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L'infezione da CMV e il diabete di tipo 2

L'infezione da CMV e il diabete di tipo 2 | Med News | Scoop.it

Il diabete di tipo 2 è una malattia metabolica caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue, sebbene il pancreas produca pressoché normalmente l'insulina; si differenzia quindi dal diabete di tipo 1 in cui vi è una carenza assoluta di insulina http://goo.gl/A09iS

E' noto che l'obesità, la sedentarietà e l'età avanzata possono associarsi allo sviluppo di insulino-resistenza, in soggetti spesso con alti livelli di markers infiammatori. Tuttavia solo un terzo delle persone il cui organismo non risponde bene all'insulina sviluppa poi il diabete: quindi, qual'è il fattore di rischio aggiuntivo in questi soggetti?  Il citomegalovirus (CMV) è un virus molto comune che può infettare chiunque; solitamente rimane latente all’interno dell’organismo per tutta la vita, ma può riattivarsi in caso di indebolimento del sistema immunitario. Ecco che una ricerca condotta in una popolazione di anziani ha trovato una significativa associazione fra l'infezione da CMV e il diabete di tipo 2. Gli autori dello studio ipotizzano che l'infezione da CMV possa stressare, anche per lungo tempo, il sistema immunitario, tanto che il processo infiammatorio cronico che si instaura in alcuni soggetti può rappresentare un ulteriore fattore di rischio per la comparsa del diabete di tipo 2.

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Drosophila: un alleato nella ricerca scientifica

Drosophila: un alleato nella ricerca scientifica | Med News | Scoop.it

Continuano le “somiglianze” biologiche fra Homo sapiens e Drosophila melanogaster. Dopo la dimostrazione che, in entrambe le specie, alcune molecole di RNA messaggero vengono trasferite dallo spermatozoo alla cellula uovo fecondata [ http://goo.gl/25g6P ], il programma del 53rd Annual Drosophila Research Conference conferma come il comune moscerino della frutta rappresenti un importante modello di studio per la genetica e la biologia di organismi più evoluti, quali il nostro.
Drosophila consente infatti di indagare alcuni disturbi metabolici, come il diabete, di cui si possono ammalare i moscerini sottoposti a una dieta ricca di zuccheri; così come avviene nell'Uomo, i moscerini aumentano di peso e sviluppano problemi cardiaci. E' anche possibile studiare l'invecchiamento cellulare attraverso questo modello animale; cambiamenti nell'espressione genica, alterazione nella funzionalità dei mitocondri, così come acciacchi più generali quali infiammazioni articolari e atrofia dei muscoli, rendono la vecchia Drosophila “simile” a un nostro anziano.
E per quanto riguarda gli aspetti comportamentali, anche i moscerini della frutta sembrano rivolgersi all'alcol, per dimenticare un'esperienza negativa. Un gruppo di ricercatori americani ha infatti dimostrato che i maschi di Drosophila tendono ad assumere cibo corretto con alcol, quando una femmina ha rifiutato le loro avances [ http://goo.gl/xi0Qk ]. Questo comportamento è legato all'azione del neuropeptide F, una proteina del cervello che traduce le esperienze di gratificazione sociale in specifici segnali a livello del sistema nervoso.

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Educazione cellulare per la cura del diabete

Educazione cellulare per la cura del diabete | Med News | Scoop.it

Nel diabete di tipo 1, il nostro sistema immunitario, a seguito di un comportamento alterato dei linfociti T del sangue, attacca le cellule beta del pancreas deputate alla produzione di insulina: il glucosio nel sangue non è più controllato e diventa quindi necessaria la somministrazione esogena di insulina per abbassare la glicemia.
Un gruppo di ricercatori ha messo a punto una terapia di “educazione” cellulare che prevede una prima raccolta di sangue periferico dal paziente diabetico. Vengono così separati i linfociti T che per 3 ore sono messi a contatto con cellule staminali, ricavate dal cordone ombelicale. In questo modo i linfociti “imparano” a riconoscere meglio ciò che è il proprio tessuto e, una volta reinfusi nel paziente, si dimostrano meno aggressivi nei confronti delle cellule del pancreas. Infatti, nei pazienti sottoposti alla nuova terapia è stata ridotta la somministrazione giornaliera di insulina.

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Alzheimer e diabete: cosa c'è in comune

Alzheimer e diabete: cosa c'è in comune | Med News | Scoop.it

Questa volta è il modello animale di un verme (Caenorhabditis elegans) ad aiutare la comprensione delle basi genetiche di due malattie completamente diverse: l'Alzheimer e il diabete. Il punto di partenza è infatti rappresentato dal gene APP che, codificando un precursore dell'amiloide [ http://alturl.com/rxkvy ], è implicato nella distruzione dei neuroni umani, e quindi nell'insorgenza dell'Alzheimer.

La cosa interessante è che il gene APP omologo nel verme appare coinvolto in diversi processi metabolici, fra cui la regolazione dei livelli di insulina, che tipicamente è alterata nel diabete. Mutazioni nel gene APP di Caenorhabditis causano significativi problemi di sviluppo al verme; tuttavia è stato evidenziato come specifiche mutazioni, che insorgono probabilmente per un effetto compensatorio a livello di altri geni coinvolti nel metabolismo dell'insulina, sono in grado di ripristinare il normale sviluppo del verme.

Ora, bisogna approfondire questo relazione nell'Uomo, con la speranza che la comprensione di meccanismi comuni sia all'Alzheimer che al diabete possa portare a individuare nuovi farmaci per la cura di entrambe le malattie. E questa, come ricorda l'editore della rivista Genetics sulla quale è stato pubblicato lo studio, è certamente una buona notizia anche per la comunità scientifica americana che si è posta l'obiettivo di curare e prevenire completamente l'Alzheimer entro il 2025.

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Perché l'esercizio fisico fa bene alle nostre cellule?

Perché l'esercizio fisico fa bene alle nostre cellule? | Med News | Scoop.it

Si sa, fare moto fa bene alla nostra salute; è documentato anche un beneficio nel controllo della glicemia e quindi nella prevenzione del diabete. Ma perché? In realtà, cosa potesse succedere in un organismo, caratterizzato da dispendio metabolico a seguito di attività fisica, non era stato fino a ora completamente chiarito.
Oggi, sottoponendo a specifici regimi alimentari e attività fisica dei topolini di laboratorio è stato possibile definire il ruolo protettivo dell'autofagia [ http://goo.gl/haJF7 ]: è questo un processo che prevede la degradazione all'interno delle cellule stesso di grosse macromolecole. E' quindi una risposta organica a momenti di stress oppure di scarsità alimentare, attraverso la quale parti stesse delle cellule possono essere degradate per ottenere energia metabolica.
Ecco che topolini di controllo così come topolini le cui cellule non sono in grado di aumentare l'attività autofagica in risposta a specifici stimoli, quando sottoposti ad una dieta ipercalorica, sviluppano una tipica forma di diabete. Ma, nel momento in cui entrambi i gruppi fanno attività fisica, ecco che nei topi di controllo si vede subito un beneficio, mediato dall'autofagia che si è attivata a livello cellulare. Invece i topi che non sono in grado di incrementare l'autofagia non traggono beneficio dall'attività fisica, mantenendo alti i livelli di glucosio.

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