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Il tumore al polmone

Il tumore al polmone | Med News | Scoop.it

> Novembre 2012 è in tutto il mondo il ‘Lung Cancer Awareness Month’ o mese della sensibilizzazione per il tumore al polmone.

 

In Italia: 45mila casi nel 2020 e 51.500 nel 2030 “Anche in Italia si tratta di uno tra i primi cinque big killer. La sua incidenza è in costante aumento e il numero di diagnosi ogni anno sfiora i 40mila di cui tre quarti sono uomini e un quarto donne” ha dichiarato Giorgio Vittorio Scagliotti dell’Università di Torino – Professore di Oncologia Medica e Direttore del Diparimento di Oncologia dell’Università di Torino. <

 

 

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Le potenzialità dell'immunoterapia

Le potenzialità dell'immunoterapia | Med News | Scoop.it
Immunotherapy is maintaining its momentum in clinical development programs, with explorations under way in many tumor types, including breast and lung cancers previously considered poor candidates for such modalities.

> See Table 1. Novel Active Immunotherapies in Late-Stage Development

 

In the past, breast tumors typically were not considered immunogenic, but research advances indicate the opposite. Mary L. Disis [chief co-investigator of the Cancer Immunotherapy Trials Network] believes that the immune system can be stimulated not only to treat breast cancer but also to prevent relapse.

 

Disis also has been working on a vaccine that targets HER2/neu, the protein overexpressed in at least 25% of all breast cancers.

 

Thomas F. Gajewski [president of the Society for Immunotherapy of Cancer] has led and participated in clinical investigations of several immunotherapy strategies involving melanoma.

 

Although many companies are developing immunotherapies, MIchael D Becker [financial analyst, investor, and biotechnology entrepreneur on oncology drug development] said access to investment capital remains dicey for smaller biopharmaceutical companies

 

Leonard G. Gomella, MD, has conducted extensive research into the use of immunotherapy in patients with prostate cancer.

 

Robert L. Kirkman, MD, formerly chief of the Division of Transplantation at Brigham and Women’s Hospital in Boston, Massachusetts, has been a biopharmaceutical executive since the late 1990s. In 2006, he took the helm of Oncothyreon

 

Oncothyreon has in its portfolio a vaccine for non-small cell lung cancer, a difficult disease state for immune-based therapies. <


Via Dr. Stefan Gruenwald
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Tumore al seno: la diagnosi da un prelievo di sangue

Le donne, che routinariamente accedono al programma di screening per il tumore al seno presso il Charing Cross Hospital di Londra http://goo.gl/Tuyjc verranno sottoposte a un prelievo di sangue: il DNA di coloro che sviluppa il cancro al seno verrà quindi confrontato con quello di chi rimane sano, allo scopo di identificare specifici marcatori genetici che si associano con la comparsa della malattia. Il progetto, finanziato dal Cancer Research UK http://goo.gl/WMX25 ha l'ambizioso scopo di sostituire l'attuale, e certamente efficiente, test di screening della mammografia con un più semplice prelievo di sangue che permetta l'individuazione di quei marcatori precoci di sviluppo del tumore al seno. Inoltre, un esame di questo tipo sarebbe più facilmente ripetibile anche in quelle donne sottoposte a trattamenti chirurgici e chemioterapici, consentendo quindi un più efficace monitoraggio di una eventuale recidiva tumorale. Kate Law, responsabile della ricerca clinica al Cancer Research UK, si augura che in un futuro abbastanza vicino "uno specifico esame del sangue per la diagnosi del tumore al seno sia parte integrante dei servizi offerti dal sistema sanitario nazionale".
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Pedalando oltre la leucemia: dopo 35 giorni

Pedalando oltre la leucemia: dopo 35 giorni | Med News | Scoop.it

Roberto Laraia http://goo.gl/jQOKF

ce l'ha fatta. Ha pedalato attraverso gli Stati Uniti, per 35 giorni. Ha voluto sensibilizzare tutti noi sul tema del cancro, raccogliendo fondi destinati alla ricerca. Ha raccontato le sue emozioni, ha scattato decine di foto, e il tutto è raccolto nel blog “Relentless for a cure”. "Gran parte della mia vita è stata caratterizzata dalle cose che realmente ho voluto: istruzione, lavoro, viaggi, sport. Ultimamente sembra che la mia vita sia definita da elementi che sono al di fuori del mio controllo. Onestamente, per me è più facile scalare una montagna che aspettare un medico con i risultati dei miei esami del sangue. Tuttavia spetta a me affrontare entrambe le sfide con lo stesso atteggiamento. E' una questione di testa. E di cuore. Sono io che guido la mia vita".

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Prostata: l'esame del PSA è utile

Prostata: l'esame del PSA è utile | Med News | Scoop.it
Il PSA è una proteina che viene prodotta dalla ghiandola prostatica e rilasciata normalmente nel sangue. Da diversi anni rappresenta un test di routine per i maschi, solitamente a partire dai 50 anni di età, in quanto alti livelli ematici di questa proteina possono correlare con la presenza del cancro alla prostata. Sono stati ora presi complessivamente in esame i risultati di tre importanti studi clinici condotti a partire dal 1985 negli Stati Uniti, ed è emerso come il test del PSA per lo screening e il monitoraggio dell'evoluzione del cancro prostatico porti a significativi benefici, in termini di una più precoce e precisa diagnosi del tumore stesso. Anche in caso di tumore che si è metastatizzato, il PSA si associa a un aumento della sopravvivenza media. Questi risultati valgono sia per i soggetti maschi di origine caucasica che per quelli di colore, laddove una componente genetica differente avrebbe potuto rendere meno efficace l'esame diagnostico del PSA.
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Roberto Insolia's comment, August 31, 2012 2:04 AM
Come mi suggerisce Luca Matteo Nicolò Saronni [ http://goo.gl/LWYc3 ], preciso che gli autori dell'articolo
attribuiscono l'aumento della sopravvivenza media dei pazienti non solo alla "bontà" del test PSA: infatti, anche importanti evoluzioni nella specifica diagnostica strumentale e nella conoscenza della fisiologia tumorale hanno certamente contribuito negli ultimi anni a ottenere significativi benefici per i pazienti con carcinoma prostatico.
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Quanti malati di tumore dopo Fukushima?

Quanti malati di tumore dopo Fukushima? | Med News | Scoop.it

Poche settimane fa sono stati presentati i risultati della commissione di scienziati giapponesi che ha indagato le modalità con le quali è stato gestito l'incidente nucleare di Fukushima [ http://alturl.com/5urtz ]. Ora due ricercatori della Stanford University hanno impiegato un modello matematico - che ha considerato i livelli di deposizione degli inquinanti radioattivi al suolo, di quanto può essere stato inalato e ingerito attraverso i cibi e le acque contaminate - per stabilire quante persone si ammaleranno di tumore nel mondo, nei prossimi 50 anni a causa di quell'incidente.

Lo studio ripercorre la successione degli eventi, dal punto di vista della dispersione degli elementi inquinanti: la maggior parte delle sostanze radioattive si è riversata da subito nel mare, tanto che dopo pochi giorni dall'incidente, oltre 11.000 litri di acqua altamente contaminata minacciava la risorsa ittica della regione. Dopo sei mesi, la radioattività era addirittura superiore a quella dell'incidente di Chernobyl. Tuttavia a un anno dal disastro, le cose sembravano un po' migliorate, soprattutto per la popolazione sulla costa: anche grazie ai venti che hanno spirato verso il mare, l’esposizione alle radiazioni è risultata piuttosto bassa.

Considerando tutto questo il modello, per i prossimi 50 anni, ha previsto 180 nuovi casi di cancro e 130 decessi nel mondo, a causa di Fukushima. Di fatto, sono dei numeri molto bassi anche se, come sottolineano gli stessi autori, è importante ricordare come questi modelli epidemiologici non possano ancora definire precisamente il rischio per la salute. Altri studi infatti sono più pessimistici, considerando l'esposizione più a lungo termine [ http://alturl.com/zzd33 ]: tenendo conto delle piogge che potrebbero avere deposto alti livelli di inquinanti radioattivi, è stato stimato un aumento dei casi di tumore nell'ordine delle migliaia di unità, anche in Europa e in Asia. E chissà come stanno nel frattempo le 14 specie di uccelli [ http://alturl.com/zi44o ] presenti a Fukushima?

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Invecchiamento e tumore al seno

Invecchiamento e tumore al seno | Med News | Scoop.it

Perché la probabilità di sviluppare un tumore al seno aumenta con il progredire dell'età anagrafica della donna? La risposta a questo quesito sarebbe un passo avanti nella comprensione dei meccanismi biologici alla base della crescita tumorale e aiuterebbe lo sviluppo di terapie, non solo di cura nel caso di comparsa del tumore, ma anche di prevenzione.

Attingendo anche a numerosi campioni di tessuto congelato negli ultimi 30 anni, i ricercatori coordinati dal biologo Mark LaBarge del Lawrence Berkeley National Laboratory hanno coltivato in laboratorio le cellule epiteliali del tessuto mammario, prelevate da donne con età compresa fra i 16 e 91 anni. Creata questa banca di cellule, sono stati poi condotti studi di tipo cellulare, molecolare e biochimico, seguendo le cellule stesse nel corso della loro vita; di fatto quindi, vedendole invecchiare. In questo modo è stato dimostrato che durante l'invecchiamento aumenta il numero di specifiche cellule “multipotenti”, cioè quelle le cui caratteristiche sono tali da potersi trasformare in cellule tumorali. Diminuisce invece la quota delle cellule, che solitamente stanno accanto a quelle che producono il latte, e che sono ritenute dei soppressori della crescita tumorale. Il complesso rimaneggiamento nella popolazione delle cellule che invecchiano potrebbe quindi spiegare la più frequente comparsa di tumori con l'avanzamento dell'età.

Questa ricerca è importante, sia perché il 75% delle nuove diagnosi di tumore al seno si registra nelle donne oltre i 50 anni di età, sia per la tecnica impiegata nello studio delle cellule stesse. Non è infatti semplice indagare l'invecchiamento nelle cellule umane, tanto che solitamente si usano particolari “modelli” - quali il lievito, il lombrico, il topolino - i cui parametri cellulari sono più facilmente controllabili e misurabili in laboratorio. La tecnica di coltura cellulare messa a punto ora potrebbe addirittura essere applicata ad altri tessuti, per studiare in modo più generale le problematiche legate all'invecchiamento cellulare.

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Google e la ricerca sul cancro

Google e la ricerca sul cancro | Med News | Scoop.it

Tutto parte dall'informatica pura, dalla “web analysis”, e dal PageRank di Google: quando infatti chiediamo a questo motore di ricerca di trovarci qualcosa di specifico in internet, il risultato è rappresentato da un elenco di pagine web. L'ordine di questo elenco, con all'inizio ciò che è più importante e pertinente a quanto da noi cercato, è attentamente governato da un algoritmo, detto PageRank [ http://goo.gl/rxpxH ].

L'idea di un gruppo di bioinformatici e chirurghi è stata quindi quella di utilizzare un algoritmo modificato del PageRank, per ordinare circa 20.000 proteine in base al loro ruolo nello sviluppo del tumore pancreatico. Il PageRank tiene conto di quanto e come una pagina è connessa ad altre pagine nello sterminato mondo virtuale del web; allo stesso modo l'algoritmo, appena messo a punto, considera le interazioni - sia fisiche che in termini di ruolo biologico - che si creano normalmente fra le proteine all'interno di una nostra cellula. Queste informazioni sono poi associate ai risultati che provengono dai marcatori tumorali, sono solitamente testati nel sangue nel caso si sospetti la presenza di un tumore oppure si debba valutarne nel tempo la progressione.

Il nuovo metodo bioinformatico sembra funzionare: analizzando l'espressione dei geni in 30 pazienti con tumore al pancreas, sono state individuate sette proteine che potrebbero predire l'andamento del tumore stesso e quindi indirizzare meglio le scelte terapeutiche in ogni paziente. E' ora necessario mettere a punto uno studio clinico su larga scala, per validare al meglio questo “pagerank biologico”.

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Malattia di Huntington e tumori

Malattia di Huntington e tumori | Med News | Scoop.it

Può una malattia degenerativa del sistema nervoso proteggere in qualche modo dal cancro?
E' quanto si sono chiesti i ricercatori scandinavi, notando come solo 91 dei 1.500 pazienti affetti da Malattia di Huntington hanno sviluppato una patologia tumorale nell'arco di 40 anni. Questa incidenza di tumori è significativamente più bassa di quanto osservato nella popolazione generale, e negli stessi familiari dei pazienti affetti da Huntington.
Le basi genetiche della Malattia di Huntington e di patologie a essa vicine sono note: si tratta di un eccesso di ripetizioni di una sequenza di tre nucleotidi del DNA, in un gene coinvolto nel trasporto del BDNF (Brain Derived Neuronic Factor). E' questa una molecola che previene la morte dei neuroni stessi. Nei portatori di un numero elevato di ripetizioni nucleotidiche non si ha più il corretto trasporto del BDNF, quindi i neuroni soprattutto nel sistema extrapiramidale vanno incontro a degenerazione e si sviluppa la malattia [ http://goo.gl/NwNX1 ].
Al momento, si tratta della prima associazione tra Malattia di Huntington e tumori: i ricercatori chiaramente vogliono approfondire la cosa, per capire come la stessa alterazione genetica, certamente maligna dal punto di vista neurologico, possa portare dei benefici in termini di riduzione del rischio tumorale.

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Tumori: prima la mutazione genetica o la resistenza?

Tumori: prima la mutazione genetica o la resistenza? | Med News | Scoop.it

Una delle principali caratteristiche della cellula tumorale è data dall'alto tasso di mutazioni genetiche a cui può andare incontro il suo genoma: questo meccanismo è alla base della comparsa, per esempio nel corso di una terapia farmacologica, di "nuove" cellule tumorali, resistenti a quel farmaco, e quindi in grado di evitare l'eradicazione del tumore stesso. Recentemente un gruppo di ricercatori si è chiesto se in realtà, alla base di tutte le resistenze farmacologiche dei tumori, vi fosse una pregressa mutazione genetica, oppure in qualche modo il processo potesse accadere al contrario. Cioè, viene prima la mutazione genetica o la resistenza di per sè?
Non è una domanda di poco conto, in quanto l'obiettivo delle terapie è proprio quello di prevenire la comparsa delle resistenze, e quindi è importante capire quando e soprattutto verso quale aspettto dell'attività del tumore ottimizzare le terapie farmacologiche. Infatti, se insorgesse sempre prima la mutazione genetica rispetto alla resistenza, ecco che bisognerebbe combattere il meccanismo molecolare che tende a modificare il DNA della cellula tumorale. Se invece, tutto non iniziasse con una resistenza su base genetica, ma fosse dovuto a una sorta di flessibilità biochimica e metabolica propria della cellula tumorale, in grado di adattarsi alle nuove condizioni, quali la risposta immunologica dell'ospite oppure la comparsa di un farmaco nel sangue, ecco che potrebbe essere di scarso successo concentrare le terapie direttamente sul DNA. I ricercatori hanno portato dati a supporto della seconda ipotesi che quindi - almeno in alcune situazioni - può rappresentare il subdolo, e talvolta vincente, processo messo in atto dal tumore. Questo, come altri studi, vanno inquadrati nell'ottica di comprendere tutti i meccanismi e i punti deboli del cancro, oltre che di individuarne le singole mutazioni, al fine di avere terapie sempre più mirate ed efficaci [ http://goo.gl/wngqG ].

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Nuovi database per il profilo genetico dei tumori

Nuovi database per il profilo genetico dei tumori | Med News | Scoop.it

"Il tumore va studiato soprattutto come una malattia genetica e non tanto anatomica", auspica Eileen Dolan, farmacologa e genetista alla University of Chicago [ http://goo.gl/Xh41F ]. "Nuovi farmaci antitumorali vengono sviluppati, ma non possiamo sapere a priori su quali tipi di tumori sono più efficaci", ammonisce Levi Garraway, biologo al Dana Farber Cancer Institute di Boston [ http://goo.gl/rAIUi ]; è quindi fondamentale "disporre di molte linee cellulari tumorali, di cui si conoscano a fondo la genetica e la biochimica". E il genetista Mathew Garnett del Wellcome Trust Sanger Institute [ http://goo.gl/l4raB ], pensando a quanti farmaci e quanti bersagli genetici ci siano teoricamente a disposizione, ritiene che è importante avere dei progetti di ricerca che siano "complementari gli uni agli altri, attraverso i quali si possano raccogliere e confrontare un numero sempre maggiori di informazioni sulla genetica dei tumori".
Mossi anche da queste considerazioni, gli stessi Garraway e Garnett hanno sviluppato in modo indipendente due database on line, ad accesso libero, che rappresentano delle miniere di dati molecolari nel campo dei tumori. La Cancer Cell Line Encyclopedia [ http://goo.gl/W8HXq ] e il Genomics Drug Sensivity in Cancer [ http://goo.gl/yMnIf ] archiviano infatti le informazioni genetiche di centinaia di linee cellulari tumorali umane; sono inoltre registrate le informazioni farmacologiche, essendo disponibile il pattern di sensibilità di molte linee alle diverse molecole antitumorali. L'idea è poi quella di arricchire il profilo di ogni linea, raccogliendone anche i dati metabolici e biochimici.
Quindi, dopo i siti web dell'International Cancer Genome Consortium (ICGC) e del The Cancer Genome Atlas (TCGA), relativi a database più strettamente genetici [ http://goo.gl/0PXMB ], si delinea nel campo della ricerca tumorale la volontà di creare un solido background di conoscenze farmaco-genetiche, per evidenziare precise relazioni tra mutazioni genetiche e risposte ai farmaci. Il tutto, con lo scopo ultimo di personalizzare le terapie farmacologiche in funzione del tipo di tumore.

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Alcuni, buoni risultati dalla sperimentazione animale

Alcuni, buoni risultati dalla sperimentazione animale | Med News | Scoop.it

Di questi tempi è in corso l’aspro confronto fra quei ricercatori che impiegano gli animali, principalmente roditori, come modelli di studio per le loro ricerche e chi invece è contrario a questo uso - che comunque, è opportuno precisare, non significa quasi mai “vivisezione”. In questo scenario, sono stati appena pubblicati i risultati di due importanti ricerche, condotte (anche) attraverso l’impiego di modelli animali, molto diversi fra loro.
Nelle scimmie è possibile indurre specifiche alterazioni neurologiche, quali tremori e rigidità muscolare, andando a distruggere i neuroni che producono dopamina: ecco quindi un efficace modello animale per la malattia di Parkinson. L’impiego di cellule staminali embrionali umane è altresì considerato un possibile, futuro approccio terapeutico per la cura di alcune patologie neurologiche, fra cui il Parkinson stesso; tuttavia di queste cellule bisogna assolutamente verificare la sicurezza, soprattutto in termini di un possibile sviluppo di tumori. Ecco quindi che alcuni ricercatori giapponesi hanno iniettato cellule staminali nel cervello di alcune scimmie, evidenziando una significativa regressione dei sintomi nell’arco di 6 mesi. Anche gli esami autoptici, hanno mostrato come le cellule staminali si fossero correttamente differenziate in neuroni, in grado di produrre dopamina.
Il Dana-Farber Cancer Institute di Boston ha invece sviluppato una sezione in cui sofisticati esami diagnostici vengono condotti sui topi, al fine di monitorare lo sviluppo di tumori e l’efficacia di trattamenti terapeutici sperimentali. Ecco quindi che si possono svolgere delle ricerche in parallelo, sull’Uomo e sui topolini, al fine di comprendere meglio gli effetti - voluti o meno - dei farmaci antitumorali. Il nostro genoma, così come quello del topo, è ormai piuttosto conosciuto: è perciò possibile fare dei confronti a livello del DNA, per evidenziare eventuali profili genetici legati alla risposta a determinati farmaci. L’efficacia di questo approccio comparativo uomo-topo è stata appena documentata nello studio di una nuova molecola per la cura del tumore al polmone [http://goo.gl/mgP7b ].
Queste, e molte altre pubblicazioni, dimostrano che la sperimentazione animale ha un fondamento scientifico; chissà, se una certa distinzione fra la specie animali eventualmente da impiegare, possa aiutare a trovare un compromesso nella diatriba ora in corso, laddove certamente la “vera battaglia” è quella contro le malattie invalidanti e mortali che ci affliggono.

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La nanomedicina in campo antitumorale

La nanomedicina in campo antitumorale | Med News | Scoop.it

Abbiamo visto come uno dei traguardi della nanomedicina sia quello di creare sistemi di rilascio dei farmaci, che siano il più possibile mirati nei confronti delle cellule malate [ http://goo.gl/zFjEc ]. Così come uno dei grossi problemi delle terapie antitumorali è spesso rappresentato dagli effetti tossici che si possono manifestare in tutto l'organismo, contribuendo di fatto al deperimento fisico a cui vanno incontro i pazienti.
Sono stati ora completati in modo molto positivo degli esperimenti su topolini affetti da un carcinoma cutaneo. Per prima cosa, le nanoparticelle di carbonio sono indirizzate solo verso le cellule malate, mediante l'impiego di un anticorpo altamente specifico [ http://goo.gl/tGI4Q ]; arrivate a destinazione, le nanoparticelle rilasciano il farmaco antitumorale, riducendo così gli effetti sulle cellule sane. Il passo successivo dei ricercatori sarà quello di definire i protocolli da applicare nei test clinici sull’uomo, principalmente per la cura dei tumori localizzati alla testa e al collo.

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Tumore all'endometrio uterino: tre geni responsabili delle forme più aggressive

Tumore all'endometrio uterino: tre geni responsabili delle forme più aggressive | Med News | Scoop.it
L'endometrio è la mucosa che ricopre la cavità interna dell'utero, e la sua degenerazione maligna rappresenta la patologia tumorale di tipo ginecologico più frequente nelle donne - nonchè la quarta causa generale di tumore nel sesso femminile - responsabile di oltre 47.000 decessi annui negli Stati Uniti http://goo.gl/D8Kgs Sono noti tre sottotipi diversi di tumore all'endometrio, due dei quali in particolare sono molto aggressivi, non rispondono alle terapie, tendono a metastatizzare e hanno prognosi spesso infauste. I ricercatori hanno quindi condotto uno studio genomico comparando 26 campioni di tessuto, prelevati da donne con queste forme più aggressive di tumore, con quello sano di altri 13 pazienti; in particolare, attraverso sofistica tecniche di analisi molecolare è stato sequenziato l’esoma, cioè quella piccola porzione di DNA - circa il 2% dell'intero genoma - che codifica per le proteine, e quindi può avere un ruolo primario nello sviluppo delle malattie.  "E' noto che i geni più frequentemente mutati sono quelli solitamente responsabili della crescita tumorale e quindi ci siamo concentrati su quelli", spiega Daphne W. Bell, responsabile della ricerca. Quindi, fra le oltre 500 alterazioni genetiche inizialmente identificate, sono state selezionate solo le nove varianti presenti in più di un campione tumorale. Approfondendo ulteriormente le analisi, tre geni (CHD4, FBXW7 e SPOP) sono risultati più frequentemente alterati (40% dei casi) nelle forme più aggressive di tumore dell’endometrio. Diverse sembrano essere le funzioni di questi geni: si passa dal rimodellamento della cromatina - cioè la regolazione dello stato strutturale del DNA all'interno del nucleo - alla distruzione delle proteine non più necessarie all'interno della cellula. La stessa Bell sottolinea che "se da una parte è comunque ancora presto per avere nuovi farmaci antitumorali basati su queste scoperte, tutto questo rappresenta una nuova e più precisa conoscenza in merito a questa seria patologia ginecologica".
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Il cancro in Italia

“I numeri del cancro in Italia 2012” è il nuovo documento dell'Associazione Italiana Registro Tumori (AIRTUM) http://goo.gl/0nFg

in merito ai diversi dati epidemiologici delle patologie tumorali che vengono diagnosticate e seguite sul territorio nazionale. Nel 2012 in Italia escludendo il più frequente carcinoma della cute, sono stimate circa 360 mila nuove diagnosi di tumore maligno, con un’incidenza maggiore tra la popolazione maschile (56%) rispetto a quella femminile. Ai circa 70 mila nuovi casi di carcinoma della cute, fa seguito quello del colon-retto (oltre 50 mila nuovi casi), poi quello della mammella (46 mila nuovi casi), del polmone (38 mila nuovi casi) e della prostata (36 mila nuovi casi). 

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Melanoma: le linee guida italiane

Melanoma: le linee guida italiane | Med News | Scoop.it
"Sono uno strumento di riferimento, basato sulle migliori evidenze emerse dalla comunità scientifica, che potrà così essere applicato alla realtà italiana", dichiara la responsabile del progetto Caterina Catricalà, direttore del dipartimento di dermatologia oncologica del San Gallicano di Roma. Si tratta delle prime linee guida italiane http://goo.gl/L0VhX sulla diagnosi e terapia del melanoma, il più aggressivo fra i tumori della pelle la cui incidenza, negli ultimi 20 anni, è aumentata di oltre il 4% all'anno in entrambi i sessi, con una mortalità in crescita tra gli uomini. I soggetti più a rischio sono quelli con oltre 100 nei sul proprio corpo, oppure chi ha più di 5 nei ritenuti clinicamente atipici, chi ha una storia familiare o personale di melanoma, e chi ha subito da giovane scottature solari.
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L'aspirina e il tumore alla prostata

L'aspirina e il tumore alla prostata | Med News | Scoop.it
Circa 2.200 maschi dei 6.000 portatori di un tumore alla prostata, precedentemente trattato in modo chirurgico o radioterapico, hanno assunto un anticoagulante, in base a un protocollo di ricerca del Cancer of the Prostate Strategic Urologic Research Endeavor (CaPSURE): è stato quindi dimostrato che la mortalità nell'arco di 10 anni era significativamente più bassa nei pazienti trattati con anticoagulanti rispetto a quelli che non li avevano ricevuti. In particolare l'aspirina, rispetto ad altri farmaci anticoaugulanti, conferiva un'aspettativa di vita più lunga, con un minor rischio di recidiva tumorale o di metastasi ossee. “L'aspirina previene lo sviluppo delle cellule tumorali nel cancro alla prostata" dichiara Kevin Choe, uno degli autori dello studio, “tuttavia dobbiamo ancora capire come utilizzare nel modo più efficace questo anticoagulante, prima di proporlo come effettiva terapia nel cancro alla prostata”.
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Pedalando oltre la leucemia

Pedalando oltre la leucemia | Med News | Scoop.it

Prima delle vacanze estive desidero segnalare una notizia di Vita, non di scienza.

Luigi Laraia, a 37 anni, si ammala di leucemia. Quattro mesi fa, ha fatto il primo ciclo di chemioterapia: "Mi faceva male tutto il corpo, le ossa mi facevano male fino all'anima. Pensavo sarebbe durato per sempre. Ma non è stato così: dopo un po’ ho iniziato a sentirmi meglio, riguadagnavo forza, mi sentivo di nuovo me stesso. Ho ripreso ad allenarmi in bicicletta, giorno per giorno".

Ora Luigi sta pedalando attraverso gli Stati Uniti; lo vuole fare in 35 giorni. Per sensibilizzare tutti noi sul tema del cancro, e per raccogliere un po’ di fondi destinati alla ricerca. E giorno dopo giorno si racconta nel blog “Relentless for a cure”.

Una storia, "triste": certo, nessuno può negare che sia - anche - triste. Tuttavia dobbiamo provare a guardare oltre, anzi dobbiamo guardare bene la strada davanti a noi, come si fa quando si pedala. Lo dobbiamo a Luigi e a tutti "quei milioni di persone nel mondo che si possono definire come pazienti oncologici".

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Diciotto milioni di sopravvissuti al cancro entro il 2022 negli Stati Uniti

Diciotto milioni di sopravvissuti al cancro entro il 2022 negli Stati Uniti | Med News | Scoop.it

Secondo l'American Cancer Society poco meno di 14 milioni di americani, attualmente in vita, sono stati malati di cancro; partendo quindi da questo dato, per la prima volta è stata fatta una stima prospettica di questa condizione clinica e sociale. Si prevede perciò una riduzione dei nuovi casi di tumore ma, a seguito della crescita demografica e dell'aumento nell'aspettativa di vita, è previsto un generale incremento dei soggetti con una storia pregressa di malattia tumorale nella popolazione americana: entro il 2022 dovrebbero essere quasi 18 milioni.

Fino ad ora, il tumore che ha colpito con più frequenza il sesso maschile è stato quello alla prostata (43% dei maschi malati di cancro), seguito dal tumore al colon-retto (9%) e dal melanoma (7%); il 41% delle donne ha invece una storia pregressa di tumore al seno, seguito dall'8% con tumore all'utero o al colon-retto. Queste proporzioni dovrebbero rimanere pressochè invariate per il 2022.

Valutazioni di questo tipo sono importanti: perchè, a prescindere dai dati numerici riferiti alla situazione statunitense, lo stesso andamento e quindi le stesse problematiche sociali e di sanità pubblica possono riguardare anche tutti gli altri paesi più avanzi a livello mondiale.

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Un RNA come sentinella del DNA

Un RNA come sentinella del DNA | Med News | Scoop.it

La collaborazione fra tre gruppi diversi, rispettivamente da Milano, Pavia e Yokohama in Giappone, per scoprire un inaspettato ruolo da parte dell'RNA. Già nota l'eterogeneità di queste molecole per quanto riguarda la struttura e la lunghezza, l'RNA è sempre stato considerato il passaggio intermedio dall'informazione di tipo genetico, propria del DNA, a un'attività funzionale, svolta dalle singole proteine codificate dai geni. Emerge ora l'azione di controllo svolta dall'RNA stesso nei confronti delle sequenze di DNA danneggiato [ http://alturl.com/yh62t ].

Nelle cellule sottoposte a stress chimico o biologico, il DNA può andare incontro a danni; sono state identificate quindi delle piccole molecole di DNA, corrispondenti alla sequenza di DNA danneggiato, che hanno il compito di allertare la cellula stessa. Con la presenza infatti di questi DDRNA (RNA di risposta al danno nel DNA) la cellula blocca la d sua divisione e attiva i meccanismi di riparazione del danno al DNA: tutto questo, con lo scopo di evitare che la sequenza danneggiata di DNA possa essere trasmessa ad altre cellule.

Questa scoperta ha giustamente sollevato molto fermento sul versante dei processi molecolari alla base della crescita tumorale: è infatti ragionevole sospettare che qualche mancato “allarme molecolare” da parte dei DDRNA possa permettere a qualche cellula, con il DNA danneggiato, di continuare a replicarsi, rappresentando la premessa per lo sviluppo di un tumore. Studiare i DDRNA nelle cellule tumorali sarà quindi il prossimo obbiettivo dei ricercatori.

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Dalla replicazione del DNA al cancro: con la stessa proteina

Dalla replicazione del DNA al cancro: con la stessa proteina | Med News | Scoop.it

Un filo conduttore che lega tre aspetti diversi della vita cellulare: la replicazione del DNA, la mitosi, la crescita tumorale – tutti accomunati dal ruolo esercitato da una stessa proteina [ http://goo.gl/wgRFs ]. La replicazione (o duplicazione) è il meccanismo attraverso il quale viene prodotta una copia identica del DNA cellulare; questa doppia quantità di DNA viene poi equamente ripartita in due cellule attraverso la mitosi, la cui alterazione - in termini di corretta ripartizione dei cromosomi all'interno delle due cellule figlie - può rappresentare la premessa per lo sviluppo di un tumore.

La proteina Cdt1 era già nota per essere primariamente coinvolta nel processo di replicazione del DNA; ora, è stato scoperto che questa stessa proteina aiuta un'altra molecola ad allineare i cromosomi, affinché possano distribuirsi correttamente nelle due cellule, durante la mitosi. Nel caso i 46 cromosomi, propri della specie umana, non siano presenti in entrambe le cellule dopo la mitosi, questo può costituire una pericolosa instabilità genomica, premessa per la replicazione incontrollata e maligna delle cellule tumorali. Tanto che le cellule cancerose mostrano una concentrazione significativamente alterata di Cdt1, rispetto alle cellule sane.

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Quanto serve per dividere bene i cromosomi

Quanto serve per dividere bene i cromosomi | Med News | Scoop.it

Nelle nostre cellule ci sono 46 cromosomi [ http://goo.gl/wNpVf ], metà di origine materna e metà di origine paterna: perchè questo avvenga, gli oociti e gli spermatozoi - cioè le cellule germinali rispettivamente materne e paterne - devono portare il numero corretto di cromosomi, cioè 23 ognuna. Nel caso questo non avvenga, si possono avere serie conseguenze per l'embrione, quali l'aborto, oppure lo sviluppo di patologie come la Sindrome di Down, nel caso per esempio sia presente un cromosoma 21 in più.
Solitamente, perchè ogni cellula germinali porti il numero corretto di cromosomi, durante la meiosi si ha l'appaiamento delle singole coppie di cromosomi per la successiva equa spartizione del materiale genetico. E' questo quindi un momento fondamentale affinchè, mediante il fenomeno del crossing-over, ci sia una ricombinazione del materiale genetico localizzato su ogni coppia di cromosomi omologhi: questo meccanismo è alla base della variabilità genetica che può insorgere da una generazione all'altra.
Perchè ogni cromosoma delle 23 coppie si allinei e possa eventualmente scambiare il materiale genetico con il suo omologo, è necessario un ampio corredo di proteine all'interno delle nostre cellule, in grado di regolare perfettamente questo processo. Si ritiene inoltre che più di due crossing-over per coppia cromosomica siano dannosi, rendendo instabile il genoma della cellula stessa. Quindi, il suddetto gruppo di proteine deve essere molto preciso nello scambio del materiale: perciò, studiando il fenomeno nelle cellule di lievito, sono stati individuati tre enzimi, fondamentali nel crossing-over. La cosa intrigante di queste tre proteine del lievito è che le loro omologhe nell'Uomo sono note per il ruolo di soppressori della cellula tumorale.
Chiaramente c'è ancora molto da capire: ma la comprensione di un fondamentale meccanismo cromosomico, in prima battuta legato ad aspetti della fertilità e dello sviluppo embrionale, può aiutarci a investigare i meccanismi alla base della crescita tumorale.

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Tumori: più della metà sono evitabili

Tumori: più della metà sono evitabili | Med News | Scoop.it

Oltre un milione e mezzo di nuovi casi di cancro sono attesi quest'anno negli Stati Uniti, e 500 mila americani moriranno a causa di una patologia tumorale entro l'anno. Ma si stima che l'insorgenza globale di più della metà dei tumori possa essere prevenuta. Questo è quanto emerge dallo studio coordinato dall'epidemiologo Graham A. Colditz della Washington University di St. Louis. E' indubbiamente una notizia che dà speranza. Tuttavia indica palesemente che qualcosa non funziona nel modo più corretto se - fin da ora - sappiamo che ci troveremo di fronte a decessi evitabili.
“Abbiamo ormai una mole di dati che ci dice quali sono le cause di molti tumori”, ci ammonisce Colditz: il fumo, l'obesità, l'inattività fisica sono dei fattori - modificabili - che influenzano il rischio di sviluppare patologie tumorali nel corso della nostra vita. Quindi, non resterebbe che agire sui nostri stili di vita.
Ma ecco che la nostra società, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, non ha fin'ora reagito nel modo più efficace su questo fronte. Sembra che gli ostacoli principali siano: un certo scetticismo sul fatto che il cancro sia effettivamente evitabile; il volere concentrare sforzi e finanziamenti sui risultati a breve e medio termine, quando invece il “vantaggio” è sulla vita intera di ognuno di noi; ottimizzare sì le cure ma solo quando il tumore è già comparso, trascurando le strategie di prevenzione, vaccinali e non; abitudini sociali comunque difficili da modificare, soprattutto a fronte di una, non sempre ottimale, “comunicazione sanitaria”; e non ultimo, come emerge dall'esperienza ventennale di Colditz c'è lo spinoso aspetto che “se si vuole migliorare la salute, bisogna migliorare anche la politica”. Ma a questo punto, ci esorta l'epidemiologo, non abbiamo più scuse, “dobbiamo mettere in pratica tutto quanto sappiamo, per investire sul futuro della nostra salute”.

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Un topo su misura: l'avatar biologico

Un topo su misura: l'avatar biologico | Med News | Scoop.it

Ormai quasi ognuno di noi ha il proprio "avatar" nei social network: cioè la propria foto o simbolo che lo contraddistingue in mezzo agli altri, rendendolo pressochè unico. Pochissimi di noi (per fortuna, in realtà) hanno invece il proprio "avatar biologico" in un topolino.
L'avatar biologico è infatti un modello animale nel quale sono state trapiantate le cellule tumorali di un paziente, riproducendo quindi in un altro organismo la copia esatta della patologia. Come presentato all'ultimo congresso della Human Genome Organization (HUGO) in Australia [ http://goo.gl/XsxtC ], questo innovativo approccio di sperimentazione animale ha lo scopo di testare nell'animale da laboratorio differenti approcci farmacologici, in modo da selezionare quello più idoneo da trasferire poi nel paziente.
Ecco quindi che la recente creazione da parte di un gruppo australiano di un avatar murino per un tumore pancreatico ha consentito di selezionare il farmaco antitumorale, più efficace in quel caso; sebbene purtroppo non sia stato possibile somministrare il farmaco al paziente, perchè deceduto nel frattempo, questa strategia appare promettente. Tant'è che diversi gruppi si stanno orientando verso questo approccio di ricerca traslazionale.

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I database dei tumori

I database dei tumori | Med News | Scoop.it

Certo, sequenziare nel 2001 il primo genoma umano è stato un traguardo epocale; altrettanto nel 2008, il sequenziamento di una leucemia mieloide cronica, il primo genoma tumorale completamente caratterizzato, ha rappresentato una significativa premessa per capire e poi possibilmente sconfiggere i meccanismi dello sviluppo tumorale. Tuttavia ogni ricerca scientifica, oltre ai successi, genera nuove problematiche: ecco infatti che nell'ultimo decennio, attraverso ricerche genomiche sempre più accurate, è stata accumulata una mole di dati genetici di non facile gestione, e quindi interpretazione - che poi, è quello che conta veramente, portando a una svolta clinica e terapeutica. A dare una mano, nel mettere ordine sul fronte della genetica dei tumori, ecco che abbiamo due siti web ad accesso libero - uno gestito dall'International Cancer Genome Consortium (ICGC) [ http://goo.gl/bzzZA ] e l'altro dal The Cancer Genome Atlas (TCGA)[ http://goo.gl/fBXP ] - che rappresentano la sintesi (ordinata) dei dati delle ricerche compiute in questi anni.
Perchè, esattamente come avviene in un genoma “sano”, la semplice conoscenza della sequenza nucleotidica del DNA di una cellula tumorale non è sufficiente a svelare immediatamente quali siano le mutazioni genetiche, responsabili di quel preciso tumore. Certo, ormai alcuni geni sono noti per essere responsabili, quando mutati, di precise patologie: ecco quindi che come primo passo è importante catalogare, e poter ricercare, tutte le singole alterazioni genetiche, via via pubblicate nei lavori scientifici. Questi due siti, funzionano quindi come dei database online in cui è possibile poi vedere quante volte una precisa mutazione in un gene è stata identificata nelle cellule tumorali; infatti è noto come l'eterogeneità genetica di queste cellule sia la fonte stessa della loro aggressività biologica. Ma cosa fa o si pensa possa alterare, all'interno della cellula, quella precisa mutazione genetica? Quei database cercano di rispondere anche a questa domanda.
Cosa poi assolutamente da non trascurare, alla luce della velocità con cui ormai vengono prodotti dati genetici a riguardo, è quella che tutte le informazioni inserite in quei due siti sono state verificate e confermate, con ulteriori analisi. Insomma, è chiaro che il mettere ordine alla quantità di dati sulla genetica dei tumori, che i ricercatori hanno fin qui collezionato, rappresenta la sfida bio-informatica, attuale e dell'immediato futuro.

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