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Videotutorial - Esercizio psicologico: ogni difetto contiene un pregio...

E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia...
Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.


Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti?
grazie!

Luca Mazzucchelli

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Danilo Puzzo's comment, September 1, 2012 7:58 AM
se mi dai il permesso lo pubblico nei prossimi giorni mettendo il link al tuo sito...ciao Luca
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's comment, September 1, 2012 8:31 AM
Certo che si, la sua riproduzione è libera!
FuturaPsi's comment, September 17, 2012 10:56 AM
Davvero molto interessante!! Da studentessa di psicologia quale sono, mi è davvero molto utile. Ho scoperto un nuovo modo di vedere i difetti e non star li sempre a giudicarli. Complimenti!
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Perché molte donne tendono a svalutarsi?

Perché molte donne tendono a svalutarsi? | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Due amiche si incontrano per strada:

Mary: “Lucy.. ma ciao!!! Come ti trovo bene... Sei in una forma fantastica!”

Lucy: “Scherzi?! Ma se non ho dormito nulla e sono uscita di casa con la prima cosa che ho trovato!! Piuttosto... il tuo vestito è meraviglioso!!”

Lucy: “Bah.. non direi proprio!... pensa che l'ho trovato ad una svendita.. non durerà molto!!!”

 

In un video molto divertente (potete trovarlo a questo link in lingua inglese: https://www.youtube.com/watch?v=hzlvDV3mpZw&feature=youtu.be), l'attrice Amy Schumer prende in giro un classico stereotipo femminile: la reazione funesta ai complimenti.

 

Quando le donne ricevono un complimento, solitamente la loro prima reazione è quella di ridimensionarlo, svalutarsi e sottolineare esclusivamente i loro difetti, invece che accettare e mostrare gratitudine.

 

Da dove viene questo comportamento?

Spesso si tende a pensare alle solite spiegazioni piuttosto scontate: le donne hanno una bassa autostima, le donne odiano se stesse, la società le ha educato a dribblare i complimenti.......

Ma la vera ragione sta altrove: le donne si svalutano per proteggersi dall’invidia. E sfruttano questo comportamento in modo strategico.

 

La pubblicità ci ha fatto credere che essere oggetto di invidia sia un obiettivo da raggiungere, tuttavia la maggior parte delle donne, implicitamente o attraverso l’esperienza, conosce bene i pericoli di evocare questo sentimento negli altri.

 

Si è soliti dire che “alle persone attraenti viene sempre data la fetta di torta più buona”, intendendo che essi sono spesso trattati coi guanti e hanno più successo delle persone poco attraenti.

Come tutte le massime, è vera soltanto in piccola parte, poichè il modo in cui le persone affascinanti vengono trattate dipende significativamente anche da un'altra variabile, ossia l'essere o meno percepite come minacce/ostacoli per gli altri.

 

In uno studio condotto da Agthe e collaboratori (2011) è stato chiesto a un campione di dipendenti, sia uomini che donne, di valutare possibili candidati a nuove posizioni all’interno della loro azienda. Sia i partecipanti maschi sia le femmine penalizzavano i candidati più attraenti se erano del loro stesso sesso, mentre preferivano candidati di bell’aspetto se erano del sesso opposto.  

Uno studio precedente, ma condotto all’interno di un campus universitario, era giunto a risultati simili (Agthe et al., 2010). È stato chiesto a 3000 studenti di valutare i partecipanti al bando di una borsa di studio: i candidati attraenti erano giudicati negativamente dagli studenti dello stesso sesso, mentre ottenevano un buon giudizio dagli studenti di sesso opposto.

I ricercatori hanno spiegato i risultati di questi due studi affermando che le persone considerate attraenti dello stesso sesso possono essere potenti minacce sociali.

 

Li & Zhou (2014) recentemente hanno indagato l’impatto che ha l’attrazione nel giudicare le persone nel momento in cui queste sono artefici di ingiustizie.

Per osservare ciò gli autori hanno utilizzato un gioco economico, “Il Dittatore”. In questo gioco i partecipanti all’esperimento era suddivisi in piccoli gruppi. In ciascun gruppo veniva assegnata una somma di denaro a un solo soggetto (chiamato per l’appunto dittatore) che era libero di decidere se tenere tutti i soldi per sé o condividerli con altri partecipanti. Alcuni soggetti non erano collocati in nessun gruppo e avevano il ruolo di giudici: osservavano le mosse del dittatore, valutavano il livello di scorrettezza nel distribuire il denaro e stabilivano il grado di punizione da infliggere. I ricercatori hanno scoperto che i dittatori attraenti dello stesso sesso erano puniti più severamente rispetto ai dittatori attraenti di sesso opposto. Invece, se il dittatore veniva considerato non di bell’aspetto, i giudici erano molto più benevoli nel punirlo anche se era stato avaro nello spartire i soldi.


Questi ricerche dimostrano, complessivamente, che non è vero che le persone più attraenti ricevono sempre la fetta di torta più buona! I complimenti solitamente attirano l'attenzione delle persone, e di conseguenza l'invidia. Per questo motivo possono essere pericolosi!

In particolare, in un recente studio condotto da Brown e collaboratori (2014) si è osservato che le donne, a differenza degli uomini, si sentono fortemente minacciate quando un'altra persona fa complimenti sull’aspetto fisico del proprio partner. I ricercatori hanno ipotizzato che le donne interpretano questi complimenti come possibili tentativi da parte di altre donne di sottrar loro il compagno.

 

Un efficace rimedio per sfuggire alle invidie delle persone: essere autoironici, saper ridere di se stessi.

Greengross e collaboratori (2008) hanno scoperto che sia gli uomini sia le donne belli ed affascinanti che sanno ridere di se stessi sono considerati ancora più attraenti, a differenza delle persone poco attraenti che vengono considerate patetiche quando fanno autoironia.

Quindi se siete attraenti e qualcuno vi fa un complimento, un pizzico di autoironia non farà altro che aumentare in modo esponenziale il vostro fascino.

In un recente articolo “I capi che sanno ridere ottengono dai colleghi un pollice alzato” pubblicato sulla rivista Leadership and Organization Development Journal (2014) è emerso che i leader più vincenti ed ammirati sono quelli che utilizzano l’autoironia aumentando così il senso di fiducia e di stima da parte dei propri dipendenti. Nella ricerca, 155 studenti sono stati assegnati casualmente a differenti tipologie di leader; i capi che usavano maggiormente l’autoironia erano giudicati dai partecipanti più competenti, flessibili e grintosi rispetto a quelli che utilizzavano un umorismo aggressivo rivolto agli altri.

Karen Anderson, giornalista per Forbes esperta di leadership, in un suo articolo ha descritto alcuni aspetti salienti dell’autoironia, compreso come questa aumenti la vicinanza emotiva con gli altri anche nei lavori più improbabili come fare la spia per la CIA. Perché? L’autoironia è disarmante in quanto fa sentire le persone più a contatto con il mondo interno dell’altro.

 

Ricordatevi dunque questi spunti la prossima volta che vedrete rispondere una donna a un complimento smorzando i toni e anzi ironizzando sui propri difetti: non è indice di svalutazione di sé, ma difesa strategica delle proprie competenze!

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/good-thinking/201504/the-real-reason-some-women-put-themselves-down

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quando le donne ricevono un apprezzamento, invece di sorridere e ringraziare, spesso reagiscono svalutando il complimento ricevuto e, addirittura, sottolineando i propri difetti.


Se da una parte il sapere ricevere complimenti è una skills che occorre sviluppare in quanto contribuisce a riconoscersi delle qualità positive e a sostenere l'autostima, dall'altra “la reazione negativa ai complimenti” tipicamente femminile sembra nascondere motivazioni più articolate rispetto ad una semplice mancanza di stima in sé stesse.

 

Quali? Scopriamolo attraverso una serie di ricerche psicologiche che si sono interessate a questo tema.

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SAI RICONOSCERE IL LOGO APPLE? Gli “scherzi” della memoria

SAI RICONOSCERE IL LOGO APPLE? Gli “scherzi” della memoria | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Quale tra queste immagini rappresenta il logo di Apple?

 

 

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Se avete scelto “B”, avete fatto meglio di 84 su 85 studenti dell'UCLA University (University of California, Los Angeles) a cui è stata posta la stessa domanda.


Ebbene si: in 84 hanno indicato il logo errato. E ciò è avvenuto in un gruppo di persone nel quale 52 erano esclusivamente utenti Apple e 75 erano possessori di almeno un dispositivo Apple.

 

In quanto utilizzatori abituali di prodotti del brand, presumibilmente i partecipanti vedevano il logo più e più volte ogni giorno: sul proprio computer, iPad e iPhone. Tuttavia, non sono stati capaci di selezionarlo in questa stringa di loghi simili.

 

In aggiunta, ciò è avvenuto nonostante, prima di effettuare il compito, i soggetti si fossero dichiarati praticamente certi che sarebbero stati in grado di risolvere con successo il compito.

 

Il dottore Alan Castel, uno degli autori dello studio, ha dichiarato: “Abbiamo rilevato una notevole discrepanza tra la fiducia che i partecipanti esibivano nelle loro capacità di risolvere il compito, e la loro reale capacità di farlo. La nostra capacità di ricordare alcune caratteristiche di oggetti molto comuni è, insomma, molto più limitata di quanto pensiamo”.

 

La ragione di questa discrepanza è che, anche se noi non ce ne accorgiamo, la nostra mente si concentra solo su informazioni che sono davvero importanti per noi. All'interno dei nostri ricordi tendiamo a fissare il “nocciolo” delle informazioni piuttosto che le specifiche, e i dettagli di un logo aziendale non sono così importanti nella nostra vita quotidiana.

 

Insomma, siamo certamente in grado di distinguere il logo di Apple dal logo di Microsoft, ma se ci chiedessero di disegnarlo sarebbe una vera sfida! :-)

 

Gli autori dello studio, nella loro ricerca, hanno citato anche il classico esperimento del penny:

"... Le persone molto spesso hanno difficoltà a riconoscere la corretta collocazione delle varie caratteristiche di una moneta da un penny. Sebbene i centesimi siano oggetti molto comuni, le persone non hanno una reale necessità di decodificarne tutte le caratteristiche specifiche.

Allo stesso modo, le persone fanno molta fatica a ricordare la posizione di estintori visti in precedenza, nonostante questi siano tipicamente posti in luoghi molto visibili e nonché siano associati con situazioni ad alto rischio.

La memoria esplicita è molto limitata anche in riferimento a moltissimi oggetti con cui le persone interagiscono con il quotidiano, come ad esempio tastiere di computer e calcolatori, telefoni, la disposizione dei pulsanti dell'ascensore, e addirittura le caratteristiche specifiche della segnaletica stradale”

 

Dunque, se siete convinti che la vostra memoria sia scarsa, fatevi confortare da questa ricerca: significa semplicemente che ciò che non ricordate non è importante per voi.

 

Lo studio (Blake et al., 2015) è stato pubblicato sulla rivista The Quarterly Journal of Experimental Psychology

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2015/05/take-the-apple-logo-test-explains-why-everyday-memory-is-so-poor.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Sapreste riconoscere il logo di Apple?

 

Siete sicuri?

 

Mettetevi alla prova!

 

Uno studio condotto nel 2015 da Blake e collaboratori rileva (e conferma) che questo compito non è così facile come pensiamo....

 

Sempre sull'argomento, QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/caratteristiche-memoria-strane/) potete leggere un mio articolo che tratta alcuni affascinanti stranezze sulla memoria.

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La depressione distorce la percezione del tempo

La depressione distorce la percezione del tempo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Il tempo ha certamente una sua dimensione “soggettiva”: in generale le persone sperimentano delle differenze nella percezione del tempo, aldilà che soffrano o meno di depressione. Ad esempio, dieci minuti nella sala di attesa di un dentista possono sembrare un'ora, mentre una piacevole conversazione con un amico può passare in un batter d’occhio.

 

Ciò che rileva un nuovo studio è che le persone che soffrono di depressione hanno però la costante sensazione che il tempo trascorra più lentamente, o addirittura che si sia fermato.

 

Il dottor Daniel Oberferd-Twistel, uno degli autori dello studio, ha spiegato: "Psichiatri e psicologi che lavorano quotidianamente negli ospedali e negli studi riportano spesso che i pazienti depressi percepiscono il tempo come un trascinarsi in avanti in modo lento, come se trascorresse a rallentatore. Anche i risultati delle nostre analisi confermano queste segnalazioni".

 

La cosa bizzarra è ciò che accade quando viene richiesto a persone depresse di valutare intervalli di tempo, ad esempio invitandoli a guardare film e a stimarne la durata, oppure a premere un bottone dopo un arco di tempo di cinque secondi. Ebbene, nei risultati fra persone con o senza la depressione, non è stata rilevata alcuna differenza: le persone depresse sono altrettanto accurate nel giudicare un intervallo di tempo ben preciso.

 

Il Dr. Daniel Oberfeld-Twistel ha spiegato: "Abbiamo trovato forti indicatori che mostrano come negli individui depressi la sensazione soggettiva del trascorrere del tempo sia qualcosa di diverso rispetto all'abilità di valutare l’effettiva durata di un evento esterno".

 

Gli scienziati non sono ancora sicuri del perché esattamente le persone affette da depressione percepiscano il tempo come un logorante trascinarsi a rilento, ma ipotizzano che potrebbe essere dovuto al modo in cui esse si focalizzano sul trascorrere del tempo.

 

Le persone non affette da depressione, quando sono coinvolte in attività, possono percepire lo scorrere del tempo come più rapido in quanto sono assorbite dal compito. Le persone affette da depressione, invece, sarebbero maggiormente concentrate sullo scorrere del tempo, facendolo sembrare ancora più lungo.

 

La ricerca, dal titolo “Time perception in depression: A meta-analysis” è stata pubblicata sul Journal of Affective Disorders (Thones & Oberfeld-Twistel, 2015).

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2015/03/depression-distorts-peoples-perception-of-time-study-finds.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Come ormai saprete se avete imparato a conoscermi, periodicamente mi piace divulgare i risultati di ricerche scientifiche pubblicate su riviste specialistiche peer-review. 

 

Oggi vi do i dettagli di un recente studio, pubblicato a inizio 2015 sulla rivista Journal of Affective Disorders, che ha dato la conferma scientifica di un fatto che psicologi e psichiatri rilevano quotidianamente nei loro luoghi di lavoro: i pazienti che soffrono di depressione farebbero esperienza di un tempo che scorre molto più lentamente rispetto alla media della persone.... 

Un'esperienza soggettiva dolorosa ma non sorprendente, se pensiamo che quando viviamo situazioni che in qualche misura non ci piacciono, tutto sembra andare più lentamente. 

 

L'aspetto curioso sta nel fatto che, quando ai soggetti depressi veniva chiesto di dare una valutazione oggettiva del tempo, ad esempio stimando la durata di un film, i risultati erano simili a quelli riportati da soggetti che non soffrivano della patologia.

 

L'articolo mette dunque in luce la differenza tra tempo oggettivo e tempo soggettivo e dà un'idea di quanto l'esperienza soggettiva sia ciò che più influenza la nostra condizione psicologica...

 

Per altri articoli divulgativi tratti dalla letteratura scientifica, puoi ad esempio leggere QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/musica-classica-psicologia-apprendimento/) come 20 minuti di musica classica aumentano apprendimento e memoria e QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/stress-traumi-psicoterapia-dna/) come lo stress indotto da traumi può causare danni nel DNA, ma la psicoterapia può guarirli.

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Sogni: 10 interessanti approfondimenti scientifici

Sogni: 10 interessanti approfondimenti scientifici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Perché alcune persone ricordano i sogni e altri no? Qual è il centro cerebrale che controlla i sogni? Qual è la funzione dei sogni? E quale il loro significato?

In questo articolo cerchiamo di rispondere a queste e ad altre interessanti domande su uno dei più affascinanti prodotti della mente umana.

 

1. Perché alcune persone ricordano i sogni e altri no?

 

Alcune persone ricordano moltissimo dei loro sogni, altre quasi nulla. Perchè questa differenza? Parte del motivo per cui alcune persone ricordano meglio i loro sogni è che si svegliano di più durante la notte, anche solo per brevi periodi. E' infatti necessario essere svegli per codificare i sogni nella memoria a lungo termine, altrimenti questi vengono generalmente persi durante la notte.

 

2. Il centro di controllo dei sogni

 

(…) Un recente studio di imaging cerebrale (Eichenlaub et al., 2014) ha rivelato che coloro che ricordano maggiormente i sogni hanno una maggiore attività a livello della corteccia prefrontale mediale. Inoltre gli stessi soggetti hanno anche riportato una maggiore attività a livello della giunzione temporo-parietale, un'area del cervello associata con attenzione verso le cose che accadono nel mondo esterno. Queste due aree cerebrali sembrano insomma avere un ruolo molto importante nel ricordare i sogni (...)

 

3. Sognatori notturni e sognatori “ad occhi aperti”:

 

La sovrapposizione tra la veglia e il sogno è stata al centro dei film Matrix.

Fantascienza a parte, il film ha affrontato una domanda rilevante: quando siamo svegli, siamo davvero svegli o è solo un altro sogno? Un quesito più di stampo filosofico che, tuttavia, ha un fondo di verità neurobiologico.

I neuroscienziati hanno infatti scoperto che le parti del cervello responsabili dei sogni a occhi aperti sono anche responsabili del nostro sognare notturno.

Effettivamente, il substrato neurale responsabile dei sogni può essere considerato un sotto-sistema di quello competente per la nostra vita in stato di veglia.

"... Il sogno può essere considerato la simulazione cognitiva per eccellenza perché è spesso molto complesso, spesso include un'ambientazione sensoriale vivida, si sviluppa su una durata che va da pochi minuti a mezzora, e di solito è vissuto come reale mentre sta accadendo." (Domhoff , 2011)

 

4. Alcune persone non possono sognare

 

Alcune persone sostengono di non sognare, ma con ogni probabilità semplicemente non ricordano i loro sogni. Ci sono tuttavia alcune persone che proprio non possono sognare. Pazienti con danni cerebrali conseguenti ad ictus, ad esempio, anche se svegliati più volte durante la notte, non riportano mai alcun sogno (Bischof e Bassetti, 2004).

 

5. La funzione dei sogni

 

Naturalmente non conosciamo con certezza la funzione dei sogni. E' possibile che i sogni non abbiano uno scopo preciso e siano semplicemente un sottoprodotto dello stato di perdita di coscienza. L'essere umano, tuttavia, è costantemente alla ricerca di spiegazioni, dunque vi è una moltitudine di teorie che cercano di spiegare quale sia la funzione dei sogni. Essi possono avere la funzione di mettere alla prova idee e ipotesi, possono servire per consolidare alcune informazioni, possono essere utili per lavorare su alcuni problemi mentre dormiamo, oppure possono essere una modalità per elaborare emozioni che abbiamo esperito durante il giorno. (...)

 

6. Mito: si sogna soltanto durante il sonno REM

 

Per molto tempo gli studiosi hanno concordato sul fatto che i sogni comparissero esclusivamente

durante la fasi del sonno cosiddette REM ('rapid eye movement'), che costituiscono circa il 20-25% del sonno totale. Negli ultimi anni, questa idea è stata messa in discussione.

Studi recenti hanno mostrato che, a volte, quando le persone si risvegliano in fase REM non riportano sogni; allo stesso modo, quando invece si svegliano in fase non-REM, riportano sogni (per esempio Nielsen, 2000).

Dunque, anche se gran parte dei sogni avvengono in fase REM, un'altra parte è fatta anche durante le fasi non-REM.

 

7. Le persone di tutto il mondo sognano in modo simile

 

Uno studio condotto dallo psicologo Calvin S. Hall e colleghi su 50.000 resoconti di sogni ha rivelato che vi sono notevoli somiglianze nel modo in cui le persone sognano in tutto il mondo:

I sogni presentano solitamente ambientazioni fantastiche, nelle quali persone, luoghi, eventi e oggetti tendono a fondersi l'uno nell'altro.

L'emozione più comune vissuta nei sogni è l'ansia e le emozioni negative sono molto più frequenti rispetto a quelle positive.

La stragrande maggioranza delle persone sogna a colori, ma se siete cresciuti ai tempi della TV in bianco e nero è molto più probabile che anche i vostri sogni lo siano.

Solo il 10% circa dei sogni sono di natura sessuale, anche se la percentuale è più alta tra gli adolescenti.

 

8. Il significato dei sogni

 

(…) Alcuni psicologi ritengono che i sogni non abbiano alcun significato specifico, altri (soprattutto coloro che afferiscono alla corrente psicologica della Psicoanalisi) pensano invece che essi rivelino profonde verità sul Sè (…), tanto che li utilizzano come materiale fondamentale in psicoterapia. Per quanto riguarda i non addetti ai lavori, uno studio del 2009 (Morewedge & Norton, 2009) ha rivelato che il 56% degli americani approva la visione freudiana dei sogni (…) e che la maggior parte di essi ritiene che i loro sogni influenzeranno la loro vita durante la veglia. A prescindere dunque dalle credenze personali dei singoli psicologi, i sogni significano molto per le persone, anche solo per l'importanza che esse attribuiscono loro.

 

9. La registrazione di un sogno lucido

 

Registrare che cosa accade nel cervello durante un sogno è molto difficile. Una possibilità è sottoporre soggetti addormentati a scansioni dell'attività cerebrali e, in seguito, chiedere loro cosa abbiano sognato. Tuttavia il problema di questa metodica è che i soggetti in questione non sanno indicare, durante il periodo di addormentamento, il momento preciso in cui hanno sognato. Di conseguenza, è molto difficile stabilire una corrispondenza tra sogni specifici e particolari immagini cerebrali. Una soluzione è dunque quella di utilizzare “sognatori lucidi”, cioè persone che si sono allenate per essere consapevoli di quando stanno sognando e che possono anche prendere il controllo dei loro sogni. Un recente studio che ha coinvolto sognatori lucidi ha rilevato alcune significative sovrapposizioni tra l'attività del cervello durante la veglia e durante il sonno (Dresler et al., 2011). Uno degli autori, Michael Czisch, ha spiegato: "I nostri sogni non sono un 'sonno cinema' in cui ci si limita a osservare un evento passivamente, ma coinvolgono tutte le aree del cervello (motorie, sensoriali eccetera) che sono rilevanti per il contenuto del sogno”

 

10. Le persone non vedenti possono vedere all'interno dei loro sogni?

 

Vi siete mai chiesti se le persone non vedenti possono vedere nei loro sogni? La risposta a questa domanda dipende dal momento in cui hanno perso la vista. I non vedenti dalla nascita, o coloro che hanno perso la vista prima dei 5 anni, solitamente non sognano in modo “visivo” ma i loro sogni hanno forti componenti provenienti dagli altri sistemi sensoriali, come quelli olfattivo, tattile, gustatorio. Dialoghi, rumori, sensazioni, movimenti ed emozioni provate nel corso della giornata sono i temi più ricorrenti. Coloro che invece hanno perso la vista in un secondo momento, sognano ancora in modo “visivo”, utilizzando immagini che fanno riferimento al repertorio dei ricordi.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2014/02/dreams-10-striking-insights-from-psychological-science.php

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Il sogno è da sempre uno dei più affascinanti e misteriosi prodotti della mente umana, sia per gli psicologi, sia per i sognatori.

Il padre della Psicoanalisi, Sigmund Freud, riteneva che i sogni fossero una finestra sull'inconscio e rivelassero alcune fondamentali verità sul nostro Sè.

Con questo articolo vi propongo un piccolo viaggio nella dimensione onirica attraverso 10 approfondimenti tratti dalla ricerca scientifica.

 

“Combatti gli incubi coltivando i sogni” è anche la frase chiave di uno dei miei ultimi brevi video, girati in diretta dal mio studio, nel quale utilizzo questa metafora per fornire spunti di benessere psicologico. Lo potete vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=atKIOQfeU-I

 

Per esplorare invece i miracoli e i misteri del sonno in 10 studi scientifici, potete dare un occhio a questo articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/misteri-sonno-studi-psicologici/

 

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Il perfezionista patologico: 21 azioni tipiche

Il perfezionista patologico: 21 azioni tipiche | Parliamo di psicologia | Scoop.it

A piccole dosi, il perfezionismo può essere una buona strategia per raggiungere i propri obiettivi di vita.

Tuttavia, esiste anche un “lato oscuro” al quale occorre prestare attenzione: il perfezionismo patologico. Invece di incrementare le vostre performance, questo atteggiamento rischia di inficiarle a causa di un'eccessiva accuratezza e meticolosità.

Conoscete qualcuno così? Oppure siete voi stessi così?

Ecco una lista di punti, con esempi annessi, che vi permetterà di discriminare i perfezionisti ordinari da quelli “patologici”.

 

1. Fermarsi prima ancora di iniziare

Vuoi comprare una casa ma sei convinto che non troverai mai la casa dei tuoi sogni. Allora tanto vale non cercare nemmeno!

 

2. Evitare di delegare credendo che gli altri non abbiano i tuoi stessi criteri

Ad esempio, non lasci che tuo marito rifaccia il letto in quanto non è capace di farlo come vorresti tu.

 

3. Innervosirsi perchè non si ricevono abbastanza complimenti o, se vengono fatti, non nel modo giusto

Se qualcuno ti dice “hai fatto un buon lavoro”, ti interroghi sul perché la persona non abbia detto “che splendido lavoro!”

 

4. Essere sempre puntuali

Arrivi agli appuntamenti anche 30 minuti in anticipo, in modo da non rischiare di ritardare.

 

5. Sentirsi particolarmente nervosi se non si porta a termine tutto il programma stabilito

Al mattino ti svegli con una lista fittissima di cose da fare, e a fine giornata esclami arrabbiato “non ho concluso niente!!”, anche se più della metà degli impegni è stato spuntato....

 

6. Trovarsi spesso a correggere gli altri

Ad esempio, immediatamente correggi un amico che ha fatto un errore di grammatica, perchè per te è intollerabile.

 

7. Far prendere agli altri decisioni importanti quando non ci si sente così sicuri

Ad esempio, lasci fare tutti gli investimenti finanziari al tuo partner in quanto non vuoi nessuna responsabilità in un'area dove non ti senti competente.

 

8. Prendere “soltanto” tutto lo stretto indispensabile

Quando vai in vacanza, anche solo per pochi giorni, porti con te moltissime cose inutili, trovandoti a fare pensieri del tipo “nel caso ne avessi bisogno…” oppure “se volessi utilizzarlo proprio là…”

 

9. Trovare difficoltoso prendere decisioni anche semplici

Ad esempio, quando vai a far shopping, porti sempre con te un’amica che ti dica se stai bene con quel vestito. Oppure, al ristorante, fai molta fatica a scegliere dal menù.

 

10. Chiedere continuamente agli altri se hanno afferrato il punto

Ripeti continuamente agli altri come devono fare certi compiti finchè non sei sicuro che abbiano capito al 100%. Oppure, durante una discussione, interrompi gli altri e non li lasci proseguire fino a quando non hanno compreso esattamente il tuo punto di vista.

 

11. Essere perfetti in tutto ciò che si fa

Non fai le cose fino a quando non sei sicuro che sarai perfetto nel farle. Ad esempio, eviti di iniziare lezioni di danza, anche se ti piacerebbe, se non ti reputi un ballerino provetto. Fare una performance nella media ti mette a disagio.

 

12. Controllare più e più volte gli oggetti prima di comprarli

Quando compri un vestito, lo ispezioni in ogni suo centimetro. Oppure controlli ciascuna mela prima di comprarla, per essere sicuro che non abbia imperfezioni.

 

13. Autostima “circoscritta”

Il sentimento di stima di te stesso deriva esclusivamente da un dominio: carriera, famiglia oppure sport. (La conseguenza di questo atteggiamento è che, quando si ricevono frustrazioni nel dominio “di punta”, tutta l'autostima ne risente in modo sostanziale)

 

14. Anche gli altri devono fare tutto correttamente

Ad esempio, se il tuo fidanzato mette l’olio nell’armadio sbagliato, ti irriti e sottolinei “Penso proprio che quello non sia il posto giusto dell’olio!”.

 

15. Ritrovarsi a fare degli errori perchè troppo concentrati su diverse cose oltre quella che si sta facendo.

Ad esempio, perdi la concentrazione mentre guidi dato che la tua mente vaga altrove.

 

16. Sviluppare sistemi elaborati e articolati per fare le cose, ma alla fine rinunciare ad attuarli perché il processo è troppo sofisticato

Ad esempio pianifichi di scannerizzare tutti gli scontrini o di archiviare il materiale scolastico secondo specifici criteri. A lungo andare, il lavoro diventa troppo pesante e impegnativo, dunque abbassi gli standard e ti limiti a raccogliere ciò che ti interessa in una busta di plastica... ma nel frattempo avrai consumato preziose risorse in termini di tempo ed energie.

 

17. Dire di no alle opportunità che si presentano se non si è sicuri al 100% della performance

Ad esempio, sei una buona cantante e una coppia di amici ti chiede di cantare al loro matrimonio. Dato che non ti senti così brava e l’agitazione potrebbe farti tremare la voce, declini l’invito.

 

18. Mettere in atto strategie protettive per essere certi di non trovarsi in situazioni nelle quali le proprie aspettative verranno deluse

Ad esempio, accetti esclusivamente collaborazioni con persone che sai che lavorano nel tuo stesso modo.

 

19. Segnalare immediatamente quando gli altri non fanno le cose come dovrebbero (o non stanno seguendo le regole)

In questo senso, dai continui consigli e indicazioni ai tuoi colleghi rispetto a come potrebbero fare il loro lavoro.

 

20. Seguire in maniera scrupolosa tutte le istruzioni

Ad esempio, vuoi sapere esattamente quanti minuti di meditazione occorre fare. Vuoi essere sicuro di fare un compito assolutamente nel modo preciso.

 

21. Mettersi sulla difensiva se qualcuno fa delle piccole critiche

Se qualcuno ti dà molti rimandi positivi, ma uno o due negativi, ti ritrovi a ribattere alle piccole critiche che ti ha mosso.

 

Se un buon numero di questi punti sono presenti nella vostra vita in maniera consistente ed insistente, probabilmente avete un problema con il perfezionismo.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201503/21-things-clinical-perfectionists-do

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ne ho già parlato qui (http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-perfezionismo/): quando i tratti di perfezionismo superano una certa soglia, rischiano di complicare, invece che facilitare, il nostro adattamento all'ambiente.

 

Ecco un elenco di 21 azioni tipiche delle persone con tendenze perfezionistiche. Se ne attuate la maggior parte, e in modo automatico, forse vi converrebbe cominciare a pensare di smussare qualche angolo :-)

 

Come sempre, la capacità di regolare alcuni dei nostri tratti psicologici a seconda dei contesti e delle esigenze della realtà, si configura come cruciale per un salutare adattamento all'ambiente.

Un aforisma che mi sembra calzante su questo argomento: “Il meglio è nemico del bene” Voltaire

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7 modi in cui le relazioni possono cambiarci (in meglio e, in alcuni casi, in peggio)

7 modi in cui le relazioni possono cambiarci (in meglio e, in alcuni casi, in peggio) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Abbiamo tutti un amico che non è mai stato interessato al calcio, comincia ad uscire con una nuova compagnia ed improvvisamente non si perde una partita...


E che dire dell'ex collega con cui eravate soliti fare la “pausa sigaretta” che smette di fumare e sostiene che questo non ha nulla a che fare con la sua nuova fidanzata non fumatrice?


Si tratta di semplici coincidenze, oppure c'è dell'altro?

 

Certo, i rapporti sono dinamici, cambiano con il tempo e a seconda delle situazioni che si vengono a creare. Ma anche le persone all'interno delle relazioni sono dinamiche? In altre parole: le nostre relazioni ci cambiano?

 

La ricerca suggerisce che le persone sono molto influenzate da coloro hanno intorno, e non solo da un punto di vista comportamentale. Una crescente quantità di evidenze suggerisce che il “concetto di Sé” delle persone cambia notevolmente a seconda delle relazioni in cui si ingaggiano.

 

Per avere un'idea di come ci modifichiamo all'interno delle relazioni, e di come lo fanno gli altri, ecco quello che dovete sapere:

 

1. L'innamoramento facilita l'auto-cambiamento: L'esperienza dell'innamoramento è qualcosa di esaltante, forse perché promuove un livello sorprendente di auto-cambiamento (Aron, Parigi, e Aron, 1995). Quello che accade è che si passa da un “vecchio” Sè ad un “nuovo” Sé che integra alcuni aspetti del partner. I successi o dolori del vostro partner vengono vissuti come qualcosa di proprio, e le vostre preferenze si modificano abbracciando quelle di lui o di lei.

 

2. Alcune persone sono più inclini al cambiamento di sé rispetto ad altre: Tutti noi siamo influenzati dalle persone che amiamo, ma alcuni lo sono molto di più. L'evidenza suggerisce che le persone che hanno un attaccamento ansioso (cioè temono l'abbandono e possono facilmente mettere in discussione la loro autostima) tendono ad avere un concetto di sé molto malleabile all'interno dei rapporti (Slotter & Gardener, 2012).

 

3. I rapporti sani conducono ad una crescita psicologica: Se avete mai pensato che passare del tempo con qualcuno vi ha resi una persona migliore, significa che avete sperimentato un' “auto-espansione”, ossia una crescita positiva (Aron, Aron, Tudor, e Nelson, 1991). Ciò che siete oggi è una persona molto più ricca rispetto a quella che eravate prima di questo incontro.

 

4. I rapporti malsani potrebbero condurci a diventare persone peggiori: L'auto-cambiamento non sempre porta ad un guadagno in senso positivo. A volte può condurre ad assumere abitudini o comportamenti malsani, ad esempio portarci ad essere più ansiosi, lamentosi, aggressivi (Mattingly, Lewandowski, e McIntyre, 2014). I cambiamenti potenzialmente negativi in cui possiamo incorrere rivelano l'importanza del saper scegliere in maniera intelligente il partner. Ogni volta che entriamo in una relazione, di fatto corriamo il rischio di diventare qualcuno che non vorremmo essere.

 

5. I rapporti sani possono contribuire a ridurre le cattive abitudini. Oltre alla crescita, il Sé può sperimentare una diminuzione della qualità sfavorevoli, una sorta di “potatura” (Mattingly et al., 2014). Forse una volta eravate delle persone aggressive, eccessivamente timide e chiuse, oppure dei forti bevitori: la ricerca suggerisce che il rapporto con il partner può contribuire a modificare abitudini malsane o tratti disfunzionali. Questa sorta di “potatura” è considerata un modo di potenziare il proprio Sè.

 

6. I rapporti possono portare all'auto-costrizione. Per quanto un nuovo amore possa stemperare le cattive abitudini, potrebbe anche privarci di alcune buone qualità. Una nuova ricerca suggerisce che, a volte, l'essere in una relazione sentimentale conduce a perdere alcuni aspetti positivi del Sé (Mattingly et al., 2014). Le persone possono diventare meno amichevoli, meno gioiose, più “costrette” per l'appunto. Il loro Sè globale può perdere delle qualità positive che divengono esclusiva del partner.

 

7. Le rotture sentimentali richiedono un massiccio auto-cambiamento: E' doloroso, ma è vero: la perdita di un amore può significare una perdita di sé. A conclusione di un rapporto d'amore, molte persone possono sperimentare una seria auto-confusione ("non so più chi sono") dove il loro concetto di Sè sembra restringersi (Lewandowski, Aron, Bassis, e Kunak, 2006). Dopo una separazione, le persone hanno l'arduo compito di districare le parti del Sè “proprie” che desiderano conservare da quelle che invece sono il risultato del rapporto con l'ex compagno, ingaggiandosi in un vero e proprio processo di “ricostruzione” del Sè.

 

Alla luce di quanto esposto, è chiaro che i nostri “concetti di Sè” non sono così stabili come potremmo pensare, e che le persone significative della nostra vita hanno un grande potere nel plasmare i nostri “Sè futuri”. Siamo profondamente colpiti dalle persone che amiamo e ci modifichiamo (anche inconsapevolmente) a seguito delle loro influenze, diventando persone diverse nel corso del tempo. (...)

 

Bibliografia:

- Aron, A., Aron, E. N., Tudor, M., & Nelson, G. (1991). Close relationships as including other in the self. Journal of Personality and Social Psychology, 60, 241–253.

- Aron, A., Paris, M., & Aron, E. N. (1995). Falling in love: Prospective studies of self-concept change. Journal of Personality and Social Psychology, 69, 1102-1112.

- Lewandowski, G. W., Aron, A., Bassis, S., & Kunak, J. (2006). Losing a self‐expanding relationship: Implications for the self‐concept. Personal Relationships, 13, 317-331.

- Mattingly, B. A., Lewandowski, G. W., & McIntyre, K. P. (2014). “You make me a better/worse person”: A two‐dimensional model of relationship self‐change. Personal Relationships, 21, 176-190.

- Slotter, E. B., & Gardner, W. L. (2012). How needing you changes me: The influence of attachment anxiety on self-concept malleability in romantic relationships. Self and Identity, 11, 386-408.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/meet-catch-and-keep/201502/7-ways-your-relationship-can-change-who-you-are

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Se è vero che ognuno di noi possiede dei tratti di personalità che tendono a orientarne il modo di pensare ed agire nel quotidiano, è anche vero che il nostro Sè è continuamente plasmato dalle relazioni.


Nella visione sistemico relazionale, che utilizzo nella mia pratica clinica integrandola con altre metodologie di intervento psicologico, è centrale il concetto di “soggetto contestuale” (Bateson), secondo il quale la soggettività si costruisce proprio nell'interazione con l’ambiente e gli altri individui.


In questo articolo, diamo un rapido sguardo scientifico alle modalità in cui i rapporti significativi della nostra vita possono portarci a cambiare.


Per un approfondimento sulla visione sistemica di guardare il mondo e il disagio psichico, potete leggere questa sezione del mio sito (http://www.psicologo-milano.it/luca-mazzucchelli-psicologo-milano/consulenza-psicologica-milano/sistemico-relazionale) dove approfondisco i metodi che uso nel mio lavoro dal punto di vista teorico e clinico.

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7 buone ragioni psicologiche per.. dire parolacce

7 buone ragioni psicologiche per.. dire parolacce | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Dire parolacce è tendenzialmente una pratica disapprovata.

I nostri genitori e i nostri insegnanti hanno trascorso anni cercando di convincerci a non farlo. Tuttavia, anche da adulti, molti di noi lo fanno. E la maggior parte dei nostri genitori l'ha fatto, anche se (per lo più) alle nostre spalle.


Ecco perché:

 

1. Sollievo dal dolore: Imprecare attiva la cosiddetta risposta "attacco-fuga", che porta ad un aumento di adrenalina e un conseguente effetto analgesico. Richard Stephens della Keele University ha scoperto che le persone che imprecano sono in grado di tenere le mani in acqua ghiacciata per il doppio del tempo. Tuttavia, tale effetto riguarda solamente soggetti che imprecano poche volte al giorno, e non i cosiddetti "imprecatori seriali". Presumibilmente, gli imprecatori seriali sono desensibilizzati dalle loro stesse imprecazioni, dunque non sono particolarmente sensibili ad esse. Non è chiaro se alcune parolacce siano più efficaci di altre, ma ciò sembra molto probabile.

 

2. Potenza e controllo. Dire parolacce può essere utile per acquisire un maggior senso di potere e controllo su una brutta situazione. Imprecando mostriamo, anche solo a noi stessi, che non siamo vittime passive, ma abbiamo il potere di reagire e combattere. Ciò può aumentare la fiducia in noi stessi e la nostra autostima, e anche fornire l'impulso per affrontare la situazione. Come disse Mark Twain "Quando sono arrabbiato, conto fino a quattro; quando sono molto arrabbiato, impreco".

 

3. Reazioni non violente: Dire parolacce ci permette anche di affrontare persone o situazioni negative senza dover ricorrere alla violenza. Invece che prendere qualcuno a pugni, possiamo esprimere la nostra rabbia imprecando. È vero, imprecare può anche avere conseguenze dolorose, ma meglio poche parole taglienti di un pugnale affilato. L'imprecazione può anche servire come segnale di avvertimento o come indicatore di un ruolo o di una autorità, un po' come il ringhio di un animale: “Attenzione. Smettila. Oppure ne pagherai le conseguenze”.

 

4. Umorismo: Dire parolacce tra amici può essere molto divertente. In tali circostanze, può rappresentare un momento di liberazione ed evasione dai normali vincoli sociali (…)

 

5. Legami sociali: Dire parolacce può anche servire per dimostrare la nostra appartenenza ad un certo gruppo sociale, o essere la prova che siamo in grado di essere noi stessi in una determinata situazione perchè siamo totalmente a nostro agio con quella compagnia. Se fatto con il giusto atteggiamento, può anche segnalare che siamo aperti, onesti, autoironici e sappiamo divertirci.

 

6. Auto-espressione. Dire parolacce può essere un modo per mostrare che qualcosa è davvero importante per noi. Ecco perché imprecare è parte di qualsiasi sport. Imprecare è anche un modo per aggiungere enfasi ai nostri discorsi e renderli più vivaci e potenti.

 

7. Salute fisica e psicologica: I benefici per la salute del dire parolacce includono una migliore circolazione, un aumento delle endorfine, e un generale senso di calma, controllo e benessere. Il segreto è farlo con parsimonia, e non quando siete arrabbiati, cosa che, oltre ad essere nociva per la salute, è anche terribilmente volgare!

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/hide-and-seek/201503/7-bleeping-good-reasons-swear

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Per quale motivo le persone dicono parolacce? Perchè, a differenza di quanto si creda, le parolacce possono essere molto utili, in almeno 7 modi!

 

Naturalmente, questo non è un invito ad inserire imprecazioni nel vostro abituale stile linguistico, piuttosto una sintesi in chiave psicologica dei vantaggi che l'atto di imprecare ha nell'economia mentale dell'essere umano.

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5 dritte per incrementarla l'autostima dei vostri figli

5 dritte per incrementarla l'autostima dei vostri figli | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Qualche volta i genitori tendono a dimenticarsi dell'importanza, per i loro figli, di sviluppare una buona autostima. Purtroppo, una brillante intelligenza o un talento strabiliante rischiano di non poter essere messi pienamente a frutto nell'età adulta se non si costruisce una sufficiente autostima quando si è piccoli (…).


Ecco allora 5 indicazioni pratiche su come aiutare i propri figli a costruire una soddisfacente stima di sé.

 

1. Non abbiate paura di fare un passo indietro

 

Come genitori, una delle vostre principali responsabilità è aiutare i vostri figli a diventare competenti e autosufficienti. Per fare questo, dovete essere pronti a fare un passo indietro e permettere ai vostri bambini di sperimentare non solo cose positive, ma anche, in modo graduale, fallimenti e delusioni. Lasciate che i vostri bambini prendano alcuni rischi (calcolati) e che risolvano alcuni problemi per conto loro. Inoltre, fissate per loro obiettivi realistici, permettete che vi si ingaggino in autonomia e gratificateli quando li raggiungono. Lasciate che facciano le loro scelte, ovviamente adeguate all'età. (…) Permettendogli di prendere le loro decisioni, avrete anche insegnato loro le conseguenze delle loro scelte.

 

2. Lodate i vostri figli, ma non eccessivamente

 

Il discorso sulle lodi è particolarmente delicato quando di parla di autostima. Da una parte è facile capire quanto i complimenti siano fondamentali per costruire una buona stima di sé, tuttavia quando questi sono eccessivi possono diventare altamente problematici. Lodando in maniera eccessiva i nostri figli trasmetteremo loro l'idea che non hanno bisogno di impegnarsi per ottenere i risultati che desiderano attraverso un naturale percorso per tentativi ed errori. L'eccessiva celebrazione può condurre anche ad un altro problema, cioè che i bambini si comportino in modo poco naturale per cercare di essere perfetti in tutte le situazioni, cercando continuamente di raggiungere questi particolari standard elevati (e irraggiungibili).

 

3. Lasciate che i vostri bambini aiutino in casa

 

I bambini beneficiano significativamente di attività che consentono loro di esprimere una competenza. Assegnare piccoli compiti di casa è un'ottima strategia: non solo permette loro di mostrare un'abilità acquisita, ma li aiuta a rendersi conto che il loro contributo è prezioso e apprezzato da altri membri della famiglia. Chiedete quindi ai vostri bambini di aiutarvi a cucinare, ad apparecchiare la tavola e a lavorare in giardino....

 

4. Incoraggiate i vostri figli a trovare e perseguire interessi e obiettivi

 

Appena notate che i vostri figli sviluppano un particolare interesse, giocate ad assegnare loro dei piccoli obiettivi attinenti a quell'attività che saranno naturalmente felici di completare. Che si tratti di cinque vasche in piscina o una discesa con lo snowboard, mostrerete loro che realizzare un obiettivo porta con sè una sensazione gratificante. Questo darà loro un senso di soddisfazione, che fungerà come carburante alla loro autostima.

 

5. Criticate le azioni, non la persone

 

Alcuni genitori tendono a lodare eccessivamente i loro figli, altri invece sono ipercritici nei loro confronti. Benchè le critiche costruttive siano utili, occorre saperle proporre nel modo più opportuno. Invece che criticare la persona dicendo “Sei una bambino cattivo”, è importante cercare di assumere un approccio meno personale e mettere a fuoco l'attività stessa, ad esempio dicendo: "Lo sai che ti ritengo un bravo bambino, ma penso non dovresti fare quel tipo di cose..”

 

Come genitori, avete un enorme impatto sull'autostima dei vostri bambini. Usando la vostra influenza nel modo giusto, potrete aiutarli a diventare adulti responsabili, competenti e fiduciosi.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://psychcentral.com/blog/archives/2015/02/07/5-ways-to-build-childrens-self-esteem/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Lasciare che faccia (e sbagli) da solo, lodarlo in quantità giusta, coinvolgerlo in attività che gli consentano di esprimere una competenza, dargli obiettivi realistici e criticarlo ma in modo costruttivo....

Ecco 5 semplici indicazioni, fruibili ai genitori, per crescere un figlio dotato di una buona autostima, dunque attrezzato per affrontare le avversità della vita.

 

Tra i prontuari utili per i genitori, potete anche leggere altri miei contributi.

Ad esempio, QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/rinforzare-relazione-genitori-figli/) spiego 5 attività basate sull’attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio, QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/libri-bambini-psicologia/) racconto i benefici della lettura sui bambini e QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-ansiosi-figli/) dò alcune pratiche indicazioni utili a genitori di bambini ansiosi.  

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Le 30 ragioni più comuni sottostanti alle critiche (e alcune dritte per rispondere efficacemente)

Le 30 ragioni più comuni sottostanti alle critiche (e alcune dritte per rispondere efficacemente) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Essere criticati è una esperienza comune ma dolorosa: può scatenare sentimenti di paura, vergogna, rabbia e può nutrire le vostre insicurezze circa l’essere incompetenti o non all’altezza.

Winston Churchill ha paragonato le critiche al dolore fisico: una esperienza spiacevole, che è tuttavia necessaria per la crescita e per l’apprendimento. Ha anche aggiunto che essere criticati è comunque indice che si sta facendo qualcosa.

 

La critica può avere diversi obiettivi e significati: può essere una modalità per ottenere potere e controllo sull’altro, una strategia per neutralizzare un rivale all'interno di una competizione professionale/relazionale, ma può anche essere una forma di comunicazione senza perfidie, solo con lo scopo di far notare alla persona determinati comportamenti non propriamente funzionali.

 

Riconoscere l'intenzione che si nasconde dietro alla critica che state ricevendo è essenziale per rispondere ad essa in maniera consapevole ed efficace.

Di seguito sono riportate 30 differenti ragioni per le quali amici, colleghi, partner o parenti possono criticarvi:


1. Sono spaventati dalla vostra competenza e produttività, criticandovi stanno cercando di livellare il terreno di gioco e appianare le differenze.

 

2. Vogliono stimolare la vostra motivazione, il vostro livello di approfondimento, la vostra performance.


3. Credono che al lavoro non stiate facendo un buon gioco di squadra.

 

4. Hanno un forte bisogno di danneggiare l’altro per sentirsi appagati.

 

5. Hanno una personalità controllante e devono sempre sfidare qualcuno.

 

6. Credono di dover ricevere per diritto un trattamento speciale che però non hanno ancora ricevuto.


7. Vogliono farvi sentire inferiori in modo tale da poter avanzare di grado o ottenere favori da terzi o da superiori.

 

8. Si sentono insicuri e criticando vogliono far sentire insicuri anche voi.


9. Pensano che state facendo fare loro brutta figura davanti agli altri.


10. Sentono di essere criticati da voi e devono contro-attaccare.


11. Pensano in modo genuino che vi stanno aiutando dandovi un pezzettino della loro saggezza o esperienza.


12. Hanno una forte opinione circa un argomento (politico, religioso) e guardano le posizioni degli altri come meno valide.


13. Stanno cercando di ottenere la vostra attenzione o di relazionarsi, ma non avendo capacità comunicative adeguate finiscono per offendere (modalità tipica dei bambini e degli adolescenti).


14. Stanno sperimentando i limiti fino ai quali spingersi per sperimentare la loro indipendenza (modalità tipica degli adolescenti).


15. Sono in competizione con voi per una posizione professionale, quindi siete un ostacolo per il raggiungimento del loro obiettivo.


16. Credono di essere esperti in merito a uno specifico tema e vogliono condividere la loro conoscenza con voi per essere ammirati.


17. Sono frustrati perché credono di non essere ascoltati o perché non avete risposto alle loro domande.


18. Stanno cercando di volgere la situazione a loro favore per essere messi in buona luce o minimizzare quello che di sbagliato hanno fatto.


19. Stanno cercando di mettere un freno ai vostri comportamenti non adeguati.


20. Vogliono farvi capire che le vostre azioni li stanno ferendo o portano loro uno svantaggio.


21. Stanno cercando di intimidirvi in modo da sentirsi più potenti.


22. Si stanno difendendo facendo notare che anche voi avete fatto qualcosa di sbagliato.


23. Mancano di abilità sociali: vorrebbero dare un feedback positivo ma non riescono nell’intento e finiscono per ferirvi.


24. Vogliono sentirsi importanti e rispettati (membri anziani della famiglia)


25. Stanno mascherando i loro sentimenti di delusione con la rabbia.


26. Hanno tratti narcisistici di personalità: non possono tollerare di essere contraddetti e che voi non avete il loro stesso punto di vista.


27. Hanno un problema ma non vogliono occuparsene, dunque cercano di spostare il focus criticando voi.


28. Pensano che voi stiate giocando scorrettamente o vi stiate approfittando di loro.


29. Hanno valori differenti dai vostri e temono che li stiate giudicando, dunque, sulla difensiva, criticano la vostra posizione.

 

30. Stanno cercando di farvi sentire in colpa o umiliarvi, forse come vendetta o come gioco di potere.

 

Alcune delle ragioni appena descritte hanno a che fare con critiche connesse a differenti punti di vista. Altre volte, le critiche non sono altro che strumenti di potere, e attraverso di esse si cerca di demolire l’altra persona per ottenere vantaggi personali. Altre volte ancora, invece, le critiche possono essere molto utili in quanto sono punti di vista esterni rispetto a come ci stiamo comportando, a come gli altri ci vedono e a quello che pensano di noi. Ad esempio possono essere segnali che indicano di essere più interessati al lavoro che stiamo svolgendo, introspettivi circa le proprie modalità comunicative o più attenti alle esigenze del partner o delle altre persone che ci circondano (…)

 

A prescindere dalla motivazione sottostante, quando si riceve una critica, la primissima risposta che si attiva è di tipo “attacco-fuga-congelamento”. Le prime reazioni, con ogni probabilità, saranno le seguenti: scappare per evitare il conflitto, cercare le prove che siete nel giusto senza ascoltare il punto di vista dell’altro o contro-attaccare immediatamente. Nessuna di questa risposta è, tuttavia, particolarmente efficace. Alcune volte, poi, si risponde alle critiche facendo critiche ancora più crudeli che feriscono profondamente l’altro, interrompendo ogni possibilità di dialogo ed evocando successivamente sentimenti di colpa.

 

Dunque, quando ricevete una critica, seguite questi semplici passaggi:

 

A) Fate un lungo respiro

 

B) Prendetevi del tempo per cercare di capire il motivo che sottostà alla critica prima di rispondere, in modo da diminuire le risposte avventate e feroci e gestire al meglio la specifica situazione. Nello specifico, fatevi le seguenti domande:


1. Questa persona sembra assumere un atteggiamento genuino nel criticarmi?

2. Qual è la mia responsabilità in questa situazione?

3. Ho effettivamente una responsabilità, oppure ci sono altre dinamiche sottostanti (ad esempio colui che mi sta criticando è in competizione con me, ad esempio per una posizione lavorativa)? 

4. In che modo questa critica può essermi utile?

5. La critica è pubblica o privata? Se pubblica, perché è stata scelta questa forma?

5. Oltre a quanto viene dichiarato, ci sono altri sentimenti celati? (fondamentale fare caso al linguaggio del corpo e al tono di voce)

7. Chi mi critica è veramente interessato a risolvere il problema e a raggiungere una posizione comune? È desideroso di ascoltare la mia posizione?

8. Sta rispettando il fatto che è un mio diritto avere opinioni differenti o fare scelte indipendenti?

 

C) Probabilmente averete bisogno di tempo per fare chiarezza in merito alla motivazione sottostante alla critica che avete ricevuto. In questo caso, utilizzate la tecnica del time-out: dite all’altro che avete bisogno di qualche minuto per pensare a quello che ha appena detto prima di rispondere.

 

D) Pianificate il modo migliore per rispondere alle critiche: le risposte alle domande viste precedentemente determineranno il vostro atteggiamento verso la critica ricevuta. In particolare:


- Se la persona sembra essere narcisista, un concorrente sleale o un bullo dovrete porre in maniera ferma limiti rispetto a come si stanno rivolgendo a voi.

- Se la critica vi viene fatta in un luogo pubblico, esempio durante un convegno, dovrete difendere la vostra posizione, argomentare il valore della vostra decisione o del vostro lavoro, correggendo anche possibili errori sottolineati da altri o fraintendimenti. Mostrate le vostre intenzioni più autentiche, le motivazioni che vi spingono ad assumere quella posizione e prendete le vostre responsabilità: la condivisione è la migliore strategia in molte situazioni.

- Se chi critica è il vostro partner, figlio, amico o membro della famiglia, dovreste dire che siete interessati al loro punto di vista e in modo genuino volete conoscere la loro prospettiva, anche se non sempre siete d’accordo. In svariate situazioni la soluzione migliore è sottolineare agli altri che apprezzate lo sforzo nel voler spiegare la loro posizione e rispettate la loro opinione. La risposta cambia a seconda della situazione, importante comunque è affermare sempre la vostra indipendenza e mostrare il vostro punto di vista differente: “Non sempre dobbiamo essere d’accordo su tutto”.

- Quando si ha a che fare con bambini o adolescenti, una buona strategia è conoscere i loro sentimenti e i loro bisogni, sottolineare loro che sono legittimi ma che devono anche imparare a rispettate il pensiero dell’altro. (...)

- Infine, se la critica è legittima, è meglio ringraziare e adottare dei comportamenti correttivi.

(…)

 

In sintesi:

 

- Ascoltate attentamente le critiche che vi vengono mosse cercando di comprendere qual è la motivazione sottostante a ciò che vi viene detto;

- Non siate mai troppo sulla difensiva; 

- Ricordatevi di essere compassionevoli con voi stessi per questa esperienza dolorosa e usate il vostro ingegno, piuttosto che le vostre reazioni impulsive, per volgere al meglio la situazione.

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-mindful-self-express/201408/the-30-most-common-reasons-people-might-criticize-you

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quando riceviamo una critica, solitamente la prima reazione spontanea è metterci sulla difensiva, argomentare la nostra posizione in modo da dimostrare che abbiamo ragione o contrattaccare.


In realtà, a seconda della motivazione che si nasconde dietro alla critica, possiamo adottare diverse linee di comportamento che possono aiutarci a gestire al meglio la specifica situazione.

 

Con questo articolo andiamo ad esplorare i 30 più comuni motivi che si nascondono dietro alle critiche e vediamo alcune dritte per reagire costruttivamente a questa esperienza umana poco piacevole ma necessaria.

 

Sempre sull'argomento, potrebbe interessarvi una raccolta di strategia per sopravvivere alle critiche (QUI: http://www.psicologo-milano.it/newblog/sopravvivere-alle-critiche/)

 

Inoltre, per conoscere alcune indicazioni pratiche su come trattare con persone aggressive e prepotenti, che fanno della critica una delle loro armi, potete leggere quest'altro articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-persone-aggressive-prepotenti/

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Altri 20 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno

Altri 20 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco altri 20 errori cognitivi in cui rischiamo di cadere quotidianamente..

 

1. Concentrarsi sull'importo risparmiato piuttosto che l'importo speso: Ad esempio, concentrarsi sulla quantità di denaro risparmiata piuttosto che chiedersi se si avrebbe comprato l'articolo anche se non fosse stato in saldo.

 

2. Sopravvalutare qualcosa solo perchè è vostro: Ad esempio, percepire i vostri figli più belli o più intelligenti di quelli che sono solo perchè sono vostri. Oppure, sopravvalutare il valore della vostra casa quando la proponete sul mercato in considerazione dei lavori di ristrutturazione che avete effettuato.

 

3. Trascurare spiegazioni alternative: Rimanere ancorati sulla vostra versione dei fatti non riuscendo a prendere in considerazione spiegazioni alternativi più plausibili.

 

4. Il Self-Serving Bias – bias di autoprotezione: E' la tendenza ad attribuire i propri successi a fattori interni ed i propri fallimenti a fattori esterni. Ad esempio ritenere di aver preso un bel voto grazie alle proprie capacità, e un brutto voto a causa di un esaminatore severo.

 

5. Distorsione cognitiva: E' la tendenza, opposta alla precedente, ad attribuire i comportamenti degli altri a fattori interni piuttosto che a fattori situazionali. Ad esempio, attribuire le cause di un incidente alla distrazione del guidatore piuttosto che ad un problema di viabilità.

 

6. Non considerare il ragionamento costi/benefici: Ad esempio, destinare un'ora ad un lavoro estremamente semplice che richiederebbe un tempo più contenuto pensando “è solo un'ora” e non considerare che quel tempo sarebbe potuto essere impiegato più proficuamente in un altro lavoro più lungo e impegnativo che dovete effettuare.

 

7. Ritenere che gli altri ragionino o agiscano nel vostro stesso modo: Si tratta della tendenza ad assumere la propria esperienza come riferimento dell'esperienza di tutti, ossia ritenere che, se voi la pensate in un determinato modo o avreste agito in un modo specifico in una determinata situazione, anche gli altri avrebbero dovuto farlo.

 

8. “In-group” bias: La tendenza a ritenere maggiormente capaci e affidabili persone che sono come voi o che appartengono alla vostra cerchia o al vostro gruppo, rispetto a persone che provengono da altri background.

 

9. "Se non so io una cosa di me, nessuno può saperla”: Ottenere un feedback esterno può invece aiutarvi a diventare consapevoli di cose che non immaginavate minimamente di poter arrivare a conoscere.

 

10. Fallacia del giocatore d'azzardo: Tendenza a credere che gli eventi passati influenzeranno in qualche modo i risultati futuri. L’esempio classico è il lancio della moneta. Dopo aver ottenuto testa per diverse volte consecutive, la nostra tendenza è quella di prevedere un aumento della probabilità che il prossimo lancio sarà croce. In realtà le probabilità sono ancora 50/50: i risultati in diversi lanci sono statisticamente indipendenti.

 

11. La convinzione che continuare a preoccuparsi o a ripensare ad un problema condurrà alla sua risoluzione: In realtà, la rimuginazione tende a ridurre le capacità di risolvere i problemi e diminuisce le probabilità di fronteggiare un evento.

 

12. Associazione implicite distorte: Il test di associazione implicita (implicit-association test - IAT) è utilizzato nel campo della psicologia sociale per rilevare in che modo le persone compiono automaticamente e in maniera inconsapevole associazioni preferenziali tra rappresentazioni mentali. I risultati mostrano che le persone tendono, ad esempio, a ritenere che le individui sovrappeso siano anche pigri. Essere consapevoli di questa tendenza umana è la chiave per rompere queste associazioni inconsce spesso distorte.

 

13. Effetto picco-fine: E' la tendenza a ricordare maggiormente (1) come ci si sentiva alla fine di una esperienza e (2) come ci si sentiva al momento del picco di intensità emotiva durante l'esperienza, piuttosto che basarsi sulla somma o sulla media di ogni istante di quell'esperienza. Alla luce di questo effetto, possiamo ricordare in maniera alterata alcuni eventi e, di conseguenza, prendere decisioni in merito basandoci su informazioni parziali.

 

14. La tendenza a preferire cose familiari: E' la tendenza a preferire automaticamente cose che già si conoscono. Questa tendenza conduce ad esempio le persone a rimanere erroneamente fedeli a determinati marchi e continuare ad acquistarli sebbene vi siano prodotti e prezzi più convenienti, piuttosto che intraprendere un cambiamento. Lo stesso meccanismo è alla base del fatto che, qualche volta, possiamo fare fatica a cambiare le cose che, benchè ci creino malessere, sono ormai familiari.

 

15. La convinzione che sia possibile fare diverse cose contemporaneamente (il mito del mutitasking): A differenza di ciò che si pensa, la nostra mente è incapace di compiere più compiti simultaneamente. Il multitasking, in realtà, indebolisce la capacità di concentrarsi, conduce a fare più errori e porta a perdere tempo. Cercare di concentrarsi su più di un obiettivo alla volta è, in definitiva, un auto-sabotaggio.

 

16. Rifiutarsi di riconoscere i benefici cognitivi di attività che permettono di rigenerare le energie o che incrementano emozioni positive: Ad esempio, vedere momenti di divertimento o pause dalle attività lavorative come perdite di tempo.

 

17. Previsioni positive distorte: Ad esempio, ritenere che se farete un abbonamento annuale in palestra, ciò vi spingerà a frequentare con regolarità, anche se nel passato non è andata così.

 

18. Barare sui vostri obiettivi sulla base di comportamenti positivi che prevedete di fare in seguito:

Ne è un esempio, l'esagerare con il cibo oggi se avete avete in programma di iniziare una dieta la settimana successiva. Spesso, i comportamenti positivi previsti non si verificano.

 

19. Ripetere sempre lo stesso comportamento e aspettarsi risultati diversi: Ad esempio, ritenere che se continuate a ripetere la stessa cosa, il vostro partner cambierà atteggiamento.

 

20. Pensare "non posso cambiare il mio comportamento" o "non posso cambiare il mio stile di pensiero": Invece di ripetere a voi stessi "Non posso.." provate a chiedervi come potreste modificare del 5% il vostro comportamento o il vostro stile di pensiero, e guardate cosa succede.

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201301/50-common-cognitive-distortions

 

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco altri 20 errori cognitivi che frequentemente commettiamo in maniera inconsapevole e che rischiano di influenzare negativamente le nostre decisioni ed emozioni....

 

Se sei curioso di conoscerne altri 30, puoi leggere questo articolo:  http://www.psicologo-milano.it/newblog/30-tranelli-mentali-in-cui-rischiamo-di-cadere-ogni-giorno/

 

Come diventare consapevoli delle vostre distorsioni cognitive?

 

Provate a stampare questa lista e sottolineate le distorsioni che mettete in atto più frequentemente. Sceglietene dunque una alla volta e appuntatevi come quella distorsione si manifesta nella vostra vita.

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4 benefici della letteratura sulla nostra psiche

4 benefici della letteratura sulla nostra psiche | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Un grande libro dovrebbe lasciarci con molte esperienze, e un po' esausti alla fine. Si vivono diverse vite durante la lettura”

William Styron (scrittore, drammaturgo e critico letterario statunitense, autore di romanzi e novelle di successo, tra cui il celebre 'La scelta di Sophie' sul tema dell'Olocausto)

 

Sappiamo che i grandi libri possono cambiare le nostre menti e le nostre vite in svariati modi.

Le neuroscienze hanno dimostrato che, ad un primo livello puramente biologico, la lettura di romanzi può incrementare la connettività cerebrale (Berns et al., 2013).

A livello emotivo, la lettura di “finzione letteraria” permette invece di sviluppare la nostra Teoria della Mente, ossia la capacità di comprendere gli stati mentali degli altri ed entrare in empatia con loro (Kidd & Castano, 2013).


Recentemente, il filosofo e scrittore Alain de Botton è stato protagonista di un video in cui ha esplorato i benefici a carattere psicologico della lettura.

Potete guardarlo in lingua originale qui (http://www.spring.org.uk/2014/10/4-ways-great-literature-benefits-your-mind-video.php), oppure leggere di seguito le parti più salienti.

 

1. La lettura consente di risparmiare tempo

Benché apparentemente sembri una perdita di tempo, in realtà la lettura è un enorme risparmio di tempo poiché ci dà accesso ad una serie di emozioni ed eventi che ci vorrebbero anni, decenni, millenni per cercare di sperimentare direttamente. La letteratura è il più potente 'simulatore di realtà' esistente, una macchina del tempo e dello spazio che ci permette di esperire un numero infinitamente maggiore di situazioni di quelle che potremmo sperimentare in una vita intera.

Essa consente di sperimentare cosa significhi divorziare, uccidere qualcuno e sentirne rimorso, piantare il proprio lavoro e fuggire nel deserto, essere alla guida di una nazione... il tutto, in un contesto sicuro e protetto, che è l'aspetto più rilevante.

Ha inoltre il potere di alterare il tempo, trasportandoci lungo il ciclo della vita, dall'infanzia alla vecchiaia. (...)

 

2. La letteratura ci rende più “profondi”

La letteratura compie la magia di mostrarci le cose da un altro punto di vista. Ci mette nella posizione di considerare le conseguenze delle nostre azioni sugli altri in un modo altrimenti impossibile. Ci mostra esempi di persone generose, coraggiose, valorose, che possono fungere da modelli di ispirazione nelle nostre vite. Inoltre, generalmente si contrappone al sistema di valori dominante, che spesso premia il denaro e il potere. Gli scrittori ci mettono in contatto con idee ed emozioni di profonda importanza, che spesso non trovano spazio d'espressione in un mondo cinico e commercializzato.

 

3. La letteratura è una cura per la solitudine

Tutti noi siamo più “strani” di quanto ci sia permesso ammettere. Spesso non possiamo dire come stanno realmente le cose nelle nostre menti.

Nei libri, possiamo trovare la descrizione di come stiano le cose dentro e fuori di noi, raccontate con molta più onestà rispetto a quanto sia possibile fare in una normale conversazione. Nei migliori libri, è come se lo scrittore ci conoscesse meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.

Gli scrittori spesso trovano le parole adatte per descrivere le fragili e strane esperienze speciali della nostra vita interiore: la luce in una mattina d'estate, l'angoscia che possiamo esperire nei confronti delle persone, le sensazioni di un primo bacio, l'invidia per qualcuno che ha conquistato qualcosa che desideriamo, il desiderio che abbiamo sperimentato sul treno, guardando un altro passeggero a cui non abbiamo avuto il coraggio di rivolgere la parola. Gli scrittori sono capaci di aprire i nostri cuori e le nostre mente, di fornirci delle mappe di riferimento che ci permettono di viaggiare nella vita in modo più sereno e fiducioso, e con un più tollerabile grado di angoscia.

 

4. La letteratura ci prepara ad affrontare il fallimento

Tra tutte le paure degli esseri umani, una di quelle più intense è il timore di fallire. Ogni giorno i media portano davanti ai nostri occhi moltissime storie di fallimento.

Anche gran parte della letteratura parla di fallimento e, più in generale, di emozioni dolorose. In un modo o nell'altro, i grandi romanzi, ma anche le opere teatrali e le poesie, parlano sempre di persone che “si sono incasinate”: che hanno compromesso le loro relazioni, fatto gravi errori, compiuto gesti folli, assistito alla deriva delle loro vite. Ma i grandi libri non giudicano duramente e in modo unidimensionale come i media. Anzi, evocano sentimenti di pietà e compassione per questi protagonisti, e permettono ai lettori di comprendere quanto siamo tutti vicini anche nelle esperienze dolorose (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/10/4-ways-great-literature-benefits-your-mind-video.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ne ho parlato spesso: leggere ha un valore inestimabile dal punto di vista psicologico.

Ecco 4 vantaggi psicologici della lettura, raccontati in un video (in lingua inglese), di cui riassumo in italiano le parti più significative.

Se ti interessa approfondire come la lettura ci aiuta a sviluppare le nostre abilità empatiche, puoi leggere questo mio articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/vuoi-capire-meglio-gli-altri-comincia-a-leggere-i-classici/), mentre qui (http://www.psicologo-milano.it/newblog/un-libro-per-guarire-la-biblioterapia/) puoi documentarti sul potere curativo delle storie e dei racconti. Infine, qui (http://www.psicologo-milano.it/newblog/libri-bambini-psicologia/) una rassegna di benefici della lettura sui più piccoli.

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8 atteggiamenti mentali negativi tipici delle persone cronicamente infelici

8 atteggiamenti mentali negativi tipici delle persone cronicamente infelici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“La mente è un mondo a sé, e da sola può rendere il paradiso un inferno e l’inferno un paradiso” John Milton

 

“Quasi tutti i sentimenti di sofferenza e dolore hanno la loro radice in un modo errato di guardare la realtà. Quando smetterete di guardare erroneamente, smetterete di soffrire” Buddha

 

Fin dai tempi più antichi, l’uomo ha fatto esperienza di pensieri negativi che arrovellano la mente. Tuttavia, è il modo in cui decidiamo di maneggiare questi pensieri che fa la differenza.

A seconda dell'interpretazione che attribuiamo agli eventi della realtà possiamo trovarci a sperimentare sicurezza o paura, speranza o panico, responsabilità o vittimismo, vittoria o sconfitta.

Vari studi hanno rilevato che avere un atteggiamento mentale negativo nei confronti degli eventi della vita può inficiare lo stato di salute ed avere effetti negativi sulla felicità e il benessere.

 

Ecco 8 atteggiamenti mentali e pensieri negativi che le persone infelici fanno continuamente... e che renderebbero infelici chiunque di noi li facesse!!!!

 

1. Avere un dialogo interno auto-svalutante

Il “dialogo interno” è quella sorta di voce interiore che ci accompagna in tutto quello che facciamo. Esso è formato dai pensieri che formuliamo sul mondo. Poichè il dialogo interno costituisce di fatto un insieme di messaggi che inviamo a noi stessi, se è prevalentemente di matrice negativa, esso rischia di sabotare gravemente il nostro benessere: può ridurre il nostro senso di efficacia, diminuire le nostre capacità di perfomance e abbassare il nostro potenziale. I pensieri auto-svalutanti più comuni includono frasi del tipo: “Non posso…”, “Non sono bravo abbastanza!”, “Non riesco…”, “Mi mancano certe caratteristiche…”, “Fallirò!” etc. Vi piacerebbe che un vostro amico continuasse a ripetervi “Non avrai mai successo”, “Non sei bravo abbastanza”, “Sei troppo insicuro”, “Fallirai”? Considerereste questa persona un vero amico? Ovviamente no! Dunque, perché parlate a voi stessi in questo modo? Ingaggiarsi continuamente in pensieri auto-svalutanti è come avere un amico crudele che cerca in ogni modo di sabotarvi. Così facendo, diventate il peggior nemico di voi stessi.

 

2. Avere attitudini pessimistiche

Una tra le più controproducenti forme di pensiero consiste nel partire da una situazione e vedere solo il lato negativo, o addirittura ipotizzare il peggio. Per molte persone, guardare il bicchiere mezzo vuoto è un’attitudine abituale e automatica. Pensiamo per esempio ad un treno fermo o a una giornata di pioggia. Per alcune persone, questi eventi sono solo esperienze negative, terribili. In realtà, non c’è nulla di positivo o di negativo nel traffico o nel tempo!! E' il modo in cui si sceglie di guardare le circostanze che rende la situazione positiva o negativa, e questa scelta può immediatamente renderci più forti o più deboli, più felici o più tristi, potenti o vittime. Partendo dalla stessa situazione, possiamo guardare il treno fermo come la possibilità di ascoltare musica rilassante o una giornata di pioggia come l’occasione per andare a casa a berci una buona tazza di cioccolata calda leggendo un bel libro. Dipende tutto da come scegliete di osservare il momento.

 

3. Fare paragoni negativi con gli altri

Uno dei più facili e comuni modi per sentirsi tristi e insoddisfatti è paragonare se stessi agli altri, in particolare con persone irraggiungibili. Spesso tendiamo a fare confronti con persone che ricevono un sacco di complimenti, che sono molto attraenti, che fanno molti soldi, o che hanno moltissimi contatti sui social. Quando vi trovate a desiderare quello che hanno gli altri, e vi sentite invidiosi, inferiori e inadeguati, molto probabilmente state mettendo in atto paragoni sociali negativi. Vari studi in letteratura (a partire da Aspinwall & Taylor 1993 e Collins 1995) hanno mostrato che le persone che attuano abitualmente confronti negativi con gli altri soffrono più frequentemente di stress, ansia, depressione e pensieri auto-svalutanti.

 

4. Rimuginare sul passato

Dovremmo imparare dal passato, non farci schiacciare da esso. Può capitare che circostanze avverse della vita ed episodi personali negativi possano bloccarci, farci diventare insicuri nelle scelte e non farci riconoscere nuove brillanti opportunità. Tuttavia, mentre ciò che è avvenuto nel passato non può essere modificato, abbiamo la possibilità di dare una nuova forma a quello che deve ancora accadere. Il primo passo è quello di rompere col passato e dichiarare che siamo noi, non la nostra storia, ad essere in gioco adesso. Goethe ci ricorda “Niente vale più di questo giorno”. Non soffermiamoci sul passato: facciamo scelte migliori oggi e andiamo avanti.

“Lincoln ha perso 8 elezioni, ha portato al fallimento 2 industrie e soffrì di una crisi nervosa prima di diventare presidente degli Stati Uniti” Wall Street Journal

 

5. Sentirsi impotenti di fronte a persone ostili

È frequente incontrare sulla propria strada persone difficili. Di fronte a questi individui che cercano continuamente la sfida, è facile arrivare a credere che loro siano forti e noi le vittime, e che con il loro comportamento aggressivo abbiano il controllo su di noi. Molti nostri atteggiamenti di fuga, anche se giustificati, sono notevolmente influenzati dalla convinzione della propria debolezza. La chiave per cambiare questa falsa credenza di essere vittime di un prepotente è spostarsi dalla condizione di passività a quella di attività. Se avete a che fare con un narcisista, un passivo-aggressivo, un manipolatore, un intimidatore o un controllante, ci sono molte strategie che potete utilizzare per fronteggiare la situazione. A questo proposito, date un occhio a questi miei articoli: 10 frasi tipiche delle persone passivo-aggressive (http://www.psicologo-milano.it/newblog/10-frasi-tipiche-delle-persone-passivo-aggressive/) e 8 strategie per trattare con persone aggressive e prepotenti (http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-persone-aggressive-prepotenti/).

 

6. Colpevolizzare gli altri

Colpevolizzare consiste nel far sentire gli altri responsabili delle proprie disgrazie. Molte persone hanno l'abitudine di buttare la colpa della loro infelicità o mancanza di successo su genitori inefficienti, relazioni negative, su svantaggi socio-economici o sulla salute precaria. Certamente è vero che la vita è piena di difficoltà, ed innegabili sono il dolore e le sofferenze che ne conseguono, tuttavia incolpare gli altri della propria infelicità e assumere il ruolo di vittima non è un atteggiamento efficace. A ben vedere, la condizione di vittima consente una serie di vantaggi secondari, ad esempio è più “comodo” puntare il dito contro gli altri per le proprie insoddisfazioni, evitando o ritardando il momento di assumersi la completa responsabilità della propria vita. Tuttavia, è utile notare che l'abitudine a colpevolizzare fa risultare, agli occhi degli altri, sgradevoli e rancorosi e, soprattutto, priva la persona di potere e controllo sulle cose in quanto la responsabilità è spostata su terzi (...). Tra l'altro, spesso e volentieri, le persone “bersaglio” della colpevolizzazione hanno poca idea di quello che veramente state provando e possono non accorgersi di nulla. In realtà, siete voi che vi state facendo prigionieri da soli della vostra acidità e del vostro astio. I vostri sentimenti possono anche essere giustificati, tuttavia non vi aiuteranno a diventare persone felici e di successo.

“Quando diamo la colpa ad altri, stiamo gettando via il nostro potere” Greg Anderson

 

7. Avere difficoltà a perdonare se stessi

Tutti noi commettiamo errori nella vita. Quando guardate indietro alle vostre azioni passate, ci sono decisioni e gesti che rimpiangete di aver fatto? Ci sono stati errori sfortunati di giudizio che hanno causato dolore a voi stessi e agli altri? Credo proprio che tutti risponderemmo di sì. La domanda più importante, dunque, è un'altra: come rievocate questi eventi passati? Pensate a voi come delle cattive persone e vi sentite in colpa per avere fatto male qualcosa o aver perso delle opportunità? Come visto precedentemente, molto dipende da come leggiamo e rileggiamo gli eventi! Durante questi momenti difficili, è estremamente importante essere compassionevoli con se stessi. (…)

“Perdona te stesso. Tutti facciamo errori. Gli errori non sono permanenti, ma sono momenti isolati. Impara a dire a te stesso: ho fatto un errore, ma questo non fa di me una persona cattiva”

 

8. Avere timore eccessivo di fallire e di fare errori

Le paure di fallire e di fare errori sono spesso associate con il desiderio di essere stimati ed apprezzati dagli altri e con esigenze perfezionistiche. Vi è mai successo di pensare di non essere stati bravi come desideravate in certe occasioni? Probabilmente ciò non potrebbe essere dovuto all'asticella che avete posizionato troppo in alto? Benchè avere standard elevati possa servire come un ottimo strumento motivazionale, aspettarsi di essere sempre perfetti in tutte le situazioni ha effetti negativi sul nostro benessere, in quanto va ad aumentare i livelli di stress e a diminuire le probabilità di ottenere successo, riducendo così la propria felicità. A conferma di ciò, numerosi studi in letteratura (tra cui Rettner 2010) hanno sottolineato la correlazione inversa tra perfezionismo e felicità: all'aumentare del primo, la seconda tende a diminuire. Un fatto è evidente nella storia: non è umano essere perfetti.

“Si può anche cercare di essere perfetti, ma il costo di questa decisione è molto alto… Come vi sentirete quando non riuscirete a raggiungere i canoni elevati che vi siete imposti?”

 

Vai alla fonte in lingua originale:   https://www.psychologytoday.com/blog/communication-success/201502/8-negative-attitudes-chronically-unhappy-people

 

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Come mi piace spesso ripetere, non è tanto la realtà stessa a condizionare il nostro stato psicologico, quanto la lettura che ne diamo. A volte, ci troviamo ad interpretare la realtà negativamente in modo quasi automatico, non rendendoci conto che ciò, di fatto, ha poi un effetto deleterio sulle nostre emozioni, sul nostro umore e sulle nostre possibilità di affrontare in maniera efficace gli eventi della vita.

 

Ecco 8 atteggiamenti mentali negativi molto frequenti nelle persone che si dichiarano cronicamente infelici... ma che, a ben vedere, renderebbero infelice chiunque di noi li facesse con regolarità!

 

Come sempre, conquistare una certa consapevolezza dei propri automatismi mentali è il primo step per capire come dare una svolta efficace ai propri comportamenti. E voi, quali tra questi pensieri negativi siete soliti fare?

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Relazione d’amore a rischio? 7 campanelli d’allarme

Relazione d’amore a rischio? 7 campanelli d’allarme | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La maggior parte delle coppie in crisi aspetta troppo tempo prima di chiedere aiuto... spesso possono passare anche anni!

E' così che piccole difficoltà quotidiane, che potrebbero essere affrontate in breve tempo con l’aiuto di uno specialista, diventano vere e proprie crisi che rischiano di incrinare la relazione di coppia fino ad arrivare al divorzio.


Tutte le relazioni d’amore, anche quelle più romantiche, sono caratterizzate da periodi bui che possono essere più o meno lunghi. Occorre prendere coscienza di questi momenti e imparare a elaborarli e superarli in tempi utili, altrimenti il rischio che si corre è che alcune modalità negative di risoluzione si consolidino e si cronicizzino, fino a condurre alla rottura del rapporto.

 

Quali sono i campanelli di allarme che segnalano incrinature all’interno della coppia?

 

Qualche volta i segnali sono evidenti, eclatanti: violenza domestica, litigi furiosi giornalieri, ripetuta infedeltà.

Tuttavia molto più spesso le difficoltà si presentano un po’ alla volta, e lentamente il rapporto si consuma e logora.

In un famoso esperimento del XIX secolo, alcuni ricercatori hanno osservato che mettendo una rana all’interno di un recipiente di acqua bollente, immediatamente l’animale salta fuori riconoscendo il pericolo. Invece, se messa in una pentola di acqua fredda che lentamente viene scaldata, la rana non si accorge del pericolo, con il tempo l’acqua diventa bollente e l’animale muore.

Questo è quello che rischia di succedere all'interno delle coppie e delle famiglie: sembra tutto così tranquillo... fino alla rottura (forse) inimmaginabile della relazione.

 

Ecco 5 comportamenti che segnalano che l'acqua nella pentola si sta pericolosamente scaldando:

 

Segnale di pericolo n.1: mancanza di calore nei confronti del partner

Basta poco per riconoscere le coppie felici: da come si guardano e da come si sorridono.

Inoltre ricercano frequentemente il contatto dell’altro, per esempio si salutano abbracciandosi, si tengono per mano quando guardano un film, in macchina la mano è appoggiata sulla gamba dell’altro..

Quando la ricerca di contatto all’interno della coppia comincia a svanire, ciò può essere un sintomo di rancore non espresso che necessita di essere fatto venire a galla ed affrontato insieme.

 

Segnale di pericolo n.2: non si trascorre più tempo insieme per attività divertenti

Se il tempo che si spende insieme al compagno è legato esclusivamente agli “affari” del matrimonio, come pagare le bollette, preoccuparsi della salute dei figli e fare la spesa, allora la relazione cessa di avere quella qualità di profonda e tenera amicizia. Le coppie felici, anche dopo anni di matrimonio, continuano a fare tutte quelle attività divertenti e romantiche che facevano all’inizio dell’innamoramento: uscire fuori a cena, fare passeggiate, andare al cinema, leggere insieme un libro e commentarlo, fino anche a giocare a carte la sera.

 

Segnale di pericolo n. 3: fare l’amore raramente

Una tra le attività peculiari del matrimonio è fare l’amore. Contrariamente al mito diffuso dai mass media, le coppie sposate in genera fanno molto più sesso delle persone single, in media una o due volte alla settimana dopo l’impeto iniziale.

Se il tempo che dedicate a fare l’amore si riduce sempre più, è un altro sintomo che la relazione è in difficoltà. Molto spesso capita che le donne dicano che non vogliono fare l’amore perchè non si sentono bene (“ho mal di testa, amore!”), ma ciò non fa altro che alimentare un circolo vizioso: meno amore si fa, meno lo si desidera fare. Al contrario, più amore si fa, più si desidera farlo. Questo è dovuto ad un incremento nel sangue dell’ormone ossitocina, che induce un sentimento di maggior legame ed affinità con il partner e di conseguenza un nuovo desiderio di fare l’amore.

 

Segnale di pericolo n. 4: smettere di curare il proprio aspetto

Il matrimonio comporta il prendersi cura dell’altro e di se stessi, ma tutto cambia a seconda se ciò viene considerato un piacere o un dovere.

Quando un membro della coppia o entrambi cominciano a considerare la relazione come un “mestiere”, iniziano le fatiche.

Recenti ricerche, inoltre, hanno mostrato un importante calo della passione sia per gli uomini sia per le donne quando il partner ingrassa, smette di curare il proprio aspetto e si veste in modo trasandato. Le coppie felici ed innamorate, anche dopo molti anni di matrimonio, passano molto tempo a prepararsi prima di uscire con il proprio compagno, proprio come facevano alle loro prime uscite.

Dato che una grande fetta dell’attrazione è “visiva”, è fondamentale volere essere sempre belli per l’altro!

 

Segnale di pericolo n.5: criticare continuamente il partner

Le coppie che non litigano mai hanno l’illusione che il loro matrimonio vada a gonfie vele, ma forse non è proprio così… Fate attenzione perchè l’acqua diventa sempre più bollente, minuto dopo minuto, e la rana non se ne accorge!

Forse non ci saranno discussioni violente, tuttavia se le lamentele e le critiche sono ciò che caratterizza i momenti in cui state insieme, è giunto il tempo di smettere di nascondere la polvere sotto il tappeto e affrontare insieme le ostilità accumulate negli anni.

 

Segnale di pericolo n. 6: sentirsi soli anche quando si è nella stessa stanza

Se vi sentite soli all’interno della vita coniugale, è giunto il tempo di correre ai ripari, soprattutto se il vostro compagno prova la stessa sensazione.

La solitudine è un terreno fertile per l’infedeltà. La maggior parte dei partner infedeli non sono mossi da impulsi sessuali, ma più innocentemente sono spinti dal desiderio di avere nuovi amici.

È vero che matrimoni senza sesso contribuiscono alla ricerca di amanti, ma soprattutto se voi e i vostri partner non dialogate, non vi ascoltate, non condividete, non vi supportate a vicenda, è naturale cercare compagnia e aiuto altrove.

Non aspettate una crisi furiosa di gelosia del vostro partner prima di attivarvi. Anche solo il desiderio di guardare fuori dal matrimonio deve essere un campanello di allarme nella vostra testa.

 

Segnale di pericolo n. 7: disprezzare continuamente il partner

Il disprezzo è una forma crudele di critica che sottolinea i comportamenti dell’altro svalutandoli. Alzare gli occhi al cielo o fare una smorfia con la bocca sono i segnali tipici di disprezzo. Nelle ricerche condotte da Gottman, uno dei più celebri psicologi di coppia, uno dei maggiori predittori di divorzio è proprio il disprezzo.

Semplicemente osservando per alcuni minuti le coppie che discutono è possibile scovare quali sono quelle sull’orlo di una crisi e prevedere il loro futuro...

 

Chiedete aiuto prima che sia troppo tardi!

Questi sono alcuni dei campanelli di allarme che possono aiutarvi a prendere consapevolezza che qualcosa all’interno della vostra relazione non sta funzionando. Con coraggio e duro impegno potete lavorare insieme per ricreare quella sensazione di benessere e piacere presente all’inizio dell’innamoramento e sentirvi ancora amati, desiderati, protetti.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://blogs.psychcentral.com/parenting-tips/2014/01/7-warning-signs-of-a-troubled-marriage/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Parliamo nuovamente di psicologia di coppia e di strumenti di self help che mirano ad incrementare il benessere nelle relazioni a due. Con questo articolo diamo uno sguardo ai più significativi campanelli d'allarme che segnalano la presenza di una difficoltà sostanziale all'interno di una relazione d'amore. Sfortunatamente spesso tendiamo a far passare questi segnali sotto silenzio, perdendo l'opportunità di occuparcene in tempi utili.


Su questo argomento, possono interessarti anche 3 mie infografiche, nelle quali cerco di fornire in maniera semplice e intuitiva (grazie al potere delle immagini), alcune conoscenze e strumenti di benessere utili nella vita di coppia.

- Benessere di coppia: istruzioni per l'uso (per lei): https://www.pinterest.com/pin/39476934210016792/

- Benessere di coppia: istruzioni per l'uso (per lui): https://www.pinterest.com/pin/39476934210016791/

- 4 comportamenti che uccidono una relazione d'amore:https://www.pinterest.com/pin/39476934210016793/

 

Lo studio dello psicologo rimane, comunque, il luogo più indicato per guardare in profondità difficoltà consolidate, comprenderle e trovare soluzioni su misura. 

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5 suggerimenti per ridimensionare le lotte di potere tra genitori e figli

5 suggerimenti per ridimensionare le lotte di potere tra genitori e figli | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Ogni cosa è diventata una battaglia... la situazione sta diventando ingestibile”. Queste sono le prime parole pronunciate da Sylvia, mamma di due figli, appena arrivata nel mio studio. E il marito ha subito aggiunto “Non riusciamo più a portare i bambini a scuola puntuali, a far loro spegnere i dispositivi elettronici, a fargli fare i compiti o a farli andare a letto senza discussioni. Per favore dottoressa, può aiutarci?”

 

Se questa situazione vi suona familiare e ne fate anche voi esperienza all'interno della vostra famiglia, la buona notizia è che c'è una luce alla fine del tunnel.

E la risposta non coinvolge sculacciate, grida, critiche o alcuna forma di coercizione.

 

Anche se le “lotte di potere” tra genitori e figli sono estremamente normali, soprattutto in età adolescenziale, non dovrebbero diventare la norma.

 

Qual è il motivo per cui tra genitori e figli si generano spesso lotte di potere?

 

La ragione principale è che una componente essenziale di uno sviluppo sano da parte di un bambino consiste nel guadagnare gradualmente un senso di autonomia, e ciò si raggiunge principalmente “opponendosi” a coloro da cui si dipende, cioè i genitori.

 

Più o meno intorno ai due anni, i bambini dimostrano per la prima volta il loro desiderio di una maggiore indipendenza dai genitori scoprendo il potere della parola "No!" e della parola "Mio!".

I bambini di questa età sviluppano insomma un desiderio di fare alcune cose da soli e, quando ci riescono, guadagnano un senso di autostima e autocontrollo.

 

Questi anni sono anche noti con il nome di “i terribili due” in quanto i genitori possono essere colti di sorpresa quando la loro dolce creatura mostra per la prima volta la necessità di avere una mente propria.

In realtà, sarebbe terribile se questo non accadesse!

 

Dunque, in realtà, le lotte di potere derivano da un bisogno naturale e adattivo dei bambini di avere il controllo sulle loro scelte. Affermando se stesso, il bambino sta costruendo un Sè forte e separato: i figli hanno bisogno di imparare ad essere indipendenti esperendo di essere in grado di stare in piedi da soli.

 

Tuttavia, troppi genitori interpretano la resistenza del loro bambino unicamente come segno sfida o di mancanza di rispetto per l'autorità. (…) Quando un genitore interpreta un comportamento resistente in questo modo, è molto probabile che reagisca alla mancata ubbidienza del figlio con una intensa reazione emotiva, ad esempio con sostanziale fastidio rabbia.

 

Durante l'impostazione dei limiti ai bambini, occorre invece che il genitore impari a non farsi prendere da un'emotività eccessiva. (...)

 

Anche se il conflitto è inevitabile, occorre che i genitori imparino ad esercitare il loro ruolo normativo impostando limiti e facendo le dovute richieste (ovviamente appropriate in base all'eta e al contesto) (...)

 

Alcuni genitori, soprattutto coloro che sono cresciuti in famiglie eccessivamente controllanti, autoritarie o abusanti, rimangono talmente turbati davanti ai conflitti e alle opposizioni (fisiologiche) dei loro pargoli, che finiscono per concedere ai loro figli troppo potere. Come la famiglia di cui sopra, e migliaia di famiglie simili, questa "soluzione" è completamente inefficace.

 

Anche se i bambini hanno bisogno di imparare a imporsi per ottenere l'autonomia, genitori privi di sufficiente autorità crescono bambini che tendono a prendersi troppi diritti, e il mondo non concede a nessuno una libertà illimitata.

 

Eccovi 5 modi per ridimensionare le lotte di potere, in modo tale che i bambini possano esercitare la loro indipendenza ma, contemporaneamente, assicurando loro i necessari limiti utili alla crescita.

 

Suggerimento # 1: Aiutate il vostro bambino ad essere “buono”

 

Tutti i bambini – e anche gli adulti - desiderano essere visti, amati e apprezzati. Se i genitori sono troppo impegnati o distratti da non notare i comportamenti positivi nei loro figli, i bambini impareranno presto che l'attenzione negativa è meglio di nessuna attenzione. E' di gran lunga più efficace rinforzare i comportamenti positivi dei bambini, piuttosto che intervenire su quelli negativi. Questo può essere fatto ad esempio ringraziando vostro figlio per essere salito in macchina in tempo o per aver sparecchiato il suo piatto da tavola, invece che lamentandosi per tutti i comportamenti scorretti. Ai bambini interessa sapere come i loro genitori li valutano e, in genere, preferiscono accontentarli piuttosto che dispiacerli.

 

Suggerimento # 2: impostate limiti chiari e fate richieste di comportamenti che desiderate piuttosto che dire ai vostri figli che cosa non fare

 

Invece di usare costantemente il “non” ("non portare il cellulare a tavola" o "non mi interrompere quando sto parlando"), provate ad esprimere le vostre esigenze in termini positivi, indicando chiaramente il comportamento che desiderate ottenere ("ti prego di lasciare il cellulare in camera prima di cena" o "voglio che mentre parlo tu mi ascolti e poi sarò felice di ascoltarti"). Limiti che siano chiari, positivi e applicabili diventano linee guida di comportamento appropriate per i bambini. Troppo pochi o troppi limiti creano invece paura, ansia o rabbia.

 

Suggerimento # 3: Lasciate, dove possibile, che vostro figlio faccia alcune scelte in modo autonomo

 

Quando i genitori sono costantemente impegnati a imporre ai loro bambini cosa fare e cosa non fare, le lotte di potere diventano l'esito più probabile.

Considerando tutto quello che chiediamo ai nostri bambini per motivi di salute o sicurezza (tempi per andare a dormire, compiti, pasti sani, orari etc), è fondamentale individuare alcuni aspetti della vita in cui possano esercitare da soli il controllo. Permettete, ad esempio, al vostro bambino di scegliere quale t-shirt indossare, quale libro leggere, coinvolgetelo nelle scelte dei menù, concedetegli di decidere come preferisce trascorrere il tempo libero. Insomma: è più saggio concentrarsi sui grandi temi e lasciar perdere quelli meno importanti.

 

Suggerimento # 4: Praticate l'arte di distacco

 

Molte battaglie possono essere evitate semplicemente non dicendo nulla e abbandonando il campo. Dite “no” una volta e, se il vostro bambino si arrabbia o fa i capricci, non aggiungete altro e lasciate la stanza. Se siete intrappolati in macchina, accendere la radio. Se il bambino è abbastanza grande per essere lasciato da solo, andate a fare una passeggiata o un farvi un bagno caldo. Tenendovi lontani dalla situazione per un po' di tempo, state anche offrendo a vostro figlio un modello che gli sarà uno strumento utile nel futuro, cioè la pratica del distacco, che permette di raffreddare una situazione emotiva quel tanto che basta per spegnere sul nascere lotte di potere spesso superflue (…).


Suggerimento # 5: Abbiate cura di voi stessi e attivatevi per ottenere il sostegno di cui avete bisogno dal vostro partner, amici o genitori.

 

Essere genitori è il lavoro più duro che ci sia. Impegna 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni l'anno, e senza indennità di malattia o vacanze. Di conseguenza, anche il “miglior genitore” può uscirne piuttosto consumato. Assicuratevi dunque di ricavarvi delle brevi pause quotidiane, se possibile prendetevi alcune serate o notti solo per voi, e pensate di organizzare ogni tanto una vacanza per soli adulti. Per essere genitori amorevoli ed efficaci abbiamo bisogno di lottare per l'equilibrio nella nostra vita. Anche se possiamo avere la sensazione che non ci siano un numero sufficiente di ore durante la giornata, occorre che troviate il tempo per voi. Se vi prendete cura di voi, i bambini lo percepiranno e ciò aiuterà anche loro.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://blogs.psychcentral.com/parenting-tips/2013/03/5-tips-to-avoid-parent-child-power-struggles/#at_pco=tst-1.0&at_si=55453451433f7904&at_ab=per-2&at_pos=1&at_tot=2

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

I conflitti tra genitori e figli sono qualcosa di molto frequente in tutte le famiglie.

 

L'articolo di oggi spiega il valore evolutivo dei comportamenti oppositivi da parte dei bambini e fornisce alcuni semplici spunti che i genitori possono tenere a mente per gestire efficacemente le “lotte di potere” con i propri figli.

 

Tra i miei prontuari utili ai genitori, potete anche leggere:

- 5 dritte per incrementarla l’autostima dei vostri figli (http://www.psicologo-milano.it/newblog/autostima-bambini/#more-2809)

- 5 attività basate sull’attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio (http://www.psicologo-milano.it/newblog/rinforzare-relazione-genitori-figli/

- 9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-ansiosi-figli/)

 

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10 cose che la depressione non vorrebbe farvi conoscere

10 cose che la depressione non vorrebbe farvi conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Salve!


Mi presento, la maggior parte delle persone mi chiama DEPRESSIONE.

Tuttavia potreste anche conoscermi con nomi differenti: disturbo distimico, disturbo bipolare, depressione maggiore e altri ancora.

 

Ho una natura insidiosa, arrivo quando meno ve lo aspettate. Se non mi tenete d'occhio, cresco a dismisura fino al punto da mettervi in ginocchio. Mento, arrovello i vostri pensieri e vi porto ad allontanarvi da tutte le persone care, quelle che potrebbero pendersi cura di voi. Il mio obiettivo è quello di prendere il controllo sulla vostra vita.

 

Quello che non sapete è che non sono così invincibile come vi faccio credere, ma anche io ho alcuni punti scoperti che se presi mi indeboliscono. Basta colpire anche solo uno di questi punti che la mia forza inizia a diminuire. E se mi colpite da più lati diventerò sempre più piccolo e debole.

 

Non dovrei dirvi i miei punti deboli ma, attenti, è proprio quello che sto per fare. Quindi prendete nota!

 

1. Amici e parenti

Quando siete all’interno di questo circolo relazionale, comincio ad aver paura. Essere circondati da persone e affetti significa non essere da soli e questo rende la mia presenza meno spaventosa.

 

2. Psicoterapia

Iniziare una terapia basata sul dialogo andando a fondo della tristezza che vi attanaglia non fa altro che diminuire il regno del terrore che sto costruendo. Scegliere di lavorare coraggiosamente sui vostri sentimenti è uno degli aspetti che mi fa più paura!

 

3. Attività fisica

Quando iniziate una attività fisica come correre o un qualsiasi tipo di sport, ostacolate il mio lavoro di prendere controllo sul vostro corpo e sulla vostra mente. Una delle cose che più mi ripugna è il prendersi cura di sé!

 

4. Mindfulness

È impossibile per me insinuarmi nella vostra mente e farvi ruminare circa il passato o il futuro se fate esercizi di mindfulness, cioè prestate tutta la vostra attenzione a cosa sta succedendo nel qui ed ora con un atteggiamento curioso, aperto e non giudicante. Questa attività scardina le mie armi: senso di colpa, vergogna e paura!

 

5. Accettazione

Quando abbracciate le varie componenti della vostra vita, inclusa la mia presenza, paradossalmente mi rendete più piccolo. Nel momento in cui cominciate a confrontarvi con le vostre paure, non sono più loro ad avere il controllo su di voi, ma siete voi a controllare loro. Quanto mi rendete triste quando lo fate!

 

6. Felicità

Quando fate la scelta consapevole di avere una vita felice, seriamente mettete in pericolo il mio piano di mettervi in ginocchio. Basta semplicemente che iniziate a pensare ad avere una giornata positiva che comincio a sciogliermi come la neve al sole...

 

7. Ridere

Quanto vi disprezzo quando ridete! Tutte le volte che vi ingaggiate in attività divertenti, inizio a innervosirmi! Guardando un film comico o scherzando tra amici è come se mi pugnalaste alle spalle!

 

8. Dieta salutare

Amo quando iniziate a trangugiare “cibo spazzatura” perché non fate altro che aumentare il mio potere. Invece detesto quando scegliete di mangiare sano: fornendo al vostro corpo il corretto apporto di calorie e stabilizzando il livello di zucchero nel sangue state minando il mio territorio! Facendo la scelta consapevole di prestare attenzione a quello che introducete nel vostro corpo, scegliendo cibi sani e rispettando i pasti, è come se mi mandaste al patibolo!

 

9. Farmaci

Quando consultate il vostro dottore e decidete di prendere farmaci anti-depressivi, sono veramente spaventato. Non mi piace quando diventate informati sulle varie tipologie di anti-depressivi. Sono impaurito quando fate domande circa gli effetti benefici dei farmaci perché questo implica che state facendo di tutto per cacciarmi fuori dalla vostra vita!

 

10. Stagionalità

Quando realizzate che spesso arrivo in una specifica stagione, in particolare durante l’inverno, iniziate ad acquisire più potere su di me. Quanto vi disprezzo quando diventate consapevoli che la mia presenza nella vostra vita è solo temporanea. Odio quando dite a voi stessi: passerà. La vostra capacità di guardare razionalmente al mio decorso mi rende debole.

 

Pensieri finali

Vi ho rivelato alcune strategie che potete mettere in atto per indebolirmi e cacciarmi dalla vostra vita. Ora sta a voi scegliere cosa fare di tutti questi consigli che vi ho fornito.

 

Un ultimissimo avviso: solitamente prima di farvi cadere a terra mando piccoli segali! Ma spetta a voi andare a scoprire quali sono… Mi sembra di avervi già detto abbastanza!!

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://blogs.psychcentral.com/life-goals/2014/11/10-things-depression-doesnt-want-you-to-know/#at_pco=smlre-1.0&at_si=554536ffdafbf904&at_ab=per-2&at_pos=1&at_tot=4

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Oggi condivido con voi un articolo che affronta il delicato argomento della depressione da un punto di vista originale. La personificazione, realizzata nell'articolo, di questa condizione di profondo disagio emotivo può essere a mio avviso una buona chiave per parlare a coloro che con essa hanno a che fare quotidianamente.


Sullo stesso argomento, puoi trovare interessanti anche questi miei altri contributi: le 10 peggiori frasi da dire ad una persona depressa (http://www.psicologo-milano.it/newblog/cosa-fare-persona-depressa-famigliari/) e 10 frasi che potreste dire a una persona cara affetta da depressione (http://www.psicologo-milano.it/newblog/cosa-dire-depressione/)

 

Infine QUI (https://www.youtube.com/watch?v=SjUlN1T2174), puoi guardare un mio videotutorial dove spiego 3 campanelli d’allarme e 3 pratiche utili per prevenire la depressione.

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10 cose che (forse) non sai sull'AUTOSTIMA

10 cose che (forse) non sai sull'AUTOSTIMA | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L'autostima è un concetto psicologico attorno al quale ruota un mercato di miliardi di dollari.

Vista la moltitudine di articoli, libri, programmi e seminari (spesso della durata di pochi giorni giorni e descritti come “miracolosi”) volti al miglioramento dell'autostima, si potrebbe pensare che la nostra comprensione di questo costrutto psicologico sia piuttosto avanzata.

Purtroppo non è così: vi è ancora un certo disaccordo su che cosa l'autostima sia in realtà.

Dopo decenni di discussioni in merito alla definizione di autostima, vi sono tuttavia alcuni punti su cui la maggior parte degli psicologi sembra concordare. Eccoli

 

1. Vi sono diversi tipi di autostima

 

Gli scienziati concordano sul fatto che la nostra autostima possa essere sia “globale” (cosa pensiamo di noi stessi e come ci sentiamo con noi stessi in generale) sia “specifica” (cosa pensiamo di noi stessi e come ci sentiamo con noi stessi in ruoli specifici, ad esempio come genitori, come professionisti, come sportivi etc). Anche se tutti noi abbiamo diversi domini specifici di autostima, non tutti hanno la stessa importanza, perché…


2. L’impatto dell’autostima specifica sull’autostima globale varia


Più un dominio specifico di autostima è importante e significativo per noi, più questo impatterà sulla nostra autostima globale. Per esempio, giocare una pessima partita di golf non ci danneggerà molto se per noi il golf non è così importante, ma creerà potenzialmente una grave ammaccatura nella nostra autostima globale se siamo giocatori di golf professionisti. Ecco perché...


3. La nostra autostima oscilla di giorno in giorno e di ora in ora

 

Proprio come in una classica “giornata no” dei nostri capelli che si rifiutano di stare al loro posto, un giorno possiamo alzarci che stiamo particolarmente bene con noi stessi e ci sentiamo sicuri di noi, mentre soltanto il giorno dopo possiamo sentirci totalmente incapaci. Solitamente crediamo che la nostra autostima sia cristallizzata, o alta o bassa, invece è molto più fluida e dinamica: subisce aumenti e diminuzioni in base ai feedback interni che ci diamo e a quelli esterni provenienti dall’ambiente. Spesso si pensa che avere un'autostima molto alta sia la condizione ideale, invece...

 

4. Avere una autostima molto elevata non necessariamente è un aspetto positivo

 

Idealmente, la nostra autostima dovrebbe essere ragionevolmente alta, ma non eccessivamente alta! I narcisisti tendono ad avere sentimenti di sé molto alti, tuttavia la loro autostima è anche fragile e instabile. Anche gli insulti più piccoli possono far sentire il narcisista profondamente ferito. È per questo motivo che le persone con una autostima ragionevole (e stabile) tendono ad essere psicologicamente più in salute rispetto a quelli con una autostima alta (ma fragile). Se pensate che i narcisisti siano incredibilmente attraenti, ciò potrebbe essere dovuto al loro aspetto sempre impeccabile, ma questo non dice molto della loro autostima perchè...

 

5. L’autostima non è correlata all’attrattività fisica

 

Alcuni studi hanno scoperto che persone con bassa autostima venivano giudicate attraenti tanto quanto quelle con alta autostima. Ciò che fa la differenza invece è come noi ci presentiamo agli altri. Immaginate due persone ugualmente attraenti: quello che si sente meglio con se stesso, vestirà in modo più interessante, sarà più sciolto e sicuro di sé, quindi lascerà un’impressione migliore rispetto alla persona insicura... Se credete di essere persone attraenti, probabilmente vi sentirete meglio con voi stessi anche perché la gente vi darà più attenzioni e vi farà più complimenti, mentre invece...

 

6. Le persone con autostima bassa sono resistenti ai feedback positivi

 

Sfortunatamente, avere una bassa autostima ci rende resistenti ai complimenti e ai rimandi positivi che, invece, potrebbero aumentare il nostro sentimento di autostima. Quando la nostra autostima è bassa, ci sentiamo non degni di ricevere lodi. Molte persone cercano di migliorare la loro autostima facendosi da soli i complimenti in forma di affermazioni positive, per esempio “Sono attraente e degno di amore” o “Avrò presto un grande successo”. Purtroppo …

 

7. Affermazioni positive possono far sentire le persone con bassa autostima... anche peggio!

 

Quando le persone con bassa autostima ricevono complimenti, non solo sono resistenti, addirittura tendono a sentirsi peggio. Infatti, quando un apprezzamento cade lontano dal proprio sistema di credenze, si tende a rigettarlo. Quando qualcuno si sente profondamente debole e senza potere, ricevere un complimento di forza e di prestanza non fa altro che ricordare alla persona quanto in quel momento invece si sente esattamente nella condizione opposta. Ironia della sorte, le persone che tendono a beneficiare maggiormente di affermazioni positive sono coloro che hanno già un'alta autostima. I complimenti “auto rivolti” non sono l'unico “rimedio fai da te” utilizzato per aumentare la propria autostima. Sul mercato ce ne sono molti altri, purtroppo tutti seguono il principio appena esposto. Infatti..

 

8. La maggior parte dei “programmi” per aumentare l'autostima... non funzionano!!

 

Alcuni studi mostrano che l'autostima di molte persone non cambia dopo l'utilizzo di programmi e seminari volti a promuoverla. Allora, perché l'autostima mette comunque in moto un mercato così fiorente? Gli studi in questo senso hanno scoperto che, dopo aver svolto un programma di incremento dell’autostima, tendiamo a distorcere i nostri ricordi di come ci sentivano prima di iniziare, e ricordiamo il nostro precedente livello di autostima come più basso di quello che era in realtà. Crediamo dunque che la nostra autostima sia migliorata quando, in realtà, non è cambiata. E' un vero peccato che molti di questi programmi non funzionino, poiché...

 

9. Avere un'autostima ragionevolmente alta funziona come un “sistema immunitario emozionale”

 

Quando la nostra autostima è più alta, soffriamo meno di stress e ansia, sperimentiamo rifiuti e fallimenti come meno dannosi e ci riprendiamo da esperienze dolorose in tempi più rapidi. In questo senso, l'autostima può fungere come “sistema immunitario emozionale”, che ha la funzione di tamponare le nostre ferite emotive e psicologiche. Ne consegue che dovremmo fare tutto il possibile per proteggere e rafforzare la nostra autostima, eppure…

 

10. La maggior parte dei danni alla nostra autostima sono auto-inflitti

 

Purtroppo, spesso reagiamo a rifiuti e fallimenti diventando autocritici, mettendoci ad elencare tutti i nostri difetti e le nostre carenze, rivolgendoci a noi stessi con epiteti offensivi e prendendoci metaforicamente a calci quando siamo già giù. Inoltre utilizziamo ridicole giustificazioni danneggiando ulteriormente la nostra fragile autostima quando è già ferita, ad esempio “Me lo merito!”, “Questo mi servirà per restare umile”, “Devo tenere le mie aspettative più basse”, “Mi detesto”. C’è un programma adatto a tutti e che può fare miracoli per la nostra autostima: abolire le autocritiche inutili e i dialoghi interni punitivi … ed è anche gratuito!

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201410/10-things-you-didnt-know-about-self-esteem

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Parliamo nuovamente di autostima, uno dei concetti psicologici in assoluto più “inflazionati”.

Con questo articolo, cerchiamo di fissare 10 semplici punti a riguardo, per fare luce su alcuni concetti chiave e mettere in discussione alcune false credenze su questo argomento.

 

Nello studio dello psicologo è possibile lavorare sull'autostima in modo approfondito ed efficace, grazie a tecniche mirate e tagliate su misura ma soprattutto grazie alla relazione umana curativa che si instaura con il professionista.

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Il potere di Mozart: 20 minuti di musica classica aumentano apprendimento e memoria

Il potere di Mozart: 20 minuti di musica classica aumentano apprendimento e memoria | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Un nuovo studio (Kanduri et al., 2015) dimostra che ascoltare musica classica aumenta l’attività dei geni coinvolti nell’apprendimento e nella memoria, e allo stesso tempo riduce l’attività dei geni implicati nella neurodegenerazione (…).

 

Lo studio aiuta a spiegare i numerosi effetti sul cervello della musica, che ha un notevole potere nell’aumentare la memoria e le prestazioni cognitive, nonché un ruolo fondamentale nelle nostre emozioni.

 

Nello studio, i partecipanti hanno ascoltato il concerto per violino n. 3 in sol maggiore (K 216) di Mozart (lo potete ascoltare qui: https://www.youtube.com/watch?v=CrpvZYkeM3s)

 

Ai soggetti sono stati prelevati campioni di sangue poco prima dell'ascolto e subito dopo.

Al fine di predisporre un gruppo di controllo, sono stati inoltre analizzati campioni di sangue di una parte dei partecipanti, prelevati prima e dopo altre attività non musicali.

 

Dall'analisi dei campioni di sangue, è stato rilevato che la musica classica aumentava (“sovra regolava”) l’attività dei geni implicati nella neurotrasmissione sinaptica e nella secrezione di dopamina, entrambi elementi importanti per la memoria e per l’apprendimento.

 

Oltre a questo, l'ascolto di musica classica andava a ridurre (“sotto-regolava”) l’attività di alcuni geni noti per essere coinvolti nelle malattie neurodegenerative come il Parkinson.

 

Tuttavia, questi effetti sono stati osservati solamente nelle persone con una certa conoscenza musicale.

La dottoressa Irma Järvelä, che ha condotto lo studio, ha commentato: “Gli effetti sono rilevabili solamente nei partecipanti con una certa esperienza in fatto di musica, suggerendo l’importanza della familiarità e dell’esperienza in campo musicale per favorire l’azione benefica.”

 

Inoltre, uno dei geni sovra-regolati dalla musica classica è conosciuto anche per il suo contributo all'apprendimento dei vocalizzi da parte degli uccelli canori.

"La sovra-regolazione (up-regulation) di diversi geni che sappiamo essere responsabili sia dell'apprendimento di canzoni sia del canto degli uccelli canori suggerisce uno sfondo evolutivo comune della percezione sonora tra i vocalizzi degli uccelli e degli esseri umani", ha concluso la dottoressa Järvelä.

 

Lo studio è stato pubblicato nella rivista Peerj.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2015/03/classical-musics-surprising-effect-on-genes-vital-to-memory-and-learning.php

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Oggi vi propongo un breve articolo che sintetizza i risultati di una recentissima ricerca scientifica sugli effetti della musica sul nostro cervello.

 

Un gruppo di ricercatori finlandesi ha studiato come l'ascolto di musica classica (in particolare del Concerto per Violino N°3 di Wolfgang Amadeus Mozart, della durata di 20 minuti) influenzava i profili di espressione genica dei partecipanti ad uno studio.

 

I risultati? L'ascolto della musica potenziava l'attività di alcuni geni coinvolti nei processi di apprendimento e memoria, e riduceva l'attività di altri geni associati con la neurodegenerazione, indicando il ruolo protettivo della musica.

 

Questi risultati sono particolarmente interessanti anche perchè possono fornire alcuni spunti sui meccanismi molecolari alla base della musicoterapia.

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7 giorni interessanti... con un terapeuta che mi ha conosciuta solo via SMS (esperienze di psicologia 2.0)

7 giorni interessanti... con un terapeuta che mi ha conosciuta solo via SMS (esperienze di psicologia 2.0) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La mia prima seduta di psicoterapia: ore 19:41 nel centro affollato di Manhattan.

Mi stavo incamminando verso la metropolitana quando il mio cellulare è suonato: era un messaggio.

“Salve Erin, è un piacere incontrarla” ho letto. “Mi racconti un po’ di lei. Sono felice di conoscerla.”

Anche io ero felice, anche se non sapevo esattamente il perché.

La settimana prima mi ero iscritta a un nuovo servizio che offriva terapie via messaggi, chiamato “Talkspace”.

In treno, ritornando a casa, ho risposto al messaggio.

 

Alla ricerca del mio terapeuta

Arrivata alla mia fermata, avevo ben 3 nuovi messaggi da parte di Talkspace.

Primo messaggio: “Salve. Sono Holli Fiscus-Connon, terapeuta di Talkspace”.

Secondo messaggio: Holli mi ha spiegato che avrebbe cercato il terapeuta adatto a me, colui che poteva soddisfare i miei bisogni.

Terzo messaggio: alcune domande specifiche, dalla mia storia personale, al motivo per cui avevo contattato il loro servizio.

Appena rispondevo ai suoi messaggi, lei immediatamente mi scriveva.

Avevamo una conversazione in tempo reale.

Salendo le scale del mio appartamento, ecco un altro messaggio. Holli mi aveva inviato un format con domande standard da compilare, non molto diverso dai fogli che ti fanno riempire negli studi tradizionali dei terapeuti.

La sostanziale differenza stava nel fatto che invece di cercare io un terapeuta, lei lo avrebbe cercato al posto mio.

Per essere sicura di trovare il terapeuta adatto a me, Holli mi ha chiesto se c’erano degli aspetti specifici che doveva conoscere. Ho raccontato che fin da ragazza ho attacchi di panico occasionali.

Anche il costo era un altro fattore rilevante. In confronto alle classiche terapie, che qualche volta sono coperte dalle assicurazioni e vanno dai 20 ai 250$ a seduta (solitamente le sedute sono una volta a settimana e durano 45 minuti), Talkspace costa 25$ alla settimana.

 

Ecco il mio terapeuta

Il mattino dopo mi sono svegliata con una dozzina di messaggi. Alcuni erano da parte di Talkspace.

Aprendoli, ho potuto fare la conoscenza della mia nuova terapeuta: si chiamava Nicole Amesbury, un couselor della salute mentale. Ho cercato immediatamente su Google cosa volesse dire questo titolo: doveva per forza avere una laurea, aver fatto almeno 1500 ore di tirocinio e aver passato l’esame di counselor.

(ndr: in America, la situazione counselor-psicologi è molto diversa da quella Italiana: il counselor si occupa soprattutto di terapia, dopo un percorso formativo che prevede laurea, tirocinio, iscrizione all'albo ed esame per ottenere la licenza alla professione. Per poter diventare “psychologist” è invece necessaria una scuola di dottorato, ma lo psicologo si occupa poco di terapia)

Io e Nicole abbiamo trascorso il resto della settimana scrivendoci giornalmente; il bello dei messaggi è che puoi tornare indietro a rileggerli tutte le volte che vuoi.

Alcune volte, quando le mandavo un messaggio, lei mi rispondeva immediatamente: ci scrivevamo ovunque ero, per qualche minuto o addirittura per una mezzora. Altre volte rispondevamo ai messaggi a distanza di ore.

Capitava, a volte, che mentre stavo scrivendo mi sentissi preoccupata rispetto a quello che Nicole poteva pensare nel leggere il messaggio. Però questo mi succedeva anche nella terapia tradizionale: Avrò detto la cosa giusta? Avrà pensato che sono pazza? Dato che stavamo messaggiando e non eravamo nella stessa stanza, non potevo vedere le espressioni del suo viso per ottenere rassicurazioni. Invece, potevo solo aspettare con il cellulare in mano la sua risposta..

 

Una prospettiva fresca

Col tempo ho dimezzato le volte che rileggevo quello che avevo appena scritto e inviavo subito il messaggio. Le risposte di Nicole erano così premurose, dettagliate, profonde e introspettive. Mi ritrovavo a pensare che mi sentivo davvero ascoltata.

Ecco un esempio: un giorno, dopo che le avevo scritto di sentirmi frustrata con le mie emozioni (in quanto non ero né felice né triste, ma nel mezzo), ha risposto con una metafora che ho trovato incredibilmente di aiuto. Mi disse che i sentimenti sono come le luci che si accendono sul cruscotto della macchina, e indicano che qualcosa necessita attenzione. Alcune luci ti danno sicurezza come avere il serbatoio pieno. Altre invece ti mettono in allarme come la spia dell’olio. Non importa se alcuni di questi sentimenti non sono piacevoli, mi ha ricordato Nicole, se ci sono significa che hanno un giusto motivo d’esserci. Abbiamo bisogno delle emozioni per vivere. Ci segnalano che qualcosa sta succedendo, esternamente o internamente, e necessita la nostra attenzione.

Ho pensato più e più volte alle parole di Nicole, e ancora adesso le ricordo quando mi sorprendo ad essere dura con me stessa o mi sento intrappolata dai miei stessi sentimenti.

 

Ho ancora il numero di Talkspace sul mio cellulare e non ho smesso di vedere il mio “tradizionale” terapeuta. Alcune volte, sento l’esigenza di sedermi e guardare negli occhi qualcuno. Altre volte, un semplice messaggio basta a farmi stare meglio.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://uk.businessinsider.com/what-its-like-to-use-talkspace-text-therapy-app-2015-3?r=US

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Navigando nel web, mi sono imbattuto in un articolo curioso: è la testimonianza di una donna americana che ha sperimentato per una settimana un servizio innovativo di terapia psicologica via SMS. Ne condivido con voi la traduzione.

 

“Talkspace” è un servizio web, ideato nel 2012 da Oren e Roni Frank, una coppia di Tel Aviv che vive a New York, con l'obiettivo di fornire servizi di salute mentale a persone in difficoltà a prezzi accessibili. Al costo di 25 dollari, l'utente entra in contatto con uno dei terapeuti del servizio, tutti provvisti di licenza per esercitare la professione, con cui può scambiarsi messaggi di testo illimitati per un'intera settimana.

E' rivolto principalmente ad utenti che hanno difficoltà a permettersi una normale terapia, o a coloro che non riescono a trovare il tempo per recarsi settimanalmente nello studio di un professionista. I fini sono anche quelli di abbattere lo stigma che ancora affligge la nostra categoria professionale, e di fare in modo che le persone si vergognino sempre meno a chiedere aiuto. L'applicazione Talkspace è disponibile online e per i dispositivi iOS, e sta avendo un grande successo: il sito conta oggi 50.000 utenti.

 

La terapia via SMS non è una procedura che utilizzo nella mia pratica clinica, ma l'argomento mi incuriosisce perchè si coniuga bene con la mia attitudine a cercare modi sempre nuovi per avvicinare le persone alla psicologia, utilizzando anche i new media.

 

Che ne pensate? Che effetto vi fa?

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Felicità: 10 recentissimi studi psicologici da conoscere

Felicità: 10 recentissimi studi psicologici da conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Vi riporto di seguito i miei 10 studi psicologici preferiti sulla felicità, tratti dalle più recenti scoperte scientifiche.

 

1. La felicità si propaga per tutto il corpo

 

A differenza dei pensieri, le emozioni non vivono solamente nella mente ma sono anche associate a sensazioni corporee. Uno studio recente (Nummenmaa et al., 2013), per la prima volta, ha analizzato le sensazioni corporee prodotte dalle diverse emozioni (…). I ricercatori finlandesi hanno indotto emozioni diverse in 701 partecipanti e questo ha permesso loro di colorare mappe corporee nelle quali, a seconda dell’emozione, si osserva un incremento o una diminuzione dell’attività sanguigna.

Ecco le mappe corporee delle 6 emozioni di base (visibili qui: http://www.spring.org.uk/2014/09/happiness-10-fascinating-new-psychology-studies-everyone-should-know.php): il colore giallo indica alti livelli di attività, il rosso medi livelli di attività, il colore nero è neutrale mentre il blu indica i livelli di attivazione più bassi.

È interessante notare come la felicità sia l’unica emozione che comporta l’attivazione di tutto il corpo, comprese le gambe. L'attivazione a livello degli arti inferiori è stata spiegata con l'ipotesi che le persone felici sono potenzialmente pronte ad intraprendere qualsiasi tipo di azione e, addirittura, a fare qualcosa di assurdo....

 

2. La felicità modifica il nostro codice genetico

 

La felicità non solo ci fa sentire bene da un punto di vista psicologico, ma anche il corpo ne trae beneficio e addirittura il nostro codice genetico.

Uno studio recente (Fredrickson et al., 2013) ha esaminato l’espressione genica all’interno delle cellule responsabili della difesa dell’organismo contro le patologie infettive e ha rilevato che, nelle persone che sperimentano elevati livelli di felicità, vi è una forte espressione di anticorpi e geni antivirali. Fare bene e sentirsi bene ci rende felici, e tutto questo non fa altro che apportare beneficio anche a livello genetico

 

3. Le persone sono più felici quando fanno “la cosa giusta”

 

Cosa è successo alla felicità delle persone di tutto il mondo quando hanno avuto a che fare con la crisi economica? Come hanno affrontato la perdita del lavoro, l’avere pochi soldi, il senso di disperazione e la mancanza di controllo su un incubo che non sembra avere fine?

Una delle possibile risposte è: alcuni si sono fatti forza insieme.

I dati ottenuti da 255 aree metropolitane degli Stati Uniti hanno mostrato che le comunità che cooperavano tra di loro (semplicemente facendo piccole cose per gli altri come il volontariato o aiutare i vicini) erano più felici (Helliwell et al., 2013). Il capitale sociale ha un effetto protettivo e positivo: le persone sono più felici quando fanno la “cosa giusta”.

 

4. Agire da estroversi aumenta la felicità (anche se si è introversi)

 

Una ricerca recente (Ching et al., 2014) ha suggerito che agire in maniera estroversa fa sentire le persone più felici. Lo studio parte da un sondaggio condotto su un amplissimo campione di persone provenienti da America, Venezuela, Filippine, Cina e Giappone. Ai partecipanti era chiesto di agire in maniera aperta e disinvolta per dieci minuti, successivamente veniva chiesto loro come si erano sentiti. I soggetti hanno riportato un livello molto elevato di emozioni positive nelle situazioni in cui sono stati estroversi e ciò valeva anche per i partecipanti più timidi e per coloro che di solito preferivano ingaggiarsi in attività solitarie.

 

5. La felicità dilaga nel web

 

Uno studio condotto da Coviello e colleghi (2014) ha rilevato che le emozioni comunicate online sono contagiose. Coviello e collaboratori hanno esaminato il contenuto emotivo di un miliardo di post su Facebook per due anni consecutivi. In particolare, è emerso che le emozioni positive si diffondono più velocemente e con maggiore impatto di quelle negative: i messaggi positivi sono più contagiosi.

 

6. Invecchiando cambia ciò che ci rende felici

 

Invecchiando le persone traggono più piacere dalle esperienze di ogni giorno. In un recente studio (Bhattacharjee & Mogilner, 2014) è stato domandato a un campione di 200 soggetti di un'età compresa tra i 19 e i 79 anni quali fossero le esperienze, sia “ordinarie” che “straordinarie”, che li avevano resi più felici nelle loro vite. Tutti i gruppi di età dello studio hanno dichiarato di ricavare piacere da entrambe le tipologie di esperienze, ordinarie e straordinarie. Tuttavia sono le persone più anziane che traggono maggior piacere dalle esperienze quotidiane: trascorrere il tempo con la loro famiglia, guardare il programma televisivo preferito o camminare nel parco. Le persone più giovani, invece, si definiscono in larga parte con esperienze di tipo straordinario.

 

7. Le persone materialiste sono meno felici

 

Uno studio recente (Tsang et al., 2014) ha rilevato che le persone materialiste si sentono globalmente meno felici. Il motivo per cui le persone materialiste sono meno felici è che essere focalizzati su ciò che si vuole avere, e che dunque adesso non si ha, rende più difficile apprezzare ciò che si ha già. Lo studio ha riportato le parole del filosofo greco Epicuro: “Non disprezzate quello che possedete; ricordatevi che quello che avete adesso, una volta era tra le cose che speravate di ottenere.” Per legge, tutte le carte di credito dovrebbero avere questa citazione stampata sul davanti in rosa fosforescente ;-)

 

8. Felicità = relazioni

 

Lo studio condotto da Olsson e collaboratori (2012) ha osservato che le relazioni sociali rendono felici le persone molto più che il raggiungimento di risultati accademici. Le relazioni sociali durante l’infanzia e l’adolescenza sono associate ad una maggior felicità in età adulta, mentre molto più bassa è l’associazione tra felicità e ottimi risultati accademici. Sembra che tutte le educazione del mondo, puntando maggiormente sul successo scolastico che sulle relazioni amicali, non insegnino cosa significhi essere veramente felici :-)

 

9. Gli obiettivi che conducono alla felicità

 

Sorprendentemente, le persone spesso sbagliano nel valutare quali obiettivi li renderanno felici. Una ricerca condotta da Rudd e colleghi (Rudd et al., 2014) ha suggerito che obiettivi concreti per la felicità funzionano decisamente meglio di obiettivi astratti. Muoversi verso obiettivi concreti, ad esempio “far sorridere qualcuno”, rende la persona molto più felice rispetto ad obiettivi astratti, ad esempio “rendere l'altro felice”. Pensando in modo concreto a quali sono i nostri obiettivi di felicità, possiamo ridurre la distanza tra aspettative e quello che sarà possibile ottenere.

 

10. I piaceri inaspettati dei momenti quotidiani

 

Le esperienze di tutti i giorni possono produrre una gioia inaspettata, come scoperto da un recente studio condotto da Zhang e collaboratori (2014). Nella ricerca è stato chiesto a 135 studenti di creare una “capsula del tempo” all’inizio dell’estate, all’interno della quale inserire: una conversazione recente, l’ultimo evento al quale avevano partecipato, un estratto di una lettera, le 3 canzoni preferite del periodo. Inoltre è stato chiesto loro di scrivere come si sarebbero sentiti quando avrebbero aperto la capsula tre mesi dopo. I risultati mostrano che, passata l’estate e aperta la capsula, gli studenti avevano significativamente sottostimato quanto sarebbero stati sorpresi, curiosi e felici nel ricordare il materiale inserito. Lo studio ha evidenziato come solitamente tendiamo a sottostimare il valore della felicità provata nelle situazioni di ogni giorno. Perche non fare una capsula del tempo oggi stesso?

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2014/09/happiness-10-fascinating-new-psychology-studies-everyone-should-know.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare di felicità, una delle parole della psicologia più usate ma anche più difficili da definire e da comprendere davvero.


Ne ho parlato in questo articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/ingredienti-felicita/), dove cerco di delineare 10 ingredienti per vivere felici, e in quest'altro articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/insegnamenti-bambini-felicita/), dove racconto ciò che i bambini possono insegnarci sulla felicità.


Oggi vi propongo una raccolta di 10 studi psicologici recentissimi che parlano delle ultime scoperte scientifiche su questo argomento.


Infine qui (https://www.youtube.com/watch?v=qPnUzk6jKwk) potete trovare il mio video sui 5 maggiori rimpianti delle persone in punto di morte.. quale spunto più azzeccato per riflettere sul valore della felicità nel momento presente?

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ANSIA: 8 vantaggi inaspettati

ANSIA: 8 vantaggi inaspettati | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L’ansia può essere una condizione psicologica difficile e paralizzante, tuttavia alcuni recenti studi scientifici mettono in luce una serie di risvolti positivi inattesi di questa esperienza emotiva (…)

 

Eccone 8:

 

1. Le persone ansiose ottengono naturalmente più fiducia da parte degli altri

 

Coloro che si sentono ansiosi possono facilmente sentirsi in imbarazzo, ma ciò non è necessariamente una cosa negativa: una recente ricerca mostra che, proprio in conseguenza a questo, le persone tendono a sviluppare maggiore fiducia nei loro confronti. Il dr. Robb Willer, l'autore dello studio, ha spiegato: “Livelli moderati di imbarazzo sono segni di virtù. I nostri dati suggeriscono che l'imbarazzo sia un vantaggio, non qualcosa da combattere. L' imbarazzo è una “firma emotiva” di una persona a cui è possibile affidare informazioni ed esperienze preziose. Aiuta la creazione di legami sociali e rafforza la cooperazioni tra persone nelle situazioni di ogni giorno.”

 

2. Le persone ansiose fanno meno incidenti mortali

 

Le persone ansiose spesso riportano di fare molti meno incidenti rispetto alla media in quanto pensano in anticipo a tutte le possibili conseguenze delle loro azioni. E' vero? Sembra di sì!

Uno studio del 2006 ha trovato che gli adolescenti ansiosi rimangono coinvolti in molti meno incidenti rispetto ai loro compagni poco ansiosi. Il dr. Lee, autore della ricerca, ha spiegato: “I nostri dati suggeriscono che possedere tratti ansiosi presenta alcuni benefici di sopravvivenza quando si è giovani, benefici che sono tuttavia controbilanciati da numerosi problemi di salute quando si è adulti”. In altre parole: l’ansia ti affatica nel lungo termine, ma nel frattempo ti tiene in vita ;-)

 

 

3. Al contrario di quanto credono, le persone ansiose hanno una buona memoria

 

Le persone ansiose spesso pensano di non avere una buona memoria. In realtà, negli esperimenti condotti da Delleman (2014), si è osservato che la memoria dei partecipanti ansiosi non è così cattiva: “.. individui molto ansiosi spesso hanno una visione della loro memoria molto scadente in quanto, in situazioni di particolare tensione, hanno la sensazione di non ricordarsi più quello che devono dire (…). Inoltre, i soggetti che soffrono d'ansia tendono a riflettere a lungo prima di prendere una decisione, si interrogano a fondo e immaginano molteplici scenari nella loro mente. Sono più preoccupati di fare la scelta corretta rispetto ai partecipanti poco ansiosi e questo li porta continuamente a cambiare risposta da dare. Impiegano dunque molto più tempo dei soggetti di controllo per rispondere, e ciò non fa altro che alimentare la loro credenza di avere una “cattiva memoria”. In realtà, questa visione non è realistica: la loro memoria funziona adeguatamente...”

 

4. L'ansia (quando non è eccessiva) conduce ad ottenere risultati migliori ai test

 

Quando l'ansia non è eccessiva, essa può avere un effetto molto positivo sulle nostre performance.

L'altro fattore importante per ottenere buoni risultati sembra essere una buona memoria. Uno studio condotto da Owens e colleghi (2012) ha trovato che avere buona memoria ed essere in ansia è una formula efficace per ottenere ottimi risultati agli esami. Il dr. Matthew Owens ha sottolineato: “Studi precedenti hanno sempre sottolineato l’impatto negativo che l’ansia può avere sulla prestazione ai test cognitivi. I nostri risultati suggeriscono invece che, quando in interazione con una buona memoria, una certa quota d'ansia permette il raggiungimento di buoni risultati.”

 

5. Le persone ansiose sono “buoni amici”

 

Le persone con disturbo d'ansia sociale possono trovare difficile fare amicizia, tuttavia molto spesso sono percepiti dagli altri molto più positivamente di quanto immaginano. Uno studio recente (Rodebaugh et al., 2014) ha scoperto che coloro che soffrono di ansia sociale reputano di riuscire ad instaurare amicizie di bassa qualità, al contrario gli amici valutano l'esperienza relazionale con loro come molto positiva e soddisfacente. Il dr. Rodebaugh, uno degli autori dello studio, ha affermato: “Le persone con ansia sociale credono di essere molto più impacciate nelle relazioni di quanto in realtà siano, anche nelle loro amicizie più strette!”

 

6. Non si appare così ansiosi come si crede

 

Chi soffre d'ansia ha spesso l'impressione che le altre persone possano vedere tutte le loro manifestazioni fisiche di preoccupazione e, di conseguenza, intuire la loro condizione emotiva. Ciò non è esattamente vero! In realtà, numerosi studi mostrano che le persone che hanno disturbi d’ansia sovrastimano notevolmente i loro sintomi somatici. In particolare: non sudano così tanto come credono, le loro mani non tremano in modo così significativo e il loro respiro non è così affannoso come sembra loro.

 

7. Le persone ansiose si divertono più di quanto credano

 

Quando pensano a come potrebbero andare le cose, le persone ansiose sono sempre pronte a figurarsi il peggio. Questo le porta, spesso, a non accorgersi del momento presente.

Per esempio, le persone socialmente ansiose sono così focalizzate sulla paura di dire qualcosa di sbagliato e di non essere adeguate all'interno delle situazioni relazionali, da non accorgersi di quanto, in realtà, si stanno divertendo. E spesso si divertono molto di più di quanto si aspettano!

Uno studio che è andato ad indagare quanto le persone si divertono durante la festa di San Patrizio, ha trovato che le persone socialmente ansiose sottostimano notevolmente il divertimento provato.

 

8. La razza umana necessita di persone ansiose

 

L'ansia non solo porta vantaggi a livello personale, ma tutta la razza umana ne trae beneficio.

Coplan e colleghi (2012) hanno osservato che l'ansia e l’intelligenza evolvono insieme come tratti positivi ed adattivi per la specie. Il dr. Coplan ha spiegato: “La preoccupazione eccessiva è generalmente vista come fattore negativo e l’essere molto intelligenti come un aspetto positivo. In realtà, le preoccupazioni sono funzionali a proteggere la nostra specie da situazioni di pericolo. In sostanza, le preoccupazioni fanno in modo che le persone non corrano rischi e questo aumenta le loro probabilità di sopravvivenza. Come l’intelligenza, l'ansia apporta dunque un beneficio in termini di adattamento alla specie umana”.

 

NOTA BENE: Niente di tutto quanto appena esposto intende svalutare la condizione dolorosa in cui si trovano molte persone che soffrono d'ansia. Piuttosto, offre uno spunto per soffermarsi su alcuni aspetti positivi dell'ansia.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/12/the-8-most-unexpected-advantages-of-anxiety.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare di ansia, argomento che ritengo utile affrontare periodicamente.

 

Ad esempio, ne parlo QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/ansia-quando-serve-psicologo/), dove analizzo 12 segnali di ansia che sarebbe bene approfondire con un professionista, e QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-ansiosi-figli/), dove fornisco alcune indicazioni dirette nelle specifico ai genitori di figli ansiosi. L' ansia, e più in generale lo stress, è anche al centro del mio ultimo videotutorial, parte del mio nuovo format di psicologia "La bussola del Benessere". Lo trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=tzJvDsNNpf8.

 

In questo articolo affrontiamo l'argomento da una prospettiva un po' diversa da quella abituale: 8 vantaggi inaspettati dell'ansia secondo la più recente ricerca scientifica.  

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FALLIMENTO: 10 spunti da tenere a mente

FALLIMENTO: 10 spunti da tenere a mente | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Non conta SE cadi, o PERCHE', ma COME REAGISCI alle cadute”

 

Benchè il fallimento sia un'esperienza demoralizzante e dolorosa, esso fa parte della vita. Purtroppo non ci è possibile controllare quali eventi negativi ci capiteranno nelle nostre esistenze, tuttavia ci è possibile regolare, in larga misura, come reagiremo ad essi.

 

Spesso il fallimento conduce le nostre menti a pensare cose che non sono vere. Se non ci rendiamo conto di questo meccanismo e non impariamo a rispondere agli insuccessi in modi psicologicamente adattivi, essi rischiano di paralizzarci, demotivarci e limitare le nostre possibilità di fare bene in futuro.

 

(…) Ecco 10 spunti da tenere a mente sul fallimento, che vi aiuteranno in un percorso di trasformazione di un esperienza difficile e dolorosa in una potenzialmente costruttiva e utile.

 

1. Il fallimento fa sembrare gli obiettivi meno raggiungibili

 

In una ricerca, alcuni soggetti dovevano calciare una palla ovale in una porta di football americano, e dovevano successivamente stimare quanto lontano e quanto alta essa fosse. I risultati mostrano che coloro che fallivano nel compito, giudicavano poi la porta significativamente più lontana e ad un altezza molto superiore di quanto fosse nella realtà! In altre parole, il fallimento distorce automaticamente la percezione dei nostri obiettivi facendoceli vedere come meno raggiungibili. Notiamo la parola “distorsione”: gli obiettivi, nella realtà, sono raggiungibili quanto lo erano prima di fallire. E' solo la nostra percezione che si modifica! Conoscere il modo in cui tendiamo a reagire automaticamente ad un insuccesso può essere utile per scegliere di ignorare consapevolmente questa nuova prospettiva distorta in cui i nostri obiettivi ci sembrano più complessi da raggiungere. Comunque, cambiare il modo in cui percepiamo i nostri obiettivi non è l'unica modalità con cui il fallimento distorce le nostre percezioni, infatti...

 

2. Il fallimento distorce la percezione delle nostre abilità

 

Oltre che darci la percezione (erronea) che i nostri obiettivi siano fuori portata, il fallimento distorce anche la percezione delle nostre abilità reali, facendoci sentire meno all'altezza del compito.

Dopo un fallimento siamo infatti propensi a ritenere le nostre capacità come non sufficienti o difettose, e a concepirci come significativamente più deboli di quanto realmente siamo. Conoscere questa tendenza automatica e ridimensionare l'opinione che abbiamo in merito alle nostre abilità è molto importante poichè, se continuiamo a svalutare le nostre capacità...

 

3. Il fallimento può farci credere di essere impotenti

 

Una delle emozioni più comuni e più travolgenti che accompagnano l'esperienza del fallimento è l'impotenza. Fallire provoca una ferita emotiva. La nostra mente risponde a questa ferita cercando di metterci nella situazione di non venir feriti di nuovo, e il modo migliore per condurci a rinunciare ad ingaggiarci in situazione potenzialmente fallimentari è farci sentire impotenti. Facendoci sentire come se non ci fosse nulla che possiamo fare per avere successo, la nostra mente ci terrà lontani da possibili errori futuri e ci proteggerà da eventuali fallimenti...tuttavia, così facendo, ci priverà anche della possibilità di godere di eventuali successi!! Questo, per altro, non è l'unico modo in cui la mente può lavorare contro di noi, infatti...

 

4. Le esperienze negative possono creare una “paura del fallimento” inconsapevole

 

(…) Il problema della paura di fallire è che spesso non è consapevole. Di conseguenza, la persona non si chiede se sia reale, ragionevole o probabile, e non si dedica a comprendere come incrementare le sue probabilità di successo: tutti i suoi sforzi sono inconsapevolmente volti ad evitare di provare emozioni dolorose nel caso fallisse. Questa attenzione inconscia su come evitare fallimenti piuttosto che su come assicurarsi successi, conduce le persone ad agire in modi molto particolari, ad esempio...

 

5. La paura del fallimento spesso conduce ad attuare inconsapevolmente comportamenti auto-sabotanti

 

Con l'idea di ammortizzare un insuccesso futuro, spesso le persone possono crearsi degli “alibi” con cui potrebbero giustificarsi nel caso in cui fallissero, finendo tuttavia per auto-sabotarsi. Ne è un esempio l'andare ad una festa la notte prima di un esame, in modo da poter dare la colpa alla stanchezza qualora la prova avesse un esito negativo, oppure lo sviluppare (secondo un meccanismo psicologico inconsapevole) sintomi psicosomatici, come mal di testa o mal di stomaco, che rendono difficile il raggiungimento di uno stato di concentrazione ottimale per lo studio (…). Inutile dire che, in realtà, questi comportamenti, teoricamente “protettivi”, sabotano i nostri sforzi e aumentano vertiginosamente le nostre probabilità di fallire. Un altro motivo per cui è necessario riconoscere queste paure inconsapevoli è che...

 

6. La paura del fallimento può essere trasmessa dai genitori ai figli

 

Studi sull'argomento mostrano che genitori che hanno paura di fallire possono involontariamente trasmetterla ai loro figli: essi possono reagire duramente oppure esibire un atteggiamento di distacco emotivo quando i loro figli fanno errori o non riescono in qualcosa, trasmettendo l'idea che l'insuccesso sia qualcosa di inaccettabile Questo atteggiamento, naturalmente, rende i figli più predisposti a sviluppare, a loro volta, paura di fallire. Un'altra conseguenza è che...

 

7. La pressione per avere successo può aumentare l'ansia da prestazione e.... condurci a sbagliare!

 

Quando un golfista sbaglia un tiro cruciale, un giocatore di bowling spreca l'ultimo lancio, un giovane cantante stecca totalmente ad un provino, spesso è perchè la pressione della prestazione ha giocato loro un brutto scherzo. Può infatti capitare che la pressione di fare una prestazione di alto livello ci conduca a pensare eccessivamente a qualcosa che il nostro cervello sa già come fare. Come risultato, aggiungiamo una “correzione” non necessaria ad un'azione o a un movimento, che va a compromettere l'esito della nostra performance. Tutto ciò è certamente un'esperienza imbarazzante e frustrante, ma anche evitabile in quanto si tratta di “overthinking”, cioè un uso eccessivo (e controproducente) del pensiero, dunque...

 

8. Un buon modo per superare gli errori dovuti all'ansia da prestazione è.... fischiare!

 

Fischiare o mormorare tranquillamente mentre vi state preparando per un colpo, un lancio, o una prestazione in generale, può aiutarvi a concentravi sul compito stesso. Con questo semplice atto mentale, potete “rubare” sufficienti risorse attentive al cervello per evitare l' overthinking e smettere di correggere qualcosa che non richiede correzione.

Finora abbiamo parlato di operazione mentali automatiche che possono condizionare la nostra performance e predisporci al fallimento; un altro fattore che frequentemente conduce a fallire è rappresentato da un calo di volontà, non perchè la persona manchi in generale di questa caratteristica, ma perchè è necessario capire come la forza di volontà funziona...

 

9. La forza di volontà è come un muscolo: necessita di riposo e di glucosio per funzionare bene

 

Proprio come i muscoli si affaticano se ne si abusa, anche la forza di volontà può abbandonarci quando siamo sovraccaricati o denutriti. Il nostro cervello richiede glucosio per funzionare e, quando non ne ha abbastanza, le nostre risorse cognitive (attenzione, concentrazione), le nostre funzioni esecutive (pianificazione, processo decisionale) e anche la nostra forza di volontà cominciano a vacillare. Ecco perché le diete spesso finiscono in abbuffate: esse consumano la forza di volontà così gravemente che le persone perdono l'autocontrollo tutto in una volta e divorano qualsiasi cosa. Dunque: siate consapevoli di quanto impegno e forza di volontà utilizzate durante il giorno e fate in modo di concedervi un riposo sufficiente; inoltre, mangiate ciò che vi è necessario per garantire al vostro cervello l'apporto necessario di glucosio, in modo da mantenere salde le vostre motivazioni quando ce ne sarà bisogno, aumentando le volte probabilità di evitare di fallire. Assumere il controllo sulla vostra forza di volontà è un passo cruciale per superare i fallimenti della vita, infatti...

 

10. La risposta psicologicamente più sana al fallimento è concentrarsi sulle variabili che sono sotto il nostro controllo

 

Alla luce di quanto detto finora, il fallimento può certamente farci sentire demoralizzati, impotenti, senza speranza e ansiosi, ma possiamo imparare a fronteggiarlo. Una buona strategia sta nel sapere distinguere tra gli aspetti dell'obiettivo che sono sotto il nostro controllo e quelli che invece non lo sono. Date prima uno sguardo veloce agli aspetti che NON sono sotto il vostro controllo e valutate se c'è la possibilità di assumerlo in qualche modo, ad esempio migliorando le vostre abilità o le vostre relazioni. Dopodichè lasciateli stare e concentratevi esclusivamente sugli aspetti che sono sotto il vostro diretto controllo. Avere un certo senso di padronanza e controllo sugli eventi è un antidoto ai sentimenti di impotenza e demoralizzazione, uno stimolo a provare e riprovare senza perdere la motivazione, aumentando le probabilità di successo e cercando di ridurre sempre di più quelle di fallire.

 

 Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201501/10-surprising-facts-about-failure

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Imparare a gestire le emozioni spiacevoli generate dal fallimento è una delle grandi sfide dell'essere umano. Perchè, purtroppo, tutti noi siamo destinati a incorrere prima o poi in esperienze di fallimento, insuccesso e errore.

 

Ecco allora 10 spunti da tenere a mente su questa esperienza psicologica.

 

Sull'argomento, potete anche guardare QUESTO VIDEO (https://www.youtube.com/watch?v=JTEsAYxHXXg), in cui valorizzo il lato positivo dell'errore come occasione preziosa per apprendere e crescere. Allora: “fail fast!”, “sbagliate in fretta”!, perchè chi prima sbaglia per primo riesce a capire cosa non fare e quale strada invece provare a percorrere.

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SENSO DI COLPA: 10 spunti scientifici per conoscerlo meglio

SENSO DI COLPA: 10 spunti scientifici per conoscerlo meglio | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La colpa è un sentimento comune di stress emotivo che ci segnala quando le nostre azioni o le nostre omissioni hanno causato o potrebbero causare un danno (fisico, emotivo o di altra natura) a un'altra persona o situazione. (…)


Ecco 10 spunti scientifici per riflettere su questa emozione:


1. La colpa protegge i nostri rapporti


Il senso di colpa si verifica principalmente nei contesti interpersonali ed è considerato un'emozione "pro-sociale" poiché aiuta a mantenere buoni rapporti con gli altri. In sostanza, il senso di colpa funziona come un “monito”, come un segnale che continua a manifestarsi fino a spingerci a fare determinate azioni, dal tipo: "E' la festa della mamma, devo ricordarmi di chiamarla!". Sebbene ogni segnale possa essere piuttosto breve, la somma dei sensi di colpa può raggiungere una quantità significativa, tanto che...


2. Sperimentiamo 5 ore settimanali di sensi di colpa


Uno studio ha rilevato che se si sommano tutti i momenti in cui settimanalmente ognuno di noi si sente lievemente o moderatamente colpevole, si raggiunge una quantità di tempo piuttosto significativa: circa 5 ore. Questo è particolarmente importante perché, se la colpa può essere utile in piccole dosi..


3. Avere un senso di colpa di proporzioni importanti è come avere nella testa una suoneria fastidiosa a ripetizione


Se aveste un allarme nel cervello che non si spegne mai, vi sarebbe difficile concentravi vero? Allo stesso modo, quando si ha un forte senso di colpa, l'attenzione ne risulta sostanzialmente monopolizzata. Infatti, non è raro che la colpa persista per lunghi periodi di tempo. Avere un potente senso di colpa può avere un effetto estremamente dannoso, anche perché...


4. I sensi di colpa rendono difficile pensare e concentrarsi


Quando i sensi di colpa competono con l'attenzione per gli impegni di lavoro, per la scuola, e per la vita in generale, di solito sono i sensi di colpa a vincere. Studi in merito hanno rilevato che la concentrazione, la produttività, la creatività e l'efficienza sono significativamente più basse quando ci sentiamo in colpa per qualcosa. Il senso di colpa, per altro, non solo ci conduce ad avere performance più scarse, ma...


5. Il senso di colpa ci rende riluttanti a goderci la vita.


Anche un lieve senso di colpa può farci esitare ad abbracciare le gioie della vita! In uno studio, ad alcuni studenti universitari veniva evocato sperimentalmente un senso di colpa, dopodichè veniva chiesto loro di scegliere tra una serie di possibili ricompense per la partecipazione allo studio. Gli studenti a cui non era stato evocato il senso di colpa sceglievano musica e film da scaricare, mentre gli studenti che si sentivano in colpa sceglievano preferenzialmente materiale scolastico. Il senso di colpa potrebbe farci optare per saltare una festa, non festeggiare il nostro compleanno o non essere in grado di godere pienamente di una vacanza. Per alcune persone, il senso di colpa può fare anche danni peggiori, ad esempio...


6. Il senso di colpa può condurre all'auto-punizione


Il Dobby Effect, un fenomeno che prende il nome dall'elfo nei libri di Harry Potter, si riferisce alla tendenza psicologica a ricorrere all'autopunizione per allontanare i sentimenti di colpa. In una ricerca, alcuni studenti venivano fatti sentire in colpa privando un collega di un biglietto della lotteria del valore di due dollari; i risultati mostrano che in un secondo momento gli stessi studenti si mostravano disposti ad auto infliggersi scosse elettriche per scontare i loro rimorsi. Tuttavia, non è sempre noi stessi che puniamo quando ci sentiamo in colpa, infatti...


7. Il senso di colpa può condurci ad evitare le persone che abbiano ferito


Quando ci sentiamo in colpa verso qualcuno che abbiamo ferito o danneggiato, tendiamo a prendere le distanze per evitare di entrare in contatto con il senso di colpa che ci evoca. Questa tendenza ad evitare i ricordi di colpa può estendersi a persone solo vagamente connesse e addirittura a cose o a luoghi ( “quello è il ristorante dove ho lasciato il mio ex.. non voglio tornarci mai più”). Per altro, da un punto di vista emotivo...


8. I sensi di colpa ci fanno sentire colpevoli, ma anche arrabbiati


Le persone che hanno l'abitudine di far sentire gli altri in colpa, spesso lo fanno al fine di controllare o manipolare il prossimo, non rendendosi conto che questa azione provoca nei loro interlocutori un forte risentimento. Usare frasi come “non mi hai chiamato quando dovevi farlo!”, spinge infatti l'altra persone a soddisfare nell'immediato la richiesta fatta, ma, a causa della rabbia che evoca, la scoraggia a fare lo stesso in futuro. Morale: vi chiamerà dopo che gliel'avete fatto notare, ma si guarderà bene dal farlo in futuro!!! Ciò è il motivo per cui evocare sensi di colpa nell'altro è molto più dannoso per le relazioni di quanto si creda... Comunque, alcune persone non hanno bisogno che le si faccia sentire in colpa...


9. Le persone inclini a sentirsi in colpa tendono a temere di aver ferito qualcuno anche se non l'hanno fatto


Quando la nostra “soglia” per il senso di colpa è molto bassa, rischiamo di sentirci colpevoli anche quando non dovremmo. Come risultato, possiamo concludere di aver ferito qualcuno anche quando non l'abbiamo fatto, e, di conseguenza, possiamo credere che alcune persone ci disapprovino quando non lo fanno. Ciò ci espone a un costante e non necessario stress che può influenzare negativamente la nostra qualità di vita. Infatti, la colpa può danneggiarci in molti più modi di quanti ne possiamo immaginare, ad esempio...


10. I sensi di colpa ci fanno sentire letteralmente più pesanti e affaticati


Gli studi hanno scoperto che sentirsi in colpa conduce le persone a valutare il loro peso corporeo come notevolmente superiore di quanto non sia in realtà, nonché a percepire specifiche attività fisiche come molto più faticose e stancanti rispetto a quando non si sentono in colpa.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201411/10-things-you-didnt-know-about-guilt

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Il senso di colpa è un meccanismo psicologico che ci rimprovera quando facciamo qualcosa che va contro il nostro codice di comportamento e si manifesta attraverso una spinta rabbiosa verso noi stessi che ci tormenta finchè non facciamo qualcosa per rimediare.

Vi propongo 10 spunti scientifici per conoscerlo meglio.

 

Benchè si tratti di un sentimento fisiologico e comune a tutti gli esseri umani, in alcune persone il senso di colpa può presentarsi in modo particolarmente frequente e accentuato, alimentando vissuti dolorosi di inadeguatezza e bassa autostima.

 

Nello studio dello psicologo si può lavorare efficacemente su di esso, come anche sulle altre condizioni emotive proprie dell'essere umano, al fine di renderle nostre alleate.

 

Sempre sull'argomento, potete inoltre consultare questo articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/regole-perdono-psicologia/), in cui parlo delle 7 regole per perdonare, oltre gli altri, anche se stessi....

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30 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno

30 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Di seguito sono riportati 30 esempi di distorsioni cognitive, errori di valutazione, bias inconsapevoli in cui rischiamo di cadere quotidianamente. Conoscerli è il primo passo per realizzare quali compiamo più frequentemente e procedere a metterli in discussione. Ciò vi permetterà di comprendere più a fondo il vostro comportamento e quello degli altri, nonché di migliorare il vostro processo decisionale e il vostro benessere.

 

1. Personalizzazione: E' la tendenza ad esagerare la misura in cui determinati eventi ci riguardano. Ciò significa percepire gli eventi come conseguenza delle proprie azioni non considerando altri possibili fattori che possono avere condizionato le circostanze. Ad esempio, concludere che se un amico non risponde ad una vostra telefonata, è perchè è arrabbiato con voi.

 

2. Lettura della mente: E' la tendenza a credere di sapere ciò che l'altro pensa o sente interpretando alcuni particolari. In realtà, non è possibile fare ipotesi precise su ciò che gli altri pensano a meno che non siano loro a dircelo.

 

3. Previsioni negative: Consistono nel sopravvalutare la probabilità che un'azione avrà esito negativo, quando, non essendo dotati di una sfera di cristallo, è impossibile sapere l'esito di un evento futuro in anticipo.

 

4. Sottovalutazione delle vostre abilità di coping: Consiste nel sottovalutare la vostra capacità di far fronte agli eventi negativi.

 

5. Pensiero catastrofico: Consiste nel pensare ad eventi spiacevoli come vere e proprie catastrofi.

 

6. Tendenza a concentrate l'attenzione su segnali di rifiuto sociale e a trascurare segnali di accettazione sociale: Ad esempio, durante le interazioni sociali, prestare attenzione selettivamente ad indicatori “negativi”, come qualcuno che sbadiglia mentre state parlando, e non dedicare la stessa attenzione ad altri indizi che suggeriscono invece interessamento verso ciò che state dicendo.

 

7. Ricordare selettivamente gli eventi negativi: Ricordare i particolari negativi di una situazione a scapito di quelle positivi. Ad esempio, ricordare di aver esitato qualche secondo durante un discorso pubblico e trascurare l'applauso fragoroso che avete ottenuto alla fine.

 

8. Pensare che l'assenza di “effusioni” significa che qualcosa non va: Ad esempio, credere che l'assenza di uno smile in una mail o in un messaggio significa che l'interlocutore è arrabbiato con voi. Oppure, interpretare un "Hai fatto un buon lavoro" come un commento negativo se la vostra aspettativa era di sentirvi dire "Hai fatto un ottimo lavoro."

 

9. Avere delle norme interne eccessivamente rigide: Si tratta della convinzione che il raggiungimento di standard molto elevati sia assolutamente necessario per evitare una catastrofe. Ad esempio, la convinzione che commettere errori porterà i vostri colleghi e i vostri superiori a pensare che siete delle persone inutili e incapaci.

 

10. “Sentirsi in diritto di..” rispetto ad altri nella vostra stessa condizione: Consiste nel credere che le regole che si applicano agli altri non dovrebbero applicarsi nel vostro caso specifico. Ad esempio, credere di non avere la necessità di fare uno stage, anche se questo è il percorso lavorativo normale nel vostro settore.

 

11. Giustificazioni auto-sabotanti: Ad esempio, ritenere che, se avete fatto progressi nel raggiungimento di un obiettivo, siete giustificati a comportarvi in un modo che è in totale contrasto con esso. Ad esempio, se avete mantenuto fede alla dieta per 10 giorni, potete concedervi di mangiare una torta :-O

 

12. La credenza in un “mondo giusto”: Ad esempio, la convinzione che, affinchè una parte della popolazione sia ricca e potente, sia giusto che i poveri rimangano poveri.

 

13. Vedere una situazione solo dal vostro punto di vista: Ad esempio, non sforzarsi nemmeno di guardare una situazione che ha generato un litigio dal punto di vista del vostro partner.

 

14. Pensare che auto-criticarvi ferocemente per qualcosa andato male sia un modo efficace per motivare voi stessi a fare meglio in futuro. Non lo è!

 

15. Riconoscere le emozioni come cause del comportamento e non considerare come il comportamento può influenzare pensieri ed emozioni: Ad esempio, pensare "Quando avrò più energia, mi eserciterò” invece che “l'esercizio fisico può darmi più energia”

 

16. Pensiero tutto o nulla: Tendenza a vedere le cose per estremi, senza considerare le sfumature intermedie. Ad esempio “Se non ottengo quello che voglio, sono un completo fallimento”.

 

17. La schiavitù del “Devo”: Ad esempio, pensare "Dovrei sempre dare il 100% in quello che faccio". A volte, ci sono importanti vantaggi nel fare qualcosa semplicemente ad un livello accettabile :-)

 

18. Ragionamento emotivo, ossia trattare i sentimenti come dati di fatto anche quando l'evidenza oggettiva non li supporta: Ad esempio, “se ho paura, significa che la situazione è davvero pericolosa”, oppure “sento di non essere pulito, anche se ho lavato le mani per tre volte, dunque devo lavarmi di nuovo” (tipico del disturbo ossessivo compulsivo)

 

19. Basare le vostre decisione sui cosiddetti “costi irrecuperabili” (sunk costs): I costi irrecuperabili in economia, sono quei costi in cui si è già incorsi e che non possono essere recuperati in alcuna maniera significativa. Un buon uomo d'affari è conscio che i costi irrecuperabili non devono essere presi in considerazione quando si compiono decisioni razionali. Ad esempio, investire denaro in un affare che sta andando male solo perchè ci avete investito tanto tempo è una decisione irrazionale, in quanto conduce la persona a credere di poter recuperare, spendendo ulteriormente, costi che per definizione non possono essere recuperati.

 

20. Credenze deliroidi: Possedere un'idea fissa falsa e incriticabile nonostante la presenza di prove schiaccianti che la contraddicono. Ad esempio, credere di essere in sovrappeso pesando 50 kg.

 

21. Supporre che i vostri sentimenti attuali rimarranno gli stessi in futuro: Ad esempio, pensare "Non mi sento in grado di affrontare questa cosa oggi, dunque non sarò in grado di affrontarla nemmeno domani”.

 

22. Etichettamento: Applicare alle cose una etichetta globale, invece che fare riferimento a fatti specifici. Ad esempio, etichettare qualcuno come un “perdente” per un solo accadimento e non essere mentalmente aperti a prove successive che suggeriscono che non lo sia.

 

23. L'effetto alone: Si tratta di un fenomeno psicologico che ci conduce a “trasferire” una caratteristica positiva di un oggetto o di una persona a tutto ciò che riguarda l'oggetto o la persona in questione. Ad esempio, se una persona ci sembra attraente, tenderemo a ritenere che sia anche intelligente, socievole, etc. Un altro esempio è percepire alimenti ricchi di grassi come meno calorici se accompagnati da un'insalata.

 

24. Minimizzazione: Le esperienze positive sono trascurate sostenendo che non contano. Ad esempio, “Ho fatto bene questa cosa, ma solo perchè era facile farla”.

 

25. Esagerazione: Ad esempio, gonfiare i propri errori e difetti a dismisura e percepirli più significativi di quello che sono.

 

26. Conformità cognitiva: E' la tendenza a vedere le cose nella stesso modo in cui le valutano le persone attorno voi. Questo atteggiamento psicologico è stato mostrato per la prima volta nell'esperimento di psicologia sociale di Ash nel 1956. Il protocollo sperimentale prevedeva il coinvolgimento di 8 soggetti, 7 complici dello sperimentatore e un soggetto sperimentale. Lo sperimentatore presentava loro una prima scheda con tre linee di diversa lunghezza, un'altra scheda in cui era disegnata una linea di lunghezza uguale ad una di quelle della prima scheda, e chiedeva ai soggetti di dire a quale delle linee della prima corrispondesse la linea della seconda scheda. Se i complici rispondevano in maniera concorde e palesemente errata, anche il soggetto sperimentale rispondeva in maniera scorretta, conformandosi al gruppo. Solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente.

 

27. Ipergeneralizzazione: Estendere l'esperienza vissuta in una situazione specifica a tutte le situazioni con caratteristiche simile. Ad esempio “Non troverò mai un lavoro”, dopo un solo colloquio andato male.

 

28. Incolpare gli altri dei propri fallimenti: Considerate che c'è sempre uno spazio di manovra di cui potete approfittare per cambiare le cose attivamente.

 

29. Cadere vittime della tecnica “piede nella porta”: Consiste nel convincere qualcuno a fare qualcosa introducendo prima una richiesta più piccola. L'idea è che la richiesta più piccola permetta di “mettere il piede per bloccare la porta di casa dell'interlocutore”, in modo che non possa chiuderla e rimanga ad ascoltare il resto. Potrete dunque addurre una richiesta più grande che non sarebbe stata considerata se fosse stata proposta per prima.

 

30. Cadere vittima della tecnica della “porta in faccia”: Consiste nel fare inizialmente una richiesta elevata, la cui conseguenza è il rifiuto (la classica “porta in faccia”) da un potenziale interlocutore. A questa segue poi una richiesta più piccola che, al netto della prima, sembra più ragionevole dunque nella maggior parte dei casi verrà accettata.

 

Continua...

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201301/50-common-cognitive-distortions

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco un elenco di 30 piccole trappole cognitive molto comuni...

 

Perchè ritengo utile rendersene conto e, quando possibile, evitare di caderci?

 

Perchè PENSARE in un certo modo, ha la conseguenza di portarci a SENTIRE certe emozioni....

 

Ad esempio, pensare in termini tutto o nulla (ossia guardando le cose per estremi: “o sono perfetto, sono un disastro”), ha la conseguenza di metterci a contatto con maggior frequenza con emozioni negative (ansia verso il raggiungimento di una perfezione che di fatto è irraggiungibile, colpa e tristezza per non essere riusciti a raggiungerla), quando un semplice ridimensionamento di pensiero, del tipo “anche se non sono perfetto, posso essere bravo”, può farci affrontare le cose in modo molto più sereno ed efficace...

 

E voi, in quali di questi tranelli cognitivi cadete più frequentemente?

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L'effetto benefico della natura sulla mente: 10 studi scientifici

L'effetto benefico della natura sulla mente: 10 studi scientifici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Oggigiorno le persone trascorrono sempre meno tempo divertendosi all’aperto e stando a contatto con la natura. In particolare, negli ultimi anni, l’allontanamento dell'uomo dalla natura ha avuto proporzioni incredibili: alcuni studi hanno stimato che le persone trascorrono circa il 25% di tempo in meno nella natura rispetto a 20 anni fa (Pergams & Zaradic, 2007). Oggi, i passatempi più quotati sono diventati passare ore davanti al pc navigando in internet, giocare ai video games o guardare film. Ciò è un vero peccato, non soltanto per i benefici fisici dello stare all’aria aperta, ma anche per tutti i benefici psicologici.


Ecco i 10 maggiori effetti positivi della natura sulla mentre supportati dalla recente ricerca scientifica.


1. Maggiore vitalità

Stare chiusi in casa per lungo tempo ci rende tristi, spenti, piatti. Stare a contatto con la natura, al contrario, rende le persone più attive e vitali, come è stato dimostrato da numerosi studi scientifici (Ryan et al., 2010). Ciò non vale solo quando parliamo di attività fisiche svolte all'aria aperta: la natura ha un intrinseco effetto speciale sull'individuo. Essa, da sola, rende le persone più felici, più in salute e più energiche. Il Prof. Richard Ryan, che ha studiato a fondo gli effetti positivi della natura sulla mente, ha commentato: “La natura è il combustibile dell’anima. Spesso quando ci sentiamo affaticati o stanchi beviamo caffè, tuttavia la ricerca suggerisce che per ricaricare le batterie è molto più fruttuoso stare nella natura”. Questa sensazione di vitalità ha effetti benefici a cascata: “La ricerca ha osservato che le persone con questo grande senso di vitalità non solo hanno più energie per fare tutto ciò che desiderano, ma si ammalano anche più raramente. Una soluzione per essere più in salute è dunque trascorrere più tempo all’aria aperta”.

 

2. Creatività aumentata del 50%

Stare a contatto con la natura per un lungo periodo può avere effetti proficui sulla creatività. Atchley e colleghi hanno condotto il loro studio “all’aperto”: i partecipanti della ricerca hanno trascorso quattro giorni consecutivi nella natura selvaggia. Lo studio ha mostrato che “questi quattro giorni di totale immersione nella natura e di completa assenza di tecnologia hanno incrementato la creatività e l’abilità di risolvere problemi ben del 50%” (Atchley et al., 2012). Perché succede questo? Gli psicologi hanno spiegato: “La nostra società moderna è piena di eventi improvvisi (sirene, cellulari che squillano, clacson che strombazzano, televisioni ad alto volume, etc.) che catturano l’attenzione e ci conducono a distrarci facilmente. Al contrario, gli ambienti naturali sono caratterizzati da suoni gentili, morbidi, rilassanti che permettono al sistema attentivo esecutivo di essere pienamente in funzione” (Atchley et al., 2012).

 

3. Riduzione dello stress

I giapponesi sono grandi fans delle passeggiate nelle foreste per promuovere la loro salute mentale. La pratica si chiama Shinrin-yoku e significa “bagno nella foresta” o “trarre giovamento dell'atmosfera della foresta”. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori giapponesi ha rilevato che questa pratica è particolarmente utile per coloro che soffrono di stress (Morita et al., 2006). La ricerca, condotta su un campione di 498 soggetti, ha mostrato che coloro che avevano praticato Shinrin-yoku avevano ridotto il grado di ansia e depressione rispetto ai soggetti del gruppo di controllo che non avevano compiuto l'attività, e sperimentavano un maggior senso di vitalità.

 

4. Miglioramento dei sintomi di demenza

Secondo una revisione di 17 studi indipendenti (Whear et al., 2014), la presenza di giardini in cliniche specializzate può procurare benefici terapeutici a coloro che soffrono di demenza. I ricercatori dell'Università di Exeter Medical School hanno scoperto che i giardini riducevano l'agitazione dei pazienti e promuovevano il rilassamento. L'autore principale dello studio, la dott.ssa Rebecca Whear, ha spiegato: "Vi è un crescente interesse nei confronti degli interventi che conducono ad un miglioramento dei sintomi di demenza senza l'uso di farmaci. Noi riteniamo che gli spazi verdi nelle cliniche possano portare beneficio ai pazienti affetti da demenza, fornendo loro una stimolazione sensoriale e un ambiente che promuova il riaffiorare dei ricordi. Non solo, quindi, l'opportunità di tranquillizzarsi in un ambiente rilassante, ma anche un luogo per ricordare ciò da cui hanno tratto gioia nel passato”.

 

5. Miglioramento della memoria

La memoria a breve termine può essere incrementata del 20% camminando nella natura, o anche semplicemente guardando un’immagine di un paesaggio naturale. Marc G. Berman e collaboratori, presso l’Università del Michigan, hanno voluto testare l’effetto dei paesaggi sulle funzioni cognitive (Berman, Jonides & Kaplan, 2008). Ai partecipanti dello studio veniva chiesto di ripetere in ordine inverso delle sequenze di numeri, esercizio che durava 35 minuti. Dopo questo compito, i partecipanti uscivano per fare una passeggiata: un gruppo camminava in un bosco, l’altro gruppo in una strada affollata della città. Una volta ritornati, ripetevano il test di memoria precedentemente fatto. I risultati mostrano che le abilità di memoria sono aumentate del 20% solo per il gruppo che ha camminato nel bosco rispetto al gruppo che ha fatto la passeggiata nella strada affollata, che invece non ha mostrato nessun miglioramento.

 

6. Aumentato senso di appartenenza

Un recente studio (Van Wieren & Kellert, 2013) condotto su un piccolo campione di 10 bambini, la maggior parte appartenenti alla cultura Cristiana, ha trovato che coloro che trascorrono più tempo all'aria aperta sentono maggiormente il senso di appartenenza al mondo e sperimentano un legame più saldo con la terra. Inoltre, stare fuori casa amplifica il sentimento di apprezzamento della bellezza. Questi bambini sono più interessati ai colori, alla simmetria e all’equilibrio, oltre a mostrare maggior immaginazione e curiosità.

(...)

 

7. Miglioramento della salute mentale anche per chi vive in città (in aree verdi)

I benefici che la natura ha sulla salute mentale non sono solo per coloro che vivono in campagna: c'è una speranza anche per chi vive città!! Anche il semplice traslocare in un’area urbana più verde è un’ottima spinta per la salute mentale. L’autore dello studio Ian Alcock ha affermato: “Abbiamo osservato che gli individui che traslocano in aree urbane più verdi hanno significativi e duraturi miglioramenti per ciò che concerne la salute mentale. Questi risultati possono essere utili a chi progetta le aree urbane: inserire in città nuovi spazi verdi può avere l'effetto di migliorare la salute di ciascun singolo cittadino cosa che, a cascata, influisce positivamente sul benessere della comunità”.

 

8. Aumentata autostima

Tutte le tipologie di attività svolte in mezzo alla natura possono avere un effetto positivo sull'autostima. Ed è sorprendente quanto poco si debba fare per ottenerlo. Una revisione ha analizzato i dati di 1.252 soggetti che hanno partecipato a 10 studi differenti (Barton & Pretty, 2010). Le attività considerate variavano considerevolmente tra i diversi studi: canottaggio, pesca, equitazione, passeggiate, giardinaggio etc. Lo ricerca ha rilevato che anche solo 5 minuti quotidiani di esercizio nella natura sono sufficienti per dare una spinta all'autostima.

 

9. Miglioramento dei sintomi di ADHD

Secondo un recente studio, i bambini che soffrono di disattenzione e iperattività che trascorrono molto tempo fuori casa in mezzo alla natura hanno sintomi meno gravi di chi passa più tempo in luoghi chiusi. La ricerca, condotta da Talylor e Kuo (2011) su un campione di 400 bambini, ha rilevato che coloro che giocavano abitualmente in contesti verdi avevano un maggior livello di concentrazione. Inoltre erano in media più calmi, rilassati, felici. (...)

 

10. Supporto al cervello a lavorare in sincronia

Scenari naturali pacifici, come un paesaggio marino, permettono a differenti aree del cervello di lavorare in sincronia, in accordo con quanto scoperto in una ricerca condotta da Hunter e colleghi presso l’università di Sheffield (Hunter et al., 2010). Al contrario, ambienti costruiti dall’uomo, come per esempio le strade, rallentano queste connessioni nel cervello. (...)

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/07/10-remarkable-ways-nature-can-heal-your-mind.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Oggigiorno le persone trascorrono molto più tempo immersi nella tecnologia e molto meno tempo a contatto con la natura.


Quali sono le conseguenze di questo allontanamento?

O meglio, quali effetti benefici della natura sulla nostra psiche rischiamo di perderci?


Eccone 8! Dopo averli letti, lasciate stare il pc o lo smartphone e andate a farvi una passeggiata in uno scenario naturale ;-)

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CANE O GATTO? La vostra preferenza rivela qualcosa sulla vostra personalità

CANE O GATTO? La vostra preferenza rivela qualcosa sulla vostra personalità | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Il fatto di avere un cane o un gatto (o nessuno dei due o entrambi) rivela qualcosa sulla personalità dei proprietari?


Un filone di ricerca sostiene di sì, e aggiunge che dovremmo prestare molta più attenzione a questo aspetto quando abbiamo un appuntamento romantico, dobbiamo decidere con chi sposarci, vogliamo assumere una baby-sitter, o addirittura scegliere un terapeuta, un dentista, un avvocato, o incontrare qualcuno di nuovo.

 

Ovviamente cani e gatti sono diversi sotto vari aspetti.

 

Ad esempio, avere un cane è un’esperienza più di tipo sociale e “naturalistica” in quanto è necessario portare fuori questi animali quotidianamente. Inoltre, un cucciolo di cane che assume delle espressioni buffe o ha delle orecchie particolarmente bizzarre permette un’interazione sociale più facilitata con le altre persone. Chiunque abbia o abbia avuto un cane sa bene quali amicizie improbabili possano nascere nelle aree riservati ai cani, nei parchi o per strada. In generale, è importante ricordare che i cani richiedono molto più tempo e impiego di energie rispetto ai gatti. Alla luce di quanto detto, possiamo dire che una persona che possiede un cane è per natura più accomodante, più propensa alle relazioni e vive una vita più affaccendata rispetto a chi ha un gatto? Dopo tutto, nè pioggia, nè neve, nè tempesta scoraggiano il proprietario del cane!

 

Dall’altra parte, il proprietario del gatto “firma” un contratto a lungo termine, in quanto i gatti vivono molto più dei cani. Chi ha un gatto è dunque una persona di fiducia e che trascorre serate tranquille a casa? Vale la pena sottolineare che, in questo caso, l'espressione “essere il proprietario” è impropria in quanto il gatto è l’unico possessore di se stesso. Questo aspetto differenzia la persona che possiede un gatto, che non ha nessun controllo sull'animale, da chi invece ha un cane. Il gatto, infatti, è per natura autosufficiente. (…) Avere un gatto, inoltre, non porta tutti quei “benefici sociali” visti precedentemente tipici dell'avere un cane (…). Generalmente solo le persone che vengono in visita alla vostra casa possono incontrare i vostri gatti, e nemmeno sempre in quanto per costituzione i gatti non sono amanti della compagnia delle persone, soprattutto se estranee. Mentre un gatto, a differenza del cane, non aumenta la vostra rete sociale nel mondo reale, può farlo nel mondo virtuale. I gatti sono delle star su Facebook, YouTube e Instagram. Grumpy Cat (una gatta nota per la sua espressione facciale buffa e brontolona) grazie ai nuovi mezzi di comunicazione social è diventata una vera celebrità, raggiungendo 7,3 milioni di Mi piace su Facebook.

 

In definitiva, se avete deciso di “adottare” un cane piuttosto che un gatto, avrete sicuramente intenzione di vivere esperienze differenti.

 

Ma questo cosa dice di voi e della vostra personalità?

 

Ecco qui ciò che la ricerca scientifica ha scoperto in merito:

 

1. Le persone con cani sono più estroverse

Gli studi confermano una credenza popolare, e cioè che le persone che hanno un cane sono tendenzialmente più estroverse. In uno studio sull'argomento, Samuel D. Gosling e collaboratori hanno valutato i tratti di personalità di proprietari di cani o gatti attraverso l’utilizzo del questionario autosomministrato Big Five. I ricercatori hanno trovato che i proprietari di cani sono più estroversi e meno umorali, rispetto a chi possiede un gatto. I proprietari dei cani sono risultati invece maggiormente aperti a nuove esperienze.

 

2. Chi ha un gatto ottiene punteggi più elevati a test di intelligenza ed è più curioso intellettualmente

Uno studio condotto su 600 studenti universitari da Denise Guastello e colleghi ha riconfermato che le persone che possiedono un cane sono tendenzialmente più estroverse e vitali. (…) Al contrario, le persone che preferiscono circondarsi di un gatto tendono ad essere più introversi, ma sono anche più sensibili e curiosi. A differenza della credenza popolare, questo studio non ha rilevato che chi possiede un gatto sia anche di umore più instabile. Gli amanti dei gatti sono risultati inoltre maggiormente anticonformisti, forse influenzati dall’indipendenza dei loro animali, e mediamente ottengono punteggi più alti nei test dell’intelligenza. Questa ricerca evidenzia inoltre che le motivazioni sottostanti alla scelta di cani o gatti sono differenti: ricerca di compagnia per i proprietari dei cani, desiderio di affetto per i possessori di gatti.

 

3. L’animale che avete scelto riflette la vostra visione del mondo

Una ricerca condotta dal Time ha mostrato che i progressisti preferiscono i gatti, mentre i conservatori preferiscono i cani. A sostegno di ciò, Clinton (democratico) e Bush (repubblicano) hanno ospitato, rispettivamente, un gatto e un cane sotto il tetto della Casa Bianca.

Alcuni lavori scientifici suggeriscono che questa supposizione potrebbe essere vera: partendo dalla frase “le persone preferiscono gli animali che si comportano in modo complementare alla loro personalità”, Beatrice Alba e Nick Haslam hanno ipotizzato che i possessori di cani, preferendo animali che tendono naturalmente a sottomettersi, abbiano anche punteggi più alti nelle caratteristiche di personalità associati alla dominazione. I ricercatori hanno dunque valutato nei proprietari di cani l’Orientamento di Dominazione Sociale (le persone con punteggi alti in questa scala credono che nel mondo vi sia una gerarchia e che le disuguaglianze siano naturali e desiderabili), oltre che la dominazione interpersonale, la competitività e il narcisismo. I risultati mostrano che i proprietari dei cani avevano punteggi alti in dominazione sociale e competitività, mentre non erano necessariamente più assertivi e narcisisti come si pensa. Questi risultati suggeriscono che i cani siano più popolari tra i conservatori e, effettivamente, circa 9 sui 10 stati americani più influenti che hanno votato il partito repubblicano alle elezioni del 2012 vantano una netta maggioranza di proprietari di cani... Dunque, il fatto di avere un cane rivela una vostra celata tendenza ad essere conservatori, rispetto alle vostre solide idee progressiste? O il vostro micio indica la presenza di una certa vena conservatrice nel vostro orientamento politico? Alla giuria l'ardua sentenza!


Infine, ci sono coloro che pensano che disquisire sulle persone che possiedono cani o gatti sia solo una perdita di tempo, oltre che una questione intrisa di stereotipi. Tra questi, vi è la sociologa Lisa Wade, autrice di un blog chiamato “Discorsi inutili su chi ha cani o gatti”. Lisa Wade spiega che, dal suo punto di vista, la distinzione tra possessori di cani e possessori di gatti riflette solamente uno stereotipo di genere: “Dopo tutto, non siamo soliti pensare che le donne amino i gatti e gli uomini i cani? Non pensiamo che gli uomini con i gatti siano più femminili, teneri? E non immaginiamo che le ragazze con il cane siano invece meno femminili di quelli che possiedono i gatti?”

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201501/3-things-being-cat-person-or-dog-person-reveals-about-you

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Può sembrare strano, ma esiste un filone di ricerca scientifica che sostiene che la scelta di un cane piuttosto che di un gatto come animale domestico riveli qualcosa della personalità del proprietario...

 

Così, le persone che amano i cani sono tendenzialmente più estroverse, vitali, competitive e hanno idee politiche di stampo conservatore. Chi preferisce il gatto sarebbe invece più curioso, aperto alle nuove esperienze, umorale, e con ideali progressisti.

 

Vi ritrovate o sono solo stereotipi?

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