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Il cuore del virus influenzale

Il cuore del virus influenzale | Med News | Scoop.it
E' stata svelata la struttura proteica tridimensionale che contiene il genoma dei virus influenzali. Oltre al gruppo spagnolo coordinato da Jaime Martín-Benito, anche quello di Ian Wilson http://goo.gl/pCgq0 ha infatti studiato le ribonucleoproteine, cioè il complesso di RNA e proteine che caratterizza la parte più interna di un virus. Tra le varie proteine, un ruolo fondamentale è esercitato dalla polimerasi, enzima coinvolto nei processi di replicazione dell'RNA virale e quindi di diffusione dell'infezione. Attraverso la microscopia elettronica, è stato possibile seguire la replicazione virale e le modifiche che avvengono a livello delle ribonucleoproteine, passo fondamentale per comprendere i meccanismi con i quali i virus influenzali infettano le nostre cellule, provocando poi i ben noti sintomi.
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HPV: un approfondimento medico e genetico

HPV: un approfondimento medico e genetico | Med News | Scoop.it
Circa 100 tipi diversi di papilloma virus umano (HPV) possono essere presenti nel nostro organismo ma solo alcuni sono pericolosi, potendo causare malattie della pelle e delle mucose. In particolare, alcuni ceppi di HPV possono essere responsabili del tumore al colle dell'utero. La rivista Nature presenta ora un approfondimento sulle basi genetiche, sull'epidemiologia clinica e sulle strategie di vaccinazione relative all'infezione da HPV.
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Epatite virale: “È più vicina di quello che pensi”

Epatite virale: “È più vicina di quello che pensi” | Med News | Scoop.it

Questo è lo slogan che celebra il 28 luglio 2012 la Giornata Mondiale per la Lotta all’Epatite Virale. Obiettivo di quest'anno è di aumentare l’attenzione dell'opinione pubblica verso le persone affette da epatite (in particolare la B e la C), migliorando le conoscenze sulle modalità di trasmissione, sulle strategie preventive e sui trattamenti disponibili.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara 1,4 milioni di casi all'anno di epatite A, con un totale di 2 miliardi di persone infette dal virus dell’epatite B e 150 milioni di persone dal virus dell’epatite C. Complessivamente il numero di infezioni all'anno è in calo, ma ora queste stesse infezioni si collocano nello scenario delle patologie di tipo cronico.

Certamente l’introduzione negli ultimi decenni del materiale monouso negli ospedali, così come dei test di screening ematici e soprattutto della vaccinazione anti-epatite B ha rappresentato un grosso passo in avanti nella lotta alle epatiti virali. Tuttavia i rapporti occasionali non protetti, la tossicodipendenza e l'impiego di materiale non sterile durante l’esecuzione di piercing e tatuaggi rappresentano ancora dei significativi fattori di rischio.

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RNA non codificanti nell'infezione virale

RNA non codificanti nell'infezione virale | Med News | Scoop.it

Se da una parte le capacità di adattamento molecolare dei virus rappresentano uno dei principali meccanismi alla base del processo infettivo, ci sono sempre più dati che puntano sulle variazioni nella genetica dell'ospite, come un altro meccanismo che possa spiegare la variabilità delle risposta individuale allo stesso agente infettivo [ http://goo.gl/Vbb3n ].
Sembra ora che le molecole di RNA non codificante, cioè tutti gli RNA che pur provenendo da specifiche sequenze di DNA non verranno mai tradotti in proteine, possono essere implicati nel meccanismo dell'infezione virale. Alcuni ricercatori della Sackler Faculty of Medicine di Tel Aviv hanno infatti impiegato delle cellule in laboratorio, di cui una parte è stata infettata con HIV mentre un'altra è stata usata come controllo. Hanno quindi messo a punto un software in grado di creare il profilo genetico di tutti gli RNA non codificanti presenti nella cellula, riuscendo in questo modo a discriminare precisamente le cellule infettate da HIV da quelle che non erano state messe a contatto con il virus. Questo perchè sembra che specifici RNA non codificanti compaiano, nel momento in cui la cellula ospite riconosce l'agente infettivo come estraneo. Quindi, la risposta dell'ospite non è ristretta solo ai geni e ai relativi RNA che codificano per le proteine, ma assume delle proporzioni più vaste.
Tutto questo rappresenta un nuovo punto di vista dal quale possono essere studiati i meccanismi di interazione fra cellula ospite e agente patogeno: se questi dati verranno confermati, un programma come quello sviluppato dai ricercatori israeliani permetterebbe di comparare i profili di questi RNA in individui diversi, oppure seguire l'andamento dell'infezione in uno stesso individuo, attraverso il cambiamento nel profilo dei suoi RNA non codificanti.

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Infezioni da virus influenzali: quanto conta la genetica dell'ospite

Infezioni da virus influenzali: quanto conta la genetica dell'ospite | Med News | Scoop.it

E' noto come le spiccate capacità di adattamento molecolare di molti virus siano alla base della loro alta infettività; abbiamo addirittura visto come una variante di virus dell'influenza A, che presenta alcune “somiglianze genetiche” con quello che stagionalmente colpisce l'Uomo, sia in grado di infettare il pipistrello [ http://goo.gl/T7QDD ]. Ma è comunque evidente che ogni organismo può rispondere in modo diverso al medesimo agente infettivo. Ecco quindi che con estremo interesse vanno osservati i nuovi meccanismi - o meglio, i nuovi punti di vista - che stanno emergendo in merito alle modalità di infezione virale.
E' stato recentemente studiato il profilo genetico di 53 persone, infettate dal virus H1N1, quello della pandemia influenzale del 2009; è emerso come una specifica variante del gene umano IFITM3, appartenente ad una famiglia di geni che codificano proteine di membrana, si associa ad un più alto tasso di infezione [http://goo.gl/VyBjx ]. La conferma si è avuta nei topi geneticamente modificati, privi di IFITM3: questi animali andavano incontro a un'infezione con una frequenza e una gravità ben maggiore rispetto ai topi non mutati. Anche i microRNA endogeni, piccole molecole che svolgono diverse funzioni regolative all'interno delle nostre cellule, sembrano avere un ruolo come mediatori dell'infezione. Sono stati infatti studiati i cambiamenti nell'espressione dei diversi microRNA durante l'infezione rispettivamente con il ceppo H1N1 e con il ben più aggressivo H7N7, dimostrando come specifici microRNA sono ceppo dipendenti e compaiono in precisi momenti nel corso dell’infezione [ http://goo.gl/35Djz ].
Complessivamente questi lavori dimostrano come sì le variazioni genetiche di un virus possono aumentarne la virulenza, ma anche una certa variabilità genetica nell’ospite concorre al risultato finale, con un’infezione più o meno aggressiva. Tutto questo è da tenere presente nella messa a punto di nuovi farmaci antivirali.

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Nuove strategie matematiche contro HIV

Nuove strategie matematiche contro HIV | Med News | Scoop.it

La battaglia fra HIV e un possibile vaccino ha occupato la scena della ricerca applicata negli ultimi 30 anni. A fronte di un sostanziale miglioramento nelle terapie volte a rendere l'infezione da HIV una malattia cronica, si sono anche registrati molti insuccessi sperimentali, legati all'enorme capacità di adattamento biologico (cioè di mutare) da parte del virus dell'immunodeficienza umana.
Ora la matematica viene in aiuto: l'idea è di impiegare modelli matematici già utilizzati nella fisica quantistica per prevedere le capacità di adattamento di HIV. Tanto che queste news arrivano dal meeting annuale della Biophysical Society, non certo l'ambiente in cui solitamente si sente parlare di HIV. Con questo nuovo approccio non ci si focalizzerà più sul singolo amminoacido che può mutare, permettendo così a HIV di sfuggire al sistema immunitario e a un eventuale vaccino; invece, si guarderà più in generale alla struttura di HIV, individuando coppie di amminoacidi che cambiano contemporaneamente, probabilmente perchè se così non fosse la singola mutazione potrebbe andare a discapito del virus stesso. Verso queste regioni particolari, verosimilmente “più delicate” per HIV, si cercherà poi di mettere a punto dei nuovi vaccini.

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L'HCV e il grasso nel fegato

L'HCV e il grasso nel fegato | Med News | Scoop.it

Oltre 170 milioni di persone nel mondo sono infettate dal virus dell'epatite C (HCV). L'infezione, trasmessa principalmente attraverso il sangue e le punture con materiale infetto, colpisce il fegato e ne rappresenta una delle principali cause di sviluppo tumorale e di trapianto. Non c'è ancora un vaccino disponibile e gli attuali farmaci non sempre sono efficaci, essendo il virus soggetto a un alto tasso di mutazione. L'infezione promuove l'accumulo di grasso a livello delle cellule epatiche, la cui formazione a sua volta favorisce la replicazione del virus stesso.
Con un nuovo approccio non di tipo diretto antivirale, è stato messo a punto un farmaco in grado di ridurre le dimensioni dei micro depositi di grasso all'interno delle cellule epatiche: questo rende più difficoltosa la replicazione del virus stesso e quindi ne limita la diffusione nell'organo. Questa strategia potrà risultare utile anche nel combattere altri agenti infettivi, quale per esempio il virus Dengue, che sfruttano come HCV il grasso delle nostre cellule.

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Terapia genica per l’emofilia B

Terapia genica per l’emofilia B | Med News | Scoop.it

Un deficit funzionale del fattore IX, una delle principali proteine coinvolte nella coagulazione del sangue, è alla base dell’emofilia di tipo B. Detta anche “malattia di Christmas”, dal nome del primo paziente di 10 anni a cui nel 1952 è stata diagnosticato questo difetto nella coagulazione, è una severa patologia che può portare a morte in giovane età, se non prontamente diagnosticata. La somministrazione endovenosa della proteina stessa rappresenta la terapia cronica, impiegata a partire dagli anni ‘60; terapia sì di successo dal punto di vista clinico, ma molto costosa.
La prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine pubblica ora i promettenti risultati ottenuti mediante terapia genica. Un particolare tipo di vettore virale, modificato in modo da produrre il fattore IX perfettamente funzionale, è stato iniettato con singola dose in 6 pazienti, affetti da una forma severa di emofilia. Per oltre 6 mesi il fattore IX prodotto dall’adenovirus ha circolato nel sangue di tutti i pazienti, che hanno così potuto ridurre o interrompere completamente la somministrazione endovenosa. Sono stati rilevati alcuni effetti tossici a livello epatico, ma questi risultati confermano la bontà di questo approccio terapeutico nella cura dell’emofilia, suggerendo anche la sua applicazione ad altri deficit proteici del sangue.

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Ecco H1N2: nuove preoccupazione per la salute umana

Ecco H1N2: nuove preoccupazione per la salute umana | Med News | Scoop.it

H5N1 è il virus dell’influenza aviaria che recentemente ha rappresentato una fonte di acceso dibattito in merito alle "pericolose" ricerche di cui era oggetto http://goo.gl/TlQhi

H1N1 è stato invece il ceppo dell'influenza suina che nel 2009 ha ucciso diverse persone in tutto il mondo http://goo.gl/IlPfB;

Ecco ora H1N2, un nuovo patogeno di origine virale isolato in alcuni maiali coreani, che potrebbe essere più aggressivo di H1N1, presentando alcune analogie con la storia evolutiva di H5N1. Il nuovo virus H1N2 ha dimostrato infatti una mortale virulenza nel furetto - un modello animale che sviluppa un'influenza molto simile a quella umana - essendo anche riuscito a mutare geneticamente, diventando quindi più infettivo e trasmettendosi per via aerea ai furetti delle gabbie vicine. Si stanno ora conducendo degli studi in colture cellulari umani - che destano le preoccupazioni mai sopite che si erano manifestate con le ricerche su H5N1 - e si vuole valutare lo stato di salute delle persone che vivono a stretto contatto con i suini. Le ricerche sono quindi in pieno corso perché come sostiene Anthony Fauci, direttore del National Institute for Allergy and Infectious Disease di Bethesda, “si tratta di studi molto importanti riguardo a qualcosa che sta già succedendo in natura”: tutto questo con lo scopo di comprendere al meglio il nuovo patogeno, nel caso possa diventare un reale pericolo per la salute umana.

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Zanzare: il virus dell’encefalite giapponese in Italia?

Zanzare: il virus dell’encefalite giapponese in Italia? | Med News | Scoop.it

Nell'estate del 2010 e del 2011, un gruppo di ricercatori italiani ha campionato le zanzare che infestavano 8 località diverse nella zona fra Bologna e Modena, con lo scopo di studiare l'infezione dei flavivirus a RNA [ http://goo.gl/CUCiF ], veicolati da questi insetti. Dai campioni raccolti sono stati sequenziati tre diversi genomi: quello di un virus specifico degli insetti, quello del già descritto virus Usutu e, cosa più inaspettata, una sequenza genomica che ricalca in parte quella del virus dell’encefalite giapponese (JEV). Mentre i primi due sono già stati identificati in Italia e in altri Paesi europei, il JEV non era mai stato isolato dalle zanzare dell’Europa; è questo un flavivirus, trasmesso dalle zanzare ed endemico in Asia, dove è la principale causa di encefalite.

In realtà, gli stessi autori dello studio sono molto cauti su questo dato. La sequenza genomica, che corrisponde a quella identificata in alcuni ceppi di JEV isolati in pipistrelli cinesi, è infatti molto breve; inoltre è noto che flavivirus diversi presentano comunque alte omologie nel loro genoma. La sequenza individuata potrebbe non essere quella del JEV, ma di un altro flavivirus non ancora identificato. Inoltre, non è stato possibile amplificare zone più ampie del genoma né isolare in modo diretto il virus dell’encefalite giapponese nelle zanzare emiliane. Dal punto di vista epidemiologico, va detto che in Italia il sistema di sorveglianza delle malattie infettive non ha ancora registrato un caso di encefalite giapponese. Certo è che, come dichiara lo stesso dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell'Istituto Superiore di Sanità [ http://goo.gl/yleAB ], bisogna essere vigili, sia per approfondire questo primo riscontro scientifico che per essere pronti ad applicare eventuali misure di intervento sanitario.

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H5N1: alla fine è stato pubblicato

H5N1: alla fine è stato pubblicato | Med News | Scoop.it

Da oltre 6 mesi la comunità dei virologi è l'opinione pubblica stanno discutendo in merito alla pubblicazione o meno dei dati scientifici (potenzialmente pericolosi per la salute pubblica) riguardo a H5N1: è questo il virus dell’influenza aviaria che infetta il pollame di molti paesi, e che in alcuni rari casi può trasmettersi in modo letale all'Uomo [ http://alturl.com/jfesa ].

Ora, è stato appena pubblicato lo studio nel quale si dimostra che la comparsa spontanea di 5 specifiche mutazioni nel genoma di H5N1 permette la trasmissione del virus per via aerea tra i furetti. Questo è certamente un dato importante, che cambia lo scenario sulla trasmissione della malattia; si pensava infatti che H5N1 dovesse prima ricombinare il proprio DNA con quello di un altro virus dell'animale ospite per scatenare un'infezione. In realtà, questo passaggio non sembra essere necessario.

Il punto è che 5 mutazioni non sono poi molte; sebbene non si sappia se le mutazioni fino ad ora individuate siano sufficienti per favorire la trasmissione dell'infezione da Uomo a Uomo, è stato statisticamente calcolato che queste varianti genetiche potrebbero insorgere spontaneamente nei mammiferi - quindi non solo in laboratorio attraverso l'azione dei ricercatori, come dimostrato per pubblicare questi dati. Tutto quanto non può che mettere un po' in allarme l'opinione pubblica. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, si inserisce quindi in un “numero speciale” [ http://alturl.com/ci9vk ] in cui si discute più in generale dei rischi che queste mutazioni possano verificarsi spontaneamente in natura, con possibili implicazioni in termini di bioterrorismo. In realtà, dove effettivamente possano portare questi risultati scientifici è ancora tutto da capire; certo è che ormai non ci sono più veti burocratici sulla sperimentazione scientifica di H5N1 e quindi non rimane che il buonsenso e lo scrupolo di noi Uomini a guidare queste ricerche.

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Un nuovo virus ibrido DNA-RNA

Un nuovo virus ibrido DNA-RNA | Med News | Scoop.it

“E' come se fosse una sorta di animale mitologico, ma di fatto è un nuovo virus che abbiamo appena scoperto”, esclama con una certa enfasi il virologo Ken Stedman della Portland State University. E' infatti questo il risultato delle loro ricerche nelle acque calde e acide (dai 50 ai 95 °C, con un pH di 2,5) di un lago, nel Lassen Volcanic National Park della California.
E' stato appena sequenziato il DNA di un virus che codifica per una proteina la cui sequenza era stata identificata fino ad ora solo in genomi virali a RNA. E' questa quindi la prova dell'integrazione fra due genomi virali diversi, uno a DNA e uno a RNA, avvenuta nel corso dell'evoluzione, probabilmente in condizioni ambientali molto particolari quali potrebbero essere quelle delle pozze acide. Al momento nulla si sa riguardo ai meccanismi molecolari che potrebbero avere favorito l'integrazione fra questi due genomi; per esempio, si ipotizza che i due agenti virali, l'uno a DNA e l'altro a RNA, potrebbero avere infettato la stessa cellula e la “casule” presenza anche di un retrovirus avrebbe portato alla retro-trascrizione dell'RNA a DNA, con la conseguente ricombinazione con l'altro genoma a DNA.
Certo è che i virus sono gli organismi viventi più abbondanti sulla Terra e sono dotati di spiccate capacità di adattamento molecolare [ http://goo.gl/Vbb3n ]. La scoperta di questo nuovo virus ibrido DNA-RNA sottolinea le grandi potenzialità insite in questi genomi, tanto che “simili esempi di ricombinazione fra genomi differenti potrebbero rappresentare un'importante strategia evolutiva messa in atto dai virus”, ritiene Eugene Koonin, biologo evoluzionista al National Institutes of Health di Bethesda.

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I pipistrelli e il virus influenzale

I pipistrelli e il virus influenzale | Med News | Scoop.it

Dal Guatemala arriva la notiza, con relativa pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica, che il pipistrello può essere infettato da un nuovo ceppo di virus influenzale. Non si sa come si trasmetta l'infezione fra i pipistrelli; certo è che questa specie di mammiferi è idonea per diffonderla, essendo animali sociali e migratori.
Nulla a che vedere con H5N1 - il virus dell’influenza aviaria [ http://goo.gl/JPwhp ] - la nuova variante di virus dell'influenza A è stata infatti denominata H17: appare geneticamente diverso dal virus che stagionalmente colpisce una parte della popolazione umana, tuttavia presenta alcune "somiglianze" genetiche che potrebbero, in un futuro evolutivo, portare a uno scambio di materiale genetico. E' questo un meccanismo con il quale si potrebbe poi creare un nuovo ceppo influenzale, più infettivo di quelli attuali.
Ma nessuna emergenza per ora, come dichiara il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta. Queste scoperte, sono comunque fondamentali, perchè da una parte consentono di studiare i meccanismi evolutivi di virus molto vicini a noi, e perchè ovviamente ci indicano dove rivolgere la giusta attenzione per il controllo della salute pubblica.

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H5N1 e l’influenza aviaria: pubblicare o non pubblicare?

H5N1 e l’influenza aviaria: pubblicare o non pubblicare? | Med News | Scoop.it

H5N1 è il virus dell’influenza aviaria che infetta il pollame di molti paesi, soprattutto asiatici, e che in alcuni rari casi può trasmettersi all'Uomo, risultando molto letale. Si sa che nell'ultimo anno due gruppi di ricerca indipendenti sono riusciti a modificare geneticamente il virus, creando un ceppo molto più contagioso per i mammiferi, con lo scopo chiaramente clinico di studiare meglio l'evoluzione dell'infezione in animali da laboratorio, più vicini all'Uomo. Tuttavia la cosa è molto delicata.
E' infatti (più o meno latente) la preoccupazione che qualche errore sperimentale nei laboratori possa poi avere conseguenze disastrose per la popolazione, vista l’estrema virulenza del nuovo ceppo; così come aleggia lo spettro dei bio-terroristi che potrebbero usare i dati scientifici per costruire delle arme biologiche. Tanto che a dicembre il National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), cioè il comitato che si occupa della sicurezza biologica negli Stati Uniti, aveva esplicitamente chiesto alle riviste scientifiche Nature e Science, candidate alla pubblicazione delle due ricerche, di non essere troppo dettagliate negli articoli, rendere noti solo i riassunti delle ricerche stesse. Tuttavia l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso un gruppo interno di esperti in bio-sicurezza, ha poi deciso di permettere la pubblicazione dei dati completi, una volta fatte alcune ulteriori verifiche sperimentali. Allora il NSABB è ritornato alla carica, ribadendo le sue iniziali riserve sulla “delicatezza” di questi dati, pur dichiarandosi pronto a un confronto scientificamente costruttivo (e socialmente sicuro) [ http://goo.gl/zKdgJ ].
Ora, è stata appena pubblicata un’ampia revisione di questo dibattito - scientifico, ma non solo, viste le potenziali implicazioni. E comunque il parere dell’OMS, nel permettere la pubblicazione dei dati finali su H5N1, è stato che “i rischi terroristici sono inferiori ai vantaggi che possono derivare dalla pubblicazione completa delle ricerche, che potrebbero avere importanti e benefici sviluppi con la messa a punto di nuovi vaccini e farmaci contro questa infezione”.

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Science: le 10 scoperte scientifiche dell’anno

Science: le 10 scoperte scientifiche dell’anno | Med News | Scoop.it

L'efficacia dei farmaci antiretrovirali nell'HIV, in quanto i sieropositivi che li assumono hanno il 96% di possibilità in meno di trasmettere il virus ai loro partner. Quindi che questi farmaci si dimostrano efficaci sia nel trattamento che nella prevenzione dell'infezione da HIV.
Ecco cosa mette al primo posto la prestigiosa rivista Science per quanto riguarda le migliori ricerche scientifiche dell'anno 2011. Poi, si va nello spazio, o meglio viene celebrato il travagliato ritorno sulla Terra della navicella giapponese Hayabusa, con campioni di polvere prelevati direttamente da un grande asteroide. Questa polvere conferma che i meteoriti ritrovati sulla Terra hanno origine proprio da questi grandi asteroidi, detti di tipo S. E poi, il puzzle del nostro genoma: il moderno Homo sapiens ha ereditato varianti del DNA, presenti negli uomini primitivi quali i Neanderthal e i Denisoviani. Il tutto confermato dallo studio dei fossili di Australopithecus sediba, ritrovato in Sudafrica, che ha evidenziato tratti caratteristici dell’uomo moderno.

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