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Il vaccino per l'epatite B non sempre è efficace

Il vaccino per l'epatite B non sempre è efficace | Med News | Scoop.it
Roberto Insolia's insight:

Lo studio condotto a Taiwan, dove la trasmissione verticale madre-feto dell'infezione è responsabile della maggioranza dei casi di epatite B (HBV) http://goo.gl/DJI8f

nel paese, evidenzia come circa il 15% degli adolescenti, regolarmente vaccinati nel periodo neonatale, possano comunque contrarre questa infezione. La percentuale di insuccesso del vaccino anti-HBV aumenta se si considerano i figli di madri a rischio, cioè che erano già venute a contatto con il virus prima della gravidanza.Ampi studi dimostrano l'efficacia generale del vaccino per l'epatite B nel ridurre la trasmissione dell'infezione e l'incidenza di tumore al fegato; tuttavia appare utile considerare un secondo ciclo di vaccinazione per gli adolescenti più a rischio, soprattutto a seguito di una trasmissione verticale dell'infezione.

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Il cancro al fegato nel sesso maschile

Il cancro al fegato nel sesso maschile | Med News | Scoop.it

E' noto da tempo che gli uomini sono quattro volte più a rischio di sviluppare un tumore al fegato rispetto alle donne; lo stesso avviene nei topi di laboratorio. Si pensa che questa differenza sia legata ad un'azione protettiva esercitata dagli ormoni sessuali femminili (estrogeni), mentre quelli maschili (androgeni) tendono a promuovere lo sviluppo del tumore epatico. Tuttavia i precisi meccanismi cellulari sono poco noti.
Una nuova ricerca ha ora dimostrato che questa differenza dipende da come le proteine Foxa, deputate al controllo della trascrizione cellulare, si legano agli ormoni sessuali. In particolare, nelle donne che comunque sviluppano un tumore al fegato il gene Foxa presenta alcune varianti genetiche comune (polimorfismi) che invece non sono presenti nello stesso gene delle donne sane: proprio questi polimorfismi alterano il legame della proteina Foxa con gli estrogeni, che quindi perdono le loro capacità protettive nei confronti del tumore. Ulteriori studi saranno necessario per capire se lo stesso meccanismo, applicato al contrario, funziona nell'uomo, spiegando quindi la differente incidenza del tumore epatico nei due sessi.

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Primo trapianto al mondo di vena con cellule staminali

Primo trapianto al mondo di vena con cellule staminali | Med News | Scoop.it

Paziente: bambina di dieci anni. Diagnosi: ostruzione della vena che che porta il sangue dall'intestino e da altri organi addominali verso il fegato. Terapia: ricostruzione della vena, utilizzando cellule staminali prelevate dalla paziente stessa. Decorso post operatorio: non è stata impiegata alcuna terapia immunosoppressiva, avendo utilizzato le cellule staminali, non riconosciute come “estranee” dall'organismo stesso. A un anno dall'intervento, la bambina sta crescendo, riesce a muoversi e frequenta la scuola.

L'ostruzione vascolare, da cui era affetta la bambina, è una seria patologia che può portare a emorragie interne e alla morte. Normalmente sono due gli approcci terapeutici con chirurgia classica: il bypass, che prevede la sostituzione della porzione ostruita di vaso con un pezzo di un'altra vena prelevata del paziente stesso; oppure il trapianto da un altro donatore, che però implica l'immunosoppressione per evitare il rigetto. Sono entrambe delle procedure complesse, comunque non praticabili in questo caso.

Quindi al Sahlgrenska University Hospital di Goteborg, cellule staminali, prelevate dal midollo osseo della bambina, per la prima volta al mondo sono state coltivate in laboratorio e differenziate in cellule endoteliali e del muscolo liscio. Sono state messe a contatto con un pezzetto di 9 cm di una vena, prelevata da un donatore deceduto e opportunamente pre-trattata, in modo da costituire “l'impalcatura” per lo sviluppo del nuovo segmento vascolare, trapiantato poi nella bambina. Questo primo intervento è la “prova” della fattibilità di questa strategia terapeutica: ora, da una parte sarà necessario continuare a seguire la piccola paziente per capire l'efficacia dell'intervento a lungo termine, dall'altra si dovrà ampliare la casistica attraverso uno studio clinico mirato.

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