Invecchiamo con un DNA meno metilato | Med News | Scoop.it

Il confronto fra il DNA di bambini appena nati e di anziani fra gli 89 e i 100 anni dimostra che alcuni meccanismi epigenetici, cioè modificazioni del DNA non direttamente legate alla sua sequenza, possono essere coinvolti nei processi biologici di invecchiamento. In particolare, la metilazione del DNA è il processo che prevede la sistematica modificazione (attraverso l'aggiunta di un gruppo metilico) della base citosina, nelle regione del genoma ricche di ripetizioni citosina-guanina; è noto come la metilazione sia un meccanismo di regolazione dell'espressione genica.

Perchè quindi alcuni individui - solo alcuni, in realtà non molti – vivono ben oltre la media di età, mostrando di fatto un rallentamento dei processi biologici di invecchiamento cellulare nel proprio organismo? Si ritiene che in buona parte questo dipenda da aspetti ambientali, ma vi sia coinvolto anche un qualcosa di tipo genetico. Ora, un folto gruppo di ricercatori ha dimostrato che il DNA dei neonati è significativamente più metilato rispetto a quello degli ultranovantenni.

La perdita della metilazione - solitamente associata a un'attivazione dell'espressione genica - sembra essere un processo progressivo con l'avanzare dell'età; la rimozione dei gruppi metilici avviene in particolare nei geni che possono aumentare il rischio di infezioni e di sviluppare diabete. Inoltre, ci sono alcuni geni che risultano più metilati negli anziani, rispetto ai neonati: questi geni sono considerati invece dei protettori dal rischio di sviluppare dei tumori. Quindi, dopo avere scoperto che il DNA nei telomeri può accumulare nel corso della vita una serie di danni molecolari che non vengono mai riparati [ http://preview.alturl.com/7j46c ], anche lo scenario della metilazione appare piuttosto complesso: entrambi questi fenomeni, insieme ad altri probabilmente ancora poco indagati, rappresentano quei meccanismi di tipo genetico, legati al processo di invecchiamento delle nostre cellule.