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190.000 individui per studiare le patologie coronariche

190.000 individui per studiare le patologie coronariche | Med News | Scoop.it
Le patologie a carico delle coronarie, insieme alla loro principale complicanza - l'infarto cardiaco, rappresentano una delle principali cause di morte nel mondo, tanto che ad esse sono imputabili circa un quinto dei decessi fra i maschi adulti. Dopo la presentazione al recente congresso della American Society of Human Genetics http://goo.gl/2MZdo ecco ora pubblicato lo studio, frutto di una collaborazione di circa 170 ricercatori, che ha indagato le basi genetiche delle coronaropatie in oltre 190.000 individui http://goo.gl/umUTG Oltre ai già noti geni del metabolismo dei grassi, "certamente uno dei risultati più interessanti dello studio è che alcuni individui possono avere un rischio maggiore di sviluppare una patologia coronarica, perchè portatori di specifiche variante nei geni coinvolti nei processi infiammatori", puntualizza Themistocles Assimes, uno dei coordinatori dello studio presso lo Stanford's Department of Medicine.
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Le complicanze cardiache dopo il terremoto giapponese

Le complicanze cardiache dopo il terremoto giapponese | Med News | Scoop.it

L'11 marzo 2011 c'è stato il terremoto e il conseguente catastrofico tsunami in Giappone. Un gruppo di cardiologi giapponesi ha perciò analizzato il numero e la tipologia di interventi delle ambulanze, registrati dall'11 febbraio al 30 giugno 2011 in una delle aree più colpite dal terremoto. Questi dati sono stati poi confrontati con quelli relativi agli stessi mesi, negli anni 2008-2010. E' emerso come nei mesi successivi al terremoto, ci sia stato un significativo incremento dei casi di seri eventi cardiaci, rispetto ai 3 anni precedenti il sisma. In particolare i casi di arresto cardiaco hanno presentato un picco nelle 24 ore successive al terremoto, per poi diminuire in modo piuttosto rapido; invece l'aumento dei casi di infarto e polmonite si è protratto per un periodo di oltre 6 settimane dall'evento sismico. Può sembrare forse scontato che ci siano "problemi di cuore" dopo un terremoto, e che allo stesso modo debbano aumentare i casi di tumore dopo un incidente nucleare http://goo.gl/prWPX , tuttavia questi studi rappresentano le basi per definire le migliori strategie di primo soccorso medico - in termini di tempi e modi di intervento sul territorio - in caso di grosse emergenze.

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Analisi geografiche per ottimizzare la cura dell’infarto

Analisi geografiche per ottimizzare la cura dell’infarto | Med News | Scoop.it

Attraverso un progetto della Queensland University of Technology di Brisbane durato 7 anni, ogni singola città dell'Australia è stata considerata in base all'accessibilità dei suoi cittadini al più vicino centro di pronto intervento cardiologico - valutato in base al tipo di cure che può offrire - in caso di infarto. E' emerso che il 71% della popolazione australiana vive come massimo a un'ora di macchina da un centro cardiologico di elevata capacità assistenziale; tuttavia, solo il 68% dei soggetti oltre i 65 anni di età – percentuale che scende al 40% fra gli indigeni australiani - vivono nelle vicinanze di un ospedale ben attrezzato.

Cosa può avere a che fare tutto questo con l'Italia? Certamente il nostro non è un paese vasto quanto l'Australia, né con una eterogeneità sanitaria che si può invece trovare in quel continente, passando dalle aree più rurali a quelle cittadine. Tuttavia, l'idea di un'analisi sistematica del servizio di assistenza specialistica per quanto riguarda il settore cardiovascolare potrebbe aiutare nella politica sanitaria e nella gestione delle risorse, sia umane che economiche. Se informato preventivamente, il cittadino può essere cosciente dell'ospedale più vicino dove recarsi in caso di infarto, lo stesso personale medico potrebbe gestire in modo più appropriato queste urgenze, il tutto incrementando la tempestività del servizio: proprio la velocità di intervento rappresenta infatti uno degli aspetti più importanti nella gestione delle patologia cardiache di tipo acuto quali infarto, insufficienza e arresto cardiaco.

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Infarto e rischio cardiovascolare: un test nel sangue per predirlo

Infarto e rischio cardiovascolare: un test nel sangue per predirlo | Med News | Scoop.it

L’infarto del miocardio è la causa più frequente di mortalità nel mondo; l'essere perciò in grado di predirne l'insorgenza rappresenta uno dei grandi traguardi della cardiologia. Ad oggi è possibile capire, attraverso test ematici, se un infarto è in corso o se e' accaduto da poco; tuttavia, non esiste un test predittivo del rischio di infarto nel futuro più prossimo.
Ora, un gruppo di ricercatori americani ha confrontato il sangue di 50 individui, arrivati al pronto soccorso con un infarto cardiaco in atto, con quello di individui sani: è emerso come nei soggetti con infarto le cellule endoteliali circolanti abbiano una forma anomala e siano aumentate di numero. E' stato quindi messo a punto un test nel sangue che, analizzando le cellule endoteliali circolanti, sia in grado di predire il rischio di infarto, circa 1-2 settimane prima che si verifichi: questo potrebbe essere un efficace marcatore per valutare nei pazienti il sospetto di infarto in corso oppure il rischio nelle settimane più prossime.
Diverso è il discorso invece della valutazione del rischio di infarto nella popolazione generale. La ricerca Cardiovascular Lifetime Risk Pooling Project ha preso in esame oltre 250 mila persone, lungo un periodo di 50 anni [ http://goo.gl/slaFo ]. E' risultato che il limite per esempio di 10 anni per valutare il rischio cardiovascolare possa essere in realtà riduttivo: è questo infatti un lasso di tempo troppo breve perchè noti fattori di rischio, quali il fumo e il colesterolo, possano aumentare concretamente il rischio di infarto, per esempio in un quarantenne preso come modello; questa persona, addirittura rassicurata dall'apparente basso rischio a cui è esposta, potrebbe abbassare la guardia e trascurare gli opportuni comportamenti per mantenere un corretto stile di vita. A parte quindi possibili test predittivi per l'infarto in soggetti a rischio, solo la consapevole prevenzione a lungo termine sembra poter dare delle certezze sull'abbassamento del rischio cardiovascolare.

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La genetica delle patologie coronariche

La genetica delle patologie coronariche | Med News | Scoop.it
Al recente congresso della American Society of Human Genetics http://goo.gl/DZqW3 sono stati presentati i risultati di uno studio in merito alle basi genetiche delle patologie coronariche. Attraverso il confronto del DNA di circa 63.000 pazienti con quello di oltre 130.000 individui sani, sono state identificate 20 nuove varianti genetiche che si differenziano nei due gruppi. Si ritiene quindi che il rischio cardiovascolare non sia strettamente legato a pochi "importantissimi" geni, bensì un numero piuttosto elevato di varianti genetiche - ad oggi sono 47 quelle conosciute - concorre ad aumentare la possibilità che ognuno di noi possa, con l'avanzare dell'età, andare incontro a seri disturbi cardiaci. Buona parte di queste varianti si localizza in geni legati al metabolismo dei grassi e alla regolazione della risposta infiammatoria. Se da una parte la presenza delle placche aterosclerotiche - ricche di grasso - è un noto fattore di rischio cardiovascolare, dall'altra è meno noto il ruolo dell'infiammazione nella genesi dei disturbi cardiaci; quest'ultimo quindi rappresenta un nuovo e importante campo di ricerca, con il fine ultimo di sviluppare terapie sempre più mirate per la cura delle patologie coronariche.
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Troponina: i parametri per la diagnosi di infarto

Troponina: i parametri per la diagnosi di infarto | Med News | Scoop.it

Heart Groups Issue Third Universal Definition for Myocardial Infarction

The third universal definition for myocardial infarction has been issued by the American College of Cardiology, American Heart Association, European Society of Cardiology, and World Heart Federation. It establishes the level of troponin necessary to diagnose MI in various clinical situations (e.g., after cardiac and noncardiac procedures).

According to the definition, an MI diagnosis requires a cardiac troponin (I or T) level above the 99th percentile of a normal reference population, plus one or more of the following:

symptoms of ischemia;new significant ST/T wave changes or left bundle branch block;pathologic Q waves on ECG;new loss of viable myocardium or regional wall motion abnormality, as observed on imaging;intracoronary thrombus diagnosed by angiography or autopsy.


Via David Lewis
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Alcuni microRNA predicono l'infarto

Alcuni microRNA predicono l'infarto | Med News | Scoop.it

Una persona cardiopatica è un paziente cronico che va seguito attentamente dal punto di vista medico per il resto della sua vita, con un impatto sociale ed economico rilevante: ecco perchè molteplici sforzi sanitari e di ricerca sono rivolti sia alla diagnosi precoce di un eventi cardiaco maggiore, che alle migliori strategie, successive all'evento stesso, per la gestione cliniche del paziente [ http://goo.gl/GHEOH ].
Dopo la recente messo a punto di un test nel sangue in grado di predire, con 1-2 settimane di anticipo, il rischio di infarto attraverso l'analisi delle cellule endoteliali circolanti [ http://goo.gl/3qPkM ], al congresso dell'American College of Cardiology sono stati presentati i dati preliminari di uno studio, questa volta strettamente molecolare, incentrato sulla quantificazione di specifici microRNA circolanti nel sangue, come marcatori di un imminente infarto. I microRNA sono piccole molecole di RNA che svolgono diverse funzioni regolative all'interno delle nostre cellule; sei di questi erano già stati identificati in pazienti che avevano avuto un infarto cardiaco.
Ora è stato visto che tre, dei sei microRNA precedentemente descritti, hanno una concentrazione nel sangue significativamente più bassa nei soggetti che svilupperanno un infarto entro sette giorni, rispetto a soggetti sani oppure a soggetti cardiopatici ma che non hanno avuto un infarto nè prima nè entro un anno dal prelievo di sangue. Lo studio, al momento condotto su 85 pazienti, è stato piuttosto complesso, attraverso la valutazione di dati clinici e campioni biologici presenti all'Intermountain Medical Center di Salt Lake City, la biobanca di DNA più grande al mondo per le ricerche di tipo cardiovascolare.
I microRNA stanno acquistando sempre più importanza biologica: dopo essere dei potenziali predittori del comportamento metastatico o meno di un tumore [ http://goo.gl/r1sTQ ], sembrano ora esserci d'aiuto nella stima del rischio di infarto, un evento spesso difficile da prevedere, colpendo nella metà dei casi persone fino a quel momento sane e senza alcuna evidenza di problemi cardiovascolari.

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Rischio cardiovascolare e aterosclerosi: differente nell'uomo e nella donna

Rischio cardiovascolare e aterosclerosi: differente nell'uomo e nella donna | Med News | Scoop.it

Mediante angiografia, esame poco invasivo ma molto efficace, viene valutata la placca aterosclerotica all'interno dei vasi coronarici. Le donne, con estese placche aterosclerotiche, risultano avere un rischio maggiore di complicanze cardiovascolari, rispetto agli uomini.

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