevano bene e verso le quali, come specie, abbiamo una predisposizione naturale. Ecco 10 spunti in tal senso su cui riflettere e da mettere in pratica nella vita quotidiana.

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4 strategie per relazionarvi più efficacemente con persone che... amate, ma vi fanno impazzire!

4 strategie per relazionarvi più efficacemente con persone che... amate, ma vi fanno impazzire! | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Spesso, nelle nostre vite quotidiane, capita di soffrire o provare rabbia quando le persone che ci stanno intorno e che amiamo ripetono sempre gli stessi comportamenti che ci danno fastidio o fanno cose che noi reputiamo nocive per loro.


Tutti noi abbiamo almeno una persona cara, un familiare, un amico o addirittura il partner, le cui scelte, comportamenti e stili di vita ci fanno rimanere molto perplessi e stupiti, ci frustrano e ci fanno letteralmente 'impazzire'.


In questi casi è sempre interessante aprire la prospettiva e chiedersi: Quanto il loro comportamento e' veramente irragionevole? e quanto siamo noi ad avere schemi mentali troppo rigidi?


Il punto importante è che quando il nostro vissuto di frustrazione diviene cronico e ogni volta sperimentiamo la stessa rabbia e lo stesso malumore, occorre trovare strategie efficaci per gestire in modo più sereno questi disaccordi e punti di vista differenti.

 

Ecco qualche dritta in merito...

 

1. Avere aspettative realistiche


Spesso ci aspettiamo che le persone siano ragionevoli, logiche, giudiziose quanto noi o, addirittura, desideriamo che pensino e si comportino come noi.
Indovinate un po’? Non è così che vanno le cose.
Ogni persona interpreta la realtà e regola il comportamento sulla base di un suo sistema di valori, bisogni, credenze ed inclinazioni. Tali valori, bisogni, credenze sono personali, dunque possono essere diversi dai nostri.
Pensare di ridurre il modo dell’altro di vedere le cose al proprio è un comportamento poco funzionale e che può mettere a rischio la relazione.
Cruciale per il benessere delle relazioni è, al contrario, l'avere delle aspettative realistiche circa il comportamento degli altri.
Queste aspettative possono semplicemente basarsi sui comportamenti passati: il miglior predittore di un comportamento futuro è proprio il comportamento passato.
Ciò ci permetterà di raggiungere una buona sintonizzazione e comprensione dell’altro, che non si sentirà investito da pensieri e comportamenti che non gli appartengono e che sono solo nostre proiezioni.
Questa banale ma importante verità ci consentirà di ridurre la tristezza, la delusione e la rabbia che proviamo tutte le volte che le persone che amiamo mettono in atto gli stessi comportamenti, che noi non condividiamo ma che sono i LORO comportamenti.

 

MEMO: Solo perché crediamo che sia ragionevole comportarsi in un determinato modo, non significa che anche gli altri debbano pensarla allo stesso modo.

 

2. Ricordarsi che non si possono controllare i comportamenti degli altri, ma si possono controllare le proprie reazioni


Purtroppo o per fortuna agli esseri umani non è data la possibilità di controllare le azione degli altri.
Ciò che invece ognuno di noi può fare è imparare a controllare le proprie reazioni a questi comportamenti.
Avere aspettative realistiche è già una buona modalità per non incappare in reazioni emotive di rabbia e frustrazione come conseguenza automatica dei comportamenti altrui.
Inoltre, è opportuno ricordare che non per forza dobbiamo essere d’accordo con quello che gli altri dicono o fanno. Anzi, non c'è niente di più bello e sano all’interno di qualsiasi relazione che esprimere le proprie opinioni e i propri punti di vista, non appiattendosi al pensiero dell’altro. Dall’altra parte, occorre anche non costringere l'altro a vedere le cose nel nostro stesso modo.
Spesso succede che avendo idee diverse e reputando di avere ragione, la conversazione diventi sempre più accesa fino ad alzare il tono della voce.
In questi casi, è opportuno evitare di intestardirsi nel far cambiare opinione all'altro e non infervorarsi sul proprio punto di vista facendo inferire all’altro, o addirittura dicendo, quanto la sua posizione sia irragionevole.
Non sentendosi attaccato e giudicato, la persona sarà anche più disposta a prendere in considerazione il vostro punto di vista.

 

MEMO: "Occorre imparare a cambiare quello che possiamo cambiare e imparare ad accettare quello che non possiamo a cambiare".

 

3. Contare fino a 10


Molto spesso ci arrabbiamo e rimaniamo feriti e delusi perché un nostro caro ha detto o fatto qualcosa di negativo nei nostri confronti, magari senza nemmeno accorgersene.
La primissima reazione è di “ritornare” la cattiveria.
Tuttavia, in questi casi, la soluzione più adeguata è fare un bel respiro profondo e porsi queste domande: “Qual è il vero nocciolo della questione?”,“E’ un’offesa così grave e imperdonabile?”.
Se ci rispondiamo di no, forse non vale la pena ingaggiare una discussione accesa.
Ogni tanto la strategia meno dispendiosa e più proficua è contare fino a 10 e valutare se è necessario e doveroso discutere, oppure è meglio lasciar perdere.


MEMO: Il più delle volte non vale la pena di litigare ferocemente con le persone che amiamo per futili motivi e con il rischio di rovinare la relazione.

 

4. Chiedersi se si sta pretendendo qualcosa di impossibile o se si sta chiedendo troppo

 

Esistono 2 tipologie di pretese: pretendere l’impossibile, oppure pretendere dall’altro qualcosa che non ha mai detto o promesso.
La prima pretesa: molti di noi pensano che il mondo andrebbe molto meglio se tutti pensassero e si comportassero come noi.
Come abbiamo visto prima, questo generalmente non e' possibile. Inoltre: siamo così sicuri che quello che ai nostri occhi appare così appropriato e ragionevole, lo sia sempre in tutte le situazioni e per tutte le persone?
La seconda pretesa: vi è mai capitato di aspettarvi qualcosa da qualcuno e questo qualcosa non è arrivato? E vi siete arrabbiati e avete sofferto? Perché avete preteso quella frase o quel comportamento? Vi è stato promesso oppure siete voi che lo desideravate?
Queste sono domande cruciali da porsi in quanto a volte succede che la frustrazione e la delusione siano da attribuire esclusivamente a noi stessi.
Pretendiamo dall’altro qualcosa che siamo noi a volere che faccia, o addirittura agiamo con l'aspettativa che l'altro sia identico a noi.

 

MEMO: Abituiamoci a riflettere sulle nostre aspettative (impossibili? Eccessive?) per escludere che eventuali emozioni negative siano da imputare solamente a noi stessi.

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/do-the-right-thing/201410/four-ways-cope-better-people-who-drive-you-crazy

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Nella vita di tutti i giorni capita di frequente che le persone che più amiamo (amici, familiari, partner) mettano in atto comportamenti che ci infastidiscono o facciano cose che a nostro parere sono nocive, poco opportune e controproducenti per loro.


In questo articolo sono presentati alcuni semplici spunti (ragionamenti, strategie, cambi di prospettive) per gestire più efficacemente questi disaccordi e opinioni differenti.


Come sempre, il lavoro che vi propongo al fine di vivere più serenamente con gli altri è... un lavoro su voi stessi! Ritengo infatti sia più semplice e produttivo modificare i propri atteggiamenti invece che intestardirsi per cambiare chi ci è vicino, concetto che approfondisco anche nel mio libro “Prova a cambiare” (QUI tutte le informazioni sul libro: http://www.psicologo-milano.it/luca-mazzucchelli-psicologo-milano/rassegna-stampa/pubblicazioni-e-convegni/538-prova-a-cambiare-giochi-e-pensieri-per-crescere-ogni-giorno).

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I rischi di essere troppo belli e troppo intelligenti

I rischi di essere troppo belli e troppo intelligenti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Essere belli e intelligenti non è garanzia di felicità”

 

Avete mai sentito la celebre frase “Non si è mai troppo magri o troppo ricchi” espressa da Wallis Simpson (1896-1986), moglie di re Edoardo VIII, che abdicò al trono di Inghilterra per poterla sposare?

 

Senza entrare nel merito dell’aforisma (che dal punto di vista della salute psicologica non è ovviamente condivisibile), proviamo a sostituirci due altre qualità: bellezza e intelligenza.

 

E’ vero che “non si è mai troppo belli e troppo intelligenti”?

 

Per molto tempo si è ritenuto che le persone dotate di queste due qualità non solo fossero “evoluzionisticamente benedette”, ma anche facilmente felici e di successo. Tendenzialmente per queste persone può essere più semplice trovare il partner, avere lavori più proficui e godere di una alta autostima.

 

Tuttavia, studi recenti hanno sorprendentemente evidenziato come possano esserci anche sostanziali fastidi nell’essere “troppo belli”, “troppo intelligenti” o entrambi “troppo”.

 

Partiamo dall’INTELLIGENZA. Iniziamo con questa domanda: qualcuno può essere “troppo intelligente”?

 

Per decenni, la psicologia ha definito l’intelligenza come l’abilità che permette al soggetto di adattarsi a situazioni nuove. Verso la metà degli anni ’80, varie ricerche sono andate ad indagare se l’intelligenza fosse un fattore generale oppure fosse composta da molteplici abilità operanti secondo schemi diversi.

 

Sternberg ha proposto la Teoria triarchica dell’intelligenza, che include un ampio range di abilità e capacità. Secondo questa teoria, l’intelligenza sarebbe composta da tre aspetti: A) intelligenza analitica, cioè meccanismi ed abilità mentali che le persone usano per acquisire nuove conoscenze, pianificare ed eseguire compiti in modo efficace; B) intelligenza esperienziale, caratterizzata da intuizione, adattabilità, creatività, efficienza e velocità nel processare le informazioni insolite e nuove partendo da esperienze già vissute; C) intelligenza contestuale, che ha a che fare con la comprensione dell’ambiente e di cosa occorra fare nel qui e ora.

 

Gardner nel 1983 propone la teoria delle Intelligenze Multiple, asserendo che l’intelligenza consiste in numerose abilità separate, ognuna delle quali è relativamente indipendente dalle altre: l’essere particolarmente dotato in un’area non influisce sulle altre. In particolare, Gardner individua ben 10 modelli di intelligenza fra loro distinti: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporea-cinestetica, intrapersonale, interpersonale, naturalistica, etica, filosofica. Esistono dunque differenti tipologie di persone intelligenti: non esistono solo illustri scienziati (intelligenza logico-matematica), ma anche scrittori (intelligenza linguistica), musicisti (intelligenza musicale), sportivi (intelligenza corporea).

 

Nel 1990 i Professori Salovey e Mayer per la prima volta introducono il concetto di Intelligenza Emotiva. Essa è definita come “la capacità di cogliere le emozioni proprie ed altrui, di distinguerle e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni” ed è composta da tre meccanismi principali: 1) valutazione ed espressione delle emozioni; 2) regolazione delle emozioni; 3) utilizzo delle emozioni.

A questo proposito, recenti ricerche hanno osservato che bambini che ottenevano punteggi elevati in test di intelligenza emotiva, una volta al college mostravano risultati migliori rispetto a bambini che invece avevano ottenuto punteggi alti a test di intelligenza classici.

 

Ritorniamo alla domanda di partenza: è possibile essere “troppo intelligenti”? Come abbiamo appena detto, ci sono moltissimi tipi di intelligenza ed è praticamente impossibile essere intelligenti in tutti questi domini. Ipotizzando di avere la possibilità di scegliere quale aree sviluppare, forse sarebbe più indicato coltivare l’intelligenza interpersonale (sensibilità nel cogliere gli stati affettivi dell’altro e agire di conseguenza) e l’intelligenza intrapersonale (capacità di introspezione), in quanto recenti ricerche hanno mostrato che questi due tipi di intelligenza permettono di ottenere molte più soddisfazioni nella vita, sia in ambito professionale sia in ambito personale-relazionale. Dunque è molto difficile essere “troppo intelligenti”. Comunque, cosa succede alle persone che puntano tutto sull’intelligenza?

 

Quando l’intelligenza diventa il nucleo centrale dell’identità di una persona, è possibile cadere vittima della credenza che si possa fare tutto quello che si vuole. Come risultato, si può rimanere invischiati nel bisogno di dimostrare a se stessi e agli altri, in virtù della propria intelligenza, di essere in grado di realizzare qualsiasi progetto, privilegiando soprattutto quelli complessi e difficili. In questo contesto, se per qualsiasi motivo si è ostacolati nel raggiungimento dell’obiettivo prefissato (come è fisiologico e naturale che sia) ecco che “il mondo rischia di caderci addosso”.

 

Un altro rischio che si corre quando si punta solo ad essere intelligenti è di ostentare le proprie capacità cognitive finendo per risultare agli occhi degli altri non stimolanti, ma solamente supponenti. Essere “troppo intelligenti” può dunque avere i suoi inconvenienti.

 

E riguardo alla BELLEZZA? In una società che dà molta importanza alla bellezza e all’apparenza, cosa succede alle persone “troppo belle”?

 

Gli psicologi svedesi Rohner e Rasmussen hanno condotto uno studio nel 2012 volto a rispondere proprio a questa domanda, andando ad indagare quello che hanno definito lo “stereotipo dell’attrazione fisica”.

 

Questo stereotipo si riferisce alla tendenza generale della gente ad attribuire a persone esteticamente belle (secondo i canoni di bellezza greca) particolari caratteristiche psicologiche. I ricercatori hanno osservato che è frequente associare ai soggetti belli anche tratti positivi del carattere come la gentilezza, l’estroversione, la determinazione a raggiungere successo.

 

Lo studio è stato condotto all’interno di un hotel sulle coste della Slovenia e i ricercatori hanno osservato il comportamento di 113 impiegati. Come da loro ipotizzato, il personale dell’albergo percepiva le persone più belle come più gentili ed educate, ma anche più richiedenti, esigenti e più propense a spendere.

 

Questo ha permesso ai ricercatori di identificare un aspetto negativo dell’essere belli, in particolare nelle situazioni in cui si necessita aiuto: se siete particolarmente belli, non sempre le persone sono disposte ad aiutarvi perché temono la richiesta che andrete a fare loro, cioè che sarete troppo esigenti.

 

Una spiegazione del perché “i belli” siano così richiedenti risiede nel loro desiderio di ricevere trattamenti speciali. Solitamente la loro tipica mossa è sfoderare un sorriso smagliante e attendere che gli altri facciano tutto quello di cui necessitano. Ovviamente, se in questo modo hanno sempre ottenuto ciò che volevano, continueranno ad aspettarsi di riceverlo.

 

Conclusioni

 

In sintesi, il problema principale di essere “troppo belli”, o “troppo intelligenti”, o entrambi, risiede nella formazione della propria identità. Più ci si definisce SOLTANTO con queste qualità, più sarà difficile accettare e vivere serenamente “cadute naturali” circa il proprio aspetto o la propria prestanza intellettuale, contro le quali non ci sono rimedi.

 

Il rischio maggiore è proprio quello di sentirsi smarriti. Pensiamo, per esempio, al tempo che passa e alle persone che invecchiano. Diventando anziani, la bellezza sfortunatamente svanisce e anche le abilità cognitive, un po’ più resistenti al tempo, prima o poi perdono la loro brillantezza.

 

Quindi, non puntate tutto ed esclusivamente sulla bellezza e sull’intelligenza. Ci sono molte altre qualità, anche se più ordinarie, sulle quali costruire la propria identità, come ad esempio essere un bravo genitore, un amico fidato e simpatico, una persona onesta.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/fulfillment-any-age/201409/can-you-really-be-too-attractive-or-intelligent

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Essere belli e intelligenti è una garanzia di felicità?

 

È così vantaggioso essere i più intelligenti di tutti? Vale davvero la pena essere sempre perfetti nell’aspetto?

 

Come accade spesso in psicologia, nessuna condizione ha solo aspetti positivi, ma la medaglia ha sempre due facce.

 

In questo articolo vi propongo alcune ricerche scientifiche che sono andate ad indagare i possibili aspetti negativi dell’essere “troppo belli” e “troppo intelligenti”, corredati da alcune riflessioni a carattere più clinico.

 

Invece che perseguire la perfezione estetica e l’onniscienza, forse, ogni tanto, ci si può accontentare di essere soltanto delle persone abbastanza belle ed abbastanza intelligenti

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5 effetti benefici dei libri sui bambini

5 effetti benefici dei libri sui bambini | Parliamo di psicologia | Scoop.it

E' ben noto che i bambini beneficiano della lettura da un punto di vista scolastico.

Tuttavia, accanto a quelli accademici, ci sono moltissimi benefici che i bambini possono trarre trascorrendo il loro tempo leggendo.

Eccone 5 a carattere emotivo/psicologico.

Tali benefici possono essere esperiti sia quando i bambini leggono autonomamente i libri, sia quando ne ascoltano la lettura da parte di un adulto.

 

1. I libri migliorano la capacità dei bambini di gestire eventi potenzialmente stressanti

 

Alcuni testi per l'infanzia affrontano specificamente esperienze che i bambini potrebbero vivere in modo difficoltoso, come l'andare dal medico, dal dentista o il divorzio dei genitori.

La lettura di questi libri può preparare i bambini a ciò che sperimenteranno o aiutarli a comprendere meglio quello che stanno vivendo, contribuendo a fornire loro alcuni abilità di base per vivere queste situazioni con maggior serenità.

 

2. I libri aumentano le capacità di riconoscere e gestire le emozioni

 

Uno dei compiti fondamentali dello sviluppo riguarda l'acquisizione della capacità di avere a che fare con le emozioni. Occorre imparare a riconoscere e dare un nome a emozioni proprie e altrui, occorre imparare a gestirle e a comprendere come comportarsi in risposta ad un'emozione.

Grazia al potere della narrazione e ai diversi punti di vista dei personaggi, i libri possono aiutare i bambini (ma anche gli adulti) ad approfondire competenze in tema di emozioni, dall'aumentare la consapevolezza e l'accettazione in merito agli stati emotivi, alla promozione di comportamenti e strategie di gestione positiva.

 

3. I libri possono contribuire a migliorare le relazioni

 

Quando i genitori leggono libri ai propri figli, il legame tra loro aumenta. La lettura di un testo permette a genitori e figli di condividere momenti di relax in cui non devono preoccuparsi dei problemi della vita quotidiana e di sintonizzarsi emotivamente l'uno con l'altro.

La lettura può anche migliorare il rapporto tra fratelli. Ad esempio, la lettura di un libro da parte di un fratello più grande ad un fratellino più piccolo può contribuire a creare un legame positivo tra loro.

 

4. I libri calmano e rafforzano la mente

 

Leggere un libro o ascoltarne la lettura può contribuire a promuovere uno sviluppo mentale sano nel bambino, andando ad aumentare creatività e fantasia, e facilitando uno stato di rilassamento, che rinfresca la mente e rende il cervello più efficiente.

 

5. I libri contribuiscono a migliorare l'autostima nei bambini

 

Quando i bambini sviluppano le abilità di lettura, la loro fiducia in loro stessi migliora in quanto vedono realizzarsi qualcosa in cui si sono impegnati. Imparare a leggere, leggere nuovi libri e rileggere quelli già conosciuti possono condurre ad un aumento importante dell'autostima.

Parte della fiducia in se stessi deriva dall'essere riusciti a sviluppare una abilità da padroneggiare autonomamente; l'altra parte dell'autostima è mediata dalla relazione: quando gli adulti nella vita di un bambino rispondono con attenzione positiva, accettazione, rassicurazione e incoraggiamento nei confronti delle nuove acquisizioni, la fiducia in se stesso del bambino può migliorare ulteriormente.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://pro.psychcentral.com/child-therapist/2014/09/bibliotherapy-5-benefits-of-books-for-kids/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare degli effetti benefici dei libri sulla nostra vita psicologica.

In particolare questo articolo riassume i molteplici effetti positivi che la lettura ha sui bambini, sia nel caso leggano autonomamente, sia nel caso ci sia un adulto a leggere con e per loro.

 

Inoltre, tramite il processo di immedesimazione nei personaggi, i libri aiutano a sviluppare la capacità di comprendere meglio gli altri, i loro pensieri e sentimenti, come spiego in questo articolo, http://www.psicologo-milano.it/newblog/vuoi-capire-meglio-gli-altri-comincia-a-leggere-i-classici/.

 

Infine, essi possono essere integrati in percorsi psicoterapeutici per agevolare l'elaborazione di alcuni contenuti, come racconto nell'articolo "la biblioterapia, terapia attraverso la lettura", http://www.psicologo-milano.it/newblog/un-libro-per-guarire-la-biblioterapia/. ;

 

Buona lettura!

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6 lezioni che i bambini possono insegnare a noi adulti

6 lezioni che i bambini possono insegnare a noi adulti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Un bambino può insegnare ad un adulto tre cose: essere felice senza una precisa ragione, essere sempre impegnato in qualcosa e cercare di ottenere con tutte le forze ciò che realmente desidera” - Paolo Coelho

 

I bambini e gli adulti sperimentano il mondo e vivono la loro vita in maniere differenti.

 

Il modo in cui funzionano i bambini, il loro modo di vedere il mondo, il loro modo di pensare, di sentire e di agire, fornisce alcune lezioni che possono aiutare noi adulti a vivere la vita con più pace, felicità e appagamento.

 

1. Godersi la vita

Nonostante le difficoltà che i bambini possono incontrare nella loro esistenza, la maggior parte di loro è in grado di godersi la vita. Anche quelli che stanno attraversando o hanno vissuto momenti difficili sono generalmente in grado di accantonare le difficoltà e avere esperienze di felicità sincera, di gioia e libertà nel presente. (…) Naturalmente, nei bambini che presentano gravi problemi di salute mentale, il godimento della vita sarà inferiore, ma il più delle volte i bambini dispongono di una naturale capacità di trovare la gioia in ogni momento della vita.

 

2. Vivere il presente

I bambini, specialmente i più piccoli, tendono a vivere il momento, rivolgendo la loro attenzione e la loro energia unicamente a ciò che sta accadendo. Questa è un'ottima lezione di vita. Preoccuparsi rispetto a passato e futuro rende la vita più stressante e maggiormente esposta a stati di ansia e/o depressione.

 

3. Amare incondizionatamente

Nonostante le esperienze che i bambini trascorrono, sono in grado di provare amore incondizionato per le persone che fanno parte della loro vita. Ad esempio, i bambini vogliono quasi sempre stare con i loro genitori, non importa se poi saranno turbati o frustrati in loro compagnia. In generale, i bambini tendono infatti a perdonare con molta facilità i torti subiti. Quando i bambini amano qualcuno, lo amano nonostante le difficoltà che possono insorgere nel rapporto.

 

4. Porsi continuamente domande

I bambini si pongono una serie infinita di domande. Questa è un ottima cosa in quanto sottintende curiosità, desiderio di imparare, volontà di crescere, cambiare e migliorare se stessi. Porsi domande in età adulta può supportare la crescita ed il benessere personale, l'apertura all'apprendimento, la comprensione e persino la compassione.

 

5. Avere una mente aperta

I bambini sono in genere di mentalità aperta. La maggior parte di loro (soprattutto i più piccoli) accettano gli altri, ascoltando diversi punti di vista e prendendo in considerazione nuovi modi di fare le cose. Alcuni bambini nascono con una particolare predisposizione a considerare nuove idee, mentre il temperamento di altri li influenza ad essere più a loro agio in un contesto conosciuto, tuttavia, nel complesso, i bambini si lasciano impressionare e influenzare da nuove idee e punti di vista. Essi sono dunque aperti ad ascoltare ed imparare ciò che gli altri hanno da dire.

 

6. Essere creativi

I bambini sono creativi di natura. Costruiscono, colorano, disegnano e partecipano a tutti i tipi di attività espressive e ricreative come cantare e ballare. L’aspetto più importante è che la creatività che li contraddistingue è a prescindere dalla "perfezione" delle loro azioni e dei risultati che otterranno. Essa è piuttosto usata come uno strumento per vivere una vita appagante ed esprimere il proprio sé in modo autentico ed unico.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://pro.psychcentral.com/child-therapist/2014/07/6-lessons-kids-can-teach-adults/

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quante sono le cose che i bambini possono insegnare a noi adulti?

A mio avviso moltissime.

 

Tempo fa avevo pubblicato un articolo dal titolo “18 cose che i bambini possono insegnarci sulla felicità” (lo trovate qui: http://www.psicologo-milano.it/newblog/insegnamenti-bambini-felicita/).

 

Oggi ne aggiungo altre 6, per me fondamentali: i bambini possono insegnarci a vivere il presente, a goderci la vita, ad avere una mente aperta, ad essere creativi, ad amare incondizionatamente e a porci molte domande.

 

Tutto ciò mi ha ricordato uno dei principi base della Mindfulness (una pratica di consapevolezza buddhista oggi molto applicata in molti contesti), chiamato “la Mente del Principiante”.

Questo atteggiamento mentale consiste nel guardare le cose della vita con gli occhi di chi non le ha mai viste prima, cioè mettendo da parte idee preconcette, aspettative e giudizi dettati da conoscenze ed esperienze pregresse che, con l’intento di orientarci nella realtà, finiscono per sottoporci invece ad elevati livelli di stress, ansia e depressione.

Lasciarsi stupire dalle situazioni come se fossimo sempre dei “principianti della vita”, un po’ come fanno i bambini, permette al contrario di godersi realmente il momento presente, scoprire nuovi aspetti dell’esperienza e aumentare il benessere percepito.

 

Se siete interessati alla Mindfulness, vi consiglio l'articolo “13 cose che le persone consapevoli fanno in modo diverso ogni giorno” (http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-consapevolezza/) oppure, come approfondimento generale, i testi di Jon Kabat-Zinn.

 

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5 strategie per sopravvivere alle critiche

5 strategie per sopravvivere alle critiche | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Avere a che fare con le critiche può essere molto difficile, sia quando le riceviamo sia quando eventualmente ci troviamo nella situazione di avanzarle.

Ad esempio, se sapete che il vostro migliore amico risulta ridicolo con quella maglietta troppo corta, o la presentazione di un vostro collega necessita di miglioramenti, come vi muovete? Vi esponete e date il vostro parere negativo, oppure vi trattenete pensando che ciò potrebbe ferire la persona in questione?

Dall'altra parte, come vi comportate quando siete voi l'oggetto delle critiche? Molti di noi possiedono un elevato livello di auto-critica che si manifesta attraverso una “voce interna” che valuta molto severamente tutto ciò che facciamo. Pensiamo a tutte le volte in cui la nostra voce interna si è lamentata degli errori che abbiamo fatto, delle persone che abbiamo accidentalmente offeso e delle opportunità che ci siamo lasciati scappare. In aggiunta, se anche le persone attorno a noi, e ancora di più quelle a cui teniamo, iniziano a criticarci, ecco che la nostra autostima subisce un'ulteriore messa alla prova (…).

Ecco qui 5 strategie che vi aiuteranno a sopravvivere nelle acque pericolose delle critiche che minano la vostra autostima e le vostre relazioni.

 

1. Resistete alla tentazione di criticare a vostra volta

 

Frequentemente, quando si percepisce di essere attaccati, di rimando si comincia ad attaccare il proprio “nemico”. Se per il bambino questa modalità è adattiva, in quanto gli permette di esercitare le varie possibilità di difesa, nel mondo adulto, rispondere alle critiche con altre critiche (meccanismo anche detto “tu quoque”) non fa altro che alimentare il desiderio di ferire l’altro nell’orgoglio e di avere l’ultima parola. Quando le persone si sentono offese, ecco che restituiscono la “patata bollente” all’altro ancor più ingigantita, alimentando il conflitto. Per esempio, il vostro partner si lamenta perché gli sembrate poco interessati a lui, perché lo chiamate poco oppure perché vi dimenticate di rispondere ai suoi messaggi. La risposta automatica potrebbe essere sottolineare quanto invece lui è appiccicoso e asfissiante. Tuttavia, con questa reazione, non solo invalidate l'osservazione del vostro partner, ma andate anche ad aumentare il livello di critica negativa passando dal comportamento osservato alle caratteristiche di personalità. Ecco che quella che era cominciata come una richiesta ragionevole diventa la base per una lunga e animata discussione.

 

2. Evitate di proiettare le vostre insicurezze nelle critiche

 

Una cosa che capita spesso è di amplificare la portata delle critiche mettendoci all’interno nostre insicurezze. Il processo è simile al meccanismo di difesa della proiezione, nel quale si trasferiscono le proprie ansie o i propri sentimenti nelle persone intorno a noi, e questo porta a leggere significati che gli altri non intendevano trasmettere. Per esempio, siete abbastanza infastiditi dal disordine di casa vostra e sapete che è arrivato il momento di riordinare. È venerdì pomeriggio quando un vostro vicino vi ferma a parlare. Tra le cose dette riporta che sta aspettando il fine settimana per avere finalmente un po’ di tempo per pulire la casa, che ama tirare a lucido. Immediatamente saltate alla conclusione che vi stia accusando di essere una persona poco pulita.

Se non fosse per il vostro senso di colpa circa lo stato pietoso della vostra casa, non avreste neanche notato quella frase. Invece le vostre insicurezze vi hanno condotto a percepire un commento innocente come una condanna circa le vostre scarse abilità di pulizia. Da questo punto in poi la comunicazione cade in picchiata. In questi casi è importante rendersi consapevoli del fatto che nessuna critica è stata pronunciata dal vostro vicino!

È da ricordare che non sempre le persone vogliono indicare i vostri difetti solo per il gusto di umiliarvi; spesso invece l'intento è fare luce su alcuni aspetti che vi stanno sfuggendo portando così a dei miglioramenti. In questo senso, qualche volta le persone cercano di ammorbidire le critiche con frasi che contro-bilanciano gli elementi negativi. Questa tecnica si chiama “metodo sandwich” ed è una buona strategia da utilizzare per avanzare critiche in maniera delicata. La tecnica consiste nel mettere la parte negativa tra due frasi positive. Ciò consente alla persona che riceverà il biasimo di essere maggiormente pronta a sentire ed accettare la critica. Tuttavia, può capitare che alcune persone ignorino la parte sopra e sotto del sandwich e si concentrino solamente sulla sezione problematica in mezzo.

Superando la tendenza alla proiezione, sarete più abili anche a focalizzarvi sugli elementi positivi di questo tipo di comunicazione.

 

3. Cercate di capire da dove arriva la critica

 

È molto probabile che non siate i soli a proiettare. Anche il vostro partner e le persone attorno a voi lottano costantemente contro i loro sentimenti di inadeguatezza. Per alcuni, criticare gli altri è l’unico modo per sentirsi bene con se stessi. Di conseguenza, può essere molto difficile resistere agli attacchi continui di queste persone che puntano il dito contro i vostri difetti e le vostre debolezze. Se la persona che vi sta criticando è proprio quella con cui condividete le vostre giornate, occorre trovare il modo migliore per riformulare queste interazioni a lungo andare dannose per la relazione.

Provate a guardare questa necessità di criticarvi da parte del partner come derivante dalle sue debolezze. Questo vi permetterà non solo di proteggere la vostra autostima, ma anche di aiutare il vostro partner a rendersi conto del suo bisogno di sentirsi sempre superiore e quindi di superare insieme questo ostacolo sottolineando invece tutti i suoi pregi e punti di forza.

 

4. Chiedevi se c’è del vero nelle critiche che ricevete

 

Cosa c’è di vero nelle critiche che vi vengono fatte e di cui potete beneficiare?

Per esempio, tutti i giorni per andare al lavoro indossate le vostre scarpe preferite, di cui amate particolarmente la comodità. Tuttavia, sono molto consumate e sebbene possano andare bene per una passeggiata nel parco, sono poco adatte da indossare al lavoro.

Ecco che un amico vi offre una critica sandwich: vi fa notare che è bello poter indossare un paio di scarpe comode per venire al lavoro, ma sarebbe più opportuno averne un paio più eleganti per quando state in ufficio, e che il maglione che portate oggi vi dona particolarmente.

Invece di reagire arrabbiandovi e rimanere allibiti per il fatto che il vostro collega ha osato insultare il vostro buon gusto in fatto di scarpe, potreste dare una rapida occhiata ai vostri piedi per capire che forse il commento ha un minimo di fondatezza.

 

5. Cercate di trasformare le critiche distruttive in critiche costruttive

 

Esistono essenzialmente due tipi di critiche, quelle costruttive e quelle distruttive. Nelle critiche costruttive, ci si focalizza sui comportamenti che possono essere modificati al fine produrre un cambiamento o un miglioramento, e non sulla persona in sé. La critica distruttiva è invece rivolta alle caratteristiche core di una persona e ha il solo scopo di annientare l'altro. In uno studio su 118 coppie sposate, condotto presso l’Università di Notre Dame, gli psicologi Peterson e Smith hanno trovato che le coppie che esprimevano una quantità più elevata di critiche distruttive l'uno nei confronti dell’altro riportavano anche livelli più elevati di insoddisfazione, ansia generale e disaccordo. Avere continuamente un livello elevato di critica distruttiva percepita è uno tra i fattori che più si associa al fallimento del matrimonio. In qualsiasi relazione, se le critiche da costruttive diventano distruttive, è giunto il tempo di fermarsi, mettere un freno alle parole, guardare in faccia chi vi sta criticando e chiedersi per quale motivo lo stia facendo. In questi casi, solo trasformando le critiche da distruttive a costruttive è possibile ristabilire l'armonia perduta.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/fulfillment-any-age/201405/5-steps-surviving-criticism

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco un piccolo prontuario per imparare a sopravvivere in maniera più funzionale alle critiche in cui possiamo imbatterci quotidianamente, ridimensionandole quando possibile e traendo da esse il massimo beneficio.

 

Credo che il punto fondamentale di questo articolo stia nel suggerimento di entrare in un ottica diversa, nella quale la critica viene vista non solo come diretta a noi stessi, ma anche come una proiezione della realtà e dello stato emotivo del nostro interlocutore, aspetto che già approfondisco in questo mio videotutorial (https://www.youtube.com/watch?v=CdiQToypMnE)

 

Inoltre, se siete particolarmente sensibili alle critiche che possono provenire dagli altri, vi segnalo quest'altro videotutorial (https://www.youtube.com/watch?v=VD3g7m0KOUs) in cui spiego un esercizio mentale per vaccinarsi al giudizio e vivere più serenamente le situazioni sociali.

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3 modi per prendersi cura di se stessi dopo la fine di una relazione

3 modi per prendersi cura di se stessi dopo la fine di una relazione | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Non c'è bisogno di dire che la fine di una relazione d'amore può essere un evento molto doloroso e sconvolgente.

Anche davanti al più amichevole e conciliante “abbiamo preso strade diverse”, la verità è che rotture, separazioni e divorzi provocano nelle persone che li vivono livelli non trascurabili di disagio emotivo, associato qualche volta a sintomatologia di natura fisica.

Che fare allora? In questo articolo sono riportati alcuni spunti, tratti dalla ricerca in psicologia sociale, utili nell'aiutare le persone a riprendersi dopo una rottura sentimentale.

 

In particolare, ci sono 3 cose che potete fare per prendervi cura di voi stessi dopo la fine di una storia . Eccole:

 

1) Trattate voi stessi con compassione

 

Quando i rapporti finiscono, le persone tendono ad essere molto dure con loro stesse. Molto spesso si trovano a ripensare all'ultimo periodo prima della rottura e a cercare tutte le cose che avrebbero potuto o dovuto fare diversamente. Smettete di farlo!

Probabilmente ci sono cose che avreste potuto cambiare o avreste desiderato fare diversamente, ma, a meno che non abbiate una macchina del tempo, questo non rappresenta un'opzione.

Piuttosto, molte ricerche mostrano che una cosa utile da fare in questi casi è trattare voi stessi con compassione e comprensione. L'auto-compassione consiste nel visualizzare voi stessi con gentilezza e accettazione, non essendo eccessivamente focalizzati o identificati con emozioni negative e riconoscendo che moltissime altre persone nel mondo si sono probabilmente trovate nella vostra stessa condizione ad un certo punto della loro vita (Neff, 2003).

Un recente lavoro ha rilevato che le persone divorziate che avevano sperimentato livelli più elevati di auto-compassione in merito alla fine del loro matrimonio, avevano anche riferito un minor numero di pensieri e sentimenti negativi post-divorzio rispetto a coloro che avevano mostrato minori livelli di auto-compassione.

L'aspetto più rilevante è che un'alta auto-compassione prediceva una ridotta emozionalità negativa anche 9 mesi dopo la prima rilevazione (Sbarra et al., 2012). Quindi, siate gentili con voi stessi.

 

2) Cercate il positivo nel negativo

 

Per quanto in alcuni casi possa essere difficile, sforzatevi di identificare e concentratevi sulle conseguenze positive della fine del vostro rapporto. Forse ora potete cucinare cibi che al vostro partner non sono mai piaciuti, o guardare i programmi televisivi che odiava. Forse potete semplicemente essere grati di aver finalmente chiuso una relazione dolorosa e sperare in un futuro migliore.

Un lavoro pubblicato di recente sulla rivista Journal of Social and Personal Relationships ha mostrato che cercare i lati positivi di una situazione negativa (una pratica chiamata “narrativa redentiva”) può contribuire ad alleviare il disagio emotivo. In particolare, è stato rilevato che soggetti che avevano appena chiuso una storia sentimentale sperimentavano meno disagio emotivo se facevano caso alle conseguenze positive che la rottura aveva portato con sé (Slotter & Ward, 2014). Cercare di identificare gli aspetti positivi dopo la fine di una relazione sembra essere un lavoro abbastanza semplice ma in grado di produrre potenzialmente grandi benefici.

 

3) Fare cose che vi piacciono

 

Molte ricerche psicologiche indicano che, quando siamo coinvolti in una relazione sentimentale, tendiamo a diventare sempre più simili al nostro partner nel corso del tempo (Aron & Aron, 1997).

Questa è una buona cosa mentre la relazione è in corso. Tuttavia, questa sovrapposizione tra noi e il nostro partner può metterci nei guai quando la relazione in questione finisce. In generale, quando perdiamo una relazione importante, possiamo trovarci a perdere una parte di noi stessi e diventare confusi su chi siamo. Questo è uno dei motivi per cui la fine di una lunga relazione è così sconvolgente (Slotter at al., 2010). In particolare, la situazione è tanto peggiore quanto più lunga e impegnativa è stata la storia d'amore. Tuttavia, questo non è sempre vero. Gary Lewandowski e colleghi (2007) hanno dimostrato che quando un rapporto non è stato soddisfacente mentre era in corso, le persone possono sperimentare anche una “auto-crescita” dopo la rottura. Globalmente, l'insegnamento utile da trarre da queste ricerche è quello di impegnarsi a riscoprire chi si è in assenza dell'ex partner. Concentratevi sui modi in cui potete crescere come persone, e fate cose che conducono voi, e solo voi, alla felicità.

 

La fine di un rapporto d'amore può essere difficile e sconvolgente. Tuttavia, occorre considerare anche che ciò non rappresenta la fine della vostra vita. Prendervi cura di voi stessi è un ottimo modo per rimettervi in carreggiata e, col tempo, sentirvi di nuovo felici.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.psychologytoday.com/blog/me-you-us/201408/3-ways-take-care-yourself-after-breakup

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

La fine di una relazione importante può essere un'esperienza di sofferenza molto profonda.


Senza voler banalizzare i sentimenti dolorosi che scaturiscono dalla fine di un rapporto d'amore, che occorre metabolizzare naturalmente con il tempo e grazie ad un processo di elaborazione personale, vi propongo 3 spunti tratti dalla recente ricerca psicologica utili per affrontare una rottura sentimentale.

 

A mio avviso, l'aspetto più rilevante consiste nel mettere l'accento sull'importanza di imparare a prendersi cura emotivamente di se stessi, anche a fronte di situazioni di sofferenza che sono parti integranti della vita. Inoltre penso sia altrettanto importante concedersi il tempo di vivere il dolore. 

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50 caratteristiche di una relazione d’amore sana

50 caratteristiche di una relazione d’amore sana | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Di seguito sono riportate 50 caratteristiche che, quando presenti, portano sostanziali benefici a un rapporto d'amore.

Se potete rispondere SI’ alla maggior parte di queste affermazioni, c’è un’alta probabilità che stiate vivendo una relazione d’amore salutare.

 

1. Conosci il nome del migliore amico del tuo partner e sai identificarne una qualità positiva.

 

2. Tu e il tuo partner siete giocosi l’uno con l’altro.

 

3. Pensi che il tuo partner abbia buone idee.

 

4. Vorresti diventare più simile al tuo partner, almeno in alcuni aspetti.

 

5. Anche se siete in disaccordo, sai riconoscere che il tuo partner ha punti di vista sensati.

 

6. Pensate l’uno all’altro quando siete fisicamente distanti.

 

7. Vedi il tuo partner una persona meritevole di fiducia.

 

8. Nelle aree più rilevanti per un rapporto di coppia, come il calore e l’attrazione, vedi il tuo partner più positivamente di quanto si percepisca lui stesso o lo vedano le altre persone.

 

9. Apprezzi il modo in cui il tuo partner è cresciuto ed è cambiato da quando ti ha conosciuto.

 

10. Il tuo partner è felice dei tuoi successi.

 

11. Quando vi riunite alla fine della giornata, dici sempre qualcosa di positivo prima di dire qualcosa di negativo.

 

12. Hai ricordi di esperienze positive vissute insieme.

 

13. Conosci il suo libro preferito.

 

14. Conosci le sue aspirazioni.

 

15. Sai raccontare qualcosa che avete fatto insieme e che è stato nuovo e emozionante per entrambi.

 

16. Vi baciate ogni giorno.

 

17. Sei a tuo agio a parlare al tuo partner delle tue vulnerabilità e delle tue preoccupazioni.

 

18. Avete un vostro “linguaggio dell’amore” (magari nomi di animali, o segnali speciali che comprendete solo voi).

 

19. Conosci il momento più imbarazzante della sua vita.

 

20. Conosci il momento in cui si è sentito più orgoglioso.

 

21. Non hai mai, o comunque raramente, espresso un vero disprezzo nei suoi confronti, ad esempio alzando gli occhi al cielo o facendoli roteare, imprecando eccessivamente contro di lui o dandogli del “pazzo”.

 

22. Sai descrivere alcune qualità positive che il partner ha ereditato dai suoi genitori.

 

23. Se avete figli, sai elencare qualche qualità positiva che il tuo partner ha trasmesso loro.

 

24. Ti piace sostenere il tuo partner nella realizzazioni di obiettivi e sogni, anche se ciò può comportare che tu rimanga a casa.

25. Hai un certo senso di sicurezza sul fatto che il tuo partner non ti sarà infedele e non metterà a repentaglio la vostra situazione finanziaria.

 

26. Quando discutete, hai la sensazione che il tuo partner prenda in considerazione i tuoi sentimenti e le tue opinioni.

 

27. Il tuo partner ti permette di entrare nel suo mondo interiore: i suoi pensieri e i suoi sentimenti ti sono accessibili.

 

28. Frequentemente mostrate apprezzamenti l’uno per l’altro.

 

29. Frequentemente mostrate ammirazione l’uno per l’altro.

 

30. Senti che, insieme, rappresentate una squadra.

 

31. Conosci la sua canzone preferita.

 

32. Hai la sensazione che le vostre forze individuali si completino a vicenda.

 

33. Quando lo saluti al mattino, lo fai in modo attento e affettuoso.


34. Se hai raccontato al tuo partner un'esperienza traumatica, ha reagito in maniera gentile e accorta.

 

35. Non ti rifiuti mai di discutere di questioni che il tuo partner considera importanti.

 

36. Rispetti le altre relazioni che il tuo partner ha con familiari e amici, e le vedi come fondamentali per lui.

 

37. Insieme vi divertite.


38. Guardi le debolezze e i difetti del tuo partner in modo specifico piuttosto che generale. (Per esempio, ti da fastidio quando dimentica qualcosa, ma non per questo lo consideri inaffidabile).


39. Sei aperto alle influenze del tuo partner: provi a mettere in pratica i suoi consigli e vedi se funzionano.

 

40. Siete fisicamente attratti l'un l'altro.

 

41. Vi divertite a trascorrere tempo insieme.

 

42. Senti un brivido quando pensi alla prima volta che vi siete incontrati.

 

43. Sai nominare il parente preferito del tuo partner.

 

44. Sai nominare l’animale più amato dal tuo partner durante l'infanzia.

 

45. Sai descrivere qual è la ricetta per la felicità del tuo partner.

 

46. Quando ti senti ansioso o triste, cerchi aiuto e conforto nel tuo partner, piuttosto che allontanarti da lui e cercare di risolvere il problema da solo.

 

47. E’ semplice avere l’attenzione del tuo partner se hai qualcosa di importante da dire.

 

48. Ti piace esplorare il corpo del tuo partner.

 

49. Sai dire qual è il suo piatto preferito.

 

50. Se dovessi portare su un’isola deserta una sola persona, porteresti il tuo partner.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201301/50-characteristics-healthy-relationships

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco un elenco di 50 caratteristiche che non dovrebbero mancare in una relazione d'amore sana.

Alcune sono abbastanza immediate e sotto certi aspetti scontate, altre a mio avviso rappresentano validi suggerimenti per implementare il benessere all'interno della coppia.

E voi cosa ne pensate? Riuscite a rispondere SI' alla maggior parte di esse?

 

Per conoscere quali sono, a mio avviso, le 4 caratteristiche principali che rendono una coppia sana, potete visionare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=AQ-cVuF9dwM

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Ansia: 12 segnali da approfondire con un professionista

Ansia: 12 segnali da approfondire con un professionista | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La distinzione tra “ansia fisiologica” e “ansia patologica” non è sempre così chiara e definita. Tutti, almeno una volta nella vita, si sono sentiti particolarmente ansiosi e agitati, per esempio prima di un discorso in pubblico o a causa di una situazione economica difficile. Per alcune persone, tuttavia, l’ansia diventa così smisurata e frequente che ci si sente schiacciati e in preda alle proprie angosce. Come si può cogliere se l’ansia giornaliera, che ciascun individuo esperisce, ha superato la soglia ed è così significativa da diventare un disturbo? (...)

 

Ecco qui un piccolo manuale per imparare a riconoscerla in voi e nei vostri cari.


 

1. Preoccupazioni eccessive

 

Il principale sintomo del Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD) è la preoccupazione eccessiva per le cose di tutti i giorni, piccole o grandi. Ma quando le preoccupazioni sono eccessive? Innanzitutto se esse si manifestano per la maggior parte della giornata per almeno 6 mesi. Inoltre, l’ansia è così accentuata da interferire significativamente con la vita quotidiana della persona ed è accompagnata da affaticabilità, irrequietezza o tensione muscolare. Secondo il  dottor Winston, co-direttore dell’Istituto per l'Ansia e lo Stress di Towson (Maryland), la distinzione tra ansia fisiologica e patologica sta nello scadimento della qualità della vita.


 

2. Problemi di sonno

 

La difficoltà ad addormentarsi è associata ad una ampia varietà di condizioni di salute, sia fisiche sia psicologiche. Certamente non è un fatto così insolito continuare a rigirarsi nel letto la sera prima di un discorso importante o di un colloquio di lavoro. Tuttavia, se vi capita di frequente di ritrovarvi svegli, agitati e preoccupati per problemi piccoli o addirittura non  presenti, ciò può essere un segno di disturbo d’ansia. Circa la metà delle persone con GAD, per esempio, soffrono di problemi di sonno. Un altro campanello d'allarme che indica la presenza di un possibile disturbo d’ansia? Vi svegliate molto agitati, la vostra mente sta correndo e siete incapaci di calmarvi.


 

3. Paure irrazionali

 

Non tutta l’ansia è “generalizzata”. Al contrario, essa può essere legata a situazioni particolari o a oggetti, ad esempio volare o specifici animali. Se la paura diventa travolgente ed eccessiva rispetto al rischio concreto, si parla di “fobia”.

 

Sebbene le fobie possano essere bizzarre, non sono sempre così “in superficie”. Infatti possono non essere notate fino a quando non ci si confronta con una situazione specifica e ci si scopre incapaci di gestire la paura. Per esempio, una persona che ha il terrore dei serpenti può vivere tranquillamente la sua vita per anni senza alcun tipo di problema, ma un giorno il figlio chiede di andare al campeggio e in quel momento si accorge di necessitare di un trattamento.


 

4. Tensione muscolare

 

La tensione muscolare costante, come digrignare i denti, stringere i pugni, tendere gli arti, spesso accompagna un disturbo d’ansia. Tale sintomatologia può essere talmente cronica e pervasiva che, a lungo andare, la persona smette di accorgersi della condizione di tensione in cui versa quotidianamente. Durante situazioni di stress, ansia o preoccupazione è coinvolto l’apparato muscolare, che reagisce a queste sollecitazioni psicologiche con un maggior tono. La tensione muscolare è proporzionata ai problemi d'ansia: più difficoltà si hanno e più i muscoli si irrigidiscono.


 

5. Difficoltà di digestione

 

L’ansia parte dalla mente, ma spesso si manifesta attraverso il corpo con sintomatologia fisica. La sindrome dell’intestino irritabile, per esempio, è una condizione caratterizzata da mal di pancia, crampi e gonfiore addominale, costipazione, flatulenza e diarrea. Il dr. Winston la definisce come “ansia del tratto digestivo”. Questa sindrome è sempre associata ad ansia. L’intestino è molto sensibile allo stress psicologico, e viceversa i sintomi fisici del tratto digerente possono rendere una persona molto più ansiosa.


 

6. Paura del palcoscenico

 

La maggior parte delle persone si sentono agitate quando devono parlare davanti ad un gruppo o essere sotto un riflettore. Ma se la paura è così forte che né l’allenamento né la pratica possono ridurre il livello di ansia provato, o se si trascorre molto tempo a pensare a tutte le conseguenze catastrofiche che potrebbero succedere e ad avere una paura folle, probabilmente siamo davanti ad un Disturbo di Ansia Sociale.

 

Le persone con ansia sociale tendono ad avere una paura eccessiva e pervasiva che comincia  giorni o addirittura settimane prima di uno specifico evento o situazione sociale. E se non riescono ad ottenere la performance che si aspettano si sentono profondamente a disagio e continuano a chiedersi come sono stati giudicati dagli altri.


 

7. Sentirsi gli occhi addosso

 

L’ansia sociale non sempre riguarda situazioni come parlare davanti a una folla o essere al centro dell’attenzione. In molti casi, essa è provocata piuttosto dalle situazioni di ogni giorno, come fare una conversazione con una persona a una festa, mangiare o bere davanti a qualcuno. In queste situazioni le persone con fobia sociale tendono a sentirsi gli occhi addosso e spesso riportano esperienza di rossore, tremore, nausea, forte sudorazione e difficoltà nel parlare. Questi sintomi possono essere così violenti che rendono notevolmente difficoltoso incontrare altre persone, mantenere relazioni, continuare con la scuola o fare carriera.


 

8. Panico

 

Gli attacchi di panico possono essere esperienze terribili: essi si caratterizzano come episodi di paura intensa ed inaspettata che dura alcuni minuti, accompagnata da sintomi fisici come difficoltà a respirare, battito accelerato, tremore, sudorazione, debolezza, dolore al petto, mal di stomaco, e sintomi cognitivi, come paura di morire/impazzire o perdere il controllo.

 

Quando questi attacchi sono ricorrenti viene fatta una diagnosi di Disturbo di Panico. Le persone con questo disturbo vivono con il terrore circa quando, dove e perchè avverrà l'attacco successivo e tendono ad evitare i posti dove hanno esperito quella sensazione di violento disagio.


 

9. Flashback

 

Rivivere persistentemente attraverso sogni, ricordi o flashback un evento traumatico, che ha implicato una minaccia di morte o lesioni gravi alla propria persona o ad altri, è il sintomo principale del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD). Inoltre, i soggetti con diagnosi di PTSD mostrano un aumento dell’attivazione fisiologica, manifestato da difficoltà ad addormentarsi, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza.

 

I flashback possono tuttavia essere presenti anche in altri disturbi di ansia. Una ricerca del 2006, pubblicata su Journal of Anxiety Disorders, ha osservato che molte persone con ansia sociale presentano flashback di eventi non così traumatici, ma per loro particolarmente intensi dal punto di vista emotivo, come essere ridicolizzati in pubblico.


 

10. Perfezionismo

 

Coloro che sono perfezionisti hanno una mente particolarmente ossessiva e puntigliosa. Il dr. Winston commenta: “Se siete costantemente giudicanti verso voi stessi, sperimentate forte ansia anticipatoria circa i possibili errori che potreste fare o temete costantemente di fallire gli standard che vi siete prefissati, probabilmente avete un problema d'ansia”.

 

Il perfezionismo “va a braccetto” con diversi disturbi d’ansia. Esso è comune, ad esempio, nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (OCD). Questo disturbo può insorgere molto lentamente: è il caso, per esempio, di una ragazza molto puntigliosa che prima di uscire con le amiche passa almeno 3 ore a truccarsi e pettinarsi... finchè arriverà a dover fare tutto sempre nello stesso ordine, altrimenti si agiterà e dovrà ricominciare da capo..


 

11. Ossessioni e rituali

 

Per diagnosticare il Disturbo Ossessivo Compulsivo occorrono ossessioni o compulsioni.

 

Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, che causano ansia o disagio marcati e che la persona tenta di ignorare o di sopprimere.

 

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali  che la persona si sente obbligata a mettere in atto, secondo regole che devono essere applicate rigidamente per ridurre il disagio legato all’ossessione o prevenire l’insorgenza di situazioni temute.

 

Le compulsioni, che assomigliano molto a dei rituali, possono essere mentali (dire  a se stessi che va tutto bene un numero di volte stabilito) o fisiche (lavarsi e mani, collezionare gli oggetti).

 

Quando questi pensieri ricorrenti e questi comportamenti ripetitivi fanno perdere molto tempo alla persona e interferiscono significativamente con le normali abitudini, come il funzionamento lavorativo, le attività o le relazioni sociali, si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo.


 

12. Dubitare di se stessi

 

Dubitare di se stessi e chiedere continuamente conferme è una caratteristica comune alle persone che soffrono di disturbi d’ansia. In qualche caso, il dubbio può diventare così assillante da diventare una ossessione. Spesso, il senso di insicurezza circa le proprie capacità e l'immagine negativa e svalutante di sé possono derivare dal fatto di essere cresciuti all’interno di una famiglia perfezionista, dove tutto quello che si fa deve essere perfetto. Le verbalizzazioni frequenti in questo tipo di famiglie sono: "se lo fai, fallo bene, altrimenti non lo fare", o "avresti potuto farlo meglio..".

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.health.com/health/gallery/0,,20646990,00.html

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

L’ansia è una reazione emotiva naturale e primitiva con valore adattivo: essa è indispensabile per attivare le nostre risorse quando siamo di fronte a un ostacolo o a una situazione potenzialmente pericolosa, creando una sensazione di disagio e mobilitando alla fuga o all'azione.

Quando  il livello di attivazione, anziché essere temporaneo come in seguito ad uno spavento, rimane costantemente elevato e perdura dopo la cessazione di stimoli minacciosi, oppure quando gli stimoli non sono obiettivamente pericolosi, l'ansia assume un carattere patologico.

Ecco qui un elenco dei possibili segnali che possono indicare l’insorgenza di un disturbo d’ansia. Se vi ritrovate in alcuni dei seguenti sintomi, sarebbe meglio chiedere un parere psicologico.


Per conoscere alcuni strumenti utili per migliorare il vostro rapporto con l'ansia potete guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=13vYpuWChQs. A questo link (http://www.psicologo-milano.it/articoli-psicologici/ansia-e-panico/504-guide-pratiche-per-la-gestione-dell-ansia ) trovate invece una pratica guida per la gestione dell'ansia da me redatta.

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5 attività basate sull'attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio

5 attività basate sull'attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I bambini che mostrano comportamenti problematici come difficoltà a controllare le emozioni, aggressività, oppositività verso le regole e tendenza a lamentarsi possono beneficiare di attività basate sull'attaccamento. Tali attività possono essere utili anche per bambini che hanno sperimentato traumi o situazioni di stress meno gravi, e persino per bambini sani e felici.

Insomma, le attività basate sull'attaccamento sono essenziali e possono portare beneficio a tutti, bambini e adulti.

 

Se siete dei genitori e il rapporto con il vostro bambino è stato teso per qualsiasi motivo, se non andate molto d'accordo in alcune situazioni o se volete semplicemente rafforzare la vostra relazione, le attività basate sull'attaccamento possono fare al caso vostro.

 

Le “attività basate sull'attaccamento” hanno lo scopo di migliorare l'attaccamento tra bambino e genitore. L'attaccamento è il legame che i bambini sviluppano con i loro caregiver primari (di solito la mamma) nei primissimi anni di vita. Questo tipo di legame, il primo in assoluto esperito dal bambino, influenzerà fortemente il modo in cui egli si relazionerà con gli altri, la natura dei rapporti che andrà a stabilire e anche la modalità personale di percepire se stesso, le altre persone e il mondo per tutto il resto della vita. Questo non significa che ciò che accade nei primi anni di vita determinerà automaticamente gli esiti di sviluppo del soggetto. Esperienze successive e processi interni di formazione della personalità possono modificare l’effetto del primo attaccamento (sia in modo positivo, che negativo).

Ecco 5 attività basate sull'attaccamento che potete divertirvi a mettere in pratica con i vostri figli:

 

1. Imitare il bambino

Questo gioco non necessariamente richiede oggetti o giocattoli. Bastano solo il genitore e il figlio, pronti a interagire tra di loro. Il genitore copia tutto quello che il bambino fa: se il bimbo batte le mani, anche il genitore le batterà, nella stessa intensità e velocità. Quando il figlio cambia il suo stile (ad esempio battendo più forte o più piano), il genitore dovrà rispecchiarlo esattamente. Contatto oculare, sorrisi e risate sono elementi fondamentali per promuovere una relazione sana e riparare o rafforzare il legame di attaccamento. Molteplici sono le azioni che possono essere rispecchiate, per esempio saltare, usare i giocattoli oppure imitare le stesse espressioni facciali.

 

2. Il sacchetto di fagioli sulla testa

Questa attività richiede un sacchetto di fagioli o qualche altro gioco leggero che rimane facilmente in equilibrio sulla testa. Il genitore si siede di fronte al figlio e tende le mani verso di lui. Il bambino, camminando verso il genitore, deve fare in modo che il sacchetto cada nelle mani del genitore. Solo nel momento in cui il genitore fa un cenno al figlio, il bambino deve scuotere la testa e far cadere il sacchetto, promuovendo così il contatto visivo. E' importante rendere l’attività divertente, per esempio creando percorsi ad ostacoli, ed è sempre fondamentale ridere insieme, anche se il sacchetto cade prima, per rafforzare la relazione.

 

3. La corsa dei cavallini

La corsa dei cavallini, nella quale il bambino viene preso sulle spalle dal genitore durante un percorso, può aiutare a riparare o semplicemente rafforzare il legame di attaccamento perché ingaggia il contatto fisico. Aggiungere effetti sonori come nitrire o il suono degli zoccoli, può rendere il gioco ancora più piacevole e divertente. Quando i figli sono piccoli non solo hanno bisogno di essere nutriti, vestiti e di avere una casa calda, ma devono anche sentirsi protetti e sapere di avere il genitore vicino a loro in qualsiasi situazione. Ecco che il contatto fisico, per esempio un abbraccio ma anche giocare a portare in groppa il figlio, veicola questo messaggio.

 

4. Massaggi rilassanti

Usare delle lozioni profumate per massaggiare le mani e i piedi del bambino può contribuire ad allacciare la relazione genitore-figlio. Il massaggio e il profumo rilassano il corpo riducendo la tensione e mettono la mente in uno stato meno difensivo. Questo facilita una maggiore apertura al dialogo e alla relazione.

 

5. Spazzolare i capelli

Molto spesso le ragazze non si lasciano spazzolare così facilmente, specialmente se da piccole i genitori erano bruschi nello spazzolare loro i capelli. Tuttavia, pettinarsi i capelli a vicenda tra madre e figlia può essere un’attività ottima per promuovere l’instaurarsi di un legame di fiducia. E’ un’attività calmante che induce senso di accudimento e affetto reciproco.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://pro.psychcentral.com/child-therapist/2014/08/5-attachment-based-activities-to-strengthen-parent-child-relationships/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Si definisce “attaccamento” il legame che si viene a formare tra il bambino e la figura di accudimento nei primissimi anni di vita.

Tale legame fungerà da modello per le successive relazioni che il bambino andrà ad instaurare nel corso della sua esistenza.

La qualità di questo legame dipende, tra le altre cose, anche dalla presenza e dalla capacità di risposta dei genitori, o di altre persone significative, ai segnali e ai bisogni del bambino.

Ecco allora, per le mamme e per i papà, 5 divertenti attività quotidiane utili a rafforzare il legame di attaccamento con i loro figli.

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Psicologia del matrimonio: 4 miti da sfatare

Psicologia del matrimonio: 4 miti da sfatare | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco 4 miti sul matrimonio a quali probabilmente molti di noi credono, ma che la ricerca psicologica attuale ha contribuito a mettere in discussione.

 

1. Convivere prima del matrimonio è sempre la scelta migliore

 

Recenti ricerche hanno sfatato il mito secondo cui una lunga convivenza prima del matrimonio sia la scelta migliore per tutte le coppie.

Nonostante un lungo periodo di convivenza, infatti, sposarsi segna comunque un’importante transizione che porta a nuovi cambiamenti. Nel momento in cui ci si sposa, molte delle idee su come dovrebbe essere la vita matrimoniale e su come dovrebbe comportarsi il proprio partner iniziano a farsi sentire. Queste concezioni, di solito poco affrontate e discusse, nascono già a partire dall’infanzia osservando la vita di coppia dei genitori, e si sviluppano durante l’adolescenza e la prima vita adulta generando specifiche aspettative. Può succedere che i comportamenti del partner non criticati durante la convivenza inizino a dare fastidio quando si è sposati. Stanley e colleghi hanno osservato che una parte delle coppie che decidono di convivere “scivolano” poi nel matrimonio senza troppo pensare all’impegno che esso richiede, spiegando una parte dei divorzi.

Un'altra curiosità: Treas e Giesen hanno studiato l’infedeltà di coppia e hanno trovato che le coppie che convivono tendono ad essere più infedeli rispetto a quelle sposate. A differenza delle coppie conviventi, le persone sposate sembrano fare un'analisi più approfondita costi/benefici prima di lasciare il proprio compagno. (...)

 

 

2. Discutere fa bene alla coppia

 

Fincham e Bradbury hanno studiato il ruolo della attribuzione di colpa all’interno del matrimonio, ossia come gli sposi spiegano le tensioni interne alla coppia e a chi attribuiscono la causa.

E’ molto frequente che, in caso di situazioni particolarmente faticose, la persona dia la colpa alle caratteristiche del partner, ad esempio al suo "egocentrismo". Invece, nei matrimoni più felici e stabili, la coppia tende a minimizzare gli eventi negativi e guarda piuttosto a cause esterne per spiegarli.

Per esempio: chiedete a vostro marito di andare a ritirare i panni in lavanderia dopo il lavoro e di essere a casa puntuale per la cena, ma lui arriva a casa due ore dopo e senza i vestiti. Racconta che c’è stato un contrattempo inderogabile sul lavoro ed era così preso a risolvere il problema che si è dimenticato della commissione e di che ore fossero. Siete infastidite ma accettate le spiegazioni fornite, oppure rinfacciate a vostro marito che questo comportamento è tipico di lui e non dà mai priorità a quello che gli chiedete? La risposta che darete a questa domanda può essere predittiva di divorzio.

L’esperto di matrimoni Gottman, autore del libro “Perché i matrimoni riescono o falliscono”, ha inoltre suggerito che se si desidera far sì che il proprio matrimonio abbia successo occorre un rapporto 5:1, cinque gesti amorevoli per uno negativo. In più, Gottman sostiene che non è tanto importante l’argomento di discussione, ma è la modalità di affrontarla che favorisce o incrina il legame di coppia: ha delineato 4 modelli distintivi di interazioni distruttive che ha chiamato “I quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Ho già parlato diffusamente di questi 4 elementi che attentano alla relazione d'amore, se vi interessa approfondire li trovate in questo articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/le-quattro-cose-che-uccidono-una-relazione-damore-consolidata/

 

 

3. Essere diversi amalgama la coppia

 

Da un certo punto di vista può essere anche vero che gli opposti si attraggono, tuttavia è ancora più vero che certe differenze fondamentali possono rappresentare un problema insormontabile. Una di queste è come ci si comporta davanti ai problemi. Esistono principalmente due categorie: le persone orientate ad affrontare il problema e quelle che scappano per evitare risultati negativi. Alcuni vedono le difficoltà come sfida per migliorarsi, altri come possibilità di fallimento (...). Può essere molto difficile vivere ogni giorno insieme a qualcuno che ha un approccio alle sfide opposto. Il linguaggio è un ottimo indice per scoprire come le persone guardano il mondo. Per esempio, in terapia i pazienti che sono orientati a risolvere i problemi dicono che desiderano scoprire chi sono, i loro sentimenti e trovare finalmente la felicità e la stabilità, mentre quelli che tendono a scappare di fronte alle difficoltà dicono che vogliono iniziare la terapia perché si sentono confusi e depressi. L’obiettivo è lo stesso, ma l’approccio è opposto.

 

 

4. Le relazioni precedenti del partner non sono importanti e non devono interessare

 

Se sono innamorato, perché mai dovrei scavare nel passato e scoprire le relazioni del mio compagno? C'è almeno un buon motivo: è bene ricordarsi che solitamente i comportamenti persistono e la personalità tende ad essere stabile nel tempo. Chiedere in maniera calma delle relazioni passate può essere utile non tanto per sottoporre il partner a un interrogatorio alimentando così la propria gelosia, ma per notare possibili somiglianze in modo da cogliere prima quali sono i segnali di allarme e così intervenire in modo differente. Se avete la fortuna di avere un partner interessato a modificare certi suoi aspetti, lavorare insieme può essere un’ottima strategia per consolidare la relazione. Tuttavia, non tutte le persone credono che sia possibile cambiare la loro natura, come sottolineato da Dweck nel suo articolo “Può la personalità essere cambiata?”. Alcuni credono che la loro intelligenza, i loro comportamenti emotivi e la personalità sono fissi: questi individui non sono i candidati ideali per mettersi in discussione. Altre persone, invece, hanno una teoria del Sé più malleabile e credono che sia possibile cambiare, certamente solo con tanto sforzo e impegno. L’autore ha scoperto che quelli con una teoria del Sé malleabile sono desiderosi di apprendere, abili nel fronteggiare il fallimento, aperti al confronto con nuove sfide e capaci di lavorare sulle difficoltà della relazione. Quindi, una buona domanda da fare al vostro potenziale sposo è se la sua teoria del Sé sia fissa o malleabile :-) Il vostro futuro potrebbe dipendere anche da questo!

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201407/4-myths-about-marriage-you-probably-believe

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quella di sposarsi (e con chi sposarsi) e' una tra le scelte più decisive che le persone prendono nella loro vita. Tuttavia, con un tasso di divorzi tra il 40 e il 50 % per il primo matrimonio, e del 60% per il secondo, non sembriamo essere così abili in questa decisione. Forse, il problema risiede in quello in cui crediamo circa il matrimonio. Uno sguardo agli studi scientifici rivela che molte delle nostre credenze circa il matrimonio sono errate...

Per conoscere invece 4 elementi che contribuiscono a rendere una coppia (sposata o non) sana, puoi guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=AQ-cVuF9dwM

 

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RABBIA: 7 aspetti da conoscere

RABBIA: 7 aspetti da conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) La rabbia è una delle emozioni fondamentali, di cui gli umani (e i mammiferi) sono dotati per affrontare in modo adattivo l'ambiente a fini di sopravvivenza. Identificare, comprendere e imparare a utilizzare le emozioni è una tra le acquisizioni fondamentali per il benessere individuale.

Di seguito sono elencate 7 caratteristiche della rabbia, che vi aiuteranno ad approfondire la conoscenza di questa emozione e a trovare soluzioni più efficaci per gestirla e modularla.

 

1. LA RABBIA SOPPRESSA E' COME UN VULCANO PRONTO A ESPLODERE

Quando mostriamo la nostra rabbia, le persone potrebbero spaventarsi. Per questo, molti genitori incoraggiano i propri figli a reprimere questa emozione piuttosto che lasciarla sfogare. Tuttavia, il problema di sopprimere continuamente emozioni negative come la rabbia è che poi queste si accumulano “sottopelle” e possono esplodere da un momento all’altro, generando reazioni aggressive molto intense. Inoltre, non è detto che questo “accumulo” conduca la persona a reagire in maniera rabbiosa ed aggressiva, ma può anche tramutarsi in un sintomo psichico.

 

2. LA RABBIA CERCA DI PARLARE CON NOI

La rabbia è la modalità utilizzata dal cervello per comunicarci che qualcosa nell’ambiente ci crea frustrazione, generando una risposta di agitazione e tensione corporea. Se qualcuno dice o fa qualcosa che ci fa arrabbiare e noi reprimiamo le nostre emozioni, stiamo anche ignorando la causa. Se un evento è così importante da suscitare questo sentimento, vuol dire che è troppo significativo per non ascoltarlo. Inoltre, se non si agisce, questo continuerà a generare rabbia.

 

3. IL CORPO CI DICE QUANDO SIAMO ARRABBIATI

La rabbia spesso si sviluppa così velocemente e intensamente che riconosciamo di essere arrabbiati solo nel momento in cui reagiamo. Tuttavia il corpo ci avvisa preventivamente attraverso una serie di segnali, quali sudorazione, tachicardia, aumento della frequenza respiratoria, irrigidimento della muscolatura scheletrica; imparando a cogliere i segnali del corpo è possibile incanalare la rabbia esclusivamente verso ciò che l’ha scatenata e chiedersi quanto sia oggettivamente giustificata in quel momento. Questi fattori permettono di smorzare la sua intensità facilitando discussioni più equilibrate.

 

4. LE REAZIONI VIOLENTE POSSONO ESSERE CONTROLLATE

Un amico ci dice qualcosa che ci ferisce, il partner appare distaccato, un bambino continua a piagnucolare fastidiosamente. Ciascuno di questi eventi può potenzialmente innescare una reazione impulsiva o rabbiosa, che nella peggiore delle ipotesi può arrecare danno a noi e agli altri. Come imparare a modulare queste risposte aggressive? Il primo passo è riconoscere la rabbia facendo attenzione ai segnali del corpo visti precedentemente; una volta riconosciuta, essa va ascoltata, al fine di capire cosa ci sta comunicando, dove siamo stati feriti, che cosa desideriamo e perché. Questa modalità ci permette di attenuare la reazione rabbiosa, in quanto ci dà il tempo di riflettere sulla situazione e scegliere la soluzione migliore per manifestare il fastidio che un determinato comportamento ha provocato in noi, ma in modo più funzionale.

 

5. RIVIVERE MOMENTI DIFFICILI DELL'INFANZIA MAI ELABORATI  Questo è un punto molto delicato. Consideriamo questo scenario: un bambino, a cui il padre sta controllando i compiti dopo cena mentre beve la sua quarta birra. Come ogni sera, trova sempre qualcosa di sbagliato e insulta il figlio chiamandolo “stupido”. Invece di ricondurre queste critiche al fatto che il padre è un alcolista, comprensibilmente il bambino sviluppa una’avversione alle critiche, reputandole non come possibilità di maturazione, ma indice di fallimento. Diventato adulto, quando il suo capo gli chiede di correggere un report, risponde con una rabbia violenta. Non può essere che tale reazione sia più riferita al comportamento del padre piuttosto che a quello del capo?

 

6. LA RABBIA PUO' INCRINARE LE RELAZIONI

La rabbia in dosi eccessive può arrivare a incrinare una relazione. Discutere con il proprio partner mentre si è “su tutte le furie”, parlare uno sull’altro, o pensare esclusivamente a cosa si può dire per “vincere” la discussione non porta nessun beneficio. Anzi, alla fine entrambi i membri della coppia perdono perché nessuno ha ascoltato l’altro; così facendo i problemi non vengono mai rilevati e risolti, fino a una possibile rottura della coppia dovuta a mancanza di comunicazione. Meglio lasciare alleviare la rabbia, che come tutte le emozioni è transitoria e prima o poi si attenua, e solo a quel punto affrontare argomenti delicati.

 

7.  MINDFULNESS E GESTIONE DELLA RABBIA

La rabbia agita impulsivamente può portare le persone amate lontano da noi. Quando siamo molto arrabbiati, spesso perdiamo il punto di vista dell'altro perché siamo travolti da questa emozione. Ci sentiamo attaccati e, se non siamo consapevoli delle ragioni per cui abbiamo questa reazione emotiva, siamo portati a reagire aggressivamente. Ecco allora che la pratica della Mindfulness (di cui parlo estesamente in questo articolo http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-consapevolezza/) può divenire un utile strumento per reagire in maniera più salutare: avendo più consapevolezza delle “micce” che fanno esplodere la rabbia, è possibile smorzare la risposta. Il lavoro sulla rabbia richiede alcuni passaggi fondamentali: 1) ampliare la consapevolezza sulle ragioni che attivano la risposta aggressiva; 2) sciogliere, attraverso un lavoro corporeo, le tensioni che mantengono attive le nostre modalità automatiche di risposta; 3) maturare un bagaglio di risposte comportamentali diverse.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/mindful-anger/201407/7-things-you-need-learn-about-your-temper

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare di emozioni, argomento che mi sta particolarmente a cuore. In particolare, questo articolo è dedicato alla rabbia: cerchiamo di comprenderla meglio attraverso 7 caratteristiche.

Parleremo dei rischi di sopprimere la rabbia, di come questa emozione ci parla attraverso il corpo, di come modulare eccessive risposte aggressive potenzialmente in grado di rovinare dei rapporti.. e tanto altro.

In qualità di emozione adattiva, la rabbia ha anche diversi aspetti positivi. Per sapere come utilizzate la rabbia a fini costruttivi, puoi guardare questo video dove lo spiego attraverso un pratico esercizio psicologico (https://www.youtube.com/watch?v=NjSg1NutRSg), e leggere il seguente articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/benefici-psicologici-rabbia/)

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Perché ci innamoriamo dei narcisisti? 5 studi scientifici per capirlo

Perché ci innamoriamo dei narcisisti? 5 studi scientifici per capirlo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La maggior parte di noi, prima o poi, si ritrova coinvolto in una storia romanticamente vorticosa con un narcisista. La relazione può durare a lungo o brevemente, ma in ogni caso, alla fine del rapporto, tutti si chiedono come hanno fatto a lasciarsi ammaliare dai loro modi, cosa li ha resi così vulnerabili al fascino di un cuore freddo, manipolatorio e spesso imbroglione, e come hanno fatto a non accorgersi che era solo apparenza. Queste sono le domande che molto probabilmente si è posta la ninfa Eco dopo il suo incontro con Narciso.

 

Perché è così facile essere sedotti da un narcisista?

La risposta più semplice è la seguente: il narcisista è molto abile nell’arte della manipolazione e all’inizio della relazione risulta essere molto attraente e coinvolgente.

La risposta più complessa prende spunto da alcune ricerche che hanno indagato il modo in cui i narcisisti si muovono all’interno dei rapporti. Di seguito, 5 studi scientifici sull’argomento.

 

1. IL FASCINO INIZIALE DEL NARCISISTA

“Mai giudicare un libro dalla copertina.” I narcisisti mostrano grande sicurezza in loro stessi, avanzano continue richieste all’altro alimentate dal presupposto che tutto sia loro dovuto, e fanno di tutto per dimostrare che siete gli ammiratori di cui hanno bisogno.

Mitja Back e collaboratori hanno condotto uno studio per scoprire perché un narcisista è in grado di fare sugli altri una così buona impressione. Un motivo risiede nella rappresentazione grandiosa che hanno di loro stessi. Dato che i narcisisti fanno di tutto per convalidare loro stessi, si focalizzano sulla presentazione: vestiti, accessori e make-up. Alcuni di loro sono nati fisicamente perfetti, ma comunque tutti lavorano per mantenere un look attraente e sempre alla moda. Inoltre affascinano attraverso umorismo, conversazioni scintillanti, un bel sorriso e maniere dolci. Questo perché un narcisista “vive” per conquistare l’altro. Ed è esattamente ciò che lo studio ha trovato. I ricercatori hanno fatto incontrare 72 matricole che non si erano mai viste prima, ognuna delle quali doveva presentarsi a tutti gli altri. In precedenza, avevano somministrato loro un questionario che indagava i tratti narcisistici. Successivamente ciascuno veniva valutato da tutti in termini di abbigliamento, stile, comportamento e popolarità. Si chiedeva se la persona era apparsa piacevole e se si voleva approfondire la conoscenza. Siete sorpresi di sapere che i narcisisti erano quelli considerati più affascinanti e seducenti? Molti di noi si sentono particolarmente ansiosi quando si devono presentare in un gruppo di gente nuova. Beh, non i narcisisti, che sono invece particolarmente disinibiti nei contesti sociali. 

In un secondo studio, sempre condotto dalla stessa equipe, si mostrava a un gruppo di studenti il video delle matricole che si presentavano e anche questi reputavano più affascinanti e interessanti da conoscere i soggetti che avevano ottenuto un punteggio elevato nel questionario sui tratti narcisistici. Quindi se innamorarsi di un narcisista ci fa sentire stupidi, apprezziamo almeno il fatto che non siamo gli unici.

 

2. SICUREZZA E FASCINO FANNO SI' CHE IL NARCISISTA APPAIA SEXY E UN PARTNER IDEALE

Micheal Durfner e collaboratori hanno chiesto ai partecipanti del loro esperimento di scendere in strada in una città della Germania con il compito di approcciare 25 donne e ottenere il loro numero di telefono e mail. I ricercatori hanno seguito di nascosto gli uomini e successivamente intervistato le donne fermate chiedendo loro se erano state contente del modo in cui erano state approcciate e se trovavano l’uomo bello e affascinante. Più l’uomo era narcisista, più aveva ottenuto numeri telefonici ed era stato considerato molto attraente. I partecipanti narcisisti, a differenza degli altri, semplicemente sapevano già come dovevano muoversi. Ahimè, anche se può sembrare che siano concentrati sull’altra persona, la loro performance è incentrata soltanto sul validare la loro bravura da seduttori.

 

3. IL NARCISISTA VUOLE SOLO GIOCARE

Studi mostrano che i narcisisti necessitano continuamente di relazioni, ma le preferiscono brevi, senza complicazioni e troppo impegno. Tendono inoltre a cercare già un nuovo legame che soddisfi i loro bisogni mentre sono ancora nella relazione precedente. Una delle ragioni per cui i narcisisti causano molte sofferenze all’altro è che danno segnali ambigui: essi desiderano essere all’interno di una relazione, ma solo alle loro condizioni. Il loro stile relazionale, come affermano Campbell e collaboratori, è fondato sul gioco e sul controllo delle relazione. Amano avere potere sul partner, evitano la troppa intimità, non vogliono prendersi impegni, pretendono la loro autonomia ma esigono tutta l’attenzione dell’altro su di loro. Campbell e colleghi hanno inoltre osservato che i narcisisti si approcciano preferibilmente con persone che hanno una bassa autostima, aumentando la probabilità di ottenere l’ammirazione che si aspettano di avere.

 

4. TECNICAMENTE IL NARCISISTA E' BRAVO A LETTO

Il lavoro di McNulty e Widman ha indagato specificatamente come il narcisista funzioni nell’ambito sessuale. In generale, avere una relazione sessuale appagante è parte integrante di una relazione amorosa soddisfacente, e l’empatia e la comunicazione aperta con il proprio partner sono fattori fondamentali all’interno della coppia. E per i narcisisti? I narcisisti non sono né empatici né interessati alla comunicazione con l’altro, piuttosto tendono ad essere aggressivi e avere una predilezione per l’infedeltà, aspetti che sono opposti a una buona relazione sessuale. Tuttavia essi risultano dei gran bravi amatori, perchè entra in gioco il loro potere seduttivo e l’attenzione sulla prestazione sessuale. Diventare bravi a letto è uno dei loro obiettivi principali. Nell’ambito sessuale, infatti, i tratti narcisistici vengono attivati: ciò che si ricerca è la validazione delle proprie capacità.

Un secondo studio condotto dagli stessi autori rivela che è solo il “narcisismo sessuale” a predire l’infedeltà; sentirsi compiaciuti delle proprie abilità sessuali e una mancanza di empatia per il partner sono aspetti connessi ad una condotta infedele.

 

5. IL NARCISISTA NON PERDONA E NON DIMENTICA

C’è un’ultima ragione per cui la relazione con un narcisista sarà impervia: secondo lo studio condotto da Exline, la risoluzione di conflitti è altamente improbabile con i narcisisti perché essi sono molto scettici circa il valore del perdono da una parte, e si offendono con facilità dall’altra. I narcisisti valutano tutto secondo costi-benefici e difficilmente perdonano o dimenticano perché non trovano nessun beneficio. Inoltre, sono soliti tenere il broncio a lungo nelle relazioni.

 

Volete sapere l’unica buona notizia di quando sfortunatamente ci si innamora di un narcisista? Tutti questi comportamenti, con il tempo, permetteranno di fare luce su chi si ha di fronte.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201406/why-we-fall-narcissists

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Vi è mai capitato di avere a che fare con un narcisista? E di innamorarvene?

Una certa dose di stima di sé e di amor proprio sono auspicabili in ognuno di noi; è ciò che viene definito “narcisismo sano”.

Invece, quando la stima di sé diviene eccessiva, il bisogno di essere ammirati esasperato e gli altri vengono trattati come oggetti e manipolati, siamo davanti ad una personalità narcisistica dal punto di vista più problematico del termine.

Ovviamente, queste caratteristiche di personalità si giocano all'interno delle relazioni e divengono particolarmente evidenti nei rapporti a due.

Vi propongo un articolo che, attraverso 5 studi scientifici, vi permetterà di capire qualcosa in più sulle modalità in cui i narcisisti si comportano all'interno delle relazioni sentimentali. E se scorgete qualcuno di questi segnali.. pensateci bene! ;-)

 

Se vi interessa l'argomento, vi consiglio la lettura del libro “Ho sposato un narciso. Manuale di sopravvivenza per donne innamorate” di Umberta Telfener.  

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10 suggerimenti che le persone di mezza età dovrebbero seguire per essere felici

10 suggerimenti che le persone di mezza età dovrebbero seguire per essere felici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Se c’è un aspetto sul quale tutti i teorici dello sviluppo concordano è che la crescita di ciascun essere umano procede secondo fasi di sviluppo.

In ogni fase, l'individuo acquisisce determinate abilità cognitive ed emotive e vi sono specifici obiettivi da raggiungere per ottenere soddisfacimento. Le competenze che occorrono per raggiungere pienamente una specifica tappa di sviluppo sono specifiche per quello stadio e non necessariamente si applicano a quello successivo.

Questo aspetto molto spesso viene dimenticato dalla maggior parte delle persone, che continuano a comportarsi e a pensare in nuove fasi con modalità tipiche di periodi precedenti. Ecco allora qualche consiglio per persone di mezza età che cercano felicità e soddisfazione coerentemente con la fase del ciclo di vita che stanno attraversando.

 

1. RIVEDETE IL VOSTRO CONCETTO DI "VINCITA"

Quando si è giovani, essere competitivi risulta molto vantaggioso. Nel mondo del lavoro e in quello delle relazioni, la competizione e la vittoria sono fattori essenziali per guadagnare il proprio posto nel mondo. Tuttavia, quando si raggiunge una certa età, arriva il momento di lasciare andare l’attitudine a primeggiare e vincere a tutti i costi e cominciare a pensare che l’importante è solo fare del proprio meglio. A questo punto della vita si ha già “gareggiato” a sufficienza e si ha già pagato un buon prezzo in stress per ingaggiarsi nel raggiungimento dei propri obiettivi. (…) Invece di vincere, si potrebbe dunque pensare a cooperare. Quando si è in gruppo, è più semplice dare il proprio contributo che voler continuamente battere l’altro. Comparate queste due frasi: “Farò il mio meglio per cooperare e permetterò che anche gli altri facciano lo stesso” vs. “Farò meglio di chiunque altro e vincerò”. Quale vi sembra più stressante? Nessuna delle due attitudini è sbagliata, ma la prima è più appropriata per i giovani che devono osare e mettersi in gioco. A una certa età, invece, perché non raggiungere la pace dei sensi se basta semplicemente cooperare? Cooperate e smettete di preoccuparvi di dovere per forza brillare sugli altri. Questo porterà a meno pressione e più soddisfazione.

 

2. SMETTERE DI CONFRONTARVI

Confrontare continuamente se stessi con gli altri è un’abitudine comune dei ventenni che sono preoccupati circa il loro posto nel mondo. E’ inevitabile: quando si è giovani, si manca di esperienza. Si sta imparando a conoscersi e si è preoccupati di dimostrare a se stessi e agli altri il proprio valore. Si guarda sempre quello che fanno gli altri per avere un termine di paragone. Si necessita di scoprire tutte le proprie abilità e di imparare a gestire le paure. Certamente tutto ciò causa ansia. Quando si è cinquantenni, invece, si hanno provato molte esperienze e arriva il momento di lasciar andar via la paura di misurarsi. Riconoscete le vostre capacità e i vostri talenti e lasciate agli altri i loro, senza preoccupavi di dire chi è il migliore, senza dover dimostrare niente a nessuno. Pensate di più a divertirvi e fate solo ciò che ritenete interessante.

“(…) la vita è una storia che occorre a un certo punto riscrivere allo scopo di riflettere sui valori più profondi. A 40 anni, quando gli obiettivi materiali non sono più così importanti, emerge il desiderio di rispondere alle domande fondamentali: chi sono, perché sono qui, cosa farò il resto della mia vita? Invece, quando si è giovani, si desidera raggiungere i propri obiettivi, sperimentare nuove strade, conoscere differenti persone e competere nel mondo.” (Nancy Anderson).

 

3. FATE PER VOI STESSI, NON PER ESSERE APPROVATI DAGLI ALTRI

I giovani non lo ammetteranno mai, ma hanno continuamente bisogno di riconoscimento e approvazione. Questo è fisiologico: non avendo esperienza e competenze, tendono continuamente a chiedere se hanno fatto tutto giusto. Quando si raggiunge una certa età, invece, non c’è persona migliore a cui chiedere conferma che se stessi. Focalizzatevi sul diventare consapevoli dei vostri pensieri, opinioni e sentimenti. Esprimeteli in maniera chiara e onesta, lasciando cadere tutto il superfluo. Quando esprimere se stessi ha la priorità sul piacere agli altri, otterrete un dono inestimabile. Alcune persone vi approveranno, altre vi disapproveranno. Alcune vi ignoreranno o non vi apprezzeranno. Questa modalità vi farà trovare persone che desiderano stare con voi solo per come siete veramente. Questo è il dono: stare in una compagnia all’interno della quale tutti esprimono chi sono veramente senza preoccuparsi dell’approvazione. Questo porta a relazioni autentiche e genuine. L’alternativa è continuare a camuffare pensieri e sentimenti per assecondare il prossimo, mediando sulla propria posizione solo per piacere agli altri. Ma in questo caso, chi amano veramente gli altri? Voi o la vostra “facciata”?

 

4. RISCOPRITE I VALORI

La chiave per essere appagato in ogni fase della vita è conoscere e vivere i valori più profondi. Questo è particolarmente importante durante la mezza età, quando si è maggiormente capaci di abbracciare e perseguire pienamente i valori. Di notevole importanze è chiedersi: cosa è veramente importante nella vita? Quali sono i valori principali? Sono i valori che guidano le decisioni maggiori, ecco perché è importante conoscerli. Altrimenti, si è “sbattuti qua e là” dal vento delle opinioni popolari e non si sa e non si fa quello che è più giusto per se stessi (...).

 

5. OLTREPASSATE IL MATERIALISMO

Quando si è giovani, si ricerca continuamente di ottenere beni materiali per dimostrare il proprio valore e per aumentare la propria autostima. Si cerca di accumulare sempre più cose per metterle in mostra e dimostrare agli altri quanto si vale. Tuttavia il materialismo a lungo andare non è una buona soluzione per raggiungere la felicità (…). Spesso le persone ricercano nelle cose un appagamento duraturo, ma ogni volta si accorgono che dopo pochi giorni la felicità di aver ottenuto quell’oggetto svanisce. Si comprano macchine, vestiti, accessori, case che momentaneamente ammaliano, ma poi la contentezza passa velocemente. E rimane solo una sensazione di vuoto. Attenzione allora a non investire esclusivamente nelle cose come mezzo per raggiungere la felicità, ci si sentirà poveri.

 

6. SMETTETE DI CONTRADDIRE I VOSTRI CAPI

Non è tempo di smettere di contraddire le autorità? Se si è vicini alla mezza età, la giusta risposta è SI. Avete un lavoro dove qualcuno ricopre un ruolo più elevato e vi dà ordini? Qual è il problema? Ci sono vari vantaggi nel lasciare che le autorità facciano il loro lavoro:

- vi potete rilassare e fare solo il vostro compito;

- vi potete focalizzare su fare il vostro meglio;

- potete guadagnare la fiducia delle autorità;

- sapere chiaramente qual è il proprio ruolo permette di ridurre le pressioni;

- non avere responsabilità che di se stessi e di quello che si fa.

Non è arrivato il tempo di finire di dimostrare continuamente di essere migliori, più intelligenti, più competenti delle autorità? Una curiosità: quando si smette questa sfida, i talenti vengono a galla in maniera naturale e questa è la chiave per spiccare agli occhi delle autorità.

 

7. ABBRACCIATE I VOSTRI LIMITI

A chi piace ammettere i propri limiti? A pochissime persone. In realtà i limiti sono qualcosa di fondamentale (…). La ragione per abbracciare i propri limiti può sembrare un paradosso: quando si accettano i propri limiti, ci si sente liberi. Quando si è giovani e alle “prime armi”, si pensa di essere “illimitati”: si ritiene di potersi occupare di qualsiasi cosa, di essere in grado di gestire tutto e di risolvere qualsiasi problema senza chiedere mai aiuto a nessuno. Dopo molti anni di lavoro si impara la lezione più importante per la propria carriera: si è efficaci e produttivi solo in alcuni ambiti lavorativi. E ci sono alcuni settori nei quali è meglio non intromettersi. Lentamente si accetta di avere anche dei limiti, si arriva a capire che non si è sempre la persona giusta per quel tipo di lavoro. E ci si sente molto più liberi e sereni nell’accettare o rifiutare certi incarichi. Quando si impara a conoscere i propri limiti, ecco che subentra una piacevole sensazione di sicurezza circa le proprie competenze. L'obiettivo dovrebbe essere quello di ricercare un equilibro tra il saper accettare i propri limiti e il desiderare continuamente di crescere.

 

8. TRACCIATE I VOSTRI CONFINI

Forse è arrivato il momento di disegnare chiaramente i confini circa ciò che è accettabile o desiderabile per voi. Potete fare questo apprezzando l’enorme valore di una sola parola : NO.

NO, non voglio andare a quella cena.

NO, non sono d’accordo.

NO, non ti presto la mia macchina.

NO, non ti presto dei soldi.

NO, non mi è piaciuto quel film.

NO, non voglio pulire la tua camera al posto tuo.

La lista può essere infinita. Quando sapete chi siete e cosa è importante per voi, dire NO è essenziale per mantenere la vostra integrità e perseguire quello che vi si confà. Le persone si offenderanno quando direte la vostra opinione o rifiuterete le loro richieste? Molto dipende dal modo in cui direte la vostra risposta, e molto dipende dalla persona che riceve il messaggio. In generale, non pensate sempre ad accontentare ed esaudire le esigenze dei vostri amici, ma disegnate chiaramente i vostri confini, dando il giusto spazio ai vostri bisogni.

 

9. IMPARATE A VEDERE I VOSTRI GENITORI COME PERSONE

Nessuna riflessione sulla propria vita è completa senza ripensare al ruolo svolto dai vostri genitori, e molto spesso sono ancora presenti conflitti mai superati. Durante l’adolescenza siete stati ribelli e li avete visti come oppressivi, controllanti o poco interessati a voi. Certamente in parte sono stati anche così. Se desiderate risolvere certe questioni affettive e relazionali che riguardano i vostri genitori, è giunto il tempo di vederli sotto un’altra luce, più tenue: sono anche loro persone. Anche loro hanno pregi e difetti, forze e debolezze, proprio come voi. Una piccola strategia per smorzare i toni e iniziare a riflettere su di loro è prendere un pezzo di carta e scrivere due numeri: il primo è la vostra età di adesso, il secondo è l’età di vostra mamma quando siete nati. Quando guarderete questi numeri a cosa penserete? Quali ricordi e sentimenti affioreranno alla mente? Provate a fare un paragone tra quello che hanno fatto loro e voi quando avevate la stessa età.

 

10. CERCATE DENTRO DI VOI LE RISPOSTE

Si ricercano sempre le risposte alle domande fondamentali della vita FUORI, e ci si accorge solo alla fine del percorso che esse erano già DENTRO di noi. Tutti i grandi maestri di pensiero hanno validato questo principio.

“Serve poco per rendere una vita felice, è tutto dentro di voi, nel vostro modo di pensare.” Marco Aurelio

“La pace viene prima da dentro. Non cercarla fuori senza prima averla raggiunta interiormente.” Buddha

(...)

 

Che cosa conduce a rimanere fermi e ancorati alle proprie, vecchie e ripetitive modalità di pensare e comportarsi? (…) La risposta è che gli attaccamenti a certezze costruite nel passato possono impedire di mettere in atto strategie più congrue all'età che si ha, e possono diventare “paraocchi” che ostacolano uno sguardo più veritiero su se stessi, non permettendo la presa di consapevolezza circa nuove potenzialità. I vecchi problemi e dolori diventano familiari, e la familiarità finisce per inchiodare a modalità già sperimentate.

Ora che lo sapete, potete fare qualcosa.

 

“Apri i tuoi occhi, guardati dentro. Sei soddisfatto della vita che stai vivendo?” Bob Marley

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://blogs.psychcentral.com/nlp/2014/06/10-things-mid-lifers-must-do-to-find-happiness/

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Siete uomini e donne di mezza età sormontati da mille impegni, preoccupati per il benessere della vostra famiglia e per la vostra crescita professionale? Le vostre relazioni sono complicate? Vi è mai capitato di riuscire a raggiungere obiettivi o risolvere problemi, ma di non sentirvi appagati e soddisfatti? Non riuscite a capire perché le strategie utilizzate da giovani adesso non portano più a ottimi risultati?

 

In questo articolo vi propongo alcuni spunti per modificare e rivedere, alla luce dell' età, alcune modalità ormai acquisite, con l'obiettivo di imparare a vivere più serenamente e godervi il resto della vostra vita.

 

A questo scopo, può esservi utile anche la visione di uno dei miei ultimi videotutorial, dove parlo dei 5 maggiori rimpianti delle persone in punto di morte. Eccolo:  https://www.youtube.com/watch?v=qPnUzk6jKwk#t=11

 

 

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