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Videotutorial - Esercizio psicologico: ogni difetto contiene un pregio...

E' pronto il mio secondo videotutorial sulla psicologia...
Oggi presento un esercizio per cogliere i pregi delle persone che non tolleriamo.


Cosa ne pensate? suggerimenti? qualcuno prova a fare l'esercizio e mi dice se gli tornano i conti?
grazie!

Luca Mazzucchelli

Danilo Puzzo's comment, September 1, 2012 7:58 AM
se mi dai il permesso lo pubblico nei prossimi giorni mettendo il link al tuo sito...ciao Luca
Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's comment, September 1, 2012 8:31 AM
Certo che si, la sua riproduzione è libera!
FuturaPsi's comment, September 17, 2012 10:56 AM
Davvero molto interessante!! Da studentessa di psicologia quale sono, mi è davvero molto utile. Ho scoperto un nuovo modo di vedere i difetti e non star li sempre a giudicarli. Complimenti!
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Tanti profili Facebook dedicati ai giovani morti in incidenti: "Utile"

Tanti profili Facebook dedicati ai giovani morti in incidenti: "Utile" | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Un lampo e la vita scorre alla velocità dei millesimi di secondo, finendo per svanire d’improvviso. E allora ai familiari, agli amici e ai conoscenti non resta che il ricordo e il dolore, profondissimo, per la perdita di un figlio, un marito, una moglie, un parente.


Succede che familiari e amici, atterriti dal dolore, lasciano ricordi e messaggi, sfogliano album di foto del passato che poi pubblicano sulle loro bacheche virtuali sul web, si sfogano e interagiscono tra loro. È un modo per farsi forza e continuare a vivere, aiutandosi reciprocamente.


È un modo per elaborare il lutto, segno dei tempi, in cui i social network, in particolare Facebook, giocano un ruolo chiave e possono essere d’aiuto alle persone per superare tragedie il cui ricordo, purtroppo, è inestinguibile.


Su Facebook nascono pagine ad hoc dedicate ai ragazzi scomparsi o comunque i genitori mantengono attivi i profili dei figli, come prolungamento della memoria attraverso le nuove tecnologie. Che ne pensa dottoressa Montesi?
"È sicuramente molto utile nel percorso dell’elaborazione del lutto da parte di chi lo subisce, soprattutto se si tratta di ragazzi giovani. I genitori si ritrovano soli, soli nel loro dolore, e i social network, strumenti dal grande potere comunicativo, di condivisione, possono aiutare ad esprimere il dolore.


E poi nei genitori scatta il senso di mantenimento delle abitudini e dei contatti primari della persona scomparsa che grazie ai social network è possibile. Il padre e la madre dello scomparso così mantengono i contatti con gli amici".


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Credo che se i social possono aiutare in un primo momento dell'elaborazione del lutto, rischiano se utilizzati in maniera sbagliata di legarci eccessivamente a chi non c'è più, rendendo poi più complesso il voltare pagina e metaforicamente "sepellire" il defunto.

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Emotion Sense, lo smartphone diventa uno psicoterapeuta tascabile

Emotion Sense, lo smartphone diventa uno psicoterapeuta tascabile | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Emotion Sense, un’app messa a punto da un gruppo di ricercatori della University of Cambridge che, registrando l’umore dell’utente in vari momenti della giornata e sfruttando i vari sensori del dispositivo, potrebbe essere in grado di trasformare il proprio smartphone in una sorta di psicoterapeuta tascabile.


Il dispositivo sarà in grado di raccogliere numerosi dati relativi alle modalità di utilizzo del telefono. Utilizzando il GPS, l’accelerometro ed il microfono dello smartphone Emotion Sense terrà traccia dei movimenti dell’utente, delle sue attività e della rumorosità dei luoghi nei quali si reca e, più volte al giorno gli sottoporrà brevi questionari per indagare sul suo umore.


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

A parte il titolo, ovviamente provocatorio, io credo che questa sia una testimonianza dell'importanza crescente che le nuove tecnologie si ritagliano anche all'interno della nostra professione.


Ovviamente un telefonino non potrà prendere il posto dello psicologo, ma che dire del suo utilizzo per raccogleire dati da analizzare poi assieme al paziente in seduta?


O di poterlo considerare come una sorta di diario per monitorare l'andamento della settimana e dare anche dei feedback all'utente in merito al suo umore?


RIcordo a tutti che il 25 maggio, presso l'Universita Cattolica di Milano, sto organizzando un convegno che parlerà proprio del rapporto tra psicologia e nuove tecnologie... Maggi info sul sito www.opl.it

Luca Mazzucchelli

Tiziana Di Scala's comment, May 12, 6:27 AM
Credo possa essere una buona idea per raccogliere informazioni che il paziente finirebbe per dimenticare, impedendogli così di prestarvi attenzione. Si potrebbe utilizzare una banale agenda, un taccuino, un quaderno, e annotarle a mano, ma lo smartphone semplifica tutto. Ben venga la tecnologia se ci permette di aumentare la consapevolezza di quello che ci accade, di conservarne una traccia e di avere un feedback.
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Psicoterapia multimediale per elaborare il lutto

Psicoterapia multimediale per elaborare il lutto | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La terapia proposta dal professor Nesci, per far ripartire la vita di un individuo congelato dal lutto di una persona cara, si svolge in 5 fasi:


la presa in carico del paziente (durante la quale il terapista spiega il metodo che usera');


il lavoro sulle immagini (in cui il paziente, con l'aiuto di familiari e amici, porta in visione delle foto per lui significative, le condivide col terapista, evoca ricordi e rivive emozioni perdute);


la scelta di una colonna sonora in una apposita seduta (la "music session") in cui si ascolta e si commenta il brano musicale;


la produzione del video ("montaggio psicodinamico") fatta da un esperto (all'oscuro della storia del paziente) che collabora col terapista, al di fuori del setting della terapia;


la visione del video stesso in una seduta ad hoc (la "screening session") in cui finalmente paziente e terapista osservano, commentano ed elaborano, il materiale multimediale prodotto;


la fine del lavoro, simboleggiata dalla consegna dell'oggetto della memoria al paziente.


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Esempio interessante di come le nuove tecnologie possono affiancare lo psicologo sempre di più in seduta dando un importante valore aggiunto.


Questo chiaramente non significa sostituire l'uomo, ma aiutarlo affinchè il suo intervento possa essere sempre più efficace.


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Come gestire le emozioni negative?

Come gestire le emozioni negative? | Parliamo di psicologia | Scoop.it
  1. Diventa consapevole delle tue emozioni negative chiedendoti: Come mi sento adesso, in questa situazione? (emozioni negative)
  2. Individua quali risorse e qualità hai bisogno di recuperare dentro te stesso, chiedendoti: Come mi voglio sentire adesso, in questa situazione? (emozioni positive: forte, coraggioso, sicuro di me, rilassato, sereno, ecc…)
  3. Ricorda: Per avere la sicurezza in te stesso, nell’abilità di gestire un’emozione negativa, ricordati quella volta quando ti sei trovato in circostanze simili e come in passato sei riuscito a gestire questa emozione.
  4. Rinforzati ancora di più chiedendoti: Se si trovasse in questa situazione una persona a me cara, che amo (figlio, partner, familiare, amico del cuore, ecc…) che cosa gli direi, cosa gli consiglierei di fare per riprendere il controllo di se stesso?
  5. Modellati: Metti in pratica tutto quello che hai capito dai punti 2-3-4
  6. Infine: Adotta un atteggiamento positivo verso la vita… sempre!

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6 passaggi da tenere a mente per cercare di meglio gestire le emozioni negative...

Cristina Di Loreto's curator insight, May 6, 6:13 AM

Quante volte ci "sfoghiamo" perchè non siamo stati in grado di gestire le nostre emozioni negative?

In questo articolo il collega Dott. Salvatore Panza ci offre sei steps che possono aiutarci a gestire e modellare questi stati d'animo.

E a voi? Quando succede? Commentate! 

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La ricerca sugli psicofarmaci è ferma...perchè?

La ricerca sugli psicofarmaci è ferma...perchè? | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I disordini psicologici non si possono trattare con la farmaco terapia o meglio, nel caso in cui una persona ristabilisca il suo equilibrio questo non è dovuto al farmaco, ma alle sue risorse interiori. Il farmaco può essere una valida (in casi estremi) stampella, ma quando le gambe hanno ripreso forza la persona deve continuare a camminare da sola.

I farmaci, così come esistono oggi, non possono curare nulla. Ma solo dare quella forza necessaria e se il paziente è fortunato, quando si sente bene, avrà delle ripetute esperienze emozionali che gli permetteranno di guarire...ti faccio un esempio: 

Immagina una persona che fa un piccolo ma insidioso incidente in auto, il fatto lo spaventa a tal punto da non riuscire più a prendere la sua auto.

Dopo poco inizia a farsi accompagnare ovunque e a sviluppare la convinzione che ormai non è più in grado di fare nulla da solo. Va dal suo medico che, se è fortunato lo manda da uno psichiatra il quale (solitamente) gli somministra un farmaco.

Se questo funziona la persona può gradualmente riappropriarsi della propria "forza" e magari tornare alla guida.

Ma se questa persona non viene seguita da una concomitante psicoterapia (come dimostrano gli studi) avrà il 50% di possibilità di ricadere nei suoi fallimenti. Perché? Perché in realtà è lui che deve re-imparare ad avere "fiducia di se stesso" e non è la mancanza di un neurotrasmettitore a farlo rimanere in impasse. Sarebbe come cercare di
aggiustare un auto cambiando il carburante.

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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Condivido alcune interessanti, in parte provocatorie, riflessioni di Gennaro Romagnoli sugli psicofarmaci e la ricerca scientifica a tal proposito...

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Film e dipendenze: sintetica filmografia

Film e dipendenze: sintetica filmografia | Parliamo di psicologia | Scoop.it

ALCOOL:
Giorni perduti- 1945- regia di Billy Wyler
Un dollaro d’onore- 1959- regia di Haward Hawks
Via da Las Vegas-1995- regia di Mike Figgins


DROGA
L’uomo dal braccio d’oro-1955- regia di Otto Preminger
Trash- 1970- regia di Paul Morissey
Trainspotting-1996- regia di Danny Boyle
Cristiana F. Noi i ragazzi dello zoo di berlino- 1981- regia di Ulrich Edel
Paura e delirio a Las Vegas- 1998- regia di Terry Gilliam
Traffic- 2000- regia di Steven Soderbergh
Ritorno dal nulla- 1995- regia Scott Kalvert


GIOCO
Lo spaccone- 1961- regia di Robert Rossen
40.000 dollari per non morire- 1974- regia Karl Reitz
Regalo di Natale- 1986- regia di Pupi Avati


SESSO
L’angelo azzurro- 1930- regia di Joseph von Stemberg
L’impero dei sensi- 1976- regia di Nagisa Oshima
Whore- 1991- regia di Ken Russel
Crash- 1996- regia di David Cronenberg
Tempesta di ghiaccio- 1997- regia di Ang Lee
Eyes wide shut- 1999- regia di Stanley Kubrick


Leggi tutto l'articolo di Germano Manco

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Interessante e preziosa guida a firma di Germano Manco sul tema "film e dipendenze" che mi sento di consigliare a chi avesse il bisogno di approfondire l'argomento...

Vi sembra manchi qualcosa?

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Litigare fa bene, anche ai bambini

Litigare fa bene, anche ai bambini | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Lo studio è stato realizzato dalla ricercatrice Caterina Di Chio in alcune scuole di Torino e Provincia coinvolgendo circa 500 bambini e dimostra, come spiega sul sito del Cpp Novara, “come l’interventismo adulto nei litigi infantili non solo è inutile ma è anche deleterio: inibisce la naturale capacità autoregolativa dei bambini, specie i più piccoli, di trovare autonomamente un accordo. Inoltre impedisce la necessaria frustrazione evolutiva che il litigio offre in modo naturale, proponendo inevitabilmente altri punti di vista. Lo sguardo dell’altro sullo stesso problema è quanto di più evolutivo possa caratterizzare l’esperienza infantile”. 

Per giungere a questa conclusione, gli studiosi hanno utilizzato pochi, semplici oggetti: un gomitolo di lana, un dado, alcuni foglietti per gli appunti e una grossa molletta per raccoglierli. “Grazie a questi strumenti siamo riusciti ad affrontare il litigio nella maniera corretta”, spiega Novara. Messi nella condizione “giusta”, infatti, i bambini fra i 3 e i 10 anni presentano ottime capacità di regolazione: sanno fare la pace, anche dopo un bisticcio animato, in tempi ragionevoli e senza strascichi. Strapparsi di mano un oggetto, darsi uno spintone, escludere un amico dal gioco, sono comportamenti istintuali che servono a conoscere il mondo e se stessi, valutando i propri limiti e quelli degli altri e imparando che picchiando o insultando si viene picchiati o insultati”.


“Lo fanno i cuccioli di qualsiasi specie, anche i piccoli di scimpanzé”, spiega Marina Butovskaya, che con un gruppo di antropologi dell'Accademia russa delle scienze ha analizzato la capacità innata di riconciliarsi che hanno bambini e primati di uno stesso gruppo.


“Non serve correggere, o dare la soluzione "giusta": i bambini subiscono l'intervento degli adulti, perdendo le loro naturali capacità di autoregolazione”, aggiunge Novara.


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Il litigio, secondo gli esperti, è un sistema per conoscere il mondo e se stessi, per valutare i propri limiti e quelli degli altri e imparare che picchiando o insultando si viene picchiati o insultati...


L'importanza, tuttavia, è che il litigio sia costruttivo, e non un ripetersi continuativo delle solite dinamiche: questa opzione non sempre porta alla crescita ma più facilmente al logorio e graduale distacco dei litiganti.


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E-commerce e marketing online: c'è chi ne diventa dipendente

E-commerce e marketing online: c'è chi ne diventa dipendente | Parliamo di psicologia | Scoop.it

La trappola ora si nasconde anche sul web, dove le strategie di marketing aggressivo mirano a manipolare l’utente affinché clicchi e compri.


Dal bombardamento e-mail del compratore indeciso, fino ai sistemi più subdoli e a vere proprie truffe, il rischio è quello di fare acquisti anche quando non se ne ha la minima intenzione. Così alla manipolazione delle menti nel mondo reale, fatta di cartelloni, spot televisivi e product placement, ci si mette pure il bombardamento virtuale ad alimentare il nostro consumismo sfrenato.


Insomma, un tempo erano le televendite e i venditori telefonici a convincerci a comprare anche ciò di cui non hai bisogno.Ora bastano i banner e gli ads.


Con un rischio in più: «La rete ci porta a pensare meno alle conseguenze delle nostre azioni. Tutto è sublimato, rarefatto. Vale per lo shopping ma anche per il bullismo», spiega lo psicologo Luca Mazzucchelli. Ma non solo.


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Intervista che ho rilasciato a Marta Serafini publicata sulle pagine del Corriere della Sera di oggi.

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Per gli animali un importante ruolo educativo all'interno delle famiglie

Per gli animali un importante ruolo educativo all'interno delle famiglie | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Gli animali da compagnia hanno un ruolo sempre più importante all'interno del nucleo familiare e in particolare per l'educazione dei più piccoli. Infatti, oltre l'80% di coloro che possiedono un 'pet' ritengono che questo sia fondamentale nel percorso di crescita dei loro figli.


Il cane si conferma l'animale di gran lunga preferito: il 52% delle famiglie lo ha scelto come 'pet' ideale per condividere gli spazi domestici. Secondo classificato il gatto con il 33% delle preferenze, mentre al terzo posto nella scelta si colloca il pesce con il 24%; seguono, poi, gli uccellini e i roditori, che sono presenti rispettivamente nel 13% e 9% delle famiglie con un pet.


La relazione con un pet - dice Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus - rappresenta un momento fondamentale nella costruzione dell'identità psicofisica dei bambini, sui quali l'animale ha un'influenza di tipo emozionale unica e un valore formativo straordinario perché stimola l'accrescimento della fantasia, del senso di responsabilità e del piacere della reciprocità.


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Come riuscire a cambiare ciò che non ti piace in 5 minuti

Video esercizio psicologico per aiutare le persone ad affrontare i cambiamenti della vita quotidiana.
Come diceva Al Pacino nel monologo di "ogni maledetta domenica" sono i centimetri che fanno la differenza, non i Km, ed è sommando piccoli passi che si ottengono grandi cambiamenti.


L'esercizio che presento è ispirato a un testo di Marla Cilley, guru dell'economia domestica made in USA, dove la scrittrice suggerisce un metodo semplice per pulire casa.
Io credo che queste riflessioni siano applicabili più in generale alla nostra vita e che possano essere utili per aiutarci nella strada del cambiamento e della crescita.


fatemi sapere cosa ne pensate!

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Con più natura e meno tecnologia cervello creativo

Con più natura  e meno tecnologia cervello creativo | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Dopo aver trascorso quattro giorni in un ambiente naturale, i partecipanti all'esperimento hanno infatti ottenuto un aumento del 50% in un test di creatività.


Lo studio ha coinvolto 56 persone - 30 uomini e 26 donne - con una età media di 28 anni. I partecipanti hanno preso parte a escursioni della durata di quattro-sei giorni organizzate dalla Outward Bound in Alaska, Colorado, Maine e nello stato di Washington. Escursioni nella natura incontaminata dove nessun dispositivo elettronico era ammesso.


(...)


"Questo è un modo di dimostrare che l'interazione con la natura ha vantaggi reali e misurabili in relazione al problem-solving creativo che non era stato formalmente provato prima", sottolinea David Strayer, un co-autore dello studio. "Lo studio – prosegue Strayer – fornisce una linea guida per cercare di capire quale sia un modo sano per interagire nel mondo e che seppellire se stessi di fronte a un computer 24/7 può avere un costo da poter essere risanato facendo una passeggiata nella natura."


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Il cervello sembrerebbe più attivo se a contatto con la natura e lontano dalla tecnologia...


A mio avviso, probabilmente, la miscela corretta sarebbe come spesso accade trovare il giusto mezzo tra le due componenti entrambe importanti per crescere.

Cristina Di Loreto's curator insight, February 24, 10:46 AM

Questo studio ricorda l'importanza del coltivare il contatto con la natura e le nostre origini, importanza che sembrerebbe potenziare la creatività e i processi di problem solving... in effetti per sapere dove andare bisogna anche ricordare da dove si viene...

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“Facebook? Meglio dopo i 14 anni”. Gli studenti a lezione di internet

“Facebook? Meglio dopo i 14 anni”. Gli studenti a lezione di internet | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Qual è il problema di un ragazzino che naviga in internet e partecipa ai social network? «L’onnipotenza tipica dell’adolescenza - risponde Zambrino - che gli fa trascurare, se li conosce, i rischi della Rete.


Ma spesso questi non sono nemmeno noti e gli adulti non sono in grado, a volte per ignoranza informatica, di esercitare un controllo attento».


Durante gli incontri nelle scuole qualcuno si vanta di sapere già molte cose, altri ammettono di scoprire realtà nuove e qualcuno ha anche disdetto il suo profilo su facebook: «Non vogliamo demonizzare questi strumenti ma fare in modo che vengano adoperati come tali e non diventino una sorta di altra realtà che protegge dal confronto con gli altri e crea dipendenza».


Vivere troppo su internet comporta la possibilità di non sviluppare più relazioni sociali normali, senza il filtro del video. Già adesso la comunicazione è spesso impersonale, gergale come avviene con i messaggini. Nei contatti virtuali uno spera di poter superare le sue insicurezze.


In teoria facebook sarebbe vietato ai minori di tredici anni ma tanti bambini hanno un loro profilo «mentendo» sulla data di nascita, a volte con il benestare della famiglia. Ma qual è l’età giusta per mostrarsi on line? «Mai prima delle superiori - suggerisce Zambrino - e internet sempre con adulto almeno sino a quell’età».

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Ho già avuto modo in questo video di evidenziare quelli che secondo me sono i veri rischi delle nuove tecnologie, che hanno si a che fare con il concetto di Onnipotenza bene evidenziato in questo articolo, ma di certo non si fermano a questo.


Il momento riflessivo abdica all'impulso dell'azione, e ci si rende conto spesso troppo tardi cosa si sta facendo e le sue ripercussioni.

Benedetta Ricci Psicologa's curator insight, March 6, 4:03 PM

A mio avviso sono due gli aspetti fondamentali da tenere in considerazione quando si parla di Internet:

A) la vita virtuale non dovrebbe mai superare, in quantità e qualità, quella reale,

B) essere consapevoli che i Social Network non rappresentano "diari" attraverso cui possiamo conoscere la vera identità delle persone, ma "vetrine" in cui ognuno tende a mostrarsi per come vorrebbe apparire agli occhi degli altri.

Partendo da queste premesse è possibile instaurare un "rapporto" sano e costruttivo con la rete, anche a 14 anni.

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5 consigli per evitare la dipendenza da web

5 consigli per evitare la dipendenza da web | Parliamo di psicologia | Scoop.it
  1. Creare delle zone free-gadget, nelle quali è assolutamente vietato avere la connessione a internet o utilizzare strumenti tecnologici: soprattutto nelle camere da letto o nel soggiorno sarebbero da evitare smartphone, tablet e computer portatili. Nei casi più gravi anche i cellulari.
  2. Se utilizzate solitamente i vostri dispositivi collegati al web per ascoltare musica, lavorare, prendere appunti, fare foto, la soluzione migliore è farlo in modalità “aereo” che disattiva le connessioni wireless, in modo da potersi prendere una pausa senza dover rinunciare a quello di cui si ha bisogno.
  3. Fare viaggi con amici, parenti, partner, in luoghi dove non c’è internet e il segnale del telefonino è inesistente.
  4. Disattivare, di tanto in tanto, le notifiche dei social network: abbandonare Facebook, Twitter, Pinterest, Instagramm, le e-mail, può dare un reale senso di sollievo.
  5. Lasciare a casa qualunque dispositivo collegato a internet quando si esce con gli amici. Godersi la realtà senza twittare, geolocalizzarsi su Four Square e pubblicare foto su Instagramm o chattare con persone lontane, è un ottimo modo per trascorrere le proprie ore di relax e divertimento.


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Interessanti indicazioni per chi sente di stare perdere il controllo nel rapporto con la dimensione online...

Moreno Mattioli - morenomattioli.wordpress.com's curator insight, May 16, 3:03 AM
Una conferma in piu' del fatto che le nuove tecnologie possono produrre stati di dipendenza patologica.
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Adesso le slot machines arrivano anche da Spizzico

Adesso le slot machines arrivano anche da Spizzico | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Pausa pranzo e slot machines.


Al ristorante Spizzico di via Monte Bianco a Milano, oltre a pizza, bibita e stuzzichini, i clienti trovano in sala anche quattro macchinette della fortuna. Le slot guardano in faccia la distesa di tavoli del ristorante, dove si assiepano impiegati, addetti dell’Atm della vicina sede dell’azienda trasporti, operai e passanti. 


Quattro apparecchi disposti attorno a una colonna, a pochi metri dall’ingresso. Danno il benvenuto ai commensali. 


Il ristorante, della catena Autogrill, raccoglie negli stessi spazi le insegne Spizzico, Puro Gusto e Ciao (tre dei marchi del gruppo). Ce n’è per tutti i gusti. Anche per chi abbia voglia di tentare la fortuna.


Affidandosi magari alla moneta di resto dopo aver pagato il pranzo, moneta infilata senza troppa convinzione nella fessura della macchinetta per vedere se la giornata cambia faccia.


Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa dell’azienda, nel capoluogo lombardo ci sarebbero altri due punti vendita dove si può giocare. «È un’attività complementare e marginale rispetto al nostro business principale», spiegano dal quartier generale del gruppo.


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

E' un vero scandalo quanto sta avvenendo sempre più frequentemente a Milano (ma non solo...).

Lo stato non dovrebbe permettere la diffusione di queste macchinette, e mi viene male a pensare che sia solo per un motivo economico che certe realtà vengano tollerate, avvallate, mantenute.

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La creatività aumenta del 50% se si «stacca»

La creatività aumenta del 50% se si «stacca» | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Vi sentite esauriti, con la vena creativa completamente ko?


Provate a passare quattro giorni a contatto con la natura, in un posto selvaggio e soprattutto senza nessuna diavoleria tecnologica fra i piedi: vi ritroverete con testa e pensieri limpidi e la vostra capacità di inventiva ne guadagnerà non poco.


Lo dimostra una ricerca statunitense pubblicata sulla rivistaPLOS One, secondo cui la natura nutre le idee e il cervello: dovremmo ricordarcelo più spesso, in queste nostre vite incollate al computer.


Tutto questo assume particolare importanza dal momento che, come riferisce Strayer, i ragazzini passano in media appena 15-25 minuti al giorno all'aria aperta e invece, stando alle stime, fra gli 8 e i 18 anni trascorrono oltre 7 ore al giorno fra tv, computer, cellulari e tablet.


Ma come può la natura dare un'iniezione di vitalità alla nostra creatività?


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Appoggiarci troppo alle nuove tecnologie implica il rischio di farci perdere alcune capacità che ci vengono naturali.


Ora anche la ricerca (se ce ne fosse mai stato il bisogno) rimarca l'importanza di non vivere troppo nel virtuale ma di tenere a mente nella propria tabella di marcia l'importanza di "staccare" la spina.

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Ansia, fretta e sorrisi: ecco il concorso per «genitori imperfetti»

Ansia, fretta e sorrisi: ecco il concorso per «genitori imperfetti» | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Il Corriere ha deciso di indire un concorso dedicato a mamme, papà, single che si sentono imperfetti, che corrono, corrono, corrono.

Perché «mamma imperfetta» è una categoria dello spirito, non ha sesso, né età.


È dedicato a tutti quanti vivono l’imperfezione come seconda pelle, animati sempre da dubbi e che mettono in discussione ogni cosa, sentendosi perennemente in colpa. 


In 1.500 battute potrete raccontarci la vostra storia, la vostra esperienza di genitore imperfetto, che si sente inadeguato, di single che arranca inquieto e irrequieto.


E a giugno, quando terminerà la web serie (25 episodi di 8 minuti), le più divertenti saranno pubblicate su La 27esima Ora, e le migliori su una pagina speciale del quotidiano Corriere della Sera dedicata proprio a mamme, papà, single: tutti, avventurosamente, imperfetti.

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Interessante il concorso indetto dal Corriere della Sera che punta a favorire la condivisione di esperienze relative alla genitorialità oggi.


Credo che il confronto, il racconto e l'ascolto congiunto di storie di vita sia utile alla crescita e all'accettazione anche di alcuni limiti che - inevitabilmente - tutti quanti si trovano prima o poi a misurare.

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Studio: spazi verdi una manna per l'umore dei cittadini

Studio: spazi verdi una manna per l'umore dei cittadini | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I ricercatori hanno rilevato che vivere circondati da alberi, prati e fiorellini produce un effetto significativamente positivo.


Il dottor Mathew White e colleghi dello European Centre for the Environment and Human Health hanno in particolare sottolineato che gli intervistati riportavano meno stress mentale e un più elevato senso di soddisfazione generale quando vivevano in zone più verdi.


Anche nei casi in cui hanno dovuto far fronte di esperienze "stressanti" di vita, sul lavoro, in famiglia, di salute, etc, il verde ha continuato ad esercitare i suoi effetti, alleviando i sentimenti "negativi". 


"Abbiamo accertato che vivere in zone urbane relativamente verdi ha un impatto significativamente positivo sulla psiche", ha spiegato il dottor White, citato dal sito della Bbc.


"Questi elementi sono importanti per i politici e gli amministratori locali quando si tratta di decidere se investire le risorse pubbliche ai parchi o agli spazi verdi. Così sanno a quali risultati positivi vanno incontro", ha commentato il dottor White.


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Noi siamo anche risultato del rapporto con l'ambiente che ci circonda.

Questo concetto, apparentemente banale e scontato, spesso è troppo trascurato da chi amministra i nostri denari.

Moreno Mattioli - morenomattioli.wordpress.com's curator insight, April 27, 3:35 PM
Questi articoli nella loro necessita di esserci a mio avviso ci indicano come il vivere quotidiano tecnologico rischi di creare uno scollegamento tra natura e cultura.

Moreno Mattioli morenomattioli.wordpress.com
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«Lo psicologo ospedaliero non sparirà»

«Lo psicologo ospedaliero non sparirà» | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Gli psicologi non spariranno dalle corsie degli ospedali. Lo assicura il Ministero della Salute, dopo l'allarme lanciato dal Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi secondo cui il decreto sugli «standard ospedalieri» (qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi) predisposto nell'ambito della spending review avrebbe cancellato il servizio di assistenza psicologica nei reparti. 


«Nessuna soppressione della figura dello psicologo - precisa dunque il Ministero -. Il regolamento cui si fa riferimento è ancora in una fase di discussione con le Regioni e Province Autonome».


I compiti dello psicologo ospedaliero sono quelli di comunicare con il paziente, ridurre lo stress e il disagio, prepararlo e sostenerlo in passaggi difficili.


È dimostrato che il vissuto del malato ha importanti ricadute sui processi biologici: lo stress psicologico aumenta del 40% il tempo di guarigione delle ferite chirurgiche, mentre una breve tecnica antistress migliora i decorso postoperatorio con tre giorni di degenza in meno, secondo studi recenti.


Una quota significativa delle cause legali intentate agli ospedali nasce da come i pazienti si sono sentiti trattati, mentre problemi di stress del personale sono alla base di molti errori. Tutto questo incide sui costi: un'indagine su 9 milioni di americani ha mostrato come i fattori psicologici aumentino i costi sanitari dal 30 al 170%.

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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Sembrano arrivare parole confortanti dal Ministero della Salute, a sconfermare uno dei timori sollevato, tra gli altri, anche dall'Ordine degli Psicologi. Speriamo bene!

Francesco Lonati's curator insight, April 11, 6:12 AM

Tutte le ricerche del settore dimostrano che il prendersi cura degli aspetti psicologici riduce i costi, in qualsiasi campo. In momenti di crisi come questo è necessario rendere più efficienti i servizi, tagliando il superfluo ed investendo in modo intelligente. Si arriverà a comprendere che il servizio psicologico può aiutare, a più livelli, l'economia e il ben-essere del paese?

 

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Il linguaggio aiuta a gestire la rabbia infantile

Il linguaggio aiuta a gestire la rabbia infantile | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Se le esplosioni di rabbia sono naturali tra i bambini, che più sono piccoli e più hanno difficoltà a sopportare tutto ciò che ostacola la soddisfazione dei loro bisogni o desideri, imparare a controllare le emozioni e a gestire la frustrazione è una tappa importante della loro crescita.


Secondo uno studio pubblicato su Child Development, le competenze linguistiche aiutano i più piccoli a sviluppare maggior autocontrollo. Abilità che si acquisisce imparando a esprimere con le parole tristezza, collera, disagio, paura. Riconoscere e verbalizzare il proprio stato d'animo, infatti, è utile per canalizzare l'aggressività.


I bambini che imparano a parlare precocemente e bene riescono meglio a esprimere i propri bisogni con le parole, a pensare prima di agire, anche alle regole ("mamma ha detto di aspettare"), e a spostare l’attenzione dall’oggetto o dall’attività desiderata. Insomma, manifestano maggior capacità di autocontrollo.


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Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Come a dire che se non abbiamo le parole per spiegare, allora l'agito prende il sopravvento...


E questo a mio avvisoè vero per la rabbia infantile ma anche per quella adulta.

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4 elementi che rendono una coppia sana

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Quando siamo di fronte a una coppia?
La domanda appare banale ma non è semplice delineare delle caratteristiche assolute e indispensabili da avere perché due persone si possano considerare "coppia".
In linea di massima credo che due condizioni siano indispensabili:
1) Deve esserci un legame emotivo presente 
2) Non deve mancare la condivisione di un progetto

altri fattori come la vicinanza geografica o la presenza di rapporti sessuali secondo me non sono indispensabili, anche se auspicabili.

4 fattori che facilitano la coppia a stare bene
1) Pensare di potere vivere anche senza il partner. 
E' un'idea controintuitiva ma importante da coltivare, perché dà alla coppia il valore relativo che tutto nella vita deve avere, facendole fare un passo verso la serenità e verso la gestione delle difficoltà che potrebbe affrontare. Il pensiero a questo opposto è "se tu non ci fossi io morirei", e non aiuta perché riduce la flessibilità e irrigidisce il legame. Nel caso, nefasto, che la coppia debba separarsi, coltivare l'idea che slegati dalla coppia non ce la faremo, accrescerebbe i problemi e le difficoltà a voltare pagina.
2) Una equilibrata percezione della distribuzione del potere. 
non deve esserci necessariamente un accordo assoluto su chi decide, quando e perché, ma i partner devono avere la percezione che ci sia un equilibrio nella gestione del potere. Il rischio è quello di un tentativo di golpe interno alla coppia con l'istaurarsi di un conflitto più logorante che rinvigorente.
3) Pensare che la verità sia relativa, sempre. 
Mi riferisco non alle grandi verità della vita, ma al fatto che il "chi ha ragione e chi ha torto" sia un concetto relativo e non assoluto. Ammettere che esistano le ragioni mie e quelle del partner fa molto bene alla coppia e promuove pensieri quali "anche le tue ragioni hanno una certa credibilità"; "puoi capire che anche le mie ragioni sono umane?".
4) Preserva l'autonomia del singolo partner, ma anche della coppia. 
E' un concetto banale, ma spesso lasciato in secondo piano. Significa crearsi spazi come individui dove aumentare la propria autonomia in modo da non fare attaccare eccessivamente i partners a loro stessi. Ma anche non dimenticare tra i molti impegni quotidiani di dedicare uno spazio alla coppia quale unione di due individui: un consiglio che va in questa direzione e che spesso si fornisce alle coppie di neogenitori è quello di tenersi una sera libera a settimana dove affidare a qualcuno il bambino e stare tra partners. 

E secondo voi?
Ci sono fattori che più di altri aiutano una coppia ad andare d'accordo?
Che accortezze utilizzate per creare serenità con il vostro parnter?

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Era digitale: come non perdersi

Era digitale: come non perdersi | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Disconnettiti (almeno ogni tanto)
La normalità di molte persone è essere online. Costantemente, anche incosapevolmente. Dal computer o dal cellulare, siamo sempre dentro Internet. Staccati dall'iPhone, almeno quando non ne hai espressamente bisogno. Le mail possono aspettare.


Non pensare come il tuo cellulare (o non lasciare che lui lo faccia per te)
3339. Sono gli sms che ogni adolescente americano ha spedito nel 2010. E tre anni fa non conoscevamo WhatsApp ancora così bene. Messaggi, email, aggiornamenti, notifiche non conoscono le "barriere di tempo che potremmo voler imporre alle nostre giornate". Scrivi a mano, ogni tanto. Cammina. Concentrati su una cosa sola e non lasciare tutta la tua memoria al rullino delle foto dello smartphone. 


Smonta gli apparecchi che usi, scopri come funzionano:
Utilizziamo strumenti complessissimi che fanno cose complessissime in un modo semplicissimo. Usare la tencologia non è mai stato così semplice, ma abbiamo piena consapevolezza di quello che stiamo facendo? Siamo davvero padroni delle nostre attività o sono i gadget, o Facebook o Google a decidere quello che facciamo? Smonta, svita, hackera.


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Alcune interessanti indicazioni per orientarsi nell'era digitale ed evitare il rischio di essere inglobati dalle nuov etecnologie, tratte dall'ultimo libro di Tom Chatfield "come sopravvivere nell'era digitale.

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Dating on line: si fa ma zitti zitti...

Dating on line: si fa ma zitti zitti... | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Sono i cinquantenni la fascia demografica più in crescita oggi fra chi usa l'online dating, i servizi che facilitano gli incontri via Internet.


Slater ha studiato a fondo il rapporto tra amore e nuove tecnologie, e una delle conseguenze più evidenti, per lui, è che più si ricorre alla ricerca online di un partner meno ci si impegna a costruire una relazione duratura: prevedibile risultato per il futuro prossimo, un aumento dei divorzi.


«Se incontrare gente nuova diventa troppo facile, quando non si è soddisfatti di un rapporto si può decidere di cercarne un altro con un semplice click; alla lunga, si inanellano solo relazioni instabili»


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Per l'FBI i videogiochi non sono causa di violenza

Per l'FBI i videogiochi non sono causa di violenza | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Per chi all’interno dell’FBI fa il lavoro di profiler, vale a dire di stilare i profili delle persone indagate dal Bureau, i videogiochi non sono causa di violenza. La notizia, per una volta fuori dal coro, arriva da un ex profiler intervistato dalla CBS nel programma Face the Nation.


L’interesse delle persone per i videogiochi sarebbe tuttavia inserito nei profili per capire se una persona è a rischio di comportamenti violendi, ma in modo diverso rispetto a quanto si potrebbe credere: secondo Mary Ellen O’Toole infatti, l’FBI vede i giochi violenti come un modo per accrescere un’idea già presente nella mente di una persona, e non quindi come mezzo per far nascere tale idea:


“Non li vediamo come la causa della violenza. Li vediamo come una sorgente per alimentare un’idea che sia già lì.”


Secondo Ferguson inoltre, i crimini violenti tra i giovani avrebbero raggiunto il loro minimo in 40 anni, nonostante la presenza sempre più massiccia dei videogiochi sul mercato: due statistiche in controtendenza, volendo stare a sentire chi punta il dito contro i videogiochi.


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Mini-guida per interpretare i disegni dei nostri bambini

Mini-guida per interpretare i disegni dei nostri bambini | Parliamo di psicologia | Scoop.it

Diamo ad un bambino un pastello colorato e lo renderemo felice. E perché non provare anche a leggere i disegni dei vostri figli? Potremmo scoprire tante cose..


Foglio (rappresenta l’ambiente da esplorare):
• completamente occupato dal disegno: il bambino è socievole ed estroverso, ha fiducia in stesso, verso gli altri e verso situazioni sconosciute;
• il disegno travalica il foglio: il bambino vuole essere al centro dell’attenzione ed è poco riflessivo;
• poco occupato dal disegno: il bambino è insicuro e introverso;
• il disegno è nella parte superiore: il bambino tende a rifugiarsi nella fantasia per sfuggire alla realtà;
• il disegno è nella parte inferiore: il bambino ha fin troppo i piedi per terra e potenzialità inespresse;
• il disegno è nella parte sinistra del foglio: il bambino ha paura del futuro e del mondo fuori casa;
• il disegno è nella parte destra del foglio: il bambino ha fiducia nel futuro e negli altri.

 

Tratto:
• regolare e sicuro, prevalenza di linee curve: rivela buone capacità di adattamento, fiducia verso gli altri, espansività, socievolezza, libertà di esplorare, determinazione;
• irregolare e incerto, prevalenza di tratti spigolosi e cancellature: rivela introversione, paura di rimproveri e di sbagliare, aggressività e ansia.

 

Pressione sul foglio:
• debole: indica sensibilità e timidezza;
• forte: indica irruenza, entusiasmo e grinta.


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Multitasking? Una falsa verità sulla produttività a lavoro

Multitasking? Una falsa verità sulla produttività a lavoro | Parliamo di psicologia | Scoop.it

I risultati principali sono stati:


(a) Le persone più capaci nell’elaborazione del multitask non sono le persone che si impegnano simultaneamente nelle mansioni multiple perché, pur consapevoli delle proprie abilità, sanno che concentrandosi meglio su un compito alla volta ottengono l’efficacia di risultati.


(b) La percezione del multitask della gente che parla o usa il telefono mentre guida è gonfiata rispetto alla capacità reale di svolgere funzioni multiple nello stesso istante; infatti ben il 70% dei partecipanti ha pensato di essere sopra la media all’elaborazione multitask, che è statisticamente impossibile.


(c) I soggetti con alti livelli del impulsività e alla ricerca di emozioni risultano essere quelli più sicuri di sé e propensi al multitask, sebbene le loro performance siano negative.
Ma c’è un’eccezione che va sottolineata: le persone che usano il cellulare mentre guidano tendono a non essere impulsive ma sono consapevoli di sbagliare, infatti l’uso del telefono, anche quando non si dovrebbe, è una scelta intenzionale.

Luca Mazzucchelli - www.psicologo-milano.it's insight:

Dilagante tendenza quella del multitasking, talvolta ci fa credere di andare più veloci, mentre in realtà ci complichiamo soltanto la vita.


Mi chiedo come ne usciranno i nativi digitali, che sono immersi in una quantità di stimoli tecnologici che li invitano ad agire senza pensare a ciò che fanno...


Anche qui la prevenzione nelle scuole sarà probabilmente il primo fronte da rinforzare.

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