Parliamo di psico...
Follow
Find
47.5K views | +0 today
Your new post is loading...
Your new post is loading...
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Videotutorial - Esercizio psicologico: ogni difetto contiene un pregio...

E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia...
Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.


Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti?
grazie!

Luca Mazzucchelli

more...
Danilo Puzzo's comment, September 1, 2012 7:58 AM
se mi dai il permesso lo pubblico nei prossimi giorni mettendo il link al tuo sito...ciao Luca
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's comment, September 1, 2012 8:31 AM
Certo che si, la sua riproduzione è libera!
FuturaPsi's comment, September 17, 2012 10:56 AM
Davvero molto interessante!! Da studentessa di psicologia quale sono, mi è davvero molto utile. Ho scoperto un nuovo modo di vedere i difetti e non star li sempre a giudicarli. Complimenti!
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Problemi cognitivi in età avanzata: le attività quotidiane che riducono il rischio di svilupparli

Problemi cognitivi in età avanzata: le attività quotidiane che riducono il rischio di svilupparli | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Un nuovo studio (Roberts et al., 2015) suggerisce che usare il computer, socializzare e ingaggiarsi in attività artistiche o manuali durante l'età avanzata contribuirebbero a ridurre il rischio di sviluppare, negli anni successivi, problemi nelle funzioni cognitive, in particolare nella memoria.

 

Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Neurology, è stato chiesto a 256 anziani di riferire quanto spesso praticassero alcune semplici attività quotidiane. Nessuno dei soggetti del campione, la cui età media era di 87 anni, riportava problemi cognitivi o di memoria all'inizio dello studio.

 

Le attività considerate erano le seguenti:

 

Attività artistiche:

- disegno

- scultura

- pittura

 

Attività manuali:

- lavorazione della ceramica

- lavorazione del legno

- quilling (un'attività che consiste nell'arrotolare strisce di carta per creare motivi decorativi)

- cucito

 

Attività di socializzazione:

- socializzare con gli amici

- cinema, teatro o concerti

frequentare circoli (ad esempio club di libri)

- attività religiose

- viaggiare

 

Attività informatiche:

- fare ricerche sul web

- fare acquisti online

- navigare in internet

- giocare a computer

 

Circa quattro anni dopo le rilevazioni, poco meno della metà dei soggetti del campione aveva sviluppato un deterioramento cognitivo lieve (dall'inglese mild cognitive impairment – MCI), una condizione clinica che include problemi nei domini della memoria, pianificazione, linguaggio e attenzione che ancora non si configurano in una demenza.

 

I predittori del disturbo sono risultati essere: fattori di tipo genetico (in particolare l'essere portatori dell'allele APOE ε4), sintomatologia depressiva, ipertensione, significativi problemi vascolari e patologie croniche.

Il rischio risultava invece ridotto in quei soggetti che avevano partecipato regolarmente ad attività artistiche, manuali, di socializzazione e informatiche. 

In particolare, le attività che sembrano aver avuto un maggior effetto protettivo erano quelle artistiche. Le persone che si erano impegnate in attività artistiche avevano il 73% di probabilità in meno di sviluppare MCI. Il praticare attività manuali abbassava il rischio del 45%, e le attività di socializzazione e informatiche lo riducevano rispettivamente del 55 e del 53%.

Il professor Rosebud Roberts, uno degli autori dello studio ed esperto nell'eziologia delle demenze, ha commentato: "Mentre un sempre maggior numero di persone sta raggiungendo l'età in cui si possono sperimentare problemi a livello cognitivo, è importante che ci muoviamo per identificare i cambiamenti nello stile di vita che possono allontanare questa condizione. Il nostro studio sostiene l'idea che impegnare la mente può proteggere i neuroni, o gli elementi costitutivi del cervello, dalla morte, stimolare la crescita di nuovi neuroni e aiutare a reclutarne di nuovi per mantenere le attività cognitive in età avanzata".

 

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2015/04/20-everyday-activities-that-keep-memory-and-thinking-sharp.php

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Un articolo pubblicato a maggio 2015 sulla rivista Neurology è andato ad indagare i fattori che contribuiscono al deterioramento cognitivo negli anziani e i fattori di protezioni in grado di ritardare questo impairment. Tra questi ultimi, sembrano essere di significativa importanza alcune attività quotidiane...

 

Sul tema delle demenze, potrebbe interessarvi anche questo articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/prevenire-demenza-senile/), in cui fornisco 5 semplici indicazioni tratte dalla recente ricerca medica e psicologica utili a contrastare l’invecchiamento cerebrale.

Inoltre, vi segnalo l'intervista che ho fatto ad una collega psicologa, la dott.ssa Leonetti, che si occupa nello specifico di demenze e che, nel video, fornisce alcuni suggerimenti utili ai familiari di persone affette da questa patologia. Qui: https://www.youtube.com/watch?v=genELJI2mAE 

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Come sentirsi soddisfatti della vita.. anche quando sfugge dal nostro controllo

Come sentirsi soddisfatti della vita.. anche quando sfugge dal nostro controllo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Solitamente desideriamo avere controllo su ogni singolo aspetto della nostra vita in quanto crediamo che ciò ci conduca alla felicità.

Tuttavia, molte sono le occasioni in cui la vita ci sfugge di mano e noi non possiamo fare altro che guardare, o per lo meno aspettare.... Vari sono gli eventi che non possono essere cambiati come desideriamo: non importa quanto ci danniamo per riprendere il controllo, sono tutti tentativi inutili.


Un recente studio (Helzer & Jayawickreme, 2015) pubblicato sulla rivista scientifica Social Psychological and Personality Science è andato ad indagare l'effetto di due strategie di controllo (“primario" e “secondario”) sul benessere emotivo.

Il controllo primario consiste nella tendenza a manovrare le circostanze per raggiungere i propri obiettivi e crearsi così il proprio destino; il controllo secondario è la tendenza a guardare gli accadimenti dando loro significato all'interno di una cornice più ampia e accettando anche ciò che non può essere cambiato.

 

Il campione preso in esame era composto da studenti universitari e persone reclutate via internet, per un totale di più di 500 soggetti.

I risultati hanno mostrato che sia il controllo primario sia quello secondario erano legati ad emozioni positive. In particolare, le due differenti strategie di controllo erano associate a due distinti tipi di benessere: il controllo primario era maggiormente associato con la felicità quotidiana, mentre il controllo secondario risultava legato soprattutto con la soddisfazione globale.

Per quanto riguarda le emozioni negative, solo il controllo primario mostrava una significativa associazione. Ciò è dovuto al fatto che cercare di combattere contro cose che non possono essere cambiate porta a uno spreco di energie fisiche e mentali ed alimenta il proprio sentimento di impotenza.

 

Il professor Erik G. Helzer, primo autore dello studio, ha commentato: “Lasciatevi trasportare dalla musica e dalle parole della canzone di Frank Sinatra My Way. Un uomo, ormai alla fine dei suoi giorni, sta ripensando alla sua vita, a ogni singolo episodio vissuto ed è felice. Ci sono stati momenti più belli e altri tristi, ma ciò che lo rende felice e fiero di se stesso è che ha sempre fatto tutto senza mai tirarsi indietro e a modo suo. Questo è ciò che conta di più: vivere una vita ricca e piena. Anche le esperienze negative fanno parte della propria vita, mai negarle ma dare ad esse un significato. Mai lottare contro ciò che non si può cambiare perché questo genera solo infelicità.”

Il professor Helzer ha inoltre aggiunto: “Il secondo tipo di controllo permette di guardare le esperienze spiacevoli o che ci mettono in una condizione di passività all’interno di una cornice più ampia, collocandole all’interno della narrativa della propria vita. Spesso crediamo che per essere soddisfatti occorra sempre controllare qualsiasi minimo aspetto per raggiungere i propri obiettivi. La questione principale invece che vogliamo sottolineare è l’importanza di saper accettare anche gli eventi dolorosi o ciò su cui non possiamo esercitare un ruolo attivo. Tentando di sbarazzarsi del proprio dolore si arriva solamente ad amplificarlo, intrappolandosi ancora di più in esso. Imparare ad ascoltarlo, accettarlo e dare significato permetterà di vivere una esistenza piena, vitale e maggiormente serena.”

Il professore ha concluso: “Non bisogna desiderare di avere sempre il controllo su tutte le situazioni, al lavoro o in altri ambiti della vita. Qualche volta occorre fermarsi, mettersi in una posizione di attesa, guardare, ascoltare le proprie emozioni e smettere di intestardirsi davanti a imprese non realizzabili. L’accettazione è un meccanismo di controllo attivo e benefico per il nostro benessere fisico e psichico.”


Globalmente, questo studio evidenzia l’importanza di entrambe le strategie di controllo, a seconda delle esigenze imposte della realtà, per la soddisfazione personale.

 

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2015/06/how-to-be-content-when-your-life-feels-out-of-control.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

La capacità di esercitare un controllo su diversi aspetti nella nostra vita è senz’altro qualcosa di importante.

Tuttavia, la strategia di controllare gli eventi in modo attivo può diventare disfunzionale quando viene applicata in circostanze nelle quali il controllo è impossibile o addirittura controproducente....

 

A questo proposito, un aforisma che mi convince particolarmente e che spesso vi propongo dice “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere”

 

La ricerca che vi propongo oggi dimostra in senso empirico proprio l'utilità di affiancare, ad una strategia psicologica di controllo attivo degli eventi, una strategia di accettazione (definita “controllo secondario”) per il raggiungimento di un maggior benessere.

 

Sul tema del controllo, non perdete inoltre il breve video girato direttamente dal mio studio in cui spiego come il vero controllo sia solo di chi accetta anche di perderlo (QUI: https://www.facebook.com/PsicologiMilano/videos/1005862382760644/)

 

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

10 passi per nutrire l'attenzione

10 passi per nutrire l'attenzione | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Prestate attenzione. Essere attenti significa essere vitali. L'attenzione ci connette agli altri e ci rende appassionati e desiderosi. Siate appassionati!” Susan Sontag (scrittrice e intellettuale statunitense)

 

“Gli sciocchi agiscono distrattamente. Il saggio invece custodisce l’attenzione come il suo tesoro più prezioso” Buddha

 

 Ecco 10 spunti per nutrire la nostra preziosa capacità naturale di prestare attenzione:

 

 

1. Fare pause regolari

 Può sembrare controintuitivo iniziare un vademecum su come nutrire l'attenzione con l'indicazione di smettere di prestare attenzione....Ma non lo è! Siamo in grado di concentrarci efficacemente solamente per un periodo di tempo ristretto. La durata di quel periodo dipende da persona a persona, tuttavia la maggior parte degli individui inizia ad avere un abbassamento dell'attenzione dopo circa 20 minuti. Finito quel periodo occorre prendersi una piccola pausa e ricaricare le batterie. Più farete pause regolari, più sarete in grado di concentrarvi a lungo.

 

 

2. Spezzettare l’obiettivo

Dato che l’attenzione dura solo per un periodo limitato, provate a suddividere il lavoro in compiti più piccoli (quando è possibile farlo ovviamente).

Questo vi aiuterà anche ad incrementare la motivazione: avendo un obiettivo più piccolo vi sentirete più sicuri riguardo alla vostra capacità di portarlo a termine e sarete meno sopraffatti dall’ansia. Con la motivazione alta sarà più semplice essere concentrati.

 

 

3. Evitare il multitasking

Noi tutti conosciamo la presunta esistenza dell'abilità di multitasking (capacità di fare più cose contemporaneamente), soprattutto nel sesso femminile. Tuttavia non sempre l’essere multitasking è un aspetto positivo, soprattutto quando i compiti sono complessi e faticosi. In generale, gli studi in merito dimostrano che si ottengono migliori risultati quando ci si concentra su un obiettivo alla volta, specialmente quando i compiti sono articolati e difficili (…).

 

 

4. Trovare il proprio ambiente

Non tutti hanno bisogno di completo silenzio per concentrarsi: alcuni ascoltano musica, altri lavorano meglio in un bar affollato che a casa. Non per forza, dunque, dovete rimanere in casa o in ufficio. Se avete bisogno di essere concentrati al massimo, qualunque sia il vostro ambiente, andate là. Se non lo conoscete, iniziate a scoprirlo: provate vari luoghi fino a quando troverete il vostro.

 

 

5. Stare a contatto con la natura

Mentre siete in cerca del vostro ambiente, provate anche scenari natura. Ci sono numerosi studi che mostrano come stare all’aria aperta e in mezzo al verde aumenti la nostra capacità attentiva e le nostre abilità cognitive. Potrete scoprire inaspettati effetti benefici sulla vostra capacità di concentravi semplicemente uscendo dalle imponenti costruzioni cittadine che frequentate ogni giorno...

 

 

6. Annotare le interruzioni

Dato che la maggior parte di noi non vive in monasteri, è molto facile, quando cerchiamo di concentrarci, incorrere in interruzioni. Ecco dunque un piccolo trucco per massimizzare le vostre possibilità di mantenere l'attenzione in maniera efficace: tutte le volte che qualcosa di esterno vi interrompe, annotatelo su un foglio. A fine giornata, valutate quante volte siete stati interrotti, cogliendo quali sono gli ambienti e le variabili che minano la vostra attenzione. Agite dunque per creare un setting che faciliti invece la vostra concentrazione.

 

 

7. Fare meditazione

La meditazione ha sull'attenzione lo stesso effetto di bere un caffè triplo!

Se volete conoscere tutti gli altri benefici della meditazione sulla nostra psiche, non potete perdervi questo articolo: "Meditazione: 10 vantaggi psicologici" (http://www.psicologo-milano.it/newblog/meditazione-10-vantaggi-psicologici/

 

 

8. Respirare lentamente

Non sempre è possibile fare meditazione, ma respirare sì! Respiriamo continuamente senza accorgercene. Tuttavia per riacquistare la concentrazione dobbiamo respirare profondamente e focalizzarci sull’aria che entra e che esce dalle nostre narici. Questa, per altro, è una pratica di mindfulness. Focalizzarsi per pochi secondi sul proprio corpo permetterà di incrementare l’attenzione concentrandosi poi sull’obiettivo da raggiungere.

 

 

9. Dormire

Un rimedio efficace per (quasi) qualsiasi malanno, disturbo, affaticamento: dormire!

Dormire, oltre a tutti i benefici già conosciuti, rinvigorisce anche l’attenzione.

Se non dormite abbastanza, potete dare uno sguardo all'articolo: "Fatica a dormire? 6 mosse per addormentarsi subito" (http://www.psicologo-milano.it/newblog/fatica-a-dormire-addormentarsi-subito/)

 

 

10. Creare una motivazione interna

È molto difficile mantenere l’attenzione quando l’interesse per l’attività che si sta svolgendo è scarso o addirittura inesistente.

Un aspetto fondamentale per essere concentrati a lungo è la motivazione. Per avere sempre alta l’attenzione su un compito occorre crearsi una buona motivazione interna. Fatelo rintracciando una ragione personale per cui vi state ingaggiando nel compito oppure promettendovi dei piccoli premi al conseguimento dell'obiettivo, e vedrete che anche un’ora di intensa concentrazione passerà rapida come un battito di ciglia.

 

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/05/super-focus-10-natural-steps-to-nurture-your-attention.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Oggi parliamo di attenzione, quella preziosa funzione della mente che ci permette di selezionare alcuni stimoli dell’ambiente (ignorandone altri) e di indirizzarvi le nostre risorse cognitive per il tempo necessario a raggiungere un obiettivo.

 

Se fate fatica a mantenere l’attenzione a lungo termine, i motivi possono essere diversi: forse state “chiedendo troppo” al vostro sistema attentivo, in termini di tempo (vi concedete qualche pausa?)  o di portata (siete amanti del multitasking?), forse non vi siete mai preoccupati di trovare un ambiente a voi congeniale in caso di attività che richiedono uno sforzo di concentrazione, o forse state tralasciando l’importanza di avere una motivazione interna…

 

In questo breve prontuario sono raccolte 10 strategie per utilizzare al meglio le risorse attentive di cui disponiamo naturalmente.

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

6 modi per attenuare il perfezionismo di vostro figlio

6 modi per attenuare il perfezionismo di vostro figlio | Parliamo di psicologia | Scoop.it

All'età di 4 anni, Marco strappava il foglio dove aveva fatto un disegno perché secondo lui non era perfetto. Cominciava nuovamente da capo, ma spesso montava in lui una forte rabbia, di nuovo strappava o cancellava il disegno e ancora ricominciava fino a che, rassegnato, smetteva di disegnare.

I genitori si sono sempre accorti di questa sua rigidità nel fare le cose solo come le aveva in mente lui, ma speravano che questo comportamento diminuisse con l’età.

A 8 anni, invece, il comportamento è ancora presente, per esempio durante i compiti: quando Marco esegue i calcoli o risponde alle domande di comprensione di un testo, se non sono perfetti e in ordine come ha in mente strappa la pagina e ricomincia da capo.

I genitori sono frustrati e scoraggiati, e non sanno come gestire questa situazione...

 

Anche vostro figlio è inflessibile?

Si pone standard molto elevati, difficili da raggiungere, e che nella maggior parte delle volte non sono altro che fonte di frustrazione?

Continua a procrastinare tutto quello che deve fare finchè non è sicuro che sarà perfetto?

Passa da un estremo all’altro, per esempio è eccessivamente studioso in alcuni giorni mentre in altri non è minimamente interessato alla scuola e ai compiti?

Si punisce da solo quando le cose non vanno come vuole lui e si sente un fallimento?

 

Quando i bambini hanno tratti di perfezionismo, molti genitori si spaventano e sono alla disperata ricerca di una soluzione.

Creare opportunità giornaliere per insegnare ai figli che non devono essere perfetti, perché “la vita stessa non è perfetta”, è qualcosa di fondamentale, e l’esempio di noi adulti è prezioso.

 

Moderare il perfezionismo dei bambini è possibile: ecco 6 semplici spunti che possono essere un buon inizio.

 

1) Linguaggio e atteggiamento

Vostro figlio guarda e apprende il modo in cui reagite alle avversità.

Frasi come “Se non riuscirò a fare il progetto esattamente come l'ho in mente non sarò mai soddisfatto!” oppure “Se al mio capo non piacerà il mio lavoro sarà una cosa terribile!” implicano pensiero assoluto (una modalità di pensiero tutto o nulla) e negatività.

Quando qualcosa non va nel modo desiderato, preferite frasi tipo “Ho lavorato molto e mi sono divertito a farlo. È un bel progetto, non deve mica essere perfetto!”.

Allo stesso modo, quando vostro figlio fa un disegno o scrive un testo, invece di dire “É perfetto tesoro!”, dite piuttosto “Ho visto che ti sei divertito/impegnato molto nel farlo! Ottimo lavoro!”.

Diventate consapevoli di quando siete negativi rispetto al vostro lavoro o ad altri aspetti della vita, esprimete le vostre frustrazioni in modo ragionevole e verbalizzate quali strategie alternative utilizzate per risolvere il vostro problema. Vostro figlio vi guarderà e apprenderà da voi questo comportamento più costruttivo.

 

2) Aspettative

Quando vostro figlio porta a casa un 7 in una verifica, cercate di evitare di dire “Bravo, magari la prossima volta potresti portare a casa un bel 10..”. Così dicendo, vostro figlio potrebbe concludere che per rendervi felici deve prendere sempre 10 e che non lo amerete mai abbastanza se non lo farà. I bambini devono invece sapere che li amiamo incondizionatamente e che notiamo tutti i loro sforzi. Certamente possiamo incoraggiarli a fare meglio, ma se in quel compito prendere 7 è stato il massimo che potevano fare, occorre premiarli. Insomma, i bambini hanno bisogno di capire che sono amati ugualmente indipendentemente dal voto che portano a casa.

 

3) Talenti

Quando i bambini hanno un talento e vogliono svilupparlo, è certamente qualcosa di meraviglioso. Premiate i loro successi, tuttavia non venerateli! Così facendo imparerebbero che per sentirsi felici dipendono dalle vostre lodi. 

Inoltre, capita spesso che bambini talentuosi e perfezionisti si focalizzino sulle piccole e fisiologiche imprecisioni nelle loro performance: la nota sbagliata durante il saggio di musica o il passo sbagliato durante lo spettacolo di danza. In queste evenienze, non siate sbrigativi dicendo “Non ti preoccupare amore. Nessuno l’ha notato. Sei stato perfetto lo stesso!”. Minimizzare la situazione non risolverà la sofferenza che vostro figlio sta provando. Piuttosto, quando sono tristi ed abbattuti, riconoscete e validateli i loro sentimenti (“so che adesso sei triste per avere fatto quell'errore”), state ad ascoltarli e, se necessario, conteneteli anche fisicamente. Solo dopo potrete far notare il lato positivo della situazione e insegnare loro come è possibile affrontare il problema cercando nuove strategie.


4) Opportunità di successo o di fallimento

Se i vostri figli sono dei perfezionisti, la loro più grande paura riguardo al commettere errori è essere giudicati negativamente oppure essere rifiutati dai genitori e dagli amici.

Attraverso il gioco possono imparare che è divertente anche quando si perde. In situazioni ludiche, sperimentando sia successi che fallimenti e sostenuti dai genitori in entrambi le situazioni, i bambini possono capire che non è poi così grave non ottenere ciò che vogliono qualche volta.

Quando vostro figlio diventa più grande, preparatelo anche alla possibilità di incappare in alcuni insuccessi. Fategli notare che anche i suoi “idoli” non sono così perfetti come crede, anche loro fanno degli sbagli. E mostrate loro soluzioni alternative che hanno trovato per superare gli errori.

Altro aspetto importante è che i figli vedano genitori che sanno ridere dei propri errori e accettarli. Occorre che apprendano da voi ad essere sufficientemente a loro agio anche nello sconforto, perché questo fa parte della vita. Questo permetterà loro di tollerare le frustrazioni e coltivare un sentimento di auto-compassione.

 

5) State in contatto con vostro figlio

Platone diceva “Si scopre l’altro molto di più in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”. Giocare con i vostri figli e trascorrere del tempo con loro è un’ottima opportunità per entrare nel loro mondo e trasmettere loro che siete interessati e volete conoscerli per come sono, e non solo per quello che realizzano. Quando diventano adolescenti, ascoltateli quando vi raccontano le loro preoccupazioni di non essere sempre perfetti e all’altezza in ogni situazione. Nel farlo, mantenete la giusta distanza emotiva: non state troppo vicini perché si sentiranno soffocati, non state troppo lontani perché si sentiranno abbandonati. Il vostro amore incondizionato e il vostro interesse genuino permetteranno loro di sapere che anche durante la tempesta c’è un faro, e quel faro siete voi.

 

6) Insegnate loro a focalizzarsi sui processi, non sul risultato finale

Vi è mai capitato che vostro figlio si assuma tutta la colpa quando la sua squadra perde? Attribuisce a se stesso tutti gli errori dimenticando che anche i suoi compagni di squadra sono responsabili della sconfitta. Così facendo, la tensione di dover vincere causa in lui una forte ansia e questo non gli permette di mostrare tutto il suo potenziale. Lo sport non è più un divertimento, ma diventa un peso.

Trasmettete ai vostri figli questo concetto: il meglio che possono fare è l'unica cosa che conta. Non sempre si può vincere. Fatelo focalizzare sugli aspetti che invece può controllare: allenamento e atteggiamento in gara.

Prima impareranno tutto questo, prima saranno felici. Insegnate loro a rialzarsi ridendo quando cadono, si potranno così godere tutta la vita con le sue imperfezioni.

 

Certamente, essere determinati è molto utile nella vita di tutti i giorni. Tuttavia solo quando si impara a tollerare i fallimenti, la determinazione guiderà verso il successo.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://psychcentral.com/lib/six-ways-to-help-your-perfectionist-child-find-balance/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Se i vostri bambini impiegano molto tempo a svolgere qualsiasi attività, perdendosi nei dettagli finchè non la considerano perfetta, se sono molto critici verso se stessi e se hanno un'intensa paura di incorrere in errori, finendo per privilegiare sempre attività conosciute che possono controllare, probabilmente hanno tratti di perfezionismo.

Questo comportamento, che in piccole dosi può essere vantaggioso in quanto promuove il raggiungimento di standard elevati, in quantità eccessive diviene controproducente e doloroso.

 

Ecco un piccolo vademecum su come i genitori possono aiutare i propri figli ad allentare il desiderio di essere perfetti a tutti i costi...

 

Sul tema del perfezionismo, potete leggere anche i seguenti articoli: "Il perfezionismo patologico: 21 azioni tipiche" (http://www.psicologo-milano.it/newblog/perfezionismo/) e "5 passi per ridimensionare il perfezionismo" (http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-perfezionismo/

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Ansia sociale: ecco i cibi che potrebbero ridurla

Ansia sociale: ecco i cibi che potrebbero ridurla | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Un recente studio ha dimostrato che le persone che mangiano cibi fermentati esperiscono meno ansia sociale (Hilimire et al., 2015). Inoltre, i ricercatori hanno osservato che il beneficio aumenta particolarmente per le persone che hanno alti punteggi nella scala neuroticismo del questionario di personalità Big Five, che va ad indagare instabilità emotiva e discontrollo degli impulsi. 


I cibi fermentati contengono in abbondanza probiotici, che si ipotizzano essere i principali fattori della riduzione dell’ansia sociale. I probiotici sono colture di batteri capaci di colonizzare il nostro intestino migliorandone le funzioni. Riequilibrano e potenziano la flora intestinale che può essere indebolita da un’alimentazione squilibrata, da farmaci, stress. Inoltre migliorano la digestione e l’assorbimento di microelementi come il calcio. 

I probiotici sono presenti in alimenti fermentati come lo yogurt, i formaggi fermentati, ma anche il pane fatto con la pasta madre. Sono inoltre contenuti nel kefir (una bevanda ottenuta dalla fermentazione del latte), nel latte di soia, nei crauti, nei sottaceti, nel tempeh (un alimento fermentato ricavato dai semi di soia gialla) e nel kimchi (un piatto tradizionale coreano fatto di verdure fermentate con spezie). 

 

Il professor Matthew Hilimire, uno tra gli autori dello studio, ha affermato: “I batteri probiotici nei cibi fermentati favoriscono il riequilibrio della flora intestinale; dai nostri risultati sembra che questo mutamento nell’intestino abbia un effetto protettivo contro l’ansia sociale. È incredibile come dei micro-organismi possano influenzare la nostra mente!”

I ricercatori hanno chiesto a circa 700 giovani adulti di tenere un diario giornaliero su cui dovevano riportare per un intero mese ciò che mangiavano, l’esercizio fisico fatto e lo stato di benessere fisico e psicologico. Inoltre ai partecipanti dello studio è stato chiesto di compilare il questionario di personalità Big Five e un altro test sui sintomi dell'ansia sociale. 

Il dottor DeVylder, altro autore dello studio, ha spiegato così i risultati: 

“Il dato emergente dello studio è che gli individui che consumano cibi fermentati hanno un minor numero di sintomi di natura ansiosa. Inoltre, in presenza di alti livelli di neuroticismo, si può osservare un effetto protettivo più intenso: i soggetti con instabilità emotiva elevata e che mangiano molti alimenti probiotici esperiscono ancor meno ansia sociale.”

Lo studio ha inoltre trovato che più le persone facevano esercizio fisico, più bassa era la loro ansia sociale. 

 

Il dottor DeVylder ha commentato: “Alla canonica terapia per l’ansia sociale (farmaci ansiolitici e psicoterapie) occorrerebbe aggiungere anche una specifica dieta, contenete cibi fermentati, e tanto esercizio fisico.” Infine ha concluso dicendo “Questo studio evidenzia come nei giovani adulti che consumano frequentemente cibi fermentati contenenti probiotici vi sia un minor numero di sintomi di ansia sociale rispetto ai soggetti che mangiano poco formaggio, yogurt e altri alimenti fermentati. Questi sono dati iniziali che evidenziano la possibilità di alleviare l’ansia attraverso interventi nutrizionali: si ipotizza un effetto ansiolitico da parte dei probiotici. Tuttavia occorrono ulteriori ricerche necessarie per determinare la direzione di causalità: è l’incremento del consumo dei probiotici a causare la riduzione dell’ansia sociale?”

 

 

Vai alla fonte il lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2015/06/the-everyday-foods-which-reduce-social-anxiety.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Secondo uno studio pubblicato nel 2015 sulla rivista Psychiatry Research, una dieta ricca di alimenti fermentati, fonti di probiotici, sarebbe associata con un numero significativamente più basso di sintomi di ansia sociale. 

L'ansia sociale (chiamata anche fobia sociale) è una condizione di disagio psicologico caratterizzata da marcata paura sperimentata in situazioni relazionali, in quanto il contatto con gli altri potrebbe condurre ad essere malgiudicati o a comportarsi in modo imbarazzante o umiliante. 

L'aspetto più interessante di questa ricerca sta naturalmente nelle implicazioni cliniche. Si potrebbe immaginare, infatti, di massimizzare gli effetti del trattamento di questa condizione agendo su diversi livelli: non solo psicoterapia e, eventualmente farmacoterepia, ma anche interventi sul fronte nutrizionale..

 
more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

45 strategie per alleviare l'ansia

45 strategie per alleviare l'ansia | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Di seguito è riportata una lista di 45 strategie che potete utilizzare per alleviare l'ansia e sentirvi più tranquilli in situazioni stressanti. (...)

 

Ovviamente, non tutte saranno centrate ed efficaci nel vostro caso specifico. Inoltre, alcune potrebbero tornarvi utili in alcune circostanze e non in altre.

 

Sperimentatele tutte per comprendere quali funzionano meglio per voi e in quali situazioni.

 

Potete stampare la lista ed evidenziare le strategie che più vi convincono oppure copiarvi solo quelle che vi interessano. Cercate di selezionare almeno tre strategie che facciano al caso vostro in ognuna di queste categorie: comportamentali, cognitive (pensiero correlate) e fisiche.

 

 

Strategie di riduzione dell'ansia


1. Fate un respiro lento, allungando i tempi di inspirazione ed espirazione. Continuate la respirazione lenta per 3 minuti


2. Rilassate i muscoli del corpo. Quando ci sentiamo mentalmente agitati, con ogni probabilità anche i muscoli nel nostro corpo saranno contratti. Distendete ad uno ad uno i distretti corporei


3. Cercate di identificare e verbalizzare il vostro stato emotivo, ad esempio “In questo momento mi sento preoccupato" (a voce alta, ma anche voi stessi)


4. Massaggiatevi le mani. Questa azione provocherà il rilascio di ossitocina che ha un effetto calmante


5. Concedetevi una gita in una destinazione immersa nella natura


6. Chiedetevi "Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?", e poi "Come potrei affrontare le cose?”. Rispondete a queste domande


7. Prendetevi un pausa dal cercare di risolvere attivamente e urgentemente il problema e concedete alla vostra mentre di metterlo momentaneamente in secondo piano


8. Concedetevi un bagno rilassante


9. Perdonate voi stessi per non avere previsto il problema che si è verificato


10. Prendetevi una pausa di qualche giorno dal telegiornale e dalla lettura di quotidiani


11. Effettuare una chiamata telefonica piacevole o importante per voi che avete continuato a rimandare 


12. Scrivete una mail piacevole o importante per voi che avete continuato a rimandare


13. Fate un altra azione piacevole o importante per voi che avete continuato a rimandare 


14. Provate con una meditazione mindfulness guidata (potete trovarne molte su Google)


15. Prendetevi una pausa da una questione su cui vi state arrovellando la mente in modo eccessivo


16. Coccolate un bambino o un animale domestico.


17. Se avete fatto un errore che vi preoccupa, fate un piano d'azione su come non ripeterlo più in futuro. Scrivete un breve elenco in 3 punti


18. Chiedetevi se state saltando alle conclusioni. La vostra preoccupazione è realistica oppure state anticipando delle supposte conseguenze?


19. Chiedetevi se siete catastrofizzando la situazione, cioè se state pensando che qualcosa sarà un disastro, quando potrebbe essere sgradevole, ma non necessariamente terribile..


20. Perdonate voi stessi per non essere riusciti a gestire una situazione in modo ideale, comprese le situazioni interpersonali. Qual è la cosa migliore che potete fare per andare avanti in modo positivo adesso?


21. Chiedetevi se la vostra ansia è causata da qualcuno che vi sta suggerendo un cambiamento. Cercate di capire per quale motivo reagite ai cambiamenti o agli eventi imprevisti come se fossero delle minacce


22. Accettate che vi sia un divario tra il vostro sé reale (ciò che siete autenticamente, con le vostre risorse e i vostri limiti) e il vostro sé ideale (cioè ciò che desiderereste ipoteticamente essere). Elaborando questa differenza potrete diventare più comprensivi e tolleranti nei confronti di voi stessi e abbassare il livello d'ansia


23. Fate attenzione ai confronti sociali. La vostra ansia è conseguente al fatto che vi state confrontando solamente con la persona di maggior successo che conoscete?


24. Allargate la vostra prospettiva pensando a ciò che sta andando per il verso giusto nella vostra vita a prescindere dalla questione che vi preoccupa. Pensare positivo non è sempre facile quando siamo agitati, ma può funzionare quando l'ansia restringe il nostro pensiero impedendoci di vedere il quadro generale delle cose


25. Eliminate qualcosa dalla vostra do-to list della giornata, facendola oppure semplicemente decidendo che non è una cosa da fare oggi


26. Chiedete ad un amico di raccontarvi qualcosa che l'ha reso ansioso in passato, e che cosa è successo


27. Svolgete un compito a rallentatore. Se state sperimentando ansia, eseguire un compito il 25% più lentamente del solito vi farà sentire più calmi 


28. Verificate se state cadendo in una di queste trappole di pensiero: http://www.psicologo-milano.it/newblog/tranelli-mentali/


29. Provate con un tecnica dolce di distrazione. Trovate qualcosa a cui desiderate prestare attenzione e dedicatevici. La chiave per utilizzare con successo le tecniche di distrazione quando si è ansiosi è di essere pazienti con voi stessi se l'argomento ansiogeno intrude tra i vostri pensieri


30. Partecipate ad una lezione di yoga o fate un paio di posizioni yoga nella comodità della vostra casa o in ufficio


31. Ottenete un secondo parere da una persona di fiducia. Cercate di ottenere il loro parere reale piuttosto che una rassicurazione


32. Concedevi di fare cose che vi piacciono o che non vi causano stress mentre aspettate che le vostre emozioni di apprensione si calmino naturalmente


33. Andate a fare una corsa


34. Cercate qualcosa su YouTube che vi faccia ridere fragorosamente


35. Passate delicatamente una o due dita sulle vostre labbra. Questo stimolerà le fibre parasimpatiche presenti sulle vostre labbra donandovi uno stato di calma


36. Proiettatevi nel futuro, ad esempio tra 6 mesi o un anno, e guardate indietro alla situazione che vi provoca ansia. Visualizzare il problema dal futuro lo farà sembrare più piccolo


37. Immaginate come potreste comportarvi se il vostro “peggior incubo” si verificasse (la fine di una storia d'amore, un licenziamento, un problema di salute). Quali misure concrete potreste intraprendere? Quale supporto sociale utilizzereste? Affrontare mentalmente la vostra paura peggiore può essere molto utile per ridurre l'ansia.


38. Chiamate al telefono o scrivete una mail ad un amico che non sentite da un po'


39. Se state immaginando un esito negativo per qualcosa che state valutando di fare, provate ad immaginare anche l'eventuale esito positivo


40. Se siete sormontati dagli impegni, vi sentite emotivamente sovraccarichi e questo vi preoccupa, concedetevi di dire di no a qualche cosa anche se avete già accettato di farla


41. Fate tutte le attività che necessitano di un tempo contenuto (qualche minuto) che avete sulla vostra lista di cose da fare. Ciò vi aiuterà a ripulire il vostro spazio mentale


42. Annotare tre cose di cui eravate preoccupati in passato che poi non sono avvenute


43. Annotate tre cose di cui eravate preoccupati in passato che poi non si sono rivelate così male come immaginavate


44. Ingaggiatevi in un'attività fisica che non avete praticato negli ultimi sei mesi


45. Lasciate che il tempo passi. Qualche volta la cosa migliore da fare per l'ansia è aspettare che il tempo passi; tutte le emozioni hanno infatti un andamento ondulatorio: raggiungono un picco di intensità, poi calano.

 

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201503/50-strategies-beat-anxiety

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Vi sono moltissime strategie per ridurre efficacemente uno stato ansioso: dalla respirazione controllata, al rilassamento muscolare, dal lavoro sui pensieri, alla gestione dello stato emotivo.

 

In questo articolo sono raccolte ben 45 strategie utili per padroneggiare l'agitazione.

 

Quali le vostre preferite?

 

Sull'argomento ansia sono moltissimi i contenuti del mio blog che potete approfondire: ad esempio QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/ansia-8-vantaggi-inaspettati/) tratto 8 vantaggi inaspettati dell’ansia secondo la più recente ricerca scientifica, mentre QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/ansia-quando-serve-psicologo/) analizzo 12 segnali di ansia che sarebbe bene approfondire con un professionista.

 

Di vostro interesse potrebbero essere anche questi due miei video: il tutorial su come gestire lo stress in 4 punti cardinali (QUI: https://www.youtube.com/watch?v=tzJvDsNNpf8) e il breve intervento “Paura o Coraggio, tu cosa scegli?” girato direttamente dal mio studio (QUI: https://www.youtube.com/watch?v=mLW9Ikxi7a0).

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Come rendere il proprio ambiente di lavoro produttivo e accogliente.. con 6 indicazioni psicologiche

Come rendere il proprio ambiente di lavoro produttivo e accogliente.. con 6 indicazioni psicologiche | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Pensate a quante ore trascorrete ogni giorno all'interno vostro ufficio. Tante, eh?

Ora fate questo esercizio: sollevate lo sguardo dal computer... Che cosa osservate? Quanto è in disordine la vostra scrivania? L’ufficio è open space? Cosa vedete fuori dalla finestra? Ci sono piante all’interno della stanza? Avete scelto personalmente l’arredamento?

 

Tutti questi fattori (e molti altri) hanno un effetto psicologico di rilievo sul benessere e sul rendimento lavorativo delle persone.

 

Ecco allora 6 indicazioni, basate su ricerche psicologiche, che vi aiuteranno a creare un ambiente di lavoro produttivo e confortevole.

 

1. Evitate (quando possibile) uffici open space

Si suppone che la tipologia di ufficio open space incoraggi la comunicazione e lo spirito di squadra.

I ricercatori Kim e Dear hanno voluto indagare gli effetti che l’open space ha realmente sulle persone analizzando 303 uffici in tutti gli Stati Uniti (Kim & Dear, 2012).

Ecco cosa hanno scoperto: effettivamente l’essere tutti nello stesso ufficio incrementa la comunicazione. Tuttavia questo piccolo beneficio è sormontato dagli enormi svantaggi di lavorare in open space: rumore eccessivo, distrazione continua e mancanza totale di privacy.

Al contrario, le persone che hanno il proprio ufficio sono mediamente più soddisfatte del proprio luogo di lavoro.

Certamente non tutti possono scegliere l’ambiente dove lavorare. Ecco quindi tre dritte per ottenere una maggiore privacy: avere una cassettiera, mettersi gli auricolari e ascoltare la musica preferita, posizionarsi lontani dal corridoio centrale.

 

2. Il grande dibattito: scrivania ordinata o in disordine?

Una scrivania in disordine aiuta a lavorare? Oppure è indice di una mente confusa e disorganizzata? Un recente studio condotto da Vohs e colleghi (2013) ha osservato che ordine e disordine hanno conseguenze psicologiche differenti. I ricercatori hanno scoperto che le scrivanie disordinate incoraggiano la creatività, mentre le scrivanie ordinate e pulite promuovono comportamenti moralmente accettati, come per esempio l'essere più gentili con i propri colleghi.

Dunque, a seconda del risultato che desiderate ottenere, pulite la vostra scrivania oppure mettetela in disordine!

 

3. Le linee curve inducono calma

Sul posto di lavoro meglio linee dritte o linee curve?

Alcune ricerche sostengono che le linee possano suscitare emozioni differenti: le linee curve eliciterebbero maggiormente sentimenti di pace e calma, le linee dritte e marcate solleciterebbero emozioni di aggressività. Nello studio condotto da Dazkir and Read (2011) ai partecipanti venivano mostrati alcuni interni con arredamenti tondeggianti mentre altri con arredamenti spigolosi. I soggetti giudicavano gli uffici con arredamenti curvilinei e morbidi più rilassanti. Un risultato simile è stato trovato in un altro esperimento condotto da Vartanian e collaboratori, i quali hanno osservato come le persone giudichino le architetture curvilinee più accoglienti e piacevoli rispetto alle architetture squadrate (Vartanian et al., 2013).

 

4. Quadri di paesaggi naturali

Quando sentiamo il desiderio di rilassarci e frenare i mille pensieri che arrovellano la nostra mente, possiamo beneficiare di una bella passeggiata nella natura. A questo proposito, una recente ricerca ha rilevato che camminare nei boschi non solo ha un effetto calmante sul corpo e sulla mente, ma aumenta anche le capacità mnestiche del 20% (Berman, Jonides & Kaplan, 2008).

Il vostro ufficio ha una finestra ampia dalla quale poter ammirare un bel giardino alberato?

Berto (2005) ha scoperto che basta anche solo guardare un quadro con uno scenario naturale, posizionato sulla parete del proprio ufficio, per avere un effetto positivo sulle funzioni cognitive, piuttosto che non avere nessun dipinto o un'immagine astratta.

In aggiunta, uno studio successivo ha dimostrato che avere un quadro raffigurante paesaggi naturali nel proprio luogo di lavoro riduce lo stress e ha un effetto benefico sulla salute fisica e mentale (Verlarde & Teit, 2007).

 

5. Piante e vasi di fiori

Se camminare nella natura può avere un significativo effetto calmante, che effetto avranno sulla mente piante e vasi di fiori come arredamento d'ufficio? Insomma, cosa succede se portiamo la natura direttamente dentro il nostro luogo di lavoro?

Uno studio condotto da Raanaas et al. (2011) ha osservato come le persone che lavorano in un uffici dove sono presenti delle piante hanno un incremento delle loro capacità attentive.

Per osservare ciò i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti dell’esperimento di eseguire un compito cognitivo divisi in due gruppi: alcuni soggetti svolgevano il task in una stanza provvista di piante, altri soggetti in una stanza che ne era priva. Il livello di attenzione veniva rilevato all'entrata nella stanza, durante il compito cognitivo e poi cinque minuti dopo essere usciti dalla stanza. Le capacità attentive miglioravano solo per quei soggetti che erano nell’ufficio con piante nel momento in cui erano all'interno della stanza

(n.d.r: altre variabili - diverse dalla presenza o meno degli elementi naturali in ufficio - sono state controllate in modo da evitare eventuali effetti sui livelli attentivi dei partecipanti)

 

6. Arredamenti personalizzati

Nel mondo del lavoro c’è la credenza che avere un ufficio pulito e in ordine rappresenti un modello di ambiente nel quale sia possibile lavorare in modo più produttivo ed efficace.

Knight & Haslam (2010) hanno voluto osservare l’effetto prodotto da ambienti allestiti in modi diversi (ufficio spoglio, ufficio arredato da altri, ufficio arredato dagli stessi dipendenti) sul benessere psicologico, sull'attenzione e sulla capacità di risolvere imprevisti.

I risultati mostrano che gli uffici arredati erano in grado di procurare maggiori effetti benefici rispetto agli uffici spogli; in aggiunta, quando erano i lavoratori stessi ad abbellire il proprio ufficio, la produttività e il benessere fisico e mentale sperimentato era ancora maggiori.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2013/09/6-psych-tips-for-creating-the-ideal-workspace.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Lo sapevate che le caratteristiche ambientali del luogo in cui lavorate quotidianamente hanno un effetto significativo sul vostro benessere psicologico e sul vostro rendimento?

Oggi vi presento una rassegna di studi psicologici che hanno indagato a vari livelli questo argomento.

Scopriremo gli effetti benefici dei quadri di paesaggi naturali, degli arredamenti con profili curvilinei e, possibilmente, scelti direttamente da voi.. e di tanti altri piccoli, ma significativi, particolari...

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Imparare una nuova lingua: la ricerca svela un utile trucco psicologico

Imparare una nuova lingua: la ricerca svela un utile trucco psicologico | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Se state cercando di imparare una nuova lingua, accompagnare i nuovi vocaboli con dei gesti che si ricolleghino alle parole migliorerà significativamente il vostro apprendimento.

E' quanto ha scoperto una recente ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology (Mayer et al., 2015): i ricercatori hanno dimostrato che l’attivazione delle aree cerebrali deputate al movimento sembrerebbe facilitare l’apprendimento di una nuova lingua.

Oggigiorno la maggior parte dei sistemi deputati all’apprendimento delle lingue utilizza le immagini come supplemento per imparare nuovi vocaboli. Questa ricerca mostra per la prima volta l’importanza dei gesti come ulteriore strumento facilitatore per l’apprendimento della lingua.


Nell’esperimento, ai partecipanti era chiesto di imparare la lingua “Vimmish”, inventata dagli stessi ricercatori e scelta appositamente affinchè nessuno potesse conoscerla.

I soggetti del campione erano suddivisi in tre gruppi: il primo gruppo imparava la nuova lingua con l’ausilio delle immagini, il secondo con i gesti, all’ultimo gruppo non veniva offerto nessun supporto oltre alla semplice presentazione uditiva delle parole (apprendimento verbale).

 

Katja Majer, autrice dello studio, ha commentato così i risultati: “I dati confermano le ricerche precedenti: utilizzare altri canali sensoriali quando si sta imparando una nuova lingua facilita l’immagazzinamento e il recupero dei vocaboli, rispetto al solo apprendimento verbale. In aggiunta, i nostri risultati dimostrano che la performance è migliore per quei soggetti che hanno imparato la lingua utilizzando i gesti.”

Dunque: la memorizzazione di parole straniere risulta più efficace se essa è collegata a una percezione sensoriale. In particolare, sarebbe il sistema motorio del cervello a giocare un ruolo cruciale.

 

Questo studio è a sostegno della “Teoria Multisensoriale”: più canali sensoriali sono stimolati quando si sta imparando una nuova lingua, maggiore sarà l’apprendimento e più semplice sarà il recupero delle parole apprese. Questo perché le stesse aree cerebrali sensoriali attivate durante l’apprendimento si attiveranno anche in seguito nella fase di recupero delle informazioni, facilitandolo. Per osservare le attivazioni cerebrali, Mayer e colleghi hanno chiesto ai soggetti dell’esperimento di fare un test di vocaboli all’interno di una risonanza magnetica ascoltando unicamente la parola. I ricercatori hanno osservato che oltre all’area uditiva si accendeva l’area visiva o motoria, a seconda di quale ausilio era stato utilizzato con quello specifico soggetto durante l’apprendimento.


Von Kriegstein ha concluso: “Questo è quello che abbiamo attualmente scoperto. Tuttavia il nostro ulteriore interesse è conoscere cosa succede all’apprendimento integrando contemporaneamente tutti gli altri sensi. Reputiamo che ciascun canale sensoriale si sommi agli altri. In altre parole, se vogliamo imparare come si dice mela in una qualsiasi lingua del mondo, oltre all’immagine da guardare dobbiamo anche imitare il gesto di mordere la mela, annusarla e assaggiarla.”

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2015/02/learn-languages-better-with-this-psychological-tip.php

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Se vi state cimentando nell'apprendimento di una lingua straniera, troverete certamente utile quanto appena scoperto da un team di ricercatori tedeschi. Lo studio, pubblicato sulla rivista peer review Current Biology, ha mostrato che la memorizzazione di parole straniere risulta più semplice se viene accompagnata da un gesto che si ricolleghi al vocabolo.


In altre parole, per ricordarvi la parola “apple”, non limitatevi a ripetere iL vocabolo, ma accostatelo al gesto di mangiare una mela. Insomma, il coinvolgimento del sistema motorio garantirebbe una memorizzazione più rapida e efficace.

 

Come ulteriore incentivo per apprendimento, potete leggere anche questo articolo dove spiego i 10 più importanti effetti benefici che l'imparare una seconda lingua ha sulla nostra psiche (http://www.psicologo-milano.it/newblog/seconda-lingua-benefici-psicologici/)

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Come liberarsi dal peso opprimente di un segreto

Come liberarsi dal peso opprimente di un segreto | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Numerosi studi hanno dimostrato che “portarsi dietro” un segreto è come portare sulle spalle un oggetto pesante.

In aggiunta una recente ricerca (Slepian et al., 2015) ha evidenziato come non sia la grandezza del segreto, ma quanto questo ci preoccupi, ad aumentare la sensazione di trasportare un fardello.

 

Potrebbe trattarsi di difficoltà finanziarie celate al coniuge, problemi psicopatologici come il gioco d’azzardo, oppure stravaganze comportamentali. Qualunque sia la natura del segreto, il peso psicologico di tener nascosto agli altri la verità è opprimente e può avere conseguenze negative anche per il benessere fisico.

Inoltre se aggiungiamo sentimenti come la vergogna del proprio comportamento, la frustrazione di non riuscire a risolvere la situazione e la paura di un’umiliazione se qualcuno dovesse scoprirlo, il peso diventa ancora più schiacciante e soffocante.

 

Il ricercatore Michael Slepian, autore dello studio, ha così commentato: “Più siamo preoccupati da un segreto e continuiamo a pensarci, più utilizziamo e sprechiamo risorse fisiche, cognitive ed emotive. Di conseguenza abbiamo meno energie da impiegare per raggiungere i nostri obiettivi quotidiani.”

Nello studio si osserva come le persone riportino la sensazione di un “peso” che grava su di loro: “Anche le attività di ogni giorno diventano più impegnative e faticose da svolgere, in quanto è come se si portasse sempre con sé un macigno.”

La fatica di dover celare questo segreto porta le persone a scappare dalle loro vite sociali e a peggiorare il proprio rendimento lavorativo. Slepian ha sottolineato: “Essere continuamente focalizzati sul segreto da nascondere ha anche la conseguenza di far crollare le nostre performance sul posto di lavoro.”

 

Slepian e colleghi hanno anche indagato quali possono essere le strategie che permettono di alleggerire questo peso.

Il miglior modo di liberarsi da questo fardello che ci schiaccia è parlare con qualcuno.

Non importa che si tratti di un amico, uno sconosciuto, o anche un sito web anonimo come PostSecret: la condivisione riduce il peso.

Le persone si sentono immediatamente più rilassate quando confidano ad un altro quello che nascondono dentro. Inoltre, verbalizzando il segreto è come se lo si guardasse per la prima volta da un’altra prospettiva.

Slepian ha concluso.: “Nel momento in cui lo si racconta, si inizia a pensare in modo più costruttivo. Anche con l’aiuto dell’altro che ci sta ascoltando si dà un senso nuovo al segreto, più realistico, e insieme si possono cercare delle strategie alternative per gestirlo. In questo modo la preoccupazione si riduce e, di conseguenza, il peso che stavamo portando.”

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:   http://www.spring.org.uk/2015/05/how-to-stop-obsessing-over-a-dark-secret.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Vi siete mai trovati nella situazione di nascondere dentro di voi un segreto personale?


Potrebbe trattarsi di un tradimento o di un problema di tipo economico, di un'azione che avete compiuto o di un evento che vi è accaduto e vi provoca vergogna o colpa, di una stravaganza del vostro modo di essere...

 

Quello che una nuova ricerca (Slepian et al., 2015) ci dice in merito è che nascondere dentro di sé un segreto personale è come portare sulle spalle un macigno, con conseguenze negative sul nostro benessere fisico, cognitivo ed emotivo.

 

Non sorprendentemente, condividere il segreto con qualcuno (una persona cara, uno sconosciuto o persino un sito web anonimo) ha il risultato di alleviare la nostra tensione emotiva...

 

Anche nella studio dello psicologo, la condivisione è il primo, significativo, step di lavoro; a questo segue poi l'elaborazione, all'interno della relazione terapeutica, dei contenuti che generano emozioni dolorose.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

EMPATIA: 5 parole apparentemente affettuose che ostacolano la comprensione dell'altro

EMPATIA: 5 parole apparentemente affettuose che ostacolano la comprensione dell'altro | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Tutte le relazioni, da quelle sentimentali a quelle amicali, necessitano di amore ed empatia.


Quando una persona cara sta attraversando un momento difficile, desideriamo farle sapere che siamo lì con lei, che vogliamo sostenerla ed aiutarla. Tuttavia, quando ci sta raccontando il periodo faticoso che sta vivendo, alcune volte scivoliamo in un errore grossolano dicendo queste semplici parole: “so bene quello che stai provando…”


In realtà queste tenere ed apparentemente empatiche parole non fanno altro che costruire un muro tra noi e l’altro raffreddando momentaneamente il momento di condivisione.

Il desiderio di essere profondamente legati all’altra persona è autentico e sincero, tuttavia spesso si dimentica la complessità della situazione che l’altro sta vivendo ed è come se si desiderasse che l’attenzione tornasse su di noi: so bene quello che stai provando perché anche io prima ho vissuto la stessa esperienza!

Davanti a queste parole, la sensazione che l’altro prova è che si voglia tagliare corto il suo racconto e che la sua storia non interessi molto perché è un fatto che succede a tutti.

 

Provate a pensare se succedesse a voi: non desiderereste essere ascoltati attentamente, fino anche i dettagli più piccoli?

 

Recentemente alcuni miei amici sono venuti a cena a casa mia. Ad un certo punto della serata Stefania ha condiviso con noi il momento doloroso che sta vivendo: soffre di depressione. Ha raccontato che non si era mai sentita così triste e stanca come in questo periodo, anche le attività più banali come mangiare e lavarsi sono diventate difficoltose da svolgere. Inoltre era da tantissimi giorni che non riusciva più a sorridere e ridere!

 

Giacomo, che è una persona gentile e disponibile, desiderava far sentire Stefania ascoltata, tuttavia è intervenuto con una frase decisamente poco appropriata: “Conosco bene quello che stai provando. Capita anche a me qualche mattina di far fatica a scendere dal letto e non voglio proprio andare a lavorare.....”.

Le intenzioni di Giacomo erano buone: voleva far sentire Stefania compresa, rendendo la sua esperienza comune. Ma Giacomo non ha mai provato nulla di simile alla depressione, fortunatamente.

 

Erica, invece, ha detto dolcemente: “Non mi è mai capitato di provare quello che hai appena descritto Stefania, ma suona così terribile e faticoso! Sono veramente sorpresa dal coraggio che ha avuto nell’aprirti a noi. E se c’è qualsiasi cosa che possiamo fare, noi siamo qui per te!”

 

Entrambi gli amici volevano sostenere Stefania in questo momento terribile, farla sentire amata e capita. Le parole di Erica, però, hanno sottolineato il dolore che l’amica stava provando, mentre quelle di Giacomo hanno minimizzato quello che Stefania stava vivendo, paragonandolo a un mattino faticoso.

Forse sarebbe stato più opportuno dire: “Posso solo minimamente immaginare quello che stai vivendo…” oppure “Sono così profondamente dispiaciuto che stai passando tutto questo e voglio che tu sappia che io sono qui per te!”

 

Rimanere profondamente curiosi e aperti verso l’esperienza che l’altra persona sta vivendo e voler cogliere tutte le sfumature senza normalizzare o identificarsi con la propria storia sono ingredienti cruciali dell'ascolto. Rispettare le differenze invece di ridurle a somiglianze, permette la creazione di un legame ancor più profondo.

 

Un suggerimento: essere sempre curiosi! Non potete sapere cosa l’altro sta provando, quindi chiedete ed ascoltate!

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-dance-connection/201505/the-six-caring-words-block-intimacy

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Che cosa dire davanti ad una persona cara che ci confida un'esperienza dolorosa per riuscire a comunicarle il nostro affetto, interesse e comprensione? E cosa non dire?


Nell'articolo di oggi vediamo come e perchè una semplice frase che spesso pronunciamo in questi casi finisce per allontanarci invece che avvicinarci dall'altro.. con il risultato di farci apparire poco empatici.

 

Per avere un'idea delle frasi da evitare di dire ad una persona cara affetta da depressione (perchè inavvertitamente poco empatiche) potete dare una lettura a questo mio articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/cosa-fare-persona-depressa-famigliari/.  Qui invece una raccolta di frasi che possono essere utili per sostenere una persona che sta attraversando questa dolorosa condizione emotiva: http://www.psicologo-milano.it/newblog/cosa-dire-depressione/ ;

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Vostro figlio picchia il fratellino? 7 semplici passi per farlo smettere

Vostro figlio picchia il fratellino? 7 semplici passi per farlo smettere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Vi è mai capito di osservare vostro figlio picchiare il fratellino (anche di pochi mesi)?

Solitamente questo comportamento è frequente nei bambini di 3/4 anni di età.

L’aspetto che stupisce maggiormente è la mancanza di segnali che avvertano dell’imminente reazione aggressiva: un minuto prima vostro figlio sta giocando serenamente insieme al fratellino e gli dà bacini, un minuto dopo lo spinge per terra e inizia a picchiarlo.

Inoltre sulla sua faccia non vi è un' espressione di rabbia, anzi sembra quasi divertito.

Se osservassimo segnali di rabbia, frustrazione o gelosia, la situazione sarebbe certamente più semplice da gestire in quanto ciò ci offrirebbe la possibilità di prevedere i comportamenti di nostro figlio. Quando invece agisce “a sangue freddo” per divertimento, ci getta in una situazione di sgomento: temiamo che nostro figlio stia per diventare, o sia già, un piccolo mostro.

 

Genitori ricordatevi: sebbene stia agendo come un piccolo mostro, non lo è!

Il bambino in realtà sta cercando di comunicarci che ha disperatamente bisogno di noi, che in quel momento è travolto dalle sue emozioni e non è in grado di tollerarle.

Capita frequentemente, però, che invece di aiutare nostro figlio a gestire i sentimenti che lo investono, lo puniamo. L’unica strategia che finiamo per utilizzare è dire severamente “Smettila di picchiarlo! Gli stai facendo male!” sperando che questa scena non si ripeta mai più.

Tuttavia sappiamo già che non succederà…

Non è realistico pensare che basti dire “Non picchiarlo!” per farlo smettere!

I suoi sentimenti ingovernabili e contrastanti sono ancora lì.

Il bambino sta giocando teneramente con il fratellino quando all’improvviso nasce in lui il desiderio di fargli del male. Non è un mostro! È semplicemente un bambino ancora piccolo che sta facendo i conti coi suoi sentimenti, anche quelli negativi. Sentimenti che tutti gli esseri umani provano: odio, rivalità, invidia.

Quindi la ragione dell’espressione vuota, neutra sul viso di vostro figlio è che sta cercando di offuscare quei sentimenti negativi che non gli piacciono, anzi lo spaventano. In quel momento sta provando sentimenti di invidia nei confronti del fratellino: teme di perdere il suo posto speciale nella famiglia e nel cuore dei genitori. Tutto questo è così drammatico per lui che non è in grado di sopportarlo, dunque sfoga i suoi sentimenti addosso agli agli per non sentirli. Il motivo per cui la sua faccia appare impassibile è perché sta cercando di intorpidire tutta quella gamma di emozioni che sta provando.

Sfortunatamente, tutte le volte che sceglie di spingere il fratellino per terra noi rispondiamo con rabbia e il suo cuore si indurisce ancora di più. Questo non fa altro che intensificare la maschera di apatia che indossa e aumentare il desiderio di picchiare il fratellino.

 

Come si può fare breccia nella sua fortezza per aiutare il bambino ad ascoltare tutte le sue emozioni e a gestirle?

L'indicazione più fornita dagli esperti è quella di spendere molto tempo con il figlio. Questo è essenziale, ma attenzione: non è abbastanza per risolvere il problema. Il bambino che picchia ripetutamente il fratello più piccolo sta cercando di comunicarci i suoi sentimenti ingestibili. Espelle fuori da sè tutte le emozioni più terribili, ma facendo così butta fuori anche tutte le emozioni positive e diventa così vuoto. Dunque, il compito di noi genitori non solo è quello di aiutarlo a riconoscere e gestire i suoi sentimenti negativi, ma anche di ricostruire insieme tutti gli aspetti buoni che teme di aver perso, trasmettendogli che è un bambino degno di amore.

Ecco, a riguardo, un utile piano d'azione per i genitori:

 

1. Trascorrete almeno mezz'ora insieme. Per costruire un legame profondo con il proprio figlio occorre spendere almeno una mezzora al giorno giocando insieme. In questo lasso di tempo, è fondamentale essere lì con lui al 100%. Lasciate scegliere a lui cosa fare durante questo tempo e mettete da parte le distrazioni. Amerà questo sentirsi al centro della vostra attenzione: fategli capire che il vostro unico interesse è renderlo felice. Ancora più importante, fategli vedere quanto è divertente stare con lui, alimentando così il suo sentimento di autostima.

 

2. Aiutatelo a ridere delle proprie preoccupazioni attraverso il gioco. Ridere è fondamentale per la nostra salute, e ancora di più lo è per i bambini. Anche se può sembrare controintuitivo, compito di un genitore è aiutare il figlio “manesco” a ridere circa la propria aggressività in quanto il bambino ne è spaventato. Proponete la battaglia di cuscini: è un gioco di contatto corporeo anche un po’ irruento, nel quale però non ci si fa male, anzi è divertente e si ride insieme a crepapelle. Oppure proponete un gioco con una famiglia di animali di pezza nella quale è da poco arrivato un nuovo cucciolo. Lasciate che il bambino ne combini di tutti i colori al piccolo animale, per esempio gettarlo nel cestino o tiragli le zampe. Questo gioco è privo di pericoli e permette al bambino di esprimere e sfogare le sue emozioni negative (rabbia e gelosia) dalle quali è terrorizzato.

 

3. Andate a consolare per primo il fratellino che piange. Siete in cucina, quando sentite piangere il vostro figlio più piccolo. Correte in salotto e vedete che il fratello maggiore lo sta picchiando. Ecco che dentro di voi sorge questo bisogno impellente di punirlo... invece fate un respiro profondo! Per prima cosa andate a consolare il fratellino che piange. Portatelo in un’altra stanza della casa, un posto silenzioso e calmo che vi permetta anche di controllare la rabbia che sta montando dentro di voi. Una volta che il piccolo si è calmato, riportatelo in salotto e accompagnate il fratello maggiore nella stanza silenziosa. Lo so: lo vorreste punire. Tuttavia per giungere al vostro obiettivo, cioè che smetta di picchiare, dovete aiutarlo a capire quali sono le emozioni che in quel momento non è in grado di gestire: l’aggressività non è che secondaria a celare un’altra emozione sottostante per lui difficilmente gestibile.

 

4. Aiutatelo a far sì che la rabbia e le paure sottostanti diventino lacrime. Quando siete con lui, abbassatevi e guardatelo negli occhi, che sono le finestre della sua anima. Vedrete soltanto una espressione vuota. Fate un respiro profondo e ricordatevi che è un bravo bambino che necessita il vostro aiuto; questo vi permetterà di essere gentili con lui ed empatizzare dicendo: “È stato faticoso vero? Il fratellino piangeva. Ho visto che stavi male. Raccontami un po’ cosa è successo…”. Create uno spazio apposta per lui, per approfondire il suo vissuto interno. (...) Se non parla provate ad immaginare cosa stia provando: “Mi chiedo se per te sia difficile qualche volta avere un fratellino nella nostra famiglia…”. Cercate di vedere dal suo punto di vista: la sua rabbia spezzerà la sua maschera e inizierà a urlare quanto vi odia, o quanto odia il fratellino. Questo è una buona cosa: la rabbia dissolve l’apatia. Ditegli che è giusto essere arrabbiati e che volete conoscere ancora di più quello che sta provando. Cercate dunque di consolarlo: ”Scusami tesoro se non mi sono accorta prima dei tuoi sentimenti. Chissà quanto dolore hai provato in tutto questo tempo..” Non c’è bisogno di molte parole, basta che apriate il vostro cuore. In lacrime si butterà tra le vostre braccia.

 

5. Rinforzate tutti i comportamenti positivi che mette in atto nei confronti del fratellino. Notate tutte le cose positive che fa per il fratellino: “Che bravo che sei quando presti i tuoi giochi al fratellino. Lo rendi così contento”, “Sei così premuroso”, “Nessuno fa ridere come te il fratellino”.

 

6. Incoraggiate il legame profondo tra i fratelli. Ecco alcune strategie per incoraggiare il legame tra fratelli: create giochi divertenti che li coinvolgano entrambi, riempite la casa di foto di loro due mentre si divertono insieme, invogliateli a fare disegni l'uno per l’altro, lasciate che il fratello maggiore aiuti il piccolo nei momenti della giornata, per esempio mettendogli la copertina quando dorme. Ma soprattutto riducete la rivalità: “Appena le mie mani si liberano, ti aiuto tesoro” piuttosto che dire “Non vedi che sono occupata con tuo fratello?! ti aiuto dopo”.

 

7. Prevenite. Vostra responsabilità è quella proteggere i vostri figli. Forse lasciare un bimbo di 9 mesi da solo con l’altro figlio di 4 anni non è una buona idea. Certamente prevenire è meglio che curare, tuttavia basta una semplice distrazione ed ecco il misfatto! Non serve a nulla però colpevolizzarsi. Quando sentite i pianti del fratellino, raggiungeteli e dite al maggiore “Adesso sono qui e posso aiutarti ad essere più calmo e gentile”. Inoltre cercate sempre di condividere le responsabilità: “Non si picchia il fratellino amore, comunque non dovevo lasciarti da solo a gestire le tue emozioni”.

 

E non vi preoccupate: questi comportamenti si affievoliranno con il tempo e i vostri figli costruiranno un legame di profondo amore.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/peaceful-parents-happy-kids/201505/why-kids-hit-siblings-and-how-help-them-stop

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Che fare quando vostro figlio picchia il fratellino più piccolo? Cosa c'è dietro a questi moti aggressivi inaspettati? E quale atteggiamento, da genitori, occorre tenere in questi casi?


Nell'articolo di oggi cerchiamo di dare una risposta a queste domande, partendo dall'idea di base che aiutare nostro figlio a gestire le sue emozioni è funzionale alla modulazione dei suoi comportamenti.

 

Ovviamente, le indicazioni presentate in questo articolo non vogliono in nessun modo sostituire l'aiuto di un professionista.

Se tali comportamenti aggressivi raggiungono proporzioni eccessive o gli strumenti di self help presentati dovessero mostrarsi insufficienti, la soluzione più efficace è consultare uno psicologo specialista in età evolutiva.

 

Sull'età evolutiva, potete consultare, tra gli altri, i miei seguenti articoli:

- 5 suggerimenti per ridimensionare le lotte di potere tra genitori e figli (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-figli-litigi/)

- 5 attività basate sull’attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio (http://www.psicologo-milano.it/newblog/rinforzare-relazione-genitori-figli/)

- 9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-ansiosi-figli/)

 

Inoltre, potete visionare questo video (https://www.youtube.com/watch?v=SvBoH9O8-sY) dove approfondisco l'importanza del gioco per il benessere psichico dei bambini e accenno ad alcuni campanelli d'allarme da monitorare in merito alle modalità in cui i figli si coinvolgono in situazioni ludiche, come l'assenza di gioco, il gioco aggressivo e il gioco irrequieto...  

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Perché molte donne tendono a svalutarsi?

Perché molte donne tendono a svalutarsi? | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Due amiche si incontrano per strada:

Mary: “Lucy.. ma ciao!!! Come ti trovo bene... Sei in una forma fantastica!”

Lucy: “Scherzi?! Ma se non ho dormito nulla e sono uscita di casa con la prima cosa che ho trovato!! Piuttosto... il tuo vestito è meraviglioso!!”

Lucy: “Bah.. non direi proprio!... pensa che l'ho trovato ad una svendita.. non durerà molto!!!”

 

In un video molto divertente (potete trovarlo a questo link in lingua inglese: https://www.youtube.com/watch?v=hzlvDV3mpZw&feature=youtu.be), l'attrice Amy Schumer prende in giro un classico stereotipo femminile: la reazione funesta ai complimenti.

 

Quando le donne ricevono un complimento, solitamente la loro prima reazione è quella di ridimensionarlo, svalutarsi e sottolineare esclusivamente i loro difetti, invece che accettare e mostrare gratitudine.

 

Da dove viene questo comportamento?

Spesso si tende a pensare alle solite spiegazioni piuttosto scontate: le donne hanno una bassa autostima, le donne odiano se stesse, la società le ha educato a dribblare i complimenti.......

Ma la vera ragione sta altrove: le donne si svalutano per proteggersi dall’invidia. E sfruttano questo comportamento in modo strategico.

 

La pubblicità ci ha fatto credere che essere oggetto di invidia sia un obiettivo da raggiungere, tuttavia la maggior parte delle donne, implicitamente o attraverso l’esperienza, conosce bene i pericoli di evocare questo sentimento negli altri.

 

Si è soliti dire che “alle persone attraenti viene sempre data la fetta di torta più buona”, intendendo che essi sono spesso trattati coi guanti e hanno più successo delle persone poco attraenti.

Come tutte le massime, è vera soltanto in piccola parte, poichè il modo in cui le persone affascinanti vengono trattate dipende significativamente anche da un'altra variabile, ossia l'essere o meno percepite come minacce/ostacoli per gli altri.

 

In uno studio condotto da Agthe e collaboratori (2011) è stato chiesto a un campione di dipendenti, sia uomini che donne, di valutare possibili candidati a nuove posizioni all’interno della loro azienda. Sia i partecipanti maschi sia le femmine penalizzavano i candidati più attraenti se erano del loro stesso sesso, mentre preferivano candidati di bell’aspetto se erano del sesso opposto.  

Uno studio precedente, ma condotto all’interno di un campus universitario, era giunto a risultati simili (Agthe et al., 2010). È stato chiesto a 3000 studenti di valutare i partecipanti al bando di una borsa di studio: i candidati attraenti erano giudicati negativamente dagli studenti dello stesso sesso, mentre ottenevano un buon giudizio dagli studenti di sesso opposto.

I ricercatori hanno spiegato i risultati di questi due studi affermando che le persone considerate attraenti dello stesso sesso possono essere potenti minacce sociali.

 

Li & Zhou (2014) recentemente hanno indagato l’impatto che ha l’attrazione nel giudicare le persone nel momento in cui queste sono artefici di ingiustizie.

Per osservare ciò gli autori hanno utilizzato un gioco economico, “Il Dittatore”. In questo gioco i partecipanti all’esperimento era suddivisi in piccoli gruppi. In ciascun gruppo veniva assegnata una somma di denaro a un solo soggetto (chiamato per l’appunto dittatore) che era libero di decidere se tenere tutti i soldi per sé o condividerli con altri partecipanti. Alcuni soggetti non erano collocati in nessun gruppo e avevano il ruolo di giudici: osservavano le mosse del dittatore, valutavano il livello di scorrettezza nel distribuire il denaro e stabilivano il grado di punizione da infliggere. I ricercatori hanno scoperto che i dittatori attraenti dello stesso sesso erano puniti più severamente rispetto ai dittatori attraenti di sesso opposto. Invece, se il dittatore veniva considerato non di bell’aspetto, i giudici erano molto più benevoli nel punirlo anche se era stato avaro nello spartire i soldi.


Questi ricerche dimostrano, complessivamente, che non è vero che le persone più attraenti ricevono sempre la fetta di torta più buona! I complimenti solitamente attirano l'attenzione delle persone, e di conseguenza l'invidia. Per questo motivo possono essere pericolosi!

In particolare, in un recente studio condotto da Brown e collaboratori (2014) si è osservato che le donne, a differenza degli uomini, si sentono fortemente minacciate quando un'altra persona fa complimenti sull’aspetto fisico del proprio partner. I ricercatori hanno ipotizzato che le donne interpretano questi complimenti come possibili tentativi da parte di altre donne di sottrar loro il compagno.

 

Un efficace rimedio per sfuggire alle invidie delle persone: essere autoironici, saper ridere di se stessi.

Greengross e collaboratori (2008) hanno scoperto che sia gli uomini sia le donne belli ed affascinanti che sanno ridere di se stessi sono considerati ancora più attraenti, a differenza delle persone poco attraenti che vengono considerate patetiche quando fanno autoironia.

Quindi se siete attraenti e qualcuno vi fa un complimento, un pizzico di autoironia non farà altro che aumentare in modo esponenziale il vostro fascino.

In un recente articolo “I capi che sanno ridere ottengono dai colleghi un pollice alzato” pubblicato sulla rivista Leadership and Organization Development Journal (2014) è emerso che i leader più vincenti ed ammirati sono quelli che utilizzano l’autoironia aumentando così il senso di fiducia e di stima da parte dei propri dipendenti. Nella ricerca, 155 studenti sono stati assegnati casualmente a differenti tipologie di leader; i capi che usavano maggiormente l’autoironia erano giudicati dai partecipanti più competenti, flessibili e grintosi rispetto a quelli che utilizzavano un umorismo aggressivo rivolto agli altri.

Karen Anderson, giornalista per Forbes esperta di leadership, in un suo articolo ha descritto alcuni aspetti salienti dell’autoironia, compreso come questa aumenti la vicinanza emotiva con gli altri anche nei lavori più improbabili come fare la spia per la CIA. Perché? L’autoironia è disarmante in quanto fa sentire le persone più a contatto con il mondo interno dell’altro.

 

Ricordatevi dunque questi spunti la prossima volta che vedrete rispondere una donna a un complimento smorzando i toni e anzi ironizzando sui propri difetti: non è indice di svalutazione di sé, ma difesa strategica delle proprie competenze!

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/good-thinking/201504/the-real-reason-some-women-put-themselves-down

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quando le donne ricevono un apprezzamento, invece di sorridere e ringraziare, spesso reagiscono svalutando il complimento ricevuto e, addirittura, sottolineando i propri difetti.


Se da una parte il sapere ricevere complimenti è una skills che occorre sviluppare in quanto contribuisce a riconoscersi delle qualità positive e a sostenere l'autostima, dall'altra “la reazione negativa ai complimenti” tipicamente femminile sembra nascondere motivazioni più articolate rispetto ad una semplice mancanza di stima in sé stesse.

 

Quali? Scopriamolo attraverso una serie di ricerche psicologiche che si sono interessate a questo tema.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

INVIDIA: identikit dell’emozione tenuta celata e spunti per usarla costruttivamente

INVIDIA: identikit dell’emozione tenuta celata e spunti per usarla costruttivamente | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L’invidia è un’emozione che spesso viene tenuta nascosta.

Se siamo invidiosi di qualcuno difficilmente lo ammetteremo, eccetto forse con una persona che è a sua volta invidiosa e che può allearsi con noi nel denigrare l'oggetto dell'invidia.

Le circostanze nelle quali possiamo essere invidiosi hanno sempre a che fare con paragoni sociali e competizioni tra noi ed altre persone. Questi paragoni e competizioni fanno parte della vita e fungono come mezzo di autovalutazione: attraverso il confronto con l'altro ognuno di noi misura se stesso. Quando da questi paragoni sociali ne usciamo “perdenti”, ecco accendersi l'emozione dell'invida.

Dato ciò, è facile capire come essa possa essere considerata un'emozione spiacevole, da celare e non condividere: per quanto tutti noi possano provarla, l'invidia ci connette con una percezione di essere inadeguati, mancanti (di fatto non possediamo ciò che l'altro possiede) e questo si ripercuote sulla nostra autostima.

Per sbarazzarci di questo sentimento spiacevole, abbiamo sostanzialmente due strade: o denigriamo colui che possiede ciò che desideriamo, oppure eleviamo noi stessi. Ovviamente la via più costruttiva non passa né dal distruggere l'altra persona (ad esempio svalutandola o sperando che perda la qualità che tutti ammirano di lui), né dall'elevare noi stessi in modo manipolatorio, bensì dal cominciare un percorso di miglioramento che conduca anche noi a conquistare ciò che desideriamo e attualmente ci manca.

 

Quali sono i pensieri e le emozioni che l’invidia produce?

 

Le emozioni evocate dall’invidia sono essenzialmente sentimenti ostili (rabbia e aggressività) nei confronti dell’altro che possiede ciò che a noi manca e angoscia interna per se stessi. Se qualcuno che invidiamo ottiene successo, inoltre, ci sentiamo particolarmente afflitti in quando ci sentiamo più o meno consapevolmente inferiori. Qualunque sia la cosa che invidiamo agli altri (un oggetto o una qualità) spesso abbiamo la sensazione che questo bene abbia una disponibilità limitata: non tutti possono possederlo, è per tale motivo che viene fortemente desiderato. Alla luce di quanto detto, la qualità invidiata dà all’altro una inconsapevole posizione di potere su di noi.

 

Quali le manifestazioni nascoste dell'invidia?

 

Occorre anche sottolineare che l’invidia ha svariate manifestazioni, alcune delle quali possono trarci in inganno. Per esempio è possibile confondere l’invidia per una persona con l'attrazione. L’ostilità che si prova nei confronti di un altro che possiede qualcosa che desidereremmo in questo caso viene mutata in un sentimento di stima e venerazione. Può succedere così che ci si innamori di qualcuno non in virtù della persona che è, ma per quello che possiede: soldi, potere, status sociale, intelligenza. Si crede che essendo legati a quella persona si possa raggiungere più facilmente quello che si desidera. Purtroppo, a lungo andare, l'inganno iniziale svanisce e subentra quell'aggressività che, probabilmente, celavano anche a noi stessi. In aggiunta bisogna anche riportare che non sempre l’invidia appartiene in prima battuta a se stessi, ma può originarsi da altre figure che ci circondano. Per esempio, se i nostri genitori hanno problemi finanziari, possiamo invidiare tutti coloro che hanno soldi, oppure se i nostri genitori elogiano l’istruzione universitaria, traguardo per noi impossibile da raggiungere, possiamo invidiare tutti coloro che sono molto intelligenti.

 

Detto tutto ciò.. dato che le emozioni si sono evolute per garantire la nostra sopravvivenza, quale potrebbe essere lo scopo dell’invidia?

 

Essendo connessa alla competizione e al paragone con gli altri per misurare le nostre capacità, l'invidia ha l'obiettivo di spingerci a fare di più e di lavorare duramente per raggiungere quell’obiettivo tanto bramato. Quando riusciamo a utilizzare costruttivamente il confronto con qualcuno, cioè non per distruggere l’altra persona ma per comprendere la caratteristiche che anche noi vorremmo arrivare a possedere, l’invidia può trasformarsi in ammirazione e diventare un carburante utile per realizzare i nostri obiettivi e accelerare il nostro percorso di crescita. Ovviamente è necessario che ciò a cui aspiriamo sia realistico e alla nostra portata: se le nostre aspettative sono esagerate e irraggiungibili, il nostro desiderio di possesso e successo si scontrerà presto con la realtà provocando una caduta dell’autostima, e l’unico esito sarà un'esperienza soggettiva di vergogna, delusione e invidia.

 

 

Spunti per utilizzare l'invidia in modo costruttivo

 

Ecco 4 suggerimenti che vi aiuteranno a passare dalla posizione di semplice spettatore invidioso a persona attiva motivata a migliorarsi:

 

1) Fare paragoni ponderati: Come già accennato, quando vi confrontate con qualcuno, focalizzatevi su ciò che vi accomuna e su obiettivi realistici.

 

2) Invece che denigrare l'altro, cercate di migliorarvi: Una volta che avete fatto un paragone realistico e vi siete sentiti “in difetto” rispetto a qualcosa che desiderate, cercate di migliorare voi stessi piuttosto che sminuire gli altri denigrandoli (anche quando è la prima cosa che vi verrebbe in mente di fare!). Affossare gli altri non è la soluzione: i confronti sono all'ordine del giorno e una volta tolto di mezzo un termine di paragone, ce ne sarà un altro. Chiedetevi piuttosto se è possibile prendere spunto da questo qualcuno per aumentare le vostre competenze e capacità, e impegnatevi per farlo.

 

3) Focalizzatevi su mete concrete: Identificate gli obiettivi che vi permetteranno di passare dal semplice bramare la qualità dell’altro al darsi da fare per perseguirla e farla propria. Percepire controllo sulla situazione è il primo passo per il cambiamento.

 

4) Riconoscete quando fermarvi: Se quello che desiderate sembra fuori dalla vostra portata o irrealistico, oppure se vi rendete conto di essere consumati dal perfezionismo o da una invida maligna, considerate l'ipotesi di fare un passo indietro. Rivalutate se le vostre aspettative sono realistiche, imparate a conoscere le vostre competenze e apprezzate quello che già avete.

 

5) Complimentatevi: Alcune ricerche suggeriscono che fare complimenti rispetto alle qualità di un altro che invidiamo è benefico. Identificate ciò che vi piace dell'altra persona e complimentatevi per i risultati che è riuscita ad ottenere. Vi sentirete più ispirati a cambiare quando vedrete l’altro come meritevole di quello che possiede

 

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/intense-emotions-and-strong-feelings/201103/envy-the-emotion-kept-secret

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Un collega riceve la promozione a cui aspiravamo.. le sorti sentimentali di un'amica si mettono decisamente meglio delle nostre.. un compagno di studi brilla a tutti gli esami universitari.. ed ecco accendersi dentro di noi l'emozione dell'invidia: la sentiamo, ma siamo riluttanti ad ammetterla....

 

Nell'articolo di oggi diamo uno sguardo alla dinamiche alla base di questa emozione e vediamo se e come è possibile utilizzarla anche a nostro vantaggio. Come tutte le emozioni, infatti, anche l'invidia ha in sé un forte potenziale evolutivo nel momento in cui sappiamo coglierlo...

 

In tema di emozioni, non perdetevi il mio articolo “Le 12 leggi delle emozioni” (QUI: http://www.psicologo-milano.it/newblog/12-leggi-delle-emozioni/) dove vengono sintetizzate alcune linee guida sul funzionamento delle nostre emozioni.

 

Lo sapevate che anche la rabbia può essere resa costruttiva?

Lo spiego in questo (https://www.youtube.com/watch?v=NjSg1NutRSg)  breve video con un semplice esercizio psicologico

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

8 strategie per chiedere (e ottenere) quello che si desidera

8 strategie per chiedere (e ottenere) quello che si desidera | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Come ripete il ritornello di uno dei grandi classici della musica rock, "You can’t get always what you want" dei Rolling Stones, non sempre è possibile ottenere quello che si vuole.

I bambini solitamente urlano fino a sfinire il genitore nell'intento di ottenere quello che desiderano. Anche alcuni adulti si comportano in modo capriccioso per avere quello che vogliono, magari non curanti del fatto che l’altro mostri resistenza nell'esaudire le suddette richieste.

 

Alcuni di noi sono migliori di altri nella sofisticata “arte del chiedere”, riuscendo con facilità a soddisfare i propri bisogni e a raggiungere obiettivi prefissati facendo in modo che l’altro sia ben disposto a soddisfare la richiesta fatta. Pensiamo ai venditori, per esempio, che passano la loro vita a farci credere che quello che stanno vendendo ci occorre assolutamente.

 

Pensiamo invece all’ambito del sesso. Molte persone trovano difficile chiedere al partner di soddisfare le proprie fantasie, sono imbarazzati oppure temono di fare una figura ridicola o sentirsi rifiutati dall’altro.

 

Molte sono le situazioni nelle quali desideriamo che l’altro soddisfi i nostri bisogni: ottenere un favore dal proprio collega, una aumento dal proprio capo, sperare di ricevere un regalo particolare dal partner, convincere un amica a fare qualcosa per noi, fino a volersi sedere in un pullman affollato.

 

Con una quantità così alta nella nostra vita di richieste che rivolgiamo agli altri, sembra che conoscere i segreti del chiedere alle persone in modo tale che dicano sì sia un sostanziale vantaggio.

 

Ecco una raccolta di 8 semplici strategie da applicare in tutte le situazioni:

 

1. Fare richieste ragionevoli

 

La tecnica della “porta in faccia” è utilizzata dai venditori e in generale nell'ambito del marketing per portare le persone ad esaudire delle richieste. Essa consiste nel porre una richiesta decisamente elevata e irragionevole al nostro interlocutore, ad esempio una donazione di 100 euro, a cui seguirà quasi certamente un rifiuto (una metaforica “porta in faccia”). A questa si fa immediatamente seguire una richiesta più piccola, come una donazione di 5 euro (la cifra che, in realtà, speravamo di ottenere), che sarà valutata dall'interlocutore più modesta e ragionevole rispetto alla precedente e dunque più probabilmente accettata.

Sebbene questa tecnica sia risultata efficace in ambito di marketing, può essere controproducente nelle normali situazioni relazionali. Chiedere al vostro capo due settimane di vacanza quando ciò a cui puntate sono un paio di giorni non è una buona idea. Piuttosto, fissate il vostro obiettivo e formulate una richiesta che sia ragionevole in base ai vostri bisogni e a ciò che pensate l'altro sia disposto ad accettare.

 

2. Non addurre troppe motivazioni

 

Uno studio condotto dallo psicologo Daniel Feiler e colleghi (2012) ha mostrato che, a fronte di una richiesta di donazione, gli studenti del campione erano disposti a concedere una parte dei loro soldi quando lo sperimentatore forniva una sola motivazione.

Indipendentemente dalla tipologia di motivazione, altruistica (aiutare gli altri) o egoistica (sentirsi bene con se stessi), gli studenti a cui veniva fornita una sola motivazione davano il doppio dei soldi rispetto a quelli a cui venivano fornite entrambe.

Dunque: trovate una sola ragione valida e fatela sembrare la più convincente possibile in modo da assicurarvi che l'altro dica sì.

 

3. Scoprire quali sono i pensieri che ci bloccano nel fare la richiesta

 

Studi su donne titubanti a chiedere un aumento di stipendio hanno mostrato che l’ostacolo maggiore risiede spesso nel fatto che le stesse non si sentono degne di chiedere un salario più alto.

Prima di fare la vostra richiesta, occorre dunque che andiate a vagliare alcuni aspetti che, se non considerati, rischieranno di sabotarvi.

Avete dei pregiudizi nascosti secondo cui le persone come voi (genere, età, etnia, grado sociale) non dovrebbero desiderare più di ciò che hanno già? Quali sono le situazioni in cui esperite sensazione di inadeguatezza? Avete paura che chiedendo di più qualcun altro come il vostro partner, amico o genitore si sentirà offeso?

Guardate le vostre paure di chiedere ed esaminate perché siete spaventati a fare una richiesta che desiderate.

 

4. Scrivere su un pezzo di carta la richiesta prima di farla

 

Scrivere su un foglio la richiesta che intendete fare vi permetterà di organizzare i vostri pensieri in modo da essere meno preoccupati rispetto a cosa dire. Inoltre, vedendo scritte le ragioni che vi portano a fare quella richiesta, potrete notare se è ragionevole abbastanza da essere accettata. Anche esercitarsi con un amico può essere una strategia utile per essere meno imbarazzati.

 

5. Prendere in considerazione i bisogni degli altri

 

Quando stiamo cercando di ottenere che la nostra richiesta venga rispettata, spesso ci concentriamo su come ci sentiamo e dimentichiamo come possono sentirsi gli altri.

Se qualcuno, davanti alla vostra richiesta, sembra essere scosso, preoccupato o stressato considerate l'ipotesi di modificarla e renderla accettabile all'altro.

Fate attenzione anche a non scivolare nell'estremo opposto, ossia ascoltare solo i bisogni dell'altro: se passano mesi e la richiesta non è stata ancora fatta perché si teme che l’altro possa imbarazzarsi o rimanere deluso, è giunto il tempo di indagare i propri eventuali sentimenti di insicurezza e inadeguatezza.

 

6. Essere gentili

 

Fare le richieste con un sorriso è molto più produttivo che dirle in tono sgarbato.

Se la richiesta è scritta, quindi non si può usare il linguaggio del corpo, iniziate e terminate con una nota positiva in modo da catturare l’attenzione di chi legge e risultare amichevoli. Inoltre rileggetela e siate sicuri che non sia troppo asettica o troppo sdolcinata. Ovviamente, ricordatevi di ringraziare!

 

7. Evitare gli ultimatum

 

Anche se speriamo che gli altri trovino sempre ragionevoli i nostri desideri, dobbiamo sempre tenere presente che è possibile che dicano di no. Attenzione a proporre degli ultimatum in quanto ci faranno sembrare agli occhi degli altri egoisti e viziati. Inoltre, l’ultimatum rischia di far terminare la relazione con la persona che ci ha detto no, anche quando non era nostra intenzione .

 

8. Non tenere il broncio

 

Se la vostra richiesta non incontra un sì, considerate la possibilità di lasciare, definitivamente o temporaneamente, perdere. Può succedere di ricevere un no e le motivazioni sottostanti possono essere molteplici. Se mostrate di essere infastiditi ed arrabbiati sembrerete immaturi e lamentosi piuttosto che adulti ragionevoli che fanno richieste ragionevoli e che sanno portare pazienza ed aspettare un secondo momento quando le circostanze saranno favorevoli per vedere il proprio desiderio esaudito. Chiedetevi perché la vostra richiesta è stata negata, se potrà essere soddisfatta successivamente o se è meglio modificarla. 


 

Se avete seguito queste 8 dritte e la vostra richiesta, nonostante sia ragionevole e vi siano tutte le condizioni per realizzarla, non è stata ancora presa in considerazione, continuate a portala avanti con determinazione. Benchè non sempre potrete ottenere quello che volete, avete il diritto di esprimere ciò di cui avete bisogno. 

.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/fulfillment-any-age/201212/9-ways-ask-and-get-what-you-want

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Come vi regolate quando dovete fare una richiesta ad un interlocutore? Avete in mente alcune strategie che possono aumentare la probabilità che i vostri bisogni vengano soddisfatti?


Nell'articolo di oggi approfondiamo 8 ingredienti che non possono mancare in una richiesta efficace.

 

Tra i miei prontuari su come svolgere alcune azioni quotidiane sfruttando strategie e conoscenze messe a punto dalla psicologia e da altre discipline che studiano il comportamento umano, potete anche leggere QUESTO (http://www.psicologo-milano.it/newblog/come-chiedere-scusa/) articolo, in cui fornisco alcuni spunti per chiedere scusa in modo efficace.  

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Videogiochi: i benefici cognitivi secondo la ricerca scientifica

Videogiochi: i benefici cognitivi secondo la ricerca scientifica | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Spesso si sente dire che i videogiochi possono nuocere a bambini e adulti.

Li si considera passatempi passivi e poco costruttivi, che creano dipendenza, favoriscono l'isolamento sociale, l'obesità e la violenza, e li si contrappone ad altre attività ludiche considerate più sane e creative.

In realtà, la ricerca scientifica dimostra i numerosi benefici dei videogames sulla nostra psiche, in modo particolare a livello cognitivo.

Ovviamente, un uso consapevole e guidato dal buon senso è premessa fondamentale per non scivolare nell'abuso.

 

Scendendo del dettaglio della ricerca scientifica a riguardo, in un recente numero della rivista Journal of Play (2014) è stato pubblicato un articolo in cui i ricercatori Adam Eichenbaum, Daphne Bavelier e C. Shawn Grenn hanno raccolto e riassunto alcuni importanti risultati che dimostrano gli effetti positivi e duraturi dei vidoegames sui processi mentali di base quali la percezione, l'attenzione, la memoria e il processo decisionale (Eichenbaum et al., 2014).

 

La maggior parte della ricerca di questo filone si riferisce a videogames d'azione, cioè giochi che richiedono ai giocatori di muoversi rapidamente, mantenere traccia di molti elementi alla volta, tenere una buona quantità di informazione in contemporanea nella loro mente e prendere decisioni in frazioni di secondo. Molte delle abilità necessarie in questi giochi sono proprio quelle molti psicologi considerano alla base dell'intelligenza.

 

Questo filone di ricerca si avvale di studi di correlazione e studi sperimentali.

Negli studi di correlazione, giocatori abituali di videogames sono confrontati in alcune prove percettive e cognitive con persone (comparabili) che invece non giocano a videogiochi. La scoperta tipica è che i giocatori superano i non giocatori in qualunque test. Questo suggerisce che il gioco sia implicato nelle migliori prestazioni, ma non lo dimostra fino in fondo in quanto è possibile che le persone che scelgono di giocare con i videogiochi abbiano in partenza capacità cognitive e percettive più elevate. Dimostrazioni più stringenti provengono da studi cosiddetti sperimentali in cui tutti i partecipanti sono inizialmente non giocatori e poi solo alcuni sono invitati a giocare con un particolare videogames per un certo numero di ore al giorno e per un certo numero di giorni. In questi esperimenti, il risultato tipico è che coloro che hanno giocato mostrano poi un miglioramento delle capacità percettive e cognitive di base, cosa che non avviene nel gruppo di coloro che non hanno giocato.

 

Di seguito sono elencati i principali benefici cognitivi dei videogames rilevati in anni di ricerca (tutti riassunti nell'articolo di Eichenbaum e colleghi). Eccoli:

 

1) Miglioramento in processi visivi di base

 

- Maggiore sensibilità al contrasto visivo. Cinquanta ore di videogiochi d'azione (parzionati in 10 giorni) possono migliorare la sensibilità al contrasto visivo (la capacità di distinguere sottili differenze di tonalità di grigio) (Li et al., 2009).

 

- Trattamento dell'ambliopia. L'ambliopia (detta anche "occhio pigro") è una malattia che si manifesta nella prima infanzia nella quale uno dei due occhi sviluppa una visione deficitaria. Li e colleghi (2011) hanno sviluppato un esperimento nel quale alcuni adulti con questo disturbo giocavano con videogiochi d'azione utilizzando solo l'occhio malfunzionante (l'altro occhio era coperto). Altri adulti affetti dalla malattia svolgevano altre attività, sempre con l'occhio funzionante coperto, come lavorare a maglia o guardare la televisione. Coloro che avevano giocato, rispetto alla condizione di controllo, hanno mostrato un significativo miglioramento. In particolare, la visione nell'occhio precedentemente pigro risultava molto implementata o addirittura acquisiva un normale funzionamento, e l'attenzione spaziale e la visione steroscopica (la capacità di coordinare i due occhi per vedere in profondità) ritornavano alla normalità.

 

2) Miglioramenti nelle funzioni di attenzione e vigilanza

 

- Miglioramento dell'attenzione spaziale. Green & Bavelier (2012) hanno rilevato che i videogiochi d'azione possono migliorare le prestazioni nella capacità di individuare, rapidamente, uno stimolo bersaglio in un campo di distrattori, un test che è stato riscontrato essere un buon predittore della capacità di guida.

 

- Miglioramento della capacità di seguire oggetti in movimento in un campo di distrattori. Videogiochi d'azione si sono rivelati in grado di migliorare la capacità di bambini e adulti di mantenere l'attenzione su una serie di oggetti in movimento che erano visivamente identici ad altri oggetti in movimento nel campo visivo (Trick et al., 2005).

 

- Riduzione dell'impulsività. I videogiochi d'azione si sono anche rilevati in grado di migliorare le prestazioni in un test che misurava la capacità di astenersi dal rispondere a stimoli non bersaglio in una situazione sperimentale in cui la maggior parte degli stimoli richiedevano una risposta mentre stimoli occasionali non richiedevano nessuna risposta (Dye, Verde, e Bavelier, 2009).

 

- Terapia della dislessia (disturbo specifico della lettura). La dislessia, almeno in alcuni casi, sembra connessa a problemi di attenzione visiva. Uno studio ha dimostrato che anche solo 12 ore di alcuni specifici videogiochi miglioravano i punteggi dei bambini dislessici nei test di lettura e fonologia (Franceschini et al, 2013).

Il miglioramento è stato uguale o, in alcuni casi, maggiore di quello ottenuto con training sviluppati specificamente per trattare la dislessia.

 

 

3) Miglioramento nelle funzione esecutive

 

Il funzionamento esecutivo si riferisce alla capacità di una persona di utilizzare le proprie risorse mentali (quali la percezione, l'attenzione, la memoria) in modo da conseguire una rapida risoluzione di problemi e un efficace processo decisionale. Molti esperimenti hanno mostrato effetti positivi dei videogames proprio sulle funzioni esecutive. Ecco alcuni esempi:

 

- Maggiore capacità di impegnarsi in task multipli simultaneamente. Chiappi e colleghi (2013) hanno trovato che 50 ore di videogames d'azione miglioravano significativamente le prestazioni in un test chiamato “Multi-Attribute Task Battery”, creato sulla base delle competenze richieste a piloti d'aereo. Il test consiste nell'utilizzare un joystick per mantenere un bersaglio al centro di uno schermo, monitorare i livelli di carburante, gestire le spie su un pannello di controllo e ascoltare e rispondere alle comunicazioni radio. Punteggi elevati in questo test correlano con le reali prestazione nel pilotaggio di aerei.

 

- Maggiore flessibilità mentale. Numerose ricerche hanno dimostrato che i videogiochi d'azione possono migliorare la capacità delle persone di passare rapidamente e senza errori tra attività che hanno richieste diverse (Anderson et al, 2010; Green et al, 2012; Colzato et al, 2014).

 

- Rallentamento del declino delle funzioni cognitive che accompagna l'invecchiamento. Flessibilità cognitiva, attenzione, memoria di lavoro e ragionamento astratto sono tutte funzioni cognitive che tendono a diminuire con l'età. Molti esperimenti con partecipanti anziani dimostrano i benefici dei video giochi in tutte queste abilità (ad esempio Basek et al., 2008). Uno studio ha trovato che tale attività non solo conduceva ad un miglioramento cognitivo nei partecipanti anziani, ma anche ad una migliore autostima e una migliore qualità di vita (Torres, 2011).

 

4) Miglioramento in termini di competenze lavorative

 

Molti studi indicano che i videogiochi possono migliorare le prestazioni sul posto di lavoro, soprattutto in quelle professioni che richiedono una buona coordinazione oculo-motoria, attenzione, eccellente memoria di lavoro e rapidità decisionale.

Uno studio di correlazione, per esempio, ha mostrato che i giocatori di videogames erano migliori dei non giocatori nell'abilità di far volare e atterrare aerei droni e, in questa capacità, erano sostanzialmente bravi come i piloti addestrati (MKinley et al., 2011). Un altro studio ha rivelato che giovani chirurghi inesperti che erano anche accaniti giocatori di videogames potevano addirittura raggiungere performance migliori rispetto ai loro colleghi chirurghi più esperti (Rosser et al., 2007).

Infine, in un altro esperimento, chirurghi novizi che erano stati sottoposti ad un training con videogiochi d'azione risultavano poi più bravi in una simulazione di chirurgia laparoscopica rispetto a coloro che non avevano svolto il training (Schlickum et al., 2009).

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/freedom-learn/201502/cognitive-benefits-playing-video-games

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Se siete genitori e tendete a storcere il naso davanti alle richieste di vostro figlio di giocare con i videogames a causa dei presunti effetti negativi che avete sentito in giro, la ricerca riassunta in questo articolo potrebbe contribuire a farvi rivedere almeno in parte la vostra posizione.


La maggior parte della ricerca in merito suggerisce infatti che le affermazioni circa gli effetti negativi dei videogiochi siano in gran parte dei miti, e che gli effetti positivi siano reali e significativi.

Le competenze che i videogiochi aiutano a sviluppare sono tra quelle essenziali nel mondo di oggi!

 

Come sempre, un uso consapevole e adeguato costituisce una presupposto fondamentale per beneficiare di questi molti vantaggi (ma questo riguarda ogni attività umana!).

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Meditazione: 10 vantaggi psicologici

Meditazione: 10 vantaggi psicologici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La meditazione è molto più che un modo per rilassarsi!

Di seguito sono elencati i 10 più significativi benefici psicologici di questa pratica verso la quale viene rivolta una sempre maggiore attenzione.

 

1. Diminuire la reattività emotiva... a lungo termine

La meditazione può farci sentire più tranquilli mentre la stiamo praticando, ma tali benefici permangono anche nella vita quotidiana? Desborders et al. (2012) hanno scansionato i cervelli di un gruppo di soggetti partecipanti a un programma di meditazione di 8 settimane, prima e dopo aver svolto il corso. Durante le rilevazioni, ai partecipanti venivano mostrate immagini che evocavano emozioni positive, negative o neutre. Dopo il corso di meditazione, l'attivazione dell'amigdala, il centro emotivo del cervello, risultava ridotto davanti a tutte le immagini. Ciò suggerisce che i benefici della meditazione sulla regolazione emotiva perdurino anche quando non si sta meditando.

 

2. Coltivare la compassione

Uno dei benefici della meditazione è aiutare le persone a sviluppare la compassione. Questa osservazione è sostenuta anche da una ricerca scientifica. In uno studio i partecipanti, una parte dei quali meditatori praticanti, venivano testati a loro insaputa circa il loro livello di compassione (Condon et al., 2013). I soggetti erano seduti in una sala d'attesa in compagnia di due attori quando un terzo attore in stampelle faceva il suo ingresso dicendo di sentire un forte dolore. I due attori seduti vicini ai partecipanti ignoravano la persona dolorante, mandando segnali inconsci di non intervenire. Coloro che praticavano meditazione avevano il 50% di probabilità in più di aiutare la persona bisognosa. Uno degli autori dello studio, David DeSteno, ha commentato: "L'aspetto davvero sorprendente di questo risultato è che la meditazione ha contribuito affinchè le persone agissero in modo virtuoso, aiutando un altro che stava soffrendo, anche a fronte di un condizionamento a non farlo”

 

3. Modificare le strutture cerebrali

La meditazione è una tecnica talmente potente che, dopo solo 8 settimane di pratica, la struttura del cervello inizia a modificarsi.

Per rilevare questi effetti, alcuni ricercatori hanno messo a confronto le immagini dei cervelli di 16 soggetti prima e dopo un corso di meditazione (Hölzel et al., 2011). Rispetto al gruppo di controllo, coloro che avevano fatto il training di meditazione riportarono un aumento della densità di sostanza grigia nell'ippocampo, un'area cerebrale associata con l'apprendimento e la memoria.

Britta Hölzel, una delle principali autrici dello studio, ha così commentato i risultati: “La plasticità del nostro cervello è qualcosa di davvero affascinante! Ed è altrettanto interessante vedere come, con la pratica della meditazione, possiamo giocare un ruolo attivo nel cambiare il nostro cervello e aumentare il nostro benessere e la nostra qualità di vita”.

 

4. Riduzione il dolore

Un altro vantaggio della meditazione è che i meditatori regolari esperiscono meno dolore.

Grant et al. (2010), nel loro esperimento, hanno applicato una piastra riscaldata sui polpacci di medidatori esperti e di non meditatori. Coloro che meditavano sistematicamente avevano una sensibilità al dolore più bassa. Joshua Grant, autore dello studio, ha commentato: "Attraverso il training, i meditatori sviluppavano alcune aree della corteccia e questo sembra essere alla base della loro minore sensibilità al dolore."

 

5. Accelerare le prestazioni cognitive

Vorreste che il vostro cervello lavorasse più velocemente?

Zeidan et al. (2010) hanno trovato significativi benefici della meditazione a carico di meditatori inesperti che avevano svolto la pratica per soli 80 minuti in 4 giorni (20 minuti al giorno). Nonostante la loro breve pratica, rispetto ad un gruppo di controllo che aveva ascoltato, per lo stesso tempo, un audiolibrio del Lo Hobbit di Tolkien, i meditatori avevano migliorato le loro performance nelle funzioni esecutive e la loro capacità di elaborazione visuo-spaziale. Gli autori dello studio hanno concluso che "... quattro giorni di meditazione possono migliorare la capacità di mantenere l'attenzione, benefici già riportati dai meditatori esperti”. (...)

 

6. Meditare per creare

Particolari forme di meditazioni possono aiutare a risolvere alcuni problemi creativi. Uno studio di Colzato et al. (2012) ha sottoposto i partecipanti ad un classico compito di creatività: pensare a tutti i possibili usi di un mattoncino. Coloro che avevano utilizzato un particolare metodo di meditazione detto “Open Monitoring” generavano un maggior numero di idee creative.

Con questo metodo il soggetto è ricettivo a tutti gli stimoli presenti, a differenza della meditazione “Focused Attention" in cui si focalizza su un particolare pensiero o oggetto.

 

7. Affinare la concentrazione 

Nella sua essenza, la meditazione è imparare a concentrarsi al fine di avere maggiore controllo sulla proprio attenzione. Un numero crescente di studi sottolineano proprio i benefici della meditazione a carico dell'attenzione. Ad esempio, Jha et al. (2007) hanno coinvolto 17 persone che non avevano mai praticato meditazione in un corso di formazione di 8 settimane di “Mindfulness-based stress reduction” (MBSR), un tipo di meditazione. Questi 17 partecipanti sono stati poi confrontati con altri 17 soggetti parte di un gruppo di controllo su una serie di misure dell'attenzione. I risultati hanno mostrato che coloro che avevano svolto la formazione erano più abili nel focalizzare la loro attenzione rispetto al gruppo di controllo.

 

8. Migliorare le prestazioni sul lavoro 

Dal momento che la meditazione apporta diversi benefici alla cognizione, dovrebbe anche migliorare le prestazioni sul lavoro. Questo è ciò che hanno scoperto Levy et al. (2012) testando le prestazioni sul lavoro di due gruppi di responsabili delle risorse umane. Coloro che praticavano la meditazione performavano meglio in alcuni compiti standard d'ufficio, come rispondere al telefono, scrivere mail ecc, rispetto a chi non svolgeva la pratica. I manager meditatori erano anche più abili a stare sul compito ed esperivano come risultato un minor livello di stress.

 

9. Riduzione dell'ansia

La meditazione è una pratica spesso raccomandata a coloro che soffrono di ansia.

Per citare solo uno dei molti studi recenti, Zeidan et al. (2013) hanno trovato che quattro sessioni di meditazione di 20 minuti ciascuna sono stati sufficienti a ridurre l'ansia dei partecipanti fino al 39%.

 

10. Terapia della depressione

Uno dei sintomi core della depressione è la ruminazione. La ruminazione è uno stile di pensiero caratterizzato dal susseguirsi di pensieri e immagini negative e pessimistiche, spesso riguardanti eventi del passato, che continuano rimbalzare nella mente. Purtroppo non è sufficiente dire ad una persona depressa di smettere di produrre pensieri deprimenti. Proprio per questo motivo, il trattamento dei sintomi consiste in parte nel portare la persona a prendere il controllo sulla propria attenzione. Un metodo utile a questo scopo è la meditazione mindfulness. Essere mindful consiste proprio nel vivere il momento presente, piuttosto che concentrarsi su rimpianti del passato o preoccupazioni future. Una recente revisione di 39 studi ha confermato i benefici della pratica della mindfulness sulla depressione (Hofmann et al., 2010).

 

Come meditare

Dal momento che meditare porta con sé così tanti vantaggi, ecco alcune linee guida generali su come farlo. I nomi e le tecniche di meditazione sono numerose e varie, ma i fondamentali sono molto simili:

 

a) Rilassare il corpo e la mente: Ciò può essere fatto attraverso la postura del corpo, il rilassamento muscolare progressivo, le immagini mentali, i mantra, la musica.

 

b) Concentrarsi su qualcosa: Spesso i meditatori si concentrano sul proprio respiro, sulla percezione dell'aria che entra ed esce dalle narici. In realtà, l'oggetto potrebbe essere anche di altra natura: i piedi, una patata, una pietra. Il respiro è comodo perché lo portiamo sempre con noi. Qualunque cosa scegliate, l'obiettivo è concentrare tutta la nostra attenzione su di esso. In alternativa, è possibile non concentrarsi su un oggetto specifico ma rimanere ricettivi a tutti gli stimoli presenti nell'ambiente interno ed esterno o, dopo una pratica lunga e continuativa, arrivare a "concentrarsi sul nulla". Quando l'attenzione vacilla, e sarà quasi immediatamente, recuperate l'attenzione e riportatela delicatamente su ciò che avete stabilito essere il vostro oggetto. Quando succede, non rimproverate voi stessi, ma siate compassionevoli. L'atto di concentrarsi su qualcosa è di sorprendentemente difficile, ma professionisti esperti assicurano che il compito diventa più facile con la pratica.

 

c) Essere consapevoli : Si tratta di un espressione un po' criptica, ma significa essenzialmente: non giudicare i vostri pensieri, ma lasciare che vadano e vengano come vogliono. Quando la mentre vaga, come già accennato, delicatamente provate a ricondurre l'attenzione sul vostro scopo primario. Scoprirete presto che si tratta di un esercizio abbastanza difficile perchè siamo abituati a viaggiare in continuazione con la mente avanti e indietro e a formulare giudizi pressochè su tutto (preoccupandoci, anticipando, rimpiangendo ecc). L'idea è di notare in modo distaccato quello che sta accadendo, come un osservatore.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2013/11/10-remarkable-ways-meditation-helps-your-mind.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

La meditazione è una pratica antichissima nata in Oriente in seno a dottrine religiose (come il buddhismo o il taoismo) come mezzo di crescita interiore, conoscenza di sé e riconnessone con il Tutto.

Da qualche tempo, la tecnica (di cui in realtà esistono forme molto diverse) ha preso piede anche in Occidente, scevra dalla caratterizzazione religiosa, attirando l'interesse della psicologia (e della psicoterapia) soprattutto in considerazione dei moltissimi benefici a livello mentale cui la pratica regolare conduce.

 

In questo articolo andiamo ad approfondire in 10 punti come e perchè la meditazione è considerata una pratica così benefica per la nostra mente..

 

In relazione a questo argomento, non perdetevi la mia infografica "10 cose che le persone consapevoli fanno in modo diverso ogni giorno, in cui racconto la Mindfulness attraverso il potere della grafica e delle immagini. La trovate qui: http://www.psicologo-milano.it/newblog/infografica-mindfulness/

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Come utilizzare tutti e 5 i sensi per gestire lo stress

Come utilizzare tutti e 5 i sensi per gestire lo stress | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ognuno di noi, almeno ogni tanto, può trovarsi alle prese con situazioni stressanti.

Una brutta giornata... e tensioni relazionali, frustrazione sul lavoro e pressioni quotidiane rischiano di farci scivolare in una spirale discendente.

 

Come possiamo intervenire efficacemente per regolare i nostri stati d'animo?

La ricerca mostra che possiamo ritrovare un senso di benessere sfruttando tutti i nostri canali sensoriali, cosa che ci permette, per altro, di andare a riconnettere la mente con il corpo.

 

Ecco 5 spunti, suffragati dalla ricerca scientifica, per gestire efficacemente lo stress utilizzando tutti e cinque i nostri sensi.

 

Olfatto: odori che calmano 

L'olfatto è il nostro senso più antico e funziona in un modo molto intrigante. Ad esempio, l'olfatto e la memoria sono profondamente intrecciati. Vi siete mai chiesti perché certi odori possono trasportarci in pochi secondi indietro nel tempo in un ricordo del passato?

Il senso dell'olfatto può avere anche una forte influenza sul nostro umore. In uno studio (Kuroda et al., 2005) ai partecipanti veniva fatta annusare per 5 minuti l'aroma di tè al gelsomino. La conseguenza? Una rallentamento della frequenza cardiaca e stati d'animo più calmi. I ricercatori sottolineano, in particolare, i benefici del linalolo, un alcaloide contenuto nel gelsomino, capace di calmare il sistema nervoso autonomo.

 

Vista: i colori rilassanti 

Gli esseri umani sono creature intensamente visive. Molti studi dimostrano che diversi colori suscitano reazioni diverse nelle persone. Ad esempio, molti studi dimostrano che il colore verde può avere effetti calmanti in vari contesti. Alle stesso modo, tonalità fredde di blu e verde, così come i toni neutri della terra, hanno effetti rilassanti a causa della loro associazione con la natura (Eiseman, 2006). Avere piante in casa o in ufficio può davvero promuovere uno stato di rilassamento.

 

Gusto: la dolcezza del cioccolato 

Il nostro senso del gusto è stato essenziale per la nostra sopravvivenza. La nostra capacità di riconoscere il gusto amaro, e l'emozione di disgusto che ne deriva, ci ha aiutato ad evitare i veleni e a sopravvivere. Per quanto riguarda il gusto dolce, la ricerca ha mostrato che mangiare cioccolato fondente provoca nel cervello il rilascio di oppiacei naturali (le endorfine), che riducono la percezione di dolore agendo come analgesici e stimolano il senso di piacere e benessere (Nehlig, 2013).

 

Udito: ascoltare i suoni della natura 

L'esperienza di rilassamento che le persone vivono quando sono in mezzo alla natura non sembra essere legata solamente al paesaggio in sé, ma anche ai suoni presenti. In un nuovo studio, ai partecipanti veniva fatto visionare un video di tre minuti di un'operazione chirurgica della mano, in cui venivano proiettate anche immagini molto impressionanti di tessuti cutanei interni. Coloro che, dopo il video, ascoltavano un audio con i suoni della natura mostravano una maggior velocità nel recuperare un livello di umore accettabile rispetto a coloro che avevano ascoltato lo stesso scenario sonoro ma con suoni artificiali aggiunti, come voci umane e automobili (Benfield et al., 2014)

 

Tatto: abbracci 

Gli esseri umani hanno bisogno di essere toccati e risentono profondamente della carenza di contatto fisico. Nei casi più estremi, bambini che crescono in istituti e sono privi di tale contatto corporeo rischiano di sviluppare ritardi nello sviluppo. Non sorprendentemente, numerosi studi hanno rilevato come un semplice abbraccio sia in grado di migliorare il nostro umore. L'atto di abbracciare aumenta infatti l'ossitocina, spesso descritto come "l'ormone dei legami". Va inoltre a diminuire i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress. A questo proposito, uno studio ha rilevato che le donne che venivano abbracciate frequentemente dai partner, rispetto a quelle che ricevevano meno abbracci, avevano livelli più elevati di ossitocina e minori parametri per quanto riguarda frequenza cardiaca e pressione arteriosa (Light et al., 2005). Non avete in mente nessuno che potete abbracciare in questo momento? Accarezzare un animale. La ricerca dimostra che accarezzare un cane ha gli stessi effetti benefici a carico dell'ossitocina.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/head-games/201502/how-use-all-5-senses-beat-stress

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Guardare alcune tonalità di verde e azzurro, assaporare un quadratino di cioccolato, ascoltare i suoni della natura, annusare del gelsomino, abbracciare un persona significativa sono attività che abbiamo la possibilità di svolgere con facilità quotidianamente.

La ricerca mostra l'utilità di queste attività, ognuna collegata ad uno dei nostri 5 sistemi sensoriali, per gestire preoccupazioni e frangenti stressanti. Vediamo come e perchè.

 

Potete trovare altri semplici espedienti per gestire ansia e stress QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/45-strategie-per-alleviare-ansia/

 

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Umore deflesso e bassa autostima: esercizio psicologico per cambiare il modo di vedere le cose

Umore deflesso e bassa autostima: esercizio psicologico per cambiare il modo di vedere le cose | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Contributo a cura della dott.ssa Jennice Vilhauer, dottore di ricerca in psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale ad Atlanta (Georgia, USA)

 

Ho trattato pazienti con terapie cognitive per quasi 15 anni, e uno degli esercizi più utili che ho trovato per aiutarli è così semplice che, ogni volta che lo suggerisco a qualcuno, rimango straordinariamente colpita da quanto sia efficace.

 

Prima di condividere questo esercizio con voi, ci tengo che sappiate che la parte difficile non è tanto iniziare l'attività che sto per proporvi, quanto piuttosto portarla avanti con costanza, impegno e fiducia, giorno dopo giorno, concedendovi il tempo necessario per toccare con mano i risultati.

 

Spesso, quando accenno questo esercizio ai miei pazienti, tornano le sedute successive senza averlo ancora provato. E questo va bene. Affinchè i miei pazienti comprendano il vero valore di questa attività, è necessario lavorare con loro per qualche settimana sul funzionamento del cervello e sui grandissimi benefici di lavorare sul proprio pensiero in quanto proprio il modo in cui pensiamo la realtà influisce enormemente sulle nostre emozioni e i nostri stati d'animo.

 

In che cosa consiste l'esercizio? In tre semplici passi:

1. Tenete un taccuino accanto al vostro letto e ogni sera, prima di andare a dormire, scrivete 3 cose che avete apprezzato di voi stessi nella giornata appena trascorsa.

2. Al mattino, prima di scendere dal letto, rileggete la lista.

3. Ripetete l'esercizio per 30 giorni.

 

Non deve trattarsi di “grandi imprese”, ma di cose semplici; ecco alcuni esempi:

- “ho apprezzato me stesso per aver ascoltato un amico in difficoltà”

- “sono stato bravo a raggiungere il piccolo obiettivo che mi ero posto oggi”

- “sono stato bravo a non perdere le staffe nel traffico questa mattina”

- “sono contento di me per il fatto di avere la costanza di impegnarmi in questo esercizio, anche se non sono sicuro che funzionerà”.

 

Persone con tratti depressivi e negativistici, che tendono a svalutarsi e avere una bassa stima di sé, potrebbero trovare questa attività molto faticosa.

 

Perchè?

 

La ricerca ha mostrato che personalità con tratti di questo tipo hanno un bias attentivo per informazioni negative riferite al sé. Ciò significa che tendono a selezionare nell'ambiente, tra tutti gli stimoli presenti, quelli che confermano la loro visione di sé negativa.

Inoltre, hanno un alterato controllo dell'attenzione, il che significa che una volta che uno schema negativo viene attivato, tendono a ruminare su di esso e hanno difficoltà a disinnescarlo e a spostare la loro attenzione su altro (De Raedt et al 2010).

In sostanza, le persone con tratti depressivi in generale trascorrono un tempo rilevante a pensare a ciò che non apprezzano di loro e hanno difficoltà a smettere di farlo.

 

Purtroppo, più tempo trascorriamo a pensare a qualcosa, maggiore sarà la disponibilità a livello cerebrale per contenuti con le stesse caratteristiche. Più si pensa a qualcosa, più il cervello sarà predisposto per rintracciare contenuti simili nel proprio ambiente, creando un filtro selettivo per il quale non solo verranno selezionati, tra tutti gli stimoli disponibili, solo quelli che corrispondono a ciò che stiamo pensando, ma eventuali informazioni ambigue saranno distorte in modo da corrispondere ai nostri pensieri dominanti.

 

In questo senso, una persona con tratti depressivi o con bassa autostima che va ad una festa potrebbe anche ricevere 10 complimenti, ma se qualcuno commentasse che la camicia che indossa è “originale”, probabilmente una volta tornata a casa si fisserebbe sul commento ambiguo ingaggiandosi in un flusso negativo di pensiero come questo: “Cosa c'era di sbagliato in come ero vestito? Sarò sembrato sicuramente stupido con quella camicia, scommetto che tutti hanno pensato che fossi ridicolo... Perché non riesco mai a fare niente di buono? E' così umiliante....”

Insomma, i 10 complimenti sono stati velocemente dimenticati.

 

Detto ciò, come può aiutarvi questo esercizio?

 

Questo esercizio, semplice ma faticoso allo stesso tempo, aiuta essenzialmente a costruire la forza di svincolarsi da qualsiasi flusso pensiero negativo e reindirizza la vostra attenzione sugli aspetti positivi di voi stessi. Insomma permette di riqualificare il vostro bias di attenzione selettiva.

 

Mettendolo in pratica con costanza, non solo inizierete a prendere coscienza dei vostri attributi, ma diverrete anche più disponibili a interpretare in chiave positiva gli eventi attorno a voi. I complimenti diventeranno qualcosa che potrete ascoltare ed accettare, in quanto ora congruenti con la nuova visione che avete di voi stessi. Inizierete a interpretare gli eventi che accadono attorno a voi in modo meno autocritico.

A lungo termine, ciò avrà un effetto positivo sulla vostra autostima e, più in generale, sul vostro benessere.

 

Ma ricordate: non c'è alcun beneficio per la salute psicologica nel solo comprendere come funziona l'esercizio, così come non vi è alcun beneficio per la salute fisica a saper usare un tapis roulant.

Il vantaggio deriva dal fare.

 

 

 Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/living-forward/201501/one-exercise-sure-make-you-feel-better-about-yourself

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Le persone che tendono a svalutarsi e avere una bassa autostima potrebbero trovare l'esercizio proposto nell'articolo di oggi molto prezioso.

 

L'esercizio, apparentemente molto semplice, in realtà fa leva sui principi della terapia cognitivo comportamentale e sfrutta i risultati di una serie di ricerche scientifiche sul funzionamento del nostro cervello.

 

Se decidete di provarlo, fatemi sapere come è andata ;-)

 

A proposito di autostima, potrebbero interessarvi i seguenti articoli: “10 cose che (forse) non sai sull’AUTOSTIMA” (http://www.psicologo-milano.it/newblog/10-cose-che-forse-non-sai-sullautostima/) e “5 dritte per incrementarla l'autostima dei vostri figli” (http://www.psicologo-milano.it/newblog/autostima-bambini/

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

3 lezioni che tutti dovrebbero imparare dagli introversi

3 lezioni che tutti dovrebbero imparare dagli introversi | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L'introversione è spesso percepita come un tratto di personalità negativo.

Effettivamente, soprattutto la cultura americana promuove modelli di comportamento che non hanno caratteristiche di introversione, basti pensare a nomi come Muhammad Ali, Bill Clinton, Steve Jobs e Martin Luther King, che sono tutte personalità estroverse.

 

Eppure Steve Wozniak, un uomo introverso e dal basso profilo, fu colui che fondò insieme a Jobs il colosso Apple. Egli trascorse la maggior parte dei suoi anni più produttivi lontano da casa, creando i suoi capolavori in solitudine e, sebbene non abbia ricevuto lo stesso interesse mediatico del collega più estroverso, fu ugualmente fondamentale per la genesi di una delle aziende più celebri del mondo.

 

La storia di Wozniak è una delle tante raccontate nel libro “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”, scritto da Susan Cain. Il testo mette a fuoco il valore delle personalità introverse e ci insegna che ognuno di noi può beneficiare di alcuni comportamenti tipicamente associati agli introversi.

 

Che voi siate introversi oppure estroversi, ecco 3 spunti per affinare il vostro lato “solitario”:

 

1. Lavorare da soli (leggi anche: riportare in auge gli uffici chiusi!)

Oggigiorno una sempre maggiore percentuale di uffici sono open space. Addirittura alcuni amministratori delegati trascorrerebbero del tempo lavorando negli uffici dei propri dipendenti, spinti dall'idea che ciò favorisca una maggior collaborazione e il flusso libero delle idee.

Dopotutto, due, tre, quattro, mille teste.. non sono meglio di una?

Nel testo, Cain riporta le ricerche di Marvin Dunnette, un professore di psicologia che nel 1963 condusse i primi studio sul brainstorming di gruppo. Dunette coinvolse nella sua ricerca pubblicitari (per lo più estroversi) e ricercatori (per lo più introversi) e chiese loro di partecipare a sessioni di brainstorming di gruppo e individuali. La sua ipotesi iniziale era che i pubblicitari, più loquaci, avrebbero beneficiato del brainstorming di gruppo, mentre i ricercatori, più introversi, avrebbero funzionato meglio in attività solitarie. Come prima cosa ha diviso i soggetti in sottogruppi e ha sottoposto ad ogni gruppo un problema da risolvere mediante un brainstorming. Dopodichè ha proposto altri problemi da risolvere, questa volta individualmente, e ha confrontato i risultati. Cain scrive: “Nella quasi totalità dei casi, i soggetti hanno prodotto più idee quando avevano lavorato da soli piuttosto che in gruppo. Inoltre, durante il lavoro solitario, i soggetti produssero idee di uguale o maggiore qualità rispetto a quando erano in gruppo. In aggiunta, i dirigenti non funzionarono meglio nel brainstorming di gruppo rispetto ai ricercatori come previsto all'inizio”. Questi risultati dovrebbero condurci a mettere in discussione l'idea che i lavoratori di un'azienda debbano condividere necessariamente lo stesso spazio. Infatti, le scoperte di Dunnette furono le prime di una lunga serie di ricerche tutte giunte alla medesima conclusione: il brainstorming di gruppo non funziona. "E' stato rilevato che gli uffici open space ridurrebbero la produttività e comprometterebbero la memoria”, scrive Cain. (…) In uno spazio open non vi sono spazi e tempi personali, dunque le persone tendono a discutere maggiormente con i colleghi, si preoccupano di intercettare le telefonate degli altri e di spiare sui loro schermi del pc. Insomma, questa stimolazione eccessiva, unita alle frequenti interruzioni, diverrebbero un enorme ostacolo all'apprendimento, alla concentrazione e alla produttività.

 

2. Guardare e osservare (in altre parole: pensare prima di agire)

In una situazione nuova, gli introversi tendono a perlustrare l'ambiente circostante prima di fare qualsiasi mossa. Sono più sensibili, attenti e cauti perché hanno un temperamento “ad alta reattività”, che è una delle basi biologiche per l'introversione. Negli introversi infatti l'amigdala (cioè la parte del cervello che controlla le emozioni) è più reattiva ed eccitabile rispetto agli estroversi, e ciò li conduce ad essere altamente attivati emotivamente davanti a stimoli nuovi. Tale "avversione alle novità” induce gli introversi a trascorrere molto tempo all'interno dell'ambiente familiare e “dentro le loro teste”, ed è forse per questo motivo che molti artisti, scrittori, scienziati e pensatori sono introversi. Dall'altra parte, i soggetti estroversi (o “a bassa reattività”) tendono ad essere amanti del rischio. Molti grandi avventurieri come Chuck Yeager, il primo pilota a rompere la barriera del suono, hanno temperamenti a bassa reattività. Anche se l'avversione al rischio degli introversi potrebbe essere considerata un aspetto negativo, la ricerca ha scoperto che i bambini ad alta reattività che possono contare su un ambiente stabile e su cure genitoriali adeguate tendono a sviluppare un minor numero di problemi emotivi e maggiori abilità sociali rispetto ai coetanei a bassa reattività. Spesso sono bambini molto empatici, attenti e cooperativi. Inoltre sono solitamente gentili, coscienziosi e facilmente infastiditi dalla crudeltà e dall'ingiustizia. Insomma, hanno successo nelle cose che contano per loro.

Queste scoperte sono avvalorate da studi condotti sui nostri “cugini biologici”: le scimmie. Il ricercatore Stephen Suomi ha rilevato che le scimmie “ad alta reattività” sarebbero, rispetto a quelle “a bassa reattività”, più adatte a svolgere compiti sociali, come la ricerca del compagno e la risoluzione di conflitti. Per questo motivo, la scimmie introverse diventano spesso leader nei loro gruppi. Suomi ipotizza che “le scimmie ad alta reattività debbano il loro successo all'enorme quantità di tempo trascorso ad osservare il gruppo piuttosto che a parteciparvi, assorbendo ad un livello profondo i meccanismi che regolano le dinamiche sociali”. Le scimmie hanno avuto successo perché hanno preso tempo per osservare e capire il loro ambiente prima di agire, e questa lezione è applicabile anche a noi umani.

 

3. Arrossire di più (in altre parole: accettate l'imbarazzo)

La ricerca suggerisce che i bambini altamente reattivi (dunque introversi) tendono a sentirsi più colpa o a provare maggior vergogna dopo aver fatto qualcosa di male. Il senso di colpa provato da questi soggetti quando fanno qualcosa di sbagliato è così forte che solitamente impedisce loro di fare di nuovo lo stesso errore in un secondo momento. I bambini altamente reattivi, scrive la Cain, "hanno meno probabilità rispetto ai loro coetanei di ingannare o rompere le regole, anche quando pensano che non possono essere scoperti, e hanno più probabilità di essere descritti dai genitori come dotati tratti morali, come l'empatia”.

Il senso di colpa, inoltre, può "promuovere l'altruismo futuro, la responsabilità personale, il comportamento adattivo a scuola, nonché delle relazioni armoniose e prosociali con i genitori, gli insegnanti e gli amici". Senso di colpa, vergogna o imbarazzo non sono condizioni emotive che le persone normalmente perseguono; esse sono, tuttavia, emozioni morali che, secondo la Cain, suggeriscono umiltà, modestia e desiderio di evitare l'aggressione e trovare accordi.

Dacher Keltner, uno psicologo che studia le emozioni positive, fa risalire l'imbarazzo umano ai primati. Keltner ha osservato come i primati, dopo aver combattuto, siano soliti attuare gesti che indicherebbero il loro senso di colpa. Tali gesti sono simili a quelli degli esseri umani, ad esempio “distogliere lo sguardo, che indica l'intenzione di interrompere il comportamento aggressivo, abbassare la testa, che riduce la propria altezza, e stringere le labbra, segno di inibizione”. Secondo Keltner, "Imbarazzo rivela quanto l'individuo si preoccupa delle regole che ci legano gli uni agli altri." (...)

 

E voi, siete introversi o estroversi? E cosa, del vostro abituale modo di fare, funziona a vostro favore, o a vostro sfavore?

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/valley-girl-brain/201506/3-lessons-everyone-should-learn-introverts

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Nel libro "Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”, l'autrice Susan Cain si dedica completamente a quelle persone che “preferiscono ascoltare, invece che parlare, che preferiscono leggere invece cha fare vita sociale, che creano e inventano, ma che non ostentano la loro opinione”: gli introversi.

L'autrice passa in rassegna le storie di numerosi introversi a cui dobbiamo alcuni dei più importanti progressi dell'umanità, fornisce dati scientifici e aneddoti a sostegno della dignità e della ricchezza di queste personalità in un mondo che premia l'estroversione, e racconta il suo passaggio “dalla timidezza riluttante a una timidezza orgogliosa”.

A partire dal testo, che vi consiglio, vediamo in questo articolo 3 importanti lezioni che ognuno di noi, a prescindere dal suo grado di estroversione, dovrebbe imparare dalle persone introverse, e i motivi per cui farlo...

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Privazione di sonno: 10 effetti nocivi sulla mente

Privazione di sonno: 10 effetti nocivi sulla mente | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L’americano Randy Gardner detiene il record mondiale per numero di ore continuative senza mai dormire: senza ricorrere all’aiuto di stimolanti è riuscito a rimanere sveglio per ben 264.4 ore, cioè 11 giorni e 24 minuti.

 

L’idea di partenza era quella di dimostrare che la privazione di sonno non ha effetti particolarmente gravi. Ovviamente le previsioni si rivelarono errate: non soltanto non dormire ci fa sentire terribilmente stanchi, ma produce effetti dannosi sul cervello. Garder infatti soffrì di paranoia, allucinazioni, deflessione del tono dell’umore e molti altri problemi psicologici (in realtà Gardner non notò molti dei problemi da cui fu afflitto: un altro effetto della mancanza di sonno!).

 

Ecco che cosa è successo al suo cervello.. e che cosa succede al cervello di tutti coloro che non dormono.

 

1. Un cervello stanco lavora più faticosamente

I cervelli che sono stati svegli per molte ore consecutive sono meno efficienti. Dunque, a fronte di un compito anche semplice, devono lavorare più duramente. In uno studio di brain imaging (Drummond et al., 2001) è stata osservata un'aumentata attivazione della corteccia prefrontale in soggetti ai quali era stato chiesto di non dormire. A causa dell’assenza di riposo, il cervello richiede molte più energie del solito cercando in questo modo di bypassare gli effetti della privazione di sonno.

 

2. Working memory inutilizzabile

La working memory è un sistema deputato all'immagazzinamento temporaneo e ad una prima manipolazione delle informazioni in entrata nel nostro cervello. Essa permette ad esempio di ricordare un numero di telefono appena dettato, la lista della spesa appena letta e, più banalmente, quello che si sta facendo nel momento presente. Non dormire causa una forte riduzione di questa capacità: durante uno degli 11 giorni a Randy fu chiesto di contare all’indietro sottraendo 7 partendo da 100. Si fermò a 65 chiedendo come mai stesse contando..

 

3. Memoria a lungo termine scadente

Dormire gioca un ruolo importante nel consolidare le informazioni acquisite durante il giorno. Mentre dormiamo il nostro cervello mette ordine, integra e dà senso a tutto quello che abbiamo visto e sentito. Non solo, consolida tutte le nozioni che abbiamo appreso. Non dormire interrompe questo processo; di conseguenza, è molto difficile imparare nuove abilità e informazioni quando si è in uno stato di privazione di sonno dal momento che queste non hanno la possibilità di sedimentarsi nella memoria.

 

4. Riduzione delle capacità attentive

Gli esseri umani, quando sono al top della forma, hanno capacità attentive straordinarie: possono distinguere una voce in mezzo a molte altre, essere focalizzati su un bersaglio avendo molteplici fonti di distrazione, individuare microscopici oggetti. Non dormire causa una drastica riduzione della vigilanza, una marcata difficoltà a prestare attenzione a tutte le stimolazioni sensoriali e un forte decremento della capacità di concentrarsi (Tomasi et al., 2009). Ecco spiegata quella distrazione continua che abbiamo quando siamo assonnati.

 

5. Abilità di pianificazione fuori uso

Dopo 36 ore continuativamente svegli, l’abilità di programmare (decidere come e quando iniziare o terminare le attività) si impantana.

Le persone troppo stanche si imbambolano facilmente sui compiti che stanno svolgendo oppure sono come circondati da una fitta nebbia sul da farsi che non permette loro di giungere ad una decisione.

 

6. Le abitudini prendono il sopravvento

Dato che la privazione di sonno rende difficile pianificare e controllare l’inizio e la fine di nuove attività, di conseguenza il nostro cervello si rifà a ciò che ha già appreso ed è diventato automatico: le abitudini. Se una persona non ha dormito ripeterà continuamente le stesse azioni che ha compiuto in situazioni simili.

 

7. Mosse e scelte rischiose

Chiunque abbia giocato a poker per una notte intera conosce gli effetti pericolosi che la privazione di sonno ha sulla percezione del rischio. Diversi studi in merito hanno osservato che, ad un certo punto, i giocatori non riescono più ad essere strategici. Ad esempio, divengono incapaci di cambiare il loro gioco sulla base di mosse appena fatte che non hanno funzionato (Harrison & Horne, 1998).

 

8. Cellule cerebrali danneggiate

Molti studi hanno mostrato come la privazione di sonno danneggi le cellule del cervello.

Uno studio recente (Zhang et al., 2014) ha rilevato che, nei topi, il 25% delle cellule cerebrali muore in condizioni di deprivazione da sonno. Un altro studio ha riscontrato scarsa integrità della materia bianca in soggetti che dormono poco (Rosenberg et al., 2014).

Dunque, non dormire non ha soltanto effetti negativi sulla mente, ma anche sulle cellule cerebrali.

 

9. Mania

Vari studi hanno riscontrato una forte associazione tra insonnia e mania. La deprivazione di sonno può infatti innescare un episodio di mania con tutti i sintomi annessi: elevati livelli di energia, allucinazioni, paranoia, aggressività. Sfortunatamente le malattie mentali possono causare difficoltà a dormire la notte... e tutto diventa così un circolo vizioso!

 

10. Incidenti automobilistici

Diverse rilevazioni hanno osservato che le persone che guidano con poche ore di sonno all'attivo causano moltissimi incidenti. Guidare senza aver dormito può avere anche effetti peggiori di guidare da ubriachi. L’esito finale è il medesimo, ma la persona non è per niente consapevole di essere un pericolo per se stesso e per gli altri (Stutts et al., 2003).

 

La cura

La buona notizia è che la cura per molti di questi deficit è semplice: una buona notte di sonno spesso risolve tutto! Dopo essere stato sveglio per 11 giorni, Randy Gardner ha dormito per 14 ore la prima notte e per 10 quella seguente, sentendosi poi subito meglio.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/03/sleep-deprivation-the-10-most-profound-psychological-effects.php

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Nel dicembre 1963, il diciassettenne americano Randy Gardner decise, con l'aiuto di due compagni di classe, di condurre un esperimento “fatto in casa” con cui partecipare al concorso di scienze della scuola: sperimentare gli effetti della privazione di sonno. Fu così che Randy rimase sveglio per 11 giorni consecutivi (264 ore), conquistando il record mondiale di assenza di sonno, che detiene tutt'ora, ma sperimentando anche tutta una serie di effetti negativi a livello psichico procurati dal non dormire.

L'impresa, tra l'altro, attirò l'attenzione di William Dement, professore alla Stanford University, che seguì e monitorò l'intera sperimentazione.

 

Prendendo spunto da questa vicenda, passiamo in rassegna i dieci più significativi effetti negativi che la privazione di sonno ha sulla nostra psiche. Perchè il sonno non è una semplice interruzione dello stato di veglia, ma una condizione fisiologica e psichica a sé stante, in cui avvengono complessi processi a livello cerebrale che sono indispensabili per la vita e la salute.

 

Sull'argomento, puoi anche leggere i seguenti articoli: Sogni: 10 interessanti approfondimenti scientifici (http://www.psicologo-milano.it/newblog/sogni-psicologia/) e Miracoli e misteri del sonno in 10 studi psicologici (http://www.psicologo-milano.it/newblog/misteri-sonno-studi-psicologici/)

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

5 esperimenti di psicologia che oggi non potrebbero mai essere condotti (per questioni etiche)

5 esperimenti di psicologia che oggi non potrebbero mai essere condotti (per questioni etiche) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Al giorno d'oggi, l'American Psychological Association (APA) ha un codice di condotta molto preciso in materia di etica negli esperimenti psicologici. Gli sperimentatori devono rispettare norme relative a diversi aspetti, dalla riservatezza, alla tutela dei partecipanti, al consenso informato. Tuttavia, le norme non sono sempre state così rigide, ed è proprio prima dell'introduzione di un commissione etica che sono stati condotti alcuni degli esperimenti più famosi nella storia della psicologia...

 

1. L'esperimento del piccolo Albert

Nel 1920, presso la Johns Hopkins University, John Watson condusse uno studio sul condizionamento classico, un fenomeno che consiste nell'accoppiare uno stimolo incondizionato con uno stimolo neutro finchè non producono la stessa risposta. Questo condizionamento fu inizialmente scoperto da Ivan Pavlov, con i suoi esperimenti sui cani. Pavlov dimostrò che associando diverse volte uno stimolo incondizionato (ad esempio il cibo, in grado di provocare una risposta incondizionata, la salivazione) con uno stimolo neutro (il suono di un campanello), lo stimolo neutro “si condiziona” e diviene capace, da solo, di provocare la risposta (la salivazione avviene in sola presenza del suono del campanello e non necessita più della presenza del cibo).

Watson volle testare il condizionamento classico su un bambino di 9 mesi, Albert.

Albert fu inizialmente fatto interagire con diversi oggetti, tra cui un topo bianco. Il primo incontro con l'animale fu tranquillo e Albert si mostrò piuttosto divertito. Da quel momento in poi, tutte le volte che Albert si trovava ad interagire con l'animale, Watson prese a colpire con un martello un grosso tubo di ferro, provocando una reazione di terrore nel bambino. Dopo diversi accoppiamenti, Albert sviluppò un'intensa paura per il topo bianco, anche quando la sua visione non veniva più accompagnata dal rumore molesto. Inoltre cominciò a temere anche una serie di oggetti pelosi e bianchi che potevano richiamare quello temuto, come una barba da Babbo Natale (fenomeno della generalizzazione). L'esperimento dimostra che la paura può essere indotta tramite condizionamento.

Questo studio è oggi considerato particolarmente immorale sia perchè è stata indotta una paura in un infante, sia perchè Albert non è mai stato desensibilizzato dalle fobie che Watson ha prodotto in lui. Inoltre, il bambino è morto di malattia all'età di sei anni, e non è stato possibile determinare il perdurare o meno delle sue fobie in età adulta.

 

2. L'esperimento di Milgram

L'esperimento di Milgram fu un esperimento di psicologia sociale condotto nel 1961 dallo psicologo Stanley Milgram, con l'obiettivo di comprendere come mai così tante persone hanno preso parte agli atti crudeli dell'olocausto. Milgram volle studiare la tendenza umana ad obbedire a figure considerate autorevoli, rispondendo, con la sua ricerca, al seguente quesito: “È possibile che Eichmann (criminale di guerra nazista) e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?".

I partecipanti alla ricerca furono reclutati tramite un annuncio su un giornale che cercava soggetti disposti a prendere parte ad uno studio sull'apprendimento e sulla memoria. I partecipanti vennero divisi, con un sorteggio truccato, in “allievi” e “insegnanti”. In realtà, tutti i soggetti sperimentali finirono nel gruppo degli insegnanti, mentre gli allievi erano complici dello sperimentatore. L'insegnante (ignaro) doveva porre delle domande all'allievo e, in caso di errore, doveva premere un pulsante e dare all'allievo una scossa (che in realtà non percepiva). Ad ogni errore, la scossa aumentava di intensità e l'allievo doveva fingere implorazioni e lamenti, finche simulava uno svenimento. Durante la prova, lo sperimentatore esortava l'insegnante: “l'esperimento richiede che lei continui”, “non ha altra scelta, deve proseguire”.

I risultati mostrano che, nonostante i sintomi di tensione e le proteste, una percentuale significativa dei partecipanti obbedì allo sperimentatore procedendo nell'intensità delle scosse.

Questo obbedienza fu spiegata alla luce del fatto che la presenza di una figura autoritaria considerata legittima (uno scienziato di Yale) può condurre il soggetto a non sentirsi libero di agire in autonomia e non più moralmente responsabile delle sue azioni, ma esecutore del volere di una autorità esterna.

Ovviamente, questo esperimento non potrebbe mai essere condotto al giorno d'oggi in quanto i partecipanti vennero messi al corrente del reale scopo della ricerca solo in seguito, con il rischio di incorrere danni psicologici.

 

3. L'effetto spettatore o “bvystander effect”

L'effetto spettatore o “bystander effect” fu approfondito da due psicologi, Bibb Latané e John Darley, dopo il tragico omicidio di una giovane donna avvenuto a New York nel 1964. Kitty Genovese era una ragazza che fu aggredita, pugnalata e violentata mentre, a notte fonda, stava rientrando a casa. Ricostruendo la dinamica dell'aggressione (che durò circa 30 minuti), la polizia si rese conto che circa 38 persone erano state testimoni almeno parziali dell'accaduto, udendo grida e schiamazzi dalle loro abitazioni, ma nessuno era intervenuto per chiamare la polizia o l'ambulanza.

Latanè e Darley cercarono di dare una spiegazione del mancato intervento e dell'apparente disinteresse nei confronti di un prossimo in difficoltà conducendo una serie di esperimenti. Nel primo, alcuni studenti venivano convocati in una stanza per compilare un questionario. Mentre gli studenti erano concentrati nel rispondere alle domande, un fumo bianco (in realtà innocuo) cominciava a riempire la stanza. Quando i soggetti sperimentali erano soli ad osservare la scena, entro i primi minuti avvisavano qualcuno; quando vi erano più soggetti sperimentali, oppure un soggetto sperimentale affiancato da diversi complici istruiti a fingere disinteresse per quello che succedeva, spesso non veniva fatta nessuna richiesta d'aiuto. Le motivazioni di questo comportamento possono essere spiegate da due meccanismi psicologici: l'ignoranza pluralistica e la diffusione della responsabilità. L'ignoranza pluralistica è quel fenomeno per cui, quando accediamo ad un nuovo ambiente, prendiamo spunto dal comportamento degli altri: se gli altri non fanno nulla, anche il singolo individuo diventa “spettatore”. La diffusione della responsabilità è invece quel fenomeno per cui una persona ha minori probabilità di assumersi responsabilità per un'azione quando altri, che potrebbero prendersela al suo posto, sono presenti.

Gli studi di Latanè e Darley sull'argomento sono diventati progressivamente sempre meno etici, mettendo i partecipanti a rischio di danno psicologico. Ad esempio, nel corso di un altro esperimento, un complice comunicava telefonicamente di avere un attacco epilettico: nel momento in cui ai partecipanti all'esperimento veniva fatto credere vi fossero altre persone all'ascolto, le probabilità che l'aiuto venisse offerto diminuivano.

 

4. Gli esperimenti di Harlow sui macachi

Negli anni 50, presso l'Università del Wisconsin, lo psicologo Harry Harlow condusse una serie di esperimenti sulla deprivazione materna utilizzando cuccioli di macaco.

Harlow separò precocemente dalle madri i piccoli macachi, che potevano disporre solo di due “sostituti materni”: un fantoccio di panno, morbido ma che non forniva cibo, e uno di filo di ferro, che dispensava latte. I risultati dell'osservazione mostrarono che le scimmiette raggiungevano la “madre” di ferro solamente per soddisfare i bisogni alimentari, mentre trascorrevano la maggior parte del tempo in prossimità della “mamma” di panno, morbida e confortevole.

In questo modo, venne dimostrato che il legame di attaccamento madre-figlio, che si basa su elementi quali il contatto e il calore, è uno dei bisogni primari ed è qualcosa di più rispetto ad un mero soddisfacimento di bisogni fisiologici.

Durante questi esperimenti, Harlow introdusse nella gabbia anche stimoli altamente minacciosi con l'obiettivo di terrorizzare i piccoli macachi, che, come conseguenza, correvano a rifugiarsi dalla mamma di pezza. (…)

Gli esperimenti di Harlow cessarono nel 1985, a causa di una normativa dell'APA contro il maltrattamento degli animali. Tuttavia, recentemente, Ned Kalin dell'Università del Wisconsin ha iniziato esperimenti simili che coinvolgono cuccioli di scimmia, che vengono isolati e esposti a stimoli paurosi. L'obiettivo è quello di scoprire dati preziosi da generalizzare poi ai meccanismi d'ansia negli umani, tuttavia il progetto sta incontrando resistenze da parte dei movimenti animalisti e dall'opinione pubblica.

 

5. L'esperimento della prigione di Stanford

Nel 1971, Philip Zimbardo condusse un esperimento presso l'Università di Stanford che si proponeva di esaminare il comportamento dei gruppi e l'importanza dei ruoli.

Zimbardo e il suo team selezionarono per l'esperimento un gruppo di 24 studenti universitari di sesso maschile, considerati “sani”, sia fisicamente che psicologicamente. Gli uomini avevano firmato per partecipare ad uno “studio psicologico sulla vita carceraria” sotto compenso giornaliero. L'esperimento prese luogo nel seminterrato del dipartimento di psicologia della Stanford dove la squadra di Zimbardo aveva ricreato l'ambientazione di una prigione. I partecipanti furono assegnati casualmente al gruppo dei detenuti o al gruppo delle guardie: i prigionieri furono vestiti con divise da carcerati, mentre le guardie indossavano uniformi ed erano dotati di manganello. Alle guardie furono date istruzioni vaghe sul comportamento da adottare, che non doveva trascendere in atti di violenza ma doveva essere chiaramente mirato a mantenere l'ordine. La prima giornata trascorse senza particolari incidenti, ma già il secondo giorno i prigionieri si ribellarono al comportamento direttivo delle guardie barricandosi nelle loro celle. I carcerieri reagirono intimidendo e umiliando i carcerati, sottoponendoli a punizioni, umiliazioni pubbliche e isolamento. Al quinto giorno i prigionieri mostrarono un'evidente e drammatica sofferenza: il loro comportamento era diventato passivo e docile, e vi erano chiari segni di disturbi emotivi. Nel frattempo, le guardie continuavano a comportarsi in modo vessatorio e sadico. (…) L'esperimento, che originariamente doveva durare per due settimane, fu interrotto al quinto giorno a causa dei risvolti drammatici inaspettati. (...)

L'esperimento mostra come l'assunzione di un ruolo istituzionale induce ad assumere le norme e le regole dell'istituzione come unico valore a cui il comportamento finisce per conformarsi, con una perdita di responsabilità personale e una sostanziale identificazione con le azioni intraprese dal gruppo di appartenenza (meccanismo di “deindividuazione”).

L'esperimento di Zimbardo è un altro classico della psicologia sociale che non sarà possibile ripetere per chiari motivi di ordine etico.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://mentalfloss.com/article/52787/10-famous-psychological-experiments-could-never-happen-today

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

La storia della psicologia è costellata di interessanti esperimenti che hanno permesso di chiarire sempre di più i meccanismi della mente e i misteri del comportamento.

Tra questi, alcuni oggi non potrebbero mai essere condotti perchè indubbiamente poco etici.

 

Maltrattamento degli animali, esposizione dei partecipanti a rischi psicologici, mancata raccolta del consenso sono solo alcuni dei punti che non incorrerebbero nell'approvazione dei comitati etici che regolarizzano l'attività di ricerca in psicologia

 

In questo articolo, vi propongo una raccolta di 5 famosissimi studi che hanno destato molto clamore a causa della loro poca etica...

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Le 5 nazioni più felici al mondo... e cosa le rende tali

Le 5 nazioni più felici al mondo... e cosa le rende tali | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Già a partire dalla sua prima pubblicazione nel 2012, il report “World Happiness” ha sottolineato come il benessere e la felicità sociale di una nazione condizionino notevolmente il suo sviluppo economico, e dovrebbero quindi essere il punto nodale della politica di ciascun governo.


Nel 2015 l’organizzazione Gallup, che si è occupata della raccolta e delle analisi dati, ha indagato il cambiamento nei livelli di felicità in 158 paesi del mondo e ha cercato di fare luce sulle ragioni sottostanti.

 

I dati raccolti hanno mostrato che la Svizzera è la nazione più felice, seguita da Islanda, Danimarca, Norvegia e Canada.

Gli Stati Uniti sono soltanto al 15° posto, la Gran Bretagna al 21° mentre l’Australia al 10°; l'Italia è al 50° posto.

Non sorprendentemente, 4 delle 5 nazioni meno felici al mondo si trovano nell’Africa sub-sahariana: Rwanda, Benin, Burundi e Togo.

 

Obiettivo primario del report è stato quello di mostrare l’importanza del benessere sociale, evidenziando la sua funzione anche di motore per l’economia mondiale.

 

Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute (Columbia University), uno degli autori del report, ha sottolineato “L’aspirazione di ciascuna società è il fiorire dei suoi cittadini! Per essere felici non basta solo essere ricchi, ma occorre anche essere in buona salute, sentirsi al sicuro nella propria città e avere sentimenti di fiducia verso le istituzioni pubbliche. Questo report mostra quali sono i fattori che permettono il raggiungimento del benessere sociale. Per tale motivo vuole essere una guida per le nazioni del mondo affinchè sviluppino politiche di governo a misura d’uomo.”

 

Analizzando le statistiche indagate, i ricercatori hanno osservato che la differenza tra nazioni poteva essere spiegata da questi 6 fattori:

- PIL

- aspettative di vita

- avere persone sulle quali contare

- libertà di scelta e di parola

- libertà dalla corruzione

- generosità

 

Il professore Richard Layard, direttore di Well-Being Programme presso il LSE’s Centre for Economic Performance (Londra), altro autore dello studio, ha aggiunto: “Un atteggiamento positivo e propositivo dei genitori durante i primi anni del bambino pone le basi per una felicità più consistente in età adulta. Dunque compito di ciascuno stato è investire fin da subito nei bambini in modo tale che crescano diventando adulti indipendenti, produttivi e felici. Questi futuri adulti contribuiranno al benessere economico e sociale della nazione.”

 

Lo studio ha sottolineato che i cittadini dei paesi più felici mettono al primo posto la famiglia e gli amici, e riportano che nel momento del bisogno sanno di poter contare su di loro. Inoltre hanno più fiducia nei confronti degli organi politici e più rispetto verso le norme sociali. Il report mostra anche che, se questi fattori diventassero aspetti pregnanti di ciascuna comunità, le nazioni sarebbero più resilienti alle crisi economiche.

 

Il professore John F. Helliwell, della University of British Columbia e direttore del Canadian Institute for Advanced Research, un altro autore del report, ha concluso: “Siamo giunti al cuore di quei fattori che determinano la felicità dei cittadini e di conseguenza della nazione stessa. Stiamo incoraggiando moltissimi governi di tutto il mondo a rivedere i loro piani politici avendo come obiettivo principale il benessere sociale, poiché le nazioni più felici sono anche quelle più resilienti davanti a crisi economiche e sociali”.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2015/04/the-5-happiest-countries-and-what-makes-them-so-happy.php

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Il report “World Happiness” è un pubblicazione periodica che raccoglie le misurazioni dei livelli di felicità di tutti le nazioni del mondo. L'ultima edizione del report è stata pubblicata nell'aprile 2015 e offre anche la possibilità di fotografare l'impatto della crisi economica sul benessere psicologico delle nazioni che ne sono state coinvolte.


La Svizzera è risultata essere la nazione con il più alto tasso di felicità del mondo, seguita da Islanda, Danimarca e Norvegia. L'Italia si posiziona solo al 50°posto (su 158), con una perdita di 0,8 punti di felicità (un valore discreto, se si pensa che la valutazione di ogni nazione è su una scala da 1 a 10) dall'ultima misurazione, a seguito della crisi.

 

L'aspetto più interessante di questa ricerca è che la felicità di una nazione (a cui concorrono ovviamente moltissimi aspetti di tipo psicologico, la qualità dei legami sociali in testa) condiziona notevolmente il suo sviluppo economico e la sua capacità di resilienza davanti a momenti di crisi.

 
more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

3 ore di terapia sono sufficienti per prevenire problemi di salute mentale negli adolescenti

3 ore di terapia sono sufficienti per prevenire problemi di salute mentale negli adolescenti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Una recente ricerca (Conrod et al., 2013) rivela che tre ore di terapia psicologica possono essere sufficienti per ridurre significativamente l'incidenza di alcuni problemi di salute mentale tra i teenager.

 

Nella ricerca 509 giovani britannici sono stati sottoposti a due sessioni da 90 minuti di attività psicologiche in gruppo condotte da personale scolastico addestrato da psicologi (ndr: parliamo dunque, più precisamente, di attività a stampo psicologico, e non di terapia psicologica). Gli stessi studenti sono stati poi seguiti per più di due anni.

 

La dottoressa Patricia Conrod, che ha condotto lo studio, ha commentato: "Quasi un giovane americano su quattro con un'età compresa tra gli 8 e 15 anni di età sviluppa una problematica di salute mentale. Sappiamo che queste difficoltà sono associate a numerose conseguenze negative nel futuro di questi ragazzi. Il nostro studio dimostra che piccoli interventi mirati su specifici fattori di rischio possono essere molto efficaci nel ridurre l'incidenza di disturbi depressivi, disturbi d'ansia e disturbi del comportamento a lungo termine”

 

Diciannove scuole di Londra sono state coinvolte nella ricerca, ognuna della quali ha candidato un gruppo di giovani studenti ritenuti particolarmente “a rischio”.

 

Gli operatori scolastici appositamente formati hanno insegnato agli studenti come affrontare aspetti potenzialmente problematici delle loro personalità in costruzione.

Per esempio, un persona con un alto livello di impulsività (la tendenza ad agire senza pensare) ha una probabilità di cinque volte aumentata di sviluppare severi problemi di condotta entro i successivi 18 mesi.

 Organizzati in gruppi, gli studenti venivano aiutati ad immaginare i diversi scenari in cui avrebbero potuto trovarsi ad agire impulsivamente, per esempio abusando di alcol o di droghe, e successivamente venivano loro insegnate alcune strategie per fronteggiare efficacemente in termini cognitivi tali situazioni.

 

I risultati di questo gruppo sperimentale sono poi stati confrontati con quelli di un gruppo di controllo, sempre composto da ragazzi a rischio ma su cui non era stato fatto nessun intervento.

 

I ricercatori hanno scoperto che le brevi sessioni di terapia erano state molto efficaci.

In particolare, avevano condotto a:

- una riduzione del 25% del rischio di sviluppare una grave depressione

- una riduzione del 35% del rischio di sviluppare problemi di condotta tra gli adolescenti impulsivi

- Una riduzione del 33% del rischio di sviluppare gravi problemi di ansia.


La dottoressa Patricia Conrod ha concluso “Gli interventi sono stati condotti da professionisti dell'educazione addestrati, suggerendo che questo breve intervento possa essere sostenibile ed efficace quando condotto all'interno del sistema scolastico. Attualmente stiamo conducendo una ricerca simile in 32 scuole superiori di Montreal per testare ulteriormente l'efficacia di questo programma”.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2015/01/you-might-be-surprised-just-how-little-therapy-can-prevent-teen-mental-health-issues.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Una ricerca effettuata nel 2013 in Inghilterra e attualmente in fase di replicazione in Canada, rileva che circa tre ore di training psicologico condotto a scuola sarebbero sufficienti per ridurre l'incidenza di problemi di salute mentale negli adolescenti, quali ansia, depressione e difficoltà comportamentali

 

Un piccolo impegno, dunque, per prevenire condizioni di disagio con rischiose conseguenze a lungo termine.

 

Ho scelto di condividere i risultati di questo lavoro per mettere l'accento sul ruolo della prevenzione in ambito psicologico.

Realizzare interventi precoci di questo tipo, idealmente condotti direttamente da psicologi invece che da insegnanti formati come in questo caso, sembrerebbe fare davvero la differenza per questi ragazzi.... In età dello sviluppo, infatti, tendenzialmente occorre un tempo più limitato per raggiungere risultati che, in età adulta, necessitano invece di un dispendio molto maggiore di risorse e energie.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Relazione d’amore a rischio? 7 campanelli d’allarme

Relazione d’amore a rischio? 7 campanelli d’allarme | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La maggior parte delle coppie in crisi aspetta troppo tempo prima di chiedere aiuto... spesso possono passare anche anni!

E' così che piccole difficoltà quotidiane, che potrebbero essere affrontate in breve tempo con l’aiuto di uno specialista, diventano vere e proprie crisi che rischiano di incrinare la relazione di coppia fino ad arrivare al divorzio.


Tutte le relazioni d’amore, anche quelle più romantiche, sono caratterizzate da periodi bui che possono essere più o meno lunghi. Occorre prendere coscienza di questi momenti e imparare a elaborarli e superarli in tempi utili, altrimenti il rischio che si corre è che alcune modalità negative di risoluzione si consolidino e si cronicizzino, fino a condurre alla rottura del rapporto.

 

Quali sono i campanelli di allarme che segnalano incrinature all’interno della coppia?

 

Qualche volta i segnali sono evidenti, eclatanti: violenza domestica, litigi furiosi giornalieri, ripetuta infedeltà.

Tuttavia molto più spesso le difficoltà si presentano un po’ alla volta, e lentamente il rapporto si consuma e logora.

In un famoso esperimento del XIX secolo, alcuni ricercatori hanno osservato che mettendo una rana all’interno di un recipiente di acqua bollente, immediatamente l’animale salta fuori riconoscendo il pericolo. Invece, se messa in una pentola di acqua fredda che lentamente viene scaldata, la rana non si accorge del pericolo, con il tempo l’acqua diventa bollente e l’animale muore.

Questo è quello che rischia di succedere all'interno delle coppie e delle famiglie: sembra tutto così tranquillo... fino alla rottura (forse) inimmaginabile della relazione.

 

Ecco 5 comportamenti che segnalano che l'acqua nella pentola si sta pericolosamente scaldando:

 

Segnale di pericolo n.1: mancanza di calore nei confronti del partner

Basta poco per riconoscere le coppie felici: da come si guardano e da come si sorridono.

Inoltre ricercano frequentemente il contatto dell’altro, per esempio si salutano abbracciandosi, si tengono per mano quando guardano un film, in macchina la mano è appoggiata sulla gamba dell’altro..

Quando la ricerca di contatto all’interno della coppia comincia a svanire, ciò può essere un sintomo di rancore non espresso che necessita di essere fatto venire a galla ed affrontato insieme.

 

Segnale di pericolo n.2: non si trascorre più tempo insieme per attività divertenti

Se il tempo che si spende insieme al compagno è legato esclusivamente agli “affari” del matrimonio, come pagare le bollette, preoccuparsi della salute dei figli e fare la spesa, allora la relazione cessa di avere quella qualità di profonda e tenera amicizia. Le coppie felici, anche dopo anni di matrimonio, continuano a fare tutte quelle attività divertenti e romantiche che facevano all’inizio dell’innamoramento: uscire fuori a cena, fare passeggiate, andare al cinema, leggere insieme un libro e commentarlo, fino anche a giocare a carte la sera.

 

Segnale di pericolo n. 3: fare l’amore raramente

Una tra le attività peculiari del matrimonio è fare l’amore. Contrariamente al mito diffuso dai mass media, le coppie sposate in genera fanno molto più sesso delle persone single, in media una o due volte alla settimana dopo l’impeto iniziale.

Se il tempo che dedicate a fare l’amore si riduce sempre più, è un altro sintomo che la relazione è in difficoltà. Molto spesso capita che le donne dicano che non vogliono fare l’amore perchè non si sentono bene (“ho mal di testa, amore!”), ma ciò non fa altro che alimentare un circolo vizioso: meno amore si fa, meno lo si desidera fare. Al contrario, più amore si fa, più si desidera farlo. Questo è dovuto ad un incremento nel sangue dell’ormone ossitocina, che induce un sentimento di maggior legame ed affinità con il partner e di conseguenza un nuovo desiderio di fare l’amore.

 

Segnale di pericolo n. 4: smettere di curare il proprio aspetto

Il matrimonio comporta il prendersi cura dell’altro e di se stessi, ma tutto cambia a seconda se ciò viene considerato un piacere o un dovere.

Quando un membro della coppia o entrambi cominciano a considerare la relazione come un “mestiere”, iniziano le fatiche.

Recenti ricerche, inoltre, hanno mostrato un importante calo della passione sia per gli uomini sia per le donne quando il partner ingrassa, smette di curare il proprio aspetto e si veste in modo trasandato. Le coppie felici ed innamorate, anche dopo molti anni di matrimonio, passano molto tempo a prepararsi prima di uscire con il proprio compagno, proprio come facevano alle loro prime uscite.

Dato che una grande fetta dell’attrazione è “visiva”, è fondamentale volere essere sempre belli per l’altro!

 

Segnale di pericolo n.5: criticare continuamente il partner

Le coppie che non litigano mai hanno l’illusione che il loro matrimonio vada a gonfie vele, ma forse non è proprio così… Fate attenzione perchè l’acqua diventa sempre più bollente, minuto dopo minuto, e la rana non se ne accorge!

Forse non ci saranno discussioni violente, tuttavia se le lamentele e le critiche sono ciò che caratterizza i momenti in cui state insieme, è giunto il tempo di smettere di nascondere la polvere sotto il tappeto e affrontare insieme le ostilità accumulate negli anni.

 

Segnale di pericolo n. 6: sentirsi soli anche quando si è nella stessa stanza

Se vi sentite soli all’interno della vita coniugale, è giunto il tempo di correre ai ripari, soprattutto se il vostro compagno prova la stessa sensazione.

La solitudine è un terreno fertile per l’infedeltà. La maggior parte dei partner infedeli non sono mossi da impulsi sessuali, ma più innocentemente sono spinti dal desiderio di avere nuovi amici.

È vero che matrimoni senza sesso contribuiscono alla ricerca di amanti, ma soprattutto se voi e i vostri partner non dialogate, non vi ascoltate, non condividete, non vi supportate a vicenda, è naturale cercare compagnia e aiuto altrove.

Non aspettate una crisi furiosa di gelosia del vostro partner prima di attivarvi. Anche solo il desiderio di guardare fuori dal matrimonio deve essere un campanello di allarme nella vostra testa.

 

Segnale di pericolo n. 7: disprezzare continuamente il partner

Il disprezzo è una forma crudele di critica che sottolinea i comportamenti dell’altro svalutandoli. Alzare gli occhi al cielo o fare una smorfia con la bocca sono i segnali tipici di disprezzo. Nelle ricerche condotte da Gottman, uno dei più celebri psicologi di coppia, uno dei maggiori predittori di divorzio è proprio il disprezzo.

Semplicemente osservando per alcuni minuti le coppie che discutono è possibile scovare quali sono quelle sull’orlo di una crisi e prevedere il loro futuro...

 

Chiedete aiuto prima che sia troppo tardi!

Questi sono alcuni dei campanelli di allarme che possono aiutarvi a prendere consapevolezza che qualcosa all’interno della vostra relazione non sta funzionando. Con coraggio e duro impegno potete lavorare insieme per ricreare quella sensazione di benessere e piacere presente all’inizio dell’innamoramento e sentirvi ancora amati, desiderati, protetti.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://blogs.psychcentral.com/parenting-tips/2014/01/7-warning-signs-of-a-troubled-marriage/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Parliamo nuovamente di psicologia di coppia e di strumenti di self help che mirano ad incrementare il benessere nelle relazioni a due. Con questo articolo diamo uno sguardo ai più significativi campanelli d'allarme che segnalano la presenza di una difficoltà sostanziale all'interno di una relazione d'amore. Sfortunatamente spesso tendiamo a far passare questi segnali sotto silenzio, perdendo l'opportunità di occuparcene in tempi utili.


Su questo argomento, possono interessarti anche 3 mie infografiche, nelle quali cerco di fornire in maniera semplice e intuitiva (grazie al potere delle immagini), alcune conoscenze e strumenti di benessere utili nella vita di coppia.

- Benessere di coppia: istruzioni per l'uso (per lei): https://www.pinterest.com/pin/39476934210016792/

- Benessere di coppia: istruzioni per l'uso (per lui): https://www.pinterest.com/pin/39476934210016791/

- 4 comportamenti che uccidono una relazione d'amore:https://www.pinterest.com/pin/39476934210016793/

 

Lo studio dello psicologo rimane, comunque, il luogo più indicato per guardare in profondità difficoltà consolidate, comprenderle e trovare soluzioni su misura. 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

5 suggerimenti per ridimensionare le lotte di potere tra genitori e figli

5 suggerimenti per ridimensionare le lotte di potere tra genitori e figli | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Ogni cosa è diventata una battaglia... la situazione sta diventando ingestibile”. Queste sono le prime parole pronunciate da Sylvia, mamma di due figli, appena arrivata nel mio studio. E il marito ha subito aggiunto “Non riusciamo più a portare i bambini a scuola puntuali, a far loro spegnere i dispositivi elettronici, a fargli fare i compiti o a farli andare a letto senza discussioni. Per favore dottoressa, può aiutarci?”

 

Se questa situazione vi suona familiare e ne fate anche voi esperienza all'interno della vostra famiglia, la buona notizia è che c'è una luce alla fine del tunnel.

E la risposta non coinvolge sculacciate, grida, critiche o alcuna forma di coercizione.

 

Anche se le “lotte di potere” tra genitori e figli sono estremamente normali, soprattutto in età adolescenziale, non dovrebbero diventare la norma.

 

Qual è il motivo per cui tra genitori e figli si generano spesso lotte di potere?

 

La ragione principale è che una componente essenziale di uno sviluppo sano da parte di un bambino consiste nel guadagnare gradualmente un senso di autonomia, e ciò si raggiunge principalmente “opponendosi” a coloro da cui si dipende, cioè i genitori.

 

Più o meno intorno ai due anni, i bambini dimostrano per la prima volta il loro desiderio di una maggiore indipendenza dai genitori scoprendo il potere della parola "No!" e della parola "Mio!".

I bambini di questa età sviluppano insomma un desiderio di fare alcune cose da soli e, quando ci riescono, guadagnano un senso di autostima e autocontrollo.

 

Questi anni sono anche noti con il nome di “i terribili due” in quanto i genitori possono essere colti di sorpresa quando la loro dolce creatura mostra per la prima volta la necessità di avere una mente propria.

In realtà, sarebbe terribile se questo non accadesse!

 

Dunque, in realtà, le lotte di potere derivano da un bisogno naturale e adattivo dei bambini di avere il controllo sulle loro scelte. Affermando se stesso, il bambino sta costruendo un Sè forte e separato: i figli hanno bisogno di imparare ad essere indipendenti esperendo di essere in grado di stare in piedi da soli.

 

Tuttavia, troppi genitori interpretano la resistenza del loro bambino unicamente come segno sfida o di mancanza di rispetto per l'autorità. (…) Quando un genitore interpreta un comportamento resistente in questo modo, è molto probabile che reagisca alla mancata ubbidienza del figlio con una intensa reazione emotiva, ad esempio con sostanziale fastidio rabbia.

 

Durante l'impostazione dei limiti ai bambini, occorre invece che il genitore impari a non farsi prendere da un'emotività eccessiva. (...)

 

Anche se il conflitto è inevitabile, occorre che i genitori imparino ad esercitare il loro ruolo normativo impostando limiti e facendo le dovute richieste (ovviamente appropriate in base all'eta e al contesto) (...)

 

Alcuni genitori, soprattutto coloro che sono cresciuti in famiglie eccessivamente controllanti, autoritarie o abusanti, rimangono talmente turbati davanti ai conflitti e alle opposizioni (fisiologiche) dei loro pargoli, che finiscono per concedere ai loro figli troppo potere. Come la famiglia di cui sopra, e migliaia di famiglie simili, questa "soluzione" è completamente inefficace.

 

Anche se i bambini hanno bisogno di imparare a imporsi per ottenere l'autonomia, genitori privi di sufficiente autorità crescono bambini che tendono a prendersi troppi diritti, e il mondo non concede a nessuno una libertà illimitata.

 

Eccovi 5 modi per ridimensionare le lotte di potere, in modo tale che i bambini possano esercitare la loro indipendenza ma, contemporaneamente, assicurando loro i necessari limiti utili alla crescita.

 

Suggerimento # 1: Aiutate il vostro bambino ad essere “buono”

 

Tutti i bambini – e anche gli adulti - desiderano essere visti, amati e apprezzati. Se i genitori sono troppo impegnati o distratti da non notare i comportamenti positivi nei loro figli, i bambini impareranno presto che l'attenzione negativa è meglio di nessuna attenzione. E' di gran lunga più efficace rinforzare i comportamenti positivi dei bambini, piuttosto che intervenire su quelli negativi. Questo può essere fatto ad esempio ringraziando vostro figlio per essere salito in macchina in tempo o per aver sparecchiato il suo piatto da tavola, invece che lamentandosi per tutti i comportamenti scorretti. Ai bambini interessa sapere come i loro genitori li valutano e, in genere, preferiscono accontentarli piuttosto che dispiacerli.

 

Suggerimento # 2: impostate limiti chiari e fate richieste di comportamenti che desiderate piuttosto che dire ai vostri figli che cosa non fare

 

Invece di usare costantemente il “non” ("non portare il cellulare a tavola" o "non mi interrompere quando sto parlando"), provate ad esprimere le vostre esigenze in termini positivi, indicando chiaramente il comportamento che desiderate ottenere ("ti prego di lasciare il cellulare in camera prima di cena" o "voglio che mentre parlo tu mi ascolti e poi sarò felice di ascoltarti"). Limiti che siano chiari, positivi e applicabili diventano linee guida di comportamento appropriate per i bambini. Troppo pochi o troppi limiti creano invece paura, ansia o rabbia.

 

Suggerimento # 3: Lasciate, dove possibile, che vostro figlio faccia alcune scelte in modo autonomo

 

Quando i genitori sono costantemente impegnati a imporre ai loro bambini cosa fare e cosa non fare, le lotte di potere diventano l'esito più probabile.

Considerando tutto quello che chiediamo ai nostri bambini per motivi di salute o sicurezza (tempi per andare a dormire, compiti, pasti sani, orari etc), è fondamentale individuare alcuni aspetti della vita in cui possano esercitare da soli il controllo. Permettete, ad esempio, al vostro bambino di scegliere quale t-shirt indossare, quale libro leggere, coinvolgetelo nelle scelte dei menù, concedetegli di decidere come preferisce trascorrere il tempo libero. Insomma: è più saggio concentrarsi sui grandi temi e lasciar perdere quelli meno importanti.

 

Suggerimento # 4: Praticate l'arte di distacco

 

Molte battaglie possono essere evitate semplicemente non dicendo nulla e abbandonando il campo. Dite “no” una volta e, se il vostro bambino si arrabbia o fa i capricci, non aggiungete altro e lasciate la stanza. Se siete intrappolati in macchina, accendere la radio. Se il bambino è abbastanza grande per essere lasciato da solo, andate a fare una passeggiata o un farvi un bagno caldo. Tenendovi lontani dalla situazione per un po' di tempo, state anche offrendo a vostro figlio un modello che gli sarà uno strumento utile nel futuro, cioè la pratica del distacco, che permette di raffreddare una situazione emotiva quel tanto che basta per spegnere sul nascere lotte di potere spesso superflue (…).


Suggerimento # 5: Abbiate cura di voi stessi e attivatevi per ottenere il sostegno di cui avete bisogno dal vostro partner, amici o genitori.

 

Essere genitori è il lavoro più duro che ci sia. Impegna 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni l'anno, e senza indennità di malattia o vacanze. Di conseguenza, anche il “miglior genitore” può uscirne piuttosto consumato. Assicuratevi dunque di ricavarvi delle brevi pause quotidiane, se possibile prendetevi alcune serate o notti solo per voi, e pensate di organizzare ogni tanto una vacanza per soli adulti. Per essere genitori amorevoli ed efficaci abbiamo bisogno di lottare per l'equilibrio nella nostra vita. Anche se possiamo avere la sensazione che non ci siano un numero sufficiente di ore durante la giornata, occorre che troviate il tempo per voi. Se vi prendete cura di voi, i bambini lo percepiranno e ciò aiuterà anche loro.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://blogs.psychcentral.com/parenting-tips/2013/03/5-tips-to-avoid-parent-child-power-struggles/#at_pco=tst-1.0&at_si=55453451433f7904&at_ab=per-2&at_pos=1&at_tot=2

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

I conflitti tra genitori e figli sono qualcosa di molto frequente in tutte le famiglie.

 

L'articolo di oggi spiega il valore evolutivo dei comportamenti oppositivi da parte dei bambini e fornisce alcuni semplici spunti che i genitori possono tenere a mente per gestire efficacemente le “lotte di potere” con i propri figli.

 

Tra i miei prontuari utili ai genitori, potete anche leggere:

- 5 dritte per incrementarla l’autostima dei vostri figli (http://www.psicologo-milano.it/newblog/autostima-bambini/#more-2809)

- 5 attività basate sull’attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio (http://www.psicologo-milano.it/newblog/rinforzare-relazione-genitori-figli/

- 9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-ansiosi-figli/)

 

more...
No comment yet.