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Videotutorial - Esercizio psicologico: ogni difetto contiene un pregio...

E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia...
Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.


Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti?
grazie!

Luca Mazzucchelli

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Danilo Puzzo's comment, September 1, 2012 4:58 AM
se mi dai il permesso lo pubblico nei prossimi giorni mettendo il link al tuo sito...ciao Luca
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's comment, September 1, 2012 5:31 AM
Certo che si, la sua riproduzione è libera!
FuturaPsi's comment, September 17, 2012 7:56 AM
Davvero molto interessante!! Da studentessa di psicologia quale sono, mi è davvero molto utile. Ho scoperto un nuovo modo di vedere i difetti e non star li sempre a giudicarli. Complimenti!
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8 benefici psicologici dell'umiltà

8 benefici psicologici dell'umiltà | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Il poeta Tennyson una volta disse che l'umiltà è “la più alta della virtù, la madre di tutte quante”.

 

Eppure la società celebra la spavalderia, la presunzione e l'attenzione smisurata al sé. Le persone diventano sempre più competitive, bisognose di attenzioni, narcisiste, ossessionate dall'apparenza e boriose.

 

Nonostante questo, un nuovo studio evidenzia 8 modi in cui l'umiltà può aiutarci a migliorare le nostre vite (Kesebir, 2014).

L'autrice dello studio, la psicologa Pelin Kesebir, spiega che: “L'umiltà implica la disponibilità ad accettare i propri limiti ed il proprio ruolo nel grande schema dell'universo, e si accompagna a bassi livelli di preoccupazione verso se stessi” (…)

 

1. CONFORTA L'ANIMA

Le persone umili sono più in grado di gestire l'ansia di morte. Invece che erigere delle difese nei confronti dell'idea della morte, tendono a ritenere che essa fornisca una prospettiva utile sulla vita e su come andrebbe vissuta. (…)

 

2. ECCELLENZA DELLA LEADERSHIP 

I leader umili non sono solo più apprezzati, come si può facilmente immaginare, ma sono anche più efficienti.

L'autore di uno studio pubblicato sul Academy of Management Journal, Bradley Owens, spiega (Owens et al., 2011): “Leader di qualsiasi rango ritengono che le capacità di riconoscere i propri errori, di mettere in luce le potenzialità dei propri sottoposti e di fornire il buon esempio siano il fulcro di una leadership umile. E ritengono che questi tre comportamenti siano potenti predittori delle possibilità di crescita di un'organizzazione”.

 

3. MAGGIOR AUTOCONTROLLO 

Avere un buon autocontrollo è una delle chiavi per una vita di successo. Curiosamente alcuni studi hanno rilevato che un'attenzione ossessiva a se stessi può paradossalmente condurre ad un minore autocontrollo. (…)

 

4. MIGLIORI PRESTAZIONI SUL LAVORO

L'umiltà non giova soltanto ai manager, ma anche ai dipendenti.

Uno studio di supervisione ai dipendenti ha rilevato che l'onestà e l'umiltà sono buoni predittori delle performance lavorative delle persone (Megan et al., 2011).

 

5. PIU' TITOLI DI STUDIO 

Probabilmente l'essere buoni dipendenti e buoni manager hanno le loro radici negli anni della formazione. Uno studio su 55 studenti ha evidenziato che i più umili raggiungevano migliori risultati accademici (Rowatt et al., 2006). (…)

 

6. MENO PREGIUDIZI 

Una delle caratteristiche dell'essere umili è quella di avere un minor senso di rivendicazione. Le persone umili non ritengono che spettino loro delle cose. Questo li conduce ad avere una prospettiva sul mondo meno contaminata dai pregiudizi, che li incoraggia ad essere tollerante nei confronti degli altri e meno legati alle proprie credenze.

 

7. PIU' COLLABORANTI    

(…) In uno studio di LeBouff et al. (2011), i partecipanti più umili erano più inclini ad offrire il loro aiuto ed il loro tempo a coloro che ne avevano bisogno. Non sorprendentemente, le persone umili sono risultate più generose.

 

8. MIGLIORI RELAZIONI 

Le persone umili hanno relazioni migliori perchè accettano gli altri esattamente per quello che sono. Uno studio di Davis et al. (2012) su alcuni gruppi di persone, ha evidenziato che l'umiltà aiuta a riparare le relazioni e a costruire legami più resistenti tra le persone.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2014/04/8-practical-ways-being-humble-improves-your-life.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Perché sperare nell'umiltà quando la società celebra la spavalderia, la presunzione e l'ego? A ben vedere, l'umiltà comporta molti benefici psicologici. Per alcuni questa potrebbe essere una notizia non così sconvolgente, e perfino scontata; io credo invece che sia importante, nell'era del Super Uomo, ricordare quali sono i vantaggi di un approccio più umile nei confronti del mondo e delle sue molte sfaccettature, e le limitazioni che comporta l'iper – esaltazione di sé e delle proprie capacità.

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Knockout-game: vogliono picchiarlo, ma lui è un ex pugile. Youtubers in ospedale

Knockout-game: vogliono picchiarlo, ma lui è un ex pugile. Youtubers in ospedale | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Negli Usa, dove il gioco ha già raggiunto il suo picco di “popolarità”, l’Fbi ha aperto un’indagine sul fenomeno sociale. In Italia invece ancora nessuna dichiarazione da parte delle autorità, ma gli episodi nei quali dei passanti vengono picchiati da ragazzini senza alcun motivo apparente -il Knockout-game per l’appunto- si stanno moltiplicando. 


Roma,Susa e Castellammare, Venezia, Brescia: queste le città nelle quali si sono verificati le prime denunce. In America spesso i giovani provvedono a filmare l’accaduto e a postarlo sui social network di riferimento, in particolare YouTube. E quindi, come quasi sempre, quello che viene fatto dai ragazzi americani è imitato dai nostri giovani concittadini.


Un giovane youtuber, del quale possiamo solo rivelare che il nome sia D. A., ha cercato di diventare il pioniere di questa tipologia di video in Italia. Coinvolti due amici, e imbracciata la telecamera, si è diretto verso il centro di Ancona. Una volta trovato una possibile preda i tre hanno agito: due picchiavano, uno filmava.


Le cose però hanno preso subito una brutta piega per i tre giovani: il malcapitato passante, nonostante il fisico non imponente, era infatti un ex pugile italiano campione dei pesi mosca a livello amatoriale. La polizia, accorsa attirata dalle grida dei tre, ha dovuto staccare l’ex pugile con le maniere forti.


I tre ragazzini, due dei quali minorenni, ora sono ricoverati in Ospedale, e non appena verranno ritenuti in grado di uscire saranno ascoltati da un assistente sociale che valuterà la loro pena. (...)

 

Vai all'articolo originale: http://www.ilfalloquotidiano.it/italia/knockout-game-vogliono-picchiarlo-ma-lui-e-un-ex-pugile-youtubers-ospedale/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Dopo i morti a seguito delle NEKNOMINATION (gare alcoliche su facebook in cui i ragazzi si videoregistrano e si sfidano tra loro mentre bevono tutto d'un fiato bottiglie di birra) ecco un altro esempio di come i video su youtube possano creare situazioni problematiche, per giunta emulate dai più stupidi.

 

Certo non vuole essere questo un attacco a youtube, che invece ha le possibilità di renderci più informati e consapevoli, ma di come alcune persone decidono di sfruttare il potere delle nuove tecnologie. 

E ovviamente un attacco al bullismo, che si coniuga purtroppo molto bene con i nuovi socialnetwork,

 

Qualche settimana fa ho provato a lanciare un'alternativa alle neknomination, le psynomination. Per saperne di più e fare la tua puoi guardare questo brevissimo video: https://www.youtube.com/watch?v=bNgdCv5l8wM

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Guida salutare alla trasgressione

Guida salutare alla trasgressione | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Colorate sempre all'interno dei contorni? Avventuratevi un poco oltre i confini e ne trarrete sorprendenti benefici.

 

(…) Trasgredire, o agire in modi che abitualmente definiremmo “sconsiderati”, può rivelarsi una buona cosa per la nostra psiche. Può migliorare il nostro umore, donarci una sensazione di libertà, riattivare il nostro flusso creativo e produrre fantastici ricordi.

 

Sebbene alcune persone trasgrediscano troppo frequentemente, addirittura costruendosi delle vere e proprie “doppie vite”, il resto di noi è spesso esageratamente spaventato dall'infrangere i limiti comportamentali. Per chi è predisposto a costruirsi una routine, una modesta trasgressione può condurre a risultati molto positivi. Utilizzare modi nuovi e diversi per svolgere un'attività o per presentarsi al mondo, innesca una reazione a catena che può generare maggiore felicità e successo.

 

L'approccio salutare alla trasgressione, dicono gli esperti, consiste in un'occasionale rottura di norme, regole e aspettative, secondo modalità che non causino alcun grave danno. (…)

 

REVISIONATE IL VOSTRO REGOLAMENTO 

Le nostre personali “linee guida” di comportamento si intrecciano con le leggi ufficiali e le regole socialmente imposte, influenzando quasi tutto ciò che facciamo – dall'ora in cui andiamo al lavoro, a quanto guidiamo oltre il limite di velocità, al tipo di bugie bianche che raccontiamo. Tali linee guida variano da persona a persona, così come le definizioni di trasgressione.

“Iniziamo a sviluppare il nostro peculiare codice comportamentale da giovani, in parte registrando la disapprovazione che riceviamo dai genitori quando facciamo qualcosa di inappropriato ai loro occhi” dice Leon Seltzer, psicologo clinico ed autore di “Paradoxical Strategies in Psychoterapy”. Anche i coetanei, gli insegnanti, gli allenatori, contribuiscono alla nostra precoce socializzazione dal momento che assimiliamo le loro prospettive di “come sia giusto comportarsi”. Nasciamo anche con delle predisposizioni personali innate che ci spingono a comportarci “male” (nel caso in cui siamo sensation-seekers) o “troppo bene” (come le persone compiacenti e conformiste).

“Alcune persone possiedono degli elementi innati nella loro personalità che impediscono loro di uscire dai confini”, dice Seltzer. Per molti di noi le regole hanno sempre avuto una valenza confortevole. Eppure, è importante comprendere se queste limitazioni auto-imposte stiano soffocando il nostro potenziale, impedendoci di condurre una vita più soddisfacente. (…)

La prossima volta che vi rendete conto di reprimere il forte desiderio di parlare ad uno sconosciuto, o di tingervi i capelli di biondo platino, potreste chiedervi “Perchè?”. Se vi risponderete che quel comportamento potrebbe causare qualche occhiataccia, ma che in fin dei conti non c'è niente di sbagliato in esso, provatelo! Potreste trovare un nuovo amico o scoprire che da bionde state davvero divinamente.

(…)

 

ALLONTANATEVI DA VOI STESSI 

Le piccole trasgressioni sono una tregua da noi stessi, e alleviano la tensione che si sviluppa da un'inarrestabile concentrazione sulle nostre aspirazioni e sui nostri doveri. Ecco la motivazione di vacanze, festività ed altre celebrazioni costruite dalla maggior parte delle culture e religioni come pausa dalle difficoltà quotidiane.

“Se lavorate molto ad un obiettivo, avrete voglia di distrarvi di tanto in tanto”, dice John Portmann, professore all'Università della Virginia ed editore di “In Defense of Sin”. “È meglio farlo ogni weekend o quasi, piuttosto che negarvelo per troppo tempo e poi esplodere”.

Ci sono molti modi, più o meno sani, di staccare la spina. Alcune persone organizzano uscite “solo donne” o “solo uomini”, passando la serata a bere e ballare. Alcuni giocano d'azzardo (è OK se conoscete i vostri limiti). Molti usano la fantasia “Questo spiega la pornografia su internet”, dice Portmann. (...)

Evadere temporaneamente dai nostri comportamenti normali ci fa gustare un altro stile di vita, ma ci permette anche di comprendere che non potrebbe essere sostenibile a lungo termine. (…)

 

SIATE MENO PERFETTI E PIU' INNOVATIVI

(…) Certamente, comportarsi impropriamente può essere un po' spaventoso. “Ogni volta che fate qualcosa che esula dalla vostra “comfort zone”, sperimenterete ansia”, spiega Seltzer. “Ciò non significa che state facendo qualcosa di sbagliato, semplicemente qualcosa che contraddice il vostro programma”. (…)

Se non avrete mai il coraggio di parlare quando non è il vostro turno durante un meeting, il vostro capo potrebbe non vedervi mai come qualcosa di più di un semplice assistente. Se non sarete abbastanza sfacciati da chiedere il numero di telefono alla ragazza carina che sull'aereo vi ha appena raccontato i problemi con il suo ragazzo, potreste perdere una potenziale partner. (…)

 

COSTRUITE RICORDI, NON PREOCCUPAZIONI

Chiaramente, anche le piccole trasgressioni possono essere dannose, specialmente se non sono ben ponderate in anticipo. (…)

Se la vostra trasgressione potrebbe danneggiare voi stessi o qualcun altro, state esagerando. Ma se nessuno la noterà o se ne preoccuperà seriamente, portatela avanti. Otterrete un immediato incremento dell'adrenalina e un vivido aneddoto da raccontare. “Più emozioni sono coinvolte in un'attività, più facilmente la ricorderete”, spiega Michele Root-Bernstein.

(…)

 

COME POTETE OSARE?!

Se le gomme della vostra auto si consumano percorrendo sempre lo stesso tragitto tra la vostra casa e il vostro ufficio, se potete cucinare la cena ad occhi chiusi, allora potreste essere bloccati nella routine. Provate una di queste attività un po' “osè” per ricordare a voi stessi che c'è anche altro nella vita:

- GIOCATE A TRAVESTIRVI – Frugate nelle profondità del vostro armadio e trovate qualcosa di stravagante da indossare al lavoro domani. Quella cravatta che la zia Bessie vi regalò per Natale 20 anni fa. O quel corpetto luccicante che potreste indossare sotto la giacca.

- RACCONTATE UNA STORIA INCREDIBILE – Inventate una storia folle da raccontare al prossimo sconosciuto con il quale parlerete, per esempio il promoter telefonico che chiama a casa dopo cena, oppure il ragazzo che siede accanto a voi sul bus.

- IMBUCATEVI AD UNA FESTA – Indossate un abito da sera e recatevi all'hotel più lussuoso della vostra città di sabato sera.

- FATE SESSO IN UN POSTO NUOVO – In macchina, al parco, sotto le tribune allo stadio. Come un teenager.

- FATE GLI ANARCHICI AL LAVORO – Recatevi nell'ufficio del vostro capo ed esponetegli le vostre idee per migliorare gli affari.

- PARTECIPATE AD UN EVENTO INAPPROPRIATO PER LA VOSTRA ETA'– Andate al bingo cittadino nella sala principale o partecipate al raduno scolastico di un liceo locale.

- FATE SCIOPERO  – Dite ai vostri familiari che dovranno occuparsi da soli di cena/compiti/lavanderia stasera. Al posto di queste attività, fatevi un bagno caldo e mettetevi a letto ad un'orario oscenamente precoce.

- DITE “SI” - Accettate un invito ad un evento, anche se avete già pianificato la serata. Cancellate i vostri piani per fare ciò che realmente desiderate.

 

Vai alla fonte in lingua originale http://www.psychologytoday.com/articles/200908/wholesome-guide-misbehaving

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Per la maggior parte di noi, crescere significa anche trovare la propria collocazione all'interno del contesto familiare, scolastico, lavorativo, sociale, confrontandosi ogni giorno con le regole imposte dall'ambiente. Se quest'attività di adattamento è da un lato un'operazione indispensabile per la nostra “sopravvivenza”, dall'altro ci obbliga a conformarci a delle norme, che rischiano di soffocare la nostra creatività e l'espressione del nostro potenziale.

 

Questo articolo ci ricorda che qualche trasgressione (soprattutto se piccola e innocua per noi stessi e per gli altri) non soltanto non mette a repentaglio la nostra sopravvivenza, ma può regalarci attimi di libertà e puro divertimento, aiutandoci a “ricaricare le batterie”.

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Mente tranquilla: una guida in 5 step per ritrovare la pace velocemente

Mente tranquilla: una guida in 5 step per ritrovare la pace velocemente | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ci preoccupiamo per il lavoro, i soldi, la salute, il partner, i bambini … devo continuare? Diciamocelo, ci preoccupiamo per un'infinità di cose, in qualsiasi momento, addirittura prima che queste accadano. Quante volte ci capita che durante momenti di ozio, quando la mente dovrebbe essere libera e tranquilla, ciò che la riempie sono invece le preoccupazioni?

 

Preoccuparsi può essere utile quando ha lo scopo di risolvere un problema, mentre perde la sua utilità quando ci rende infelici o interferisce nella nostra vita quotidiana.

 

I metodi psicologici classici per trattare la preoccupazione di tutti i giorni sono abbastanza semplici. Tuttavia, il fatto che siano semplici e relativamente noti non significa che non abbiamo bisogno di rinfrescarli ogni tanto.

 

Ecco un piano in cinque step chiamato “La mente pacifica”, sviluppato in origine da un team di psicologi per persone affette da demenza (Paukert et al., 2013). In questo protocollo viene data particolare attenzione agli aspetti comportamentali del rilassamento rispetto a quelli cognitivi. Nonostante ciò, può essere molto utile ai nostri scopi in quanto la parte cognitiva (ciò che preoccupa) può essere molto soggettiva mentre la parte comportamentale riguarda tutti allo stesso modo.

 

 Ecco allora i cinque step:

 

1. CONSAPEVOLEZZA: Questo è il passo che molte persone saltano. Perché? Perché pensano di conoscere già la risposta. Probabilmente pensano di essere già a conoscenza di ciò che le rende ansiose. In realtà può capitare che le situazioni, i segnali fisici e le emozioni che accompagnano l'ansia non siano così evidenti come si potrebbe pensare. Dunque, come prima cosa, è utile provare a tenere una sorta di “diario dell'ansia” (…). Quando vi sentite ansiosi? E quali sono i segnali fisici dell'ansia? A volte questa fase da sola è sufficiente per aiutare le persone a gestire meglio la loro ansia. (…) L'autoconsapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.

 

2. RESPIRAZIONE: (…) Mente e corpo si influenzano a vicenda. (…) Quando ci sentiamo in ansia, è molto probabile che stiamo respirando in modo rapido e il nostro respiro sia corto. Quello che possiamo fare è rallentare gradualmente il ritmo respiratorio prendendo a respirare in modo lento e profondo. Così facendo il corpo invierà un messaggio calmante anche alla mente. Potete contare lentamente, mentre inspirate ed espirate, tenendo una mano sulla pancia per sentire i movimenti del vostro respiro. Anche adottare qualsiasi posizione del corpo che si associa all'essere rilassati può essere utile (sempre perchè il corpo rileverà la posizione fisica di rilassamento e invierà un messaggio calmante al nostro cervello) (…).

 

3. PENSIERI CALMANTI: E' facile dire a qualcuno che sta vivendo una situazione stressante “Non ti agitare, pensa a qualcosa di rilassante!”. Ma come formulare pensieri calmanti quando ci troviamo in situazioni di stress con il cuore che pompa a mille? La chiave sta nel giocare d'anticipo ed avere già alcuni “pensieri calmanti” pronti per essere usati. Potrebbero essere in forma di pensiero (ad esempio “calmati”) oppure di immagini mentali. In questo ultimo caso potreste immaginare di essere in un atmosfera serena. Scegliete il vostro luogo, caratterizzatelo nei particolari e immaginate anche gli odori e i rumori, coinvolgendo tutti i sensi. Per esempio, se il vostro posto sereno è un prato in una vallata, oltre vedere la vallata sentirete l'odore dei trifogli e sentirete il vento che vi accarezza. L'importante è che ognuno di noi trovi pensieri, parole o immagini che siano efficaci e tranquillizzanti nel proprio caso specifico.

 

4. AUMENTARE L'ATTIVITA': Sembra strano sentirsi dire che una possibile risposta all'ansia sia aumentare l'attività. Solitamente si tende a pensare che la risposta all'ansia sia il rilassamento, dunque una diminuzione dell'attività, ma questo non è sempre vero. Quando non siamo occupati in qualche attività, la mente è libera di vagare e può incappare più facilmente in pensieri negativi, perciò ingaggiarci in un'attività che ci piace può essere una valida alternativa (…). Il problema è che gli stati d’ansia possono bloccare la propensione a fare attività distraenti.. Bel paradosso vero? Una risposta può essere quella di avere una lista di attività piacevoli pronta in anticipo. Quando l’ansia colpisce in un momento di inattività, è il momento di fare qualcosa per occupare la mente.

 

5. IGIENE DEL SONNO: Spesso l'ansia porta con se' problemi di sonno. Quando ci si sente ansiosi, non c'è niente di peggio che essere a letto, al buio, con i propri pensieri negativi che monopolizzano tutta l'attenzione. Ciò può condurre ad un circolo vizioso in cui, a causa delle preoccupazioni che non ci fanno dormire, ci preoccupiamo che non saremo abbastanza risposati per il giorno successivo. Rompere questo circolo vizioso può essere difficile, ma possono venire in nostro aiuto alcune pratiche di “igiene del sonno”. Per recuperare 6 buone abitudini per prendere sonno velocemente, puoi consultare questo articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/fatica-a-dormire-addormentarsi-subito/

 

Vai alla fonte in lingua originale   http://www.spring.org.uk/2013/04/the-peaceful-mind-5-step-guide-to-feeling-relaxed-fast.php

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Arrivare tardi ad un appuntamento importante, preoccuparsi per le bollette da pagare, non riuscire a trovare un equilibrio tra lavoro e vita familiare sono tutti esempi di stress a cui quotidianamente la vita ci sottopone. La difficoltà a rilassarsi e a lasciare andare tensioni lavorative, familiari e personali può, a lungo andare, minacciare il nostro benessere. Ecco allora 5 semplici espedienti per ritrovare velocemente uno stato di calma. 

 

 

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Fatica a dormire? 6 mosse per addormentarsi subito

Fatica a dormire? 6 mosse per addormentarsi subito | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Faticate ad addormentarvi? Siete in buona compagnia! In molte indagini su cosa le persone desidererebbero migliorare nelle loro vite, la qualità del sonno si posiziona spesso in cima alla lista.

 

Dormire male può comportare scarse performance cognitive in compiti di memoria, attenzione (…) e vigilanza. Nel lungo termine, l'insonnia è anche associata ad ansia e depressione. Inoltre, il sonno peggiora con l'avanzare dell'età: dopo i 65 anni, tra il 12 e il 40% delle persone soffrono d'insonnia.

 

Per combattere la mancanza di sonno sono stati sperimentati ogni sorta di metodi, dai farmaci, ai trattamenti psicologici, ai rimedi più stravaganti. Il problema con i farmaci è che hanno effetti collaterali e possono indurre dipendenza; (…) i trattamenti psicologici, invece, non hanno nessun effetto collaterale e meritano di essere sperimentati.

 

LA TERAPIA DEL CONTROLLO DELLO STIMOLO

Il Professor Richard R. Bootzin ha eseguito per molti anni ricerche sui disturbi del sonno presso lo Sleep Research Lab dell’Università dell'Arizona. In un articolo pubblicato su Annual Review of Clinical Psychology ha descritto i diversi approcci utilizzati per trattare l'insonnia (Bootzin & Epstein, 2011), il più riuscito dei quali sembra essere la terapia di controllo dello stimolo (Morin et al., 2006). (...)

 

Sarete contenti di sapere che questo metodo consiste in 6 step molto semplici che, se seguiti, dovrebbero migliorare significativamente il vostro sonno. Eccoli:

 

1. Andate a sdraiarvi per dormire solo quando avete realmente sonno.

2. Non usate il letto per nessuna attività che non sia dormire. Quindi non leggete, non guardate la tv, non mangiate, non pensate alle vostre preoccupazioni quando siete a letto. L’attività sessuale è l’unica eccezione a questa regola. (…)

3. Se siete a letto e non riuscite a prendere sonno, alzatevi e andate in un'altra stanza. Rimaneteci per tutto il tempo che volete, finchè non vi torna sonno, poi tornate in camere da letto a dormire. Non importa che ore sono (potete anche evitare di guardare l'orologio): se non riuscite ad addormentarvi subito, uscite dal letto. Ricordate che l’obiettivo è quello di associare il letto con l’addormentarsi in fretta! Se siete a letto da più di 10 minuti circa e ancora non vi siete addormentati, significa che non state seguendo bene queste istruzioni.

4. Se ancora non riuscite ad addormentarvi, ripetete il punto 3. Fatelo ogni volta che è necessario, per tutta la notte.

5. Impostate la sveglia e alzatevi alla stessa ora ogni mattina, indipendentemente da quanto avete dormito durante la notte. Questo vi aiuterà perché il corpo acquisisce un ritmo coerente con il sonno.

6. Non schiacciate pisolini durante il giorno.

 

PERCHE' FUNZIONA?

Questo metodo si basa sull’idea che noi umani assomigliamo al cane di Pavlov, cioè associamo certi stimoli dell’ambiente a specifici pensieri e comportamenti. Il famoso cane di Pavlov fu esposto al suono di una campanella ogni volta che riceveva del cibo. Una volta appresa l'associazione campanella-cibo, il cane iniziò a salivare al suono della campanella, anche se ad essa non seguiva il cibo. Sostituendo la campana ad un letto e il cibo al sonno, il meccanismo funziona allo stesso modo. Se ci abituiamo a fare a letto altre attività diverse dal sonno, quando vogliamo poi utilizzarlo letto per dormire troveremo molte difficoltà a causa di tutte le altre associazioni. Ciò vale sia per i pensieri che per le azioni. E 'importante evitare di guardare la TV a letto, ma è anche importante evitare di preoccuparsi a letto che non si sta riuscendo a dormire, perchè in questo ultimo caso si andrebbe ad associare il letto con la preoccupazione (…). Quindi, questa terapia funziona rafforzando l’associazione tra il letto e il sonno e indebolisce l’associazione tra il letto e tutto il resto (a parte il sesso!). (…) Questo articolo può esservi utile solo se non vivete accanto ad un batterista che prova i suoi pezzi fino a notte fonda o se non vi sfondate di caffè prima di andare a letto. In tutti gli altri casi, la terapia del controllo dello stimolo può fare al vostro caso in quanto utile e facile da applicare.

 

Vai alla fonte in lingua originale   http://www.spring.org.uk/2011/05/6-easy-steps-to-falling-asleep-fast.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Secondo una recente intervista rilasciata dal Professor Luigi Ferini Strambi, responsabile del Centro del Sonno dell’Ospedale San Raffaele di Milano, circa il 10% degli italiani soffrirebbe di insonnia.

 

Tra i trattamenti psicologi di questa condizione, vi è la terapia del controllo dello stimolo, che si basa su un protocollo comportamentale in 6 step, di cui vi propongo la lettura poiché semplice da attuare ed efficace.

 

E per i più tecnologici, ecco il link ad un articolo su 5 applicazioni Apple e Android che promettono di facilitare il processo di addormentamento:  http://gadget.wired.it/news/applicazioni/2013/01/22/applicazioni-contro-insonnia-838363.html

Qualcuno le ha provate?

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Non sgridate gli alunni che guardano i film porno

Non sgridate gli alunni che guardano i film porno | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I docenti non devono sgridare o punire gli studenti che guardano film porno o altro materiale pruriginoso: è una delle raccomandazioni in materia di educazione sessuale contenute nel nuovo vademecum realizzato dal governo britannico per gli insegnanti inglesi.


Secondo le direttive, infatti, non bisogna scontrarsi con i ragazzi sul tema della pornografia, ma approfittare delle lezioni scolastiche per spiegare loro che quelle scene così spinte offrono un’immagine distorta del sesso.


(...) Nel dettaglio, il manuale consiglia ai docenti innanzitutto di essere realistici in merito ai tipi di immagini che oggi gli studenti cercano in rete e altrove e in base a queste impostare una base per discussioni più approfondite sulla sessualità.


Le nuove linee guida del Governo britannico raccomandano insomma ai professori di imbastire discussioni senza giudizi da parte degli adulti; occorre invece invitare gli studenti ad aprirsi e guardare quel mondo in modo asettico e con distanza.


Ciò che importa è spiegare loro quali sono i pericoli verso cui potrebbero essere destinati, come ad esempio la pornodipendenza.


“L’educazione sessuale deve essere un’opportunità per parlare dell’immagine del corpo anche in relazione alla pornografia, per capire come certe immagini siano assolutamente alterate e non realistiche” ha spiegato il vice primo ministro Nick Clegg al quotidiano Telegraph.


Per questo c’è “bisogno di scuole che trattino l’educazione sessuale in maniera aggiornata, soprattutto oggi che le vite dei teenager sono dominate dalla tecnologia”.

(...)  Il documento prevede precisi step già a partire dalla scuola primaria, ma anche discussioni in classe sul Sexting, la pratica, molto diffusa tra gli adolescenti, di inviare foto personali anche nudi attraverso i messaggini.


Leggi tutto l'articolo: http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=52717&action=view

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Interessante e sensata strategia per affrontare l'argomento pornografia (anche quella online ovviamente) con i ragazzi. Non basata sul silenzio e sul proibizionismo a priori, ma sul suo utilizzo per poterne discutere ed evidenziare i lati più patologici e irrealistici.

Ragazzi piccoli che vedono video pornografici oggi molto diffusi su internet, possono farsi l'idea che ciò che vedono rappresenti la normalità della sessualità. Le conseguenze le lascio immaginare a voi.

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Memoria: 7 affascinanti stranezze che tutti dovrebbero conoscere

Memoria: 7 affascinanti stranezze che tutti dovrebbero conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Molte persone dicono di avere una cattiva memoria, ma la maggior parte si sbaglia. (…) In numerosi casi il problema non è la memoria in sè, ma capire come questa funzioni e come usarla al meglio. Ecco allora 10 stranezze sulla memoria che vi forniranno una migliore comprensione dei meccanismi attraverso i quali ricordiamo.. e dimentichiamo.

 

1. IL CONTESTO E' FONDAMENTALE. Ciò che siamo in grado di ricordare dipende in parte dal contesto e dallo stato mentale in cui siamo in un determinato momento. Questo perché i nostri ricordi lavorano per associazione. Il “contesto” può riferirsi ad ogni genere di cose: alcune cose sono più facili da ricordare in un certo luogo, altre quando sperimentiamo odori specifici, altre quando siamo in particolari stati emotivi. Uno studio sorprendente che ha spiegato questo meccanismo ha chiesto ad un gruppo di sommozzatori di imparare liste di parole sott'acqua o sulla terra ferma (Godden & Baddeley, 1975). Per quanto riguarda le liste apprese sott'acqua, i soggetti ricordavano il 32% delle parole quando la rievocazione avveniva in acqua, mentre solo il 21% quando essa avveniva sulla spiaggia. Naturalmente i nostri ricordi sono di gran lunga più complessi di liste di parole e molti di essi posseggono molti 'ganci contestuali', ma lo studio fa il punto sul fatto importante che, per la memoria, il contesto e' fondamentale.

 

2. GOOGLE RICORDA AL NOSTRO POSTO. Se vi siete mai allarmati per gli effetti che internet sta avendo sulla nostra mente, ciò che avviene alla memoria sembrerebbe sostenere queste preoccupazioni. L' "Effetto Google" e' quel fenomeno per cui tendiamo a dimenticare le cose se sappiamo che le possiamo guardare su internet. In un lavoro di Sparrow del 2011, i partecipanti sono stati portati a pensare che avrebbero potuto recuperare le informazioni fornite tramite un computer o che il materiale era stato eliminato completamente. I risultati hanno mostrato che le persone ricordavano peggio le cose che pensavano di poter recuperare tramite un computer. Nonostante ciò, ricordavano meglio dove andare a recuperare le informazioni. (...) Betsy Sparrow vede questo risultati non come un peggioramento ma come 'riorganizzazione del nostro modo di ricordare le cose': "(...) ricordiamo di meno le informazioni ma ricordiamo di più dove tali informazioni possono essere recuperate (...)"

 

3. LE EMOZIONI NEGATIVE SVANISCONO VELOCEMENTE. Un semplice - e meraviglioso - capriccio della memoria è che in media le emozioni negative vengono dimenticate più velocemente di quelle positive. Uno studio tipico in questo senso ha chiesto ad un gruppo di soggetti di riportare alcuni aventi accaduti in un certo periodo di tempo, per poi rievocarli a distanza di 5 anni (...). Nella maggior parte dei casi (soggetti non depressi), le cose negative venivano dimenticate ad un tasso superiore rispetto a quelle positive. (...) Sembra che questo meccanismo sia parte del nostro naturale "sistema immunitario psicologico" che aiuterebbe a proteggerci contro gli urti inevitabili della vita.

 

4. ELABORAZIONE PROFONDA. Nonostante si tratti di un meccanismo molto evidente ed intuitivo, continua ad essere ignorato da generazioni di studenti (...). Più profondamente un dato di memoria viene elaborato, maggiore sarà la probabilità che possa essere ricordato in un secondo momento. Uno studio classico in questo senso ha chiesto ad un gruppo di soggetti di memorizzare una lista di parole (Craik & Tulving, 1975). Ad alcuni soggetti e' stato chiesto di concentrarsi su dettagli superficiali, come il suono delle parole o il modo in cui erano scritte. Un altro gruppo ha dovuto invece elaborarne il significato. I risultati mostrano che chi elaborava il significato riportava performance migliori in un test successivo di rievocazione. Nonostante ciò, gli studenti continuano a studiare a memoria o a concentrarsi su dettagli superficiali di ciò che devono memorizzare. Elaborare in profondità i significati è invece il modo migliore per ancorare fortemente i ricordi nella memoria.

 

5. L'EFFETTO ZEIGARNIK. L'effetto Zeigarnik prende il nome da uno psicologo russo, Bluma Zeigarnik, che noto' un fenomeno particolare mentre era seduto in un ristorante di Vienna. I camerieri sembravano ricordare solamente gli ordini che erano in procinto di essere serviti e, una volta completati, questi sembravano evaporare dalla memoria. Zeigarnik tornò al laboratorio con l'idea di testare il fenomeno (...): chiese ad alcuni soggetti di fare una ventina di compiti poco impegnativi, come risolvere puzzle o infilare perline (Zeigarnik, 1927); in alcune occasioni i soggetti furono interrotti a metà del compito. Successivamente chiese loro quali attività si ricordavano di aver svolto e scoprì che la probabilità di ricordare i compiti durante i quali erano stati interrotti era doppia rispetto alla probabilità di ricordare quelli che erano stati completati. L'effetto Zeigarnik, dunque, consiste nel fatto che compiti incompleti vengono ricordati meglio di quelli completati. (…)

 

6. AMNESIA INFANTILE. La maggior parte degli adulti non riesce a ricordare molto di quanto accaduto durante i primi tre anni di vita. E' ciò che Sigmund Freud per primo ha chiamato 'amnesia infantile '. Un nuovo studio sulla memoria nell'infanzia ha rivelato che l'amnesia infantile avverrebbe attorno ai 7 anni (Bauer & Larkina, 2013). I risultati mostrano che tra i 5 e i 7 anni d' età, i bambini potrebbero rievocare tra il 63% e il 72% degli eventi impressi nella memoria prima dei 3 anni. Tuttavia, all'età di 8 o 9 anni, i bambini ricordano solo il 35% di tali eventi. Quando i bambini sono piccoli, l'ippocampo, un'area del cervello fondamentale per la memoria, è ancora in fase di neurogenesi: vengono costantemente prodotti nuovi neuroni. Fino a quando questo processo non è stato completato, vi sono difficoltà a stabilire ricordi autobiografici a lungo termine.

 

7. IL BIAS DI COERENZA. Le nuove esperienze che facciamo non si scrivono nella nostra mente come su un foglio bianco. Non ci limitiamo a registrare ciò che vediamo attorno a noi, ma tutto ciò che facciamo e abbiamo fatto, ogni pensiero o esperienza, è influenzato da ciò che abbiamo pensato in passato o ci è già accaduto. Una forte spinta psicologica degli esseri umani è di essere coerenti. Ciò può condurre ad una consistente distorsione: abbiamo la tendenza a ricostruire il passato rendendolo più coerente con la nostra attuale visione delle cose. Ad esempio, più le persone invecchiano, più tendono in media a diventare conservatori. Tuttavia quello che poi le persone ricordano è di aver sempre avuto all'incirca le stesse idee politiche (Markus, 1986).

 

Vai alla fonte in lingua originale  http://www.spring.org.uk/2014/03/memory-10-fascinating-quirks-everyone-should-know.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Perché ricordiamo? E perché dimentichiamo? 

La funzione del contesto, l'effetto Google, l'elaborazione profonda, l'origine dell'amnesia infantile... Nell'articolo, questi ed altri interessanti spunti che chiariscono il funzionamento della memoria e ci insegnano alcuni piccoli trucchi per poterla usare al pieno delle sue potenzialità.

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5 idee per dare valore al proprio lavoro: e' possibile costruirsi una carriera che migliori la propria vita?

5 idee per dare valore al proprio lavoro: e' possibile costruirsi una carriera che migliori la propria vita? | Parliamo di psicologia | Scoop.it

"Quale influenza esercita il tuo attuale lavoro sulla tua persona – sulla tua mente, sul tuo carattere e sulle tue relazioni?” cit. da "How to Find Fulfilling Work", Roman Krznaric, 2013. 

(...) Secondo Roman Krznaric, vi sono 5 principali dimensioni che danno valore e significato ad una carriera lavorativa:
- Guadagnare denaro
- Raggiungere uno status sociale
- Fare la differenza
- Seguire le proprie passioni/interessi
- Utilizzare il proprio talento/capacita

Scomponiamo queste 5 dimensioni ed analizziamole una per volta.

Ognuno potrebbe iniziare riordinando la lista sulla base delle proprie priorità. Per esempio, mentre il denaro potrebbe essere un motivo dominante per qualcuno, un'altra persona potrebbe considerare più importante la possibilità di mettere in campo il proprio talento. Osservate queste dimensioni e chiedetevi in che misura avete bisogno di ognuna di esse. (...)

1. DENARO. Dai tempi della recessione, il denaro è diventato uno dei motivi dominanti degli articoli sulle “migliori carriere lavorative”. (…) Non si tratta affatto di un processo di pensiero illogico (…) ma, allo stesso tempo, prendere delle decisioni lavorative semplicemente sulla base del guadagno che porteranno potrebbe farvi perdere di vista una prospettiva più ampia. Fatevi alcune domande per chiarirvi meglio la situazione nella mente: quante entrate desiderereste o avreste bisogno di ottenere? Vi state ponendo degli obiettivi monetari personali o siete in competizione con qualcun altro? Cosa significa per voi avere una vita confortevole, e quale carriera potrebbe soddisfarvi da questo punto di vista? (…)

 

2. STATUS SOCIALE. Come il prestigio o il rispetto altrui si adattano alla vostra definizione di carriera soddisfacente? Mi piace pensare a questo fattore in termini di orgoglio: siete orgogliosi di quello che fate ogni giorno? L'orgoglio è una questione soggettiva: potete essere soddisfatti semplicemente di quello che dimostrate ogni giorno e di come svolgete il vostro lavoro nonostante gli ostacoli.È una cosa onorevole. C'è onore anche nell'insegnare a dei bambini, nel costruire un ponte, nel disegnare un edificio, nello scrivere una storia, o nel preparare un hamburger al ristorante. Lo status, invece, in quanto definito da altri, è convincente e seducente, ma fino a che punto avete scelto la vostra carriera per accontentare qualcun altro o andare incontro all'idea di prestigio o di successo di qualcun altro? Quanto vi preoccupate delle definizioni degli altri?
Come per il denaro, sarebbe un errore fare affidamento soltanto sulle prospettive degli altri: prendetevi del tempo per definire i momenti che vi rendono più orgogliosi nel lavoro e nella vita. Questo vi aiuterà a capire cosa significa per voi “status”. La vostra attuale posizione lavorativa vi fornisce il senso di orgoglio e il prestigio che desiderate?

3. FARE LA DIFFERENZA (…). Considerato a volte come un sogno irraggiungibile, ingenuo e adolescenziale, fare la differenza è, di fatto, una componente estremamente importante di una professione. Qual è la vostra definizione di “fare la differenza”? Fare la differenza non ha soltanto a che fare con il salvare le balene o altri importanti progetti umanitari; potete anche fare la differenza su cose piccole ma per voi importanti, come per esempio compilando il libro paga della vostra compagnia. (…)

4. SEGUIRE LE PROPRIE PASSIONI. Seguire le proprie passioni è uno dei temi più a lungo dibattuti e spesso derisi nei processi decisionali lavorativi. L'immagine che giunge alla mente è quella del musicista o dell'artista che “seguono le loro passioni”, ma non sono in grado di pagarsi da mangiare (…) Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Quanto sono importanti i vostri interessi e le vostre passioni? Avete esplorato tutte le possibili professioni in cui potreste utilizzarli? Come altre persone hanno ricavato delle entrate ragionevoli dalle loro passioni? Dovete diventare artisti affamati o esistono altri, magari migliori, modelli da seguire? Prendetevi del tempo per queste domande, non è necessario rispondere a caldo o velocemente.

5. USARE IL PROPRIO TALENTO. Usare il proprio talento è un elemento strettamente connesso all'inseguimento delle proprie passioni. Presumibilmente molte passioni sono anche talenti. Ma è guardando oltre le vostre passioni che scoprirete quale talento si cela dietro di esse. Per esempio, potreste essere appassionati nel coltivare orchidee, ma le professioni strettamente connesse a tale passione potrebbero essere limitate. Perciò, quale talento si cela dietro questa passione? Potrebbe essere la vostra pazienza? L'attenzione ai dettagli? Le capacità necessarie ad imparare come ci si prende cura di un'orchidea? Il vostro amore per la bellezza/l'estetica? (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.psychologytoday.com/blog/career-transitions/201402/finding-the-meaning-in-your-work

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quali sono gli 'indicatori di valore' di una professione? Quale posizione in classifica attribuite al guadagno economico, al raggiungimento di uno status sociale o al seguire i vostri talenti e le vostre inclinazione?

In questo articolo vengono proposte e analizzate 5 dimensioni che danno significato ad una carriera lavorativa, oltre che domande precise da porsi per indagarle a fondo. Interessante spunto di riflessione per coloro i quali volessero cambiare lavoro o riscoprire il valore di quello che già svolgono.

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Tre minuti di Tetris riducono il craving (desiderio irrefrenabile) per cibo, alcol e sigarette

Tre minuti di Tetris riducono il craving (desiderio irrefrenabile) per cibo, alcol e sigarette | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Secondo un nuovo studio (Skorka-Brown et al., 2014) pubblicato sulla rivista Appetite, giocare tre minuti a Tetris potrebbe ridurre significativamente il desidero irrefrenabile di ricorrere a sigarette e alcol o di avventarsi sul cibo. Secondo gli psicologi che hanno condotto lo studio, il vecchio un puzzle computerizzato Tetris potrebbe fornire una distrazione visiva sufficiente ad aiutare le persone a controllare il loro craving.

 

Uno degli autori dello studio, il Professor Jackie Andrade, ha spiegato: "Gli episodi di craving normalmente durano solo pochi minuti, durante i quali un individuo è impegnato a visualizzare nella mente ciò che desidera e la ricompensa che ne deriverà. Spesso questi pensieri e sentimenti conducono la persona a procurarsi e consumare ciò a cui sta cercando di resistere. Ma giocando a Tetris, anche solo per un breve lasso di tempo, si impedisce al cervello di creare quelle immagini mentali e senza quelle il craving non parte".

 

Nello studio 119 soggetti, preventivamente valutati per la loro naturale propensione al craving, hanno giocato al videogioco Tetris o sono stati messi in una condizione di controllo (...), che consisteva nel rimanere in attesa che il gioco si caricasse, cosa che non avveniva mai.

Ciò che i ricercatori hanno trovato e' che, dopo tre minuti di Tetris, il craving dei soggetti risultava ridotto del 24% se comparato alla condizione di controllo. Coloro che avevano giocato riportavano esperienze di craving meno vivide, meno frequenti e meno intense per tentazioni tipiche come il cibo, le sigarette e l'alcol.

 

L'idea di utilizzare Tetris come un distrattore si basa sulla teoria che le immagini visive siano molto importanti nel sostenere il craving per cibo, alcol, sigarette. Se la memoria visiva è impegnata in un'altra operazione, il craving risulterà ridotto in quanto la capacità della mente e' limitata. Previe ulteriori ricerche che comparino diverse tipologie di videogiochi e diversi ruppi di soggetti, lo studio potrebbe suggerire una modalità efficace per aiutare le persone a combattere il craving.

 

Il Professor Andrade ha commentato: "Avere la sensazione di potersi controllare e' un aspetto importante del rimanere motivati ad un risultato, e giocare a Tetris può potenzialmente aiutare le persone a mantenere l'autocontrollo quando il craving sopraggiunge. Si tratta di un qualcosa a cui una persona può rapidamente accedere, sia a casa sia al lavoro, e che va a sostituire la sensazione di stress causata dal desiderio stesso (...)"

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/03/3-minutes-of-tetris-reduces-cravings-for-drink-cigarettes-and-food.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Avete deciso di smettere di fumare, bere alcol o mangiare cibi poco salutari ma ogni tanto venite presi da un desiderio difficilmente controllabile di cedere a queste tentazioni? In termini tecnici questo desiderio irrefrenabile e' definito 'craving' e, se diviene una costante nelle nostre vite, non è molto diverso da quello sperimentato da soggetti dipendenti da droghe illegali.

 

Secondo una ricerca pubblicata nel 2014 sulla rivista Appetite, giocare per qualche minuto ad un videogioco come Tetris potrebbe aiutare a tenere a bada il craving per tentazioni tipiche, come cibo, sigarette ed alcol.

 

Come in ogni cosa, la giusta via di mezzo è quella da seguire: dopo avere postato tanti articoli su come si possa diventare dipendenti dai telefonini e dai giochi che vengono proposti tramite loro, ecco una ricerca che invece ne suggerisce un utilizzo in favore di un aumento del benessere.

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8 messaggi motivanti che spronano gli atleti professionisti

8 messaggi motivanti che spronano gli atleti professionisti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Avete mai immaginato di partecipare alle Olimpiadi? Siete lì, aspettate il vostro turno, e vi domandate cosa succederà... Tutto il lavoro che avete fatto vi ripagherà? I sacrifici dei vostri familiari varranno a qualcosa? L'orgoglio personale e familiare dipendono dalla vostra performance. E non solo, l'intera nazione conta su di voi (…) Ma, ehi, non fatevi opprimere! Certamente c'è una grossa pressione. Come fanno a gestirla gli atleti che partecipano al Super Bowl, alle Olimpiadi, alle World Series o ad altri importanti match? Gli allenatori, come aiutano i loro giocatori a mantenersi motivati e concentrati quando sono sotto stress?

 

Ecco 8 brevi messaggi motivazionali che i coach più famosi trasmettono ai loro atleti, e che gli atleti ripetono a loro stessi. Questi messaggi non sono utili soltanto per gli sportivi! (…)

 

1. “Fatelo per amore”. Ricordare a voi stessi quanto amate il vostro progetto, il vostro sport, la vostra squadra, può essere un potentissimo fattore motivante. (…) Phil Jackson, il rinomato allenatore di basket NBA, nel suo libro Eleven Rings, spiega il concetto in questo modo: focalizzatevi su qualcosa che amate e valorizzate più di voi stessi, come il vostro sport o il vostro team.

 

2. “Next play”. (…) Il motto “next play” (cioè, la prossima volta) ricorda ai giocatori di lasciare gli errori nel passato e focalizzarsi su quello che dovranno fare nel futuro. Questa filosofia, mantra di Coach K (Mike Krzyzewski), allenatore di basket della Duke University, aiuta gli atleti a non soffermarsi troppo a lungo sui loro errori di gioco. (…) Come descritto da Jeff Weiner, amministratore delegato di LinkedIn che ha adottato la filosofia del “next play”, significa questo: “(Coach K) grida “next play”, perché non vuole che la squadra si soffermi troppo a lungo su quello che è successo in quel momento. Non vuole che celebrino una magnifica schiacciata, e nemmeno che si lamentino del fatto che la squadra avversaria abbia appena rubato loro la palla ed eseguito un'azione veloce che le ha consentito con facilità di effettuare un tiro sotto-canestro. Puoi prenderti un momento per riflettere su quello che è appena accaduto, e probabilmente dovresti, ma non dovresti indugiarvi troppo a lungo e invece proseguire verso la prossima azione”.

 

3. “Ambite all'eccellenza, non alla perfezione”. Questo è il miglior motto per chiunque abbia delle attitudini perfezioniste che gli impediscono di concludere qualsiasi cosa. Come sottolinea Frank Carrol, allenatore di Gracie Gold, “ Non vince il perfetto pattinatore, ma il miglior pattinatore”. Accettare i fallimenti e gli ostacoli che si incontrano nella realizzazione dei propri progetti, è semplicemente parte del processo.

 

4. “Perché non tu? Perché non noi?”. Il quarterback dei Seattle Seahawks, Russell Wilson, desiderava da sempre di diventare un giocatore di football professionista, e nello specifico di condurre la sua squadra al Super Bowl. Si è sempre ricordato la domanda che suo padre gli poneva spesso “Perché non tu?”. Quando incoraggiava i suoi compagni di squadra dei Seahawks, trasformava la frase in “Perché non noi?” (I Seahawks hanno vinto il Super Bowl 2014). Credo che “Perché non io?” sia una domanda utile da porre a me stesso quando mi lamento che “qualcuno” dovrebbe fare “qualcosa” a proposito del terribile problema del____ (riempi gli spazi!). Mi chiedo “Perché non io?”. Se realizzassi di non avere le capacità o il tempo di dare un contributo alla causa, almeno smetterei di lamentarmene. Ma inizierei anche a pensare a quali piccole azioni potrei effettuare per risolvere il problema X.

 

5. “Create le migliori condizioni possibili per il successo, poi attendete il risultato”. (…) Una volta che vi siete preparati mentalmente e fisicamente per la vostra sfida, siete pronti per fare del vostro meglio – e il vostro meglio è la cosa migliore che potete fare.

 

6. “Coltivate un atteggiamento mentale dinamico, piuttosto che statico”. Molti giovani atleti ritengono che conti soltanto il talento - “O ce l'hai o non ce l'hai”. Come risultato, non eseguono tutto il duro lavoro necessario per colmare le proprie carenze, per affinare le proprie capacità verso l'eccellenza o per sviluppare quella resistenza mentale e quella flessibilità necessarie per riprendersi dal fallimento (e dal successo). (…) seguite il consiglio di Carol Dweck, autore di Mindset: “... trovate il successo nell'apprendimento e nel miglioramento, non soltanto nella vittoria”

 

7. “Utilizzate gli ostacoli come motivazioni”. Avete avuto una brutta giornata. Un brutto anno. Potete utilizzare i vostri fallimenti come punti di partenza verso il successo? Leggendo le pagine sportive, scoprirete che le squadre di qualsiasi disciplina usano una perdita importante per auto-motivarsi a migliorare l'anno successivo.

 

8. “Mantenete un dialogo interno incoraggiante”. (…) Il dialogo interno positivo deve essere adattato alle vostre personali predisposizioni (…), ma qui trovate alcuni mantra realistici da utilizzare: “L'ho già fatto prima; posso farlo di nuovo”, “Mi fiderò di me stesso”, “Qualsiasi cosa accada, farò del mio meglio”. (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/changepower/201402/8-great-motivating-messages-guide-superstar-athletes

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

 A partire dall'esperienza dei più grandi atleti (e dei loro allenatori), ecco 8 piccoli mantra che possono essere utilizzati da tutti per alimentare la propria motivazione al raggiungimento di un obiettivo importante.

 

 Il punto di partenza affinchè questi messaggi motivanti siano utili è che l'obiettivo in questione sia desiderabile, frutto di una scelta libera e ricco di valore per chi lo persegue. L'energia che ne deriva può consentire, se alimentata da un atteggiamento mentale positivo e non eccessivamente critico, di sostenere i grandi sforzi che tutti noi ci troviamo a mettere in campo nella realizzazione di un progetto importante.

 

Sul tema della motivazione, guarda anche l'intervista che ho fatto al collega Gennaro Romagnoli, dove viene fornito un pratico esercizio per accenderla e mantenerla in situazioni difficili. Lo trovi qui: http://www.youtube.com/watch?v=9W_EiG_GlXk&list=PLT9iKydtkPVIoPjJM-mL1Dj2aoSUFppbo&index=2

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7 ragioni per cui le persone hanno paura dell'amore

7 ragioni per cui le persone hanno paura dell'amore | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(…) Che ne sia consapevole o meno, la maggior parte di noi ha paura di innamorarsi davvero (…). Tutti noi adottiamo alcune difese, che, ad un qualche livello, riteniamo possano proteggerci dall'essere feriti. Tali difese possono fornirci una falsa illusione di sicurezza e tranquillità, ma ci impediscono di raggiungere quell'intimità che tanto desideriamo. Ma da cosa deriva la nostra paura dell'intimità? Che cosa ci frena nel trovare e far durare nel tempo l'amore che diciamo di volere?

 

1. Il vero amore fa sentire vulnerabili. Una nuova relazione è un territorio inesplorato, e molti di noi hanno comprensibilmente paura dell'ignoto. Permettere a se stessi di innamorarsi significa assumersi un rischio reale. Significa riporre una grande quantità di fiducia in un'altra persona, autorizzandola ad avvicinarsi a noi, cosa che ci fa sentire esposti e vulnerabili. Le nostre difese primarie vengono così messe alla prova. (…)

 

2. I nuovi amori risvegliano antiche ferite. Quando iniziamo una relazione, di rado siamo pienamente consapevoli dell'impatto che la nostra storia passata ha avuto su di noi. I modi in cui siamo stati feriti nelle nostre precedenti relazioni, a partire dall'infanzia, influenzano profondamente la nostra modalità di percepire le persone con cui entriamo in contatto, ed anche il nostro comportamento nelle relazioni amorose. Vecchie dinamiche negative ci rendono diffidenti nell'aprirci verso qualcuno di nuovo. Potrebbe essere che rifuggiamo l'intimità perché risveglia vecchi sentimenti di perdita, danneggiamento, rabbia o rifiuto. (...)

 

3. L'amore mette alla prova un'antica identità. (…) Tutti abbiamo una “voce critica interna”, che, dentro la nostra testa, può comportarsi come un coach crudele dicendoci che siamo inutili o immeritevoli di felicità. Questa voce critica prende forma a partire dalle nostre esperienze dolorose infantili e dagli atteggiamenti giudicanti a cui siamo stati precocemente esposti (…). Sebbene tali attitudini possano essere limitanti, col tempo, sono diventate parte di noi (…). Possono essere spiacevoli, ma anche rassicuranti per la loro familiarità. Quando un'altra persona ci vede in un modo diverso, amandoci ed apprezzandoci, possiamo perfino sentirci a disagio e metterci in una posizione difensiva, proprio perché questo si scontra con una rappresentazione di noi stessi consolidata nel tempo.

 

4. Alla vera felicità si accompagna il vero dolore (…). Non possiamo selettivamente non sentire la tristezza, senza diventare insensibili anche alla gioia. Quando capita di innamorarsi, possiamo esitare nel farci coinvolgere per paura della tristezza che ne potrebbe derivare.

 

5. L'amore è spesso asimmetrico. Molte persone possono esitare ad intraprendere una relazione perché sentono di “piacere troppo” all'altra persona. Si preoccupano del fatto che i loro sentimenti potrebbero non evolvere e l'altro potrebbe finire per sentirsi ferito o rifiutato. La verità è che l'amore è spesso sbilanciato, e che ogni persona lo sperimenta in misura maggiore o minore a seconda dei momenti. I sentimenti che nutriamo nei confronti di qualcuno sono una forza in costante evoluzione. (…) Dare spazio alla paura e al senso di colpa per quello che potremmo provare o meno, può impedirci di entrare in contatto con qualcuno che esprime un interesse nei nostri confronti e perfino frenarci nel costruire una relazione che potrebbe davvero renderci felici.

 

6. Le relazioni amorose possono indebolire il legame con la famiglia di origine (…). Esattamente come abbandonare un'antica identità, la separazione dalla famiglia di origine non è una questione fisica. Non significa letteralmente abbandonare la famiglia, piuttosto allontanarsene a livello emotivo – percependo noi stessi non più come bambini e differenziandoci dalle dinamiche negative che pesavano sulle nostre relazioni precoci e davano forma alla nostra identità.

 

7. L'amore risveglia paure esistenziali. (…) Quando ci innamoriamo, non solo ci scontriamo con la paura di perdere il partner, ma diventiamo più consapevoli della nostra mortalità. La nostra vita ha più valore e significato, perciò il pensiero di perderla diventa ancor più spaventoso. Nel tentativo di nascondere questa paura, possiamo focalizzarci su piccoli dettagli, innescando litigi con il partner, o, in casi estremi, interrompendo completamente la relazione. Raramente siamo consapevoli di quanto ci difendiamo da queste paure esistenziali. (…)

 

La maggior parte delle relazioni porta con sé una grande quantità di sfide. Divenire consapevoli della nostra paura dell'intimità e di come essa influenzi in nostro comportamento è un passaggio importante per costruire una relazione a lungo termine pienamente soddisfacente. (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/compassion-matters/201401/7-reasons-most-people-are-afraid-love

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Perché le relazioni falliscono? Come mai, nonostante desideriamo profondamente una relazione intima, possiamo non riuscire a portarla avanti? In questo articolo 7 delle ragioni principali per cui le persone temono l'amore... Esse hanno a che fare anche con alcune nostre paure profonde ed antiche, con le quali ritengo sia utile entrare in contatto per evitare che irrompano nella quotidianità senza che nemmeno ce ne accorgiamo, e, in definitiva, per essere realmente presenti nelle relazioni che viviamo.

 

Per vedere i fattori che facilitano invece una coppia a essere sana ti rimando al mio video:  http://www.youtube.com/watch?v=AQ-cVuF9dwM

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Adolescenti e la rete: decalogo per metterla in sicurezza

Adolescenti e la rete: decalogo per metterla in sicurezza | Parliamo di psicologia | Scoop.it
  1. I genitori devono accompagnare i figli, essere per loro interlocutori attivi. Non saranno mai al passo con generazioni che sono nate in Internet, ma possono dimostrarsi capaci di affrontare e condividere esperimenti/dubbi nelle situazioni più delicate.
  2.  La scuola non può escludere dai propri spazi la cultura digitale. Anche gli insegnanti devono essere (in)formati.
  3. I provider e le aziende che operano nella Rete devono continuare a cercare modi di agire in modo responsabile. Stabilire una strategia di autoregolamentazione che venga costantemente aggiornata.
  4.  La libertà nella Rete, di cui i nickname fanno parte, è una conquista e non va demolita a colpi di legge. Ma tutti, soprattutto i giovani, siano al corrente del fatto che l’anonimato – in caso di denunce – può essere smontato dalla polizia postale.
  5. Denunciare un cyberbullo è possibile. Ma uno strumento poco conosciuto è l’ammonimento del questore: a lui il compito di chiamare l’interessato e avvertirlo che è sotto osservazione. Spesso questa strada, che esclude azioni penali, risulta efficace.
  6.  Usare il gruppo come strumento per contrastare i cyberbulli. Aiutare i ragazzi a creare un contro movimento che dia sostengo a chi è stato preso di mira.
  7.  Creare consapevolezza tra i ragazzi: portarli a chiedersi, prima di pubblicare una frase o una foto, se la vorrebbero leggere/vedere se fosse riferita a loro.
  8. Mostrare ai più giovani i rischi di un uso disinvolto della Rete che lascia tracce difficilmente cancellabili nel tempo.
  9. Mostrare di condividere con i ragazzi le potenzialità positive della Rete. Di conoscenza, esperienza, vicinanza. Non cedere all’equazione della paura per cui rischio = danno.
  10. Avanzare a piccoli passi, consapevoli che siamo davanti a un cambio di paradigma. Che vecchie parole come regole, leggi, codice si sono svuotate. I rischi nella Rete costituiscono un problema aperto che va affrontato senza ideologie.
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Mi rendo conto che in questo periodo su internet trovo sempre più articoli inerenti il tema del rapporto tra le nuove tecnologie e i pre-adolescenti di oggi: trovo molto significativa questa nuova tendenza, e su ciò è importante interrogarsi.

Convinto dell'importanza di questo tema sono contento di dare spazio a queste notizie, soprattutto quelle come questa che sono molto pratiche e possono fornire spunti utili a modificare da subito il rapporto che adulti ed adolescenti intrattengono con la dimensione del "2.0"

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I 10 casi più estremi di disturbo ossessivo compulsivo della storia

I 10 casi più estremi di disturbo ossessivo compulsivo della storia | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (in inglese Obsessive-Compulsive Disorder o OCD) è stato nominato per la prima volta nel tardo diciannovesimo secolo, ma probabilmente esisteva nella storia umana da molto prima. Si tratta di un disturbo d'ansia caratterizzato da ossessioni (pensieri, dubbi o immagini ricorrenti che affliggono il soggetto e che da questo vengono percepite come invasive e inappropriate) che l'individuo tenta di neutralizzare con altri pensieri e comportamenti attuati ripetutamente (compulsioni). (…)

Eppure, la vecchia credenza secondo la quale ci sarebbe una linea sottile tra follia e genialità, potrebbe rivelarsi vera quando si tratta di OCD. (…) Moltissimi casi di OCD registrati o sospetti della storia hanno coinvolto grandi leader o innovatori.

 

Ecco 10 tra i casi più estremi di disturbo ossessivo compulsivo:

 

1. NIKOLA TESLA (1856 – 1943): Nikola Tesla è conosciuto come uno dei più grandi inventori del 20° secolo. Le fondamenta della moderna ingegneria elettrica, i raggi X, il radar e la radio sono tutte invenzioni frutto del suo notevole cervello. Tesla aveva una mente ossessiva. Da un lato, ciò contribuì alla sua infallibile memoria, aumentando di molto la sua capacità di concentrarsi sui suoi esperimenti; dall'altro, fece sì che Tesla soffrisse di sintomi cronici di disturbo ossessivo compulsivo. (…) Tesla era ossessionato dal numero 3, e prima di entrare in un edificio sentiva spesso il bisogno di camminare attorno al blocco per tre volte. Sconcertava i suoi ospiti stimando la massa di ogni pezzo di carne prima di portarlo alla bocca e contando i movimenti della sua mandibola mentre stava mangiando. Inoltre, usava sempre 18 tovaglioli e non mangiava mai da solo in compagnia di una donna. (…). I tratti OCD di Tesla, insieme alla sua tendenza ad isolarsi e ad altre stranezze, potrebbero essere collegati al sua celibato per tutta la vita, che lui sostenne lo aiutò molto a concentrarsi sui suoi esperimenti. (…)

 

2. JEAN (1903): Jean è stato un uomo di trentanni proposto come caso clinico dallo psichiatra francese Pierre Janet nel suo classico testo “Ossessioni e psicastenia” e un esempio memorabile di paziente OCD ossessionato dalla salute e dalla paura di morire. Nel resoconto, Janet riporta che il paziente sentiva la necessità di controllare in continuazione il proprio battito cardiaco e diventava molto ansioso alla minima irregolarità. Inoltre, nonostante fosse in buona salute, non era in grado di partecipare a funerali o di passare davanti al municipio della sua città quando gli annunci di morte erano in corso. Jean aveva anche un'ossessione riguardo i suoi genitali (…), a causa della quale passava giorni a spalmarsi pomate sulla quella zona.

 

3. IL CASO DI WILLIAM HAMMOND (1879): Questo caso è stato registrato dal neurologo e medico militare William Hammond e viene ricordato come uno dei primi resoconti dettagliati di lavaggio compulsivo della storia. La paziente in questione era una ragazza di 18 anni ossessionata dall'idea di poter essere “contaminata” dal contatto con qualcosa o qualcuno attorno a lei. L'ossessione della paziente era talmente forte da impedirle di entrare in contatto con qualsiasi superficie senza doversi poi lavare le mani. Secondo quanto riportato dalla madre, sarebbe arrivata anche a 200 lavaggi al giorno (e stiamo parlando del 19° secolo, un periodo storico in cui culturalmente non si era esigenti come oggi circa la pulizia) (…) Se interrogata circa la sua sintomatologia, la paziente era in grado di riconoscere che le sue compulsioni non avevano senso, ma non poteva smettere di attuarle. Questa esperienza è frequente nei soggetti con OCD.

 

4. MARTIN LUTERO  (1483-1546): E' un fatto poco noto che il leader riformista protestante Martin Lutero soffrisse di ossessioni e schemi ripetitivi di pensiero che hanno portato molti commentatori moderni a credere che fosse affetto da OCD. Lutero descriveva sentimenti di “lussuria carnale, ira, odio, invidia contro ogni fratello” che lo vessavano in continuazione e non lo lasciavano nonostante egli cercasse intensamente di eliminarli dalla sua mente. Inoltre sperimentava periodicamente pensieri blasfemi che lo lasciavano confuso e turbato. Uno dei classici sintomi del disturbo ossessivo compulsivo è proprio sperimentare immagini mentali incontrollabili che si impongono alla mente del soggetto contrariamente ai suoi desideri.

 

5. RICHARD WALLACE (1950): L'accumulo compulsivo è una manifestazione del disturbo ossessivo compulsivo che consiste nell'ingombrare uno spazio di vita di oggetti a tal punto da renderlo inabitabile. Un caso estremo di questo disturbo riguarda Richard Wallace, un uomo inglese con una collezione di spazzatura così grande che nel 2011 era arrivata a ricoprire una superficie più grande di casa sua. La spazzatura accumulata era così tanta da poter essere vista addirittura su Google Earth! I beni accumulati da Wallace includevano sei auto d'epoca arrugginite, pile di giornali di 34 anni, sacchetti di lattine vuote e bottiglie, un passeggino, teloni, vecchie porte e lavelli da cucina. Nel 2009, un alto funzionario al consiglio per la pianificazione di Mole Valle, consegnò al signor Wallace l’ordine di sistemare il proprio giardino ai sensi della legge Urbanistica locale. Ma il signor Wallace combatté l'ordine, rivolgendosi al tribunale per rivendicare il “diritto umano” di accumulare spazzatura sul proprio appezzamento di terra. Successivamente, con l'aiuto dei vicini, decise di lavorare sulla propria casa rimuovendo 30 tonnellate di spazzatura in un solo pomeriggio. Da allora ha chiesto un appuntamento con uno psicologo per affrontare i suoi problemi di accumulo.

 

6. ERNST LANZER, "L'UOMO DEI TOPI" (1907): Ernst Lanzer è stato uno dei primi pazienti di Sigmund Freud nel 1907 (…). Lanzer soffriva di una serie di pensieri ossessivi, il più importante dei quali riguardava la paura intensa che un'amica (che alla fine ha sposato) e suo padre potessero essere torturati utilizzando un antico supplizio cinese (...) in cui alcuni topi vengono indotti a farsi strada nell’ano dei criminali. Lanzer lamentava anche altri pensieri ossessivi, come quello di potersi tagliare la gola con un rasoio. A partire dall'interpretazione che Freud diede a questa sintomatologia (connettendola con sentimenti di ostilità inaccettabili nei confronti del padre), il famoso caso dell' “uomo dei topi” fu utilizzato come esemplificazione della nuova concezione della psichiatria offerta della psicanalisi. (…)

 

7. JOHANNA H (1895): Johanna H era una paziente seguita presso l'Università di Budapest che soffriva di gravi sintomi di disturbo ossessivo compulsivo. Dopo essere stata sposata per un anno, divenne ossessionata dall'idea che avrebbe potuto avere una relazione con qualcuno che aveva appena incontrato o visto. Nonostante fosse felicemente sposata e non avesse intenzione di tradire il marito, questa ossessione era così forte che se qualcuno le avesse detto che aveva fatto sesso con un uomo lei gli avrebbe creduto. Johanna creò per se stessa una cintura di castità della quale solo il marito aveva la chiave, in modo da non poter essere indotta in tentazione. Il suo psichiatra, il dottor Julius Donath, tentò di curare la sua condizione con l'ipnosi, ma Johanna H interruppe il trattamento dopo solo quattro sedute.

 

8. THOMAS "STONEWALL" JACKSON (1824-1863): Thomas "Stonewall" Jackson fu uno dei più brillanti comandanti della Guerra Civile Americana, ma anche uno dei più strani (…). Molti commentatori successivi hanno ipotizzato soffrisse di gravi sintomi OCD. Prima di diventare generale, Jackson era un istruttore presso il Virginia Military Institute, dove era considerato "spaventosamente cattivo”, soprattutto a causa del suo approccio ossessivo alla disciplina e per la sua incapacità di comunicare con gli studenti (…). La sua vita privata fu caratterizzata da eccentricità, ipocondria e ossessioni bizzarre, compresa la convinzione che le sue braccia fossero di lunghezza diversa. Per questo, aveva l'abitudine di sollevare il braccio “più lungo” in aria per bilanciare la sua circolazione. Tuttavia, nonostante il suo comportamento ossessivo, la leadership di Jackson portò ai Confederati moltissime vittorie.

 

9. MAD'LLE F (1838): Il caso della trentaquattrenne Mad'lle F è stato registrato dallo psichiatra francese Esquirol e, oltre ad essere bizzarro, è noto per essere il primo caso di disturbo ossessivo compulsivo descritto da un'autorità medica. All'età di 18 anni, lasciando casa di sua zia, Mad'lle F venne presa per la prima volta dall'idea ossessiva di potersi impossessare accidentalmente di qualcosa che apparteneva a un suo parente nascondendolo nel grembiule che indossava abitualmente. All'inizio, cercò di controllare questa idea intrusiva non indossando volontariamente il grembiule quando andava in visita alla zia; tuttavia, ben presto, accanto a questo sintomo Mad'lle sviluppò una serie complessa di ulteriori rituali. Al risveglio, la ragazza doveva strofinare i piedi per dieci minuti al fine di assicurarsi che nulla si fosse insinuato tra le sue dita o sotto le sue unghie. Inoltre, doveva scuotere ripetutamente le pantofole in modo da verificare che non ci si fosse infilato nulla di valore, e poi passarle alla sua cameriera in modo che lei stessa potesse controllare e darle conferma. Successivamente, sviluppò la compulsione di passare numerose volte il pettine tra i capelli per assicurarsi che nulla ci fosse rimasto intrappolato. (…) Lo stesso controllo doveva essere fatto anche su tutti i capi di abbigliamento. Come molti malati di OCD, Mad'lle F era molto consapevole del fatto che i suoi rituali fossero ridicoli, ma non era in grado di smettere di attuare i suoi controlli compulsivi. Non c'è da meravigliarsi, dunque, che Esquirol abbia descritto l'OCD come una sorta di “follia parziale”.

 

10. HOWARD HUGHES (THE AVIATOR) (1905 – 1976): Howard Hughes fu un leggendario aviatore, regista e uomo d'affari vissuto a metà del 20° secolo (…). La sua ossessività ad armeggiare con gli oggetti meccanici (…) potrebbe essere stata correlata ai sintomi OCD che sviluppò più tardi nella vita. Questi sintomi includevano una morbosa paura dei germi e la sua ossessione per i piselli, che ordinava nel piatto per dimensione. Sebbene Hughes avesse sofferto di sbalzi d'umore e di pensieri ossessivi fin da quando era giovane, la sua sintomatologia peggiorò notevolmente nel 1946, dopo un incidente aereo che gli fu quasi fatale. Nel 1947, si rifiutò di lasciare la sua sala di proiezione per quattro mesi, vivendo unicamente di latte, cioccolata e pollo ed espletando i suoi bisogni nei contenitori vuoti. Inoltre, diede ordine ai suoi aiutanti di non rivolgergli la parola a meno che egli non gliel'avesse chiesto specificatamente. Verso la fine della sua vita, le condizioni di Hughes peggiorarono notevolmente e l'ex donnaiolo cominciò a rifuggire ogni contatto sociale. Al momento della sua morte per insufficienza renale, la barba e le unghie avevano assunto una lunghezza fuori controllo (forse a causa della sua avversione ad essere toccato) rendendolo praticamente irriconoscibile. (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale http://www.schoolpsychologistfiles.com/10-most-extreme-cases-of-ocd-in-history°;

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Arrivare a lavarsi le mani 200 volte al giorno per combattere il pensiero costante di poter essere contaminati.. avere una fissa per uno specifico numero e sentire l'impulso di ripetere alcune azioni della vita quotidiana quell'esatto numero di volte.. accumulare oggetti di scarso valore fino ad esserne sepolti... Sono tutte possibili manifestazioni del disturbo ossessivo compulsivo.

 

In questo articolo sono raccontati 10 dei casi più estremi di questo disturbo, molti dei quali hanno necessitato l'intervento dei più celebri terapeuti di ogni epoca.

 

Ma non preoccupatevi, rivolgersi ad uno psicologo può andare bene anche per casi molto più normali! Ecco un video dove spiego con tre aneddoti in cosa consista il ruolo dello psicologo https://www.youtube.com/watch?v=pafHNx1AEow

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Usa choc: fai molti Selfie? Secondo l'APA soffri di disturbi mentali

Usa choc: fai molti Selfie? Secondo l'APA soffri di disturbi mentali | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) Ebbene, sì: la parola dell’anno 2013 adesso sta per un disturbo che manifesta profonde insicurezze insite in chi è diventato amante dell’autoscatto prontamente postato sui social network. A diffondere la notizia non è il solito blog scandalistico dalle fonti al solito inattendibili, ma niente meno che il riferimento di maggior rilevanza nella pratica psicologica.

 

L’American Psychological Association, ente di riferimento internazionale per gli psicologi di tutto il mondo, ha definito una nuova patologia per chi manifesta disturbi mentali nell’ossessione per i selfie. Gli autoscatti utilizzati in tutti i social network come personale ed intima forma d’espressione sembrano essere considerati il sintomo di gravi carenze di autostima. La nuova patologia è stata chiamata “Selfitis”, che in italiano corrisponde a: “Selfite”. Di fatto, gli psicologi dell’APA hanno localizzato nei soggetti che soffrono di questa psicopatologia un vero e proprio bisogno ossessivo compulsivo di scattare foto a se stesso per pubblicarle sui social network, principale veicolo dei selfie.

 

Ciò avviene, per dirla tutta, al fine di colmare lacune della propria psiche legate all’intimità della persona. L’APA ha persino creato una scala che permetta agli psicologi di graduare la gravità del disturbo e, quindi, anche il tipo di approccio verso i soggetti che ne sono affetti. Sono stati individuati tre principali divisioni: borderline, acuta e cronica.

 

Nel primo caso rientra chi scatta un minimo di tre selfie al giorno, senza pubblicarli online, mentre chi opta per la pubblicazione di tutti i propri selfie giornalieri rientra nel secondo caso. Raggiunge la massima gravità il paziente cronico, attanagliato da un desiderio irrefrenabile di pubblicare più di sei volte al giorno le proprie foto, senza riuscire a trattenersi. (...)

Leggi tutto l'articolo: http://www.vnews24.it/2014/04/05/apa-selfie-disturbi-mentali/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

La moda sta esplodendo anche declinata in direzioni veramente imbarazzanti: non solo come vanto per le proprie prestazioni sessuali ma anche come scherno verso i meno fortunati barboni della città.

Questo comportamento prima di venire etichettato con il nome di una nuova diagnosi deve innanzi tutto essere compreso nel contesto di oggi, dove le nuove tecnologie ci spingono a fare cose senza pensare alle loro conseguenze.

Questi strumenti sono ormai prolungamenti del nostro corpo e del nostro disagio interiore e relazionale: è su questa dimensione che occorre presto provvedere a mettere in campo una forte campagna preventiva.

In questo video alcune delle conseguenze negative che rischiamo di non considerare nell'utilizzo dei social network e più in generale delle nuove tecnologie.

https://www.youtube.com/watch?v=t-t8uumISkY

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Sai come chiedere scusa? 6 step per farlo in modo efficace

Sai come chiedere scusa? 6 step per farlo in modo efficace | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Perchè quando qualcuno fa qualcosa che ferisce i nostri sentimenti o ci fa arrabbiare, sentiamo la necessità di ricevere delle scuse?

 

Quando qualcuno ci offende, vogliamo che la persona in questione capisca che con quell'azione ci ha feriti. Se le scuse arrivano, desideriamo anche sentirle sincere e che l'altra persona sia veramente dispiaciuta per aver urtato i nostri sentimenti. E ancora, abbiamo bisogno che quella persona ci assicuri che non lo farà nuovamente.

 

Dall'altra parte, una persona che realizza di aver agito ingiustamente nei confronti di qualcuno, sente l'esigenza di scusarsi. Si inizia con le parole, ma le parole non sono sufficienti. Ciò che la persona offesa desidera veramente è un comportamento diverso. Chiedere scusa, infatti, è la promessa di una cambiamento, la cui prova si ha solo nel momento in cui i comportamenti vengono modificati. Scuse e ammissioni di colpa non supportate da azioni possono peggiorare le cose, invalidando ulteriormente la parte lesa. (...)

 

Se date importanza ai sentimenti delle persone con le quali avete delle relazioni, se volete mantenere nel tempo queste relazioni e se volete migliorare la vostra autostima, allora presto o tardi dovrete imparare l'arte di chiedere scusa.

 

Ecco 6 step per chiedere scusa in maniera efficace:

 

1. Siate realmente dispiaciuti per aver ferito l'altra persona - Anche se ricevere lo stesso comportamento non vi avrebbe feriti, comprendete che invece l'altra persona ne è stata colpita e considerate che i suoi sentimenti sono importanti per voi.

 

2. Riconoscete il male fatto e assumetevi la responsabilità dell'errore compiuto - Descrivere in modo specifico ciò che è successo e mettete in chiaro che avete capito che cosa ha ferito il vostro interlocutore. Convalidate i sentimenti dell'altra persona riprendendo come sono andate le cose e commentando le vostra responsabilità. Ad esempio, dite qualcosa come: "Sono veramente dispiaciuto per XYZ, e per il modo in cui ti ho fatto sentire. Non avrei dovuto farlo. Cosa posso fare per rimediare?" 

 

3. Impegnatevi a non lasciare che accada di nuovo - Fate in modo che la persona capisca che avete imparato da quell'errore e che cambierete quel comportamento. Fornite informazioni specifiche su ciò che avete capito e che cosa farete in modo diverso. (...)

 

4. Esprimete apprezzamento per il fatto di avere l'altra persona nella vostra vita - Dite alla persona che avete ferito quanto importante sia il vostro rapporto.

 

5. Chiedete perdono - Facendo una richiesta di perdono, state rinforzando il messaggio che la relazione è importante per voi. Inoltre state permettendo che sia la persona offesa a decidere l'esito della conversazione (…). Tenete presente che la parte lesa può aver bisogno di un certo tempo per decidere, soprattutto se l'offesa è importante.

 

6. Procedete attuando un comportamento migliore - Per riconquistare la fiducia dell'altra persona, siate fedeli alla parola data e sforzatevi di modificare il vostro comportamento. Chiedetevi: “Qual è il mio piano per garantire che questo comportamento non accadrà di nuovo?”. Le buone intenzioni spesso non sono sufficienti per modificare un comportamento abituale. Dovete essere consapevoli e impegnati. Mettere qualcosa per iscritto, anche solo una nota che vi ricordi il vostro impegno, può aiutare a rimanere concentrati sul vostro proposito e a non scivolare inconsapevolmente verso il comportamento “incriminato”.

 

Vai alla fonte in lingua originale http://www.psychologytoday.com/blog/mindful-anger/201404/do-you-know-how-say-sorry

 

 

 Aggiungerei all'articolo alcuni suggerimenti che mi sembra possano completare la visione sull'argomento:

 

a) Non continuate a chiedere alla persona che avete offeso se è arrabbiata con voi. Questo sposterà nuovamente il focus su di voi facendomi sembrare impazienti ed egoisti. Perdonare necessita di tempo.

 

b) Limitarsi a dire “ti prego perdonami” non equivale a chiedere scusa. Non avete neppure ammesso di aver sbagliato! Piuttosto, mostratevi realmente dispiaciuti per ciò che avete fatto e desiderosi di rimediare.

 

c) Non sembrate irritati durante le scuse. Questo farà credere alla parte lesa che vi state scusando solo perché dovete, ma che non siete sinceri.  

 

d) Non cercate di convincere l'altra persona a perdonarvi parlando di quanto state male per quello che avete fatto. Le scuse non devono riguardare il vostro senso di colpa, il vostro dolore, la vostra ansia, la vostra solitudine mentre aspettate di essere perdonati. Riguardano solo l'altra persona.

 

e) Assumetevi la responsabilità dei vostri errori con frasi chiare e dirette come: “Mi dispiace di averti offeso”. Non dite: “mi dispiace che tu ti sia sentito offeso” o “mi dispiace per le cose che ti hanno offeso”: queste formule potrebbero non implicare una vera presa di responsabilità rispetto alla situazione. Potrebbero addirittura far passare il messaggio che pensate sia colpa dell'altra persona che si offende troppo facilmente.

 

f) Se le vostre scuse vengono accettate, non cedete alla tentazione di fornire delle giustificazioni alla fine. Piuttosto, ingegnatevi su come rendere migliore l'intesa ritrovata, ad esempio dite: “Andiamo a pranzo uno di questi giorni. Offro io. Mi manca parlare con te”.

 

g) Se le vostre scuse non vengono accettate, siate pazienti: le persone potrebbero necessitare di un po' di tempo per calmarsi. Ringraziate l'altra persona per avervi ascoltato e lasciate aperta la possibilità di una riconciliazione futura. Potreste dire ad esempio: “Capisco che tu sia ancora arrabbiato con me, ma grazie per avermi dato la possibilità di scusarmi. Se cambierai idea, chiamami”.

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

A tutti può capitare di fare delle azioni che possono ferire i sentimenti di persone significative. Qualche volta può accadere che, anche se siamo dispiaciuti, non riusciamo ad esprimerlo nel modo più opportuno. D'altra parte, scusarsi non è una cosa facile. Vi propongo un articolo, che ho integrato con alcuni suggerimenti, per imparare a chiedere scusa in modo efficace.

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A due anni già usano il tablet Troppo presto o serve a imparare?

A due anni già usano il tablet Troppo presto o serve a imparare? | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(...) un articolo del New York Times riporta i risultati di una recente inchiesta svolta su 1.463 genitori di bambini, nativi digitali inferiori agli 8 anni.

(...) Il 38% degli americani sotto i due anni ha già usato iPhone e tablet (la stessa percentuale, due anni fa, era riferita ai piccoli con meno di otto anni). In media trascorrono davanti a vari schermi (tv, computer, iPhone e tablet vari) un?ora sotto i due anni, due ore dai 2 ai 4 e due ore e 20 minuti dai 5 agli 8.

(...) Certo fa comodo ai genitori, sempre più affannati, affidare i figli alla baby sitter digitale, ma pediatri e psicologi sono d'accordo nel non esagerare: il troppo provoca dipendenza. (...) Alcuni educatori escludono del tutto queste precoci performance, altri le apprezzano come manifestazione di intelligenza, efficienza, attualità.

(...)Utilizzarli in modo appropriato comporta che i genitori diventino attenti e competenti. Per la televisione si è fatto molto in questo senso, invece per i tablet, nati nel 2010, si comincia soltanto ora. Ma credo che i genitori, se si assumono le proprie responsabilità, siano in grado di prendere provvedimenti adeguati senza affidarsi alle scorciatoie del «tutto o niente».

In fondo si tratta di modernizzare l'eterna funzione delle favole. Leggere insieme è sempre stato un modo per comunicare, conoscere, condividere sentimenti ed emozioni. Soltanto che ora i libri sono diventati interattivi e i bambini, invece di ascoltare soltanto possono, con un tocco, far apparire immagini, suoni, animazioni. Sarà un modo per conoscerli meglio e aiutarli ad esprimersi sino a diventare essere stessi narratori e illustratori delle loro fantasie.

Poiché l'esperienza è particolarmente coinvolgente, va somministrata a piccole dosi, in un luogo tranquillo e in un momento opportuno, quando l'adulto può star davvero accanto al più piccolo, non soltanto fisicamente ma psicologicamente.

(...) Un genitore partecipe e attento sa che cosa va bene, non in generale, ma per suo figlio. Se ha occhi per osservare e orecchi per ascoltare non avrà difficoltà a comprendere ciò che diverte, insegna e aiuta a crescere, rispetto a tanti messaggi inutili o nocivi.

(...) Credo che anche in questo ambito valga il suggerimento che sono solita rivolgere agli educatori: tra i «no» che bloccano i desideri e i «sì» che cedono a volontà spesso tiranniche, affidatevi ai «sì ma», a risposte che riconoscono la voglia di crescere e, al tempo stesso, pongono dei limiti alle pretese dell'onnipotenza infantile. 

Leggi qui tutto l'articolo: http://archiviostorico.corriere.it/2013/ottobre/29/due_anni_gia_usano_tablet_co_0_20131029_19cc938a-4068-11e3-b1ae-fd24038200fb.shtml

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Sempre brava e mai banale SIlvia Vegetti Finzi a centrare la questione offrendo spunti pratici in merito ai comportamenti da tenere. In questo articolo parlando del rapporto tra nativi digitali e nuove tecnologie mette subito a fuoco l'importanza dell'adulto in questa relazione, che deve essere al fianco dei  ragazzi e imparare assieme a loro a conoscere questi strumenti.

In questo modo diventeranno anche loro un pretesto conversazionale tra le due generazioni, permettendo così di diminuirne la distanza e rinsaldare il rapporto.

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Moreno Mattioli - morenomattioli.wordpress.com's curator insight, March 28, 3:29 AM

Alcune considerazioni per i genitori su come educare i figli (anche i più piccoli) all'utilizzo dei Tablet e in generale dei nuovi dispositivi tecnologici.

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Le 12 leggi delle emozioni

Le 12 leggi delle emozioni | Parliamo di psicologia | Scoop.it

(…) Una ricerca psicologica ha suggerito che le nostre emozioni seguano alcune regole generali. Il Professor Nico Frijda ha proposto 12 leggi che governerebbero il funzionamento delle nostre emozioni (Fridja, 2006). Sebbene in ogni legge che si rispetti esistano delle eccezioni, queste linee guida sono state sintetizzate in molti anni di ricerca psicologica e il più delle volte si sono rivelate vere.

 

1. LA LEGGE DEL SIGNIFICATO SITUAZIONALE - Le prima legge dice che le emozioni derivano dalle situazioni. Generalmente gli stessi tipi di situazione elicitano gli stessi tipi di risposta emotiva. La perdita ci addolora, il guadagno ci rende felici e le cose spaventose ci rendono timorosi (questo avviene nella maggior parte dei casi – per le eccezioni consulta le altre leggi)

 

2. LA LEGGE DEL COINVOLGIMENTO  - Sentiamo le emozioni quando siamo preoccupati per qualcosa, quando abbiamo un particolare interesse per ciò che accade, che sia un oggetto, noi stessi o un'altra persona. Le emozioni nascono da particolari obiettivi, motivazioni o preoccupazioni. Quando non siamo coinvolti, non sentiamo nessuna emozione.

 

3. LA LEGGE DELLA REALTA' APPARENTE  - Qualunque cosa ci sembri reale (anche se oggettivamente può non esserlo), può suscitare una risposta emotiva. In altre parole, il modo in cui valutiamo o interpretiamo una situazione governa l'emozione che sentiamo (confronta questa legge con la 11 e la 12). (…) Se qualcosa non ci sembra reale o evidente, è più difficile essere emotivi. Ad esempio, il dolore che sperimentiamo quando la perdita di una persona ci viene comunicata da qualcun altro è minore rispetto a quello provato quando prediamo il telefono per chiamare quella persona e ci ricordiamo che non c'è più. E' lì che la consapevolezza di quella perdita diventa davvero reale.

 

4, 5 e 6. LE LEGGI DEL CAMBIAMENTO, DELL'ABITUAZIONE E DEL SENTIMENTO COMPARATIVO  - La legge dell'abituazione si riferisce al fatto che nella vita ci abituiamo alle circostanze, qualunque esse siano (in gran parte vero, ma consulta le leggi 7 e 8). Le emozioni, comunque, rispondono molto più prontamente al cambiamento (legge del cambiamento). Ciò fa sì che noi confrontiamo in continuazione ciò che ci succede con un nostro sistema di riferimento (ciò a cui siamo abituati), con la conseguenza che le nostre emozioni tendono a rispondere più facilmente ai cambiamenti che sono relativi a questo quadro di riferimento (legge del sentimento comparativo).

 

7. LA LEGGE DELL'ASIMMETRIA - Ci sono alcune circostante terribili a cui non ci si abitua mai. Se le cose vanno male, è quasi impossibile sfuggire a sentimenti negativi come la paura e l'ansia. Invece, purtroppo, le emozioni positive sbiadiscono con il passare del tempo. Non importa quanto siamo innamorati, quanto ingente sia la vincita alla lotteria che abbiamo realizzato, quanto ci siamo divertiti ad una serata con gli amici, le emozioni positive come il piacere scivolano sempre via. (ndr: questa legge ha un importante significato evolutivo: tenere a mente le emozioni negative, rispetto a quelle positive, può risultare utile alla nostra sopravvivenza)

 

8. LA LEGGE DELLA CONSERVAZIONE DEL MOMENTO EMOZIONALE -  Purtroppo il tempo non guarisce tutte le ferite o se lo fa, lo fa solo indirettamente. Gli eventi possono conservare il loro potere emozionale nel corso degli anni, a meno che tali eventi non siano rivissuti o rielaborati e, di conseguenza, rivalutati. E' questa (…) ri-definizione che riduce la carica emotiva di un evento. Questo è il motivo per cui eventi che non sono mai stati rivalutati, ad esempio l'essere stati respinti da una persona amata, possano conservare il loro potere emozionale per molto tempo.

 

9. LA LEGGE DELLA CHIUSURA - Il modo in cui rispondiamo alle nostre emozioni tende ad essere assoluto. Spesso questa modalità conduce ad agire in modo impulsivo, senza accettare di mettere in discussione il nostro punto di vista. In altre parole, le risposte emotive sono chiuse ad altre alternative (…). Le emozioni ci prendono e ci inviano prepotentemente lungo un percorso, fino a quando un’emozione diversa ci indirizza verso il percorso opposto.

 

10. LA LEGGE DELL'ATTENZIONE ALLE CONSEGUENZE - Le persone sono portate naturalmente a considerare le conseguenze delle loro emozioni e a modificare le loro reazioni. Per esempio, la rabbia può scatenare sentimenti violenti verso qualcuno, ma generalmente le persone si astengono volenti o nolenti dall'accoltellare il prossimo. Piuttosto, per sfogare quella rabbia, potrebbero ferirsi tirando un pugno contro il muro o fumarsi cento sigarette... Insomma, le emozioni possono certamente dettare un tipo di risposta, ma le persone, di solito, cercano di modulare la portata di tali reazioni.

 

11 e 12. LE LEGGI DEL CARICO MINORE E DEL GUADAGNO MAGGIORE - Abbiamo già detto che l'impatto emotivo di un evento o situazione dipende dalla sua interpretazione (…). La legge del carico minore dice che le persone tendono ad utilizzare re-interpretazioni per ridurre le emozioni negative. Ad esempio, possiamo ridurre la paura della crisi economica illudendoci che non ne saremo interessati. E' vero anche il contrario: ogni volta che una situazione potrà essere reinterpretata per un guadagno emozionale positivo, lo sarà. (…) Ad esempio, il dolore può essere utilizzato per ottenere aiuto, la paura per evitare di esporsi a compiti difficili o pericolosi.

 

Vai alla fonte in lingua originale   http://www.spring.org.uk/2008/12/12-laws-of-emotions.php;

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Nel mio lavoro mi capita spessissimo di parlare di emozioni, in quanto una delle principali dimensioni (se non la principale) dell'esistenza umana.

 

Interessante questo contributo del Prof Nico Frijda, che ha delineato 12 leggi generali che governano il funzionamento di base delle nostre emozioni.

 

Esaminare questi 12 spunti nella propria vita può aiutarci a sviluppare la nostra intelligenza emotiva, un aspetto dell'intelligenza legato alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni.

 

Sul tema delle emozioni, non perdere inoltre l'intervista che ho fatto a Diego Ingrassia, esperto italiano di comunicazione non verbale, dove parliamo competenza emotiva. La trovi qui: https://www.youtube.com/watch?v=D-f6-tY4mgg&index=2&list=PLF7rhru7cH2G1Y8dGCOLmz9rNtVJhW7Hr

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Le 12 sindromi psichiche più strabilianti

Le 12 sindromi psichiche più strabilianti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I deliri possono variare per contenuto e intensità (da episodi transitori a malattie mentali incurabili), ma tutti hanno in comune una particolarità: non essere connessi con la realtà. I deliri non ascoltano la ragione e non sono legati a fatti reali.

 

Ecco qui 12 pensieri deliranti tra i più bizzarri:

 

1. SINDROME DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE: Chiamato così a seguito della pubblicazione del racconto di Lewis Carroll, questo delirio altera la percezione dello spazio e del tempo. Chi soffre di questa sindrome può vedere gli oggetti molto più grandi o molto più piccoli di quanto siano in realtà. Inoltre queste persone trovano difficoltoso giudicare il tempo che scorre. Questo delirio non è necessariamente associato a malattie mentali, le persone possono riportare esperienze simili soprattutto da bambini o prima di addormentarsi. Spesso questo delirio può essere causato da emicrania, della quale Lewis Carroll soffriva e che probabilmente ha ispirato la scrittura del racconto.

 

2. SINDROME DI COTARD: Anche conosciuta come “Sindrome dei cadaveri che camminano”, questa patologia porta la persona a credere di essere morta, di non esistere più oppure di aver perso tutti gli organi interni. Tipicamente chi soffre di questa patologia arriva a negare totalmente di esistere, cosa che comporta molta difficoltà a trovare un senso alla realtà. Le persone con la Sindrome di Cotard iniziano gradualmente a ritirarsi dalla vita sociale e a non prendersi più cura di loro stesse. Questo delirio è spesso riscontrato in pazienti affetti da schizofrenia.

 

3. DELIRIO DI CAPGRAS: Il delirio di Capgras è la credenza che le persone familiari siano state sostituite da sosia-impostori, che appaiono identici che ma non sono le stesse persone. Il delirio prende il nome dal fisico francese Capgras che per primo descrisse questa condizione mentale. Capgras è spesso associato a schizofrenia, tuttavia questo delirio può essere dovuto anche a un trauma cerebrale o a demenza.

 

4. FOLIE A DEUX: Meglio conosciuta nel mondo medico con il nome di “disturbo psicotico condiviso”, letteralmente significa “pazzia condivisa tra due persone”. Viene diagnosticata quando due o più persone vivono talmente a stretto contatto da condividere i deliri.

 

5. INSERZIONE DEL PENSIERO: Consiste nella credenza che i pensieri nella testa della persona non siano i propri, ma provengano da un’altra persona conosciuta, che dunque esercita una condizione di controllo. Il delirio di inserzione del pensiero è spesso uno dei sintomi più frequenti nella schizofrenia.

 

6. SINDROME DI PARIGI: Questa sindrome corrisponde all’esperienza che vivono alcuni turisti che, in visita alla Parigi, rimangono delusi in quanto la Città della Luce non soddisfa le loro aspettative. Questi turisti hanno allucinazioni, deliri di persecuzione, ansia e altri sintomi somatici. Sebbene sembri una barzelletta, ogni anno almeno una ventina di turisti giapponesi vengono ricoverati proprio per questa sindrome. Alcuni medici fanno risalire la causa a uno shock culturale, in quanto i giapponesi idealizzano fortemente Parigi. Il trattamento consiste nel ritornare a casa.

 

7. SINDROME DI GERUSALEMME: Parigi non è la sola città a causare sintomi psicotici transitori ai turisti. Alcune persone in visita a Gerusalemme possono diventare ossessionate dalla città (...). Riportano sintomi ansiosi, iniziano ad indossare tuniche, a cantare inni e declamare versi della Bibbia. Alcuni addirittura iniziano a proclamare sermoni in pubblico. Ogni anno il numero di persone ricoverate a causa di questa sindrome si aggira intorno a 40 turisti. Come per la sindrome di Parigi, il trattamento consigliato è il rientro a casa.

 

8. SINDROME DI OTELLO: E’ la forte convinzione di essere vittime di un tradimento da parte del proprio partner, nonostante non ci sia nessuna evidenza in merito. E’ molto più di una semplice gelosia, infatti queste persone riportano pensieri ossessivi circa l’infedeltà del/della compagno/a. Controllano continuamente gli spostamenti, gli indumenti, le borse del proprio partner, li interrogano e in casi estremi arrivano persino ad atti di violenza.

 

9. SINDROME DI EKBOM: Questa sindrome è una forma molto grave di ipocondria, in quanto la persona crede di essere infestata da parassiti. Prende il nome dal neurologo svedese Karl Axel Ekbom, il primo a descrivere questa forma terrificante di delirio.

 

10. LICANTROPIA: E’ la convinzione di essere in procinto di trasformarsi in un animale.Non solamente in lupi: alcune persone hanno riportato la forte convinzione di stare per trasformarsi in rane, gatti, cavalli, uccelli, iene e persino api. Si tratta comunque di una condizione molto rara.

 

11.PARAMNESIA REDUPLICATIVA: Questa patologia solitamente è causata da traumi cerebrali; la persona crede fermamente che il luogo dove si trova sia stato duplicato e spostato in un altro posto. Soprattutto i soldati con lesioni cerebrali riportano di credere che l’ospedale nel quale vengono ricoverarti si trovi nella loro città natale, quando in realtà è in tutt’altro luogo. Questa condizione condivide alcune caratteristiche con le sindromi di Cotard e Capgras in quanto la persona crede che alcune persone, luoghi o cose siano state sostituite, trasformate, spostate.

 

12. SINDROME DEI DOPPIONI: Le persone che soffrono di questa sindrome sono convinte che esista un doppione di loro stesse, identico a loro ma con differente personalità e con una vita propria. Alcune volte il doppione può essere uno straniero, altre volte un membro della famiglia. Questi pazienti possono diventare furiosi perchè qualcuno gli ha rubato il loro aspetto esteriore, fino ad arrivare ad attacchi fisici. Questa sindrome è osservata in persone con disturbo bipolare e schizofrenia, sebbene sia molto rara.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2014/03/12-most-mind-blowing-mental-delusions-and-syndromes.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Che cosa sono la sindrome di Parigi, la licantropia, la sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie e l'amnesia reduplicativa?

 

In questo articolo sono raccolte e raccontate 12 tra le sindromi mentali più strane e sorprendenti, il cui filo conduttore è la presenza di deliri, ossia convinzioni sulla realtà errate, non condivisibili e persistenti nonostante le evidenze contrarie.  

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I 10 ingredienti della felicità

I 10 ingredienti della felicità | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Un'indagine pubblicata nel Marzo 2014 da alcuni psicologi, studiosi del tema della “felicità”, ha identificato “10 segreti per vivere felici” (...)

 

Inaspettatamente, gli psicologi dell'Università di Hertfordshire che hanno condotto la ricerca, hanno rilevato che la caratteristica che correla più strettamente con l'essere felici e soddisfatti della vita nella sua interezza è l'accettazione di sé.

 

Sfortunatamente, l'accettazione di sé è anche “l'abitudine felice” meno praticata dai partecipanti dello studio. (…)

 

Attraverso un'esauriente ricerca, gli psicologi (...) hanno identificato anche 3 azioni positive che possono accrescere i livelli di auto-accettazione.

- Siate gentili con voi stessi esattamente come lo siete con gli altri. Considerate i vostri errori come opportunità per imparare. Fate caso alla cose che riuscite a fare bene, perfino a quelle più piccole.

- Chiedete ad un amico fidato o a un collega di elencare i vostri punti di forza o quello che gli altri amano di voi.

- Passate un po' di tempo tranquilli in compagnia solo di voi stessi. Sintonizzatevi con i vostri sentimenti e cercate di far pace con voi stessi.

 

(…) Le dieci “abitudini felici” identificate dagli psicologi di Hertfordshire (...) costituiscono l'acronimo GREAT DREAM. (…)

 

Giving – Fare cose per gli altri

Relating – Relazionarsi con altre persone

Exercising – Prendersi cura del proprio corpo

Appreciating – Prestare attenzione al mondo che ci circonda

Trying out – Imparare cose nuove

Direction – Stabilire degli obiettivi verso cui tendere

Resilience – Trovare strategie per ripartire

Emotion – Adottare un approccio positivo

Acceptance – Essere a proprio agio con se stessi

Meaning – Essere parte di qualcosa di più grande.

 

In questo studio sulla “felicità” sono state intervistate 5000 persone, alle quali è stato chiesto di valutare in che misura praticassero queste 10 abitudini, attribuendosi per ognuna un punteggio da 1 a 10. La ricerca ha inoltre valutato quali tra queste abitudini fossero più strettamente connesse con la soddisfazione di un individuo rispetto alla propria esistenza nel complesso. Tutte queste 10 abitudini risultano fortemente connesse alla soddisfazione rispetto alla propria vita, ma l'accettazione di sé risulta essere l'attitudine significativamente più predittiva della felicità. (…)

 

AUTO-ACCETTAZIONE vs AUTO-MIGLIORAMENTO: UN'ARMA A DOPPIO TAGLIO. Un potenziale paradosso risiede nel fatto che dirsi “Sono ok al 100%” e “Sono fatto così” può essere estremamente positivo, ma, allo stesso tempo, credere che “Vado bene esattamente come sono” può giustificare un eccesso di compiacenza verso se stessi e condurre ad un punto morto. Il confine tra auto-accettazione ed apatia è molto sottile. È importante identificare specifiche scelte di vita, abitudini e tratti caratteriali che dovreste accettare serenamente, ed essere altrettanto oggettivi riguardo le cose sulle quali vi piacerebbe lavorare, o che desiderereste migliorare. Trovare la “giusta via di mezzo” tra auto-accettazione e auto-miglioramento richiede che siate onesti e compassionevoli nei confronti di voi stessi, riconoscendo che nessuno è perfetto, ma anche che ognuno può crescere e migliorarsi sotto alcuni punti di vista. (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale http://www.psychologytoday.com/blog/the-athletes-way/201403/10-keys-happier-living-based-self-acceptance

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Qual è il segreto della felicità? L'amore? Il successo? Il denaro? La gratificazione professionale? Niente di tutto ciò, secondo una nuova ricerca datata marzo 2014. La “ricetta della felicità” avrebbe poco a che fare con ciò che possiamo trovare nel mondo esterno, e molto di più con abitudini, attitudini e predisposizioni personali che possiamo coltivare e allenare. Nell'articolo sono elencati i 10 “ingredienti” della felicità, il più importante dei quali sarebbe l'accettazione di sé. A ben vedere, l'amore verso se stessi sembra essere davvero l'amore più importante di tutti.

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Il web e le nuove frontiere dello spaccio: se anche la droga viaggia sui droni

Il web e le nuove frontiere dello spaccio: se anche la droga viaggia sui droni | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Le chat dei giochi più usati sugli smartphone (Ruzzle, per dirne uno) sono sempre più utilizzate dai giovanissimi per comunicare col proprio spacciatore, essendo percepite come più 'sicure' rispetto alla classica telefonata, alle email, ma anche rispetto ai più diffusi servizi di instant messaging come Skype e Whatsapp.

E' quanto emerge da un'analisi della startup Appstorming, che si è servita della sua rete di 'Cool Hunter' sparsi per il mondo.

Le chat dei giochi sugli smartphone veicolano quotidianamente centinaia di migliaia di messaggi e i ragazzi si sentono più al sicuro ad affidare le loro trattative a questi strumenti, percependoli come a prova di intercettazione, anche perché i server utilizzati da questi servizi sono situati al di fuori del nostro paese.

Un altro metodo forse ancora non proprio mainstream ma comunque in crescita per l'approvvigionamento di sostanze illegali è l'uso dei droni. Una tecnologia non proprio alla portata di tutti ma che comunque si sta facendo largo nel mondo dello spaccio.

Ma cosa si nasconde dietro queste nuove tendenze che vanno prendendo piede tra i giovanissimi? Certo, non si può attribuire alla tecnologia la causa del dilagare delle droghe.

L'utilizzo di 'furberie' tecnologiche, volte a raggiungere il proprio obbiettivo è semmai il segnale di un malessere sempre più diffuso e di una mancanza di valori che caratterizza il mondo 'reale' più che quello offline.

E oggi, che la rete ha sostituito la Tv quale 'baby sitter' dei nostri ragazzi, il problema è molto più pressante perché il web apre a infinite opportunità, positive e negative a seconda di chi la usa.

Leggi tutto l'articolo - http://www.key4biz.it/News/2014/03/05/eSociety/web_droga_paola_vinciguerra_cool_hunter_223510.html

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Questa mi mancava... A quanto pare ora le chat sui vari giochi online vengono utilizzate per parlare di cose illegali, come ad esempio per intrattenere rapporti e commerci con il proprio spacciatore di fiducia.

Credo che questo sia un segnale chiaro di come non si possa nemmeno lontanamente pensare di tenere sotto controllo tutti i potenziali rischi che con internet e le nuove tecnologie si aprono tra le mani degli adolescenti.

L'alternativa più chiara e funzionale al tenere sotto controllo un qualcosa che controllabile non è, è a mio avviso quella dell'educazione all'utilizzo intelligente e costruttivo delle nuove tecnologie. Una educazione che prima di tutto occorre fare ai genitori ed educatori, in secondo luogo indubbiamente anche ai ragazzi.

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10 studi psicologici che aiutano a svelare i misteri dell’intelligenza

10 studi psicologici che aiutano a svelare i misteri dell’intelligenza | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I benefici di essere intelligenti non sono certo un mistero. Le persone intelligenti possono avere molti vantaggi: hanno una migliore educazione, lavori migliori, guadagnano di più e vivono più a lungo. Dunque, se avessimo la facoltà di scegliere il livello intellettivo di nostro figlio, probabilmente lo vorremmo intelligente (anche se forse non troppo intelligente). (…) 

Di seguito, dieci studi psicologici che forniscono importanti intuizioni sulla psicologia dell’intelligenza.

 

1. IL MITO DI UNA INTELLIGENZA UNICA: Alcuni studi sostengono che l’idea che esista un’intelligenza unica sia solo un mito. In accordo con un recente lavoro condotto su più di 100.000 partecipanti, al quoziente intellettivo (QI) concorrerebbero tre componenti (…): memoria a breve termine, ragionamento, competenza verbale. Alcune persone potrebbero avere una forte memoria a breve termine ma essere carenti nel ragionamento, oppure avere elevate competenze verbali ma scadenti prestazione di memoria. Dunque l’intelligenza globale è il risultato di come questi tre sottosistemi funzionano e potrebbero non essere tutti allo stesso livello. (Hampshire et al., 2012).

 

2. INTELLIGENZA E MALATTIA MENTALE: Essere intelligente non ha solo lati positivi… Alcuni studi suggeriscono che vi sia un collegamento tra l’intelligenza e la malattia mentale che ha origine nel nostro passato evolutivo. L’aumento di intelligenza dell’homo sapiens fu originariamente il risultato di una mutazione genetica. Il costo di questa mutazione genetica è stato l’aumento delle malattie mentali (Nithianantharajah et al., 2012). Il cervello umano rappresenta l’oggetto più avanzato e complicato dell’universo, ma alcune persone pagano il prezzo di questo dono.

 

3. LE PERSONE INTELLIGENTI POSSONO MODIFICARE UNA CONDIZIONE SVANTAGGIATA DI PARTENZA NELLA VITA:  E’ ben noto che essere intelligenti aiuta ad ottenere vantaggi, ma cosa dire se si è intelligenti e svantaggiati? (...) Uno studio su 12.868 americani ha trovato che mentre avere un background migliore aiuta le persone a iniziare con un lavoro migliore, è l’intelligenza che aiuta a fare carriera. L’autore Yoav Ganzach ha spiegato “La tua famiglia ti può aiutare a lanciare la carriera e avrai un vantaggio, ma ciò non ti aiuterà nel portarla avanti. Una volta iniziato a lavorare, proseguirai solo grazie alla tue abilità”(Ganzach, 2011).

 

4. INTELLIGENTI MA PREOCCUPATI: A volte si dice che l'ignoranza sia una benedizione… Questo perché le persone di grande intelligenza sono più inclini all’ ansia rispetto a quelle con intelligenza moderata. Infatti molto probabilmente l’ansia è co-evoluta con il sistema intelligenza-preoccupazione in quanto questo sistema dava un vantaggio di sopravvivenza ai primi esseri umani (Coplan et al. , 2012). E’ solo un peccato che ciò ci abbia lasciato persone intelligenti con livelli più elevati di disturbi d'ansia.

 

5. NUOVE IDEE (…) Le persone intelligenti sarebbero anche più propense ad avere idee innovative. Storicamente, questo potrebbe aver significato respingere la superstizione e ricercare nuove forme di organizzazione della società. Uno studio sostiene che cio' spiega perché le persone più intelligenti hanno maggior probabilità di essere atee e politicamente liberali (Kanazawa et al. , 2010). Questo studio ha rilevato che giovani adulti che si erano decritti come ‘molto conservatori’ avevano un QI medio di 95, mentre quelli che si erano definiti ‘molto liberali’ avevano un QI medio di 106.

 

6. LA MOTIVAZIONE PUÒ BATTERE IL QI: Anche se l'intelligenza può essere un bene meraviglioso, non garantisce il successo. Prendete la matematica (…). E' vero che essere intelligente vi farà iniziare bene, ma per ottenere un vero successo dovrete essere motivati. Uno studio tedesco su 3.520 bambini ha rilevato che dopo aver cominciato con la matematica, la loro intelligenza diveniva meno importante della loro motivazione per ottenere buoni risultati (Murayama et al. , 2012).

 

7. L’INTELLIGENZA E' NEGLI OCCHI: Letteralmente. Uno studio di Shalev et al. (2013) ha trovato che le persone dotate di vasi sanguigni più larghi nella parte posteriore dell’occhio hanno livelli più elevati di intelligenza. Questo perché i vasi sanguigni della retina sono simili a quelli del cervello, dunque un maggior diametro può significare un maggior apporto di ossigeno al cervello. Questa scoperta potrebbe essere importante anche nella diagnosi e nel trattamento delle patologie del cervello: “Aumentare le nostre conoscenze rispetto ai vasi sanguigni retinici potrebbe consentire agli scienziati di sviluppare migliori strategie (…) per aumentare i livelli di ossigeno nel cervello ed evitare il fisiologico peggioramento delle capacità cognitive correlato all’età”.

 

8. L’INTELLIGENTE VA A DORMIRE TARDI (…): Secondo uno studio, le persone più intelligenti tendono ad andare a letto più tardi la sera e ad alzarsi tardi di mattina (Kanazawa & Perina , 2009). Lo studio ha esaminato le abitudini di sonno di 20.745 adolescenti americani e ha scoperto che, durante un normale giorno feriale, studenti classificati come “meno brillanti” tendevano ad andare a letto in media alle 11:41 e a svegliarsi attorno alle 7:20 . Al contrario, i “più brillanti” tendevano ad andare a letto alle 12:29 e si svegliano alle 07:52 . Nel fine settimana le differenze erano ancora più marcate. (…)

 

9. LE PERSONE INTELLIGENTI SONO MENO RAZZISTE: Certamente, le persone più intelligenti dovrebbero essere anche quello meno razziste (…). Tuttavia, quando le persone intelligenti sono testate in merito alle loro posizioni politiche, le loro opinioni risultano meno illuminate di quello che si potrebbe pensare. Questi risultati sono basati su uno studio condotto da Geoffrey Wodtke, che ha spiegato: " .. Anche se quasi tutti i bianchi con capacità cognitive elevate sono concordi nel dire che 'i bianchi non hanno alcun diritto di creare dei ghetti', quasi la metà di questi si dichiara poi disposto a continuare a sostenere leggi su pratiche immobiliari pregiudizievoli” (…)”. Dunque, più che altro, le persone intelligenti sono più capaci di nascondere le loro opinioni.

 

10. LE SOCIETA' INTELLIGENTI SONO LE PIÙ FELICI: Le persone più intelligenti sono anche più felici? Nel complesso, probabilmente no. Gli studi che hanno valutato la correlazione tra il grado soggettivo di felicità e l’intelligenza non hanno trovato alcuna connessione (ad esempio Veenhoven e Choi, 2012). Tuttavia, se si sposta l’analisi a livello più allargato di società, si scopre che quelle più intelligenti sono anche le più felici. Dunque, essere intelligente potrebbe non beneficiare la felicità individuale ma avere effetti benefici sulla felicità di una società intera.


Vai alla fonte in lingua originale:   http://www.spring.org.uk/2013/11/10-smart-studies-that-help-unlock-the-mysteries-of-intelligence.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quali sono i rapporti dell'intelligenza con l'ansia, la creatività, la patologia mentale, la motivazione, il sonno, la politica e la felicità....?

 

Il concetto di intelligenza e' forse uno dei più complessi da definire in psicologia, tanto che non ne esiste ancora una definizione univoca. Di seguito, 10 studi che discutono alcune caratteristiche che oggigiorno tendiamo ad attribuire alla persone che consideriamo appunto intelligenti.

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Il mito dei nativi digitali

Il mito dei nativi digitali | Parliamo di psicologia | Scoop.it

di ALESSANDRO D’AVENIA.

(...)

La definizione “nativi digitali” è uno di quei neologismi fortunati per confinare un mostro di ben altra entità. Confinato il mostro nel recinto tecnologico ci sembra di poterlo gestire meglio o quanto meno di non subirne l’ombra minacciosa.

(...)

“Nativi digitali” è efficace metafora che indica coloro che sono nati in uno spazio (il nativo è l’aborigeno, l’autoctono) fatto di tecnologia digitale, rispetto a coloro che vi arrivano provenendo da un altro spazio: coloni, immigranti. L’altra faccia del nativo digitale è quindi il “colono digitale” che sbarca nell’isola del nativo e ne rimane abbagliato e confuso allo stesso tempo. La generazione dei nativi digitali infatti provoca sudori freddi a quella dei coloni, quelli che, come me, si sono ritrovati ad usare una tecnologia nuova e vi si sono (nel mio caso più che volentieri) adattati.

 

Ma la consuetudine che ho con i nativi digitali mi ha fatto capire che si tratta di un mito, una narrazione con cui nascondiamo un altro mostro. Lo dico perché i nativi mi sembrano tanto imbranati quanto la generazione precedente. Nell’uso generico di smartphone, social, pc sono rapidissimi, ma in fin dei conti raggiungono un livello simile a quello di un adulto. Ma quando si tratta di operazioni più complesse chiedono aiuto. (...) Insomma il nativo digitale non ha un cervello nuovo o diverso da quello degli adolescenti della mia generazione. (...)

 

Questo mito è diventato presto efficace proprio per la sua semplificazione. Ha dato una scusa ad adulti che non riescono più a farsi ascoltare e vedono la noia dipinta sui volti dei ragazzi: “ha un altro cervello, non può capire, non è colpa mia, altri tempi”.

(...) Invece non siamo di fronte ad un nuovo tipo di homo sapiens, non c’è una generazione diversa dalle precedenti, né una mutazione genetica. L’unica differenza che è stata scientificamente dimostrata non è tra nativi e coloni, ma tra utilizzatori e non utilizzatori degli strumenti. Il cervello si specializza in breve tempo grazie ad azioni ripetute, ma questo, in relazione alla tecnologia, si dà ad ogni età e non solo nei giovanissimi.

(...) Insomma il nativo digitale è il volto che abbiamo dato ad una paura: la rapidità del progresso di questi anni e dei ritmi di vita a cui siamo sottoposti che porta il dialogo fra le generazioni, già di per sé arduo, a incepparsi di più. Il mito, una volta smitizzato, ci riporta faccia a faccia con il mostro: non ci capiamo e ci capiamo sempre meno perché andiamo velocissimo. La velocità è una delle cause della “crisi dell’esperienza”. Andiamo così veloci che non riusciamo a fare esperienza delle cose, figuriamoci trasmetterla alla generazione successiva. Non è ridurre la Divina Commedia in tweet da 140 caratteri inviati da Dante Alighieri a renderla interessante per un sedicenne.

La tecnologia senz’altro ci potrà affiancare ed aiutare a raggiungere quella che erroneamente chiamiamo “attenzione” dei ragazzi, ma che in realtà non è altro che il loro “stato di veglia”.(...) Ma l’attenzione resta compito nostro, compito degli insegnanti e degli educatori, dotati della tecnologia eterna della “parola”.

 

Il mostro è un altro, meno consolante dell’aborigeno tecnologico. Il mostro è la nostra mancanza di disponibilità ad ascoltare, a dedicare tempo di qualità, a frenare la rapidità dei nostri impegni di lavoro, a fare una passeggiata calma, a giocare con i bambini e leggere loro storie, a dialogare con i ragazzi come si fa in tanti sistemi scolastici esteri in incontri (con test di auto-valutazione) programmati e regolari (che noi invece dedichiamo solo a genitori pieni di “buona” volontà).

(...) La motivazione di uno studente è dentro di lui e viene attivata da quella del docente. In assenza di motivazione del docente non si attiva quella dello studente e non c’è dispositivo che possa fare miracoli. Ma noi pur di non guardare in faccia il mostro, chiediamo miracoli al dio scintillante della tecnica.

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Bella riflessione di Alessandro D'Avenia sul termine "nativo digitale" e il significato retrostante a questa parola.

Non solo il significato letterale o simbolico, ma anche l'utilizzo che talvolta viene fatto di questa parola come scudo dietro il quale nascondere parte delle nostre responsabilità.

Non posso che consigliare la lettura per intero di questo brano ricco di spunti di riflessione.

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10 studi psicologici che tutti gli innamorati dovrebbero conoscere

10 studi psicologici che tutti gli innamorati dovrebbero conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Dal colpo di fulmine del primo istante all'invecchiare insieme. Ecco 10 studi psicologici che tutti gli innamorati dovrebbero conoscere.

 

1. INNAMORARSI RICHIEDE SOLTANTO 20 CENTESIMI DI SECONDO: Bastano solo 20 centesimi di secondo, quando guardiamo una persona speciale, per fa sì che le sostanze chimiche che inducono euforia comincino ad agire sul cervello. Studi neuroimaging hanno mostrato come nell'innamoramento siano coinvolte 12 differenti aree del cervello. Quando guardiamo o pensiamo alla persona amata, queste aree rilasciano un cocktail di neurotrasmettitori cerebrali, tra cui l'ossitocina, la dopamina, la vasopressina e l'adrenalina. 

 

2. LE AREE CEREBRALI DELL'AMORE E DEL DESIDERIO: Il primo studio che ha indagato la differenza neurale tra l’amore e il desiderio sessuale ha trovato sostanziali sovrapposizioni ma anche distinte aree. I risultati hanno mostrato che alcuni network cerebrali sono attivati sia dall’amore che dal desiderio sessuale. Le regioni attivate sono quelle implicate nelle emozioni, nella motivazione e nel pensiero astratto. Questi risultati suggeriscono che il desiderio sessuale è molto più di una semplice emozione, ma coinvolge la motivazione al raggiungimento di specifici obiettivi e l’impiego di pensieri elevati. L’amore attiva gli stessi circuiti, oltre che un'area cerebrale specifica, lo striato. Questa area è tipicamente associata con il bilanciamento delle funzioni base e quelle elevate. 

 

3. BACIARE CI AIUTA A SCEGLIERE: Due studi recenti hanno trovato che oltre ad essere sensuali, i baci aiutano le persone a scegliere il partner e a mantenerlo. In una ricerca, le donne, in particolare, reputano il baciare un momento fondamentale nella relazione di coppia, comunque entrambi i sessi reputano il bacio un buon indizio per testare il nuovo compagno. Il baciare, inoltre, non è solamente importante all’inizio della storia, ha anche un ruolo fondamentale nel mantenimento della relazione. I ricercatori hanno trovato una buona correlazione tra il tempo trascorso a baciarsi tra le coppie di lunga durata e la qualità della loro relazione. Questo legame, invece, non è stato osservato tra fare l’amore spesso e la soddisfazione della relazione.

 

4. LE COPPIE ASSUMONO UN ASPETTO MOLTO SIMILE DOPO 25 ANNI TRASCORSI INSIEME: (…) Uno studio ha trovato che dopo i 25 anni di matrimonio le espressioni facciali delle coppie diventano identiche, giudicate da osservatori indipendenti. Questo può essere dovuto alla condivisione di luoghi e interessi, alla personalità e perfino al fatto di aver empatizzato a lungo con il proprio partner nel corso degli anni. 

 

5. LE RELAZIONI A DISTANZA POSSONO FUNZIONARE: Contrariamente alla saggezza popolare, le relazioni a distanza possono funzionare, in accordo con una ricerca recente. Due sono i fattori che aiutano a mantenere viva una relazione a distanza: raccontarsi informazioni molto intime; avere una visione del proprio partner molto idealizzata. Le coppie con relazione a distanza che mostrano questi due fattori hanno livelli di soddisfazione e di stabilità sovrapponibili alle coppie che sono geograficamente vicine. 

 

6. QUATTRO COSE CHE UCCIDONO UNA RELAZIONE: Per più di 40 anni lo psicologo John Gottman ha analizzato relazioni di coppia (…) per osservare quali comportamenti ne predicano la durata e la stabilità. Quattro sono i comportamenti che uccidono la relazione: le critiche ripetute, molte espressioni di disprezzo tipo il sarcasmo, stare sulla difensiva e diventare “muri”, facendo sì che la comunicazione con il partner si interrompa completamente. 

 

7. I MATRIMONI MODERNI ASPIRANO ALL'APPAGAMENTO PERSONALE: Il volto del matrimonio è cambiato drasticamente lungo gli anni. In passato veniva considerato come portatore di sicurezza e solidità, oggigiorno le persone, invece, desiderano dai loro matrimoni un appagamento psicologico, (…) soddisfazione e realizzazione. Nonostante queste richieste, le coppie impiegano troppo poco tempo e non investono sufficienti sforzi per raggiungere la maturazione della relazione sentimentale. L’autore dello studio, Eli Finkel ha commentato: “Se desideri che il tuo matrimonio ti aiuti a ottenere una propria soddisfazione e una crescita personale, è cruciale investire tempo ed energie sufficienti. Se già sai che il tempo e le energie non sono disponibili, sarebbe più opportuno modificare le tue aspettative in modo da ridurre la delusione”. 

 

8. UN SEMPLICE ESERCIZIO PER SALVARE IL MATRIMONIO: Se la tua relazione necessita un piccolo ‘restauro’, (...) guardare alcuni film insieme può essere un buon escamotage. Uno studio longitudinale ha osservato come i divorzi si sono ridotti della metà semplicemente guardando film che trattano di relazioni di coppia e discutendone con il proprio partner. (…) L’autore dello studio, Ronald Rogge, ha commentato: “I risultati suggeriscono che sia i mariti che le mogli hanno un buon senso circa cosa è giusto e cosa è sbagliato fare all’interno della relazione. Perciò non serve insegnare loro quali sono i comportamenti da assumere per diminuire il tasso di divorzi. Occorre, invece, farli pensare e discutere circa i loro attuali comportamenti nei confronti del proprio partner”. 

 

9. LA RELAZIONE DOPO IL DIVORZIO: Dopo il divorzio, non necessariamente la relazione finisce, specialmente se ci sono figli. Uno studio, che ha indagato la co-educazione di genitori divorziati, ha mostrato che esistono cinque possibili vie alternative. Le prime tre sono considerate abbastanza funzionali: 1) Un solo genitore, tipicamente il padre scompare. 2) Amici perfetti, quando i genitori continuano ad essere buoni amici. 3) Colleghi cooperativi, quando la coppia anche se divisa decide di continuare sulla stessa strada per quanto riguarda l’educazione dei figli. 4) Soci arrabbiati, i litigi continuano anche dopo il divorzio. 4) Bestie feroci, quando i figli diventano le pedine degli screzi tra mamma e papà creando notevole sofferenza ai bambini. 

 

10. SONO LE PICCOLE COSE... Infine, dato che viviamo in una società fortemente consumistica dove siamo costantemente spinti a pensare che l’amore possa essere comprato e venduto, è doveroso ricordare che spesso sono le piccole cose a fare la differenza. Un recente sondaggio condotto su più di 4000 Inglesi ha trovato che le tenerezze e le attenzioni sono molto apprezzate. Portare al proprio partner una tazza di the a letto, portare fuori la spazzatura o dire alla persona amata quanto è bella, possono essere molto più graditi di una scatola di cioccolatini o di un mazzo di fiori.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2014/02/10-psychology-studies-every-lover-should-know.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Le aree cerebrali dell’amore, il destino delle relazioni a distanza, il ruolo del bacio, come le coppie diventano simili, cosa uccide la relazione... questo e molto altro in questa simpatica rassegna di studi psicologici sull'amore. 

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Ridere migliora la salute (sia fisica che psicologica!)

Ridere migliora la salute (sia fisica che psicologica!) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Le persone felici vivono di più? La letteratura scientifica ha abbondantemente dimostrato come le emozioni negative possano danneggiare il corpo. Lo stress cronico prolungato, la rabbia e l'ansia possono alterare i sistemi biologici tanto da condurre a dei veri e propri “danni da usura” - e, a volte, a malattie quali disturbi cardiaci, ictus e diabete. 

 

La ricerca dimostra che ridere, al contrario, migliora la nostra salute e contribuisce al nostro benessere. Riuscire a ridere quando ci si sente stressati, ansiosi, preoccupati, e perfino ammalati, potrebbe aiutare a sentirsi meglio più velocemente.

 

Un vecchio proverbio Yiddish dice “Una risata è, per l'anima, ciò che il sapone è per il corpo”. Sappiamo tutti che ridere ci fa sentire meglio e ci tira su di morale, ma sapete anche che una risata potenzia le fisiologiche risposte del corpo alle malattie e aiuta i vostri organi vitali a rigenerarsi?

Ridere può essere paragonato ad un allenamento dolce: una buona risata fa contrarre gli addominali, facilita la circolazione sanguigna, abbassa la pressione e gli ormoni dello stress, migliora i processi del sonno e promuove il funzionamento del sistema immunitario incrementando il numero di linfociti-T nel corpo. (…)

 

Ecco alcune indicazioni per aumentare la quantità di risate e gioia nella vostra vita:

 

1. Evitate lo stress e non prendete la vita troppo sul serio: Tutti incontriamo degli ostacoli e tutti commettiamo degli errori. Non c'è motivo di tormentarsi per questo. Preoccupasi per qualcosa che non potete modificare nell'immediato può soltanto peggiorare la situazione. Di fatto, se riuscirete a ridere a cuor leggero delle vostre fissazioni personali, potrete regalarvi quella serenità e fiducia in voi stessi che vi consentiranno di superare ogni ostacolo. Questo vale anche nelle relazioni interpersonali. Cercate di non essere troppo severi con gli altri - un sorriso ed una risata sono più efficaci di una critica.

 

2. Trovate il lato divertente in ogni situazione: É vero, ci sono situazioni autenticamente tristi e certamente non divertenti. Nonostante ciò, la maggior parte degli eventi di vita hanno un qualche aspetto ironico e assurdo. La prossima volta che sentirete crescere il vostro livello di stress, prendetevi un minuto per pensare all'ironia della situazione e permettetevi di ridere di ciò che non potete controllare. Questo vi aiuterà a diminuire la quantità di cortisolo prodotto dal vostro corpo in risposta allo stress, abbassando la pressione sanguigna, la glicemia e il numero di pulsazioni.

 

3. Ricordate a voi stessi i momenti divertenti del passato: (…) A volte semplicemente rivivere mentalmente i momenti felici del passato può avere un effetto sulle endorfine, che agiscono come antidolorifici naturali e sostengono l'umore.

 

4. Circondatevi di persone divertenti a cui piace ridere molto: Come spesso si dice, l'allegria di una risata è contagiosa, perciò cercate di trovare persone positive che non hanno paura di ridere di sé e che abbiano un talento naturale nel trovare il lato divertente in ogni situazione. Le ricerche suggeriscono che avere accanto familiari o amici allegri, sembra aumentare del 15% la probabilità che anche voi stessi possiate esserlo. (…)

 

5. Comprate un animale da compagnia. Gli animali sono l'ideale per aumentare la felicità e incoraggiare le risate perché amano giocare e divertirsi, e spesso fanno cose che sono divertenti senza nemmeno rendersene conto. Alcuni studi dimostrano che le persone che possiedono un animale presentano in misura minore rispetto agli altri depressione e stress e sono meno portati ad avere problemi cardiaci. (...)

 

6. Mangiate cibi che aumentano sentimenti di gioia. Mentre attraversano un periodo stressante, molte persone tendono a nutrire i loro corpi con cibi non salutari, molto dolci o molto salati. Nonostante questi cibi possano essere gradevoli al momento, mangiare cose simili può avere degli effetti negativi, come aumento di peso, innalzamento della pressione sanguigna, emicrania e diabete. La chiave per contribuire alla riduzione dello stress è avere una dieta ben bilanciata, ricca di cibi che accrescono la nostra energia positiva, come salmone, spinaci, avocado, cioccolato fondente, frutti di bosco, che contengono tutte le vitamine essenziali che aiutano il corpo a sentirsi meglio.

 

Se riuscirete a trovare una ragione per ridere ogni giorno, scoprirete che il vostro umore migliorerà, le relazioni con gli altri diventeranno più ricche e spontanee, e le difficoltà della vita saranno meno avvilenti. Inoltre, il vostro corpo, la vostra anima e la vostra mente usufruiranno dei benefici di questo medicinale naturale e gratuito.

 

Vai alla fonte inglese:  http://www.psychologytoday.com/blog/the-heart/201401/laughter-improves-overall-health-0

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Volete vivere più a lungo? Circondatevi di persone che amano ridere!

 

L'articolo riassume i benefici fisici e psicologici che possono derivare da una semplice risata e fornisce alcuni suggerimenti per incrementare la quantità di risate che “regaliamo” a noi stessi nel corso delle giornate. Inoltre ci ricorda che qualche volte è utile non prendersi troppo sul serio! ;-)

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Migliorare l'umore esercitando la gratitudine... con un esercizio di 2 minuti

Migliorare l'umore esercitando la gratitudine... con un esercizio di 2 minuti | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Essere di buon umore ha moltissimi effetti positivi. Porta ottimismo, risate, creatività e gioia di vivere. I momenti di buon umore ci aiutano a sopportare meglio tutte le irritazioni a cui la vita ci sottopone quotidianamente. La ricerca psicologica è d'accordo. Le emozioni positive sono risultate associate in molti studi con una maggiore creatività, maggiore capacità di problem-solving e un maggior successo complessivo nella vita.


Quindi, ecco un modo rapido e subito utilizzabile per migliorare il tuo umore: praticare la gratitudine! (...)


Le evidenze scientifiche: Tre studi scientifici supportano l'ipotesi che esercitare la gratitudine conduca ad un miglioramento dell'umore:

  • Emmons e McCullough (2003) hanno scoperto che un semplice esercizio di gratitudine può aumentare la felicità. Un gruppo di partecipanti dovevano scrivere 5 cose alla settimana di cui erano grati alla vita, per 10 settimane. Alla fine dello studio, questo gruppo è risultato essere il 25% più felice di un gruppo di controllo che si era limitato ad elencare 5 eventi della settimana.

  • Lyubomirsky et al. (2005) hanno confrontato l'atto di praticare la gratitudine tre volte a settimana con il farlo solo una volta. Coloro che avevano svolto l'esercizio una volta a settimana sono risultati più felici. Ciò suggerisce che strafare con la gratitudine non è utile – probabilmente a causa di un effetto di assuefazione.

  • Seligman et al. (2005) (…) hanno seguito un campione di soggetti per 6 mesi dopo che avevano iniziato a svolgere un semplice esercizio di gratitudine, trovando che essi erano più felici e meno depressi rispetto al gruppo di controllo che non aveva attuato l'esercizio. (...)


L'esercizio: Le evidenze scientifiche ti hanno convinto? Anche se non è successo, la forza di questo esercizio è che è così semplice che non dovrebbe nemmeno essere definito “esercizio”. Tutto ciò che serve è un po' di tempo – non più di due minuti – per pensare a 3 cose per cui sei grato e senza le quali la tua vita sarebbe più povera. Se hai tempo, puoi pensare alle cause di queste cose buone. E questo è tutto. Il “pericolo” è che questo esercizio sembra così banale che non vale la pena di farlo.


(...) Le persone sono costantemente preoccupate per cose che non hanno o per cose che non sono accadute e, di conseguenza, raramente si rendono conto di ciò che possiedono e di quanto è già accaduto. Se è possibile che anche il più semplice pensiero negativo possa provocare un cambiamento di umore, perchè non un pensiero positivo?


Se hai difficoltà a svolgere l'esercizio, ecco alcuni suggerimenti su cose per cui essere grati:

  • oggi non ho mal di testa

  • ho avuto un buon pranzo

  • ho una famiglia

  • i miei nuovi calzini mi tengono caldi i piedi

  • ho fatto una battuta e la gente rideva

Alcuni di questi esempi possono sembrare banali, ma ricorda: nessun granello di gratitudine è mai troppo piccolo (...)

Puoi provare a svolgere l'esercizio settimanalmente oppure addirittura giornalmente a seconda delle tue preferenze. Se l'esercizio comincia a perdere il suo potere potrebbe essere a causa di assuefazione: cerca dunque di essere più creativo con la tua gratitudine. (...)


Vai alla fonte in lingua originale

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quanto siete grati di ciò che avete? Ricerche recenti hanno dimostrato che abituarsi ad esprimere la gratitudine per quello che già si possiede può avere un effetto significativamente positivo sull'umore. E lo si può fare con un semplice esercizio di soli due minuti alla settimana. Il segreto, come in molte cose, è la costanza con cui lo si pratica.


Un esercizio aggiuntivo che, a mio avviso, può essere fatto a completamente di quello esposto nell'articolo, consiste nello scrivere ogni tanto una vera e propria “lettere di gratitudine” indirizzata ad una persona della nostra vita a cui siamo grati e, ovviamente, consegnargliela o spedirgliela. Avremo un'occasione unica per rientrare in contatto con emozioni positive che magari tendiamo a dare per scontate, con ricadute sul nostro stato di benessere e felicità oltre che, naturalmente, sulla relazione in questione.

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