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Anodine | Camille Bonnefoi

Anodine | Camille Bonnefoi | Platine-Palladium | Scoop.it

Via Cyanotype
Jean-Claude Mougin's insight:

De magnifiques images superlatives.

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Jean-Claude Mougin's comment, February 17, 2014 5:45 PM
De magnifiques images avec une sensibilité toute féminine.

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LA SCENA DEL DELITTYO

LA SCENA  DEL DELITTYO | Platine-Palladium | Scoop.it
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Jean-Claude Mougin's curator insight, May 19, 9:04 PM
La scena del delitto – Seminario con Jean Claude Mougin9 maggio 2015

La scena del delitto
seminario con Jean Claude Mougin 
a cura di Simone Casetta
aperto a tutti 13 maggio 2015

Partendo dai lavori di W. Benjamin e di J. Baudrillard, ci si propone di indagare i significati di quella che è stata metaforicamente definita la Scena del delitto. Mostreremo quindi che in questa fase storica la fotografia emergente non ha a che fare con un inizio, bensì con una fine.

Si è imposta nello scorrere della nostra storia una concezione matematica del reale a partire dall’ideale geometrico, già presente nella cultura greca antica, la rappresentazione di un mondo che si vuole come conchiuso e finito, concezione a cui la svolta romana (Heidegger) aggiunge la nozione di Impero, il respingimento dei limiti.

Questo passaggio, al limite tra il mondo e l’im-mondo (Gérard Granel), si realizzerà nel Rinascimento con la matematizzazione del reale come, per esempio, nelle opere di Brunelleschi e negli scritti di Galileo Galilei. La “Città Ideale” di Urbino non è forse la prima scena di un delitto? La Camera Obscura che aveva fornito i parametri per la lettura prospettica, farà poi da modello per tutte le macchine fotografiche.

Descartes sospingerà in seguito la scienza al di là dei suoi stessi orizzonti, con l’invenzione della geometria analitica, la calcolabilità, che non conosce ormai più limiti e si apre sull’infinito, iniziando così quella che è stata definita una “nuova barbarie” da W. Benjamin, fare tavola rasa del passato e quindi “divenire poveri di esperienza”.

Seguendo questa linea di pensiero, lo sviluppo senza limiti della numerificazione del reale, quale emerge nella fotografia digitale, viene ad essere, secondo Baudrillard, il “delitto perfetto” e la storia della fotografia può quindi testimoniare di questa trasformazione da mondo a im-mondo.

Benjamin ci aveva mostrato il declino dell’aura in seguito alla diffusione delle tecniche di riproduzione, quella a venire sarebbe stata a quel punto la fotografia moderna, possiamo identificarla con quella di Atget, in cui ogni fotografia rappresenta una scena del delitto, in quanto non mostra che degli indici, ci mette di fronte alla sparizione della realtà: la questione fotografica diviene politica.

Sparizione della realtà per esaurimento delle scorte, imbarco delle persone alla volta del Cyberspazio: questa fase di esaurimento è quel segno della fine della storia, che Hegel aveva già annunciato attraverso l’immaterialità del lavoro.

Per Alexandre Kojève tutto questo processo storico conduce allo “Stato Universale”, una mondializzazione intesa come economia di mercato che riduce l’uomo alla sua animalità e a non essere più null’altro che una cellula di consumo; l’uomo diventa l’essere «privato di un mondo» e ridotto a vivere nell’istantaneità della risposta agli stimoli, sottomesso a ogni tipo di condizionamento e a tutte le servitù volontarie.

Tuttavia, all’indomani di un viaggio in Giappone, è lo stesso Kojève a scoprire un’alternativa a questa animalità post-storica, in quello che chiamerà snobismo: il rituale stravagante della cerimonia del tè, del teatro “Nô” o dell’arte delle composizioni floreali.
Lo snobismo, come rifiuto di partecipare al tempo della mediocrità, potrà anche applicarsi a quelle forme di resistenza che si oppongono alla smaterializzazione attuale dell’arte, nel caso specifico della fotografia questo succede con la pratica attiva delle tecniche, definite ormai come alternative, ma che non sono altro che l’eredità di quasi due secoli di ricerca tecnica ed espressiva.

Jean-Claude Mougin, filosofo, fotografo autore, nasce nel 1943 e trascorre l’infanzia in campagna.

Il suo tirocinio è presso Lycée Victor Hugo a Besançon e la sua formazione all’Università di Besançon, nel 1961 i primi viaggi in Italia e la scoperta del Quattrocento. Il Maggio del ’68 gli procura qualche guaio con la giustizia militare.

Dal ‘69 è professore di filosofia al liceo Sfax in Tunisia dove fa “apprendistato” della cultura mediterranea e dove inizia ad appassionarsi alla fotografia, nel ‘79 torna in Francia a Charolles, dove conosce Paul Jay, direttore e fondatore del museo di storia della fotografia Nicéphore Niépce di Chalon-sur-Saône. Nel 1980 in occasione di una mostra di Paul Strand vede per la prima volta le sue stampe al platino o al palladio, per lui è una rivelazione e si dedica alla ricerca di questa tecnica, convertendosi al grande formato.
Dal 2003, si dedica totalmente alla fotografia: ha esposto a Tunisi, Parigi, Ginevra, Copenaghen, Phoenix in Arizona, Pechino, Corea e Cina.

Le sue opere sono presenti nelle collezioni del museo Niepce, al Fox Talbot di Lacock Abbey, al Museo dell’Eliseo di Losanna, all’Accademia di Belle Arti di Shenyang.
Ha pubblicato vari testi su Mario Giacomelli e Lorand Gaspar. Ha partecipato all’illustrazione dell’opera di Michel Tournier, ” Des Clefs et des Serrures ” e a quella di Paul Jay ” Les conserves de Nicéphore: essai sur la necessité d’inventer la photographie”, ha pubblicato un libro “Palladium” (vediwww.platine-palladium.com).

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Photography with iron (iii) salt

The process of making photographic images with ferric salts in camera by Arpan Mukherjee.


Via christian nze, Jean-Claude Mougin
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STÉNORIGAM - - - - Appareil photo Sténopé à construire soi-mêm Erika Kitamura

STÉNORIGAM - - - -  Appareil photo Sténopé à construire soi-mêm Erika Kitamura | Platine-Palladium | Scoop.it
erika kitamura * graphic design * illustration * paper art

Via Cyanotype
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Japanese Kozo Paper Vs Arches Platine

When you compare the 2 papers you find that Kozo has less tonality and would not be as good as the Arches Platine which made especially for the platinum and ...
Jean-Claude Mougin's insight:

The Arche Platine is not a t his maximum black, and it seems that your negative in undeerexposed. Your Kozo is bad and poor, but it exist so many japanese papers. You can fine better like Arches Platine.

You must try 100% gampi paper particulary, Bicchu Torinoko? the best paper for me in the world, handmade, acidic, fabulous.

 

www.platine-palladium.com

www.platine-palladium.fr

 
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CYANOTYPES/PHOTOGRAM - Ariane peinture et photos

CYANOTYPES/PHOTOGRAM - Ariane peinture et photos | Platine-Palladium | Scoop.it
Tirages cyanotypes sur papier format maximum A4/ folio sans bords Format minimum 6x9cm Les reproductions ci-dessous donnent un aperçu  le plus proche possibledes originaux  mais il est très diffici...

Via Cyanotype
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expo: Wuyue Image Space 798 Bejing 16/08 au 20/10/2014

expo: Wuyue Image Space 798 Bejing 16/08 au 20/10/2014 | Platine-Palladium | Scoop.it
Jean-Claude Mougin's insight:

52 tirages platine-palladium

 

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Témoignage — Pourquoi photographier à l’argentique en 2014 ? | Santadenn Journal

Témoignage — Pourquoi photographier à l’argentique en 2014 ? | Santadenn Journal | Platine-Palladium | Scoop.it

Via Cyanotype
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Studio Q - Quinn Jacobson Photography - Home Page

Studio Q - Quinn Jacobson Photography - Home Page | Platine-Palladium | Scoop.it
Quinn Jacobson is an artist, photographer and educator. He works in the three earliest photographic processes, Daguerreotypes, Calotypes and Wet Plate Collodion.

Via Ben Capponi
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Ben Capponi's curator insight, July 5, 2014 8:48 AM

Quinn Jacobson

 

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Tirage palladium sur papier Torinoko

Tirage palladium sur papier Torinoko | Platine-Palladium | Scoop.it
Jean-Claude Mougin's insight:

Tirage palladium sur le plus beau papier du monde Bicchu Torinoko Gampi, développement citrate de soude. Ce papier s'éclaicit à l'eau, nul besoin d'un acide.

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Untitled, image de Reisinger Zsuzsanna

Untitled, image de Reisinger Zsuzsanna | Platine-Palladium | Scoop.it
Untitled, image de Reisinger Zsuzsanna. Image #477238

Via Ben Capponi
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Pierre Clastres : quand l'anthropologie démonte la thèse de l'homme-animal politique

Pierre Clastres : quand l'anthropologie démonte la thèse de l'homme-animal politique | Platine-Palladium | Scoop.it
Où l'anthropologue Pierre Clastres explique en quoi l'autorité d'un chef peut s'exercer au bénéfice de tous.

Via Valaf Lebu
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Valaf Lebu's curator insight, June 10, 2014 4:26 AM
Monument d’anthropologie de la fin du XXe siècle La Société contre l’état de Pierre Clastres a permis non seulement, à la suite de Lévi-Strauss, de redéfinir la méthodologie de l’ethnologue, mais également de montrer que la structure très hiérarchisée de nos sociétés n’était pas le seul aboutissement d’une histoire longue. Les tribus des Indiens d’Amérique du Nord ont, par exemple une conception de la chefferie qui ne suppose pas le chef comme un commandant de fait. C’est plutôt sur la communauté qu’il repose et son autorité relative ne dépend que de la réussite de ses actions. Se met alors au jour une situation politique d’équilibre et de tension, prête à basculer à tout moment, mais avec la particularité que le changement ne se fera à chaque fois qu’au bénéfice de tous.
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Platinum Brushes

Platinum Brushes | Platine-Palladium | Scoop.it
Recently I have been working on platinum printing with Japanese Kozo paper.
I really love the way it looks with the "Where the Ocean Meets the Shore"
series. The delicate look it adds, the feeling that it has survived a
flood. I was doing some research on paper and came across the photographer
Francis Schanberger who prints on a special Japanese paper developed just
for platinum printing. The paper is called Tosa Platinum Paper. I emailed
Francis and he was kind enough to forward me the info as to where to buy
it. The paper is sold by Photo Gallery International located in Tokyo. If
you would like to buy the paper, you have to contact Masayuki Nishimaru to
place an order. He will send you an invoice through PayPal. I placed an
order and received them very quickly (about a week).  I also ordered the
two beautiful brushes below made specifically for Platinum printing. They
are so beautiful I almost don't want to use them.

3 inch and 6 inch Platinum brushes

From Masayuki: Traditional Japanese Style Synthetic Hair Brushes
These brushes are made by traditional Japanese Craftsmen. The synthetic
hair is hand bound with cherry wood and silk thread. The handle contain no
metal so you don't have to worry about contamination or rust ruining your
images. The 3 inch brush is 8,800JPY and the 6 inch brush is 18,000JPY.

I will be trying them out soon and write about how they compare to the
Richenson brushes.

Close up of the 3 inch

Details from the 6 inch brush

Here are the details on the Tosa Platinum Paper:
Specialized as a Platinum Printing Paper, it is mainly made from Tosa Kozo.
It has a smooth surface for coating and does not get too fluffy (fluffy
being Masayuki's description, but if you used this type of paper in the
past, you know it can be easily over brushed and damaged).

They have two types. Tosa Platinum #1: Made of 70% of Tosa-Kozo from Gohoku
in Ino Town and 30% of Gampi fibre.

Tosa Platinum Paper #2 is made of 80% of Tosa-Kozo from Gohoku in Ino Town
and 20% Gampi fibre.

Weight:     26-30g/m2
pH:     6.5-7.5
Paper size:     approximately 60x90cm ( 23.5x35.5 inches)
Price:     Platinum Paper #1 - 1,700JPY and Platinum Paper #2 - 1,600JPY

 

I will be testing the paper and will post the results here soon. Here is a
video of Masayuki making a print using these papers and brushes. For an
8x10 he suggested a drop count of 25 Ferric Oxalate and 25 Metal.

Via christian nze
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DJ Red Viking of The Archers interviews Photographer - Dick Arentz

DJ Red Viking of The Archers interviews Photographer - Dick Arentz | Platine-Palladium | Scoop.it
Dick Arentz discusses finding himself with platinum printing, switching from large format view cameras to digital, what his students teach him, contemplative photography and the difference between looking and seeing.

Via christian nze
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NEGATIF PALLADIUM DIRECT CHAMBRE 5X7

NEGATIF PALLADIUM DIRECT CHAMBRE 5X7 | Platine-Palladium | Scoop.it
Jean-Claude Mougin's insight:

4h d'exposition, lentille pratique ouverture 3,5

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Benjamin: réception par la distraction

Benjamin: réception par la distraction | Platine-Palladium | Scoop.it
Dans les derniers paragraphes de l'Œuvre d'art à l'époque de sa reproductibilité technique, Walter Benjamin analyse en termes d'attention les mutations de ce qu'il appelle le mode de perception de ...

Via Luis Manuel
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Palladium

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I have printed with palladium a series of 20 photographs from my pinhole series, mécanisme de l'oubli. I will show them at my  exhibition at the Centre Iris , December 14th.

Via christian nze
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12 | 2013 Walter Benjamin. Politiques de l'image

12 | 2013 Walter Benjamin. Politiques de l'image | Platine-Palladium | Scoop.it

Revue Appareil 12/2013


Via Valaf Lebu
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Valaf Lebu's curator insight, July 9, 2014 9:48 AM

La relation à l’image, dans la pensée de Benjamin, est tellement centrale qu’on peut la dire intrinsèque : il n’y a pas, d’un côté, la pensée de Benjamin, qui, à titre d’objets, privilégierait les images, mais il y a la pensée de Benjamin qui, en tant que telle, se déploie au sein d’images – mieux, s’informe comme image. De ce point de vue, la notion d’image dialectique, par exemple, ne réfère pas secondairement à une image effective, mais prend consistance au sein d’une fulguration d’ordre visuel – ce qui conduit les concepts benjaminiens à s’articuler immédiatement selon une irréductible dimension spatiale, nécessitant le recours à une véritable topologie, en vue de cerner une image de sa pensée. Il s’ensuit que des objets aussi centraux dans sa réflexion que le cinéma, la photographie, ne peuvent être considérés comme des objets quelconques pour sa pensée ; l’homogénéité de ces objets vis-à-vis de la forme même de cette pensée appelle bien sûr une réflexion remettant en cause la relation sujet/objet : la pensée de Benjamin nous éclaire peut-être autant sur la nature des images techniques, que ces dernières sur la forme et les ressources de sa pensée.

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Jean-Claude Mougin's insight:

Dernière version du texte.

 

La Scène du Crime.

 

En nous référant à Walter Benjamin et  à sa « scène du crime », Atget et sa distanciation du réel, ainsi qu’ à Baudrillard, et son « crime parfait », la disparition du réel, nous nous proposons d’interroger les notions de « photographie émergente », ou contemporaine, celle de « réalité virtuelle »  ou de« réalité augmentée ».  Ces expressions  de la « novlangue » constituent une véritable « verneinung »  dénégation (Freud). Ils disent une chose pour mieux refouler son contraire.

 

Nous montrons donc que la photographie émergente, n’est pas une commencement, mais une fin, en cela, elle participe de « la technique comme achèvement de la métaphysique » (Heidegger).

 

Une conception mathématique du réel s’est imposée aux grecs à partir de Pythagore et Platon, un modèle mathématique d’abord géométrique, l’Idée est la matrice des objets Icones, qui par imitation produisent le monde des Simulacres. Cette conception reste encore étroitement liée au concept de monde ; au cosmos, au couple Aletheia/Pseudos, le Vrai/le Semblant ; ce qui se montre, ce qui se cache ; à la nécessité de penser les hommes dans leur finitude, limités qu’ils sont par les monde des Dieux.

 

Le « tournant romain » (Heidegger) est contemporain de la « fuite des dieux » (Plutarqu(e, de la « mort du Grand Pan. Le cosmos devient « realitas » soumise à l’Imperium. Commence alors la réalité « carnaval/cannibale » (Baudrillard), L’Aletheia/Pseudos, fait place à la Veritas/Falsum, falsum désignant le piège qui fait tomber l’adversaire, l’Imperium se donnant comme objectif politique de toujours repousser les limites.

 

Ce passage à la limite du monde à l’im-monde (Gérard Granel) se réalisera avec l’invention de la perspective avec Brunelleschi,  premier prototype de l’Ingénieur. Il invente la perspective et ainsi fait de la peinture une science, de même qu’il conçoit les mathématiques comme pratique, moyen  par exemple de résoudre les problèmes posés à un architecte ; la construction de la coupole de Santa Maria del Fiore, par exemple. Nul n’ignore ici la place qu’a occupé Urbino dans cette révolution avec le cercle des Montefeltre, le mathématicien Luca de Pacioli inventeur de la comptabilité et de la Divine Proportion, Piero della Francesca. « La Cité Idéale », n’est-elle pas la première « scène du crime ». Le sujet n’est plus présent qu’au point de ligne de fuite pour disparaître dans la porte entrouverte du baptistère. Cette invention de la perspective géométrique se matérialisera dans la « camera obscura » qui reste le modèle de toutes les machines à photographier analogiques ou dialogiques. Enfin cette vision mathématique du monde sera celle de Galilée créateur de la science moderne ; « la nature est un grand livre ouvert devant nos yeux, il est écrit en langage mathématique, en cercles, carrés figures géométriques de toute forme ».

 

Descartes conduira la science au-delà de ses limites, par l’invention de la géométrie analytique. Tout problème désormais pourra être résolu par le calcul, et la calculabilité ne connaît pas de limites, elle s’ouvre sur l’infini. « L’homme peut devenir comme le maître et possesseur de la nature ».  Descartes est réellement le penseur du « Tout Numérique » et comme le dit Benjamin il inaugure « une Nouvelle Barbarie », positive celle là qui consiste à faire table rase du passé, « à devenir pauvre en expérience ». Ce geste  d’une pensée émergente, comme si elle n’était précédée par rien, est précisément le geste  de cette émergence d’une technique qui ne s’autorise que d’elle même, qui prétend définir une réalité augmentée, c’est-à-dire virtuelle, «un monde sans cachette », qui n’est que l’ombre d’une réalité disparue, l’ombre d’un monde épuisé, exploité, complètement « cannibalisé ». Le crime est parfait et Baudrillard peut se poser la question « Pourquoi y-a-t-il rien  plutôt que quelque chose ? ».

 

L’histoire de la photographie peut témoigner de cette transformation du monde en im-monde.

 

Benjamin en a été le contemporain et l’analyste. La photographie primitive celle de Hill, Bayard, Cameron, participait encore du « sacré » et du mythe. L « aura » entoure l’œuvre d ‘art de mystère, proche elle est néanmoins lointaine, elle se donne et se tient en retrait, ici et maintenant elle a l’autorité de la chose, elle oblige à lever les yeux. Objet d’un culte, elle a une valeur quasi religieuse. Le progrès des techniques, vers des possibilités accrues de reproduction, va conduire à un déclin de l’aura, à une exposition, à une multiplication toujours plus grande des images, à leur marchandisation, à une perte de l’ « aura ». Et pourtant ce sont les marchands, Disdéri, qui s’attribueront le titre d’artiste.  Malgré l’impasse du pictorialisme, la photographie ne pourra retrouver son aura. Son avenir est la photographie « moderne », celle d’Atget, d’August Sander, de Rodtchenko.  Une photographie qui comme le fait Atget montre la « scène du crime », non plus montrer ce qui est pittoresque, remarquable, mais les indices du crime, d’une réalité en disparition. La photographie ainsi nous rend le monde étranger pour en prendre conscience et politiquement le transformer.

 

Benjamin a sans aucun doute pu mesurer combien les totalitarismes ont su utiliser les images non pas dans un sens libérateur mais de propagande et d’assujettissement à la fois dans un « national esthétisme » et dans  « réalisme socialisme ». Aussi dans l’un de ses derniers texte  se représente-t-il le progrès, comme le vent de l’histoire qui pousse au milieu d’une accumulation de ruines, l’Angelus Novus, (Paul Klee) à reculons, dans un avenir qu’il ne saurait voir.

 

Un monde qui derrière ses écrans fait table rase du passé, et qui ne voyant pas plus loin que ses écrans se refuse de voir au delà  de l’instant présent la catastrophe qui se prépare, n’est-ce pas la définition du « contemporain ».  Disparition de la réalité réduite à rien par un cannibalisme mené à son terme, par épuisement des stocks, arraisonnement des individus au lois du marché et au cyberespace, substitution à la réalité en voie de disparition d’une réalité dite augmentée, mais qui n’est que virtuelle, simulée par des intelligences artificielles mais où tout est possible dans un monde de ssemblant et de stimulations qui transforme les sujets épars  en  supports d’effets spéciaux.

 

Cette phase d’épuisement est la marque de la fin de l’Histoire. Fin de l’histoire de l’art que Hegel avait déjà conçue comme produite par l’immatérialité des œuvres. Fin de l’histoire de la philosophie programmée par les penseurs de la déconstruction, fin même du progrès technique qui arrive au terme de son processus de numérisation. Bien sûr il reste l’évènementiel, mais plus rien ne peut nous arriver, même si l’histoire n’en finit pas de finir, sous le masque d’un progrès technologique qui n’est qu’une obsolescence programmée des prothèses, téléphones aux applications multipliées, tablettes et écrans divers, que l’industrie informatique nous fabrique.

 

Pour Kojève lecteur de Hegel, la fin de l’histoire  résulte de la réalisation de l’ Etat Universel. On peut douter qu’un tel Etat soit réalisé, mais la mondialisation a imposé cette universalité sous  la forme d’une par économie de marché qui impose un modèle universel de production et de consommation qui réduit l’homme selon Kojève à l’animalité c’est-à-dire à la simple satisfaction de besoins biologiques, ou de besoins artificiellement créés par le marché. En effet selon Kojeve  l’homme ne peut accéder à l’humanité que par des conduites négatives qui nient et dépassent son animalité. L’homme de la réalité augmentée est ainsi devenu comme l’animal un être « pauvre en monde » réduit à vivre dans l’instantanéité des stimuli réponses qui ouvrent la voie à tous les conditionnements, et toutes les servitudes volontaires.

 Toutefois dans une note de la seconde édition de son ouvrage « Introduction à la Lecture de Hegel », et après un voyage au Japon, Kojève découvre une alternative à cette animalité post historique dans ce qu’il appellera le « snobisme », pratique du suicide rituel (Mishima) ou rituel extravagant de la cérémonie du thé, le Théâtre Nô, l'art des bouquets de fleurs. Sans doute s’il avait pu prendre connaissance de la politique moderne (il est mort en 1968) aurait-il vu dans le terrorisme, une nouvelle forme de l’activité kamikaze et dans le « tribalisme » la forme ultime de résistance à l’Universel de la mondialisation.

Le « snobisme » selon Kojève, comme le refus de participer à un devenir moyen, médiocre pourrait s’appliquer à  ces formes de résistance qui en photogrophie résistent à la dématérialion actuelle de l’art.

La photographie a toujours donné une place prépondérante aux amateurs, à ces originaux comme Niépce, ou  Talbot qui était un authentique snob, Bayard ,Hill, Julia Cameron au fort tempérament aristocratique. Sans compter ces autres snobs que furent Sieglitz, Demachy et les cercles pictorialistes mondains.

Peut-être que le mouvement Lomo, le retour à des pratiques anciennes et pauvres, conservatrices de techniques primitives ; sténopé, camera povera, collodion, tirages aux sels de fer ; cyanotypes et tirage platine participent-ils d’un mouvement snob qui sait utiliser les réseaux sociaux avec formation de groupes internationaux  riches en expériences.

 

Ces mouvements sont en continuité avec une longue tradition antiautoritaire et conservatrice. « Tout ce qui n’est pas conservateur est réactionnaire » Annah Arendt ; « I would prefer not to » Bartleby ;  La Boétie et De la Servitude Volontaire, on peut se soumettre à un autorité sans pour autant vouloir la servir et l’aimer, l’anarchisme conservateur de Georges Orwell, la recommandation enfin que nous donne Brecht au futur habitant des villes :

«  Efface tes traces »

celle de Gérard Granel :

« Attention, tenez-vous éloignés des quais, fermeture automatique des portes ».

 

Jean-Claude Mougin

Heidegger : « Qu’est-ce que la technique ? »

Benjamin : « La petite histoire de la photographie »,

« Expérience et Pauvreté

Kojève : « Introduction à la lecture de Hegel »

 

 

 

 

 

 

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Christophe Frot's comment, June 30, 2014 2:42 AM
Hello Jean Claude! la video est inaccessible car privé!
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L’Horreur occidentale, par Philippe Lacoue-Labarthe

L’Horreur occidentale, par Philippe Lacoue-Labarthe | Platine-Palladium | Scoop.it

Au cœur des ténèbres est une sorte de « saison en enfer » ou de descente au royaume des morts, sur le modèle de la nékyia homérique. L’allusion aux Parques, lorsque Marlow est accueilli au siège de la Compagnie par des femmes qui tricotent, est transparente et délibérée. Et les mentions de l’enfer sont incessantes.


Via dm
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Georges Didi-Huberman "Minima lumina. Phénoménologie et la politique de la lumière"

"Le sensible à l'oeuvre : savoir du corps entre esthétique et neurosciences" Colloque interdisciplinaire, jeudi 15 mai 2014, Paris. II. Le corps en action : pour une interdisciplinarité...

Via Dominique Demartini
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