Parliamo di psico...
Follow
Find
47.0K views | +0 today
Your new post is loading...
Your new post is loading...
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Videotutorial - Esercizio psicologico: ogni difetto contiene un pregio...

E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia...
Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.


Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti?
grazie!

Luca Mazzucchelli

more...
Danilo Puzzo's comment, September 1, 2012 7:58 AM
se mi dai il permesso lo pubblico nei prossimi giorni mettendo il link al tuo sito...ciao Luca
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's comment, September 1, 2012 8:31 AM
Certo che si, la sua riproduzione è libera!
FuturaPsi's comment, September 17, 2012 10:56 AM
Davvero molto interessante!! Da studentessa di psicologia quale sono, mi è davvero molto utile. Ho scoperto un nuovo modo di vedere i difetti e non star li sempre a giudicarli. Complimenti!
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Sogni: 10 interessanti approfondimenti scientifici

Sogni: 10 interessanti approfondimenti scientifici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Perché alcune persone ricordano i sogni e altri no? Qual è il centro cerebrale che controlla i sogni? Qual è la funzione dei sogni? E quale il loro significato?

In questo articolo cerchiamo di rispondere a queste e ad altre interessanti domande su uno dei più affascinanti prodotti della mente umana.

 

1. Perché alcune persone ricordano i sogni e altri no?

 

Alcune persone ricordano moltissimo dei loro sogni, altre quasi nulla. Perchè questa differenza? Parte del motivo per cui alcune persone ricordano meglio i loro sogni è che si svegliano di più durante la notte, anche solo per brevi periodi. E' infatti necessario essere svegli per codificare i sogni nella memoria a lungo termine, altrimenti questi vengono generalmente persi durante la notte.

 

2. Il centro di controllo dei sogni

 

(…) Un recente studio di imaging cerebrale (Eichenlaub et al., 2014) ha rivelato che coloro che ricordano maggiormente i sogni hanno una maggiore attività a livello della corteccia prefrontale mediale. Inoltre gli stessi soggetti hanno anche riportato una maggiore attività a livello della giunzione temporo-parietale, un'area del cervello associata con attenzione verso le cose che accadono nel mondo esterno. Queste due aree cerebrali sembrano insomma avere un ruolo molto importante nel ricordare i sogni (...)

 

3. Sognatori notturni e sognatori “ad occhi aperti”:

 

La sovrapposizione tra la veglia e il sogno è stata al centro dei film Matrix.

Fantascienza a parte, il film ha affrontato una domanda rilevante: quando siamo svegli, siamo davvero svegli o è solo un altro sogno? Un quesito più di stampo filosofico che, tuttavia, ha un fondo di verità neurobiologico.

I neuroscienziati hanno infatti scoperto che le parti del cervello responsabili dei sogni a occhi aperti sono anche responsabili del nostro sognare notturno.

Effettivamente, il substrato neurale responsabile dei sogni può essere considerato un sotto-sistema di quello competente per la nostra vita in stato di veglia.

"... Il sogno può essere considerato la simulazione cognitiva per eccellenza perché è spesso molto complesso, spesso include un'ambientazione sensoriale vivida, si sviluppa su una durata che va da pochi minuti a mezzora, e di solito è vissuto come reale mentre sta accadendo." (Domhoff , 2011)

 

4. Alcune persone non possono sognare

 

Alcune persone sostengono di non sognare, ma con ogni probabilità semplicemente non ricordano i loro sogni. Ci sono tuttavia alcune persone che proprio non possono sognare. Pazienti con danni cerebrali conseguenti ad ictus, ad esempio, anche se svegliati più volte durante la notte, non riportano mai alcun sogno (Bischof e Bassetti, 2004).

 

5. La funzione dei sogni

 

Naturalmente non conosciamo con certezza la funzione dei sogni. E' possibile che i sogni non abbiano uno scopo preciso e siano semplicemente un sottoprodotto dello stato di perdita di coscienza. L'essere umano, tuttavia, è costantemente alla ricerca di spiegazioni, dunque vi è una moltitudine di teorie che cercano di spiegare quale sia la funzione dei sogni. Essi possono avere la funzione di mettere alla prova idee e ipotesi, possono servire per consolidare alcune informazioni, possono essere utili per lavorare su alcuni problemi mentre dormiamo, oppure possono essere una modalità per elaborare emozioni che abbiamo esperito durante il giorno. (...)

 

6. Mito: si sogna soltanto durante il sonno REM

 

Per molto tempo gli studiosi hanno concordato sul fatto che i sogni comparissero esclusivamente

durante la fasi del sonno cosiddette REM ('rapid eye movement'), che costituiscono circa il 20-25% del sonno totale. Negli ultimi anni, questa idea è stata messa in discussione.

Studi recenti hanno mostrato che, a volte, quando le persone si risvegliano in fase REM non riportano sogni; allo stesso modo, quando invece si svegliano in fase non-REM, riportano sogni (per esempio Nielsen, 2000).

Dunque, anche se gran parte dei sogni avvengono in fase REM, un'altra parte è fatta anche durante le fasi non-REM.

 

7. Le persone di tutto il mondo sognano in modo simile

 

Uno studio condotto dallo psicologo Calvin S. Hall e colleghi su 50.000 resoconti di sogni ha rivelato che vi sono notevoli somiglianze nel modo in cui le persone sognano in tutto il mondo:

I sogni presentano solitamente ambientazioni fantastiche, nelle quali persone, luoghi, eventi e oggetti tendono a fondersi l'uno nell'altro.

L'emozione più comune vissuta nei sogni è l'ansia e le emozioni negative sono molto più frequenti rispetto a quelle positive.

La stragrande maggioranza delle persone sogna a colori, ma se siete cresciuti ai tempi della TV in bianco e nero è molto più probabile che anche i vostri sogni lo siano.

Solo il 10% circa dei sogni sono di natura sessuale, anche se la percentuale è più alta tra gli adolescenti.

 

8. Il significato dei sogni

 

(…) Alcuni psicologi ritengono che i sogni non abbiano alcun significato specifico, altri (soprattutto coloro che afferiscono alla corrente psicologica della Psicoanalisi) pensano invece che essi rivelino profonde verità sul Sè (…), tanto che li utilizzano come materiale fondamentale in psicoterapia. Per quanto riguarda i non addetti ai lavori, uno studio del 2009 (Morewedge & Norton, 2009) ha rivelato che il 56% degli americani approva la visione freudiana dei sogni (…) e che la maggior parte di essi ritiene che i loro sogni influenzeranno la loro vita durante la veglia. A prescindere dunque dalle credenze personali dei singoli psicologi, i sogni significano molto per le persone, anche solo per l'importanza che esse attribuiscono loro.

 

9. La registrazione di un sogno lucido

 

Registrare che cosa accade nel cervello durante un sogno è molto difficile. Una possibilità è sottoporre soggetti addormentati a scansioni dell'attività cerebrali e, in seguito, chiedere loro cosa abbiano sognato. Tuttavia il problema di questa metodica è che i soggetti in questione non sanno indicare, durante il periodo di addormentamento, il momento preciso in cui hanno sognato. Di conseguenza, è molto difficile stabilire una corrispondenza tra sogni specifici e particolari immagini cerebrali. Una soluzione è dunque quella di utilizzare “sognatori lucidi”, cioè persone che si sono allenate per essere consapevoli di quando stanno sognando e che possono anche prendere il controllo dei loro sogni. Un recente studio che ha coinvolto sognatori lucidi ha rilevato alcune significative sovrapposizioni tra l'attività del cervello durante la veglia e durante il sonno (Dresler et al., 2011). Uno degli autori, Michael Czisch, ha spiegato: "I nostri sogni non sono un 'sonno cinema' in cui ci si limita a osservare un evento passivamente, ma coinvolgono tutte le aree del cervello (motorie, sensoriali eccetera) che sono rilevanti per il contenuto del sogno”

 

10. Le persone non vedenti possono vedere all'interno dei loro sogni?

 

Vi siete mai chiesti se le persone non vedenti possono vedere nei loro sogni? La risposta a questa domanda dipende dal momento in cui hanno perso la vista. I non vedenti dalla nascita, o coloro che hanno perso la vista prima dei 5 anni, solitamente non sognano in modo “visivo” ma i loro sogni hanno forti componenti provenienti dagli altri sistemi sensoriali, come quelli olfattivo, tattile, gustatorio. Dialoghi, rumori, sensazioni, movimenti ed emozioni provate nel corso della giornata sono i temi più ricorrenti. Coloro che invece hanno perso la vista in un secondo momento, sognano ancora in modo “visivo”, utilizzando immagini che fanno riferimento al repertorio dei ricordi.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2014/02/dreams-10-striking-insights-from-psychological-science.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Il sogno è da sempre uno dei più affascinanti e misteriosi prodotti della mente umana, sia per gli psicologi, sia per i sognatori.

Il padre della Psicoanalisi, Sigmund Freud, riteneva che i sogni fossero una finestra sull'inconscio e rivelassero alcune fondamentali verità sul nostro Sè.

Con questo articolo vi propongo un piccolo viaggio nella dimensione onirica attraverso 10 approfondimenti tratti dalla ricerca scientifica.

 

“Combatti gli incubi coltivando i sogni” è anche la frase chiave di uno dei miei ultimi brevi video, girati in diretta dal mio studio, nel quale utilizzo questa metafora per fornire spunti di benessere psicologico. Lo potete vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=atKIOQfeU-I

 

Per esplorare invece i miracoli e i misteri del sonno in 10 studi scientifici, potete dare un occhio a questo articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/misteri-sonno-studi-psicologici/

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Il perfezionista patologico: 21 azioni tipiche

Il perfezionista patologico: 21 azioni tipiche | Parliamo di psicologia | Scoop.it

A piccole dosi, il perfezionismo può essere una buona strategia per raggiungere i propri obiettivi di vita.

Tuttavia, esiste anche un “lato oscuro” al quale occorre prestare attenzione: il perfezionismo patologico. Invece di incrementare le vostre performance, questo atteggiamento rischia di inficiarle a causa di un'eccessiva accuratezza e meticolosità.

Conoscete qualcuno così? Oppure siete voi stessi così?

Ecco una lista di punti, con esempi annessi, che vi permetterà di discriminare i perfezionisti ordinari da quelli “patologici”.

 

1. Fermarsi prima ancora di iniziare

Vuoi comprare una casa ma sei convinto che non troverai mai la casa dei tuoi sogni. Allora tanto vale non cercare nemmeno!

 

2. Evitare di delegare credendo che gli altri non abbiano i tuoi stessi criteri

Ad esempio, non lasci che tuo marito rifaccia il letto in quanto non è capace di farlo come vorresti tu.

 

3. Innervosirsi perchè non si ricevono abbastanza complimenti o, se vengono fatti, non nel modo giusto

Se qualcuno ti dice “hai fatto un buon lavoro”, ti interroghi sul perché la persona non abbia detto “che splendido lavoro!”

 

4. Essere sempre puntuali

Arrivi agli appuntamenti anche 30 minuti in anticipo, in modo da non rischiare di ritardare.

 

5. Sentirsi particolarmente nervosi se non si porta a termine tutto il programma stabilito

Al mattino ti svegli con una lista fittissima di cose da fare, e a fine giornata esclami arrabbiato “non ho concluso niente!!”, anche se più della metà degli impegni è stato spuntato....

 

6. Trovarsi spesso a correggere gli altri

Ad esempio, immediatamente correggi un amico che ha fatto un errore di grammatica, perchè per te è intollerabile.

 

7. Far prendere agli altri decisioni importanti quando non ci si sente così sicuri

Ad esempio, lasci fare tutti gli investimenti finanziari al tuo partner in quanto non vuoi nessuna responsabilità in un'area dove non ti senti competente.

 

8. Prendere “soltanto” tutto lo stretto indispensabile

Quando vai in vacanza, anche solo per pochi giorni, porti con te moltissime cose inutili, trovandoti a fare pensieri del tipo “nel caso ne avessi bisogno…” oppure “se volessi utilizzarlo proprio là…”

 

9. Trovare difficoltoso prendere decisioni anche semplici

Ad esempio, quando vai a far shopping, porti sempre con te un’amica che ti dica se stai bene con quel vestito. Oppure, al ristorante, fai molta fatica a scegliere dal menù.

 

10. Chiedere continuamente agli altri se hanno afferrato il punto

Ripeti continuamente agli altri come devono fare certi compiti finchè non sei sicuro che abbiano capito al 100%. Oppure, durante una discussione, interrompi gli altri e non li lasci proseguire fino a quando non hanno compreso esattamente il tuo punto di vista.

 

11. Essere perfetti in tutto ciò che si fa

Non fai le cose fino a quando non sei sicuro che sarai perfetto nel farle. Ad esempio, eviti di iniziare lezioni di danza, anche se ti piacerebbe, se non ti reputi un ballerino provetto. Fare una performance nella media ti mette a disagio.

 

12. Controllare più e più volte gli oggetti prima di comprarli

Quando compri un vestito, lo ispezioni in ogni suo centimetro. Oppure controlli ciascuna mela prima di comprarla, per essere sicuro che non abbia imperfezioni.

 

13. Autostima “circoscritta”

Il sentimento di stima di te stesso deriva esclusivamente da un dominio: carriera, famiglia oppure sport. (La conseguenza di questo atteggiamento è che, quando si ricevono frustrazioni nel dominio “di punta”, tutta l'autostima ne risente in modo sostanziale)

 

14. Anche gli altri devono fare tutto correttamente

Ad esempio, se il tuo fidanzato mette l’olio nell’armadio sbagliato, ti irriti e sottolinei “Penso proprio che quello non sia il posto giusto dell’olio!”.

 

15. Ritrovarsi a fare degli errori perchè troppo concentrati su diverse cose oltre quella che si sta facendo.

Ad esempio, perdi la concentrazione mentre guidi dato che la tua mente vaga altrove.

 

16. Sviluppare sistemi elaborati e articolati per fare le cose, ma alla fine rinunciare ad attuarli perché il processo è troppo sofisticato

Ad esempio pianifichi di scannerizzare tutti gli scontrini o di archiviare il materiale scolastico secondo specifici criteri. A lungo andare, il lavoro diventa troppo pesante e impegnativo, dunque abbassi gli standard e ti limiti a raccogliere ciò che ti interessa in una busta di plastica... ma nel frattempo avrai consumato preziose risorse in termini di tempo ed energie.

 

17. Dire di no alle opportunità che si presentano se non si è sicuri al 100% della performance

Ad esempio, sei una buona cantante e una coppia di amici ti chiede di cantare al loro matrimonio. Dato che non ti senti così brava e l’agitazione potrebbe farti tremare la voce, declini l’invito.

 

18. Mettere in atto strategie protettive per essere certi di non trovarsi in situazioni nelle quali le proprie aspettative verranno deluse

Ad esempio, accetti esclusivamente collaborazioni con persone che sai che lavorano nel tuo stesso modo.

 

19. Segnalare immediatamente quando gli altri non fanno le cose come dovrebbero (o non stanno seguendo le regole)

In questo senso, dai continui consigli e indicazioni ai tuoi colleghi rispetto a come potrebbero fare il loro lavoro.

 

20. Seguire in maniera scrupolosa tutte le istruzioni

Ad esempio, vuoi sapere esattamente quanti minuti di meditazione occorre fare. Vuoi essere sicuro di fare un compito assolutamente nel modo preciso.

 

21. Mettersi sulla difensiva se qualcuno fa delle piccole critiche

Se qualcuno ti dà molti rimandi positivi, ma uno o due negativi, ti ritrovi a ribattere alle piccole critiche che ti ha mosso.

 

Se un buon numero di questi punti sono presenti nella vostra vita in maniera consistente ed insistente, probabilmente avete un problema con il perfezionismo.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201503/21-things-clinical-perfectionists-do

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ne ho già parlato qui (http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-perfezionismo/): quando i tratti di perfezionismo superano una certa soglia, rischiano di complicare, invece che facilitare, il nostro adattamento all'ambiente.

 

Ecco un elenco di 21 azioni tipiche delle persone con tendenze perfezionistiche. Se ne attuate la maggior parte, e in modo automatico, forse vi converrebbe cominciare a pensare di smussare qualche angolo :-)

 

Come sempre, la capacità di regolare alcuni dei nostri tratti psicologici a seconda dei contesti e delle esigenze della realtà, si configura come cruciale per un salutare adattamento all'ambiente.

Un aforisma che mi sembra calzante su questo argomento: “Il meglio è nemico del bene” Voltaire

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

7 modi in cui le relazioni possono cambiarci (in meglio e, in alcuni casi, in peggio)

7 modi in cui le relazioni possono cambiarci (in meglio e, in alcuni casi, in peggio) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Abbiamo tutti un amico che non è mai stato interessato al calcio, comincia ad uscire con una nuova compagnia ed improvvisamente non si perde una partita...


E che dire dell'ex collega con cui eravate soliti fare la “pausa sigaretta” che smette di fumare e sostiene che questo non ha nulla a che fare con la sua nuova fidanzata non fumatrice?


Si tratta di semplici coincidenze, oppure c'è dell'altro?

 

Certo, i rapporti sono dinamici, cambiano con il tempo e a seconda delle situazioni che si vengono a creare. Ma anche le persone all'interno delle relazioni sono dinamiche? In altre parole: le nostre relazioni ci cambiano?

 

La ricerca suggerisce che le persone sono molto influenzate da coloro hanno intorno, e non solo da un punto di vista comportamentale. Una crescente quantità di evidenze suggerisce che il “concetto di Sé” delle persone cambia notevolmente a seconda delle relazioni in cui si ingaggiano.

 

Per avere un'idea di come ci modifichiamo all'interno delle relazioni, e di come lo fanno gli altri, ecco quello che dovete sapere:

 

1. L'innamoramento facilita l'auto-cambiamento: L'esperienza dell'innamoramento è qualcosa di esaltante, forse perché promuove un livello sorprendente di auto-cambiamento (Aron, Parigi, e Aron, 1995). Quello che accade è che si passa da un “vecchio” Sè ad un “nuovo” Sé che integra alcuni aspetti del partner. I successi o dolori del vostro partner vengono vissuti come qualcosa di proprio, e le vostre preferenze si modificano abbracciando quelle di lui o di lei.

 

2. Alcune persone sono più inclini al cambiamento di sé rispetto ad altre: Tutti noi siamo influenzati dalle persone che amiamo, ma alcuni lo sono molto di più. L'evidenza suggerisce che le persone che hanno un attaccamento ansioso (cioè temono l'abbandono e possono facilmente mettere in discussione la loro autostima) tendono ad avere un concetto di sé molto malleabile all'interno dei rapporti (Slotter & Gardener, 2012).

 

3. I rapporti sani conducono ad una crescita psicologica: Se avete mai pensato che passare del tempo con qualcuno vi ha resi una persona migliore, significa che avete sperimentato un' “auto-espansione”, ossia una crescita positiva (Aron, Aron, Tudor, e Nelson, 1991). Ciò che siete oggi è una persona molto più ricca rispetto a quella che eravate prima di questo incontro.

 

4. I rapporti malsani potrebbero condurci a diventare persone peggiori: L'auto-cambiamento non sempre porta ad un guadagno in senso positivo. A volte può condurre ad assumere abitudini o comportamenti malsani, ad esempio portarci ad essere più ansiosi, lamentosi, aggressivi (Mattingly, Lewandowski, e McIntyre, 2014). I cambiamenti potenzialmente negativi in cui possiamo incorrere rivelano l'importanza del saper scegliere in maniera intelligente il partner. Ogni volta che entriamo in una relazione, di fatto corriamo il rischio di diventare qualcuno che non vorremmo essere.

 

5. I rapporti sani possono contribuire a ridurre le cattive abitudini. Oltre alla crescita, il Sé può sperimentare una diminuzione della qualità sfavorevoli, una sorta di “potatura” (Mattingly et al., 2014). Forse una volta eravate delle persone aggressive, eccessivamente timide e chiuse, oppure dei forti bevitori: la ricerca suggerisce che il rapporto con il partner può contribuire a modificare abitudini malsane o tratti disfunzionali. Questa sorta di “potatura” è considerata un modo di potenziare il proprio Sè.

 

6. I rapporti possono portare all'auto-costrizione. Per quanto un nuovo amore possa stemperare le cattive abitudini, potrebbe anche privarci di alcune buone qualità. Una nuova ricerca suggerisce che, a volte, l'essere in una relazione sentimentale conduce a perdere alcuni aspetti positivi del Sé (Mattingly et al., 2014). Le persone possono diventare meno amichevoli, meno gioiose, più “costrette” per l'appunto. Il loro Sè globale può perdere delle qualità positive che divengono esclusiva del partner.

 

7. Le rotture sentimentali richiedono un massiccio auto-cambiamento: E' doloroso, ma è vero: la perdita di un amore può significare una perdita di sé. A conclusione di un rapporto d'amore, molte persone possono sperimentare una seria auto-confusione ("non so più chi sono") dove il loro concetto di Sè sembra restringersi (Lewandowski, Aron, Bassis, e Kunak, 2006). Dopo una separazione, le persone hanno l'arduo compito di districare le parti del Sè “proprie” che desiderano conservare da quelle che invece sono il risultato del rapporto con l'ex compagno, ingaggiandosi in un vero e proprio processo di “ricostruzione” del Sè.

 

Alla luce di quanto esposto, è chiaro che i nostri “concetti di Sè” non sono così stabili come potremmo pensare, e che le persone significative della nostra vita hanno un grande potere nel plasmare i nostri “Sè futuri”. Siamo profondamente colpiti dalle persone che amiamo e ci modifichiamo (anche inconsapevolmente) a seguito delle loro influenze, diventando persone diverse nel corso del tempo. (...)

 

Bibliografia:

- Aron, A., Aron, E. N., Tudor, M., & Nelson, G. (1991). Close relationships as including other in the self. Journal of Personality and Social Psychology, 60, 241–253.

- Aron, A., Paris, M., & Aron, E. N. (1995). Falling in love: Prospective studies of self-concept change. Journal of Personality and Social Psychology, 69, 1102-1112.

- Lewandowski, G. W., Aron, A., Bassis, S., & Kunak, J. (2006). Losing a self‐expanding relationship: Implications for the self‐concept. Personal Relationships, 13, 317-331.

- Mattingly, B. A., Lewandowski, G. W., & McIntyre, K. P. (2014). “You make me a better/worse person”: A two‐dimensional model of relationship self‐change. Personal Relationships, 21, 176-190.

- Slotter, E. B., & Gardner, W. L. (2012). How needing you changes me: The influence of attachment anxiety on self-concept malleability in romantic relationships. Self and Identity, 11, 386-408.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale:  https://www.psychologytoday.com/blog/meet-catch-and-keep/201502/7-ways-your-relationship-can-change-who-you-are

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Se è vero che ognuno di noi possiede dei tratti di personalità che tendono a orientarne il modo di pensare ed agire nel quotidiano, è anche vero che il nostro Sè è continuamente plasmato dalle relazioni.


Nella visione sistemico relazionale, che utilizzo nella mia pratica clinica integrandola con altre metodologie di intervento psicologico, è centrale il concetto di “soggetto contestuale” (Bateson), secondo il quale la soggettività si costruisce proprio nell'interazione con l’ambiente e gli altri individui.


In questo articolo, diamo un rapido sguardo scientifico alle modalità in cui i rapporti significativi della nostra vita possono portarci a cambiare.


Per un approfondimento sulla visione sistemica di guardare il mondo e il disagio psichico, potete leggere questa sezione del mio sito (http://www.psicologo-milano.it/luca-mazzucchelli-psicologo-milano/consulenza-psicologica-milano/sistemico-relazionale) dove approfondisco i metodi che uso nel mio lavoro dal punto di vista teorico e clinico.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

7 buone ragioni psicologiche per.. dire parolacce

7 buone ragioni psicologiche per.. dire parolacce | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Dire parolacce è tendenzialmente una pratica disapprovata.

I nostri genitori e i nostri insegnanti hanno trascorso anni cercando di convincerci a non farlo. Tuttavia, anche da adulti, molti di noi lo fanno. E la maggior parte dei nostri genitori l'ha fatto, anche se (per lo più) alle nostre spalle.


Ecco perché:

 

1. Sollievo dal dolore: Imprecare attiva la cosiddetta risposta "attacco-fuga", che porta ad un aumento di adrenalina e un conseguente effetto analgesico. Richard Stephens della Keele University ha scoperto che le persone che imprecano sono in grado di tenere le mani in acqua ghiacciata per il doppio del tempo. Tuttavia, tale effetto riguarda solamente soggetti che imprecano poche volte al giorno, e non i cosiddetti "imprecatori seriali". Presumibilmente, gli imprecatori seriali sono desensibilizzati dalle loro stesse imprecazioni, dunque non sono particolarmente sensibili ad esse. Non è chiaro se alcune parolacce siano più efficaci di altre, ma ciò sembra molto probabile.

 

2. Potenza e controllo. Dire parolacce può essere utile per acquisire un maggior senso di potere e controllo su una brutta situazione. Imprecando mostriamo, anche solo a noi stessi, che non siamo vittime passive, ma abbiamo il potere di reagire e combattere. Ciò può aumentare la fiducia in noi stessi e la nostra autostima, e anche fornire l'impulso per affrontare la situazione. Come disse Mark Twain "Quando sono arrabbiato, conto fino a quattro; quando sono molto arrabbiato, impreco".

 

3. Reazioni non violente: Dire parolacce ci permette anche di affrontare persone o situazioni negative senza dover ricorrere alla violenza. Invece che prendere qualcuno a pugni, possiamo esprimere la nostra rabbia imprecando. È vero, imprecare può anche avere conseguenze dolorose, ma meglio poche parole taglienti di un pugnale affilato. L'imprecazione può anche servire come segnale di avvertimento o come indicatore di un ruolo o di una autorità, un po' come il ringhio di un animale: “Attenzione. Smettila. Oppure ne pagherai le conseguenze”.

 

4. Umorismo: Dire parolacce tra amici può essere molto divertente. In tali circostanze, può rappresentare un momento di liberazione ed evasione dai normali vincoli sociali (…)

 

5. Legami sociali: Dire parolacce può anche servire per dimostrare la nostra appartenenza ad un certo gruppo sociale, o essere la prova che siamo in grado di essere noi stessi in una determinata situazione perchè siamo totalmente a nostro agio con quella compagnia. Se fatto con il giusto atteggiamento, può anche segnalare che siamo aperti, onesti, autoironici e sappiamo divertirci.

 

6. Auto-espressione. Dire parolacce può essere un modo per mostrare che qualcosa è davvero importante per noi. Ecco perché imprecare è parte di qualsiasi sport. Imprecare è anche un modo per aggiungere enfasi ai nostri discorsi e renderli più vivaci e potenti.

 

7. Salute fisica e psicologica: I benefici per la salute del dire parolacce includono una migliore circolazione, un aumento delle endorfine, e un generale senso di calma, controllo e benessere. Il segreto è farlo con parsimonia, e non quando siete arrabbiati, cosa che, oltre ad essere nociva per la salute, è anche terribilmente volgare!

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/hide-and-seek/201503/7-bleeping-good-reasons-swear

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Per quale motivo le persone dicono parolacce? Perchè, a differenza di quanto si creda, le parolacce possono essere molto utili, in almeno 7 modi!

 

Naturalmente, questo non è un invito ad inserire imprecazioni nel vostro abituale stile linguistico, piuttosto una sintesi in chiave psicologica dei vantaggi che l'atto di imprecare ha nell'economia mentale dell'essere umano.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

5 dritte per incrementarla l'autostima dei vostri figli

5 dritte per incrementarla l'autostima dei vostri figli | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Qualche volta i genitori tendono a dimenticarsi dell'importanza, per i loro figli, di sviluppare una buona autostima. Purtroppo, una brillante intelligenza o un talento strabiliante rischiano di non poter essere messi pienamente a frutto nell'età adulta se non si costruisce una sufficiente autostima quando si è piccoli (…).


Ecco allora 5 indicazioni pratiche su come aiutare i propri figli a costruire una soddisfacente stima di sé.

 

1. Non abbiate paura di fare un passo indietro

 

Come genitori, una delle vostre principali responsabilità è aiutare i vostri figli a diventare competenti e autosufficienti. Per fare questo, dovete essere pronti a fare un passo indietro e permettere ai vostri bambini di sperimentare non solo cose positive, ma anche, in modo graduale, fallimenti e delusioni. Lasciate che i vostri bambini prendano alcuni rischi (calcolati) e che risolvano alcuni problemi per conto loro. Inoltre, fissate per loro obiettivi realistici, permettete che vi si ingaggino in autonomia e gratificateli quando li raggiungono. Lasciate che facciano le loro scelte, ovviamente adeguate all'età. (…) Permettendogli di prendere le loro decisioni, avrete anche insegnato loro le conseguenze delle loro scelte.

 

2. Lodate i vostri figli, ma non eccessivamente

 

Il discorso sulle lodi è particolarmente delicato quando di parla di autostima. Da una parte è facile capire quanto i complimenti siano fondamentali per costruire una buona stima di sé, tuttavia quando questi sono eccessivi possono diventare altamente problematici. Lodando in maniera eccessiva i nostri figli trasmetteremo loro l'idea che non hanno bisogno di impegnarsi per ottenere i risultati che desiderano attraverso un naturale percorso per tentativi ed errori. L'eccessiva celebrazione può condurre anche ad un altro problema, cioè che i bambini si comportino in modo poco naturale per cercare di essere perfetti in tutte le situazioni, cercando continuamente di raggiungere questi particolari standard elevati (e irraggiungibili).

 

3. Lasciate che i vostri bambini aiutino in casa

 

I bambini beneficiano significativamente di attività che consentono loro di esprimere una competenza. Assegnare piccoli compiti di casa è un'ottima strategia: non solo permette loro di mostrare un'abilità acquisita, ma li aiuta a rendersi conto che il loro contributo è prezioso e apprezzato da altri membri della famiglia. Chiedete quindi ai vostri bambini di aiutarvi a cucinare, ad apparecchiare la tavola e a lavorare in giardino....

 

4. Incoraggiate i vostri figli a trovare e perseguire interessi e obiettivi

 

Appena notate che i vostri figli sviluppano un particolare interesse, giocate ad assegnare loro dei piccoli obiettivi attinenti a quell'attività che saranno naturalmente felici di completare. Che si tratti di cinque vasche in piscina o una discesa con lo snowboard, mostrerete loro che realizzare un obiettivo porta con sè una sensazione gratificante. Questo darà loro un senso di soddisfazione, che fungerà come carburante alla loro autostima.

 

5. Criticate le azioni, non la persone

 

Alcuni genitori tendono a lodare eccessivamente i loro figli, altri invece sono ipercritici nei loro confronti. Benchè le critiche costruttive siano utili, occorre saperle proporre nel modo più opportuno. Invece che criticare la persona dicendo “Sei una bambino cattivo”, è importante cercare di assumere un approccio meno personale e mettere a fuoco l'attività stessa, ad esempio dicendo: "Lo sai che ti ritengo un bravo bambino, ma penso non dovresti fare quel tipo di cose..”

 

Come genitori, avete un enorme impatto sull'autostima dei vostri bambini. Usando la vostra influenza nel modo giusto, potrete aiutarli a diventare adulti responsabili, competenti e fiduciosi.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://psychcentral.com/blog/archives/2015/02/07/5-ways-to-build-childrens-self-esteem/

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Lasciare che faccia (e sbagli) da solo, lodarlo in quantità giusta, coinvolgerlo in attività che gli consentano di esprimere una competenza, dargli obiettivi realistici e criticarlo ma in modo costruttivo....

Ecco 5 semplici indicazioni, fruibili ai genitori, per crescere un figlio dotato di una buona autostima, dunque attrezzato per affrontare le avversità della vita.

 

Tra i prontuari utili per i genitori, potete anche leggere altri miei contributi.

Ad esempio, QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/rinforzare-relazione-genitori-figli/) spiego 5 attività basate sull’attaccamento per rafforzare la relazione genitore-figlio, QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/libri-bambini-psicologia/) racconto i benefici della lettura sui bambini e QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-ansiosi-figli/) dò alcune pratiche indicazioni utili a genitori di bambini ansiosi.  

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Le 30 ragioni più comuni sottostanti alle critiche (e alcune dritte per rispondere efficacemente)

Le 30 ragioni più comuni sottostanti alle critiche (e alcune dritte per rispondere efficacemente) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Essere criticati è una esperienza comune ma dolorosa: può scatenare sentimenti di paura, vergogna, rabbia e può nutrire le vostre insicurezze circa l’essere incompetenti o non all’altezza.

Winston Churchill ha paragonato le critiche al dolore fisico: una esperienza spiacevole, che è tuttavia necessaria per la crescita e per l’apprendimento. Ha anche aggiunto che essere criticati è comunque indice che si sta facendo qualcosa.

 

La critica può avere diversi obiettivi e significati: può essere una modalità per ottenere potere e controllo sull’altro, una strategia per neutralizzare un rivale all'interno di una competizione professionale/relazionale, ma può anche essere una forma di comunicazione senza perfidie, solo con lo scopo di far notare alla persona determinati comportamenti non propriamente funzionali.

 

Riconoscere l'intenzione che si nasconde dietro alla critica che state ricevendo è essenziale per rispondere ad essa in maniera consapevole ed efficace.

Di seguito sono riportate 30 differenti ragioni per le quali amici, colleghi, partner o parenti possono criticarvi:


1. Sono spaventati dalla vostra competenza e produttività, criticandovi stanno cercando di livellare il terreno di gioco e appianare le differenze.

 

2. Vogliono stimolare la vostra motivazione, il vostro livello di approfondimento, la vostra performance.


3. Credono che al lavoro non stiate facendo un buon gioco di squadra.

 

4. Hanno un forte bisogno di danneggiare l’altro per sentirsi appagati.

 

5. Hanno una personalità controllante e devono sempre sfidare qualcuno.

 

6. Credono di dover ricevere per diritto un trattamento speciale che però non hanno ancora ricevuto.


7. Vogliono farvi sentire inferiori in modo tale da poter avanzare di grado o ottenere favori da terzi o da superiori.

 

8. Si sentono insicuri e criticando vogliono far sentire insicuri anche voi.


9. Pensano che state facendo fare loro brutta figura davanti agli altri.


10. Sentono di essere criticati da voi e devono contro-attaccare.


11. Pensano in modo genuino che vi stanno aiutando dandovi un pezzettino della loro saggezza o esperienza.


12. Hanno una forte opinione circa un argomento (politico, religioso) e guardano le posizioni degli altri come meno valide.


13. Stanno cercando di ottenere la vostra attenzione o di relazionarsi, ma non avendo capacità comunicative adeguate finiscono per offendere (modalità tipica dei bambini e degli adolescenti).


14. Stanno sperimentando i limiti fino ai quali spingersi per sperimentare la loro indipendenza (modalità tipica degli adolescenti).


15. Sono in competizione con voi per una posizione professionale, quindi siete un ostacolo per il raggiungimento del loro obiettivo.


16. Credono di essere esperti in merito a uno specifico tema e vogliono condividere la loro conoscenza con voi per essere ammirati.


17. Sono frustrati perché credono di non essere ascoltati o perché non avete risposto alle loro domande.


18. Stanno cercando di volgere la situazione a loro favore per essere messi in buona luce o minimizzare quello che di sbagliato hanno fatto.


19. Stanno cercando di mettere un freno ai vostri comportamenti non adeguati.


20. Vogliono farvi capire che le vostre azioni li stanno ferendo o portano loro uno svantaggio.


21. Stanno cercando di intimidirvi in modo da sentirsi più potenti.


22. Si stanno difendendo facendo notare che anche voi avete fatto qualcosa di sbagliato.


23. Mancano di abilità sociali: vorrebbero dare un feedback positivo ma non riescono nell’intento e finiscono per ferirvi.


24. Vogliono sentirsi importanti e rispettati (membri anziani della famiglia)


25. Stanno mascherando i loro sentimenti di delusione con la rabbia.


26. Hanno tratti narcisistici di personalità: non possono tollerare di essere contraddetti e che voi non avete il loro stesso punto di vista.


27. Hanno un problema ma non vogliono occuparsene, dunque cercano di spostare il focus criticando voi.


28. Pensano che voi stiate giocando scorrettamente o vi stiate approfittando di loro.


29. Hanno valori differenti dai vostri e temono che li stiate giudicando, dunque, sulla difensiva, criticano la vostra posizione.

 

30. Stanno cercando di farvi sentire in colpa o umiliarvi, forse come vendetta o come gioco di potere.

 

Alcune delle ragioni appena descritte hanno a che fare con critiche connesse a differenti punti di vista. Altre volte, le critiche non sono altro che strumenti di potere, e attraverso di esse si cerca di demolire l’altra persona per ottenere vantaggi personali. Altre volte ancora, invece, le critiche possono essere molto utili in quanto sono punti di vista esterni rispetto a come ci stiamo comportando, a come gli altri ci vedono e a quello che pensano di noi. Ad esempio possono essere segnali che indicano di essere più interessati al lavoro che stiamo svolgendo, introspettivi circa le proprie modalità comunicative o più attenti alle esigenze del partner o delle altre persone che ci circondano (…)

 

A prescindere dalla motivazione sottostante, quando si riceve una critica, la primissima risposta che si attiva è di tipo “attacco-fuga-congelamento”. Le prime reazioni, con ogni probabilità, saranno le seguenti: scappare per evitare il conflitto, cercare le prove che siete nel giusto senza ascoltare il punto di vista dell’altro o contro-attaccare immediatamente. Nessuna di questa risposta è, tuttavia, particolarmente efficace. Alcune volte, poi, si risponde alle critiche facendo critiche ancora più crudeli che feriscono profondamente l’altro, interrompendo ogni possibilità di dialogo ed evocando successivamente sentimenti di colpa.

 

Dunque, quando ricevete una critica, seguite questi semplici passaggi:

 

A) Fate un lungo respiro

 

B) Prendetevi del tempo per cercare di capire il motivo che sottostà alla critica prima di rispondere, in modo da diminuire le risposte avventate e feroci e gestire al meglio la specifica situazione. Nello specifico, fatevi le seguenti domande:


1. Questa persona sembra assumere un atteggiamento genuino nel criticarmi?

2. Qual è la mia responsabilità in questa situazione?

3. Ho effettivamente una responsabilità, oppure ci sono altre dinamiche sottostanti (ad esempio colui che mi sta criticando è in competizione con me, ad esempio per una posizione lavorativa)? 

4. In che modo questa critica può essermi utile?

5. La critica è pubblica o privata? Se pubblica, perché è stata scelta questa forma?

5. Oltre a quanto viene dichiarato, ci sono altri sentimenti celati? (fondamentale fare caso al linguaggio del corpo e al tono di voce)

7. Chi mi critica è veramente interessato a risolvere il problema e a raggiungere una posizione comune? È desideroso di ascoltare la mia posizione?

8. Sta rispettando il fatto che è un mio diritto avere opinioni differenti o fare scelte indipendenti?

 

C) Probabilmente averete bisogno di tempo per fare chiarezza in merito alla motivazione sottostante alla critica che avete ricevuto. In questo caso, utilizzate la tecnica del time-out: dite all’altro che avete bisogno di qualche minuto per pensare a quello che ha appena detto prima di rispondere.

 

D) Pianificate il modo migliore per rispondere alle critiche: le risposte alle domande viste precedentemente determineranno il vostro atteggiamento verso la critica ricevuta. In particolare:


- Se la persona sembra essere narcisista, un concorrente sleale o un bullo dovrete porre in maniera ferma limiti rispetto a come si stanno rivolgendo a voi.

- Se la critica vi viene fatta in un luogo pubblico, esempio durante un convegno, dovrete difendere la vostra posizione, argomentare il valore della vostra decisione o del vostro lavoro, correggendo anche possibili errori sottolineati da altri o fraintendimenti. Mostrate le vostre intenzioni più autentiche, le motivazioni che vi spingono ad assumere quella posizione e prendete le vostre responsabilità: la condivisione è la migliore strategia in molte situazioni.

- Se chi critica è il vostro partner, figlio, amico o membro della famiglia, dovreste dire che siete interessati al loro punto di vista e in modo genuino volete conoscere la loro prospettiva, anche se non sempre siete d’accordo. In svariate situazioni la soluzione migliore è sottolineare agli altri che apprezzate lo sforzo nel voler spiegare la loro posizione e rispettate la loro opinione. La risposta cambia a seconda della situazione, importante comunque è affermare sempre la vostra indipendenza e mostrare il vostro punto di vista differente: “Non sempre dobbiamo essere d’accordo su tutto”.

- Quando si ha a che fare con bambini o adolescenti, una buona strategia è conoscere i loro sentimenti e i loro bisogni, sottolineare loro che sono legittimi ma che devono anche imparare a rispettate il pensiero dell’altro. (...)

- Infine, se la critica è legittima, è meglio ringraziare e adottare dei comportamenti correttivi.

(…)

 

In sintesi:

 

- Ascoltate attentamente le critiche che vi vengono mosse cercando di comprendere qual è la motivazione sottostante a ciò che vi viene detto;

- Non siate mai troppo sulla difensiva; 

- Ricordatevi di essere compassionevoli con voi stessi per questa esperienza dolorosa e usate il vostro ingegno, piuttosto che le vostre reazioni impulsive, per volgere al meglio la situazione.

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-mindful-self-express/201408/the-30-most-common-reasons-people-might-criticize-you

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quando riceviamo una critica, solitamente la prima reazione spontanea è metterci sulla difensiva, argomentare la nostra posizione in modo da dimostrare che abbiamo ragione o contrattaccare.


In realtà, a seconda della motivazione che si nasconde dietro alla critica, possiamo adottare diverse linee di comportamento che possono aiutarci a gestire al meglio la specifica situazione.

 

Con questo articolo andiamo ad esplorare i 30 più comuni motivi che si nascondono dietro alle critiche e vediamo alcune dritte per reagire costruttivamente a questa esperienza umana poco piacevole ma necessaria.

 

Sempre sull'argomento, potrebbe interessarvi una raccolta di strategia per sopravvivere alle critiche (QUI: http://www.psicologo-milano.it/newblog/sopravvivere-alle-critiche/)

 

Inoltre, per conoscere alcune indicazioni pratiche su come trattare con persone aggressive e prepotenti, che fanno della critica una delle loro armi, potete leggere quest'altro articolo: http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-persone-aggressive-prepotenti/

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Altri 20 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno

Altri 20 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Ecco altri 20 errori cognitivi in cui rischiamo di cadere quotidianamente..

 

1. Concentrarsi sull'importo risparmiato piuttosto che l'importo speso: Ad esempio, concentrarsi sulla quantità di denaro risparmiata piuttosto che chiedersi se si avrebbe comprato l'articolo anche se non fosse stato in saldo.

 

2. Sopravvalutare qualcosa solo perchè è vostro: Ad esempio, percepire i vostri figli più belli o più intelligenti di quelli che sono solo perchè sono vostri. Oppure, sopravvalutare il valore della vostra casa quando la proponete sul mercato in considerazione dei lavori di ristrutturazione che avete effettuato.

 

3. Trascurare spiegazioni alternative: Rimanere ancorati sulla vostra versione dei fatti non riuscendo a prendere in considerazione spiegazioni alternativi più plausibili.

 

4. Il Self-Serving Bias – bias di autoprotezione: E' la tendenza ad attribuire i propri successi a fattori interni ed i propri fallimenti a fattori esterni. Ad esempio ritenere di aver preso un bel voto grazie alle proprie capacità, e un brutto voto a causa di un esaminatore severo.

 

5. Distorsione cognitiva: E' la tendenza, opposta alla precedente, ad attribuire i comportamenti degli altri a fattori interni piuttosto che a fattori situazionali. Ad esempio, attribuire le cause di un incidente alla distrazione del guidatore piuttosto che ad un problema di viabilità.

 

6. Non considerare il ragionamento costi/benefici: Ad esempio, destinare un'ora ad un lavoro estremamente semplice che richiederebbe un tempo più contenuto pensando “è solo un'ora” e non considerare che quel tempo sarebbe potuto essere impiegato più proficuamente in un altro lavoro più lungo e impegnativo che dovete effettuare.

 

7. Ritenere che gli altri ragionino o agiscano nel vostro stesso modo: Si tratta della tendenza ad assumere la propria esperienza come riferimento dell'esperienza di tutti, ossia ritenere che, se voi la pensate in un determinato modo o avreste agito in un modo specifico in una determinata situazione, anche gli altri avrebbero dovuto farlo.

 

8. “In-group” bias: La tendenza a ritenere maggiormente capaci e affidabili persone che sono come voi o che appartengono alla vostra cerchia o al vostro gruppo, rispetto a persone che provengono da altri background.

 

9. "Se non so io una cosa di me, nessuno può saperla”: Ottenere un feedback esterno può invece aiutarvi a diventare consapevoli di cose che non immaginavate minimamente di poter arrivare a conoscere.

 

10. Fallacia del giocatore d'azzardo: Tendenza a credere che gli eventi passati influenzeranno in qualche modo i risultati futuri. L’esempio classico è il lancio della moneta. Dopo aver ottenuto testa per diverse volte consecutive, la nostra tendenza è quella di prevedere un aumento della probabilità che il prossimo lancio sarà croce. In realtà le probabilità sono ancora 50/50: i risultati in diversi lanci sono statisticamente indipendenti.

 

11. La convinzione che continuare a preoccuparsi o a ripensare ad un problema condurrà alla sua risoluzione: In realtà, la rimuginazione tende a ridurre le capacità di risolvere i problemi e diminuisce le probabilità di fronteggiare un evento.

 

12. Associazione implicite distorte: Il test di associazione implicita (implicit-association test - IAT) è utilizzato nel campo della psicologia sociale per rilevare in che modo le persone compiono automaticamente e in maniera inconsapevole associazioni preferenziali tra rappresentazioni mentali. I risultati mostrano che le persone tendono, ad esempio, a ritenere che le individui sovrappeso siano anche pigri. Essere consapevoli di questa tendenza umana è la chiave per rompere queste associazioni inconsce spesso distorte.

 

13. Effetto picco-fine: E' la tendenza a ricordare maggiormente (1) come ci si sentiva alla fine di una esperienza e (2) come ci si sentiva al momento del picco di intensità emotiva durante l'esperienza, piuttosto che basarsi sulla somma o sulla media di ogni istante di quell'esperienza. Alla luce di questo effetto, possiamo ricordare in maniera alterata alcuni eventi e, di conseguenza, prendere decisioni in merito basandoci su informazioni parziali.

 

14. La tendenza a preferire cose familiari: E' la tendenza a preferire automaticamente cose che già si conoscono. Questa tendenza conduce ad esempio le persone a rimanere erroneamente fedeli a determinati marchi e continuare ad acquistarli sebbene vi siano prodotti e prezzi più convenienti, piuttosto che intraprendere un cambiamento. Lo stesso meccanismo è alla base del fatto che, qualche volta, possiamo fare fatica a cambiare le cose che, benchè ci creino malessere, sono ormai familiari.

 

15. La convinzione che sia possibile fare diverse cose contemporaneamente (il mito del mutitasking): A differenza di ciò che si pensa, la nostra mente è incapace di compiere più compiti simultaneamente. Il multitasking, in realtà, indebolisce la capacità di concentrarsi, conduce a fare più errori e porta a perdere tempo. Cercare di concentrarsi su più di un obiettivo alla volta è, in definitiva, un auto-sabotaggio.

 

16. Rifiutarsi di riconoscere i benefici cognitivi di attività che permettono di rigenerare le energie o che incrementano emozioni positive: Ad esempio, vedere momenti di divertimento o pause dalle attività lavorative come perdite di tempo.

 

17. Previsioni positive distorte: Ad esempio, ritenere che se farete un abbonamento annuale in palestra, ciò vi spingerà a frequentare con regolarità, anche se nel passato non è andata così.

 

18. Barare sui vostri obiettivi sulla base di comportamenti positivi che prevedete di fare in seguito:

Ne è un esempio, l'esagerare con il cibo oggi se avete avete in programma di iniziare una dieta la settimana successiva. Spesso, i comportamenti positivi previsti non si verificano.

 

19. Ripetere sempre lo stesso comportamento e aspettarsi risultati diversi: Ad esempio, ritenere che se continuate a ripetere la stessa cosa, il vostro partner cambierà atteggiamento.

 

20. Pensare "non posso cambiare il mio comportamento" o "non posso cambiare il mio stile di pensiero": Invece di ripetere a voi stessi "Non posso.." provate a chiedervi come potreste modificare del 5% il vostro comportamento o il vostro stile di pensiero, e guardate cosa succede.

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201301/50-common-cognitive-distortions

 

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco altri 20 errori cognitivi che frequentemente commettiamo in maniera inconsapevole e che rischiano di influenzare negativamente le nostre decisioni ed emozioni....

 

Se sei curioso di conoscerne altri 30, puoi leggere questo articolo:  http://www.psicologo-milano.it/newblog/30-tranelli-mentali-in-cui-rischiamo-di-cadere-ogni-giorno/

 

Come diventare consapevoli delle vostre distorsioni cognitive?

 

Provate a stampare questa lista e sottolineate le distorsioni che mettete in atto più frequentemente. Sceglietene dunque una alla volta e appuntatevi come quella distorsione si manifesta nella vostra vita.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

4 benefici della letteratura sulla nostra psiche

4 benefici della letteratura sulla nostra psiche | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Un grande libro dovrebbe lasciarci con molte esperienze, e un po' esausti alla fine. Si vivono diverse vite durante la lettura”

William Styron (scrittore, drammaturgo e critico letterario statunitense, autore di romanzi e novelle di successo, tra cui il celebre 'La scelta di Sophie' sul tema dell'Olocausto)

 

Sappiamo che i grandi libri possono cambiare le nostre menti e le nostre vite in svariati modi.

Le neuroscienze hanno dimostrato che, ad un primo livello puramente biologico, la lettura di romanzi può incrementare la connettività cerebrale (Berns et al., 2013).

A livello emotivo, la lettura di “finzione letteraria” permette invece di sviluppare la nostra Teoria della Mente, ossia la capacità di comprendere gli stati mentali degli altri ed entrare in empatia con loro (Kidd & Castano, 2013).


Recentemente, il filosofo e scrittore Alain de Botton è stato protagonista di un video in cui ha esplorato i benefici a carattere psicologico della lettura.

Potete guardarlo in lingua originale qui (http://www.spring.org.uk/2014/10/4-ways-great-literature-benefits-your-mind-video.php), oppure leggere di seguito le parti più salienti.

 

1. La lettura consente di risparmiare tempo

Benché apparentemente sembri una perdita di tempo, in realtà la lettura è un enorme risparmio di tempo poiché ci dà accesso ad una serie di emozioni ed eventi che ci vorrebbero anni, decenni, millenni per cercare di sperimentare direttamente. La letteratura è il più potente 'simulatore di realtà' esistente, una macchina del tempo e dello spazio che ci permette di esperire un numero infinitamente maggiore di situazioni di quelle che potremmo sperimentare in una vita intera.

Essa consente di sperimentare cosa significhi divorziare, uccidere qualcuno e sentirne rimorso, piantare il proprio lavoro e fuggire nel deserto, essere alla guida di una nazione... il tutto, in un contesto sicuro e protetto, che è l'aspetto più rilevante.

Ha inoltre il potere di alterare il tempo, trasportandoci lungo il ciclo della vita, dall'infanzia alla vecchiaia. (...)

 

2. La letteratura ci rende più “profondi”

La letteratura compie la magia di mostrarci le cose da un altro punto di vista. Ci mette nella posizione di considerare le conseguenze delle nostre azioni sugli altri in un modo altrimenti impossibile. Ci mostra esempi di persone generose, coraggiose, valorose, che possono fungere da modelli di ispirazione nelle nostre vite. Inoltre, generalmente si contrappone al sistema di valori dominante, che spesso premia il denaro e il potere. Gli scrittori ci mettono in contatto con idee ed emozioni di profonda importanza, che spesso non trovano spazio d'espressione in un mondo cinico e commercializzato.

 

3. La letteratura è una cura per la solitudine

Tutti noi siamo più “strani” di quanto ci sia permesso ammettere. Spesso non possiamo dire come stanno realmente le cose nelle nostre menti.

Nei libri, possiamo trovare la descrizione di come stiano le cose dentro e fuori di noi, raccontate con molta più onestà rispetto a quanto sia possibile fare in una normale conversazione. Nei migliori libri, è come se lo scrittore ci conoscesse meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.

Gli scrittori spesso trovano le parole adatte per descrivere le fragili e strane esperienze speciali della nostra vita interiore: la luce in una mattina d'estate, l'angoscia che possiamo esperire nei confronti delle persone, le sensazioni di un primo bacio, l'invidia per qualcuno che ha conquistato qualcosa che desideriamo, il desiderio che abbiamo sperimentato sul treno, guardando un altro passeggero a cui non abbiamo avuto il coraggio di rivolgere la parola. Gli scrittori sono capaci di aprire i nostri cuori e le nostre mente, di fornirci delle mappe di riferimento che ci permettono di viaggiare nella vita in modo più sereno e fiducioso, e con un più tollerabile grado di angoscia.

 

4. La letteratura ci prepara ad affrontare il fallimento

Tra tutte le paure degli esseri umani, una di quelle più intense è il timore di fallire. Ogni giorno i media portano davanti ai nostri occhi moltissime storie di fallimento.

Anche gran parte della letteratura parla di fallimento e, più in generale, di emozioni dolorose. In un modo o nell'altro, i grandi romanzi, ma anche le opere teatrali e le poesie, parlano sempre di persone che “si sono incasinate”: che hanno compromesso le loro relazioni, fatto gravi errori, compiuto gesti folli, assistito alla deriva delle loro vite. Ma i grandi libri non giudicano duramente e in modo unidimensionale come i media. Anzi, evocano sentimenti di pietà e compassione per questi protagonisti, e permettono ai lettori di comprendere quanto siamo tutti vicini anche nelle esperienze dolorose (…)

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/10/4-ways-great-literature-benefits-your-mind-video.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ne ho parlato spesso: leggere ha un valore inestimabile dal punto di vista psicologico.

Ecco 4 vantaggi psicologici della lettura, raccontati in un video (in lingua inglese), di cui riassumo in italiano le parti più significative.

Se ti interessa approfondire come la lettura ci aiuta a sviluppare le nostre abilità empatiche, puoi leggere questo mio articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/vuoi-capire-meglio-gli-altri-comincia-a-leggere-i-classici/), mentre qui (http://www.psicologo-milano.it/newblog/un-libro-per-guarire-la-biblioterapia/) puoi documentarti sul potere curativo delle storie e dei racconti. Infine, qui (http://www.psicologo-milano.it/newblog/libri-bambini-psicologia/) una rassegna di benefici della lettura sui più piccoli.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

8 atteggiamenti mentali negativi tipici delle persone cronicamente infelici

8 atteggiamenti mentali negativi tipici delle persone cronicamente infelici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“La mente è un mondo a sé, e da sola può rendere il paradiso un inferno e l’inferno un paradiso” John Milton

 

“Quasi tutti i sentimenti di sofferenza e dolore hanno la loro radice in un modo errato di guardare la realtà. Quando smetterete di guardare erroneamente, smetterete di soffrire” Buddha

 

Fin dai tempi più antichi, l’uomo ha fatto esperienza di pensieri negativi che arrovellano la mente. Tuttavia, è il modo in cui decidiamo di maneggiare questi pensieri che fa la differenza.

A seconda dell'interpretazione che attribuiamo agli eventi della realtà possiamo trovarci a sperimentare sicurezza o paura, speranza o panico, responsabilità o vittimismo, vittoria o sconfitta.

Vari studi hanno rilevato che avere un atteggiamento mentale negativo nei confronti degli eventi della vita può inficiare lo stato di salute ed avere effetti negativi sulla felicità e il benessere.

 

Ecco 8 atteggiamenti mentali e pensieri negativi che le persone infelici fanno continuamente... e che renderebbero infelici chiunque di noi li facesse!!!!

 

1. Avere un dialogo interno auto-svalutante

Il “dialogo interno” è quella sorta di voce interiore che ci accompagna in tutto quello che facciamo. Esso è formato dai pensieri che formuliamo sul mondo. Poichè il dialogo interno costituisce di fatto un insieme di messaggi che inviamo a noi stessi, se è prevalentemente di matrice negativa, esso rischia di sabotare gravemente il nostro benessere: può ridurre il nostro senso di efficacia, diminuire le nostre capacità di perfomance e abbassare il nostro potenziale. I pensieri auto-svalutanti più comuni includono frasi del tipo: “Non posso…”, “Non sono bravo abbastanza!”, “Non riesco…”, “Mi mancano certe caratteristiche…”, “Fallirò!” etc. Vi piacerebbe che un vostro amico continuasse a ripetervi “Non avrai mai successo”, “Non sei bravo abbastanza”, “Sei troppo insicuro”, “Fallirai”? Considerereste questa persona un vero amico? Ovviamente no! Dunque, perché parlate a voi stessi in questo modo? Ingaggiarsi continuamente in pensieri auto-svalutanti è come avere un amico crudele che cerca in ogni modo di sabotarvi. Così facendo, diventate il peggior nemico di voi stessi.

 

2. Avere attitudini pessimistiche

Una tra le più controproducenti forme di pensiero consiste nel partire da una situazione e vedere solo il lato negativo, o addirittura ipotizzare il peggio. Per molte persone, guardare il bicchiere mezzo vuoto è un’attitudine abituale e automatica. Pensiamo per esempio ad un treno fermo o a una giornata di pioggia. Per alcune persone, questi eventi sono solo esperienze negative, terribili. In realtà, non c’è nulla di positivo o di negativo nel traffico o nel tempo!! E' il modo in cui si sceglie di guardare le circostanze che rende la situazione positiva o negativa, e questa scelta può immediatamente renderci più forti o più deboli, più felici o più tristi, potenti o vittime. Partendo dalla stessa situazione, possiamo guardare il treno fermo come la possibilità di ascoltare musica rilassante o una giornata di pioggia come l’occasione per andare a casa a berci una buona tazza di cioccolata calda leggendo un bel libro. Dipende tutto da come scegliete di osservare il momento.

 

3. Fare paragoni negativi con gli altri

Uno dei più facili e comuni modi per sentirsi tristi e insoddisfatti è paragonare se stessi agli altri, in particolare con persone irraggiungibili. Spesso tendiamo a fare confronti con persone che ricevono un sacco di complimenti, che sono molto attraenti, che fanno molti soldi, o che hanno moltissimi contatti sui social. Quando vi trovate a desiderare quello che hanno gli altri, e vi sentite invidiosi, inferiori e inadeguati, molto probabilmente state mettendo in atto paragoni sociali negativi. Vari studi in letteratura (a partire da Aspinwall & Taylor 1993 e Collins 1995) hanno mostrato che le persone che attuano abitualmente confronti negativi con gli altri soffrono più frequentemente di stress, ansia, depressione e pensieri auto-svalutanti.

 

4. Rimuginare sul passato

Dovremmo imparare dal passato, non farci schiacciare da esso. Può capitare che circostanze avverse della vita ed episodi personali negativi possano bloccarci, farci diventare insicuri nelle scelte e non farci riconoscere nuove brillanti opportunità. Tuttavia, mentre ciò che è avvenuto nel passato non può essere modificato, abbiamo la possibilità di dare una nuova forma a quello che deve ancora accadere. Il primo passo è quello di rompere col passato e dichiarare che siamo noi, non la nostra storia, ad essere in gioco adesso. Goethe ci ricorda “Niente vale più di questo giorno”. Non soffermiamoci sul passato: facciamo scelte migliori oggi e andiamo avanti.

“Lincoln ha perso 8 elezioni, ha portato al fallimento 2 industrie e soffrì di una crisi nervosa prima di diventare presidente degli Stati Uniti” Wall Street Journal

 

5. Sentirsi impotenti di fronte a persone ostili

È frequente incontrare sulla propria strada persone difficili. Di fronte a questi individui che cercano continuamente la sfida, è facile arrivare a credere che loro siano forti e noi le vittime, e che con il loro comportamento aggressivo abbiano il controllo su di noi. Molti nostri atteggiamenti di fuga, anche se giustificati, sono notevolmente influenzati dalla convinzione della propria debolezza. La chiave per cambiare questa falsa credenza di essere vittime di un prepotente è spostarsi dalla condizione di passività a quella di attività. Se avete a che fare con un narcisista, un passivo-aggressivo, un manipolatore, un intimidatore o un controllante, ci sono molte strategie che potete utilizzare per fronteggiare la situazione. A questo proposito, date un occhio a questi miei articoli: 10 frasi tipiche delle persone passivo-aggressive (http://www.psicologo-milano.it/newblog/10-frasi-tipiche-delle-persone-passivo-aggressive/) e 8 strategie per trattare con persone aggressive e prepotenti (http://www.psicologo-milano.it/newblog/psicologia-persone-aggressive-prepotenti/).

 

6. Colpevolizzare gli altri

Colpevolizzare consiste nel far sentire gli altri responsabili delle proprie disgrazie. Molte persone hanno l'abitudine di buttare la colpa della loro infelicità o mancanza di successo su genitori inefficienti, relazioni negative, su svantaggi socio-economici o sulla salute precaria. Certamente è vero che la vita è piena di difficoltà, ed innegabili sono il dolore e le sofferenze che ne conseguono, tuttavia incolpare gli altri della propria infelicità e assumere il ruolo di vittima non è un atteggiamento efficace. A ben vedere, la condizione di vittima consente una serie di vantaggi secondari, ad esempio è più “comodo” puntare il dito contro gli altri per le proprie insoddisfazioni, evitando o ritardando il momento di assumersi la completa responsabilità della propria vita. Tuttavia, è utile notare che l'abitudine a colpevolizzare fa risultare, agli occhi degli altri, sgradevoli e rancorosi e, soprattutto, priva la persona di potere e controllo sulle cose in quanto la responsabilità è spostata su terzi (...). Tra l'altro, spesso e volentieri, le persone “bersaglio” della colpevolizzazione hanno poca idea di quello che veramente state provando e possono non accorgersi di nulla. In realtà, siete voi che vi state facendo prigionieri da soli della vostra acidità e del vostro astio. I vostri sentimenti possono anche essere giustificati, tuttavia non vi aiuteranno a diventare persone felici e di successo.

“Quando diamo la colpa ad altri, stiamo gettando via il nostro potere” Greg Anderson

 

7. Avere difficoltà a perdonare se stessi

Tutti noi commettiamo errori nella vita. Quando guardate indietro alle vostre azioni passate, ci sono decisioni e gesti che rimpiangete di aver fatto? Ci sono stati errori sfortunati di giudizio che hanno causato dolore a voi stessi e agli altri? Credo proprio che tutti risponderemmo di sì. La domanda più importante, dunque, è un'altra: come rievocate questi eventi passati? Pensate a voi come delle cattive persone e vi sentite in colpa per avere fatto male qualcosa o aver perso delle opportunità? Come visto precedentemente, molto dipende da come leggiamo e rileggiamo gli eventi! Durante questi momenti difficili, è estremamente importante essere compassionevoli con se stessi. (…)

“Perdona te stesso. Tutti facciamo errori. Gli errori non sono permanenti, ma sono momenti isolati. Impara a dire a te stesso: ho fatto un errore, ma questo non fa di me una persona cattiva”

 

8. Avere timore eccessivo di fallire e di fare errori

Le paure di fallire e di fare errori sono spesso associate con il desiderio di essere stimati ed apprezzati dagli altri e con esigenze perfezionistiche. Vi è mai successo di pensare di non essere stati bravi come desideravate in certe occasioni? Probabilmente ciò non potrebbe essere dovuto all'asticella che avete posizionato troppo in alto? Benchè avere standard elevati possa servire come un ottimo strumento motivazionale, aspettarsi di essere sempre perfetti in tutte le situazioni ha effetti negativi sul nostro benessere, in quanto va ad aumentare i livelli di stress e a diminuire le probabilità di ottenere successo, riducendo così la propria felicità. A conferma di ciò, numerosi studi in letteratura (tra cui Rettner 2010) hanno sottolineato la correlazione inversa tra perfezionismo e felicità: all'aumentare del primo, la seconda tende a diminuire. Un fatto è evidente nella storia: non è umano essere perfetti.

“Si può anche cercare di essere perfetti, ma il costo di questa decisione è molto alto… Come vi sentirete quando non riuscirete a raggiungere i canoni elevati che vi siete imposti?”

 

Vai alla fonte in lingua originale:   https://www.psychologytoday.com/blog/communication-success/201502/8-negative-attitudes-chronically-unhappy-people

 

 

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Come mi piace spesso ripetere, non è tanto la realtà stessa a condizionare il nostro stato psicologico, quanto la lettura che ne diamo. A volte, ci troviamo ad interpretare la realtà negativamente in modo quasi automatico, non rendendoci conto che ciò, di fatto, ha poi un effetto deleterio sulle nostre emozioni, sul nostro umore e sulle nostre possibilità di affrontare in maniera efficace gli eventi della vita.

 

Ecco 8 atteggiamenti mentali negativi molto frequenti nelle persone che si dichiarano cronicamente infelici... ma che, a ben vedere, renderebbero infelice chiunque di noi li facesse con regolarità!

 

Come sempre, conquistare una certa consapevolezza dei propri automatismi mentali è il primo step per capire come dare una svolta efficace ai propri comportamenti. E voi, quali tra questi pensieri negativi siete soliti fare?

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Attrazione sessuale: cosa contribuisce ad accenderla e mantenerla viva secondo 5 studi scientifici

Attrazione sessuale: cosa contribuisce ad accenderla e mantenerla viva secondo 5 studi scientifici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L’attrazione sessuale è negli occhi di chi guarda. La persona che vi suscita forti emozioni e vi fa sperimentare eccitazione probabilmente non avrà lo stesso effetto sul vostro migliore amico.

Certamente le 50 persone più belle al mondo soddisferanno più o meno i criteri universali. Tuttavia anche le persone più belle potrebbero, secondo il vostro gusto, non essere anche le più sexy.

Le ricerche in questo ambito mostrano che fattori di tipo emotivo contribuiscono in larga parte a mantenere la fiamma accesa in una relazione di lunga durata. Tuttavia è vero anche che, con il trascorrere del tempo, l’amore passionale si addolcisce e i partner attribuiscono maggior peso all'intimità psicologica. Comunque, come riportato in un articolo di Kristen Mark e Debby Herbenick (2014), l’attività sessuale rimane una parte fondamentale all'interno della relazione di coppia.

Predire il grado di soddisfazione e nello specifico l'appagamento sessuale all'interno di una relazione a lungo termine non è una scienza esatta. Tuttavia, recenti studi scientifici forniscono utili suggerimenti in merito a quali siano i fattori che concorrono a farvi percepire sexy il vostro partner, dunque che contribuiscono a farvi esperire nei suoi confronti attrazione sessuale a lungo termine. Eccone 5:


1. Il partner risulterà sessualmente attraente a lungo termine se... siete in grado di apprezzare i suoi cambiamenti nel tempo.

 

Nel loro studio sul cambiamento del soddisfacimento sessuale nel tempo, Mark e Herbenick hanno trovato che le donne sposate tendevano a percepire che il loro partner diventava sempre più sexy, nonostante il trascorrere degli anni e i cambiamenti inevitabili nell'aspetto fisico. Questo risultato mostra che, nonostante le convezioni sociali circa l’età e la sessualità, le donne che vivono relazioni stabili non desiderano che il loro partner si uniformi a standard irrealistici di giovinezza e bellezza. Sfortunatamente non ci sono evidenze del contrario: con il passare del tempo le donne, a differenza degli uomini, tendono ad essere giudicate meno attraenti. (…). In generale, adottare un approccio realistico circa i cambiamenti che il corpo (sia maschile che femminile) subisce nel corso del tempo sembra indispensabile per continuare a considerare il proprio partner sexy nel tempo, dunque per provare ancora attrazione sessuale verso di lui.

2. Il partner risulterà sessualmente attraente a lungo termine se...è almeno un po’ interessato a mantenersi in forma.

 

In uno studio su circa 1500 adulti di nazionalità Ceca, Stuart Brody e Pat Weiss (2013) hanno rilevato una forte correlazione tra la soddisfazione sessuale e la circonferenza della vita del partner. Avere un girovita non troppo abbondante è un indicatore approssimativo del benessere fisico della persona e di un'attenzione al proprio corpo. Questa ricerca suggerisce come sia uomini che donne siano sessualmente eccitati da partner che si tengono in forma. E' chiaramente possibile che questo risultato rifletta le convenzioni sociali circa la magrezza come standard di bellezza.

I risultati di Brody e Weiss sono in conflitto con quelli di Mark and Herbernick accennati precedentemente, che sottolineano al contrario l'importanza di accettare i cambiamenti del partner nel tempo, tra i quali la pancetta di mezza età. Tuttavia, è importante notare che mantenere una buona forma fisica presenta delle implicazioni anche al livello fisiologico sottostante. Un partner con una buona forma fisica avrà più probabilmente un buon funzionamento ormonale, che a sua volta contribuisce a mantenere accesa la fiamma del desiderio. Avere un partner interessato al sesso è chiaramente un elemento importante per stimolare la vostra eccitazione.

3. Il partner risulterà sessualmente attraente a lungo termine se... siete sempre stati interessati al sesso.

 

Se il vostro desiderio sessuale è sempre stato basso, probabilmente anche nell'attualità e nel futuro sarete poco interessati al sesso. Uno studio svolto in Finlandia da Jannike Höglund su un campione di circa 3500 uomini e donne ha rivelato che coloro che avevano partner che erano stati poco interessati al sesso prima di conoscerli, avevano una vita sessuale poco attiva anche nell'attualità. Da questi risultati, sembra logico concludere che sarete propensi a trovare il vostro partner sessualmente attraente nel presente e nel futuro se siete sempre stati sessualmente attivi, anche prima di incontrare il vostro attuale compagno.

4. Il partner risulterà sessualmente attraente a lungo termine se... è in grado di cogliere le vostre preferenze.

 

Dato che il soddisfacimento sessuale è come una strada a doppio senso, è molto più semplice rispondere positivamente se si riceve qualcosa. In altre parole, saremo più propensi ad essere sessualmente attratti dal nostro partner a lungo termine se anche lui sarà in grado di stimolare la nostra eccitazione. A questo proposito, nel 2009 le psicologhe canadesi Diane Holmberg e Karen Blair hanno esplorato la relazione tra desideri/preferenze sessuali e la soddisfazione percepita in un campione di 400 adulti, sia etero che omosessuali. Tra le pratiche preferite riportate dalle donne, vi erano una varietà di comportamenti sessuali oltre al raggiungimento dell'orgasmo. I risultati dello studio mostrano che un partner che si ingaggia in questi comportamenti preferiti è in grado di mantenere acceso a lungo termine il desiderio sessuale della donna. Dunque, qualunque sia il tipo della relazione e il genere, un partner che è capace di identificare e andare incontro ai vostri bisogni sessuali diventerà qualcuno che, anche con il passare degli anni, troverete sempre attraente ed eccitante.

5. Il partner risulterà sessualmente attraente se... è disponibile.

 

Fino ad ora abbiamo preso in considerazione ricerche che si riferivano a relazione a lungo termine Ma cosa dire se la relazione è ancora agli albori oppure ci troviamo ancora nella fase di ricerca di un partner? Verso chi siamo sessualmente attratti? (…) Per esplorare questo argomento può essere utile considerare uno studio condotto nel 2013 dallo psicologo tedesco Nicholas Koranyi, che ha utilizzato un metodo sperimentare per comprendere i meccanismi dell'attrazione interpersonale. L'esperimento consisteva nel creare un condizionamento positivo tra una fotografia di potenziali partner (single o occupati) e tratti di personalità piacevoli o un odore. I risultati mostrano che tale condizionamento avveniva solo quando le fotografie erano di single, mentre non avveniva in caso di immagini di soggetti già sentimentalmente occupati. Ciò significa che esisterebbe un sistema interno di auto-regolazione che contribuirebbe ad evitare di farci provare (poco utile) attrazione sessuale nei confronti di partner potenzialmente appetibili ma non disponibili in quanto già impegnati in altre relazioni. In altre parole, la ricerca di un potenziale partner avviene anche in base ad un sistema che inibisce l'ingaggio in coinvolgimenti “inutili”. Grazie ad esso, se state cercando l'amore, sarete pronti a guardare nel “posto giusto”!

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/fulfillment-any-age/201405/how-does-your-partner-turn-you

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quali sono i motivi per cui ci sentiamo attratti sessualmente da qualcuno? E quali sono gli ingredienti che concorrono a mantenere accesa l'attrazione sessuale verso il partner in rapporti di lunga durata?

Comprendere a fondo i meccanismi psicologici dell'attrazione, e le ragioni per cui siamo sessualmente eccitati da qualcuno piuttosto che da qualcun altro, è un “mistero” che le scienze della relazione non hanno ancora pienamente risolto. Eccovi però 5 spunti in questa direzione su cui riflettere, tratti da recenti ricerche scientifiche..

Per 5 curiosità scientifiche sui rapporti occasionali, puoi invece leggere quest'altro articolo http://www.psicologo-milano.it/newblog/rapporti-occasionali-psicologia-curiosita-scientifiche/

Sempre sul tema delle relazioni a due, puoi anche guardare il mio video sui 4 elementi che a mio avviso rendono una coppia sana. Lo trovi qui: www.youtube.com/watch?v=AQ-cVuF9dwM

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

La verità su Babbo Natale: che cosa succede quando i bambini la scoprono?

La verità su Babbo Natale: che cosa succede quando i bambini la scoprono? | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Vi ricordate quando avete smesso di credere a Babbo Natale?

 

Se siete cresciuti in una cultura occidentale, questo personaggio fantastico probabilmente ha giocato un ruolo nella vostra infanzia. Un ruolo fondamentale? Scommetto che la maggior parte di noi direbbe sì.

 

Nonostante ciò, alcuni genitori sono preoccupati per il fatto di “imbrogliare” i propri figli circa l'esistenza di Babbo Natale. Dopotutto, si tratta di una bugia. Probabilmente, quando i bambini scopriranno la verità, sentiranno che i loro genitori li hanno traditi...

 

Inoltre, alcuni genitori sono interessati a far sviluppare ai loro figli un pensiero critico e razionale.

… In una sola notte all'anno, un uomo con la barba bianca e con delle renne che sanno volare consegna milioni di regali a tutti i bambini del mondo...

Chiedere ai bambini di credere a questa storia potrebbe sembrare un invito a essere creduloni e illogici.

 

Per questi motivi, è interessante prendere in esame i risultati mostrati dalle ricerche psicologiche sull'argomento che, globalmente, sono piuttosto rassicuranti.

 

(…)

 

Innanzitutto è importante sapere che i bambini devono ancora attraversare diverse fasi di sviluppo cognitivo.

Fino circa ai 6 anni, il loro modo di vedere la realtà è caratterizzato dal “pensiero magico” (Piaget): ciò che per noi adulti può essere assurdo (come il credere ad un vecchietto con una slitta volante che recapita a tempi record regali a tutti i bambini del pianeta) è per loro coerente e accettabile, e non va ad intaccare la loro capacità di giudizio per il semplice fatto che sono in una fase in cui il pensiero razionale non è ancora completamente sviluppato.

 

Inoltre, una recente serie di esperimenti condotti ad Harvard ha mostrato che i bambini sono in grado di distinguere tra personaggi fantastici derivati da credenze culturali e altre entità non visibili ma scientificamente comprovate (Harris et al 2006). Insomma, i bambini che dicono di credere in Babbo Natale sono comunque meno certi della sua esistenza rispetto all’esistenza dell’ossigeno e dei germi.

 

Globalmente questi studi ci fanno concludere che supportare con i nostri figli l'esistenza di Babbo Natale non contribuisca a renderli illogici e creduloni.

 

Che cosa succede, poi, quando i bambini scoprono che Babbo Natale esiste solo nella loro fantasia?

 

Le ricerche in merito mostrano che raramente i bambini appaiono con il cuore spezzato, mentre paradossalmente sono i genitori a sentirsi malinconici.

Quando i ricercatori sono andati a intervistare i bambini che avevano smesso di credere a Babbo Natale (la maggior parte attorno ai 6-7 anni), questi hanno riportato una situazione di globale tranquillità.

Molti di loro avevano già intuito qualcosa da qualche tempo, e ne avevano semplicemente avuto la certezza. Era il genitore, non il figlio, che riportava tristezza (Anderson and Prentice, 1994; Cyr, 2002).

 

E cosa dire della bugia?

Secondo gli studi scientifici, solo una percentuale bassissima di bambini sono rimasti un poco infastiditi dal fatto che i genitori avessero loro raccontato una frottola.

Nel suo studio, Condry ha intervistato centinaia di bambini e nessuno di loro riportava rabbia nei confronti dei genitori dopo aver scoperto la verità circa Babbo Natale (Condry, 1987).

Tale reazione può essere ricondotta al fatto che i bambini riescono a realizzare che questa menzogna fa parte della categoria delle bugie bianche. Infatti, la letteratura scientifica suggerisce che già all'età di 3 anni i bambini capiscono la differenza tra le “bugie buone” e le “bugie cattive”. In alcuni lavori, sono stati presentati a bambini in età prescolare degli schizzi mal disegnati ed è stato chiesto loro di dare un giudizio. Quando l’artista era presente, i bimbi riferivano giudizi migliori. In altri studi, i bambini facevano finta di essere felici quando ricevevano regali che non gradivano. Raccontavano bugie bianche per evitare di far soffrire l’altro sfoderando un sorriso smagliante (Xu et al., 2010).

 

In definitiva, i genitori possono stare tranquilli sul fatto che i bambini perdonino loro di aver raccontato una frottola così buona e conveniente come Babbo Natale che porta i regali.

Inoltre i bambini continuano ad essere felici all’idea di ricevere la mattina di Natale i regali sotto l’albero, anche se non credono più in Babbo Natale perché ormai sono cresciuti (Cyr 2002).

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.parentingscience.com/Easter-Bunny-and-Santa-Claus.html

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Il Natale si avvicina e molti genitori si ritrovano a porsi le stesse domande: cosa dire ai propri figli rispetto a Babbo Natale? E' giusto sostenere la fantasia sull'esistenza di un vecchietto lappone che recapita miliardi di regali a tutti i bambini del mondo, oppure è il caso di dire la verità ai propri figli? A quale età è bene farlo? Come reagiranno i figli quando verranno a conoscenza della verità? Ci rimarranno male? Si sentiranno presi in giro?

 

L'articolo di oggi cerca di rispondere ad alcune di queste domande prendendo spunto dalla ricerca psicologica sull'argomento.

 

A mio avviso, è opportuno lasciare che i bambini scoprano da soli e senza fretta la verità. Di solito la scoperta avviene attorno ai 6-7 anni.

Se, attorno a questa età, i bambini cominciano a farvi domande, molto probabilmente hanno già grossi dubbi e hanno capito come stanno le cose.

In questi casi, confermate pure le loro intuizioni: forse ci rimarranno un po' male all'inizio, ma globalmente reagiranno con tranquillità. Inoltre, vi perdoneranno facilmente per aver sostenuto una bugia in nome di una giusta causa (quella dei regali!).

Se le domande dei bambini vi sembrano più richieste di rassicurazione, potete dire che Babbo Natale si fa aiutare dai genitori. Questa risposta li avvicinerà alla scoperta della verità che, comunque, non tarderà ad arrivare.

Infine, se non vi fanno domande, aspettate i loro tempi.

 

In generale, dunque, non è necessario che un adulto si trovi a dover introdurre dal nulla l'argomento.

 

Due sole cautele. Se il bambino è molto piccolo, ha sentito dire che Babbo Natale non esiste e ci è rimasto male, potete rassicurarlo. Ad esempio, potete dirgli che alcune persone non credono a Babbo Natale, ma voi si. Avrà tutto il tempo per scoprirlo in seguito. Se il bambino è eccessivamente grande (attorno ai 9 anni) e ancora continua a difendere il mito di Babbo Natale rischiando di incorrere nello scherno dei coetanei, occorre parlare con lui. Spiegategli con delicatezza che non è possibile che le persone volino a bordo di una slitta con delle renne magiche e che, comunque, anche voi da bambini avete creduto a questa bellissima storia per molto tempo.

 

In tutti i casi, a scoperta avvenuta, non dimenticate di dire ai vostri figli di non rivelare nulla agli altri bambini e fategli presente che sono custodi di un importante segreto. Ne saranno onorati.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

La solitudine: 10 spunti scientifici per conoscerla meglio

La solitudine: 10 spunti scientifici per conoscerla meglio | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Si stima che più del 40% delle persone prima o poi durante la vita “soffrirà di solitudine”.
Nonostante si tratti di uno stato d’animo diffuso, solo poche persone sono pienamente consapevoli dell’impatto che la percezione di essere soli ha sull’essere umano.

Ecco allora 10 spunti su questa frequente e dolorosa condizione psicologica, che vi permetteranno di conoscerla più da vicino.

1. La solitudine non dipende da quanti amici si hanno.

La solitudine dipende interamente dalla qualità percepita delle relazioni che abbiamo e dal sentimento di distacco emotivo e sociale esperito nei confronti delle persone che ci circondano. Infatti….

 2. Più del 60% delle persone che si sentono sole sono sposate

Quando le coppie sposate non condividono più i loro sentimenti, i loro pensieri e le loro esperienze quotidiane, finiscono per sentirsi sole. In questi casi tipicamente le persone hanno la percezione che il partner non possa più offrire loro il legame profondo e la sintonia che desidererebbero invece avere.

La loro paura potrebbe essere fondata, tuttavia potrebbe derivare anche dal fatto che…

3. La solitudine distorce la nostra percezione delle relazioni


Gli studi in merito hanno mostrato che soltanto il chiedere alle persone di richiamare alla mente momenti in cui si sono sentite sole, è sufficiente per condurle a svalorizzare le relazioni che hanno.
Queste distorsioni percettive spesso causano nelle persone, che si sentono già sole, maggior ritiro ed allontanamento proprio da quelle persone che potrebbero invece alleviare la loro solitudine.

A peggiorare le cose, a lungo andare i loro amici potrebbero stancarsi di continuare a cercare invano di coinvolgere queste persone in attività sociali e, come conseguenza di ciò….

4. La solitudine si diffonde anche sui social network.

La solitudine ha un chiaro stigma sociale: siamo molto abili ad identificare le persone sole attorno a noi.
Uno studio longitudinale di sei mesi ha osservato che le persone sole erano messe alla periferia anche nel contesto dei social network. (…)

Essere allontanati dal gruppo ha un effetto sorprendente sul nostro corpo, tanto che…

5. La solitudine ci fa sentire più freddo

Alcuni studi hanno rilevato che il solo richiamare alla memoria periodi in cui ci siamo sentiti soli, fa sì che le persone percepiscano la temperatura della stanza più fredda. Anche la temperatura della pelle diminuisce.
La connessione tra esclusione dal gruppo sociale e abbassamento della temperatura è riconducibile al nostro passato: essere escluso dalla tribù significava essere allontanato dal calore del fuoco.

Il nostro corpo, dunque, risponde alla solitudine in un modo significativamente negativo. Oltre a farci percepire più freddo…

6. La solitudine fa sentire il nostro corpo sotto attacco.

La solitudine causa un’immediata reattività del corpo: c’è un incremento della pressione sanguigna e del cortisolo, connesso all’attivazione della risposta sia fisica sia psicologica allo stress. Come conseguenza di ciò…

7. La solitudine cronica incrementa significativamente il rischio di malattie cardiovascolari.

Le persone che soffrono di solitudine cronica hanno un’incidenza di patologie cardiovascolari più alta rispetto ai controlli, perché il loro corpo è costantemente sottoposto a stress.
Ma questo non è il solo impatto che la solitudine ha sul nostro corpo, infatti…

8. La solitudine sopprime il funzionamento del sistema immunitario.

La solitudine rende il sistema immunitario meno efficiente, e con il passare del tempo, questo ci porta a incrementare il rischio di sviluppare differenti tipi di malattia e sofferenze.

Anche brevi periodi di solitudine hanno un impatto sul nostro sistema immunitario, ecco perché…

 9. Le matricole che si sentono sole si ammalano più facilmente.

Anche soltanto poche settimane di solitudine sono sufficienti per abbassare le difese del sistema immunitario. Alcuni studi hanno osservato che le neo-matricole, identificate come più sole, hanno difese immunitarie ridotte contro i malanni di stagione rispetto agli studenti che non si sentono soli.
Insomma, la solitudine ha un impatto molto negativo sul benessere del nostro corpo, tanto che…

10. La solitudine è pericolosa tanto quanto il fumo di sigarette

Gli scienziati, alla luce di tutti questi effetti drammatici della solitudine, hanno concluso che questo stato d’animo rappresenta un grande rischio per la nostra salute sia a breve che a lungo termine, raggiungendo i livelli di pericolosità del fumo di sigarette.
Globalmente, la solitudine cronica sembra incrementa il rischio di morte precoce del 14%.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201410/10-surprising-facts-about-loneliness

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Lo sapevate che il 60% delle persone che 'soffrono di solitudine' sono sposate?
Che quando ci sentiamo soli percepiamo più freddo?
Che la solitudine cronica è pericolosa quanto il fumo di sigarette?

In questo articolo, guardiamo da vicino una delle condizioni psicologiche più dolorose che le persone possono esperire nelle loro vite.

Nello studio dello psicologo, è possibile approfondire i motivi che ci conducono a sentirci soli pur in presenza di altri, ed imparare ad apprezzare quelle sfaccettature della solitudine che invece sono utili e preziose per l’essere umano.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

10 cose che (forse) non sai sull'AUTOSTIMA

10 cose che (forse) non sai sull'AUTOSTIMA | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L'autostima è un concetto psicologico attorno al quale ruota un mercato di miliardi di dollari.

Vista la moltitudine di articoli, libri, programmi e seminari (spesso della durata di pochi giorni giorni e descritti come “miracolosi”) volti al miglioramento dell'autostima, si potrebbe pensare che la nostra comprensione di questo costrutto psicologico sia piuttosto avanzata.

Purtroppo non è così: vi è ancora un certo disaccordo su che cosa l'autostima sia in realtà.

Dopo decenni di discussioni in merito alla definizione di autostima, vi sono tuttavia alcuni punti su cui la maggior parte degli psicologi sembra concordare. Eccoli

 

1. Vi sono diversi tipi di autostima

 

Gli scienziati concordano sul fatto che la nostra autostima possa essere sia “globale” (cosa pensiamo di noi stessi e come ci sentiamo con noi stessi in generale) sia “specifica” (cosa pensiamo di noi stessi e come ci sentiamo con noi stessi in ruoli specifici, ad esempio come genitori, come professionisti, come sportivi etc). Anche se tutti noi abbiamo diversi domini specifici di autostima, non tutti hanno la stessa importanza, perché…


2. L’impatto dell’autostima specifica sull’autostima globale varia


Più un dominio specifico di autostima è importante e significativo per noi, più questo impatterà sulla nostra autostima globale. Per esempio, giocare una pessima partita di golf non ci danneggerà molto se per noi il golf non è così importante, ma creerà potenzialmente una grave ammaccatura nella nostra autostima globale se siamo giocatori di golf professionisti. Ecco perché...


3. La nostra autostima oscilla di giorno in giorno e di ora in ora

 

Proprio come in una classica “giornata no” dei nostri capelli che si rifiutano di stare al loro posto, un giorno possiamo alzarci che stiamo particolarmente bene con noi stessi e ci sentiamo sicuri di noi, mentre soltanto il giorno dopo possiamo sentirci totalmente incapaci. Solitamente crediamo che la nostra autostima sia cristallizzata, o alta o bassa, invece è molto più fluida e dinamica: subisce aumenti e diminuzioni in base ai feedback interni che ci diamo e a quelli esterni provenienti dall’ambiente. Spesso si pensa che avere un'autostima molto alta sia la condizione ideale, invece...

 

4. Avere una autostima molto elevata non necessariamente è un aspetto positivo

 

Idealmente, la nostra autostima dovrebbe essere ragionevolmente alta, ma non eccessivamente alta! I narcisisti tendono ad avere sentimenti di sé molto alti, tuttavia la loro autostima è anche fragile e instabile. Anche gli insulti più piccoli possono far sentire il narcisista profondamente ferito. È per questo motivo che le persone con una autostima ragionevole (e stabile) tendono ad essere psicologicamente più in salute rispetto a quelli con una autostima alta (ma fragile). Se pensate che i narcisisti siano incredibilmente attraenti, ciò potrebbe essere dovuto al loro aspetto sempre impeccabile, ma questo non dice molto della loro autostima perchè...

 

5. L’autostima non è correlata all’attrattività fisica

 

Alcuni studi hanno scoperto che persone con bassa autostima venivano giudicate attraenti tanto quanto quelle con alta autostima. Ciò che fa la differenza invece è come noi ci presentiamo agli altri. Immaginate due persone ugualmente attraenti: quello che si sente meglio con se stesso, vestirà in modo più interessante, sarà più sciolto e sicuro di sé, quindi lascerà un’impressione migliore rispetto alla persona insicura... Se credete di essere persone attraenti, probabilmente vi sentirete meglio con voi stessi anche perché la gente vi darà più attenzioni e vi farà più complimenti, mentre invece...

 

6. Le persone con autostima bassa sono resistenti ai feedback positivi

 

Sfortunatamente, avere una bassa autostima ci rende resistenti ai complimenti e ai rimandi positivi che, invece, potrebbero aumentare il nostro sentimento di autostima. Quando la nostra autostima è bassa, ci sentiamo non degni di ricevere lodi. Molte persone cercano di migliorare la loro autostima facendosi da soli i complimenti in forma di affermazioni positive, per esempio “Sono attraente e degno di amore” o “Avrò presto un grande successo”. Purtroppo …

 

7. Affermazioni positive possono far sentire le persone con bassa autostima... anche peggio!

 

Quando le persone con bassa autostima ricevono complimenti, non solo sono resistenti, addirittura tendono a sentirsi peggio. Infatti, quando un apprezzamento cade lontano dal proprio sistema di credenze, si tende a rigettarlo. Quando qualcuno si sente profondamente debole e senza potere, ricevere un complimento di forza e di prestanza non fa altro che ricordare alla persona quanto in quel momento invece si sente esattamente nella condizione opposta. Ironia della sorte, le persone che tendono a beneficiare maggiormente di affermazioni positive sono coloro che hanno già un'alta autostima. I complimenti “auto rivolti” non sono l'unico “rimedio fai da te” utilizzato per aumentare la propria autostima. Sul mercato ce ne sono molti altri, purtroppo tutti seguono il principio appena esposto. Infatti..

 

8. La maggior parte dei “programmi” per aumentare l'autostima... non funzionano!!

 

Alcuni studi mostrano che l'autostima di molte persone non cambia dopo l'utilizzo di programmi e seminari volti a promuoverla. Allora, perché l'autostima mette comunque in moto un mercato così fiorente? Gli studi in questo senso hanno scoperto che, dopo aver svolto un programma di incremento dell’autostima, tendiamo a distorcere i nostri ricordi di come ci sentivano prima di iniziare, e ricordiamo il nostro precedente livello di autostima come più basso di quello che era in realtà. Crediamo dunque che la nostra autostima sia migliorata quando, in realtà, non è cambiata. E' un vero peccato che molti di questi programmi non funzionino, poiché...

 

9. Avere un'autostima ragionevolmente alta funziona come un “sistema immunitario emozionale”

 

Quando la nostra autostima è più alta, soffriamo meno di stress e ansia, sperimentiamo rifiuti e fallimenti come meno dannosi e ci riprendiamo da esperienze dolorose in tempi più rapidi. In questo senso, l'autostima può fungere come “sistema immunitario emozionale”, che ha la funzione di tamponare le nostre ferite emotive e psicologiche. Ne consegue che dovremmo fare tutto il possibile per proteggere e rafforzare la nostra autostima, eppure…

 

10. La maggior parte dei danni alla nostra autostima sono auto-inflitti

 

Purtroppo, spesso reagiamo a rifiuti e fallimenti diventando autocritici, mettendoci ad elencare tutti i nostri difetti e le nostre carenze, rivolgendoci a noi stessi con epiteti offensivi e prendendoci metaforicamente a calci quando siamo già giù. Inoltre utilizziamo ridicole giustificazioni danneggiando ulteriormente la nostra fragile autostima quando è già ferita, ad esempio “Me lo merito!”, “Questo mi servirà per restare umile”, “Devo tenere le mie aspettative più basse”, “Mi detesto”. C’è un programma adatto a tutti e che può fare miracoli per la nostra autostima: abolire le autocritiche inutili e i dialoghi interni punitivi … ed è anche gratuito!

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201410/10-things-you-didnt-know-about-self-esteem

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Parliamo nuovamente di autostima, uno dei concetti psicologici in assoluto più “inflazionati”.

Con questo articolo, cerchiamo di fissare 10 semplici punti a riguardo, per fare luce su alcuni concetti chiave e mettere in discussione alcune false credenze su questo argomento.

 

Nello studio dello psicologo è possibile lavorare sull'autostima in modo approfondito ed efficace, grazie a tecniche mirate e tagliate su misura ma soprattutto grazie alla relazione umana curativa che si instaura con il professionista.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Il potere di Mozart: come 20 minuti di musica classica aumentano l’espressione del gene coinvolto nell’apprendimento e nella memoria

Il potere di Mozart: come 20 minuti di musica classica aumentano l’espressione del gene coinvolto nell’apprendimento e nella memoria | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Un nuovo studio (Kanduri et al., 2015) dimostra che ascoltare musica classica aumenta l’attività dei geni coinvolti nell’apprendimento e nella memoria, e allo stesso tempo riduce l’attività dei geni implicati nella neurodegenerazione (…).

 

Lo studio aiuta a spiegare i numerosi effetti sul cervello della musica, che ha un notevole potere nell’aumentare la memoria e le prestazioni cognitive, nonché un ruolo fondamentale nelle nostre emozioni.

 

Nello studio, i partecipanti hanno ascoltato il concerto per violino n. 3 in sol maggiore (K 216) di Mozart (lo potete ascoltare qui: https://www.youtube.com/watch?v=CrpvZYkeM3s)

 

Ai soggetti sono stati prelevati campioni di sangue poco prima dell'ascolto e subito dopo.

Al fine di predisporre un gruppo di controllo, sono stati inoltre analizzati campioni di sangue di una parte dei partecipanti, prelevati prima e dopo altre attività non musicali.

 

Dall'analisi dei campioni di sangue, è stato rilevato che la musica classica aumentava (“sovra regolava”) l’attività dei geni implicati nella neurotrasmissione sinaptica e nella secrezione di dopamina, entrambi elementi importanti per la memoria e per l’apprendimento.

 

Oltre a questo, l'ascolto di musica classica andava a ridurre (“sotto-regolava”) l’attività di alcuni geni noti per essere coinvolti nelle malattie neurodegenerative come il Parkinson.

 

Tuttavia, questi effetti sono stati osservati solamente nelle persone con una certa conoscenza musicale.

La dottoressa Irma Järvelä, che ha condotto lo studio, ha commentato: “Gli effetti sono rilevabili solamente nei partecipanti con una certa esperienza in fatto di musica, suggerendo l’importanza della familiarità e dell’esperienza in campo musicale per favorire l’azione benefica.”

 

Inoltre, uno dei geni sovra-regolati dalla musica classica è conosciuto anche per il suo contributo all'apprendimento dei vocalizzi da parte degli uccelli canori.

"La sovra-regolazione (up-regulation) di diversi geni che sappiamo essere responsabili sia dell'apprendimento di canzoni sia del canto degli uccelli canori suggerisce uno sfondo evolutivo comune della percezione sonora tra i vocalizzi degli uccelli e degli esseri umani", ha concluso la dottoressa Järvelä.

 

Lo studio è stato pubblicato nella rivista Peerj.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2015/03/classical-musics-surprising-effect-on-genes-vital-to-memory-and-learning.php

 

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Oggi vi propongo un breve articolo che sintetizza i risultati di una recentissima ricerca scientifica sugli effetti della musica sul nostro cervello.

 

Un gruppo di ricercatori finlandesi ha studiato come l'ascolto di musica classica (in particolare del Concerto per Violino N°3 di Wolfgang Amadeus Mozart, della durata di 20 minuti) influenzava i profili di espressione genica dei partecipanti ad uno studio.

 

I risultati? L'ascolto della musica potenziava l'attività di alcuni geni coinvolti nei processi di apprendimento e memoria, e riduceva l'attività di altri geni associati con la neurodegenerazione, indicando il ruolo protettivo della musica.

 

Questi risultati sono particolarmente interessanti anche perchè possono fornire alcuni spunti sui meccanismi molecolari alla base della musicoterapia.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

7 giorni interessanti... con un terapeuta che mi ha conosciuta solo via SMS (esperienze di psicologia 2.0)

7 giorni interessanti... con un terapeuta che mi ha conosciuta solo via SMS (esperienze di psicologia 2.0) | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La mia prima seduta di psicoterapia: ore 19:41 nel centro affollato di Manhattan.

Mi stavo incamminando verso la metropolitana quando il mio cellulare è suonato: era un messaggio.

“Salve Erin, è un piacere incontrarla” ho letto. “Mi racconti un po’ di lei. Sono felice di conoscerla.”

Anche io ero felice, anche se non sapevo esattamente il perché.

La settimana prima mi ero iscritta a un nuovo servizio che offriva terapie via messaggi, chiamato “Talkspace”.

In treno, ritornando a casa, ho risposto al messaggio.

 

Alla ricerca del mio terapeuta

Arrivata alla mia fermata, avevo ben 3 nuovi messaggi da parte di Talkspace.

Primo messaggio: “Salve. Sono Holli Fiscus-Connon, terapeuta di Talkspace”.

Secondo messaggio: Holli mi ha spiegato che avrebbe cercato il terapeuta adatto a me, colui che poteva soddisfare i miei bisogni.

Terzo messaggio: alcune domande specifiche, dalla mia storia personale, al motivo per cui avevo contattato il loro servizio.

Appena rispondevo ai suoi messaggi, lei immediatamente mi scriveva.

Avevamo una conversazione in tempo reale.

Salendo le scale del mio appartamento, ecco un altro messaggio. Holli mi aveva inviato un format con domande standard da compilare, non molto diverso dai fogli che ti fanno riempire negli studi tradizionali dei terapeuti.

La sostanziale differenza stava nel fatto che invece di cercare io un terapeuta, lei lo avrebbe cercato al posto mio.

Per essere sicura di trovare il terapeuta adatto a me, Holli mi ha chiesto se c’erano degli aspetti specifici che doveva conoscere. Ho raccontato che fin da ragazza ho attacchi di panico occasionali.

Anche il costo era un altro fattore rilevante. In confronto alle classiche terapie, che qualche volta sono coperte dalle assicurazioni e vanno dai 20 ai 250$ a seduta (solitamente le sedute sono una volta a settimana e durano 45 minuti), Talkspace costa 25$ alla settimana.

 

Ecco il mio terapeuta

Il mattino dopo mi sono svegliata con una dozzina di messaggi. Alcuni erano da parte di Talkspace.

Aprendoli, ho potuto fare la conoscenza della mia nuova terapeuta: si chiamava Nicole Amesbury, un couselor della salute mentale. Ho cercato immediatamente su Google cosa volesse dire questo titolo: doveva per forza avere una laurea, aver fatto almeno 1500 ore di tirocinio e aver passato l’esame di counselor.

(ndr: in America, la situazione counselor-psicologi è molto diversa da quella Italiana: il counselor si occupa soprattutto di terapia, dopo un percorso formativo che prevede laurea, tirocinio, iscrizione all'albo ed esame per ottenere la licenza alla professione. Per poter diventare “psychologist” è invece necessaria una scuola di dottorato, ma lo psicologo si occupa poco di terapia)

Io e Nicole abbiamo trascorso il resto della settimana scrivendoci giornalmente; il bello dei messaggi è che puoi tornare indietro a rileggerli tutte le volte che vuoi.

Alcune volte, quando le mandavo un messaggio, lei mi rispondeva immediatamente: ci scrivevamo ovunque ero, per qualche minuto o addirittura per una mezzora. Altre volte rispondevamo ai messaggi a distanza di ore.

Capitava, a volte, che mentre stavo scrivendo mi sentissi preoccupata rispetto a quello che Nicole poteva pensare nel leggere il messaggio. Però questo mi succedeva anche nella terapia tradizionale: Avrò detto la cosa giusta? Avrà pensato che sono pazza? Dato che stavamo messaggiando e non eravamo nella stessa stanza, non potevo vedere le espressioni del suo viso per ottenere rassicurazioni. Invece, potevo solo aspettare con il cellulare in mano la sua risposta..

 

Una prospettiva fresca

Col tempo ho dimezzato le volte che rileggevo quello che avevo appena scritto e inviavo subito il messaggio. Le risposte di Nicole erano così premurose, dettagliate, profonde e introspettive. Mi ritrovavo a pensare che mi sentivo davvero ascoltata.

Ecco un esempio: un giorno, dopo che le avevo scritto di sentirmi frustrata con le mie emozioni (in quanto non ero né felice né triste, ma nel mezzo), ha risposto con una metafora che ho trovato incredibilmente di aiuto. Mi disse che i sentimenti sono come le luci che si accendono sul cruscotto della macchina, e indicano che qualcosa necessita attenzione. Alcune luci ti danno sicurezza come avere il serbatoio pieno. Altre invece ti mettono in allarme come la spia dell’olio. Non importa se alcuni di questi sentimenti non sono piacevoli, mi ha ricordato Nicole, se ci sono significa che hanno un giusto motivo d’esserci. Abbiamo bisogno delle emozioni per vivere. Ci segnalano che qualcosa sta succedendo, esternamente o internamente, e necessita la nostra attenzione.

Ho pensato più e più volte alle parole di Nicole, e ancora adesso le ricordo quando mi sorprendo ad essere dura con me stessa o mi sento intrappolata dai miei stessi sentimenti.

 

Ho ancora il numero di Talkspace sul mio cellulare e non ho smesso di vedere il mio “tradizionale” terapeuta. Alcune volte, sento l’esigenza di sedermi e guardare negli occhi qualcuno. Altre volte, un semplice messaggio basta a farmi stare meglio.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://uk.businessinsider.com/what-its-like-to-use-talkspace-text-therapy-app-2015-3?r=US

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Navigando nel web, mi sono imbattuto in un articolo curioso: è la testimonianza di una donna americana che ha sperimentato per una settimana un servizio innovativo di terapia psicologica via SMS. Ne condivido con voi la traduzione.

 

“Talkspace” è un servizio web, ideato nel 2012 da Oren e Roni Frank, una coppia di Tel Aviv che vive a New York, con l'obiettivo di fornire servizi di salute mentale a persone in difficoltà a prezzi accessibili. Al costo di 25 dollari, l'utente entra in contatto con uno dei terapeuti del servizio, tutti provvisti di licenza per esercitare la professione, con cui può scambiarsi messaggi di testo illimitati per un'intera settimana.

E' rivolto principalmente ad utenti che hanno difficoltà a permettersi una normale terapia, o a coloro che non riescono a trovare il tempo per recarsi settimanalmente nello studio di un professionista. I fini sono anche quelli di abbattere lo stigma che ancora affligge la nostra categoria professionale, e di fare in modo che le persone si vergognino sempre meno a chiedere aiuto. L'applicazione Talkspace è disponibile online e per i dispositivi iOS, e sta avendo un grande successo: il sito conta oggi 50.000 utenti.

 

La terapia via SMS non è una procedura che utilizzo nella mia pratica clinica, ma l'argomento mi incuriosisce perchè si coniuga bene con la mia attitudine a cercare modi sempre nuovi per avvicinare le persone alla psicologia, utilizzando anche i new media.

 

Che ne pensate? Che effetto vi fa?

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

Felicità: 10 recentissimi studi psicologici da conoscere

Felicità: 10 recentissimi studi psicologici da conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Vi riporto di seguito i miei 10 studi psicologici preferiti sulla felicità, tratti dalle più recenti scoperte scientifiche.

 

1. La felicità si propaga per tutto il corpo

 

A differenza dei pensieri, le emozioni non vivono solamente nella mente ma sono anche associate a sensazioni corporee. Uno studio recente (Nummenmaa et al., 2013), per la prima volta, ha analizzato le sensazioni corporee prodotte dalle diverse emozioni (…). I ricercatori finlandesi hanno indotto emozioni diverse in 701 partecipanti e questo ha permesso loro di colorare mappe corporee nelle quali, a seconda dell’emozione, si osserva un incremento o una diminuzione dell’attività sanguigna.

Ecco le mappe corporee delle 6 emozioni di base (visibili qui: http://www.spring.org.uk/2014/09/happiness-10-fascinating-new-psychology-studies-everyone-should-know.php): il colore giallo indica alti livelli di attività, il rosso medi livelli di attività, il colore nero è neutrale mentre il blu indica i livelli di attivazione più bassi.

È interessante notare come la felicità sia l’unica emozione che comporta l’attivazione di tutto il corpo, comprese le gambe. L'attivazione a livello degli arti inferiori è stata spiegata con l'ipotesi che le persone felici sono potenzialmente pronte ad intraprendere qualsiasi tipo di azione e, addirittura, a fare qualcosa di assurdo....

 

2. La felicità modifica il nostro codice genetico

 

La felicità non solo ci fa sentire bene da un punto di vista psicologico, ma anche il corpo ne trae beneficio e addirittura il nostro codice genetico.

Uno studio recente (Fredrickson et al., 2013) ha esaminato l’espressione genica all’interno delle cellule responsabili della difesa dell’organismo contro le patologie infettive e ha rilevato che, nelle persone che sperimentano elevati livelli di felicità, vi è una forte espressione di anticorpi e geni antivirali. Fare bene e sentirsi bene ci rende felici, e tutto questo non fa altro che apportare beneficio anche a livello genetico

 

3. Le persone sono più felici quando fanno “la cosa giusta”

 

Cosa è successo alla felicità delle persone di tutto il mondo quando hanno avuto a che fare con la crisi economica? Come hanno affrontato la perdita del lavoro, l’avere pochi soldi, il senso di disperazione e la mancanza di controllo su un incubo che non sembra avere fine?

Una delle possibile risposte è: alcuni si sono fatti forza insieme.

I dati ottenuti da 255 aree metropolitane degli Stati Uniti hanno mostrato che le comunità che cooperavano tra di loro (semplicemente facendo piccole cose per gli altri come il volontariato o aiutare i vicini) erano più felici (Helliwell et al., 2013). Il capitale sociale ha un effetto protettivo e positivo: le persone sono più felici quando fanno la “cosa giusta”.

 

4. Agire da estroversi aumenta la felicità (anche se si è introversi)

 

Una ricerca recente (Ching et al., 2014) ha suggerito che agire in maniera estroversa fa sentire le persone più felici. Lo studio parte da un sondaggio condotto su un amplissimo campione di persone provenienti da America, Venezuela, Filippine, Cina e Giappone. Ai partecipanti era chiesto di agire in maniera aperta e disinvolta per dieci minuti, successivamente veniva chiesto loro come si erano sentiti. I soggetti hanno riportato un livello molto elevato di emozioni positive nelle situazioni in cui sono stati estroversi e ciò valeva anche per i partecipanti più timidi e per coloro che di solito preferivano ingaggiarsi in attività solitarie.

 

5. La felicità dilaga nel web

 

Uno studio condotto da Coviello e colleghi (2014) ha rilevato che le emozioni comunicate online sono contagiose. Coviello e collaboratori hanno esaminato il contenuto emotivo di un miliardo di post su Facebook per due anni consecutivi. In particolare, è emerso che le emozioni positive si diffondono più velocemente e con maggiore impatto di quelle negative: i messaggi positivi sono più contagiosi.

 

6. Invecchiando cambia ciò che ci rende felici

 

Invecchiando le persone traggono più piacere dalle esperienze di ogni giorno. In un recente studio (Bhattacharjee & Mogilner, 2014) è stato domandato a un campione di 200 soggetti di un'età compresa tra i 19 e i 79 anni quali fossero le esperienze, sia “ordinarie” che “straordinarie”, che li avevano resi più felici nelle loro vite. Tutti i gruppi di età dello studio hanno dichiarato di ricavare piacere da entrambe le tipologie di esperienze, ordinarie e straordinarie. Tuttavia sono le persone più anziane che traggono maggior piacere dalle esperienze quotidiane: trascorrere il tempo con la loro famiglia, guardare il programma televisivo preferito o camminare nel parco. Le persone più giovani, invece, si definiscono in larga parte con esperienze di tipo straordinario.

 

7. Le persone materialiste sono meno felici

 

Uno studio recente (Tsang et al., 2014) ha rilevato che le persone materialiste si sentono globalmente meno felici. Il motivo per cui le persone materialiste sono meno felici è che essere focalizzati su ciò che si vuole avere, e che dunque adesso non si ha, rende più difficile apprezzare ciò che si ha già. Lo studio ha riportato le parole del filosofo greco Epicuro: “Non disprezzate quello che possedete; ricordatevi che quello che avete adesso, una volta era tra le cose che speravate di ottenere.” Per legge, tutte le carte di credito dovrebbero avere questa citazione stampata sul davanti in rosa fosforescente ;-)

 

8. Felicità = relazioni

 

Lo studio condotto da Olsson e collaboratori (2012) ha osservato che le relazioni sociali rendono felici le persone molto più che il raggiungimento di risultati accademici. Le relazioni sociali durante l’infanzia e l’adolescenza sono associate ad una maggior felicità in età adulta, mentre molto più bassa è l’associazione tra felicità e ottimi risultati accademici. Sembra che tutte le educazione del mondo, puntando maggiormente sul successo scolastico che sulle relazioni amicali, non insegnino cosa significhi essere veramente felici :-)

 

9. Gli obiettivi che conducono alla felicità

 

Sorprendentemente, le persone spesso sbagliano nel valutare quali obiettivi li renderanno felici. Una ricerca condotta da Rudd e colleghi (Rudd et al., 2014) ha suggerito che obiettivi concreti per la felicità funzionano decisamente meglio di obiettivi astratti. Muoversi verso obiettivi concreti, ad esempio “far sorridere qualcuno”, rende la persona molto più felice rispetto ad obiettivi astratti, ad esempio “rendere l'altro felice”. Pensando in modo concreto a quali sono i nostri obiettivi di felicità, possiamo ridurre la distanza tra aspettative e quello che sarà possibile ottenere.

 

10. I piaceri inaspettati dei momenti quotidiani

 

Le esperienze di tutti i giorni possono produrre una gioia inaspettata, come scoperto da un recente studio condotto da Zhang e collaboratori (2014). Nella ricerca è stato chiesto a 135 studenti di creare una “capsula del tempo” all’inizio dell’estate, all’interno della quale inserire: una conversazione recente, l’ultimo evento al quale avevano partecipato, un estratto di una lettera, le 3 canzoni preferite del periodo. Inoltre è stato chiesto loro di scrivere come si sarebbero sentiti quando avrebbero aperto la capsula tre mesi dopo. I risultati mostrano che, passata l’estate e aperta la capsula, gli studenti avevano significativamente sottostimato quanto sarebbero stati sorpresi, curiosi e felici nel ricordare il materiale inserito. Lo studio ha evidenziato come solitamente tendiamo a sottostimare il valore della felicità provata nelle situazioni di ogni giorno. Perche non fare una capsula del tempo oggi stesso?

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.spring.org.uk/2014/09/happiness-10-fascinating-new-psychology-studies-everyone-should-know.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare di felicità, una delle parole della psicologia più usate ma anche più difficili da definire e da comprendere davvero.


Ne ho parlato in questo articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/ingredienti-felicita/), dove cerco di delineare 10 ingredienti per vivere felici, e in quest'altro articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/insegnamenti-bambini-felicita/), dove racconto ciò che i bambini possono insegnarci sulla felicità.


Oggi vi propongo una raccolta di 10 studi psicologici recentissimi che parlano delle ultime scoperte scientifiche su questo argomento.


Infine qui (https://www.youtube.com/watch?v=qPnUzk6jKwk) potete trovare il mio video sui 5 maggiori rimpianti delle persone in punto di morte.. quale spunto più azzeccato per riflettere sul valore della felicità nel momento presente?

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

ANSIA: 8 vantaggi inaspettati

ANSIA: 8 vantaggi inaspettati | Parliamo di psicologia | Scoop.it

L’ansia può essere una condizione psicologica difficile e paralizzante, tuttavia alcuni recenti studi scientifici mettono in luce una serie di risvolti positivi inattesi di questa esperienza emotiva (…)

 

Eccone 8:

 

1. Le persone ansiose ottengono naturalmente più fiducia da parte degli altri

 

Coloro che si sentono ansiosi possono facilmente sentirsi in imbarazzo, ma ciò non è necessariamente una cosa negativa: una recente ricerca mostra che, proprio in conseguenza a questo, le persone tendono a sviluppare maggiore fiducia nei loro confronti. Il dr. Robb Willer, l'autore dello studio, ha spiegato: “Livelli moderati di imbarazzo sono segni di virtù. I nostri dati suggeriscono che l'imbarazzo sia un vantaggio, non qualcosa da combattere. L' imbarazzo è una “firma emotiva” di una persona a cui è possibile affidare informazioni ed esperienze preziose. Aiuta la creazione di legami sociali e rafforza la cooperazioni tra persone nelle situazioni di ogni giorno.”

 

2. Le persone ansiose fanno meno incidenti mortali

 

Le persone ansiose spesso riportano di fare molti meno incidenti rispetto alla media in quanto pensano in anticipo a tutte le possibili conseguenze delle loro azioni. E' vero? Sembra di sì!

Uno studio del 2006 ha trovato che gli adolescenti ansiosi rimangono coinvolti in molti meno incidenti rispetto ai loro compagni poco ansiosi. Il dr. Lee, autore della ricerca, ha spiegato: “I nostri dati suggeriscono che possedere tratti ansiosi presenta alcuni benefici di sopravvivenza quando si è giovani, benefici che sono tuttavia controbilanciati da numerosi problemi di salute quando si è adulti”. In altre parole: l’ansia ti affatica nel lungo termine, ma nel frattempo ti tiene in vita ;-)

 

 

3. Al contrario di quanto credono, le persone ansiose hanno una buona memoria

 

Le persone ansiose spesso pensano di non avere una buona memoria. In realtà, negli esperimenti condotti da Delleman (2014), si è osservato che la memoria dei partecipanti ansiosi non è così cattiva: “.. individui molto ansiosi spesso hanno una visione della loro memoria molto scadente in quanto, in situazioni di particolare tensione, hanno la sensazione di non ricordarsi più quello che devono dire (…). Inoltre, i soggetti che soffrono d'ansia tendono a riflettere a lungo prima di prendere una decisione, si interrogano a fondo e immaginano molteplici scenari nella loro mente. Sono più preoccupati di fare la scelta corretta rispetto ai partecipanti poco ansiosi e questo li porta continuamente a cambiare risposta da dare. Impiegano dunque molto più tempo dei soggetti di controllo per rispondere, e ciò non fa altro che alimentare la loro credenza di avere una “cattiva memoria”. In realtà, questa visione non è realistica: la loro memoria funziona adeguatamente...”

 

4. L'ansia (quando non è eccessiva) conduce ad ottenere risultati migliori ai test

 

Quando l'ansia non è eccessiva, essa può avere un effetto molto positivo sulle nostre performance.

L'altro fattore importante per ottenere buoni risultati sembra essere una buona memoria. Uno studio condotto da Owens e colleghi (2012) ha trovato che avere buona memoria ed essere in ansia è una formula efficace per ottenere ottimi risultati agli esami. Il dr. Matthew Owens ha sottolineato: “Studi precedenti hanno sempre sottolineato l’impatto negativo che l’ansia può avere sulla prestazione ai test cognitivi. I nostri risultati suggeriscono invece che, quando in interazione con una buona memoria, una certa quota d'ansia permette il raggiungimento di buoni risultati.”

 

5. Le persone ansiose sono “buoni amici”

 

Le persone con disturbo d'ansia sociale possono trovare difficile fare amicizia, tuttavia molto spesso sono percepiti dagli altri molto più positivamente di quanto immaginano. Uno studio recente (Rodebaugh et al., 2014) ha scoperto che coloro che soffrono di ansia sociale reputano di riuscire ad instaurare amicizie di bassa qualità, al contrario gli amici valutano l'esperienza relazionale con loro come molto positiva e soddisfacente. Il dr. Rodebaugh, uno degli autori dello studio, ha affermato: “Le persone con ansia sociale credono di essere molto più impacciate nelle relazioni di quanto in realtà siano, anche nelle loro amicizie più strette!”

 

6. Non si appare così ansiosi come si crede

 

Chi soffre d'ansia ha spesso l'impressione che le altre persone possano vedere tutte le loro manifestazioni fisiche di preoccupazione e, di conseguenza, intuire la loro condizione emotiva. Ciò non è esattamente vero! In realtà, numerosi studi mostrano che le persone che hanno disturbi d’ansia sovrastimano notevolmente i loro sintomi somatici. In particolare: non sudano così tanto come credono, le loro mani non tremano in modo così significativo e il loro respiro non è così affannoso come sembra loro.

 

7. Le persone ansiose si divertono più di quanto credano

 

Quando pensano a come potrebbero andare le cose, le persone ansiose sono sempre pronte a figurarsi il peggio. Questo le porta, spesso, a non accorgersi del momento presente.

Per esempio, le persone socialmente ansiose sono così focalizzate sulla paura di dire qualcosa di sbagliato e di non essere adeguate all'interno delle situazioni relazionali, da non accorgersi di quanto, in realtà, si stanno divertendo. E spesso si divertono molto di più di quanto si aspettano!

Uno studio che è andato ad indagare quanto le persone si divertono durante la festa di San Patrizio, ha trovato che le persone socialmente ansiose sottostimano notevolmente il divertimento provato.

 

8. La razza umana necessita di persone ansiose

 

L'ansia non solo porta vantaggi a livello personale, ma tutta la razza umana ne trae beneficio.

Coplan e colleghi (2012) hanno osservato che l'ansia e l’intelligenza evolvono insieme come tratti positivi ed adattivi per la specie. Il dr. Coplan ha spiegato: “La preoccupazione eccessiva è generalmente vista come fattore negativo e l’essere molto intelligenti come un aspetto positivo. In realtà, le preoccupazioni sono funzionali a proteggere la nostra specie da situazioni di pericolo. In sostanza, le preoccupazioni fanno in modo che le persone non corrano rischi e questo aumenta le loro probabilità di sopravvivenza. Come l’intelligenza, l'ansia apporta dunque un beneficio in termini di adattamento alla specie umana”.

 

NOTA BENE: Niente di tutto quanto appena esposto intende svalutare la condizione dolorosa in cui si trovano molte persone che soffrono d'ansia. Piuttosto, offre uno spunto per soffermarsi su alcuni aspetti positivi dell'ansia.

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/12/the-8-most-unexpected-advantages-of-anxiety.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Torniamo a parlare di ansia, argomento che ritengo utile affrontare periodicamente.

 

Ad esempio, ne parlo QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/ansia-quando-serve-psicologo/), dove analizzo 12 segnali di ansia che sarebbe bene approfondire con un professionista, e QUI (http://www.psicologo-milano.it/newblog/genitori-ansiosi-figli/), dove fornisco alcune indicazioni dirette nelle specifico ai genitori di figli ansiosi. L' ansia, e più in generale lo stress, è anche al centro del mio ultimo videotutorial, parte del mio nuovo format di psicologia "La bussola del Benessere". Lo trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=tzJvDsNNpf8.

 

In questo articolo affrontiamo l'argomento da una prospettiva un po' diversa da quella abituale: 8 vantaggi inaspettati dell'ansia secondo la più recente ricerca scientifica.  

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

FALLIMENTO: 10 spunti da tenere a mente

FALLIMENTO: 10 spunti da tenere a mente | Parliamo di psicologia | Scoop.it

“Non conta SE cadi, o PERCHE', ma COME REAGISCI alle cadute”

 

Benchè il fallimento sia un'esperienza demoralizzante e dolorosa, esso fa parte della vita. Purtroppo non ci è possibile controllare quali eventi negativi ci capiteranno nelle nostre esistenze, tuttavia ci è possibile regolare, in larga misura, come reagiremo ad essi.

 

Spesso il fallimento conduce le nostre menti a pensare cose che non sono vere. Se non ci rendiamo conto di questo meccanismo e non impariamo a rispondere agli insuccessi in modi psicologicamente adattivi, essi rischiano di paralizzarci, demotivarci e limitare le nostre possibilità di fare bene in futuro.

 

(…) Ecco 10 spunti da tenere a mente sul fallimento, che vi aiuteranno in un percorso di trasformazione di un esperienza difficile e dolorosa in una potenzialmente costruttiva e utile.

 

1. Il fallimento fa sembrare gli obiettivi meno raggiungibili

 

In una ricerca, alcuni soggetti dovevano calciare una palla ovale in una porta di football americano, e dovevano successivamente stimare quanto lontano e quanto alta essa fosse. I risultati mostrano che coloro che fallivano nel compito, giudicavano poi la porta significativamente più lontana e ad un altezza molto superiore di quanto fosse nella realtà! In altre parole, il fallimento distorce automaticamente la percezione dei nostri obiettivi facendoceli vedere come meno raggiungibili. Notiamo la parola “distorsione”: gli obiettivi, nella realtà, sono raggiungibili quanto lo erano prima di fallire. E' solo la nostra percezione che si modifica! Conoscere il modo in cui tendiamo a reagire automaticamente ad un insuccesso può essere utile per scegliere di ignorare consapevolmente questa nuova prospettiva distorta in cui i nostri obiettivi ci sembrano più complessi da raggiungere. Comunque, cambiare il modo in cui percepiamo i nostri obiettivi non è l'unica modalità con cui il fallimento distorce le nostre percezioni, infatti...

 

2. Il fallimento distorce la percezione delle nostre abilità

 

Oltre che darci la percezione (erronea) che i nostri obiettivi siano fuori portata, il fallimento distorce anche la percezione delle nostre abilità reali, facendoci sentire meno all'altezza del compito.

Dopo un fallimento siamo infatti propensi a ritenere le nostre capacità come non sufficienti o difettose, e a concepirci come significativamente più deboli di quanto realmente siamo. Conoscere questa tendenza automatica e ridimensionare l'opinione che abbiamo in merito alle nostre abilità è molto importante poichè, se continuiamo a svalutare le nostre capacità...

 

3. Il fallimento può farci credere di essere impotenti

 

Una delle emozioni più comuni e più travolgenti che accompagnano l'esperienza del fallimento è l'impotenza. Fallire provoca una ferita emotiva. La nostra mente risponde a questa ferita cercando di metterci nella situazione di non venir feriti di nuovo, e il modo migliore per condurci a rinunciare ad ingaggiarci in situazione potenzialmente fallimentari è farci sentire impotenti. Facendoci sentire come se non ci fosse nulla che possiamo fare per avere successo, la nostra mente ci terrà lontani da possibili errori futuri e ci proteggerà da eventuali fallimenti...tuttavia, così facendo, ci priverà anche della possibilità di godere di eventuali successi!! Questo, per altro, non è l'unico modo in cui la mente può lavorare contro di noi, infatti...

 

4. Le esperienze negative possono creare una “paura del fallimento” inconsapevole

 

(…) Il problema della paura di fallire è che spesso non è consapevole. Di conseguenza, la persona non si chiede se sia reale, ragionevole o probabile, e non si dedica a comprendere come incrementare le sue probabilità di successo: tutti i suoi sforzi sono inconsapevolmente volti ad evitare di provare emozioni dolorose nel caso fallisse. Questa attenzione inconscia su come evitare fallimenti piuttosto che su come assicurarsi successi, conduce le persone ad agire in modi molto particolari, ad esempio...

 

5. La paura del fallimento spesso conduce ad attuare inconsapevolmente comportamenti auto-sabotanti

 

Con l'idea di ammortizzare un insuccesso futuro, spesso le persone possono crearsi degli “alibi” con cui potrebbero giustificarsi nel caso in cui fallissero, finendo tuttavia per auto-sabotarsi. Ne è un esempio l'andare ad una festa la notte prima di un esame, in modo da poter dare la colpa alla stanchezza qualora la prova avesse un esito negativo, oppure lo sviluppare (secondo un meccanismo psicologico inconsapevole) sintomi psicosomatici, come mal di testa o mal di stomaco, che rendono difficile il raggiungimento di uno stato di concentrazione ottimale per lo studio (…). Inutile dire che, in realtà, questi comportamenti, teoricamente “protettivi”, sabotano i nostri sforzi e aumentano vertiginosamente le nostre probabilità di fallire. Un altro motivo per cui è necessario riconoscere queste paure inconsapevoli è che...

 

6. La paura del fallimento può essere trasmessa dai genitori ai figli

 

Studi sull'argomento mostrano che genitori che hanno paura di fallire possono involontariamente trasmetterla ai loro figli: essi possono reagire duramente oppure esibire un atteggiamento di distacco emotivo quando i loro figli fanno errori o non riescono in qualcosa, trasmettendo l'idea che l'insuccesso sia qualcosa di inaccettabile Questo atteggiamento, naturalmente, rende i figli più predisposti a sviluppare, a loro volta, paura di fallire. Un'altra conseguenza è che...

 

7. La pressione per avere successo può aumentare l'ansia da prestazione e.... condurci a sbagliare!

 

Quando un golfista sbaglia un tiro cruciale, un giocatore di bowling spreca l'ultimo lancio, un giovane cantante stecca totalmente ad un provino, spesso è perchè la pressione della prestazione ha giocato loro un brutto scherzo. Può infatti capitare che la pressione di fare una prestazione di alto livello ci conduca a pensare eccessivamente a qualcosa che il nostro cervello sa già come fare. Come risultato, aggiungiamo una “correzione” non necessaria ad un'azione o a un movimento, che va a compromettere l'esito della nostra performance. Tutto ciò è certamente un'esperienza imbarazzante e frustrante, ma anche evitabile in quanto si tratta di “overthinking”, cioè un uso eccessivo (e controproducente) del pensiero, dunque...

 

8. Un buon modo per superare gli errori dovuti all'ansia da prestazione è.... fischiare!

 

Fischiare o mormorare tranquillamente mentre vi state preparando per un colpo, un lancio, o una prestazione in generale, può aiutarvi a concentravi sul compito stesso. Con questo semplice atto mentale, potete “rubare” sufficienti risorse attentive al cervello per evitare l' overthinking e smettere di correggere qualcosa che non richiede correzione.

Finora abbiamo parlato di operazione mentali automatiche che possono condizionare la nostra performance e predisporci al fallimento; un altro fattore che frequentemente conduce a fallire è rappresentato da un calo di volontà, non perchè la persona manchi in generale di questa caratteristica, ma perchè è necessario capire come la forza di volontà funziona...

 

9. La forza di volontà è come un muscolo: necessita di riposo e di glucosio per funzionare bene

 

Proprio come i muscoli si affaticano se ne si abusa, anche la forza di volontà può abbandonarci quando siamo sovraccaricati o denutriti. Il nostro cervello richiede glucosio per funzionare e, quando non ne ha abbastanza, le nostre risorse cognitive (attenzione, concentrazione), le nostre funzioni esecutive (pianificazione, processo decisionale) e anche la nostra forza di volontà cominciano a vacillare. Ecco perché le diete spesso finiscono in abbuffate: esse consumano la forza di volontà così gravemente che le persone perdono l'autocontrollo tutto in una volta e divorano qualsiasi cosa. Dunque: siate consapevoli di quanto impegno e forza di volontà utilizzate durante il giorno e fate in modo di concedervi un riposo sufficiente; inoltre, mangiate ciò che vi è necessario per garantire al vostro cervello l'apporto necessario di glucosio, in modo da mantenere salde le vostre motivazioni quando ce ne sarà bisogno, aumentando le volte probabilità di evitare di fallire. Assumere il controllo sulla vostra forza di volontà è un passo cruciale per superare i fallimenti della vita, infatti...

 

10. La risposta psicologicamente più sana al fallimento è concentrarsi sulle variabili che sono sotto il nostro controllo

 

Alla luce di quanto detto finora, il fallimento può certamente farci sentire demoralizzati, impotenti, senza speranza e ansiosi, ma possiamo imparare a fronteggiarlo. Una buona strategia sta nel sapere distinguere tra gli aspetti dell'obiettivo che sono sotto il nostro controllo e quelli che invece non lo sono. Date prima uno sguardo veloce agli aspetti che NON sono sotto il vostro controllo e valutate se c'è la possibilità di assumerlo in qualche modo, ad esempio migliorando le vostre abilità o le vostre relazioni. Dopodichè lasciateli stare e concentratevi esclusivamente sugli aspetti che sono sotto il vostro diretto controllo. Avere un certo senso di padronanza e controllo sugli eventi è un antidoto ai sentimenti di impotenza e demoralizzazione, uno stimolo a provare e riprovare senza perdere la motivazione, aumentando le probabilità di successo e cercando di ridurre sempre di più quelle di fallire.

 

 Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201501/10-surprising-facts-about-failure

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Imparare a gestire le emozioni spiacevoli generate dal fallimento è una delle grandi sfide dell'essere umano. Perchè, purtroppo, tutti noi siamo destinati a incorrere prima o poi in esperienze di fallimento, insuccesso e errore.

 

Ecco allora 10 spunti da tenere a mente su questa esperienza psicologica.

 

Sull'argomento, potete anche guardare QUESTO VIDEO (https://www.youtube.com/watch?v=JTEsAYxHXXg), in cui valorizzo il lato positivo dell'errore come occasione preziosa per apprendere e crescere. Allora: “fail fast!”, “sbagliate in fretta”!, perchè chi prima sbaglia per primo riesce a capire cosa non fare e quale strada invece provare a percorrere.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

SENSO DI COLPA: 10 spunti scientifici per conoscerlo meglio

SENSO DI COLPA: 10 spunti scientifici per conoscerlo meglio | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La colpa è un sentimento comune di stress emotivo che ci segnala quando le nostre azioni o le nostre omissioni hanno causato o potrebbero causare un danno (fisico, emotivo o di altra natura) a un'altra persona o situazione. (…)


Ecco 10 spunti scientifici per riflettere su questa emozione:


1. La colpa protegge i nostri rapporti


Il senso di colpa si verifica principalmente nei contesti interpersonali ed è considerato un'emozione "pro-sociale" poiché aiuta a mantenere buoni rapporti con gli altri. In sostanza, il senso di colpa funziona come un “monito”, come un segnale che continua a manifestarsi fino a spingerci a fare determinate azioni, dal tipo: "E' la festa della mamma, devo ricordarmi di chiamarla!". Sebbene ogni segnale possa essere piuttosto breve, la somma dei sensi di colpa può raggiungere una quantità significativa, tanto che...


2. Sperimentiamo 5 ore settimanali di sensi di colpa


Uno studio ha rilevato che se si sommano tutti i momenti in cui settimanalmente ognuno di noi si sente lievemente o moderatamente colpevole, si raggiunge una quantità di tempo piuttosto significativa: circa 5 ore. Questo è particolarmente importante perché, se la colpa può essere utile in piccole dosi..


3. Avere un senso di colpa di proporzioni importanti è come avere nella testa una suoneria fastidiosa a ripetizione


Se aveste un allarme nel cervello che non si spegne mai, vi sarebbe difficile concentravi vero? Allo stesso modo, quando si ha un forte senso di colpa, l'attenzione ne risulta sostanzialmente monopolizzata. Infatti, non è raro che la colpa persista per lunghi periodi di tempo. Avere un potente senso di colpa può avere un effetto estremamente dannoso, anche perché...


4. I sensi di colpa rendono difficile pensare e concentrarsi


Quando i sensi di colpa competono con l'attenzione per gli impegni di lavoro, per la scuola, e per la vita in generale, di solito sono i sensi di colpa a vincere. Studi in merito hanno rilevato che la concentrazione, la produttività, la creatività e l'efficienza sono significativamente più basse quando ci sentiamo in colpa per qualcosa. Il senso di colpa, per altro, non solo ci conduce ad avere performance più scarse, ma...


5. Il senso di colpa ci rende riluttanti a goderci la vita.


Anche un lieve senso di colpa può farci esitare ad abbracciare le gioie della vita! In uno studio, ad alcuni studenti universitari veniva evocato sperimentalmente un senso di colpa, dopodichè veniva chiesto loro di scegliere tra una serie di possibili ricompense per la partecipazione allo studio. Gli studenti a cui non era stato evocato il senso di colpa sceglievano musica e film da scaricare, mentre gli studenti che si sentivano in colpa sceglievano preferenzialmente materiale scolastico. Il senso di colpa potrebbe farci optare per saltare una festa, non festeggiare il nostro compleanno o non essere in grado di godere pienamente di una vacanza. Per alcune persone, il senso di colpa può fare anche danni peggiori, ad esempio...


6. Il senso di colpa può condurre all'auto-punizione


Il Dobby Effect, un fenomeno che prende il nome dall'elfo nei libri di Harry Potter, si riferisce alla tendenza psicologica a ricorrere all'autopunizione per allontanare i sentimenti di colpa. In una ricerca, alcuni studenti venivano fatti sentire in colpa privando un collega di un biglietto della lotteria del valore di due dollari; i risultati mostrano che in un secondo momento gli stessi studenti si mostravano disposti ad auto infliggersi scosse elettriche per scontare i loro rimorsi. Tuttavia, non è sempre noi stessi che puniamo quando ci sentiamo in colpa, infatti...


7. Il senso di colpa può condurci ad evitare le persone che abbiano ferito


Quando ci sentiamo in colpa verso qualcuno che abbiamo ferito o danneggiato, tendiamo a prendere le distanze per evitare di entrare in contatto con il senso di colpa che ci evoca. Questa tendenza ad evitare i ricordi di colpa può estendersi a persone solo vagamente connesse e addirittura a cose o a luoghi ( “quello è il ristorante dove ho lasciato il mio ex.. non voglio tornarci mai più”). Per altro, da un punto di vista emotivo...


8. I sensi di colpa ci fanno sentire colpevoli, ma anche arrabbiati


Le persone che hanno l'abitudine di far sentire gli altri in colpa, spesso lo fanno al fine di controllare o manipolare il prossimo, non rendendosi conto che questa azione provoca nei loro interlocutori un forte risentimento. Usare frasi come “non mi hai chiamato quando dovevi farlo!”, spinge infatti l'altra persone a soddisfare nell'immediato la richiesta fatta, ma, a causa della rabbia che evoca, la scoraggia a fare lo stesso in futuro. Morale: vi chiamerà dopo che gliel'avete fatto notare, ma si guarderà bene dal farlo in futuro!!! Ciò è il motivo per cui evocare sensi di colpa nell'altro è molto più dannoso per le relazioni di quanto si creda... Comunque, alcune persone non hanno bisogno che le si faccia sentire in colpa...


9. Le persone inclini a sentirsi in colpa tendono a temere di aver ferito qualcuno anche se non l'hanno fatto


Quando la nostra “soglia” per il senso di colpa è molto bassa, rischiamo di sentirci colpevoli anche quando non dovremmo. Come risultato, possiamo concludere di aver ferito qualcuno anche quando non l'abbiamo fatto, e, di conseguenza, possiamo credere che alcune persone ci disapprovino quando non lo fanno. Ciò ci espone a un costante e non necessario stress che può influenzare negativamente la nostra qualità di vita. Infatti, la colpa può danneggiarci in molti più modi di quanti ne possiamo immaginare, ad esempio...


10. I sensi di colpa ci fanno sentire letteralmente più pesanti e affaticati


Gli studi hanno scoperto che sentirsi in colpa conduce le persone a valutare il loro peso corporeo come notevolmente superiore di quanto non sia in realtà, nonché a percepire specifiche attività fisiche come molto più faticose e stancanti rispetto a quando non si sentono in colpa.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/the-squeaky-wheel/201411/10-things-you-didnt-know-about-guilt

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Il senso di colpa è un meccanismo psicologico che ci rimprovera quando facciamo qualcosa che va contro il nostro codice di comportamento e si manifesta attraverso una spinta rabbiosa verso noi stessi che ci tormenta finchè non facciamo qualcosa per rimediare.

Vi propongo 10 spunti scientifici per conoscerlo meglio.

 

Benchè si tratti di un sentimento fisiologico e comune a tutti gli esseri umani, in alcune persone il senso di colpa può presentarsi in modo particolarmente frequente e accentuato, alimentando vissuti dolorosi di inadeguatezza e bassa autostima.

 

Nello studio dello psicologo si può lavorare efficacemente su di esso, come anche sulle altre condizioni emotive proprie dell'essere umano, al fine di renderle nostre alleate.

 

Sempre sull'argomento, potete inoltre consultare questo articolo (http://www.psicologo-milano.it/newblog/regole-perdono-psicologia/), in cui parlo delle 7 regole per perdonare, oltre gli altri, anche se stessi....

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

30 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno

30 tranelli mentali in cui rischiamo di cadere ogni giorno | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Di seguito sono riportati 30 esempi di distorsioni cognitive, errori di valutazione, bias inconsapevoli in cui rischiamo di cadere quotidianamente. Conoscerli è il primo passo per realizzare quali compiamo più frequentemente e procedere a metterli in discussione. Ciò vi permetterà di comprendere più a fondo il vostro comportamento e quello degli altri, nonché di migliorare il vostro processo decisionale e il vostro benessere.

 

1. Personalizzazione: E' la tendenza ad esagerare la misura in cui determinati eventi ci riguardano. Ciò significa percepire gli eventi come conseguenza delle proprie azioni non considerando altri possibili fattori che possono avere condizionato le circostanze. Ad esempio, concludere che se un amico non risponde ad una vostra telefonata, è perchè è arrabbiato con voi.

 

2. Lettura della mente: E' la tendenza a credere di sapere ciò che l'altro pensa o sente interpretando alcuni particolari. In realtà, non è possibile fare ipotesi precise su ciò che gli altri pensano a meno che non siano loro a dircelo.

 

3. Previsioni negative: Consistono nel sopravvalutare la probabilità che un'azione avrà esito negativo, quando, non essendo dotati di una sfera di cristallo, è impossibile sapere l'esito di un evento futuro in anticipo.

 

4. Sottovalutazione delle vostre abilità di coping: Consiste nel sottovalutare la vostra capacità di far fronte agli eventi negativi.

 

5. Pensiero catastrofico: Consiste nel pensare ad eventi spiacevoli come vere e proprie catastrofi.

 

6. Tendenza a concentrate l'attenzione su segnali di rifiuto sociale e a trascurare segnali di accettazione sociale: Ad esempio, durante le interazioni sociali, prestare attenzione selettivamente ad indicatori “negativi”, come qualcuno che sbadiglia mentre state parlando, e non dedicare la stessa attenzione ad altri indizi che suggeriscono invece interessamento verso ciò che state dicendo.

 

7. Ricordare selettivamente gli eventi negativi: Ricordare i particolari negativi di una situazione a scapito di quelle positivi. Ad esempio, ricordare di aver esitato qualche secondo durante un discorso pubblico e trascurare l'applauso fragoroso che avete ottenuto alla fine.

 

8. Pensare che l'assenza di “effusioni” significa che qualcosa non va: Ad esempio, credere che l'assenza di uno smile in una mail o in un messaggio significa che l'interlocutore è arrabbiato con voi. Oppure, interpretare un "Hai fatto un buon lavoro" come un commento negativo se la vostra aspettativa era di sentirvi dire "Hai fatto un ottimo lavoro."

 

9. Avere delle norme interne eccessivamente rigide: Si tratta della convinzione che il raggiungimento di standard molto elevati sia assolutamente necessario per evitare una catastrofe. Ad esempio, la convinzione che commettere errori porterà i vostri colleghi e i vostri superiori a pensare che siete delle persone inutili e incapaci.

 

10. “Sentirsi in diritto di..” rispetto ad altri nella vostra stessa condizione: Consiste nel credere che le regole che si applicano agli altri non dovrebbero applicarsi nel vostro caso specifico. Ad esempio, credere di non avere la necessità di fare uno stage, anche se questo è il percorso lavorativo normale nel vostro settore.

 

11. Giustificazioni auto-sabotanti: Ad esempio, ritenere che, se avete fatto progressi nel raggiungimento di un obiettivo, siete giustificati a comportarvi in un modo che è in totale contrasto con esso. Ad esempio, se avete mantenuto fede alla dieta per 10 giorni, potete concedervi di mangiare una torta :-O

 

12. La credenza in un “mondo giusto”: Ad esempio, la convinzione che, affinchè una parte della popolazione sia ricca e potente, sia giusto che i poveri rimangano poveri.

 

13. Vedere una situazione solo dal vostro punto di vista: Ad esempio, non sforzarsi nemmeno di guardare una situazione che ha generato un litigio dal punto di vista del vostro partner.

 

14. Pensare che auto-criticarvi ferocemente per qualcosa andato male sia un modo efficace per motivare voi stessi a fare meglio in futuro. Non lo è!

 

15. Riconoscere le emozioni come cause del comportamento e non considerare come il comportamento può influenzare pensieri ed emozioni: Ad esempio, pensare "Quando avrò più energia, mi eserciterò” invece che “l'esercizio fisico può darmi più energia”

 

16. Pensiero tutto o nulla: Tendenza a vedere le cose per estremi, senza considerare le sfumature intermedie. Ad esempio “Se non ottengo quello che voglio, sono un completo fallimento”.

 

17. La schiavitù del “Devo”: Ad esempio, pensare "Dovrei sempre dare il 100% in quello che faccio". A volte, ci sono importanti vantaggi nel fare qualcosa semplicemente ad un livello accettabile :-)

 

18. Ragionamento emotivo, ossia trattare i sentimenti come dati di fatto anche quando l'evidenza oggettiva non li supporta: Ad esempio, “se ho paura, significa che la situazione è davvero pericolosa”, oppure “sento di non essere pulito, anche se ho lavato le mani per tre volte, dunque devo lavarmi di nuovo” (tipico del disturbo ossessivo compulsivo)

 

19. Basare le vostre decisione sui cosiddetti “costi irrecuperabili” (sunk costs): I costi irrecuperabili in economia, sono quei costi in cui si è già incorsi e che non possono essere recuperati in alcuna maniera significativa. Un buon uomo d'affari è conscio che i costi irrecuperabili non devono essere presi in considerazione quando si compiono decisioni razionali. Ad esempio, investire denaro in un affare che sta andando male solo perchè ci avete investito tanto tempo è una decisione irrazionale, in quanto conduce la persona a credere di poter recuperare, spendendo ulteriormente, costi che per definizione non possono essere recuperati.

 

20. Credenze deliroidi: Possedere un'idea fissa falsa e incriticabile nonostante la presenza di prove schiaccianti che la contraddicono. Ad esempio, credere di essere in sovrappeso pesando 50 kg.

 

21. Supporre che i vostri sentimenti attuali rimarranno gli stessi in futuro: Ad esempio, pensare "Non mi sento in grado di affrontare questa cosa oggi, dunque non sarò in grado di affrontarla nemmeno domani”.

 

22. Etichettamento: Applicare alle cose una etichetta globale, invece che fare riferimento a fatti specifici. Ad esempio, etichettare qualcuno come un “perdente” per un solo accadimento e non essere mentalmente aperti a prove successive che suggeriscono che non lo sia.

 

23. L'effetto alone: Si tratta di un fenomeno psicologico che ci conduce a “trasferire” una caratteristica positiva di un oggetto o di una persona a tutto ciò che riguarda l'oggetto o la persona in questione. Ad esempio, se una persona ci sembra attraente, tenderemo a ritenere che sia anche intelligente, socievole, etc. Un altro esempio è percepire alimenti ricchi di grassi come meno calorici se accompagnati da un'insalata.

 

24. Minimizzazione: Le esperienze positive sono trascurate sostenendo che non contano. Ad esempio, “Ho fatto bene questa cosa, ma solo perchè era facile farla”.

 

25. Esagerazione: Ad esempio, gonfiare i propri errori e difetti a dismisura e percepirli più significativi di quello che sono.

 

26. Conformità cognitiva: E' la tendenza a vedere le cose nella stesso modo in cui le valutano le persone attorno voi. Questo atteggiamento psicologico è stato mostrato per la prima volta nell'esperimento di psicologia sociale di Ash nel 1956. Il protocollo sperimentale prevedeva il coinvolgimento di 8 soggetti, 7 complici dello sperimentatore e un soggetto sperimentale. Lo sperimentatore presentava loro una prima scheda con tre linee di diversa lunghezza, un'altra scheda in cui era disegnata una linea di lunghezza uguale ad una di quelle della prima scheda, e chiedeva ai soggetti di dire a quale delle linee della prima corrispondesse la linea della seconda scheda. Se i complici rispondevano in maniera concorde e palesemente errata, anche il soggetto sperimentale rispondeva in maniera scorretta, conformandosi al gruppo. Solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente.

 

27. Ipergeneralizzazione: Estendere l'esperienza vissuta in una situazione specifica a tutte le situazioni con caratteristiche simile. Ad esempio “Non troverò mai un lavoro”, dopo un solo colloquio andato male.

 

28. Incolpare gli altri dei propri fallimenti: Considerate che c'è sempre uno spazio di manovra di cui potete approfittare per cambiare le cose attivamente.

 

29. Cadere vittime della tecnica “piede nella porta”: Consiste nel convincere qualcuno a fare qualcosa introducendo prima una richiesta più piccola. L'idea è che la richiesta più piccola permetta di “mettere il piede per bloccare la porta di casa dell'interlocutore”, in modo che non possa chiuderla e rimanga ad ascoltare il resto. Potrete dunque addurre una richiesta più grande che non sarebbe stata considerata se fosse stata proposta per prima.

 

30. Cadere vittima della tecnica della “porta in faccia”: Consiste nel fare inizialmente una richiesta elevata, la cui conseguenza è il rifiuto (la classica “porta in faccia”) da un potenziale interlocutore. A questa segue poi una richiesta più piccola che, al netto della prima, sembra più ragionevole dunque nella maggior parte dei casi verrà accettata.

 

Continua...

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/in-practice/201301/50-common-cognitive-distortions

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ecco un elenco di 30 piccole trappole cognitive molto comuni...

 

Perchè ritengo utile rendersene conto e, quando possibile, evitare di caderci?

 

Perchè PENSARE in un certo modo, ha la conseguenza di portarci a SENTIRE certe emozioni....

 

Ad esempio, pensare in termini tutto o nulla (ossia guardando le cose per estremi: “o sono perfetto, sono un disastro”), ha la conseguenza di metterci a contatto con maggior frequenza con emozioni negative (ansia verso il raggiungimento di una perfezione che di fatto è irraggiungibile, colpa e tristezza per non essere riusciti a raggiungerla), quando un semplice ridimensionamento di pensiero, del tipo “anche se non sono perfetto, posso essere bravo”, può farci affrontare le cose in modo molto più sereno ed efficace...

 

E voi, in quali di questi tranelli cognitivi cadete più frequentemente?

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

L'effetto benefico della natura sulla mente: 10 studi scientifici

L'effetto benefico della natura sulla mente: 10 studi scientifici | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Oggigiorno le persone trascorrono sempre meno tempo divertendosi all’aperto e stando a contatto con la natura. In particolare, negli ultimi anni, l’allontanamento dell'uomo dalla natura ha avuto proporzioni incredibili: alcuni studi hanno stimato che le persone trascorrono circa il 25% di tempo in meno nella natura rispetto a 20 anni fa (Pergams & Zaradic, 2007). Oggi, i passatempi più quotati sono diventati passare ore davanti al pc navigando in internet, giocare ai video games o guardare film. Ciò è un vero peccato, non soltanto per i benefici fisici dello stare all’aria aperta, ma anche per tutti i benefici psicologici.


Ecco i 10 maggiori effetti positivi della natura sulla mentre supportati dalla recente ricerca scientifica.


1. Maggiore vitalità

Stare chiusi in casa per lungo tempo ci rende tristi, spenti, piatti. Stare a contatto con la natura, al contrario, rende le persone più attive e vitali, come è stato dimostrato da numerosi studi scientifici (Ryan et al., 2010). Ciò non vale solo quando parliamo di attività fisiche svolte all'aria aperta: la natura ha un intrinseco effetto speciale sull'individuo. Essa, da sola, rende le persone più felici, più in salute e più energiche. Il Prof. Richard Ryan, che ha studiato a fondo gli effetti positivi della natura sulla mente, ha commentato: “La natura è il combustibile dell’anima. Spesso quando ci sentiamo affaticati o stanchi beviamo caffè, tuttavia la ricerca suggerisce che per ricaricare le batterie è molto più fruttuoso stare nella natura”. Questa sensazione di vitalità ha effetti benefici a cascata: “La ricerca ha osservato che le persone con questo grande senso di vitalità non solo hanno più energie per fare tutto ciò che desiderano, ma si ammalano anche più raramente. Una soluzione per essere più in salute è dunque trascorrere più tempo all’aria aperta”.

 

2. Creatività aumentata del 50%

Stare a contatto con la natura per un lungo periodo può avere effetti proficui sulla creatività. Atchley e colleghi hanno condotto il loro studio “all’aperto”: i partecipanti della ricerca hanno trascorso quattro giorni consecutivi nella natura selvaggia. Lo studio ha mostrato che “questi quattro giorni di totale immersione nella natura e di completa assenza di tecnologia hanno incrementato la creatività e l’abilità di risolvere problemi ben del 50%” (Atchley et al., 2012). Perché succede questo? Gli psicologi hanno spiegato: “La nostra società moderna è piena di eventi improvvisi (sirene, cellulari che squillano, clacson che strombazzano, televisioni ad alto volume, etc.) che catturano l’attenzione e ci conducono a distrarci facilmente. Al contrario, gli ambienti naturali sono caratterizzati da suoni gentili, morbidi, rilassanti che permettono al sistema attentivo esecutivo di essere pienamente in funzione” (Atchley et al., 2012).

 

3. Riduzione dello stress

I giapponesi sono grandi fans delle passeggiate nelle foreste per promuovere la loro salute mentale. La pratica si chiama Shinrin-yoku e significa “bagno nella foresta” o “trarre giovamento dell'atmosfera della foresta”. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori giapponesi ha rilevato che questa pratica è particolarmente utile per coloro che soffrono di stress (Morita et al., 2006). La ricerca, condotta su un campione di 498 soggetti, ha mostrato che coloro che avevano praticato Shinrin-yoku avevano ridotto il grado di ansia e depressione rispetto ai soggetti del gruppo di controllo che non avevano compiuto l'attività, e sperimentavano un maggior senso di vitalità.

 

4. Miglioramento dei sintomi di demenza

Secondo una revisione di 17 studi indipendenti (Whear et al., 2014), la presenza di giardini in cliniche specializzate può procurare benefici terapeutici a coloro che soffrono di demenza. I ricercatori dell'Università di Exeter Medical School hanno scoperto che i giardini riducevano l'agitazione dei pazienti e promuovevano il rilassamento. L'autore principale dello studio, la dott.ssa Rebecca Whear, ha spiegato: "Vi è un crescente interesse nei confronti degli interventi che conducono ad un miglioramento dei sintomi di demenza senza l'uso di farmaci. Noi riteniamo che gli spazi verdi nelle cliniche possano portare beneficio ai pazienti affetti da demenza, fornendo loro una stimolazione sensoriale e un ambiente che promuova il riaffiorare dei ricordi. Non solo, quindi, l'opportunità di tranquillizzarsi in un ambiente rilassante, ma anche un luogo per ricordare ciò da cui hanno tratto gioia nel passato”.

 

5. Miglioramento della memoria

La memoria a breve termine può essere incrementata del 20% camminando nella natura, o anche semplicemente guardando un’immagine di un paesaggio naturale. Marc G. Berman e collaboratori, presso l’Università del Michigan, hanno voluto testare l’effetto dei paesaggi sulle funzioni cognitive (Berman, Jonides & Kaplan, 2008). Ai partecipanti dello studio veniva chiesto di ripetere in ordine inverso delle sequenze di numeri, esercizio che durava 35 minuti. Dopo questo compito, i partecipanti uscivano per fare una passeggiata: un gruppo camminava in un bosco, l’altro gruppo in una strada affollata della città. Una volta ritornati, ripetevano il test di memoria precedentemente fatto. I risultati mostrano che le abilità di memoria sono aumentate del 20% solo per il gruppo che ha camminato nel bosco rispetto al gruppo che ha fatto la passeggiata nella strada affollata, che invece non ha mostrato nessun miglioramento.

 

6. Aumentato senso di appartenenza

Un recente studio (Van Wieren & Kellert, 2013) condotto su un piccolo campione di 10 bambini, la maggior parte appartenenti alla cultura Cristiana, ha trovato che coloro che trascorrono più tempo all'aria aperta sentono maggiormente il senso di appartenenza al mondo e sperimentano un legame più saldo con la terra. Inoltre, stare fuori casa amplifica il sentimento di apprezzamento della bellezza. Questi bambini sono più interessati ai colori, alla simmetria e all’equilibrio, oltre a mostrare maggior immaginazione e curiosità.

(...)

 

7. Miglioramento della salute mentale anche per chi vive in città (in aree verdi)

I benefici che la natura ha sulla salute mentale non sono solo per coloro che vivono in campagna: c'è una speranza anche per chi vive città!! Anche il semplice traslocare in un’area urbana più verde è un’ottima spinta per la salute mentale. L’autore dello studio Ian Alcock ha affermato: “Abbiamo osservato che gli individui che traslocano in aree urbane più verdi hanno significativi e duraturi miglioramenti per ciò che concerne la salute mentale. Questi risultati possono essere utili a chi progetta le aree urbane: inserire in città nuovi spazi verdi può avere l'effetto di migliorare la salute di ciascun singolo cittadino cosa che, a cascata, influisce positivamente sul benessere della comunità”.

 

8. Aumentata autostima

Tutte le tipologie di attività svolte in mezzo alla natura possono avere un effetto positivo sull'autostima. Ed è sorprendente quanto poco si debba fare per ottenerlo. Una revisione ha analizzato i dati di 1.252 soggetti che hanno partecipato a 10 studi differenti (Barton & Pretty, 2010). Le attività considerate variavano considerevolmente tra i diversi studi: canottaggio, pesca, equitazione, passeggiate, giardinaggio etc. Lo ricerca ha rilevato che anche solo 5 minuti quotidiani di esercizio nella natura sono sufficienti per dare una spinta all'autostima.

 

9. Miglioramento dei sintomi di ADHD

Secondo un recente studio, i bambini che soffrono di disattenzione e iperattività che trascorrono molto tempo fuori casa in mezzo alla natura hanno sintomi meno gravi di chi passa più tempo in luoghi chiusi. La ricerca, condotta da Talylor e Kuo (2011) su un campione di 400 bambini, ha rilevato che coloro che giocavano abitualmente in contesti verdi avevano un maggior livello di concentrazione. Inoltre erano in media più calmi, rilassati, felici. (...)

 

10. Supporto al cervello a lavorare in sincronia

Scenari naturali pacifici, come un paesaggio marino, permettono a differenti aree del cervello di lavorare in sincronia, in accordo con quanto scoperto in una ricerca condotta da Hunter e colleghi presso l’università di Sheffield (Hunter et al., 2010). Al contrario, ambienti costruiti dall’uomo, come per esempio le strade, rallentano queste connessioni nel cervello. (...)

 

Vai alla fonte in lingua originale:  http://www.spring.org.uk/2014/07/10-remarkable-ways-nature-can-heal-your-mind.php

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Oggigiorno le persone trascorrono molto più tempo immersi nella tecnologia e molto meno tempo a contatto con la natura.


Quali sono le conseguenze di questo allontanamento?

O meglio, quali effetti benefici della natura sulla nostra psiche rischiamo di perderci?


Eccone 8! Dopo averli letti, lasciate stare il pc o lo smartphone e andate a farvi una passeggiata in uno scenario naturale ;-)

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

CANE O GATTO? La vostra preferenza rivela qualcosa sulla vostra personalità

CANE O GATTO? La vostra preferenza rivela qualcosa sulla vostra personalità | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Il fatto di avere un cane o un gatto (o nessuno dei due o entrambi) rivela qualcosa sulla personalità dei proprietari?


Un filone di ricerca sostiene di sì, e aggiunge che dovremmo prestare molta più attenzione a questo aspetto quando abbiamo un appuntamento romantico, dobbiamo decidere con chi sposarci, vogliamo assumere una baby-sitter, o addirittura scegliere un terapeuta, un dentista, un avvocato, o incontrare qualcuno di nuovo.

 

Ovviamente cani e gatti sono diversi sotto vari aspetti.

 

Ad esempio, avere un cane è un’esperienza più di tipo sociale e “naturalistica” in quanto è necessario portare fuori questi animali quotidianamente. Inoltre, un cucciolo di cane che assume delle espressioni buffe o ha delle orecchie particolarmente bizzarre permette un’interazione sociale più facilitata con le altre persone. Chiunque abbia o abbia avuto un cane sa bene quali amicizie improbabili possano nascere nelle aree riservati ai cani, nei parchi o per strada. In generale, è importante ricordare che i cani richiedono molto più tempo e impiego di energie rispetto ai gatti. Alla luce di quanto detto, possiamo dire che una persona che possiede un cane è per natura più accomodante, più propensa alle relazioni e vive una vita più affaccendata rispetto a chi ha un gatto? Dopo tutto, nè pioggia, nè neve, nè tempesta scoraggiano il proprietario del cane!

 

Dall’altra parte, il proprietario del gatto “firma” un contratto a lungo termine, in quanto i gatti vivono molto più dei cani. Chi ha un gatto è dunque una persona di fiducia e che trascorre serate tranquille a casa? Vale la pena sottolineare che, in questo caso, l'espressione “essere il proprietario” è impropria in quanto il gatto è l’unico possessore di se stesso. Questo aspetto differenzia la persona che possiede un gatto, che non ha nessun controllo sull'animale, da chi invece ha un cane. Il gatto, infatti, è per natura autosufficiente. (…) Avere un gatto, inoltre, non porta tutti quei “benefici sociali” visti precedentemente tipici dell'avere un cane (…). Generalmente solo le persone che vengono in visita alla vostra casa possono incontrare i vostri gatti, e nemmeno sempre in quanto per costituzione i gatti non sono amanti della compagnia delle persone, soprattutto se estranee. Mentre un gatto, a differenza del cane, non aumenta la vostra rete sociale nel mondo reale, può farlo nel mondo virtuale. I gatti sono delle star su Facebook, YouTube e Instagram. Grumpy Cat (una gatta nota per la sua espressione facciale buffa e brontolona) grazie ai nuovi mezzi di comunicazione social è diventata una vera celebrità, raggiungendo 7,3 milioni di Mi piace su Facebook.

 

In definitiva, se avete deciso di “adottare” un cane piuttosto che un gatto, avrete sicuramente intenzione di vivere esperienze differenti.

 

Ma questo cosa dice di voi e della vostra personalità?

 

Ecco qui ciò che la ricerca scientifica ha scoperto in merito:

 

1. Le persone con cani sono più estroverse

Gli studi confermano una credenza popolare, e cioè che le persone che hanno un cane sono tendenzialmente più estroverse. In uno studio sull'argomento, Samuel D. Gosling e collaboratori hanno valutato i tratti di personalità di proprietari di cani o gatti attraverso l’utilizzo del questionario autosomministrato Big Five. I ricercatori hanno trovato che i proprietari di cani sono più estroversi e meno umorali, rispetto a chi possiede un gatto. I proprietari dei cani sono risultati invece maggiormente aperti a nuove esperienze.

 

2. Chi ha un gatto ottiene punteggi più elevati a test di intelligenza ed è più curioso intellettualmente

Uno studio condotto su 600 studenti universitari da Denise Guastello e colleghi ha riconfermato che le persone che possiedono un cane sono tendenzialmente più estroverse e vitali. (…) Al contrario, le persone che preferiscono circondarsi di un gatto tendono ad essere più introversi, ma sono anche più sensibili e curiosi. A differenza della credenza popolare, questo studio non ha rilevato che chi possiede un gatto sia anche di umore più instabile. Gli amanti dei gatti sono risultati inoltre maggiormente anticonformisti, forse influenzati dall’indipendenza dei loro animali, e mediamente ottengono punteggi più alti nei test dell’intelligenza. Questa ricerca evidenzia inoltre che le motivazioni sottostanti alla scelta di cani o gatti sono differenti: ricerca di compagnia per i proprietari dei cani, desiderio di affetto per i possessori di gatti.

 

3. L’animale che avete scelto riflette la vostra visione del mondo

Una ricerca condotta dal Time ha mostrato che i progressisti preferiscono i gatti, mentre i conservatori preferiscono i cani. A sostegno di ciò, Clinton (democratico) e Bush (repubblicano) hanno ospitato, rispettivamente, un gatto e un cane sotto il tetto della Casa Bianca.

Alcuni lavori scientifici suggeriscono che questa supposizione potrebbe essere vera: partendo dalla frase “le persone preferiscono gli animali che si comportano in modo complementare alla loro personalità”, Beatrice Alba e Nick Haslam hanno ipotizzato che i possessori di cani, preferendo animali che tendono naturalmente a sottomettersi, abbiano anche punteggi più alti nelle caratteristiche di personalità associati alla dominazione. I ricercatori hanno dunque valutato nei proprietari di cani l’Orientamento di Dominazione Sociale (le persone con punteggi alti in questa scala credono che nel mondo vi sia una gerarchia e che le disuguaglianze siano naturali e desiderabili), oltre che la dominazione interpersonale, la competitività e il narcisismo. I risultati mostrano che i proprietari dei cani avevano punteggi alti in dominazione sociale e competitività, mentre non erano necessariamente più assertivi e narcisisti come si pensa. Questi risultati suggeriscono che i cani siano più popolari tra i conservatori e, effettivamente, circa 9 sui 10 stati americani più influenti che hanno votato il partito repubblicano alle elezioni del 2012 vantano una netta maggioranza di proprietari di cani... Dunque, il fatto di avere un cane rivela una vostra celata tendenza ad essere conservatori, rispetto alle vostre solide idee progressiste? O il vostro micio indica la presenza di una certa vena conservatrice nel vostro orientamento politico? Alla giuria l'ardua sentenza!


Infine, ci sono coloro che pensano che disquisire sulle persone che possiedono cani o gatti sia solo una perdita di tempo, oltre che una questione intrisa di stereotipi. Tra questi, vi è la sociologa Lisa Wade, autrice di un blog chiamato “Discorsi inutili su chi ha cani o gatti”. Lisa Wade spiega che, dal suo punto di vista, la distinzione tra possessori di cani e possessori di gatti riflette solamente uno stereotipo di genere: “Dopo tutto, non siamo soliti pensare che le donne amino i gatti e gli uomini i cani? Non pensiamo che gli uomini con i gatti siano più femminili, teneri? E non immaginiamo che le ragazze con il cane siano invece meno femminili di quelli che possiedono i gatti?”

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/tech-support/201501/3-things-being-cat-person-or-dog-person-reveals-about-you

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Può sembrare strano, ma esiste un filone di ricerca scientifica che sostiene che la scelta di un cane piuttosto che di un gatto come animale domestico riveli qualcosa della personalità del proprietario...

 

Così, le persone che amano i cani sono tendenzialmente più estroverse, vitali, competitive e hanno idee politiche di stampo conservatore. Chi preferisce il gatto sarebbe invece più curioso, aperto alle nuove esperienze, umorale, e con ideali progressisti.

 

Vi ritrovate o sono solo stereotipi?

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

10 frasi tipiche delle persone passivo-aggressive

10 frasi tipiche delle persone passivo-aggressive | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Conoscete una persona che un giorno è amichevole ma il giorno dopo è musona e ostile?

C’è qualcuno nella vostra vita che vi rivolge complimenti che percepite come ambigui, oppure che vi riserva frasi pungenti e sarcastiche trincerandosi poi dietro ad un poco credibile “sto scherzando”?

Un vostro amico o familiare ha l'abitudine di mostrarsi verbalmente d'accordo con ciò che gli viene chiesto, per poi procrastinare, sabotare indirettamente quanto stabilito o fingere di dimenticarsene?

Oppure vi ritrovate in qualcuna delle modalità appena descritte?

 

Se avete risposto SI’ a qualcuna di queste domande, molto probabilmente state interagendo con una persona passivo-aggressiva, o mettete voi stessi in atto comportamenti passivo-aggressivi.

 

Nel libro “Il sorriso rabbioso: la psicologia dei comportamenti passivo-aggressivi nelle famiglie, nella scuola e nei luoghi di lavoro”, l’aggressività passiva è definita come una modalità deliberata e mascherata di esprimere sentimenti sommersi di rabbia (Long, Long & Whitson, 2008). Essa coinvolge un ampio range di comportamenti designati a farla pagare ad una persona senza che questa si accorga della rabbia sottostante.

 

Ecco 10 frasi che le persone passivo-aggressive pronunciano frequentemente. Conoscerle potrà aiutarvi a individuare l'ostilità passiva quando è rivolta contro di voi.

 

1. “Non sono arrabbiato”

Negare sentimenti di rabbia è il più classico comportamento passivo-aggressivo. Piuttosto che essere trasparente e diretto quando interrogato rispetto alle proprie emozioni, il soggetto con tratti passivo-aggressivi insiste dicendo “non sono arrabbiato!”, anche quando dentro ribolle.

 

2. “Bene. Ok.”

Mettere il muso e ritirarsi da argomenti scottanti sono strategie primarie delle persone passivo-aggressive. Dato che l’aggressività passiva è motivata dalla credenza che esprimere la propria rabbia direttamente porti soltanto a peggiorare il proprio benessere (Long, Long & Whitson, 2008), la persona passivo-aggressiva utilizza frasi come “Bene”, “Ok” per tagliare velocemente la comunicazione emotiva esprimendo la rabbia indirettamente.

 

3. "Tra poco.…"

Le persone passivo-aggressive verbalmente sono sempre pronte ad attenersi alle richieste che gli vengono poste, salvo poi, con il comportamento, ritardare il compimento dell'azione. Prendiamo ad esempio un figlio che, davanti alla richiesta dei genitori di pulire la sua stanza, sorridendo risponde immediatamente “Ok mamma, tra poco”, ma dopo un bel po' di tempo la camera e' ancora in completo disordine. Probabilmente sta praticando una tecnica passivo-aggressiva di apparente complicità temporanea.

 

4. "Non avevo capito che intendevi ora..."

Una caratteristica peculiare delle persone passivo-aggressive è la procrastinazione, ossia l’attitudine a rimandare. Mentre la maggior parte di noi preferisce portare a termine compiti spiacevoli o noiosi, le persone con tratti di personalità passivo-aggressivi sfruttano la procrastinazione come modalità per frustrare gli altri o per uscire da certe faccende scomode senza doversi rifiutare apertamente.

 

5. "Vuoi sempre che tutto sia perfetto!"

Quando la procrastinazione non è possibile, un’altra strategia passivo-aggressiva sofisticata è quella di terminare il compito richiesto nei tempi, ma in modo superficiale e inaccurato. E’ il caso di un impiegato che consegna un lavoro inaccurato o di un marito che prepara alla moglie una bistecca al sangue, nonostante sia perfettamente consapevole che lei preferisce la carne ben cotta. In queste situazioni, la persona passivo-aggressiva porta a termine la richiesta, ma in un modo intenzionalmente inefficace. Quando confrontata rispetto al modo in cui l'ha fatto, difende il suo lavoro accusando gli altri di avere standard troppo rigidi e di perfezionismo.

 

6. “Pensavo lo sapessi…”

Qualche volta il perfetto crimine passivo-aggressivo ha a che fare con l’omissione. Le persone passivo-aggressive possono infatti esprimere la loro rabbia in maniera nascosta scegliendo di non condividere informazioni conosciute quando queste potrebbero prevenire determinati problemi. Facendosi scudo con l’ignoranza del “pensavo lo sapessi…”, la persona difende la sua “non azione” traendo piacere dalla difficoltà e dalle sofferenze del suo “nemico”.

 

7. “Certamente! Sarò felicissimo di esserti di aiuto!”

Qualche volta una certa dose di ostilità può nascondersi anche dietro un atteggiamento eccessivamente gentile e disponibile..... Vi è mai capitato di chiamare un servizio clienti e di trovare, dall'altra parte della cornetta, un centralino super gentile ed eccessivamente interessato che vi rassicura che il vostro problema sarà risolto immediatamente? In apparenza l’impiegato è cooperativo, ma sotto quel sorriso nasconde la sua rabbia. Dietro a tutte queste carinerie, in realtà sta gettando la vostra richiesta di aiuto nel cestino e sta stampando il modulo con il vostro nome con la scritta NEGATO.

 

8. “Hai risposto molto bene... per il tuo livello socio-culturale!”

Il complimento ambiguo è quel tipo di complimento che cela una punta velenosa. Essendo una modalità socialmente accettata, è spesso utilizzato dalle persone passivo-aggressive per insultarvi. Se qualcuno vi ha mai detto “Non ti preoccupare, puoi ancora diventare un pezzo grosso della società… nonostante la tua età” oppure “Ci sono molti uomini a cui piacciono le donne rotonde e in carne”, forse avete ben presente quanta gioia possa trasmettere un complimento passivo-aggressivo...

 

9. "Stavo solo scherzando.."

Come i complimenti ambigui, il sarcasmo è uno strumento molto usato dalle persone passivo-aggressive. Tale modalità permette loro di esprimere aggressività ad alta voce, ma in maniera socialmente accettabile e in forma indiretta. Se vi mostrate offesi per qualche sottolineatura pungente e rancorosa di qualche vostra caratteristica, l’ostile “burlone” assume il ruolo della vittima affermando: “Ma con te non si può proprio scherzare!”.

 

10. "Perchè sei sempre così nervoso?"

La persona passivo-aggressiva è molto abile a mantenere la calma e a fingere stupore quando gli altri esplodono di rabbia perchè aizzati dalla sua continua ostilità indiretta. I soggetti con questi tratti di personalità sperimentano infatti gratificazione quando riescono a farvi perdere il controllo, per poi assumere un'espressione del volto di perplessità e chiedervi spiegazioni per questa reazione di collera così esagerata...

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: https://www.psychologytoday.com/blog/passive-aggressive-diaries/201011/10-things-passive-aggressive-people-say

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Cosa si intende per “comportamento passivo-aggressivo”?


L'aggressività passiva fa riferimento ad una modalità di esprimere rabbia e ostilità indirettamente, cioè ferendo gli altri senza apparentemente fare nulla.

Essa può esprimersi in vari modi: complimenti ambigui, sarcasmo, eccessive dimostrazioni di interesse e gentilezza non autentici, procrastinazioni, finti fraintendimenti, omissioni, agire inefficacemente in modo intenzionale e, ovviamente, negazione dei propri sentimenti di rabbia quando qualcuno li coglie.

Per essere classificate come manifestazioni passivo-aggressive, tali comportamenti devono essere accomunati un'intenzione ostile celata dietro un atteggiamento apparentemente disponibile e cordiale.

 

Benchè tutti noi mettiamo saltuariamente in atto comportamenti di questo tipo, ci sono alcune persone che ne fanno la loro modalità di relazione abituale... Ecco dunque un piccolo prontuario utile a scovare l'ostilità nascosta!

 

Come periodicamente mi piace sottolineare, una buona gestione delle emozioni è un ingrediente fondamentale del benessere psicologico e, in quest'ottica, diviene fondamentale il concetto di “regolazione”. 

Nel caso della rabbia, essa fa riferimento alla capacità di esprimere questa emozione apertamente in modo equilibrato, evitando sia atteggiamenti di repressione, sia di aggressività passiva, sia di aggressività discontrollata. A questo proposito, non perderti il videotutorial in cui spiego come imparare a esprimere la rabbia in modo costruttivo. Lo trovi qui: https://www.youtube.com/watch?v=NjSg1NutRSg

 

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere

9 suggerimenti che i genitori di figli ansiosi dovrebbero conoscere | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Tutti i bambini sono pronti per andare a scuola.

Tuo figlio si volta verso di te e ti dice: “Non voglio prendere l'autobus. Mi fa male la pancia. Ti prego non farmi andare.”

Immediatamente pensi: “Ci risiamo, ancora con questa storia!”. Ed ecco che un semplice inizio di giornata si trasforma in una sfida ardua. Guardi tuo figlio e vedi nei suoi occhi un autentico terrore. Desideri confortarlo. Vuoi calmare la sua preoccupazione eccessiva.

Come prima cosa, cerchi di usare l'umorismo: “Non ti preoccupare, l’autista ha il record di non-incidenti!!”. Ma lui non si muove.

Allora provi a rassicurarlo: “Ti ho promesso che non ti succederà niente. Guardami… ti fidi di me?” Il bimbo annuisce. Pochi secondi dopo sussurra: “Ti prego non farmi andare.”

Alla fine perdi la pazienza: “Adesso basta! Tu prendi quell'autobus ORA, oppure niente videogiochi per una settimana!”. Ti guarda come se lo stessi obbligando a camminare su una passerella per poi gettarsi in mare aperto. Sale sul pullman, sconfitto. Ti senti un genitore orribile.

 

Episodi come questo capitano a diversi genitori. La maggior parte dei genitori muoverebbero le montagne per diminuire il dolore e le sofferenze dei figli. I genitori di figli ansiosi muoverebbero anche pianeti e stelle. Vedere il proprio bambino così spaventato da situazioni che francamente non sembrano così paurose è qualcosa che frustra e disorienta. Tuttavia, è proprio questo il punto: agli occhi di tuo figlio queste situazioni sono davvero terrificanti. E, come per tutte le minacce percepite, si attiva nel bambino uno stato di “allerta”. Questo fenomeno prende il nome di ansia. 

 

L'ansia è una condizione molto diffusa. In USA, circa 40 milioni di Americani adulti soffrono di un disturbo d’ansia, ma il dato più sorprendente è che a soffrirne è 1 bambino su 8.

 

Questi bambini perdono molti giorni di scuola, non svolgono le attività tipiche della loro età, come andare alle feste oppure fare i compiti a casa di un amico, e il loro sonno risulta spesso disturbato da pensieri e paure. Molti genitori sperimentano sentimenti di enorme frustrazione e si sentono senza speranza quando ogni giorno devono assistere alle eccessive preoccupazioni del figlio.

 

Non esiste un’unica soluzione per curare l’ansia, ma ci sono molteplici tecniche che possono aiutare i genitori a maneggiare più efficacemente le più varie preoccupazioni dei figli. (…)

Ecco 9 suggerimenti, tratti dal programma “GoZen” messo a punto da Renee Jain, che i genitori di figli ansiosi possono provare a mettere in pratica.

 

 

1. Basta rassicurare tuo figlio!

Tuo figlio ha paura. Tu sai che non c’è niente di cui avere paura, così dici: “Fidati di me. Non c’è nulla da temere!”. Tuttavia questo non sembra essere sufficiente. Perché le tue rassicurazioni cadono nel vuoto? Non è un problema di udito. Il bambino ansioso vuole disperatamente ricevere rassicurazioni, ma il cervello non permette che vengano recepite. Infatti, durante periodi di ansia c’è una rapida riduzione dell’attivazione della corteccia prefrontale. Questa componente del cervello, quella più razionale, viene messa temporaneamente in stand-by, mentre la parte del cervello più emotiva e automatica prende il sopravvento. In altre parole, è veramente difficile per tuo figlio pensare in maniera chiara, usare la logica o ricordare anche solo i compiti più basilari.

Che cosa potresti fare invece di cercare di razionalizzare le paure?

Prova il “metodo FEEL”, una mentalità generale con cui approcciarti all'ansia:

- (Freeze) Fermati: prendi una pausa e fai qualche respiro profondo insieme a tuo figlio. Respirare profondamente aiuta a rallentare la risposta del sistema nervoso.

- (Empathize) Empatizza: l’ansia è paura. Tuo figlio vuole solo sapere che hai capito come sta.

- (Evaluate) Esegui una Valutazione: una volta che il bimbo è calmo, è possibile valutare insieme una soluzione.

- (Let go) Lascia andare: lascia andare la tua colpa; sei un bravo genitore che dà al proprio figlio gli strumenti per maneggiare le paure.

 

 

2. Sottolinea l'utilità delle preoccupazioni

 

Ricordati: l’ansia è già difficile da gestire senza che un bambino creda “C’è qualcosa di sbagliato in me”. A causa di ciò, molti bambini sviluppano addirittura l’ansia di avere l’ansia. Ecco perché occorre dire ai bambini che le preoccupazioni servono, sono utili. Quando i nostri antenati cacciavano e cercavano cibo, essere preoccupati e in allerta li aiutava ad evitare pericoli come il gatto dai denti a sciabola, sempre in agguato dietro ai cespugli. Nei tempi moderni, non abbiamo bisogno di scappare dai predatori, tuttavia conserviamo dentro di noi questa impronta evolutiva, la preoccupazione, che ci protegge dai “pericoli” quotidiani. La preoccupazione è un meccanismo protettivo. È il nostro campanello che ci avvisa di un pericolo che sta per arrivare. È importante insegnare ai bimbi che le ansie sono normali e comuni, che ci proteggono e tutti ne hanno fatto esperienza.

Capita a volte, però, che il nostro sistema ci invii dei falsi allarmi. Per fortuna queste preoccupazioni eccessive possono essere controllate con semplici tecniche.

 

 

3. Porta alla luce le preoccupazioni di tuo figlio

 

Come probabilmente sai, ignorare l’ansia non aiuta. È anzi fondamentale portare alla consapevolezza le preoccupazioni di tuo figlio e parlarne.

A questo scopo, potrebbe essere utile e divertente creare insieme un personaggio fantasioso che personifichi la preoccupazione.

In GoZen è stato creato Widdle il Guerrirero, che rappresenta l’ansia. Widdle vive nel “vecchio” cervello, che è responsabile di proteggerci quando siamo in pericolo. Certamente, capita che alcune volte Widdle perda un po’ il controllo e, quando succede, è necessario parlare proprio con lui. Puoi usare questa stessa idea con un animale di pezza o fare dei giochi di ruolo a casa. Personificando una preoccupazione o creando un personaggio si hanno benefici multipli: può aiutare a diminuire l’intensità della paura che i bambini provano quando sono spaventati, può attivare la parte più razionale del cervello, ed è uno strumento che i bambini possono usare da soli in qualsiasi momento.

 

 

4. Insegna a tuo figlio ad essere un “detective del pensiero”

 

Ricordati che la preoccupazione è una modalità del cervello per proteggerci dal pericolo. Per avere la sicurezza di ottenere la nostra piena attenzione, la mente spesso esagera l’oggetto della preoccupazione (per esempio, scambiamo un bastoncino per un serpente). Per identificare i pensieri disfunzionali (cioè quelli che non sono realistici ma derivano da una eccessiva previsione del pericolo) è possibile utilizzare la "tecnica delle 3C":

A) (Catch your thoughts) Afferra i pensieri: immagina tutti i pensieri che stanno fluttuando sopra la tua testa, come se fossero all’interno di una nuvoletta (come quella dei fumetti). Adesso, prendi una di queste nuvolette contenente un pensiero preoccupante, per esempio “Non piaccio a nessuno a scuola”

B) (Collect evidence) Colleziona evidenze: come passo successivo, colleziona evidenze che supportino o neghino questo pensiero. Insegna a tuo figlio che tali evidenze devono riguardare i dati di realtà e non i suoi sentimenti. Le emozioni non sono fatti!

- Evidenze che supportano: “Ho fatto fatica a trovare qualcuno che si sedesse con me a pranzo ieri”

- Evidenze che negano: “Io e Alice facciamo i compiti insieme, lei è una mia amica”

C) (Challenge your thoughts) Sfida il pensieri: Sulla base delle evidenze che hai raccolto, metti in dubbio il tuo pensiero inziale e trova pensieri che descrivono meglio la relatà, ad esempio: “Potrei non andare d'accordo con qualcuno, ma per la maggior parte del tempo ho amici su cui contare”.

 

 

5. Permetti a tuo figlio di avere preoccupazioni

 

Come ben sai, dire a tuo figlio di smettere di preoccuparsi non previene dal farlo. Se i tuoi figli potessero allontanare queste preoccupazioni, lo farebbero. Permettere a tuo figlio di essere preoccupato in maniera aperta, in dosi però limitate, può essere una strategia utile.

Crea un rituale giornaliero chiamato “Tempo delle preoccupazioni” che dura 15 minuti. Durante questo momento, incoraggia il bambino a scrivere su un foglio tutte le preoccupazioni che ha. Per rendere tutto più divertente potete creare insieme la “Scatola delle ansie”. Durante questo momento non ci sono regole su cosa sia una preoccupazione valida, tutto va bene! Quando il tempo è terminato, chiudete la scatola e dite insieme “Arrivederci preoccupazioni.”

 

 

6. Aiutalo a passare da “COSA SUCCEDEREBBE SE..” a “COSA SUCCEDE ADESSO”

 

Pensavi che non fosse possibile, ma le persone sono capaci di viaggiare nel tempo. Mentalmente, infatti, spendiamo molto tempo nel futuro. Per alcuni soggetti che soffrono di ansia, questo tipo di viaggio mentale non fa altro che aumentare le preoccupazioni. Un tipico viaggiatore nel tempo si pone domande Cosa potrebbe succedere se...: “Cosa potrebbe succedere se non riuscissi ad aprire il lucchetto della bicicletta?”, “E se l'autobus avesse in incidente?”. Una ricerca condotta da Winston-Salem (2013) ha osservato che rimanere ancorati al presente può aiutare a ridurre l’intensità delle preoccupazioni. Un metodo efficace in questo senso è praticare esercizi di mindfulness. Queste tecniche consentono al bambino di passare da domande “Cosa succederebbe se…?” a domande “Cosa succede adesso?”. Per fare questo, aiuta tuo figlio a concentrarsi sul proprio respiro per alcuni minuti.

 

 

7. Evita di fargli evitare tutto quello che causa ansia

 

Tuo figlio vorrebbe non andare a scuola o alle feste di compleanno? vorrebbe stare lontano dai cani? vorrebbe evitare tutte le situazioni che creano ansia? E tu, come genitore, l’aiuti a evitare tutto ciò che lo preoccupa? Certamente è una cosa naturale. Nelle situazioni di forte ansia, la risposta privilegiata è proprio quella della fuga, che porta il bambino a scappare di fronte a tutte le situazioni che percepisce come minacciose. Sfortunatamente, a lungo andare, l’evitamento rende l’ansia ancor più ingestibile. Qual è allora la soluzione? Prova un metodo chiamato “Scala a pioli”. Per diventare più abiliti a maneggiare le loro preoccupazion, i bambini possono utilizzare una strategia che consiste nel romperle in pezzi più piccoli, in modo tale da affrontare un pezzettino alla volta, fino a quando quel pezzettino non innesca più una reazione di ansia. Permetti a tuo figlio di dire che ha paura di sedersi sull’altalena al parco. Poi, invece di evitare questa attività, crea piccoli obiettivi che si avvicinino lentamente alla situazione temuta: all'inizio arrivate solo davanti all'ingresso del parco, poi fate un giro all’interno, poi siedete sull'altalena, solo alla fine cominciate a dondolare lentamente. Aspettate che l'attivazione emotiva di fronte al piccolo obiettivo ansiogeno diminuisca, per poi passare all'obiettivo successivo.

 

 

8. Aiutalo a lavorare attraverso una lista

 

Cosa fa un pilota addestrato quando incontra una emergenza? Non improvvisa, ma consulta la sua “lista delle emergenze”. Anche se hanno fatto anni di addestramento, tutti i piloti lavorano con la loro lista perché quando c’è un pericolo è difficile pensare in maniera chiara. Anche i bambini, quando sono di fronte alle loro ansie, si sentono nello stesso modo. Perché non creare una lista che permette di calmarli passo dopo passo? Cosa devono fare quando sentono che l’ansia sta aumentando vertiginosamente? Il primo passo potrebbe essere prendersi una pausa e fare un respiro profondo. Per i punti successivi, puoi farti ispirare dai suggerimenti contenuti in questo articolo. Può essere divertente creare insieme a tuo figlio una copia cartacea che il bimbo può tenere sempre con sé e che lo aiuti quando si sente preoccupato.

 

 

9. Pratica auto-compassione

 

Guardare il proprio figlio che soffre d’ansia può essere molto doloroso, frustrante e confusivo. Almeno una volta ciascun genitore si è chiesto se possa essere lui la causa dell’ansia del figlio. Le ricerche in merito hanno mostrato che l’ansia è spesso il risultato di più fattori (geni, fisiologia del cervello, temperamento, fattori ambientali, eventi traumatici passati). Ricordati dunque che non sei la causa dell’ansia di tuo figlio, ma puoi aiutarlo a superare il problema. Per migliorare il benessere di tutto il tuo nucleo familiare, impara a praticare l’auto-compassione. Ricordati che non sei solo/a e non sei colpevole. È tempo di abbandonare le auto-critiche ingiustificate e perdonare se stessi.

 

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.huffingtonpost.com/renee-jain/9-things-every-parent-with-an-anxious-child-should-try_b_5651006.html

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Secondo un recente studio epidemiologico condotto da De Girolamo e collaboratori, circa l'11% della popolazione italiana soffre di un disturbo d'ansia. Stime americane sulla popolazione in età di sviluppo rivelano che, a soffrine, è circa 1 bambino su 8.

 

Quando a sperimentare l'ansia sono i bambini, molto spesso anche i genitori si trovano a fare i conti con emozioni di disorientamento, impotenza e frustrazione. Non di rado si sentono in colpa e non sempre sanno come aiutare i loro filgi. Ecco un semplice programma in 9 passi che i genitori di bambini ansiosi dovrebbero conoscere e provare.

 

Se questi accorgimenti non dovessero riverlarsi sufficienti, è auspicabile consultare uno psicologo esperto in età evolutiva.

more...
No comment yet.
Scooped by Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it
Scoop.it!

6 trappole psicologiche in cui rischiamo di cadere quotidianamente

6 trappole psicologiche in cui rischiamo di cadere quotidianamente | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Nella vita quotidiana, le persone spesso utilizzano “strategie mentali” atte a risolvere più agevolmente una certa classe di problemi.

Tali “scorciatoie mentali”, conosciute anche come “euristiche”, hanno l'obiettivo di dare senso al mondo che ci circonda e risolvere compiti complessi in modo semplice e poco dispendioso.

 

Nella maggior parte dei casi, esse risultano idonee a fornirci risposte approssimativamente corrette sulla realtà, altre volte possono esitare in errori di giudizio grossolani.

 

Ecco una rassegna di alcuni pregiudizi che ci conducono a giudicare in modo errato le persone e gli eventi.

 

 

1) L'euristica delle disponibilità

 

Per “euristica delle disponibilità” (Tversky e Kanheman, 1974) si intende la tendenza delle persone ad assegnare maggiori probabilità ad eventi che richiamano l'attenzione, anche nel caso in cui questi siano improbabili.

Ad esempio, se siamo in grado di immaginarci numerosi esempi di un determinato evento (dunque sulla “disponibilità mentale” che abbiamo di esso) tenderemo a sovrastimare la probabilità che accada.

La facilità con cui immaginiamo determinati esempi può essere condizionata da vari fattori, come per esempio i mass media. Questa è la ragione per cui possiamo trovarci a sopravvalutare la probabilità che accadano eventi simili ai fatti di cronica, come crash aerei o, in questo periodo, la possibilità di contrarre l'ebola.

 

 

2) Il bias di giudizio retrospettivo (Hindsight Bias)

 

Il bias di giudizio retrospettivo (anche definito pregiudizio del senno di poi o effetto “lo sapevo!”) si verifica quando le persone credono di aver avuto il presentimento che qualcosa stesse per accadere prima che la cosa in questione si verificasse. In altre parole, consiste nella tendenza a credere di essere in grado di prevedere un evento, una volta che l'evento è ormai noto.

Tuttavia, concentrandoci su quello specifico esempio, dimentichiamo invece le decine di volte in cui abbiamo avuto premonizioni che non si sono assolutamente avverate.

Questo pregiudizio comune porta la gente a credere di avere un particolare intuito o una sorta di percezione extrasensoriale.

 

 

3) L'effetto attore-osservatore

 

L'effetto attore-osservatore è un pregiudizio comune nella percezione sociale che consiste nella tendenza da parte delle persone ad attribuire le cause del proprio comportamento a fattori situazionali (esterni) e le cause del comportamento altrui a fattori disposizionali (interni).

Ad esempio, quando siamo l'attore di un incidente d'auto, tenderemo a sovrastimare l'effetto degli elementi della situazione, come “il sole negli occhi” o “un malfunzi Gli osservatori, dall'altra parte, tenderanno invece a concentrarsi su fattori interni al protagonista, ad esempio “è un pessimo guidatore”, “non era sufficientemente attento”. Insomma, l'effetto conduce attori e osservatori a vedere cose diverse: dovute all'attore nel caso degli osservatori, e dovute alla situazione nel caso del protagonista.

 

 

4) La correlazione illusoria

 

La correlazione illusoria (Hamilton e Guifford, 1976) è quell'errore di pensiero per cui una persona, a fronte di due eventi che accadono insieme nel tempo, è portata a credere che essi siano correlati o che uno causi l'altro. Ad esempio, qualcuno potrebbe svegliarsi con le articolazioni doloranti e osservare che poi inizia a piovere, concludendo che il suo dolore sia predittore di maltempo.

La correlazione illusoria può contribuire a spiegare in parte i comportamenti superstizioni. Ad esempio, una persona che soffia sui dati e ottiene un 7, può pensare che sia stato il soffio a causare l'esito favorevole.

 

 

5) L'effetto Barnum (o Effetto Forer)

 

Prende il nome da Phineas Taylor Barnum, un circense statunitense: il suo circo prevedeva numeri e attrazioni talmente varie che ognuno poteva certamente trovare qualcosa di divertente.

L'effetto Barnum (definito anche effetto Forer, dal nome dello psicologo che lo definì nel 1948) si verifica quando un soggetto, posto di davanti ad una descrizione di personalità che pensa sia a lui riferita, tende ad immedesimarsi in essa ritenendo che si ritagliata su di lui. In realtà, quel profilo è abbastanza generico da poter riguardare chiunque (ad esempio, “A volte hai una bassa autostima e tendi a buttarti giù, ma sai anche essere gentile ed amorevole”).

Tale effetto spiega il motivo per cui cartomanti e sensitivi sembrano molto precisi nel descrivere le nostre personalità e conoscere i nostri segreti, nonché il successo degli oroscopi.

 

 

6) La fallacia del giocatore d'azzardo

 

Si tratta di un errore di pensiero secondo cui la persona ritiene che se qualcosa è accaduto più o meno frequentemente del normale durate un certo periodo, allora accadrà più o meno frequentemente in futuro.

Ad esempio, se il rosso continua ad uscire alla Roulette, un giocatore potrebbe puntare sul nero a causa della convinzione che la probabilità che esca nero sia maggiore di un altro risultato rosso. (…) A causa di questo errore di pensiero, molti scommettitori si ritrovano a perdere una grande quantità di soldi ai giochi d'azzardo: aspettano di vedere uscire diversi neri o rossi di fila, per poi scommettere pesantemente sul risultato opposto.

In realtà, ogni risultato è completamente indipendente: gli eventi del passato non influiscono su eventi futuri nell'ambito di attività governate del fato.

 

Naturalmente il modo migliore per evitare di diventare vittima di questi pregiudizi molto comuni nella percezione sociale è esserne consapevole, in modo tale da fermarsi ed analizzare situazioni di questo tipo prima di agire.

 

Vai alla fonte in lingua originale: http://www.psychologytoday.com/blog/cutting-edge-leadership/201410/the-5-psychological-traps-we-all-fall

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Vi capita mai di pensare “lo sapevo!” dopo che un evento si è verificato?

Di pensare che un oroscopo si adatti molto bene alla vostra persona?

Di avere particolare timore di essere colpiti da un evento negativo specifico dopo aver sentito il telegiornale?

 

Allora vi interesserà certamente sapere dell'esistenza del bias di giudizio retrospettivo, dell'effetto Barnum, dell'euristica della disponibilità e di altri comuni pregiudizi nella percezione della realtà....

 

In questo articolo vi propongo appunto di dare uno sguardo ad alcuni meccanismi psicologici che ci conducono a sviluppare convinzioni sulla realtà non sempre adeguate, da cui derivano modi distorti, o comunque parziali, di giudicare le persone e gli eventi.

 

Un'altra “trappola psicologia” in cui, a mio avviso, le persone rischiano di cadere quotidianamente è pensare che sia unicamente il passato a condizionare il loro presente. Invece, anche il futuro può a vari livelli condizionare il presente, secondo un meccanismo che chiarisco in questo video:  https://www.youtube.com/watch?v=gDlVh_lts7U

more...
No comment yet.