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Cardiologia: il meglio del 2012

Dear Readers,

We are pleased to present our annual Journal Watch Cardiology Top Stories list for 2012. Our editors voted on the stories published during the past year that they believe to be most important .

Via David Lewis
Roberto Insolia's insight:

Intra-aortic balloon counterpulsation therapy in patients with acute myocardial infarction and shock does not improve survival.

 

Patent foramen ovale closure in patients with cryptogenic stroke is not superior to medical therapy.

 

Radiofrequency ablation is not better than medical therapy in patients with paroxysmal atrial fibrillation.

 

Vorapaxar has no discernible net clinical benefit in patients with vascular disease.

 

Warfarin is not better than aspirin in patients with heart failure and systolic dysfunction without atrial fibrillation.

 

Platelet-function testing does not improve outcome in patients undergoing stenting. 

 

Bypass surgery is better than percutaneous coronary intervention (PCI) in the FREEDOM study.


Transcatheter aortic-valve replacement (TAVR) is effective in inoperable patients.

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David Lewis's curator insight, January 7, 2013 1:54 AM

"In the spirit of "less is more," several major studies this year failed to show that new drugs or fancy devices produce benefits for patients."

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190.000 individui per studiare le patologie coronariche

190.000 individui per studiare le patologie coronariche | Med News | Scoop.it
Le patologie a carico delle coronarie, insieme alla loro principale complicanza - l'infarto cardiaco, rappresentano una delle principali cause di morte nel mondo, tanto che ad esse sono imputabili circa un quinto dei decessi fra i maschi adulti. Dopo la presentazione al recente congresso della American Society of Human Genetics http://goo.gl/2MZdo ecco ora pubblicato lo studio, frutto di una collaborazione di circa 170 ricercatori, che ha indagato le basi genetiche delle coronaropatie in oltre 190.000 individui http://goo.gl/umUTG Oltre ai già noti geni del metabolismo dei grassi, "certamente uno dei risultati più interessanti dello studio è che alcuni individui possono avere un rischio maggiore di sviluppare una patologia coronarica, perchè portatori di specifiche variante nei geni coinvolti nei processi infiammatori", puntualizza Themistocles Assimes, uno dei coordinatori dello studio presso lo Stanford's Department of Medicine.
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Novembre: Mese della Prevenzione Cardiovascolare [dr. Guidi]

Novembre: Mese della Prevenzione Cardiovascolare [dr. Guidi] | Med News | Scoop.it

> Movimento, alimentazione corretta, niente fumo e un controllo periodico. Sono pochi ma fondamentali gli accorgimenti da adottare per mantenere il proprio cuore in salute. In occasione del “Mese della Prevnzione Cardiovascolare” ricordiamo l’importanza della prevenzione delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte e di invalidità grave.

 

Le buone abitudini quotidiane passano da un stile di vita sano e attento.

 

Il regime alimentare influisce sullo stato di salute del cuore.

 

Un controllo periodico è indispensabile, in particolare dopo i 30 anni. <


Via Paolo M. Luino
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Gionata Mondiale del Cuore 2012

Gionata Mondiale del Cuore 2012 | Med News | Scoop.it

Il 29 settembre 2012 in tutto il mondo si ricorda quanto le malattie cardiovascolari possano influenzare la qualità della vita in ognuno di noi: ecco quindi lo slogan "Un mondo, una casa, un cuore", che sottolinea l'azione educativa e preventiva che può partire quotidianamente dalla propria abitazione. I principali fattori di rischio cardiovascolare sono noti: il fumo, la pressione arteriosa, il diabete, il sovrappeso, la sedentarietà. E' ormai dimostrato che andando a ridurre questi fattori di rischio, legati spesso alle abitudini di vita che si sono instaurate nel corsi di anni, si riduce il rischio individuale di sviluppare serie patologie cardiovascolari. La salute cardiovascolare degli italiani http://goo.gl/jYbOl

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La salute cardiovascolare degli italiani

La salute cardiovascolare degli italiani | Med News | Scoop.it

Il Progetto Cuore è un'iniziativa nata nel 1998 e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che prevede la valutazione del rischio individuale e l'individuazione di idonei percorsi prognostici e terapeutici nel campo delle malattie cardiovascolari.

Dal 2004, un Piano nazionale istruisce i medici di medicina generale all’utilizzo della carta del rischio [ http://goo.gl/BuLJ5 ], attraverso anche l'impiego di un software - scaricabile gratuitamente dai medici - per la valutazione del rischio cardiovascolare e per l’invio dei dati all’ISS. Ad oggi, oltre 4.000 medici sono stati formati, con oltre 142.000 assistiti i cui dati sono stati raccolti dall'ISS.

È ora cominciata la pubblicazione on line dei dati relativi al secondo esame della popolazione italiana, in merito alla salute cardiovascolare. Complessivamente il rischio cardiovascolare globale assoluto, fra i 40 e i 50 anni di età, è del 2,9% nelle donne e 7,7% negli uomini; il rischio aumenta con l’età, dopo i 60 anni negli uomini e dopo i 50 anni nelle donne. Questa differenza è probabilmente dovuta all’effetto protettivo degli ormoni femminili che scompare dopo la menopausa, mentre aumenta l'azione dei principali fattori di rischio cardiovascolare, quali pressione, colesterolemia, glicemia, peso.

Lo 0,4% delle donne (circa 55.000 donne di età compresa fra i 35 e i 69 anni) e l’8% degli uomini (circa 1.200.000 uomini fra i 35 e i 69 anni) hanno un rischio cardiovascolare alto; tuttavia è confortante registrare come chi ha un rischio alto, solitamente a distanza di un anno riesce a migliorare la propria condizione di rischio, a dimostrazione dell'efficacia nella corretta divulgazione delle informazioni mediche e nell'azione preventiva. In questo senso, è possibile tenere sotto controllo i livelli di rischio cardiovascolare attraverso un adeguato stile di vita, ponendo in particolare attenzione alla propria alimentazione, all’attività fisica e al fumo.

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Analisi geografiche per ottimizzare la cura dell’infarto

Analisi geografiche per ottimizzare la cura dell’infarto | Med News | Scoop.it

Attraverso un progetto della Queensland University of Technology di Brisbane durato 7 anni, ogni singola città dell'Australia è stata considerata in base all'accessibilità dei suoi cittadini al più vicino centro di pronto intervento cardiologico - valutato in base al tipo di cure che può offrire - in caso di infarto. E' emerso che il 71% della popolazione australiana vive come massimo a un'ora di macchina da un centro cardiologico di elevata capacità assistenziale; tuttavia, solo il 68% dei soggetti oltre i 65 anni di età – percentuale che scende al 40% fra gli indigeni australiani - vivono nelle vicinanze di un ospedale ben attrezzato.

Cosa può avere a che fare tutto questo con l'Italia? Certamente il nostro non è un paese vasto quanto l'Australia, né con una eterogeneità sanitaria che si può invece trovare in quel continente, passando dalle aree più rurali a quelle cittadine. Tuttavia, l'idea di un'analisi sistematica del servizio di assistenza specialistica per quanto riguarda il settore cardiovascolare potrebbe aiutare nella politica sanitaria e nella gestione delle risorse, sia umane che economiche. Se informato preventivamente, il cittadino può essere cosciente dell'ospedale più vicino dove recarsi in caso di infarto, lo stesso personale medico potrebbe gestire in modo più appropriato queste urgenze, il tutto incrementando la tempestività del servizio: proprio la velocità di intervento rappresenta infatti uno degli aspetti più importanti nella gestione delle patologia cardiache di tipo acuto quali infarto, insufficienza e arresto cardiaco.

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La pressione alta tra i 30 e i 60 anni di età

La pressione alta tra i 30 e i 60 anni di età | Med News | Scoop.it

L'ipertensione - cioè la pressione sistolica maggiore di 140 mm di mercurio e la diastolica maggiore di 90 mm - è un noto fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Essendo una patologia facilmente diagnosticabile, curabile e in buona parte prevenibile, ecco che concentra su di sé un grosso numero di ricerche scientifiche.
Al recente World Congress of Cardiology svoltosi a Dubai, sono stati presentati i risultati di uno studio durato oltre 9 anni su circa 6.000 persone, a partire dai 30 anni di età. Si conferma come la pressione alta vada di pari passo con i disturbi cardiovascolari, e in particolare chi soffre di ipertensione fra i 30-60 anni di età ha una probabilità superiore di andare incontro a problemi cardiovascolari, rispetto ha chi sviluppa l'ipertensione dopo i 60 anni.
Ecco quindi che se certamente è importante mantenere i livelli pressori normali a qualunque età, le grosse campagne di prevenzione pubblica devono rivolgersi in particolare alle persone di età intermedia, sulle quali può essere svolta una più efficace azione preventiva a medio-lungo termine. E' noto infatti come l'abbassamento di 10 mm di mercurio della pressione diastolica possa dimezzare il rischio cardiovascolare.

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Una checklist per la gestione del paziente cardiopatico

Una checklist per la gestione del paziente cardiopatico | Med News | Scoop.it

Predire un evento cardiaco acuto, quale l'infarto, è ovviamente importante [ http://goo.gl/3qPkM ]; ma anche gestire al meglio nel corso del tempo il paziente cardiopatico, sia dal punto di vista strettamente sanitario che di impatto socio-economico, è altrettanto rilevante. L'insufficienza cardiaca, cioè l'incapacità da parte del muscolo cardiaco di pompare la giusta quantità di sangue in tutto il corpo, rappresenta la complicanza più importante di qualunque patologia del cuore: è quindi la tipica patologia cronica che deve essere curata al meglio e che può rappresentare un'enorme spesa per la sanità pubblica.
Al recente congresso dell'American College of Cardiology è stato quindi presentato uno studio relativo a una checklist per il paziente cardiopatico, costituita da 27 punti che spaziano dai dosaggi della terapia farmacologica allo stile di vita quotidiano. Attraverso la verifica da parte del personale sanitario di questa lista, nel momento della dimissione del paziente, è stato dimostrato che è possibile ridurre le complicanze cardiache e i relativi ricoveri nell'arco dei successivi sei mesi, abbassando quindi la spesa sanitaria per la cura dell'insufficienza cardiaca. In questo modo i medici riescono a controllare in modo più mirato gli effetti dei farmaci e i pazienti si ricordano meglio quando assumerli, quando misurare la pressione, cosa sia meglio mangiare.
Al momento la checklist è in fase sperimentale ma gli autori dello studio intendono continuare a dimostrane l'efficacia, al fine di renderla routinaria per la gestione clinica dei pazienti cardiopatici, essendo anche il suo impiego a costo zero.

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La frittura e il rischio cardiovascolare

La frittura e il rischio cardiovascolare | Med News | Scoop.it

La frittura con olio è parte della dieta mediterranea: ecco allora che oltre 40.000 adulti spagnoli sono stati seguiti per circa 11 anni, registrando le loro abitudini alimentari e le patologie cardiovascolari che sono comparse nel frattempo. Ne è risultato che l'impiego di olio fritto, sia esso di oliva che di semi di girasole, non si associa ad un aumentato rischio né di patologie cardiovascolari, né di decessi.
Questo, sebbene si sappia che il cibo fritto, dopo avere assorbito il grasso degli oli di cottura, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiache, ipertensione e obesità; gli stessi ricercatori spagnoli sottolineano come il loro studio sembra sfatare questa associazione negativa. Quindi, almeno per ora, una buona notizia sulla nostra tavola.

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Come il cuore si protegge

Come il cuore si protegge | Med News | Scoop.it

Ipertensione e infarto sono fra le patologie più serie per il nostro cuore: ne conosciamo i
fattori di rischio (colesterolo, fumo, diabete) e sappiamo in parte come prevenirle, partendo da un corretto stile di vita. Ma cosa succede a livello molecolare quando si sviluppano queste patologie?
Alla Hawaii, circa 3.000 persone ogni anno muoiono per problemi cardiovascolari; oltre il 70% della sua popolazione presenta almeno un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari. In uno studio interamente condotto in quelle isole, ci si è concentrati sull'ingrossamento (ipertrofia) a cui va incontro il cuore malato, per continuare a svolgere la sua attività di pompa. E' stato dimostrato come lo stress meccanico, a cui sono sottoposte le cellule di un cuore con ipertrofia, favorisca la produzione di una molecola (VEGF) che serve a proteggere le stesse cellule cardiache dall'intenso lavoro. Sono stati chiariti i meccanismi cellulari responsabili della produzione di VEGF, e tutto questo può rappresentare un punto di partenza per creare nuovi farmaci in grado di stimolare la sintesi di VEGF da parte del cuore stesso.

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L'Agenda per la prevenzione cardiovascolare 2013

Roberto Insolia's insight:
La collaborazione tra quattro federazioni sportive (FISI, Federazione Italiana Sport Invernali; FIDAL, Federazione Italiana di Atletica Leggera; FIN, FederazioneItaliana Nuoto; FCI, Federazione Ciclistica Italiana) con le Associazioni Trekking Italia e Trekking Urbano ha portato alla pubblicazione dell'Agenda per la Prevenzione Cardiovascolare 2013. Differenti tabelle di allenamento a seconda delle stagioni, informazioni sui benefici dei singoli sport e su specifici percorsi di trekking , insieme a suggerimenti per un'alimentazione più sana ci potranno accompagnare nel corso del prossimo anno..Il campione olimpico di nuoto Massimiliano Rosolino, nonchè testimonial dell’Agenda, ci ricorda che "nella vita ci vuole cuore. Infatti il cuore è il motore della nostra vita ed è importante che sia in salute.".L’Agenda per la Prevenzione Cardiovascolare 2013 è disponibile nelle farmacie e scaricabile gratuitamente dal sito www.equivalente.it
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La genetica delle patologie coronariche

La genetica delle patologie coronariche | Med News | Scoop.it
Al recente congresso della American Society of Human Genetics http://goo.gl/DZqW3 sono stati presentati i risultati di uno studio in merito alle basi genetiche delle patologie coronariche. Attraverso il confronto del DNA di circa 63.000 pazienti con quello di oltre 130.000 individui sani, sono state identificate 20 nuove varianti genetiche che si differenziano nei due gruppi. Si ritiene quindi che il rischio cardiovascolare non sia strettamente legato a pochi "importantissimi" geni, bensì un numero piuttosto elevato di varianti genetiche - ad oggi sono 47 quelle conosciute - concorre ad aumentare la possibilità che ognuno di noi possa, con l'avanzare dell'età, andare incontro a seri disturbi cardiaci. Buona parte di queste varianti si localizza in geni legati al metabolismo dei grassi e alla regolazione della risposta infiammatoria. Se da una parte la presenza delle placche aterosclerotiche - ricche di grasso - è un noto fattore di rischio cardiovascolare, dall'altra è meno noto il ruolo dell'infiammazione nella genesi dei disturbi cardiaci; quest'ultimo quindi rappresenta un nuovo e importante campo di ricerca, con il fine ultimo di sviluppare terapie sempre più mirate per la cura delle patologie coronariche.
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La salute cardiovascolare degli europei

La salute cardiovascolare degli europei | Med News | Scoop.it

A quattro anni di distanza vengono aggiornati i dati sullo stato di salute cardiovascolare dei cittadini europei, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore 2012 http://goo.gl/luUd6

Il numero di cittadini che muoiono per cause cardiovascolari passa dal 48% (nel 2008) al 47% di tutte le morti: oggi infatti, circa 4 milioni di europei muoiono ogni anno per malattie cardio e cerebrovascolari.  Ictus e infarto del miocardio rappresentano le principali cause, con 1.9 milioni di decessi all'anno. Diabete, obesità, fumo e vita sedentaria sono gli ormai noti fattori di rischio: nemici per i quali non bisogna ssolutamente abbassare la guardia, come ricorda Panos Vardas, presidente della Società Europea di Cardiologia: "Certamente perdiamo meno vite a causa delle malattie cardiovascolari rispetto al 2008. Ma la dimensione del problema rimane enorme! Infatti le proiezioni evidenziano che il peso di queste malattie sulla società continuerà a crescere nei prossimi anni, sia per l’invecchiamento della popolazione che per il dilagare di stili di vita pericolosi per la salute". La salute cardiovascolare degli italiani http://goo.gl/jYbOl

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I fattori di rischio nell'ipertensione

I fattori di rischio nell'ipertensione | Med News | Scoop.it

L'ipertensione è responsabile di oltre 7 milioni di morti ogni anno, e rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari http://goo.gl/sDL41

Ma quali sono gli stili di vita, le abitudini alimentari che più si associano a livelli pressori elevati? I già noti fattori di rischio cardiovascolare (fumo, alcol, cibi vegetali, attività fisica, sovrappeso) valgono anche per l'ipertensione? Per rispondere a questo quesito, un gruppo di ricercatori ha indagato oltre 20.000 adulti finlandesi, di età compresa fra i 25 e i 74 anni, inizialmente non ipertesi, e ne ha valutato l'andamento della pressione per circa 16 anni. Una dose di alcol inferiore a 50g alla settimana, l'attività fisica almeno 3 volte alla settimana, le verdure a tavola ogni giorno e un peso corporeo regolare riducono complessivamente di due terzi il rischio di sviluppare ipertensione.

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Valutare il dolore toracico per capire se e come intervenire

Valutare il dolore toracico per capire se e come intervenire | Med News | Scoop.it

Ogni anno oltre 10 milioni di persone negli Stati Uniti lamentano un dolore toracico persistente, possibile sintomo di una patologia cardiovascolare non ancora diagnosticata; circa 1 milione di questi viene sottoposto a successive procedure invasive, quando tuttavia solo nel 41% viene poi diagnosticata una reale ostruzione dei vasi coronari, fattore di rischio per l'infarto del miocardio. Sarebbe quindi molto importante ottimizzare la diagnosi specifica del dolore toracico, per identificare quei soggetti con una reale patologia cardiovascolare in corso.

Un gruppo di ricercatori ha perciò rivalutato i dati clinici di oltre 5.000 pazienti, visitati negli ospedali europei e americani a seguito di dolore toracico, senza una storia pregressa di problemi cardiaci. Diversi parametri quali età, sesso, tipologia di sintomi, insieme alla valutazione dei fattori di rischio cardiovascolare quali diabete, ipertensione, sovrappeso e fumo sono stati presi in considerazione per creare un nuovo modello diagnostico. In questo modo è stata significativamente migliorata la diagnosi specifica di patologia cardiovascolare, a partire da una donna di 50 anni con dolere toracico senza alcun precedente problema cardiaco, fino all'ottantenne con diversi fattori di rischio cardiovascolare; il tutto senza la necessità di eseguire l'elettrocardiogramma, in modo da rendere il processo diagnostico più semplice e veloce. Inoltre, la specificità diagnostica del nuovo modello può migliorare ulteriormente considerando anche i livelli di calcio nei vasi coronarici, un parametro che non è comunemente analizzato.

L'ottimizzazione delle strategie diagnostiche sul fronte cardiovascolare è uno dei principali obiettivi della medicina moderna. L’infarto è infatti la causa più frequente di mortalità nel mondo; ecco quindi che valutarne il rischio di insorgenza, mediante un semplice esame del sangue può essere un grosso successo in termini di medicina preventiva [ http://alturl.com/ujaf3 ]. Il tutto per ottimizzare le strategie terapeutiche, sia nell'emergenza che nella successiva gestione cronica del paziente cardiopatico [ http://alturl.com/fmpbc ].

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Il colesterolo HDL: è proprio “buono”?

Il colesterolo HDL: è proprio “buono”? | Med News | Scoop.it

E' stato certamente identificato l'enzima che lascia libero il colesterolo “cattivo” LDL di circolare nel sangue, con potenziali effetti negativi per la salute [ http://goo.gl/mHZH1 ]. Ma ora, da una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, sembra che la sua controparte – il colesterolo HDL – in fondo non sia poi così “buono”.

Secondo il team di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston, al quale ha aderito anche un gruppo italiano, il colesterolo HDL - contrariamente a quanto fino a ora pensato - non riduce significativamente il rischio cardiovascolare. Dopo avere indagato in circa 120.000 persone alcune sequenze di DNA, legate al metabolismo delle HDL, è emerso infatti che specifiche varianti genetiche pur associandosi a maggiori livelli plasmatici di colesterolo “buono” HDL, di fatto non riducono il rischio di infarto. Quindi, alcuni di noi possono essere geneticamente fortunati avendo tanto HDL nel sangue, senza però essere più protetti dall’infarto, rispetto ad altre persone.

E' certamente un duro colpo, anche sul versante farmaceutico nel quale c'è un grosso investimento per lo sviluppo di farmaci in grado di alzare i livelli di HDL, con il presunto scopo della prevenzione cardiovascolare. Ciò non toglie comunque che il colesterolo totale rimanga strettamente legato al rischio cardiovascolare: infatti livelli elevati di colesterolo LDL si associano a problemi cardiaci e circolatori.

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emmecola's comment, May 24, 2012 12:28 AM
Questo studio non mi convince. Se leggo bene, gli autori non hanno misurato il colesterolo HDL, ma hanno considerato solo le varianti genetiche che a loro volta influiscono sul colesterolo HDL. Se non faccio questa misurazione non posso dire nulla sugli effetti del colesterolo. Inoltre, hanno considerato l'alimentazione e lo stile di vita di queste persone?
Roberto Insolia's comment, May 24, 2012 1:02 PM
@emmecola:
Lo studio è strettamente di epidemiologia genetica: essenzialmente, hanno usato un modello statistico ampiamente validato (randomizzazione mendeliana), che prevede proprio l'impiego del dato genetico come punto di partenza per l'analisi. Nel caso fossi interessato, prova a vedere http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(05)67767-7/fulltext
Inizialmente viene testata una variante genetica comune nel gene LIPG, già dimostrata associarsi con i livelli di HDL, per settare l'analisi. Successivamente, vengono indagati altri 14 polimorfismi, precedentemente correlati ai livelli di HDL. Al limite, si potrebbe avere qualche riserva sulla frequenza (piuttosto bassa nella popolazione generale) del polimorfismo di LIPG; tuttavia i numeri dello studio (circa 21.000 casi e 95.000 controlli) appaiono adeguati per l'analisi statistica.
No, non hanno considerato l'alimentazione: in quel caso la randomizzazione mendeliana non sarebbe stata più idonea. Tuttavia, per raggiungere quel numero di casi e di controlli hanno considerato studi diversi, per i quali il dato “alimentazione” - se fosse stato presente – poteva comunque essere stato raccolto in modo non omogeneo.
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Alcuni microRNA predicono l'infarto

Alcuni microRNA predicono l'infarto | Med News | Scoop.it

Una persona cardiopatica è un paziente cronico che va seguito attentamente dal punto di vista medico per il resto della sua vita, con un impatto sociale ed economico rilevante: ecco perchè molteplici sforzi sanitari e di ricerca sono rivolti sia alla diagnosi precoce di un eventi cardiaco maggiore, che alle migliori strategie, successive all'evento stesso, per la gestione cliniche del paziente [ http://goo.gl/GHEOH ].
Dopo la recente messo a punto di un test nel sangue in grado di predire, con 1-2 settimane di anticipo, il rischio di infarto attraverso l'analisi delle cellule endoteliali circolanti [ http://goo.gl/3qPkM ], al congresso dell'American College of Cardiology sono stati presentati i dati preliminari di uno studio, questa volta strettamente molecolare, incentrato sulla quantificazione di specifici microRNA circolanti nel sangue, come marcatori di un imminente infarto. I microRNA sono piccole molecole di RNA che svolgono diverse funzioni regolative all'interno delle nostre cellule; sei di questi erano già stati identificati in pazienti che avevano avuto un infarto cardiaco.
Ora è stato visto che tre, dei sei microRNA precedentemente descritti, hanno una concentrazione nel sangue significativamente più bassa nei soggetti che svilupperanno un infarto entro sette giorni, rispetto a soggetti sani oppure a soggetti cardiopatici ma che non hanno avuto un infarto nè prima nè entro un anno dal prelievo di sangue. Lo studio, al momento condotto su 85 pazienti, è stato piuttosto complesso, attraverso la valutazione di dati clinici e campioni biologici presenti all'Intermountain Medical Center di Salt Lake City, la biobanca di DNA più grande al mondo per le ricerche di tipo cardiovascolare.
I microRNA stanno acquistando sempre più importanza biologica: dopo essere dei potenziali predittori del comportamento metastatico o meno di un tumore [ http://goo.gl/r1sTQ ], sembrano ora esserci d'aiuto nella stima del rischio di infarto, un evento spesso difficile da prevedere, colpendo nella metà dei casi persone fino a quel momento sane e senza alcuna evidenza di problemi cardiovascolari.

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Infarto e rischio cardiovascolare: un test nel sangue per predirlo

Infarto e rischio cardiovascolare: un test nel sangue per predirlo | Med News | Scoop.it

L’infarto del miocardio è la causa più frequente di mortalità nel mondo; l'essere perciò in grado di predirne l'insorgenza rappresenta uno dei grandi traguardi della cardiologia. Ad oggi è possibile capire, attraverso test ematici, se un infarto è in corso o se e' accaduto da poco; tuttavia, non esiste un test predittivo del rischio di infarto nel futuro più prossimo.
Ora, un gruppo di ricercatori americani ha confrontato il sangue di 50 individui, arrivati al pronto soccorso con un infarto cardiaco in atto, con quello di individui sani: è emerso come nei soggetti con infarto le cellule endoteliali circolanti abbiano una forma anomala e siano aumentate di numero. E' stato quindi messo a punto un test nel sangue che, analizzando le cellule endoteliali circolanti, sia in grado di predire il rischio di infarto, circa 1-2 settimane prima che si verifichi: questo potrebbe essere un efficace marcatore per valutare nei pazienti il sospetto di infarto in corso oppure il rischio nelle settimane più prossime.
Diverso è il discorso invece della valutazione del rischio di infarto nella popolazione generale. La ricerca Cardiovascular Lifetime Risk Pooling Project ha preso in esame oltre 250 mila persone, lungo un periodo di 50 anni [ http://goo.gl/slaFo ]. E' risultato che il limite per esempio di 10 anni per valutare il rischio cardiovascolare possa essere in realtà riduttivo: è questo infatti un lasso di tempo troppo breve perchè noti fattori di rischio, quali il fumo e il colesterolo, possano aumentare concretamente il rischio di infarto, per esempio in un quarantenne preso come modello; questa persona, addirittura rassicurata dall'apparente basso rischio a cui è esposta, potrebbe abbassare la guardia e trascurare gli opportuni comportamenti per mantenere un corretto stile di vita. A parte quindi possibili test predittivi per l'infarto in soggetti a rischio, solo la consapevole prevenzione a lungo termine sembra poter dare delle certezze sull'abbassamento del rischio cardiovascolare.

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Il rischio di aterosclerosi nel sangue

Il rischio di aterosclerosi nel sangue | Med News | Scoop.it

L’aterosclerosi: una malattia infiammatoria cronica delle nostre arterie legata ad alcuni fattori di rischio quali ipercolesterolemia, fumo, ipertensione, obesità. L’aterosclerosi è una delle principali cause di morte al mondo. Tuttavia può svilupparsi progressivamente nel nostro organismo, senza dare particolari sintomi, fino alla comparsa di serie patologie cardiovascolari, fra cui l’infarto.
Grossi progressi si stanno facendo nell’individuare, attraverso un prelievo di sangue, dei marcatori di questo rischio cardiovascolare. Ora il profilo di 56 geni diversi, principalmente coinvolti nei processi infiammatori e nel metabolismo dei lipidi e carboidrati, è in grado di distinguere i soggetti con una storia familiare di colesterolo alto, quindi con un più alto rischio cardiovascolare, dai controlli sani. Un primo passo per avere dei test ematici che definiscano il rischio di sviluppare aterosclerosi, in soggetti ancora asintomatici.

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Colesterolo cattivo: ecco perchè è alto nel sangue

Colesterolo cattivo: ecco perchè è alto nel sangue | Med News | Scoop.it

HDL e LDL sono delle particolari proteine presenti nel sangue, dette lipoproteine, in grado di legare il colesterolo. Le HDL posso rimuovere il colesterolo a livello delle arterie, ecco perchè sono dette colesterolo buono. Alti livelli nel sangue di LDL si associano invece a vari problemi cardiovascolari, e sono quindi dette colesterolo cattivo. Le LDL, a livello del fegato, si legano poi ad uno specifico recettore proteico che quindi ne abbassa la concentrazione nel sangue.
E' stato ora identificato un enzima (IDOL) che degrada nelle cellule epatiche il recettore per il colesterolo LDL, che può quindi continuare a circolare nel sangue con potenziali effetti negativi. I ricercatori hanno perciò presentato due brevetti per sviluppare dei farmaci specifici per l'enzima IDOL e rivolti ai tanti pazienti con problemi di colesterolo.

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