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L'open access come rimedio alla pubblicazione dei dati scientifici di poco valore

L'open access come rimedio alla pubblicazione dei dati scientifici di poco valore | Med News | Scoop.it

Who has never been in the situation that he had a set of data where some of them just didn’t seem to fit. A simple adjusting of the numbers or omitting of strange ones could solve the problem. Or so you would think. I certainly have been in such a situation more than once, and looking back, I am glad that I left the data unchanged. At least in one occasion my “petty” preformed theory proved to be wrong and the ‘strange data’ I had found were corresponding very well with another concept that I hadn’t thought of at the time.


Via MyScienceWork, SEEd Medical Publishing
Roberto Insolia's insight:

L'open access e la pubblicazione dei dati grezzi sono presentati come una possibile soluzione sia alla cattiva condotta nella ricerca che alla scadente qualità della produzione scientifica più recente.

Diverse sono le forme di "Bad Science". Da parte dell'autore, possiamo avere la pubblicazione selettiva (con omissione dei dati non conformi alla propria teoria), la non riproducibilità e la manipolazione dei dati, fino alla loro completa fabbricazione. Dal punto di vista degli editori, possiamo avere sia i bias di pubblicazione (preferenziale pubblicazione dei risultati positivi o dei dati che confermano teorie pre-esistenti), che una peer-review poco corretta.

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Ecco i nuovi impact factor delle riviste scientifiche

Ecco i nuovi impact factor delle riviste scientifiche | Med News | Scoop.it

A dispetto del nome, certamente non hanno impatto diretto sulla salute pubblica, ma sulla ricerca sì. E un effetto non da poco, essendo l'impact factor quell'indice che misura il numero medio di citazioni ricevute da un articolo scientifico negli ultimi due anni. Praticamente è un numero che in un certo senso caratterizza le pubblicazioni, e quindi i curricula lavorativi, dei ricercatori; un numero che guida le loro scelte su quale specifica rivista decidere - o meglio, provare - a pubblicare. Più l'impact factor è alto, più la rivista è prestigiosa e più dovrebbe essere difficile pubblicare sulla stessa, a garanzia dell'elevata qualità dei suoi lavori. Nella più recente classifica, al primo posto si conferma “CA - A Cancer Journal for Clinicians” [ http://alturl.com/9y4u3 ], seguito da “The New England Journal of Medicine” e “Annual Review of Immunology”.

Che poi l'impact factor non sempre sia garanzia di una scelta attenta dei lavori da pubblicare, è dimostrato dalla prestigiosa “Science” - ora, al 18° posto della classifica - sulla quale era stato presentato un modello biostatistico in grado di prevedere la longevità nell'Uomo [ http://alturl.com/y9rs8 ], tanto che aveva fatto molto scalpore, ma che poi è stato ritirato per problemi nella metodologia con cui era stata condotta la ricerca stessa.

E ci sono state pure delle riviste che avevano la cattiva abitudine di autocitare un po' troppo i propri articoli, per dare una spintarella ai rispettivi impact factor: erano ben 51 riviste, accuratamente elencate, ma ora escluse dall'ultima classifica.

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Impact Factor delle riviste scientifiche: quando non è tutto

Impact Factor delle riviste scientifiche: quando non è tutto | Med News | Scoop.it
interesting article questioning the usefulness of Impact in measuring scientific quality Factor http://t.co/BZs6bp8D...

Vedi anche "Ecco i nuovi impact factor delle riviste scientifiche" [ http://goo.gl/kfkrN ]


Via Sakis Koukouvis
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Le pubblicazioni scientifiche presso Peerage of Science

Le pubblicazioni scientifiche presso Peerage of Science | Med News | Scoop.it

Solitamente le pubblicazioni scientifiche, come quelle citate in queste pagine, sono soggette a peer-reviewed: è questa la classica “revisione fra pari” che prevede, dopo l'invio dell'articolo ad un giornale del campo, la distribuzione del manoscritto stesso ad alcuni revisori (altri ricercatori, esperti dell'argomento trattato nell'articolo) da parte dell'editore del giornale, per decidere in merito alla sua pubblicazione. Vantaggi della cosa: il giudizio e le eventuali modifiche richieste per una pubblicazione dovrebbero portare effettivamente ad un miglioramento dell'articolo, essendo gli stessi revisori ben afferrati su quello che vanno a giudicare. Svantaggi: i revisori possono essere dei colleghi “più o meno vicino” agli autori; il compito dei revisori può essere impegnativo, senza un concreto vantaggio.
Ora, il nuovo servizio finlandese di Peerage of Science propone agli autori di caricare on line i propri manoscritti, che saranno pubblicati in modo anonimo sul sito stesso, a cui si potrà accedere tramite iscrizione. Le solite parole chiave, tipiche di un articolo scientifico, consentiranno di individuare gli esperti del settore, che giudicheranno il lavoro con un voto da 1 a 5. A quel punto gli editori associati a Peerage of Science potranno contattare in modo pubblico gli autori dei manoscritti, ritenuti più interessanti e meritevoli, per proporre l'effettiva pubblicazione su una rivista scientifica. Peerage of Science non permette ai suoi esperti di giudicare articoli scritti da colleghi della stessa università, oppure con i quali hanno collaborato negli ultimi tre anni. Inoltre i revisori, nel momento in cui vanno a giudicare un articolo, acquistano i crediti, che serviranno poi a caricare le proprie pubblicazioni sul sito stesso.

Insomma, in un modo molto trasparente, “giudica se vuoi essere giudicato”.

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