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Troponina: un ruolo diretto nello scompenso cardiaco?

Troponina: un ruolo diretto nello scompenso cardiaco? | Med News | Scoop.it
La troponina I è una proteina che si localizza nel muscolo cardiaco, con il ruolo di regolatrice dei meccanismi di rilassamento e contrazioni dell'organo. E' considerata uno strumento diagnostico importante come marcatore di infarto, dal momento che i suoi livelli nel sangue aumentano dopo circa 4-8 ore dall'attacco cardiaco e si mantengono elevati nei successivi 1-2 giorni. Ora, attraverso un sofistico studio sul tessuto cardiaco proveniente da pazienti con patologie cardiache terminali e da persone decedute per cause non cardiache, sono state individuate precise alterazioni, di tipo strutturale, nella stessa troponina. Questo potrebbe indicare un ruolo attivo della proteina nello sviluppo di patologie cardiache croniche, quali lo scompenso. “Ad oggi non è possibile sapere quali pazienti, con infarto, svilupperanno ulteriori scompensi”, precisa la cardiologa Anne Murphy, coordinatrice della ricerca, “quindi, l'esame della troponina potrebbe ora essere impiegato anche con lo scopo monitorare l'evoluzione del quadro cardiaco in questi pazienti”. Ecco quindi che questa - potenzialmente nuova - interpretazione di un test diagnostico, così come specifiche checklist per il paziente cardiopatico http://goo.gl/GHEOH potrebbero portare nel futuro a una ottimizzazione delle cure nei pazienti cardiopatici, anche dopo la dimissione dall'ospedale.
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Il nordic walking fa bene, anche nell'insufficienza cardiaca

Il nordic walking fa bene, anche nell'insufficienza cardiaca | Med News | Scoop.it

Il nordik walking è un'attività sportiva di tipo aerobico, in cui la camminata di buon passo si associa a un preciso movimento delle braccia, tramite l'impiego di idonei bastoncini: nata in Finlandia, si è ormai ampiamente diffusa anche in Italia [ http://alturl.com/8n8qc ]. Alcuni benefici di questa attività sono stati ora scientificamente studiati e presentati al congresso annuale sull'insufficienza cardiaca della European Society of Cardiology [ http://alturl.com/fcaxu ].

L'insufficienza cardiaca, detta anche scompenso, è una patologia nella quale

il cuore non è più in grado di pompare la giusta quantità di sangue all'organismo, e quindi di ossigeno alle cellule dei tessuti. Era già noto come un moderato esercizio fisico potesse migliorare la qualità di vita dei pazienti con scompenso, sebbene soprattutto nelle forme più avanzate possa risultare difficile ai pazienti applicarsi in qualunque attività che richieda un supplemento di ossigeno per i muscoli. Alcuni ricercatori polacchi hanno quindi sottoposto un gruppo di pazienti con scompenso e un gruppo di soggetti sani a due test fisici sul tapis roulant - uno condotto secondo la tecnica del nordic walking e l'altro in modo più canonico. Entrambi i gruppi di studio hanno mostrato un significativo incremento dell'attività cardiorespiratoria facendo nordic walking, rispetto alla normale camminata sul tappeto, il tutto senza alcun specifico disagio o danno per il muscolo cardiaco. “Nel nordic walking si cammina, ma in realtà si muovono anche le braccia, e con i bastoncini si può alleviare la fatica: ecco perchè questa attività può essere importante dal punto di vista terapeutico”, rimarca il fisioterapista Andrzej Lejczak, coordinatore dello studio. La casistica dello studio è tuttavia esigua, e quindi sarà importante confermare questi promettenti risultati su un numero maggiore di pazienti con insufficienza cardiaca. E chissà che il nordic walking non possa entrare nella check list del paziente cardiopatico [ http://alturl.com/az9xp ].

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Analisi geografiche per ottimizzare la cura dell’infarto

Analisi geografiche per ottimizzare la cura dell’infarto | Med News | Scoop.it

Attraverso un progetto della Queensland University of Technology di Brisbane durato 7 anni, ogni singola città dell'Australia è stata considerata in base all'accessibilità dei suoi cittadini al più vicino centro di pronto intervento cardiologico - valutato in base al tipo di cure che può offrire - in caso di infarto. E' emerso che il 71% della popolazione australiana vive come massimo a un'ora di macchina da un centro cardiologico di elevata capacità assistenziale; tuttavia, solo il 68% dei soggetti oltre i 65 anni di età – percentuale che scende al 40% fra gli indigeni australiani - vivono nelle vicinanze di un ospedale ben attrezzato.

Cosa può avere a che fare tutto questo con l'Italia? Certamente il nostro non è un paese vasto quanto l'Australia, né con una eterogeneità sanitaria che si può invece trovare in quel continente, passando dalle aree più rurali a quelle cittadine. Tuttavia, l'idea di un'analisi sistematica del servizio di assistenza specialistica per quanto riguarda il settore cardiovascolare potrebbe aiutare nella politica sanitaria e nella gestione delle risorse, sia umane che economiche. Se informato preventivamente, il cittadino può essere cosciente dell'ospedale più vicino dove recarsi in caso di infarto, lo stesso personale medico potrebbe gestire in modo più appropriato queste urgenze, il tutto incrementando la tempestività del servizio: proprio la velocità di intervento rappresenta infatti uno degli aspetti più importanti nella gestione delle patologia cardiache di tipo acuto quali infarto, insufficienza e arresto cardiaco.

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Una checklist per la gestione del paziente cardiopatico

Una checklist per la gestione del paziente cardiopatico | Med News | Scoop.it

Predire un evento cardiaco acuto, quale l'infarto, è ovviamente importante [ http://goo.gl/3qPkM ]; ma anche gestire al meglio nel corso del tempo il paziente cardiopatico, sia dal punto di vista strettamente sanitario che di impatto socio-economico, è altrettanto rilevante. L'insufficienza cardiaca, cioè l'incapacità da parte del muscolo cardiaco di pompare la giusta quantità di sangue in tutto il corpo, rappresenta la complicanza più importante di qualunque patologia del cuore: è quindi la tipica patologia cronica che deve essere curata al meglio e che può rappresentare un'enorme spesa per la sanità pubblica.
Al recente congresso dell'American College of Cardiology è stato quindi presentato uno studio relativo a una checklist per il paziente cardiopatico, costituita da 27 punti che spaziano dai dosaggi della terapia farmacologica allo stile di vita quotidiano. Attraverso la verifica da parte del personale sanitario di questa lista, nel momento della dimissione del paziente, è stato dimostrato che è possibile ridurre le complicanze cardiache e i relativi ricoveri nell'arco dei successivi sei mesi, abbassando quindi la spesa sanitaria per la cura dell'insufficienza cardiaca. In questo modo i medici riescono a controllare in modo più mirato gli effetti dei farmaci e i pazienti si ricordano meglio quando assumerli, quando misurare la pressione, cosa sia meglio mangiare.
Al momento la checklist è in fase sperimentale ma gli autori dello studio intendono continuare a dimostrane l'efficacia, al fine di renderla routinaria per la gestione clinica dei pazienti cardiopatici, essendo anche il suo impiego a costo zero.

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