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E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia... Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.
Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti? grazie! Luca Mazzucchelli
Un lampo e la vita scorre alla velocità dei millesimi di secondo, finendo per svanire d’improvviso. E allora ai familiari, agli amici e ai conoscenti non resta che il ricordo e il dolore, profondissimo, per la perdita di un figlio, un marito, una moglie, un parente.
Succede che familiari e amici, atterriti dal dolore, lasciano ricordi e messaggi, sfogliano album di foto del passato che poi pubblicano sulle loro bacheche virtuali sul web, si sfogano e interagiscono tra loro. È un modo per farsi forza e continuare a vivere, aiutandosi reciprocamente.
È un modo per elaborare il lutto, segno dei tempi, in cui i social network, in particolare Facebook, giocano un ruolo chiave e possono essere d’aiuto alle persone per superare tragedie il cui ricordo, purtroppo, è inestinguibile.
Su Facebook nascono pagine ad hoc dedicate ai ragazzi scomparsi o comunque i genitori mantengono attivi i profili dei figli, come prolungamento della memoria attraverso le nuove tecnologie. Che ne pensa dottoressa Montesi? "È sicuramente molto utile nel percorso dell’elaborazione del lutto da parte di chi lo subisce, soprattutto se si tratta di ragazzi giovani. I genitori si ritrovano soli, soli nel loro dolore, e i social network, strumenti dal grande potere comunicativo, di condivisione, possono aiutare ad esprimere il dolore.
E poi nei genitori scatta il senso di mantenimento delle abitudini e dei contatti primari della persona scomparsa che grazie ai social network è possibile. Il padre e la madre dello scomparso così mantengono i contatti con gli amici".
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Emotion Sense, un’app messa a punto da un gruppo di ricercatori della University of Cambridge che, registrando l’umore dell’utente in vari momenti della giornata e sfruttando i vari sensori del dispositivo, potrebbe essere in grado di trasformare il proprio smartphone in una sorta di psicoterapeuta tascabile.
Il dispositivo sarà in grado di raccogliere numerosi dati relativi alle modalità di utilizzo del telefono. Utilizzando il GPS, l’accelerometro ed il microfono dello smartphone Emotion Sense terrà traccia dei movimenti dell’utente, delle sue attività e della rumorosità dei luoghi nei quali si reca e, più volte al giorno gli sottoporrà brevi questionari per indagare sul suo umore.
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La terapia proposta dal professor Nesci, per far ripartire la vita di un individuo congelato dal lutto di una persona cara, si svolge in 5 fasi:
la presa in carico del paziente (durante la quale il terapista spiega il metodo che usera');
il lavoro sulle immagini (in cui il paziente, con l'aiuto di familiari e amici, porta in visione delle foto per lui significative, le condivide col terapista, evoca ricordi e rivive emozioni perdute);
la scelta di una colonna sonora in una apposita seduta (la "music session") in cui si ascolta e si commenta il brano musicale;
la produzione del video ("montaggio psicodinamico") fatta da un esperto (all'oscuro della storia del paziente) che collabora col terapista, al di fuori del setting della terapia;
la visione del video stesso in una seduta ad hoc (la "screening session") in cui finalmente paziente e terapista osservano, commentano ed elaborano, il materiale multimediale prodotto;
la fine del lavoro, simboleggiata dalla consegna dell'oggetto della memoria al paziente.
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- Diventa consapevole delle tue emozioni negative chiedendoti: Come mi sento adesso, in questa situazione? (emozioni negative)
- Individua quali risorse e qualità hai bisogno di recuperare dentro te stesso, chiedendoti: Come mi voglio sentire adesso, in questa situazione? (emozioni positive: forte, coraggioso, sicuro di me, rilassato, sereno, ecc…)
- Ricorda: Per avere la sicurezza in te stesso, nell’abilità di gestire un’emozione negativa, ricordati quella volta quando ti sei trovato in circostanze simili e come in passato sei riuscito a gestire questa emozione.
- Rinforzati ancora di più chiedendoti: Se si trovasse in questa situazione una persona a me cara, che amo (figlio, partner, familiare, amico del cuore, ecc…) che cosa gli direi, cosa gli consiglierei di fare per riprendere il controllo di se stesso?
- Modellati: Metti in pratica tutto quello che hai capito dai punti 2-3-4
- Infine: Adotta un atteggiamento positivo verso la vita… sempre!
I disordini psicologici non si possono trattare con la farmaco terapia o meglio, nel caso in cui una persona ristabilisca il suo equilibrio questo non è dovuto al farmaco, ma alle sue risorse interiori. Il farmaco può essere una valida (in casi estremi) stampella, ma quando le gambe hanno ripreso forza la persona deve continuare a camminare da sola.
I farmaci, così come esistono oggi, non possono curare nulla. Ma solo dare quella forza necessaria e se il paziente è fortunato, quando si sente bene, avrà delle ripetute esperienze emozionali che gli permetteranno di guarire...ti faccio un esempio: Immagina una persona che fa un piccolo ma insidioso incidente in auto, il fatto lo spaventa a tal punto da non riuscire più a prendere la sua auto.
Dopo poco inizia a farsi accompagnare ovunque e a sviluppare la convinzione che ormai non è più in grado di fare nulla da solo. Va dal suo medico che, se è fortunato lo manda da uno psichiatra il quale (solitamente) gli somministra un farmaco. Se questo funziona la persona può gradualmente riappropriarsi della propria "forza" e magari tornare alla guida.
Ma se questa persona non viene seguita da una concomitante psicoterapia (come dimostrano gli studi) avrà il 50% di possibilità di ricadere nei suoi fallimenti. Perché? Perché in realtà è lui che deve re-imparare ad avere "fiducia di se stesso" e non è la mancanza di un neurotrasmettitore a farlo rimanere in impasse. Sarebbe come cercare di aggiustare un auto cambiando il carburante.
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ALCOOL: Giorni perduti- 1945- regia di Billy Wyler Un dollaro d’onore- 1959- regia di Haward Hawks Via da Las Vegas-1995- regia di Mike Figgins
DROGA L’uomo dal braccio d’oro-1955- regia di Otto Preminger Trash- 1970- regia di Paul Morissey Trainspotting-1996- regia di Danny Boyle Cristiana F. Noi i ragazzi dello zoo di berlino- 1981- regia di Ulrich Edel Paura e delirio a Las Vegas- 1998- regia di Terry Gilliam Traffic- 2000- regia di Steven Soderbergh Ritorno dal nulla- 1995- regia Scott Kalvert
GIOCO Lo spaccone- 1961- regia di Robert Rossen 40.000 dollari per non morire- 1974- regia Karl Reitz Regalo di Natale- 1986- regia di Pupi Avati
SESSO L’angelo azzurro- 1930- regia di Joseph von Stemberg L’impero dei sensi- 1976- regia di Nagisa Oshima Whore- 1991- regia di Ken Russel Crash- 1996- regia di David Cronenberg Tempesta di ghiaccio- 1997- regia di Ang Lee Eyes wide shut- 1999- regia di Stanley Kubrick
Leggi tutto l'articolo di Germano Manco
Lo studio è stato realizzato dalla ricercatrice Caterina Di Chio in alcune scuole di Torino e Provincia coinvolgendo circa 500 bambini e dimostra, come spiega sul sito del Cpp Novara, “come l’interventismo adulto nei litigi infantili non solo è inutile ma è anche deleterio: inibisce la naturale capacità autoregolativa dei bambini, specie i più piccoli, di trovare autonomamente un accordo. Inoltre impedisce la necessaria frustrazione evolutiva che il litigio offre in modo naturale, proponendo inevitabilmente altri punti di vista. Lo sguardo dell’altro sullo stesso problema è quanto di più evolutivo possa caratterizzare l’esperienza infantile”.
Per giungere a questa conclusione, gli studiosi hanno utilizzato pochi, semplici oggetti: un gomitolo di lana, un dado, alcuni foglietti per gli appunti e una grossa molletta per raccoglierli. “Grazie a questi strumenti siamo riusciti ad affrontare il litigio nella maniera corretta”, spiega Novara. Messi nella condizione “giusta”, infatti, i bambini fra i 3 e i 10 anni presentano ottime capacità di regolazione: sanno fare la pace, anche dopo un bisticcio animato, in tempi ragionevoli e senza strascichi. Strapparsi di mano un oggetto, darsi uno spintone, escludere un amico dal gioco, sono comportamenti istintuali che servono a conoscere il mondo e se stessi, valutando i propri limiti e quelli degli altri e imparando che picchiando o insultando si viene picchiati o insultati”.
“Lo fanno i cuccioli di qualsiasi specie, anche i piccoli di scimpanzé”, spiega Marina Butovskaya, che con un gruppo di antropologi dell'Accademia russa delle scienze ha analizzato la capacità innata di riconciliarsi che hanno bambini e primati di uno stesso gruppo.
“Non serve correggere, o dare la soluzione "giusta": i bambini subiscono l'intervento degli adulti, perdendo le loro naturali capacità di autoregolazione”, aggiunge Novara.
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La trappola ora si nasconde anche sul web, dove le strategie di marketing aggressivo mirano a manipolare l’utente affinché clicchi e compri.
Dal bombardamento e-mail del compratore indeciso, fino ai sistemi più subdoli e a vere proprie truffe, il rischio è quello di fare acquisti anche quando non se ne ha la minima intenzione. Così alla manipolazione delle menti nel mondo reale, fatta di cartelloni, spot televisivi e product placement, ci si mette pure il bombardamento virtuale ad alimentare il nostro consumismo sfrenato.
Insomma, un tempo erano le televendite e i venditori telefonici a convincerci a comprare anche ciò di cui non hai bisogno.Ora bastano i banner e gli ads.
Con un rischio in più: «La rete ci porta a pensare meno alle conseguenze delle nostre azioni. Tutto è sublimato, rarefatto. Vale per lo shopping ma anche per il bullismo», spiega lo psicologo Luca Mazzucchelli. Ma non solo.
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Gli animali da compagnia hanno un ruolo sempre più importante all'interno del nucleo familiare e in particolare per l'educazione dei più piccoli. Infatti, oltre l'80% di coloro che possiedono un 'pet' ritengono che questo sia fondamentale nel percorso di crescita dei loro figli.
Il cane si conferma l'animale di gran lunga preferito: il 52% delle famiglie lo ha scelto come 'pet' ideale per condividere gli spazi domestici. Secondo classificato il gatto con il 33% delle preferenze, mentre al terzo posto nella scelta si colloca il pesce con il 24%; seguono, poi, gli uccellini e i roditori, che sono presenti rispettivamente nel 13% e 9% delle famiglie con un pet.
La relazione con un pet - dice Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus - rappresenta un momento fondamentale nella costruzione dell'identità psicofisica dei bambini, sui quali l'animale ha un'influenza di tipo emozionale unica e un valore formativo straordinario perché stimola l'accrescimento della fantasia, del senso di responsabilità e del piacere della reciprocità.
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Video esercizio psicologico per aiutare le persone ad affrontare i cambiamenti della vita quotidiana. Come diceva Al Pacino nel monologo di "ogni maledetta domenica" sono i centimetri che fanno la differenza, non i Km, ed è sommando piccoli passi che si ottengono grandi cambiamenti. L'esercizio che presento è ispirato a un testo di Marla Cilley, guru dell'economia domestica made in USA, dove la scrittrice suggerisce un metodo semplice per pulire casa. Io credo che queste riflessioni siano applicabili più in generale alla nostra vita e che possano essere utili per aiutarci nella strada del cambiamento e della crescita.
fatemi sapere cosa ne pensate!
Dopo aver trascorso quattro giorni in un ambiente naturale, i partecipanti all'esperimento hanno infatti ottenuto un aumento del 50% in un test di creatività.
Lo studio ha coinvolto 56 persone - 30 uomini e 26 donne - con una età media di 28 anni. I partecipanti hanno preso parte a escursioni della durata di quattro-sei giorni organizzate dalla Outward Bound in Alaska, Colorado, Maine e nello stato di Washington. Escursioni nella natura incontaminata dove nessun dispositivo elettronico era ammesso.
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"Questo è un modo di dimostrare che l'interazione con la natura ha vantaggi reali e misurabili in relazione al problem-solving creativo che non era stato formalmente provato prima", sottolinea David Strayer, un co-autore dello studio. "Lo studio – prosegue Strayer – fornisce una linea guida per cercare di capire quale sia un modo sano per interagire nel mondo e che seppellire se stessi di fronte a un computer 24/7 può avere un costo da poter essere risanato facendo una passeggiata nella natura."
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Qual è il problema di un ragazzino che naviga in internet e partecipa ai social network? «L’onnipotenza tipica dell’adolescenza - risponde Zambrino - che gli fa trascurare, se li conosce, i rischi della Rete.
Ma spesso questi non sono nemmeno noti e gli adulti non sono in grado, a volte per ignoranza informatica, di esercitare un controllo attento».
Durante gli incontri nelle scuole qualcuno si vanta di sapere già molte cose, altri ammettono di scoprire realtà nuove e qualcuno ha anche disdetto il suo profilo su facebook: «Non vogliamo demonizzare questi strumenti ma fare in modo che vengano adoperati come tali e non diventino una sorta di altra realtà che protegge dal confronto con gli altri e crea dipendenza».
Vivere troppo su internet comporta la possibilità di non sviluppare più relazioni sociali normali, senza il filtro del video. Già adesso la comunicazione è spesso impersonale, gergale come avviene con i messaggini. Nei contatti virtuali uno spera di poter superare le sue insicurezze.
In teoria facebook sarebbe vietato ai minori di tredici anni ma tanti bambini hanno un loro profilo «mentendo» sulla data di nascita, a volte con il benestare della famiglia. Ma qual è l’età giusta per mostrarsi on line? «Mai prima delle superiori - suggerisce Zambrino - e internet sempre con adulto almeno sino a quell’età».
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- Creare delle zone free-gadget, nelle quali è assolutamente vietato avere la connessione a internet o utilizzare strumenti tecnologici: soprattutto nelle camere da letto o nel soggiorno sarebbero da evitare smartphone, tablet e computer portatili. Nei casi più gravi anche i cellulari.
- Se utilizzate solitamente i vostri dispositivi collegati al web per ascoltare musica, lavorare, prendere appunti, fare foto, la soluzione migliore è farlo in modalità “aereo” che disattiva le connessioni wireless, in modo da potersi prendere una pausa senza dover rinunciare a quello di cui si ha bisogno.
- Fare viaggi con amici, parenti, partner, in luoghi dove non c’è internet e il segnale del telefonino è inesistente.
- Disattivare, di tanto in tanto, le notifiche dei social network: abbandonare Facebook, Twitter, Pinterest, Instagramm, le e-mail, può dare un reale senso di sollievo.
- Lasciare a casa qualunque dispositivo collegato a internet quando si esce con gli amici. Godersi la realtà senza twittare, geolocalizzarsi su Four Square e pubblicare foto su Instagramm o chattare con persone lontane, è un ottimo modo per trascorrere le proprie ore di relax e divertimento.
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Pausa pranzo e slot machines.
Al ristorante Spizzico di via Monte Bianco a Milano, oltre a pizza, bibita e stuzzichini, i clienti trovano in sala anche quattro macchinette della fortuna. Le slot guardano in faccia la distesa di tavoli del ristorante, dove si assiepano impiegati, addetti dell’Atm della vicina sede dell’azienda trasporti, operai e passanti.
Quattro apparecchi disposti attorno a una colonna, a pochi metri dall’ingresso. Danno il benvenuto ai commensali.
Il ristorante, della catena Autogrill, raccoglie negli stessi spazi le insegne Spizzico, Puro Gusto e Ciao (tre dei marchi del gruppo). Ce n’è per tutti i gusti. Anche per chi abbia voglia di tentare la fortuna.
Affidandosi magari alla moneta di resto dopo aver pagato il pranzo, moneta infilata senza troppa convinzione nella fessura della macchinetta per vedere se la giornata cambia faccia.
Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa dell’azienda, nel capoluogo lombardo ci sarebbero altri due punti vendita dove si può giocare. «È un’attività complementare e marginale rispetto al nostro business principale», spiegano dal quartier generale del gruppo.
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Vi sentite esauriti, con la vena creativa completamente ko?
Provate a passare quattro giorni a contatto con la natura, in un posto selvaggio e soprattutto senza nessuna diavoleria tecnologica fra i piedi: vi ritroverete con testa e pensieri limpidi e la vostra capacità di inventiva ne guadagnerà non poco.
Lo dimostra una ricerca statunitense pubblicata sulla rivistaPLOS One, secondo cui la natura nutre le idee e il cervello: dovremmo ricordarcelo più spesso, in queste nostre vite incollate al computer.
Tutto questo assume particolare importanza dal momento che, come riferisce Strayer, i ragazzini passano in media appena 15-25 minuti al giorno all'aria aperta e invece, stando alle stime, fra gli 8 e i 18 anni trascorrono oltre 7 ore al giorno fra tv, computer, cellulari e tablet.
Ma come può la natura dare un'iniezione di vitalità alla nostra creatività?
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Il Corriere ha deciso di indire un concorso dedicato a mamme, papà, single che si sentono imperfetti, che corrono, corrono, corrono. Perché «mamma imperfetta» è una categoria dello spirito, non ha sesso, né età.
È dedicato a tutti quanti vivono l’imperfezione come seconda pelle, animati sempre da dubbi e che mettono in discussione ogni cosa, sentendosi perennemente in colpa.
In 1.500 battute potrete raccontarci la vostra storia, la vostra esperienza di genitore imperfetto, che si sente inadeguato, di single che arranca inquieto e irrequieto.
E a giugno, quando terminerà la web serie (25 episodi di 8 minuti), le più divertenti saranno pubblicate su La 27esima Ora, e le migliori su una pagina speciale del quotidiano Corriere della Sera dedicata proprio a mamme, papà, single: tutti, avventurosamente, imperfetti.
I ricercatori hanno rilevato che vivere circondati da alberi, prati e fiorellini produce un effetto significativamente positivo.
Il dottor Mathew White e colleghi dello European Centre for the Environment and Human Health hanno in particolare sottolineato che gli intervistati riportavano meno stress mentale e un più elevato senso di soddisfazione generale quando vivevano in zone più verdi.
Anche nei casi in cui hanno dovuto far fronte di esperienze "stressanti" di vita, sul lavoro, in famiglia, di salute, etc, il verde ha continuato ad esercitare i suoi effetti, alleviando i sentimenti "negativi". "Abbiamo accertato che vivere in zone urbane relativamente verdi ha un impatto significativamente positivo sulla psiche", ha spiegato il dottor White, citato dal sito della Bbc.
"Questi elementi sono importanti per i politici e gli amministratori locali quando si tratta di decidere se investire le risorse pubbliche ai parchi o agli spazi verdi. Così sanno a quali risultati positivi vanno incontro", ha commentato il dottor White.
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Gli psicologi non spariranno dalle corsie degli ospedali. Lo assicura il Ministero della Salute, dopo l'allarme lanciato dal Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi secondo cui il decreto sugli «standard ospedalieri» (qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi) predisposto nell'ambito della spending review avrebbe cancellato il servizio di assistenza psicologica nei reparti.
«Nessuna soppressione della figura dello psicologo - precisa dunque il Ministero -. Il regolamento cui si fa riferimento è ancora in una fase di discussione con le Regioni e Province Autonome».
I compiti dello psicologo ospedaliero sono quelli di comunicare con il paziente, ridurre lo stress e il disagio, prepararlo e sostenerlo in passaggi difficili.
È dimostrato che il vissuto del malato ha importanti ricadute sui processi biologici: lo stress psicologico aumenta del 40% il tempo di guarigione delle ferite chirurgiche, mentre una breve tecnica antistress migliora i decorso postoperatorio con tre giorni di degenza in meno, secondo studi recenti.
Una quota significativa delle cause legali intentate agli ospedali nasce da come i pazienti si sono sentiti trattati, mentre problemi di stress del personale sono alla base di molti errori. Tutto questo incide sui costi: un'indagine su 9 milioni di americani ha mostrato come i fattori psicologici aumentino i costi sanitari dal 30 al 170%. Leggi tutto l'articolo
Se le esplosioni di rabbia sono naturali tra i bambini, che più sono piccoli e più hanno difficoltà a sopportare tutto ciò che ostacola la soddisfazione dei loro bisogni o desideri, imparare a controllare le emozioni e a gestire la frustrazione è una tappa importante della loro crescita.
Secondo uno studio pubblicato su Child Development, le competenze linguistiche aiutano i più piccoli a sviluppare maggior autocontrollo. Abilità che si acquisisce imparando a esprimere con le parole tristezza, collera, disagio, paura. Riconoscere e verbalizzare il proprio stato d'animo, infatti, è utile per canalizzare l'aggressività.
I bambini che imparano a parlare precocemente e bene riescono meglio a esprimere i propri bisogni con le parole, a pensare prima di agire, anche alle regole ("mamma ha detto di aspettare"), e a spostare l’attenzione dall’oggetto o dall’attività desiderata. Insomma, manifestano maggior capacità di autocontrollo.
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Disconnettiti (almeno ogni tanto) La normalità di molte persone è essere online. Costantemente, anche incosapevolmente. Dal computer o dal cellulare, siamo sempre dentro Internet. Staccati dall'iPhone, almeno quando non ne hai espressamente bisogno. Le mail possono aspettare.
Non pensare come il tuo cellulare (o non lasciare che lui lo faccia per te) 3339. Sono gli sms che ogni adolescente americano ha spedito nel 2010. E tre anni fa non conoscevamo WhatsApp ancora così bene. Messaggi, email, aggiornamenti, notifiche non conoscono le "barriere di tempo che potremmo voler imporre alle nostre giornate". Scrivi a mano, ogni tanto. Cammina. Concentrati su una cosa sola e non lasciare tutta la tua memoria al rullino delle foto dello smartphone.
Smonta gli apparecchi che usi, scopri come funzionano: Utilizziamo strumenti complessissimi che fanno cose complessissime in un modo semplicissimo. Usare la tencologia non è mai stato così semplice, ma abbiamo piena consapevolezza di quello che stiamo facendo? Siamo davvero padroni delle nostre attività o sono i gadget, o Facebook o Google a decidere quello che facciamo? Smonta, svita, hackera.
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Sono i cinquantenni la fascia demografica più in crescita oggi fra chi usa l'online dating, i servizi che facilitano gli incontri via Internet.
Slater ha studiato a fondo il rapporto tra amore e nuove tecnologie, e una delle conseguenze più evidenti, per lui, è che più si ricorre alla ricerca online di un partner meno ci si impegna a costruire una relazione duratura: prevedibile risultato per il futuro prossimo, un aumento dei divorzi.
«Se incontrare gente nuova diventa troppo facile, quando non si è soddisfatti di un rapporto si può decidere di cercarne un altro con un semplice click; alla lunga, si inanellano solo relazioni instabili»
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Per chi all’interno dell’FBI fa il lavoro di profiler, vale a dire di stilare i profili delle persone indagate dal Bureau, i videogiochi non sono causa di violenza. La notizia, per una volta fuori dal coro, arriva da un ex profiler intervistato dalla CBS nel programma Face the Nation.
L’interesse delle persone per i videogiochi sarebbe tuttavia inserito nei profili per capire se una persona è a rischio di comportamenti violendi, ma in modo diverso rispetto a quanto si potrebbe credere: secondo Mary Ellen O’Toole infatti, l’FBI vede i giochi violenti come un modo per accrescere un’idea già presente nella mente di una persona, e non quindi come mezzo per far nascere tale idea:
“Non li vediamo come la causa della violenza. Li vediamo come una sorgente per alimentare un’idea che sia già lì.”
Secondo Ferguson inoltre, i crimini violenti tra i giovani avrebbero raggiunto il loro minimo in 40 anni, nonostante la presenza sempre più massiccia dei videogiochi sul mercato: due statistiche in controtendenza, volendo stare a sentire chi punta il dito contro i videogiochi.
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Diamo ad un bambino un pastello colorato e lo renderemo felice. E perché non provare anche a leggere i disegni dei vostri figli? Potremmo scoprire tante cose..
Foglio (rappresenta l’ambiente da esplorare): • completamente occupato dal disegno: il bambino è socievole ed estroverso, ha fiducia in stesso, verso gli altri e verso situazioni sconosciute; • il disegno travalica il foglio: il bambino vuole essere al centro dell’attenzione ed è poco riflessivo; • poco occupato dal disegno: il bambino è insicuro e introverso; • il disegno è nella parte superiore: il bambino tende a rifugiarsi nella fantasia per sfuggire alla realtà; • il disegno è nella parte inferiore: il bambino ha fin troppo i piedi per terra e potenzialità inespresse; • il disegno è nella parte sinistra del foglio: il bambino ha paura del futuro e del mondo fuori casa; • il disegno è nella parte destra del foglio: il bambino ha fiducia nel futuro e negli altri. Tratto: • regolare e sicuro, prevalenza di linee curve: rivela buone capacità di adattamento, fiducia verso gli altri, espansività, socievolezza, libertà di esplorare, determinazione; • irregolare e incerto, prevalenza di tratti spigolosi e cancellature: rivela introversione, paura di rimproveri e di sbagliare, aggressività e ansia. Pressione sul foglio: • debole: indica sensibilità e timidezza; • forte: indica irruenza, entusiasmo e grinta.
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I risultati principali sono stati:
(a) Le persone più capaci nell’elaborazione del multitask non sono le persone che si impegnano simultaneamente nelle mansioni multiple perché, pur consapevoli delle proprie abilità, sanno che concentrandosi meglio su un compito alla volta ottengono l’efficacia di risultati.
(b) La percezione del multitask della gente che parla o usa il telefono mentre guida è gonfiata rispetto alla capacità reale di svolgere funzioni multiple nello stesso istante; infatti ben il 70% dei partecipanti ha pensato di essere sopra la media all’elaborazione multitask, che è statisticamente impossibile.
(c) I soggetti con alti livelli del impulsività e alla ricerca di emozioni risultano essere quelli più sicuri di sé e propensi al multitask, sebbene le loro performance siano negative. Ma c’è un’eccezione che va sottolineata: le persone che usano il cellulare mentre guidano tendono a non essere impulsive ma sono consapevoli di sbagliare, infatti l’uso del telefono, anche quando non si dovrebbe, è una scelta intenzionale.
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