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Batteri OGM per combattere la malaria

Batteri OGM per combattere la malaria | Med News | Scoop.it

Che vi sia una stretta relazione biologica fra 10.000 specie batteriche diverse e il nostro organismo è una cosa che è stata studiata recentemente [ http://alturl.com/yqxot ]; tanto quanto i sistemi di sorveglianza sanitari del mondo sono consapevoli del fatto che la malaria “avrà probabilmente una ricomparsa in molti paesi" [ http://alturl.com/h6vk3 ]. Ora, un'altra interazione biologica - in questo caso fra i batteri che colonizzano l’intestino delle zanzare e gli stessi insetti, che sono il noto vettore dell'infezione malarica - potrebbe rappresentare una preziosa strategia nella lotta a questa malattia.

I ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora hanno scelto come obiettivo l’intestino delle zanzare, che rappresenta uno dei passaggi fondamentali nel ciclo biologico di Plasmodium falciparum, il parassita responsabile dell'infezione. Un batterio geneticamente modificato, in grado di produrre proteine antimalariche, è stato infatti somministrato alla zanzare tanto da rendere circa l'80% di esse resistenti all'infezione da Plasmodium.

Il risultato sperimentale nell'utilizzo di questo organismo geneticamente modificato (OGM) è stato quindi notevole. Vantaggi del metodo: l'introduzione in natura dell'OGM non richiederebbe particolari e costose procedure. Svantaggi: proprio il rilascio nell'ambiente di un OGM, in questo caso addirittura un microscopico batterio che potrebbe facilmente diffondersi; una prospettiva che suscita molte riserve, anche nei paesi in cui la malaria è endemica. Ecco quindi che per capire le reali potenzialità di questa strategia, volta a debellare la malaria nel mondo, bisognerà prima risolvere il dibattito sull'uso degli OGM a scopi sanitari.

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Malaria: individuata una proteina chiave

Malaria: individuata una proteina chiave | Med News | Scoop.it

Si stima che la malaria abbia ucciso 650 mila persone nel 2010. Ma ora è stato individuato un enzima che viene prodotto da Plasmodium falciparum, il parassita responsabile dell'infezione, ma che è assente nelle cellule umane: rappresenta quindi un potenziale bersaglio per nuovi e più efficaci farmaci antimalarici.
E' stata caratterizzata la struttura tridimensionale di questa molecole che è fondamentale per la vita del parassita, contribuendo alla costruzione della sua membrana cellulare: quando infatti l'enzima non funziona, Plasmodium muore.

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La malaria in gravidanza

La malaria in gravidanza | Med News | Scoop.it

E' stato completato il più vasto studio su circa 17.000 donne gravide, per valutare gli effetti dell'infezione malarica nel primo trimestre di gravidanza: risulta che l'infezione aumenta il rischio di aborto spontaneo, ma un pronto trattamento con i farmaci antimalarici riduce significativamente questo rischio. La malaria uccide circa un milione di persone ogni anno, soprattutto donne e bambini. Plasmodium falciparum e Plasmodium vivax, riversati nel sangue dalla puntura di una zanzara infetta, sono gli agenti patogeni di questa piaga, soprattutto nei paesi meno sviluppati.

Lo studio copre gli ultimi 25 anni di gravidanze in un centro di malattie infettive della Thailandia; ne risulta che il rischio di aborto spontaneo è alto, anche nel caso di una gravida infetta ma asintomatica. Ecco quindi l'importanza di una terapia efficace: i farmaci attualmente in commercio appaiono sicuri nelle donne gravide, laddove è più importante una diagnosi tempestiva dell'infezione e il successivo trattamento farmacologico. E' quindi importante formulare delle chiare linee guida mondiali per la cura della malaria in gravidanza.

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La battaglia dell'artemisia contro la malaria

La battaglia dell'artemisia contro la malaria | Med News | Scoop.it

Non ci sono buone notizie per l'artemisia, una pianta presente un po' dovunque di cui sono note le proprietà medicamentose nel trattamento delle febbri e della malaria [ http://goo.gl/js0jU ]: sembra infatti che la resistenza di Plasmodium falciparum, il parassita responsabile dell'infezione malarica, all'artemisina, il principio attivo dell'artemisia, si stia diffondendo dall'ovest della Cambogia - dove era stata originariamente descritta nel 2005 - alla Thailandia.
"E' questo un passo indietro rispetto al progetto di riuscire a debellare la malaria, che anzi avrà probabilmente una ricomparsa in molti paesi", ammette Francois Nosten della thailandese Shoklo Malaria Research Unit [ http://goo.gl/v9629 ]. Con grande preoccupazione si guarda al passaggio dal sud dell'Asia alle regioni sub-Sahariane dell'Africa, dove la malaria è un problema di salute pubblica ma dove comunque non sembra ancora esser comparsa la resistenza all'artemisia.
Ma intanto, sul fronte della ricerca genetica, è stata identifica una precisa regione cromosomica di Plasmodium che è responsabile di circa un terzo dei casi registrati di resistenza all'artemisia [ http://goo.gl/eDneq ]. "Tuttavia siamo ancora lontani dalla comprensione delle basi molecolari di questa resistenza: non sappiamo nulla dei (tanti?) geni che possono esserne coinvolti", ammonisce il genetista Ian Cheeseman, uno degli autori dello studio.
Per ora, da una parte si conferma come le spiccate capacità di adattamento molecolare di molti agenti patogeni siano alla base della loro infettività, dall'altra è chiaro come si debbano investire sforzi finaziari e scientifici per precedere l'arrivo di questa nuova resistenza nei paesi più vulnerabili all'infezione malarica.

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Il riscaldamento globale combatte la malaria

Il riscaldamento globale combatte la malaria | Med News | Scoop.it

Le temperature si innalzano e la malaria si diffonde; questo si pensava, ma erroneamente. Sembra infatti che la trasmissione dell'infezione da Plasmodium si riduce con l'aumento delle temperature.
Il punto è che il parassita, che usa la zanzara come vettore di infezione, si sviluppa più velocemente con il caldo, ma di fatto risulta meno infettivo. Questi dati sono stati ricavati studiando l'infezione malarica nel topo e ora i ricercatori intendono spostare l'attenzione sull'Uomo, al fine di comprendere meglio come i cambiamenti climatici possano influenzare l'andamento della parassitosi più diffusa nel mondo.

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