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Ricerca open access per Cariplo

Ricerca open access per Cariplo | Med News | Scoop.it
Roberto Insolia's insight:
La Fondazione Cariplo abbraccia la filosofia dell'open access: è infatti la prima fondazione italiana di origine bancaria con una policy che renderà accessibili i risultati di quei progetti, direttamente finanziati nell’ambito della ricerca scientifica.In questo modo la Fondazione Cariplo entra nel MedOANet - Mediterranean Open Access Network - un progetto biennale (2012-2014) finanziato dalla Commissione Europea che si propone di ottimizzare le modalità di gestione dei dati, ottenuti attraverso ricerche open access, in sei paesi (Francia, Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Turchia) dell'area mediterranea.
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Open access: la lista nera delle riviste

Open access: la lista nera delle riviste | Med News | Scoop.it
L'invezione dell'email ha contribuito enormemente ad accelerare la comunicazione; poi è arrivato lo spam che ha ridotto l'efficacia della posta elettronica. Allo stesso modo, prima si è sviluppato il mercato delle pubblicazioni "open access", che certamente ha portato a una maggiore diffusione della conoscenza scientifica; poi sono nate anche delle riviste open access dal dubbio valore scientifico, che di fatto hanno abbassato la qualità globale delle pubblicazioni. Questo è in sintesi lo scenario dell'editoria tecnico scientifica - almeno in una parte di essa. Ecco quindi che Jeffrey Beall, bibliotecario alla University of Colorado, pubblica e aggiorna la lista delle riviste open access ritenute "scadenti"; e ricorda ad ogni ricercatore come sia sua precisa responsabilità decidere dove è meglio pubblicare i dati di una ricerca, così come auspica che gli articoli pubblicati sulle riviste dal dubbio valore siano esaminati con estrema cura, durante il processo di valutazione.
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The Impact of Open Access and Social Media on Scientific Research | Journal of Participatory Medicine

The Impact of Open Access and Social Media on Scientific Research | Journal of Participatory Medicine | Med News | Scoop.it
Traditionally, research papers undergo peer review before publication. Two trends, open access and social media, are changing the peer review process.

Via antonella esposito, Lina Morgado
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L'open access scientifico chiesto direttamente a Obama

L'open access scientifico chiesto direttamente a Obama | Med News | Scoop.it

Negli Stati Uniti, il Federal Research Public Access Act sta proseguendo il suo iter per l'approvazione attraverso il Congresso; lo scopo è quello di rendere completamente libero l'accesso ai dati scientifici delle ricerche finanziate con fondi pubblici, addirittura entro sei mesi dalla loro iniziale pubblicazione. E in Inghilterra, un parere favorevole sulla linea dell'open access è stato espresso dallo stesso ministro della Ricerca Scientifica, David Willets [ http://alturl.com/ygaa2 ].

Ora, i cittadini americani e non sono invitati a sottoscrivere una petizione on line, per sottoporre la questione direttamente al presidente Obama. C'è infatti fermento per questo spinoso aspetto dell'attività di ricerca; tanto che John Holdren, consulente personale del presidente in materia di scienza e tecnologia, sta portando avanti una serie di incontri con le amministrazioni e i sostenitori dell'open access scientifico [ http://alturl.com/sbuzy ]. Tutto questo sembra dimostrare una concreta sensibilizzazione al problema da parte delle alte sfere politiche, in realtà non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa.

Intanto l'obbiettivo della petizione on line al presidente Obama è quello delle 25.000 firme; ne mancano poco meno di 5.000.

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Il Progetto 1000 Genomi nella cloud

Il Progetto 1000 Genomi nella cloud | Med News | Scoop.it

“Depositando i dati genetici in una web cloud, offriamo la possibilità a tutti i ricercatori di poterli liberamente consultare e utilizzare e, nel caso, richiedere anche un servizio a pagamento per la loro analisi”, annuncia Richard Durbin, codirettore del Progetto 1000 Genomi [ http://goo.gl/W9mx9 ].
Attraverso un accordo fra il National Institutes of Health americano e Amazon Web Services, le sequenze del genoma di circa 1700 soggetti sono ora consultabili su un server con accesso libero.
Il Progetto 1000 Genomi, iniziato nel 2008, mira a creare la più accurata banca dati genomica, attraverso il sequenziamento entro quest'anno di 2.600 individui, appartenenti a 26 etnie diverse. Ad oggi, con le più moderne tecnologie di sequenziamento genomico sono stati accumulati dati che potrebbero essere registrati su oltre 30.000 DVD, per la cui gestione sono quindi necessari degli strumenti informatici non disponibili in tutti i centri e laboratori di ricerca. Ecco quindi il grosso vantaggio di avere il tutto già disponibile, quando serve per le proprie ricerche.
“In questo modo i ricercatori possono focalizzarsi sui dati scientifici, senza dover pensare alle risorse hardware necessarie per maneggiarli”, dichiara orgogliosamente Deepak Singh, product manager di Amazon.

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Dati scientifici pubblici: come e quando negli Stati Uniti

Dati scientifici pubblici: come e quando negli Stati Uniti | Med News | Scoop.it

In materia di gestione legislativa della conoscenza scientifica, attualmente negli Stati Uniti - che rappresentano il colosso mondiale nella produttività scientifica – la situazione è piuttosto delicata e complessa.
E' sicuro che il poter leggere in modo totalmente libero tutti i dati scientifici di ogni progetto precedentemente finanziato pubblicamente, possa rappresentare un modo per “pubblicizzare” l'attività di ricerca, invogliando a finanziarne gli sviluppi, e avvicinando il mondo scientifico alla vita di tutti i giorni: questo è quanto ha guidato nel 2008 le decisioni del Congresso americano [ http://goo.gl/bNVWb ]. Tuttavia questa regolamentazione è stata recentemente messa in discussione da un disegno di legge [ http://goo.gl/yRbya ] che vuole impedire l'automatica diffusione dei dati scientifici, senza un consenso specifico degli autori delle ricerche e degli editori delle riviste scientifiche. Ecco quindi che questa diatriba va a intrecciarsi con l'attuale campagna The Cost of Knowledge, in merito agli elevati costi delle pubblicazioni scientifiche [ http://goo.gl/gqtLV ].
L'ultima, almeno per ora, evoluzione legislativa è rappresentata dal Federal Research Public Access Act che, in linea con quanto approvato nel 2008 dal Congresso, ribadisce l'obbligo di rendere pubblici entro un anno i dati scientifici delle ricerche finanziate dall'NIH, il corrispettivo americano del nostro Istituto Superiore di Sanità; tuttavia, “dove” questi dati debbano essere deposti è ancora una questione aperta.

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L'open access come rimedio alla pubblicazione dei dati scientifici di poco valore

L'open access come rimedio alla pubblicazione dei dati scientifici di poco valore | Med News | Scoop.it

Who has never been in the situation that he had a set of data where some of them just didn’t seem to fit. A simple adjusting of the numbers or omitting of strange ones could solve the problem. Or so you would think. I certainly have been in such a situation more than once, and looking back, I am glad that I left the data unchanged. At least in one occasion my “petty” preformed theory proved to be wrong and the ‘strange data’ I had found were corresponding very well with another concept that I hadn’t thought of at the time.


Via MyScienceWork, SEEd Medical Publishing
Roberto Insolia's insight:

L'open access e la pubblicazione dei dati grezzi sono presentati come una possibile soluzione sia alla cattiva condotta nella ricerca che alla scadente qualità della produzione scientifica più recente.

Diverse sono le forme di "Bad Science". Da parte dell'autore, possiamo avere la pubblicazione selettiva (con omissione dei dati non conformi alla propria teoria), la non riproducibilità e la manipolazione dei dati, fino alla loro completa fabbricazione. Dal punto di vista degli editori, possiamo avere sia i bias di pubblicazione (preferenziale pubblicazione dei risultati positivi o dei dati che confermano teorie pre-esistenti), che una peer-review poco corretta.

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La Cura: open data della propria malattia sul web

La Cura: open data della propria malattia sul web | Med News | Scoop.it
Un giovane, certamente ben afferrato di informatica, ha un tumore al cervello. Vuole curarsi: ma vuole raccogliere diversi pareri, vuole condividere il suo stato di salute con i medici nel mondo. Ritira quindi la sua cartella clinica digitale, in formato chiuso e proprietario: cracca il tutto e mette sul web i dati, in formato open e accessibile. Ma il progetto va oltre la finalità, ben legittima, di tipo personale: "Il formato DICOM [quello usato dai medici del settore] è aperto, sì, ma è una condizione "particolare" di apertura: è come l'apertura delle parole con cui ti comunicano il tuo stato di salute e con cui descrivono e attuano la loro versione di "cura": non si capisce, non si riusa, non si combina con altre possibilità, è pensato per "gli addetti ai lavori", lasciando ben poco spazio alla possibilità di espressione, di socializzazione." Ora invece, "Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA: fateci un video, un'opera d'arte, una mappa, un testo, una poesia, un gioco, oppure provate a capire come risolvere il mio problema di salute. Artisti, designer, hacker, scienziati, dottori, fotografi, videomaker, musicisti, scrittori. Tutti possono darmi una CURA." Questa è "la Cura open source". Forse una proposta molto civile, molto sociale, per un approccio alla Malattia.
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Pubblicazioni open access: la Wellcome Trust ribadisce il concetto

Pubblicazioni open access: la Wellcome Trust ribadisce il concetto | Med News | Scoop.it

Lo stesso ministro della Ricerca Scientifica David Willets si era detto favorevole alla possibilità di rendere liberamente consultabili i dati delle ricerche finanziate con fondi anglosassoni [ http://alturl.com/yjqmz ]. Tuttavia proprio la britannica Wellcome Trust, la seconda fondazione al mondo per quantità di finanziamenti destinati alla ricerca biomedica, denuncia ora che “nonostante la politica open access sia in vigore da oltre cinque anni, quasi la metà delle nostre pubblicazioni sono ancora a pagamento”.

Mark Walport, direttore della Wellcome Trust, ritiene questo “assolutamente inaccettabile”. Nemmeno l'esistenza di un database dedicato [ http://alturl.com/uqcpz ], nel quale inserire gratuitamente i dati scientifici dei lavori entro sei mesi dalla loro pubblicazione, ha incentivato in modo sostanziale l'open access. Quindi la stessa Wellcome Trust ha dichiarato che si riserverà di trattenere una parte dei finanziamenti, nel caso i risultati di una qualunque ricerca - da loro finanziata - non siano liberamente consultabili, com'è nello spirito dell'open access scientifico.

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Dati scientifici pubblici in Inghilterra

Dati scientifici pubblici in Inghilterra | Med News | Scoop.it

Abbiamo visto come negli Stati Uniti sia in corso una complessa diatriba in merito alla regolamentazione della conoscenza scientifica e quindi dell'accesso pubblico ai risultati delle ricerche stesse: tanto che il National Institute of Health americano ha deciso di rendere completamente consultabili, entro un anno dalla pubblicazione, tutti i dati scientifici delle ricerche finanziate con fondi pubblici [ http://goo.gl/PygYY ]. Ora, anche in Inghilterra il movimento “open access” ha raggiunto le alte sfere politiche: il ministro della Ricerca Scientifica David Willets ha infatti annunciato la volontà di rendere liberamente consultabili i dati delle ricerche finanziate con fondi anglosassoni.

“Consentire a tutti di accedere a ciò che è stato finanziato con soldi pubblici, rappresenterà una nuova era nel campo della ricerca accademica, ponendo l'Inghilterra in prima linea nel campo della scienza open access”, scrive orgogliosamente sul Guardian il ministro. Al momento, due sembrano essere le strade percorribili dall'amministrazione inglese: gli stessi finanziatori delle ricerche potrebbero farsi carico dei costi di pubblicazione; oppure gli editori delle riviste scientifiche potrebbero esercitare, solo per un limitato periodo, un diritto di consultazione non-open sulle pubblicazioni, per poi liberalizzarne l'accesso. “E' certamente una sfida, perchè la possibilità di garantire un accesso libero ai risultati delle ricerche non deve andare a discapito della qualità e del rigore scientifico delle stesse”, conclude il ministro Willets.

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Dati scientifici pubblici: Elsevier si ricrede

Dati scientifici pubblici: Elsevier si ricrede | Med News | Scoop.it

Le oltre 7.500 firme raccolte per The Cost of Knowledge, la campagna di boicottaggio nei confronti dell’esosa casa editrice Elsevier [ http://goo.gl/gqtLV ], sembrano avere raggiunto un primo importante traguardo nei confronti del Research Works Act; è questo infatti il disegno di legge che vuole mettere il bavaglio alla pubblicazione open access dei dati delle ricerche finanziate con soldi pubblici americani [ http://goo.gl/PygYY ].
Proprio Elsevier che inizialmente (e ovviamente…) si era schierata a favore del Research Works Act, fa ora marcia indietro: dice di voler ritirare il supporto a quel discusso disegno di legge. Staremo a vedere se e quanto si tratti di una scelta definitiva, oppure ci saranno ripensamenti e nuovi sviluppi.

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Bilanci di scienza

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E' tempo di fare bilanci; ma di tipo economico. Ed ecco che in Spagna, il Ministero della Ricerca Scientifica di fatto scompare, venendo accorpato al Ministero dell’Economia; inoltre, i fondi per la ricerca e lo sviluppo subiscono una riduzione del 7%. Questo sebbene nell’ultimo decennio la Spagna abbia investito molto in attività scientifica e infrastrutture nel campo della ricerca cardiovascolare e tumorale. Il successo che certamente all’inizio c’è stato, con un concreto ritorno economico, non si è tuttavia dimostrato duraturo e, alla lunga, neonati centri di ricerca spagnola hanno prima assunto e poi licenziato un numero consistente di persone. Ovviamente, questa situazione non è relativa solo alla penisola iberica ma, in misura più o meno seria, interessa tutti gli stati europei.
E che siano tempi - economicamente - duri, è dimostrato anche dalla campagna di boicottaggio nei confronti della casa editrice scientifica Elsevier. Il promotore dell’iniziativa è il matematico Timothy Gowers [ http://goo.gl/YQthU ], secondo il quale Elsevier applica delle tariffe troppo alte di abbonamento alle sue riviste scientifiche, con dei vincoli commerciali molto penalizzanti per le biblioteche che desiderano abbonarsi alle sue pubblicazioni. Non ultimo, Elsevier è piuttosto contraria alla politica “open access”, che prevede l'accesso pressochè libero agli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche. E il fatto che tutto questo interessi molti i ricercatori è dimostrato dalle oltre 5.000 firme raccolte ad oggi a favore della campagna The Cost of Knowledge [ http://goo.gl/dvxML ].

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