Medicina malata di de-umanizzazione | Med News | Scoop.it

- C’è un’appendicite alla stanza 2 e una resezione alla 3 - questo e' quello che si può sentire nelle corsie degli ospedali. Questo e' quello che emerge da una revisione di vari studi, in merito al rapporto medico-paziente e alla gestione degli aspetti più psicologici legati alla malattia: cioè un quadro di “de-umanizzazione”, a seguito del quale in alcuni casi il paziente viene solamente visto, e soprattutto approcciato, come un caso clinico da curare.
Questo processo di “de-umanizzazione appare endemico nell’attuale pratica clinica”, dichiarano gli autori dello studio, con conseguenze negative sulla corretta gestione clinica a medio e lungo termine dei malati. Il rapporto medico-paziente, di fatto sempre e solo due persone, viene quindi penalizzato e “il mare di camici bianchi” nell’ospedale viene percepito, sia dai malati che dai parenti, come una ulteriore preoccupazzione, accanto a quella per lo stato di salute. Tuttavia gli autori individuano precise situazioni nella pratica medica, nelle quali può essere opportuno un certo “distacco” da parte del personale medico: l’attività di emergenza, nel primo intervento, può infatti richiedere una pronta, ben precisa e corretta azione che può andare a discapito del rapporto con il paziente. Ma in questi casi, ciò che conta è focalizzarsi completamente sull’urgenza clinica - e risolverla, il che puo' significare salvare una vita. E’ perciò auspicabile secondo gli autori dello studio un comportamento più distaccato in queste situazioni, poichè questo può aiutare lo stesso personale medico e para-medico a contenere i propri livelli di stress, di fronte alle continue emergenze.